sabato 18 aprile 2026

III domenica el tempo di Pasqua - Anno A - 19 aprile 2026

 


Dagli Atti degli Apostoli 2, 14a. 22-33

Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

 

Salmo 15 - Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore +
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita, +
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1, 17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri. Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio. 

 

 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo oggi ci mostra Gesù subito dopo la sua resurrezione. Egli torna, vivo, nella storia degli uomini, e non lo fa su grandi scenari e fra ali di folle, ma sulla scena semplice di un incontro personale. Lo stesso avverrà quando entrerà nella sala dove erano i dodici riuniti, al chiuso, e poi sulle rive del mare di Galilea. Sono incontri che avvengono non su scenari grandiosi ma nella vita quotidiana dei suoi. Questo ci dice che l’incontro con il risorto è innanzitutto un’esperienza personale, fatta di gesti e parole rivolte a me da vicino, nel quotidiano, nel presente.

Però nel racconto vediamo come, allo stesso tempo, l’incontro con Gesù non è mai banale e non lascia niente come prima. Tutto inizia su una strada periferica, ben nota a quei due perché li riportava molto probabilmente al loro piccolo paese di origine, ma poi l’incontro con il risorto fa cambiare loro strada: tornano a Gerusalemme, la grande città, dai dodici e di corsa. Hanno qualcosa di importante da dire e nonostante l’ora tarda affrontano quel viaggio insolito.

Come è avvenuto questo cambiamento di prospettive così radicale?

I due sulla strada per Emmaus credevano di aver capito una verità importante della vita: che non ci si può illudere che il bene prevalga sul male. Lo avevano imparato sperimentando prima l’entusiasmo per l’esperienza fatta assieme a Gesù: i successi con le folle, i miracoli, le guarigioni, i momenti di euforia e di gioia. Gli sembrava veramente che avevano trovato la risposta alla loro domanda di una vita buona e felice. Ma poi erano arrivate le difficoltà serie, la persecuzione, la passione e morte del Maestro, la paura e i dubbi, e questo sembrava loro avesse definitivamente dimostrato che l’esperienza fatta prima con Gesù era un’amara illusione che il bene potesse prevalere su tutto: la malattia, il peccato, le avversità della vita. La forza del male aveva preso il sopravvento e posto fine a tutto.

È una condizione comune a tutti, anzi sembra una tappa positiva della maturità umana, quando cioè si smette di illudersi che sia possibile una vita buona e felice e ci si rassegna ad accontentarsi del grigiore di una vita dominata dalla paura di perdere qualcosa di ciò che si è faticosamente conquistato e senza illusioni circa la possibilità di realizzare il bene.

Vediamo tutto ciò nella cultura contemporanea che vuole farci credere che la guerra sia normale e accettabile, e che gli sforzi di chi non si rassegna a questa realtà, come ad esempio papa Leone, sia un illuso e un perdente, cioè uno condannato a vedere fallire le proprie speranze di pace.

Tutto ciò ci viene presentato come un saper vivere saggio, un realismo opportuno.

Gesù smaschera questa idea, chiamando i due che vanno ad Emmaus “sciocchi e tardi di cuore.” Ovvero il Signore rovescia il ragionamento apparentemente sensato che li ha portati a restare delusi e spaventati per quello che è successo. Hanno pensato che la vita buona, quel Regno promesso da Gesù, fosse una sorta di angolo riparato in cui starsene in pace, immune dal dolore e riparato dalle difficoltà della vita. Ma questo angolo riparato sarebbe una prigione della paura e una rinuncia a vivere la libertà. E senza libertà non si può voler bene, ma si può solo cercare la convenienza e il proprio utile, eppure è quello al quale il mondo ci propone di aspirare come il massimo ottenibile.

Gesù però non si accontenta di un angoletto riparato, vuole donarci la libertà piena di attraversare i momenti belli e quelli bui dell’esistenza senza perdere la fiducia nella possibilità di realizzare il bene a cui tutti gli uomini aspirano. L’unica condizione che Gesù pone è fidarci di lui, ovvero cercare non la furbizia del mondo ma la sapienza del Vangelo per smettere di essere sciocchi, aprire il cuore alla speranza che con lui tutto è possibile invece di chiuderci nella prigione di un realismo rassegnato e sconfitto in partenza.

Cari fratelli e care sorelle, lasciamo aperto almeno uno spiraglio del nostro cuore al soffio della sapienza del Vangelo e al calore del voler bene di Gesù. Non diciamo sempre: no, non è possibile; no, è troppo difficile; no, non è per me. Con i nostri ripetuti “no” chiudiamo il cuore alla sapienza del Vangelo e ci ritroviamo “sciocchi e tardi di cuore a credere”. Diciamo invece: forse posso provarci; vediamo se sono capace; iniziamo… è solo uno spiraglio, ma Gesù poi farà tutto il resto. I due restarono ad ascoltare, si sedettero, lasciarono fare tutto a Gesù risorto e così si ritrovarono dentro un cuore nuovo e una vita capace di correre incontro ai fratelli e alla città con un messaggio importante da comunicare: “è sempre possibile voler bene, l’amore non si ferma nemmeno davanti alla morte, Gesù è risorto, veramente è risorto!”

 

Preghiere 

 

O Signore che vieni incontro a noi risorto, fa’ che sappiamo riconoscerti più forte del male e vittorioso sulla morte e sul dolore del mondo.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Signore Gesù la nostra incredulità che ci rende sciocchi e tardi di cuore. Aiutaci ad accogliere con fiducia l’annuncio che il tuo amore ha vinto la morte e tu sei risorto per sempre. 

Noi ti preghiamo

 

Dona, o Padre del cielo, la vita che non finisce a tutti coloro che ti invocano. Ascolta il grido dell’oppresso e del sofferente, chinati su chi è vittima dell’ingiustizia e schiacciato dal dolore. Fa’ che l’annuncio della resurrezione risuoni con forza dove oggi vince il male.

Noi ti preghiamo

  

Rendici o Signore testimoni convincenti della tua resurrezione. Fa’ che sappiamo annunciare con le nostre parole e le nostre azioni il vangelo del tuo amore più forte di ogni male. 

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Dio del cielo il nostro peccato, perché liberi da ogni impaccio e animati dalla forza del tuo perdono sappiamo sempre lodare il tuo nome e annunciare le meraviglie che operi nel mondo.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi ogni uomo dal pericolo di una vita spesa per ciò che non vale e vissuta inutilmente. Fa’ che chi ancora non ti conosce e non ti ama possa presto incontrarti come il Signore buono che salva.

Noi ti preghiamo.


Proteggi o Padre del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, in modo particolare coloro che soffrono per la persecuzione, la violenza, la guerra. Fa’ che la loro testimonianza sia inizio di un nuovo tempo di pace e di riconciliazione.

Noi ti preghiamo

  

O Dio, dà forza e coraggio a papa Leone che annuncia il Vangelo e guida il popolo dei tuoi figli verso di te. Perché con la sua testimonianza sia di esempio e comunichi a tanti come cercare il dono inestimabile della pace.

Noi ti preghiamo

Nessun commento:

Posta un commento