sabato 22 agosto 2026

XXI domenica del tempo ordinario - Anno A - 22 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 22, 19-23

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

 

Salmo 137 - Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Commento

Gesù si trova, come spesso vediamo nel Vangelo, in viaggio con i discepoli e incontra tanta gente. Le pagine che precedono il brano appena ascoltato ci riportano le reazioni molto diverse da parte di coloro che incontravano Gesù. C’è chi si affida a lui con fiducia e gli chiede la guarigione; c’è l’atteggiamento di provocazione e sfida dei sadducei e dei farisei che vogliono giudicarlo; c’è l’indifferenza di tanti che gli passano accanto e non si lasciano turbare; c’è curiosità di chi è attratto dal sensazionale; ecc…

La Liturgia oggi ci fa soffermare proprio sull’interrogativo che Gesù pone ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Si legge in essa la preoccupazione di non essere compreso, e che non venga capita la missione e il vangelo che è venuto a portare. Anche noi non possiamo accontentarci di avere una vaga idea, frutto magari di nozioni apprese da bambini o del pensiero comune. Gesù non lo si può nemmeno confondere con un messaggio, per quanto alto e nobile, come altri grandi personaggi storici.

In effetti la risposta dei dodici conferma la preoccupazione di Gesù: «Alcuni dicono [che sei] Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti», cioè ciascuno lo prende per qualcun’altro, qualcuno di già conosciuto, che fa parte del passato, un po’ scontato.

Non è spesso anche la nostra risposta? «Che bisogno c’è di chiedersi chi è il Signore, è sempre il solito Gesù, quello di ieri, quello di sempre!»

Ma ecco che Gesù lancia un altro interrogativo inatteso: «Ma voi, chi dite che io sia?» Sì, per Gesù c’è bisogno di una risposta personale di ciascuno: “Chi sono per te?”.

Di tutti i dodici solo Pietro arrischia una risposta. In questo silenzio leggiamo tutta la nostra difficoltà a sentirci interpellati personalmente da Gesù che produce un’adesione anonima, di gruppo, ideale. Tante volte anche la nostra risposta alle provocazioni di Gesù è il silenzio e lo stupore per domande che ci sembrano inutili.

Gesù accoglie con gioia la risposta di Pietro innanzitutto perché lui si è sentito interpellato personalmente, non si tira indietro e arrischia una risposta. Quella dell’apostolo non è la definizione giusta perché frutto della sua intelligenza o della sua perfezione morale, ma perché nasce dalla sapienza antica della Scrittura che gli permette di leggere il suo oggi con gli occhi di Dio e di riconoscere la sua presenza e il suo agire in Gesù che lo ha scelto, amato, accompagnato: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.”

Quella di Pietro è un’intuizione affettiva di chi riconosce tutto il suo bisogno di essere salvato da Gesù che vuole entrare con prepotenza nella sua vita tutta intera.

La risposta di Pietro stringe fra lui e Gesù un legame ancora più forte. Diviene assunzione di responsabilità nei confronti di lui, di sé e del mondo: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” Infatti Gesù non riconosce a Pietro per la sua risposta privilegi o ruoli prestigiosi, una sorta di “rapporto preferenziale” con Dio, ma una ancora maggiore responsabilità davanti al mondo intero.

Sì, solo se riconosciamo che dal Signore viene la nostra salvezza e non dalla forza o dalla fortuna o dalle vicende della vita, si diventa forti abbastanza da “sciogliere e legare”, cioè da determinare, i destini della storia, delle storie degli uomini.

Davanti alla situazione complessa del mondo attuale a volte noi ci sentiamo impotenti e inutili, ma oggi Gesù viene a dirci che c’è un potere grande in chi riconosce in lui il vero salvatore e può realizzare nella propria vita i segni straordinari della sua signoria, se noi accettiamo che la eserciti sulla nostra vita.

 

Preghiere

 

O Signore Gesù, ti ringraziamo perché continui a porci la domanda, in ogni tempo della nostra vita, su chi sei per noi e come possiamo riconoscerti nostro salvatore. Fa’ che continuiamo sempre a risponderti con le stesse parole di Pietro,

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo che hai mandato il tuo Figlio per farti conoscere di persona da ciascuno, aiutaci a riconoscere in lui il Dio vivente, che agisce e si fa presente ancora oggi in mezzo alle vicende travagliate di questo nostro mondo,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, amico e maestro di ogni uomo, fa’ che amandoti con disponibilità e docilità riconosciamo che la vita vera viene da te e che dal tuo Vangelo impariamo ad essere veramente umani,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che non vinca in noi la rassegnazione e il senso di impotenza. Rendici operatori audaci della tua volontà che vince ogni forza del male,

Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, mostraci il tuo amore senza fine che ci rivela che Cristo è la salvezza di tutti gli uomini e le donne.

Insegnaci a proclamare con tutta la nostra vita il vangelo della vita che vince la morte, del bene che sconfigge il male

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore Gesù la Chiesa intera e il papa Leone che va incontro con mitezza a tutti coloro che ti cercano. Fa’ che i passi di chi cerca la pace siano sostenuti dalla sua testimonianza che incoraggia e guida verso di Te.

Noi ti preghiamo

XVIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 2 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 55, 1-3

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.  Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

 

Salmo 144 - Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 35. 37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Commento

Il profeta Isaia nel brano che abbiamo ascoltato poco fa ci presenta una situazione fuori dal comune: c’è gente che spende molto per comprare ciò che non serve a saziare e dissetare. Perché questa follia?

Se ci pensiamo bene, è la stessa frenesia consumista che spinge l’uomo e la donna moderna a spendere per comprarsi cose o per fare esperienze, per accrescere la propria influenza e area controllo, esercitata con un atteggiamento rapace di conquista.

Ma quanto dura questa felicità del consumo? La fame e sete di soddisfazione, di potere e  di benessere non riesce mai ad essere placata per quanto ci affanniamo a comprare e a consumare, proprio come dice il profeta Isaia.

Questo atteggiamento consumista e rapace non si manifesta solo nell’uso delle cose, ma è un modo di concepire i propri rapporti. Crediamo infatti che essere felici consista nel possedere persone e situazioni, per poterne ottenere la massima soddisfazione possibile. Ma poi, quando non ci danno più quello che desideriamo, siamo pronti a buttarli via come cose inutili, per rivolgerci ad altri. Infatti costa più fatica “aggiustare” un rapporto deteriorato, una situazione che ha preso una piega sbagliata, piuttosto che buttarlo via e cercarsene uno nuovo. Ed è quello che comunemente si fa, ad esempio nei rapporti familiari, o con gli amici.

Ma questo modo di vivere non ci permette di costruire qualcosa di duraturo e di solido, ma solo rapporti fragili ed effimeri, che provocano un senso di insoddisfazione e precarietà che degenera facilmente in depressione e mancanza di senso della vita.

Il profeta Isaia però annuncia che Dio offre senza alcuna spesa cibo succulento e bevande buone. Questo cibo è nientedimeno che una parola: “ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” È Dio stesso che si offre come la risposta vera a quella fame e sete di vita buona e di umanità vera che tanti cercano di soddisfare con ciò che non vale, e si fa conoscere dagli uomini come una Parola proclamata e, con Gesù, una Parola incarnata che rimane con noi per sempre.

All’uomo e alla donna consumista e rapace, Dio torna allora oggi a proporre la felicità vera, solida e duratura, che non passa e non si consuma che è contenuta in quella Parola che ci è ancora una volta annunciata e attraverso la quale possiamo incontrare Lui stesso. Essa propone un modello umano diverso che non consuma, non spreca, non conquista per sé.

Ma in un mondo dominato dall’economia, come il nostro, vale solo quello che si compra e ha un prezzo: cosa valgono le parole? Con le parole non ci si arricchisce, non si quotano in borsa né si accumulano in banca.

Quanto grande è invece il valore delle parole lo capivano invece molto bene le folle seguivano Gesù e si affollavano attorno a lui alla ricerca delle parole che salvano, che guariscono, che ridanno speranza e futuro, che liberano dalla schiavitù del consumo e della rapacità e rendono umani. Per loro quelle parole valgono più di tutto e affrontano disagi e sacrifici per ascoltarle. Sono il loro tesoro, e Gesù glielo dona abbondantemente  senza farsi pagare nulla. Il Vangelo non ci dice di cosa Gesù parlava alle folle, ma vediamo il loro atteggiamento: trovano quello di cui hanno profondo bisogno. Ce lo conferma il miracolo che Gesù compie: sfama tutta la folla moltiplicando il poco che avevano i discepoli e distribuendolo gratuitamente, come aveva appena fatto con le sue parole.

Davanti a questa scena i discepoli restano scettici. Anche loro sono vittime della mentalità calcolatrice della cultura basata sull’economia. Si fanno un po’ di conti: tante persone, tanto cibo, quanto denaro serve? Troppo per le loro possibilità! La loro risposta spontanea al bisogno manifestato dalla folla è istintivo: ciascuno pensi a se stesso: “congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Sì, la mentalità economica e calcolatrice fa ritenere che ciascuno debba cercare il proprio benessere e risolvere i propri problemi con le proprie forze.

Gesù, forse un po’ ingenuamente, prova a contraddire questa mentalità, e dice loro: “voi stessi date loro da mangiare”. Cioè: “vivete una logica diversa, fatevi carico voi stessi del bisogno degli altri, trovate la risposta nella Parola di Dio accolta e vissuta, cibo e bevanda che sfama e disseta”.

I discepoli hanno paura, perché pensano, molto banalmente, che se metteranno in comune con tanta gente il cibo che hanno per se stessi, loro resteranno senza. È quello che tutti pensiamo: se mi occupo degli altri come faccio poi a pensare a me? Se do del mio agli altri, cosa resta per me? C’è bisogno dell’insistenza di Gesù che li forza a distribuire il poco cibo che hanno per se stessi perché questo, miracolosamente, si moltiplichi e sfami tutti. È quello che accade ogni volta che ci fidiamo della Parola di Dio e la mettiamo in pratica: “voi stessi date loro da mangiare”. Date affetto, attenzione, parole, tempo, risorse, largamente e gratuitamente, e tutto questo verrà moltiplicato, basterà per loro e diventerà un tesoro anche per voi stessi. Gesù, in un altro momento, dirà: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,29). I discepoli non solo sfamano cinquemila persone, ma loro stessi si saziano e avanza molto cibo che non va sprecato. Cinque pani e due pesci non sarebbero bastati a sfamare nemmeno Gesù e i discepoli, ma condiviso e offerto diventa il centuplo e sazia tutti.

Fratelli e sorelle, non abbiamo paura ad essere controcorrente, perché la cultura consumista e rapace del mondo ci lascia sempre insoddisfatti e spaventati di non avere abbastanza per sé. Nutriamoci del cibo buono che è la Parola di Gesù che oggi ci è annunciata, doniamola e la vedremo moltiplicata. Risponderemo così al bisogno di tanti, ma anche sazieremo la nostra fame e sete di vita buona e di felicità.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù fa’ che non cerchiamo per la nostra vita ciò che non conta, ma a cercare la tua Parola, dono gratuito che ci offri con larghezza e sazia il nostro bisogno di vita eterna,

Noi ti preghiamo

  

O Dio che dai cibo e bevanda a chi ti ascolta e si fa tuo discepolo, liberaci dalla fame di amore e dalla sete di senso, sazia il nostro bisogno di una vita generosa e buona,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo o Signore Gesù i popoli che in questo tempo hanno fame e sete di pace: per la Terra santa, il Medio Oriente, l’Ucraina e tutti i luoghi in cui c’è guerra: dona a tutti pace e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Dio del cielo il grido di quanti sono oppressi dall’ingiustizia e dalla miseria, perché il loro desiderio di vita buona trovi nel tuo amore risposta e consolazione,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre del cielo a non trattenere per noi tutte le nostre risorse e talenti, perché donandole generosamente le riceviamo indietro moltiplicate per noi e per tanti che ne hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi e guida o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché indichi la strada del Vangelo con la semplicità e l’umanità del pastore buono che dà la vita per le sue pecore,

Noi ti preghiamo.

XX domenica del tempo ordinario - Anno A - 16 agosto 2026

 



Liturgia nel campo di Pournara , Cipro

 

Dal libro del profeta Isaia 56, 1.6-7

Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

 

Salmo 66 - Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1, 13-15.29-32

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù predicava la buona novella del Regno
e curava ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 15, 21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Paolo nel brano che abbiamo ascoltato della lettera scritta ai Romani si presenta come “apostolo delle genti”. Questo titolo che si dà da solo per un ebreo doveva suscitare scandalo. Che senso aveva definirsi “apostolo”, cioè “inviato da Dio”, a coloro che non sono credenti e non fanno parte del popolo che Dio stesso aveva scelto, cioè Israele? Cioè per gli ebrei Dio era solo per pochi, aveva interesse solo per chi si meritava la sua attenzione ed era perfetto ai suoi occhi.

Paolo però invece inverte questa prospettiva: Dio è per tutti, perché ama tutti come suoi figli, e per questo Paolo si prende l’incarico di dirlo a tutti, di predicare a tutti i popoli la buona notizia che Dio è un padre buono di tutti ed è disposto a dare la sua vita per salvare ciascuno di noi.

Abbiamo ascoltato un episodio della vita di Gesù nel quale emerge con chiarezza l’atteggiamento del Signore verso quelli che  non erano giudei. Trovandosi in una zona abitata da pagani Gesù viene fermato da una donna che chiede una guarigione gridando forte. I discepoli vorrebbero che Gesù assecondasse quella richiesta, perché la sua insistenza è fastidiosa e imbarazzante. Il Signore risponde loro che il miracolo non è frutto del clamore o dell’insistenza di chi lo chiede urlando, ma avviene solo in chi ha fede in Dio che opera miracoli.

Ed ecco che allora quella donna mostra a Gesù la sua fede, chiedendo la guarigione della figlia non in nome dei suoi meriti o diritti, ma con umiltà, facendosi piccola davanti a lui perché si fida di lui. La donna addirittura si paragona ad un cagnolino che si accontenta delle briciole di attenzione di Dio, cadute dalla tavola che lui ha imbandito per i suoi figli. Non chiede un invito speciale, non pretende di sedersi a tavola, ma resta umilmente ma tenacemente ai piedi di Gesù, in attesa che una briciola della sua attenzione sfami il bisogno di guarigione di sua figlia.

Gesù giudica questa umiltà un segno di fede grande.

A tutti noi capita di chiedere aiuto a Dio nei momenti di grande difficoltà e siamo dispiaciuti se non vediamo subito il risultato della nostra preghiera. Ma Dio conosce chi siamo, sa di cosa abbiamo bisogno e non ci lascia senza risposte. Il primo dono che Dio ci offre, sempre, è la speranza che con il suo aiuto la nostra vita sarà benedetta e salvata. Dobbiamo però avere l’umiltà di accogliere il dono della speranza, ed attendere con fiducia le risposte di Dio quando e come lui ce le vuole dare, e non come noi ci aspettiamo. Lui infatti sa meglio di noi quando e come è meglio per noi.

Ieri abbiamo festeggiato l’Assunzione di Maria al cielo. Lei era una donna umile e semplice e proprio per questo ha ricevuto il grande onore di diventare la madre di Dio. Lei ha saputo accogliere la volontà di Dio di divenire madre di Gesù ancora prima di essere sposata con Giuseppe, perché capì che questa volontà portava la salvezza a lei e a tutta l’umanità.

Dio rompe e i giudizi su cosa conta e chi è importante: quello che per noi è essenziale per Dio vale poco e quello che noi disprezziamo per lui è essenziale.

Impariamo da Maria ad avere fiducia in lui e a riconoscere cosa è veramente importante. Lei lo ha seguito, lo ha ascoltato, ha pianto per lui sotto la croce. Se noi seguiamo il suo esempio anche noi sapremo mostrare a tutti che Gesù è il nostro salvatore e l’amico più grande che possiamo avere.


Preghiere 

 

O Signore Gesù, aiutaci ad accettare con fede semplice e cuore umile l’ordine del mondo secondo il piano del tuo Regno, così diverso da quello degli uomini. Fa’ che collaboriamo con generosità e disponibilità alla sua realizzazione,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, dona la pace ai popoli colpiti dalla guerra e dalla violenza. Converti il cuore di chi oggi colpisce il fratello con mano violenta, perché cessino ovunque le morti e le distruzioni,

Noi ti preghiamo

  

Solleva dalla sofferenza, o Signore, il popolo degli umiliati e degli oppressi, dei poveri e dei rifiutati. Suscita sentimenti di solidarietà e compassione perché a tutti sia data la possibilità di vivere un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti coloro che non ti conoscono e non hanno mai udito il Vangelo. Fa’ che li raggiunga presto l’annuncio che tu ci ami come figli e prometti di camminare al fianco di ciascuno per guidarci verso la vera felicità,

Noi ti preghiamo

  

Guida, o Signore, i passi di papa Leone. Fa’ che le sue parole e il suo esempio suscitino in tanti il desiderio di costruire la pace e di amare te, i fratelli e le sorelle con un’amicizia sincera e appassionata,

Noi ti preghiamo.

 

XIX domenica del tempo ordinario - anno A - 9 agosto 2026

 


Liturgia al campo di Pournara - Cipro

 

Dal primo libro dei Re 19,9a.11-13

In quei giorni, Elia, essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani. 9, 1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Io spero, Signore. Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 14, 22-33

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura oggi, in modi diversi, ci parla della preghiera. La preghiera è qualcosa di essenziale per la vita di fede e per.iIl nostro rapporto con Dio.

Gesù ci mostra il suo bisogno di incontrare il Padre nella preghiera. Lo abbiamo ascoltato: dopo aver vissuto una lunga giornata intensa con le folle, dopo aver parlato lungamento con loro, sale su un monte a pregare.

Anche quando la vita è piena di cose da fare, o quando il nostro cuore è triste, confuso, impaurito, non dobbiamo mai tralasciare di parlare con il Padre, nell’intimità di un tempo dedicato solo alla preghiera con lui.

Non è difficile, perché nella preghiera il primo passo lo fa sempre Dio. Abbiamo sentito come il profeta Elia sente Dio che si rivolge a lui e lo invita a fermarsi con lui. Elia non se lo aspettava, e faceva fatica a capire da dove veniva la voce di Dio. Non veniva dal vento forte, o dal terremoto o dal fuoco, ma invece era un vento fresco e leggero. Cioè Dio ci viene sempre incontro con tenerezza e semplicità, vuole consolare i nostri dolori e darci coraggio. Vuole dirci che c’è sempre un futuro da guardare con speranza. Non usa segni straordinari di forza o di potenza, ma la carezza del Padre che conosce e ama suo figlio. Dobbiamo essere pronti a riconoscere questa carezza, e questo è possibile solo se ci fermiamo spesso con lui.

Ma noi come possiamo rispondere alla carezza di Dio? Il brano del Vangelo ci suggerisce alcune indicazioni.

I discepoli sono in barca in mezzo al mare, Gesù è sul monte a pregare, ma non li lascia soli. Il mare si agita e il vento diventa forte. Quante volte anche nella nostra vita abbiamo dovuto affrontare viaggi pericolosi, verso un futuro incerto, e le onde ci hanno spinto dove non volevamo o non sapevamo di andare. Anche per gli apostoli è un momento difficile: Gesù a loro sembra lontano, indifferente alla loro paura.

Gesù però va loro incontro e supera perfino la tempesta camminando sopra le onde agitate del mare. Non c’è ostacolo o momento difficile che possa allontanare Gesù dai suoi amici che hanno bisogno di lui.

I discepoli di Gesù gridano, si agitano, credono che Gesù li abbia abbandonati. Ma per Dio anche il grido o il rimprovero sono una preghiera che lui ascolta sempre e dice agli apostoli: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” La risposta di Gesù è sempre un invito a sperare in lui, ad affidarsi al suo aiuto.

Pietro quando lo vede è così felice che vuole corrergli incontro nonostante le onde agitate, e Gesù anche è felice di questo desiderio del suo amico. Ma Pietro pensa che per andare incontro a Gesù, nei momenti difficili, bisogna essere forti e spavaldi, coraggiosi come un cavaliere senza paura. Ma questo non lo aiuta, anzi affonda ancora di più nelle acque agitate.

Gesù lo solleva afferrando il suo braccio e gli dice che cosa serve per arrivare vicino a lui, cioè la fiducia in lui: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Sì, perché chi pensa di essere forte e coraggioso, intelligente e furbo, audace e spavaldo non pensa di avere bisogno dell’aiuto di Dio. Ma chi invece ha fiducia in lui più che nelle proprie capacità si lascia afferrare da lui e va dove lui lo guida, segue docilmente la sua volontà.

Solo questa fiducia in lui ci dona la pace nel cuore, infatti appena Gesù arriva sulla loro barca la tempesta finisce.

Cari fratelli e care sorelle, in questi giorni a Cipro il Signore Gesù ci ha fatto incontrare, in un luogo e in un tempo della nostra vita che non sapevamo. Il nostro incontro è stata la carezza di Dio che ha voluto che ognuno di noi mettesse i propri occhi e il proprio cuore negli occhi e nel cuore del vicino. Sì, perché quando Gesù sale sulla nostra barca i suoi discepoli scoprono di essere tutti fratelli e sorelle. Questa è la Comunità di Sant’Egidio, attraversa le tempeste e le onde, momenti facili e momenti difficili, sempre però seguendo la volontà di Dio e riconoscendo che ci è vicino e ci vuole bene. Accanto a lui potremo camminare sulle acque agitate del nostro cuore e della storia del mondo senza affondare perché il suo braccio ci sostiene, ci guida e ci rende fratelli e sorelle di tutti. 

 

Preghiere

 

O Signore Gesù vieni incontro a noi nei momenti difficili, perché rassicurati dalla tua presenza possiamo venirti incontro. Donaci la fede necessaria per vincere la paura e affidare a te la nostra vita,

Noi ti preghiamo

  

O Dio, il mondo è sconvolto da innumerevoli tempeste e le onde di violenza e di povertà sembrano travolgere popoli interi. Vieni presto a salvare chi oggi rischia di essere travolto dalla guerra e dalla miseria,

Noi ti preghiamo

 


Salva o Dio di misericordia i tanti che affrontano viaggi difficili, in mare, a piedi e attraversano confini e terre ostili per trovare una terra sicura. Salva chi è in cammino, proteggi la vita di chi è debole e fa che tutti trovino salvezza dal pericolo,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore Gesù che non ti lasciamo mai, perché da soli siamo deboli e in balia delle onde incerte della vita. Aiutaci a restare sempre con te e a riconoscerti pronto ad aiutarci.

Noi ti preghiamo

 

Ti supplichiamo o Padre di eterna bontà, manda il tuo Spirito a scaldare i cuori e a suscitare in ciascuno di noi sentimenti di misericordia e perdono. Fa’ che riconoscendo il nostro peccato diveniamo più indulgenti con quello dei nostri fratelli.

Noi ti preghiamo

  

Guida e accompagna o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché annunci e testimoni il Vangelo a tutti i popoli indicando la via della pace e della fraternità come l’unica che porta alla felicità di tutti.

Noi ti preghiamo.

 

sabato 25 luglio 2026

XVII domenica del tempo ordinario - Anno A - 25 luglio 2026

 

 

Dal primo libro dei Re 3, 5. 7-12

In quei giorni a Gabaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

 

Salmo 118 - Quanto amo la tua legge, Signore!
La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 28-30

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Ti rendo lode Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 Commento

Care sorelle e cari fratelli, il brano del Libro dei Re ci fa incontrare un giovane salito da poco al trono di Israele, Salomone, in un momento particolarmente significativo della sua vita. Dio infatti gli appare in sogno e gli offre tutto il suo sostegno, lasciando a lui la scelta del modo in cui concretizzarlo. Salomone poteva chiedere qualunque cosa lo avrebbe reso grande e potente, ma scelse un dono molto particolare e, se vogliamo, apparentemente secondario: “un cuore docile”.

Questa espressione si può riassumere con la parola “fede”. Infatti, cos’è questa se non l’atteggiamento di chi si fida del Signore Dio e accetta volentieri di fare la sua volontà? Un cuore è docile se accetta di far sua la prospettiva con la quale Dio vede e giudica il mondo e le persone, si fa plasmare dai suoi consigli, trova la propria felicità e realizzazione piena nell’aderire ai piani di Dio. E questa è la fede.

Può stupire che Salomone chieda questo dono non come una qualità che riguarda esclusivamente la sua vita personale privata, ma invece proprio per essere pienamente all’altezza della sua responsabilità pubblica di re, giudice e guida che esercitava su Israele: “perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?

Questa considerazione ci aiuta a capire come la fede nella vita dell’uomo non sia qualcosa che qualifichi solo la vita interiore, la coscienza, la rettitudine, la moralità, ma invece sia qualcosa che rende l’uomo migliore in tutte le sue espressioni e realizzazioni, anche le più concrete e particolari. Infatti alla richiesta di Salomone Dio risponde: “Ti concedo un cuore saggio e intelligente” perché anche la sapienza e l’intelligenza non sono frutto solo delle doti intellettuali innate o dell’impegno di studio, ma di un atteggiamento di fede nei confronti del mondo e degli altri che fa emergere sempre la parte migliore di sé.

Le parabole del Vangelo di Matteo ci mostrano dei casi concreti nei quali si realizza la stessa aspirazione di Salomone. In questo caso il fuoco è posto nel “Regno dei cieli”, cioè la realizzazione del mondo nuovo trasformato dalla fede del credente. Chi ne intravede la realizzazione intuisce che non c’è niente di più prezioso e importante. Davanti ad esso tutto impallidisce: non c’è un bene che valga di più e cede volentieri tutto per assicurarsene il possesso. Ma anche, aggiunge Gesù, il Regno dei cieli è frutto dello sforzo di chi si mette alla sua ricerca, e non si accontenta di niente di meno di quella perla eccezionalmente preziosa, e, di nuovo, cede volentieri tutto per ottenerla.

Cari fratelli e care sorelle, davanti al mondo di oggi sconvolto da tanti drammi e guerre, in preda al disordine totale e minacciato da prospettive inquietanti che mettono in discussione il futuro stesso dell’umanità, come ad esempio: i cambiamenti climatici, l’intelligenza artificiale, la rinascente minaccia nucleare, ecc…, la Scrittura oggi ci propone di rimettere al centro la priorità di sempre: la docilità del cuore dell’uomo di fede a Dio.

Davanti allo scenario mondiale potrebbe sembrare un diversivo, il rifugiarsi in qualcosa di privato per non restare schiacciati dal senso di impotenza. In realtà, come aveva ben compreso Salomone, la vera e unica risorsa che può cambiare la storia, anche nei suoi momenti più difficili, è la fede cercata e vissuta con tenacia. Essa infatti dona la sapienza autentica che rimette l’uomo e la sua felicità al centro; afferma il valore inestimabile della sua vita, che nessuno può osare di minacciare nemmeno in nome di chissà quali principi o valori; permette di creare relazioni autenticamente umane che riparano il tessuto strappato dalle ingiustizie, dagli odi, dalla violenza fratricida e realizzano la pace e la fraternità universale.

Ma anche a livello personale, la docilità del nostro cuore a far propria la visione e i sentimenti di Dio ci permette di affrontare le difficoltà della vita senza soccombere o indurirsi, mantenendosi umani e riaffermando con il proprio agire che si è felici tutti insieme, o non lo sarà nessuno, nemmeno io.

  

Preghiere 

  

O Dio, rendici cercatori appassionati del tesoro più prezioso della nostra vita, che è la tua volontà. Non farci accontentare di niente di meno importante, perché giungiamo alla salvezza che hai preparato per noi.

Noi ti preghiamo

  

Il Vangelo splende o Signore più di ogni perla preziosa e tu ce la offri. Fa’ che non la disprezziamo, ma rinunciamo volentieri a tutto ciò che non vale per ricercare quell’unico vero bene.

Noi ti preghiamo

 

Guidaci o Padre nel cammino della nostra vita, perché non ci chiniamo solo sul nostro piccolo particolare, ma sappiamo alzare lo sguardo sul futuro che tu desideri per l’umanità intera. Sostieni la nostra capacità di sperare e di sognare perché ci salvi il tuo amore.

Noi ti preghiamo

  

Rivolgi il tuo sguardo misericordioso a noi tuoi figli peccatori o Dio, perché la durezza di cuore e l’indecisione a seguirti non paralizzi ogni nostro desiderio. Allarga l’orizzonte del nostro sguardo al fratello e alla sorella, alle folle che attendono di conoscere il tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore o Padre a tutti coloro che sono nel bisogno, perché il male da cui sono schiacciati non li vinca definitivamente. Solleva chi è umiliato e innalza il povero, mostrando la tua signoria sulla storia dell’umanità.

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace ai popoli che sono in guerra. Rafforza la volontà di pace in chi oggi si combatte, guarisci le piaghe dei feriti e l’odio di chi è stato colpito. Riconcilia, o Dio, i cuori di tutti gli uomini.

Noi ti preghiamo.

sabato 18 luglio 2026

XVI domenica del tempo ordinario - Anno A - 19 luglio 2026

 


Dal libro della Sapienza 12, 13. 16-19

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi.

 

Salmo 85 - Tu sei buono, Signore, e ci perdoni.
Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. +
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica. 

Tutti i popoli che hai creato verranno 
e si prostreranno davanti a te, o Signore, 
per dare gloria al tuo nome; 
grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. 

Signore, Dio di pietà, compassionevole +
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
volgiti a me e abbi misericordia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 26-27

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. 

 

Alleluja, alleluia, alleluia

Il Signore getta nel nostro cuore

il seme buono del Vangelo.

Alleluja, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Matteo 13, 24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

Un’altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: “Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste” fin dalla fondazione del mondo. Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! ».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura che abbiamo ascoltato oggi ci parla del potere assoluto di Dio. Nelle chiese orientali l’immagine del Signore “pantocràtor”, cioè onnipotente, troneggia nel punto più elevato, in genere nel catino dell’abside o nella cupola, proprio a indicare il suo dominio sull’universo, a cominciare dall’uomo.

Ma che potere è quello di Dio? Il libro della Sapienza abbozza una risposta: “La tua forza infatti è principio di giustizia;” La forza di Dio è dunque la sua giustizia. Cioè Dio ha imposto da se stesso un limite al suo potere, cioè non può fare tutto ciò che vuole, ma agisce per realizzare il bene attraverso la giustizia.

Ma poi, immediatamente dopo aggiunge un’altra definizione che apparentemente contraddice quella appena affermata: “il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.”. Cioè proprio perché Dio esercita il “dominio universale” egli è “indulgente”. Pronto a perdonare, rinuncia a imporre la giustizia.

Queste affermazioni mettono bene in luce la natura paradossale di Dio: egli esprime la sua potenza e giustizia non reprimendo il male dell’uomo con la punizione, ma col perdono. Il suo scopo primario è sempre e comunque salvare l’uomo. Per questo Sant’Ignazio di Antiochia dice che “la gloria di Dio è l’uomo vivente” (Adv. Haer. IV,20,7), la vita dell’uomo, e non la sua umiliazione o l’abbattimento sotto la scure implacabile della giustizia, fa rifulgere la gloria di Dio, perché rivela la sua natura di Salvatore “a tutti i costi”, come Gesù ha detto “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.” (Gv 12,47) .

Dice l’Apostolo: “Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia” (Rm 5,20) per significare che proprio dove il male sembra farsi più forte Dio lo combatte con l’arma più forte che ha a disposizione, lui come anche noi, che è l’amore. Gesù stesso ha detto: “Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,11).

Ma in questo modo non potrebbe apparire che Dio rinunci a far sì che il bene vinca e io male scompaia?

È l’accusa ricorrente rivolta a Di davanti al dolore dell’innocente o in tutte quelle situazioni in cui esso è il frutto delle ingiustizie.

La parabola del seme buono e della zizzania ci offre un ulteriore spunto per andare più in profondità. Nel mondo ci sono buoni e cattivi, ci spiega Gesù, e il Signore non elimina i malvagi subito, come i servi, che poi saremmo noi, vorrebbero, perché Gesù sa che nessuno è solo cattivo: estirpando il malvagio se ne stronca anche la parte buona che magari è nascosta o atrofizzata dalla prevalente cattiveria. Gesù lascia crescere come un contadino, cercando di far venire su le parti migliori, quelle che danno più frutto.

Certo, lavorare così è molto più faticoso, ci vuole molta più pazienza, amore e attenzioni. In fondo Dio spera che, al momento del raccolto, la zizzania sia rimasta sopraffatta dalle piante buone e sia scomparsa, o almeno si sia ridotta.

È la logica di Dio per la quale la vita di ciascuno, buono o cattivo che sia, è un valore enorme che va salvato a tutti i costi.

In questi giorni abbiamo seguito le vicende di quell’uomo che, dopo aver subito una rapina, ha inseguito i ladri e li ha uccisi. La sua vita non era in pericolo, perché erano già usciti dalla gioielleria dove lo avevano rapinato, ma il suo desiderio di vendetta lo ha spinto a uccidere che aveva rubato. Ecco Dio non ragiona così, anche perché la giusta punizione, alla quale sarebbero andati incontro se si fosse applicata la legge, avrebbe comunque lasciato loro la possibilità di ravvedersi e cambiare vita. Per questo motivo la Chiesa cattolica non ammette la pena di morte, perché essa nega la possibilità di redenzione del colpevole.

Per questo, San Paolo dice nel brano ascoltato, “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi.” Cioè lo Spirito conosce qual è il vero bene ed è lui a invocare Dio in nostra vece di realizzare il suo e non il nostro disegno, cioè manifestare la sua potenza di salvare anche ciò e chi sembrerebbe irrimediabilmente perduto.

Chiude il brano della Sapienza: “hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi”. La “dolce speranza” della salvezza possibile Dio non la nega a nessuno, meritevoli o meno, colpevoli o meno, fruttiferi o meno che siamo. Quella dolce speranza è il lavoro dello Spirito Santo nei cuori di ognuno, perché si aprano a un nuovo modo di vedere e comprendere l’altro.

Facciamo nostro allora anche noi lo stesso potere di Gesù di sostenere e di far emergere e prevalere in ogni persona e in ogni situazione il massimo del bene possibile, la parte migliore che ciascuno ha dentro. È la forza invincibile dell’onnipotenza di Dio, che può tutto perché spera, dà fiducia e non solo è giusto, ma prima misericordioso.

  

Preghiere 

 

O Signore che semini con abbondanza nei nostri cuori il seme buono del Vangelo, fa che lo accogliamo con gioia e lo facciamo fruttificare con le nostre azioni.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Signore Gesù perché nella nostra vita abbondano le piante cattive dei pensieri e delle azioni malvagie. Fa che sappiamo soffocarli col frutto buono del tuo seme evangelico, 

Noi ti preghiamo


Donaci, o Padre del cielo, la pazienza e la tenacia del contadino che cura con amore il terreno perché dia frutto abbondante. Aiutaci a non giudicare gli altri con durezza e ad aiutare tutti ad essere tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo

  

Rendici o Signore appassionati ascoltatori del vangelo perché facciamo nostro il tuo potere che è la misericordia e il perdono. Rendici ricchi della buona speranza che ci apre le porte di un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi ogni uomo che vive minacciato dalla violenza e delle malattie che colpiscono tanti popoli. Salvali e proteggi chi presta loro soccorso,

Noi ti preghiamo.

  

Proteggi o Padre del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, in modo particolare coloro che soffrono per la persecuzione e la violenza. Fa’ che la loro testimonianza sia inizio di un nuovo tempo di pace e di riconciliazione.

Noi ti preghiamo