sabato 5 settembre 2026

XXIII domenica del tempo ordinario - anno A - 6 settembre 2026

 

 


Dal libro del profeta Ezechiele, 33, 1.7-9

 Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.

Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».

 

Salmo 94 – Alzati o Signore a giudicare la terra

Alzati o Dio, giudice della terra,
Rendi ai superbi quello che si meritano
Fino a quando, Signore, i malvagi
Trionferanno sopra i giusti?

 

Calpestano il tuo popolo, o Signore
Opprimono la tua eredità.
Ma il Signore è il mio baluardo,
roccia del mio rifugio è Dio.

Su di loro farà ricadere la loro malizia, +
Li annienterà per la loro perfidia,
li annienterà il Signore nostro Dio.

Dalla lettera di San paolo apostolo ai Romani, 13, 8-10

 Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

 

Alleluja, alleluia, alleluja

Il Signore ascolta ed esaudisce

I fratelli che si amano.

Alleluja, alleluia, alleluja

 

Dal Vangelo secondo Matteo, 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

  

Commento


Care sorelle e cari fratelli, tutti, compresi noi, pensiamo di sapere già cos’è l’amore. Ciascuno ha sperimentato momenti speciali nei quali ne sentivamo la presenza, in noi o in qualcun altro, e ne abbiamo gioito. L’amore infatti rende felici sia chi lo offre che chi lo riceve. In ogni epoca e in ogni ambiente si impongono idee di amore a volte molto diverse fra di loro, o contraddittorie, perché le si ricavano sulla base di valori e consuetudini umane. Noi cristiani però abbiamo il privilegio di poter fondare la nostra idea di amore su una base solida e duratura, quella dell’esempio dell’amore di Dio per noi. Spesso nella nostra cultura se ne fa qualcosa di evanescente, di sentimentale e d’incontrollabile: ora c’è, ora non più. Si dice: “va’ dove ti porta il cuore” proprio per significare che è un sentimento che viene da sé stesso, come una forza irrefrenabile e misteriosa, da assecondare così come ci si manifesta.

Eppure l’amore di Dio per noi non ha questo carattere evanescente e capriccioso, ma piuttosto si è manifestato con fedeltà e concretezza, poiché tutto ci è stato donato gratuitamente, senza nostro merito né diritto: la vita, il nutrimento, il sole, il creato, la famiglia, ecc…

Dio ci ha voluto bene “prima” e non come ricompensa dei nostri meriti, e, cosa ancora più importante, non smette di amarci anche se facciamo di tutto per non meritarcelo.

Noi pensiamo: se le cose non vanno bene vuol dire che l’amore non c’è più, come fosse una candela che si è consumata e non fa più luce. In realtà l’amore di Dio ci mostra che il vero amore è una lampada che arde con l’olio del proprio voler bene, e se la luce si spegne è perché io non l’ho alimentata, e non per fatalità.

Per questo Paolo parla ai Romani dell’amore come un debito verso gli altri “di un amore vicendevole”. Come faccio ad avere un debito anche con chi non conosco, con chi non mi ha mai voluto bene? Sì c’è un debito perché, noi l’amore l’abbiamo ricevuto da Dio fin dall’inizio, in modo abbondante e gratuito, e sta a noi ora restituirlo. Paolo continua: “qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: "Amerai il prossimo tuo come te stesso"”. Non dice “amerai il prossimo che ha amato te”, o “finché lui ama te”, o “dopo che lui ha amato te”. No, dice “ama il prossimo” e basta, perché sei in debito di amore e ogni occasione che ti è offerta è buona per restituire almeno un po’ del tanto che hai già ricevuto. E poiché è impossibile pareggiare l’amore di Dio, saremo in debito sempre!

Se non ci sentiamo debitori vuol dire che non riconosciamo di essere stati amati, irriconoscenti per tutto quello che abbiamo ricevuto.

Il vangelo di Matteo conclude il ragionamento affermando che l’amore di cui siamo debitori consiste principalmente nella nostra responsabilità perché i fratelli e le sorelle siano felici, nessuno escluso. Il fatto di essere stati tutti adottati da Dio come figli ci rende tutti responsabili gli uni degli altri, perfino se nemmeno ci conosciamo. Questo è il fondamento dell’amore cristiano. Esso infatti non è affidato ai miei stati d’animo né è una mia concessione, ma è una mia precisa responsabilità. Gesù infatti dice: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo, ecc..” Cioè il fatto che qualcuno agisca male contro di te è una domanda personale, sei cioè chiamato a condividerne il peso e sentire, di conseguenza, l’urgenza di scollarlo di dosso perché tu stesso ne sei appesantito. Non è, al contrario di quanto si pensa, un buon motivo per sentirsi liberi da ogni responsabilità. Se qualcuno è avvinto dai legacci del male, in tutte le sue forme, scatta la responsabilità di tutti i fratelli di sciogliere quei legacci e sostituirli con i legami dell’amore che liberano e salvano dal peccato e dall’oppressione del male. Dice infatti Gesù “tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” come aveva detto anche a Pietro.

Ci è dato dal Signore il potere di sciogliere e legare, cioè di liberare dal male e unire nell’amore, esercitiamolo! Abbiamo ascoltato dal profeta Ezechiele come il Signore considera colpevoli quelli che non esercitano tale potere e non fanno nulla perché gli uomini siano liberati dal male: “se tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.”  È il principio di responsabilità di cui parlavo prima.

Proprio quando ci sono più difficoltà è allora che c’è più bisogno di amore, proprio dove abbonda il peccato, la divisione, l’ingiustizia, lì c’è bisogno di voler più bene.

Sentiamoci responsabili dei fratelli, in debito di amore, di attenzione, di compassione, di perdono e misericordia, e saremo felici. Perché la felicità non è aver ragione, essere dalla parte giusta, con la coscienza a posto, ma è stare col Signore.

 

Preghiere 

 

O Dio, nostro Padre, tu che ci hai creato a tua immagine, fa’ che le nostre azioni e il nostro volto rispecchino sempre il tuo modo speciale di voler bene, senza limiti né ricerca di guadagno,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che hai scelto di percorrere con umiltà e pazienza la via del nostro cuore per insegnarci la volontà del Padre, fa’ che diamo ascolto alla tua Parola, come l’unica che insegna ciò che è buono per la vita nostra e del mondo,

Noi ti preghiamo

 

Signore, in questo tempo turbolento nel quale le guerre e le violenze vogliono cancellare i legami di fraternità che uniscono la famiglia dei tuoi figli, fa’ che la pace venga presto a plasmare i cuori e i volti di chi oggi odia e uccide,

Noi ti preghiamo

  

O Gesù, tu ci hai insegnato cosa vuol dire voler bene fino alla fine, senza compromessi né limitazioni. Fa’ che impariamo dal tuo esempio la misericordia e la tenerezza con le quali tu hai guardato a tutti quelli che incontravi,

Noi ti preghiamo

 

Senza il tuo aiuto, o Signore nostro Gesù Cristo, non possiamo fare nulla di buono. Aiutaci ad essere fedeli al tuo esempio, perché quello che hai insegnato lo hai vissuto tu per primo,

Noi ti preghiamo

  

Solleva, o Dio del cielo, l’indigente dalla polvere e innalza il misero dall’umiliazione e dal dolore. Proteggi chi ti invoca e salva chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Dona consolazione e guarigione a chi soffre,

Noi ti preghiamo.

sabato 29 agosto 2026

XXII domenica del tempo ordinario - Anno A - 30 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Geremia 20, 7-9

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 

 

Salmo 62 - Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco.
Ha sete di te l’anima mia, +
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 12, 1-2

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Il Padre illumini il nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo ascoltato i versetti del Vangelo che precedono immediatamente quelli di oggi. In essi abbiamo visto Gesù porre ai discepoli la domanda: “Voi chi dite che io sono?” Pietro risponde che egli è il Messia e il Figlio di Dio, e per questo Gesù lo aveva esaltato come l’unico che, fra tanti, aveva accolto i segni con i quali il Signore aveva voluto comunicare la sua identità.

Ma ecco che oggi vediamo che, immediatamente dopo, Pietro dimostra invece di essere ancora molto legato al modo di vedere di questo mondo.

È rivelata in lui la realtà contraddittoria e fragile della nostra fede umana, che è sempre messa alla prova, perché l’adesione alla prospettiva di Dio è sempre da ricercare e costruire, e non può mai essere data per scontata. Anzi, è proprio la convinzione di aver ormai capito chi è Dio e come egli vede le cose che provoca l’allontanamento da Lui, ed è forse proprio quello cha accadde a Pietro.

Gesù rivela ai suoi il futuro che l’attende, la necessità della sua passione e morte per giungere alla resurrezione finale. Egli cerca di far loro conoscere la prospettiva di Dio con la quale dobbiamo imparare a guardare la storia non valutando caso per caso gli eventi in se stessi, ma in una prospettiva lunga, direi rovesciata, cioè dando la priorità al traguardo finale che il Signore vuole raggiungere: la salvezza ad ogni costo di ogni persona.

In questo senso oggi l’apostolo Paolo ci dice qualcosa di significativo, e cioè che il culto che siamo chiamati a dedicare a Dio, cioè la nostra adesione personale al suo progetto che ha nella vittoria della vita sulla morte la meta finale, passa anche attraverso l’uso che ciascuno di noi fa della sua vita materiale, delle risorse che ha a disposizione della sua vita fisica: “vi esorto… a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.” Sembra una contraddizione di termini: come può il nostro culto spirituale dipendere dall’uso che facciamo del nostro corpo? Non sono due realtà distinte e a volte contradditorie? Non bisogna annullare l’uno per far emergere l’altra dimensione?

In realtà Paolo ci vuole far comprendere che lo spirituale e il materiale sono due dimensioni della vita dell’uomo che sono mescolate e dipendono l’una dall’altra. In fondo tutta l’esistenza di Gesù conferma questo principio: la sua attenzione alle condizioni materiali delle persone: alla malattia, alla fame, alla sete, ma anche la sua passione, morte e resurrezione si giocano sulla doppia dimensione del suo corpo, imprigionato, ferito, crocefisso e sepolto e infine tornato vivo, ma mantenendo i segni della sofferenza, e del suo amore senza fine per l’uomo. Che senso avrebbero le due dimensioni prese l’una senza l’altra? Un amore di Gesù puramente spirituale e astratto, proclamato a parole e insegnato come una dottrina, oppure una sofferenza fine a se stessa e conclusa definitivamente da una fine così ingloriosa.

Ecco che allora l’esortazione di Gesù di offrire ciascuno la propria vita, prendere la croce e di seguirlo assume il significato di imparare dal suo esempio un voler bene concreto e radicato nella realtà materiale. Imparare ad avere sentimenti che si incarnano in un modo di vivere che lascia trasparire un amore robusto e concreto, e proprio per questo, contraddicendo così radicalmente il modo normale di vivere, richiede scelte anche difficili. Ecco che così anche le rinunce e le privazioni, o la sofferenza assume un significato e un valore, se parlano del modo speciale e straordinario di voler bene di Gesù.

In questo senso non dobbiamo farci trattenere cadendo nell’errore nel quale anche Pietro cadde, e cioè nel guardare le vicende della vita con lo sguardo corto del successo o insuccesso immediato, della convenienza personale, dell’evitare di rimetterci e soffrire. In buona fede Pietro vuole che Gesù non subisca il male di cui parla, ma non si rende conto che questo renderebbe parziale e limitato l’amore di Gesù, il quale invece vuole riversarlo senza limiti sugli uomini, senza timore di rimetterci nel compiere una scelta così definitiva e totale. È quest’ultima infatti, afferma Gesù, che può mettere ciascuno di noi nella prospettiva di Dio della vittoria definitiva della vita sulla morte, del bene sul male.

 

Preghiere 

 

O Dio, nostro Padre, fa’ che seguiamo sempre la via che tu ci indichi. Rendici docili agli insegnamenti del Vangelo e pronti a seguire l’esempio del tuo Figlio Gesù,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che hai scelto di percorrere con umiltà e pazienza la via del nostro cuore per insegnarci la volontà del Padre, fa’ che diamo ascolto alla tua Parola, come l’unica che insegna ciò che è buono per vita nostra e del mondo,

Noi ti preghiamo

 

Signore, aiutaci a non vedere la vita con lo sguardo corto dell’interesse egoistico, ma ad assumere la prospettiva di Gesù e vivere la concretezza di un amore che offre tutto se stesso,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, tu ci hai indicato nella croce la via per salvarci. Sostienici nella fatica di abbandonare i falsi modelli di felicità. Fa’ che non rinunciamo a vincere il male con la forza irresistibile del bene,

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Dio del cielo, manda la pace nelle terre in cui infuriano guerra e violenza: in Ucraina, in Medio Oriente e ovunque la guerra e la violenza mietono vittime. Apri per ogni popolo l’orizzonte di un futuro di pace,

Noi ti preghiamo

  

Solleva, o Dio del cielo, l’indigente dalla polvere e innalza il misero dall’umiliazione e dal dolore. Proteggi chi ti invoca e salva chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Dona consolazione e guarigione a chi soffre,

Noi ti preghiamo.

sabato 22 agosto 2026

XXI domenica del tempo ordinario - Anno A - 22 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 22, 19-23

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

 

Salmo 137 - Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Commento

Gesù si trova, come spesso vediamo nel Vangelo, in viaggio con i discepoli e incontra tanta gente. Le pagine che precedono il brano appena ascoltato ci riportano le reazioni molto diverse da parte di coloro che incontravano Gesù. C’è chi si affida a lui con fiducia e gli chiede la guarigione; c’è l’atteggiamento di provocazione e sfida dei sadducei e dei farisei che vogliono giudicarlo; c’è l’indifferenza di tanti che gli passano accanto e non si lasciano turbare; c’è curiosità di chi è attratto dal sensazionale; ecc…

La Liturgia oggi ci fa soffermare proprio sull’interrogativo che Gesù pone ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Si legge in essa la preoccupazione di non essere compreso, e che non venga capita la missione e il vangelo che è venuto a portare. Anche noi non possiamo accontentarci di avere una vaga idea, frutto magari di nozioni apprese da bambini o del pensiero comune. Gesù non lo si può nemmeno confondere con un messaggio, per quanto alto e nobile, come altri grandi personaggi storici.

In effetti la risposta dei dodici conferma la preoccupazione di Gesù: «Alcuni dicono [che sei] Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti», cioè ciascuno lo prende per qualcun’altro, qualcuno di già conosciuto, che fa parte del passato, un po’ scontato.

Non è spesso anche la nostra risposta? «Che bisogno c’è di chiedersi chi è il Signore, è sempre il solito Gesù, quello di ieri, quello di sempre!»

Ma ecco che Gesù lancia un altro interrogativo inatteso: «Ma voi, chi dite che io sia?» Sì, per Gesù c’è bisogno di una risposta personale di ciascuno: “Chi sono per te?”.

Di tutti i dodici solo Pietro arrischia una risposta. In questo silenzio leggiamo tutta la nostra difficoltà a sentirci interpellati personalmente da Gesù che produce un’adesione anonima, di gruppo, ideale. Tante volte anche la nostra risposta alle provocazioni di Gesù è il silenzio e lo stupore per domande che ci sembrano inutili.

Gesù accoglie con gioia la risposta di Pietro innanzitutto perché lui si è sentito interpellato personalmente, non si tira indietro e arrischia una risposta. Quella dell’apostolo non è la definizione giusta perché frutto della sua intelligenza o della sua perfezione morale, ma perché nasce dalla sapienza antica della Scrittura che gli permette di leggere il suo oggi con gli occhi di Dio e di riconoscere la sua presenza e il suo agire in Gesù che lo ha scelto, amato, accompagnato: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.”

Quella di Pietro è un’intuizione affettiva di chi riconosce tutto il suo bisogno di essere salvato da Gesù che vuole entrare con prepotenza nella sua vita tutta intera.

La risposta di Pietro stringe fra lui e Gesù un legame ancora più forte. Diviene assunzione di responsabilità nei confronti di lui, di sé e del mondo: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” Infatti Gesù non riconosce a Pietro per la sua risposta privilegi o ruoli prestigiosi, una sorta di “rapporto preferenziale” con Dio, ma una ancora maggiore responsabilità davanti al mondo intero.

Sì, solo se riconosciamo che dal Signore viene la nostra salvezza e non dalla forza o dalla fortuna o dalle vicende della vita, si diventa forti abbastanza da “sciogliere e legare”, cioè da determinare, i destini della storia, delle storie degli uomini.

Davanti alla situazione complessa del mondo attuale a volte noi ci sentiamo impotenti e inutili, ma oggi Gesù viene a dirci che c’è un potere grande in chi riconosce in lui il vero salvatore e può realizzare nella propria vita i segni straordinari della sua signoria, se noi accettiamo che la eserciti sulla nostra vita.

 

Preghiere

 

O Signore Gesù, ti ringraziamo perché continui a porci la domanda, in ogni tempo della nostra vita, su chi sei per noi e come possiamo riconoscerti nostro salvatore. Fa’ che continuiamo sempre a risponderti con le stesse parole di Pietro,

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo che hai mandato il tuo Figlio per farti conoscere di persona da ciascuno, aiutaci a riconoscere in lui il Dio vivente, che agisce e si fa presente ancora oggi in mezzo alle vicende travagliate di questo nostro mondo,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, amico e maestro di ogni uomo, fa’ che amandoti con disponibilità e docilità riconosciamo che la vita vera viene da te e che dal tuo Vangelo impariamo ad essere veramente umani,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che non vinca in noi la rassegnazione e il senso di impotenza. Rendici operatori audaci della tua volontà che vince ogni forza del male,

Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, mostraci il tuo amore senza fine che ci rivela che Cristo è la salvezza di tutti gli uomini e le donne.

Insegnaci a proclamare con tutta la nostra vita il vangelo della vita che vince la morte, del bene che sconfigge il male

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore Gesù la Chiesa intera e il papa Leone che va incontro con mitezza a tutti coloro che ti cercano. Fa’ che i passi di chi cerca la pace siano sostenuti dalla sua testimonianza che incoraggia e guida verso di Te.

Noi ti preghiamo

XVIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 2 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 55, 1-3

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.  Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

 

Salmo 144 - Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 35. 37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Commento

Il profeta Isaia nel brano che abbiamo ascoltato poco fa ci presenta una situazione fuori dal comune: c’è gente che spende molto per comprare ciò che non serve a saziare e dissetare. Perché questa follia?

Se ci pensiamo bene, è la stessa frenesia consumista che spinge l’uomo e la donna moderna a spendere per comprarsi cose o per fare esperienze, per accrescere la propria influenza e area controllo, esercitata con un atteggiamento rapace di conquista.

Ma quanto dura questa felicità del consumo? La fame e sete di soddisfazione, di potere e  di benessere non riesce mai ad essere placata per quanto ci affanniamo a comprare e a consumare, proprio come dice il profeta Isaia.

Questo atteggiamento consumista e rapace non si manifesta solo nell’uso delle cose, ma è un modo di concepire i propri rapporti. Crediamo infatti che essere felici consista nel possedere persone e situazioni, per poterne ottenere la massima soddisfazione possibile. Ma poi, quando non ci danno più quello che desideriamo, siamo pronti a buttarli via come cose inutili, per rivolgerci ad altri. Infatti costa più fatica “aggiustare” un rapporto deteriorato, una situazione che ha preso una piega sbagliata, piuttosto che buttarlo via e cercarsene uno nuovo. Ed è quello che comunemente si fa, ad esempio nei rapporti familiari, o con gli amici.

Ma questo modo di vivere non ci permette di costruire qualcosa di duraturo e di solido, ma solo rapporti fragili ed effimeri, che provocano un senso di insoddisfazione e precarietà che degenera facilmente in depressione e mancanza di senso della vita.

Il profeta Isaia però annuncia che Dio offre senza alcuna spesa cibo succulento e bevande buone. Questo cibo è nientedimeno che una parola: “ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” È Dio stesso che si offre come la risposta vera a quella fame e sete di vita buona e di umanità vera che tanti cercano di soddisfare con ciò che non vale, e si fa conoscere dagli uomini come una Parola proclamata e, con Gesù, una Parola incarnata che rimane con noi per sempre.

All’uomo e alla donna consumista e rapace, Dio torna allora oggi a proporre la felicità vera, solida e duratura, che non passa e non si consuma che è contenuta in quella Parola che ci è ancora una volta annunciata e attraverso la quale possiamo incontrare Lui stesso. Essa propone un modello umano diverso che non consuma, non spreca, non conquista per sé.

Ma in un mondo dominato dall’economia, come il nostro, vale solo quello che si compra e ha un prezzo: cosa valgono le parole? Con le parole non ci si arricchisce, non si quotano in borsa né si accumulano in banca.

Quanto grande è invece il valore delle parole lo capivano invece molto bene le folle seguivano Gesù e si affollavano attorno a lui alla ricerca delle parole che salvano, che guariscono, che ridanno speranza e futuro, che liberano dalla schiavitù del consumo e della rapacità e rendono umani. Per loro quelle parole valgono più di tutto e affrontano disagi e sacrifici per ascoltarle. Sono il loro tesoro, e Gesù glielo dona abbondantemente  senza farsi pagare nulla. Il Vangelo non ci dice di cosa Gesù parlava alle folle, ma vediamo il loro atteggiamento: trovano quello di cui hanno profondo bisogno. Ce lo conferma il miracolo che Gesù compie: sfama tutta la folla moltiplicando il poco che avevano i discepoli e distribuendolo gratuitamente, come aveva appena fatto con le sue parole.

Davanti a questa scena i discepoli restano scettici. Anche loro sono vittime della mentalità calcolatrice della cultura basata sull’economia. Si fanno un po’ di conti: tante persone, tanto cibo, quanto denaro serve? Troppo per le loro possibilità! La loro risposta spontanea al bisogno manifestato dalla folla è istintivo: ciascuno pensi a se stesso: “congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Sì, la mentalità economica e calcolatrice fa ritenere che ciascuno debba cercare il proprio benessere e risolvere i propri problemi con le proprie forze.

Gesù, forse un po’ ingenuamente, prova a contraddire questa mentalità, e dice loro: “voi stessi date loro da mangiare”. Cioè: “vivete una logica diversa, fatevi carico voi stessi del bisogno degli altri, trovate la risposta nella Parola di Dio accolta e vissuta, cibo e bevanda che sfama e disseta”.

I discepoli hanno paura, perché pensano, molto banalmente, che se metteranno in comune con tanta gente il cibo che hanno per se stessi, loro resteranno senza. È quello che tutti pensiamo: se mi occupo degli altri come faccio poi a pensare a me? Se do del mio agli altri, cosa resta per me? C’è bisogno dell’insistenza di Gesù che li forza a distribuire il poco cibo che hanno per se stessi perché questo, miracolosamente, si moltiplichi e sfami tutti. È quello che accade ogni volta che ci fidiamo della Parola di Dio e la mettiamo in pratica: “voi stessi date loro da mangiare”. Date affetto, attenzione, parole, tempo, risorse, largamente e gratuitamente, e tutto questo verrà moltiplicato, basterà per loro e diventerà un tesoro anche per voi stessi. Gesù, in un altro momento, dirà: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,29). I discepoli non solo sfamano cinquemila persone, ma loro stessi si saziano e avanza molto cibo che non va sprecato. Cinque pani e due pesci non sarebbero bastati a sfamare nemmeno Gesù e i discepoli, ma condiviso e offerto diventa il centuplo e sazia tutti.

Fratelli e sorelle, non abbiamo paura ad essere controcorrente, perché la cultura consumista e rapace del mondo ci lascia sempre insoddisfatti e spaventati di non avere abbastanza per sé. Nutriamoci del cibo buono che è la Parola di Gesù che oggi ci è annunciata, doniamola e la vedremo moltiplicata. Risponderemo così al bisogno di tanti, ma anche sazieremo la nostra fame e sete di vita buona e di felicità.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù fa’ che non cerchiamo per la nostra vita ciò che non conta, ma a cercare la tua Parola, dono gratuito che ci offri con larghezza e sazia il nostro bisogno di vita eterna,

Noi ti preghiamo

  

O Dio che dai cibo e bevanda a chi ti ascolta e si fa tuo discepolo, liberaci dalla fame di amore e dalla sete di senso, sazia il nostro bisogno di una vita generosa e buona,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo o Signore Gesù i popoli che in questo tempo hanno fame e sete di pace: per la Terra santa, il Medio Oriente, l’Ucraina e tutti i luoghi in cui c’è guerra: dona a tutti pace e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Dio del cielo il grido di quanti sono oppressi dall’ingiustizia e dalla miseria, perché il loro desiderio di vita buona trovi nel tuo amore risposta e consolazione,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre del cielo a non trattenere per noi tutte le nostre risorse e talenti, perché donandole generosamente le riceviamo indietro moltiplicate per noi e per tanti che ne hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi e guida o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché indichi la strada del Vangelo con la semplicità e l’umanità del pastore buono che dà la vita per le sue pecore,

Noi ti preghiamo.

XX domenica del tempo ordinario - Anno A - 16 agosto 2026

 



Liturgia nel campo di Pournara , Cipro

 

Dal libro del profeta Isaia 56, 1.6-7

Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

 

Salmo 66 - Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1, 13-15.29-32

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù predicava la buona novella del Regno
e curava ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 15, 21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Paolo nel brano che abbiamo ascoltato della lettera scritta ai Romani si presenta come “apostolo delle genti”. Questo titolo che si dà da solo per un ebreo doveva suscitare scandalo. Che senso aveva definirsi “apostolo”, cioè “inviato da Dio”, a coloro che non sono credenti e non fanno parte del popolo che Dio stesso aveva scelto, cioè Israele? Cioè per gli ebrei Dio era solo per pochi, aveva interesse solo per chi si meritava la sua attenzione ed era perfetto ai suoi occhi.

Paolo però invece inverte questa prospettiva: Dio è per tutti, perché ama tutti come suoi figli, e per questo Paolo si prende l’incarico di dirlo a tutti, di predicare a tutti i popoli la buona notizia che Dio è un padre buono di tutti ed è disposto a dare la sua vita per salvare ciascuno di noi.

Abbiamo ascoltato un episodio della vita di Gesù nel quale emerge con chiarezza l’atteggiamento del Signore verso quelli che  non erano giudei. Trovandosi in una zona abitata da pagani Gesù viene fermato da una donna che chiede una guarigione gridando forte. I discepoli vorrebbero che Gesù assecondasse quella richiesta, perché la sua insistenza è fastidiosa e imbarazzante. Il Signore risponde loro che il miracolo non è frutto del clamore o dell’insistenza di chi lo chiede urlando, ma avviene solo in chi ha fede in Dio che opera miracoli.

Ed ecco che allora quella donna mostra a Gesù la sua fede, chiedendo la guarigione della figlia non in nome dei suoi meriti o diritti, ma con umiltà, facendosi piccola davanti a lui perché si fida di lui. La donna addirittura si paragona ad un cagnolino che si accontenta delle briciole di attenzione di Dio, cadute dalla tavola che lui ha imbandito per i suoi figli. Non chiede un invito speciale, non pretende di sedersi a tavola, ma resta umilmente ma tenacemente ai piedi di Gesù, in attesa che una briciola della sua attenzione sfami il bisogno di guarigione di sua figlia.

Gesù giudica questa umiltà un segno di fede grande.

A tutti noi capita di chiedere aiuto a Dio nei momenti di grande difficoltà e siamo dispiaciuti se non vediamo subito il risultato della nostra preghiera. Ma Dio conosce chi siamo, sa di cosa abbiamo bisogno e non ci lascia senza risposte. Il primo dono che Dio ci offre, sempre, è la speranza che con il suo aiuto la nostra vita sarà benedetta e salvata. Dobbiamo però avere l’umiltà di accogliere il dono della speranza, ed attendere con fiducia le risposte di Dio quando e come lui ce le vuole dare, e non come noi ci aspettiamo. Lui infatti sa meglio di noi quando e come è meglio per noi.

Ieri abbiamo festeggiato l’Assunzione di Maria al cielo. Lei era una donna umile e semplice e proprio per questo ha ricevuto il grande onore di diventare la madre di Dio. Lei ha saputo accogliere la volontà di Dio di divenire madre di Gesù ancora prima di essere sposata con Giuseppe, perché capì che questa volontà portava la salvezza a lei e a tutta l’umanità.

Dio rompe e i giudizi su cosa conta e chi è importante: quello che per noi è essenziale per Dio vale poco e quello che noi disprezziamo per lui è essenziale.

Impariamo da Maria ad avere fiducia in lui e a riconoscere cosa è veramente importante. Lei lo ha seguito, lo ha ascoltato, ha pianto per lui sotto la croce. Se noi seguiamo il suo esempio anche noi sapremo mostrare a tutti che Gesù è il nostro salvatore e l’amico più grande che possiamo avere.


Preghiere 

 

O Signore Gesù, aiutaci ad accettare con fede semplice e cuore umile l’ordine del mondo secondo il piano del tuo Regno, così diverso da quello degli uomini. Fa’ che collaboriamo con generosità e disponibilità alla sua realizzazione,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, dona la pace ai popoli colpiti dalla guerra e dalla violenza. Converti il cuore di chi oggi colpisce il fratello con mano violenta, perché cessino ovunque le morti e le distruzioni,

Noi ti preghiamo

  

Solleva dalla sofferenza, o Signore, il popolo degli umiliati e degli oppressi, dei poveri e dei rifiutati. Suscita sentimenti di solidarietà e compassione perché a tutti sia data la possibilità di vivere un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti coloro che non ti conoscono e non hanno mai udito il Vangelo. Fa’ che li raggiunga presto l’annuncio che tu ci ami come figli e prometti di camminare al fianco di ciascuno per guidarci verso la vera felicità,

Noi ti preghiamo

  

Guida, o Signore, i passi di papa Leone. Fa’ che le sue parole e il suo esempio suscitino in tanti il desiderio di costruire la pace e di amare te, i fratelli e le sorelle con un’amicizia sincera e appassionata,

Noi ti preghiamo.

 

XIX domenica del tempo ordinario - anno A - 9 agosto 2026

 


Liturgia al campo di Pournara - Cipro

 

Dal primo libro dei Re 19,9a.11-13

In quei giorni, Elia, essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani. 9, 1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Io spero, Signore. Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 14, 22-33

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura oggi, in modi diversi, ci parla della preghiera. La preghiera è qualcosa di essenziale per la vita di fede e per.iIl nostro rapporto con Dio.

Gesù ci mostra il suo bisogno di incontrare il Padre nella preghiera. Lo abbiamo ascoltato: dopo aver vissuto una lunga giornata intensa con le folle, dopo aver parlato lungamento con loro, sale su un monte a pregare.

Anche quando la vita è piena di cose da fare, o quando il nostro cuore è triste, confuso, impaurito, non dobbiamo mai tralasciare di parlare con il Padre, nell’intimità di un tempo dedicato solo alla preghiera con lui.

Non è difficile, perché nella preghiera il primo passo lo fa sempre Dio. Abbiamo sentito come il profeta Elia sente Dio che si rivolge a lui e lo invita a fermarsi con lui. Elia non se lo aspettava, e faceva fatica a capire da dove veniva la voce di Dio. Non veniva dal vento forte, o dal terremoto o dal fuoco, ma invece era un vento fresco e leggero. Cioè Dio ci viene sempre incontro con tenerezza e semplicità, vuole consolare i nostri dolori e darci coraggio. Vuole dirci che c’è sempre un futuro da guardare con speranza. Non usa segni straordinari di forza o di potenza, ma la carezza del Padre che conosce e ama suo figlio. Dobbiamo essere pronti a riconoscere questa carezza, e questo è possibile solo se ci fermiamo spesso con lui.

Ma noi come possiamo rispondere alla carezza di Dio? Il brano del Vangelo ci suggerisce alcune indicazioni.

I discepoli sono in barca in mezzo al mare, Gesù è sul monte a pregare, ma non li lascia soli. Il mare si agita e il vento diventa forte. Quante volte anche nella nostra vita abbiamo dovuto affrontare viaggi pericolosi, verso un futuro incerto, e le onde ci hanno spinto dove non volevamo o non sapevamo di andare. Anche per gli apostoli è un momento difficile: Gesù a loro sembra lontano, indifferente alla loro paura.

Gesù però va loro incontro e supera perfino la tempesta camminando sopra le onde agitate del mare. Non c’è ostacolo o momento difficile che possa allontanare Gesù dai suoi amici che hanno bisogno di lui.

I discepoli di Gesù gridano, si agitano, credono che Gesù li abbia abbandonati. Ma per Dio anche il grido o il rimprovero sono una preghiera che lui ascolta sempre e dice agli apostoli: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” La risposta di Gesù è sempre un invito a sperare in lui, ad affidarsi al suo aiuto.

Pietro quando lo vede è così felice che vuole corrergli incontro nonostante le onde agitate, e Gesù anche è felice di questo desiderio del suo amico. Ma Pietro pensa che per andare incontro a Gesù, nei momenti difficili, bisogna essere forti e spavaldi, coraggiosi come un cavaliere senza paura. Ma questo non lo aiuta, anzi affonda ancora di più nelle acque agitate.

Gesù lo solleva afferrando il suo braccio e gli dice che cosa serve per arrivare vicino a lui, cioè la fiducia in lui: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Sì, perché chi pensa di essere forte e coraggioso, intelligente e furbo, audace e spavaldo non pensa di avere bisogno dell’aiuto di Dio. Ma chi invece ha fiducia in lui più che nelle proprie capacità si lascia afferrare da lui e va dove lui lo guida, segue docilmente la sua volontà.

Solo questa fiducia in lui ci dona la pace nel cuore, infatti appena Gesù arriva sulla loro barca la tempesta finisce.

Cari fratelli e care sorelle, in questi giorni a Cipro il Signore Gesù ci ha fatto incontrare, in un luogo e in un tempo della nostra vita che non sapevamo. Il nostro incontro è stata la carezza di Dio che ha voluto che ognuno di noi mettesse i propri occhi e il proprio cuore negli occhi e nel cuore del vicino. Sì, perché quando Gesù sale sulla nostra barca i suoi discepoli scoprono di essere tutti fratelli e sorelle. Questa è la Comunità di Sant’Egidio, attraversa le tempeste e le onde, momenti facili e momenti difficili, sempre però seguendo la volontà di Dio e riconoscendo che ci è vicino e ci vuole bene. Accanto a lui potremo camminare sulle acque agitate del nostro cuore e della storia del mondo senza affondare perché il suo braccio ci sostiene, ci guida e ci rende fratelli e sorelle di tutti. 

 

Preghiere

 

O Signore Gesù vieni incontro a noi nei momenti difficili, perché rassicurati dalla tua presenza possiamo venirti incontro. Donaci la fede necessaria per vincere la paura e affidare a te la nostra vita,

Noi ti preghiamo

  

O Dio, il mondo è sconvolto da innumerevoli tempeste e le onde di violenza e di povertà sembrano travolgere popoli interi. Vieni presto a salvare chi oggi rischia di essere travolto dalla guerra e dalla miseria,

Noi ti preghiamo

 


Salva o Dio di misericordia i tanti che affrontano viaggi difficili, in mare, a piedi e attraversano confini e terre ostili per trovare una terra sicura. Salva chi è in cammino, proteggi la vita di chi è debole e fa che tutti trovino salvezza dal pericolo,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore Gesù che non ti lasciamo mai, perché da soli siamo deboli e in balia delle onde incerte della vita. Aiutaci a restare sempre con te e a riconoscerti pronto ad aiutarci.

Noi ti preghiamo

 

Ti supplichiamo o Padre di eterna bontà, manda il tuo Spirito a scaldare i cuori e a suscitare in ciascuno di noi sentimenti di misericordia e perdono. Fa’ che riconoscendo il nostro peccato diveniamo più indulgenti con quello dei nostri fratelli.

Noi ti preghiamo

  

Guida e accompagna o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché annunci e testimoni il Vangelo a tutti i popoli indicando la via della pace e della fraternità come l’unica che porta alla felicità di tutti.

Noi ti preghiamo.