mercoledì 18 febbraio 2026

Mercoledì delle Ceneri - 18 febbraio 2026

 

 


 

Preghiera della Quaresima

Questo è il tempo del ritorno. Ritornate a me con tutto il cuore,

laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate a me con tutto il cuore.

Torna il figlio a casa del Padre: Padre, ho peccato contro di te,

non son più degno di essere tuo figlio. Trova il figlio un Padre misericordioso.

Questo è il tempo del ritorno. Egli è misericordioso e benigno,

tardo all’ira e ricco di bontà. Si muove a compassione per voi.

Piange la donna sui piedi di Gesù, li asciuga con i suoi capelli,

le sono perdonati i suoi peccati, perché essa ha molto amato.

Non ricordate più le cose passate, non pensate più a quelle antiche.

Io non mi ricordo dei tuoi peccati, va’ in pace e più non peccare.

 

Dal libro del profeta Gioele 2,12-18

Or dunque - oracolo del Signore -, ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti,

ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso,

lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male».

Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion,

proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra.

Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne,

chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti;

esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:

«Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio

e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli:

«Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra

e si muove a compassione del suo popolo.

 

Salmo 50 – Donami o Dio la gioia della tua salvezza

O Dio non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

 

Insegnerò ai ribelli le tue vie

e i peccatori a te ritorneranno.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:

la mia lingua esalterà la tua giustizia.

 

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode.

Tu non gradisci il sacrificio;

se offro olocausti, tu non li accetti.

 

Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;

un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Nella tua bontà fa' grazia a Sion,

ricostruisci le mura di Gerusalemme.

 

Alleluja, alleluja, alleluja

Questo è il Vangelo dei poveri,

la libertà degli oppressi

Alleluja, alleluja, alleluja

 

Dal Vangelo secondo Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo Gesù disse alla folla: State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, siamo qui riuniti per celebrare l’inizio del tempo di Quaresima che ci prepara alla Pasqua. Oggi è un giorno che è come una porta che si apre e che ci chiede di varcarla. Non è scontato farlo, per questo la Chiesa ci suggerisce saggiamente di riunirci per farlo assieme, sostenendoci cioè l’uno con l’altro.

Dalla porta del mercoledì delle ceneri infatti non si entra da soli, ma dentro un popolo. Oggi siamo invitati a entrare a far parte del popolo dell’Esodo che attraversò il deserto per il lungo tempo di 40 anni per giungere alla gioia della terra della libertà, della pace e della prosperità.

Il tempo di Quaresima che oggi si apre sono giorni benedetti perché ci aiutano a prepararci con cura per giungere anche noi nella terra della nostra libertà e pace, cioè all’incontro con il Signore della passione e con il Risorto.

Queste due realtà, come sappiamo bene, sono inseparabili: non c’è speranza nella vittoria della vita se non attraversando il dolore che schiaccia tanti nel mondo. L’illusione di una felicità che nasca dalla spensieratezza e dalla fuga dalle realtà di sofferenza produce infatti quel malessere così diffuso nel mondo di oggi, venato di tristezza, di vittimismo, di insoddisfazione che rendono amara la vita senza dare uno sbocco possibile di felicità.

È quell’infelicità apparentemente senza un motivo concreto che caratterizza tante esistenze che si accontentano di una vita spenta, in penombra, che ha paura di attraversare il buio della sofferenza degli uomini per giungere alla luce piena della resurrezione.

Ma come si può attraversare il dolore per poter giungere alla gioia della resurrezione?

Il vangelo che abbiamo ascoltato ci propone un cammino concreto: condividere il dolore del mondo facendoci prossimi, pronti a soccorrere quanti quel dolore lo portano quotidianamente sulle spalle. È il dolore dei popoli della miseria e delle guerre, ma anche quello che poveri che incontriamo per strada o che vivono più o meno invisibili nelle pieghe nascoste della nostra città; è il dolore di troppe persone tristi e rassegnate, che non conoscono la gioia di essere discepoli del Vangelo e di viverlo con letizia.

Gesù parlando alla folla indica tre gesti per percorrere questo cammino concreto: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno.

Sono le armi del discepolo che ci rendono forti davanti ai violenti e ai prepotenti che nel mondo di oggi si sentono liberi di proporre e di fare il male a danno di chi è più debole. E sempre più questa logica di prepotenza diventa normale e giustificata, quasi fosse una prassi “naturale” per non soccombere nella lotta della vita.

Ma noi cristiani, discepoli del Maestro pacifico, mite e umile di cuore, non possiamo seguire il mondo sulla strada della prepotenza ma seguiamo il Signore con la forza delle sue armi che sconfiggono il male e depotenziano i prepotenti: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno.

Sì, digiuniamo dall’orgoglio e dal senso di superiorità, dai giudizi sprezzanti, da tutto quello che ci allontana dai fratelle e dalle sorelle e che pone barriere all’incontro fraterno.

Preghiamo il Signore che ci sostenga e ci mostri ogni giorno i modi concreti con i quali voler bene a chi ha bisogno, aiutare, sostenere, infondere speranza e fiducia in Lui, essere prossimi di ciascuno. Chiediamo a lui con la nostra preghiera le parole e le azioni di solidarietà con i quali combattere il male e far vincere il bene, perché il bene può e deve vincere! Non accontentiamoci di una tregua di compromesso, il bene può e deve vincere.

Il buio ci fa paura, la sofferenza ci spinge indietro, il male ci rende timidi, ma il Signore non ci lascia inermi e indifesi, ci dona le sue armi, quelle che lui stesso ha usato come uomo mite e umile di cuore: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno. Siano queste le armi che in questa Quaresima ci permettono di attraversare il deserto di questo mondo, combattendo la buona battaglia contro le tentazioni del male per giungere alla vittoria sulla morte del Signore risorto.


 

Preghiere 

 

O Signore, amico degli uomini, ti ringraziamo per il dono della Quaresima. Fa’ che sappiamo viverla come un tempo santo di conversione e sequela di te che sei mite e umile di cuore.

Noi ti preghiamo

  

Accoglici o Dio, Padre buono, pentiti del nostro peccato, lava le nostre colpe, perché possiamo ascoltare con cuore limpido l’annuncio del tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo


O Dio, benedici il mondo con il dono della pace, guarisci le ferite che odio e violenza provocano nel corpo e nello spirito di uomini e donne vittime delle guerre, riconcilia i cuori nella fraternità dei tuoi figli ovunque dispersi nel mondo,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che in questo tempo di Quaresima ci rivestiamo delle armi della preghiera, del digiuno e delle azioni di giustizia, perché combattiamo accanto a te la buona battaglia del bene,

Noi ti preghiamo


 Benedici, proteggi e guida o Signore il nostro papa Leone, perché sia per tutti una guida sulle vie della pace e un pastore buono del tuo gregge,

Noi ti preghiamo

  

Salva o Dio il tuo popolo impegnato in questo tempo nell’esodo dal deserto della prepotenza e della violenza verso la terra promessa della pace e della fraternità. Guidaci con la tua misericordia senza fine,

Noi ti preghiamo

sabato 14 febbraio 2026

Festa di San Valentino - 14 febbraio 2026

 


Dal libro del Levitico 13,1-2.45-46

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: "Impuro! Impuro!". Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento».

 

Salmo 31 - La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia.
Beato l'uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10,31 - 11,1

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi,
Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, le letture di questa domenica in cui celebriamo la festa di San Valentino ci offrono l’occasione per soffermarci su un tema su quale raramente ci soffermiamo, la malattia. Valentino infatti è ricordato ancor prima che per essere il protettore dei fidanzati come un taumaturgo che guarì molti infermi con la forza della sua preghiera di intercessione. In fondo guarire le malattie e suscitare amore sono due cose profondamente legate.

Talora il tema della malattia ci viene proposto dai casi di persone costrette a una vita ridotta alle minime funzioni vitali. In questi casi emerge spesso la posizione di coloro che vorrebbero porre fine alla vita indebolita dalla malattia e resa, così si dice, “inutile” e “insopportabile”, attraverso l’eutanasia, come l’unica soluzione alla malattia grave.

I brani della Scrittura di oggi esprimono molto bene come la malattia non sia solo dolore fisico e psicologico, ma porta con sé anche isolamento e solitudine profonda, che aggravano, fino a renderla insopportabile, la condizione del malato. Abbiamo ascoltato dal libro del Levitico come nell’antico Israele chi si ammalava di lebbra era costretto a vivere fuori dai centri abitati e a gridare “Impuro! Impuro” per far allontanare chiunque si avvicinasse. Alla durezza della malattia si aggiungeva così l’abbandono di tutti. Se nel caso di Israele tali misure si spiegano per l’arretratezza della medicina, purtroppo ancora oggi spesso si verifica lo stesso, pur non essendoci più motivo di pericolo. Rimane infatti l’idea che chi è malato sia portatore di una tristezza contagiosa, vada evitato come qualcuno la cui compagnia impedisce la gioia.

Ma questa fuga da chi è malato è una fuga da una dimensione costitutiva dell’uomo: la nostra debolezza. Il rifiuto di essa ci illude di poter godere di un benessere senza fine, ma in realtà ci fa rifiutare qualcosa di fondamentale. Anzi, il Vangelo ci viene a dire che proprio la debolezza della natura umana, che si esprime anche nella malattia, se accettata senza paura ci fa imparare a riporre la nostra fiducia non in sé stessi, ma innanzitutto in Dio e nei fratelli. Sì, l’uomo che rifiuta la propria debolezza rifiuta anche il bisogno dell’altro, la dipendenza da esso, la necessità di voler bene a qualcuno e di essere amato. Chi nega la propria fragilità e ne fugge ogni espressione, come la malattia, nega di aver bisogno dell’altro, cioè il fondamento di ogni vera amicizia e rapporto di amore. Infatti una sbagliata idea di amore sostituisce al sentimento di bisogno dell’altro il desiderio di possesso, che apparentemente gli assomiglia ma è in realtà l’opposto, e i risultati di tale sostituzione sono sotto gli occhi di tutto: violenza fino, a volte, alla morte. Se infatti il bisogno dell’altro ci fa desiderare il suo bene sopra tutto, il desiderio di possesso cerca solo la soddisfazione del proprio ego attraverso il dominio sull’altro.

Ecco che dunque, paradossalmente, fuggendo dal nostro bisogno dell’altro, in realtà fuggiamo dalla possibilità di voler genuinamente bene e di essere di conseguenza felici.

Nel vangelo ascoltato oggi vediamo come la debolezza non solo ammessa, ma addirittura gridata dal lebbroso, gli apre la via della salvezza. Il grido del lebbroso «Se vuoi, puoi purificarmi!» è una ribellione davanti ad un destino che sembra condannarlo a restare schiacciato dalla forza del male e la richiesta di trovare in Dio un alleato nella propria battaglia. La salvezza per il malato, e per ciascun uomo che porta dentro di sé il segno della debolezza e fragilità (sia che lo ammetta, sia che lo rifiuti), viene dall’affidarsi di Dio: “Tu lo vuoi!” afferma il malato, manifestando così tutta la sua fiducia nella sua volontà di amore.

Il primo segno di guarigione è la rottura dell’isolamento: dice il Vangelo infatti che Gesù “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse…” Sono come tre passi della vittoria di Dio sul male: la compassione, che rende possibile l’incontro umano e ricuce l’isolamento dell’uomo con la partecipazione profonda al suo dolore, quasi un contagio voluto, perché il male condiviso perde la sua forza e diventa meno duro e diviene vincibile nell’alleanza con Dio e i fratelli e sorelle.

Poi c’è il gesto concreto che annulla la distanza fisica e ricostruisce la fraternità, perché l’amore non è mai solo un sentimento, ma si fa concretezza di gesti.

E infine la parola mette in comunicazione i cuori, consola e guarisce, moltiplica le forze per vincere il male.

Cari fratelli e care sorelle, quella malattia del lebbroso che isola e fa stare male è anche la malattia della paura di riconoscerci deboli e bisognosi degli altri, la fuga dalla nostra fragilità che ci rende bisognosi del Signore e dei fratelli. E la guarigione viene anche per noi proprio dal grido di quando, ammessa la nostra infermità, chiediamo a Dio la guarigione dalla paura che ci isola e ci rende meno fraterni. Questo grido è la preghiera.

Gesù completa la sua guarigione insegnando al malato la necessità di essere grati per il bene ricevuto e fatto agli altri, gli dona cioè, in sovrappiù, la salvezza: “va’, invece, … e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. Oggi per noi allora S. Valentino è maestro per vincere la paura della debolezza e rivestirci di quella forza divina che ci rende capaci di voler bene e di essere amati al di là della radice di debolezza che abbiamo dentro, ed anzi proprio grazie ad essa. Proprio essa infatti ci spinge a confidare non più solo in noi stessi, perché del bisogno dell’altro si nutre l’amore e del desiderio di rispondervi che rende le persone felici.

 

Preghiere 

 

In nome e sull’esempio di Valentino, patrono della nostra città, ti preghiamo o Signore perché la tua volontà di bene si realizzi presto per tutti gli uomini. Fa’ che chi è malato riceva consolazione e cura, chi è solo compagnia, chi è debole sostegno e conforto.

Noi ti preghiamo

  

 

O Dio che non hai avuto timore di mostrarti a noi nella debolezza della sofferenza fisica, della persecuzione e del rifiuto da parte di tutti, fa’ che mai nessun uomo sia disprezzato perché fragile nel corpo e nella mente, perché povero, straniero o senza casa.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo che hai attraversato il mondo guarendo i malati e scacciando gli spiriti cattivi dalla vita degli uomini, ti preghiamo per tutti coloro che sono colpiti dal male. Dona la grazia della guarigione, il conforto nel dolore e la salvezza da ogni male.

Noi ti preghiamo

 

 

O Padre clemente e misericordioso, perdona la durezza dei nostri cuori quando giudichiamo una vergogna aver bisogno del tuo aiuto o disprezziamo chi ci chiede il nostro. Esaudisci la preghiera di chi è bisognoso di sostegno.

Noi ti preghiamo


O Signore, accogli tutti quelli che soffrono da soli, senza la vicinanza affettuosa di persone amiche. Fa’ che tutti coloro che non possono più esprimere la loro volontà di vivere abbiano qualcuno che al loro fianco infonda fiducia e speranza.

Noi ti preghiamo

 

 O Padre che ci offri in San Valentino un esempio di uomo che seppe amare e sostenere l’amore degli altri, fa che sappiamo anche noi essere propagatori di un amore sincero che vince la divisione, le paure, l’egoismo.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo amico degli uomini, sostieni i cristiani in tutto il mondo perché la loro vita sia testimonianza della forza dell’amore che il Vangelo suscita nella vita dei discepoli del Signore. Sostiene la Chiesa in tutti i luoghi, specialmente dove è debole e perseguitata.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore per la testimonianza dei santi che, come Valentino, hanno saputo vivere non per se stessi e obbedendo solo alla propria volontà, ma come figli e discepoli del Vangelo. Fa che lo Spirito santo scenda su tutti noi e infonda un amore generoso e senza fine.

Noi ti preghiamo

sabato 7 febbraio 2026

V domenica del tempo ordinario – Anno A - 8 febbraio 2026

 


Dal libro del profeta Isaia 58, 7-10

Così dice il Signore: «[il digiuno che voglio] non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».

 

Salmo 111 - Il giusto risplende come luce.
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2, 1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia, alleluia alleluia.
   

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5, 13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Profeta Isaia riferisce al popolo d’Israele i sentimenti di delusione e contrarietà di Dio per come essi pensano di doversi relazionare con lui. Egli vede che il popolo è scrupoloso nell’osservare i precetti religiosi, ed ha un comportamento che si potrebbe definire “osservante”. Dice infatti pochi passi prima: “Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?” Il popolo compie gli atti di pietà dovuti: digiuno, osservanza del sabato, atti di purificazione, preghiere, ma Dio si lamenta: “Dov’è il loro cuore?” prosegue infatti Isaia: “Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui.” Dio protesta perché non c’è legame tra il culto che compiono e la loro vita, le due cose percorrono vie parallele che non hanno rapporto fra di loro. Come si può infatti mostrarsi umili, contriti, desiderosi della misericordia di Dio, e poi rivelarsi indifferenti e duri di cuore con i propri fratelli e sorelle che hanno bisogno della nostra misericordia? Dio richiama ad una verità profonda, che è l’unitarietà del cuore umano: in esso non possono coesistere sentimenti di un tipo con azioni contrastanti, non ci si può mostrare umili e pacifici davanti a Dio e allo stesso tempo agire da egoisti, arroganti e orgogliosi con il prossimo, specialmente i più deboli. Isaia ricorda ciò che forse può ritenersi scontato, e cioè che il modo di agire dell’uomo rivela la vera qualità del suo essere, e che non basta compiere esteriormente atti religiosi perché Dio sa cosa c’è dentro il nostro cuore.

Ma le parole di Isaia ascoltate oggi rivelano anche un’altra cosa. E cioè che la qualità della nostra fede si rivela soprattutto nel nostro agire nei confronti dei più deboli e piccoli. La stessa cosa che fa Gesù quando mostra il giudizio finale misurato su quello che si è fatto o non fatto ai piccoli: sfamare, dissetare, vestire, curare, ecc…

Le parole dure di Isaia dunque vogliono ristabilire un corretto rapporto tra vita e fede, cioè l’una in coerenza con l’altra, e questo proprio a partire da come si trattano i poveri.

Ma perché questa insistenza su un tema che ricorre così di frequente nella Scrittura, non basta essere gentili con tutti, onesti sempre, corretti e leali? Perché Dio insiste così di frequente sul nostro modo di trattare proprio i più piccoli, i poveri, gli ultimi?

La ragione è che non c’è motivo umano per il quale dovremmo occuparci di chi è povero. Non c’è obbligo sociale o giuridico, né convenienza alcuna, anzi. C’è un unico motivo per farlo: perché si riconosce una fraternità che ci lega ad essi in un unico Padre. Come possiamo infatti chiamare “nostro” il Padre nella preghiera, e poi disinteressarci di una parte dei fratelli ai quali proprio in suo nome siamo legati? È la qualità del nostro agire nei loro confronti che rivela dunque il nostro credere che veramente Dio è Padre  , e questo ci rivela anche l’estrema concretezza della fede cristiana: non è una adesione ad una dottrina, ma il modo di essere che anima tutto il nostro agire.

 

Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù, usando alcune metafore, esprime lo stesso concetto. Dice Gesù: se la nostra fede è come il sale, ha senso solo se dà sapore alle pietanze che si preparano per mangiarle. E allora, ipotizza il Signore, se non dà sapore che valore ha?

Oppure se la nostra fede è luce, ha valore se illumina il mondo attorno a sé. Noi accendiamo una lampadina perché nella stanza c’è buio, ma se la sua luce è coperta a che serve?

Questo significa che la nostra fede non riguarda solo noi stessi: come se pensassimo che il sale serva per salare il sale, o la lampadina perché illumini il lampadario.

Care sorelle e cari fratelli, sembrano paradossi, ma in realtà è il modo comune di ragionare, assurdo perché disumano, cioè estraneo al Vangelo. Ascoltiamo il grido di Isaia e invertiamo il nostro modo di vedere e costruire la nostra vita: perché sia utile agli altri, feconda, piena di frutti di generosità e di bene, perché dia valore, sapore, luce a chi ci sta accanto e non a se stessa. Al formalismo vuoto del culto degli israeliti Isaia contrappone le azioni che rivelano la vera fede. Eppure esse sono azioni profane, non parlano esplicitamente di Dio né si svolgono in un luogo di culto, ma contengono in sé la santità di Dio, e per poterle compiere bisogna averlo incontrato e avere familiarità con lui. Dice Isaia: “Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, … Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.

Lunedì scorso ricorreva la festa della Presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme. È la festa che tradizionalmente viene chiamata candelora, perché ricorda le parole dell’anziano Simone che, accogliendo, al termine della sua lunga vita, il bambino Gesù fra le sue braccia lo definì: “luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.” Allora anche noi riceveremo al termine di questa liturgia una candela perché portiamo nelle nostre case e nelle nostre vite la luce del Vangelo che il Signore è venuto a portarci, perché la nostra fede illumini e dia sapore al nostro agire.


Preghiere 

  

Ti preghiamo o Signore perché la nostra vita abbia sempre il sapore e il calore del Vangelo e non sia inutile. Aiutaci a essere tuoi figli e discepoli fedeli,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Signore quanti spendono la vita per il Vangelo e testimoniano come rende la vita felice e piena di senso. Fa’ che anche noi sappiamo seguirne l’esempio,

Noi ti preghiamo

 

Cambia o Signore la faccia della terra con la forza dell’amore e il potere trasformatore della tua misericordia. Perché non trascuriamo mai di operare il bene che Dio ci propone,

Noi ti preghiamo

  

Suscita in ogni luogo, o Padre buono, operatori di pace ed esecutori fedeli della tua volontà, perché dove ora si impone la forza dell’ingiustizia e della guerra venga presto pace e giustizia,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre buono ogni uomo sulla via dell’amore per chi è povero e debole. Suscita nei cuori di ciascuno sentimenti di vicinanza e solidarietà, perché chi è piccolo sia amato e sostenuto dai fratelli in Cristo,

Noi ti preghiamo

  

Dona consolazione a chi è nel dolore, o Signore, e protezione a chi è minacciato. Per chi è malato, anziano o senza casa, per i prigionieri e le vittime della violenza,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni col tuo Spirito o Dio le parole e l’operato del nostro papa Leone, annunciatore instancabile della tua pace. Fa’ che la gioia del Vangelo che lui testimonia contagi tutti gli uomini,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per chi viene a te umile e pentito e invoca il perdono dei peccati: donagli con misericordia il dono della conversione e riempilo con la grazia che rende forti contro il male,

Noi ti preghiamo

sabato 31 gennaio 2026

IV domenica del tempo ordinario - Anno A - 1 febbraio 2026

 


Dal libro del profeta Sofonia 2,3; 3, 12-13

Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore. Farò restare in mezzo a te, Israele, un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

 

Salmo 145 -   Sono beati i poveri in spirito.

Il Signore è fedele per sempre,

rende giustizia agli oppressi,

dà il pane agli affamati.

Egli libera i prigionieri.

 

Il Signore ridona la vista ai ciechi, 

il Signore rialza chi è caduto, 

il Signore ama i giusti, 

il Signore protegge lo straniero.

 

Egli sostiene l’orfano e la vedova, 

ma sconvolge le vie degli empi. 

Il Signore regna per sempre, 

il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. 

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 26-31

Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: “Chi si vanta si vanti nel Signore”.

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Rallegratevi ed esultate,

grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Alleluia, alleluia, alleluia

  

Dal vangelo secondo Matteo 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Commento

 Cari fratelli e care sorelle, questi tempi sono segnati da una grande confusione. Lo vediamo attorno a noi, è come se le cose che dovessero darci sicurezza e solidità si stiano sgretolando.

A livello politico assistiamo ad una zuffa di tutti contro tutti, e non per un ideale o un progetto politico di società, ma per strappare un pezzetto di potere in più, un posto, e alla fin fine, un po’ di soldi, senza tenere conto se questo poi causa danni alla gente.

A livello sociale emerge chi sgomita di più, chi è arrogante: è ammirato chi guadagna molto, chi ostenta più benessere, chi può fare a meno di tutti e magari chi arricchisce sfruttando gli altri. Pensiamo al caso emblematico di quei due torinesi che hanno derubato del portafogli un uomo moribondo per strada.

A livello internazionale vediamo come poche nazioni più ricche possono imporre il loro potere su tutti, mascherando i propri interessi senza nemmeno sentire il bisogno di ammantarli di motivazioni ideali, come avveniva magari prima, e si disinteressano delle situazioni in cui c’è guerra o miseria se da esse non c’è niente da guadagnaci.

Sono cose che tutti noi vediamo quotidianamente, e davanti a questa situazione la nostra tentazione è far finta di niente o condannare i tempi attuali e diventare nostalgici del passato, come se un tempo tutto andasse bene. Fratelli e sorelle, le difficoltà del tempo presente non si risolvono volgendosi al passato, ma guardando al futuro con lo sguardo del Vangelo. Sì, troppe volte noi ci lamentiamo con un senso pessimista di impotenza. Davanti alle difficoltà del tempo presente, al disorientamento, all’egoismo diffuso vince anche in noi cristiani un senso di normalità: il mondo va così, che possiamo farci?

Ma chiediamoci, è questo il futuro che desideriamo per noi e per i nostri figli? È questa l’eredità che vogliamo lasciare alle generazioni future?

Come sempre la Scrittura è uno scrigno prezioso dal quale ogni domenica possiamo estrarre il tesoro della sapienza di Dio. Sì la Parola illumina il nostro cammino, come ricordavamo domenica scorsa, festa della Parola di Dio, facendocela vedere con occhi diversi, occhi appassionati e buoni, non nostalgici o pessimisti, ma pieni di speranza.

La liturgia oggi ci fa ascoltare la voce antica del profeta Sofonia che ci mostra una visione di futuro e ci indica una via per la nostra salvezza: “confiderà nel nome del Signore il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità  e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti”. Sofonia afferma che il riposo del popolo, cioè una vita buona e felice, non sta nel rafforzarsi o nell’aggredire, ma nel vivere con semplicità e concretezza la fiducia nel Signore, smettendo di vivere all’insegna del profitto a tutti i costi (Non commetteranno più iniquità ), evitando la falsità dell’apparire e dell’ipocrisia (non proferiranno menzogna), dando alla parola il suo ruolo vero di legame con gli altri e non strumento per approfittare e sfruttare (non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta). Sono cose così semplici che ci possono sembrare troppo ingenue in un mondo difficile come il nostro, eppure sono l’unico modo per restituire a ciascuno un volto umano, tante volte sfigurato dalla nevrosi, dalle invidie e dagli odi.

E’ quello che dice l’Apostolo: accettiamo senza paura la nostra dimensione di gente umile e poveraccia, ma non per rinunciare a contare rivendicando la propria impotenza, ma invece per rivestirci di una forza diversa, quella che il Signore ci offre, la forza del suo voler bene e sentirsi responsabili degli altri. Questa forza è “debole” perché non arrogante, ma reale perché fondata su un potere superiore, quello dello Spirito di Dio. Paolo lo spiega chiaramente: “Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti”. La nostra vocazione a rivestirci della forza del Vangelo al mondo sembra una debolezza, ma confonde la potenza degli arroganti.

Ci chiediamo: se viviamo così non rischiamo di restare travolti dalla vita, senza difese e risorse?

A questa domanda Gesù rispose indicando la vera beatitudine.

Conosciamo bene quelle parole e ogni volta che le ascoltiamo non possiamo non restare sconcertati perché ci propongono di trovare la vera felicità proprio nel contrario di quello che normalmente viene indicato come beatitudine.

C’è un segreto in queste parole che non trovano una spiegazione razionale. Come tutto il Vangelo, l’unico modo per capire queste parole è viverle. Sì, se proverai a metterti dalla parte dei poveri di spirito e degli afflitti, se vivrai la mitezza, cercherai la pace, userai misericordia con gli altri, vivrai la giustizia ti troverai a fare una vita beata. Se ci fideremo di lui capiremo. Se vivremo così scopriremo perché si è felici. E’ questo il senso della fede che anche se piccola come un granello di senape smuove le montagne e spiana la strada della felicità vera, della beatitudine piena. Quelle beatitudini, se ci pensiamo bene, sono il ritratto di Gesù, lui per primo ha vissuto così e imitarlo ci consente la felicità più piena.

Fratelli e sorelle, non viviamo questo nostro tempo confuso trascinati dalla corrente del “così fan tutti”, reagiamo all’arroganza, all’egoismo, al pensare solo al proprio tornaconto volgendo lo sguardo al futuro per trovare in esso la realizzazione della vera felicità. Solo così sapremo preparare per noi e per tutti un futuro migliore vantandoci che sì, abbiamo seguito l’esempio e gli insegnamenti del Signore e veramente il mondo è la nostra vita non è più la stessa.


  Preghiere 

 

O Dio padre nostro che continui a invitarci alla tua tavola fa’ che non vincano le nostre divisioni e  rivalità, ma come figli e membri di una sola famiglia ci amiamo gli uni gli altri con affetto sincero.

Noi ti preghiamo

  

O Signore che sei nato nel buio della notte, rischiara anche le tenebre di questo nostro tempo, perché dove sembra vincere il male e la durezza di cuore, i rancori e le divisioni, noi tuoi discepoli sappiamo invece far spazio al Vangelo che illumina e scalda la vita.

Noi ti preghiamo

 

O Signore fa’ che non ci spaventiamo della nostra umile dimensione, ma ne facciamo la forza che ci spinge a cercare te, e a trovare in te la forza e la grandezza di un amore che è più grande di tutto.

Noi ti preghiamo

 

Riempi o Padre santo i nostri occhi delle visioni e dei sogni del vangelo. Fa’ che non vinca in noi il realismo triste e rassegnato, ma fa’ che viviamo a cominciare da noi stessi la forza trasformatrice del Vangelo

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù fa’ che non manchi mai il sostegno necessario ai poveri e ai bisognosi. Ascolta il grido di chi invoca da te l’aiuto, fa’ che trovi accanto a sé fratelli e sorelle pronti ad aiutare.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Padre misericordioso per tutti coloro che soffrono: i malati, gli anziani, i deboli, chi è senza casa, i prigionieri, le vittime della guerra e della violenza. Dona a tutti loro pace e salvezza.

Noi ti preghiamo.

 

Guarda con amore o Dio di ogni bontà a tutti quelli che ci hanno lasciato per raggiungerti in cielo. Non guardare al loro peccato, ma alla fede di quanti ti invocano perché splenda su tutti loro la luce perpetua della tua misericordia.

Noi ti preghiamo

  

Guida i passi o Signore Gesù del nostro papa Leone e di tutti quelli che annunciano il vangelo. Fa’ che con la loro testimonianza piena di amore e di bontà rivelino a chi non ti conosce il vero volto di Dio.

Noi ti preghiamo

sabato 24 gennaio 2026

III domenica del tempo ordinario - Anno A - Festa della Parola di DIo - 25 gennaio 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 8,23b - 9,3

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.

 

Salmo 26 - Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore, tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Dalla prima lettera di Paolo Apostolo ai Corinzi 1,10-13. 17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù predicava il Regno e guariva

ogni sorta di infermità nel popolo
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo 4, 12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zabulon e terra di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo appena ascoltato ci presenta un momento di svolta nella vita di Gesù. Giovanni è stato arrestato, e la sua voce che rappresentava un orientamento per tanti indicando una strada a quelli che andavano ad ascoltarlo nel deserto è messa a tacere. Signore sente che è arrivato il momento di farsi lui annunciatore ma, ancor di più, realizzatore, con le sue parole e con i suoi gesti, della buona notizia di un tempo nuovo che si inaugurava con la sua venuta. È una grande svolta nella vita di Gesù: egli lascia la sua famiglia e l’ambiente in cui è cresciuto, quella che viene chiamata la “vita nascosta”, per andare incontro a un futuro nuovo fatto di parole, incontri, segni potenti della sua divinità, un peregrinare che lo porta a incontrare folle di gente.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato sottolinea che egli lo fa “perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia.” Gesù cioè intraprende questa nuova vita per realizzare la volontà e il disegno che Dio Padre aveva annunciato e delineato nella Scrittura. Gesù dunque fin dai suoi primi passi si manifesta come colui che compie la volontà del Padre, e ne realizza la Parola, e lo dirà fino alla fine, come alla vigilia della sua passione e morte nell’orto degli ulivi: “non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42) o prima ai discepoli: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38). Gesù ha dunque chiaro che la sua missione è già contenuta nelle parole ispirate da Dio e messe per iscritto nella Bibbia.

Partendo da questa realtà, oggi questa festa ci propone di soffermarci sulla centralità della Scrittura come Parola di Dio anche nella nostra vita, e di tutti i cristiani. Essa infatti ci si presenta sì come un testo scritto, un libro come tanti altri, ma è unico perché ci mette in diretta comunicazione con la volontà del Padre che si è espressa e manifestata nella storia dell’umanità fin dall’inizio dei tempi in tanti modi diversi. Infatti la Scrittura si apre con la descrizione di come l’origine di tutto ciò che esiste sia nelle Parole pronunciate da Dio che diedero esistenza a tutto: “Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.” (Gen 1,3). Ma poi, al tempo scelto da Dio, agli uomini è stato dato il privilegio di incontrare personalmente questa stessa Parola creatrice, il Verbo incarnatosi nella persona di Gesù e che ha continuato a parlare fino ad oggi attraverso il Vangelo. Per questo possiamo dire che la Scrittura ci si presenta come la storia dell’umanità nella quale si mescola la volontà degli uomini, a volte buona, ma anche spesso malvagia, e quella di Dio.

Ma questa storia si manifesta nella Scrittura non come un codice di leggi a cui obbedire o di comportamenti ai quali uniformarsi. Attraverso l’azione dello Spirito Santo la volontà di Dio in essa si mostra come un messaggio credibile e vivibile da tutti. Gesù ne è appunto l’esempio pieno: la sua volontà si uniforma a quella di Dio Padre espressa nella Scrittura, e la realizza in un vissuto concreto che imprime una svolta nella storia dell’umanità.

Per questo è vero quello che dice S. Girolamo, un uomo che amò profondamente la Scrittura, traducendola per farla capire a molti: “L’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo.” Cosa vuol dire ignoranza delle Scritture? Essenzialmente due cose: la prima, più evidente, è il non sapere come è fatto, cosa contiene, in sintesi non leggerlo. Ma poi c’è l’ignoranza di chi l’ascolta e la conosce, ma fa come se non parlasse a sé, come se non avesse nessuna implicazione pratica con la propria esistenza. Sì, è facile mettere a tacere la Parola di Dio rendendola una parola morta.  

Al contrario Gesù insiste nel dire che quello che fa lui lo può fare chiunque si ponga nel suo stesso atteggiamento di filiale docilità alla volontà del Padre espressa nella sua Parola. A questo proposito egli dirà: “chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.” (Gv 14,12)

L’evangelista Matteo oggi ci propone una sintesi della missione alla quale Gesù ci sente chiamato: “Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».” Egli innanzitutto vuole far conoscere come il disegno di Dio per gli uomini sia alla nostra portata, vicino, realizzabile e che vale la pena spendere la vita per attuarlo qui subito fra di noi. Questa è la “conversione” di cui egli parla nei suoi discorsi: cambiare idea circa la possibilità di vivere concretamente la Parola che ci parla del Regno. Infatti essa non è un ideale, un’utopia, l’illusione di persone troppo ingenue e che non conoscono la realtà. E i primi apostoli, dei quali il Vangelo di oggi ci narra la chiamata, presero sul serio la Parola che Gesù rivolgeva loro e lo seguirono veramente. Possiamo dire che essi si “convertirono”, cioè cambiarono strada e modo di vivere, e sperimentarono in prima persona che quella Parola realizzava il Regno di Dio: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura può e deve divenire sempre più la luce che illumina le tenebre del dubbio, della sofferenza, della mancanza di speranza e di prospettive che caratterizza le vite di tanti nel nostro tempo. Se noi ogni giorno leggiamo e conserviamo nel nostro cuore un frammento della Parola di Dio contenuta nella Scrittura, essa sarà una luce che illumina e scalda, un modo concreto per far sì che la volontà buona di Dio si faccia strada nel buio del mondo, troppo pieno di male. Sia essa la lampada ai nostri passi e la luce che illumina il nostro cammino.

 

Preghiere

 

O Dio vieni e visita la nostra vita. Fa’ che ascoltando la tua Parola ti seguiamo docilmente come discepoli e figli.

Noi ti preghiamo

  

O Signore che ci vieni incontro e ci rivolgi la tua Parola fa’ che l’accogliamo come liberazione dal peso della tristezza. Rendici capaci di conservarla e meditarla nel cuore come fece Maria.

Noi ti preghiamo

 

O Dio del cielo, tu che hai seminato con pazienza il seme buono della Parola nel terreno accidentato del mondo, aiutaci a dissodarlo dai sentimenti di diffidenza e disillusione per poter godere della gioia di una mietitura abbondante di frutti di bene e di pace.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Dio che, vivendo il Vangelo della docilità alla volontà del Padre la nostra gioia sia moltiplicata e la nostra vita sia arricchita dal centuplo che tu prometti ai discepoli.

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre buono ogni uomo e ogni donna che è fragile e indifeso: i poveri, i malati, gli anziani, i bambini, chi è senza casa e senza famiglia. Salva quanti sono colpiti dalla violenza. 

Noi ti preghiamo

  

Ti invochiamo o Dio della pace per tutti i popoli in guerra. Per le nazioni sconvolte dalla violenza, Dona a tutti pace e salvezza.

Noi ti preghiamo.

 

 Guida o Signore Gesù i passi di chi ti cerca e fa’ che incontrino discepoli annunciatori e testimoni del Vangelo. Aiuta l’umanità intera a sperare in te e ad invocare con fiducia il tuo Nome.  

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Padre buono le nostre colpe e cancella il nostro peccato, perché anche per causa nostra il regno tarda a realizzarsi sulla terra. Fa’ che con umiltà lavoriamo perché la nostra vita sia un terreno fertile per la pianta del Vangelo.

Noi ti preghiamo