sabato 30 novembre 2024

I domenica del tempo di Avvento - Anno C - 1 dicembre 2024

 


Dal libro del profeta Geremia 33,14-16

Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

 

Salmo 24 - A te, Signore innalzo l’anima mia

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà

per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.

Il Signore si confida con chi lo teme:

gli fa conoscere la sua alleanza.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3,12-4,2

Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Luca 21,25-28,34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’im­provviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Ve­gliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di com­parire davanti al Figlio dell’uomo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, si apre con questa domenica il tempo di Avvento, tempo di preparazione alla nascita del Signore Gesù. Sono quattro settimane in cui la liturgia ci invita ad essere pronti a cogliere i segni che ci preparano alla venuta del Signore. È un tempo che, come ci ricorda la Scrittura, viviamo nell’attesa di un bambino che deve nascere, di qualcuno che porta con sé la novità di un mondo nuovo.

Il brano del Vangelo di Luca inizia con la profezia di Gesù circa un tempo di distruzioni e cataclismi. Già qualche settimana fa parlavamo della necessità di un crollo del mondo vecchio, basato su ingiustizia e violenza, perché possa instaurarsi un mondo nuovo ispirato dalla fraternità universale dei figli di Dio. Gesù parla ai suoi discepoli di questi e di altri segni apocalittici in risposta all’ammirazione che essi manifestavano per la magnificenza e solidità dell’edificio del tempio, costruito da Salomone a Gerusalemme con grandi pietre squadrate come l’edificio più splendido e imponente di tutto Israele (Lc 21,5).

Sì, anche a noi il mondo di oggi appare solido e imponente, perché fondato sul potere economico e militare delle superpotenze: chi può scalfire la loro supremazia? Eppure, ascoltato dalle parole di Gesù, questo mondo è minato da crolli continui. Le pietre che appaiono le più solide, dice Gesù, si sgretoleranno. È quello che sta accadendo anche ai nostri giorni. Lo vediamo nelle guerre, nei cambiamenti continui di alleanze fra le potenze, il sorgerne di nuove e le minacce ripetute di distruzione nucleare.

Ma tutto ciò, torna a dirci oggi il Vangelo, può essere interpretato come il prepararsi di un tempo nuovo, fondato su pietre diverse e per l’edificazione di un nuovo edificio, che si annuncia con segni straordinari. Dice Gesù infatti: “vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria. … la vostra liberazione è vicina.”

È una prospettiva grande! La venuta del Signore è la promessa dell’avvento di un tempo di pace e serenità, di sicurezza per ciascuno, la fine del dominio del male che schiaccia, umilia e sconvolge le vite di tanti, popoli interi.

Ma cosa è questa potenza, questa gloria di cui parla il Vangelo?

La festa del Natale ci ricorda come la nascita di Gesù sia avvenuta nell’umiltà semplice di un piccolo paese di periferia. Quale gloria potrà mai esserci in quella stalla? Quale potenza manifesta la mangiatoia nella quale Gesù venne adagiato?

Il profeta Geremia, nel brano che abbiamo ascoltato oggi, ci dice qual è il carattere di queste gloria e potenza che accompagnano la venuta di Gesù: “farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.” La gloria e la potenza che manifestano la venuta del Signore è la giustizia. Essa, di per sé, non si impone all’attenzione con fenomeni eclatanti, tuoni o fulmini, ma è come un germoglio che nasce ogni volta che un uomo decide di realizzare la giustizia con le sue scelte concrete.

Sì, la venuta del Signore e lo stabilimento di un tempo e un mondo nuovo è realizzata dagli atti di giustizia che ogniuno può compiere nella sua vita quotidiana. Gesù per primo ha fatto questo e ha ci ha indicato la via.

L’edificio che questi atti di giustizia costruiscono non è splendente agli occhi degli uomini come il tempio di Gerusalemme, del quale però oggi non sono rimaste nemmeno le rovine, ma piuttosto esso è un edificio umile e semplice ma solido e non crollerà.

È l’edificio nel quale gli uomini e le donne possono vivere insieme senza lottare fra di loro, senza che a nessuno manchi ciò che è necessario per vivere, dove ci si vuole bene senza badare alle differenze. Ogni atto di giustizia che ciascuna persona compie è un mattone nell’edificazione di questo edificio, Nessuno di essi è inutile, ma anzi contribuisce ad una grande opera collettiva. Il cemento è l’amore di Dio che unisce gli sforzi di tutti, li solidifica e li conferma suscitando il desiderio di compierne altri.

Ma cosa sono questi atti di giustizia?

Sono le azioni concrete che riaffermano che chi ho davanti è mio fratello e mia sorella, che la sua vita mi riguarda e mi interessa, che ogni suo bisogno è una domanda rivolta a me e che ogni sua risorsa è un tesoro che può contribuire al bene di tutti.

Allora usiamo questo tempo che ci prepara al Natale per moltiplicare gli atti di giustizia che preparano e rendono manifesta la venuta del Signore Gesù.

Come voi sapete è tradizione in questa comunità parrocchiale vivere questo tempo di Avvento preparando la festa per le persone in difficoltà. Il pranzo del 25 dicembre per i detenuti del carcere, per i quali i bambini del catechismo stanno preparando un biglietto di auguri personalizzato. Poi il pranzo che si terrà qui sempre il 25 dicembre con più di 200 persone. Sono iniziative alle quali ciascuno di noi può contribuire con il suo aiuto concreto e sostegno economico.

Tanti piccoli atti di giustizia messi insieme renderanno manifesta la potenza la gloria di Dio realizzando un pezzo di mondo in cui sono messe da parte rivalità e ingiustizie e tutti si siedono alla mensa comune della grande famiglia dei figli di Dio.

  

Preghiere 

 

O Signore nostro Dio che vieni a visitarci, aiutaci a vivere questo tempo nell’attesa della tua venuta, perché non siamo distratti e presi da noi stessi, ma attenti ai segni che preparano il tuo Avvento.

Noi ti preghiamo

  

Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, porta la pace che tanti invocano e abbatti i muri di odio e di violenza che dividono gli uomini gli uni contro gli altri.

Noi ti preghiamo

 

Signore, ti preghiamo, aiutaci a compiere gli atti di giustizia che manifestano il tuo potere e la tua gloria. Fa’ che ciascuno di noi possa contribuire all’edificazione del mondo nuovo in cui la fraternità universale si realizzerà con pienezza.

Noi ti preghiamo

  

Signore, ti preghiamo, fa nascere il bene dove ora il male tiene gli uomini in suo potere. Porta guarigione e salvezza agli ammalati e conforto a chi è nel dolore.

Noi ti preghiamo

 

O Signore, ti chiediamo perdono perché spesso non vediamo la necessità che tu venga presto a salvarci. Liberaci dalla cecità del cuore e degli occhi perché impariamo a sentire l’invocazione dei tanti che aspettano con impazienza la salvezza che viene da te.

Noi ti preghiamo

  

Dio Padre del cielo, che hai tanto amato gli uomini da mandare il tuo figlio unigenito per la nostra salvezza, fa’ che questo nostro mondo diviso e spaventato sappia far spazio all’Emanuele, Dio-con-noi.

Noi ti preghiamo.

  

O Signore insegnaci a fare nostre le visioni del nostro papa Francesco. Fa’ che non viviamo ripiegati su noi stessi, attenti solo ai nostri piccoli drammi, ma aperti ad un abbraccio che accoglie tanti in una fraternità universale, specialmente i più poveri.

Noi ti preghiamo

  

O Cristo che sei venuto, ma i tuoi non ti hanno accolto, fa’ che noi, tuoi discepoli, sappiamo allargare lo spazio dell’accoglienza e della solidarietà, perché il mondo divenga sempre più un luogo dove ciascuno è amato e aiutato.

Noi ti preghiamo

sabato 23 novembre 2024

XXXIV domenica del tempo ordinario - Anno B - Festa di Cristo re dell'universo - 23 novembre 2024

 


Dal libro del profeta Daniele 7, 13-14

Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fi­no al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

 

Salmo 92 - Il Signore regna, si riveste di splendore.
 

Il Signore regna, si riveste di maestà:

si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre, dall’eternità tu sei.
 

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti! +
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 1, 5-8

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della ter­ra si batteranno il petto. Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

 

Alleluia, alleluia, alleluia
Benedetto colui che viene

nel nome del Signore!
Alleluia, alleluia, alleluia

Dal vangelo secondo Giovanni 18, 33b-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giu­deo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno con­segnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, con questa liturgia chiudiamo un anno liturgico e, domenica prossima, ne cominceremo un altro con l’inizio dell’Avvento. Il susseguirsi dei tempi della liturgia ci strappano da una continuità stanca e banale della nostra vita o da un esclusivo riferimento egocentrico alle proprie scadenze e ai propri ritmi che ci fanno sentire estranei alla vita degli altri: non ci sono solo i nostri tempi, ma c’è un tempo di Dio che ci invita a far posto a qualcun altro oltre noi stessi. 

In questa domenica conclusiva di un anno la liturgia ci propone l’immagine di Gesù come re della Storia e dell’Universo.

In questi anni ci siamo ormai abituati ad un clima dominato dalla guerra che ci comunica un senso di insicurezza e di timore. Tanti focolai di violenza sono accesi oggi nel mondo e rischiano di accendersene altri, a conferma di quella che papa Francesco definisce una “terza guerra mondiale a pezzi”. Sono tanti quelli che ne portano i segni profondi nella loro vita, e per questo sono stati costretti a fuggire per trovare qui in Italia un porto sicuro di pace.

Davanti a tanta insicurezza, che in alcuni momenti genera reazioni irrazionali di paura, è facile sentire bisogno di un nuovo ordine che sappia imporre sicurezza, anche con misure forti e disumane, se necessario, quali armarsi, chiudere le porte, alzare muri.

Sembra che in tempi nei quali la vita si fa più dura attorno a noi bisogna indurirsi anche noi per non soccombere. Quando intorno sembra diffondersi un caotico disordine bisogna incapsularsi in un rifugio sicuro.

Questa tendenza si esprime nella scelta di aumentare gli arsenali che anche in Europa si rafforza, per non parlare degli Stati Uniti nei quali la normalità dell’essere armati ha provocato una diffusione capillare di armi da fuoco. Lo vediamo nel risorgere della minaccia nucleare che sembrava cancellata per sempre ed invece torna di attualità.

Questa è la reazione istintiva, ma la festa di oggi viene a ricordarci che la vera sicurezza viene da un Regno diverso da quello che si impone con la forza delle armi e con la demarcazione di confini invalicabili e difesi dal filo spinato, dalla chiusura nel piccolo mondo rassicurante dell’io, dall’accumulo delle armi.

Sì, è vero, l’uomo ha bisogno di un ambiente di vita sicuro, ordinato, in cui possa svilupparsi una vita serena e nella pace, ed infatti, proprio per questo, il profeta Daniele parla di Dio come colui che vuole instaurare un Regno che ha queste caratteristiche: “il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”, conferma l’apocalisse: è “il sovrano dei re della terra. …, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” Quello che noi cristiani attendiamo allora è sì un regno forte e capace di darci sicurezza, e Gesù stesso, interrogato da Pilato, non nega di essere il Re atteso dal mondo: “Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo».”

Ma che Regno è quello che ha a capo un uomo che si mostra al rappresentante del potente Impero romano come uno sconfitto, in catene, tradito e abbandonato da tutti? Dobbiamo chiedercelo oggi davanti alle aspirazioni di pace e di giustizia di tanti nel mondo: che sicurezza può dare un Signore ferito, lacero e prigioniero? Gesù lo dice a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”, cioè non assume i tratti di potenza e durezza tipiche dei potenti del mondo. Non è un regno che impone la sicurezza con la paura e la violenza, non sottomette e non umilia. Tutto il contrario, continua Gesù: “se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei.”

Allo stesso tempo però il Regno di cui parla Gesù non è qualcosa fuori dalla storia, relegato ad un tempo e ad una dimensione non terreni, infatti aggiunge: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.

Papa Francesco ha dato una risposta a questa domanda. Parlando dell’affresco della cupola della Cattedrale di Firenze, dove si trovava, ha detto: “Cristo è assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesù non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra mostrando i segni della passione, perché Lui «ha dato sé stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,6). «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).” Ecco qual è la risposta: la forza di cui il Signore si riveste e che manifesta pienamente la sua regalità è il suo voler bene. Dice ancora papa Francesco: “«È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza »… la misericordia divina non è affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio.” (Misericordiae vultus, 6)

Sì, cari fratelli e care sorelle, la vera forza su cui fare affidamento è quel modo speciale di Dio di voler bene, che è la misericordia. Non le armi, non la diffidenza, non la chiusura contro l’altro ci mettono al sicuro, ma il riaffermare le ragioni di un amore forte e tenace, che cancella il male vincendolo con la forza del bene. Siamo veri discepoli di quel Gesù che non giudica con la spada della giustizia ma con le mani piagate per il suo voler bene fino in fondo, a tutti i costi. Egli sa leggere nel volto di ciascuno, per quanto duro e per quanto sfigurato dal male, i tratti di una umanità che il creatore vi ha disegnato. Così sapremo essere vittoriosi sul male e su ogni violenza.

Che un anno che si chiude sotto l’insegna del rinvigorirsi della violenza, con gli scoppi di venti di guerra si apra per ciascuno con il soffio leggero e ristoratore della misericordia di Dio che suscita amore nei cuori dei suoi discepoli.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù che ci hai amato così tanto da vivere in mezzo a noi come nostro servo, aiutaci a non resistere al tuo amore e a lasciarci attrarre dalla tua umanità mite e benigna.

Noi ti preghiamo

  

Gesù, Aiutaci a divenire cittadini del tuo regno nel quale non c’è violenza ed egoismo, ma ognuno è amato e accolto come un fratello.

Noi ti preghiamo

 

O Padre misericordioso, ti chiediamo con insistenza il dono della pace. Fa’ che cessi il rumore sinistro delle armi e il grido di dolore delle vittime della violenza e si innalzi a te l’inno di ringraziamento per la fine di ogni guerra e terrorismo,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che oggi ti presenti a noi come Re dell’Universo ammantato della forza invincibile della misericordia del Padre, aiutaci a vivere lo stesso sentimento, senza cercare la forza di questo mondo ma quella ben più grande del tuo amore.

Noi ti preghiamo

 

Padre buono, guarda con misericordia ai tuoi figli più deboli: i malati, i prigionieri, i peccatori, chi è senza famiglia e sostegno. Ascolta la loro invocazione di aiuto e dona loro il tuo aiuto e protezione.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che la nostra città divenga un porto sicuro per tutti quelli che cercano accoglienza e sostegno. Fa’ che nessuno sia trattato come straniero o nemico, ma tutti viviamo come fratelli e sorelle, figli di un unico Padre.

Noi ti preghiamo.

 

Accogli o Dio tutti coloro che sono morti. Fa’ che nel tuo Regno di pace e di giustizia tutti trovino il posto che tu hai preparato per ciascuno.

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Signore della pace per quanti armano la mano contro il fratello e la sorella e minacciano la sua vita. Fa’ che dove ora domina l’odio possa al più presto risuonare la lode al tuo nome.

Noi ti preghiamo

sabato 16 novembre 2024

XXXIII domenica del tempo ordinario - Giornata mondiale dei poveri - Anno B - 17 novembre 2024

  

Dal libro del profeta Daniele 12, 1-3

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.  

 

Salmo 15 - Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro, +
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,+
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Dalla lettera agli Ebrei10, 11-14. 18

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Il cielo e la terra passeranno,

ma le mie parole non passeranno, dice il Signore

Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 13, 24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Marco come: “In quei giorni … il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.” Sono parole che suscitano turbamento, perché parlano della fine di cose che appaiono sicure: il sole, la luna, le stelle, cioè i punti di riferimento del cosmo. Questo ci fa paura e ci disorienta. Ma a ben vedere il seguito del brano dà a questa “fine delle cose certe” il valore di un nuovo inizio: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.”

Il Signore ci vuol dire che c’è un ordine vecchio del mondo, orientato dalle stelle del dominio dell’uomo sull’uomo, della supremazia della forza sulla debolezza, del male sul bene, della violenza sulla pace, che è destinato a crollare perché si instauri il nuovo ordine del suo Regno, orientato da nuovi astri e nuovi punti cardinali: la giustizia, la fraternità, il bene comune, la pace. La celebrazione oggi della VIII giornata mondiale dei poveri ci vuole ricordare l’urgenza che un nuovo ordine mondiale si realizzi per porre rimedio alle troppe ingiustizie che imprigionano tanti uomini e donne in una condizione invivibile di miseria e dolore.

Ma allora perché questo ci fa tanta paura?

Gli abitanti di Kharkiv, di Beirut, di Gaza, del Sudan, dello Yemen vedono ogni giorno oscurarsi il sole e la luna, quando le esplosioni delle bombe sollevano nuvole di densa polvere di calcinacci, vedono cadere le stelle, cioè loro punti di riferimento, che sono le loro famiglie, la loro casa, la scuola, l’ospedale, tutto trasformato in mucchi informi di macerie. E tutto ciò non avviene per caso, o per un destino imperscrutabile, ma perché alcuni uomini, da un’altra parte della terra, hanno deciso che questo era necessario per conservare il proprio stare bene, la ricchezza, la propria supremazia, il privilegio di trovarsi dalla “parte giusta” del mondo, dove le bombe non cadono, la salute, la scuola, il gioco è a disposizione dei loro bambini, il caldo è garantito quando fa freddo, i prati sono verdi, ecc...

Perché ci fa paura che questo ordine così ingiusto crolli, come il Vangelo oggi profetizza? Perché anche noi siamo da quella “parte giusta”, cioè dove le armi che oscurano il cielo vengono progettate e fabbricate, dando benessere a molti, dove vengono installate e da dove infine vengono lanciate molto lontano, a centinaia, migliaia di chilometri di distanza.

Ma chiediamoci oggi, con franchezza: ci conviene veramente stare da questa parte del mondo, destinata all’oscuramento del sole e della luna, al crollo delle stelle?

Sì, possiamo forse rimandare il momento del crollo definitivo alle generazioni future, prepararlo per i nostri figli, ma questo mondo crollerà, ci dice oggi il Vangelo, e già se ne vedono le crepe, i primi sinistri scricchiolii, perché poggia su fondamenta di ingiustizia.

Ma cosa fare allora, il nostro destino è segnato?

No, fratelli e sorelle, il nostro destino non è segnato, basta smettere di aver paura del crollo del mondo fondato sull’ingiustizia e la supremazia, al quale tutti noi apparteniamo, e preparare con attiva e operosa fiducia e concreta speranza l’inizio di un mondo nuovo, fondato su giustizia, fraternità, bene comune, pace. A questo ci invita oggi il Vangelo.

Come fare?

Credo che dobbiamo imparare a desintonizzare la nostra vita dal nostro io e a sintonizzarla sui bisogni del mondo più largo di sé, quello vicino a noi e quello più lontano. Sono realtà che magari sentiamo estranee e lontane, perché non ci coinvolgono direttamente. Pensiamo al fenomeno della violenza giovanile, con ragazzini che girano armati, sparano e uccidono con sconcertante facilità, come recentemente accaduto.

Oppure alla morte di tante donne uccise da un assurdo senso di possesso e supremazia maschile.

Il fatto che una decina di persone a Terni dormano per strada con questo freddo che sta arrivando non può lasciarci il sonno tranquillo. Paradossalmente il fatto che siano solo una decina ci dice che se non si trova una risposta a questo scandaloso problema è solo per cattiva volontà, non per impossibilità.

Le guerre a due passi da noi e quelle lontane che non conoscono sosta, rese possibili dalle armi generosamente donate dai paesi ricchi purché si combatta lontano.

Sintonizziamoci con questi, e tanti altri bisogni del mondo fuori di noi stessi ci porterà a sentire anche noi la necessità urgente che un nuovo ordine si realizzi, e allo stesso tempo ci fa scoprire una forza invincibile dei credenti che rende questo possibile: la preghiera.

Dobbiamo però intendere bene cosa è la preghiera. A volte si accusa Dio di restare in silenzio davanti al grido dei poveri e delle vittime della violenza e delle ingiustizie. Pregare vuol dire sintonizzarsi con questo grido e divenire noi, con attiva e operosa fiducia e concreta speranza, la risposta di Dio alla preghiera dei tanti che hanno bisogno e invocano l’aiuto di Dio. Noi possiamo rompere il silenzio di Dio ed essere la sua Parola che si fa carne. “Dio ama sempre tramite qualcuno”, diceva il beato padre Pino Puglisi, prete ucciso dalla mafia. Pregare non vuol dire gettare sulle spalle di Dio quello che noi non abbiamo voglia di fare, ma vuol dire assumersi il peso del bisogno del mondo e chiedere a Dio la forza di sostenerlo con audacia e responsabilità, facendo tutto quello che è possibile per rimediare a queste situazioni. Chi prega con speranza e fiducia concreta diventa così portatore di una nuova cultura: non più quella dell’impotenza e dell’indifferenza, ma quella di una responsabilità personale che ci fa scoprire possibilità e capacità prima sconosciute.

È quello che questa ricorrenza annualmente ci invita a scoprire: i poveri con il loro bisogno sono portatori di una nuova cultura, che vede l’essenziale della vita e non nasconde il proprio bisogno dell’altro. Facciamoci allora discepoli di questa nuova cultura. La carità e l’amore per i poveri non si improvvisa, si impara con pazienza e costanza, ed è l’unica chiave che ci permette di entrare in quel mondo nuovo di cui ci ha parlato il Vangelo, nel quale la Signoria del Signore si realizzerà portando la giustizia e il bene di tutti alla piena realizzazione.  


Preghiere 

 

O Signore che ti sei fatto povero e piccolo per volerci bene fino in fondo, donaci di riconoscere in chi è povero il fratello verso il quale tu ci mandi come segno tangibile e concreto del tuo amore,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore Gesù per il dono della tua Parola che resta per sempre come una guida sicura e un cammino certo. Aiutaci ad essere attenti al bisogno dei tanti che invocano aiuto, per essere con loro costruttori di un mondo nuovo,

Noi ti preghiamo

 

Perdonaci o Padre misericordioso per tutte le volte che abbiamo scelto di spendere la nostra vita inseguendo le sicurezze di questo mondo. Fa’ che affidiamo la nostra salvezza a te, roccia di speranza e porto sicuro.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Dio che acquistiamo la sapienza del cuore che tu doni a chi ti cerca con fiducia. Fa’ che sappiamo dare il giusto valore alle cose del mondo e a usarle per il bene nostro e di tutti,

Noi ti preghiamo

 

Consola o Dio chi è nel dolore e nella disperazione, liberalo dal male e donagli la salvezza. Guida noi tuoi figli a farci vicini a chi ha bisogno del nostro aiuto,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Dio chi è nel pericolo a causa di  guerra e violenza. Per tutti i paesi colpiti dalla distruzione delle armi. Dona o Padre pace al mondo intero e libera noi tutti dal male,

Noi ti preghiamo.

 

O Padre nostro del cielo, ispira in noi tuoi figli il desiderio di comunicare a chi ci è accanto il tesoro della tua Parola che ci dona la sapienza e rinnova le nostre vite,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore Gesù che i tuoi discepoli, ovunque dispersi, si raccolgano lieti nel tuo nome mostrando a tutti che raccolti nella tua famiglia diveniamo più forti del male e capaci di realizzare la vera pace,

Noi ti preghiamo

sabato 9 novembre 2024

XXXII domenica del tempo ordinario - Anno B - 10 novembre 2024

  


Dal primo libro dei Re 17, 10-16

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.  

 

Salmo 145 - Loda il Signore, anima mia.

 

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. 

Dalla lettera agli Ebrei 9, 24-28

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. 

 

Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

 

Dal vangelo secondo Marco 12, 38-44

In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». 

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, le letture di questa domenica ci raccontano la storia di due vedove che vivono una situazione simile. Tutte e due sono in una condizione di estrema debolezza: per l’età avanzata, per la mancanza di una presenza maschile protettiva e per la difficoltà a mantenersi.

Nel primo caso la vedova è presentata come colei a cui il Signore invia il profeta Elia perché riceva assistenza e sostegno. Questo fatto sembra paradossale: che aiuto gli può venire da una povera vedova?

Elia, ci racconta il libro dei re, era rimasto l’ultimo in Israele ad essere fedele a Dio. Tutti gli altri, a partire dal re Acab e la regina Gezabele, si erano sottomessi al culto degli idoli. Per questo egli è perseguitato e minacciato di morte, ed è costretto alla fuga.

Quella donna non ha forza né potenza, è alla fame a causa della lunga carestia: ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo.” Elia insiste, ha bisogno di mangiare e la vedova gli offre tutto quello che ha. Senza discutere agisce come gli dice l’uomo di Dio, contro ogni buon senso e prudenza.

La vedova di Sarepta è il modello del credente che non resiste alla Parola di Dio che gli viene rivolta e ad essa si affida con fiducia. Tutto sembra sconsigliare quella donna: perché dare ad uno sconosciuto tutto quello che ha, rischiando di restare senza? Ha un figlio a cui pensare, come non tenerne conto? La Scrittura definisce il suo comportamento con un’espressione scarna: andò e fece come aveva detto Elia.Il “fare sulla parola”, senza prudenza né incertezza caratterizza la vedova di Sarepta, così come gli apostoli che gettano le reti nonostante avessero inutilmente cercato di pescare una notte intera: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». (Lc 5,5)

Come per gli apostoli che fecero esperienza di una pesca miracolosamente abbondante, la fiducia generosa della vedova nelle parole dell’uomo di Dio le garantì nutrimento abbondnte in tempo di grave carestia, per sé, per il figlio e per Elia stesso: mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.”

Cari fratelli e care sorelle, la fiducia di quella vedova nella Parola di Dio è veramente esemplare. Essa non si affida, come aveva fatto Israele in quel tempo di sfiducia, agli idoli della prudenza e del buon senso di questo mondo, ma accetta la semplicità rischiosa della Parola rivoltale da Elia a nome di Dio. Proprio per questo ella conobbe la benedizione di Dio che non le fece mancare il cibo in tempo di carestia e, in seguito, restituì la vita al figlio che era morto.

Nel vangelo ascoltato si parla di un’altra vedova, anch’essa povera e generosa. La sua offerta non ha nessuna rilevanza oggettiva, poiché non aggiunge nulla al tesoro del tempio che poteva vantare ben più generosi donatori, ma Gesù sa cogliere in quel gesto qualcosa di prezioso oltre il valore della somma offerta, e cioè il dono totale di sé e l’affidamento a Dio. Il Signore dà un grande valore a quel gesto perché rappresenta, ancora una volta, un modello per il discepolo: la Parola di Dio infatti chiede di coinvolgere e rischiare tutta la propria vita, e non un po’, quello che avanza, il superfluo, lasciandone la parte maggiore per sé, come fano i ricchi donatori della parabola: “hanno gettato parte del loro superfluo.

La differenza è sostanziale e i due brani messi insieme ci offrono un’immagine a tutto tondo del discepolo del Signore: egli non solo si fida della Parola e la applica fedelmente, ma anche non indugia a mettere in gioco tutto se stesso, senza trattenere per sé, un pezzo della sua vita, una parte delle risorse, qualcosa su cui poter contare in caso di necessità.

Fratelli e sorelle, chi confida nella Parola di Dio vi ricava una forza che nessuna potenza di questo mondo può dare. Lasciarsi rivestire di questa forza che è lo Spirito di amore del Signore ci provoca a non escludere nessun angolo della nostra vita da quel rinnovamento profondo e radicale che porta l’incontro con lui. Rivestiamo ogni angolo del nostro agire, degli ambiti in cui viviamo, dei nostri sogni e ambizioni, delle nostre responsabilità della generosità “imprudente” del Vangelo. Ne riceveremo un nutrimento che non si esaurisce, perché proviene direttamente da Dio, e una giovinezza di vita che non conosce declino, tristezza e decadenza. È la promessa del Signore che si rinnova e si avvera ogni volta che “sulla Sua parola” agiamo secondo il modo di Dio e con la sua misura larga e generosa.

  

Preghiere 

 

O Signore ti preghiamo perché sappiamo essere generosi come tu sei stato con noi. Insegnaci a ricambiare i doni da te ricevuti con altrettanto amore e disponibilità alla condivisione.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Padre del cielo perché l’incontro con te ci dona l’audacia della generosità e la gioia di una carità vissuta fino in fondo. Fa’ che con disponibilità e cuore aperto accogliamo la tua Parola,

Noi ti preghiamo

 

Senza di te o Signore Dio non possiamo fare nulla di buono. Fa’ che incontrando le domande di chi è nel bisogno impariamo ad imitare te che sei stato amico di tutti.

Noi ti preghiamo

  

Ti lodiamo o Dio perché non fai mancare nulla a chi vive la larghezza dell’amore. Benedici il poco che sappiamo donare perché si moltiplichi e dia sollievo e sostegno a chi ne ha più bisogno.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per tutti noi, perché la grazia che riversi su di noi attraverso la partecipazione al banchetto eucaristico ci doni la conversione del cuore e la salvezza della nostra vita.

Noi ti preghiamo

  

O Dio medico buono delle anime e dei corpi, fa’ che tutti coloro che soffrono siano guariti e consolati, perché riacquistando la forza e la salute sappiano lodarti ed esserti grati.

Noi ti preghiamo.

 

Invochiamo o Dio la tua protezione su tutti coloro che sono nel bisogno, in modo particolare per le vittime della violenza e della guerra. Fa’ che presto cessi ogni sofferenza e si rafforzi la pace in tutto il mondo.

Noi ti preghiamo

  

Aiuta o Signore tutti quelli che annunciano il vangelo a chi non lo conosce. Fa’ che la loro parola e testimonianza sia accolta come una buona notizia e sia l’inizio di una vita nuova.

Noi ti preghiamo

 

 

domenica 3 novembre 2024

XXXI domenica del temnpo ordinario - Anno B - 3 novembre 2024

 

 


Dal libro del Deuteronomio 6, 2-6

Mosè parlò al popolo dicendo: «Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore».

 

Salmo 17 - Ti amo, Signore, mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.

Dalla lettera agli Ebrei 7, 23-28

Fratelli, [nella prima alleanza] in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 12, 28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, uno scriba si avvicina e interroga Gesù chiedendogli: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?” Egli è un uomo colto e sensibile, e la sua domanda è intelligente. Infatti esprime con queste sue parole la convinzione che nella vita esista una priorità dei comandamenti a cui obbedire. È pertanto una domanda non ovvia, anzi, è cruciale perché si tratta di decidere per che cosa spendere la vita.

Un rischio sempre presente infatti, soprattutto quando la nostra esistenza è affollata di cose da fare ed è tutta incentrata su se stesso, è proprio quello di mettere tutte le cose sullo stesso piano e dare ad esse lo stesso valore. L’ordine di importanza viene allora attribuito dal caso, oppure dall’umore del momento, o dalle regole sociali, ecc... Esistono poi tutta una serie di “maestri” che cercano di imporre un ordine di importanza secondo un proprio vantaggio. Pensiamo alla pubblicità: uno strumento che vuole imporre un ordine di importanza delle cose da comprare o da fare. Ma poi, ad esempio, i telegiornali ci suggeriscono in modo subdolo l’importanza degli avvenimenti, mettendo in primo piano magari eventi frivoli, per farne passare in secondo piano altri ben più significativi, ecc...

La domanda dello scriba pertanto non è di secondaria importanza. Possiamo infatti lasciar decidere al caso o a qualcuno interessato la scala di importanza delle cose da credere, da fare, da desiderare nella nostra vita? Credo valga la pena fare nostro questo interrogativo e prestare attenzione alle nostre scelte, che non sono scontate, ma in realtà dettate da una scala di valore ben precisa che ci proviene da chissà dove.

Gesù risponde citando la Bibbia: attinge sempre dalla sapienza della Scrittura per trovare le risposte alle domande più profonde. È importante notare però, allo stesso tempo, come Gesù interroga e fa parlare la Scrittura. Egli infatti non usa la Bibbia come un manuale di regole da applicare. I farisei, ad esempio, avevano elaborato un prontuario di leggi codificate, tratte dalla Scrittura, a cui attenersi scrupolosamente per mantenersi puri e irreprensibili davanti a Dio. Rispettare queste norme era la garanzia per non cadere in una condizione di peccato. Gesù invece va in profondità per cogliere nelle parole della Bibbia la sapienza che viene da Dio.

Un padre della chiesa diceva che la Bibbia è come un grande macigno di granito, ma la Parola di Dio sono quelle scintille che scaturiscono da esso quando lo scalpellino lo prende a martellate. Cioè ci vuole impegno di ascolto e meditazione perché la Bibbia ci parli e riveli la Sapienza che Dio ha riposto nelle sue parole. Questo fa Gesù dunque, nel rispondere allo scriba. Cita un versetto del Deuteronomio “amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” ma poi vi aggiunge accanto un altro versetto del libro del Levitico: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Così facendo lega indissolubilmente l’amore per Dio con quello per gli uomini, per farne l’unico “grande comandamento” che ha la priorità su tutti gli altri.

La caratteristica fondamentale di questo comandamento è che dà il primo posto agli altri: a Dio e al prossimo. Da qui tutto inizia, afferma Gesù, dal dare centralità agli altri, mentre spontaneamente siamo portati a mettere al centro noi stessi. Da questo derivano tutti gli altri comandamenti per vivere una vita buona e giusta. Ogni comportamento ha validità se fondato sulla legge del primato dell’amore per gli altri.

Questa affermazione ci dice anche che l’amore per Dio non è mai astratto o sentimentale, ma concreto e vissuto nella realtà, come richiama saggiamente l’apostolo Giovanni: “Se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi?” (1Gv 4, 20)

Ed anche ci richiama come l’amore per Dio e quello per gli uomini non possono mai essere in contraddizione o alternativi l’uno all’altro, ma vanno insieme, l’uno non esiste senza l’altro.

Infine dobbiamo notare l’espressione che usa Gesù: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Il Signore cioè vuole usare come metro dell’amore per gli altri quello che comunemente è il più grande, e cioè l’amore per sé. Se impariamo a voler bene a Dio e agli altri almeno quanto normalmente amiamo noi stessi, già abbiamo raggiunto una misura molto alta. Ma poi aggiungerei che legare l’amore per gli altri e quello per sé sta proprio a indicare come le due forme di voler bene siano indissolubilmente legate: solo mettendo gli altri al centro della nostra vita, raggiungeremo il nostro bene.

Tutti, dice il vangelo, restano ammutoliti dalle parole di Gesù. C’è una verità della vita, che la Bibbia esprime, che si impone con evidenza e forza, se onestamente ci mettiamo in suo ascolto. È quello che avvenne quel giorno davanti alla risposta di Gesù, ed è l’atteggiamento che anche noi dobbiamo maturare davanti alla Scrittura che ci viene annunciata. Con umiltà e onestà riconosciamo la priorità di una sapienza che ci rivela come essere felici, come afferma il brano del Deuteronoimio che abbiamo ascoltato: “Ascolta, o Israele, e bada di mettere in pratica [i miei comandi], perché tu sia felice”.

 

Preghiere

  

Aiutaci o Signore a cercare nella nostra vita ciò che veramente vale, dando la priorità all’amore per Dio e per i fratelli e le sorelle. Insegnaci a trovare nel grande comandamento dell’amore la felicità della nostra vita,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Dio a valutare in ogni situazione il nostro agire sulla misura del bene degli altri, perché partendo dal fondamento solido del Vangelo costruiamo una vita buona e giusta,

Noi ti preghiamo

 

Perdonaci o Signore ogni volta in cui abbiamo fatto prevalere il nostro interesse a danno degli altri, dimenticando il tuo esempio e insegnamento,

Noi ti preghiamo

  

Come lo scriba saggio del Vangelo aiutaci a porre a te le domande fondamentali su ciò che è bene per noi. Insegnaci con pazienza a costruire una vita santa e giusta,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Padre misericordioso quanti nel mondo hanno bisogno del tuo aiuto e ti invocano. Fa’ che sappiamo farci strumento del tuo amore per gli umili e per i poveri,

Noi ti preghiamo

  

Consola o Dio quanti soffrono e sono nel dolore per la guerra, la violenza, la povertà e la malattia. Manda il tuo Spirito a guarire le ferite del corpo e dell’anima,

Noi ti preghiamo.

 

Guida con amore o Signore Gesù questa famiglia dei tuoi discepoli che si radunano ogni domenica attorno al tuo altare. Donaci la forza di restare sempre uniti a te e di tornare ogni settimana a nutrirci del tuo corpo e sangue,

Noi ti preghiamo

  

Non permettere o Dio che nessuno dei tuoi figli si disperda nei sentieri del male, fa’ che tutta l’umanità si ritrovi presto in un’unica famiglia, unita dall’amore fraterno e dalla fiducia in te,

Noi ti preghiamo

sabato 2 novembre 2024

Commemorazione di tutti idefunti - Anno B - 2 novembre 2024

 


Dal libro di Giobbe 19,1.23-27a

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

 

Salmo 26 - Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: +
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,5-11

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

 

Alleluia, alleluia alleluia
Chiunque vede il Figlio e crede in lui

avrà la vita eterna;

Alleluia, alleluia alleluia

Dal vangelo secondo Giovanni 6,37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi facciamo memoria dei defunti. È un’occasione che ogni anno ci viene offerta per pregare per i nostri cari che ricordiamo con affetto, ma anche tutti quelli che nessuno ricorda, che sono scomparsi nell’anonimato e che solo Dio nel suo amore fedele ricorda e accoglie con amore.

Ma questa ricorrenza è anche l’occasione per soffermarci, almeno una volta l’anno, su una realtà, quella della morte e di cosa ci attende dopo di essa, che in genere rifuggiamo perché ci turba.

Ed anche quando la morte ci viene presentata quasi con ossessiva ripetizione, come avviene in questi ultimi anni con le ripetute scene di guerra che mostrano morte e distruzione, viviamo quasi un rifiuto a cogliere in esse il dramma personale di persone singole, di affetti spezzati, di sogni e progetti interrotti bruscamente e tragicamente, di dolore e sofferenza che colpisce chi è ucciso e chi rimane con il vuoto causato da improvvise e inspiegabili scomparse.

Ma anche pensiamo al conto quasi quotidiano delle persone che muoiono nel tentativo di raggiungere l’Europa. Uomini, donne. Bambini inghiottire dal viaggio nei deserti, o in mare, in balia delle azioni senza scrupoli dei trafficanti di esseri umani.

Il rischio è che tutto ciò provochi un’assuefazione, un senso di ineluttabile normalità, a causa dei quali le persone scomparse diventano numeri, fenomeni sociali.

La morte è sempre una rottura, il dramma di una persona che non c’è più, e noi ce ne rendiamo conto quando viene a mancare una persona a noi cara. Davanti ad essa sentiamo il dramma di tutta la vita che ancora poteva essere vissuta ed è invece stata annullata dalla morte, specialmente nel caso di una morte prematura in giovane età.

La nostra fede però ci aiuta a vivere il dolore del distacco con uno spirito diverso, affidandoci alla certezza che la separazione non segna la fine dell’esistenza di colui che non vediamo più, ma una continuazione in modo diverso.

La certezza che nessuna vita è annullata dalla morte, ma preservata e continuata in una dimensione diversa, ci viene dalla promessa di amore fedele che Dio rivolge ad ogni singolo uomo, da lui conosciuto “fin dal grembo materno” (Ger 1,5). Accompagnato fedelmente in ogni tempo della vita e accolto, al suo termine, da Dio come colui che meglio lo conosce e lo ama.

Il primo elemento dunque che questa nostra memoria dei defunti ci pone davanti è la necessità di maturare una fiducia in Dio che non abbandona né dimentica nessuno, ma vuole preservarlo per l’incontro con sé, inizio di una nuova vita.

L’evangelista Giovanni ci riporta alcune parole di Gesù dalle quali possiamo trarre, ancora una volta, il fondamento per una fiducia e una speranza serene. Gesù infatti afferma che noi siamo stati affidati a lui dalla volontà buona del Padre: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me”. Il Padre infatti ci ama in modo personale e fedele e ne abbiamo una prova nel fatto che ci ha voluto in questo mondo, ci ha accompagnato e guidato, offrendoci la guida e l’esempio di chi gli era più caro, il Figlio, fino in fondo, fino ad accettare che fosse messo a morte. Sono tutte cose non scontate né, tantomeno, “dovute”, ma un segno gratuito di quell’amore che fino in fondo ci preserva e ci salva.

L’Apostolo Paolo ci offre una prova ancora più forte di come di questo amore, che è all’origine di ogni vita, possiamo fidarci fino in fondo. Esso infatti non appartiene al mondo, che misura e “scambia” in una logica commerciale. L’amore di Dio non è meritato e dato a condizione che venga in qualche modo contraccambiato, e prova ne è che il Padre e Gesù hanno voluto fortemente la salvezza di ciascuno, fino ad offrire la vita, quando nessuno, nemmeno i suoi amici più stretti, gli dimostravano affetto, vicinanza, fedeltà.

Per questo, sorelle e fratelli, possiamo essere certi che Dio non si dimentica di nessuno di quelli che ha desiderato, conosciuto e amato durante la loro vita, ed ora, passato il tempo terreno, continua a tenere con sé come il frutto prezioso del suo voler bene.

 

 Preghiere 

 

Ti preghiamo o Signore per tutti i nostri cari, amici e familiari i cui nomi ti presentiamo. Accoglili nella tua infinita bontà e misericordia, perché possano godere della gioia eterna,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo, o Padre di tutte le persone defunte che non sono ricordate da nessuno. Perché la solitudine e l’abbandono sperimentato in vita vengano colmati dal tuo amore che non dimentica nessuno,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, vinci la forza del male che semina odio e divisione sulla terra. Fa’ che scegliamo di seguire sempre il tuo volere e di compiere in ogni occasione il bene che abbiamo la possibilità di compiere,

Noi ti preghiamo

  

Sostienici o Signore nel nostro cammino, fra gli ostacoli e le tentazioni del vivere quotidiano. Fa’ che la luce del Vangelo ci illumini sempre nelle nostre scelte,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e consola o Padre del cielo tutti i poveri che vivono con durezza la loro vita. Per chi è senza casa, senza lavoro, per chi è colpito dalla malattia, per gli anziani, per chi è vittima dell’ingiustizia,

Noi ti preghiamo

  

Libera, o Padre onnipotente, il mondo dalla piaga della guerra. Dona pace e salvezza a quanti oggi soffrono e muoiono per la violenza,

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Dio la tua Chiesa da ogni male. Guidala nel suo cammino perché sia sempre e ovunque annunciatrice audace del vangelo e porto sicuro per chi cerca salvezza dal male,

Noi ti preghiamo

 

Accompagna, o Signore, il papa Francesco nel suo impegno di padre e pastore del tuo gregge. Fa’ che la franchezza delle sue parole e l’autenticità della sua testimonianza siano una luce che guidi i passi di tutti i credenti,

Noi ti preghiamo