sabato 25 luglio 2026

XVII domenica del tempo ordinario - Anno A - 25 luglio 2026

 

 

Dal primo libro dei Re 3, 5. 7-12

In quei giorni a Gabaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

 

Salmo 118 - Quanto amo la tua legge, Signore!
La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 28-30

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Ti rendo lode Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 Commento

Care sorelle e cari fratelli, il brano del Libro dei Re ci fa incontrare un giovane salito da poco al trono di Israele, Salomone, in un momento particolarmente significativo della sua vita. Dio infatti gli appare in sogno e gli offre tutto il suo sostegno, lasciando a lui la scelta del modo in cui concretizzarlo. Salomone poteva chiedere qualunque cosa lo avrebbe reso grande e potente, ma scelse un dono molto particolare e, se vogliamo, apparentemente secondario: “un cuore docile”.

Questa espressione si può riassumere con la parola “fede”. Infatti, cos’è questa se non l’atteggiamento di chi si fida del Signore Dio e accetta volentieri di fare la sua volontà? Un cuore è docile se accetta di far sua la prospettiva con la quale Dio vede e giudica il mondo e le persone, si fa plasmare dai suoi consigli, trova la propria felicità e realizzazione piena nell’aderire ai piani di Dio. E questa è la fede.

Può stupire che Salomone chieda questo dono non come una qualità che riguarda esclusivamente la sua vita personale privata, ma invece proprio per essere pienamente all’altezza della sua responsabilità pubblica di re, giudice e guida che esercitava su Israele: “perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?

Questa considerazione ci aiuta a capire come la fede nella vita dell’uomo non sia qualcosa che qualifichi solo la vita interiore, la coscienza, la rettitudine, la moralità, ma invece sia qualcosa che rende l’uomo migliore in tutte le sue espressioni e realizzazioni, anche le più concrete e particolari. Infatti alla richiesta di Salomone Dio risponde: “Ti concedo un cuore saggio e intelligente” perché anche la sapienza e l’intelligenza non sono frutto solo delle doti intellettuali innate o dell’impegno di studio, ma di un atteggiamento di fede nei confronti del mondo e degli altri che fa emergere sempre la parte migliore di sé.

Le parabole del Vangelo di Matteo ci mostrano dei casi concreti nei quali si realizza la stessa aspirazione di Salomone. In questo caso il fuoco è posto nel “Regno dei cieli”, cioè la realizzazione del mondo nuovo trasformato dalla fede del credente. Chi ne intravede la realizzazione intuisce che non c’è niente di più prezioso e importante. Davanti ad esso tutto impallidisce: non c’è un bene che valga di più e cede volentieri tutto per assicurarsene il possesso. Ma anche, aggiunge Gesù, il Regno dei cieli è frutto dello sforzo di chi si mette alla sua ricerca, e non si accontenta di niente di meno di quella perla eccezionalmente preziosa, e, di nuovo, cede volentieri tutto per ottenerla.

Cari fratelli e care sorelle, davanti al mondo di oggi sconvolto da tanti drammi e guerre, in preda al disordine totale e minacciato da prospettive inquietanti che mettono in discussione il futuro stesso dell’umanità, come ad esempio: i cambiamenti climatici, l’intelligenza artificiale, la rinascente minaccia nucleare, ecc…, la Scrittura oggi ci propone di rimettere al centro la priorità di sempre: la docilità del cuore dell’uomo di fede a Dio.

Davanti allo scenario mondiale potrebbe sembrare un diversivo, il rifugiarsi in qualcosa di privato per non restare schiacciati dal senso di impotenza. In realtà, come aveva ben compreso Salomone, la vera e unica risorsa che può cambiare la storia, anche nei suoi momenti più difficili, è la fede cercata e vissuta con tenacia. Essa infatti dona la sapienza autentica che rimette l’uomo e la sua felicità al centro; afferma il valore inestimabile della sua vita, che nessuno può osare di minacciare nemmeno in nome di chissà quali principi o valori; permette di creare relazioni autenticamente umane che riparano il tessuto strappato dalle ingiustizie, dagli odi, dalla violenza fratricida e realizzano la pace e la fraternità universale.

Ma anche a livello personale, la docilità del nostro cuore a far propria la visione e i sentimenti di Dio ci permette di affrontare le difficoltà della vita senza soccombere o indurirsi, mantenendosi umani e riaffermando con il proprio agire che si è felici tutti insieme, o non lo sarà nessuno, nemmeno io.

  

Preghiere 

  

O Dio, rendici cercatori appassionati del tesoro più prezioso della nostra vita, che è la tua volontà. Non farci accontentare di niente di meno importante, perché giungiamo alla salvezza che hai preparato per noi.

Noi ti preghiamo

  

Il Vangelo splende o Signore più di ogni perla preziosa e tu ce la offri. Fa’ che non la disprezziamo, ma rinunciamo volentieri a tutto ciò che non vale per ricercare quell’unico vero bene.

Noi ti preghiamo

 

Guidaci o Padre nel cammino della nostra vita, perché non ci chiniamo solo sul nostro piccolo particolare, ma sappiamo alzare lo sguardo sul futuro che tu desideri per l’umanità intera. Sostieni la nostra capacità di sperare e di sognare perché ci salvi il tuo amore.

Noi ti preghiamo

  

Rivolgi il tuo sguardo misericordioso a noi tuoi figli peccatori o Dio, perché la durezza di cuore e l’indecisione a seguirti non paralizzi ogni nostro desiderio. Allarga l’orizzonte del nostro sguardo al fratello e alla sorella, alle folle che attendono di conoscere il tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore o Padre a tutti coloro che sono nel bisogno, perché il male da cui sono schiacciati non li vinca definitivamente. Solleva chi è umiliato e innalza il povero, mostrando la tua signoria sulla storia dell’umanità.

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace ai popoli che sono in guerra. Rafforza la volontà di pace in chi oggi si combatte, guarisci le piaghe dei feriti e l’odio di chi è stato colpito. Riconcilia, o Dio, i cuori di tutti gli uomini.

Noi ti preghiamo.

sabato 18 luglio 2026

XVI domenica del tempo ordinario - Anno A - 19 luglio 2026

 


Dal libro della Sapienza 12, 13. 16-19

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi.

 

Salmo 85 - Tu sei buono, Signore, e ci perdoni.
Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. +
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica. 

Tutti i popoli che hai creato verranno 
e si prostreranno davanti a te, o Signore, 
per dare gloria al tuo nome; 
grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. 

Signore, Dio di pietà, compassionevole +
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
volgiti a me e abbi misericordia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 26-27

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. 

 

Alleluja, alleluia, alleluia

Il Signore getta nel nostro cuore

il seme buono del Vangelo.

Alleluja, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Matteo 13, 24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

Un’altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: “Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste” fin dalla fondazione del mondo. Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! ».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la Scrittura che abbiamo ascoltato oggi ci parla del potere assoluto di Dio. Nelle chiese orientali l’immagine del Signore “pantocràtor”, cioè onnipotente, troneggia nel punto più elevato, in genere nel catino dell’abside o nella cupola, proprio a indicare il suo dominio sull’universo, a cominciare dall’uomo.

Ma che potere è quello di Dio? Il libro della Sapienza abbozza una risposta: “La tua forza infatti è principio di giustizia;” La forza di Dio è dunque la sua giustizia. Cioè Dio ha imposto da se stesso un limite al suo potere, cioè non può fare tutto ciò che vuole, ma agisce per realizzare il bene attraverso la giustizia.

Ma poi, immediatamente dopo aggiunge un’altra definizione che apparentemente contraddice quella appena affermata: “il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.”. Cioè proprio perché Dio esercita il “dominio universale” egli è “indulgente”. Pronto a perdonare, rinuncia a imporre la giustizia.

Queste affermazioni mettono bene in luce la natura paradossale di Dio: egli esprime la sua potenza e giustizia non reprimendo il male dell’uomo con la punizione, ma col perdono. Il suo scopo primario è sempre e comunque salvare l’uomo. Per questo Sant’Ignazio di Antiochia dice che “la gloria di Dio è l’uomo vivente” (Adv. Haer. IV,20,7), la vita dell’uomo, e non la sua umiliazione o l’abbattimento sotto la scure implacabile della giustizia, fa rifulgere la gloria di Dio, perché rivela la sua natura di Salvatore “a tutti i costi”, come Gesù ha detto “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.” (Gv 12,47) .

Dice l’Apostolo: “Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia” (Rm 5,20) per significare che proprio dove il male sembra farsi più forte Dio lo combatte con l’arma più forte che ha a disposizione, lui come anche noi, che è l’amore. Gesù stesso ha detto: “Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,11).

Ma in questo modo non potrebbe apparire che Dio rinunci a far sì che il bene vinca e io male scompaia?

È l’accusa ricorrente rivolta a Di davanti al dolore dell’innocente o in tutte quelle situazioni in cui esso è il frutto delle ingiustizie.

La parabola del seme buono e della zizzania ci offre un ulteriore spunto per andare più in profondità. Nel mondo ci sono buoni e cattivi, ci spiega Gesù, e il Signore non elimina i malvagi subito, come i servi, che poi saremmo noi, vorrebbero, perché Gesù sa che nessuno è solo cattivo: estirpando il malvagio se ne stronca anche la parte buona che magari è nascosta o atrofizzata dalla prevalente cattiveria. Gesù lascia crescere come un contadino, cercando di far venire su le parti migliori, quelle che danno più frutto.

Certo, lavorare così è molto più faticoso, ci vuole molta più pazienza, amore e attenzioni. In fondo Dio spera che, al momento del raccolto, la zizzania sia rimasta sopraffatta dalle piante buone e sia scomparsa, o almeno si sia ridotta.

È la logica di Dio per la quale la vita di ciascuno, buono o cattivo che sia, è un valore enorme che va salvato a tutti i costi.

In questi giorni abbiamo seguito le vicende di quell’uomo che, dopo aver subito una rapina, ha inseguito i ladri e li ha uccisi. La sua vita non era in pericolo, perché erano già usciti dalla gioielleria dove lo avevano rapinato, ma il suo desiderio di vendetta lo ha spinto a uccidere che aveva rubato. Ecco Dio non ragiona così, anche perché la giusta punizione, alla quale sarebbero andati incontro se si fosse applicata la legge, avrebbe comunque lasciato loro la possibilità di ravvedersi e cambiare vita. Per questo motivo la Chiesa cattolica non ammette la pena di morte, perché essa nega la possibilità di redenzione del colpevole.

Per questo, San Paolo dice nel brano ascoltato, “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi.” Cioè lo Spirito conosce qual è il vero bene ed è lui a invocare Dio in nostra vece di realizzare il suo e non il nostro disegno, cioè manifestare la sua potenza di salvare anche ciò e chi sembrerebbe irrimediabilmente perduto.

Chiude il brano della Sapienza: “hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi”. La “dolce speranza” della salvezza possibile Dio non la nega a nessuno, meritevoli o meno, colpevoli o meno, fruttiferi o meno che siamo. Quella dolce speranza è il lavoro dello Spirito Santo nei cuori di ognuno, perché si aprano a un nuovo modo di vedere e comprendere l’altro.

Facciamo nostro allora anche noi lo stesso potere di Gesù di sostenere e di far emergere e prevalere in ogni persona e in ogni situazione il massimo del bene possibile, la parte migliore che ciascuno ha dentro. È la forza invincibile dell’onnipotenza di Dio, che può tutto perché spera, dà fiducia e non solo è giusto, ma prima misericordioso.

  

Preghiere 

 

O Signore che semini con abbondanza nei nostri cuori il seme buono del Vangelo, fa che lo accogliamo con gioia e lo facciamo fruttificare con le nostre azioni.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Signore Gesù perché nella nostra vita abbondano le piante cattive dei pensieri e delle azioni malvagie. Fa che sappiamo soffocarli col frutto buono del tuo seme evangelico, 

Noi ti preghiamo


Donaci, o Padre del cielo, la pazienza e la tenacia del contadino che cura con amore il terreno perché dia frutto abbondante. Aiutaci a non giudicare gli altri con durezza e ad aiutare tutti ad essere tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo

  

Rendici o Signore appassionati ascoltatori del vangelo perché facciamo nostro il tuo potere che è la misericordia e il perdono. Rendici ricchi della buona speranza che ci apre le porte di un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi ogni uomo che vive minacciato dalla violenza e delle malattie che colpiscono tanti popoli. Salvali e proteggi chi presta loro soccorso,

Noi ti preghiamo.

  

Proteggi o Padre del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, in modo particolare coloro che soffrono per la persecuzione e la violenza. Fa’ che la loro testimonianza sia inizio di un nuovo tempo di pace e di riconciliazione.

Noi ti preghiamo


domenica 12 luglio 2026

XV domenica del tempo oprdinario - Anno A - 12 luglio 2026



Dal libro del profeta Isaia 55, 10-11

Così dice il Signore: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata». 

 

Salmo 64 - Visita la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Tu visiti la terra e la disseti: 
la ricolmi delle sue ricchezze. 

Il fiume di Dio è gonfio di acque; 
tu fai crescere il frumento per gli uomini. 

 

Così prepari la terra: 
ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, 

la bagni con le piogge 
e benedici i suoi germogli. 

                                                                                                                                              

I prati si coprono di greggi, +
di frumento si ammantano le valli; 
tutto canta e grida di gioia. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 18-23

Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa — e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». 

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.

Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

“Udrete, sì, ma non comprenderete,

guarderete, sì, ma non vedrete.

Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,

sono diventati duri di orecchi

e hanno chiuso gli occhi,

perché non vedano con gli occhi,

non ascoltino con gli orecchi

e non comprendano con il cuore

e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, le letture della liturgia di questa domenica ci parlano del modo più immediato e comune con cui Dio ci si fa vicino, cioè attraverso la sua Parola.

Tante volte si accusa Dio di essere lontano e indifferente, principalmente perché non asseconda i nostri desideri, non fa quello che noi chiediamo. È l’atteggiamento infantile di chi crede di sapere già cosa è il proprio bene e il bene del mondo, e si stupisce che Dio non segua le proprie indicazioni.

Proprio per questo il Signore Gesù rivolgendosi agli uomini più raramente li chiama figli, piuttosto preferisce definirli “discepoli”. Sì, perché per essere suoi figli bisogna prima di tutto riconoscere di dover imparare da lui cosa è bene per noi e per il mondo, e poi decidere di agire concretamente per realizzarlo.

Ma allora, potremmo chiederci, come possiamo pregare Dio, chiedere a lui qualcosa?

A questa domanda risponde il profeta Isaia nel brano che abbiamo ascoltato. Egli parla di una parola che ha origine da Dio ma che “ritorna” a lui: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, … così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.” Isaia descrive un processo che ha origine da Dio. È lui che parla per primo, è lui che ci rivolge la sua Parola. Ma perché essa “abbia effetto, operi nella storia, compia ciò per cui l’ha mandata” c’è bisogno che essa ritorni a lui. Questo “ritorno” è la nostra preghiera. Essa cioè è innanzitutto risposta a Dio che ci ha parlato, è il risultato del nostro ascolto. Se siamo sordi e non lo ascoltiamo a lui non torna la sua Parola, ma i nostri inutili vaneggiamenti o pretese infantili. Per far tornare a lui la sua Parola c’è bisogno che essa operi in noi quel cambiamento di prospettiva, di giudizio, di modo di vedere e di pensare che chiamiamo “conversione”: un cambiamento di strada.

Il primo passo dunque è di Dio che ci parla, ma poi c’è bisogno che noi accogliamo la sua Parola, come fa il terreno arido e sterile con la pioggia. La nostra vita come un terreno è irrigato e reso fecondo dai semi della Parola di cui ci parla la parabola del seminatore, essa produrrà frutti buoni, perché vi sono stati piantati semi buoni ed è stata irrorata da acqua buona. Ed ecco allora il “ritorno”: quei semi produrranno a loro volta semente buona che è sparsa attorno a sé sotto forma di testimonianza di vita buona.

Ecco allora quell’effetto moltiplicatore di cui parla Gesù: “colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno.

Nel suo discorso Gesù introduce un altro elemento oltre all’ascolto, che è la “comprensione”:  colui che ascolta la Parola e la comprende.” Gesù, ci dice il Vangelo, stava parlando ad una gran folla che si era radunata attorno a lui. Come sappiamo, nel Vangelo la “folla” ha un atteggiamento sempre ambiguo con Gesù, c’è curiosità, interesse, a volte anche fede e ricerca sincera di parole diverse, ma pure diffidenza e ostilità. Gesù a quella folla parla con parabole, cioè con un linguaggio semplice e accessibile a tutti, anche da illetterati e incolti. Ma la parabola richiede lo sforzo ulteriore di non fermarsi al significato superficiale della storia, ma di cercare il messaggio che essa contiene. È quello sforzo necessario per comprendere quello che Gesù vuole comunicare, al di là del semplice racconto. Per questo Gesù, citando il profeta Isaia, aveva detto: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi.” Cioè smaschera l’atteggiamento di chi ascolta le sue Parole, ma non vi cerca dentro un insegnamento per sé, con occhi e cuore chiusi e insensibili, non si fa cioè suo discepolo.

Ecco dunque, fratelli e sorelle, che per essere capaci di chiedere a Dio il vero bene proprio e del mondo dobbiamo innanzitutto essere disponibili ad imparare da lui in cosa esso consiste e a metterci al servizio della sua realizzazione producendo con abbondanza frutto buono.

 


 

Preghiere 

 

O Signore Gesù che parli alla nostra vita con amore e vicinanza, fa’ che ascoltando il Vangelo diveniamo anche noi partecipi della tua volontà di bene di tutti.

Noi ti preghiamo

  

Guidaci sempre o Dio Padre del cielo perché camminiamo sulla tua strada, affrontando le difficoltà che incontriamo senza scoraggiarci ma come occasione di irrobustire la nostra fiducia in te.

Noi ti preghiamo

 

Illumina le nostre menti e apri i cuori dei tuoi discepoli, perché ogni volta che sentiamo la difficoltà di mettere in pratica il Vangelo ti invochiamo e chiediamo il tuo aiuto per esservi fedeli.

Noi ti preghiamo

  

O Dio nostro aiuto e sostegno, fa’ che non ci accontentiamo di una vita spesa con poco senso. Indicaci la via per la quale anche nella fatica e nella sofferenza possiamo far nascere i frutti buoni del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre del cielo tutti coloro che hanno bisogno del tuo sostegno. Guarisci i malati, libera i prigionieri, proteggi chi è solo, consola i sofferenti a causa della guerra. Libera tutti dal male,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Dio chi, nel tuo nome, annuncia e testimonia il Vangelo. Fa’ che liberi da impacci possiamo accompagnare verso di te chi ancora non ti conosce.

Noi ti preghiamo.

sabato 4 luglio 2026

XIV domenica del tempo ordinario - Anno A - 5 luglio 2026

 

 


Dal libro del profeta Zaccaria 9, 9-10.

«Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».

 

Salmo 144 - Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 9. 11-13

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Ti rendo lode o Padre,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il profeta Zaccaria ci ha parlato di un tempo di pace: “Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni.” È un orizzonte che anche noi sogniamo, in un tempo così duramente segnato dal demone della guerra, combattuta o minacciata.

È però quello del profeta un testo pieno di contraddizioni; afferma: “Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino”. Come fa un re vittorioso ad esser umile, tanto da entrare trionfalmente su un asino? La cavalcatura del re è il cavallo, l’asino è roba da poveri contadini. E poi afferma: “Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato”.  Come si fa a vincere rinunciando alle armi di battaglia? Come si eliminerà il nemico senza essere armati?

Sono le contraddizioni di una pace annunciata e donata da Dio che è così differente da quella che gli uomini cercano di ottenere con i propri mezzi. Infatti spesso gli uomini non cercano la pace, ma la vittoria, che è cosa diversa, perché una tale pace è concepita come l’umiliazione o l’eliminazione dell’avversario.

L’immagine del profeta prefigura quella di Gesù, re della pace, che entra a Gerusalemme acclamato come vittorioso, ma senza armi o potere, cavalcando un umile asino. Egli non rifiuta il ruolo di re, ma la sua vittoria non passa attraverso la vittoria sul nemico con la forza della violenza. Non c’è per il Signore un nemico da eliminare, ma uomini e donne da conquistare alle ragioni della pace vera, quella di cuori che amano e non odiano nessuno.

Ecco dove sta la pace vera, cioè quella che porta all’instaurarsi del Regno di Dio: il primo segno è l’assenza di nemici, a partire da dentro di me.

L’Apostolo Paolo ai Romani scrive proprio questo: “voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito”. La carne, cioè la forza del re di questo mondo che è potente attraverso le forme di dominio: militare, economico, politico, tecnologico, ecc… rappresenta proprio l’atteggiamento di chi accetta di avere nemici, rivali, qualcuno al quale contrapporsi. Chi vive così desidera individuare in qualcuno ciò che impedisce la sua felicità, che lo limita, anche fosse soltanto perché è diverso da sé. Chiunque può essere facilmente considerato un nemico, basta che non ci sia utile o sottomesso.

Paolo parla di uno Spirito che è esattamente il contrario di tutto ciò: “Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi.” Esso consiste nella capacità di vedere nell’altro, anche fosse ostile o malvagio, qualcuno da conquistare alla forza del bene, qualcuno da trasformare da rivale ad amico. Il nemico vince quando rende anche te suo nemico, perde quando non riesce ad imporre la sua logica e il suo modo di agire.

La nostra ambizione non deve essere quindi quella di “vincere la guerra”, ma di “vincere la pace”.

Gesù ha vissuto così tutta la sua vita, senza considerare nessuno un suo nemico. La sua battaglia, pacifica, è stata sempre quella di conquistare i cuori di chi aveva davanti alle ragioni del voler bene, della vera pace. Questo non è qualcosa al di sopra delle nostre forze, o di irrealistico da realizzare. Egli infatti aggiunge: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.” C’è una “fatica” nell’odiare, la tensione dell’esercizio del dominio attraverso la  potenza che logora e appesantisce; al contrario il voler bene con mitezza e umiltà ristora la vita rendendola più semplice e felice.

È questa la domanda che oggi giunge anche a noi: sappiamo farci umili e vivere senza nemici, come Gesù, o ambiamo a sentirci “grandi” e quindi bisognosi di difenderci da nemici e rivali? Davanti a questo interrogativo il Vangelo oggi ci propone di vivere il suo Spirito e in questo di realizzare dentro e attorno a noi la vera pace.

 

Preghiere 

 

O Signore che sei mite e umile di cuore, indicaci la via per uscire dalla schiavitù dell’egoismo orgoglioso, per divenire figli dello Spirito liberi di voler bene come te.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo, o Dio nostro Padre, perché accettiamo con gioia la proposta che tu ci fai di non vivere per noi stessi e scegliamo di seguire te ogni giorno della nostra vita.

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci, o Signore Gesù, a non dubitare del fondamento buono che è la tua Parola e il tuo esempio, ma di edificare su di esso la nostra vita, perché sia di aiuto e sostegno a molti.

Noi ti preghiamo

  

Insegnaci, o Padre buono, ad essere annunciatori del Vangelo, perché senza timore parliamo di te e con coraggio indichiamo a tutti la tua Parola come via sicura per raggiungere la vera pace.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo, o Dio del cielo, vieni in soccorso di tutti quelli che chiedono il tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti, i prigionieri, gli anziani e gli stranieri, per tutti quelli che sono senza riparo e nel dolore, per le vittime delle guerre; giunga loro presto consolazione e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore per il papa Leone che non teme di indicare con decisione la via evangelica dell’accoglienza e l’amore per tutti senza distinzioni. Fa’ che il suo esempio ci insegni ad essere figli dello Spirito e discepoli del Vangelo.

Noi ti preghiamo.