giovedì 17 settembre 2026

Festa dell'esaltazione della Santa Croce - 20 settembre 2026

 


Dal libro dei Numeri 21, 4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

 

Salmo 77 - Non dimenticate le opere del Signore! 

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. 

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. 

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira 
e non scatenò il suo furore.

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 2, 6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
perché con la tua croce hai redento il mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.  Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, celebriamo oggi la festa antica e solenne dell’Esaltazione della Santa Croce. Questa festa viene a riproporci, lontano dai giorni della Passione del Signore, di soffermarci sulla croce, simbolo della morte di Gesù. In modo particolare per noi questa festa è ancora più solenne perché ricorda il titolo a cui la nostra chiesa è dedicata e che costituisce, per così dire, il santo segno che protegge la nostra comunità cristiana.

È un paradosso che la croce, strumento di dolore e di morte, sia esaltata dai cristiani del mondo, tanto da averne fatto il proprio simbolo di riconoscimento. Quello che potrebbe essere interpretato come un segno di debolezza e di sconfitta, il patibolo al quale i romani inchiodavano i criminali più pericolosi e abietti, gli schiavi, gli stranieri, i poveracci, è divenuto segno identitario del popolo grande dei fedeli al Vangelo di Gesù. Come è possibile?

L’apostolo Paolo lo spiega bene ai cristiani di Filippi: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, … svuotò se stesso assumendo una condizione di servo …, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.” Gesù si è presentato agli uomini come un Dio rivestito di umiltà, un servitore. La croce riassume proprio questo carattere: l’umiltà del servitore fino in fondo.

Questo messaggio ci viene riproposto dalla festa della Santa Croce oggi, in un tempo nel quale prevalgono a livello mondiale modelli di forza e prepotenza. Al di sopra della giustizia e del bene comune prevalgono le ragioni di chi può imporre la propria volontà con la forza delle armi, dell’arroganza, dei soldi, dei poteri di questo mondo. Lentamente questa logica si insinua nei cuori delle persone e porta tutti noi a pensare che sia naturale e giusto che le cose vadano così.

Si giunge a pensare che è naturale che si affidi la propria sicurezza alla forza delle armi, ammettendo così che la morte degli altri si può giustificare per difendere i miei interessi; che è naturale che si abbia paura di chi vive in condizioni disumane e cerca vie di salvezza nei nostri paesi, invece di cercare il modo per integrarli e accoglierli; che è naturale rispondere ai drammi sociali che esplodono a volte in modo violento solo con il carcere, vero e proprio serbatoio degli indesiderabili nei quali ammassare in condizioni disumane persone dal vissuto pieno di dolore.

È naturale, in sintesi, che il male sia l’unica risposta al male, aggiungendo dolore a dolore, morte a morte, disperazione a disperazione. È questo il messaggio triste di questo mondo di oggi.

A questa logica naturale Dio ha voluto rispondere con la forza di un amore fatto di umiltà e servizio, quello di suo figlio Gesù, quello della croce. Non ha cercato la vittoria sul male attraverso l’imposizione del bene con la forza e l’annientamento dei malvagi, ma con la forza umile del servizio.

Infatti quella che normalmente viene considerata una debolezza: l’umiltà, il servizio, il voler bene, agli occhi di Dio che conosce gli uomini e come è fatto il mondo che lui stesso ha creato è la forza più grande che esista e che può cambiare la faccia della terra. Lo dimostra la scelta di Gesù di non sottrarsi, come avrebbe potuto, alla violenza degli uomini accecati dalla loro forza e arroganza, e di accettare di vincerne la cattiveria con le uniche armi deboli del voler bene fino alla fine, incondizionatamente. La croce ce lo ricorda efficacemente: lì dove è sembrata prevalere la forza della violenza e dell’odio, del male voluto e vissuto dagli uomini ha vinto l’amore voluto e vissuto da Gesù. La croce infatti ha due facce: su di una è appeso il crocefisso mentre sull’altra è glorificato il risorto.

Sì sulla croce il male sembra vincere, ma in verità è sconfitto.

Ed ecco allora il senso della scelta fatta da sempre di indossare la croce o di metterla al centro della vita cristiana, nelle chiese e nelle case: per ricordarci sempre e ovunque che il male può essere vinto dalla forza dell’umiltà e del servizio.

Ed allora nei momenti difficili, o di timore, quando il male sembra forte e prevalere su tutto ricordiamo che qualcuno prima di noi non si è arreso, ci ha mostrato un modo per emergere vittoriosi, con la forza invincibile dell’umiltà e del servizio.

Ma Gesù non è risorto dalla croce. Ha dovuto essere deposto e sepolto e attendere tre giorni nella tomba. Cioè c’è il tempo del dolore, del buio, della sconfitta, nel quale tutto potrebbe sembrare finito e perduto. Ma poi la resurrezione ha ridato la vita al corpo morto di Gesù e lo ha glorificato con la forza della vita senza fine.

Confidiamo in lui anche nei momenti di buio, nel tempo della tomba, perché seguendo l’esempio di Gesù umile e servitore fino alla fine, possiamo con lui risorgere ed essere rivestiti della forza della vita che vince sulla morte e sul male.


 

Preghiere

 

O Signore Gesù, dalla croce a cui sei stato inchiodato ci provochi ad un amore per tutti senza limiti né condizioni. Fa’ che rispondiamo con disponibilità al tuo invito, Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, dona con abbondanza a tutti gli uomini l’amore che fa mettere al primo posto il bene degli altri e che fa riconoscere in ognuno il proprio fratello e la propria sorella, Noi ti preghiamo

 

O Spirito di amore, riempi i nostri cuori perché non vinca la paura e la rassegnazione, ma prevalga il desiderio di restare accanto alle croci piantate nel mondo per aiutare quanti oggi ne sopportano il peso,

Noi ti preghiamo

  

O Dio manda dal cielo la tua benedizione su quanti affrontano viaggi rischiosi e faticosi per raggiungere un approdo di pace e un futuro felice. Proteggi quanti fuggono per mare e per terra, salvali dalla cattiveria degli uomini e dai pericoli del viaggio,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre buono gli uomini e le donne che vivono in guerra. Dona pace ai paesi sconvolti dalla violenza e schiacciati dal terrorismo,

Noi ti preghiamo

 

Dona o Signore salvezza al mondo intero, specialmente dove ora regna ingiustizia e povertà. Fa’ che il bene regni nel mondo, dove oggi c’è disuguaglianza e sfruttamento, rendici ovunque operatori di bene,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Dio che ascoltiamo docilmente l’invito che giunge spesso da papa Leone di imitare te, uomo della fraternità universale e Dio della riconciliazione,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore i tuoi figli ovunque dispersi, radunali nella famiglia dei discepoli che si riuniscono ai piedi della tua croce per celebrarti risorto e nutrirsi del tuo corpo e sangue. Proteggili da ogni pericolo e dalla tentazione di fuggire dalla croce,

Noi ti preghiamo

sabato 12 settembre 2026

XXIV domencia del tempo ordinario - Anno A - 13 settembre 2026


Dal libro del Siracide 27, 30 - 28, 9

Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati? Ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui. 

 

Salmo 102 - Il Signore è buono e grande nell'amore.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 14, 7-9

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 18, 21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». 

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, il Padre Nostro è la preghiera che forse recitiamo più spesso, in essa si afferma: “rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Si parla dei nostri peccati e di quelli che altre persone hanno commesso nei nostri confronti. Nel Padre Nostro le due cose sono collegate, anzi dall’una (il perdono che noi siamo disposti a concedere) dipende l’altra (il perdono che noi chiediamo a Dio). Gesù con queste parole riecheggia la sapienza antica di Israele, espressa nel brano del Siracide che abbiamo da poco ascoltato: “Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati?

Infatti il perdono di Dio si fonda su un’altra logica, quella della gratuità.

Dio vuole bene a tutti indistintamente e non solo ai meritevoli o a quanti presumono di esserlo, e fa del bene a tutti, perché il suo amore non è dato in cambio di quello ricevuto, ma “previene”, apre la via, offre motivi per suscitare amore negli altri.

Nella parabola che abbiamo ascoltato infatti il primo servo non ha da restituire, ed è cosciente di essere in torto, tanto che chiede una dilazione per la restituzione del debito accumulato.

Il perdono del padrone supera però ogni sua aspettativa e richiesta: condona del tutto il debito e manda indietro il servo libero da ogni peso. 

Care sorelle e fratelli, così è il perdono di Dio, e la sua forza sconvolge gli equilibri del nostro modo di voler bene che fa continuamente i calcoli sull’amore dato e quello ricevuto, sui meschini bilanci dei nostri rapporti, attenti a non dare più di quanto si è ricevuto.

Un amore come quello di Dio scardina tutto: voler bene veramente non dilaziona, ma cancella il debito e ridona la pienezza della libertà: dalle colpe, dai limiti autoimposti, dalle paure, dai calcoli, dalla ristrettezza delle misure.

Ma ecco che nel racconto evangelico accade quello che non ci aspetteremmo: Il servo liberato dal proprio debito esige senza pietà quello di un altro servo nei suoi confronti.

Questo ci rivela una grande verità: non basta essere oggetto di un amore così grande come quello di Dio, ma bisogna saperlo accogliere. Se non sappiamo gioirne ed esserne grati, se non ne apprezziamo la gratuità e incommensurabilità rispetto ai nostri meriti e demeriti, se non gli diamo il valore che merita facendone il modello anche del nostro agire, ecco che quell’amore diventa inefficace e i suoi effetti di libertà vengono meno. Il servo torna ad essere debitore di tutta la somma che gli era stata condonata. Il grande gesto di amore del padrone, non chiesto ma donato, è vanificato dalla durezza di cuore di chi non lo ha saputo valorizzare e accogliere.

L’amore di Dio viene prima, c’è già ed è da lui confermato anche davanti all’evidenza della nostra indegnità, ma noi ce ne rendiamo conto?

In questo senso possiamo ben dire che la Santa Liturgia è una scuola che con pazienza ci insegna ad accogliere l’amore di Dio, e lo fa donandoci di nuovo ogni volta la prova del suo amore, il suo Corpo e il suo Sangue, e le Parole che ci comunicano la sua realizzazione concreta nella storia della salvezza dell’umanità intera.

Accogliamo con gioia e disponibilità l’amore di Dio alla scuola della Liturgia, e facendoci suoi discepoli diverremo capaci di liberare noi stessi, gli altri e il mondo intero dal peso insostenibile del male che lo opprime e lo rende schiavo. È quello di cui il mondo di oggi ha un gran bisogno: imbevuto del culto della forza e dell’arroganza attende da noi le parole e i gesti di chi ne è stato liberato gratuitamente dal Signore.


Preghiere 

 

O Signore Gesù che ci hai amati fino alla fine di un amore infinito, accogli il nostro pentimento per il male compiuto e trasforma col perdono le nostre vite, perché diveniamo anche noi capaci di voler bene a tutti,

Noi ti preghiamo

 

O Dio Padre nostro, manda il tuo Spirito a scaldare le nostre esistenze, perché animati da esso impariamo a voler bene come te, senza calcoli e con la larghezza della tua misericordia infinita

Noi ti preghiamo

 

Signore, troppo spesso giudichiamo i nostri fratelli e sorelle e guardiamo ad essi come rivali o estranei. Fa’ che sappiamo riconoscerli tutti come i tuoi figli ai quali doni la tua benevolenza,

Noi ti preghiamo

 

 

O Gesù, troppo spesso pensiamo di non avere bisogno del perdono del Padre o che esso non può cambiare la nostra vita. Fa’ che impariamo a scoprire la bellezza di essere accolti come figli pentiti che tornano nella sua casa,

Noi ti preghiamo

 

O Signore nostro Gesù Cristo, ti preghiamo per quanti soffrono a causa della guerra e della violenza, per quanti muoiono a causa dell’odio fratricida, dona pace e salvezza al mondo intero,

Noi ti preghiamo

  

O Dio del cielo, guarda con amore ai più poveri, a quanti sono schiacciati sotto il peso della miseria e dell’abbandono. Soccorri ciascuno di loro e manda noi a manifestargli il tuo amore paterno,

Noi ti preghiamo.

 

O Dio del cielo, ti preghiamo per il papa Leone, conservalo nel tuo amore e rafforzalo nell’impegno di annunciare il Vangelo della pace al mondo bellicoso di oggi,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per quanti non ti conoscono e non hanno mai ricevuto l’annuncio evangelico, fa’ che presto tutta l’umanità sia riunita nella famiglia dei tuoi figli,

Noi ti preghiamo


sabato 5 settembre 2026

XXIII domenica del tempo ordinario - anno A - 6 settembre 2026

 

 


Dal libro del profeta Ezechiele, 33, 1.7-9

 Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.

Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».

 

Salmo 94 – Alzati o Signore a giudicare la terra

Alzati o Dio, giudice della terra,
Rendi ai superbi quello che si meritano
Fino a quando, Signore, i malvagi
Trionferanno sopra i giusti?

 

Calpestano il tuo popolo, o Signore
Opprimono la tua eredità.
Ma il Signore è il mio baluardo,
roccia del mio rifugio è Dio.

Su di loro farà ricadere la loro malizia, +
Li annienterà per la loro perfidia,
li annienterà il Signore nostro Dio.

Dalla lettera di San paolo apostolo ai Romani, 13, 8-10

 Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

 

Alleluja, alleluia, alleluja

Il Signore ascolta ed esaudisce

I fratelli che si amano.

Alleluja, alleluia, alleluja

 

Dal Vangelo secondo Matteo, 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

  

Commento


Care sorelle e cari fratelli, tutti, compresi noi, pensiamo di sapere già cos’è l’amore. Ciascuno ha sperimentato momenti speciali nei quali ne sentivamo la presenza, in noi o in qualcun altro, e ne abbiamo gioito. L’amore infatti rende felici sia chi lo offre che chi lo riceve. In ogni epoca e in ogni ambiente si impongono idee di amore a volte molto diverse fra di loro, o contraddittorie, perché le si ricavano sulla base di valori e consuetudini umane. Noi cristiani però abbiamo il privilegio di poter fondare la nostra idea di amore su una base solida e duratura, quella dell’esempio dell’amore di Dio per noi. Spesso nella nostra cultura se ne fa qualcosa di evanescente, di sentimentale e d’incontrollabile: ora c’è, ora non più. Si dice: “va’ dove ti porta il cuore” proprio per significare che è un sentimento che viene da sé stesso, come una forza irrefrenabile e misteriosa, da assecondare così come ci si manifesta.

Eppure l’amore di Dio per noi non ha questo carattere evanescente e capriccioso, ma piuttosto si è manifestato con fedeltà e concretezza, poiché tutto ci è stato donato gratuitamente, senza nostro merito né diritto: la vita, il nutrimento, il sole, il creato, la famiglia, ecc…

Dio ci ha voluto bene “prima” e non come ricompensa dei nostri meriti, e, cosa ancora più importante, non smette di amarci anche se facciamo di tutto per non meritarcelo.

Noi pensiamo: se le cose non vanno bene vuol dire che l’amore non c’è più, come fosse una candela che si è consumata e non fa più luce. In realtà l’amore di Dio ci mostra che il vero amore è una lampada che arde con l’olio del proprio voler bene, e se la luce si spegne è perché io non l’ho alimentata, e non per fatalità.

Per questo Paolo parla ai Romani dell’amore come un debito verso gli altri “di un amore vicendevole”. Come faccio ad avere un debito anche con chi non conosco, con chi non mi ha mai voluto bene? Sì c’è un debito perché, noi l’amore l’abbiamo ricevuto da Dio fin dall’inizio, in modo abbondante e gratuito, e sta a noi ora restituirlo. Paolo continua: “qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: "Amerai il prossimo tuo come te stesso"”. Non dice “amerai il prossimo che ha amato te”, o “finché lui ama te”, o “dopo che lui ha amato te”. No, dice “ama il prossimo” e basta, perché sei in debito di amore e ogni occasione che ti è offerta è buona per restituire almeno un po’ del tanto che hai già ricevuto. E poiché è impossibile pareggiare l’amore di Dio, saremo in debito sempre!

Se non ci sentiamo debitori vuol dire che non riconosciamo di essere stati amati, irriconoscenti per tutto quello che abbiamo ricevuto.

Il vangelo di Matteo conclude il ragionamento affermando che l’amore di cui siamo debitori consiste principalmente nella nostra responsabilità perché i fratelli e le sorelle siano felici, nessuno escluso. Il fatto di essere stati tutti adottati da Dio come figli ci rende tutti responsabili gli uni degli altri, perfino se nemmeno ci conosciamo. Questo è il fondamento dell’amore cristiano. Esso infatti non è affidato ai miei stati d’animo né è una mia concessione, ma è una mia precisa responsabilità. Gesù infatti dice: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo, ecc..” Cioè il fatto che qualcuno agisca male contro di te è una domanda personale, sei cioè chiamato a condividerne il peso e sentire, di conseguenza, l’urgenza di scollarlo di dosso perché tu stesso ne sei appesantito. Non è, al contrario di quanto si pensa, un buon motivo per sentirsi liberi da ogni responsabilità. Se qualcuno è avvinto dai legacci del male, in tutte le sue forme, scatta la responsabilità di tutti i fratelli di sciogliere quei legacci e sostituirli con i legami dell’amore che liberano e salvano dal peccato e dall’oppressione del male. Dice infatti Gesù “tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” come aveva detto anche a Pietro.

Ci è dato dal Signore il potere di sciogliere e legare, cioè di liberare dal male e unire nell’amore, esercitiamolo! Abbiamo ascoltato dal profeta Ezechiele come il Signore considera colpevoli quelli che non esercitano tale potere e non fanno nulla perché gli uomini siano liberati dal male: “se tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.”  È il principio di responsabilità di cui parlavo prima.

Proprio quando ci sono più difficoltà è allora che c’è più bisogno di amore, proprio dove abbonda il peccato, la divisione, l’ingiustizia, lì c’è bisogno di voler più bene.

Sentiamoci responsabili dei fratelli, in debito di amore, di attenzione, di compassione, di perdono e misericordia, e saremo felici. Perché la felicità non è aver ragione, essere dalla parte giusta, con la coscienza a posto, ma è stare col Signore.

 

Preghiere 

 

O Dio, nostro Padre, tu che ci hai creato a tua immagine, fa’ che le nostre azioni e il nostro volto rispecchino sempre il tuo modo speciale di voler bene, senza limiti né ricerca di guadagno,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che hai scelto di percorrere con umiltà e pazienza la via del nostro cuore per insegnarci la volontà del Padre, fa’ che diamo ascolto alla tua Parola, come l’unica che insegna ciò che è buono per la vita nostra e del mondo,

Noi ti preghiamo

 

Signore, in questo tempo turbolento nel quale le guerre e le violenze vogliono cancellare i legami di fraternità che uniscono la famiglia dei tuoi figli, fa’ che la pace venga presto a plasmare i cuori e i volti di chi oggi odia e uccide,

Noi ti preghiamo

  

O Gesù, tu ci hai insegnato cosa vuol dire voler bene fino alla fine, senza compromessi né limitazioni. Fa’ che impariamo dal tuo esempio la misericordia e la tenerezza con le quali tu hai guardato a tutti quelli che incontravi,

Noi ti preghiamo

 

Senza il tuo aiuto, o Signore nostro Gesù Cristo, non possiamo fare nulla di buono. Aiutaci ad essere fedeli al tuo esempio, perché quello che hai insegnato lo hai vissuto tu per primo,

Noi ti preghiamo

  

Solleva, o Dio del cielo, l’indigente dalla polvere e innalza il misero dall’umiliazione e dal dolore. Proteggi chi ti invoca e salva chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Dona consolazione e guarigione a chi soffre,

Noi ti preghiamo.

sabato 29 agosto 2026

XXII domenica del tempo ordinario - Anno A - 30 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Geremia 20, 7-9

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 

 

Salmo 62 - Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco.
Ha sete di te l’anima mia, +
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 12, 1-2

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Il Padre illumini il nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo ascoltato i versetti del Vangelo che precedono immediatamente quelli di oggi. In essi abbiamo visto Gesù porre ai discepoli la domanda: “Voi chi dite che io sono?” Pietro risponde che egli è il Messia e il Figlio di Dio, e per questo Gesù lo aveva esaltato come l’unico che, fra tanti, aveva accolto i segni con i quali il Signore aveva voluto comunicare la sua identità.

Ma ecco che oggi vediamo che, immediatamente dopo, Pietro dimostra invece di essere ancora molto legato al modo di vedere di questo mondo.

È rivelata in lui la realtà contraddittoria e fragile della nostra fede umana, che è sempre messa alla prova, perché l’adesione alla prospettiva di Dio è sempre da ricercare e costruire, e non può mai essere data per scontata. Anzi, è proprio la convinzione di aver ormai capito chi è Dio e come egli vede le cose che provoca l’allontanamento da Lui, ed è forse proprio quello cha accadde a Pietro.

Gesù rivela ai suoi il futuro che l’attende, la necessità della sua passione e morte per giungere alla resurrezione finale. Egli cerca di far loro conoscere la prospettiva di Dio con la quale dobbiamo imparare a guardare la storia non valutando caso per caso gli eventi in se stessi, ma in una prospettiva lunga, direi rovesciata, cioè dando la priorità al traguardo finale che il Signore vuole raggiungere: la salvezza ad ogni costo di ogni persona.

In questo senso oggi l’apostolo Paolo ci dice qualcosa di significativo, e cioè che il culto che siamo chiamati a dedicare a Dio, cioè la nostra adesione personale al suo progetto che ha nella vittoria della vita sulla morte la meta finale, passa anche attraverso l’uso che ciascuno di noi fa della sua vita materiale, delle risorse che ha a disposizione della sua vita fisica: “vi esorto… a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.” Sembra una contraddizione di termini: come può il nostro culto spirituale dipendere dall’uso che facciamo del nostro corpo? Non sono due realtà distinte e a volte contradditorie? Non bisogna annullare l’uno per far emergere l’altra dimensione?

In realtà Paolo ci vuole far comprendere che lo spirituale e il materiale sono due dimensioni della vita dell’uomo che sono mescolate e dipendono l’una dall’altra. In fondo tutta l’esistenza di Gesù conferma questo principio: la sua attenzione alle condizioni materiali delle persone: alla malattia, alla fame, alla sete, ma anche la sua passione, morte e resurrezione si giocano sulla doppia dimensione del suo corpo, imprigionato, ferito, crocefisso e sepolto e infine tornato vivo, ma mantenendo i segni della sofferenza, e del suo amore senza fine per l’uomo. Che senso avrebbero le due dimensioni prese l’una senza l’altra? Un amore di Gesù puramente spirituale e astratto, proclamato a parole e insegnato come una dottrina, oppure una sofferenza fine a se stessa e conclusa definitivamente da una fine così ingloriosa.

Ecco che allora l’esortazione di Gesù di offrire ciascuno la propria vita, prendere la croce e di seguirlo assume il significato di imparare dal suo esempio un voler bene concreto e radicato nella realtà materiale. Imparare ad avere sentimenti che si incarnano in un modo di vivere che lascia trasparire un amore robusto e concreto, e proprio per questo, contraddicendo così radicalmente il modo normale di vivere, richiede scelte anche difficili. Ecco che così anche le rinunce e le privazioni, o la sofferenza assume un significato e un valore, se parlano del modo speciale e straordinario di voler bene di Gesù.

In questo senso non dobbiamo farci trattenere cadendo nell’errore nel quale anche Pietro cadde, e cioè nel guardare le vicende della vita con lo sguardo corto del successo o insuccesso immediato, della convenienza personale, dell’evitare di rimetterci e soffrire. In buona fede Pietro vuole che Gesù non subisca il male di cui parla, ma non si rende conto che questo renderebbe parziale e limitato l’amore di Gesù, il quale invece vuole riversarlo senza limiti sugli uomini, senza timore di rimetterci nel compiere una scelta così definitiva e totale. È quest’ultima infatti, afferma Gesù, che può mettere ciascuno di noi nella prospettiva di Dio della vittoria definitiva della vita sulla morte, del bene sul male.

 

Preghiere 

 

O Dio, nostro Padre, fa’ che seguiamo sempre la via che tu ci indichi. Rendici docili agli insegnamenti del Vangelo e pronti a seguire l’esempio del tuo Figlio Gesù,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che hai scelto di percorrere con umiltà e pazienza la via del nostro cuore per insegnarci la volontà del Padre, fa’ che diamo ascolto alla tua Parola, come l’unica che insegna ciò che è buono per vita nostra e del mondo,

Noi ti preghiamo

 

Signore, aiutaci a non vedere la vita con lo sguardo corto dell’interesse egoistico, ma ad assumere la prospettiva di Gesù e vivere la concretezza di un amore che offre tutto se stesso,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, tu ci hai indicato nella croce la via per salvarci. Sostienici nella fatica di abbandonare i falsi modelli di felicità. Fa’ che non rinunciamo a vincere il male con la forza irresistibile del bene,

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Dio del cielo, manda la pace nelle terre in cui infuriano guerra e violenza: in Ucraina, in Medio Oriente e ovunque la guerra e la violenza mietono vittime. Apri per ogni popolo l’orizzonte di un futuro di pace,

Noi ti preghiamo

  

Solleva, o Dio del cielo, l’indigente dalla polvere e innalza il misero dall’umiliazione e dal dolore. Proteggi chi ti invoca e salva chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Dona consolazione e guarigione a chi soffre,

Noi ti preghiamo.

sabato 22 agosto 2026

XXI domenica del tempo ordinario - Anno A - 22 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 22, 19-23

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

 

Salmo 137 - Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Commento

Gesù si trova, come spesso vediamo nel Vangelo, in viaggio con i discepoli e incontra tanta gente. Le pagine che precedono il brano appena ascoltato ci riportano le reazioni molto diverse da parte di coloro che incontravano Gesù. C’è chi si affida a lui con fiducia e gli chiede la guarigione; c’è l’atteggiamento di provocazione e sfida dei sadducei e dei farisei che vogliono giudicarlo; c’è l’indifferenza di tanti che gli passano accanto e non si lasciano turbare; c’è curiosità di chi è attratto dal sensazionale; ecc…

La Liturgia oggi ci fa soffermare proprio sull’interrogativo che Gesù pone ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Si legge in essa la preoccupazione di non essere compreso, e che non venga capita la missione e il vangelo che è venuto a portare. Anche noi non possiamo accontentarci di avere una vaga idea, frutto magari di nozioni apprese da bambini o del pensiero comune. Gesù non lo si può nemmeno confondere con un messaggio, per quanto alto e nobile, come altri grandi personaggi storici.

In effetti la risposta dei dodici conferma la preoccupazione di Gesù: «Alcuni dicono [che sei] Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti», cioè ciascuno lo prende per qualcun’altro, qualcuno di già conosciuto, che fa parte del passato, un po’ scontato.

Non è spesso anche la nostra risposta? «Che bisogno c’è di chiedersi chi è il Signore, è sempre il solito Gesù, quello di ieri, quello di sempre!»

Ma ecco che Gesù lancia un altro interrogativo inatteso: «Ma voi, chi dite che io sia?» Sì, per Gesù c’è bisogno di una risposta personale di ciascuno: “Chi sono per te?”.

Di tutti i dodici solo Pietro arrischia una risposta. In questo silenzio leggiamo tutta la nostra difficoltà a sentirci interpellati personalmente da Gesù che produce un’adesione anonima, di gruppo, ideale. Tante volte anche la nostra risposta alle provocazioni di Gesù è il silenzio e lo stupore per domande che ci sembrano inutili.

Gesù accoglie con gioia la risposta di Pietro innanzitutto perché lui si è sentito interpellato personalmente, non si tira indietro e arrischia una risposta. Quella dell’apostolo non è la definizione giusta perché frutto della sua intelligenza o della sua perfezione morale, ma perché nasce dalla sapienza antica della Scrittura che gli permette di leggere il suo oggi con gli occhi di Dio e di riconoscere la sua presenza e il suo agire in Gesù che lo ha scelto, amato, accompagnato: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.”

Quella di Pietro è un’intuizione affettiva di chi riconosce tutto il suo bisogno di essere salvato da Gesù che vuole entrare con prepotenza nella sua vita tutta intera.

La risposta di Pietro stringe fra lui e Gesù un legame ancora più forte. Diviene assunzione di responsabilità nei confronti di lui, di sé e del mondo: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” Infatti Gesù non riconosce a Pietro per la sua risposta privilegi o ruoli prestigiosi, una sorta di “rapporto preferenziale” con Dio, ma una ancora maggiore responsabilità davanti al mondo intero.

Sì, solo se riconosciamo che dal Signore viene la nostra salvezza e non dalla forza o dalla fortuna o dalle vicende della vita, si diventa forti abbastanza da “sciogliere e legare”, cioè da determinare, i destini della storia, delle storie degli uomini.

Davanti alla situazione complessa del mondo attuale a volte noi ci sentiamo impotenti e inutili, ma oggi Gesù viene a dirci che c’è un potere grande in chi riconosce in lui il vero salvatore e può realizzare nella propria vita i segni straordinari della sua signoria, se noi accettiamo che la eserciti sulla nostra vita.

 

Preghiere

 

O Signore Gesù, ti ringraziamo perché continui a porci la domanda, in ogni tempo della nostra vita, su chi sei per noi e come possiamo riconoscerti nostro salvatore. Fa’ che continuiamo sempre a risponderti con le stesse parole di Pietro,

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo che hai mandato il tuo Figlio per farti conoscere di persona da ciascuno, aiutaci a riconoscere in lui il Dio vivente, che agisce e si fa presente ancora oggi in mezzo alle vicende travagliate di questo nostro mondo,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, amico e maestro di ogni uomo, fa’ che amandoti con disponibilità e docilità riconosciamo che la vita vera viene da te e che dal tuo Vangelo impariamo ad essere veramente umani,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che non vinca in noi la rassegnazione e il senso di impotenza. Rendici operatori audaci della tua volontà che vince ogni forza del male,

Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, mostraci il tuo amore senza fine che ci rivela che Cristo è la salvezza di tutti gli uomini e le donne.

Insegnaci a proclamare con tutta la nostra vita il vangelo della vita che vince la morte, del bene che sconfigge il male

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore Gesù la Chiesa intera e il papa Leone che va incontro con mitezza a tutti coloro che ti cercano. Fa’ che i passi di chi cerca la pace siano sostenuti dalla sua testimonianza che incoraggia e guida verso di Te.

Noi ti preghiamo

XVIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 2 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 55, 1-3

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.  Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

 

Salmo 144 - Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 35. 37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Commento

Il profeta Isaia nel brano che abbiamo ascoltato poco fa ci presenta una situazione fuori dal comune: c’è gente che spende molto per comprare ciò che non serve a saziare e dissetare. Perché questa follia?

Se ci pensiamo bene, è la stessa frenesia consumista che spinge l’uomo e la donna moderna a spendere per comprarsi cose o per fare esperienze, per accrescere la propria influenza e area controllo, esercitata con un atteggiamento rapace di conquista.

Ma quanto dura questa felicità del consumo? La fame e sete di soddisfazione, di potere e  di benessere non riesce mai ad essere placata per quanto ci affanniamo a comprare e a consumare, proprio come dice il profeta Isaia.

Questo atteggiamento consumista e rapace non si manifesta solo nell’uso delle cose, ma è un modo di concepire i propri rapporti. Crediamo infatti che essere felici consista nel possedere persone e situazioni, per poterne ottenere la massima soddisfazione possibile. Ma poi, quando non ci danno più quello che desideriamo, siamo pronti a buttarli via come cose inutili, per rivolgerci ad altri. Infatti costa più fatica “aggiustare” un rapporto deteriorato, una situazione che ha preso una piega sbagliata, piuttosto che buttarlo via e cercarsene uno nuovo. Ed è quello che comunemente si fa, ad esempio nei rapporti familiari, o con gli amici.

Ma questo modo di vivere non ci permette di costruire qualcosa di duraturo e di solido, ma solo rapporti fragili ed effimeri, che provocano un senso di insoddisfazione e precarietà che degenera facilmente in depressione e mancanza di senso della vita.

Il profeta Isaia però annuncia che Dio offre senza alcuna spesa cibo succulento e bevande buone. Questo cibo è nientedimeno che una parola: “ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” È Dio stesso che si offre come la risposta vera a quella fame e sete di vita buona e di umanità vera che tanti cercano di soddisfare con ciò che non vale, e si fa conoscere dagli uomini come una Parola proclamata e, con Gesù, una Parola incarnata che rimane con noi per sempre.

All’uomo e alla donna consumista e rapace, Dio torna allora oggi a proporre la felicità vera, solida e duratura, che non passa e non si consuma che è contenuta in quella Parola che ci è ancora una volta annunciata e attraverso la quale possiamo incontrare Lui stesso. Essa propone un modello umano diverso che non consuma, non spreca, non conquista per sé.

Ma in un mondo dominato dall’economia, come il nostro, vale solo quello che si compra e ha un prezzo: cosa valgono le parole? Con le parole non ci si arricchisce, non si quotano in borsa né si accumulano in banca.

Quanto grande è invece il valore delle parole lo capivano invece molto bene le folle seguivano Gesù e si affollavano attorno a lui alla ricerca delle parole che salvano, che guariscono, che ridanno speranza e futuro, che liberano dalla schiavitù del consumo e della rapacità e rendono umani. Per loro quelle parole valgono più di tutto e affrontano disagi e sacrifici per ascoltarle. Sono il loro tesoro, e Gesù glielo dona abbondantemente  senza farsi pagare nulla. Il Vangelo non ci dice di cosa Gesù parlava alle folle, ma vediamo il loro atteggiamento: trovano quello di cui hanno profondo bisogno. Ce lo conferma il miracolo che Gesù compie: sfama tutta la folla moltiplicando il poco che avevano i discepoli e distribuendolo gratuitamente, come aveva appena fatto con le sue parole.

Davanti a questa scena i discepoli restano scettici. Anche loro sono vittime della mentalità calcolatrice della cultura basata sull’economia. Si fanno un po’ di conti: tante persone, tanto cibo, quanto denaro serve? Troppo per le loro possibilità! La loro risposta spontanea al bisogno manifestato dalla folla è istintivo: ciascuno pensi a se stesso: “congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Sì, la mentalità economica e calcolatrice fa ritenere che ciascuno debba cercare il proprio benessere e risolvere i propri problemi con le proprie forze.

Gesù, forse un po’ ingenuamente, prova a contraddire questa mentalità, e dice loro: “voi stessi date loro da mangiare”. Cioè: “vivete una logica diversa, fatevi carico voi stessi del bisogno degli altri, trovate la risposta nella Parola di Dio accolta e vissuta, cibo e bevanda che sfama e disseta”.

I discepoli hanno paura, perché pensano, molto banalmente, che se metteranno in comune con tanta gente il cibo che hanno per se stessi, loro resteranno senza. È quello che tutti pensiamo: se mi occupo degli altri come faccio poi a pensare a me? Se do del mio agli altri, cosa resta per me? C’è bisogno dell’insistenza di Gesù che li forza a distribuire il poco cibo che hanno per se stessi perché questo, miracolosamente, si moltiplichi e sfami tutti. È quello che accade ogni volta che ci fidiamo della Parola di Dio e la mettiamo in pratica: “voi stessi date loro da mangiare”. Date affetto, attenzione, parole, tempo, risorse, largamente e gratuitamente, e tutto questo verrà moltiplicato, basterà per loro e diventerà un tesoro anche per voi stessi. Gesù, in un altro momento, dirà: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,29). I discepoli non solo sfamano cinquemila persone, ma loro stessi si saziano e avanza molto cibo che non va sprecato. Cinque pani e due pesci non sarebbero bastati a sfamare nemmeno Gesù e i discepoli, ma condiviso e offerto diventa il centuplo e sazia tutti.

Fratelli e sorelle, non abbiamo paura ad essere controcorrente, perché la cultura consumista e rapace del mondo ci lascia sempre insoddisfatti e spaventati di non avere abbastanza per sé. Nutriamoci del cibo buono che è la Parola di Gesù che oggi ci è annunciata, doniamola e la vedremo moltiplicata. Risponderemo così al bisogno di tanti, ma anche sazieremo la nostra fame e sete di vita buona e di felicità.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù fa’ che non cerchiamo per la nostra vita ciò che non conta, ma a cercare la tua Parola, dono gratuito che ci offri con larghezza e sazia il nostro bisogno di vita eterna,

Noi ti preghiamo

  

O Dio che dai cibo e bevanda a chi ti ascolta e si fa tuo discepolo, liberaci dalla fame di amore e dalla sete di senso, sazia il nostro bisogno di una vita generosa e buona,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo o Signore Gesù i popoli che in questo tempo hanno fame e sete di pace: per la Terra santa, il Medio Oriente, l’Ucraina e tutti i luoghi in cui c’è guerra: dona a tutti pace e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Dio del cielo il grido di quanti sono oppressi dall’ingiustizia e dalla miseria, perché il loro desiderio di vita buona trovi nel tuo amore risposta e consolazione,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre del cielo a non trattenere per noi tutte le nostre risorse e talenti, perché donandole generosamente le riceviamo indietro moltiplicate per noi e per tanti che ne hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi e guida o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché indichi la strada del Vangelo con la semplicità e l’umanità del pastore buono che dà la vita per le sue pecore,

Noi ti preghiamo.