sabato 10 gennaio 2026

Battesimo del Signore - Anno A - 11 gennaio 2026

 


 

Dal libro del profeta Isaia 42, 1-4. 6-7

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

 

Salmo 28 - Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. 

Dagli Atti degli Apostoli 10, 34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Si aprirono i cieli e il Padre disse:
«Questi è il mio Figlio amato: ascoltatelo».
Alleluia alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3, 13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, La festa di oggi conclude il tempo speciale del Ntale, tempo che ci ricorda il fatto che Dio si è fatto conoscere da noi uomini, su è reso vicino, compagno amico nostro e che vuole restare sempre con noi. Lo abbiamo visto bambino, in una mangiatoia, dove tanti, dagli umili pastori ai sapienti Magi, chinano il capo e si sottomettono a lui come al loro Signore. E oggi troviamo lui che china il capo davanti a Giovanni per ricevere il battesimo.

Dice il vangelo che Gesù “dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”. È Gesù che intraprende un cammino verso Giovanni. È la realtà del Natale: Dio si fa vicino di sua iniziativa, si incammina dal cielo per giungere fino agli uomini. È questo lo straordinario che si cela dietro l’ordinarietà dei luoghi, delle persone e dei fatti di Betlemme. La straordinarietà non è nelle persone, che siano i poveri pastori o gli umili magi, ma viene dalla presenza di Dio che si fa piccolo proprio per entrare nelle nostre vite semplici.

A volte si pensa il contrario, e cioè che è possibile che il Vangelo si realizzi solo in figure eccezionali, con virtù straordinarie, coraggio e tenacia non comuni. Ma in realtà i cristiani non sono diversi dagli altri per nascita o per doti naturali, ma lo divengono se accolgono Gesù che vuole nascere nella loro vita e realizzare attraverso di loro il Vangelo di un mondo nuovo che egli, e non noi, viene a realizzare sulla terra.

Non conta ciò che gli uomini sono prima di incontrare Gesù, ma è lo Spirito che porta il discepolo su strade diverse dall’ordinario. A noi chiede solo di sottometterci e accoglierlo come Signore, come fecero i pastori e i Magi, come fece Giovanni al Giordano.

Giovanni davanti a Gesù che gli si presenta per chiedere il battesimo ha una reazione istintiva: “voleva impedirglielo”. Lo fa per umiltà, ma comunque istintivamente vuole impedire a Gesù di iniziare il tempo nuovo del Vangelo. A volte anche noi scegliamo una dimensione modesta di noi stessi, ci consideriamo troppo piccoli e inadeguati per poter vivere ciò che il Signore ci prospetta, per l’ambizioso progetto di divenire luce e sale della terra, e, come Giovanni, vogliamo impedire a Gesù di compiere anche attraverso di noi la missione per cui è venuto al mondo.

Gesù risponde a Giovanni invitandolo a “Lasciar fare”, perché si compia ciò per cui lui è venuto sulla terra. Gesù non gli chiede di compiere azioni grandiose, ma di lasciar agire lui, di dargli lo spazio necessario perché si esprima e manifesti. Sì, noi il più delle volte siamo tanto cedevoli con il mondo che ci impone modelli e comportamenti, quanto invece resistiamo a Gesù che vorrebbe agire attraverso di noi.

Ma così facendo ecco che ci ritroviamo schiavi di mille paure e pronti a fare mille compromessi per salvaguardare il nostro benessere e tranquillità. Il mondo lo sa e ci propone di rinunciare alla nostra libertà in cambio della sicurezza di un angoletto tranquillo nel quale essere lasciati in pace.

Per questo oggi Gesù ci invita a non lasciar decidere al mondo, come ci viene naturale, ma a “lasciar fare” a lui e vincere così la paura e la schiavitù della tristezza e della rassegnazione.

Giovanni “lascia fare” a Gesù, e il risultato di questa docilità è che i cieli si aprono. Come nel Natale il cielo si è aperto a Betlemme sopra i pastori facendo vedere le moltitudini degli angeli mettere in comunicazione il mondo degli uomini con quello di Dio, come i magi videro aprirsi nel cielo un segno nuovo, la stella che li guiderà fino a Betlemme, così, di nuovo, il cielo si apre sulle rive del Giordano. Il cielo sono le speranze, le prospettive, il futuro, e con Gesù esso non è più impenetrabile e chiuso. Ogni volta che non resistiamo a Dio e “Lasciamo fare” a lui egli ci parla, il suo volere non è più nascosto dalle nubi, il mistero è svelato, il volto divino assume i tratti miti di Gesù, che tutti possono conoscere come un amico alla propria portata.

Spesso siamo noi a chiudere il cielo che Gesù ha aperto e a dire che il nostro futuro è segnato, bloccato dalle scelte già fatte in modo irreversibile. Da adulti o da anziani cosa possiamo ormai più cambiare? La nostra vita è decisa! Ma anche a diciotto, venti anni, i giovani vedono il loro futuro bloccato dalla crisi economica e ambientale, e hanno paura dei rapporti umani importanti perché hanno visto che troppo spesso essi portano alla delusione e al fallimento.

Il vangelo del battesimo di Gesù vene oggi a dirci che no, il futuro non è bloccato e il cielo può aprirsi sopra di noi, se accettiamo di lasciar agire Gesù nella nostra vita. Ed infatti lo Spirito scese su Gesù e inondò il Giordano e tutti quelli che vi si trovavano.

Una voce forte scese dal cielo e sovrastò il chiacchiericcio confuso e banale, le giustificazioni, i lamenti, le parole inutili ed espresse la soddisfazione di Dio che vedeva raggiunto lo scopo della sua lunga storia di compagnia all’umanità: riuscire a stare con l’uomo, essere accolto come suo compagno e Signore, restare con noi.

Dopo le feste che oggi concludiamo questa è la prospettiva che si apre per il tempo che viene: far spazio nella nostra vita a Dio che è venuto per stare con noi e aprire il cielo chiuso dell’incomunicabilità con lui. Se lo faremo nella quotidianità della vita gusteremo anche noi quel compiacimento di Dio, gioia autentica e non passeggera, felicità di una vita libera dalle paure e riempita dall’amore di Dio.

 


Preghiere 

 

 

O Signore Gesù che ti sei manifestato sulle rive del Giordano come il Figlio amato da Dio, aiutaci ad accoglierti come Signore e Maestro della nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

 

Fa’ o Signore che siano vinti il nostro orgoglio e le resistenze del nostro cuore, perché con docilità accogliamo la tua parola e la mettiamo in pratica.

Noi ti preghiamo

 


O Signore, fa’ che i cieli si aprano sul capo dei tanti popoli che soffrono per la guerra e la violenza e l’angelo della pace annunci presto la fine di ogni conflitto.

Noi ti preghiamo

 

 

O Gesù che sei venuto per incontrare ognuno di noi da vicino, aiutaci a non fuggire le occasioni che tu ci dai di riconoscerti amico e fratello quando ci parli nel Vangelo e ci suggerisci il bene da compiere.

Noi ti preghiamo

 


Guida e proteggi o Signore ogni uomo che rinuncia a fare il proprio interesse per cercare il vantaggio degli altri. Ispiraci azioni buone perché le possiamo compiere.

Noi ti preghiamo

 

 

Consola o Padre di eterna bontà tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i sofferenti, chi è senza casa e famiglia, i prigionieri, i profughi e i migranti. Dona guarigione e salvezza al mondo intero.

Noi ti preghiamo.

 

 

Fa’ o Padre buono che ogni uomo sia raggiunto dalla notizia della tua nascita. Perché il Vangelo del Natale sia annunciato a tutti e susciti in ciascuno la gioia dell’incontro col Salvatore della propria vita.

Noi ti preghiamo

 

 

Proteggi o Dio tutti i cristiani che ovunque nel mondo sono perseguitati e soffrono per la violenza. Fa’ che presto il tuo nome sia ovunque amato e rispettato.

Noi ti preghiamo

lunedì 5 gennaio 2026

Epifania del Signore - Anno A - 6 gennaio 2026

 


 

Dal libro del profeta Isaia 60,1-6

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

 

Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E domini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il vangelo di oggi si apre con una notazione precisa: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode” che, nel linguaggio del tempo, significava dare le coordinate geografiche e temporali all’interno delle quali si è realizzato l’evento della nascita di Gesù.

Sì, Gesù è entrato nella storia in un luogo e in un tempo ben precisi, ma ecco che subito quell’evento supera ogni limite geografico e temporale e occupa un orizzonte universale ed eterno: “alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme”. Cioè, la festa di oggi viene a ricordarci che Gesù pur avendo vissuto in un tempo e un luogo ben determinati è nato per tutti gli uomini e le donne, di ogni tempo e di ogni luogo, non solo per quelli di un certo ambiente, di una certa sensibilità e religione. E i magi, personaggi un po’ misteriosi, rappresentano bene questa diversità di lingue, culture, religioni, condizioni sociali ed economiche, proprio per dire che per tutti è possibile l’incontro con Dio. Nessuno è inadatto, nessuno è troppo lontano, nessuno è escluso.

Le memorie liturgiche di questo tempo di Natale, cioè la Natività, l’Epifania e, domenica prossima, il Battesimo di Gesù al Giordano, segnano tre tappe importanti del manifestarsi di Gesù al mondo.

Il 25 dicembre abbiamo ricordato la nascita del Signore, un evento un po’ nascosto, ma accompagnato dai segni grandiosi dell’annuncio angelico e del coro sempre angelico che proclamava la promessa di gloria e di pace per tutti. Di questo evento furono testimoni i pastori della regione che andarono, videro e riferirono, suscitando in tanti stupore per questa buona notizia.

Oggi l’orizzonte della nascita di Gesù si allarga al mondo intero, come dicevamo, con la presenza di personaggi un po’ misteriosi, i Magi, sapienti orientali, forse re, capaci di interpretare i segni del cielo e di portare ricchi doni al neonato.

Domenica prossima ricorderemo Gesù, già adulto, che si manifesta sul Giordano a Giovanni, con la voce del Padre che lo identifica come il suo Figlio prediletto e la presenza dello Spirito sotto forma di colomba. È l’inizio del suo ministero pubblico.

Un crescendo di manifestazioni che come in una sinfonia riuniscono persone diverse in momenti diversi davanti a Dio che si è fatto uomo.

Ci sono alcuni elementi della descrizione della visita dei Magi del Vangelo di Matteo che mi sembrano particolarmente significativi.

Il primo è come i Magi per essendo personaggi di un certo livello, culturale, economico e sociale, non esitano ad affrontare le difficoltà di un viaggio impegnativo per trovare quello che sentono mancare alla loro vita. Non gli basta quello che già hanno e già sanno, sono alla ricerca di un di più del quale sentono bisogno. Questa caratteristica del loro atteggiamento ne fa un esempio per ciascuno di noi. Non accontentiamoci di quello che abbiamo già realizzato, anche quando tutto sembra andare bene. Chi si ferma a contemplare compiaciuto i traguardi raggiunti in qualche modo già si avvia al declino. La felicità non la si accumula come un bene rifugio, ma è qualcosa di vivo che va sempre alimentato e curato, altrimenti si spegne. Questo è vero per le nostre relazioni con chi amiamo, per la qualità del nostro voler bene, per l’ampiezza dell’orizzonte che entra nei nostri interessi. Se non teniamo vivo l’interesse, l’attenzione, la sensibilità per ciò che è attorno a noi, piano piano tutto si intiepidisce, scolora, perde vivacità, si restringe. I Magi no: guardano il cielo, studiano le stelle, gioiscono per la novità, ne sono attratti e non indugiano a mettersi subito in viaggio verso di essa.

Ed ecco allora un secondo elemento: “subito”. A volte ci rendiamo conto che potremmo sperimentare qualcosa di nuovo, potremmo cambiare il giudizio e l’atteggiamento solito, ma la pigrizia spirituale ci fa rimandare a dopo, ad un momento più adatto. La stella però si muove, accompagna, guida verso, non aspetta chi indugia e rinuncia.

Infine i Magi, giunti alla stalla di Betlemme, sanno chinarsi davanti all’umiltà di un bambino, di un contesto povero e disagiato. Si rendono conto che il loro status non può diventare una gabbia che gli impedisce di chinarsi davanti alla debole umiltà. Status che è la loro età, la loro cultura, la loro condizione sociale ed economica. Questa capacità di chinarsi fa sì che tutto ciò non diventa una gabbia che impedisce l’incontro, ma anzi un patrimonio che rende ricchi sé e l’altro nel dono. Infatti i Magi giunti nella stalla sanno offrire con generosità il meglio che hanno: oro, incenso mirra. Essi non si sono chinati davanti al potente Erode, dal quale potevano sperare di ricevere privilegi, e non hanno offerto a lui i ricchi doni che serbavano in cambio di un guadagno nello scambio di favori. Si sono chinati e hanno offerto tutto solo davanti a Gesù, perché lì la stella li ha portati.

Una stella ha guidato anche noi: la Parola di Dio. A Natale ci ha guidato a Betlemme, illuminando il buio di questi nostri tempi, facendoci uscire di casa per ricevere un annuncio felice. Oggi la stessa stella ci mostra la tenerezza di tre attempati e forse anche un po’ goffi personaggi stravaganti. Sono strani, perché non indugiano e partono subito seguendo un segno misterioso, senza sapere e aver capito già tutto. Sono strani, perché entrano in una stalla e macchiano i loro bei vestiti con lo sporco della vita degli umili. Sono strani, perché danno il meglio che hanno a chi non può dare loro niente in cambio, a un neonato. Sono strani perché accolgono la benedizione del Natale che li porta a non accontentarsi di quello che già sanno e già hanno per cercare il di più che solo il Signore Gesù può offrirgli: il suo modo di voler bene unico e senza misura. Con questo “di più” se ne tornano per una via diversa, l’incontro col Signore ha appagato il loro bisogno e li ha colmati di una felicità che rende ancora più viva e ricca la loro sapienza, il loro ruolo sociale, il loro essere uomini in ricerca.

  

Preghiere

 

O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la tua umile semplicità i forti e i sicuri di sé, fa’ che usciamo dalle nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che ascoltiamo la tua Parola,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto. Guida e benedici il nostro cammino verso di te,

Noi ti preghiamo

 

Donaci o Dio la vera sapienza che ci fa cogliere i segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettiamo mai di cercarti,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore perché hai riempito le nostre vite dei doni preziosi di una umanità mite, di parole buone, di azioni misericordiose da offrire a chi incontriamo. Continua a sostenerci e ad aver pietà della nostra debolezza,

Noi ti preghiamo

 

O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te torniamo anche noi come i Magi per una via diversa, trasformati e rinnovati dall’incontro con te,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,

Noi ti preghiamo

 

 Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per scoprire la bellezza del servizio alle sorelle e ai fratelli,

Noi ti preghiamo.

  

O Dio, dona al mondo intero la tua pace che riconcilia i cuori e li apre alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla piaga della guerra e della violenza,

Noi ti preghiamo

sabato 3 gennaio 2026

Natale del Signore - 25 dicembre 2025

 


 

Dal libro del profeta Isaia 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

 

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.

 

Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli oggi ci siamo riuniti in questo luogo per festeggiare la nascita del Signore Gesù, della quale abbiamo appena ascoltato il racconto dal Vangelo di Luca.

Questo testo esordisce raccontando del contesto storico nel quale si svolge la nascita di Gesù, I suoi genitori sono in viaggio, come tante altre persone con loro, perché un censimento le obbliga a recarsi nella città di origine della loro famiglia. Per i due giovani sposi è un tempo di disagio, lontano dai luoghi conosciuti e senza il sostegno delle famiglie in un momento di fragilità, la gravidanza avanzata di Maria. In questo contesto nasce Gesù. Fin da subito la sua vita è come travolta dalle ondate della storia che trascinano la gente umile, come erano Giuseppe e Maria, con una forza che va al di là della loro volontà.

Cioè il Vangelo ci sottolinea come fin dal primo momento della sua vita il Figlio di Dio condivide le vicende della storia umana, ma non come un forte che esercita il potere al di sopra di essa, ma come un umile membro del popolo.

Oggi dobbiamo immaginarci Gesù nascere a Gaza, oppure in Ucraina, o in un villaggio africano colpito dalla siccità causata dai cambiamenti climatici, oppure nascere in un campo profughi, in fuga dalla guerra, o in qualunque altra periferia dimenticata del nostro mondo nella quale la gente è sospinta dalle onde della storia dove non vorrebbe.

È quello che ci comunica l’immagine del presepio: un’umile capanna, una grotta, una scomoda stalla.

Sì, il Natale, almeno una volta l’anno, ci distoglie dai circuiti abituali della nostra vita, dai luoghi che conosciamo bene e nei quali ci sentiamo a nostro agio, e ci porta in un luogo scomodo, disagiato, nel quale non ci sentiamo a casa nostra. È lì che Dio si manifesta, ci dice questa festa, è lì che dobbiamo cercarlo. Gesù non viene a benedire il nostro tranquillo ménage quotidiano, le abitudini più o meno rassicuranti, ma a spiazzarci, ad inquietarci, perché no, a incuterci timore.

È quello che provarono i pastori, i primi, e fra i pochi che ebbero il privilegio di vedere Gesù appena nato. Il Vangelo dice: “Essi furono presi da grande timore”. Sì, persino i pastori, cioè gente abituata al disagio della vita all’aperto e a vegliare nella notte, ebbero timore, dovettero uscire dai loro ripari e incamminarsi nel buio, andare a cercare quello che non immaginavano e non si aspettavano.

Ed ecco allora che il Vangelo del Natale ci presenta una grande verità, che sarà vera per tutte le generazioni e tutti i tempi: cercare Gesù, farsi vicini a lui, ci chiede di uscire da tutto ciò che ci sta comodo, ambiente, modo di pensare, abitudini, per trovare quello che non ci aspettiamo.

Ma come fare questo cammino? Chi ci guiderà e chi ci spingerà a metterci in movimento?

Il racconto è chiaro: “Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».”

Sì, a ciascuno di noi è inviato un angelo, cioè, come dicevamo le domeniche scorse, un “segno” della vicinanza di Dio che ci vuole scuotere, stupire, forse anche un po’ spaventare all’inizio, ma anche rassicurarci. E questo segno è un incontro, con qualcuno che ci rivolge una domanda, magari implicitamente, che ci chiede attenzione, che esige cura, che risveglia il nostro senso di responsabilità. Tanto più è un segno quando a questa domanda non saremmo tenuti a rispondere proprio noi, o a farcene carico, eppure, per le vicende imprevedibili della storia, proprio a noi è rivolta magari da un estraneo, in un incontro casuale, da una notizia imprevedibile, da un fatto inatteso che ci accade.

Lasciamoci toccare da questa domanda, lasciamoci turbare e spingere oltre il nostro già conosciuto, non la sfuggiamo. Essa ci guiderà in una stalla, una grotta o una capanna, cioè dove non siamo abituati andare, ma lì avremo la bella sorpresa di incontrare Gesù che nasce anche per noi.

Allora non rifiutiamoci di fare un tratto di strada che non avevamo programmato, o di lasciarci provocare da una domanda a cui non avevamo pensato di poter rispondere, di farci guidare dove non sapevamo già andare da soli, di scoprire realtà che non ci sono già note. Come è facile dire “No” a tutto questo! Come è facile dire “No” al Natale di Gesù. Ma l’angelo oggi torna a dirci “Non temete!” e a farci scoprire come, paradossalmente, lo stupore per l’incontro imprevisto può donarci una grande pace, che non è la soluzione di tutti i problemi o l’assenza di difficoltà, ma la compagnia forte e tenera allo stesso tempo del Signore che ci si fa vicino e resta con noi. Diciamo “Sì” al Natale rendendo il nostro cuore permeabile alle domande e alle provocazioni impreviste, riscoprendo la tenerezza per chi, come un bambino, è indifeso e bisognoso di cura.

 


Preghiere

 

O Signore Gesù che nasci in una stalla perché nella confusione della città nessuno ti lasciava spazio, aiutaci a sgombrare il nostro cuore dagli affanni e dall’egoismo, perché ci sia posto per te.

Noi ti preghiamo

 

 

O Cristo, che porti la luce della vera pace per illuminare il buio del mondo fa’ che tutti gli uomini sappiano accoglierla e custodirla in sé per far cessare ogni guerra e ogni contesa.

Noi ti preghiamo


 

O Padre che hai mandato il figlio unigenito perché il mondo conoscesse il tuo amore, aiutaci a trovarti quando ti fai vicino a noi e a seguire la strada che il Vangelo ci indica per restare sempre in tua compagnia.

Noi ti preghiamo

 

 

O Cristo che non ti sei vergognato di nascere nella miseria di una stalla, fa’ che tutti noi sappiamo essere umili come te nel servizio ai fratelli e premurosi come Maria e Giuseppe con chi è piccolo e indifeso.

Noi ti preghiamo

 


 

O Signore che sei stato accolto dai pastori, e non hai trovato attenzione nel chiuso delle case, fa’ che sappiamo chinarci su chi è piccolo e riconoscere in lui il segno della tua presenza che si fa vicina alla nostra vita.

Noi ti preghiamo

 

 

Cristo Gesù, aiutaci ad ascoltare l’angelo che annuncia la venuta della nostra salvezza e ad incamminarci verso di te, aprendo il nostro cuore all’imprevisto di una domanda di cura e di attenzione e trovando in te la capacità di rispondere.

Noi ti preghiamo

 


 

O Signore che hai radunato l’umanità non davanti ai palcoscenici della gente famosa e importante ma accanto all’umiltà di una stalla, fa’ che noi tuoi discepoli siamo fedeli al Vangelo, perché la forza al tuo amore trasformi la nostra vita.

Noi ti preghiamo

 

 

O Gesù proteggi e benedici quanti in questo giorno di Natale condivideranno la mensa della fraternità in questa casa. Dona a tutti consolazione, guarigione e salvezza.

Noi ti preghiamo

 

II domenica del Tempo di Natale - Anno A - 4 gennaio 2026


 

Dal libro del Siracide 24,1-4.8-12

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

 

Salmo 147 Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi.

 

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

 

Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.

 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. 1, 3-6. 15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 Commento 

Cari fratelli e care sorelle, torna a risuonare l’annuncio del Natale a breve distanza dalla notte in cui il Signore Gesù è nato. Non è inutile questa insistenza della Liturgia perché è facile che noi consideriamo la nascita di Gesù con abitudine, un evento del passato e lo accantoniamo per passare ad altro.

L’Evangelista Giovanni racconta il Natale non attraverso la cronaca dei fatti, ma come qualcosa di interiore. Oggi siamo allora invitati a leggere anche noi il Natale di Gesù come una nostra vicenda interiore.

Egli sottolinea fin dal suo esordio come all’inizio di tutto ci sia il Verbo, cioè una Parola. Sì, la vita del mondo, le cose inanimate e animate, noi uomini, nasciamo tutti dal desiderio di Dio di comunicare, di non restare chiuso in se stesso, ma di farsi conoscere, mostrare il suo amore, innanzitutto facendo esistere le cose e le persone. Conoscere e farsi conoscere dagli altri è presentato da Giovanni come il tratto dominante di tutto l’essere di Dio. L’Evangelista oggi ci invita a rileggere la storia del mondo, ma anche la nostra personale, come un progressivo e continuo rivelarsi di Dio, che si è mostrato a noi, e continua a farlo, attraverso gli eventi, le sue parole, le persone. Per capire in profondità la nostra esistenza e quella del mondo cioè, dobbiamo imparare a leggerle con una grammatica diversa, che vede in profondità e comprende i significati nel loro essere parte del disegno di Dio. Le esperienze positive, quelle negative, le persone, tutto assume un significato e un valore diverso, come parte della manifestazione di un Dio che vuole farsi conoscere, che non è sopra la storia ma dentro la storia, nostra e del mondo.

Tante volte noi, al contrario abbiamo l’idea di un Dio “misterioso”, come se giocasse con gli uomini a tenersi nascosto, a muovere le vicende della nostra vita come le pedine di un gioco a noi inconoscibile. Ma invece Dio non sta nascosto, non si avvolge di mistero, è la nostra miopia, la piccolezza della nostra prospettiva che ce lo rendono a volte lontano e incomprensibile. E il Natale in questo progressivo avvicinamento rappresenta una tappa decisiva: non solo Dio è vicino alla vita degli uomini, se ne interessa e ne ha compassione, ma ora diventa così prossimo da farsi vedere, toccare, ascoltare.

Sappiamo bene però che non sempre la prossimità di qualcuno è ben accetta, perché giudicata eccessiva, o invadente. Anzi i rapporti spesso tendono a tenere l’altro ad una certa distanza, senza riconoscergli un ruolo decisivo per noi. Paradossalmente accettiamo più volentieri che le nostre scelte siano determinate dai cosiddetti “persuasori occulti”, cioè i media, la pubblicità, le notizie più o meno false veicolate dai social, piuttosto che avere un amico che ci ami e “pretenda” di influire su di noi.

Ecco allora quel fastidio per un Dio che non accetta di essere sullo sfondo, anonimo e poco visibile, distratto, poco interessato a noi, come vorremmo che fosse.

Ma Dio ci conosce meglio di noi, conosce di cosa abbiamo bisogno e se scende dal cielo e si fa uomo non è certo per passare inosservato, ma per offrirci la possibilità di vivere meglio e più felici. Gesù vuole avere un ruolo importante nelle nostre scelte e giudizi, contare di più.

Eppure, ci dice Giovanni, “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Stiamo attenti allora a non coltivare atteggiamenti diffidenti e una scontata abitudine, perché rischiamo di non accorgerci chi è veramente colui che viene per salvarci!

L’evangelista ci propone l’esempio opposto di Giovanni Battista, colui che, riconosce e accoglie Dio che viene per stare con noi. Innanzitutto ci dice il vangelo, egli lo riconobbe perché non credeva di sapere già, di avere già tutto chiaro. A me spesso colpisce l’atteggiamento di quanti non si stupiscono mai delle realtà o delle persone che incontrano: già sanno, hanno capito cosa c’è dietro e cosa significa. Incasellano subito ogni cosa nella categoria nota, senza provare lo stupore di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, che li spiazza e li colpisce, lasciandoli senza una risposta immediata e già pronta. Hanno paura di essere colti impreparati, senza aver già tutto chiaro. Ma in realtà, cari fratelli e care sorelle, è proprio dietro la novità che si manifesta la presenza del Signore e lo stupore è segno che ce ne accorgiamo. Non bisogna aver paura di restare stupiti di qualcosa di nuovo, anzi cogliamo i segni di qualcosa di nuovo che vuole germogliare nella nostra vita come la benedizione del Natale, l’incontro con colui che ha detto “io faccio nuove tutte le cose”. L’incapacità di cogliere le novità, di meravigliarci e gioirne è un preoccupante segno di distanza: “Venne fra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto…”.

Ecco allora che il Battista torna oggi: “per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.” Egli non credeva di averla già da prima, ma accoglie la luce e la offre agli altri per orientare la vita, darle una gioia autentica, che non passa col Natale. Quella luce è Gesù, la Parola che si è fatta carne della nostra carne per essere comprensibile, credibile e per incontrare tutti.

Lasciamoci stupire da questa novità che quotidianamente vuole farsi strada in noi, da questo messaggio che in ogni momento vuole raggiungerci e interrogarci. Preoccupiamoci se non la vediamo, se non ci lasciamo spiazzare e interrogare, perché è segno che il Natale ci è stato portato via.

E allora cerchiamo sempre la luce di Dio che ci giunge attraverso la sua Parola e i fatti della vita per capire noi stessi, gli altri, il mondo, la realtà, senza pregiudizi e precomprensioni. Lasciamoci toccare da ogni incontro, perché possiamo interrogarci cosa significa e cosa ci chiede. Impareremo così quella grammatica che permette di comprendere nella storia la lingua con cui Dio cerca di manifestarsi e di farci capire quanto ci ama e quanto desidera stare con noi, cioè la lingua del voler bene.

 

Preghiere  

Signore che nasci per farti vedere e ascoltare da tutti, fa’ che anche noi ti riconosciamo vicino nelle parole del Vangelo e nella comunità che ogni domenica si raccoglie attorno al dono dell’Eucarestia,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre non stancarti di cercarci, nonostante la nostra chiusura. Perdona la nostra freddezza e distanza, donaci di venirti incontro ogni domenica, quando torni a farti vicino a noi,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre Santo per chi non ti conosce e non ha mai sperimentato la felicità che viene dall’incontro con te. Fa’ che presto tutti ti conoscano come un vero amico che ama e salva,

Noi ti preghiamo

  

Scalda il nostro cuore o Signore Gesù con le parole del Vangelo, perché le prendiamo come una luce che guida e fa conoscere i fratelli e le sorelle. Fa’ che seguendo l’esempio di Giovanni sappiamo portare te a quelli che incontriamo, come la vera luce che dirada il dubbio e il pessimismo, la concentrazione su di sé e gli egoismi,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e consola Signore chi è nel dolore, guarisci gli ammalati e proteggi i deboli, perché la tua nascita apra un tempo di gioia per tutti,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Padre misericordioso a rinascere come tuoi figli adottivi. Colma il nostro cuore della speranza in un mondo migliore, perché possiamo divenirne i costruttori, operatori di bene, uomini e donne di pace,

Noi ti preghiamo.

 

 Ti preghiamo o Dio per il nostro papa Leone, perché le sue parole e il suo esempio tocchino il cuore di ogni cristiano avvicinandolo a te,

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace o Signore dell’Universo a tutti i popoli. Fa’ che torni presto concordia e giustizia in ogni paese dove oggi la guerra uccide e fa soffrire,

Noi ti preghiamo