domenica 28 dicembre 2025

Festa della Santa Famiglia - Anno A - 28 dicembre 2025

 


Dal libro di Siracide 3, 3-7.14-17

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati e li eviterà e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

 

Salmo 127 - Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto +
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. 

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
La pace di Cristo regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 2, 13-15. 19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia odierna, dedicata alla Famiglia di Gesù, ci propone di soffermare la nostra attenzione sulla figura di Giuseppe. Egli è un uomo definito dal Vangelo “giusto”: “poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiare [Maria] in segreto.” Infatti, quando scoprì che Maria era incinta prima del matrimonio non la espose al rischio della condanna per adulterio, che per la legge giudaica prevedeva la morte, ma cercò un modo per allontanarla senza suscitare scalpore.

Giuseppe, paradossalmente, con il suo agire da uomo giusto e moderato allontanava da sé, assieme a lei, il figlio di Dio Gesù, che era già vivo nel suo seno.

Questo fatto ci fa vedere come non ci si può accontentare di fondare le proprie scelte sulla giustizia, l’onestà, la correttezza nei rapporti, se vogliamo che Gesù sia presente nella nostra vita, c’è bisogno di qualcosa di più, quel di più che permise a Giuseppe di cambiare idea e non allontanare da sé Maria e Gesù.

Infatti la famiglia di Gesù diventa una vera famiglia quando Giuseppe riceve un sogno nel quale Dio gli parla attraverso l’angelo ed egli accoglie quanto gli viene detto e lo mette in pratica.

Quel sogno cambia la sua visione delle cose: dalla delusione per una fallimento all’assunzione di una missione importantissima: accogliere, proteggere e fra crescere Gesù perché egli possa manifestarsi al mondo intero. E per aderire a questa missione a Giuseppe non basta essere “giusto”, onesto esecutore delle leggi, ma deve accetta la proposta di far suo il disegno di Dio, che è straordinario e sconvolgente: entrare nella storia degli uomini personalmente.

Ma questo, fratelli e sorelle, è quando Dio chiede a ciascuno di noi a Natale. La Natività di Gesù è la domanda di Dio di far nostro il sogno di un mondo nel quale ci sia spazio per Dio, per il suo amore e per il bene che lui prepara per ciascuna persona.

Questo disegno diventa la missione di Giuseppe, che protegge Gesù dalla minaccia di chi vuole eliminarne la presenza, come abbiamo ascoltato poco fa.

Nel Vangelo non è riportata nessuna parola di Giuseppe, a commento o in risposta ai sogni nei quali un angelo gli parla. Né dopo che l’angelo lo aveva avvertito di prendere Maria con sé, né ora che lo mette in guardia dal progetto omicida di Erode, né quando, poi, l’angelo lo avvertirà in sogno di tornare a casa perché il pericolo è cessato ed infine nemmeno quando un angelo in sogno gli indicherà Nazareth come luogo in cui stabilirsi. Giuseppe è uomo dell’ascolto che si fa decisione docile e azione immediata, senza commento, mediazione, discussione, compromesso.

Anche a ciascuno di noi un angelo, che è la Scrittura, annuncia la volontà di Dio e ci affida la missione di renderla presente nella storia. Chiediamoci però quante volte preferiamo rispondere al sogno di Dio cercando tutti i motivi per i quali è impossibile viverlo in tutto e per tutto, subito, senza preparazione e indugio. Così spegniamo il sogno di Dio, che è sempre azione concreta e vita vissuta, rendendolo un precetto o un ideale astratto cui tendere.

L’Evangelista Matteo sottolinea come l’azione di Giuseppe realizza la Parola di Dio: nel brano ascoltato oggi lo dice ben due volte, proprio a sottolineare che Giuseppe non segue una sua visione, ma applica quanto la Scrittura aveva detto e proposto agli uomini.

Giuseppe tramuta questa Parola in decisioni ed azioni, facendo sì che essa si realizzi concretamente nella storia. In questo modo egli partecipa attivamente a quel movimento di incarnazione di Dio iniziato al momento dell’annunciazione, proseguito con la natività ed ora protetto e portato avanti da Giuseppe.

Per questo nel Vangelo non c’è bisogno che si esprima con le sue parole, perché gli bastano quelle di Dio, e ad esse fa spazio per realizzare il suo volere, non il proprio. Egli ci può sembrare un personaggio con una personalità che non emerge, evanescente. Egli non è protagonista nel senso cui spesso diamo a questo termine, perché non mette al centro il proprio interesse personale ma la Parola di Dio che riceve e realizza. Anche Maria, sembra una figura remissiva e priva di volontà propria, perché si adegua al volere di Dio, senza imporre il proprio.

Ma è proprio per questo che oggi essi ci sono offerti, in questa festa della Famiglia di Gesù, come modello per tutte le famiglie. È il loro accogliere e fare propria la volontà di Dio, senza scegliere per un protagonismo del proprio sentire e pensare, che permette loro di avere Gesù al centro della propria vita, anche se non è sempre facile: andranno incontro a incomprensioni e delusioni, ma non importa, quello che interessa loro non è che si realizzino le proprie aspettative, ma la volontà di Dio.

Io credo che il Vangelo oggi voglia dirci che la nostra migliore personalità la esprimiamo quando cerchiamo di modellarci sulle parole di Dio, senza far emergere la naturalezza di comportamenti e atteggiamenti che sono dettati dalle nostre inclinazioni e abitudini. Meglio, come Giuseppe e Maria, farsi umili ascoltatori di una Parola che indica un cammino diverso, magari non comprendendo tutto subito, come avvenne a loro due, ma fidandosi che nel sogno della vita come Dio ce la descrive si nasconde il segreto della propria e dell’altrui felicità, facendo spazio cioè al Signore che nasce.

  

Preghiere 

 

O Signore, fa sognare anche noi, come Giuseppe, il mondo come tu lo vorresti, perché cercando la sua realizzazione noi viviamo sempre in tua compagnia,

Noi ti preghiamo

  

O Dio che mandi a Giuseppe l’angelo che lo guida e lo consiglia, fatti presente anche a noi con la tua Parola che ci indica la via sulla quale seguirti,

Noi ti preghiamo

 

Con Giuseppe e Maria o Dio tu ci mostri un modello di famiglia nella quale al centro c’è Gesù. Aiutaci a vivere anche noi così, senza perdere mai di vista la priorità di fare la tua volontà,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni e illumina o Signore Gesù i passi di quanti soffrono per le incomprensioni e i dissidi familiari. Dona la tua pace a chi oggi è in conflitto e la capacità di accogliere e perdonare chi compie il male,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre la tua Chiesa ovunque diffusa, perché sia famiglia di chi non ha famiglia, guida dei deboli e dei disorientati, amica di chi è nelle difficoltà,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni i passi di chi nel mondo annuncia il Vangelo e costruisce la famiglia dei discepoli, radunando in unità quanti desiderano vivere la Parla di Dio e operarne la realizzazione. Proteggi la vita di coloro che annunciano il Vangelo e testimoniano, fra le difficoltà, il tuo amore di Padre,

Noi ti preghiamo.

  

Ti ringraziamo o Padre del dono di papa Leone, pastore buono e umile, che ci indica la strada del Vangelo con le sue parole e i suoi gesti. Fa’ che ottenga la conversione dei cuori di tutti quelli ai quali annuncia la tua Parola,

Noi ti preghiamo

  

Raduna in unità o Dio la tua famiglia divisa. Per le Chiese e le comunità cristiane che ti invocano, perché trovino presto la comunione piena di quanti si riconoscono figli dell’unico Dio,

Noi ti preghiamo

 

 

sabato 20 dicembre 2025

IV domenica di Avvento - Anno A - 21 dicembre 2025

 


Dal libro del profeta Isaia 7, 10-14

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

 

Salmo 23 - Viene il Signore, re della gloria.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1, 1-7

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio - che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo -, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
La vergine darà alla luce un figlio:
sarà chiamato: «Dio con noi ».
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 1, 18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo ascoltato dal Vangelo che Giovanni battista stando in carcere mandò i suoi discepoli a chiedere a Gesù se era veramente lui il Messia che Dio aveva promesso al suo popolo come salvatore e redentore. Gesù, dicevamo, non risponde “sì” e basta, né offre motivazione di tipo dottrinario, ma indica dei segni che parlano di un tempo nuovo che si è con lui inaugurato: “dite a Giovanni quello che vedete: i ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano e ai poveri è annunciato il Vangelo.” Perché il Vangelo, cioè la buona notizia della vicinanza di Dio al suo popolo, si manifesta innanzitutto nei segni che l’accompagnano.

Oggi, di nuovo, la prima lettura dal profeta Isaia ci propone la venuta del Signore Gesù come un “segno”: “il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”, che significa “Dio con noi”.

Ecco che allora di nuovo questo tempo di Avvento ci si propone come un tempo nel quale cogliere e lasciarci stupire dai segni attraverso i quali Dio ci manifesta la sua compagnia.

Ma come si fa ad accorgerci dei segni, e che cosa sono, come ci sono rivolti?

A volte, dicevamo già domenica scorsa, ci viene spontaneo dare poca importanza ai segni della presenza di Dio e del suo agire in mezzo a noi. Ed allora la prima cosa da sottolineare è che è necessario fare la scelta di cercarli, perché non è scontato, al contrario siamo più portati sbrigativamente e con insensibilità a ignorarli. Essi ci si manifestano come una domanda di bene che ci giunge da un’altra persona. Questa domanda ha il valore di un’occasione offertaci per far uscire dal nostro interno il meglio, cioè la generosità, la capacità di prendersi cura, la sollecitudine che Dio vi ha riposto creandoci a sua immagine. Spesso noi rischiamo di valutare le domande di bene che ci sono rivolte come una seccatura o qualcosa di fuori luogo, perché non è il momento, non è nelle mie possibilità, non è opportuno, e per questo il bene fatica ad emergere da noi. Ma invece no: è sempre possibile fare qualcosa, almeno prestare attenzione e mostrare interesse, e già questo apre un varco all’incontro vero con l’altro.

Quest’ultimo deve sempre essere vissuto come una domanda di attenzione e di cura, la richiesta di andare in profondità e lasciar spazio al coinvolgimento nelle dinamiche più intime. Solo così riusciremo a cogliere i segni della presenza di Dio.

Dio ci parla attraverso l’umanità delle persone che incontriamo, se permettiamo che in ciascuna di esse emerga il dono e la domanda che rappresentano. Sì, nell’incontro c’è un dono di umanità che umanizza noi stessi e la domanda di lasciarci coinvolgere che si riassume nell’interrogativo: “cosa posso fare?”

Se scegliamo di vivere così l’incontro con l’altro saremo ogni volta stupiti dalla novità che da esso scaturisce in noi. Novità di un sentimento che non ci aspettavamo di provare, di un’energia che non credevamo di avere dentro, di un aiuto che non pensavamo di poter offrire o che non credevamo potesse essere così importante per l’altro.

Questi sono i segni del tempo nuovo che Dio viene a inaugurare nel mondo, proprio a partire da me. Tanti di questi segni, messi insieme e connessi fra loro, trasformano la realtà, anche quando essa si presenta brutta o drammatica.

Pensiamo al segno del pranzo di Natale che si terrà qui in chiesa e nel carcere di Terni il 25 dicembre. Esso scaturisce dall’incontro con tante persone che vivono momenti di difficoltà: economica, sociale, psicologica, esistenziale… Ognuno di loro rappresenta un mondo, fatto di gioie e di sofferenze, di risorse e di dolore, di solitudine. Questo bisogno si incontra con il desiderio di fare qualcosa di buono in tanti che si sono dati da fare, i quali hanno messo a disposizione risorse e tempo, fatica e immaginazione. Abbiamo raccolto i dolci da regalare davanti ai supermercati, i pasti pronti dai ristoratori, i soldi da tanti benefattori, ecc… Ma se non c’era prima di tutto l’incontro con le persone nulla sarebbe nato di nuovo e di significativo.

È la stessa cosa che avvenne anche a Giuseppe. La notizia che Maria era incinta lo aveva chiuso in se stesso, a rimuginare e recriminare, a decidere il da farsi rinunciando al rapporto con lei. Ma un incontro cambia la sua prospettiva: un angelo, le sue parole mutano la sua decisione e il suo atteggiamento. Tutto cambia nell’incontro con l’angelo che è sempre portatore della volontà buona di Dio e suscita in lui la decisione buona di restare accanto a Maria.

Ed allora cari fratelli e care sorelle l’angelo ci viene incontro in colui che incontriamo, nell’amico e nel familiare, ma anche, e forse soprattutto, nell’estraneo difronte al quale apriamo il cuore. Lasciamo dunque che nell’incontro maturiamo la decisione di far nascere qualcosa di nuovo in noi e di lasciare che anche attraverso di noi si apra per il mondo intero un tempo nuovo di scelte di bene.

  

Preghiere 


O Signore che vieni a visitare la nostra vita, ti preghiamo donaci il sogno e la visione di un tempo nuovo, perché possiamo vincere le nostre paure e incontrarti a Natale umile e indifeso.

Noi ti preghiamo

  

O Dio Padre onnipotente, guarda con amore al nostro mondo, ancora così diviso dagli odi e segnato dalla violenza. Fa’ che la nascita del tuo Figlio unigenito porti in ogni luogo pace fra gli uomini e riconciliazione fra i nemici.

Noi ti preghiamo

 

Come Giuseppe o Signore, anche noi siamo presi tante volte dal timore che ci fa allontanare dai fratelli e dalle sorelle. Ti preghiamo, manda il tuo angelo a suscitare in noi sentimenti e scelte che realizzano il bene che tu prepari per noi.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Dio del cielo, tutte le vite che nascono deboli e indifese, liberale da ogni minaccia e fa’ che crescano con qualcuno accanto che si prende cura di loro con amore.

Noi ti preghiamo


Guarda con amore o Dio questa famiglia riunita nel tuo nome, perché accogliamo sempre con gioia l’invito a radunarci attorno alla tua mensa per ascoltare la tua Parola e nutrirci del tuo corpo e sangue.

Noi ti preghiamo

  

Benedici e libera da ogni male i nostri fratelli che vivono in guerra. Per gli uomini e le donne colpiti duramente dalla violenza e per tutti i paesi nei quali infuriano odi e divisioni, manda presto, o Dio, la tua pace,

Noi ti preghiamo

 

Consola o Dio tutti coloro che sono nel dolore e in modo particolare proteggi la vita di chi non ha casa e soffre in questi giorni per la durezza del clima. Fa’ che trovino il calore della vicinanza dei fratelli e delle sorelle.

Noi ti preghiamo

  

Guida e proteggi o Signore il nostro papa Leone; fa’ che attraverso la sua parola e il suo esempio la forza del Vangelo prevalga nei cuori e susciti sentimenti di benevolenza e pace.

Noi ti preghiamo

sabato 13 dicembre 2025

III domenica del tempo di Avvento - Anno A - 14 dicembre 2025

 


Dal libro del profeta Isaia 35,1-6a. 8a.10

Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

 

Salmo 145 - Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.  

Dalla lettera di Giacomo 5,7-10

Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, in questa terza domenica di Avvento incontriamo Giovanni Battista, e questa volta il Vangelo ce lo presenta in carcere, incatenato, perché il mondo vede con fastidio la domanda pressante di Giovanni a prepararsi per la venuta del Signore e vuole far tacere quella voce fastidiosa.

Eppure, ci dice il Vangelo, una grande folla era andata a interpellarlo e a ricevere da lui il battesimo nel deserto. Segno che c’è una grande domanda di cambiamento, allora come anche oggi, un bisogno profondo di rinnovamento di una vita che si sente sbagliata.

Gesù pone in modo pressante tre volte la domanda su che cosa quella gente aveva cercato nel deserto, lungo la riva del torrente Giordano: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»

Gesù pone anche a noi questa stessa domanda dell’Avvento: che cosa cerchiamo per la nostra vita? Gesù dà due risposte ipotetiche, che in qualche modo riassumono simbolicamente come ci si pone davanti al futuro: o con il fatalismo passivo di uno scorrere scontato degli eventi, la canna esposta ai venti che la piegano secondo il verso da cui soffia, oppure la ricerca di una solidità nella forza di questo mondo, il benessere e il potere.

Gesù però mette in guardia da entrambi questi atteggiamenti. Il proprio futuro e quello del mondo intero è troppo importante per affidarlo al fatalistico scorrere degli eventi o alla ricerca di forza e potere di questo mondo, che si rivelano facilmente una fallace illusione.  Il Signore ripete una terza volta. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?” e risponde: “Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.”

Questa è dunque la risposta alla domanda su cosa vale la pena cercare per la propria vita: per il proprio futuro bisogna cercare una profezia, cioè un messaggio forte che ci giunge da Dio e che traccia una nuova via per la nostra vita.

Sì, noi e il mondo intero abbiamo bisogno di una visione profetica, cioè di una prospettiva diversa con la quale guardare a sé e al mondo, che incarni il sogno di Dio per l’umanità. Non ci può bastare il realismo pessimista e con gli occhi bassi, concentrato su di sé e rassegnato che il mondo continuerà ad andare così come è adesso. Non ci basta la modestia scontata del già visto, già fatto, già conosciuto, del prevedibile.

Tante volte siamo tentati di far vincere in noi la paura che ci fa desiderare che tutto resti così com’è ora, per timore di un futuro nuovo. Tanti ci consigliano di vivere così questo Natale: “Che tutto resti così, che niente cambi, che il futuro sia come il passato!”, e già sembra tanto.

Ma la prospettiva del discepolo di Gesù è quella dell’Apocalisse: “le cose di prima sono passate” e “Io faccio nuove tutte le cose”.

Hanno bisogno di questa profezia quanti oggi sono oppressi e umiliati, quanti soffrono, i popoli in guerra e alla ricerca di un approdo di pace; ma ne abbiamo bisogno anche noi, talvolta intristiti e col cuore indurito in una insensibilità a chi ci è accanto che ci chiude in una morsa di fredda indifferenza.

Abbiamo bisogno della visione profetica del Natale, dei cieli aperti sopra una stalla umile, dell’annuncio di pace degli angeli per una umanità segnata dai conflitti, così amata da Dio da essere da lui visitata e abitata, di un mondo non più immerso nel buio, ma rischiarato da colui che porta la luce di un amore più forte del male.

Noi spesso facciamo fatica a cercare ancora una profezia per la vita nostra e del mondo, eppure Giovanni pur stando in carcere non smette di desiderare questa visione e manda i suoi discepoli da Gesù, cerca da lui una conferma che possa realizzarsi quello di cui lui e il mondo hanno un grande bisogno. Ad essi Gesù presenta i segni di un mondo nuovo che lui ha inaugurato: chi sta male è curato, chi soffre è consolato, la pace vera è donata a chi ne ha più bisogno.

Anche noi in questo tempo che ci separa dalla visione grande del cielo che si apre per lasciare scendere Dio in mezzo a noi facciamo nostra questa visione profetica e cogliamo nel presente i segni che già ci fanno gustare la sua futura realizzazione piena.

Stiamo attenti a non disprezzare questi segni, come troppo piccoli e troppo pochi, perché essi sono Vangelo, cioè buona notizia che salva. Stiamo attenti a non preferire il disgusto deluso e insoddisfatto di una vita in cui non riusciamo a cogliere mai nessun segno dell’amore di Dio.

Alcuni segni concreti oggi li possiamo vedere anche realizzarsi in questa nostra realtà parrocchiale, umile e piccola, ma resa profetica dentro Terni dalla presenza della visione di Giovanni battista. Qui i poveri sono amati e protetti, chi è debole è accolto e voluto bene, la speranza trova spazio e si rafforza in tanti, chi è in ricerca di motivi di fiducia per operare il bene è sostenuto e trova alleati. Sono segni concreti di un amore che si fa strada e che piano piano va a comporre il grande mosaico della visione profetica che Giovanni ha saputo incarnare e proporre a tanti.

Poniamo dunque anche noi quella domanda pressante e ripetuta da Gesù alle folle: “Che cosa andiamo a vedere nel deserto?” e troviamo nel vivere il suo amore concreto la via attraverso la quale giungere davanti a lui a Natale.

 


Preghiere 

 

O Signore Gesù ti preghiamo: compi ogni giorno i miracoli di amore che i poveri e i piccoli ti invocano. Aiutaci a gioirne e ad alimentare con essi la nostra speranza nel regno di pace e di giustizia che vieni a realizzare.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore per il dono di vedere attorno a noi i segni del tuo amore. Fa’ che guidàti da essi sappiamo anche noi gioire della tua benedizione che non dimentica nessuno e dona guarigione e salvezza a chi ti invoca.

Noi ti preghiamo

  

O Dio Padre onnipotente proteggi ogni uomo e ogni donna che vive nel dolore. Dà un tetto a chi è indifeso e fratelli a chi non ha nessuno. Fa’ che il freddo del clima e dei cuori sia riscaldato dalla fiamma del tuo Spirito di carità.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore perché con la tua nascita fra di noi vuoi colmare la nostra distanza da te. Fa’ che sappiamo attenderti liberi dal nostro egoismo. Aiutaci ad sperare con impazienza che la tua venuta realizzi un tempo di pace e di salvezza per il mondo intero.

Noi ti preghiamo

 

Accogli e consola, o Dio nostro Padre, la vita di tutti coloro che soffrono. Ti preghiamo per i malati e per gli anziani, per le vittime della guerra e delle ingiustizie, per gli immigrati, per chi assieme a loro lavora per la realizzazione di un mondo nuovo. Benedici le loro vite e proteggili.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Signore Gesù i piedi di chi cerca la pace. Fa’ che ogni tuo discepolo si leghi al giogo soave del Vangelo e sappia indicare Te come la fonte di ogni gioia e la tua Parola come benedizione e salvezza della vita di ciascuno.

Noi ti preghiamo.

 

In questo tempo di Avvento o Padre misericordioso, aiutaci a coltivare l’attesa impaziente per la tua venuta, perché pronti ad uscire dalle nostre case sappiamo incontrarti, piccolo e indifeso come un bambino, nelle vie del mondo.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ che i tuoi discepoli ovunque dispersi sappiano scrutare il cielo e riconoscervi i segni di speranza da seguire per incontrarti, come i Magi che seguendo la stella giunsero a Betlemme.

Noi ti preghiamo

lunedì 8 dicembre 2025

Festa dell'Immacolata concezione di Maria SS.ma - Anno A - 8 dicembre 2025

 

Dal libro della Genesi 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

 

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallegrati, piena di grazia,
il Signore è con te.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la Liturgia oggi ci fa soffermare su un episodio della vita di Maria che è di valore fondamentale: la sua risposta positiva alla proposta di Dio di divenire la madre di Gesù, di divenire cioè il mezzo attraverso il quale Dio è entrato dentro la storia del mondo in maniera piena, . assumendo il nostro corpo e tutto quello che ne deriva, in una unione definitiva, tanto che tutt’ora quel corpo, partorito da Maria è in cielo assieme al Padre e allo Spirito Santo.

La scelta di Maria di dire “sì” a questa proposta ha pertanto aperto la porta alla salvezza definitiva di ogni creatura umana, la quale proprio in Gesù, cioè grazie al suo essersi fatto uomo, diventa figlio adottato di una famiglia diversa, quella dei figli di Dio, cittadino di un Regno diverso da quelli di questo mondo.

Ecco allora che Maria costituisce un esempio per ciascun credente per come farsi strumento efficace per l’allargamento e la crescita di questa famiglia, per il consolidamento del Regno che Gesù è venuto ad inaugurare.

È importante allora ripercorrere i suoi passi, così come l’evangelista Luca ce li descrive, per capire meglio come ripercorrerli anche noi.

Innanzitutto dobbiamo sottolineare che la storia di Maria ci manifesta come Dio abbia un progetto per ciascuno di noi. Questo non vuol dire che esiste un destino scritto a cui non possiamo sottrarci, una specie di copione già scritto di cui saremmo solo gli interpreti. Il disegno di Dio è vasto ed eterno, coinvolge l’umanità intera, a ciascuno di noi è proposto di trovare la via per realizzarne un pezzo, una modalità, un aspetto, nella grande libertà del proprio itinerario personale. Questo processo di realizzazione consiste essenzialmente in una cosa: volere bene. Ogni volta che vogliamo bene a qualcuno, che ci prendiamo cura e cerchiamo il bene per gli altri stiamo portando un po’ oltre il confine del Regno di Dio rubando così terreno al regno di questo mondo e alle sue logiche.

Ciascuno è necessario e indispensabile, perché il bene che posso volere e realizzare io non lo può volere e realizzare un altro, come necessaria e indispensabile fu Maria per realizzare la nascita di Gesù.

Prendere coscienza di questa realtà può spaventarci, è la stessa reazione che ebbe Maria all’annuncio dell’angelo. Al suo turbamento questi rispose che lei non era da sola a dover fare tutto, che Dio a guidava e l’accompagnava, agendo in lei con la forza e la lungimiranza del suo Spirito Santo. È questo che rende possibile la realizzazione del Regno a cui ciascuno di noi è chiamato a collaborare: non è questione di capacità personali, ma di docilità ad operare assecondando lo Spirito di Dio che vuole agire in noi, cioè vivendo il suo amore.

Infine l’angelo propone a Maria un esempio: Elisabetta che, anche lei, diviene madre in modo inatteso e straordinario e apre, attraverso il figlio Giovanni Battista, il cammino alla venuta di Gesù stesso. Sì, l’esempio di quanti, prima di noi, hanno seguito l’invito di Dio a realizzare il Regno dei suoi figli, cioè i santi, ci dimostra che è possibile vivere questo disegno, farlo proprio e realizzarlo concretamente, come, appunto, tanti prima di noi hanno già fatto.

È questo il messaggio che ci giunge dalla festa di oggi, un incoraggiamento a farci collaboratori docili della presenza di Gesù nel mondo, per affrettare la realizzazione del suo Regno in mezzo a noi.

 

Preghiere

 

Ti preghiamo o Dio, aiutaci in questo tempo di Avvento a vivere con disponibilità e fiducia l’attesa della tua venuta,

Noi ti preghiamo

  

Come Maria ha accolto l’invito dell’angelo a rallegrarsi, così fa’ o Signore che anche noi sappiamo gioire alla notizia della tua venuta,

Noi ti preghiamo

 

Dona o Signore Gesù la pace a quanti ora vivono in guerra. Per i paesi dove si combatte e si muore per la violenza e l’odio fratricida,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù, concedi a tutti noi di realizzare con gioiosa sollecitudine il disegno che tu hai per l’umanità, facendoci collaboratori dello Spirito nel far regnare il tuo amore,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre del cielo i passi di quanti ti cercano, aiuta quanti sono dispersi nella tristezza, sostieni chi è sfiduciato e senza speranza, perché tu nasca presto nella vita di ognuno di loro,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Padre misericordioso il papa Leone, perché raggiunga i cuori di tutti e diffonda la pace che viene dall’essere tuoi figli, benedici la tua Chiesa ovunque diffusa, dona a ciascuno la grazia di un tempo di conversione e di gioia nell’attesa

Noi ti preghiamo

sabato 6 dicembre 2025

II domenica di Avvento - Anno A - 7 dicembre 2025

 

 


Dal libro del profeta Isaia 11,1-10

In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

 

Salmo 71 - Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E domini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15,4-9

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». 

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia di oggi ci propone la persona di Giovanni Battista come compagno di cammino in questo tempo di Avvento. Egli è un personaggio strano, fuori dal comune. Il suo aspetto e il suo modo di vivere non è di quelli accattivanti, dice il Vangelo: “predicava nel deserto della Giudea … portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.” Giovanni si presenta come un predicatore apocalittico, come ce ne erano diversi al suo tempo. Essi, facendo leva sul malcontento politico e sociale che serpeggiava nel popolo, proponevano visioni di sconvolgimenti e guerre attraverso le quali giungere alla rigenerazione del mondo.

Ancora oggi ce ne sono. Pensiamo alla figura dei capi delle potenze che propongono al proprio popolo la via della guerra come necessaria per la rigenerazione della nazione a un futuro di maggiore gloria e potere. Ma pensiamo anche, più in generale, al pensiero e allo stile di vita proposta dalle attuali culture economiche che predicano di fatto la distruzione delle risorse naturali e la rottura degli equilibri del pianeta con la promessa di un futuro di benessere duraturo. Ed è notizia di pochi giorni fa che in Italia siamo giunti a far sì che il 5% della popolazione detenga il 50 % della ricchezza nazionale. Ma pensiamo anche al passato recente, quando l’Europa fu infiammata dalle ideologie folli di uomini forti che la portarono nel baratro della II guerra mondiale con la promessa del predominio universale del proprio popolo.

Che importa che muoiano migliaia di persone nelle guerre, affermano questi predicatori apocalittici, che importa se l’economia impone condizioni di vita impossibili a chi è più debole, se questo a me garantisce il bene futuro?

È facile restare affascinati da questi predicatori apocalittici, poiché si presentano con tratti accattivanti, perché sanno convogliare le attese e i desideri di molti contro un nemico esterno: un altro popolo, un’altra nazione, coloro che non condividono le nostre ideologie, quelli che hanno uno stile di vita diverso, ecc...

Giovanni battista dunque, anche lui, predica un futuro glorioso raggiungibile attraverso un tempo di sconvolgimenti. Anche lui propone una lotta dura, e ha toni aspri e violenti: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?” afferma rivolgendosi alle élite intellettuali e religiose del tempo, i farisei e i sadducei.

Ma allora ci chiediamo, come riconoscere i predicatori entusiasti e infiammati da uno spirito di cambiamento che parlano in nome di Dio e quelli che invece conducono alla rovina?

La differenza è solo una. La battaglia che propongono i primi non è contro un nemico esterno, contro altri che impediscono le nostre aspirazioni, ma contro se stessi: “Fate dunque un frutto degno della conversione.” Ecco dove si trova la bontà della predicazione apocalittica di Giovanni: egli è sì un combattente e il suo messaggio prevede uno sconvolgimento radicale, ma è una battaglia contro quella parte di sé che porta ciascuno alla disumanizzazione. Il nemico contro cui chiede di combattere è lo spirito egoistico e malvagio che suscita dal di dentro l’impulso di aggressività e di rivalità, di oppressione sugli altri. Dice l’evangelista Luca che alla gente che veniva da lui nel deserto e chiedeva: “Che cosa dobbiamo fare?” Giovanni rispondeva: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». … «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». … «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe»” (3, 10-14)

Diceva il patriarca di Costantinopoli Athenagoras: “L’unica guerra ammissibile è quella contro se stesso”, cioè contro lo spirito egoistico, per la conversione ad una vita buona.

Cari fratelli e care sorelle, Giovanni predicava nel deserto di preparare una via perché si realizzasse l’incontro con il Signore che deve venire. È una via che si prepara non facendo spazio all’ego a danno dello spazio per l’altro, non preparando un posto per sé, attraverso azioni di dominio e di esclusione dell’altro, ma attraverso una lotta paziente e costante dentro di sé, perché il nemico che vuole isolarci dagli altri e da Dio, quel demonio che rivaleggia con Dio, lavora dal di dentro, ci persuade a lasciare spazio alle proprie inclinazioni e desideri, eliminando dall’orizzonte della propria vita tutto ciò che non è me stesso.

Ed allora sì, Giovanni era uno dei tanti predicatori apocalittici del suo tempo, ma l’unico che non prometteva un futuro di gloria attraverso la lotta contro l’altro, individuando in esso il nemico da combattere, ma attraverso la lotta contro la schiavitù del male che imprigiona e umilia l’uomo dal suo interno. Solo se faremo nostra questa battaglia saremo capaci di riconoscere in chi ci sta accanto non il rivale o il nemico, ma il volto di quel Signore che si è fatto uomo perché sappiamo vederlo in ciascuno dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. 

 

Preghiere

  

O Signore Gesù fa’ che ascoltiamo l’annuncio gridato da Giovanni e raddrizziamo le strade tortuose della nostra vita per incamminarci speditamente verso i nostri fratelli e te.

Noi ti preghiamo

  

Ispira i nostri cuori, O Dio del cielo, con sentimenti di amore e di misericordia, perché facciamo nostro il sogno di un mondo nuovo che la tua venuta potrà finalmente realizzare.

Noi ti preghiamo

 

Perdonaci o Dio perché ci accontentiamo del nostro presente e non attendiamo più che si realizzi il tempo di pace e di giustizia che i profeti hanno annunciato. Donaci un cuore caldo e occhi nuovi per accogliere con gioia le visioni e i sogni che tu ci ispiri.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Padre misericordioso tutti coloro che nel mondo lottano per affrettare la realizzazione del tuo Regno. Per gli operatori di pace e di giustizia, per gli annunciatori del vangelo, per gli amici dei poveri. Proteggili e sostieni il loro operato

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti quei cristiani che soffrono nel mondo a causa della violenza e della persecuzione. Proteggi le comunità dei tuoi discepoli ovunque le loro vite sono minacciate.

Noi ti preghiamo

 

Consola o Signore le vittime della guerra e della violenza. Dona pace e salvezza a tutti i popoli che oggi sono oppressi dai conflitti.

Noi ti preghiamo.

 

Ti preghiamo o Signore, per tutti coloro che bussano alle porte della nostra vita e invocano consolazione e aiuto. Fa’ che aprendo loro il nostro cuore diveniamo capaci di riconoscere in essi te che ci vieni incontro, povero e bisognoso.

Noi ti preghiamo

  

O Cristo Gesù, fa’ che con la tua nascita nel mondo si aprano gli occhi di quanti ancora non ti conoscono e che la tua parola tocchi i loro cuori. Fa’ che sappiamo accompagnarli verso di te che ti fai uomo per farti trovare da chi ti cerca.

Noi ti preghiamo

I domenica di Avvento - 30 novembre 2025

 


Dal libro del profeta Isaia Is 2,1-5

Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

 

Salmo 121 - Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».

Già sono fermi i nostri piedi

alle tue porte, Gerusalemme!

 

È là che salgono le tribù del Signore, +

secondo la legge d’Israele,

per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,

i troni della casa di Davide.

 

Chiedete pace per Gerusalemme:

vivano sicuri quelli che ti amano;

sia pace nelle tue mura,

sicurezza nei tuoi palazzi.

 

Per i miei fratelli e i miei amici

io dirò: «Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio,

chiederò per te il bene.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia

donaci la tua salvezza.

Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa domenica inizia un nuovo anno con il Signore del quale in queste prime quattro settimane attendiamo la nascita. Tempo di attesa e di preparazione alla venuta di Gesù, tempo di Avvento.

Sì, perché Gesù non è nato solo 2025 anni fa in uno sperduto villaggio della Palestina, la sua nascita è un evento che si ripete ogni volta che gli uomini invocano la venuta di un tempo nuovo: la fine delle guerre, la salvezza di chi oggi è disperato e senza prospettive, il ristabilimento della giustizia, la guarigione dai mali che si abbattono sull’umanità. Anche oggi il grido degli uomini nel dolore che si alza verso Dio lo provoca a mandare ancora una volta il suo Figlio Gesù, nelle tante Betlemme che sono sparse nel mondo intero.

Oggi Betlemme è Gaza in Palestina, o Kiev, Zaporizhia e Kherson in Ucraina, Khartum in Sudan, Kabul in Afghanistan, ma anche le carceri italiane sovraffollate dove si muore per suicidio con una frequenza inaccettabile e gli angoli delle strade dove giacciono intirizzite sui cartoni tante persone senza casa. Da questi luoghi si innalza la preghiera di invocazione a Dio, che a volte è un grido disperato, a volte uno sguardo vuoto che non sa dove posarsi, a volte un volto muto che non ha più parole da esprimere il proprio dolore. Ma per Dio ogni sofferenza è un’invocazione e una richiesta di aiuto a cui non può non rispondere. Per tutti questi luoghi la vita è un’attesa piena di speranza, un vero tempo di Avvento.

Per essi ancora oggi il Padre del cielo manda suo Figlio a consolare, a guarire, a lenire le sofferenze, a pronunciare parole di pace.

Ma esistono sulla terra anche i mondi sazi del benessere e dell’arroganza, dove le persone sicure di sé difendono con caparbietà il proprio privilegio. I mondi nei quali si accumulano ricchezze in mano a pochissimi, nei quali si producono, si commerciano o si immagazzinano armi micidiali per difendere il proprio status quo o per accrescere il proprio dominio minacciando gli altri popoli fino all’aggressione bellica. Da lì non si innalza al cielo né invocazione né preghiera e non si attende colui che viene a ristabilire la giustizia e la pace, anzi lo si teme e ci si difende da lui. In questi luoghi non c’è spazio per l’attesa del suo Avvento.

Possiamo allora dire che l’Avvento è un dono dei poveri al mondo, dei disperati, delle vittime di violenza e ingiustizia che attendono e invocano la nascita di un tempo nuovo.

Sì l’Avvento non è una data scontata del calendario, né una buona vecchia abitudine, piuttosto è un dono dei poveri al mondo intero, compreso quello dei sazi e dei benestanti.

Anche per noi oggi qui l’Avvento è un dono che forse noi non abbiamo chiesto, del quale non sentivamo il bisogno. Per questo ci coglie impreparati, distratti, presi da molte cose futili, con il tempo tutto occupato da noi stessi.

Per questo cogliamo come una benedizione l’invito dell’Apostolo rivolto ai Romani: “è tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina.

Sì, è tempo di svegliarci da un sonno confortato e anestetizzato e fare nostro il grido di invocazione che sale dalle tante Betlemme della terra. Paolo prosegue dicendo: “gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.” Sì, noi siamo abituati alla penombra della mediocrità, della tranquillità assopita, della ricerca di una normalità senza scossoni, ma invece, ci dice l’Apostolo, la realtà è fatta di tenebre e di luce, il mondo è diviso fra chi invoca e attende un mondo nuovo e chi invece lo teme e lo rifugge, fra chi opera nel buio per fortificare il proprio benessere e chi cerca la luce di un tempo nuovo di pace, equità e giustizia, di consolazione e felicità.

Noi a quale parte del mondo vogliamo appartenere?

Stiamo attenti a non rifiutare il dono dei poveri dell’attesa dell’Avvento di Gesù re della pace e del suo Regno di giustizia. Non ci avvenga quello che Gesù dice nel brano che abbiamo ascoltato: “Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato.” La loro vita era normale e serena: mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito. Che male c’è?

C’è che “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”. E il diluvio colpisce solo pochi, ma travolge tutti. La guerra si svolge solo in alcuni Paesi, ma contagia tutti. L’ingiustizia e le diseguaglianze sembrano riguardare sempre solo gli altri, ma fanno complici tutti quelli che accettano il mondo così com’è e non fanno nulla per cambiarlo. Per questo ci dice Paolo “così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato”. La nascita di Gesù inaugura un tempo nuovo, e sarà per uno benedizione e epr l’altro maledizione.

Benedizione per chi ne invoca la venuta e affretta la realizzazione del tempo nuovo che viene a realizzare. Ma per chi si difende dalla novità e preferisce conservare quello che ha e quello che è perché lo ritiene un privilegio a cui ha diritto ecco che quella nascita è maledizione, perché ne mina la quiete e ne mette in discussione gli equilibri.

Care sorelle e cari fratelli l’Avvento è un dono che ci è fatto perché nelle settimane che ci attendono sappiamo far nostro il grido del mondo che con ansia aspetta che il principe della pace faccia la sua comparsa e inauguri il suo Regno eterno.

  

Preghiere 

 

O Signore che vieni e visiti le nostre vite, fa che sappiamo prepararci con gioia all’incontro con te. Fa’ che non crediamo di salvarci da soli ma accettiamo di far parte del popolo grande di quanti ti cercano, percorrono le tue vie e aspirano al santo dono della tua pace.

Noi ti preghiamo

  

Con pazienza e fedeltà, o Signore, ci guidi in questo tempo di crisi e disorientamento. Aiutaci a trovare la via che conduce all’arca di salvezza che è il tuo popolo santo, la quale accoglie tutti coloro che amano e desiderano la pace.

Noi ti preghiamo

 

In questo tempo di Avvento o Signore fa’ che non viviamo presi dall’affanno per noi stessi e distratti dalle abitudini banali. Aiutaci a prepararci perché possiamo riconoscerti re e salvatore delle nostre vite.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio del cielo per questo nostro mondo, attraversato da correnti di odio e di violenza. Dona la tua pace a tutti coloro che ora sono sottoposti alla durezza della guerra, guarisci i cuori induriti dall’inimicizia e aprili al tuo amore.

Noi ti preghiamo

 

Salva o Dio questo tuo popolo. Fa’ che le nostre invocazioni siano ascoltate e che il tuo aiuto non ci venga mai meno. Confermaci nel bene che cerchiamo di compiere e impedisci che i nostri piedi percorrano le vie del male.

Noi ti preghiamo

  

Consola o Padre misericordioso chi è nel dolore: i poveri, i disperati, i senza casa e senza famiglia, i prigionieri, i malati. Guida i nostri passi sulla via della solidarietà con chi è debole e dell’aiuto fraterno a chi ne ha bisogno.


Noi ti preghiamo.

Benedici o Padre chi nel mondo annuncia il Vangelo e testimonia la tua pace. Proteggi ovunque i tuoi discepoli, specialmente dove la loro vita è minacciata. Incoraggia chi è timido nel proclamare la salvezza che viene dal tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Dio clemente il male che compiamo e ispiraci sentimenti di bontà e fraternità. Fa’ che gli tutti uomini siano presto radunati nell’unica famiglia dei tuoi figli incamminati verso la casa dell’incontro con te.

Noi ti preghiamo