venerdì 3 aprile 2026

Domenica delle palme - 29 marzo 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 50,4-7

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

 

Salmo 21 - Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

 

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

Lode a te o Signore, re di eterna gloria!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte di croce.

Per questo Dio lo ha esaltato

Lode a te o Signore, re di eterna gloria!

 

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

 

Mt 26,14 – 27,66

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato dalle parole dell’evangelista Matteo il racconto degli ultimi giorni di vita di Gesù, da quando il Signore entrò trionfalmente a Gerusalemme fino a quando, pochi giorni dopo, lo crocefissero e seppellirono dopo un sommario processo e un’ingiusta condanna.

Nel racconto della Passione e morte del Signore molto esiguo è lo spazio dedicato a quello che disse e fece Gesù. La descrizione è tutta concentrata nella descrizione del comportamento di quelli che lo circondarono in quelle ultime tragiche ore.

I discepoli, il governatore Pilato, i capi degli israeliti, i soldati romani, la folla. Tutti costoro esprimono interessi diversi, hanno preoccupazioni diverse e si comportano diversamente, ma c’è un tratto che li accomuna: tutti sono concentrati su di sé e sulle proprie difficoltà.

Gli apostoli sono sopraffatti dallo spavento. Hanno visto crescere l’ostilità attorno al loro Maestro da parte delle autorità politiche e religiose ed hanno assistito riluttanti alla determinazione con la quale Gesù ha voluto recarsi nonostante tutto a Gerusalemme. Sono sfiduciati, e uno di loro, Giuda, crede che non c’è più niente da fare e cerca di mettersi in salvo passando dalla parte dei più forti. Nel momento drammatico dell’angoscia di Gesù nell’orto degli ulivi la paura degli apostoli li spinge a fuggire da quell’ora piena di tensione estraniandosi e mettendosi a dormire. Infine, quando ormai tutto è perduto, si danno alla fuga e ognuno pensa a mettere in salvo se stesso fuggendo dal Signore.

Pilato è preoccupato per l’ordine pubblico, deve barcamenarsi in un caso in cui l’innocenza dell’accusato è evidente, ma si agitano troppe forze e ha paura che la situazione gli sfugga di mano. Cerca di trovare una mediazione, ma non ci riesce e alla fine cede alla folla e ai rappresentanti del potere religioso ebraico e cede alla loro volontà di annientare Gesù.

I capi del popolo devono difendere la loro autorità, messa in discussione dal potere politico dell’Impero romano. Avvertono in Gesù un avversario pericoloso, anche se lui non si propone come un capopopolo rivoluzionario, ma i suoi insegnamenti e comportamenti mettono in discussione dalle fondamenta il loro sistema di potere, e alla fine decidono di giocarsi tutta la loro autorità forzando la mano di Pilato per la condanna di Gesù.

I soldati romani anche loro temono i disordini. Sono gente abituata all’uso della violenza, sono professionisti della forza bruta e agiscono con determinazione senza un attimo di titubanza.

La folla, infine, segue le vicende di Gesù davanti a Pilato e poi lungo la strada, fino al Golgota come assistendo ad uno spettacolo macabro. È gente annoiata che coglie l’occasione del diversivo, si fa forte dell’anonimato per lasciarsi andare agli istinti peggiori: l’ingratitudine per colui che l’aveva beneficata in tanti modi diversi; la spietatezza di preferire un criminale conclamato, Barabba, piuttosto che un uomo inerme e buono; il desiderio di assistere allo spettacolo macabro dell’esecuzione, gridando a Pilato “crocifiggilo, crocifiggilo!”; il gusto di deridere chi è in difficoltà e non può nemmeno difendersi, di ridicolizzare il dolore di chi è sconfitto, di prendersi la rivalsa di dimostrare con l’insulto che alla fine la ragione è sempre del più forte e di chi sta dalla sua parte.

Tutti insomma sono presi dai loro calcoli, interessi, istinti, bisogni, e davanti a questi il dolore di un uomo che soffre non ha nessuna importanza.

Gesù è solo uno dei tanti condannati, uno che se l’era cercata, un provinciale marginale della Galilea, uno dei tanti rivoluzionari che si erano illusi di scalzare il potere.

Tutti presi dai propri problemi restano indifferenti al dolore di Gesù. D’altronde al dolore degli altri si fa l’abitudine e alla fine ci si stanca.

Cari fratelli e care sorelle, quante volte anche noi facciamo l’abitudine al dolore degli altri. Ai drammi del mondo, le guerre, la miseria, le ingiustizie. Ai drammi di chi abbiamo vicino e magari incontriamo nella nostra quotidianità. Sono troppe le cose della nostra vita che ci preoccupano e ci spaventano, e al dolore degli altri ci si fa l’abitudine, ci si stanca, ma questo vuol dire rinunciare alla propria umanità.

Ma in mezzo alla grande scena della passione c’è uno che rimane umano, poiché non rinuncia a prendere in considerazione il dolore di chi gli è difronte: Gesù. Lui, nonostante tutto, ha compassione del ladro crocefisso accanto a sé e lo consola e rassicura, perdonando tutte le sue colpe; ha compassione di Maria e Giovanni ai piedi della croce, e li affida l’uno all’altra, perché non restino soli col proprio dolore; ha compassione di quelli che lo stanno uccidendo, chiedendo a Dio pietà perché non sanno quello che fanno.

Gesù in croce ci si presenta come l’uomo che non mette se stesso al centro delle sue preoccupazioni, anche quando queste sembrano così soverchianti. Egli incarna l’umanità che non cede al ricatto del male che spinge ciascuno di noi a farsi bastare i propri di problemi, piuttosto che prendere in considerazione quelli degli altri. Questa umanità vera viene crocifissa e seppellita perché ci propone di non abituarci al male altrui, di non farlo sparire dietro ai cumuli del proprio ego vittimista e preoccupato di sé.

Eppure le preoccupazioni di tutti quelli che ruotano attorno a Gesù non si risolvono: i discepoli restano paralizzati dalla paura, i capi del popolo restano giudici impietosi e sprezzanti, Pilato e i soldati romani nonostante la loro politica sanguinaria vedranno passare il tempo dello splendore imperiale, la folla torna alla quotidianità insoddisfatta e scontenta che la caratterizza in ogni tempo. La spietatezza e l’indifferenza al dolore altrui non mette al riparo dai propri problemi, anzi, in qualche modo, annulla l’unica via di uscita che Gesù propone a tutti: maturare una umanità vera e attenta all’altro, sensibile al dolore altrui.

In questi giorni restiamo vicini a lui, seguiamone i passi, ascoltiamone le parole e impariamo la sua mitezza e bontà, perché anche la nostra umanità assuma i tratti di quella di Gesù e divenga capace di non abituarsi al male altrui. Gesù infatti non viene annientato e sconfitto dalla morte ma risorge, e con lui risorgono quanti fanno propria la sua umanità.

  

Preghiere 

 

O Signore Gesù, ti abbiamo accolto festosi come il re della nostra vita agitando i rami di ulivo che abbiamo fra le mani. Aiutaci a non restare indifferenti al tuo amore fatto di parole e gesti buoni, perché sappiamo restarti vicino anche nei momenti difficili.

Noi ti preghiamo

  

O Padre che hai mandato il tuo figlio unigenito per salvare l’umanità intera, fa’ che in questi giorni sappiamo accogliere la sua richiesta di vegliare con lui e non lo abbandoniamo presi dal sonno di una vita banale e abitudinaria.

Noi ti preghiamo

 

O Padre del cielo ti preghiamo per tutti coloro che bussano alla porta del nostro cuore per cercare consolazione e sostegno. Per i poveri, per coloro che sono nel dolore, per chi è malato e ferito, per le vittime della guerra e della violenza

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù che dalla croce hai perdonato coloro che ti stavano mettendo a morte, non guardare al nostro peccato, ma cancellalo con la grazia della tua misericordia infinita.

Noi ti preghiamo

 

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