sabato 16 maggio 2026

Festa dell' Ascensione - Anno A - 17 maggio 2026


 

Dagli atti degli apostoli 1,1-11

Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

 

Salmo 46 - Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.

Egli la manifestò in Cristo,

quando lo risuscitò dai morti

e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,

al di sopra di ogni Principato e Potenza,

al di sopra di ogni Forza e Dominazione

e di ogni nome che viene nominato

non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.

Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi

e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:

essa è il corpo di lui,

la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.  Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

Commento

 

Uomini di Galilea perché state a guardare il cielo?”. La domanda dei due angeli sorprende gli Apostoli oppressi da un senso di vuoto, sospesi tra nostalgia del passato e sconforto per il presente si sentono perduti. Si erano a fatica rincuorati dopo aver incontrato Gesù risorto, ed ora di nuovo rimanevano soli! Sembra che debbano comunque abituarsi all’idea che il Signore è distante. Ce lo fa capire quell’immagine che usa il vangelo dei discepoli che guardano sconsolati in su. La loro tristezza è grande, oppressi da un senso di grande solitudine. Sempre infatti la tristezza e la paura fa rinchiudere in se stessi isolandoci da soli. Lo vediamo anche nella nostra società: siamo spaventati e tristi per un presente che fa paura e questo spinge a rinchiudersi in sé, a fissare un angolo di cielo vuoto, ad aumentare le divisioni che ci rendono più soli.

Il loro cielo è vuoto perché quello che gli Apostoli guardano non è il cielo della Scrittura, ma il proprio futuro privo di speranza. Un cielo chiuso e perciò vuoto. Non seguono le parole del salmo che dice: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mio verrà l’aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra

È così anche per noi quando guardiamo al cielo dove Gesù è asceso già sapendo che ci possiamo aspettare ben poco, o quando lo consideriamo solo come un’astrazione e una fuga dalla realtà quotidiana. In quel guardare su c’è una forma di religiosità che pensa che la fede sia pensieri astratti sulle cose del cielo, o leggi da osservare, consuetudini ormai vuote da conservare gelosamente.

Però c’è una voce che richiama gli apostoli e che svela la falsità di questo modo di guardare al cielo, di credere e di vivere tristi e ripiegati su di sé. È la voce degli angeli, la Parola di Dio che ci distoglie da un modo falso di guardare al cielo.

C’è una grande novità in quello che gli angeli propongono ai discepoli, cioè di guardare al cielo come il luogo da cui attendere il ritorno di Gesù: “Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo.” Questa è la grande differenza. Noi viviamo nel tempo intermedio fra quello in cui Gesù è nato ed è vissuto sulla terra e quello in cui alla fine dei tempi si manifesterà di nuovo. Ma questo tempo, il nostro, non è per questo il tempo della sua assenza, anzi è il tempo nel quale la sua presenza si fa concreta e viva nell’Eucarestia che ci nutre e nel dono dello Spirito che ci dona forza, entusiasmo e amore appassionato. Ed oggi celebriamo con i nostri più piccoli proprio la festa della vicinanza di Gesù nel suo corpo e sangue, la prima comunione che li accosta al banchetto dell’Eucarestia.

Allora il nostro tempo non è fatto per starcene con gli occhi in su, senza sapere cosa aspettarsi, ma quello di una attesa che si dà da fare. Gesù aveva promesso ai suoi: “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Cioè le parole di Gesù non chiudono l’orizzonte dei discepoli a quell’angolo di cielo che sta sopra a ciascuno, ma anzi ha l’ampiezza degli estremi confini della terra. Li manda a testimoniare, cioè a vivere concretamente il Vangelo che lui ha annunciato loro.

Quel cielo, non più chiuso e non più vuoto, diventa il luogo da cui aspettarci qualcosa: il ritorno di Gesù, la realizzazione del suo Regno. Gesù, è vero, si è sottratto alla vista ascendendo al cielo, ma ora la sua presenza riempie il mondo intero, e noi siamo mandati ad testimoniarlo a tutti.

Anche noi a volte non riusciamo a scorgere la presenza del Signore. Certo, perché lui è avanti e ci precede. È oltre l’angolo individuale e ci attende negli orizzonti vasti. Bisogna imparare a guardare con simpatia e affetto attorno a noi: il fratello, la sorella, la città, il mondo che ci sta accanto. A forza di guardare il alto ci siamo quasi dimenticati di loro, e ce ne ricordiamo solo la caricatura: i problemi, le antipatie, i fastidi.

Con l’ascensione di Gesù il mondo è come abbracciato dalla sua presenza. E’ il senso delle parole che aveva detto loro dopo la resurrezione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.  Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Fratelli e sorelle, impariamo anche noi dalle parole degli angeli ad abbassare il nostro sguardo sul volto del fratello, a guardarlo con simpatia e interesse, a parlargli e ad ascoltarlo, perché il nostro orizzonte si allarghi e di persona in persona scopriamo l’ampiezza della famiglia umana, fatta di gente e popoli diversi che Gesù abbraccia con la sua presenza affettuosa.


Preghiere 

  

O Signore Gesù che ascendi al cielo dopo aver vissuto l’amore per gli uomini che ha vinto sul male e sulla morte, dona anche a noi il tuo Spirito, perché diveniamo annunciatori del Vangelo e operatori della vera pace.

Noi ti preghiamo

 

Suscita in noi, o Padre del cielo, il desiderio di testimoniare il tuo voler bene a tutti quelli che ancora non ti conoscono. Dona alle nostre parole e alle nostre azioni la forza del tuo amore che scalda i cuori e apre le menti alla conoscenza di te.

Noi ti preghiamo

 

Senza di te, o Signore Gesù, le nostre vite sono prive della guida e dell’amico. Manda ancora il tuo Spirito a difenderci dal male e a suscitare in noi una vita nuova.

Noi ti preghiamo

  

Guidaci o Signore in questo tempo difficile, proteggi chi è più debole, guarisci i malati, consola i sofferenti, dona la pace a chi è in guerra. Sii tu la liberazione vera per tutti gli uomini.

Noi ti preghiamo


Benedici o Dio del cielo questi ragazzi che hanno ricevuto oggi per la prima volta il tuo corpo e sangue. Fa’ che restino per tutta la loro vita in tua compagnia come figli fedeli e testimoni del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Signore Gesù le famiglie dei tuoi discepoli, perché siano sempre luogo di affetto reciproco e di solidarietà con chi è nel bisogno. Accompagnale nel cammino della vita con la luce del Vangelo e la compagnia del tuo Spirito.

Noi ti preghiamo


Illumina sempre o Dio onnipotente il nostro papa Leone, perché la chiesa, rafforzata nell’amore e confermata nella fede, sia porto sicuro e arca di salvezza per tutti i popoli della terra.

Noi ti preghiamo

 

Dona luce o Padre Onnipotente a chi è nel buio della tristezza e non vede un futuro buono per la propria vita. Rispondi a chi ti invoca nel momento del bisogno.

Noi ti preghiamo

sabato 9 maggio 2026

VI domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 10 maggio 2026



Dagli Atti degli Apostoli 8, 5-8. 14-17

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

 

Salmo 65 - Acclamate Dio, voi tutti della terra

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio, +
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3, 15-18

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserva la mia parola,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 


 Commento


 Cari fratelli e care sorelle, nella prima lettura dal libro degli Atti degli Apostoli abbiamo ascoltato la descrizione della predicazione dell’apostolo Filippo in Samaria. Sappiamo che i samaritani erano una popolazione lontana dal giudaismo ufficiale di Gerusalemme, erano giudicati male dagli ebrei e disprezzati come eretici e miscredenti. Nel vangelo vediamo Gesù che discorre con una samaritana, presso un pozzo, e attraverso di lei raggiunge il cuore dei samaritani e si ferma in un loro villaggio per due giorni, un tempo veramente lungo. Di nuovo, anche in questo caso, vediamo Filippo parlare del Signore Gesù e annunciare la sua salvezza ai samaritani, i quali accolgono questa novità con grande gioia.

Questo episodio rappresenta bene il clima che si viveva nella prima comunità cristiana dopo la resurrezione di Gesù, la sua ascensione e la pentecoste: un’esplosione dell’annuncio del vangelo in tutti i contesti, giudaici, ma anche non giudaici, pagani e stranieri. Una vera rivoluzione nella vita di quei semplici pescatori che, come promesso loro da Gesù, si ritrovano a “pescare uomini” in mari mai conosciuti e con grandi risultati.

Il libro degli Atti descrive bene l’entusiasmo e la passione che accompagna questa predicazione, ed è questo atteggiamento che rende efficace l’annuncio del vangelo, perché raggiunge i cuori e cambia la vita di tanti.

Nel brano ascoltato oggi vediamo come questo annuncio avvenga come in fasi diverse, o meglio raggiunga quelle persone come a ondate che provocano un vero e proprio maremoto spirituale.

La prima fase è l’annuncio: “Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo.” È evidente la grande importanza delle parole. Sono esse che aprono un varco nei cuori e fanno conoscere la persona di Gesù fino a farla diventare familiare. Ecco allora la nostra responsabilità ad usare parole piene di significato, e non luoghi comuni o banalità, nel parlare agli altri della nostra esperienza di fede. Così anche Pietro dice alla sua comunità, come abbiamo ascoltato: siate “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.” Rendere ragione vuol dire cercare le parole giuste, quelle che hanno uno spessore esistenziale e vissuto, non solo formule generiche, così come i tanto proclamati “valori”, che non scaldano il cuore ma solo danno l’idea di un “codice penale” a cui obbedire.

Ma poi c’è un secondo elemento, e cioè la dimostrazione che quelle parole annunciate, se vissute concretamente, cambiano la realtà: “vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti.” La parola è il primo passo, ma essa non è mai disgiunta nel Vangelo dalle opere compiute. Potremmo dire che il binomio parola-azione è inseparabile, sono un tutt’uno e rendono il Vangelo non una dottrina da leggere sui libri ma una vita da conoscere vivendola sempre più in profondità.

Infine, terza cosa, gli Atti sottolineano come il terreno preparato dall’annuncio di Filippo deve essere seminato perché dia un frutto abbondante. Infatti abbiamo ascoltato: “Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù.” Il completamento della vita cristiana viene in quei samaritani divenuti discepoli del Signore Gesù attraverso il dono dello Spirito Santo. Che cosa significa? In cosa si concretizza?

Lo Spirito Santo, cari fratelli e care sorelle, è quello spirito che permette la nascita dei legami di fraternità fra i discepoli. Cioè, ci dice questo brano, non basta farsi convincere dall’annuncio, entusiasmarsi per la sua efficacia nel trasformare la realtà, c’è bisogno di divenire una famiglia di discepoli, costruire la comunità, legami di solidarietà che facciano sì che in essa ci sia un posto pronto per ognuno.

Quanto è vero questo ancora oggi! A volte sentiamo o diciamo commenti sconsolati e pessimisti, perché vediamo che la spiegazione del vangelo ed anche le opere buone non fanno crescere la comunità cristiana, anzi… Bisogna comprendere meglio come gli apostoli costruirono la Chiesa: non basta dire le cose, e nemmeno far emozionare superficialmente o stupire. Serve la costruzione di un ambito umano caldo e accogliente, che faccia sentire che Gesù è venuto innanzitutto a fondare una famiglia, quella dei figli di Dio, dei suoi amici, dei fratelli e sorelle in Cristo. È questo il segno della presenza dello Spirito Santo che completa e dà pienezza all’annuncio del vangelo.

Solo così la Chiesa cresce e si fortifica, come al tempo di Filippo, Pietro e Giovanni, ma soprattutto la vita di ciascuno di noi si riempie di quello Spirito che rende umani e pieni di gioia vera che non si fa vincere da pessimismo, realismo e malumori.

 

Preghiere 

  

O Spirito di Dio scendi presto sulla terra e resta nella nostra vita, perché sappiamo accoglierti come guida sicura, forza di amore vero verso tutti.

Noi ti preghiamo

  

O Dio Padre misericordioso, non ti sdegnare per il nostro rifiuto a farci guidare da te, ma suscita in noi il pentimento e il desiderio di averti sempre vicino.

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù che con insistenza rassicuri i tuoi discepoli che tu non li abbandonerai mai, fa’ che non siamo noi a lasciarti per seguire con orgoglio noi stessi. Aiutaci a fare sempre con fiducia e disponibilità la tua volontà.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Dio del cielo per il dono della vita. Fa’ che non la riteniamo un nostro possesso esclusivo, ma con semplicità e gratitudine la spendiamo per il bene nostro e degli altri.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre misericordioso, vieni nelle vite di tutti come Spirito santo, guida sicura. In modo particolare ti preghiamo oggi per coloro che si perdono per le strade del male e della violenza, fa’ che tornito verso di te.

Noi ti preghiamo

  

Accompagna con amore, o Signore, tutti noi e specialmente quelli che hanno più bisogno del tuo sostegno: i poveri, i malati, i prigionieri, i profughi, chi è solo e senza casa. Guidali alla meta di una vita serena e senza dolore.

Noi ti preghiamo.

 

Guida con sicurezza o Dio la grande nave che è la tua chiesa, perché sappia accogliere tutti e condurli da te. Benedici il nostro papa Leone che si affatica per essa e testimonia con impegno il Vangelo di salvezza.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Padre buono tutti i tuoi discepoli che sono minacciati dalla guerra e dal terrorismo. Salva la loro vita e fa’ che possano ricevere il dono della pace e della riconciliazione.

Noi ti preghiamo

sabato 2 maggio 2026

V domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 3 maggio 2026

 


 Dagli Atti degli Apostoli 6, 1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. 

 

Salmo 32 - Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore:
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato nel Vangelo che Gesù dice ai suoi amici che andrà presto via, e loro ne sono addolorati. Temono di essere abbandonati, anche se in realtà sono stati loro quelli che hanno lasciato solo Gesù nel momento della difficoltà. Pensano forse che come tutte le cose più belle, anche il loro rapporto con Gesù abbia un termine e debba passare, perché le esperienze felici sono per forza brevi e prima o poi finiscono.

Gesù in realtà non ha mai pensato di abbandonare i suoi, e nemmeno di dimenticarsi di tutti gli uomini, quelli presenti e quelli futuri, anche di noi. Perché sarebbe venuto sulla terra, avrebbe insegnato e testimoniato con così grande impegno il suo amore, perché sarebbe morto e risorto, se poi alla fine tutto era destinato a finire e il mondo a tornare come prima?

Piuttosto Gesù chiede ai suoi una maggiore maturità: ora è il tempo nel quale mettere in pratica, vivere quello che da lui hanno visto e imparato. È una prospettiva che turba i discepoli perché, come essi affermano, non sanno come fare.

È la tentazione di ogni generazione e di ogni singolo discepolo, anche noi, di aspettarsi da Dio una sorta di manuale, un codice, a cui attenersi per ottemperare ai propri doveri nei confronti di lui. Gesù però parla di questa strada proponendo se stesso.

Egli dice ai suoi che sì, ritorna al Padre, ma aggiunge subito che questo itinerario è lo stesso che attende noi, infatti lì dove va lui c’è un posto preparato per ciascuno di noi, ed è questa la meta del nostro cammino della vita. L’invito di Gesù è dunque a seguirlo sempre fino a raggiungerlo dove è il nostro posto, in compagnia del Padre, insieme a lui.

Queste parole sono un po’ paradossali: da un lato infatti ci esortano a muoverci, a non aspettare passivamente, cioè, come già accennavo, a prenderci in modo responsabile e maturo la briga di cercare una via e di percorrerla. Essa però è una via per tutti, infatti il riferimento è lo stesso per ognuno, cioè la persona di Gesù. È una via cioè che percorriamo non individualmente, ma assieme a tutto il popolo dei discepoli, in comune, con la possibilità di aiutarci e guidarci l’uno con l’altro.

Però d’altro canto Gesù sottolinea che ciascuno di noi ha un suo posto preparato da Dio, perché ciascuno è diverso dall’altro e nessuno è anonimo e indifferente a Lui. Ovvero, ciascuno ha un suo cammino, il Padre ci conosce per nome, sa quello che siamo in grado di fare e ci propone un itinerario che ci porta al traguardo e che non è al di spora delle nostre possibilità, ma allo stesso tempo ci chiede di camminare affiancati, a volte davanti, a volte dietro, a volte il solitudine e a volte in gruppo, ma senza mai perdere il contatto con la strada di tutti.

Il posto preparato da Dio pertanto non è solo il traguardo finale, dopo la morte, perché ognuno di noi ha una strada qui sulla terra che è il suo posto preparato da Dio e dove noi possiamo andare avanti scegliendo di volta in volta la direzione e la velocità.

Ma come non perdere questo traguardo e il cammino che lo raggiunge?

Tommaso esprime questa domanda, facendosi interprete dell’interrogativo di ciascuno di noi: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?

Gesù risponde stupito: ancora non avete capito?

Fratelli e sorelle, anche a noi oggi risponde: è chiaro, “Io sono la via, la verità e la vita.” Cioè il nostro posto nel mondo, il posto che Dio ha preparato per noi e che ci invita a occupare è il posto stesso di Gesù nel mondo di oggi. La via per raggiungerlo è dunque vivere come lui: Io sono la via. Il modo più vero e autentico di essere, senza false illusioni o falsità è aderire al suo modo di essere: Io sono la verità. La possibilità che abbiamo di non consumare la nostra esistenza senza significato e di non sprecare la vita senza trovarci niente in mano alla fine è imitarlo e agire come lui: Io sono la vita.

Insomma l’invito è chiaro: siamo chiamati a prendere il posto di Gesù qui sulla terra, perché questo è anche il nostro posto, il migliore possibile, l’unico nel quale vale la pena vivere. È il massimo a cui possiamo aspirare, il traguardo più ambizioso e elevato a cui poter giungere e che farà sì che il nostro vivere sia completo.

Dunque impariamo a chiederci: come agirebbe Gesù in questa situazione? Che parole direbbe Gesù al mio posto in questo momento? Quali sentimenti esprimerebbe a questa persona se Gesù fosse qui con lui o lei? Abbiamo infatti ascoltato: “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.” Addirittura potremo compiere cose più grandi di quelle che lui ha fatto, se prendiamo il suo posto!

Per fare questo Gesù non ci fa mancare il suo aiuto, e perché noi siamo in grado di riconoscere sempre la strada e il posto da prendere torna: “verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Gesù viene di nuovo, ogni domenica e ci prende con sé, perché entra dentro noi, si fa parte di noi, attraverso la santa Eucarestia che ci è comunicata. Accogliamola con fede, convinti che è Gesù che si fa strada dentro di noi per condurci. È Dio stesso che diventa nostra carne e sangue e ci aiuta a prendere il suo posto, a divenire come lui, a parlare, agire, vedere e sentire come lui.

 

Preghiere 

 

O Signore che hai preparato per noi un posto perché non perdiamo la vita all’inseguimento di ciò che non vale, guidaci nel cammino verso la vita vera, tu che sei la via da seguire.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo, o Signore nostro Gesù Cristo, tu che ci hai donato il tuo corpo e sangue per nutrirci e rafforzarci nel cammino della vita, aiutaci ad affrettarci verso un modo di vita che ci conduce alla dimora del Padre.

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci, o Signore Gesù, a non dubitare del fondamento buono che è la tua Parola e il tuo esempio, ma di edificare su di esso, perché la nostra vita sia di testimonianza ed esempio per molti.

Noi ti preghiamo

  

Insegnaci, o Padre buono, ad essere annunciatori efficaci del Vangelo, a parlare senza timore di te e a indicare a tutti la tua Parola come via sicura per raggiungere la vita vera.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo, o Dio del cielo, vieni in soccorso di tutti quelli che ti invocano e chiedono il tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti, i prigionieri, gli anziani e gli stranieri, per tutti quelli che sono nel dolore. Giunga presto a loro la tua consolazione e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Non sdegnarti o Dio del nostro peccato, ma accetta che torniamo a te per ottenere il perdono. Fa’ che, sicuri di essere accolti come il figlio prodigo, volgiamo i nostri passo verso il Padre che è la fonte inesauribile di ogni bene.

Noi ti preghiamo.


Ispira sentimenti di pace, o Signore, in chi oggi si combatte e si uccide. Fa’ che cessi in ogni luogo della terra la guerra che semina distruzione e morte. Riconcilia i cuori di chi si odia e unisci presto l’umanità tutta intera nell’unica famiglia dei tuoi figli.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio il nostro papa Leone nel suo impegno di annunciatore e testimone del Vangelo. Perché i suoi sforzi di costruire ponti di dialogo e amore fraterno rendano il mondo migliore e indichino a tutti noi la via per divenire costruttori di pace.

Noi ti preghiamo

sabato 25 aprile 2026

IV domenica del tempo di pasqua - Anno A - 26 aprile 2026

 

 


Dagli Atti degli Apostoli 2, 14a.36-41

 Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. 

 

Salmo 22 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare, +

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia.

 

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

 

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

 

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 20b-25

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, come abbiamo visto molte volte Gesù usa immagini della vita comune delle persone alle quali parlava per comunicare loro il messaggio evangelico. In diversi casi usa l’immagine del pastore, del gregge e dell’ovile per descrivere il suo ruolo, la sua missione. Nelle parole del vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato si sofferma su un aspetto apparentemente secondario, e cioè sulla porta dell’ovile. Insiste sul fatto che la porta è lui stesso, Gesù, e che solo chi entra attraverso di essa è il pastore che si prende cura delle pecore e procura loro ciò di cui hanno bisogno. Le fa uscire per condurle al pascolo e ad abbeverarsi ad acqua buona, e poi le fa rientrare quando è il momento di riposare in un luogo di pace. Chi invece usa altri modi per raggiungere le pecore è ladro che “viene  per rubare, uccidere e distruggere.

Ed ecco allora una prima indicazione utile per comprendere il senso della parabola.

La Chiesa, cioè la comunità dei discepoli non coincide con l’ovile. La sua vita non si svolge al suo interno. Il pastore infatti fa entrare le pecore e le fa uscire, la loro vita si svolge su scenari diversi, si nutre e si rafforza nel suo muoversi fuori e tornare dentro. Se, per assurdo, immaginassimo il gregge sempre chiuso dentro l’ovile esso non avrebbe di che nutrirsi e dissetarsi e ben presto deperirebbe e morirebbe. Così avviene a quanti immaginano la Chiesa come un ambiente protetto e chiuso, nel quale restare al sicuro senza affrontare le sfide e le difficoltà del mondo esterno, o a quanti pensano che la propria sicurezza viene dal fatto di non avventurarsi su strade che portano troppo lontano o che esplorano cammini nuovi mai percorsi. Non è lo starsene al chiuso di ciò che è già conosciuto e sperimentato che mette al sicuro. La parabola, al contrario, sottolinea come ciò che veramente conta è accompagnarsi l’un l’altro seguendo un pastore che passa attraverso la porta che è Gesù. In questa parabola infatti il pastore non è Gesù, ma è la porta che garantisce e sorveglia che chi fa entrare e uscire le pecore sia un pastore buono. La garanzia è la porta e chi la sorveglia, cioè il Signore, mentre il pastore rischia assieme alle pecore l’uscita dall’ovile alla ricerca di cibo buono.

I pastori, care sorelle e fratelli, sono coloro che hanno creduto e vissuto il Vangelo, cioè i santi, e quelli che con sincerità di cuore cercano oggi di fare altrettanto. Anzi ciascuno di noi è chiamato a farsi pastore, cioè testimone affidabile dell’unica via sicura che passa attraverso la porta che è Gesù, per inoltrarsi nel mondo della vita quotidiana. “Magari fossero tutti profeti nel popolo!” (Numeri 11,29) risponde Mosè a chi si mostra preoccupato per il fatto che alcuni uomini parlano in nome di Dio, senza l’autorizzazione dell’autorità costituita. La profezia, cioè l’audacia di intraprendere cammini nuovi nel mondo per trovare nutrimento buono che risponda alla fame di Vangelo di tanti, è compito di tutti, l’unico requisito è farlo nello spirito del Vangelo di Gesù, di passare attraverso la porta che è lui.

Ma poi c’è un altro aspetto che viene sottolineato: sta alle pecore riconoscere la voce del pastore vero, quello che le chiama ciascuna per nome, e a lui dare fiducia. Cioè non basta seguire la corrente, fare quello che fanno tutti nel gruppo, bisogna sempre scegliere e giudicare la bontà della guida alla quale affidarsi.

Bisogna saper fuggire dalla voce di quanti non sono degni di fiducia, perché scelgono porte diverse da quella del Signore per raggiungere le pecore e cercare di rapirle dietro di sé.

Cari fratelli e care sorelle, in questi ultimi tempi abbiamo assistito al tentativo di piegare le parole della fede in Gesù alle ragioni della guerra. Tentativi più o meno maldestri di presentarsi come pastori che guidano alla presunta verità e alla giustizia delle loro decisione belliche. Le voci di politici influenti, supportati da apprendisti pastori capaci di distorcere persino il senso delle Scritture per giustificare le proprie azioni volte ad accrescere la propria influenza.

Davanti a tutto ciò papa Leone ha voluto mettere in guardia il gregge dei discepoli richiamando il fatto che chi si dice pastore non può passare attraverso porte diverse da Gesù, cioè non possono contraddire le radici dell’insegnamento e del comportamento di Gesù, il quale non ha mai mostrato di giustificare la violenza o non ha mai scelto mezzi violenti per imporre la volontà di Dio, anzi tutto il contrario.

Le parole di Gesù si concludono con una rassicurazione: “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” Cioè la vita vera, quella che non finisce e si moltiplica, viene dall’uscire dall’ovile seguendo pastori affidabili, che guidano non solo in nome del proprio ruolo o di pretese di autorità ma per l’essere passati attraverso la porta che è il Signore, l’avere cioè affinato la vita nell’ascolto della sua Parola e nella docilità al suo insegnamento messo in pratica. Seguendo il loro esempio ciascuno può divenire a sua volta testimone di questa vita e accompagnare molti sui pascoli e nell’ovile dove c’è la vera pace e il vero cibo.

  

 

 Preghiere 

 O Signore Gesù che hai a cuore la vita del tuo gregge ispira sempre guide e testimoni capaci di condurre noi tuo gregge verso il pascolo buono di una vita spesa per il bene e alla fonte inesauribile di una generosità che non conosce confini.

Noi ti preghiamo

  

O Dio non lasciarci prigionieri nella ristrettezza di una vita spaventata, chiusa nel limite angusto del piccolo mondo delle solite abitudini. Fa’ che uscendo dalla porta che sei tu, entriamo con gioia in una vita larga e generosa.

Noi ti preghiamo

 

Signore che hai vissuto cercando e facendo il bene di tutti, insegnaci a rendere santa e gradita a Dio la nostra vita, non trattenendo egoisticamente tutto per noi ma donandoci con larghezza.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Dio del cielo gli sforzi di chi annuncia e testimonia che la vita non è vana se spesa per gli altri. Fa’ che tutti i cristiani, ovunque nel mondo, siano testimoni della buona notizia che si può essere felici volendo bene e donandosi generosamente.

Noi ti preghiamo

 

Raccogli o Signore in un unico gregge tutto quelli che vagano sperduti e senza meta: gli indecisi, i timorosi, chi è nel dubbio. Dona a tutti la decisione di seguire te per trovare il senso della vita.

Noi ti preghiamo

  

Difendici o Dio dai falsi pastori che rubano la vita e rendono schiavi. Liberaci dalla schiavitù del benessere a tutti i costi, dalla ricerca dell’apparire e dal non fermarsi a pensare, perché non ci accontentiamo del poco ma ti seguiamo sui pascoli migliori,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni e conforta o Signore tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i prigionieri, le vittime della guerra e della violenza, gli anziani, i migranti, chi è oppresso e perseguitato. Liberali dal male e dona loro la tua salvezza.

Noi ti preghiamo

  

Guida e sostieni i tuoi discepoli ovunque nel mondo, perché da paesi e culture differenti si radunino nell’unico gregge dei tuoi figli, diversi ma uniti nel tuo amore.

Noi ti preghiamo

 

 

sabato 18 aprile 2026

III domenica el tempo di Pasqua - Anno A - 19 aprile 2026

 


Dagli Atti degli Apostoli 2, 14a. 22-33

Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

 

Salmo 15 - Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore +
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1, 17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. 

 

 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo oggi ci mostra Gesù subito dopo la sua resurrezione. Egli torna, vivo, nella storia degli uomini, e non lo fa su grandi scenari e fra ali di folle, ma sulla scena semplice di un incontro personale. Lo stesso avverrà quando entrerà nella sala dove erano i dodici riuniti, al chiuso, e poi sulle rive del mare di Galilea. Sono incontri che avvengono non su scenari grandiosi ma nella vita quotidiana dei suoi. Questo ci dice che l’incontro con il risorto è innanzitutto un’esperienza personale, fatta di gesti e parole rivolte a me da vicino, nel quotidiano, nel presente.

Però nel racconto vediamo come, allo stesso tempo, l’incontro con Gesù non è mai banale e non lascia niente come prima. Tutto inizia su una strada periferica, ben nota a quei due perché li riportava molto probabilmente al loro piccolo paese di origine, ma poi l’incontro con il risorto fa cambiare loro strada: tornano a Gerusalemme, la grande città, dai dodici e di corsa. Hanno qualcosa di importante da dire e nonostante l’ora tarda affrontano quel viaggio insolito.

Come è avvenuto questo cambiamento di prospettive così radicale?

I due sulla strada per Emmaus credevano di aver capito una verità importante della vita: che non ci si può illudere che il bene prevalga sul male. Lo avevano imparato sperimentando prima l’entusiasmo per l’esperienza fatta assieme a Gesù: i successi con le folle, i miracoli, le guarigioni, i momenti di euforia e di gioia. Gli sembrava veramente che avevano trovato la risposta alla loro domanda di una vita buona e felice. Ma poi erano arrivate le difficoltà serie, la persecuzione, la passione e morte del Maestro, la paura e i dubbi, e questo sembrava loro avesse definitivamente dimostrato che l’esperienza fatta prima con Gesù era un’amara illusione che il bene potesse prevalere su tutto: la malattia, il peccato, le avversità della vita. La forza del male aveva preso il sopravvento e posto fine a tutto.

È una condizione comune a tutti, anzi sembra una tappa positiva della maturità umana, quando cioè si smette di illudersi che sia possibile una vita buona e felice e ci si rassegna ad accontentarsi del grigiore di una vita dominata dalla paura di perdere qualcosa di ciò che si è faticosamente conquistato e senza illusioni circa la possibilità di realizzare il bene.

Vediamo tutto ciò nella cultura contemporanea che vuole farci credere che la guerra sia normale e accettabile, e che gli sforzi di chi non si rassegna a questa realtà, come ad esempio papa Leone, sia un illuso e un perdente, cioè uno condannato a vedere fallire le proprie speranze di pace.

Tutto ciò ci viene presentato come un saper vivere saggio, un realismo opportuno.

Gesù smaschera questa idea, chiamando i due che vanno ad Emmaus “sciocchi e tardi di cuore.” Ovvero il Signore rovescia il ragionamento apparentemente sensato che li ha portati a restare delusi e spaventati per quello che è successo. Hanno pensato che la vita buona, quel Regno promesso da Gesù, fosse una sorta di angolo riparato in cui starsene in pace, immune dal dolore e riparato dalle difficoltà della vita. Ma questo angolo riparato sarebbe una prigione della paura e una rinuncia a vivere la libertà. E senza libertà non si può voler bene, ma si può solo cercare la convenienza e il proprio utile, eppure è quello al quale il mondo ci propone di aspirare come il massimo ottenibile.

Gesù però non si accontenta di un angoletto riparato, vuole donarci la libertà piena di attraversare i momenti belli e quelli bui dell’esistenza senza perdere la fiducia nella possibilità di realizzare il bene a cui tutti gli uomini aspirano. L’unica condizione che Gesù pone è fidarci di lui, ovvero cercare non la furbizia del mondo ma la sapienza del Vangelo per smettere di essere sciocchi, aprire il cuore alla speranza che con lui tutto è possibile invece di chiuderci nella prigione di un realismo rassegnato e sconfitto in partenza.

Cari fratelli e care sorelle, lasciamo aperto almeno uno spiraglio del nostro cuore al soffio della sapienza del Vangelo e al calore del voler bene di Gesù. Non diciamo sempre: no, non è possibile; no, è troppo difficile; no, non è per me. Con i nostri ripetuti “no” chiudiamo il cuore alla sapienza del Vangelo e ci ritroviamo “sciocchi e tardi di cuore a credere”. Diciamo invece: forse posso provarci; vediamo se sono capace; iniziamo… è solo uno spiraglio, ma Gesù poi farà tutto il resto. I due restarono ad ascoltare, si sedettero, lasciarono fare tutto a Gesù risorto e così si ritrovarono dentro un cuore nuovo e una vita capace di correre incontro ai fratelli e alla città con un messaggio importante da comunicare: “è sempre possibile voler bene, l’amore non si ferma nemmeno davanti alla morte, Gesù è risorto, veramente è risorto!”

 

Preghiere 

 

O Signore che vieni incontro a noi risorto, fa’ che sappiamo riconoscerti più forte del male e vittorioso sulla morte e sul dolore del mondo.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Signore Gesù la nostra incredulità che ci rende sciocchi e tardi di cuore. Aiutaci ad accogliere con fiducia l’annuncio che il tuo amore ha vinto la morte e tu sei risorto per sempre. 

Noi ti preghiamo

 

Dona, o Padre del cielo, la vita che non finisce a tutti coloro che ti invocano. Ascolta il grido dell’oppresso e del sofferente, chinati su chi è vittima dell’ingiustizia e schiacciato dal dolore. Fa’ che l’annuncio della resurrezione risuoni con forza dove oggi vince il male.

Noi ti preghiamo

  

Rendici o Signore testimoni convincenti della tua resurrezione. Fa’ che sappiamo annunciare con le nostre parole e le nostre azioni il vangelo del tuo amore più forte di ogni male. 

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Dio del cielo il nostro peccato, perché liberi da ogni impaccio e animati dalla forza del tuo perdono sappiamo sempre lodare il tuo nome e annunciare le meraviglie che operi nel mondo.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi ogni uomo dal pericolo di una vita spesa per ciò che non vale e vissuta inutilmente. Fa’ che chi ancora non ti conosce e non ti ama possa presto incontrarti come il Signore buono che salva.

Noi ti preghiamo.


Proteggi o Padre del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, in modo particolare coloro che soffrono per la persecuzione, la violenza, la guerra. Fa’ che la loro testimonianza sia inizio di un nuovo tempo di pace e di riconciliazione.

Noi ti preghiamo

  

O Dio, dà forza e coraggio a papa Leone che annuncia il Vangelo e guida il popolo dei tuoi figli verso di te. Perché con la sua testimonianza sia di esempio e comunichi a tanti come cercare il dono inestimabile della pace.

Noi ti preghiamo