domenica 25 giugno 2017

XII domenica del tempo ordinario - Anno A - 25 giugno 2017




Dal libro del profeta Geremia 20, 10-13
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori. 

Salmo 68 -Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.
Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.
Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui cantino lode i cieli e la terra, 
i mari e quanto brùlica in essi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 12-15
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 10, 26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo appena ascoltato parla delle nostre paure. Sì, fin dall’antichità gli uomini sono stati accompagnati da tante paure. Persino le religioni antiche sono nate innanzitutto come risposta alle paure degli uomini. I culti agli idoli e agli dei avevano come primo scopo quello di mettere l’uomo al sicuro  dalle forze nascoste e irrefrenabili della natura, come i fulmini, le alluvioni, la siccità, i terremoti, ecc.. ed infatti idoli e divinità erano spesso descritti come i Signori di questi elementi. Oppure l’altra grande paura era quella della morte, ed allora gli dei offrivano una prospettiva di immortalità possibile.
Il fatto che anche Gesù parli delle paure degli uomini non significa che vuole anche egli porsi come garante di salvezza dalle forze oscure che l’uomo non sa come controllare e vincere. Egli infatti parla di qualcosa di più profondo, meno superficiale. Il cristianesimo infatti non è la garanzia, per chi segue i suoi precetti, della sicurezza dalle disgrazie, come a volte si intende erroneamente, trasformando la fede in Dio in una superstizione. Gesù sa che non esistono solo queste grandi paure delle forze della natura, che restano sullo sfondo come nuvoloni minacciosi, ma anche lontani e eccezionali, ma esiste anche una nebbia più frequente e familiare, che sono le tante piccole paure che influiscono e determinano il nostro comportamento quotidiano e avvolgono la nostra vita: paura di non essere accettati, paura di scostarsi dalla normalità, paura di apparire diverso, di non seguire i canoni di giudizio e comportamento vigenti. Quante paure nascono da questa nebbia che ci avvolge: paura di sbagliare, paura di restare delusi e isolati, paura di non avere successo e approvazione, ecc…
Queste paure hanno fatto sì che in ogni società si creasse come un codice di comportamento, una cultura che costituisce la norma accettata come necessaria e tramandata da tutti, e che noi impariamo fin da bambini piccoli. Questo si fa, quello no, certe cose si fanno in un determinato modo, altre in un altro, ecc… è quella che il Vangelo chiama spesso la “sapienza di questo mondo”, norme, usanze e tradizioni consolidate. Ad essa Gesù contrappone una nuova sapienza, il Vangelo, cioè un diverso modo di giudicare e nuove norme di comportamento che scaturiscono non dalla paura, ma dall’amore. Sono sue fondamenta infatti la generosità gratuita e senza calcolo, l’assenza di giudizio e la disponibilità a perdonare e ad essere misericordiosi, un senso di fraternità che lega ciascuno a ogni uomo e donna, senza fare distinzione alcuna di età, sesso, cultura e nazione.
Per questo Gesù dice: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.” Cioè la cultura di questo mondo rende sempre più schiavi delle paure, perché mentre da una parte sembra vincerle, dall’altra le rafforza e le conferma come vero criterio di giudizio su tutto e tutti, e questa cultura è superata dal Vangelo che Gesù è venuto a rivelare a tutti con le sue parole e i suoi comportamenti. La sapienza de Vangelo infatti libera da ogni paura, perché ne sconfessa l’essere fondamento delle scelte e lo sostituisce con quello buono e santo dell’amore.
Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” dice Gesù, perché ci chiama a vivere e rendere evidente e comprensibile a tutti la bellezza di questa nuova sapienza capace di donare la vera felicità. Prosegue Gesù: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.” Egli vuole metterci in guardia dal non avere timore di andare controcorrente, di apparire diversi e difformi dalla normalità, perché se questo può farci provare talvolta qualche disagio o contrarietà, ed anche incomprensioni, ci mette però al sicuro da quella morte dell’anima che viene corrosa dalla cultura di questo mondo che piano piano sostituisce la schiavitù della paura alla libertà dell’amore a cui Dio invece chiama ogni uomo fin dalla creazione di Adamo ed Eva.
Ma come si può far vincere in noi la sapienza del Vangelo sulla sapienza di questo mondo? Quest’ultima ci appare così naturale e innata che ci risulta assai difficile scostarcene. Eppure, a ben vedere, è assurdo sentirsi affezionati ai ceppi e alle sbarre della nostra prigionia della paura e rifiutarsi di uscire dalla cella che il Vangelo ci spalanca innanzi. È vero la strada che si apre dietro quella porta rimasta così a lungo chiusa ci è sconosciuta, e per questo ci fa paura, ma la vera vita è lì, fuori, fra la gente conosciuta per quello che è veramente e non per quello che possiamo capirne attraverso il filtro delle sbarre o il suono distorto che ce ne giunge da dietro la porta chiusa.
Pensiamo alla realtà di quanti giungono da altri continenti per cercare da noi pace e vita migliore. Da dentro la prigione della paura la cultura di questo mondo ce li presenta, senza che li abbiamo mai incontrati, come persone minacciose e foriere di problemi, ma se usciamo dalla cella e li incontriamo personalmente scopriamo che essi sono una risorsa di speranza nel futuro, di desiderio di costruire qualcosa di buono per le nostre società europee stanche e invecchiate, spente di speranza e che faticano a vedere una prospettiva di futuro, così litigiose e divise.
Fidiamoci dell’invito di Gesù ad abbracciare con entusiasmo la nuova cultura dell’amore che ci offre la sapienza del Vangelo, anche perché essa ci mette sotto la sua protezione. Egli dice infatti: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. … Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Il Signore Gesù cioè non chiede atti di temerarietà al di sopra delle nostre forze. Non si tratta di essere degli eroi, ma di affidarci a lui, confrontare le nostre scelte, anche quelle quotidiane e apparentemente insignificanti o neutre, col tesoro della sapienza del Vangelo e confidare che le scelte che faremo saranno sostenute da Dio e da lui benedette col dono della pace interiore e di quella felicità comunicativa che deve caratterizzare sempre la vita di noi cristiani.


Preghiere 

O Signore donaci lo sguardo del Vangelo che illumina il volto di ogni uomo e ce lo fa vedere fratello e sorella. Insegnaci ad amare ciascuno come tu ami noi.
Noi ti preghiamo


O Dio padre buono, vinci in noi la paura che ci imprigiona nella cella dell’egocentrismo. Dona anche a noi la libertà del Vangelo che ci rende tutti fratelli e sorelle, figli di un unico padre.
Noi ti preghiamo




O Signore Gesù dona la pace al mondo intero, specialmente a quelle terre dove infuria la violenza e la guerra. Suscita energie di riconciliazione nei cuori oggi sopraffatti dall’odio e dall’inimicizia.
Noi ti preghiamo
  

Sostieni e consola o Padre buono quanti sono nel dolore. Aiuta chi è povero e suscita sentimenti di solidarietà e amicizia in quanti passano accanto a loro.
Noi ti preghiamo



Guida e proteggi o Dio il nostro papa Francesco, perché le sue parole e il suo esempio siano di guida e incoraggiamento per tutti quelli che cercano una vita migliore.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio tutte le famiglie dei tuoi discepoli oggi radunate attorno alla mensa dell’Eucarestia. Fa’ che animate dal dono della tua Parola e del Corpo e Sangue di Cristo siano segno evidente del tuo amore nella vita di quanti incontrano.

Noi ti preghiamo

venerdì 16 giugno 2017

Festa del Corpus Domini - Anno A - 18 giugno 2017




Dal libro del Deuteronomio 8, 2-3. 14b-16
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Salmo 147 - Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10, 16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?  Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
chi ne mangia vivrà in eterno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Commento

Dal libro del Deuteronomio abbiamo ascoltato quanto Mosè riferì al popolo da parte di Dio, circa il suo esodo nel deserto, dall’Egitto verso la terra promessa. I Padri della Chiesa, specialmente Origene, interpretavano questo viaggio come l’itinerario che l’anima compie dalla sua condizione naturalmente impastata con il male del mondo, per giungere alla purezza dell’incontro con Dio. Più semplicemente mi sembra che questo viaggio possa essere preso come l’immagine della vita dell’uomo. Mosè fa cenno alla durezza del passaggio per terre desertiche e inospitali, piene di insidie. Si può forse dire altrettanto della vita, spesso arida di amore e insidiosamente piena di occasioni in cui siamo tentati di compiere il male e mordere come scorpioni i nostri fratelli e sorelle e ricevere anche noi punture velenose. La vita però è un viaggio durante il quale, ci ricorda Mosè, Dio non lascia mai soli.
Questa è la grande fortuna di noi cristiani, e cioè la possibilità che abbiamo di renderci conto con chiarezza e lucidità che nel cammino della vita non siamo come un branco di animali inselvatichiti, alla deriva per terre inospitali. In natura i branchi di animali selvatici si radunano per la necessità di difendersi dagli altri e di aggredire le prede insieme, per sopravvivere; essi vivono raminghi e senza meta, se non quella del soddisfacimento delle necessità primarie per la sopravvivenza. Per noi non è così: non siamo un “branco”, ma un “gregge”; Dio stesso ci guida, è per noi come un pastore che sa di cosa abbiamo bisogno e non ce lo fa mancare, ci protegge ed evita che incorriamo nei pericoli più gravi. Certo sta a noi unirci a quel gregge, uscire dal branco selvatico e immetterci nella vita che conduce alla salvezza. È una nostra scelta libera alla quale Dio non può e non vuole obbligarci.
Come sanno bene i pastori, la cosa più importante per la sopravvivenza e il benessere del gregge è poter sempre contare su da mangiare e (nel deserto specialmente) da bere sufficiente.
Per questo Dio nel ricordare il tempo del viaggio di quel gregge scelto e radunato da Dio che era il popolo d’Israele nel suo esodo dall’Egitto verso la terra promessa fa riferimento soprattutto al fatto che egli non l’ha mai lasciato privo del nutrimento e dell’acqua necessari: “ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.” Oggi celebriamo la festa di questo cibo prezioso con cui Dio continua a nutrire noi, suo gregge radunato amorevolmente e guidato fedelmente, nel viaggio pieno di difficoltà che è la vita: il Corpo e Sangue di Cristo.
Se non avessimo questo nutrimento infatti saremmo spinti come animali selvatici ad azzannarci a vicenda, a sbranarci l’un l’altro, come avviene in natura. Il cibo che il Signore ci dà sazia la fame, quella bramosia di possedere, di stringere fra i denti facendo proprio il fratello e la sorella, le sue cose, la sua vita. Fame che se non trova il nutrimento vero e buono non si sazia mai, anzi aumenta sempre, e porta a quella insaziabilità per la quale più si ha cibo e si mangia e più se ne desidera ancora. Lo vediamo, ad esempio, nell’insaziabile fame di ricchezza che caratterizza il sistema economico attuale e nella smisurata voracità di un sistema che “mangia” lo spazio vitale di chi è più debole e povero, consuma risorse e beni oltre ogni necessità reale togliendone a chi non ha più affatto.
Ma come è questo nutrimento buono che sazia, il Corpo e il Sangue di Cristo?
Innanzitutto è qualcosa che non ci possiamo dare da noi o conquistarci con le nostre forze e meriti. L’Eucarestia è donata e non si vende, ed è per tutti, non solo per i meritevoli. Quanto insiste papa Francesco nell’invitare a considerare i sacramenti non come una proprietà privata della Chiesa, di cui si può decidere a chi concederla e a chi no, ponendo ostacoli e divieti. Gesù ha offerto il suo Corpo e Sangue soprattutto per i peccatori, non per i santi!
Poi è un cibo che non si possiede e non si accumula, come la manna del deserto che durava un giorno e ciascuno ne prendeva per la propria necessità quotidiana. Così l’Eucarestia: c’è bisogno di tornare ogni domenica a riceverla in dono, non basta farlo una volta o occasionalmente.
Infine la Scrittura oggi ci dice chiaramente come questo cibo è strettamente legato alla Parola di Dio, fin quasi a dire che l’uno senza l’altro non nutre, non basta alla vita: “l’uomo non vive soltanto di pane, ma l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.” È quello che viviamo durante la Messa: il pane e il vino che offriamo sono infatti trasformati dalla Parola di Dio ripetuta, durante la consacrazione, e divengono Corpo e Sangue di Cristo grazie alla forza trasformatrice di quella Parola: “Prese il pane, rese grazie e disse: prendete e mangiatene tutti …”. Così è avvenuto all’origine di tutto, quando la Parola ha operato la creazione di tutto dal nulla. La Parola non sono concetti, insegnamenti morali, leggi, come tutte le parole scritte. La Parola è forza di Dio, energia che trasforma e dà vita, fondamento roccioso su cui tutto poggia e cresce.
Confidiamo allora in questa forza e non nelle forze inefficaci e illusorie del mondo, e non ci mancherà mai il nutrimento che sazia e libera dalla brama sempre insoddisfatta di possesso. Accostiamoci fiduciosi e pieni di fede al Corpo e Sangue di Cristo perché esso ci riempia di quell’energia di bene, salvezza duratura e forza di vita che non finisce. Dice Mosè nel Deuteronomio che Dio ha voluto “umiliare” il popolo, cioè ha voluto fargli fare esperienza della sua reale dimensione, umile e bisognosa di Dio. Anche noi lasciamoci “umiliare” da Dio e nel cammino della vita non crediamoci autosufficienti e privi di bisogno, ma riconosciamo con semplicità e realismo che da Dio riceviamo il nutrimento per vivere e da lui siamo colmati della pienezza di vita che non finisce.
  
Preghiere 

O Signore Gesù che hai scelto di restare sempre con noi con il tuo Corpo e Sangue fa’ che ti accogliamo sempre con fede e amore, facendone nutrimento della nostra vita e bevanda di salvezza,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Gesù per il dono inestimabile dell’Eucarestia che ogni domenica ci nutre e ci sostiene. Aiutaci ad accoglierla come la cosa più preziosa che possiamo ricevere,
Noi ti preghiamo


O Dio Padre del cielo, aiutaci a tenere gli occhi e il cuore aperto per riconoscere il deserto di vita e di amore che c’è in questo mondo. Fa’ che diveniamo tuoi alleati nel combattere il male e liberatori dalla sua schiavitù,
Noi ti preghiamo


È facile o Signore, accontentarsi di poco e rinunciare a lottare perché il deserto divenga un giardino irrigato dal Vangelo. Aiutaci a farci audaci combattenti con la forza mite dell’amore,
Noi ti preghiamo



Sostieni con il tuo Corpo e Sangue o Signore Gesù tutti i cristiani perseguitati e in difficoltà. Fa’ che al più presto cessi la violenza e regni un tempo di pace e sicurezza per tutti,
Noi ti preghiamo


Accogli nell’amore o Dio tutti i poveri che invocano aiuto. Ti ricordiamo coloro che cercano riparo e futuro nel nord ricco fuggendo la guerra e la miseria del Sud. Dona loro protezione e salvezza,
Noi ti preghiamo.


Guida con la forza del tuo Spirito il papa Francesco e la Chiesa dei discepoli diffusa in tutto il mondo. Illumina i cuori e rafforza la loro testimonianza, perché sempre più persone entrino nella famiglia dei figli di Dio,
Noi ti preghiamo


Proteggici o Padre buono dalla tentazione e dal peccato. Fa’ che sappiamo resistere al male e, sostenuti dal nutrimento prezioso del tuo Corpo e Sangue, operiamo sempre il bene che tu ci proponi,
Noi ti preghiamo


giovedì 8 giugno 2017

Festa della Ss.ma Trinità - Anno A - 11 giugno 2017




Dal libro dell’Esodo 34, 4b-6. 8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Dn 3,52.56 - A te la lode o Dio e la gloria nei secoli.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi +
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 13, 11-13
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato con solennità la discesa dello Spirito santo sui discepoli e abbiamo invocato che continui a colmare la vita di noi tutti. La festa di Pentecoste ci ripropone un evento che fu cruciale nella storia dei discepoli del Signore. Infatti dopo la sua morte e resurrezione essi ancora facevano fatica a capire il messaggio che il Signore aveva loro affidato. Non si rendevano conto di come fossero accaduti tutti quei fatti straordinari, dal giorno della cattura di Gesù, fino alla croce, la resurrezione e infine l’ascensione al cielo del Signore. Che significato aveva tutto ciò? Era una confitta, la fine di tutto?
Anche noi tante volte facciamo fatica a comprendere la volontà del Signore per la nostra vita e per quella del mondo. I suoi segni ci appaiono contraddittori e difficili da interpretare.
Infatti finché i discepoli cercarono di capire, tutto restò oscuro per loro. Fu necessario che lo Spirito li riempisse di amore perché tutto apparisse loro chiaro. Lo si vede dal fatto che subito uscirono fuori ad incontrare la gente, persone di tutto il mondo, riuscendo a comunicare con tutti, superando ogni barriera linguistica, culturale, umana. Lo Spirito dona la chiarezza affettiva e l’intelligenza dell’amore che ci fa sentire che il Vangelo ha un messaggio di salvezza per tutti, indica la via migliore, percorribile e liberante dalla prigione dell’io, dal cercare la propria salvezza solo in sé stessi e nel proprio benessere. Finché i discepoli cercavano spiegazioni e ragionamenti convincenti restavano prigionieri della paura e del dubbio. Appena si lasciarono andare al soffio dello Spirito ebbero subito chiaro per cosa valeva la pena vivere, chi seguire, verso dove indirizzare i propri passi: avevano ricevuto dallo Spirito la chiarezza affettiva e l’intelligenza dell’amore.
Eppure noi facciamo fatica a sentire la presenza dello Spirito nella nostra vita. Mentre Gesù e anche il Padre sono persone con le quali, bene o male, riusciamo a intavolare un dialogo di preghiera, lode e ringraziamento, lo stesso non è con lo Spirito. Egli ci sembra una figura evanescente, dai contorni indefiniti e sfuggenti. Nella scrittura non parla, agisce in modo silenzioso e stentiamo a coglierne la forza di rinnovamento e vivificamento.
Invece lo Spirito se vogliamo è il modo con cui Dio resta più stabilmente dentro di noi, se lo invochiamo e lo accogliamo. Ogni volta che proviamo un sentimento di affetto, ogni volta che l’istinto che ci spinge verso l’egoismo innato e spontaneo viene bloccato, ogni volta che intuiamo nel fratello e nella sorella l’amico da cui lasciarsi voler bene e a cui voler bene, ogni volta che restiamo spiazzati e stupiti dalla bellezza di un gesto di generosità, di una dimostrazione di benevolenza e di generosità, ebbene è lo Spirito che ci guida e ci sostiene, ci fa “comprendere” secondo il modo di comprendere di Dio e non quello del mondo.
Oggi, una settimana dopo la Pentecoste, la Chiesa ci propone di soffermarci sulla realtà trinitaria di Dio. A Pasqua abbiamo seguito gli ultimi passi di Gesù, lo abbiamo visto resuscitato dal Padre e poi assunto in cielo per tornare a Lui, A pentecoste, come dicevo, abbiamo incontrato lo Spirito. Ecco che dunque ora ci si presenta la Trinità. Essa ripropone la realtà non individualistica di Dio. Egli non è solo “uno”, nel senso umano della parola, ma indubitabilmente trino: Padre Figlio e Spirito santo. Questo spiega perché il nostro non è un Dio a cui si può credere “da soli”, come spiega Paolo nel brano della lettera a i Corinzi che abbiamo ascoltato. Egli dice come Dio è con noi se ci amiamo l’un l’altro: “siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo.” La Trinità si specchia in chi, come lei, vive il legame dell’amore come un vincolo essenziale e indispensabile. Questo è l’invito che ci giunge oggi da questa festa: impariamo l’obbedienza del Figlio al Padre, la sollecitudine di questo per il Figlio, la presenza pervasiva e costante dello Spirito.
Sì, possiamo dire che lo Spirito come agisce nell’uomo e nella storia, agisce anche nella vita di Dio, con lo stesso effetto vivificante dell’amore. Lo vediamo nel brano dell’Esodo presentato nella prima lettura. Il popolo ha pesantemente disobbedito a  Dio, si è fatto un vitello d’oro, ha rotto il patto col Signore, lo ha tradito. Dapprima Dio promette a Mosè che per questo motivo distruggerà il popolo: “Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.” (Es 32,9-10) Ma poi Mosè intercede e lo Spirito fa letteralmente “cambiare idea” a Dio: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.” (Es 32,14) tanto che poco dopo egli rinnova il patto col popolo, gli consegna le tavole della legge, e afferma di sé: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.” (Es 34,6)
Cari fratelli e care sorelle, questo è il volto di Dio come egli si manifesta a noi: misericordioso e lento all’ira, desideroso di salvare e restio a condannare. È il volto di un Dio che è morto per gli uomini sulla croce (il Figlio), ha fatto trionfare la vita sulla morte (il Padre), rimane sempre con noi per comunicarci il suo amore e la misericordia di cui è fonte inesauribile (lo Spirito Santo).




Preghiere n. 1

O Signore Dio Padre vieni e cammina con noi nelle vie buie della vita nel mondo. Apri squarci di luce, dona la pace, consola chi è nel dolore e non condannare nessuno a perdere la vita,
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio e nostro salvatore, ti ringraziamo per il Vangelo che hai annunciato e vissuto come via alla portata di tutti per giungere alla vita eterna,
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 2


O Spirito Santo, consolatore e guida, vieni e scalda i cuori, illumina le menti e riempi in tutti il vuoto di amore, perché il mondo sia trasformato dalla tua presenza in noi,
Noi ti preghiamo


O Trinità santa comunicaci l’amore che ti unisce nel Padre, Figlio e Spirito santo, e fa che nel tuo nome ogni uomo ti conosca e impari a specchiarsi in te, amando gli altri uomini,
Noi ti preghiamo.




Preghiere n. 3


Ti invochiamo o Dio per ogni uomo che soffre, in modo particolare per i popoli in guerra in Siria, in Iraq, in Libia, in Ukraina. Dona la pace che gli uomini non sanno darsi,
Noi ti preghiamo


Ascolta il lamento o Padre misericordioso di quanti invocano il tuo soccorso. Per i poveri, i malati, i disperati, gli abbandonati: manda loro angeli di consolazione e salvezza,
Noi ti preghiamo




Preghiere n. 4


Sostieni o Dio il papa Francesco, tuo servitore e testimone, perché col tuo aiuto percorra con coraggio e serenità le vie del cuore degli uomini contemporanei indicando in te l’unica salvezza dal male, 
Noi ti preghiamo


Benedici e proteggi o Signore Gesù, questa comunità che convochi ogni domenica al tuo banchetto eucaristico. Perché l’incontro con la tua Parola e il tuo Corpo sia il fulcro della vita di ogni discepolo,

Noi ti preghiamo

sabato 27 maggio 2017

Ascensione del Signore - Anno A - 28 maggio 2017




Dagli atti degli apostoli 1,1-11
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo 46 - Ascende il Signore tra canti di gioia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 1, 17-23
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Alleluia, alleluia alleluia.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.  Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, il brano degli Atti degli apostoli che abbiamo appena ascoltato ci riporta le ultime parole rivolte da Gesù ai suoi prima di lasciarli definitivamente per ascendere al cielo col suo corpo. La sua ultima raccomandazione è quella di non perdere l’occasione che sarà loro offerta di “ricevere il battesimo nello Spirito”. Gesù si riferisce evidentemente alla discesa dello Spirito a Pentecoste, quando come lingue di fuoco Egli entrò nella vita di ciascuno di loro. È quello che rivivremo domenica prossima.
Gesù rievoca anche il battesimo di pentimento e conversione che Giovanni aveva impartito a tanti giudei sulle rive del Giordano e a lui stesso, mettendo in chiaro che esso era una preparazione, come Giovanni dice di se stesso: “voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada al Signore!” Era cioè la presa di coscienza che da soli non bastiamo a salvarci, che siamo fragili e incapaci di trovare con le sole nostre forze la via verso il bene che Dio ha preparato per noi. Questo è il battesimo “con acqua” di cui parla Gesù ai discepoli. È un battesimo indispensabile, perché senza una coscienza umile di sé, senza la convinzione del proprio bisogno profondo di essere salvati dal Signore non sappiamo dove andare e cosa cercare.
Ma da solo questo battesimo non basta. Infatti una volta aperta la strada al Signore con la coscienza chiara del nostro bisogno di lui, è necessario incamminarsi fino ad incontrarlo. È questo incontro personale il “battesimo in Spirito santo” di cui Gesù parla che ci permette non solo di conoscerlo, ma di restare con lui. È attraverso lo Spirito infatti che Gesù continua a essere presente in mezzo a noi, non più col suo corpo, come al tempo degli apostoli, ma con la forza trasformatrice del suo amore più forte di tutto, con la parola che scalda il cuore e apre squarci di comprensione della nostra vita, con l’esempio di chi ha fede il lui, con le vicende a volte straordinarie della storia dell’umanità, insomma con le infinite e multiformi manifestazioni dello Spirito agli uomini. È ciò cui fa cenno l’Apostolo, dicendo: “[Dio] illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.” Sì, si tratta veramente di una forza inarrestabile e invincibile, che ci viene donata se noi l’invochiamo e la accogliamo.
Questo spiega perché oggi festeggiamo con solennità, con tutta la Chiesa, l’Ascensione di Gesù. Perché festeggiare una separazione? Perché dopo che il Signore ha compiuto la volontà del Padre vivendo fra gli uomini, morendo per loro e risorgendo il terzo giorno, per incontrarlo non c’è più bisogno di essersi trovati 2000 anni fa per le strade della Palestina, ma in ogni angolo del mondo possiamo averlo accanto vivo e vicino nel suo Spirito santo. Quella che era stata l’esperienza straordinaria di un pugno di uomini in un angolo sperduto del mondo diviene infatti, con l’Ascensione, una vita possibile per tutti, nei luoghi più disparati e nelle situazioni apparentemente meno adatte: dove tutto sembra negare la presenza di Dio lo Spirito entra e rende Dio operante attraverso i suoi discepoli che vi abitano.  
Il Signore sottolinea come questo non avvenga per magia. È quello che sembrano credere gli apostoli quando “gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?».” Gli undici cioè pensano: da ora in poi Dio ristabilirà il suo Regno e tutto troverà il suo compimento per opera sua. Non è questo però il piano di Dio: egli non scavalca l’uomo, non lo rende un inutile spettatore, ma il protagonista della storia della salvezza: “Ma egli rispose: «… riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».” Cioè il Signore afferma che nulla avverrà senza che loro stessi se ne facciano i promotori in prima persona. Dio manda lo Spirito, cioè suscita una nuova vita dentro il cuore di chi lo accoglie, gli dona i sentimenti e le parole giuste, la forza stessa invincibile del suo amore in modo tale che sarà lui a renderlo concretamente presente lì dove ancora non c’è, nelle vite di chi ancora non lo ha incontrato.
Possiamo dire allora che con l’Ascensione del Signore la storia dell’umanità e quella di Dio conoscono il sigillo che le intreccia in maniera irreversibile. Nell’Oriente cristiano infatti questa festa è intimamente connessa con quella dell’incarnazione, il Natale. Con la nascita infatti Dio scende e inabita la natura umana in tutte le sue dimensioni. Ma con l’ascesa del Signore col corpo nel quale si era incarnato la natura umana entra a far parte definitivamente della vita di Dio. essa non è stata solo un temporaneo mezzo utilizzata da Dio per farsi intravedere, quasi un “travestimento temporaneo” per essere più convincente. Ora la natura umana, la sua carne, la storia che la determina, le vicende che ha attraversato diventano una parte integrante della vita divina. Gesù sarà per sempre col suo corpo, cioè con la sua storia terrena, con i ricordi, con le esperienze vissute con noi. La dimensione storica umana è entrata definitivamente a far parte della vita di Dio.
Questo significa che non solo non c’è contraddizione né disprezzo per la storia e la realtà terrena da parte di Dio, ma anche che noi uomini siamo in grado di vivere con lui e come lui se non ci chiudiamo al soffio dello Spirito. Con questa certezza e speranza che la festa di oggi ci offre poniamoci allora in attesa dello Spirito, perché il suo erompere travolgente ci trascini lontano da noi stessi, come una corrente di acqua viva che fa uscire dalle acqua paludose e ferme di una vita sempre uguale per affrontare con la guida del Signore la navigazione in alto mare alla quale egli ci chiama, per sperimentare con lui l’ampiezza e la profondità dell’amore vero e la possibilità di attraversare le distanze più grandi per incontrare gli altri, per quanto le loro sponde possano sembrarci diverse e lontane .


Preghiere 

O Signore Gesù che ascendi al cielo dopo aver vissuto l’amore per gli uomini vittorioso sul male e sulla morte, dona anche a noi il tuo Spirito, perché diveniamo annunciatori del Vangelo e operatori di pace vera.
Noi ti preghiamo


Suscita in noi, o Padre del cielo, il desiderio di renderti vicino a tutti quelli che ancora non ti conoscono. Dona alle nostre parole e alle nostre azioni la forza del tuo Spirito che scalda i cuori e apre le menti.
Noi ti preghiamo


Senza di te, o Signore Gesù, le nostre vite sono prive della guida e dell’amico. Manda ancora il tuo Spirito a difenderci dal male e a suscitare in noi una vita nuova.
Noi ti preghiamo


O Dio onnipotente proteggi il soffio del tuo Spirito dai venti impetuosi della vita, perché gli affanni e le preoccupazioni non soffochino il suo dilagare nel mondo, oggi e per sempre,
Noi ti preghiamo


Accompagna con lo Spirito consolatore, o Padre del cielo, tutti coloro che ti invocano: i poveri, i sofferenti, i malati e i disperati. Suscita in noi compagni fedeli e amici capaci di sostenere chi è nel bisogno.
Noi ti preghiamo


Con forza o Padre ti invochiamo perché l’annuncio del vangelo raggiunga tutti coloro che ancora non ti conoscono. Per i testimoni della Parola e i predicatori del perdono e della riconciliazione: fa che la forza del tuo Spirito li sostenga e li ispiri,
Noi ti preghiamo.


Dona ad ogni tuo discepolo, o Signore Gesù, di essere cosciente della sua fragilità e del bisogno di salvezza, perché apra il cuore al battesimo nello Spirito e lo invochi come suo difensore e consolatore,
Noi ti preghiamo
  

Riempi o Dio onnipotente il nostro papa Francesco dei doni dello Spirito, perché la chiesa, rafforzata nell’amore e confermata nella fede, sia porto sicuro e arca di salvezza per tutti i popoli della terra.

Noi ti preghiamo

sabato 20 maggio 2017

VI domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 21 maggio 2017




Dagli Atti degli Apostoli 8, 5-8. 14-17
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Salmo 65 - Acclamate Dio, voi tutti della terra
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!

A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio, +
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3, 15-18
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserva la mia parola,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, ci troviamo nel tempo liturgico chiamato “di Pasqua”, perché segue immediatamente l’annuncio pasquale della resurrezione di Gesù, in attesa del momento in cui il Signore ci invierà lo Spirito, nella festa di Pentecoste, come ha promesso prima di lasciare gli apostoli. Lo abbiamo ascoltato poco fa nel racconto del Vangelo di Giovanni.
Anche questo nostro tempo è quindi un tempo di attesa, come l’Avvento, nel quale siamo invitati anche dalle letture della liturgia, man mano che la Pentecoste si avvicina, a vivere aspettando la venuta su ciascuno di noi dello Spirito.
Ma che bisogno ne abbiamo? L’invito di Gesù a ricevere lo Spirito viene dalla coscienza che non serve a niente sapere della resurrezione di Gesù, esserne venuti a conoscenza, se questa novità non suscita in noi il desiderio di farne il motore del nostro agire. Resurrezione significa infatti, lo abbiamo detto più volte, la vittoria della forza del bene, dell’amore, sopra il grande potere del male, perfino quello della morte. Ora questa realtà finché rimane un concetto astratto non serve a niente, ma se ci crediamo fino a farne la logica del nostro stesso modo di agire, cambia tutto, niente è come prima. Lo Spirito è quella fiducia, ingenua e serena, quel desiderio di credere al bene, di cercarlo, quella passione che spinge verso l’altro, i fratelli e il Signore stesso, che ci permettono di fare della forza della Resurrezione la nostra stessa forza. Per questo Gesù lo chiama “il Paraclito”, una parola greca che significa colui che invochiamo per stare accanto a noi, per sostenerci, proteggerci, guidarci.
Senza di esso la nostra fede è sterile, è una dottrina senza vita e senza significato, un sapere vuoto e inutile. Attendiamo allora con fiducia e invochiamo lo Spirito, perché ci guidi a vivere la fede in Gesù risorto nel nostro vivere quotidiano.
Tante volte, cari fratelli e care sorelle, facciamo a noi stessi promesse e buoni propositi, ma restiamo delusi perché non si traducono in azioni concrete. È lo stesso di una fede senza Spirito: a parole esprime fiducia nell’amore, nella forza del bene, disponibilità e vicinanza ai fratelli, specialmente i più bisognosi. Lo diciamo qui a messa, nelle nostre preghiere, recitando, spesso senza nemmeno rendercene troppo conto, le formule della liturgia che sono una sintesi di fiducia in Dio, di disponibilità a fare il suo volere, di prontezza a vivere secondo il Vangelo, ma poi le nostre azioni corrispondono a questi impegni presi a parole? Sì, rischiamo anche noi di vivere una fede di buoni propositi: da un lato tante buone parole e dall’altro azioni che seguono invece altri orientamenti. È quello che dice Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.” Bisogna imparare ad amare non a parole, ma con i fatti che Gesù stesso ci suggerisce nel Vangelo, e per farlo dobbiamo invocare che Dio invii lo Spirito, cioè la convinzione e il desiderio di vivere così. Gesù aggiunge che il mondo non può riceverlo, perché non lo vede e non lo conosce. Il mondo infatti, cioè la gente che vive senza dare valore al Vangelo, pur conoscendolo, non vede e non conosce la necessità di seguire la volontà di Dio, perché non ha mai sperimentato la bellezza, l’umanità, la dolcezza del seguire gli insegnamenti di Gesù. Ma noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito quanto era bello compiere gesti di amore gratuito, essere generosi e solidali con chi è nel bisogno, senza cercare ricompensa, scoprire nella nostra vita la benedizione e la protezione di un Dio che ci ama fin da prima della nostra nascita.
Per questo, in questo tempo di “Avvento dello Spirito” invochiamo la sua discesa, cerchiamo con impazienza il dono di una forza di bene che ci permette di vivere come Gesù, di prendere, come dicevamo domenica scorsa, il suo “posto”, che è il migliore e il più felice. Farlo non è difficile, ma anzi è alla portata di tutti. Gesù dice infatti: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.” È un invito concreto a confrontare le nostre azioni e scelte con quanto Gesù ha insegnato. Ogni volta che lo facciamo il Signore starà con noi, ci sosterrà nella scelta, ci darà coraggio e fiducia. Non spaventiamoci prima di farlo, come davanti ad una impresa impossibile, perché voler bene e fare il bene è possibile a tutti. Chiediamo la forza dello Spirito e niente sarà per noi più impossibile.




Preghiere 


O Spirito di Dio scendi su di noi e resta nella nostra vita, perché sappiamo accoglierti come guida sicura, difensore dai pericoli, forza di amore verso tutti.
Noi ti preghiamo


O Dio Padre misericordioso, non ti sdegnare per il nostro rifiuto a farci guidare da te, ma suscita in noi il pentimento e il desiderio di averti sempre vicino.
Noi ti preghiamo





O Signore Gesù che con insistenza rassicuri i tuoi discepoli che tu non li abbandonerai mai, fa’ che non siamo noi a lasciarti per seguire con orgoglio noi stessi. Aiutaci ad ascoltare sempre con fiducia e disponibilità la tua volontà.
Noi ti preghiamo



Ti ringraziamo o Dio del cielo per il dono della vita. Fa’ che non la riteniamo un nostro possesso esclusivo, ma con semplicità e gratitudine la spendiamo per il bene nostro e degli altri.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Padre misericordioso, vieni nelle vite di tutti come Spirito santo, pastore e guida sicura. In modo particolare ti preghiamo oggi per coloro che si perdono per strade del male e della violenza, fa’ che tornito verso di te.
Noi ti preghiamo


Accompagna con amore, o Signore, specialmente quelli che hanno più bisogno del tuo sostegno: i poveri, i malati, i prigionieri, i profughi, chi è solo e senza casa. Guidali alla meta di una vita serena e senza dolore.
Noi ti preghiamo.



Guida con sicurezza o Dio la grande nave che è la tua chiesa, perché sappia accogliere tutti e condurli da te. Benedici il nostro papa Francesco che si affatica per essa e testimonia con impegno il Vangelo di salvezza. Accompagnalo nel pellegrinaggio in Terra Santa che si accinge a compiere.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre buono tutti i tuoi discepoli che sono minacciati dalla guerra e dal terrorismo. Salva la loro vita e fa’ che possano ricevere il dono della pace e riconciliazione.
Noi ti preghiamo


sabato 13 maggio 2017

V domenica del tempo di Pasqua - Anno A - 14 maggio 2017




Dagli Atti degli Apostoli 6, 1-7
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. 

Salmo 32 - Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 4-9
Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore:
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Commento
Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato nel Vangelo che Gesù dice ai suoi amici che andrà presto via, e loro ne sono addolorati. Forse si sentono abbandonati, anche se in realtà sono stati loro quelli che hanno per primi lasciato solo Gesù nel momento della difficoltà. Pensano forse che come tutte le cose più belle, anche il loro rapporto con Gesù abbia un termine e debba passare, perché la vita di sempre riprenda il sopravvento con le sue abitudini, gli alti e i bassi di sempre. È normale credere infatti che le esperienze felici debbano essere per forza brevi e prima o poi finiscano.
Gesù in realtà non ha mai pensato di abbandonare i suoi, e nemmeno di dimenticarsi di tutti gli uomini, quelli presenti e quelli futuri, anche di noi. Perché sarebbe venuto sulla terra, avrebbe insegnato e testimoniato con così grande impegno il suo amore, perché sarebbe morto e risorto, se poi alla fine tutto era destinato a finire e il mondo a tornare come prima? Che senso avrebbe avuto la sua vita, quello di un passaggio breve e, in fondo, inutile sulla terra?
In fondo pensano questo quelli che ritengono che Gesù sia un ideale utopico, un esempio astratto di perfezione che rimane sempre ben distinto dallo scorrere della vita ordinaria. Si arriva cioè a fare di Gesù un’idea astratta.
Invece Gesù dice ai suoi che egli sì, ritorna al Padre, ma aggiunge subito che questo itinerario è lo stesso eh ci attende, infatti lì dove va lui c’è un posto preparato per ciascuno di noi. L’invito di Gesù è dunque a non abbandonarlo più, ma a seguirlo sempre fino a raggiungerlo dove è il nostro posto, in compagnia del Padre, insieme a lui. Il Signore cioè pone i suoi amici, e oggi noi, davanti alla necessità di incamminarsi per raggiungere il nostro vero posto, cioè non quello che il mondo ci assegna, né quello che noi riteniamo adatto e comodo per noi, ma quello che Dio stesso ha pensato fin dal momento della nostra nascita.
Sì, ciascuno di noi ha un posto preparato da Dio, perché nessuno è anonimo e indifferente a Lui. La vita non è una specie di gara ad ostacoli e ciascuno supera quelli che può e raggiunge il suo posto in classifica secondo le sue doti atletiche. Dio non sarebbe altro che un giudice che stila la graduatoria finale. No, ciascuno ha un suo cammino, il Padre ci conosce per nome, sa quello che siamo in grado di fare e ci propone un itinerario che ci porta al traguardo senza essere al di spora delle nostre possibilità. Quindi non è indifferente dove ci incamminiamo, un posto non vale l’altro e non è per tutti uguale. Per questo quel posto preparato da Dio non è solo il traguardo finale, dopo la morte, perché ognuno di noi ha una strada qui sulla terra che è il suo posto, il posto, preparato da Dio e dove noi possiamo andare.
Ma come scoprire questo traguardo e il cammino che lo raggiunge?
Tommaso esprime questa domanda, facendosi interprete dell’interrogativo di ciascuno di noi: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?
Gesù risponde stupito: ancora non avete capito?
Fratelli e sorelle, anche a noi oggi risponde: è chiaro, “Io sono la via, la verità e la vita.” Cioè il nostro posto nel mondo, il posto che Dio ha preparato per noi e che ci invita a occupare è il posto stesso di Gesù nel mondo. La via per raggiungerlo dal Padre infatti è vivere come lui: Io sono la via. Il modo più vero e autentico di essere, senza false illusioni o falsità è aderire a lui: Io sono la verità. La possibilità che abbiamo di non consumare la nostra esistenza senza significato e di non sprecare la vita senza trovarci niente in mano alla fine è imitarlo e agire come lui: Io sono la vita.
Insomma l’invito è chiaro: siamo chiamati a prendere il posto di Gesù qui sulla terra, perché questo è anche il nostro posto, il migliore possibile, l’unico nel quale vale la pena vivere. È il massimo a cui possiamo aspirare, il traguardo più ambizioso e elevato a cui poter giungere e che farà sì che il nostro vivere sia completo.
Dio infatti ci proporrebbe forse qualcosa che non fosse il nostro vero bene e allo stesso tempo che non fosse alla nostra portata? Questo significa che dobbiamo sempre chiederci: come agirebbe Gesù in questa situazione? Che parole direbbe Gesù al mio posto in questo momento? Quali sentimenti esprimerebbe a questa persona se Gesù fosse qui con me? Abbiamo infatti ascoltato: “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste.” Addirittura potremo compiere cose più grandi di quelle che lui ha fatto, se prendiamo il suo posto!
Perciò non facciamoci ingannare da quelli che ci dicono che dobbiamo fare la nostra strada, essere noi stessi, perché la strada e il posto che ci aspetta c’è già, e chiede solo di essere raggiunto e vissuto. In quel posto faremo la vita più bella che ci sia, la vita stessa di Gesù. Lo dice l’apostolo Pietro nella lettera che abbiamo ascoltato: “Voi siete una stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Per fare questo Gesù non ci fa mancare il suo aiuto, e perché noi siamo in grado di riconoscere sempre la strada e il posto da prendere torna: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Gesù viene di nuovo, ogni domenica e ci prende con sé, perché entra dentro noi, si fa parte di noi, attraverso la santa Eucarestia che ci è comunicata. Accogliamola con fede, convinti che è Gesù che si fa strada dentro di noi per condurci. È Dio stesso che diventa nostra carne e sangue e ci aiuta a prendere il suo posto, a divenire come lui, a parlare, agire, vedere e sentire come lui.


 Preghiere 

O Signore che hai preparato per noi un posto perché non perdiamo la vita all’inseguimento di ciò che non vale, guidaci nel cammino verso la vita vera, tu che sei la via da seguire.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo, o Signore nostro Gesù Cristo, tu che ci doni il tuo corpo e sangue per restare sempre con noi aiutaci a imparare a vivere come te che sei la via della salvezza.
Noi ti preghiamo


Aiutaci, o Signore Gesù, a non dubitare del fondamento buono che è la tua Parola e il tuo esempio, ma di edificare su di esso, perché la nostra vita sia testimonianza e sostegno a molti.
Noi ti preghiamo


Insegnaci, o Padre buono, ad essere annunciatori efficaci del Vangelo, a parlare senza timore di te e a indicare a tutti la tua Parola come via sicura per raggiungere la vita vera.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo, o Dio del cielo, vieni in soccorso di tutti quelli che ti invocano e chiedono il tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti, i prigionieri, gli anziani e gli stranieri, per tutti quelli che sono nel dolore.  giunga presto a loro la tua consolazione e la salvezza,
Noi ti preghiamo


Non sdegnarti o Dio del nostro peccato, ma accetta che torniamo a te per ottenere il perdono. Fa’ che, sicuri di essere accolti come il figlio prodigo, volgiamo i nostri passo verso Te che sei fonte inesauribile di ogni bene.
Noi ti preghiamo.



Benedici e proteggi o Padre onnipotente questi nostri fratelli più giovani che si sono da poco accostati per la prima volta alla tua mensa: fa’ che nutriti del tuo corpo e sangue ottengano la forza di restarti sempre vicini.
Noi ti preghiamo


Ispira sentimenti di pace, o Signore, in chi oggi si combatte e si uccide. Fa’ che cessi in ogni luogo della terra la guerra che semina distruzione e morte. Riconcilia i cuori di chi si odia e unisci presto l’umanità tutta intera nell’unica famiglia dei tuoi figli.
Noi ti preghiamo