sabato 30 maggio 2026

Festa della Ss.ma Trinità - Anno A - 31 maggio 2026

 


Dal libro dell’Esodo 34, 4b-6. 8-9

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

 

Dn 3,52.56 - A te la lode o Dio e la gloria nei secoli.


Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi +
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 13, 11-13

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato con solennità la discesa dello Spirito santo sui discepoli e lo abbiamo invocato perché riempia di amore la vita di noi tutti. La festa di Pentecoste ci ripropone un evento che fu cruciale nella storia dei discepoli del Signore, e lo è per la Chiesa in ogni tempo.

È lo Spirito santo infatti che rende quel gruppo più o meno incerto e fragile di galilei, pescatori, gente umile, in una vera comunità capace di annunciare al mondo il Vangelo di Gesù.

Nel racconto del Vangelo emerge questa dimensione personale dei singoli apostoli pieni di fragilità e di dubbi. In fondo proprio questo permette a ciascuno di noi di identificarsi con loro, perché siamo tutti coscienti dei nostri limiti e difficoltà. Essi trovano nel Signore Gesù una forza attrattiva che li unisce a lui e fa sì che non si disperdano nei momenti difficili. Ricordiamo quando Gesù chiese loro: “Volete andarvene anche voi?” e la risposta di Pietro: “Signore, da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna.

Ma con la discesa dello Spirito, a Pentecoste, avviene una trasformazione. Anche se sono privati della presenza fisica di Gesù fra di loro la loro vita assume un dinamismo tutto particolare: sono audaci nell’affrontare le difficoltà, pieni di voglia di raccontare la loro esperienza con Gesù, decisi ad uscire dal loro piccolo mondo per raggiungere popoli diversi e paesi lontani. Le loro parole sono chiare nel manifestare il significato profondo del messaggio che Gesù aveva comunicato loro e riescono a renderlo alla portata di tutti quelli che incontrano, superando i limiti della loro modesta cultura ed inesperienza del vasto mondo.

Lo Spirito Santo li ha trasformati, eppure restano coscienti del bisogno che hanno l’uno dell’altro. Infatti nonostante viaggino e parlino a folle diverse, visitino comunità in città lontane non diventano individui indipendenti che seguono ciascuno la propria strada.

Il libro degli Atti ci testimonia di una rete di rapporti fra gli apostoli che si confrontano fra di loro, si consigliano, cercano insieme risposte nuove a problemi nuovi che incontrano. Ciascuno mette al servizio degli altri i propri talenti e capacità, ma senza sentirsi autonomo e indipendente.

Il caso forse più eclatante è quello di Paolo. Egli è divenuto apostolo anche se non ha incontrato mai fisicamente Gesù quando lui predicava e compiva miracoli assieme ai dodici, eppure anche a lui lo Spirito comunica una comprensione profonda del Vangelo e lo spinge a parlarne a tutti. La sua trasformazione è così profonda che proprio lui che era un fanatico esperto della legge di Israele è il primo a rendersi conto che il Vangelo non può essere prigioniero dei confini geografici ed etnici di Israele, e comincia ad annunciarlo anche ai pagani di altri popoli. Ma questa grande novità, che segna una svolta decisiva nella storia della Chiesa cristiana, non è vissuta da Paolo in solitudine, come una sua conquista e decisione individuale. Torna a Gerusalemme, si confronta con Pietro e gli altri apostoli e insieme giungono alla decisione che sì, non solo è possibile, ma è necessario annunciare il Vangelo a tutti i popoli.

C’è come un doppio movimento: la spinta ad uscire, ad andare incontro agli altri, a superare limiti geografici e culturali, ma anche il desiderio di farlo insieme, con una sintonia e comunione profonda con gli altri apostoli. Paolo e gli altri dodici diventano così i costruttori di una grande rete di rapporti e amicizia fra loro e fra le comunità che man mano crescevano in tante città diverse del Mediterraneo. Non barche alla deriva nel vasto mare del mondo, ma isole ancorate in profondità alla terraferma che le unisce.

Cioè con la Pentecoste gli apostoli diventano partecipi di uno spirito nuovo, che è lo Spirito che unisce il Padre al Figlio, la Trinità nelle sue persone.

Infatti nel racconto evangelico vediamo una dinamica simile nel rapporto fra Gesù, il Figlio, Dio Padre, e lo Spirito santo. Gesù non agisce mai da solo, fa sempre riferimento al Padre, e lo Spirito lo guida nei momenti cruciali del suo itinerario terreno. Le tre persone agiscono insieme, sono unite nel desiderio comune di costruire un destino buono per l’umanità, vivono la loro missione con grande sintonia e unità.

Oggi, con questa festa la Chiesa ci propone di soffermarci su questa realtà, e di farla nostra.

Anche noi, come accennavo, ci riconosciamo fragili e deboli come gli apostoli con Gesù, pieni di dubbi, trattenuti dalla paura e pronti a tornarcene indietro. Ma l’esperienza della Resurrezione di Gesù e della Pentecoste ci permette di seguire gli apostoli nella trasformazione che li ha coinvolti. Ora abbiamo una priorità: mostrare a tutti la bellezza del Vangelo annunciato da Gesù; abbiamo un nuovo modo di vivere: come fratelli che sono amici e si sostengono come il Padre e il Figlio; abbiamo una nuova forza interiore: uno Spirito diverso che ci rende comunicativi e audaci. Così oggi questa festa ci propone di vivere, facendo nostra questa doppia energia vitale che ci spinge verso gli altri più estranei e lontani e ci spinge a legarci agli altri fratelli e sorelle in una comunità che ascolta la Parola, Celebra l’Eucarestia e invoca lo Spirito, tutti insieme nella Santa Liturgia.

 

Preghiere 

 

O Dio nostro Padre, guidaci nelle vie del mondo. Sostieni la vita dei tuoi figli: dona la pace, consola chi è nel dolore, salva chi perde la vita seguendo le vie che non portano a nulla,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù Cristo, figlio unigenito del Padre e nostro salvatore, ti ringraziamo per il Vangelo che hai annunciato e vissuto come via alla portata di tutti per giungere alla vita eterna,

Noi ti preghiamo

 

O Spirito Santo, consolatore e guida, vieni e scalda i cuori, illumina le menti e riempi in tutti il vuoto di amore, perché il mondo sia trasformato dalla tua presenza,

Noi ti preghiamo

 

O Trinità santa comunica a noi l’amore che ti unisce nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, fa’ che ognuno di noi ti conosca e impari a specchiarsi in te, amando gli altri uomini come sé stessi,

Noi ti preghiamo.

 

Ti invochiamo o Dio per ogni uomo che soffre, in modo particolare per i popoli in guerra. Dona la pace vera che gli uomini non sanno darsi,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta il grido o Padre misericordioso di quanti invocano il tuo soccorso. In modo particolare ti ricordiamo quanti sono malati nel mondo: manda loro guarigione e salvezza,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio il papa Leone, tuo servitore e testimone, perché col tuo aiuto percorra con coraggio e serenità le vie del mondo contemporaneo indicando te come l’unica salvezza dal male, 

Noi ti preghiamo

  

Benedici e proteggi o Signore Gesù, questa comunità che convochi ogni domenica al tuo banchetto eucaristico. Perché l’incontro con la tua Parola e il tuo Corpo sia il fulcro della vita di ogni discepolo fino a renderla specchio della vita della Trinità,

Noi ti preghiamo

sabato 23 maggio 2026

Festa di Pentecoste - Anno A - 24 maggio 2026

 


 Dagli atti degli apostoli 2, 1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

Salmo 103 - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia! +

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Dalla prima lettera ai Corinzi 12, 3b-7. 12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.  Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Il racconto della prima pentecoste vissuta dagli apostoli ci fa capire meglio chi è lo Spirito Santo.

Siamo abituati a nominarlo sempre insieme al Padre e al Figlio, poiché tutti e tre insieme formano la Trinità, che è il modo tutto particolare di essere di Dio. Ma se il Padre lo conosciamo per il racconto che la Scrittura ci fa del suo intervento nel corso della storia del popolo di Israele (Esodo, Sinai, ecc..), il Figlio lo conosciamo bene attraverso la narrazione che i Vangeli fanno della sua vita, morte e resurrezione fino all’ascensione, lo Spirito Santo ci rimane un po’ più sconosciuto, come fosse un’entità astratta e inconsistente, quasi simile a un soffio d’aria, e non una persona.

Il brano degli Atti ci viene in aiuto e ci dice alcune cose importanti per conoscere meglio chi è lo Spirito.  

La prima è che lo Spirito Santo è qualcosa di concreto, nonostante il termine “spirito” ci fa immediatamente pensare a qualcosa che non si vede e non si tocca, una realtà misteriosa ed evanescente. A Pentecoste, mentre i discepoli erano riuniti, lo Spirito si manifestò loro con un rombo forte come un tuono, con un forte vento che manda tutto all’aria e con un fuoco che scese su ciascuno. La sua presenza cioè si vede e si sente, e soprattutto interagisce con la realtà perché provoca conseguenze concreta.

Infatti la seconda cosa che il brano evidenzia è che lo Spirto cambia la vita degli apostoli: ecco che per la prima volta escono allo scoperto e si mettono a parlare con tutti, mentre prima se ne stavano al chiuso, tristi e isolati, solo fra di loro.

La terza è che, una volta usciti dal chiuso, essi riescono a parlare con tutti, perché parlano di Dio usando una lingua che tutti possono capire, cioè la lingua dell’amore. Non ci sono differenze di nazione, cultura, età, classe sociale che renda incapaci di parlarsi con il linguaggio dei gesti d’amore e delle attenzioni e preoccupazioni di chi vuole bene: si capiscono sempre. Il fatto stesso di uscire e parlare a tutti manifesta una preoccupazione nuova, un interesse per la gente, un amore che suscita la necessità di offrire a gente estranea e straniera quello che di più bello e importante avevano ricevuto, la persona stessa di Gesù.

Dobbiamo dunque chiederci: come possiamo riconoscere oggi lo Spirito nel suo agire concreto in noi?

Lo Spirito santo che ci è donato è quella forza che ci permette di voler bene a tutti, ma proprio a tutti. Questo non è banale né istintivo, non ci viene dall’educazione o dalla natura umana. È vero, esiste anche uno spirito del mondo che permette di vivere alcune forme di interesse e cura dell’altro, cosa di cui persino gli animali sono capaci, ma esso è imperfetto e spesso falso, perché legato alla convenienza o alla consuetudine, ai ruoli sociali, alla cultura. Si vuole bene a chi è come me, o a chi è della mia famiglia, o a chi mi è utile, oppure in base ad una infatuazione emozionale. Ma che amore è questo, se basta che la situazione cambi anche di poco perché venga meno? Lo vediamo così spesso attorno a noi o ne facciamo noi stessi esperienza. Quanto sono fragili le relazioni che si instaurano “naturalmente” fra vicini, colleghi, persone con interessi in comune o persino familiari!

Dio nella lunga storia con l’umanità ha dimostrato un amore ben diverso da questo, non legato alla situazione del momento o, tanto meno, ad una convenienza; il suo voler bene ha i tratti di una fedeltà tenace e costante, di una generosità che non si concede solo se si è sicuri di non rimetterci, è il voler bene dello Spirito Santo.

Come possiamo fare a ricevere e accogliere in noi lo Spirito Santo?

Innanzitutto esso è sempre frutto dell’ascolto della Parola di Dio. Da essa infatti apprendiamo l’amore di Dio per noi uomini, ne restiamo stupiti e attratti, ne avvertiamo la straordinarietà concreta, e per questo diveniamo desiderosi di vivere quello stesso amore. Attraverso un ascolto attendo e profondo scopriamo che le parole di Gesù, i suoi gesti, i suoi sentimenti possono diventare anche i nostri, cambiare il nostro modo di vivere, farci decidere di prendere sul serio l’amicizia profonda di Dio per noi e per tutti, così come abbiamo ascoltato avvenne agli apostoli a Pentecoste. E già questo ascolto partecipe e profondo è frutto dello Spirito che ci fa desiderare di vivere quelle Parole ascoltate.

Ecco che allora possiamo dire che lo Spirito è quella forza di amore che ci fa essere fratelli e sorelle con tutti, nonostante le diversità che ci dividono. È quello che sperimentiamo ogni domenica qui. Siamo tutti molto diversi fra noi, sotto tanti punti di vista, eppure assieme, ascoltando il Vangelo e accogliendo lo Spirito santo scopriamo che ci lega una fraternità, fatta di gesti, preghiere, attenzioni condivise che fanno sì che non ci sia estraneità o freddezza in chi si lascia toccare.

In conclusione, possiamo dire che lo Spirito santo ci inonda un po’ come fa la luce del sole. Noi non siamo in grado, almeno nella maggioranza dei casi, di comprendere esattamente di cosa sia fatta, come agisca, come si origini, che natura abbia, eppure ci accorgiamo quando c’è e quando manca, e sappiamo bene la differenza che fa essere alla luce, che ci illumina e ci scalda, o al buio dove niente si vede e tutto appare minaccioso e sconosciuto, dove c’è freddo. Allo stesso modo possiamo dire che possiamo riconoscere bene quando lo Spirito è con noi e quando invece manca, cioè quando ci si odia, ci sono rancori, divisioni, ci si fanno dispetti, ci si trascura e si ignora apposta il bisogno dell’altro, si pensa solo a se stessi. Sono tutti modi con i quali vediamo concretamente che lo Spirito non è stato accolto. Al contrario sentiamo la sua presenza quando c’è pace, concordia, cura l’uno per l’altro, amicizia, lealtà, affetto, perdono.

 

Preghiere

 

Ti invochiamo o Signore Gesù, manda in noi il tuo Spirito che vinca ogni egoismo e inimicizia. Insegnaci a voler bene e a considerarci parte dell’unica grande famiglia di Dio che è l’umanità.

Noi ti preghiamo

  

Scendi Spirito di Dio e inonda il mondo intero della tua pace. Raggiungi i luoghi dove oggi infuria la guerra ed esplodono gli odi e le ingiustizie, infondi nei cuori di tutti il desiderio di pace.

Noi ti preghiamo

 

Come a Pentecoste ti aspettiamo o Spirito di amore, perché tu discenda a scaldare i cuori e a donarci una lingua nuova per parlare a tutti. Fa’ che la grammatica del voler bene e le parole dell’amicizia diventino l’unica lingua con cui gli uomini si parlano e si ascoltano in tutto il mondo.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che restiamo uniti nella tua famiglia, perché invochiamo insieme la discesa dello Spirito e la manifestazione del tuo amore, per portare agli altri la fiamma della passione per il bene di tutti.

Noi ti preghiamo

 

Consola o Spirito tutti coloro che sono nel dolore: i poveri, i malati, gli anziani, i migranti, i sofferenti. Vinci la durezza di cuore di chi non compie il bene che tu ci suggerisci.

Noi ti preghiamo

  

Unisci o Spirito di Dio le tue Chiese ovunque diffuse in un’unica e unanime invocazione per l’unità. Fa’ che raccolti nell’unica famiglia dei tuoi discepoli ci amiamo come fratelli e sorelle, senza divisioni o rivalità.

Noi ti preghiamo.

 

O Spirito di sapienza e di fortezza, suscita nei cuori dei discepoli di Cristo il desiderio di annunciarti e testimoniarti al mondo intero. Fa’ che ovunque risuoni con forza la lode per le meraviglie che compi per il bene dell’uomo.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio in modo particolare per il papa Leone, illumina i suoi passi perché porti ovunque la pace nei cuori e la riconciliazione dei nemici. Proteggilo da ogni male,

Noi ti preghiamo

sabato 16 maggio 2026

Festa dell' Ascensione - Anno A - 17 maggio 2026


 

Dagli atti degli apostoli 1,1-11

Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

 

Salmo 46 - Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.

Egli la manifestò in Cristo,

quando lo risuscitò dai morti

e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,

al di sopra di ogni Principato e Potenza,

al di sopra di ogni Forza e Dominazione

e di ogni nome che viene nominato

non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.

Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi

e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:

essa è il corpo di lui,

la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.  Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

Commento

 

Uomini di Galilea perché state a guardare il cielo?”. La domanda dei due angeli sorprende gli Apostoli oppressi da un senso di vuoto, sospesi tra nostalgia del passato e sconforto per il presente si sentono perduti. Si erano a fatica rincuorati dopo aver incontrato Gesù risorto, ed ora di nuovo rimanevano soli! Sembra che debbano comunque abituarsi all’idea che il Signore è distante. Ce lo fa capire quell’immagine che usa il vangelo dei discepoli che guardano sconsolati in su. La loro tristezza è grande, oppressi da un senso di grande solitudine. Sempre infatti la tristezza e la paura fa rinchiudere in se stessi isolandoci da soli. Lo vediamo anche nella nostra società: siamo spaventati e tristi per un presente che fa paura e questo spinge a rinchiudersi in sé, a fissare un angolo di cielo vuoto, ad aumentare le divisioni che ci rendono più soli.

Il loro cielo è vuoto perché quello che gli Apostoli guardano non è il cielo della Scrittura, ma il proprio futuro privo di speranza. Un cielo chiuso e perciò vuoto. Non seguono le parole del salmo che dice: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mio verrà l’aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra

È così anche per noi quando guardiamo al cielo dove Gesù è asceso già sapendo che ci possiamo aspettare ben poco, o quando lo consideriamo solo come un’astrazione e una fuga dalla realtà quotidiana. In quel guardare su c’è una forma di religiosità che pensa che la fede sia pensieri astratti sulle cose del cielo, o leggi da osservare, consuetudini ormai vuote da conservare gelosamente.

Però c’è una voce che richiama gli apostoli e che svela la falsità di questo modo di guardare al cielo, di credere e di vivere tristi e ripiegati su di sé. È la voce degli angeli, la Parola di Dio che ci distoglie da un modo falso di guardare al cielo.

C’è una grande novità in quello che gli angeli propongono ai discepoli, cioè di guardare al cielo come il luogo da cui attendere il ritorno di Gesù: “Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo.” Questa è la grande differenza. Noi viviamo nel tempo intermedio fra quello in cui Gesù è nato ed è vissuto sulla terra e quello in cui alla fine dei tempi si manifesterà di nuovo. Ma questo tempo, il nostro, non è per questo il tempo della sua assenza, anzi è il tempo nel quale la sua presenza si fa concreta e viva nell’Eucarestia che ci nutre e nel dono dello Spirito che ci dona forza, entusiasmo e amore appassionato. Ed oggi celebriamo con i nostri più piccoli proprio la festa della vicinanza di Gesù nel suo corpo e sangue, la prima comunione che li accosta al banchetto dell’Eucarestia.

Allora il nostro tempo non è fatto per starcene con gli occhi in su, senza sapere cosa aspettarsi, ma quello di una attesa che si dà da fare. Gesù aveva promesso ai suoi: “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Cioè le parole di Gesù non chiudono l’orizzonte dei discepoli a quell’angolo di cielo che sta sopra a ciascuno, ma anzi ha l’ampiezza degli estremi confini della terra. Li manda a testimoniare, cioè a vivere concretamente il Vangelo che lui ha annunciato loro.

Quel cielo, non più chiuso e non più vuoto, diventa il luogo da cui aspettarci qualcosa: il ritorno di Gesù, la realizzazione del suo Regno. Gesù, è vero, si è sottratto alla vista ascendendo al cielo, ma ora la sua presenza riempie il mondo intero, e noi siamo mandati ad testimoniarlo a tutti.

Anche noi a volte non riusciamo a scorgere la presenza del Signore. Certo, perché lui è avanti e ci precede. È oltre l’angolo individuale e ci attende negli orizzonti vasti. Bisogna imparare a guardare con simpatia e affetto attorno a noi: il fratello, la sorella, la città, il mondo che ci sta accanto. A forza di guardare il alto ci siamo quasi dimenticati di loro, e ce ne ricordiamo solo la caricatura: i problemi, le antipatie, i fastidi.

Con l’ascensione di Gesù il mondo è come abbracciato dalla sua presenza. E’ il senso delle parole che aveva detto loro dopo la resurrezione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.  Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Fratelli e sorelle, impariamo anche noi dalle parole degli angeli ad abbassare il nostro sguardo sul volto del fratello, a guardarlo con simpatia e interesse, a parlargli e ad ascoltarlo, perché il nostro orizzonte si allarghi e di persona in persona scopriamo l’ampiezza della famiglia umana, fatta di gente e popoli diversi che Gesù abbraccia con la sua presenza affettuosa.


Preghiere 

  

O Signore Gesù che ascendi al cielo dopo aver vissuto l’amore per gli uomini che ha vinto sul male e sulla morte, dona anche a noi il tuo Spirito, perché diveniamo annunciatori del Vangelo e operatori della vera pace.

Noi ti preghiamo

 

Suscita in noi, o Padre del cielo, il desiderio di testimoniare il tuo voler bene a tutti quelli che ancora non ti conoscono. Dona alle nostre parole e alle nostre azioni la forza del tuo amore che scalda i cuori e apre le menti alla conoscenza di te.

Noi ti preghiamo

 

Senza di te, o Signore Gesù, le nostre vite sono prive della guida e dell’amico. Manda ancora il tuo Spirito a difenderci dal male e a suscitare in noi una vita nuova.

Noi ti preghiamo

  

Guidaci o Signore in questo tempo difficile, proteggi chi è più debole, guarisci i malati, consola i sofferenti, dona la pace a chi è in guerra. Sii tu la liberazione vera per tutti gli uomini.

Noi ti preghiamo


Benedici o Dio del cielo questi ragazzi che hanno ricevuto oggi per la prima volta il tuo corpo e sangue. Fa’ che restino per tutta la loro vita in tua compagnia come figli fedeli e testimoni del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Signore Gesù le famiglie dei tuoi discepoli, perché siano sempre luogo di affetto reciproco e di solidarietà con chi è nel bisogno. Accompagnale nel cammino della vita con la luce del Vangelo e la compagnia del tuo Spirito.

Noi ti preghiamo


Illumina sempre o Dio onnipotente il nostro papa Leone, perché la chiesa, rafforzata nell’amore e confermata nella fede, sia porto sicuro e arca di salvezza per tutti i popoli della terra.

Noi ti preghiamo

 

Dona luce o Padre Onnipotente a chi è nel buio della tristezza e non vede un futuro buono per la propria vita. Rispondi a chi ti invoca nel momento del bisogno.

Noi ti preghiamo

sabato 9 maggio 2026

VI domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 10 maggio 2026



Dagli Atti degli Apostoli 8, 5-8. 14-17

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

 

Salmo 65 - Acclamate Dio, voi tutti della terra

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio, +
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3, 15-18

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserva la mia parola,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 


 Commento


 Cari fratelli e care sorelle, nella prima lettura dal libro degli Atti degli Apostoli abbiamo ascoltato la descrizione della predicazione dell’apostolo Filippo in Samaria. Sappiamo che i samaritani erano una popolazione lontana dal giudaismo ufficiale di Gerusalemme, erano giudicati male dagli ebrei e disprezzati come eretici e miscredenti. Nel vangelo vediamo Gesù che discorre con una samaritana, presso un pozzo, e attraverso di lei raggiunge il cuore dei samaritani e si ferma in un loro villaggio per due giorni, un tempo veramente lungo. Di nuovo, anche in questo caso, vediamo Filippo parlare del Signore Gesù e annunciare la sua salvezza ai samaritani, i quali accolgono questa novità con grande gioia.

Questo episodio rappresenta bene il clima che si viveva nella prima comunità cristiana dopo la resurrezione di Gesù, la sua ascensione e la pentecoste: un’esplosione dell’annuncio del vangelo in tutti i contesti, giudaici, ma anche non giudaici, pagani e stranieri. Una vera rivoluzione nella vita di quei semplici pescatori che, come promesso loro da Gesù, si ritrovano a “pescare uomini” in mari mai conosciuti e con grandi risultati.

Il libro degli Atti descrive bene l’entusiasmo e la passione che accompagna questa predicazione, ed è questo atteggiamento che rende efficace l’annuncio del vangelo, perché raggiunge i cuori e cambia la vita di tanti.

Nel brano ascoltato oggi vediamo come questo annuncio avvenga come in fasi diverse, o meglio raggiunga quelle persone come a ondate che provocano un vero e proprio maremoto spirituale.

La prima fase è l’annuncio: “Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo.” È evidente la grande importanza delle parole. Sono esse che aprono un varco nei cuori e fanno conoscere la persona di Gesù fino a farla diventare familiare. Ecco allora la nostra responsabilità ad usare parole piene di significato, e non luoghi comuni o banalità, nel parlare agli altri della nostra esperienza di fede. Così anche Pietro dice alla sua comunità, come abbiamo ascoltato: siate “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.” Rendere ragione vuol dire cercare le parole giuste, quelle che hanno uno spessore esistenziale e vissuto, non solo formule generiche, così come i tanto proclamati “valori”, che non scaldano il cuore ma solo danno l’idea di un “codice penale” a cui obbedire.

Ma poi c’è un secondo elemento, e cioè la dimostrazione che quelle parole annunciate, se vissute concretamente, cambiano la realtà: “vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti.” La parola è il primo passo, ma essa non è mai disgiunta nel Vangelo dalle opere compiute. Potremmo dire che il binomio parola-azione è inseparabile, sono un tutt’uno e rendono il Vangelo non una dottrina da leggere sui libri ma una vita da conoscere vivendola sempre più in profondità.

Infine, terza cosa, gli Atti sottolineano come il terreno preparato dall’annuncio di Filippo deve essere seminato perché dia un frutto abbondante. Infatti abbiamo ascoltato: “Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù.” Il completamento della vita cristiana viene in quei samaritani divenuti discepoli del Signore Gesù attraverso il dono dello Spirito Santo. Che cosa significa? In cosa si concretizza?

Lo Spirito Santo, cari fratelli e care sorelle, è quello spirito che permette la nascita dei legami di fraternità fra i discepoli. Cioè, ci dice questo brano, non basta farsi convincere dall’annuncio, entusiasmarsi per la sua efficacia nel trasformare la realtà, c’è bisogno di divenire una famiglia di discepoli, costruire la comunità, legami di solidarietà che facciano sì che in essa ci sia un posto pronto per ognuno.

Quanto è vero questo ancora oggi! A volte sentiamo o diciamo commenti sconsolati e pessimisti, perché vediamo che la spiegazione del vangelo ed anche le opere buone non fanno crescere la comunità cristiana, anzi… Bisogna comprendere meglio come gli apostoli costruirono la Chiesa: non basta dire le cose, e nemmeno far emozionare superficialmente o stupire. Serve la costruzione di un ambito umano caldo e accogliente, che faccia sentire che Gesù è venuto innanzitutto a fondare una famiglia, quella dei figli di Dio, dei suoi amici, dei fratelli e sorelle in Cristo. È questo il segno della presenza dello Spirito Santo che completa e dà pienezza all’annuncio del vangelo.

Solo così la Chiesa cresce e si fortifica, come al tempo di Filippo, Pietro e Giovanni, ma soprattutto la vita di ciascuno di noi si riempie di quello Spirito che rende umani e pieni di gioia vera che non si fa vincere da pessimismo, realismo e malumori.

 

Preghiere 

  

O Spirito di Dio scendi presto sulla terra e resta nella nostra vita, perché sappiamo accoglierti come guida sicura, forza di amore vero verso tutti.

Noi ti preghiamo

  

O Dio Padre misericordioso, non ti sdegnare per il nostro rifiuto a farci guidare da te, ma suscita in noi il pentimento e il desiderio di averti sempre vicino.

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù che con insistenza rassicuri i tuoi discepoli che tu non li abbandonerai mai, fa’ che non siamo noi a lasciarti per seguire con orgoglio noi stessi. Aiutaci a fare sempre con fiducia e disponibilità la tua volontà.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Dio del cielo per il dono della vita. Fa’ che non la riteniamo un nostro possesso esclusivo, ma con semplicità e gratitudine la spendiamo per il bene nostro e degli altri.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre misericordioso, vieni nelle vite di tutti come Spirito santo, guida sicura. In modo particolare ti preghiamo oggi per coloro che si perdono per le strade del male e della violenza, fa’ che tornito verso di te.

Noi ti preghiamo

  

Accompagna con amore, o Signore, tutti noi e specialmente quelli che hanno più bisogno del tuo sostegno: i poveri, i malati, i prigionieri, i profughi, chi è solo e senza casa. Guidali alla meta di una vita serena e senza dolore.

Noi ti preghiamo.

 

Guida con sicurezza o Dio la grande nave che è la tua chiesa, perché sappia accogliere tutti e condurli da te. Benedici il nostro papa Leone che si affatica per essa e testimonia con impegno il Vangelo di salvezza.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Padre buono tutti i tuoi discepoli che sono minacciati dalla guerra e dal terrorismo. Salva la loro vita e fa’ che possano ricevere il dono della pace e della riconciliazione.

Noi ti preghiamo

sabato 2 maggio 2026

V domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 3 maggio 2026

 


 Dagli Atti degli Apostoli 6, 1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. 

 

Salmo 32 - Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore:
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato nel Vangelo che Gesù dice ai suoi amici che andrà presto via, e loro ne sono addolorati. Temono di essere abbandonati, anche se in realtà sono stati loro quelli che hanno lasciato solo Gesù nel momento della difficoltà. Pensano forse che come tutte le cose più belle, anche il loro rapporto con Gesù abbia un termine e debba passare, perché le esperienze felici sono per forza brevi e prima o poi finiscono.

Gesù in realtà non ha mai pensato di abbandonare i suoi, e nemmeno di dimenticarsi di tutti gli uomini, quelli presenti e quelli futuri, anche di noi. Perché sarebbe venuto sulla terra, avrebbe insegnato e testimoniato con così grande impegno il suo amore, perché sarebbe morto e risorto, se poi alla fine tutto era destinato a finire e il mondo a tornare come prima?

Piuttosto Gesù chiede ai suoi una maggiore maturità: ora è il tempo nel quale mettere in pratica, vivere quello che da lui hanno visto e imparato. È una prospettiva che turba i discepoli perché, come essi affermano, non sanno come fare.

È la tentazione di ogni generazione e di ogni singolo discepolo, anche noi, di aspettarsi da Dio una sorta di manuale, un codice, a cui attenersi per ottemperare ai propri doveri nei confronti di lui. Gesù però parla di questa strada proponendo se stesso.

Egli dice ai suoi che sì, ritorna al Padre, ma aggiunge subito che questo itinerario è lo stesso che attende noi, infatti lì dove va lui c’è un posto preparato per ciascuno di noi, ed è questa la meta del nostro cammino della vita. L’invito di Gesù è dunque a seguirlo sempre fino a raggiungerlo dove è il nostro posto, in compagnia del Padre, insieme a lui.

Queste parole sono un po’ paradossali: da un lato infatti ci esortano a muoverci, a non aspettare passivamente, cioè, come già accennavo, a prenderci in modo responsabile e maturo la briga di cercare una via e di percorrerla. Essa però è una via per tutti, infatti il riferimento è lo stesso per ognuno, cioè la persona di Gesù. È una via cioè che percorriamo non individualmente, ma assieme a tutto il popolo dei discepoli, in comune, con la possibilità di aiutarci e guidarci l’uno con l’altro.

Però d’altro canto Gesù sottolinea che ciascuno di noi ha un suo posto preparato da Dio, perché ciascuno è diverso dall’altro e nessuno è anonimo e indifferente a Lui. Ovvero, ciascuno ha un suo cammino, il Padre ci conosce per nome, sa quello che siamo in grado di fare e ci propone un itinerario che ci porta al traguardo e che non è al di spora delle nostre possibilità, ma allo stesso tempo ci chiede di camminare affiancati, a volte davanti, a volte dietro, a volte il solitudine e a volte in gruppo, ma senza mai perdere il contatto con la strada di tutti.

Il posto preparato da Dio pertanto non è solo il traguardo finale, dopo la morte, perché ognuno di noi ha una strada qui sulla terra che è il suo posto preparato da Dio e dove noi possiamo andare avanti scegliendo di volta in volta la direzione e la velocità.

Ma come non perdere questo traguardo e il cammino che lo raggiunge?

Tommaso esprime questa domanda, facendosi interprete dell’interrogativo di ciascuno di noi: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?

Gesù risponde stupito: ancora non avete capito?

Fratelli e sorelle, anche a noi oggi risponde: è chiaro, “Io sono la via, la verità e la vita.” Cioè il nostro posto nel mondo, il posto che Dio ha preparato per noi e che ci invita a occupare è il posto stesso di Gesù nel mondo di oggi. La via per raggiungerlo è dunque vivere come lui: Io sono la via. Il modo più vero e autentico di essere, senza false illusioni o falsità è aderire al suo modo di essere: Io sono la verità. La possibilità che abbiamo di non consumare la nostra esistenza senza significato e di non sprecare la vita senza trovarci niente in mano alla fine è imitarlo e agire come lui: Io sono la vita.

Insomma l’invito è chiaro: siamo chiamati a prendere il posto di Gesù qui sulla terra, perché questo è anche il nostro posto, il migliore possibile, l’unico nel quale vale la pena vivere. È il massimo a cui possiamo aspirare, il traguardo più ambizioso e elevato a cui poter giungere e che farà sì che il nostro vivere sia completo.

Dunque impariamo a chiederci: come agirebbe Gesù in questa situazione? Che parole direbbe Gesù al mio posto in questo momento? Quali sentimenti esprimerebbe a questa persona se Gesù fosse qui con lui o lei? Abbiamo infatti ascoltato: “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.” Addirittura potremo compiere cose più grandi di quelle che lui ha fatto, se prendiamo il suo posto!

Per fare questo Gesù non ci fa mancare il suo aiuto, e perché noi siamo in grado di riconoscere sempre la strada e il posto da prendere torna: “verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Gesù viene di nuovo, ogni domenica e ci prende con sé, perché entra dentro noi, si fa parte di noi, attraverso la santa Eucarestia che ci è comunicata. Accogliamola con fede, convinti che è Gesù che si fa strada dentro di noi per condurci. È Dio stesso che diventa nostra carne e sangue e ci aiuta a prendere il suo posto, a divenire come lui, a parlare, agire, vedere e sentire come lui.

 

Preghiere 

 

O Signore che hai preparato per noi un posto perché non perdiamo la vita all’inseguimento di ciò che non vale, guidaci nel cammino verso la vita vera, tu che sei la via da seguire.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo, o Signore nostro Gesù Cristo, tu che ci hai donato il tuo corpo e sangue per nutrirci e rafforzarci nel cammino della vita, aiutaci ad affrettarci verso un modo di vita che ci conduce alla dimora del Padre.

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci, o Signore Gesù, a non dubitare del fondamento buono che è la tua Parola e il tuo esempio, ma di edificare su di esso, perché la nostra vita sia di testimonianza ed esempio per molti.

Noi ti preghiamo

  

Insegnaci, o Padre buono, ad essere annunciatori efficaci del Vangelo, a parlare senza timore di te e a indicare a tutti la tua Parola come via sicura per raggiungere la vita vera.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo, o Dio del cielo, vieni in soccorso di tutti quelli che ti invocano e chiedono il tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti, i prigionieri, gli anziani e gli stranieri, per tutti quelli che sono nel dolore. Giunga presto a loro la tua consolazione e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Non sdegnarti o Dio del nostro peccato, ma accetta che torniamo a te per ottenere il perdono. Fa’ che, sicuri di essere accolti come il figlio prodigo, volgiamo i nostri passo verso il Padre che è la fonte inesauribile di ogni bene.

Noi ti preghiamo.


Ispira sentimenti di pace, o Signore, in chi oggi si combatte e si uccide. Fa’ che cessi in ogni luogo della terra la guerra che semina distruzione e morte. Riconcilia i cuori di chi si odia e unisci presto l’umanità tutta intera nell’unica famiglia dei tuoi figli.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio il nostro papa Leone nel suo impegno di annunciatore e testimone del Vangelo. Perché i suoi sforzi di costruire ponti di dialogo e amore fraterno rendano il mondo migliore e indichino a tutti noi la via per divenire costruttori di pace.

Noi ti preghiamo