sabato 3 gennaio 2026

II domenica del Tempo di Natale - Anno A - 4 gennaio 2026


 

Dal libro del Siracide 24,1-4.8-12

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

 

Salmo 147 Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi.

 

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

 

Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce.

 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. 1, 3-6. 15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 Commento 

Cari fratelli e care sorelle, torna a risuonare l’annuncio del Natale a breve distanza dalla notte in cui il Signore Gesù è nato. Non è inutile questa insistenza della Liturgia perché è facile che noi consideriamo la nascita di Gesù con abitudine, un evento del passato e lo accantoniamo per passare ad altro.

L’Evangelista Giovanni racconta il Natale non attraverso la cronaca dei fatti, ma come qualcosa di interiore. Oggi siamo allora invitati a leggere anche noi il Natale di Gesù come una nostra vicenda interiore.

Egli sottolinea fin dal suo esordio come all’inizio di tutto ci sia il Verbo, cioè una Parola. Sì, la vita del mondo, le cose inanimate e animate, noi uomini, nasciamo tutti dal desiderio di Dio di comunicare, di non restare chiuso in se stesso, ma di farsi conoscere, mostrare il suo amore, innanzitutto facendo esistere le cose e le persone. Conoscere e farsi conoscere dagli altri è presentato da Giovanni come il tratto dominante di tutto l’essere di Dio. L’Evangelista oggi ci invita a rileggere la storia del mondo, ma anche la nostra personale, come un progressivo e continuo rivelarsi di Dio, che si è mostrato a noi, e continua a farlo, attraverso gli eventi, le sue parole, le persone. Per capire in profondità la nostra esistenza e quella del mondo cioè, dobbiamo imparare a leggerle con una grammatica diversa, che vede in profondità e comprende i significati nel loro essere parte del disegno di Dio. Le esperienze positive, quelle negative, le persone, tutto assume un significato e un valore diverso, come parte della manifestazione di un Dio che vuole farsi conoscere, che non è sopra la storia ma dentro la storia, nostra e del mondo.

Tante volte noi, al contrario abbiamo l’idea di un Dio “misterioso”, come se giocasse con gli uomini a tenersi nascosto, a muovere le vicende della nostra vita come le pedine di un gioco a noi inconoscibile. Ma invece Dio non sta nascosto, non si avvolge di mistero, è la nostra miopia, la piccolezza della nostra prospettiva che ce lo rendono a volte lontano e incomprensibile. E il Natale in questo progressivo avvicinamento rappresenta una tappa decisiva: non solo Dio è vicino alla vita degli uomini, se ne interessa e ne ha compassione, ma ora diventa così prossimo da farsi vedere, toccare, ascoltare.

Sappiamo bene però che non sempre la prossimità di qualcuno è ben accetta, perché giudicata eccessiva, o invadente. Anzi i rapporti spesso tendono a tenere l’altro ad una certa distanza, senza riconoscergli un ruolo decisivo per noi. Paradossalmente accettiamo più volentieri che le nostre scelte siano determinate dai cosiddetti “persuasori occulti”, cioè i media, la pubblicità, le notizie più o meno false veicolate dai social, piuttosto che avere un amico che ci ami e “pretenda” di influire su di noi.

Ecco allora quel fastidio per un Dio che non accetta di essere sullo sfondo, anonimo e poco visibile, distratto, poco interessato a noi, come vorremmo che fosse.

Ma Dio ci conosce meglio di noi, conosce di cosa abbiamo bisogno e se scende dal cielo e si fa uomo non è certo per passare inosservato, ma per offrirci la possibilità di vivere meglio e più felici. Gesù vuole avere un ruolo importante nelle nostre scelte e giudizi, contare di più.

Eppure, ci dice Giovanni, “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Stiamo attenti allora a non coltivare atteggiamenti diffidenti e una scontata abitudine, perché rischiamo di non accorgerci chi è veramente colui che viene per salvarci!

L’evangelista ci propone l’esempio opposto di Giovanni Battista, colui che, riconosce e accoglie Dio che viene per stare con noi. Innanzitutto ci dice il vangelo, egli lo riconobbe perché non credeva di sapere già, di avere già tutto chiaro. A me spesso colpisce l’atteggiamento di quanti non si stupiscono mai delle realtà o delle persone che incontrano: già sanno, hanno capito cosa c’è dietro e cosa significa. Incasellano subito ogni cosa nella categoria nota, senza provare lo stupore di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, che li spiazza e li colpisce, lasciandoli senza una risposta immediata e già pronta. Hanno paura di essere colti impreparati, senza aver già tutto chiaro. Ma in realtà, cari fratelli e care sorelle, è proprio dietro la novità che si manifesta la presenza del Signore e lo stupore è segno che ce ne accorgiamo. Non bisogna aver paura di restare stupiti di qualcosa di nuovo, anzi cogliamo i segni di qualcosa di nuovo che vuole germogliare nella nostra vita come la benedizione del Natale, l’incontro con colui che ha detto “io faccio nuove tutte le cose”. L’incapacità di cogliere le novità, di meravigliarci e gioirne è un preoccupante segno di distanza: “Venne fra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto…”.

Ecco allora che il Battista torna oggi: “per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.” Egli non credeva di averla già da prima, ma accoglie la luce e la offre agli altri per orientare la vita, darle una gioia autentica, che non passa col Natale. Quella luce è Gesù, la Parola che si è fatta carne della nostra carne per essere comprensibile, credibile e per incontrare tutti.

Lasciamoci stupire da questa novità che quotidianamente vuole farsi strada in noi, da questo messaggio che in ogni momento vuole raggiungerci e interrogarci. Preoccupiamoci se non la vediamo, se non ci lasciamo spiazzare e interrogare, perché è segno che il Natale ci è stato portato via.

E allora cerchiamo sempre la luce di Dio che ci giunge attraverso la sua Parola e i fatti della vita per capire noi stessi, gli altri, il mondo, la realtà, senza pregiudizi e precomprensioni. Lasciamoci toccare da ogni incontro, perché possiamo interrogarci cosa significa e cosa ci chiede. Impareremo così quella grammatica che permette di comprendere nella storia la lingua con cui Dio cerca di manifestarsi e di farci capire quanto ci ama e quanto desidera stare con noi, cioè la lingua del voler bene.

 

Preghiere  

Signore che nasci per farti vedere e ascoltare da tutti, fa’ che anche noi ti riconosciamo vicino nelle parole del Vangelo e nella comunità che ogni domenica si raccoglie attorno al dono dell’Eucarestia,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre non stancarti di cercarci, nonostante la nostra chiusura. Perdona la nostra freddezza e distanza, donaci di venirti incontro ogni domenica, quando torni a farti vicino a noi,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre Santo per chi non ti conosce e non ha mai sperimentato la felicità che viene dall’incontro con te. Fa’ che presto tutti ti conoscano come un vero amico che ama e salva,

Noi ti preghiamo

  

Scalda il nostro cuore o Signore Gesù con le parole del Vangelo, perché le prendiamo come una luce che guida e fa conoscere i fratelli e le sorelle. Fa’ che seguendo l’esempio di Giovanni sappiamo portare te a quelli che incontriamo, come la vera luce che dirada il dubbio e il pessimismo, la concentrazione su di sé e gli egoismi,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e consola Signore chi è nel dolore, guarisci gli ammalati e proteggi i deboli, perché la tua nascita apra un tempo di gioia per tutti,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Padre misericordioso a rinascere come tuoi figli adottivi. Colma il nostro cuore della speranza in un mondo migliore, perché possiamo divenirne i costruttori, operatori di bene, uomini e donne di pace,

Noi ti preghiamo.

 

 Ti preghiamo o Dio per il nostro papa Leone, perché le sue parole e il suo esempio tocchino il cuore di ogni cristiano avvicinandolo a te,

Noi ti preghiamo

  

Dona la tua pace o Signore dell’Universo a tutti i popoli. Fa’ che torni presto concordia e giustizia in ogni paese dove oggi la guerra uccide e fa soffrire,

Noi ti preghiamo

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