sabato 27 giugno 2026

XIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 28 giugno 2026

 



Dal secondo libro del Re 4,8-11,14-16

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare». Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò. Eliseo chiese a Giezi suo servo: «Che cosa si può fare per questa donna?». Il servo disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio».

 

Salmo 88 - Canterò per sempre la tua misericordia.

Canterò senza fine le grazie del Signore, 
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli, 
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre» ; 
la tua fedeltà è fondata nei cieli. 

Beato il popolo che ti sa acclamare 
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto: 
esulta tutto il giorno nel tuo nome, 
nella tua giustizia trova la sua gloria. 

Perché tu sei il vanto della sua forza 
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza. 
Perché del Signore è il nostro scudo, 
il nostro re, del Santo d'Israele. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6, 3-4,8-11

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;

proclamate le grandezze di Dio.

Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 10, 37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

 

Commento

Care sorelle e cari fratelli, le letture della liturgia di oggi ci offrono dei messaggi paradossali, che stridono con il buon senso comune. Nella seconda lettura l’Apostolo Paolo scrive ai romani: “siamo stati battezzati nella sua morte”. È un’immagine che contrasta con una certa nostra idea del battesimo come inizio di una vita nuova in Cristo, apertura alla sua salvezza, liberazione dal peccato originale; che senso ha parlarne come di un momento di morte?

E poi nel Vangelo Gesù dice ai suoi: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” indicando una scelta a dir poco imbarazzante, una via che ci sembra impossibile a noi gente comune.

La Scrittura spesso sembra seguire un ragionamento paradossale e fuori dal comune, che ci spiazza, ma questo avviene perché il modo di ragionare comune è lontano dal modo di Dio di concepire il mondo e la vita.

Dio dice per bocca del profeta Isaia: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55,8) e allora dobbiamo sempre partire da questa differenza di fondo per convertire i nostri pensieri a quelli di Dio e percorrere le sue e non le nostre vie.

Infatti nel primo caso, noi siamo portati a considerare la nostra salvezza come partecipazione alla gloria della sua resurrezione, ma senza passare, come ha fatto lui, attraverso la passione e la morte. Le tre cose, passione, morte e resurrezione, sono una realtà unica e non possiamo gustare la bellezza e la forza della vita senza fine con il Signore se non facciamo nostra anche la realtà della croce che l’ha preceduta. Quest’ultima fa parte del nostro mondo, ne vediamo le tracce nello spadroneggiare del male che opprime e umilia tanta parte dell’umanità, e solo se ce ne faremo in qualche modo carico, come lui ha fatto, potremo con lui essere trascinati nella gioiosa gloria della sua resurrezione ad una vita più forte della morte.

Nel secondo caso il senso dell’affermazione di Gesù non è quello di voler sminuire il valore degli affetti umani che noi possiamo provare, quale quello che i propri familiari. Gesù però ci mette in guardia dal credere che possiamo amarli senza fare esperienza profonda dell’unico vero amore, quello di Dio e per Dio. Egli infatti è la fonte di ogni voler bene umano, ne è un riflesso che riverberiamo sui nostri simili. Solo infatti chi si rende conto e sente un amore così appassionato e gratuito come quello di Dio, immeritato e sovrabbondante come solo lui sa donare, potrà capire cosa vuol dire voler bene ad un uomo o una donna e tentare di riviverlo con essi.

Questi due esempi ci mostrano come il confronto con la Parola di Dio ci chiede innanzitutto di spogliarci dei nostri preconcetti e idee naturali, per andare alla radice del pensiero di Dio che essa vuole farci conoscere. Un ascolto superficiale o che dà per scontato di averla già capita una volta per tutte ci rende sordi al suo messaggio profondo.

Nella prima lettura abbiamo un esempio di come l’incontro con la Parola di Dio, che possiamo identificare nella persona di Eliseo uomo di Dio, significa la salvezza per quei due anziani che lo accolgono.

Tutto comincia con un occasionale “passare” di Eliseo a casa dei due: si ferma a mangiare, si ristora, trova accoglienza. Ma poi con il tempo questa accoglienza si fa sempre più profonda e articolata: i due ricavano una stanza nella loro casa, la arredano, la mettono a disposizione di Elia perché il suo passaggio e ristoro non sia fugace, ma duraturo e ripetuto. Così è di chi ascolta la Parola di Dio. Un primo fugace ascolto ci può meravigliare e dare gioia, ma poi c’è bisogno che apriamo la stanza interna del nostro intimo, che la mettiamo a disposizione perché la Parola rimanga e non passi subito via, che la arrediamo con l’attenzione e la cura necessarie. Il risultato è che la vita dei due anziani ospiti di Elia ottengono la benedizione di un figlio, la loro sterilità è vinta e le loro vite chiuse in se stesse si aprono al futuro di generazioni future.

Care sorelle e cari fratelli che anche per noi avvenga così, perché l’ascolto della Parola di Dio apra la porta del nostro cuore e la faccia diventare familiare e “padrona di casa”, perché indirizzi i nostri passi sulle vie di Dio e illumini la nostra mente ai suoi pensieri.

 

Preghiere

 

O Signore ti preghiamo, aiutaci a vincere paure e chiusure, perché sappiamo accogliere e ospitare con amore quanti ci testimoniano il tuo amore,

Noi ti preghiamo

  

Sostienici o Padre buono perché sappiamo ascoltare nel profondo la tua Parola e testimoniare la sua azione trasformatrice sulla nostra vita. Fa’ che chi incontriamo resti attratto dal dono del Vangelo che abbiamo ricevuto,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e salva o Dio quanti sono nella sofferenza e nel dolore. Guarisci gli ammalati e consola i sofferenti,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Padre buono il grido di quanti sono vittima della guerra e della violenza. Fa’ che la pace regni presto in ogni terra,

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Signore le comunità cristiane ad essere testimoni di quell’amore universale che lega i figli dell’unico Padre del cielo. Rendici accoglienti e solleciti verso tutti,

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Padre il nostro peccato che ci spinge a temere di seguire il Vangelo e di viverlo pienamente. Donaci il coraggio dell’amore e la forza della misericordia

Noi ti preghiamo.

sabato 20 giugno 2026

XII domenica del tempo ordinario - Anno A - 21 giugno 2026

 



Dal libro del profeta Geremia 20, 10-13
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori. 

Salmo 68 -Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,

uno straniero per i figli di mia madre.

 

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.
Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.

 

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui cantino lode i cieli e la terra, 
i mari e quanto brùlica in essi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 12-15

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, nel racconto dell’evangelista Matteo abbiamo ascoltato Gesù ripetere tre volte ai suoi discepoli: “Non abbiate paura degli uomini … E non abbiate paura di quelli … non abbiate dunque paura.”

Il Signore Gesù sa bene infatti che gli uomini e le donne agiscono sulla spinta delle proprie paure. Anche l’educazione in fondo si basa proprio sull’insegnamento di cosa bisogna temere che ci avvenga e su come evitare il pericolo che ci accada ciò che giudichiamo più da fuggire.

A questo proposito l’Apostolo nel brano della sua lettera ai Romani che abbiamo ascoltato parla ad esempio della morte come il peggiore dei mali che incombe sulla nostra vita.

L’invito di Gesù dunque coglie un punto rilevante della nostra vita. Ma quello che il Signore ci propone, ed anche Paolo, in risposta al dominio della paura sulla nostra vita non è uno spirito impavido di coraggio, quanto piuttosto di imparare a discernere ciò di cui vale veramente la pena aver timore. Infatti egli dice ai suoi: “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.” Gesù cioè non propone di rimuovere da noi il timore della morte, ma piuttosto di considerare morte quello che generalmente non viene considerato tale, e cioè la perdita dell’umanità. Questa è quell’ ”anima e corpo” di cui parla Gesù: anima, cioè lo spirito con il quale si vive, gli scopi che ci si prefiggono, quello che conta di più per noi; ma anche corpo, perché lo spirito con il quale si vive determina la concretezza del nostro agire, la nostra vita materiale. Anima e corpo, ci dice il Signore, vanno insieme, vivono e muoiono congiuntamente, si alimentano della Parola di Dio e crescono con lei, altrimenti deperiscono e portano alla morte della propria umanità, anche se apparentemente continuiamo a vivere.

Di questa preoccupazione si è fatto carico papa Leone nella sua enciclica “Magnifica Humanitas” nella quale, appunto, vuole rimettere al centro la necessità di preservare e far crescere quell’umanità che è la cosa più preziosa che possediamo, quella somiglianza con sé che Dio ha voluto imprimere nell’uomo fin dalla sua creazione.

Il papa si pone davanti al mondo in questo momento storico e nel leggere la situazione globale evidenzia uno dei rischi maggiori proprio nei processi che mettono in pericolo la salvezza e lo sviluppo dell’umanità, nel senso delle facoltà umane che caratterizzano il suo orientamento verso il bene personale e comune. Egli scrive: “lo sviluppo umano integrale è l’orizzonte entro cui leggere le trasformazioni del nostro tempo, incluse quelle della rivoluzione digitale. Le innovazioni tecnologiche – compresa l’intelligenza artificiale – non sono neutrali: possono accrescere partecipazione e giustizia, oppure ampliare disuguaglianze, controllo ed esclusione. Per questo vanno valutate con una domanda decisiva: contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanità e fraternità, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future?” (num. 85) Il papa cioè, per usare le parole del brano del Vangelo di oggi, individua una tendenza del mondo di oggi a mettere in secondo piano la vita dell’ ”anima e del corpo” di tutti per privilegiare l’accrescimento del potere tecnologico, economico, politico e militare concentrato nella mani di pochi.

L’enciclica analizza molto bene questi processi, e vale veramente la pena leggerla per orientarsi nella realtà contemporanea, e vorrei sottolinearne un elemento che mi sembra, fra i molti, significativo.

Il papa Leone scrive: “Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite.” (num. 118)

In questo concetto di “limite” il papa riassume tutto quanto ci fa più paura: morte, malattia, debolezza, fragilità, perdita delle sicurezze. La mentalità moderna, anche attraverso la tecnologia, ci propone di cercare di eliminare questi limiti, come qualcosa di dannoso e da evitare. Questo nelle nostre società occidentali si sta traducendo in una logica di potenza che vuole imporre, con ogni mezzo, anche quello bellico, la propria supremazia sul resto dell’umanità. Si indica negli altri, nel diverso da me, una minaccia e un pericolo, specie se portatore di problemi, povertà, bisogni. Pensiamo alle recenti prese di posizione europee per una legislazione più restrittiva in materia di immigrazione, o alla disinvoltura con la quale si accetta come opzione possibile l’uso dello strumento bellico per la soluzione delle questioni internazionali.

Leone, in piena sintonia con le parole del Vangelo di oggi, ci mette in guardia dal fare nostra questa mentalità, perché, direbbe Gesù, provocano la morte dell’anima e del corpo, cioè della nostra umanità. Una volta disumanizzato l’uomo continua a vivere, sì, ma distrugge la vita divina che Dio ha voluto mettergli dentro e prepara un futuro di morte per sé, la società e le generazioni future.

Accettare, anzi abbracciare il “limite” cioè la debolezza e la povertà dell’uomo, farne motivo per irrobustire i vincoli di fraternità universale, solidarietà e giustizia ci apre all’amicizia con tutti e con Dio e ci guida ad un futuro veramente umano di pace.

Impariamo con Gesù allora a temere veramente tutto ciò che vuole sfigurare la nostra umanità, impoverirla e paralizzarla nella paura dell’altro. Fuggiamo la logica della potenza che ha bisogno di nemici e rivali sui quali imporsi, evitiamo la morte che si impadronisce di chi si fa servo dei processi disumanizzanti che rifiutano chi è debole e povero, indicando in lui i motivi della nostra crisi. Coltiviamo un’umanità autentica, giusta e solidale, fraterna e aperta all’incontro, capace di riconoscere nell’altro più fragile il volto amico di Gesù che ci si fa prossimo.

 

 

Preghiere 

 

O Signore donaci lo sguardo del Vangelo che illumina il volto di ogni uomo e ce lo fa riconoscere fratello e sorella. Insegnaci ad amare ciascuno come tu ci ami.

Noi ti preghiamo

 

 

O Dio Padre buono, vinci in noi la paura che ci imprigiona nella gabbia dell’egoismo. Donaci la libertà del Vangelo che ci rende tutti fratelli e sorelle, figli di un unico padre.

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù dona la pace al mondo intero, specialmente in quelle terre dove infuria la violenza e la guerra. Suscita energie di riconciliazione nei cuori oggi sopraffatti dall’odio e dall’inimicizia.

Noi ti preghiamo

  

 

Sostieni e consola o Padre buono quanti sono nel dolore. Aiuta chi è povero e suscita sentimenti di solidarietà e amicizia in quanti passano accanto a loro.

Noi ti preghiamo


 

Guida e proteggi o Dio il nostro papa Leone, perché le sue parole e il suo esempio siano di incoraggiamento per tutti quelli che cercano una vita più umana.

Noi ti preghiamo

 

 

Aiutaci o Dio nostro a temere di perdere il dono più prezioso che ci hai fatto, quell’umanità fraterna e solidale che rafforza la vita del mondo. Fa’ che fuggiamo la tentazione di scegliere per ciò che la umilia con la logica di potere e di sopraffazione.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore o Signore a questa tua famiglia riunita come ogni domenica nella Santa Liturgia. Ti preghiamo per chi è malato e troppo debole per partecipare all’assemblea dei tuoi figli. Guariscili e sostienili nella prova.

Noi ti preghiamo

 

 

Ti ringraziamo o Dio Padre buono per il dono della convocazione domenicale alla Santa Messa. Fa’ che ne facciamo il centro e il fulcro della nostra settimana, fonte di vita nuova per ogni giorno della nostra vita.

Noi ti preghiamo.

 

giovedì 11 giugno 2026

XI domenica del tempo ordinario - Anno A - 14 giugno 2026

 


Dal libro dell’Esodo 19, 2-6

In quei giorni, gli Israeliti arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».

 

Salmo 99 - Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Lodate il Signore, poiché è buono
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Dalla lettera ai Romani 5, 6-11

Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

 

Alleluia, alleluia, alleluia
Il regno dei cieli è vicino:
convertitevi e credete al vangelo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 9, 36 - 10, 8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

 

Commento

 

La scrittura che oggi abbiamo ascoltato ci rivolge un invito molto chiaro: gli uomini e le donne, noi tutti, siamo chiamati da Dio a vivere una missione. Infatti sia il libro dell’Esodo che il Vangelo ci mostrano Dio che chiama tutti a divenire qualcosa che non è solo il naturale sviluppo di ciò che già siamo.

Ognuno di noi nella sua esistenza prende un indirizzo personale, coltiva alcuni interessi e sviluppa in modo particolare alcune doti che sente di avere. Oggi la Scrittura ci dice però che oltre a coltivare questo “patrimonio naturale” Dio vuole che diamo allo scorrere della nostra esistenza un nuovo orientamento, sia a livello personale che comune: è ciò che viene detta una “vocazione”. Questo non vuol dire che il nostro “patrimonio naturale” deve andare perduto o negato, ma piuttosto che il traguardo finale della nostra vita non è più solo quello di giungere alla soddisfazione dei propri bisogni e desideri individuali, ma tiene conto di un orizzonte più largo, punta ad un bene che coinvolge molti altri. È un allargamento di orizzonte che significa anche un andare più in profondità nell’ascolto della Parola di Dio e nell’impegnarci nel quotidiano per renderla concretamente vissuta. E infatti la chiamata che Gesù rivolge ai dodici, la missione che propone loro, è da lui raffigurata come un lavoro di pastorizia e mietitura, e nasce non come risposta al bisogno dei discepoli stessi di ricoprire un “ruolo” o di sviluppare le loro doti innate, quanto piuttosto dalla visione che Gesù ha di una massa di gente disorientata, vulnerabile, in cerca di un bene che non sa dove e come trovare: “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.”

Quanto è vero questo anche oggi!

Faccio solo due esempi: spesso il mondo giovanile entra nella cronaca dei giornali per azioni violente o illogicamente distruttive, per non parlare del fenomeno della droga, il cosiddetto “sballo”, l’esagerazione nell’uso di alcolici. È facile liquidare tutto ciò con un generico disprezzo e condanna per un mondo che conosciamo poco, ma quanto assomiglia ad un gregge che non trova un pastore e un orientamento verso pascoli costruttivi di un futuro migliore!

Oppure pensiamo al popolo dei migranti che attraversa lunghe distanze con pericolosi viaggi per fuggire da destini impossibile. La cronaca parla spesso di terribili naufragi in cui perdono la vita innumerevoli persone nel Mediterraneo. È facile giudicarli irresponsabili o addirittura pericolosi, insensati, ma non sono forse anche loro come un gregge sperduto che non sa dove trovare un pascolo buono per una vita dignitosa e un futuro di pace?

Dall’osservazione del gregge disorientato e senza pastore nasce l’invito di Gesù a farsi operai in un lavoro collettivo, di cui Dio stesso è l’ideatore, al quale ciascuno può dare il suo contributo.

Nel libro dell’Esodo Dio affidò a Mosè alcune parole per il popolo di Israele che era in viaggio nel deserto. Il loro cammino era impegnativo, attraverso terre inospitali e ricche di ostacoli e insidie, un po’ come la vita di ognuno di noi. Per questo ciascuno doveva mettere a frutto le proprie doti personali per andare vanti nel suo cammino personale e in quello comune di tutto il popolo. Ma per Dio non basta questo impegno ad attraversare indenni il deserto e giungere al traguardo di una vita migliore per sé. Egli dice loro: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”. Aggiunge cioè una chiamata a un ruolo speciale che non era per loro “naturale”. Anche noi siamo coinvolti in quella chiamata che è come la radice antica da cui germoglia la vita cristiana di ogni generazione di credenti e discepoli.

La chiamata ad essere sacerdoti vuol dire l’invito ad avere un rapporto diretto e personale con Dio che possa coinvolgere anche altri in esso. Il sacerdote, in tutte le religioni, anche se con accenti diversi, è colui che fa da intermediario fra gli uomini e Dio. Dio chiede invece di essere tutti sacerdoti, cioè di avere tutti un rapporto diretto con Dio, senza altri intermediari. È quello che ricordiamo anche noi ogni domenica, quando diciamo: “Ti ringraziamo per averci ammessi a compiere il servizio sacerdotale”.

Essere chiamati a vivere come sacerdoti significa dunque aiutare tutti quelli che incontriamo ad avere un rapporto personale e diretto con Dio. Tutta la nostra vita, anche i gesti banali e le occasioni più ordinarie, possono essere il luogo adatto per esercitare il culto dell’amore di Dio, rendendolo così vicino a chi ci incontra e ci osserva.

È la stessa cosa che Gesù specifica in modo molto concreto quando manda i suoi dodici dicendo: “predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Alcune di queste cose ci possono sembrare eccessive: come possiamo guarire, resuscitare, cacciare i demoni, sanare i lebbrosi? Ma Gesù ci aiuta ad accogliere questa vocazione, per quanto alta e impegnativa possa sembrarci, dicendoci che non si tratta altro che di restituire agli altri quello che noi per primi abbiamo già ricevuto: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Cioè siamo stati noi i primi a essere stati guariti, resuscitati, sanati e liberati dai demoni, abbiamo ricevuto doni preziosi senza merito e senza esserceli guadagnati, e oggi siamo chiamati a restituirne almeno un po’ agli altri. Questo semplice ragionamento renderà possibili anche le cose che ci sembrano impossibili, basta renderci conto di quanto noi stessi abbiamo ricevuto.

Abbiamo detto vocazione di popolo, chiamata ad essere comunità di sacerdoti. Ma il Vangelo di Matteo aggiunge un particolare a questa vocazione, e cioè che nel popolo siamo tutti chiamati personalmente. Matteo infatti ci tiene a dire il nome di ciascun apostolo che Gesù ha chiamato, per dire che ognuno è chiamato per nome, per quello che è, per la sua storia.

Care sorelle e fratelli, ancora una volta siamo chiamati a renderci conto oggi del privilegio di essere qui, di poter ascoltare Dio che ci parla, di celebrare come un popolo di sacerdoti la sua divina liturgia. Non disprezziamo questo privilegio, non sciupiamolo. Proviamo invece a vivere la vocazione ad essere un popolo di sacerdoti del culto dell’amore di Dio, gente capace di donare salute e vita dove regna la morte, di realizzare quella santità di vita volendo bene sempre a tutti, come Gesù per primo ci ha testimoniato.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù ti ringraziamo perché a ciascuno di noi rivolgi l’invito a orientare in modo nuovo la nostra vita. Fa’ che accogliendo i tuoi insegnamenti sappiamo farci realizzatori del Regno di pace e di giustizia che tu hai inaugurato sulla terra.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Padre del cielo che sappiamo impegnare i nostri sforzi e la nostra volontà sulla via del bene che tu indichi. Perché presto nel mondo si realizzi la pace,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù accogli sempre l’invocazione dei più deboli e dei poveri che cercano il tuo sostegno e conforto. Manda noi a farci loro vicini come fratelli e sorelle,

Noi ti preghiamo

  

Accogli o Dio nel tuo Regno di pace le vittime delle guerre e delle ingiustizie. Proteggi quanti ancora sono nel pericolo e fa’ che non manchino mai mani tese in soccorso di quanti sono sottoposti alle prove,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore per il nostro papa Leone, perché il suo impegno a diffondere ovunque riconciliazione e pace trovi cuori aperti e menti pronte a far proprio l’invito ad essere tutti membri dell’unica famiglia dei figli di Dio,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù rafforza sempre la scelta dei tuoi discepoli ad essere un popolo unito nel tuo amore, dove c’è posto per ognuno e la tua volontà è cercata e amata al di sopra di ogni altra cosa,

Noi ti preghiamo

sabato 6 giugno 2026

Festa del Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A - 7 giugno 2026

 


Dal libro del Deuteronomio 8, 2-3. 14b-16

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

 

Salmo 147 - Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10, 16-17

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?  Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
chi ne mangia vivrà in eterno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, nel brano del Deuteronomio abbiamo ascoltato Mosé che parla al popolo d’Israele quando sta per giungere alla meta del suo esodo nel deserto. È stato un lungo viaggio durato 40 anni, che li ha portati dall’Egitto, dal quale Dio li ha liberati dalla schiavitù, fino alle soglie della terra promessa, quella Palestina nel quale godere di benessere e prosperità. Mosè, a un passo dalla libertà, ricorda agli israeliti il cammino compiuto nel deserto. Non è stato un viaggio facile, né banale. Il popolo ha vissuto momenti difficili, di angoscia e sofferenza, ma anche di peccato e tradimento, come quando aveva abbandonato il Dio dei padri e si era fatto un idolo, il vitello d’oro. Ma soprattutto Mosè ricorda al popolo una realtà che forse, così come accade anche a noi spesso, è facile dimenticarsi: Dio non ha mai abbandonato il popolo, lo ha accompagnato e gli ha sempre offerto la sua guida e il suo aiuto.

Mosé ricorda alcuni momenti salienti di questa storia, e potremmo dire che oggi ricorda anche a ciascuno di noi come il cammino della nostra vita è stato sì fatto di momenti difficili e dolorosi, ma ha anche conosciuto una compagnia fedele che non ci ha lasciato mai senza il sostegno dell’aiuto paterno di Dio.

Noi veniamo da un cammino compiuto a partire dal mercoledì santo, inizio del tempo di Quaresima, fino alla passione morte e resurrezione del Signore Gesù, poi abbiamo vissuto la Pentecoste con il potente dono dello Spirito Santo e in qualche modo siamo giunti alle soglie di un tempo nel quale siamo mandati, come gli apostoli dopo Pentecoste, a vivere nel mondo la forza del Vangelo ricevuto, quella buona notizia che Dio è sempre con noi e non ci lascia mai soli e senza un orientamento per il nostro vivere quotidiano.

Per questo oggi celebriamo la solennità del Corpus Domini, cioè di quel modo straordinario e misterioso attraverso il quale il Signore Gesù vuole restare assieme a noi sulla terra per sempre.

Gesù nella sua vita terrena non ha stupito i suoi contemporanei per un’apparenza esteriore o straordinaria, si è fatto conoscere come un uomo qualunque, e allo stesso modo rimane oggi in mezzo a noi nell’ordinarietà di un cibo umile e comune: pane e vino. Non ha niente di straordinario, a vederlo, ma lo straordinario è in quel desiderio, nonostante tutto, di restare con noi.

Come dicevo Dio non ha scelto la via della straordinarietà esteriore per farsi conoscere dagli uomini, perché sapeva che l’unico modo per farsi accettare come padre ed amico era quello di conquistare i cuori e non di vincerli con la paura o lo stupore. È la via più difficile, lo sappiamo bene anche noi, perché lo abbiamo sperimentato nella nostra vita. Quante volte quando si incontra qualcuno l’entusiasmo o l’ammirazione o lo stupore iniziale si consuma e lascia il posto al vuoto di sentimenti. Cosa resta dell’infatuazione o dei propositi iniziali? L’unica via che lega in modo tenace e, direi, indissolubile le persone, sia nei rapporti familiari che in quelli di amicizia, è quella del cuore, quella vicinanza fatta di fedeltà, comprensione, perdono, amicizia. Dio ha scelto questa via per legarci a lui, e dobbiamo essergli grati, perché ci permette di non perdere mai la strada, di non dimenticarci di lui e di non vivere da orfani.

La compagnia di Dio, lo sappiamo, si fa presente nella nostra vita in tanti modi diversi: con la sua Parola, con il calore della presenza dei fratelli e delle sorelle, con il dono del suo Spirito che ci rinnova interiormente quando siamo più stanchi e abbattuti, e ci dà il coraggio e il desiderio di voler bene agli altri. Ma Gesù, che ha sperimentato di persona la dimensione umana, sapeva bene che abbiamo bisogno di segni tangibili e concreti, materiali, e per questo ha scelto di restarci accanto con un segno unico: il pane e vino trasformati nel suo corpo e sangue.

È un segno che evidenzia la via scelta da Dio per manifestarsi agli uomini. Cioè ha scelto, lui per primo, di sua iniziativa, di annullarsi, svuotarsi, farsi piccolo, umile, di lasciare tutto lo spazio all’uomo.

L’eucarestia che siamo chiamati a mangiare ci ricorda che Dio si preoccupa anche della nostra dimensione fisica e ci nutre con un cibo fisico. Ma ci ricorda anche che non di solo pane viviamo, come abbiamo ascoltato nell’epistola, e ci ricorda che quel cibo fisico ha un grande valore spirituale, perché ci lega a lui, al suo Vangelo, alla salvezza che ci offre. Ma poi ci ricorda anche l’umiltà e la semplicità di un amore tenace e fedele, che non ha esitato a dare tutto il suo corpo e sangue, come ha fatto in vita e sulla croce, per noi. Ci ricorda la necessità di condividere il cibo perché nessuno sia privo del necessario per vivere e del miracolo del pane che non trattenuto per sé, ma donato largamente, si è moltiplicato e ha sfamato folle di gente.

Non diamo per scontato il gesto di ricevere l’Eucarestia, viviamolo con consapevolezza e disponibilità a farci riempire, fisicamente e spiritualmente, con una energia di amore che ci fa superare non solo i momenti difficili che attraversiamo, ma anche la tentazione della chiusura e dell’egoismo che sempre ci fa cercare un cibo diverso per me e basta.

  

Preghiere 

 

O Signore Gesù che hai scelto di restare sempre con noi con il tuo Corpo e Sangue, fa’ che ti accogliamo sempre con gratitudine, facendone nutrimento e bevanda di salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Gesù per il dono inestimabile dell’Eucarestia che ogni domenica ci nutre e ci sostiene. Aiutaci ad accoglierla come una forza di amore che ci permette di costruire il bene per molti,

Noi ti preghiamo

 

O Dio Padre del cielo, aiutaci a tenere gli occhi e il cuore aperto per riconoscere il deserto di vita e di amore che c’è in questo mondo. Fa’ che diveniamo tuoi alleati nel combattere il male,

Noi ti preghiamo

  

È facile o Signore, accontentarsi di poco e rinunciare a lottare perché il deserto divenga un giardino irrigato dal Vangelo. Aiutaci a divenire tuoi discepoli audaci con la forza mite dell’amore,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni con il tuo Corpo e Sangue o Signore Gesù tutti i cristiani perseguitati e in difficoltà. Fa’ che al più presto cessino guerre e violenze e regni un tempo di pace e sicurezza per tutti,

Noi ti preghiamo

  

Accogli nell’amore o Dio tutti i poveri che invocano aiuto. Ti ricordiamo coloro che cercano riparo e futuro nei paesi ricchi fuggendo guerra e miseria. Dona loro protezione e salvezza,

Noi ti preghiamo.

  

Guida con la forza del tuo Spirito il papa Leone e la Chiesa dei discepoli diffusa in tutto il mondo. Illumina i cuori e rafforza la loro testimonianza, perché sempre più persone entrino nella famiglia dei figli di Dio,

Noi ti preghiamo

  

Proteggici o Padre buono dalla tentazione e dal peccato. Fa’ che sappiamo resistere al male e, sostenuti dal nutrimento prezioso del tuo Corpo e Sangue, operiamo sempre il bene che tu ci proponi,

Noi ti preghiamo

sabato 30 maggio 2026

Festa della Ss.ma Trinità - Anno A - 31 maggio 2026

 


Dal libro dell’Esodo 34, 4b-6. 8-9

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

 

Dn 3,52.56 - A te la lode o Dio e la gloria nei secoli.


Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi +
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 13, 11-13

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato con solennità la discesa dello Spirito santo sui discepoli e lo abbiamo invocato perché riempia di amore la vita di noi tutti. La festa di Pentecoste ci ripropone un evento che fu cruciale nella storia dei discepoli del Signore, e lo è per la Chiesa in ogni tempo.

È lo Spirito santo infatti che rende quel gruppo più o meno incerto e fragile di galilei, pescatori, gente umile, in una vera comunità capace di annunciare al mondo il Vangelo di Gesù.

Nel racconto del Vangelo emerge questa dimensione personale dei singoli apostoli pieni di fragilità e di dubbi. In fondo proprio questo permette a ciascuno di noi di identificarsi con loro, perché siamo tutti coscienti dei nostri limiti e difficoltà. Essi trovano nel Signore Gesù una forza attrattiva che li unisce a lui e fa sì che non si disperdano nei momenti difficili. Ricordiamo quando Gesù chiese loro: “Volete andarvene anche voi?” e la risposta di Pietro: “Signore, da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna.

Ma con la discesa dello Spirito, a Pentecoste, avviene una trasformazione. Anche se sono privati della presenza fisica di Gesù fra di loro la loro vita assume un dinamismo tutto particolare: sono audaci nell’affrontare le difficoltà, pieni di voglia di raccontare la loro esperienza con Gesù, decisi ad uscire dal loro piccolo mondo per raggiungere popoli diversi e paesi lontani. Le loro parole sono chiare nel manifestare il significato profondo del messaggio che Gesù aveva comunicato loro e riescono a renderlo alla portata di tutti quelli che incontrano, superando i limiti della loro modesta cultura ed inesperienza del vasto mondo.

Lo Spirito Santo li ha trasformati, eppure restano coscienti del bisogno che hanno l’uno dell’altro. Infatti nonostante viaggino e parlino a folle diverse, visitino comunità in città lontane non diventano individui indipendenti che seguono ciascuno la propria strada.

Il libro degli Atti ci testimonia di una rete di rapporti fra gli apostoli che si confrontano fra di loro, si consigliano, cercano insieme risposte nuove a problemi nuovi che incontrano. Ciascuno mette al servizio degli altri i propri talenti e capacità, ma senza sentirsi autonomo e indipendente.

Il caso forse più eclatante è quello di Paolo. Egli è divenuto apostolo anche se non ha incontrato mai fisicamente Gesù quando lui predicava e compiva miracoli assieme ai dodici, eppure anche a lui lo Spirito comunica una comprensione profonda del Vangelo e lo spinge a parlarne a tutti. La sua trasformazione è così profonda che proprio lui che era un fanatico esperto della legge di Israele è il primo a rendersi conto che il Vangelo non può essere prigioniero dei confini geografici ed etnici di Israele, e comincia ad annunciarlo anche ai pagani di altri popoli. Ma questa grande novità, che segna una svolta decisiva nella storia della Chiesa cristiana, non è vissuta da Paolo in solitudine, come una sua conquista e decisione individuale. Torna a Gerusalemme, si confronta con Pietro e gli altri apostoli e insieme giungono alla decisione che sì, non solo è possibile, ma è necessario annunciare il Vangelo a tutti i popoli.

C’è come un doppio movimento: la spinta ad uscire, ad andare incontro agli altri, a superare limiti geografici e culturali, ma anche il desiderio di farlo insieme, con una sintonia e comunione profonda con gli altri apostoli. Paolo e gli altri dodici diventano così i costruttori di una grande rete di rapporti e amicizia fra loro e fra le comunità che man mano crescevano in tante città diverse del Mediterraneo. Non barche alla deriva nel vasto mare del mondo, ma isole ancorate in profondità alla terraferma che le unisce.

Cioè con la Pentecoste gli apostoli diventano partecipi di uno spirito nuovo, che è lo Spirito che unisce il Padre al Figlio, la Trinità nelle sue persone.

Infatti nel racconto evangelico vediamo una dinamica simile nel rapporto fra Gesù, il Figlio, Dio Padre, e lo Spirito santo. Gesù non agisce mai da solo, fa sempre riferimento al Padre, e lo Spirito lo guida nei momenti cruciali del suo itinerario terreno. Le tre persone agiscono insieme, sono unite nel desiderio comune di costruire un destino buono per l’umanità, vivono la loro missione con grande sintonia e unità.

Oggi, con questa festa la Chiesa ci propone di soffermarci su questa realtà, e di farla nostra.

Anche noi, come accennavo, ci riconosciamo fragili e deboli come gli apostoli con Gesù, pieni di dubbi, trattenuti dalla paura e pronti a tornarcene indietro. Ma l’esperienza della Resurrezione di Gesù e della Pentecoste ci permette di seguire gli apostoli nella trasformazione che li ha coinvolti. Ora abbiamo una priorità: mostrare a tutti la bellezza del Vangelo annunciato da Gesù; abbiamo un nuovo modo di vivere: come fratelli che sono amici e si sostengono come il Padre e il Figlio; abbiamo una nuova forza interiore: uno Spirito diverso che ci rende comunicativi e audaci. Così oggi questa festa ci propone di vivere, facendo nostra questa doppia energia vitale che ci spinge verso gli altri più estranei e lontani e ci spinge a legarci agli altri fratelli e sorelle in una comunità che ascolta la Parola, Celebra l’Eucarestia e invoca lo Spirito, tutti insieme nella Santa Liturgia.

 

Preghiere 

 

O Dio nostro Padre, guidaci nelle vie del mondo. Sostieni la vita dei tuoi figli: dona la pace, consola chi è nel dolore, salva chi perde la vita seguendo le vie che non portano a nulla,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù Cristo, figlio unigenito del Padre e nostro salvatore, ti ringraziamo per il Vangelo che hai annunciato e vissuto come via alla portata di tutti per giungere alla vita eterna,

Noi ti preghiamo

 

O Spirito Santo, consolatore e guida, vieni e scalda i cuori, illumina le menti e riempi in tutti il vuoto di amore, perché il mondo sia trasformato dalla tua presenza,

Noi ti preghiamo

 

O Trinità santa comunica a noi l’amore che ti unisce nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, fa’ che ognuno di noi ti conosca e impari a specchiarsi in te, amando gli altri uomini come sé stessi,

Noi ti preghiamo.

 

Ti invochiamo o Dio per ogni uomo che soffre, in modo particolare per i popoli in guerra. Dona la pace vera che gli uomini non sanno darsi,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta il grido o Padre misericordioso di quanti invocano il tuo soccorso. In modo particolare ti ricordiamo quanti sono malati nel mondo: manda loro guarigione e salvezza,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio il papa Leone, tuo servitore e testimone, perché col tuo aiuto percorra con coraggio e serenità le vie del mondo contemporaneo indicando te come l’unica salvezza dal male, 

Noi ti preghiamo

  

Benedici e proteggi o Signore Gesù, questa comunità che convochi ogni domenica al tuo banchetto eucaristico. Perché l’incontro con la tua Parola e il tuo Corpo sia il fulcro della vita di ogni discepolo fino a renderla specchio della vita della Trinità,

Noi ti preghiamo

sabato 23 maggio 2026

Festa di Pentecoste - Anno A - 24 maggio 2026

 


 Dagli atti degli apostoli 2, 1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

Salmo 103 - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia! +

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Dalla prima lettera ai Corinzi 12, 3b-7. 12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.  Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Il racconto della prima pentecoste vissuta dagli apostoli ci fa capire meglio chi è lo Spirito Santo.

Siamo abituati a nominarlo sempre insieme al Padre e al Figlio, poiché tutti e tre insieme formano la Trinità, che è il modo tutto particolare di essere di Dio. Ma se il Padre lo conosciamo per il racconto che la Scrittura ci fa del suo intervento nel corso della storia del popolo di Israele (Esodo, Sinai, ecc..), il Figlio lo conosciamo bene attraverso la narrazione che i Vangeli fanno della sua vita, morte e resurrezione fino all’ascensione, lo Spirito Santo ci rimane un po’ più sconosciuto, come fosse un’entità astratta e inconsistente, quasi simile a un soffio d’aria, e non una persona.

Il brano degli Atti ci viene in aiuto e ci dice alcune cose importanti per conoscere meglio chi è lo Spirito.  

La prima è che lo Spirito Santo è qualcosa di concreto, nonostante il termine “spirito” ci fa immediatamente pensare a qualcosa che non si vede e non si tocca, una realtà misteriosa ed evanescente. A Pentecoste, mentre i discepoli erano riuniti, lo Spirito si manifestò loro con un rombo forte come un tuono, con un forte vento che manda tutto all’aria e con un fuoco che scese su ciascuno. La sua presenza cioè si vede e si sente, e soprattutto interagisce con la realtà perché provoca conseguenze concreta.

Infatti la seconda cosa che il brano evidenzia è che lo Spirto cambia la vita degli apostoli: ecco che per la prima volta escono allo scoperto e si mettono a parlare con tutti, mentre prima se ne stavano al chiuso, tristi e isolati, solo fra di loro.

La terza è che, una volta usciti dal chiuso, essi riescono a parlare con tutti, perché parlano di Dio usando una lingua che tutti possono capire, cioè la lingua dell’amore. Non ci sono differenze di nazione, cultura, età, classe sociale che renda incapaci di parlarsi con il linguaggio dei gesti d’amore e delle attenzioni e preoccupazioni di chi vuole bene: si capiscono sempre. Il fatto stesso di uscire e parlare a tutti manifesta una preoccupazione nuova, un interesse per la gente, un amore che suscita la necessità di offrire a gente estranea e straniera quello che di più bello e importante avevano ricevuto, la persona stessa di Gesù.

Dobbiamo dunque chiederci: come possiamo riconoscere oggi lo Spirito nel suo agire concreto in noi?

Lo Spirito santo che ci è donato è quella forza che ci permette di voler bene a tutti, ma proprio a tutti. Questo non è banale né istintivo, non ci viene dall’educazione o dalla natura umana. È vero, esiste anche uno spirito del mondo che permette di vivere alcune forme di interesse e cura dell’altro, cosa di cui persino gli animali sono capaci, ma esso è imperfetto e spesso falso, perché legato alla convenienza o alla consuetudine, ai ruoli sociali, alla cultura. Si vuole bene a chi è come me, o a chi è della mia famiglia, o a chi mi è utile, oppure in base ad una infatuazione emozionale. Ma che amore è questo, se basta che la situazione cambi anche di poco perché venga meno? Lo vediamo così spesso attorno a noi o ne facciamo noi stessi esperienza. Quanto sono fragili le relazioni che si instaurano “naturalmente” fra vicini, colleghi, persone con interessi in comune o persino familiari!

Dio nella lunga storia con l’umanità ha dimostrato un amore ben diverso da questo, non legato alla situazione del momento o, tanto meno, ad una convenienza; il suo voler bene ha i tratti di una fedeltà tenace e costante, di una generosità che non si concede solo se si è sicuri di non rimetterci, è il voler bene dello Spirito Santo.

Come possiamo fare a ricevere e accogliere in noi lo Spirito Santo?

Innanzitutto esso è sempre frutto dell’ascolto della Parola di Dio. Da essa infatti apprendiamo l’amore di Dio per noi uomini, ne restiamo stupiti e attratti, ne avvertiamo la straordinarietà concreta, e per questo diveniamo desiderosi di vivere quello stesso amore. Attraverso un ascolto attendo e profondo scopriamo che le parole di Gesù, i suoi gesti, i suoi sentimenti possono diventare anche i nostri, cambiare il nostro modo di vivere, farci decidere di prendere sul serio l’amicizia profonda di Dio per noi e per tutti, così come abbiamo ascoltato avvenne agli apostoli a Pentecoste. E già questo ascolto partecipe e profondo è frutto dello Spirito che ci fa desiderare di vivere quelle Parole ascoltate.

Ecco che allora possiamo dire che lo Spirito è quella forza di amore che ci fa essere fratelli e sorelle con tutti, nonostante le diversità che ci dividono. È quello che sperimentiamo ogni domenica qui. Siamo tutti molto diversi fra noi, sotto tanti punti di vista, eppure assieme, ascoltando il Vangelo e accogliendo lo Spirito santo scopriamo che ci lega una fraternità, fatta di gesti, preghiere, attenzioni condivise che fanno sì che non ci sia estraneità o freddezza in chi si lascia toccare.

In conclusione, possiamo dire che lo Spirito santo ci inonda un po’ come fa la luce del sole. Noi non siamo in grado, almeno nella maggioranza dei casi, di comprendere esattamente di cosa sia fatta, come agisca, come si origini, che natura abbia, eppure ci accorgiamo quando c’è e quando manca, e sappiamo bene la differenza che fa essere alla luce, che ci illumina e ci scalda, o al buio dove niente si vede e tutto appare minaccioso e sconosciuto, dove c’è freddo. Allo stesso modo possiamo dire che possiamo riconoscere bene quando lo Spirito è con noi e quando invece manca, cioè quando ci si odia, ci sono rancori, divisioni, ci si fanno dispetti, ci si trascura e si ignora apposta il bisogno dell’altro, si pensa solo a se stessi. Sono tutti modi con i quali vediamo concretamente che lo Spirito non è stato accolto. Al contrario sentiamo la sua presenza quando c’è pace, concordia, cura l’uno per l’altro, amicizia, lealtà, affetto, perdono.

 

Preghiere

 

Ti invochiamo o Signore Gesù, manda in noi il tuo Spirito che vinca ogni egoismo e inimicizia. Insegnaci a voler bene e a considerarci parte dell’unica grande famiglia di Dio che è l’umanità.

Noi ti preghiamo

  

Scendi Spirito di Dio e inonda il mondo intero della tua pace. Raggiungi i luoghi dove oggi infuria la guerra ed esplodono gli odi e le ingiustizie, infondi nei cuori di tutti il desiderio di pace.

Noi ti preghiamo

 

Come a Pentecoste ti aspettiamo o Spirito di amore, perché tu discenda a scaldare i cuori e a donarci una lingua nuova per parlare a tutti. Fa’ che la grammatica del voler bene e le parole dell’amicizia diventino l’unica lingua con cui gli uomini si parlano e si ascoltano in tutto il mondo.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che restiamo uniti nella tua famiglia, perché invochiamo insieme la discesa dello Spirito e la manifestazione del tuo amore, per portare agli altri la fiamma della passione per il bene di tutti.

Noi ti preghiamo

 

Consola o Spirito tutti coloro che sono nel dolore: i poveri, i malati, gli anziani, i migranti, i sofferenti. Vinci la durezza di cuore di chi non compie il bene che tu ci suggerisci.

Noi ti preghiamo

  

Unisci o Spirito di Dio le tue Chiese ovunque diffuse in un’unica e unanime invocazione per l’unità. Fa’ che raccolti nell’unica famiglia dei tuoi discepoli ci amiamo come fratelli e sorelle, senza divisioni o rivalità.

Noi ti preghiamo.

 

O Spirito di sapienza e di fortezza, suscita nei cuori dei discepoli di Cristo il desiderio di annunciarti e testimoniarti al mondo intero. Fa’ che ovunque risuoni con forza la lode per le meraviglie che compi per il bene dell’uomo.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio in modo particolare per il papa Leone, illumina i suoi passi perché porti ovunque la pace nei cuori e la riconciliazione dei nemici. Proteggilo da ogni male,

Noi ti preghiamo