sabato 7 febbraio 2026

V domenica del tempo ordinario – Anno A - 8 febbraio 2026

 


Dal libro del profeta Isaia 58, 7-10

Così dice il Signore: «[il digiuno che voglio] non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».

 

Salmo 111 - Il giusto risplende come luce.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2, 1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia, alleluia alleluia.
   

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5, 13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Profeta Isaia riferisce al popolo d’Israele i sentimenti di delusione e contrarietà di Dio per come essi pensano di doversi relazionare con lui. Egli vede che il popolo è scrupoloso nell’osservare i precetti religiosi, ed ha un comportamento che si potrebbe definire “osservante”. Dice infatti pochi passi prima: “Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?” Il popolo compie gli atti di pietà dovuti: digiuno, osservanza del sabato, atti di purificazione, preghiere, ma Dio si lamenta: “Dov’è il loro cuore?” prosegue infatti Isaia: “Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui.” Dio protesta perché non c’è legame tra il culto che compiono e la loro vita, le due cose percorrono vie parallele che non hanno rapporto fra di loro. Come si può infatti mostrarsi umili, contriti, desiderosi della misericordia di Dio, e poi rivelarsi indifferenti e duri di cuore con i propri fratelli e sorelle che hanno bisogno della nostra misericordia? Dio richiama ad una verità profonda, che è l’unitarietà del cuore umano: in esso non possono coesistere sentimenti di un tipo con azioni contrastanti, non ci si può mostrare umili e pacifici davanti a Dio e allo stesso tempo agire da egoisti, arroganti e orgogliosi con il prossimo, specialmente i più deboli. Isaia ricorda ciò che forse può ritenersi scontato, e cioè che il modo di agire dell’uomo rivela la vera qualità del suo essere, e che non basta compiere esteriormente atti religiosi perché Dio sa cosa c’è dentro il nostro cuore.

Ma le parole di Isaia ascoltate oggi rivelano anche un’altra cosa. E cioè che la qualità della nostra fede si rivela soprattutto nel nostro agire nei confronti dei più deboli e piccoli. La stessa cosa che fa Gesù quando mostra il giudizio finale misurato su quello che si è fatto o non fatto ai piccoli: sfamare, dissetare, vestire, curare, ecc…

Le parole dure di Isaia dunque vogliono ristabilire un corretto rapporto tra vita e fede, cioè l’una in coerenza con l’altra, e questo proprio a partire da come si trattano i poveri.

Ma perché questa insistenza su un tema che ricorre così di frequente nella Scrittura, non basta essere gentili con tutti, onesti sempre, corretti e leali? Perché Dio insiste così di frequente sul nostro modo di trattare proprio i più piccoli, i poveri, gli ultimi?

La ragione è che non c’è motivo umano per il quale dovremmo occuparci di chi è povero. Non c’è obbligo sociale o giuridico, né convenienza alcuna, anzi. C’è un unico motivo per farlo: perché si riconosce una fraternità che ci lega ad essi in un unico Padre. Come possiamo infatti chiamare “nostro” il Padre nella preghiera, e poi disinteressarci di una parte dei fratelli ai quali proprio in suo nome siamo legati? È la qualità del nostro agire nei loro confronti che rivela dunque il nostro credere che veramente Dio è Padre  , e questo ci rivela anche l’estrema concretezza della fede cristiana: non è una adesione ad una dottrina, ma il modo di essere che anima tutto il nostro agire.

 

Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù, usando alcune metafore, esprime lo stesso concetto. Dice Gesù: se la nostra fede è come il sale, ha senso solo se dà sapore alle pietanze che si preparano per mangiarle. E allora, ipotizza il Signore, se non dà sapore che valore ha?

Oppure se la nostra fede è luce, ha valore se illumina il mondo attorno a sé. Noi accendiamo una lampadina perché nella stanza c’è buio, ma se la sua luce è coperta a che serve?

Questo significa che la nostra fede non riguarda solo noi stessi: come se pensassimo che il sale serva per salare il sale, o la lampadina perché illumini il lampadario.

Care sorelle e cari fratelli, sembrano paradossi, ma in realtà è il modo comune di ragionare, assurdo perché disumano, cioè estraneo al Vangelo. Ascoltiamo il grido di Isaia e invertiamo il nostro modo di vedere e costruire la nostra vita: perché sia utile agli altri, feconda, piena di frutti di generosità e di bene, perché dia valore, sapore, luce a chi ci sta accanto e non a se stessa. Al formalismo vuoto del culto degli israeliti Isaia contrappone le azioni che rivelano la vera fede. Eppure esse sono azioni profane, non parlano esplicitamente di Dio né si svolgono in un luogo di culto, ma contengono in sé la santità di Dio, e per poterle compiere bisogna averlo incontrato e avere familiarità con lui. Dice Isaia: “Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, … Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.

Lunedì scorso ricorreva la festa della Presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme. È la festa che tradizionalmente viene chiamata candelora, perché ricorda le parole dell’anziano Simone che, accogliendo, al termine della sua lunga vita, il bambino Gesù fra le sue braccia lo definì: “luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.” Allora anche noi riceveremo al termine di questa liturgia una candela perché portiamo nelle nostre case e nelle nostre vite la luce del Vangelo che il Signore è venuto a portarci, perché la nostra fede illumini e dia sapore al nostro agire.


Preghiere 

  

Ti preghiamo o Signore perché la nostra vita abbia sempre il sapore e il calore del Vangelo e non sia inutile. Aiutaci a essere tuoi figli e discepoli fedeli,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Signore quanti spendono la vita per il Vangelo e testimoniano come rende la vita felice e piena di senso. Fa’ che anche noi sappiamo seguirne l’esempio,

Noi ti preghiamo

 

Cambia o Signore la faccia della terra con la forza dell’amore e il potere trasformatore della tua misericordia. Perché non trascuriamo mai di operare il bene che Dio ci propone,

Noi ti preghiamo

  

Suscita in ogni luogo, o Padre buono, operatori di pace ed esecutori fedeli della tua volontà, perché dove ora si impone la forza dell’ingiustizia e della guerra venga presto pace e giustizia,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre buono ogni uomo sulla via dell’amore per chi è povero e debole. Suscita nei cuori di ciascuno sentimenti di vicinanza e solidarietà, perché chi è piccolo sia amato e sostenuto dai fratelli in Cristo,

Noi ti preghiamo

  

Dona consolazione a chi è nel dolore, o Signore, e protezione a chi è minacciato. Per chi è malato, anziano o senza casa, per i prigionieri e le vittime della violenza,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni col tuo Spirito o Dio le parole e l’operato del nostro papa Leone, annunciatore instancabile della tua pace. Fa’ che la gioia del Vangelo che lui testimonia contagi tutti gli uomini,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per chi viene a te umile e pentito e invoca il perdono dei peccati: donagli con misericordia il dono della conversione e riempilo con la grazia che rende forti contro il male,

Noi ti preghiamo

sabato 31 gennaio 2026

IV domenica del tempo ordinario - Anno A - 1 febbraio 2026

 


Dal libro del profeta Sofonia 2,3; 3, 12-13

Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore. Farò restare in mezzo a te, Israele, un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

 

Salmo 145 -   Sono beati i poveri in spirito.

Il Signore è fedele per sempre,

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

Egli libera i prigionieri.

 

Il Signore ridona la vista ai ciechi, 

il Signore rialza chi è caduto, 

il Signore ama i giusti, 

il Signore protegge lo straniero.

 

Egli sostiene l’orfano e la vedova, 

ma sconvolge le vie degli empi. 

Il Signore regna per sempre, 

il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. 

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 26-31

Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: “Chi si vanta si vanti nel Signore”.

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Rallegratevi ed esultate,

grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Alleluia, alleluia, alleluia

  

Dal vangelo secondo Matteo 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Commento

 Cari fratelli e care sorelle, questi tempi sono segnati da una grande confusione. Lo vediamo attorno a noi, è come se le cose che dovessero darci sicurezza e solidità si stiano sgretolando.

A livello politico assistiamo ad una zuffa di tutti contro tutti, e non per un ideale o un progetto politico di società, ma per strappare un pezzetto di potere in più, un posto, e alla fin fine, un po’ di soldi, senza tenere conto se questo poi causa danni alla gente.

A livello sociale emerge chi sgomita di più, chi è arrogante: è ammirato chi guadagna molto, chi ostenta più benessere, chi può fare a meno di tutti e magari chi arricchisce sfruttando gli altri. Pensiamo al caso emblematico di quei due torinesi che hanno derubato del portafogli un uomo moribondo per strada.

A livello internazionale vediamo come poche nazioni più ricche possono imporre il loro potere su tutti, mascherando i propri interessi senza nemmeno sentire il bisogno di ammantarli di motivazioni ideali, come avveniva magari prima, e si disinteressano delle situazioni in cui c’è guerra o miseria se da esse non c’è niente da guadagnaci.

Sono cose che tutti noi vediamo quotidianamente, e davanti a questa situazione la nostra tentazione è far finta di niente o condannare i tempi attuali e diventare nostalgici del passato, come se un tempo tutto andasse bene. Fratelli e sorelle, le difficoltà del tempo presente non si risolvono volgendosi al passato, ma guardando al futuro con lo sguardo del Vangelo. Sì, troppe volte noi ci lamentiamo con un senso pessimista di impotenza. Davanti alle difficoltà del tempo presente, al disorientamento, all’egoismo diffuso vince anche in noi cristiani un senso di normalità: il mondo va così, che possiamo farci?

Ma chiediamoci, è questo il futuro che desideriamo per noi e per i nostri figli? È questa l’eredità che vogliamo lasciare alle generazioni future?

Come sempre la Scrittura è uno scrigno prezioso dal quale ogni domenica possiamo estrarre il tesoro della sapienza di Dio. Sì la Parola illumina il nostro cammino, come ricordavamo domenica scorsa, festa della Parola di Dio, facendocela vedere con occhi diversi, occhi appassionati e buoni, non nostalgici o pessimisti, ma pieni di speranza.

La liturgia oggi ci fa ascoltare la voce antica del profeta Sofonia che ci mostra una visione di futuro e ci indica una via per la nostra salvezza: “confiderà nel nome del Signore il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità  e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti”. Sofonia afferma che il riposo del popolo, cioè una vita buona e felice, non sta nel rafforzarsi o nell’aggredire, ma nel vivere con semplicità e concretezza la fiducia nel Signore, smettendo di vivere all’insegna del profitto a tutti i costi (Non commetteranno più iniquità ), evitando la falsità dell’apparire e dell’ipocrisia (non proferiranno menzogna), dando alla parola il suo ruolo vero di legame con gli altri e non strumento per approfittare e sfruttare (non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta). Sono cose così semplici che ci possono sembrare troppo ingenue in un mondo difficile come il nostro, eppure sono l’unico modo per restituire a ciascuno un volto umano, tante volte sfigurato dalla nevrosi, dalle invidie e dagli odi.

E’ quello che dice l’Apostolo: accettiamo senza paura la nostra dimensione di gente umile e poveraccia, ma non per rinunciare a contare rivendicando la propria impotenza, ma invece per rivestirci di una forza diversa, quella che il Signore ci offre, la forza del suo voler bene e sentirsi responsabili degli altri. Questa forza è “debole” perché non arrogante, ma reale perché fondata su un potere superiore, quello dello Spirito di Dio. Paolo lo spiega chiaramente: “Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”. La nostra vocazione a rivestirci della forza del Vangelo al mondo sembra una debolezza, ma confonde la potenza degli arroganti.

Ci chiediamo: se viviamo così non rischiamo di restare travolti dalla vita, senza difese e risorse?

A questa domanda Gesù rispose indicando la vera beatitudine.

Conosciamo bene quelle parole e ogni volta che le ascoltiamo non possiamo non restare sconcertati perché ci propongono di trovare la vera felicità proprio nel contrario di quello che normalmente viene indicato come beatitudine.

C’è un segreto in queste parole che non trovano una spiegazione razionale. Come tutto il Vangelo, l’unico modo per capire queste parole è viverle. Sì, se proverai a metterti dalla parte dei poveri di spirito e degli afflitti, se vivrai la mitezza, cercherai la pace, userai misericordia con gli altri, vivrai la giustizia ti troverai a fare una vita beata. Se ci fideremo di lui capiremo. Se vivremo così scopriremo perché si è felici. E’ questo il senso della fede che anche se piccola come un granello di senape smuove le montagne e spiana la strada della felicità vera, della beatitudine piena. Quelle beatitudini, se ci pensiamo bene, sono il ritratto di Gesù, lui per primo ha vissuto così e imitarlo ci consente la felicità più piena.

Fratelli e sorelle, non viviamo questo nostro tempo confuso trascinati dalla corrente del “così fan tutti”, reagiamo all’arroganza, all’egoismo, al pensare solo al proprio tornaconto volgendo lo sguardo al futuro per trovare in esso la realizzazione della vera felicità. Solo così sapremo preparare per noi e per tutti un futuro migliore vantandoci che sì, abbiamo seguito l’esempio e gli insegnamenti del Signore e veramente il mondo è la nostra vita non è più la stessa.


  Preghiere 

 

O Dio padre nostro che continui a invitarci alla tua tavola fa’ che non vincano le nostre divisioni e  rivalità, ma come figli e membri di una sola famiglia ci amiamo gli uni gli altri con affetto sincero.

Noi ti preghiamo

  

O Signore che sei nato nel buio della notte, rischiara anche le tenebre di questo nostro tempo, perché dove sembra vincere il male e la durezza di cuore, i rancori e le divisioni, noi tuoi discepoli sappiamo invece far spazio al Vangelo che illumina e scalda la vita.

Noi ti preghiamo

 

O Signore fa’ che non ci spaventiamo della nostra umile dimensione, ma ne facciamo la forza che ci spinge a cercare te, e a trovare in te la forza e la grandezza di un amore che è più grande di tutto.

Noi ti preghiamo

 

Riempi o Padre santo i nostri occhi delle visioni e dei sogni del vangelo. Fa’ che non vinca in noi il realismo triste e rassegnato, ma fa’ che viviamo a cominciare da noi stessi la forza trasformatrice del Vangelo

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù fa’ che non manchi mai il sostegno necessario ai poveri e ai bisognosi. Ascolta il grido di chi invoca da te l’aiuto, fa’ che trovi accanto a sé fratelli e sorelle pronti ad aiutare.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Padre misericordioso per tutti coloro che soffrono: i malati, gli anziani, i deboli, chi è senza casa, i prigionieri, le vittime della guerra e della violenza. Dona a tutti loro pace e salvezza.

Noi ti preghiamo.

 

Guarda con amore o Dio di ogni bontà a tutti quelli che ci hanno lasciato per raggiungerti in cielo. Non guardare al loro peccato, ma alla fede di quanti ti invocano perché splenda su tutti loro la luce perpetua della tua misericordia.

Noi ti preghiamo

  

Guida i passi o Signore Gesù del nostro papa Leone e di tutti quelli che annunciano il vangelo. Fa’ che con la loro testimonianza piena di amore e di bontà rivelino a chi non ti conosce il vero volto di Dio.

Noi ti preghiamo

sabato 24 gennaio 2026

III domenica del tempo ordinario - Anno A - Festa della Parola di DIo - 25 gennaio 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 8,23b - 9,3

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.

 

Salmo 26 - Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore, tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Dalla prima lettera di Paolo Apostolo ai Corinzi 1,10-13. 17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù predicava il Regno e guariva

ogni sorta di infermità nel popolo
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo 4, 12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zabulon e terra di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo appena ascoltato ci presenta un momento di svolta nella vita di Gesù. Giovanni è stato arrestato, e la sua voce che rappresentava un orientamento per tanti indicando una strada a quelli che andavano ad ascoltarlo nel deserto è messa a tacere. Signore sente che è arrivato il momento di farsi lui annunciatore ma, ancor di più, realizzatore, con le sue parole e con i suoi gesti, della buona notizia di un tempo nuovo che si inaugurava con la sua venuta. È una grande svolta nella vita di Gesù: egli lascia la sua famiglia e l’ambiente in cui è cresciuto, quella che viene chiamata la “vita nascosta”, per andare incontro a un futuro nuovo fatto di parole, incontri, segni potenti della sua divinità, un peregrinare che lo porta a incontrare folle di gente.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato sottolinea che egli lo fa “perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia.” Gesù cioè intraprende questa nuova vita per realizzare la volontà e il disegno che Dio Padre aveva annunciato e delineato nella Scrittura. Gesù dunque fin dai suoi primi passi si manifesta come colui che compie la volontà del Padre, e ne realizza la Parola, e lo dirà fino alla fine, come alla vigilia della sua passione e morte nell’orto degli ulivi: “non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42) o prima ai discepoli: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38). Gesù ha dunque chiaro che la sua missione è già contenuta nelle parole ispirate da Dio e messe per iscritto nella Bibbia.

Partendo da questa realtà, oggi questa festa ci propone di soffermarci sulla centralità della Scrittura come Parola di Dio anche nella nostra vita, e di tutti i cristiani. Essa infatti ci si presenta sì come un testo scritto, un libro come tanti altri, ma è unico perché ci mette in diretta comunicazione con la volontà del Padre che si è espressa e manifestata nella storia dell’umanità fin dall’inizio dei tempi in tanti modi diversi. Infatti la Scrittura si apre con la descrizione di come l’origine di tutto ciò che esiste sia nelle Parole pronunciate da Dio che diedero esistenza a tutto: “Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.” (Gen 1,3). Ma poi, al tempo scelto da Dio, agli uomini è stato dato il privilegio di incontrare personalmente questa stessa Parola creatrice, il Verbo incarnatosi nella persona di Gesù e che ha continuato a parlare fino ad oggi attraverso il Vangelo. Per questo possiamo dire che la Scrittura ci si presenta come la storia dell’umanità nella quale si mescola la volontà degli uomini, a volte buona, ma anche spesso malvagia, e quella di Dio.

Ma questa storia si manifesta nella Scrittura non come un codice di leggi a cui obbedire o di comportamenti ai quali uniformarsi. Attraverso l’azione dello Spirito Santo la volontà di Dio in essa si mostra come un messaggio credibile e vivibile da tutti. Gesù ne è appunto l’esempio pieno: la sua volontà si uniforma a quella di Dio Padre espressa nella Scrittura, e la realizza in un vissuto concreto che imprime una svolta nella storia dell’umanità.

Per questo è vero quello che dice S. Girolamo, un uomo che amò profondamente la Scrittura, traducendola per farla capire a molti: “L’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo.” Cosa vuol dire ignoranza delle Scritture? Essenzialmente due cose: la prima, più evidente, è il non sapere come è fatto, cosa contiene, in sintesi non leggerlo. Ma poi c’è l’ignoranza di chi l’ascolta e la conosce, ma fa come se non parlasse a sé, come se non avesse nessuna implicazione pratica con la propria esistenza. Sì, è facile mettere a tacere la Parola di Dio rendendola una parola morta.  

Al contrario Gesù insiste nel dire che quello che fa lui lo può fare chiunque si ponga nel suo stesso atteggiamento di filiale docilità alla volontà del Padre espressa nella sua Parola. A questo proposito egli dirà: “chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.” (Gv 14,12)

L’evangelista Matteo oggi ci propone una sintesi della missione alla quale Gesù ci sente chiamato: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».” Egli innanzitutto vuole far conoscere come il disegno di Dio per gli uomini sia alla nostra portata, vicino, realizzabile e che vale la pena spendere la vita per attuarlo qui subito fra di noi. Questa è la “conversione” di cui egli parla nei suoi discorsi: cambiare idea circa la possibilità di vivere concretamente la Parola che ci parla del Regno. Infatti essa non è un ideale, un’utopia, l’illusione di persone troppo ingenue e che non conoscono la realtà. E i primi apostoli, dei quali il Vangelo di oggi ci narra la chiamata, presero sul serio la Parola che Gesù rivolgeva loro e lo seguirono veramente. Possiamo dire che essi si “convertirono”, cioè cambiarono strada e modo di vivere, e sperimentarono in prima persona che quella Parola realizzava il Regno di Dio: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura può e deve divenire sempre più la luce che illumina le tenebre del dubbio, della sofferenza, della mancanza di speranza e di prospettive che caratterizza le vite di tanti nel nostro tempo. Se noi ogni giorno leggiamo e conserviamo nel nostro cuore un frammento della Parola di Dio contenuta nella Scrittura, essa sarà una luce che illumina e scalda, un modo concreto per far sì che la volontà buona di Dio si faccia strada nel buio del mondo, troppo pieno di male. Sia essa la lampada ai nostri passi e la luce che illumina il nostro cammino.

 

Preghiere

 

O Dio vieni e visita la nostra vita. Fa’ che ascoltando la tua Parola ti seguiamo docilmente come discepoli e figli.

Noi ti preghiamo

  

O Signore che ci vieni incontro e ci rivolgi la tua Parola fa’ che l’accogliamo come liberazione dal peso della tristezza. Rendici capaci di conservarla e meditarla nel cuore come fece Maria.

Noi ti preghiamo

 

O Dio del cielo, tu che hai seminato con pazienza il seme buono della Parola nel terreno accidentato del mondo, aiutaci a dissodarlo dai sentimenti di diffidenza e disillusione per poter godere della gioia di una mietitura abbondante di frutti di bene e di pace.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Dio che, vivendo il Vangelo della docilità alla volontà del Padre la nostra gioia sia moltiplicata e la nostra vita sia arricchita dal centuplo che tu prometti ai discepoli.

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre buono ogni uomo e ogni donna che è fragile e indifeso: i poveri, i malati, gli anziani, i bambini, chi è senza casa e senza famiglia. Salva quanti sono colpiti dalla violenza. 

Noi ti preghiamo

  

Ti invochiamo o Dio della pace per tutti i popoli in guerra. Per le nazioni sconvolte dalla violenza, Dona a tutti pace e salvezza.

Noi ti preghiamo.

 

 Guida o Signore Gesù i passi di chi ti cerca e fa’ che incontrino discepoli annunciatori e testimoni del Vangelo. Aiuta l’umanità intera a sperare in te e ad invocare con fiducia il tuo Nome.  

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Padre buono le nostre colpe e cancella il nostro peccato, perché anche per causa nostra il regno tarda a realizzarsi sulla terra. Fa’ che con umiltà lavoriamo perché la nostra vita sia un terreno fertile per la pianta del Vangelo.

Noi ti preghiamo

sabato 17 gennaio 2026

II domenica del tempo ordinario - Anno A - 18 gennaio 2026

 


Dal libro del profeta Isaia 49, 3. 5-6

Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

 

Salmo 39 - Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Ho sperato, ho sperato nel Signore, +
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 1-3

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù è l’agnello di Dio
che toglie il peccato del mondo
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, ancora una volta il Vangelo ci presenta Gesù che va incontro a Giovanni. Abbiamo visto più volte, in questi giorni di Natale come il cristianesimo sia la fede in un Dio vicino all’uomo, che prende l’iniziativa di andargli incontro, perché non sopporta la distanza da lui e fra gli uomini.

Questa realtà riguarda tutti. Dio ci si fa vicino in tanti modi, ma principalmente con la sua Parola che rende viva la sua presenza in mezzo a noi. E proprio per sottolineare questa realtà papa Francesco ha voluto istituire la “Giornata della Parola di Dio” che con tutta la Chiesa celebreremo domenica prossima.

Spesso noi invertiamo la prospettiva e crediamo che la vicinanza con Dio sia principalmente un merito dell’uomo che si allontana dal mondo per andare verso di lui, compiendo chissà quale sforzo ascetico. In realtà è Dio che si avvicina fino a raggiungerci proprio qui, in mezzo al mondo, e non fuori da esso. È immersi nella realtà umana, nelle vicende della storia che lo incontriamo, cioè nel modo con il quale, attraverso l’incarnazione, si è voluto far conoscere.

Giovanni riconosce Gesù che gli viene incontro e dice a chi gli sta attorno: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” Sì, Gesù viene incontro all’uomo per togliere quel peccato fondamentale e origine di tutti i mali che consiste nella distanza fra Dio e gli uomini.

Certo, il peccato si manifesta in occasioni concrete della nostra vita, ma non è l’errore di una volta, una svista, piuttosto è frutto della scelta di fondo di tenere Dio lontano da sé, nonostante questi faccia di tutto per starci vicino. E il Signore insiste nel volerci stare accanto poiché sa che il male ci vuole convincere a restare lontano da lui. È questa scelta di fondo che genera le azioni malvage, i peccati, e per questo anche una vita spesa solo per se stessi, pur senza compiere azioni malvage, può essere una vita di peccato, perché marcata dalla distanza da Dio che ci si manifesta proprio nella domanda di amore da parte delle persone che incontriamo. In questo caso il peccato si manifesta nell’irrilevanza che diamo al Signore, alle sue parole, ai suoi insegnamenti. “Omettere”, cioè negare, il nostro amore a chi ne ha bisogno è un peccato, tanto quanto compiere un’azione malvagia.

Ma come uscire da questa condizione di distanza da Dio?

Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui lo riconosce per i tratti di mitezza e umiltà tanto da definirlo “l’agnello di Dio”. Gesù non si impone all’attenzione con la sua forza, ma con la sua umanità mite, generosa, disponibile e buona: non combatte il male, anche quello che è in noi, con le armi di questo mondo, ma corrodendone la forza con il suo voler bene. “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” dirà Gesù alle folle (Mt 11,29).

Poi Giovanni aggiunge un’osservazione che può sembrare strana: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Non ha difficoltà ad ammettere la priorità di Gesù nella sua vita ed a lui si affida, anche quando non capisce, come sul Giordano: non sa come mai egli sia venuto proprio da lui, ma fa’ comunque come lui gli dice, lo “lascia fare”, per usare le parole del vangelo che già abbiamo sottolineato l’altra domenica.

Egli si sottomette a chi “viene prima di lui” e non pretende, come noi, di essere lui ad avere la prima e l’ultima parola. Noi ci infastidiamo se le nostre vicende non seguono i nostri piani. Ma invece, proviamo piuttosto, con Giovanni, a comprendere un disegno di Dio che è diverso dal nostro, fiduciosi che questo non potrà che essere il nostro bene. Accettiamo che la nostra storia sia indirizzata dalla parola e dalla volontà di uno “che viene prima di noi”. A volte cambiare la prospettiva con cui giudichiamo le cose ce la fa comprendere più in profondità.

Infine Giovanni conclude ricordando che c’è un battesimo di Spirito che è superiore a quello di acqua che lui amministra alle folle. Cioè al di sopra di tutto, anche della correttezza e dell’onestà di chi si può dire limpido come chi si è purificato con l’acqua, c’è un dono da ricevere più grande, lo Spirito dell’amore di Dio. Sì, chi accetta di stare con lui, conserva le parole e i gesti di Gesù e su di essi modella le scelte della propria vita quotidiana, viene avvolto dal suo Spirito che riscalda il cuore e illumina la mente con l’intelligenza dell’amore che fa comprendere le cose della vita in modo diverso.

Lasciamoci allora avvicinare da Gesù che ci viene incontro, non scappiamo spaventati dalla novità di quello che dice e che fa’. Non chiudiamo la porta credendo di sapere e di avere capito già. Non ci voltiamo dall’altra parte per inseguire i modelli mondani di successo che promettono felicità e benessere, ma poi non mantengono. Volgiamo a lui i nostri occhi e le nostre orecchie e prepariamoci ad un incontro importante: Dio ci viene incontro e noi non possiamo presentarci così come capita, ma con l’abito buono dell’attenzione e dell’umiltà, della docilità di chi si fa discepolo di un agnello che con la sua mitezza e umiltà è venuto a cancellare dalla nostra vita il peccato della distanza da Dio.

  

Preghiere 

 

O signore Gesù, ti ringraziamo perché continui a venirci incontro per restare vicino a noi. Aiutaci a non sfuggirti e ad accoglierti sempre con gioia, nella tua Parola, nei fratelli e nelle sorelle, nei poveri.

Noi ti preghiamo

  

Perdona il nostro peccato o Dio, quando ci chiudiamo in noi stessi e crediamo di sapere già da noi qual è il nostro bene. Apri il nostro cuore perché diveniamo tuoi discepoli docili,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Dio fa’ che accettiamo che la priorità non sono io stesso, il mio interesse e ciò che penso e dico io. Aiutaci a imparare da Giovanni l’umiltà di riconoscerti, accoglierti e seguirti, per compiere non la nostra, ma la tua volontà,

Noi ti preghiamo

  

Riempi o Dio il nostro cuore con il tuo Spirito, perché non ci accontentiamo di non far niente di male, ma cerchiamo con tutta la nostra forza di compiere il bene che tu indichi,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre del cielo chi è povero. Sostieni chi soffre nel corpo e nello spirito per la malattia e la solitudine; chi è senza casa, lavoro e famiglia; chi è vittima dell’odio e della sopraffazione; chi è colpito dalla miseria,

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace o Signore Gesù ai popoli in guerra. Riconcilia i cuori così duramente segnati dal dolore, dona il coraggio della speranza a chi non sa più desiderare il bene dell’altro,

Noi ti preghiamo.

 

Guida e proteggi o Dio papa Leone e fa’ che le sue parole ed il suo esempio conducano a te il gregge della Chiesa che gli hai affidato. Proteggilo da ogni male,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi anche o Dio le comunità dei discepoli oggi radunate ovunque nel mondo attorno alla tua mensa festiva. Dona loro di essere fermento di vita buona e di pace dove esse vivono ed operano,

Noi ti preghiamo

sabato 10 gennaio 2026

Battesimo del Signore - Anno A - 11 gennaio 2026

 


 

Dal libro del profeta Isaia 42, 1-4. 6-7

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

 

Salmo 28 - Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. 

Dagli Atti degli Apostoli 10, 34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Si aprirono i cieli e il Padre disse:
«Questi è il mio Figlio amato: ascoltatelo».
Alleluia alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3, 13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, La festa di oggi conclude il tempo speciale del Ntale, tempo che ci ricorda il fatto che Dio si è fatto conoscere da noi uomini, su è reso vicino, compagno amico nostro e che vuole restare sempre con noi. Lo abbiamo visto bambino, in una mangiatoia, dove tanti, dagli umili pastori ai sapienti Magi, chinano il capo e si sottomettono a lui come al loro Signore. E oggi troviamo lui che china il capo davanti a Giovanni per ricevere il battesimo.

Dice il vangelo che Gesù “dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”. È Gesù che intraprende un cammino verso Giovanni. È la realtà del Natale: Dio si fa vicino di sua iniziativa, si incammina dal cielo per giungere fino agli uomini. È questo lo straordinario che si cela dietro l’ordinarietà dei luoghi, delle persone e dei fatti di Betlemme. La straordinarietà non è nelle persone, che siano i poveri pastori o gli umili magi, ma viene dalla presenza di Dio che si fa piccolo proprio per entrare nelle nostre vite semplici.

A volte si pensa il contrario, e cioè che è possibile che il Vangelo si realizzi solo in figure eccezionali, con virtù straordinarie, coraggio e tenacia non comuni. Ma in realtà i cristiani non sono diversi dagli altri per nascita o per doti naturali, ma lo divengono se accolgono Gesù che vuole nascere nella loro vita e realizzare attraverso di loro il Vangelo di un mondo nuovo che egli, e non noi, viene a realizzare sulla terra.

Non conta ciò che gli uomini sono prima di incontrare Gesù, ma è lo Spirito che porta il discepolo su strade diverse dall’ordinario. A noi chiede solo di sottometterci e accoglierlo come Signore, come fecero i pastori e i Magi, come fece Giovanni al Giordano.

Giovanni davanti a Gesù che gli si presenta per chiedere il battesimo ha una reazione istintiva: “voleva impedirglielo”. Lo fa per umiltà, ma comunque istintivamente vuole impedire a Gesù di iniziare il tempo nuovo del Vangelo. A volte anche noi scegliamo una dimensione modesta di noi stessi, ci consideriamo troppo piccoli e inadeguati per poter vivere ciò che il Signore ci prospetta, per l’ambizioso progetto di divenire luce e sale della terra, e, come Giovanni, vogliamo impedire a Gesù di compiere anche attraverso di noi la missione per cui è venuto al mondo.

Gesù risponde a Giovanni invitandolo a “Lasciar fare”, perché si compia ciò per cui lui è venuto sulla terra. Gesù non gli chiede di compiere azioni grandiose, ma di lasciar agire lui, di dargli lo spazio necessario perché si esprima e manifesti. Sì, noi il più delle volte siamo tanto cedevoli con il mondo che ci impone modelli e comportamenti, quanto invece resistiamo a Gesù che vorrebbe agire attraverso di noi.

Ma così facendo ecco che ci ritroviamo schiavi di mille paure e pronti a fare mille compromessi per salvaguardare il nostro benessere e tranquillità. Il mondo lo sa e ci propone di rinunciare alla nostra libertà in cambio della sicurezza di un angoletto tranquillo nel quale essere lasciati in pace.

Per questo oggi Gesù ci invita a non lasciar decidere al mondo, come ci viene naturale, ma a “lasciar fare” a lui e vincere così la paura e la schiavitù della tristezza e della rassegnazione.

Giovanni “lascia fare” a Gesù, e il risultato di questa docilità è che i cieli si aprono. Come nel Natale il cielo si è aperto a Betlemme sopra i pastori facendo vedere le moltitudini degli angeli mettere in comunicazione il mondo degli uomini con quello di Dio, come i magi videro aprirsi nel cielo un segno nuovo, la stella che li guiderà fino a Betlemme, così, di nuovo, il cielo si apre sulle rive del Giordano. Il cielo sono le speranze, le prospettive, il futuro, e con Gesù esso non è più impenetrabile e chiuso. Ogni volta che non resistiamo a Dio e “Lasciamo fare” a lui egli ci parla, il suo volere non è più nascosto dalle nubi, il mistero è svelato, il volto divino assume i tratti miti di Gesù, che tutti possono conoscere come un amico alla propria portata.

Spesso siamo noi a chiudere il cielo che Gesù ha aperto e a dire che il nostro futuro è segnato, bloccato dalle scelte già fatte in modo irreversibile. Da adulti o da anziani cosa possiamo ormai più cambiare? La nostra vita è decisa! Ma anche a diciotto, venti anni, i giovani vedono il loro futuro bloccato dalla crisi economica e ambientale, e hanno paura dei rapporti umani importanti perché hanno visto che troppo spesso essi portano alla delusione e al fallimento.

Il vangelo del battesimo di Gesù vene oggi a dirci che no, il futuro non è bloccato e il cielo può aprirsi sopra di noi, se accettiamo di lasciar agire Gesù nella nostra vita. Ed infatti lo Spirito scese su Gesù e inondò il Giordano e tutti quelli che vi si trovavano.

Una voce forte scese dal cielo e sovrastò il chiacchiericcio confuso e banale, le giustificazioni, i lamenti, le parole inutili ed espresse la soddisfazione di Dio che vedeva raggiunto lo scopo della sua lunga storia di compagnia all’umanità: riuscire a stare con l’uomo, essere accolto come suo compagno e Signore, restare con noi.

Dopo le feste che oggi concludiamo questa è la prospettiva che si apre per il tempo che viene: far spazio nella nostra vita a Dio che è venuto per stare con noi e aprire il cielo chiuso dell’incomunicabilità con lui. Se lo faremo nella quotidianità della vita gusteremo anche noi quel compiacimento di Dio, gioia autentica e non passeggera, felicità di una vita libera dalle paure e riempita dall’amore di Dio.

 


Preghiere 

 

 

O Signore Gesù che ti sei manifestato sulle rive del Giordano come il Figlio amato da Dio, aiutaci ad accoglierti come Signore e Maestro della nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

 

Fa’ o Signore che siano vinti il nostro orgoglio e le resistenze del nostro cuore, perché con docilità accogliamo la tua parola e la mettiamo in pratica.

Noi ti preghiamo

 


O Signore, fa’ che i cieli si aprano sul capo dei tanti popoli che soffrono per la guerra e la violenza e l’angelo della pace annunci presto la fine di ogni conflitto.

Noi ti preghiamo

 

 

O Gesù che sei venuto per incontrare ognuno di noi da vicino, aiutaci a non fuggire le occasioni che tu ci dai di riconoscerti amico e fratello quando ci parli nel Vangelo e ci suggerisci il bene da compiere.

Noi ti preghiamo

 


Guida e proteggi o Signore ogni uomo che rinuncia a fare il proprio interesse per cercare il vantaggio degli altri. Ispiraci azioni buone perché le possiamo compiere.

Noi ti preghiamo

 

 

Consola o Padre di eterna bontà tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i sofferenti, chi è senza casa e famiglia, i prigionieri, i profughi e i migranti. Dona guarigione e salvezza al mondo intero.

Noi ti preghiamo.

 

 

Fa’ o Padre buono che ogni uomo sia raggiunto dalla notizia della tua nascita. Perché il Vangelo del Natale sia annunciato a tutti e susciti in ciascuno la gioia dell’incontro col Salvatore della propria vita.

Noi ti preghiamo

 

 

Proteggi o Dio tutti i cristiani che ovunque nel mondo sono perseguitati e soffrono per la violenza. Fa’ che presto il tuo nome sia ovunque amato e rispettato.

Noi ti preghiamo