sabato 7 marzo 2026

III domenica del tempo di Quaresima - Anno A - 8 marzo 2026



Dal libro dell’Esodo 17, 3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?» Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!» Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»

 

Salmo 94 – Alzati o Dio giudice della terra

Fino a quando i malvagi o Signore

Fino a quando i malvagi trionferanno?

Sparleranno, diranno insolenze

Si vanteranno tutti i malfattori?

 

Calpestano il tuo popolo Signore

Opprimono la tua eredità.

Uccidono la vedova e il forestiero

Massacrano gli orfani.

 

Ma il Signore è il mio baluardo

Roccia del mio rifugio è il mio Dio.

Su di loro farà ricadere la loro malizia +

Li annienterà per la loro perfidia,

li annienterà il Signore nostro Dio.

 

Dalla Lettera di Paolo Apostolo ai Romani 5, 1-2. 5-8

Fratelli, giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

 

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

Io ti darò acqua viva, dice il Signore

Che ti disseterà in eterno.

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

 

Dal Vangelo secondo Luca Gv 4, 5-42

In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».  La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, il brano del libro dell’Esodo ci mostra il popolo di Israele messo a dura prova dalla mancanza di acqua durante il loro viaggio nel deserto. Essi giungono a maledire il fatto che Mosè li abbia liberati dalla schiavitù in Egitto perché vedono davanti a sé la prospettiva della sete fino al pericolo di morirne. Per questo vogliono abbandonare Mosè e prendere altre strade, diverse da quelle che Dio indica loro.

Il mondo di oggi è pieno di masse di donne e uomini che cercano la liberazione dalla loro sete. Interi popoli in fuga da guerre e miseria hanno sete di una nuova terra nella quale costruirsi un futuro migliore. I giovani hanno sete di posare lo sguardo su un mondo diverso da quello che le generazioni che li hanno preceduti, cioè noi, gli hanno trasmesso con un ambiente compromesso dall’inquinamento e la vivibilità messa in discussione da violenza e guerre, ma come unica alternativa spesso trovano solo quello allucinato stravolto da alcool e droghe. Gli adulti sono spaventati e infragiliti, hanno sete di relazioni solide e capaci di dare felicità, sulle quali appoggiarsi in vista di un futuro, la vecchiaia, che li spaventa, ma spesso non trovano altri motivi per stare con gli altri che non sia trovare la soddisfazione di oggi, la mia utilità immediata, la convenienza personale. Insomma anche oggi il popolo variegato delle donne e degli uomini contemporanei sono delusi e scontenti di un cammino della vita arido, desertico, nel quale non trovano l’acqua che possa estinguere la loro sete di una vita degna e felice. In questo tempo di Quaresima, iniziato da Gesù proprio attraversando il deserto delle tentazioni, impariamo a renderci più conto dell’aridità e dell’invivibilità di tanti contesti che attraversiamo e della sofferenza dei tanti che li abitano.

Ma come rispondere a tante domande e aspirazioni, spesso contradditorie e complesse, in rapido cambiamento e che mettono in discussione le nostre scelte e modi di vivere?

Il brano dell’Esodo che abbiamo ascoltato si conclude con una notazione che mi sembra riassuma tutte il complicato panorama delle domande della donna e dell’uomo di oggi: “gli Israeliti … misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»

Ecco la domanda che ricompone in un solo, semplice interrogativo la complicazione dei mille interrogativi che vengono esplicitati o implicitamente posti dal mondo di oggi: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” cioè: è possibile un modo di voler bene autentico, vale la pena accumulare beni, esperienze, un senso di sé forte e autosufficiente, se poi tutto questo ci allontana dagli altri e ci rende più soli, esiste una strada alternativa?

È la domanda di chi fa fatica a trovare le tracce della presenza di Dio nel mondo, di scorgerne i tratti del volto, di riconoscerne, in mezzo a tante contorsioni umane, la semplicità di un voler bene autentico e disinteressato che risponda all’insoddisfazione e all’inquietudine del cuore di tutti.

Questa domanda è rivolta a ciascuno di noi: siamo noi un riflesso del volto di Dio in mezzo agli uomini? Siamo un segno, umile e piccolo, della sua presenza fra le vicende che sconvolgono la realtà di oggi? Incontrando me come risponderebbe il giovane, l’immigrato, l’adulto sazio e ricco, il mendicante, il malato, l’anziano solo alla domanda cruciale: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” Il mio modo di vivere, cioè, parla del mio incontro personale avvenuto con lui, se ne scorgono i segni evidenti?

È la stessa domanda che poneva la donna samaritana al pozzo di Giacobbe, stanca di una vita spesa nell’affannosa ricerca di sempre nuova acqua capace di dissetare il suo bisogno profondo. Ne aveva cercata ovunque, in tante situazioni e relazioni diverse, aveva avuto infatti ben cinque mariti! Ma finalmente ne trova, incontrando Gesù con il quale ha un lungo dialogo.

L’incontro con Gesù non solo estingue la sua sete di vita buona, di un amore che appaghi le sue ricerche, ma la fa divenire una fonte di acqua buona anche per gli altri, e diviene annunciatrice e testimone che “il Signore è in mezzo a noi.

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donnadice l’evangelista Giovanni. La sua vita diventa cioè un segno evidente che il Signore è in mezzo a loro, che lo si può incontrare, che ha parole che dissetano il bisogno profondo di senso e di valore della vita, ed è questa la risposta che essi cercavano. Sappiamo dal Vangelo che un villaggio di Samaritani non volle accogliere Gesù (Lc 9,52), non era un ambiente facile, anzi ostile, come spesso ci appaiono tante persone oggi nel loro porre domande esistenziali lontane da quelle tradizionali del linguaggio della fede o della Chiesa. Ma attraverso le parole della donna riconobbero che il Signore era fra loro e da essa, persona di poco valore per la mentalità dell’epoca, ricevettero la possibilità dell’incontro personale con Gesù, tanto da farli giungere a dire alla samaritana: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”

Care sorelle e cari fratelli, in questo tempo di Quaresima siamo chiamati a non sfuggire davanti alle domande delle persone attorno a noi e di quelle lontane. Anzi facciamocene carico, anche se esse sono espresse magari in modi sbagliati o persino negativi. Dietro atteggiamenti di ribellione o di tristezza, persino di antipatia o di rifiuto impariamo a riconoscere i modi a volte scomposti di chiedere una vita migliore, di desiderare relazioni basate su un affetto sincero, e diveniamo noi una risposta vivente, capace di mostrare che “sì, veramente il Signore è fra noi”, io l’ho incontrato ed ho imparato da lui un modo diverso di voler bene.

 

Preghiere 

 

O Signore ti preghiamo perché come la Samaritana anche noi spesso ci accontentiamo di un’acqua che non disseta. Fa’ che attingiamo alla fonte inesauribile del tuo amore per divenire segno visibile della tua presenza in mezzo agli uomini.

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo, donaci una fede che ci aiuti ad attraversare i deserti di umanità del mondo per cercare la vita nuova del risorto. Fa’ che non fuggiamo difficoltà e ostacoli e giungiamo assieme al Signore Gesù al traguardo della vittoria definitiva sul male.

Noi ti preghiamo.

 

Ti invochiamo o Dio, dona pace e salvezza al mondo intero, specialmente ai popoli che sono sconvolti dalla guerra e dalla violenza. Fa’ che ovunque cessi il rumore sinistro delle armi e inizi un tempo nuovo di dialogo e riconciliazione.

Noi ti preghiamo

  

Accompagna o Signore quanti ti cercano e fatti trovare come compagno buono della loro vita. In modo particolare ti preghiamo per tutti i malati, perché trovino da te la guarigione e la consolazione che cercano.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni con la tua benedizione o Dio il nostro impegno in questa Quaresima per prepararci un cuore capace di restare accanto a te fin sotto la croce. Perdona le nostre colpe e guarisci ogni infermità del nostro cuore indurito.

Noi ti preghiamo

  

In questo tempo di Quaresima o Signore Gesù, donaci di invocare il tuo aiuto, riconoscendoci umili e piccoli, bisognosi di essere perdonati, accolti e aiutati da te come da un padre buono.

Noi ti preghiamo

 

Accompagna sempre o Padre del cielo il papa Leone. Fa’ che le sue parole tocchino i cuori di tutti e siano di aiuto nel cammino per la realizzazione di un mondo migliore.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Padre tutti i cristiani che in questo tempo si preparano alla Pasqua. Fa’ che anche dove la fede in te è ostacolata e perseguitata i tuoi discepoli possano celebrarti nella pace e incontrarti risorto.

Noi ti preghiamo 

sabato 28 febbraio 2026

II domenica di Quaresima - Anno A - 1 marzpo 2026

 

Dal libro della Genesi 12, 1-4

In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

 



Salmo 32 - Donaci, Signore, la tua grazia: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

 

Lode a te, lode a te, o Signore nostro re!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio amato: ascoltatelo».
Lode a te, lode a te, o Signore nostro re!

 

Dal vangelo secondo Matteo 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».  All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, con questa seconda domenica continuiamo il nostro cammino di Quaresima. Già due tappe sono state percorse: il mercoledì delle ceneri, quando siamo stati invitati a considerare la fragilità della nostra vita nel segno austero della cenere e polvere, e domenica scorsa, quando il Signore Gesù ci ha indicato da dove possiamo ricavare la forza per riempire la nostra debolezza, e cioè la Sapienza di Dio contenuta nella Scrittura.

Oggi la Liturgia si è aperta con l’invito rivolto da Dio ad Abramo: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.” Abramo è una persona rappresentativa dell’uomo di fede, e Dio invita anche noi in questa Quaresima di intraprendere con lui, il viaggio verso la sua Resurrezione. L’invito di Dio è accompagnato da una promessa: “Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. In quell’invito ad uscire dalla propria terra abituale è insita anche una vocazione a divenire “benedizione” per la propria famiglia e il mondo intero, cioè capaci di dire parole e compiere azioni che comunicano e realizzano il bene. Nella Scrittura infatti, e nella vita di Gesù, la parola è efficace e trasforma la realtà, realizza, come dice Dio per mezzo del profeta Isaia “quello per cui l’ha mandata”(Is 55,10-11). Infatti per essere capaci di dire il bene dobbiamo averlo nel cuore, viverlo e sentirlo come un’urgenza dentro di noi. Non perdiamo occasione per spendere parole capaci di diffondere attorno a noi benevolenza, serenità, pace, e accompagniamole con gesti che realizzano comprensione umana e solidarietà concreta. Il bene infatti si diffonde di cuore in cuore  e spande attorno a chi lo compie il desiderio di imitarlo. Così cresce e si moltiplica, per imitazione, e noi per primi siamo chiamati a farlo aumentare imitando il Signore Gesù

Ma se, al contrario, il nostro cuore è pieno di egoismo, diffidenza e paura dell’altro, le nostre parole non sapranno che comunicare la maledizione di una vita vissuta male. Gesù ha detto infatti: “come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive.” (Mt 12,34-35)

Ecco allora la necessità, per usare le parole rivolte ad Abramo, di uscire dalla terra del “dire male”, così naturale e diffuso, che è il lamento e la giustificazione, il giudizio malevolo, l’avarizia di segni di generosità e solidarietà, per divenire come lui benedizione per tanti.

Con il racconto del Vangelo oggi, nel cammino della Quaresima, Gesù ci porta con sé sul monte della trasfigurazione. È un’esperienza che il Signore compie con i suoi discepoli: sale in alto per contemplare da quel monte il suo futuro e quello dell’umanità.  È quello che la Quaresima propone a ciascuno: riuscire a guardare alla vita nostra e a quella del mondo non dal basso, cioè mentre la viviamo, ma dall’alto, del punto di vista di Dio. Nella liturgia della domenica, mentre contempliamo le cose del cielo, veniamo coinvolti e trasformati interiormente: diventiamo quello che vediamo. Assieme a Gesù anche gli apostoli presenti con lui sono trasfigurati dentro da quell’esperienza. Li pervade un entusiasmo nuovo, vorrebbero rendere “eterna” la bellezza di quel momento. Ma Gesù non glielo permette. Giungere alla bellezza della vita piena con Dio è un traguardo che si raggiunge con un esodo, non bisogna fermarsi dove tutto ci sembra bello e felice.

Sarebbe illusorio infatti pensare di raggiungere una situazione in cui tutto va bene, tutto è felice e piacevole, e lì rinchiudersi senza vedere quello che non va. È la tentazione che anche noi tante volte viviamo, eludere ciò che ci turba, la durezza del mondo, le difficoltà più aspre, voltando lo sguardo dall’altra parte quando incontriamo le manifestazioni del male.

Gesù invece torna indietro, dopo aver contemplato la gloria del Regno verso il quale vuole trascinare il mondo intero, ed affronta il viaggio verso Gerusalemme, il suo esodo, per portare a compimento la sua missione di divenire benedizione per l’umanità intera, attraversando la forza del male che si manifesterà nella sua passione e morte, per giungere finalmente alla resurrezione.

Ecco allora quello che questa tappa quaresimale propone a ciascuno di noi: salire con Gesù sul monte della liturgia, godere della bellezza della sua compagnia, per tornare carichi di speranza e voglia di fare nel mondo di sempre e lì divenire fermento di bene, costruttori di un tempo nuovo, divenire anche noi benedizione per molti.

  

Preghiere

 

Ti preghiamo o Signore nostro perché viviamo in questo tempo di Quaresima il dolore per il nostro peccato, ma anche la gioia della fiducia che dall’incontro con te potremo ricevere il perdono.

Noi ti preghiamo

  

Ti invochiamo o Dio per quanti sono minacciati dalla guerra e dalla violenza. Per l’Iran, l’Ucraina, la Terra Santa e tutti i Paesi dove le armi seminano morte e distruzione. Dona presto o Padre pace e salvezza.

Noi ti preghiamo

 

Accogli o Padre il nostro sforzo di uscire come Abramo dal deserto delle chiusure e degli egoismi, per giungere presto alla terra promessa di una vita convertita all’amore e all’accoglienza.

Noi ti preghiamo

  

Guarda con amore alla tua Chiesa o Padre del cielo, perché questo tempo di Quaresima sia per tutti i tuoi discepoli un tempo di ascolto della Parola e di conversione del cuore.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni con il tuo amore, o Padre misericordioso, quanti soffrono per la miseria e l’abbandono e tutti quelli che si sforzano di essergli vicini. Uniscili nella benedizione di una vita consolata e beata.

Noi ti preghiamo

  

Con insistenza o Dio ti preghiamo per quanti fuggono dalla violenza e dalla miseria. Per le vittime dei naufragi in mare, per quanti sono morti. Fa’ che mai più si ripetano simili tragedie e le vite di tutti siano preservate da ogni male e pericolo,

Noi ti preghiamo.

 

Benedici o Dio il papa Leone e sostieni il suo impegno di indicare Te come unica via per la felicità dell’uomo. Rafforza quanti cercano in lui una guida e un esempio per esserti più vicini.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi tutti i cristiani perseguitati per la loro fede nel tuo Nome. Fa’ che si aprano ponti di comprensione fra i popoli e le religioni, così che nessuno più soffra e sia discriminato.

Noi ti preghiamo

sabato 21 febbraio 2026

I domenica di Quaresima - Anno A - 22 febbraio 2026

 


 Dal libro della Genesi 2, 7-9; 3, 1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

 

Salmo 50 - Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; +
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.... Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.  Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

 

Lode a te, lode a te, o Signore nostro re

Non di solo pane vive, l’uomo ma di ogni parola,
che esce dalla tua bocca, o Signore nostro Dio.
Lode a te, lode a te, o Signore nostro re

 

Dal vangelo secondo Matteo 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo cominciato mercoledì scorso il tempo di Quaresima che ci conduce verso la Pasqua con il gesto austero e semplice di ricevere la cenere sul capo, ricordo della nostra fragilità. Infatti essa ci ricorda la “polvere del suolo” con il quale Dio impastò l’uomo, come abbiamo ascoltato dalla Genesi. Ma, allo stesso tempo, Abramo quando Dio gli rivela la sua intenzione di distruggere la città di Sodoma perché era un luogo di grande violenza e ingiustizia si fa forte proprio di questa debolezza per svolgere il suo importantissimo ruolo di intercessore per la salvezza degli uomini, dicendo al Signore: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere.” (Gen 18,27). Cioè, paradossalmente, riconoscersi “polvere e cenere”, cioè deboli e bisognosi dell’aiuto del Signore, è la vera e unica forza dell’uomo, perché solo assieme a Lui e con il Suo aiuto diveniamo capaci di arginare il male e salvare il mondo. Sì, come Abramo, anche noi possiamo esercitare il potere di intercessione per la salvezza del mondo che Dio con grande gioia concede agli uomini che lo invocano e chiedono il suo aiuto, ma che noi spesso ci rifiutiamo di esercitare, preferendo l’indifferenza e l’impotenza. Anche noi, con il profeta Gioele, diciamo ciò che mercoledì scorso abbiamo ascoltato: “[Dio è] pronto a ravvedersi riguardo al male. Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?” (Gl 2,14). Ecco, il tempo di Quaresima è il tempo opportuno nel quale fare nostra questa grande forza di intercessione per la salvezza di tutti, persone che conosciamo e che ci sono vicine, o anche persone e popoli che sono lontani, dei quali sentiamo il grido di dolore attraverso i media, come ad esempio gli iraniani, i palestinesi, gli ucraini, i sudanesi, ecc…

Come rivestirci di questo potere, noi persone prive di forza e potenza?

Davanti a questo invito sappiamo l’obiezione che ci viene spontanea: “Ma è tanto difficile!” Sì, certo, è difficile, ma necessario, perché il mondo non soccomba sotto la violenza dei prepotenti e arroganti. Sì, è difficile tanto quanto fare una dieta, o fare sport, o fare carriera sul lavoro, o metter su famiglia. Eppure chi rinuncerebbe a queste fatiche, o giudicherebbe che non valga la pena provarci perché è troppo difficile? E allora, se siamo capaci di impegnarci per affrontare questo tipo di difficoltà che la vita ci pone continuamente davanti, quanto più dovremmo accettare la sfida di vivere il tempo di Quaresima come un’opportunità per rivestirci della forza di intercessione e di salvezza del Vangelo!

Lo dicevamo mercoledì: Gesù indica una via concreta e semplice per rivestirci di questa forza: gli atti di giustizia, la preghiera, il digiuno.

Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato come anche Gesù dovette affrontare la difficoltà di quaranta giorni di digiuno nel deserto per essere pronto a esercitare il suo potere di salvezza, guarigione e perdono girando per città e villaggi della Palestina.

Gesù affronta tre tentazioni, perché il tentatore ha costanza e insistenza nell’insidiare gli uomini e non bisogna stancarsi di contrastarlo. Gesù si è fatto simile agli uomini anche nella tentazione per aiutarci a lottare contro il male e farci rivestire della forza dell’amore di Dio. Il diavolo si avvicinò a Gesù stremato per i quaranta giorni di digiuno e chiese a Gesù di trasformare le pietre in pane. Cosa c’è di più normale di mangiare per chi ha fame? Non bisogna pensare a sé prima di pensare agli altri? Ma Gesù non pensa a sfamare sé stesso. Risponde piuttosto al tentatore con l'unica vera forza del credente, quella che sgorga dalla Parola di Dio. Solo essa infatti sfama davvero il cuore e sconfigge la fame che tutti hanno di stare bene.

Il diavolo quindi porta Gesù sul pinnacolo del tempio. È la tentazione di affrontare la vita mettendosi al di sopra degli altri, con orgoglio e senso di superiorità, senza accettare di camminare con gli altri, è la tentazione del protagonismo, pretendere che ogni cosa ruoti attorno a sé e che tutti, anche gli angeli, siano al proprio servizio. Il Signore a questa proposta risponde che la vera libertà è nella responsabilità verso gli altri che elimina ogni divisione e distanza da essi.

Infine il tentatore, dopo aver portato Gesù su di un monte e avergli mostrato “tutti i regni del mondo e la loro gloria”, gli dice: “Tutto può essere tuo”. È la tentazione del potere, quello piccolo esercitato nella propria cerchia o quello dei grandi della terra. Gesù proclama la sua libertà affermando che il potere della prepotenza arrogante in realtà è una schiavitù dagli istinti peggiori dell’uomo, mentre sottomettersi all’unica vera potenza che è quella di Dio ci rende liberi di amare. Per il possesso dei regni della terra si scatenano guerre e disastri, veri e propri sacrifici umani offerti all’idolo sanguinario del potere. Nel deserto di questo mondo, Gesù viene a riaffermare il primato di Dio e del suo regno di amore.

Con il Vangelo, riproposto a sé stessi e al mondo, possiamo sconfiggere il male perché Dio è con noi e ci sostiene. Avvenne così anche a Gesù: gli angeli accorsero per servirlo.

Questo tempo di Quaresima dunque sia occasione per stare accanto al Signore, imitarlo nella sua lotta contro il male e trasformare così il deserto in un giardino di consolazione e di amore. Gli angeli che è la sua Parola verranno ad aiutarci in questo impegno. Rafforziamoci con la sapienza della Scrittura perché in modo responsabile scegliamo per il bene del mondo, delle persone che incontriamo, delle situazioni che conosciamo o che attraversiamo, perché questo è il bene anche per noi e ci indica la via che conduce alla vita che non finisce.

 

Preghiere 

 

O Signore ti ringraziamo perché ci doni la sapienza del Vangelo per resistere ai suggerimenti del tentatore. Fa’ che sappiamo riporre in essa la nostra fiducia.

Noi ti preghiamo

  

O Dio donaci la forza di resistere alla tentazione di una vita spesa senza memoria di te e preoccupazione per i fratelli. Fa’ che ciascuno di noi sappia mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Signore in questo tempo di Quaresima a riconsiderare le scelte della nostra vita, perché sappiamo riformarla secondo il tuo esempio e insegnamento.

Noi ti preghiamo

  

Guida i nostri passi o, Padre del cielo, fuori dal deserto di vita nel quale il mondo ci trattiene. Fa’ che sperimentiamo la gioia d’incamminarci verso i pascoli erbosi che il Vangelo ci indica.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore o Padre alle vittime dei conflitti che insanguinano tanti paesi della terra, perché chi oggi è nel dolore sia consolato e chi ha perso la vita sia accolto nel tuo abbraccio amorevole. Dona a tutti i popoli la tanto desiderata pace.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Dio le vittime delle ingiustizie, i dimenticati e i miseri. Accogli la loro invocazione di consolazione e salvezza,

Noi ti preghiamo.

 

 Proteggi o Signore tutti coloro che sono perseguitati per la loro fede, proteggi chi soffre a causa del Vangelo e dell’amore per la giustizia.

Noi ti preghiamo

  

Guida i tuoi figli o Dio del cielo perché siano testimoni credibili del Vangelo e indichino a chi ancora non ti conosce la strada che conduce con gioia ad essere tuoi discepoli.

Noi ti preghiamo

 

 

mercoledì 18 febbraio 2026

Mercoledì delle Ceneri - 18 febbraio 2026

 

 


 

Preghiera della Quaresima

Questo è il tempo del ritorno. Ritornate a me con tutto il cuore,

laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate a me con tutto il cuore.

Torna il figlio a casa del Padre: Padre, ho peccato contro di te,

non son più degno di essere tuo figlio. Trova il figlio un Padre misericordioso.

Questo è il tempo del ritorno. Egli è misericordioso e benigno,

tardo all’ira e ricco di bontà. Si muove a compassione per voi.

Piange la donna sui piedi di Gesù, li asciuga con i suoi capelli,

le sono perdonati i suoi peccati, perché essa ha molto amato.

Non ricordate più le cose passate, non pensate più a quelle antiche.

Io non mi ricordo dei tuoi peccati, va’ in pace e più non peccare.

 

Dal libro del profeta Gioele 2,12-18

Or dunque - oracolo del Signore -, ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti,

ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso,

lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male».

Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion,

proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra.

Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne,

chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti;

esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:

«Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio

e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli:

«Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra

e si muove a compassione del suo popolo.

 

Salmo 50 – Donami o Dio la gioia della tua salvezza

O Dio non scacciarmi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,

sostienimi con uno spirito generoso.

 

Insegnerò ai ribelli le tue vie

e i peccatori a te ritorneranno.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:

la mia lingua esalterà la tua giustizia.

 

Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode.

Tu non gradisci il sacrificio;

se offro olocausti, tu non li accetti.

 

Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;

un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Nella tua bontà fa' grazia a Sion,

ricostruisci le mura di Gerusalemme.

 

Alleluja, alleluja, alleluja

Questo è il Vangelo dei poveri,

la libertà degli oppressi

Alleluja, alleluja, alleluja

 

Dal Vangelo secondo Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo Gesù disse alla folla: State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, siamo qui riuniti per celebrare l’inizio del tempo di Quaresima che ci prepara alla Pasqua. Oggi è un giorno che è come una porta che si apre e che ci chiede di varcarla. Non è scontato farlo, per questo la Chiesa ci suggerisce saggiamente di riunirci per farlo assieme, sostenendoci cioè l’uno con l’altro.

Dalla porta del mercoledì delle ceneri infatti non si entra da soli, ma dentro un popolo. Oggi siamo invitati a entrare a far parte del popolo dell’Esodo che attraversò il deserto per il lungo tempo di 40 anni per giungere alla gioia della terra della libertà, della pace e della prosperità.

Il tempo di Quaresima che oggi si apre sono giorni benedetti perché ci aiutano a prepararci con cura per giungere anche noi nella terra della nostra libertà e pace, cioè all’incontro con il Signore della passione e con il Risorto.

Queste due realtà, come sappiamo bene, sono inseparabili: non c’è speranza nella vittoria della vita se non attraversando il dolore che schiaccia tanti nel mondo. L’illusione di una felicità che nasca dalla spensieratezza e dalla fuga dalle realtà di sofferenza produce infatti quel malessere così diffuso nel mondo di oggi, venato di tristezza, di vittimismo, di insoddisfazione che rendono amara la vita senza dare uno sbocco possibile di felicità.

È quell’infelicità apparentemente senza un motivo concreto che caratterizza tante esistenze che si accontentano di una vita spenta, in penombra, che ha paura di attraversare il buio della sofferenza degli uomini per giungere alla luce piena della resurrezione.

Ma come si può attraversare il dolore per poter giungere alla gioia della resurrezione?

Il vangelo che abbiamo ascoltato ci propone un cammino concreto: condividere il dolore del mondo facendoci prossimi, pronti a soccorrere quanti quel dolore lo portano quotidianamente sulle spalle. È il dolore dei popoli della miseria e delle guerre, ma anche quello che poveri che incontriamo per strada o che vivono più o meno invisibili nelle pieghe nascoste della nostra città; è il dolore di troppe persone tristi e rassegnate, che non conoscono la gioia di essere discepoli del Vangelo e di viverlo con letizia.

Gesù parlando alla folla indica tre gesti per percorrere questo cammino concreto: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno.

Sono le armi del discepolo che ci rendono forti davanti ai violenti e ai prepotenti che nel mondo di oggi si sentono liberi di proporre e di fare il male a danno di chi è più debole. E sempre più questa logica di prepotenza diventa normale e giustificata, quasi fosse una prassi “naturale” per non soccombere nella lotta della vita.

Ma noi cristiani, discepoli del Maestro pacifico, mite e umile di cuore, non possiamo seguire il mondo sulla strada della prepotenza ma seguiamo il Signore con la forza delle sue armi che sconfiggono il male e depotenziano i prepotenti: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno.

Sì, digiuniamo dall’orgoglio e dal senso di superiorità, dai giudizi sprezzanti, da tutto quello che ci allontana dai fratelle e dalle sorelle e che pone barriere all’incontro fraterno.

Preghiamo il Signore che ci sostenga e ci mostri ogni giorno i modi concreti con i quali voler bene a chi ha bisogno, aiutare, sostenere, infondere speranza e fiducia in Lui, essere prossimi di ciascuno. Chiediamo a lui con la nostra preghiera le parole e le azioni di solidarietà con i quali combattere il male e far vincere il bene, perché il bene può e deve vincere! Non accontentiamoci di una tregua di compromesso, il bene può e deve vincere.

Il buio ci fa paura, la sofferenza ci spinge indietro, il male ci rende timidi, ma il Signore non ci lascia inermi e indifesi, ci dona le sue armi, quelle che lui stesso ha usato come uomo mite e umile di cuore: azioni di solidarietà, preghiera, digiuno. Siano queste le armi che in questa Quaresima ci permettono di attraversare il deserto di questo mondo, combattendo la buona battaglia contro le tentazioni del male per giungere alla vittoria sulla morte del Signore risorto.


 

Preghiere 

 

O Signore, amico degli uomini, ti ringraziamo per il dono della Quaresima. Fa’ che sappiamo viverla come un tempo santo di conversione e sequela di te che sei mite e umile di cuore.

Noi ti preghiamo

  

Accoglici o Dio, Padre buono, pentiti del nostro peccato, lava le nostre colpe, perché possiamo ascoltare con cuore limpido l’annuncio del tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo


O Dio, benedici il mondo con il dono della pace, guarisci le ferite che odio e violenza provocano nel corpo e nello spirito di uomini e donne vittime delle guerre, riconcilia i cuori nella fraternità dei tuoi figli ovunque dispersi nel mondo,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che in questo tempo di Quaresima ci rivestiamo delle armi della preghiera, del digiuno e delle azioni di giustizia, perché combattiamo accanto a te la buona battaglia del bene,

Noi ti preghiamo


 Benedici, proteggi e guida o Signore il nostro papa Leone, perché sia per tutti una guida sulle vie della pace e un pastore buono del tuo gregge,

Noi ti preghiamo

  

Salva o Dio il tuo popolo impegnato in questo tempo nell’esodo dal deserto della prepotenza e della violenza verso la terra promessa della pace e della fraternità. Guidaci con la tua misericordia senza fine,

Noi ti preghiamo

sabato 14 febbraio 2026

Festa di San Valentino - 14 febbraio 2026

 


Dal libro del Levitico 13,1-2.45-46

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: "Impuro! Impuro!". Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento».

 

Salmo 31 - La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia.
Beato l'uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10,31 - 11,1

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi,
Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, le letture di questa domenica in cui celebriamo la festa di San Valentino ci offrono l’occasione per soffermarci su un tema su quale raramente ci soffermiamo, la malattia. Valentino infatti è ricordato ancor prima che per essere il protettore dei fidanzati come un taumaturgo che guarì molti infermi con la forza della sua preghiera di intercessione. In fondo guarire le malattie e suscitare amore sono due cose profondamente legate.

Talora il tema della malattia ci viene proposto dai casi di persone costrette a una vita ridotta alle minime funzioni vitali. In questi casi emerge spesso la posizione di coloro che vorrebbero porre fine alla vita indebolita dalla malattia e resa, così si dice, “inutile” e “insopportabile”, attraverso l’eutanasia, come l’unica soluzione alla malattia grave.

I brani della Scrittura di oggi esprimono molto bene come la malattia non sia solo dolore fisico e psicologico, ma porta con sé anche isolamento e solitudine profonda, che aggravano, fino a renderla insopportabile, la condizione del malato. Abbiamo ascoltato dal libro del Levitico come nell’antico Israele chi si ammalava di lebbra era costretto a vivere fuori dai centri abitati e a gridare “Impuro! Impuro” per far allontanare chiunque si avvicinasse. Alla durezza della malattia si aggiungeva così l’abbandono di tutti. Se nel caso di Israele tali misure si spiegano per l’arretratezza della medicina, purtroppo ancora oggi spesso si verifica lo stesso, pur non essendoci più motivo di pericolo. Rimane infatti l’idea che chi è malato sia portatore di una tristezza contagiosa, vada evitato come qualcuno la cui compagnia impedisce la gioia.

Ma questa fuga da chi è malato è una fuga da una dimensione costitutiva dell’uomo: la nostra debolezza. Il rifiuto di essa ci illude di poter godere di un benessere senza fine, ma in realtà ci fa rifiutare qualcosa di fondamentale. Anzi, il Vangelo ci viene a dire che proprio la debolezza della natura umana, che si esprime anche nella malattia, se accettata senza paura ci fa imparare a riporre la nostra fiducia non in sé stessi, ma innanzitutto in Dio e nei fratelli. Sì, l’uomo che rifiuta la propria debolezza rifiuta anche il bisogno dell’altro, la dipendenza da esso, la necessità di voler bene a qualcuno e di essere amato. Chi nega la propria fragilità e ne fugge ogni espressione, come la malattia, nega di aver bisogno dell’altro, cioè il fondamento di ogni vera amicizia e rapporto di amore. Infatti una sbagliata idea di amore sostituisce al sentimento di bisogno dell’altro il desiderio di possesso, che apparentemente gli assomiglia ma è in realtà l’opposto, e i risultati di tale sostituzione sono sotto gli occhi di tutto: violenza fino, a volte, alla morte. Se infatti il bisogno dell’altro ci fa desiderare il suo bene sopra tutto, il desiderio di possesso cerca solo la soddisfazione del proprio ego attraverso il dominio sull’altro.

Ecco che dunque, paradossalmente, fuggendo dal nostro bisogno dell’altro, in realtà fuggiamo dalla possibilità di voler genuinamente bene e di essere di conseguenza felici.

Nel vangelo ascoltato oggi vediamo come la debolezza non solo ammessa, ma addirittura gridata dal lebbroso, gli apre la via della salvezza. Il grido del lebbroso «Se vuoi, puoi purificarmi!» è una ribellione davanti ad un destino che sembra condannarlo a restare schiacciato dalla forza del male e la richiesta di trovare in Dio un alleato nella propria battaglia. La salvezza per il malato, e per ciascun uomo che porta dentro di sé il segno della debolezza e fragilità (sia che lo ammetta, sia che lo rifiuti), viene dall’affidarsi di Dio: “Tu lo vuoi!” afferma il malato, manifestando così tutta la sua fiducia nella sua volontà di amore.

Il primo segno di guarigione è la rottura dell’isolamento: dice il Vangelo infatti che Gesù “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse…” Sono come tre passi della vittoria di Dio sul male: la compassione, che rende possibile l’incontro umano e ricuce l’isolamento dell’uomo con la partecipazione profonda al suo dolore, quasi un contagio voluto, perché il male condiviso perde la sua forza e diventa meno duro e diviene vincibile nell’alleanza con Dio e i fratelli e sorelle.

Poi c’è il gesto concreto che annulla la distanza fisica e ricostruisce la fraternità, perché l’amore non è mai solo un sentimento, ma si fa concretezza di gesti.

E infine la parola mette in comunicazione i cuori, consola e guarisce, moltiplica le forze per vincere il male.

Cari fratelli e care sorelle, quella malattia del lebbroso che isola e fa stare male è anche la malattia della paura di riconoscerci deboli e bisognosi degli altri, la fuga dalla nostra fragilità che ci rende bisognosi del Signore e dei fratelli. E la guarigione viene anche per noi proprio dal grido di quando, ammessa la nostra infermità, chiediamo a Dio la guarigione dalla paura che ci isola e ci rende meno fraterni. Questo grido è la preghiera.

Gesù completa la sua guarigione insegnando al malato la necessità di essere grati per il bene ricevuto e fatto agli altri, gli dona cioè, in sovrappiù, la salvezza: “va’, invece, … e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. Oggi per noi allora S. Valentino è maestro per vincere la paura della debolezza e rivestirci di quella forza divina che ci rende capaci di voler bene e di essere amati al di là della radice di debolezza che abbiamo dentro, ed anzi proprio grazie ad essa. Proprio essa infatti ci spinge a confidare non più solo in noi stessi, perché del bisogno dell’altro si nutre l’amore e del desiderio di rispondervi che rende le persone felici.

 

Preghiere 

 

In nome e sull’esempio di Valentino, patrono della nostra città, ti preghiamo o Signore perché la tua volontà di bene si realizzi presto per tutti gli uomini. Fa’ che chi è malato riceva consolazione e cura, chi è solo compagnia, chi è debole sostegno e conforto.

Noi ti preghiamo

  

 

O Dio che non hai avuto timore di mostrarti a noi nella debolezza della sofferenza fisica, della persecuzione e del rifiuto da parte di tutti, fa’ che mai nessun uomo sia disprezzato perché fragile nel corpo e nella mente, perché povero, straniero o senza casa.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo che hai attraversato il mondo guarendo i malati e scacciando gli spiriti cattivi dalla vita degli uomini, ti preghiamo per tutti coloro che sono colpiti dal male. Dona la grazia della guarigione, il conforto nel dolore e la salvezza da ogni male.

Noi ti preghiamo

 

 

O Padre clemente e misericordioso, perdona la durezza dei nostri cuori quando giudichiamo una vergogna aver bisogno del tuo aiuto o disprezziamo chi ci chiede il nostro. Esaudisci la preghiera di chi è bisognoso di sostegno.

Noi ti preghiamo


O Signore, accogli tutti quelli che soffrono da soli, senza la vicinanza affettuosa di persone amiche. Fa’ che tutti coloro che non possono più esprimere la loro volontà di vivere abbiano qualcuno che al loro fianco infonda fiducia e speranza.

Noi ti preghiamo

 

 O Padre che ci offri in San Valentino un esempio di uomo che seppe amare e sostenere l’amore degli altri, fa che sappiamo anche noi essere propagatori di un amore sincero che vince la divisione, le paure, l’egoismo.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo amico degli uomini, sostieni i cristiani in tutto il mondo perché la loro vita sia testimonianza della forza dell’amore che il Vangelo suscita nella vita dei discepoli del Signore. Sostiene la Chiesa in tutti i luoghi, specialmente dove è debole e perseguitata.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore per la testimonianza dei santi che, come Valentino, hanno saputo vivere non per se stessi e obbedendo solo alla propria volontà, ma come figli e discepoli del Vangelo. Fa che lo Spirito santo scenda su tutti noi e infonda un amore generoso e senza fine.

Noi ti preghiamo