domenica 6 novembre 2011

XXXII domenica del tempo ordinario


Dal libro della Sapienza 6,12-16

La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

Salmo 62 – Solo in Dio riposa l’anima mia

Solo in Dio riposa l’anima amia
Da lui viene la mia salvezza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza
Mia difesa: mai potrò vacillare.

Fino a quando vi scaglierete contro un uomo
Per abbatterlo tutti insieme
Come un muro cadente
Come un recinto che crolla.

Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria,
il mio riparo sicuro, il mio rifugio.

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi 4,13-18
Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Alleluja alleluia, alleluia
Vegliate dunque fratelli
perché il Regno di Dio è vicino
Alleluja alleluia, alleluia

Dal vangelo di Matteo 25,1-13
Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

Commento

Dopo essere entrato in Gerusalemme in modo trionfale, Gesù insegnava nel tempio, e qui i farisei, i sadducei e i sacerdoti, probabilmente infastiditi dal successo della sua predicazione, cercano di metterlo in difficoltà con le loro domande polemiche e lo sfoggio della loro cultura religiosa. Ne abbiamo visti alcuni esempi le domeniche scorse. Poi il Signore se ne sta in disparte con i dodici e si accorge di come essi siano disorientati davanti alla grande città, alla maestosità degli edifici e siano anche in qualche modo influenzati dalla cultura dei sapienti di quell’ambiente. Per questo parla loro a lungo cercando proprio di mettere in luce qual è la sapienza vera a cui affidarsi.
In fondo è il nostro stesso problema. Anche oggi il mondo è complesso e multiforme e molti sono quelli che cercano di spiegarcelo e di influenzarci con la loro visione. Ci sono i maestri dell’economia, i maestri della psicologia, i maestri della politica ecc… Mi sembra di poter dire che in generale per tutti costoro la sapienza a cui affidarsi è una certa furbizia necessaria a farsi strada, necessaria per prevalere e andare avanti. E’ questa la saggezza che il mondo suggerisce e insegna. E’ facile restare disorientati e trascinare dalle correnti del pensiero di questo mondo. Ascoltiamo allora oggi con attenzione le parole di Gesù che ci indicano qual è la cultura e la sapienza di Dio.
Gesù ci parla di dieci donne che aspettano l’arrivo dello sposo. Sono eccitate da quell’evento straordinario e si sono preparate per partecipare alla festa di nozze. Gesù sottolinea però come cinque di loro sono stolte e cinque sagge. Tutte e dieci erano venute ad aspettare lo sposo per partecipare alla festa nuziale. Cioè tutti siamo spinti alla ricerca di un futuro migliore, ed è giusto aspettarsi molto dalla vita, una felicità piena e non a metà. Ma mentre aspettavano lo sposo e la sua festa, ecco che tutte e dieci le ragazze si addormentano. Nulla è più facile, durante una lunga attesa, che lasciarsi sorprendere dal sonno. Anche noi siamo disabituati alle lunghe attese e ci aspettiamo di ottenere tutto e subito. La civiltà moderna iper-tecnologica ci spinge a voler vedere subito il risultato, di ottenere immediatamente quello per cui ci diamo da fare, in tempo reale.
Ma la festa di nozze, cioè la nostra felicità, è il frutto di un lungo e paziente lavoro, non si improvvisa, è frutto di impegno, di prove, di fatica, e di costanza. Ma nell’attesa, appunto, è facile addormentarsi sulle proprie abitudini e sicurezze, proprio come quelle dieci vergini, e far emergere la nostra naturalezza e spontaneità che è il torpore dell’amore per se stessi. E’, appunto, quella facile furbizia di cui dicevamo prima, che ci fa cercare la scorciatoia, per ottenere subito e senza fatica, magari anche a scapito degli altri. Il sonno, infatti, non ci fa vedere chi ci sta accanto, quando dormo esisto solo io e quello che serve a me. Dormendo viviamo a metà, tutto quello che è al di fuori di noi rimane sconosciuto, e per questo ci lascia indifferenti.
Da notare è il fatto che tutte e dieci le giovani si addormentano. La tentazione di vivere nel sonno, senza amore e tutti concentrati su se stessi coinvolge tutti.  Non ci sono eroi che vegliano e peccatori che si addormentano. Tutte, tutti, anche i migliori ci lasciamo sorprendere dal sonno. E ciò che è pericoloso è che a quel sonno ci si fa l’abitudine, tanto che alla lunga ci sembra il modo più normale di vivere. Ci si abitua a disinteressarci gli uni degli altri, tanto che poi sembra strano occuparsi di altri. Ci si abitua a non distinguere più i tratti del volto del vicino, tanto, lo sappiamo, anche il nostro è in ombra, e sono tutti un po’ sfocati e anonimi. È il sonno di una vita grigia, sempre uguale, senza sprazzi di luci, senza stelle; è la notte di un egoismo diffuso che si radica nel profondo del cuore di ognuno, saggio o stolto, buono o cattivo che sia.
Ma nella notte si alza improvviso un grido che annuncia l’arrivo dello sposo. E’ come un lampo di luce che di colpo illumina il mondo.
Cos’è questo grido? E’ il Vangelo.
La Parola di Dio grida, perché non si fa confondere col chiacchiericcio banale della vita quotidiana, non è un rumore di fondo a cui ci si può abituare. Il Vangelo grida il bisogno di guardare il volto del fratello e della sorella per coglierne i tratti belli, così come anche le rughe e i tic nervosi; di non abituarsi alla furbizia del mondo, di non accontentarsi di una felicità assopita e concentrata sul proprio benessere; il Vangelo grida il bisogno dei poveri, la loro domanda di salvezza.
Se ci prestiamo attenzione è un grido assordante, che ci sveglia di soprassalto dal sonno e mette in moto le nostre energie. E’ quando il Vangelo ci tocca il cuore, quando lo sguardo di un povero ci raggiunge, quando il volto di un fratello ci colpisce e ci attrae. E quando ci svegliamo così ci viene spontaneo dire: “Come non ho potuto accorgermi ?” e niente è più come prima.
E allora, da svegli, ci rendiamo conto della piccolezza della nostra furbizia, di aver riposto tutta la fiducia nel nostro “saperci fare” per ottenere subito quello che ci sembrava più desiderabile. Allora, illuminati dalla luce del Vangelo, che come uno sposo arriva radiante di gioia, ci rendiamo conto di che amara soddisfazione è farsi strada sgomitando, quale illusoria felicità è quella costruita sulle spalle di chi sta peggio, o senza tener conto degli altri, tanto il buio del sonno non ci faceva vedere nulla. La luce del Vangelo, improvvisa come un urlo che rompe il silenzio, illumina squarci di vita e dà il giusto colore e calore alle persone e alle situazioni.
E’ allora che ci accorgiamo di quanto poco olio abbiamo nella nostra lucerna. La sua luce è fioca, possiamo a stento guardare accanto a noi, tanto è forte la nostra disabitudine e guardare lontano, con uno sguardo acuto e profondo. Tanto siamo abituati a vedere solo noi e quello che ci succede che neanche ci siamo accorti che ci manca olio, che la luce della nostra vita è quasi spenta.
La lampada della nostra vita infatti si alimenta dell’olio che è la Parola di Dio accolta e custodita nel proprio cuore. Quest’olio lo riceviamo ogni domenica, goccia a goccia, sta a noi non farlo disperdere, non lasciarlo gocciare fuori dal vaso della nostra vita. Dobbiamo raccogliere ogni Parola di Dio come una goccia di olio prezioso nel vaso del nostro cuore. Se così faremo non resteremo senza nei momenti bui nei quali siamo messi alla prova. Avremo riserve abbondanti di quella sapienza del Vangelo che è fatta di amore, di mansuetudine, di misericordia, di serenità, di pace, capaci di illuminare con luce brillante e calda il cammino nostro e di chi ci sta accanto. Ecco allora la vera saggezza che ci indica il Vangelo, al posto della furbizia che insegna il mondo: essere pazienti raccoglitori dell’olio della Parola di Dio. Essa non si improvvisa nel momento del bisogno. Va raccolta e conservata pazientemente giorno per giorno e non possiamo elemosinarla all’ultimo momento a destra e sinistra. L’olio del Vangelo è vita vissuta e sapienza che diventa carne e ossa del nostro corpo, se non l’abbiamo raccolto e assimilato, nessuno ce lo potrà regalare o vendere all’ultimo momento.
Cari fratelli e care sorelle, viviamo in un tempo in cui il buio sembra farsi sempre più fitto. Fa freddo, siamo tutti come rattrappiti e intristiti dalla mancanza di luce che illumini e scaldi i cuori. C’è bisogno che tornino a splendere le luci delle nostre vite, che tutti, piccoli e grandi, giovani e anziani, accendiamo la nostra piccola fiamma per vincere la notte di una vita avara e tanto spesso triste. Per far questo, abbiamo bisogno di una riserva d’olio, di amore e di generosità perché anche noi insieme a tanti entriamo nella sala dello sposo per fare festa, la festa della vita che non finisce mai.                                                                              
Preghiere 
O Signore ti ringraziamo perché ogni domenica ci doni parole buone che illuminano e scaldano la nostra vita. Aiutaci a conservarle con cura nel nostro cuore,
Noi ti preghiamo
 Fa’ o Padre buono che non seguiamo i maestri di questo mondo che insegnano a farsi strada  a discapito degli altri, ma ascoltando la tua Parola apprendiamo la sapienza del Vangelo,
Noi ti preghiamo
Guida o Signore tutti coloro che sono disorientati. Illumina i loro passi perché giungano a conoscerti ed amarti,
Noi ti preghiamo
Concedi anche o noi o Padre misericordioso di partecipare alla festa della vita del Vangelo. Fa’ che seguendo il tuo esempio sappiamo camminare sempre sulla via della giustizia e del bene,
Noi ti preghiamo

Insegnaci o Signore Gesù a riconoscere nel volto di chi abbiamo accanto il fratello e la sorella da amare, non perché sono perfetti, ma perché tu per primo ci hai amati,
Noi ti preghiamo
Accogli nel tuo amore, o Signore, tutti coloro che sono morti. Fa’ che riuniti nel tuo regno possiamo un giorno con loro godere della gioia della tua presenza,
Noi ti preghiamo.
Sostieni o Padre del cielo tutti coloro che soffrono e sono nel bisogno. Aiutali a superare le difficoltà e a mantenere viva la speranza in un futuro migliore,
Noi ti preghiamo
Guida e sostieni o Signore chi annuncia il Vangelo in situazioni difficili, proteggili dal pericolo e benedici i loro sforzi,
Noi ti preghiamo

giovedì 3 novembre 2011

Accompagniamo al Signore il nostro fratello Serge


Dal libro del profeta Isaia 43, 1-6

Così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; dall'oriente farò venire la tua stirpe, dall'occidente io ti radunerò.

 Sal 23 - Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia, +
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Alleluia, alleluia alleluia.
Venite a me, voi tutti affaticati e oppressi,
e io vi darò ristoro.

Alleluia, alleluia alleluia.
 

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 4-9, 12-17
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Commento

 Cari fratelli e care sorelle, da tante strade diverse oggi ci siamo radunati qui per pregare per il nostro amico Serge. Lui veniva da lontano, dalle montagne della Svizzera, come anche molti di noi hanno percorso tanta strada e sono giunti qui da lontano. Sembra uno strano destino: gente così diversa eppure oggi ci ritroviamo uniti e stretti fra noi e attorno ad un amico. Come mai? Le strade in genere dividono gli uomini, li portano ad allontanarsi l’uno dall’altro, ciascuno per il proprio cammino individuale. A noi invece le strade diverse delle nostre vite ci hanno fatto convergere verso un unico luogo, la casa dell’amicizia fra i fratelli e le sorelle e con Dio.

Il nostro essere qui infatti non è casuale. È la realizzazione di quelle parole che Gesù rivolse ai suoi più stretti amici nel momento della sua agonia, come abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Giovanni. Il Signore stava per morire, era ad un passo dall’essere arrestato, condannato e  ucciso, e proprio in quel momento invitò i suoi amici a restare uniti come i rami all’albero: “Io sono la vite, voi i tralci.” Sì, cari fratelli e care sorelle, i rami degli alberi a volte sono scossi dal vento, e magari quando c’è tempesta, sbattono anche l’uno contro l’altro. Anzi proprio quelli che stanno più vicini sembrano cozzare con più forza, e quante volte succede anche a noi. A volte, nei momenti più duri, quando il freddo si fa intenso, essi perdono le foglie, appaiono spogli e secchi. Sono i momenti della tristezza e del dolore che tutti noi abbiamo conosciuto e che anche Serge ha provato, come il dolore per la perdita della moglie e della figlia e poi, subito dopo, anche del padre. Sono i momenti in cui la vita sembra perdere colore e senso, eppure anche allora la linfa continua a circolare dentro di noi, perché un albero forte ci tiene attaccati al tronco che è l’amore di Gesù che ci sostiene e ci protegge. Proprio grazie alla tenacia di questo legame con cui il Signore ci tiene legati a sé dopo i momenti difficili arriva l’ora in cui le foglie tornano a spuntare e maturano i frutti.

E oggi anche se siamo addolorati per la morte di un amico sentiamo la dolcezza di questi frutti che il calore dell’amore di Dio ha fatto maturare: l’amicizia fra noi, la solidarietà, l’allegria di stare assieme.

Anche Serge godeva della dolcezza di questi frutti con la sua mitezza, la riservatezza, la capacità di tenere vivi i rapporti, anche con il suo inseparabile computer che lo teneva collegato al mondo intero. Una dolcezza che lo ha sostenuto fino agli ultimi momenti della sua vita, accompagnata e confortata con fedeltà fino all’ultimo proprio dalla presenza di un amico che gli voleva bene e non lo ha lasciato solo.

Gesù sapeva bene cosa vuol dire soffrire: essere abbandonato da tutti che si vergognano di lui, ritrovarsi da solo davanti ad una folla cattiva e indifferente, avere a che fare con l’arroganza sprezzante dei poliziotti e dei giudici corrotti. Per questo, proprio mentre stava andando a patire tutto questo, dice ai suoi: restate attaccati a me come i rami al tronco, e la vostra vita sarà protetta e darà frutto. Lui sapeva che da soli siamo più deboli, in balia del freddo del vento che diventa anche freddo del cuore e incapacità a voler bene.
Cosa sarebbe di noi infatti se pensassimo di poterci staccare da lui, di fare a meno del tronco e degli altri rami? Diventeremmo un legno secco, arido e freddo, senza vita, spento e incapace di dare frutto. Per questo allora oggi siamo qui tutti insieme, per dire con la nostra presenza che vogliamo restare attaccati al tronco, che è il Signore Gesù, che ci permette di non inaridire nell’egoismo e nel pensare solo a noi stessi, che ci dà forza e vita. Una forza e una vita che nemmeno la morte ci può strappare. Anzi oggi pensiamo a Serge come un ramo ancora più verde e carico di frutti, nonostante il clima rigido che arriva, perché il Signore che lo ha accolto in cielo lo protegge dal freddo dell’inverno e dal caldo dell’estate, assieme ai tanti altri che ricordiamo con lui: a Stanislao, a Mario, ecc…
Questo Serge l’aveva capito bene. E infatti appena possibile, dopo quell’espulsione ingiusta subita un paio d’anni fa, era voluto tornare subito a Terni, da dove avevano provato ad estirparlo, perché qui era il tronco dell’amicizia con i fratelli e le sorelle di tanti anni, attraverso i quali Dio non gli faceva mancare il nutrimento per l’anima e la felicità della vita. E in questi ultimi mesi si erano aggiunti tanti altri compagni che negli appuntamenti serali, alla stazione, hanno cominciato a voler bene a Serge, intrecciando i nostri rami con la sua mitezza da montanaro e con l’allegria che con la musica della sua chitarra suscitava attorno a sé.
In questo ultimo periodo di malattia Serge ha dimostrato tutto il suo attaccamento alla vita e il desiderio di viverla bene. Sono stati momenti duri, segnati dalla sofferenza, ma che non lo hanno vinto. È come se sia passato indenne attraverso le prove più difficili, come dice Isaia “Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare.” Oggi allora affidiamo il nostro amico Serge all’amore di Dio che non lo ha lasciato mai con la tenacia di un legame fedele e allo stesso tempo sentiamo il bisogno di stringerci a quell’unico tronco che ci da’ la vita, perché anche noi, dispersi nelle strade di questa città e del mondo intero, non restiamo mai senza il calore di un amore che ci fa passare indenni attraverso le durezze della vita, perché fa sì che il nostro cuore non diventi freddo come l’inverno ma, riscaldato dal sole dell’amicizia, produca sempre nuovi frutti di generosità e affetto per gli altri.
Preghiere

O Signore ti preghiamo di accogliere nel tuo amore il nostro fratello Serge. Come lo hai protetto e amato in vita oggi fallo entrare nella gioia senza fine della tua compagnia,
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Padre buono e misericordioso: asciuga le lacrime di chi soffre per le difficoltà  della vita e la durezza dei cuori degli uomini. Fa’ che ciascuno trovi il sostegno del tuo amore e la consolazione dell’amicizia dei fratelli, 
Noi ti preghiamo

Accogli nel tuo abbraccio o Padre misericordioso tutti coloro che sono morti e di cui ricordiamo i nomi e i volti. Fa’ che vivano nella gioia del Regno dei cieli dove non c’è dolore, né affanno, né lamento,
Noi ti preghiamo

Perdonaci o Signore misericordioso per quando induriamo il nostro cuore e lo chiudiamo al bisogno dei fratelli e delle sorelle. Aiutaci a restare uniti al tuo amore che ci riscalda e ci sostiene nel fare il bene,
Noi ti preghiamo

Ascolta sempre o Dio l’invocazione di aiuto dei poveri. Proteggi chi è senza casa, dona fratelli e sorelle a chi è solo, guarisci chi è malato, consola chi è nel dolore, sostieni chi è disperato, salva chi è nel pericolo, libera i prigionieri,
Noi ti preghiamo

O Dio Padre onnipotente che hai fatto risorgere il tuo figlio Gesù messo a morte dagli uomini, dona anche a noi tuoi figli la vita che non finisce e la possibilità di incontrarti un giorno nel tuo Regno,
Noi ti preghiamo.

mercoledì 2 novembre 2011

Preghiera del 2 novembre 2011


Dalla lettera dell'apostolo Paolo ai Romani 5,1-8

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo,saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Commento


Cari fratelli e care sorelle, oggi facciamo memoria dei defunti e spesso davanti al tema della morte sentiamo tutto il disagio ed il timore di una situazione che, davanti alla definitività della morte, implica un giudizio. Come trovarci pronti a questo momento così alto, in cui ci troviamo come imprigionati neldel bilancio di una vita?

L’apostolo Paolo parla della possibilità di trovarci davanti a Dio “giusti”, ma non per i nostri meriti, che ben pochi potrebbero essere, ma per la fede. Diveniamo cioè giusti perché ci affidiamo fiduciosi alla sua misericordia.

Questa fiducia non ci viene spontanea, ma è frutto di un processo non privo di fatica, che Paolo chiama “tribolazioni”. È la sofferenza del rinunciare a sé stessi, a come siamo fatti per imparare a non credere solo a quello che vediamo, sappiamo e capiamo. Il frutto di questo sforzo è la speranza, cioè quell’affidamento ad un futuro che ci attende e nel quale possiamo confidare proprio in nome della fiducia.

E' quello che Gesù ha vissuto per primo, ci dice Paolo: egli ha avuto così fiducia in noi, da offrire tutto sé stesso nella speranza che non lo rifiutassimo.

Ma se guardiamo alla storia dell’umanità e al nostro stesso presente personale e collettivo, non possiamo dire che questa speranza è stata mal riposta? Ne valeva la pena?

Paolo contraddice questa amara constatazione, affermando al contrario che “la speranza non delude” . Che significa?

La speranza infatti è la nostra salvezza non solo se ottiene quello che spera, ma perché è l’atteggiamento di chi sa guardare oltre il presente, i segni del male che lo tengono come incatenato e prigioniero del limite tragico dell’umanità, per scorgere anche nel buio la via che porta alla luce. Cioè sa riconoscere la presenza di Dio essa sembra negata.

Paolo dice infatti che la speranza non delude “perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.  L’amore è infatti un dono dello Spirito che ci permette di divenire più simili al modo di vedere e giudicare di Dio.

Per questo non dobbiamo aver paura del salto che è la morte e del  giudizio che ad essa è connesso. La perfezione a cui siamo chiamati infatti non è l’assenza di errore o la mancanza di difetti ma vivere quell’amore che salva e che come dice Paolo, copre un gran numero di peccati.

Per questo con fiducia e serenità possiamo oggi ricordare i nostri cari defunti, non perché certi della loro e nostra perfezione, ma perché coscienti che la via dell’amore ci dona una speranza che non può essere delusa. È infatti la certezza di un amore incrollabile non perché noi lo meritiamo o ne siamo all’altezza ma perché Dio, lui sì, non può non esservi fedele.

martedì 1 novembre 2011

Commemorazione dei defunti



Dal libro del profeta Isaia 25,6a.7-9
In quel giorno, su questo monte, il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli un banchetto di grasse vivande. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».

Salmo 24 - Chi spera in te, Signore, non resta deluso.
Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Allarga il mio cuore angosciato,
liberami dagli affanni.
Vedi la mia povertà e la mia fatica
e perdona tutti i miei peccati.

Proteggimi, portami in salvo; +
che io non resti deluso,
perché in te mi sono rifugiato.
Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Venite benedetti del Padre mio,
ereditate il regno preparato per voi
Alleluia, alleluia, alleluia.
  
Dal vangelo secondo Matteo 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, oggi commemoriamo, cioè facciamo memoria insieme, tutti i defunti che hanno lasciato questa vita e questo mondo per raggiungere la vita che non finisce con Dio. E’ questa infatti la nostra convinzione, la certezza che ci consente di guardare la realtà della morte in faccia, con fiducia e speranza, senza fuggire spaventati. Davanti ad essa infatti gli uomini si sono interrogati, fin dall’inizio della storia dell’umanità, come davanti alla grande soglia attraverso la quale ciascuno di noi passerà. Diversi, lo sappiamo, sono stati gli esiti di questa riflessione: c’è chi ha pensato che dopo la morte ci fosse il nulla, poiché l’unica realtà è quella fisica e tangibile della materia; c’è chi ha pensato a cammini tortuosi, come la reincarnazione in sempre nuove esistenze; chi cerca spiegazioni razionali, fa previsioni, calcoli sui modi e i tempi. Tante spiegazioni che in qualche modo hanno come unico denominatore comune il desiderio di poter dire: so cosa mi aspetta. Davanti al timore dell’ignoto si cerca la certezza del conosciuto.
In realtà, fratelli e sorelle, tutte queste risposte si fondano solo sul desiderio di credervi: non v’è certezza né prova alcuna sulla veridicità di ciascuna teoria.
Questo vale anche per noi cristiani: la Scrittura fonda la certezza di una vita che continua dopo la morte fisica, e la resurrezione del Signore ne è l’unica garanzia, ma non spiega come, né cosa concretamente ci attende. Nemmeno Gesù spiega, non fornisce dettagli, non dà indicazioni.
Ma forse è proprio questo il senso cristiano della morte: alla fine di un cammino più o meno lungo sulla terra ci è chiesto un ultimo definitivo atto di fiducia, in Dio e nel suo amore per noi. Che fiducia sarebbe se già sapessimo tutto, il come e il perché? E in fondo tutti gli sforzi per comprendere, vani ma intensi, non sono anche lo sforzo di poter fare a meno di avere fiducia in qualcun’altro, Dio, e di affidarsi solo alla propria capacità di comprensione razionale?
Il Card. Martini così ha descritto il mistero della morte. La paragonava ad una di quelle cascate di montagna, dove l’acqua dall’alto di una roccia si getta giù. L’acqua, diceva Martini, non si trattiene e non ristagna in cima alla montana. Se così facesse imputridirebbe in una pozzanghera fangosa, ma si getta giù, senza sapere dove cadrà, ma con un atto di fiducia che gli permette di continuare a scorrere limpida e viva. Così è dell’uomo: di fronte alla morte ci è chiesto un atto di affidamento all’amore di Dio che ci fa continuare a correre verso la meta definitiva e non permette alla vita di imputridire nel trattenersi, spaventato e avaro, nella conservazione di sé e nella fiducia solo in se stesso.
Mi sembra un’immagine molto bella, anche perché ci da’ una prospettiva non misera e limitata, ma alta e dall’orizzonte vasto.
E poi, come ci invita a considerare la Scrittura, in vita abbiamo numerose opportunità per maturare questa fiducia che risulta preziosa risorsa di speranza di fronte alla morte nostra e dei nostri cari.
Infatti ci ricorda il profeta Isaia: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.» Sì la nostra vita è stata salvata dal Signore, benedetta dalla sua misericordia, protetta dal suo amore, rinnovata dal suo perdono: la speranza non è solo uno sforzo di buona volontà.
L’Apostolo Paolo poi afferma: “avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».” Con Gesù la nostra vita non solo è stata benedetta ma fatta propria da Dio stesso che in questo modo ci ha resi suoi figli, eredi della sua vita che non finisce, fratelli e coeredi di Gesù stesso.
Infine il Signore parlando del tempo dopo la morte, il giudizio, ci dà la certezza che quello che facciamo non è vano, non va perduto, ma il bene voluto, l’amore vissuto concretamente imprime al nostro essere un carattere indelebile, quello di “benedetti del Padre mio”, assieme all’invito: “ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.
Questi e mille altri motivi ci permetono di guardare con fiducia e speranza al passo definitivo della morte, quel passo che tanti nostri cari hanno compiuto, con trepidazione e dolore per il distacco, certamente, ma, ci auguriamo, anche con quella fiducia che ha chi ha sperimentato in vita l’amore di Dio.
Oggi la nostra preghiera con loro e assieme a loro ha anche il significato di riaffermare che la loro esistenza continua ad essere legata alla nostra, non solo nel vincolo del ricordo affettuoso, ma anche nello sforzo comune di sconfiggere il male e affrettare la vittoria del bene, in tutte le sue forme terrene e ultraterrene, nella lotta cosmica che ci vede alleati del Signore Gesù per la realizzazione definitiva del suo Regno.
Ricordando i nostri defunti nella compagnia di Dio noi oggi sicuramente consoliamo il nostro dolore e ci confermiamo nella fiducia nella forza del suo amore che non finisce con la vita, ma rinsaldiamo i legami con il popolo largo di cui parla Isaia “In quel giorno, su questo monte, il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli un banchetto di grasse vivande. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre.
In attesa della realizzazione definitiva di questa profezia accettiamo il limite doloroso della morte come motivo in più di vivere con abbandono e senza riserve il nostro affidarci fiducioso a Dio che ci ama.
  
Preghiere 

O Padre nostro misericordioso accogli nel tuo Regno tutti i tuoi figli che si sono affidati a te nel momento del distacco doloroso della morte. Perdona ogni loro colpa e cancella la macchia della loro debolezza umana.
Noi ti preghiamo

Riempi di fiducia in te o Signore Gesù i nostri cuori, perché sappiamo affidarci alla tua misericordia e pieni di speranza attendere l’avvento del tuo regno di pace.
Noi ti preghiamo
  
O Dio ti affidiamo tutti coloro che sono morti in questi anni per la mano violenta dell’uomo. Accogli le vittime delle guerre, del terrorismo e di ogni forma di violenza.
Noi ti preghiamo
  
O Signore, ai tuoi occhi è preziosa la vita dei deboli e dei dimenticati: ti preghiamo per tutti i defunti che oggi nessuno ricorda: quelli che sono morti da soli, per strada, nell’abbandono. Accoglili come un Padre affettuoso che abbraccia i suoi figli.
Noi ti preghiamo
  
Dona a Signore la consolazione della fede a chi ha perso qualcuno. Fa’ che il buio del loro dolore sia rischiarato dalla certezza che nessuna vita è dimenticata e ciascuno è conosciuto e amato come un figlio.
Noi ti preghiamo
  
Aiuta o Signore i nostri sforzi perché vinca il bene e il male sia sconfitto. Fa’ che il Regno di pace e di giustizia si affermi presto fra gli uomini e ogni lacrima sia asciugata e ogni lamento consolato.
Noi ti preghiamo.

Festa di tutti i Santi



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 7,2-4.9-14
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Salmo 23 - Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 3,1-3
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Alleluia, alleluia alleluia.
Venite a me, voi tutti affaticati e oppressi,
e io vi darò ristoro.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, abbiamo contemplato nella prima lettura la visione che Giovanni descrive nel libro dell’Apocalisse. Essa ci porta in una dimensione grandiosa, fatta di angeli che sorvolano la terra, di moltitudini immense e di segni straordinari. È una dimensione così diversa dalla piccolezza delle nostre esistenze, dagli orizzonti limitati, dalla scontatezza con cui guardiamo alla nostra vita e al mondo. Nel libro dell’Apocalisse Dio ci chiama a sollevare lo sguardo dalla modestia quotidiana per posarlo sulla dimensione definitiva e ultima del destino dell’umanità.
A prima vista questa descrizione ci suscita disagio e apprensione: non ha mezzi toni, tutto è radicalizzato, non c’è spazio per rimandare, per un’ulteriore decisione, per un appello: siamo giunti al momento decisivo, dove c’è solo luce o oscurità, senza penombra e sfumature. In fondo noi siamo uomini e donne dell’indecisione, del rimandare, della non scelta. È il modo dell’uomo moderno per dire no a Dio: non nella contrapposizione diretta ed esplicita, ma nel soprassedere, nel procrastinare, nel non sentire niente ultimativo e decisivo. Ecco che allora oggi, in questo giorno di festa di tutti i Santi, la liturgia ci richiama alla necessità di porci davanti a questa dimensione diversa, perche essa diventi anche la nostra prospettiva e l’ottica del nostro guardare alla vita.
A noi uomini del compromesso e dell’aggiustarci un tale modo di vedere ci sembra poco realistico: nella vita appare impossibile fare a meno delle sfumature e della penombra. È la reazione spontanea che abbiamo davanti alle parole delle Beatitudini. In esse ci sembra che Gesù indichi una prospettiva esagerata: la beatitudine. Non basterebbe un po’ di soddisfazione, di tranquillità e di serenità? Che bisogno c’è di ambire ad una gioia troppo grande? E poi quei paradossi evidentemente esagerati: “Beati i miti, ... Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, … Beati i misericordiosi, ... Beati i puri di cuore …
Sì, Gesù ci propone un’idea di vita, di bene e di felicità molto diversa da quella che comunemente abbiamo noi, che è accontentarsi di poco e arrangiarsi per ottenerlo.
Eppure c’è chi ha fatto sua questa prospettiva ambiziosa e la visione grandiosa dell’Apocalisse: i Santi. Il libro dell’Apocalisse ci parla di loro come una folla innumerevole di uomini e donne. Non è un gruppo sparuto di supereroi, ma un popolo molto più numeroso di quanto pensiamo. Essi appaiono vestiti di bianco con una palma fra le mani, e proclamano con la loro vita che “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello”. Sono cioè coloro che hanno affidato la propria salvezza a Dio, non hanno creduto di farcela da soli né con gli stratagemmi e i mezzi di sopravvivenza che il mondo mette a disposizione.
Ma come si fa a mantenere immacolata la veste della propria vita? Il mondo è difficile e complicato,  pieno di insidie, non è impossibile mantenersi puri dallo sporco del male? L’apostolo Paolo ci dice che cosa è la purezza immacolata di quegli uomini e donne dell’Apocalisse: “Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.” Cioè la purezza non viene dal non mischiarsi con la vita per non sporcarsi, ma dall’avere “speranza in lui”cioè dal tenere fissa la bussola del nostro orientamento in Dio, convinti che da lui viene il nostro futuro, da lui viene ogni bene, a lui dobbiamo guardare per sapere quale è la strada da percorrere in mezzo al terreno accidentato e pieno di insidie della vita.
Infatti l’Apocalisse così descrive gli uomini e donne che vestono gli abiti candidi della purezza: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”. Cioè sono quelli che hanno preso la vita come una lotta, si potrebbe dire, all’ultimo sangue, senza i mezzi toni di chi si aggiusta, le penombre dei compromessi, ma combattendo con fatica e impegno a tenere ferma la direzione dei propri passi verso Dio. Per questo le loro vesti sono divenute candide, perché la fiducia in lui le ha mantenute pure da ogni compromesso con lo sporco dei poteri cattivi del mondo che vogliono dominare e possedere, rendere schiave le persone con la violenza, l’arroganza, l’orgoglio, il desiderio di dominio, ecc… 
Queste persone vestite di bianco sono rimaste pulite non perché si sono tenute lontane dallo sporco del male, ma anzi perché se ne sono caricate lottando contro di esso. Non hanno evitato di compromettersi con la vita a tinte forti che spesso pone davanti a scelte difficili, ma anzi si sono immersi nel sangue della vita vera, che scorre nelle vene del mondo ancora troppo intossicato dal dolore che il male provoca e infettato da ferite sanguinanti: le guerre, le ingiustizie, le povertà, le situazioni di disperazione e abbandono. Immergendosi in quel sangue le nostre vesti tornano candide, perché siamo purificati dal dolore del mondo.
Chi invece si tiene alla larga da tutto ciò, chi si preserva dal dolore ed evita di avere a che fare con i frutti velenosi del male, apparentemente rimane immune, ma in realtà coltiva dentro di sé una distanza non colmabile dal trono dell’Altissimo da cui viene la nostra salvezza e non trova la strada per arrivare ad esso. Quel trono infatti è la croce e il Signore ha lavato le sue vesti su quel legno insanguinato e da quel trono giudica l’umanità intera. Da quel trono proclama la beatitudine di chi come lui ha preferito la mitezza, la fame e sete di giustizia, la povertà in spirito, la misericordia, il pianto, la purezza di cuore, la pace. Scegliamo anche noi le tinte forti del Vangelo, viviamo la gioia piena della beatitudine e ci manterremo puri dallo spirito di questo mondo che vuole sporcarci con la volgarità e la bassezza dei compromessi col male. Viviamo con lotta e tribolazione dentro le ferite del mondo e scopriremo che il Signore ci indicherà la via per raggiungerlo donandoci la speranza fiduciosa nel domani che abita nei cuori di chi affida  a lui la propria salvezza.
  
Preghiere 

Aiutaci o Dio nostro Signore ad aprire gli occhi sulla visione grandiosa del destino dell’umanità, perché impariamo a non sfuggire la decisione di incamminarci verso di te,
Noi ti preghiamo
  
Sostieni i nostri passi nelle difficoltà della vita, perché come hanno fatto i Santi che ci hanno preceduto sappiamo lottare contro il male e tenere viva la speranza fiduciosa in Te,
Noi ti preghiamo
  
Perdona o Dio onnipotente tutti coloro che macchiano la propria vita con i compromessi con il male e l’orgoglio del volersi salvare da sé, fa’ che sappiamo essere tutti discepoli tuoi, o maestro di mitezza e di misericordia,
Noi ti preghiamo
  
Ti preghiamo o Padre per tutti coloro che con fatica e impegno lavano la propria vita nel sangue del dolore dei fratelli e delle sorelle. Benedici la loro tribolazione perché produca frutti di bene per tutta l’umanità,
Noi ti preghiamo
  
Insegnaci o Signore Gesù a riconoscerti Signore e Salvatore della nostra vita, perché anche noi, accostandoci al trono della tua croce, impariamo la beatitudine dell’amore per gli altri,
Noi ti preghiamo
  
Dona o Dio pace al mondo intero, guarisci le piaghe della violenza e argina la corrente di odio che sovrasta i popoli e le nazioni. Rendi ciascuno di noi un operatore di riconciliazione e un costruttore di comprensione,
Noi ti preghiamo.
  
Ascolta o Dio il grido del povero, in modo particolare ti invochiamo per chi è malato e senza casa, per chi è umiliato dall’ingiustizia e schiacciato dal dolore. Dona a tutti guarigione e salvezza,
Noi ti preghiamo
  
Benedici e proteggi o Padre misericordioso tutti coloro che annunciano e testimoniano il tuo Vangelo. Rafforza le mani di chi lavora per il bene e guida i passi di chi si affatica per la tua Parola,
Noi ti preghiamo

XXXI domenica del tempo ordinario



Dal libro del profeta Malachia 1,14-2,2.8-10
Io sono un re grande – dice il Signore degli eserciti – e il mio nome è terribile fra le nazioni. Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su voi la maledizione. Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete distrutto l’alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti. Perciò anche io vi ho reso spregevoli e abietti davanti a tutto il popolo, perché non avete seguito le mie vie e avete usato parzialità nel vostro insegnamento. Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro, profanando l’alleanza dei nostri padri?

Salmo 130 - Custodiscimi, Signore, nella pace.
Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.

Io invece resto quieto e sereno: +
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2,7-9.13
Fratelli, siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio.  Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

Alleluia, alleluia alleluia.
Uno solo è il Padre vostro, quello celeste
e uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, Gesù parla alla folla e ai discepoli, cioè parla a tutti. Parla a chi lo ascolta e cerca la sua parola, ma anche a chi è distratto, chi è preso da altro, chi si nasconde in quella folla di pensieri, preoccupazioni che non lasciano spazio alla Parola di Dio. Gesù ci parla così come siamo, così come noi ci facciamo trovare. La domenica veniamo a Messa, ma oltre a essere fisicamente presenti siamo qui per ascoltare e vedere, per toccare la presenza del Signore che si fa così vicino a noi? E’ la domanda che il Vangelo ci pone oggi, attraverso le parole che Gesù rivolge alla folla e ai discepoli: con chi stiamo noi, con la confusione della folla o con il desiderio di ascoltare dei discepoli? E non c’è una via di mezzo. Non è questione di stabilire chi è buono e chi è malvagio, chi è santo e chi è peccatore, che anzi, proprio chi si sente più peccatore ha desiderio di ascoltare il Signore, e proprio chi ha una coscienza più umile e meno piena di sé approfitta delle occasioni di ascoltare parole così vere e profonde, come è raro trovarne in giro.
Per descrivere questo atteggiamento Gesù fa l’esempio di quelli che: “Legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.”  Anche noi a volte viene spontaneo, come a quegli uomini di cui parla Gesù, giudicare tutto e tutti, avere qualcosa da dire su ogni comportamento, su ogni situazione. Ammettiamolo, ci sentiamo in grado di esprimere sempre i nostri giudizi. Pensiamoci bene, fratelli e sorelle, è un’abitudine molto più diffusa e più comune di quanto crediamo. Ci viene spontaneo pensare e dire “Quel tale è così…”  “Quell’altro è colà…” dando giudizi su tutti. Crediamo di potercelo permettere perché abbiamo esperienza della vita, sappiamo come vanno le cose.
Ma se così fosse veramente altrettanto spesso ci capiterebbe di restare colpiti da qualcuno che è migliore di noi. Invece questo è assai più raro. Quante volte restiamo stupiti perché qualcuno vuole bene come noi non sappiamo fare, o perché qualcuno è più generoso, ecc.. ? Infatti il nostro sguardo è così attento a trovare motivi di critica e di giudizio pesante, che tutto quello che c’è di buono negli altri scompare e noi siamo sempre migliori di tutti. E’ proprio come dice il Vangelo: noi leghiamo sulle spalle della gente giudizi pesanti come fardelli. Eppure, cari fratelli e care sorelle, se veramente ci accorgessimo che una persona porta un carico pesante fino, a volte, a restarne schiacciato, non dovremmo essere i primi a voler sollevare quella persona, a dargli una mano a portarlo? Se uno è schiacciato dal proprio peccato non dovremmo volergli ancor più bene, fino a sciogliere il peso del male che lo opprime? Invece, come dice Gesù, leghiamo sul dorso altrui pesanti fardelli di giudizi, ma ci guardiamo bene dal toccarli nemmeno con  un dito.
Ma allora cosa bisogna fare? Far finta di niente e andare avanti così come se nulla fosse? No, perché anche l’indifferenza ha un peso, e l’estraneità grava come un macigno sulle spalle di chi ci sta accanto. Accorgersi che qualcosa non va nel fratello, che il male si fa strada nella vita di una sorella non è occasione per fare confronti e sentirci migliori, ma per volergli più bene. “Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la Grazia”, dice S. Paolo (Rm 5,20), esprimendo che l’amore del Signore si concentra proprio su chi è più peccatore. A che vale infatti sentirsi tanto superiori, così migliori degli altri, se poi ci scopriamo a comportarci nel modo esattamente contrario a quello di Dio?
Tutto dipende, cari fratelli e care sorelle, da quali maestri ci scegliamo, da chi vogliamo imparare. Infatti il mondo è pieno di gente che vuole insegnare. Ci vuole insegnare a vivere, ci vuole insegnare come pensare e giudicare. Ci insegnano che a non esprimere sugli altri giudizi taglienti e affilati come coltelli rischiamo di fare la figura degli sciocchi. Ci insegnano che è meglio essere diffidenti e pensare subito male di qualcuno, poi a cambiare opinione si fa sempre in tempo. Ci insegnano che è meglio non avere a che fare con gente discutibile, poco per bene; ci insegnano a tenere alla larga chi ha troppi problemi, non sia mai che ci coinvolga! Sono tanti i maestri e noi stessi ci facciamo maestri degli altri nell’insegnare questo “saper vivere”. Ma Gesù nel Vangelo di oggi ci dice: “voi non fatevi chiamare “maestro”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli … uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.” Non diamo ascolto ai tanti maestri che ci vogliono insegnare a vivere, per dare retta all’unico Maestro che vale la pena ascoltare: saremo più felici. Se non ci atteggeremo a maestri che sanno il fatto loro scopriremo tanti fratelli, “voi siete fratelli” dice il Vangelo. Ci scopriremo capaci di aiutare chi ha un problema e sta peggio, scopriremo che invece di pensare subito male si può pensare bene degli altri, stimarli, coglierne il lato migliore. Scopriremo che non dovremo più difenderci dall’ostilità altrui, perché questa verrà sciolta dalla nostra benevolenza come una barriera di ghiaccio è sciolta dal fuoco dell’amore. Così facendo invece di costruire i muri che ci rinchiudono come una cella, diverremo capaci di costruire ponti di comprensione, autostrade di amicizia, fiumi di misericordia. Si realizzerà così il sogno di Gesù di un mondo più umano e più fraterno, che il Signore esprime con le parole: “Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.” Non accada fratelli e sorelle che dopo esserci innalzati così in alto da poter giudicare tutti e tutto, rotoliamo a terra, crollando fragorosamente fra le macerie di una vita vissuta male, sprecata.

Preghiere 

O Signore Gesù, aiutaci a non giudicare i nostri fratelli e a non appesantire col nostro pensare male chi ci sta accanto. Fa’ invece che siamo sempre pronti ad aiutare chi ha bisogno,
Noi ti preghiamo
  
Perdona o Padre buono i nostri peccati, perché torniamo a te come figli pentiti e cerchiamo il tuo aiuto per essere migliori,
Noi ti preghiamo
  
Solleva dal peso del male tutti coloro che si fanno complici del peccato e agiscono con ingiustizia. Fa’ che convertiamo i nostri cuori per divenire operatori di bene e costruttori di concordia,
Noi ti preghiamo
  
Guarda con amore o Signore misericordioso tutti quelli che disprezzano il Vangelo e preferiscono ascoltare i maestri di questo mondo. Fa’ che presto tutti si accorgano che è meglio essere tuoi servi che schiavi del male,
Noi ti preghiamo
  
Accogli col tuo amore o Padre buono tutti coloro che hanno bisogno di aiuto: i poveri, chi è senza casa e senza famiglia, gli anziani, i malati, gli stranieri. Perché trovino accoglienza e amore,
Noi ti preghiamo
  
O Dio, unisci tutti gli uomini nell’unica famiglia dei tuoi figli. Fa’ che non vincano le divisioni fra i popoli e le nazioni, ma tutti collaboriamo a costruire un mondo migliore,
Noi ti preghiamo.
  
Fa’ o Signore che tutti i tuoi discepoli sappiano vivere e testimoniare la gioia e la pace che nasce dal Vangelo, facendosi operatori di bene e di unità,
Noi ti preghiamo

Proteggi o Padre i nostri fratelli in pericolo: i perseguitati per la loro fede, coloro che rischiano per operare il bene e chi si oppone alla violenza. Benedicili e liberali da ogni male,
Noi ti preghiamo