sabato 27 giugno 2026

XIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 28 giugno 2026

 



Dal secondo libro del Re 4,8-11,14-16

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare». Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò. Eliseo chiese a Giezi suo servo: «Che cosa si può fare per questa donna?». Il servo disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio».

 

Salmo 88 - Canterò per sempre la tua misericordia.

Canterò senza fine le grazie del Signore, 
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli, 
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre» ; 
la tua fedeltà è fondata nei cieli. 

Beato il popolo che ti sa acclamare 
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto: 
esulta tutto il giorno nel tuo nome, 
nella tua giustizia trova la sua gloria. 

Perché tu sei il vanto della sua forza 
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza. 
Perché del Signore è il nostro scudo, 
il nostro re, del Santo d'Israele. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6, 3-4,8-11

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;

proclamate le grandezze di Dio.

Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 10, 37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

 

Commento

Care sorelle e cari fratelli, le letture della liturgia di oggi ci offrono dei messaggi paradossali, che stridono con il buon senso comune. Nella seconda lettura l’Apostolo Paolo scrive ai romani: “siamo stati battezzati nella sua morte”. È un’immagine che contrasta con una certa nostra idea del battesimo come inizio di una vita nuova in Cristo, apertura alla sua salvezza, liberazione dal peccato originale; che senso ha parlarne come di un momento di morte?

E poi nel Vangelo Gesù dice ai suoi: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” indicando una scelta a dir poco imbarazzante, una via che ci sembra impossibile a noi gente comune.

La Scrittura spesso sembra seguire un ragionamento paradossale e fuori dal comune, che ci spiazza, ma questo avviene perché il modo di ragionare comune è lontano dal modo di Dio di concepire il mondo e la vita.

Dio dice per bocca del profeta Isaia: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55,8) e allora dobbiamo sempre partire da questa differenza di fondo per convertire i nostri pensieri a quelli di Dio e percorrere le sue e non le nostre vie.

Infatti nel primo caso, noi siamo portati a considerare la nostra salvezza come partecipazione alla gloria della sua resurrezione, ma senza passare, come ha fatto lui, attraverso la passione e la morte. Le tre cose, passione, morte e resurrezione, sono una realtà unica e non possiamo gustare la bellezza e la forza della vita senza fine con il Signore se non facciamo nostra anche la realtà della croce che l’ha preceduta. Quest’ultima fa parte del nostro mondo, ne vediamo le tracce nello spadroneggiare del male che opprime e umilia tanta parte dell’umanità, e solo se ce ne faremo in qualche modo carico, come lui ha fatto, potremo con lui essere trascinati nella gioiosa gloria della sua resurrezione ad una vita più forte della morte.

Nel secondo caso il senso dell’affermazione di Gesù non è quello di voler sminuire il valore degli affetti umani che noi possiamo provare, quale quello che i propri familiari. Gesù però ci mette in guardia dal credere che possiamo amarli senza fare esperienza profonda dell’unico vero amore, quello di Dio e per Dio. Egli infatti è la fonte di ogni voler bene umano, ne è un riflesso che riverberiamo sui nostri simili. Solo infatti chi si rende conto e sente un amore così appassionato e gratuito come quello di Dio, immeritato e sovrabbondante come solo lui sa donare, potrà capire cosa vuol dire voler bene ad un uomo o una donna e tentare di riviverlo con essi.

Questi due esempi ci mostrano come il confronto con la Parola di Dio ci chiede innanzitutto di spogliarci dei nostri preconcetti e idee naturali, per andare alla radice del pensiero di Dio che essa vuole farci conoscere. Un ascolto superficiale o che dà per scontato di averla già capita una volta per tutte ci rende sordi al suo messaggio profondo.

Nella prima lettura abbiamo un esempio di come l’incontro con la Parola di Dio, che possiamo identificare nella persona di Eliseo uomo di Dio, significa la salvezza per quei due anziani che lo accolgono.

Tutto comincia con un occasionale “passare” di Eliseo a casa dei due: si ferma a mangiare, si ristora, trova accoglienza. Ma poi con il tempo questa accoglienza si fa sempre più profonda e articolata: i due ricavano una stanza nella loro casa, la arredano, la mettono a disposizione di Elia perché il suo passaggio e ristoro non sia fugace, ma duraturo e ripetuto. Così è di chi ascolta la Parola di Dio. Un primo fugace ascolto ci può meravigliare e dare gioia, ma poi c’è bisogno che apriamo la stanza interna del nostro intimo, che la mettiamo a disposizione perché la Parola rimanga e non passi subito via, che la arrediamo con l’attenzione e la cura necessarie. Il risultato è che la vita dei due anziani ospiti di Elia ottengono la benedizione di un figlio, la loro sterilità è vinta e le loro vite chiuse in se stesse si aprono al futuro di generazioni future.

Care sorelle e cari fratelli che anche per noi avvenga così, perché l’ascolto della Parola di Dio apra la porta del nostro cuore e la faccia diventare familiare e “padrona di casa”, perché indirizzi i nostri passi sulle vie di Dio e illumini la nostra mente ai suoi pensieri.

 

Preghiere

 

O Signore ti preghiamo, aiutaci a vincere paure e chiusure, perché sappiamo accogliere e ospitare con amore quanti ci testimoniano il tuo amore,

Noi ti preghiamo

  

Sostienici o Padre buono perché sappiamo ascoltare nel profondo la tua Parola e testimoniare la sua azione trasformatrice sulla nostra vita. Fa’ che chi incontriamo resti attratto dal dono del Vangelo che abbiamo ricevuto,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e salva o Dio quanti sono nella sofferenza e nel dolore. Guarisci gli ammalati e consola i sofferenti,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Padre buono il grido di quanti sono vittima della guerra e della violenza. Fa’ che la pace regni presto in ogni terra,

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Signore le comunità cristiane ad essere testimoni di quell’amore universale che lega i figli dell’unico Padre del cielo. Rendici accoglienti e solleciti verso tutti,

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Padre il nostro peccato che ci spinge a temere di seguire il Vangelo e di viverlo pienamente. Donaci il coraggio dell’amore e la forza della misericordia

Noi ti preghiamo.

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