sabato 21 marzo 2026

V domenica di Quaresima - Anno A - 22 marz0 2026

 


Dal libro del profeta Ezechiele 37, 12-14

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

 

Salmo 129 - Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore, Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.

Più che le sentinelle l’aurora, Israele attenda il Signore, +
perché con il Signore è la misericordia
grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 8-11

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.  

 

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore,

chi crede in me non morirà in eterno.

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

 

Dal vangelo secondo Giovanni 11, 1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.  Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa domenica ci prepara al tempo che da domenica prossima vivremo assieme a Gesù, quello della settimana santa della sua passione e morte, fino alla Pasqua.

In questo senso è particolarmente significativo come le letture di oggi mettano in rilievo come la vita dell’uomo abbia come traguardo finale la resurrezione, e non la morte.

Il profeta Ezechiele nella prima lettura dà voce al Signore che così si rivolge al popolo abbattuto dalle persecuzione dei popoli più potenti ed è sfiduciato: “vi faccio uscire dalle vostre tombe, … Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.” È una promessa forte e decisa che si conclude con l’affermazione inequivocabile: “Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò.

Ma poi anche l’Apostolo  rassicura i Romani dicendo: “colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.”

Infine il racconto evangelico del miracolo della resurrezione di Lazzaro conferma come la potenza del Signore si manifesta in modo pieno proprio nel ridare la vita a chi era morto, contro ogni speranza persino di chi lo amava, come le sue sorelle.

Anche per noi, care sorelle e cari fratelli, non è facile credere con piena fiducia in Dio che il destino dell’uomo non sia la morte, ed uno dei mezzi più potenti attraverso i quali il maligno indebolisce questa nostra fiducia è il realismo.

Esso si manifesta agli occhi dell’uomo come qualcosa di molto ragionevole e anche conveniente: meglio non illudersi e accontentarsi solo di quello che è, appunto, realisticamente possibile.

Gesù si trova a dover combattere contro il realismo di diverse persone per poter portare a compimento la sua missione di riportare in vita il suo amico Lazzaro.

Prima di tutto il realismo dei discepoli. Essi, come anche Gesù, sanno che è pericoloso recarsi nelle vicinanze di Gerusalemme, e per questo cercano di convincere il Signore che non ne vale la pena, che è meglio evitare rischi. Ma poi cercano anche di convincerlo di accontentarsi: in fondo se Lazzaro sta riposando non starà poi così tanto male. Si fanno forti della mentalità che ci fa dire che che bisogna sapersi accontentare, rendere accettabile anche il male, mascherandone la forza distruttiva e letale.

Ma poi il realismo si manifesta anche nella rassegnazione delle sorelle, le quali dapprima dicono a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”, cioè ormai non c’è più niente da fare, siamo state sfortunate, e poi gi contrappongono i segni evidenti della morte ormai conclamata: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni.

Il Signore Gesù però non si lascia intimorire da queste montagne di realismo, esse sembrano inamovibili, non scalabili né aggirabili, un vero e proprio muro di impossibilità. Egli sconfigge tutto ciò con la grande forza della sua commozione: “Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».” La partecipazione al dolore di Lazzaro e a quello delle sorelle lo spinge a rivestirsi della forza di resurrezione che Dio ha manifestato agli uomini fin dall’antichità, come ricordavamo nelle parole di Ezechiele.

Il nostro è il tempo della forza: arroganza, prepotenza, la forza militare, politica ed economica vengono esibite come fonte del diritto a fare qualunque cosa si desideri e convenga. Davanti alle tante manifestazioni di questa forza prepotente noi ne avvertiamo la grande ingiustizia e l’orrore per le conseguenze di morte e dolore. In genere non ci sentiamo attratti da questa logica e non ne condividiamo la grande ingiustizia. Ma stiamo attenti: il maligno usa strumenti subdoli per renderci complici della logica della forza, ed uno di questi strumenti, come dicevo, è proprio il realismo. Ci sembra buon senso accettare che le cose vadano in un certo modo, perché sono sempre andate così, perché non abbiamo la forza per impedirlo, perché in fondo un filo di ragione la si trova in tutte le parti in gioco, sia nei carnefici che nelle vittime.

Il realismo è la tentazione da cui dobbiamo guardarci con grande attenzione.

Gesù non è mai stato realista: non si è mai accontentato di poco, non è sceso a patti, non ha fatto compromessi, non si è rassegnato alla vittoria del male. Ma non perché era “fatto così” di carattere, ma perché amava fino in fondo. Infatti il realismo è innanzitutto segno di poco amore, di un cuore duro e freddo.

Ed allora facciamo nostro il messaggio che la Scrittura ci propone oggi alle soglie della settimana di passione e morte del Signore: non ci rassegniamo ma volgiamo sempre i nostri passi decisamente verso il traguardo della vittoria della vita sulla morte e del bene sul male. Ciascuno di noi può rivestirsi della forza di resurrezione che viene dallo Spirito di Dio. “Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete” dice Ezechiele, e lo Spirito di Dio è il suo modo invincibile ed estremo di voler bene a ciascuno, sempre e a ogni costo. È quello che contempleremo nelle tappe della Settimana Santa, tempo benedetto e opportuno per imparare ad amare come Gesù, senza realismo e fino in fondo.

  

 

Preghiere 

 

O Signore nostro Gesù Cristo, ti preghiamo: donaci la fede che ci renda capaci di vivere come te , amando gli altri fino in fondo.

Noi ti preghiamo

 

O Dio Padre onnipotente, rendi umano il nostro cuore e sensibile il nostro animo, perché davanti al tuo figlio che va a morire non restiamo come spettatori estranei ma viviamo con partecipazione commossa i segni di un così grande amore per tutti,

Noi ti preghiamo

 


Signore Gesù insegnaci a pregare, perché non siamo timidi e freddi, ma come Marta e Maria sappiamo chiedere la guarigione e la resurrezione per il nostro fratello oppresso dalla forza del male,

Noi ti preghiamo

 

O Padre nostro, fa’ che come figli sappiamo sempre chiederti ciò di cui abbiamo bisogno, fiduciosi che tu ci ascolti ed esaudisci. Aiutaci a non rinunciare ad aspettarci da te vita e salvezza,

Noi ti preghiamo

 


Aiuta e sostieni o Signore tutti coloro che sono nel dolore in questo tempo e in modo particolare per quanti sono colpiti dalla violenza delle guerre. Ascolta l’invocazione di chi è nel dolore e prendi nelle tue mani la vita di chi è oppresso dal male. 

Noi ti preghiamo

 

 

Sostieni o Padre del cielo la nostra poca fiducia in te, accresci in noi la certezza che il tuo amore non finisce e che la tua misericordia cancella il nostro peccato. Guarisci le nostre vite e perdona, o Dio, il nostro peccato.

Noi ti preghiamo.

 

 

Aiuta o Dio quanti in questi giorni ci prepariamo ad incontrarti sulla via dolorosa della tua passione. Concedi a ciascuno di noi di non restare freddi e indifferenti ma di vivere accanto a te che doni tutto te stesso per la salvezza degli uomini,

Noi ti preghiamo

 

Benedici e proteggi o Padre del cielo il nostro papa Leone e quanti, come lui, spendono la vita per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. Fa’ che i loro sforzi producano frutti buoni di pace e conversione dei cuori,

Noi ti preghiamo

sabato 7 marzo 2026

III domenica del tempo di Quaresima - Anno A - 8 marzo 2026



Dal libro dell’Esodo 17, 3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?» Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!» Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»

 

Salmo 94 – Alzati o Dio giudice della terra

Fino a quando i malvagi o Signore

Fino a quando i malvagi trionferanno?

Sparleranno, diranno insolenze

Si vanteranno tutti i malfattori?

 

Calpestano il tuo popolo Signore

Opprimono la tua eredità.

Uccidono la vedova e il forestiero

Massacrano gli orfani.

 

Ma il Signore è il mio baluardo

Roccia del mio rifugio è il mio Dio.

Su di loro farà ricadere la loro malizia +

Li annienterà per la loro perfidia,

li annienterà il Signore nostro Dio.

 

Dalla Lettera di Paolo Apostolo ai Romani 5, 1-2. 5-8

Fratelli, giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

 

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

Io ti darò acqua viva, dice il Signore

Che ti disseterà in eterno.

Lode a te o Signore, re di eterna gloria

 

Dal Vangelo secondo Luca Gv 4, 5-42

In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».  La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, il brano del libro dell’Esodo ci mostra il popolo di Israele messo a dura prova dalla mancanza di acqua durante il loro viaggio nel deserto. Essi giungono a maledire il fatto che Mosè li abbia liberati dalla schiavitù in Egitto perché vedono davanti a sé la prospettiva della sete fino al pericolo di morirne. Per questo vogliono abbandonare Mosè e prendere altre strade, diverse da quelle che Dio indica loro.

Il mondo di oggi è pieno di masse di donne e uomini che cercano la liberazione dalla loro sete. Interi popoli in fuga da guerre e miseria hanno sete di una nuova terra nella quale costruirsi un futuro migliore. I giovani hanno sete di posare lo sguardo su un mondo diverso da quello che le generazioni che li hanno preceduti, cioè noi, gli hanno trasmesso con un ambiente compromesso dall’inquinamento e la vivibilità messa in discussione da violenza e guerre, ma come unica alternativa spesso trovano solo quello allucinato stravolto da alcool e droghe. Gli adulti sono spaventati e infragiliti, hanno sete di relazioni solide e capaci di dare felicità, sulle quali appoggiarsi in vista di un futuro, la vecchiaia, che li spaventa, ma spesso non trovano altri motivi per stare con gli altri che non sia trovare la soddisfazione di oggi, la mia utilità immediata, la convenienza personale. Insomma anche oggi il popolo variegato delle donne e degli uomini contemporanei sono delusi e scontenti di un cammino della vita arido, desertico, nel quale non trovano l’acqua che possa estinguere la loro sete di una vita degna e felice. In questo tempo di Quaresima, iniziato da Gesù proprio attraversando il deserto delle tentazioni, impariamo a renderci più conto dell’aridità e dell’invivibilità di tanti contesti che attraversiamo e della sofferenza dei tanti che li abitano.

Ma come rispondere a tante domande e aspirazioni, spesso contradditorie e complesse, in rapido cambiamento e che mettono in discussione le nostre scelte e modi di vivere?

Il brano dell’Esodo che abbiamo ascoltato si conclude con una notazione che mi sembra riassuma tutte il complicato panorama delle domande della donna e dell’uomo di oggi: “gli Israeliti … misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»

Ecco la domanda che ricompone in un solo, semplice interrogativo la complicazione dei mille interrogativi che vengono esplicitati o implicitamente posti dal mondo di oggi: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” cioè: è possibile un modo di voler bene autentico, vale la pena accumulare beni, esperienze, un senso di sé forte e autosufficiente, se poi tutto questo ci allontana dagli altri e ci rende più soli, esiste una strada alternativa?

È la domanda di chi fa fatica a trovare le tracce della presenza di Dio nel mondo, di scorgerne i tratti del volto, di riconoscerne, in mezzo a tante contorsioni umane, la semplicità di un voler bene autentico e disinteressato che risponda all’insoddisfazione e all’inquietudine del cuore di tutti.

Questa domanda è rivolta a ciascuno di noi: siamo noi un riflesso del volto di Dio in mezzo agli uomini? Siamo un segno, umile e piccolo, della sua presenza fra le vicende che sconvolgono la realtà di oggi? Incontrando me come risponderebbe il giovane, l’immigrato, l’adulto sazio e ricco, il mendicante, il malato, l’anziano solo alla domanda cruciale: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” Il mio modo di vivere, cioè, parla del mio incontro personale avvenuto con lui, se ne scorgono i segni evidenti?

È la stessa domanda che poneva la donna samaritana al pozzo di Giacobbe, stanca di una vita spesa nell’affannosa ricerca di sempre nuova acqua capace di dissetare il suo bisogno profondo. Ne aveva cercata ovunque, in tante situazioni e relazioni diverse, aveva avuto infatti ben cinque mariti! Ma finalmente ne trova, incontrando Gesù con il quale ha un lungo dialogo.

L’incontro con Gesù non solo estingue la sua sete di vita buona, di un amore che appaghi le sue ricerche, ma la fa divenire una fonte di acqua buona anche per gli altri, e diviene annunciatrice e testimone che “il Signore è in mezzo a noi.

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donnadice l’evangelista Giovanni. La sua vita diventa cioè un segno evidente che il Signore è in mezzo a loro, che lo si può incontrare, che ha parole che dissetano il bisogno profondo di senso e di valore della vita, ed è questa la risposta che essi cercavano. Sappiamo dal Vangelo che un villaggio di Samaritani non volle accogliere Gesù (Lc 9,52), non era un ambiente facile, anzi ostile, come spesso ci appaiono tante persone oggi nel loro porre domande esistenziali lontane da quelle tradizionali del linguaggio della fede o della Chiesa. Ma attraverso le parole della donna riconobbero che il Signore era fra loro e da essa, persona di poco valore per la mentalità dell’epoca, ricevettero la possibilità dell’incontro personale con Gesù, tanto da farli giungere a dire alla samaritana: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”

Care sorelle e cari fratelli, in questo tempo di Quaresima siamo chiamati a non sfuggire davanti alle domande delle persone attorno a noi e di quelle lontane. Anzi facciamocene carico, anche se esse sono espresse magari in modi sbagliati o persino negativi. Dietro atteggiamenti di ribellione o di tristezza, persino di antipatia o di rifiuto impariamo a riconoscere i modi a volte scomposti di chiedere una vita migliore, di desiderare relazioni basate su un affetto sincero, e diveniamo noi una risposta vivente, capace di mostrare che “sì, veramente il Signore è fra noi”, io l’ho incontrato ed ho imparato da lui un modo diverso di voler bene.

 

Preghiere 

 

O Signore ti preghiamo perché come la Samaritana anche noi spesso ci accontentiamo di un’acqua che non disseta. Fa’ che attingiamo alla fonte inesauribile del tuo amore per divenire segno visibile della tua presenza in mezzo agli uomini.

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo, donaci una fede che ci aiuti ad attraversare i deserti di umanità del mondo per cercare la vita nuova del risorto. Fa’ che non fuggiamo difficoltà e ostacoli e giungiamo assieme al Signore Gesù al traguardo della vittoria definitiva sul male.

Noi ti preghiamo.

 

Ti invochiamo o Dio, dona pace e salvezza al mondo intero, specialmente ai popoli che sono sconvolti dalla guerra e dalla violenza. Fa’ che ovunque cessi il rumore sinistro delle armi e inizi un tempo nuovo di dialogo e riconciliazione.

Noi ti preghiamo

  

Accompagna o Signore quanti ti cercano e fatti trovare come compagno buono della loro vita. In modo particolare ti preghiamo per tutti i malati, perché trovino da te la guarigione e la consolazione che cercano.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni con la tua benedizione o Dio il nostro impegno in questa Quaresima per prepararci un cuore capace di restare accanto a te fin sotto la croce. Perdona le nostre colpe e guarisci ogni infermità del nostro cuore indurito.

Noi ti preghiamo

  

In questo tempo di Quaresima o Signore Gesù, donaci di invocare il tuo aiuto, riconoscendoci umili e piccoli, bisognosi di essere perdonati, accolti e aiutati da te come da un padre buono.

Noi ti preghiamo

 

Accompagna sempre o Padre del cielo il papa Leone. Fa’ che le sue parole tocchino i cuori di tutti e siano di aiuto nel cammino per la realizzazione di un mondo migliore.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Padre tutti i cristiani che in questo tempo si preparano alla Pasqua. Fa’ che anche dove la fede in te è ostacolata e perseguitata i tuoi discepoli possano celebrarti nella pace e incontrarti risorto.

Noi ti preghiamo