domenica 16 gennaio 2022

II domenica del tempo ordinario - Anno C - 16 gennaio 2022

 


 

Dal libro del profeta Isaia 62,1-5

Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

 

Salmo 95 - Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli, +
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 12,4-11

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
per entrare in possesso della gloria del Signore.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 2,1-12

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, concluso domenica scorsa il tempo di Natale, iniziamo un nuovo anno liturgico con il racconto di Giovanni del miracolo di Gesù del mutamento dell’acqua in vino a Cana. Nel passo subito precedente si racconta di quando Gesù chiamò i suoi primi discepoli, e con l’episodio di Cana è come se il Vangelo voglia indicarci chi è il discepolo e cosa è chiamato a fare. L’identità del discepolo è infatti il fondamento da cui partire per un nuovo anno con il Signore.

Una figura centrale dell’episodio è Maria. È lei infatti il motivo della presenza di Gesù al banchetto: “vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” ed è lei che si accorge del bisogno sopravvenuto all’improvviso in quella festa: “Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».

Subito questo brano mostra Maria come modello del discepolo e la sua particolarità risiede nel suo saper essere al fianco di Gesù con sensibilità e preoccupazione per chi si trova di fronte. E infatti nelle icone orientali Maria non è mai raffigurata senza Gesù, per dire che dal suo rapporto stretto col Figlio deriva la sua grandezza.

Come fece lei, il discepolo infatti può far emergere con forza l’importanza della presenza del Signore Gesù in un contesto o in una situazione, ed è sempre il discepolo che si accorge di come Gesù sia la risposta ai bisogni che si presentano.

All’inizio Gesù resiste alla richiesta di Maria di intervenire. Egli dice: “Non è ancora giunta la mia ora”, ma sua madre sembra non dargli ascolto e invita i servi ad eseguire i suoi comandi. Maria non ha dubbi sul fatto che Gesù intervenga ed esaudisca la sua preghiera, anche quando tutto, addirittura Gesù stesso, sembra negarne la possibilità.

L’episodio vuol dirci che non sempre è l’ora dell’intervento del Signore, che questo non è scontato, perché c’è bisogno che qualcuno prepari con la sua fede, insistente e tenace, il giungere di quell’ora. È la fiducia cieca di Maria nel Figlio che fa sì che l’ora sopraggiunga e che sia come forzata, perché Gesù compia il miracolo. Quanto grande è il potere del discepolo, il quale con la sua fede può forzare il Signore a intervenire nella storia con la potenza del miracolo.

Le parole di Maria sono chiare: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, indicano un affidamento al Figlio senza incertezze né dubbi. Il discepolo provoca l’intervento del Signore, affretta l’ora della manifestazione della sua potenza, ma fa sì che anche altri si mettano al servizio della sua Parola, come i servi a cui Maria si rivolge. Quel “Qualsiasi cosa vi dica” mette in conto che il comando di Gesù possa apparire loro strano, fuori del senso comune. Allo stesso tempo però esprime la convinzione che per ottenere l’intervento del Signore non si deve essere ragionevoli e realisti, quanto piuttosto eseguire fedelmente ogni sua indicazione.

Anche a noi spesso la Parola di Dio ci sembra inadatta alle situazioni e da attutire in alcuni suoi eccessi. Quel “qualsiasi cosa” ci solleva dal dover interpretare e mediare con la nostra sapienza pratica e pronta agli aggiustamenti, per essere invece strumenti disponibili e pronti ad eseguire, senza bisogno di capire tutto prima.

I servi eseguono il comando di Gesù, che veramente sembra senza senso: manca il vino e lui ordina di travasare acqua da un contenitore all’altro, dai secchi agli orci, dagli orci alle brocche. Che senso ha tutto ciò? Cari fratelli e care sorelle, il Signore usa quello che trova nella vita degli uomini, e spesso non c’è molto più che semplice acqua: parole, gesti, decisioni poco saporite e che non sanno scaldare il cuore. Lui però sa trasformare la povera acqua delle nostre vite in vino, anzi nel vino migliore, più gustoso di qualunque altro noi avremmo saputo ottenere dalle nostre vite. E Gesù proprio di quell’acqua ha bisogno, per ottenere il vino migliore. Così è della nostra vita: per quanto possa essere umile e priva di valore essa è la base che Gesù usa per compiere miracoli e trasformarla in qualcosa di buone e utile.

Quella festa continua, anzi diventa ancora più bella e felice dopo che il Signore è stato forzato dalla fede della discepola Maria a trasformare le povere cose a disposizione in qualcosa di prezioso. A Cana il Signore ha bisogno della fede di Maria e dell’aiuto dei servi, ha bisogno delle giare vuote e dell’acqua di una fonte. È questo suo mischiarsi alle cose della vita di tutti i giorni, questo suo non disprezzare la dimensione umile delle piccole vite di quella famiglia di campagna a rendere quel miracolo così straordinario, ma allo stesso tempo così alla portata di tutti. Non c’è bisogno di protagonisti straordinari, di situazioni eccezionali, di strumenti fuori del normale: il miracolo per realizzarsi ha bisogno solo della povera materia della nostra vita e della nostra fede in Dio.

Il vangelo nota come pochi si accorsero di quello che era accaduto: solo Maria e i servi, non le persone più importanti in quella circostanza, eppure tutti i presenti godettero della bontà di quel vino e della gioia che seppe suscitare nei cuori. Noi, tante volte, vorremmo che si vedessero subito i risultati e che venisse riconosciuto quel poco che abbiamo fatto. Gesù invece insegna a gioire non quando si è protagonisti, ma quando sono gli altri a godere, assieme a noi, del bene che si realizza. È quella gratuità con la quale Gesù ha attraversato e continua a beneficare il mondo, operando miracoli ovunque un discepolo con fede e insistenza lo invita a colmare il vuoto di gioia e di vita, di salvezza e di bene. Impariamo a godere di miracoli dei quali noi non siamo i protagonisti o i realizzatori. Spesso se non è opera nostra non diamo importanza agli avvenimenti e nemmeno ce ne accorgiamo. Come quegli sposi e quegli ospiti goderono ignari del vino buono meravigliandosi della sua ottima qualità, e probabilmente non dissero nemmeno “grazie” a Gesù e a Maria. Così, anche noi impariamo a farci servitori dell’opera salvatrice di Dio che lavora per rendere più umana e felice la vita di tutti. Probabilmente nessuno ci individuerà come cooperatori di quel miglioramento, ma non importa, impariamo a gioirne e a ringraziarne il Signore. Anche noi infatti potremo gustare di quel vino buono che non si esaurisce ma disseta e rende felice la vita.


Preghiere 

 

O Padre misericordioso, fa’ che come Maria anche noi sappiamo essere tuoi discepoli attenti alla mancanza di felicità dei luoghi in cui ci troviamo. Con fede insegnaci a invocare il tuo aiuto perché la potenza del tuo amore li trasformi.

Noi ti preghiamo

  

Signore Gesù fa’ che giunga presto la tua ora e che la vita degli uomini sia trasformata. Fa’ che l’insistenza della nostra preghiera e la fiducia in te possano trasfigurare l’acqua della nostra vita in vino buono di amore e misericordia.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore per tutte le vittime delle guerre e del terrorismo che insanguinano la terra. Accogli nel tuo amore coloro che muoiono e consola i feriti e chi ha perso tutto. 

Noi ti preghiamo

  

O Padre, Dio del cielo ti preghiamo per tutti coloro che hanno bisogno del tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, i prigionieri, le vittime dell’odio e dell’ingiustizia. Sostienili e dona loro guarigione e salvezza.

Noi ti preghiamo

 

O Dio che non disprezzi le nostre povere vite ma hai mandato il tuo Figlio Unigenito a salvarci, fa’ che accogliamo con gioia le parole che egli ci rivolge e le mettiamo in pratica con umiltà e tenacia.

Noi ti preghiamo

  

Come i discepoli furono testimoni e partecipi del miracolo di Cana, così, o Signore, fa’ che anche noi siamo attenti ai segni che tu operi nel mondo, per gioirne e goderne con gratitudine.

Noi ti preghiamo.

 

In questa settimana che si apre di preghiera per l’unità di tutti i cristiani ti invochiamo o Dio perché noi tutti tuoi discepoli sappiamo essere una sola cosa, come tu ci inviti a vivere.

Noi ti preghiamo

  

Fa o Signore che non manchi il tuo sostegno a coloro che testimoniano il tuo amore e annunciano il Vangelo ovunque nel mondo. In modo particolare ti affidiamo i cristiani di tutti i Paesi in cui la vita è difficile e pericolosa.

Noi ti preghiamo

domenica 9 gennaio 2022

Festa del Battesimo del Signore Gesù - Anno C - 9 gennaio 2022


 


Dal libro del profeta Isaia 40,1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio. - Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

 

Salmo Responsoriale Dal Salmo 103 - Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda.

Costruisci sulle acque le tue alte dimore, +
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.

Quante sono le tue opere, Signore! +
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto: +

là rettili e pesci senza numero,

animali piccoli e grandi.

 

Tutti da te aspettano

che tu dia loro cibo a tempo opportuno.

Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;

apri la tua mano, si saziano di beni.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14; 3,4-7

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Viene colui che è più forte di me, disse Giovanni;
egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il brano di Isaia ascoltato rivolge al popolo un’esortazione forte: “Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio. - Parlate al cuore di Gerusalemme.” È un invito ad annunciare e testimoniare a quanti vivono sfiduciati e tristi i motivi di gioia e di speranza che il Natale che abbiamo appena vissuto ci ha donato. Sì perché esso è una notizia così straordinariamente gioiosa che non può che rallegrare chiunque la riceva e restituire a tutti noi motivi di speranza e di fiducia. Lo afferma anche l’Apostolo: “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna … a vivere … nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Davanti a questo invito della Scrittura ci viene spontaneo domandarci come sia possibile vivere la “beata speranza” e la gioia del Natale oggi, quando sembrano così forti i motivi per essere preoccupati e pessimisti sull’andamento della malattia che sta segnando pesantemente il presente del nostro mondo. La situazione attuale sembra lasciare poco spazio alla fiducia che possiamo attenderci dal futuro qualcosa di buono.

È facile, di conseguenza, annebbiare la gioia del Natale dietro una nube scura di pessimismo che fa prevalere un clima e uno stato d’animo triste. Con il passare del periodo natalizio poi i ritmi ordinari della vita quotidiana fanno prendere facilmente il sopravvento ad una normalità feriale caratterizzata della mancanza di gioia, di fiducia e di speranza.

Dobbiamo però stare attenti, fratelli e sorelle, perché vivere in un tale modo rende il nostro cuore piccolo e indurito. Per questo Isaia invita a far giungere proprio al cuore nostro e di quanti ci sono accanto l’annuncio consolante che consiste in questo: “gridatele che la sua tribolazione è compiuta la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati.” Sì Gesù che viene ci dona il doppio in amore, in gioia, in pace e serenità di quanto noi non siamo capaci di ricavare da noi stessi dalla situazione in cui viviamo. È questa la salvezza di cui essere lieti: Dio non rimane lontano ed estraneo alle sofferenze del nostro presente, anzi viene e nasce per condividerle con noi e per aiutarci a vincerle con la forza del suo amore. Egli infatti ci insegna un amore “doppio”, cioè non determinato dalle ristrettezze del tempo presente, dalla modestia delle prospettive. Per questo il Natale, quando è vissuto con disponibilità, ci travolge di gioia, perché è una esperienza che non trova eguali in nessun’altra possibile fonte di gioia mondana.

A volte però noi siamo più attaccati al restringimento del nostro cuore indurito, abituato a guardare con pessimismo e diffidenza piuttosto che alla larghezza dell’amore che Dio vuole comunicarci. Preferiamo una vita avara e chiusa in un piccolo orizzonte piuttosto che la generosità che Gesù, nascendo e vivendo per noi e per la nostra salvezza, ha dimostrato nei confronti del mondo intero, fino a coinvolgere tutti i popoli e le genti rappresentate dai Magi che abbiamo ricordato nell’epifania. È quanto afferma Paolo: “Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità ... quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati.”

Ecco che allora oggi, di nuovo, a così breve distanza dall’annuncio della nascita del Signore, questa festa del Battesimo di Gesù viene a ricordarci che è necessario lasciarci sommergere nel battesimo dello Spirito Santo che è l’amore di Dio perché esso resti con noi nella quotidianità della nostra esistenza. Vivere un amore largo non può essere l’eccezione, ma deve divenire la norma del nostro vivere, la felicità del natale deve divenire il nostro abito quotidiano.

Giovanni, abbiamo ascoltato, proclamava alle folle che accorrono da lui nel deserto che sì, il battesimo di acqua che lui impartiva era importante, perché con esso si rafforzava il proposito di vivere con onestà e giustizia e si rinunciava a comportamenti malvagi. Ma con altrettanta decisione il Battista afferma che non basta questa misura “stretta”, ma che bisogna ampliarla fino alla larghezza dell’amore di Dio: “viene colui che è più forte di me, … Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” Per trovare la via della salvezza c’è bisogno di lasciarci sommergere dallo Spirito d’amore di Dio, cioè di imparare da lui a voler bene come lui, ovvero senza misura, senza prudenza né calcolo, senza giudicare chi merita e chi no, senza temere di rimetterci, senza paura di non ricevere in cambio, ecc… Infatti, conferma l’Apostolo: “egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia.” Per quanto possiamo essere nel giusto e comportarci correttamente e onestamente non è da questo che verrà la nostra salvezza, ma dalla coscienza della enorme misericordia che lui ha nei nostri confronti, la quale ci provoca a vivere altrettanto nei confronti degli altri. Impariamo da Gesù ad amare, come dice Isaia: diamo una misura doppia a quanti non sono in grado di donare nulla, anzi magari compiono anche opere malvage. La forza di questo amore gratuito e sovrabbondante vincerà ogni resistenza e ostacolo!

Cari fratelli e care sorelle, oggi questa festa del battesimo del Signore ci viene a dire dunque di non lasciare passare invano il Natale che abbiamo appena vissuto, di non “lasciarci rubare”, come direbbe papa Francesco, la speranza, la gioia, la consolazione che l’annuncio della sua nascita ci dona. Essa porta vita nuova, chiediamoci come si manifesta in me, come ha modificato i miei pensieri e le mie azioni, e facciamo sì che lo Spirito che ci è donato entri dentro e allarghi la misura di un cuore ancora troppo stretto e indurito.

  

Preghiere 

  

O Dio che hai aperto il cielo sopra di noi perché potessimo vederti e incontrarti, aiutaci a non chiudere noi stessi al soffio dello Spirito, perché l’amore che ci doni entri nei nostri cuori e trasformi le nostre vite,

Noi ti preghiamo

  

Signore Gesù effondi su di noi il battesimo di fuoco, manda lo Spirito a scaldarci i cuori e ad illuminarci la via, perché impariamo a vivere il tuo amore sovrabbondante verso i nostri fratelli e sorelle,

Noi ti preghiamo

 

O Padre misericordioso hai fatto udire con forza la tua voce sul fiume Giordano, fa’ che noi ascoltiamo con attenzione le Parole che ci rivolgi, perché entrino e rimangano nella nostra vita,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Signore a non perdere nessuna occasione per mettere in pratica e aderire agli inviti che ci rivolgi nel Vangelo. Aiutaci ad essere tuoi discepoli docili,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per il nostro mondo, così disorientato e confuso, fa’ che troviamo tutti la strada per vivere l’esagerazione dell’amore ed aprire un tempo nuovo di pace,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Dio gli sforzi di quanti, nell’incertezza attuale, annunciano e testimoniano il Vangelo, unica via di salvezza dell’uomo. Fa’ che le parole e le azioni dei discepoli di Cristo trovino cuori pronti a riconoscerti,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni, o Padre misericordioso, quanti sono nel bisogno e invocano il tuo aiuto: i poveri, i malati, gli anziani, chi è straniero e oppresso dal dolore. Dona a tutti guarigione e salvezza,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Dio il papa Francesco e la tua Chiesa ovunque diffusa, specialmente dove è perseguitata e ostacolata. Fa’ che l’annuncio della nascita di Cristo risuoni presto in ogni luogo e raggiunga ogni persona,

Noi ti preghiamo

giovedì 6 gennaio 2022

Festa dell'Epifania del Signore - Anno C - 6 gennaio 2022

 


 

Dal libro del profeta Isaia 60,1-6

Alzati [Gerusalemme], rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

 

Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, oggi abbiamo ascoltato dal Vangelo di Matteo una narrazione che ricalca quella del Natale. Un segno richiama verso la stalla di Betlemme, una luce splendente, alcuni che si incamminano e l’arrivo pieno di gioia davanti al Signore bambino. Si può dire che l’evangelista Matteo ci proponga un secondo Natale, con gli stessi elementi e svolgimento dei fatti narrati poco prima e che abbiamo ascoltato il 25 dicembre. Come mai? La notte di Natale i pastori furono gli unici ad accorgersi della venuta del Salvatore del mondo intero, quel Dio fattosi bambino, e non esitarono ad accorrere tutti a vederlo. Era gente umile e povera come il luogo in cui è nato Gesù e non vivevano con la porta chiusa come la gente della città che ha rifiutato di accogliere Maria e Giuseppe.

Questo è vero in ogni epoca. Gli umili e i poveri sono raggiunti in modo immediato dalla notizia della nascita di Gesù e l’accolgono subito con gioia, perché lui si manifesta come uno di loro e perché, come tutti i poveri, hanno fame di buone notizie, e il Natale è una buona notizia, anzi è l’inizio di un Vangelo pieno di buone notizie per i poveri: perdono, guarigione, libertà dalle catene dell’egoismo e dell’odio.

Ma ci chiediamo: per quelli che non erano con i pastori, per quelli che non stavano all’aperto e non si sono accorti, cosa è stato il Natale?

Oggi, in questa festa dell’Epifania, il Vangelo viene a dirci che anche a quelli che quella notte non erano con i pastori, anche a noi tanto spesso distanti o distratti e che non siamo andati a vedere Gesù nella stalla dove era appena nato, viene offerta un’ulteriore possibilità, come fu per i magi venuti da lontano.

Essi erano estranei alla cultura e alla fede di Gesù, con altri usi e costumi; erano gente non abituata a frequentare le stalle, ed infatti le immagini tradizionali ce li presentano riccamente vestiti come dei re. Anche noi siamo così, persone poco familiari con il mondo in cui Gesù è nato e così poco affamati della buona notizia della venuta di un salvatore. Per chi non è umile e povero infatti la salvezza ce la si aspetta da se stessi: dalle proprie capacità, dalle relazioni vantaggiose, dalle opportunità ben sfruttate. Come Erode, anche noi ci sentiamo signori e padroni della nostra vita, con il pieno controllo del nostro quotidiano e del nostro spazio casalingo, e la nascita di uno che pretende di mettere in dubbio tutto ciò ci spaventa e inquieta. Anche noi siamo estranei alle stalle che sono la strada, la gente che ci vive. Chiediamoci oggi: quanti poveri ci sono familiari, cioè ne conosciamo il nome, la storia, le speranze e le difficoltà? Quanti di quelli che accorsero a vedere Gesù appena nato sono nel numero dei nostri amici e relazioni stabili?

Eppure il Vangelo oggi ci viene a dire che anche ai magi, anche a noi è inviato un segno: una stella che brilla in cielo. Essa indica un cammino che fa uscire fuori dal proprio mondo e conduce alla stalla di Betlemme: sempre lì bisogna arrivare, alla stalla, anche per dei re, se vogliono incontrare Gesù, non c’è un altro percorso. Per noi infatti che non siamo familiari dell’ambiente dei pastori di oggi, umili e poveri, e non siamo facilmente raggiunti dall’annuncio degli angeli, c’è bisogno di uscire dal chiuso e fare un lungo viaggio, come fecero i magi. Questo è il messaggio dell’Epifania del Signore che oggi festeggiamo: oggi è il Natale dei ricchi che non frequentano le stalle, che non si interessano alle cose umili e piccole, ma lì devono arrivare, se vogliono incontrare Gesù.

Quella stella era in cielo, per essere vista da tutti, eppure se ne accorsero, di nuovo, solo pochi, quelli che, nonostante fossero dei ricchi e sapienti re, stavano all’aperto per scrutare il cielo e scorgervi un segno di novità, qualcosa che indicasse l’inizio di un tempo nuovo diverso da quello solito. Sì sono pochi i ricchi che vedono la stella perché essi, normalmente, come Erode, non cercano segni di novità, anzi ne hanno timore e se ne stanno al chiuso per difendere i propri privilegi. È quello che Gesù dirà in seguito: “difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.” (Mt 19,23) Ma questa che ci sembra un’ingiustizia di Gesù, quasi un volere escludere qualcuno in realtà è l’amara constatazione che ai ricchi non gli andrà mai di entrare in un Regno la cui porta si apre in una sporca e spregevole stalla. Per questo a tutti loro è inviato il segno della stella cometa.

Questa stella è la Parola di Dio che indica la strada che dobbiamo compiere per trovare il luogo in cui si realizza il Natale nella nostra vita, l’incontro col Signore umile e povero. Non a casa nostra, non nel chiuso delle nostre abitudini, anche quelle buone, non dove siamo re e signori di noi stessi, ma all’aperto, dopo un cammino che ci porta lontano, nei luoghi della semplicità e povertà.

I magi lungo la via appena giunti in Palestina entrano nel palazzo di Erode e chiedono a lui informazioni. Sono dei re e sarà sembrato loro naturale rivolgersi ad un loro pari! Anche a noi tante volte risulta naturale frequentare i nostri “pari grado” ed aspettarci da essi tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Però il Vangelo sottolinea come, in quel momento, i magi perdono di vista la stella. Non è nella grandezza e nello splendore del successo e del potere che troviamo Dio e la nostra felicità, perché lì la stella non la vediamo più. Bisogna uscire allo scoperto, alzare lo sguardo fuori dal mondo dei nostri “pari grado”, e la Parola di Dio riprenderà a indicarci la via.

Erode Infatti sapeva dove sarebbe nato il Messia: i ricchi non sono ignoranti, hanno i mezzi e sanno sempre dove è il bene e il giusto e lo insegnano, ma non lo vivono, per questo sono esclusi dall’incontro col Signore.

Usciti di nuovo per strada i magi ritrovano la stella che li conduce fino alla meta, e per questo “provarono una gioia grandissima.” Sì, la vera gioia è nel camminare verso la stalla, entrare nella compagnia dei pastori, dove incontriamo Gesù, dove si realizza il suo Natale nella nostra vita. Infatti le feste di chi non è umile e povero spesso sono tristi: con le porte sbarrate, sempre attenti alle convenienze e al calcolo, tutti incentrati sulla propria soddisfazione e l’ubriacatura di un’atmosfera artificiale.

Per i magi non fu così. Dice il Vangelo: “si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.” Si sono fatti umili come i pastori, inchinandosi in una stalla, sporcando i loro bei vestiti di fango ed escrementi; hanno offerto i loro ricchi doni, ma ne hanno ricevuto uno ancora più grande: un sogno. Per questo la loro umiltà non è solo il gesto di un momento speciale, hanno compreso chi sono veramente: umili! E questa dimensione resta per sempre la loro come il sogno della loro nuova vita, e per questo tornano per un’altra strada. Non sono più attratti dai palazzi del potere e del successo, dei loro “pari grado” come Erode, anzi li evitano come luoghi in cui il male si annida con più insidiosità, per seguire la strada dell’umiltà e della piccolezza.

Cari fratelli e care sorelle, cerchiamo anche noi la stella che è fatta sorgere da Dio per guidarci a Gesù, incamminiamoci anche noi, che per nascita e consuetudine non siamo abituali compagni dei pastori, umili e poveri, e non frequentiamo le stalle, nel santo viaggio che la Parola di Dio ci indica e vedremo Dio bambino, quel Dio che vuole nascere anche nella nostra vita per donarci un sogno e una visione, la nostra nuova dimensione: quella di umili e compagni dei poveri.

 

Preghiere 

 

 O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la tua semplicità i forti e per sostenere i deboli, fa’ che usciamo dalle nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che ascoltiamo la tua Parola,

Noi ti preghiamo

  

O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te andiamo anche noi come i pastori ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto a Betlemme,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore perché ci hai mostrato la stella della tua Parola che brilla nel buio delle nostre vite. Continua a benedirci e ad aver pietà della nostra debolezza,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per scoprire la bellezza del servizio ai piccoli,

Noi ti preghiamo.

 

Dona la tua pace al mondo intero, o Dio che riconcili i cuori e li apri alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla piaga della guerra e della violenza,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Dio il nostro papa Francesco e il nostro nuovo vescovo Francesco Antonio, ispira la loro azione con la vera sapienza che fa cogliere i segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettano mai di cercarti,

Noi ti preghiamo

sabato 1 gennaio 2022

II domenica del tempo di Natale - Anno C - 2 gennaio 2022

 

 


Dal libro del Siràcide 24,1-4.8-12

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti" . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».

 

Salmo 147 Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

 

Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.

 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun'altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. 1, 3-6. 15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, torna a risuonare l’annuncio del Natale, come anche dicevamo ieri, e ci viene ripetuto a breve distanza dalla notte in cui il Signore Gesù è nato per la nostra salvezza. Non è inutile questa insistenza della Liturgia perché è facile che noi lo consideriamo un evento scontato e lo accantoniamo con la stessa facilità con cui passiamo da un programma all’altro della televisione.

Il prologo di Giovanni che abbiamo ascoltato sottolinea come all’origine di tutto ci sia la Parola. Sì, la vita del mondo, di tutte le cose, nasce dal desiderio di Dio di comunicare, di non restare chiuso in se stesso e di aprirsi al dialogo con l’altro, alla comunicazione. Conoscere e farsi conoscere dagli altri è presentata da Giovanni come un tratto caratteristico di Dio. E in fondo tutta la storia dell’umanità può essere letta come un progressivo e continuo farsi conoscere di Dio agli uomini, attraverso la loro storia, gli eventi, le parole, i fatti. Dio non sta nascosto, non si avvolge di mistero per rimanere sconosciuto, ma è la nostra miopia, e quando, a volte, lo sentiamo lontano e inarrivabile è perché noi ci siamo fatti sordi alla sua comunicazione, ciechi alla sua presenza nella vita nostra e del mondo.

Il Natale in questo continuo sforzo di vicinanza di Dio agli uomini rappresenta una tappa decisiva: non solo Egli partecipa della vita degli uomini, ne ha compassione e si fa influenzare profondamente dalle sue vicende, ma ora diventa così vicino da farsi vedere, toccare, ascoltare fisicamente.

Non sempre però la vicinanza di qualcuno alla nostra vita è un fatto accettato volentieri. Anzi i rapporti sempre più tendono ad attribuire all’altro un ruolo marginale. Si fugge l’incontro con chi pretende di essere troppo significativo, di avere un ruolo decisivo nel rapporto con me, lo si giudica invadente ed esagerato.

Ma Dio scende dal cielo e si fa uomo non certo per essere un estraneo, per confermarci che al centro dell’attenzione di ciascuno c’è spazio solo per se stesso. Per questo Gesù il più delle volte è rifiutato. “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

Eppure, ci dice sempre il prologo di Giovanni, qualcuno lo ha ascoltato riconoscendo in lui ciò che poteva dare luce e senso alla propria vita, il battista: “venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.” Giovanni battista seppe riconoscere di non essere lui la fonte della luce per se stesso e per gli altri, ma di dover indicare da dove viene la luce capace di orientare la vita, di darle un senso e una rilevanza non solo più per se stesso e basta, ma per folle di persone. Quella luce è Gesù, la Parola che si è fatta carne della nostra carne per essere più credibile e accessibile da tutti. Ed è questa luce che ci permette di incontrare lei e l’altro, perché dirada il buio dell’egocentrismo nel quale esisto solo io e le mie esigenze. È la luce che è Gesù, il suo voler bene, che ci permette di riconoscere il volto dei fratelli e delle sorelle

E a chi accoglie Dio nel suo sforzo di comunicare con noi, di parlarci e di significare qualcuno di importante per noi, dice l’evangelista Giovanni, riceve il potere di diventare figlio di Dio.

Ma come, ci chiediamo, non sono tutti gli uomini figli di Dio? Lo si dice come qualcosa di banale e scontato: “siamo tutti figli di Dio.” Il Vangelo però smentisce questa idea e sottolinea come si diventi figli solo per scelta.

L’Apostolo Paolo al proposito afferma: “ci ha scelti prima della creazione del mondo …, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà,” Sì bisogna accogliere il disegno di amore che il Vangelo ci manifesta per poterci rendere conto di quale grande privilegio ci dona il Natale con la sua proposta di farci adottare a figli da un Dio che si fa uomo.

Infatti innanzitutto la scelta è di Dio che si china su di noi, come fa un adulto per parlare con un bambino piccolo, annullando distanze abissali e adottandoci come suoi figli. Ma poi la scelta deve essere anche di chi accetta di farsi adottare e si sottomette alla paternità di un Dio buono. Egli è esigente, perché non si limita a coccolarci come bambini viziati che vogliono essere sempre al centro dell’attenzione, ma come figli che devono crescere mettendo al centro lui e i fratelli, maturando una responsabilità nella realizzazione del suo disegno d’amore.

È questo la dignità più grande a cui possiamo aspirare: essere figlio di Dio, per Sua scelta e per mia scelta, per un comune andarsi incontro che realizza oggi quel desiderio di Dio manifestato all’inizio della storia, con la creazione operata dal Verbo.

Cari fratelli e care sorelle a Natale nasce il Signore Gesù, ma nasciamo anche noi, di nuovo, per divenire suoi figli, cioè non più figli di un modo di vedere il mondo come qualcosa che segue le sue leggi e va inesorabilmente verso un suo destino già segnato, ma come figli di una visione nuova che nasce con Gesù a Natale e che sogna e spera un mondo nuovo, giusto, bello, umano. E tutto ciò è possibile, ma non è naturale né scontato, piuttosto è sempre il frutto di una scelta. La scelta di non essere figli della cultura e della situazione in cui nasciamo, ma figli della scelta che Dio ha fatto su di noi di amarci e farsi amare.

 

Preghiere 

 

Signore che nasci per farti udire e vedere da tutti, fa’ che anche noi ti sentiamo vicino nelle parole del Vangelo e nel dono dell’Eucarestia che ogni domenica riceviamo,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Padre non stancare di cercarci, nonostante la nostra fuga da te. Perdona la nostra freddezza e distanza, donaci di venirti incontro ogni domenica, quando torni a farti vicino a noi,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre per chi non ti conosce e non ha mai sperimentato la bellezza dell’incontro con te. Fa’ che presto tutti ti incontrino come un vero amico che ama e salva,

Noi ti preghiamo

  

Scalda il nostro cuore o Signore Gesù con le parole del Vangelo, perché ci facciamo figli della tua Parola e non più di noi stessi,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e consola Signore chi è nel dolore, guarisci gli ammalati e proteggi i deboli, perché la tua nascita apra un tempo di gioia per tutti,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Padre misericordioso a rinascere come tuoi figli adottivi. Colma il nostro cuore della speranza in un mondo migliore, perché possiamo divenire operatori di bene che lavorano per realizzarlo,

Noi ti preghiamo.

 

Ti preghiamo o Dio per il nostro papa Francesco, perché le sue parole e il suo esempio tocchino il cuore di ogni cristiano avvicinandolo a te,

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace o Signore dell’Universo a tutti i popoli. Per la Siria, la Libia, l’Afghanistan, e ogni paese dove la guerra uccide e semina dolore,

Noi ti preghiamo

Festa di Maria Madre di Dio - Anno C - 1 gennaio 2022

 

 


Dal libro dei Numeri 6,22-27

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 

Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
oggi parla a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, ancora una volta siamo invitati dal Vangelo a farci presenti a Betlemme, davanti a quella stalla nella quale Dio si fece bambino. È un evento troppo importante, non può essere relegato a un momento di commozione fugace, nella notte di Natale, ma deve tornare, direi quotidianamente, alla nostra mente, perché Dio che nasce per restare con noi sia qualcosa che ci coinvolga in ogni momento nel desiderio di restare anche noi con lui.

L’evangelista Luca per renderci coscienti dell’eccezionalità di quell’evento, ma anche delle conseguenze durature che ebbe nella vita degli uomini, ci rappresenta l’effetto suscitato dall’annuncio degli angeli circa la nascita di Gesù su due gruppi di persone: i pastori e Maria.

Quelle parole imposero una svolta alla vita di quei semplici e poveri pastori, tanto che essi se ne tornarono capaci di annunciare a tutti quella notizia che non solo avevano udito, ma che si erano affrettati ad andare a sperimentare di persona. Persino dei pastori, gente da nulla e senza cultura, alle prese con le cose basse della terra divennero così capaci di suscitare stupore e meraviglia in quelli che li ascoltavano. È una cosa mai vista, quale novità degna di nota ci si potrebbe aspettare da gente che non conta niente? Ma in verità la vita di chiunque non si limita ad ascoltare il Vangelo, ma sente il bisogno di andare verso Gesù che è nato e di viverlo persona diventa capace di annunciare qualcosa di così straordinario da suscitare in tutti quelli che li ascoltano stupore e gioia, così come avvenne ai pastori, anche noi possiamo farlo. L’annuncio del Vangelo infatti non consiste in parole colte ed erudite, ma di vita vissuta illuminata dal suo amore infinito.

Chiediamoci, fratelli e sorelle, cosa annuncia la nostra vita a quelli che incontriamo? Che sentimenti ispirano i nostri gesti e le nostre parole in chi ci vede? Spesso sappiamo comunicare solo uno stanco e ripetitivo lamento, a volte la banalità di un vivere superficiale e piatto, a volte la conferma di quello che già tutti sanno e dicono: “tutto va male, niente si può cambiare, la vita scorre senza novità, ecc...”

Eppure a noi è stato annunciato qualcosa di grande! I pastori non dovettero elaborare una teoria originale essi: “riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”, cioè ripeterono le parole degli angeli, ma arricchite di senso per il fatto di averle vissute personalmente: “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”. Essi cioè possono comunicare che Dio è con noi perché l’hanno udito e sperimentato. È questo l’unico modo possibile per far giungere l’annuncio del Natale a chi ancora non lo ha conosciuto.

Accanto ai pastori, il Vangelo di Luca ci propone un altro modello, Maria. Anch’essa, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo di quella nascita straordinaria, senza indugio aveva lasciato di fretta la casa di Nazareth per recarsi da Elisabetta e condividere con lei la gioia della sua straordinaria gravidanza, capace di fare sussultare le generazioni future in attesa di incontrare Dio che stava per nascere. Ma Maria non solo, come i pastori, ha creduto e vissuto le parole che le erano state annunciate. Lei fu capace di conservarle in se stessa senza lasciarne cadere via nulla, perché “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

È lo spazio dell’interiorità, che spesso fatichiamo a conservare dentro di noi. L’attitudine del nostro tempo e l’abitudine piuttosto ci fanno “consumare” le parole e le esperienze, come qualcosa che scorre senza lasciare un segno, una novità, e ciò avviene perché siamo sensibili e attenti solo al nostro “io”: tutto ciò che avviene è pensato, vissuto e apprezzato in relazione a me stesso e basta. Per questo noi non sentiamo l’esigenza di avere un posto per conservare dentro di noi le parole degli altri e di Dio, i pezzi di vita vissuta con gli altri, le loro esperienze e sentimenti: tutto scorre nel vortice attorno a me stesso che è l’unico vero valore che resta.

Maria invece lascia sedimentare ciò che ascolta da Dio e che vede realizzato da lui nella storia. Anche il nostro intimo si può ampliare e divenire profondo se ci impegniamo a dare un posto a tutto ciò che sperimentiamo nella compagnia del Signore; al contrario, se viviamo solo per noi stessi, tutto rimane superficiale e istintivo, come un susseguirsi di sensazioni che non hanno il tempo di costruire qualcosa di nuovo e di profondo.

Cari fratelli e care sorelle, questo anno che si apre con questa Liturgia sia anche per noi occasione di cominciare a crearci uno spazio di interiorità, un tesoro di esperienze vissute mettendo in pratica la Parola ascoltata. Maria seppe farlo e per questo fu capace di seguire il Figlio fin sotto la croce. Non sempre fu facile per lei, anzi spesso trovò nel Signore Gesù un maestro severo, ma nulla di quello che ascoltava e vedeva di lui cadde nel vuoto. Maria cioè divenne discepola perché seppe far spazio dentro di sé e conservarvi le parole del figlio. Viviamo anche noi così e nello spazio della nostra interiorità germoglierà più facilmente quel seme di vita nuova che l’annuncio del Natale è venuto a seminare.

  

Preghiere 

  

O Dio che ci inviti a raggiungere con prontezza e docilità il luogo dove tu nasci in mezzo a noi, aiutaci a riconoscerti povero e piccolo, indifeso e mite per imitarti e seguirti sempre,

Noi ti preghiamo

  

Come ai pastori, anche a noi l’angelo della Parola di Dio ci invita a non temere e a non rimandare l’incontro personale con te. Fa’ che senza indugio ti veniamo vicino e restiamo con te,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù che hai voluto nascere da Maria, donna umile e semplice, esempio di discepola attenta alla tua Parola e pronta a conservarla dentro di sé, aiutaci a imitarla per divenire anche noi tuoi discepoli fedeli,

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Padre perché riteniamo inutile coltivare nel nostro intimo uno spazio di ascolto e di riflessione della tua Parola. Donaci un’interiorità larga e accogliente, dove il seme del Vangelo possa germogliare e crescere,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per tutti quelli che soffrono a causa della violenza e dell’ingiustizia: per i profughi che fuggono dalla guerra e dalla miseria, per i perseguitati, per chi è solo e senza aiuto. Sostieni col tuo amore tutti quelli che ti invocano,

Noi ti preghiamo

  

Guida e proteggi, o Dio, la tua Chiesa ovunque nel mondo, specialmente dove i suoi figli sono ostacolati e perseguitati. Dona a tutti i cristiani di essere testimoni autentici del Vangelo e operatori per il bene dell’umanità intera,

Noi ti preghiamo.

  

Salva o Signore Gesù le nostre vite dall’egoismo e dalla durezza, rendici docili al Vangelo e sensibili al bisogno dei poveri, perché in questo anno che ci attende sappiamo vivere con misericordia e bontà,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore per i doni con cui hai benedetto le nostre vite nell’anno che si è concluso: per la Parola che ci è stata annunciata, per le testimonianze di amore evangelico che abbiamo conosciuto, per l’invito che abbiamo ricevuto a seguirti nonostante la nostra indegnità,

Noi ti preghiamo

venerdì 31 dicembre 2021

Te Deum ringraziamento - Anno C - 31 dicembre 2021

 


Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 2, 18-21

Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

 

Salmo 95 - Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.


Alleluia, alleluia, alleluja
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia, alleluja

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo alla fine di un anno e ci siamo voluti raccogliere per rendere grazie a Dio del dono di un tempo che oggi si conclude. Il prologo del Vangelo di Giovanni ci ricorda che all’inizio di tutte le cose c’è Dio, e questo non solo in senso temporale, ma come origine e destino di tutto. Per questo il trascorrere di un anno non spaventa né rattrista noi cristiani, perché non è un tempo perduto o che si è cancellato nella deriva del nulla, ma è un tempo che ci avvicina al traguardo di un ritorno di tutte le cose a Dio e di ciascuno di noi al Padre e alla realizzazione del suo disegno per l’umanità.

Infatti nel viaggio che ciascuno di noi conduce nello scorrere del tempo non siamo orfani senza guida, alla rincorsa di se stessi e della realizzazione dei propri progetti. È l’idea che il mondo ci comunica, affidando all’uomo quella che si definisce la sua “autorealizzazione”. Ma il tempo non è lasciato da Dio al dominio dell’uomo. Dice il prologo di Giovanni che Dio era prima, all’origine di tutto, ma anche che è voluto entrare nella storia, cioè farsi presente in ogni momento del suo scorrere.

Noi facciamo fatica a riconoscerlo: “il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Il tempo la storia, i progetti, le speranze ci sembrano spesso abbandonate alla capacità di ciascuno di realizzarli, oppure al caso, o peggio alla forza del male quando essa sembra prendere il sopravvento. Noi facciamo fatica a riconoscere Dio incarnato nella storia, di ciascuno, dell’umanità intera come una realtà permanente e che dura per sempre. E tanto dolore che ancora la pervade non è la prova della sua assenza, come taluni vorrebbero, perché Dio lo soffre con noi, lo subisce come sulla croce, ma non ne è vinto.

Per questo oggi il nostro ringraziamento non può essere colorato della tristezza di un tempo che è irrimediabilmente perduto, ma piuttosto di un tratto di strada che ci è stato donato di percorrere assieme a Dio per raggiungere la meta della definitiva affermazione del suo Regno. Dice infatti il Vangelo di Giovanni: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio.

Allora oggi con forza questa Liturgia viene a dirci che non è indifferente da che parte indirizziamo il nostro cammino, e che l’anno che si apre è carico di responsabilità per ciascuno di noi. Preghiamo perché sappiamo vivere con più piena consapevolezza la compagnia del Signore dentro la storia e condividere con lui lo stesso desiderio e impegno di indirizzarla vero la realizzazione di quel bene duraturo e per tutti che caratterizza il suo Regno.

  

Preghiere 

 

Ti ringraziamo o Dio per l’anno di vita che ci hai donato. Aiutaci a rileggerlo con gli occhi del Vangelo per riconoscervi i segni del tuo amore,

Noi ti preghiamo

  

Concedi o Dio a ciascuno di noi di dare valore alle scelte e alle azioni e di viverle come Gesù le ha vissute,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre misericordioso, perché l’anno che si apre porti pace a quanti sono in guerra, consolazione a chi è nel dolore, perdono e conversione a chi è su strade sbagliate,

Noi ti preghiamo

  

Guidaci o Signore sulle vie del Vangelo, perché nell’anno che viene sappiamo essere tuoi discepoli fedeli e attenti alla tua Parola,

Noi ti preghiamo

 


Ti ringraziamo o Dio del dono di un papa buono e fedele al Vangelo. Proteggilo da ogni male e fa’ che con umiltà ne seguiamo l’esempio,

Noi ti preghiamo

  

Dio Padre onnipotente, guida la storia del mondo perché percorra le tue vie e affretti la venuta del tuo Regno,

Noi ti preghiamo