sabato 12 dicembre 2020

III domenica di Avvento - anno B - 13 dicembre 2020

 


Dal libro del profeta Isaia 61, 1-2.10-11

Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.

 

Lc 1, 46-54 - La mia anima esulta nel mio Dio.

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5, 16-24

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 19-28

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa domenica di Avvento ci si propone come un invito alla gioia. Sono risuonate le parole del profeta Isaia: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio” a cui risponde l’apostolo Paolo che scrive ai tessalonicesi: “siate sempre lieti!” Oggi queste stesse parole sono annunciate ovunque nel mondo, e ci suggeriscono di cominciare a gustare la letizia del Natale, ma chiediamoci anche che tipo di gioia è quella del Vangelo?

Paradossalmente, infatti, mentre ci invita alla gioia, la liturgia odierna ci propone come modello dell’uomo e della donna dell’Avvento proprio Giovanni Battista, esempio di austera sobrietà e di ascesi nel deserto. Egli, nella sua semplicità di vita, è considerato da Gesù un modello ineguagliabile, tanto che di lui dice: “tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni” (Lc 7,28). In cosa sta questa grandezza e della gioia di cui oggi la liturgia ne fa il modello?

Giovanni possiamo dire che incontra Gesù solo un po’ fugacemente, quando si presenta da lui sul Giordano per essere battezzato, e poi dopo, ma non lo segue come i dodici e come le folle, non vive con lui a lungo. Non ascolta di persona i suoi discorsi, non vede i suoi miracoli. Eppure l’evangelista Giovanni lo definisce un “testimone”: “Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.” Possiamo dire che il Battista condivide in questo la nostra stessa condizione. Anche noi non abbiamo incontrato Gesù di persona, non lo abbiamo visto e ascoltato con i nostri sensi. Ma anche noi siamo chiamati, come Giovanni, a farci suoi testimoni. Come è possibile?

Abbiamo ascoltato dal Vangelo che alcuni interrogano insistentemente il Battista: vogliono capire bene chi lui sia, ed egli si definisce con le parole della Scrittura che abbiamo ascoltato domenica scorsa dal libro del profeta Isaia: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia.” L’uomo e la donna dell’Avvento, cioè che attendono il Signore, sono persone che si fanno definire dalla Parola di Dio, ovvero la prendono sul serio e se ne assumono la responsabilità cercando le vie per realizzarla, ne divengono cioè “i testimoni”. È quello che fa Giovanni: inventa un gesto simbolico, il battesimo nel fiume Giordano, con l’uscita dalla città per inoltrarsi nel deserto, cercando così di far sì che tanti sentissero il bisogno di prepararsi ad un tempo nuovo che stava per iniziare, quel tempo del Regno che chiedeva di convertirsi, cioè cambiar vita, e che Gesù avrebbe mostrato loro.

La testimonianza di Giovanni è chiara ed esplicita e suscita nel cuore di chi lo andava ad incontrare, uscendo nel deserto e facendosi battezzare, una domanda esistenziale di cambiamento. Ci racconta l’evangelista Luca: “le folle interrogavano Giovanni: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe»” (Lc 3). Per ben tre volte nel brano di Luca è ripetuta la domanda “Che cosa dobbiamo fare?”: è la domanda dell’Avvento suscitata dal testimone della Parola di Dio.

C’è bisogno che ciascuno di noi si ponga la domanda dell’Avvento: “Che cosa devo fare?”, che non è: che cosa devo pensare, o sentire, o credere, ma fare, perché con il nostro agire diveniamo noi stessi a nostra volta testimoni per gli altri.

Cari fratelli e care sorelle, potremmo chiederci che cosa in fondo ha cambiato la predicazione di Giovanni, quanti ha raggiunto, e quanto ha mutato il clima del suo tempo. Non lo sappiamo, forse poco, forse molto, ma di sicuro il Battista non ha lasciato correre invano la Parola ascoltata e ne ha fatto gesto, parola, comportamento, come dicevo, con la creatività di chi ha l’urgenza di comunicare qualcosa di importante e cerca ogni modo per raggiungere molti.

È l’atteggiamento che oggi la Parola di Dio propone a ciascuno di noi: essere in attesa, ma operosi, col nostro fare, con qualcosa di urgente e importante da comunicare con il nostro modo di essere e di agire. Non rischiamo allora in questi giorni che vengono di testimoniare solo la nostra nevrosi, o il desiderio di starcene in pace, proviamo a vivere e testimoniare che con tutto il nostro essere aspettiamo qualcuno che viene a inaugurare un tempo nuovo, diverso, come descrive bene la prima lettura di Isaia: “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia.” Ancora una volta, il profeta parla di cose da fare, non da pensare o da sentire o da credere. È lo spirito del Natale che il mondo ha voluto degradare dalla robusta concretezza del Vangelo alla impalpabile astrattezza delle emozioni, che vengono, passano e non lasciano traccia nella storia.

Gesù che nasce è una persona concreta, prepariamoci assumendo l’impegno della conversione fatta di risposte alla domanda dell’Avvento: “che cosa dobbiamo fare?”

  

Preghiere


O Signore Gesù donaci la gioia vera che viene dall’incontro con te. Fa’ che in questo tempo di Avvento ti aspettiamo e ti cerchiamo, e non ci accontentiamo della gioia artificiale di questo mondo,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci a non aver paura della profezia del Vangelo che ci parla di un bambino piccolo e povero. Da lui riceviamo la forza vera e da lui attendiamo un tempo nuovo di pace e di giustizia per il mondo intero,

Noi ti preghiamo

 

Libera o Dio, nostro Signore, il mondo dalla guerra e dalla violenza. Vieni presto, tu che sei il re della pace,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù, aiuta gli uomini e le donne del nostro tempo a non vivere spaventati e chiusi in se stessi, ma apri i nostri cuori alla parola del Vangelo perché viviamo il tuo amore,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio chi è povero e indifeso, aiuta i miseri, guarisci i malati, libera chi è oppresso dal male e dall’ingiustizia, perché tutti possano riconoscere la forza del tuo amore che cambia la realtà e salva da ogni male,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Signore i passi di chi ti cerca e apri una strada nel deserto del mondo per chi vuole incontrarti,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni o Dio gli sforzi dei discepoli che realizzano il tuo disegno di amore nel mondo. Per tutti coloro che spendono la vita per annunciare il vangelo,

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Dio per i popoli oppressi dalla fame e dalla miseria, in Africa e nel mondo intero. Fa’ che trovino l’aiuto di cui hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

sabato 5 dicembre 2020

II domenica di avvento - Anno B - 6 dicembre 2020

 



Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». 

 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, questa seconda domenica del tempo di avvento segna un ulteriore avvicinamento alla nascita del Signore.

La Scrittura ci parla oggi di un lavoro da compiere in vista della sua venuta: “Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata” ci dice Isaia È un progetto audace e ambizioso, si tratta non di qualche piccolo aggiustamento ma di cambiare la faccia della terra: montagne, vallate, terreni accidentati e scoscesi. In un mondo fatto così come è, sembra dire Dio, tutto serve a dividere, nascondere e allontanare gli uni dagli altri. Profondi crepacci fanno inabissare tante persone, popoli interi, nei drammi delle guerre e della miseria, sono inghiottiti dalla violenza, avvolti nelle tenebre, cancellati dalla vista di tutti. Chi se li ricorda?

Il terreno della vita ci appare spesso accidentato e scosceso, tanto da sconsigliarci di andare incontro all’altro. È rischioso uscire allo scoperto e giocarsi in un rapporto aperto e senza difese, cioè pronto a lasciarsi interrogare dalle domande degli altri, dai loro drammi, dalle solitudini, dalle disperazioni. Meglio starsene a casa propria.

Il realismo e il buon senso ci consigliano di stare attenti e non sfidare le asprezze di un terreno infido e irto di pericoli, accidentato.

Ma Dio no, non accetta che il mondo sia un luogo invivibile per così tanti uomini e donne, per questo viene!

Questo è essenzialmente il Natale: la festa di un Dio stufo di un mondo solcato da valli, monti, terreni accidentati e scoscesi, ovvero segnato da divisioni, ingiustizie, violenze, privilegi egoistici e miserie drammatiche. Per questo decide che è giunto il momento di venire, lui di persona, a mettere in discussione quello che tanti, troppi, dicono e pensano: “il mondo è sempre stato così, non ci si può fare niente, è inutile, l’importante è che io non me la passi troppo male, …ecc. 

Il Figlio di Dio viene e spera che il suo irrompere nella vita degli uomini inneschi una reazione a catena, un incendio che si propaga, un terremoto interiore ed esterno che faccia vacillare le fondamenta del pensiero realista e rassegnato.

Ma oggi ci chiediamo: questo avverrà? Ci sarà incendio, terremoto, rivoluzione al suo arrivo? La faccia della terra sarà cambiata dall’azione audace e tenace dei discepoli del Signore, come Isaia ci chiede? O non prevarrà, allora come oggi, un senso di mediocre aggiustamento e passivo realismo rassegnato?

Papa Francesco recentemente a questo proposito ha detto: “C’è un sonno pericoloso: il sonno della mediocrità. Viene quando dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere. Ma senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede, perché la fede è il contrario della mediocrità: è desiderio ardente di Dio, è audacia continua di convertirsi, è coraggio di amare, è andare sempre avanti. La fede non è acqua che spegne, è fuoco che brucia; non è un calmante per chi è stressato, è una storia d’amore per chi è innamorato! Per questo Gesù detesta più di ogni cosa la tiepidezza (cfr Ap 3,16).

Davanti all’invito del profeta ad abbattere monti e riempire crepacci, ad appianare i colli e rimuovere ostacoli, a far sì cioè che la sua venuta raggiunga proprio tutti, noi ci facciamo prendere dal timore: non sarà troppo per me? La fatica ci spaventa, l’audacia di un progetto così ambizioso ci fa tirare indietro; non sarà esagerato tutto ciò?

Cari fratelli e care sorelle, non so se la richiesta di Dio sia troppo faticosa o troppo ambiziosa per noi, so solo che in un mondo così come è ora non c’è posto per lui. Lo dice l’evangelista Giovanni nel prologo al Vangelo: “è venuto nel mondo, ma non c’era alcun posto per lui”. Lui viene, ma siamo noi che non lo incontriamo. Il problema è nostro, non di Dio.

La mediocrità, di cui parla papa Francesco, ci culla nel tepore del pensare a se stessi, ma poi ci ricorda Pietro nella sua lettera che abbiamo ascoltato: “Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.” Cioè tutto passa, finisce, che resterà della nostra vita, un po’ di cenere spenta ed inerte? Sempre papa Francesco ha detto: “Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? …, per portare luce a quel sonno della mediocrità, della tiepidezza, c’è la vigilanza della preghiera. Per ridestarci da questo sonno dell’indifferenza c’è la vigilanza della carità. La carità è il cuore pulsante del cristiano: come non si può vivere senza battito, così non si può essere cristiani senza carità. A qualcuno sembra che provare compassione, aiutare, servire sia cosa da perdenti! In realtà è l’unica cosa vincente, perché è già proiettata al futuro, al giorno del Signore, quando tutto passerà e rimarrà solo l’amore. È con le opere di misericordia che ci avviciniamo al Signore. La volontà di andare incontro a Cristo con le buone opere. Gesù viene e la strada per andargli incontro è segnata: sono le opere di carità.

Care sorelle e cari fratelli, cambiamo la faccia di un mondo così brutto, fidiamoci dell’invito del profeta Isaia, come fece Giovanni nel deserto. Bisogna cominciare da segni concreti. Come sapete ogni Natale invitiamo qui in chiesa le famiglie e tante persone in difficoltà che durante l’anno aiutiamo in vario modo. Quest’anno non sarà possibile essere qui in tanti, ed allora abbiamo pensato di portare loro, a casa, il cenone di Natale ed un regalo ciascuno. Saremo così virtualmente a tavola insieme e nessuno sarà solo o dimenticato. Abbiamo voluto, come già accennavo nella giornata dei poveri, che anche i detenuti di Terni in questo Natale ricevessero un segno che qualcuno li ama e li pensa. I bambini del catechismo stanno preparando un biglietto di auguri personalizzato che sarà consegnato a ciascuno degli oltre 500 detenuti.

Sono dei gesti che vogliono spianare barriere e divisioni e raggiungere tutti per dire che l’amore di Dio li ricorda, li accompagna e non lascia nessuno solo. Gesù trova così un posto, cioè mani pronte a lavorare e cuori pronti a voler bene, perché la faccia della terra sia più umana e fraterna libera dalle montagne di indifferenza e i crepacci di distanza.


Preghiere 

 

Dio del cielo fa’ che in questo tempo ti attendiamo, disponibili e vigilanti, dove e come non ci aspettiamo, senza difenderci dalla novità del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

O Padre benedetto, donaci la disponibilità del cuore e l’apertura della mente per ricevere la novità del Natale con gioia. Fa che la nascita del tuo Figlio non ci trovi chiusi e indifferenti.

Noi ti preghiamo


Fa’ o Dio che come Giovanni rispondiamo alla vocazione ad aprire strade e cambiare il volto della terra. Perché non rinunciamo a farci tuoi discepoli per essere pieni solo di noi stessi,

Noi ti preghiamo

 

O Signore onnipotente, aiutaci a rimuovere le montagne di indifferenza e le valli di distanza che ci impediscono di incontrare te e i fratelli e sorelle e chiudono a te la strada del nostro cuore,

Noi ti preghiamo

  

Consola o Dio chi oggi è nel dolore. Per i poveri, i dimenticati, gli offesi dalla vita e gli oppressi dall’ingiustizia. Dona salvezza a chi oggi è nel dolore,

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché continui a visitare il mondo, a riempirlo della tua presenza, a benedirlo col tuo amore, a vivificarlo col tuo Santo Spirito. Fa’ che impariamo a riconoscerti vicino e ad accoglierti,

Noi ti preghiamo

 

Benedici o Dio e proteggi il nostro papa Francesco che non si stanca di rinnovarci l’invito ad andare incontro a te. Fa’ che le sue parole diano coraggio a quanti non ti attendono e non ti cercano,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore Gesù per le vittime delle guerre e della violenza. Per quanti sono uccisi e feriti invochiamo la tua misericordia e consolazione, manda presto la pace,

Noi ti preghiamo

sabato 28 novembre 2020

I domenica di Avvento - Anno B - 29 novembre 2020

 



 

Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balia della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

 

Salmo 79 - Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvati.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1, 3-9

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi si apre un nuovo anno liturgico con il tempo dell’Avvento e lo inauguriamo anche con la novità della nuova versione del messale che in qualche modo ci aiuta a pregare in modo meno scontato, con una maggiore aderenza del linguaggio alla realtà contemporanea e maggiore fedeltà al Vangelo.

Il brano evangelico che ci introduce quest’anno all’Avvento si apre con tre verbi: fare attenzione, vegliare, non sapere. Sono i verbi con i quali vengono caratterizzati l’uomo e la donna dell’Avvento.

Essi sono innanzitutto persone attente, perché sanno cogliere i segni dei tempi. Cioè non ritengono scontato il proprio modo di vivere ma vogliono modellarlo sul Vangelo. Già altre volte lo dicevamo, i cambiamenti rapidi e, ultimamente, le novità inattese che ci turbano profondamente chiedono di interrogarci come reagire alla realtà che ci si fa innanzi, come comportarci per essere portatori, con la nostra vita, della novità del Vangelo che sempre, in ogni epoca e situazione, si pone come un’alternativa alla normalità.

Poi, in secondo luogo, sono persone sveglie, che rifiutano la confusione della penombra, dell’incertezza del “tanto che fa’” o del “che male c’è”. Se osserviamo Gesù nel suo agire non è uno che lascia correre, approssimativo e pronto a fare compromessi. Sa dove vuole arrivare: alla comunicazione a tutti che il Regno di Dio si può realizzare e che dipende da noi, e perciò percorre la via più breve che porta al suo scopo. Le sue parole sono franche e chiare, non ambigue. A volte il sonno ci fa dimenticare la meta alla quale puntare con decisione, ci fa girare intorno a noi stessi, disorientati e accomodanti con se stessi. Bisogna invece mantenersi svegli per sapere sempre la direzione verso la quale incamminarci e prenderla con decisione.

Infine la donna e l’uomo dell’Avvento sono persone che non sanno già tutto. Intuiscono un traguardo, si arrischiano a fare un cammino, ma da soli “non sanno” bene come fare. Hanno cioè bisogno di una guida, di indicazioni sicure, che solo nella Parola di Dio riescono a trovare. Ma le indicazioni della Parola non sono un decalogo di leggi da seguire, ma una persona da conoscere sempre meglio, Dio, dal quale lasciarsi voler bene e al quale affezionarsi, imparando a far proprio il bene che lui per primo vuole a tutti e al mondo intero.   

Ebbene tutti questi atteggiamenti, contenuti nei tre verbi che dicevamo, si riassumono in una donna e un uomo aperti alla novità. Il Natale infatti è innanzitutto la festa della novità. Il mondo per disinnescare questo potere dirompente ne vuole fare la festa della tradizione, intesa come la ripetizione di riti sociali vecchi e scontati, della ripetizione e conservazione del passato. Ma a Natale noi festeggiamo una vita nuova che nasce, Dio che per la prima volta irrompe nella realtà storica del mondo e nella vicenda personale di ciascuno di noi con la forza dirompente di Dio che si fa un uomo come noi. È una novità che per generazioni gli israeliti hanno atteso e invocato, come le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato ci testimoniano: “Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.” Noi abbiamo il privilegio di vedere realizzarsi questa invocazione: i cieli si squarciano e Dio scende fra di noi!

Anche sotto il cielo chiuso e nero di questo tempo di pandemia prepariamoci come donne e uomini attenti, svegli e che non sanno per poter scorgere i segni di novità e desiderare che si realizzino nel mondo e nella nostra vita. Il Signore Gesù viene per indicarci con decisione una direzione, quella che porta alla realizzazione del suo Regno di pace, amore, giustizia per tutti. Nel mondo purtroppo domina una logica contraria che fa dire a molti: “la mia pace la cerco armandomi contro gli altri; il mio amore lo scambio con le quotazioni di un mercato che compra e vende tutto, secondo la mia convenienza e il mio vantaggio; la mia giustizia è quella che garantisce il mio privilegio contro la disperazione della maggioranza.” Il Natale viene a dire che questo mondo vecchio può cambiare e nascerne uno nuovo. Crediamoci, fidiamoci, viviamolo e Gesù troverà un luogo in cui nascere, in me e per il mondo intero.   


Preghiere 

O Signore Gesù che squarci i cieli e oltrepassi ogni ostacolo per venirci incontro, aiutaci ad aspettarti con impazienza in questo tempo di Avvento perché ti riconosciamo vicino e amico in tutti i giorni della nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Dio a non vivere induriti e addormentati nella nostra rassegnazione, ma fa’ che sappiamo lasciarci plasmare la vita secondo il disegno del tuo amore infinito,

Noi ti preghiamo

 


Soccorri o Padre misericordioso noi tuoi figli ribelli e resistenti. Fa’ che scoprendoti Padre buono e affettuoso ci stringiamo a te senza fuggire la novità imprevedibile del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

 

Aiutaci o Signore nostro ad essere docili come creta nelle tue mani, perché facciamo sì che la nostra vita prenda la forma del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Dio onnipotente tutti coloro che sono nel bisogno: gli anziani, gli stranieri, i malati, coloro che sono senza casa e senza famiglia, perché tu giunga nella loro vita come liberatore dalla povertà,

Noi ti preghiamo

 

 Fa’ cessare o Padre del cielo ogni guerra e violenza. Aiuta i popoli a trovare il modo per convivere nella pace e per costruire il loro futuro nell’armonia e nella libertà,

Noi ti preghiamo.

  

Soccorri o Signore tutti i nostri fratelli che sono perseguitati per la fede. Sostienili nel dolore e fa’ cessare ogni minaccia,

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Padre del cielo coloro che annunciano il vangelo e lo testimoniano con la loro vita. Fa’ che l’annuncio della tua venuta converta i cuori di chi non ti conosce e li apra all’attesa di incontrarti,

Noi ti preghiamo

venerdì 20 novembre 2020

XXXIV domenica del tempo ordinario, festa di Cristo Re dell'universo - Anno A - 22 novembre 2020

 

 


Dal libro del profeta Ezechiele 34,11-12.15-17

Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.  

 

Salmo 22 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare.
Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia, +
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,20-26a.28

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

 

Alleluia, alleluia alleluia

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia, alleluia alleluia

   

Dal vangelo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Commento

La domenica odierna conclude un anno liturgico e ci avvia all’inizio di un nuovo anno che si apre con l’Avvento. Infatti il tempo della vita con il Signore non è un susseguirsi di momenti tutti uguali e dello stesso valore, la cui importanza è data dai nostri stati d’animo o dalle nostre vicende personali. C’è un tempo di Dio che è fatto di un cammino, personale e comune, che ci conduce verso di lui. È come l’esodo che ha condotto Israele dall’Egitto fino alla terra promessa.

Anche noi partiamo da una condizione di schiavitù, come Israele in Egitto, che è la nostra naturale sottomissione al potere di un mondo in cui il male esercita il suo dominio. L’anno liturgico è un itinerario, fatto di tappe, che ci indica un cammino di liberazione per seguire il Signore come discepoli e figli.

Se facciamo nostro questo ritmo, il tempo della vita è il cammino di avvicinamento al Signore che porta la nostra liberazione dall’essere servi obbedienti del male di questo mondo per arrivare fino alla sua signoria sulla nostra vita come unico e incontrastato re. Anno dopo anno avanziamo verso di lui e gustiamo in modo sempre più pieno la vicinanza a lui.

Per questo il passare del tempo non deve farci paura, perché avanziamo verso la meta della signoria di Dio che giorno dopo giorno si realizza se noi ascoltiamo la sua Parola.

Il battesimo infatti ci inserisce nel cammino comune di un popolo largo, tutti i discepoli del Signore, e nella lunghezza di un tempo che non parte da me e non finisce con me.

La festa di oggi dunque ci aiuta a mettere meglio a fuoco il traguardo verso il quale siamo in cammino per affrettarci verso di esso: la signoria di Cristo re del mondo.

Nella prima lettura Dio si presenta come un pastore che raduna il gregge disperso e preda dei lupi, ferito, malato, senza un buon pascolo e acqua pulita da bere. È la condizione in cui Dio ci trova, smarriti, senza una strada chiara, e lui si fa nostra guida per trovare la strada giusta: “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.” Il Signore ci cerca lì dove ci siamo incamminati, spesso in strade che non portano a un pascolo buono o sottomessi ai padroni cattivi che ci tiranneggiano: le idee false di felicità, l’egoismo, l’orgoglio, la paura. Sta a noi riconoscerlo e affidarci a lui.

Le parole del profeta Ezechiele si concludono con la promessa di un giudizio: “Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.” Proprio per dire che una scelta non è come l’altra e le strade non sono tutte uguali. Il giudizio mette a nudo il tipo di vita che ciascuno ha condotto.

Il giudizio non è una punizione, ma sta a significare che la vita di ognuno ha un grande valore per Dio. Infatti il giudizio, come descrive Gesù nel vangelo di Matteo, rivela la nostra somiglianza con lui, misurata sulla capacità di voler bene agli altri: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto…” Coloro che hanno speso male la loro vita restano stupiti: “quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?” Non si sono mai accorti di come vivevano e delle conseguenze del loro agire. Ma proprio questo è il problema. Non hanno capito perché sono rimasti sottomessi alla signoria della mentalità di questo mondo, senza chiedersi perché, senza capire, senza scegliere con consapevolezza. Ma la vita è troppo preziosa per sprecarla senza chiedersi come sia meglio usarla. Impariamo a farla giudicare ogni domenica dalla Parola di Dio, perché accogliamo giorno per giorno la sua piena signoria su di essa, di metterci al servizio di un Signore buono e attento a quello che è bene per ciascuno. 

Accogliamo allora con gioia l’immagine che la liturgia oggi ci propone: Gesù come Signore e re della nostra vita e dell’universo intero. Il vangelo dice che egli giudica dal trono. Esso è la sua croce, cioè il bene che lui per primo ha voluto a noi uomini è il posto elevato dal quale osserva l’umanità intera. Giudica assiso sulla croce dalla quale ha perdonato quelli stessi che lo stavano uccidendo e ha restituito a ogni uomo la libertà dal peccato. È il trono di un Signore che ci cerca come un pastore buono, ci accompagna, ci indica la strada del nostro bene. Il suo giudizio è prezioso, perché è carico della forza di salvezza, non lo sfuggiamo spaventati o insofferenti. Le sue parole sono vere, e per questo a volte le sentiamo taglienti nella carne della nostra vita, ma proprio per questo ci permettono di camminare verso di lui sulla strada del bene, senza rischiare di perderci nei vicoli bui, aridi e senza vita del male.


Preghiere 

 

O Signore Gesù guidaci come un pastore buono sulle strade del bene e nutrici nei pascoli in cui nulla ci manca. Fa’ che affidandoci a te impariamo il modo migliore di vivere,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù ti chiediamo perdono perché abbiamo accettato troppo facilmente la signorìa dei padroni malvagi di questo mondo: l’egoismo, la paura, l’arroganza e l’orgoglio. Fa’ che seguendo il tuo esempio diveniamo miti e umili come te,

Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Dio del cielo perché sei un Signore che perdona e aiuta, pronto a sostenerci nei momenti di difficoltà e attento alla nostra debolezza. Divieni re e Signore della nostra vita perché essa sia salvata dal male,

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Padre misericordioso, libera il mondo dai padroni violenti che seminano odio e divisione. Fa’ cessare ogni guerra e placa l’istinto di dominio e aggressività, dona la pace a tutti i popoli,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore quelli che lavorano per il bene degli altri e non cercano il proprio interesse individuale. Suscita servitori della giustizia e operatori di pace perché in tutti i popoli regni la concordia,

Noi ti preghiamo

 

Ascolta o Signore il grido del povero che ti invoca ed esaudisci la sua preghiera. Perché tutti abbiano il necessario per vivere,

Noi ti preghiamo.

 

Guida e proteggi, o Padre misericordioso, tutti coloro che annunciano la tua Parola e la vivono, perché il loro esempio sia di modello per tanti,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Signore papa Francesco. Fa’ che la sua predicazione sia un segno visibile dell’amore di Dio per tutti i popoli e li guidi verso di lui,

Noi ti preghiamo

sabato 14 novembre 2020

XXXIII domenica del tempo ordinario. Giornata mondiale dei poveri - Anno A - 15 novembre 2020

 

 


Dal libro dei Proverbi 31,10-13.19-20.30-31

Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.

 

Salmo 127 - Beato chi teme il Signore.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto +
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5,1-6

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, In una lettera del giugno 2017 papa Francesco ha scritto: “Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi.”

Oggi celebrando questa giornata ci vogliamo soffermare sulla realtà che stiamo vivendo per trovare, alla luce delle Scritture, una via umana per vivere il nostro tempo.

In ogni tempo, situazione ed età della vita dobbiamo infatti chiederci come possiamo vivere in modo pienamente cristiana, cioè secondo la vocazione che abbiamo ricevuto a essere figli di Dio, fratelli e sorelle del Signore Gesù. Non esiste infatti un tempo, un’età o una situazione in cui non sia possibile esserlo, e nemmeno in cui sia più facile. Anche quando le nostre giornate sono ingombre di impegni o di preoccupazioni, o quando siamo distratti da altro il nostro cuore può sempre rimanere rivolto a Dio e conservare il pensiero di come fare quello che facciamo senza perdere il volto del figlio che ricorda, ama e imita il Padre.

Ecco che allora anche in questo tempo di pandemia è possibile trovare la propria via evangelica e seguirla con determinazione, e in questo compito i poveri ci sono compagni.

Infatti la crisi sanitaria e le conseguenti restrizioni della vita sociale ci portano ad un restringimento anche del nostro orizzonte umano dal quale gli altri tendono a scomparire. Ecco che allora balzano prepotenti le mie personali esigenze, malesseri, lamentele, sofferenze, a volte esagerate, per la rinuncia al superfluo. La vita così resa piccina e angusta porta a vivere in modo piccino e angusto, porta a sentimenti “stretti” che vogliono bene solo all’unico che vedo: me stesso. A questo vero e proprio “soffocamento” ciascuno di noi reagisce a modo suo: o con la depressione che getta nella paura e nella disperazione, o con l’euforia di un senso di vitalismo spavaldo e incosciente che fa trascurare le precauzioni necessarie. Ma fra depressione ed euforia esiste una terza via che è quella del discepolo di Gesù: quella della responsabilità.

Infatti, se ci pensiamo, non siamo noi a subire le conseguenze più pesanti della crisi sanitaria e delle restrizioni. I poveri, vicini e lontani, ne pagano il costo in termini di vivibilità e, spesso, di sopravvivenza. Tutti sappiamo bene cosa è voluto dire questo tempo di pandemia per gli anziani soli: a casa o in istituto hanno visto eliminata ogni forma di contatto con amici e parenti che costituivano per molti di essi l’unico legame con la vita, l’unico motivo di speranza, e per questo tanti si sono lasciati morire. Ma pensiamo anche ai detenuti che non hanno più potuto vedere i loro familiari, hanno perso le attività possibili in carcere: la scuola, le visite dei volontari, lo sport, ecc… quanti poi vivono per strada hanno perso molti dei sostegni che rendevano meno dura la loro vita. Chiuse molte mense e distribuzioni di alimentari e vestiti, chiusi dormitori e centri per lavarsi e curarsi. L’isolamento sociale per i poveri è significato ritrovarsi naufraghi in un mare tempestoso e senza soccorsi ai quali aggrapparsi.

Questa realtà ci insegna molto: per prima cosa il confronto con la nostra situazione relativizza tanti nostri drammi e vittimismi. In secondo luogo i poveri proprio in tempo di crisi rappresentano una domanda di cura e di attenzione che ci interroga.  

Papa Francesco nel suo messaggio per questa giornata mondiale dei poveri ha scritto: “Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. La distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Lett. enc. Laudato si’, 229). Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona.” In modo particolare i più poveri.

Avere a cuore la sorte dei più poveri squarcia i limiti angusti dell’orizzonte chiuso e fa entrare il soffio pulito dell’amore in stanze dall’aria stantia. Pensare con affetto e cura a chi sta peggio di noi ci libera dalle depressioni e dalle euforie, restituendoci l’equilibrio di un senso di responsabilità verso gli altri, a cominciare dagli ultimi.

Per dare un seguito concreto a questo discorso vorrei proporvi oggi due possibilità per “guarire” dall’angustia di una vita dagli orizzonti chiusi. La prima è inviare un messaggio di auguri per le feste di Natale ai detenuti che non hanno familiari e il secondo è offrire un pasto a quanti vivono per strada. All’uscita vi verrà dato un volantino che spiega come poter partecipare a queste due iniziative.

Vorrei concludere con le parole del papa: “In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri. La Vergine Maria conosce da vicino le difficoltà e le sofferenze di quanti sono emarginati, perché lei stessa si è trovata a dare alla luce il Figlio di Dio in una stalla. Per la minaccia di Erode, con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù è fuggita in un altro paese, e la condizione di profughi ha segnato per alcuni anni la santa Famiglia. Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata.”

 

Preghiere 

 

O Dio ti ringraziamo per il dono prezioso del tuo amore. Fa’ che l’accogliamo con gioia come un tesoro dal valore inestimabile,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre ad apprendere la vera sapienza contenuta nel Vangelo, affinché come tuoi discepoli diveniamo ricchi di umanità e liberi di amare tutti, e in modo particolare i più poveri

Noi ti preghiamo

 


Rendici, o Dio onnipotente, forti della gioia del Vangelo, perché non restiamo schiavi dell’impotenza e sottomessi al male, ma come uomini e donne sapienti trasformiamo il mondo e il suo modo di vivere,

Noi ti preghiamo

 

Ti chiediamo perdono o Dio per quando rifiutiamo il talento del tuo amore, accontentandoci del poco che sappiamo darci da soli. Apri il nostro cuore al Vangelo perché diveniamo sapienti e forti,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre misericordioso i passi di coloro che cercano il bene e operano per la pace. Fa’ che presto nel mondo intero cessino le guerre e ogni forma di violenza,

Noi ti preghiamo

 

Suscita in ogni luogo o Padre misericordioso amici dei poveri e soccorritori di chi è in difficoltà. Guarda con amore chi ti invoca ed esaudisci la preghiera del misero,

Noi ti preghiamo.

 

 


Preghiere n. 4

 

 

O Signore Gesù che hai donato tutto te stesso per la nostra salvezza, perdona la nostra avarizia nel voler bene ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno.

Noi ti preghiamo

 

 

Guida e proteggi o Dio tutti quelli che camminano sulla via del Vangelo: i testimoni dell’amore, i costruttori di pace, coloro che perdonano, i miti di cuore. Fa’ che la loro forza d’amore trasformi il mondo intero,

Noi ti preghiamo