martedì 3 gennaio 2017

Festa dell'Epifania - Anno A - 6 gennaio 2017




Dal libro del profeta Isaia 60,1-6
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Alleluia, alleluia alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, sono trascorsi pochi giorni da quando abbiamo ricevuto in questa casa l’annuncio della nascita del Salvatore. Lo abbiamo udito espresso in vari modi: il racconto di Matteo, ricco di dettagli e descrizioni, quello dell’evangelista Giovanni, così essenziale e spirituale, il racconto della reazione dei presenti, i pastori, e dello stupore di quanti ascoltarono da loro il racconto dell’accaduto. Oggi abbiamo udito come i segni di quanto stava accadendo il quella periferia sperduta del mondo raggiunsero i confini più lontani della terra, quell’ “oriente” da cui giunsero alcuni personaggi misteriosi, i Magi: forse dei re, o piuttosto dei sapienti, astronomi capaci di scrutare i segni del cielo. Sì, l’evangelista Matteo ci tiene a riportare come quella nascita porta con sé entrambi i segni, apparentemente contradittori, di un evento periferico, marginale, quasi anonimo quanto a collocazione geografica e sociale, e la sua portata universale, tanto da essere colta da chi non aveva niente a che fare con il contesto religioso e culturale in cui essa si è realizzata.
Apparente contraddizione, sì, perché con quel paradosso in realtà il Vangelo vuole farci vedere come la partecipazione a quell’evento non è determinata dalla prossimità geografica o dalla familiarità culturale con esso, ma dal desiderio di riceverlo nel profondo della propria esistenza come un segno importante. Infatti la stella così come il coro degli angeli non furono indirizzati solo ad alcuni, in segreto, di nascosto. Essi erano segni chiari e ben visibili, in pieno cielo, tanto che li percepirono sia gente rozza ed ignorante come i pastori quanto sapienti raffinati e di origine remota, come i Magi. Addirittura il vangelo mette in luce un altro paradosso: quando i Magi ingenuamente si rivolgono a Erode e ai sapienti di Gerusalemme essi non si stupiscono di niente, sanno già tutto: il come il dove e il quando deve realizzarsi quella promessa antica della venuta del Salvatore. Essi avevano tutte le coordinate per rendersi conto di cosa stava accadendo, ma non le tennero in nessun conto.
Fratelli e sorelle, questo racconto dicevo è paradossale, perché vuole mettere in luce le contraddizioni che sono nel nostro modo di vivere. Ci dice come per vivere l’incontro con Gesù che nasce di nuovo per stare con noi non basta saperlo, avere coscienza del fatto e del modo con cui si è realizzato. A noi quella stella, quel coro degli angeli sono ben noti, li conosciamo con dovizia di particolari, ma non ci dicono nulla. Anzi suscitano un certo fastidio, perché vengono a disturbare. Sì ci disturbano, perché sia la stella, come anche gli angeli, invitano a seguirli, a uscire dal conosciuto e dallo scontato per uscire allo scoperto e addentrarsi in un terreno nuovo, in cui non siamo padroni né a casa nostra, ma dove è re qualcun altro, Gesù. Sì la differenza è questa: la disponibilità a mettersi in cammino. Erode ha paura, sente minacciato il suo potere; i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo sono contrariati; la gente di Gerusalemme è turbata eppure nessuno di loro sente il bisogno di uscire di casa e fare i pochi chilometri che separano la città dalla borgata di pastori di Betlemme. Nessuno di loro trova motivi sufficienti per mettersi in cammino e uscire da proprio piccolo regno in cui è signore della propria vita per scoprire chi è quel nuovo re che viene a instaurare un nuovo regno di pace, giustizia, amore, felicità.
Fratelli e sorelle, questo è il nostro stesso problema: noi sappiamo già tutto, a volte fino alla noia. Sappiamo chi è Gesù, cosa ci propone, come è fatta la vita per lui, cosa conta di più per lui, a cosa, secondo lui, vale la pena affidarsi ecc… la stella l’abbiamo vista da tutte le angolature, ne conosciamo l’itinerario, la luminosità, il colore, la bellezza, ma di seguirla non ci viene in mente nemmeno lontanamente.
È questo il dramma del Natale: è divenuto un gioco, una pantomima di un fatto vecchio, noioso perché ripetitivo e scontato. Per questo si sente il bisogno di rivestirlo di tanti luccichini ed effetti speciali, addobbi e orpelli, perché di per sé, da solo, ci suscita solo noia.
Cari fratelli e care sorelle, quei magi invece scoprirono con gioia quel segno nel loro cielo spento. Si presero la briga di seguirlo, senza sapere dove sarebbero arrivati. Si portarono appresso poche cose, come chi fa un viaggio impegnativo, ma di valore, lasciandosi dietro tutto quello che è inutile, superficiale, posticcio. Credettero con ingenuità infantile che il loro atteggiamento sarebbe stato quello di tutti: stupore, gioia, curiosità, interesse, attesa, e invece trovarono solo fastidio, noia, paura. Alla fine quello che per loro ha contato è che trovarono Gesù. “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.” La loro vita si riempie di felicità, di tenerezza, quel re gli fa scoprire la loro vera dimensione, umili figli, e fa emergere da sé le cose più belle e le fa brillare. La loro vita non è più la stessa, cambiano strada. Tornare a casa non è più lo scontato ripercorrere le vie di sempre, ma aprire nuovi sentieri, scoprire nuovi luoghi e nuove persone alle quali comunicare la gioia dell’incontro col Signore.
Cari fratelli e care sorelle, sia anche per noi il Natale dei magi, non il Natale di chi guarda dalla finestra annoiato, ma la novità di una uscita da sé, di una strada inedita, sconosciuta, avvincente, di incontri che ci rivelano la bellezza della compagnia del Signore.



Preghiere 

O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la tua umile semplicità i forti e per consolare i deboli, fa’ che usciamo dalle nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che ascoltiamo la tua Parola,
Noi ti preghiamo


O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te andiamo anche noi come i pastori ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto a Betlemme,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto. Guida e benedici il nostro cammino verso di te,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore perché hai riempito le nostre vite dei doni preziosi di una umanità mite, di parole buone, di azioni misericordiose. Continua a benedirci e ad aver pietà della nostra debolezza,
Noi ti preghiamo




Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,
Noi ti preghiamo


Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per scoprire la bellezza del servizio ai fratelli,
Noi ti preghiamo.


Dona la tua pace al mondo intero, o Dio che riconcili i cuori e li apri alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla piaga della guerra e della violenza,
Noi ti preghiamo



Donaci o Dio la vera sapienza che ci fa cogliere i segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettiamo mai di cercarti,

Noi ti preghiamo

sabato 31 dicembre 2016

Festa di S. Maria Madre di Dio - Anno A - 1 gennaio 2017




Dal libro dei Numeri 6,22-27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
oggi parla a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, iniziamo oggi un nuovo anno della nostra vita e con una felice coincidenza quest’anno esso ci raduna qui in chiesa per celebrare la memoria domenicale della resurrezione del Signore. Sì, un nuovo anno nasce oggi sotto il segno della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della gioia sulla tristezza.
Il primo gennaio si celebra nella Chiesa la festa di Maria Madre di Dio e la giornata mondiale della pace, istituita esattamente 50 anni fa da Paolo VI. Le due memorie concordano felicemente, perché Maria con la sua maternità ha aperto al mondo le porte per l’ingresso della pace vera, non quella del mondo, ma quella che Dio dona, della quale Gesù è principe, portatore e suscitatore. Infatti possiamo constatare con evidenza come dove il Signore è di casa, dove egli è amato e invocato la pace regna con lui; dove al contrario egli è respinto, combattuto e odiato la pace non resiste e regna la violenza e l’ostilità. Per questo ogni chiesa, ogni cappella, anche la più umile e periferica sono una casa di pace e la gente che vi si raduna è pervasa da questo spirito. Anche noi, qui troviamo lo spirito della pace vera, la sperimentiamo, la apprendiamo come un alfabeto e una grammatica della vita. La chiesa è uno spazio liberato dall’odio, dove la violenza non ha posto e tradizionalmente, fin dall’antichità, in chiesa si entra senza armi, e chi si rifugia in chiesa è protetto dal sopruso e dagli uomini armati. Proprio per questo succede che chi odia il nome di Dio e non sopporta che egli regni sulla vita della gente distrugga le chiese e gli altri luoghi di culto, a volte facendo anche strage, perché ha paura e non sopporta l’umanità mite e pacifica di quanti le frequentano. Che scopo militare o di potere potrebbe avere infatti la distruzione di una chiesa o di una comunità di persone inermi in preghiera, se non per la paura che essi esercitano su chi pratica e predica l’odio come legge della vita?
La chiesa in questo senso rappresenta bene anche la persona di Maria, tempio e custode del Signore Gesù, in lei amorevolmente accolto e custodito per essere donato al mondo. Così sia anche per noi: come Maria questo luogo santo accoglie e custodisce amorevolmente Gesù per donarcelo ogni domenica e ogni volta che in essa preghiamo, affinché attraverso di noi giunga al mondo intero.
Abbiamo ascoltato che i pastori, gente grezza, ignorante e anche lontana dai circuiti della vita ordinaria, si recarono in quella stalla, divenuta la prima chiesa per la presenza di Gesù che si rendeva per la prima volta avvicinabile da tutti, attratti dalla straordinarietà di quel luogo: gli angeli li invitano a trovarvi il segno sotto il quale mettere al sicuro la propria vita, la fonte della pace , la salvezza da ogni male. Essi vi furono attratti perché era un luogo straordinario. Stiamo attenti noi a non renderlo un luogo banale, ordinario, insignificante per la nostra vita, uno scenario come tanti su cui ci muoviamo come padroni disinvolti e sicuri di noi. Qui, come a Betlemme, si concentra la potenza di Dio che torna a rendersi accessibile a tutti, qui il principe della pace insegna a viverla ogni giorno e a farne motivo di salvezza personale.
I pastori, continua il vangelo di oggi, una volta usciti da quell’esperienza di incontro con Dio non poterono fare a meno di riferire quello che avevano vissuto a quanti incontravano. Proprio i pastori, gente fuori della società, diventano comunicativi e capaci di annunciare l’evento salvifico della nascita del Salvatore Gesù. Ciò è possibile perché quell’incontro suscita nei loro cuori una grande gioia. È la gioia a rendere gli uomini comunicativi. Chi è triste, spento, banale e pessimista non comunica niente, anzi si cerca di dimenticarlo prima possibile perché trasmette solo tristezza. Quante volte anche noi siamo spenti e smorti, scialbi, senza nulla da dire e comunicare, perché non siamo pieni di gioia. Ma questo, cari fratelli e care sorelle, significa che non abbiamo incontrato il Signore!
Dall’incontro con lui infatti si esce trasfigurati, riempiti di felicità, traboccanti di gioia e per questo comunicativi. La gioia infatti è la forza che ci trasforma interiormente, ma anche che è capace di trasformare le persone che incontriamo e la realtà in cui viviamo. La gioia è il motore di trasformazione della storia più potente che ci sia. Se tutto resta uguale o peggiora è perché gli uomini e le donne non incontrano il Signore e la gioia è spenta nei loro cuori. Diveniamo portatori della gioia che nasce dall’incontro con il Signore e la pace si diffonderà attorno a noi e nel mondo intero.
Nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace il papa Francesco chiede a tutti di vivere questo: “Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme. … Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione”
Cari fratelli e care sorelle, diveniamo come Maria anche noi una “chiesa” nella quale il Signore è accolto e custodito perché altri lo possano incontrare in noi. Veniamo qui come i pastori, attratti dalla straordinarietà di questo luogo e non solo per banale abitudine. Viviamo la gioia profonda e comunicativa dell’incontro col Signore Gesù, con la sua Parola, col suo corpo e sangue, con la sua misericordia e il mondo, attraverso di noi, conoscerà la pace vera che lui è venuto a portare.





Preghiere n. 1


O Dio che ci inviti ad uscire con prontezza e docilità dalle nostre vite per raggiungere il luogo dove tu nasci in mezzo a noi, aiutaci a riconoscerti povero e piccolo, indifeso e mite per imitarti e seguirti sempre,
Noi ti preghiamo


Come ai pastori, anche a noi l’angelo della Parola di Dio ci ha invitato a non temere e a non rimandare l’incontro personale con te. Fa’ che senza indugio ti veniamo vicino e restiamo con te,
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 3



O Signore Gesù che hai voluto nascere da Maria, donna umile e semplice, e ce la indichi come esempio di discepola attenta alla tua Parola e pronta a conservarla dentro di sé, aiutaci a imitarla per divenire anche noi tuoi discepoli,
Noi ti preghiamo


Perdona o Padre la dimenticanza e l’orgoglio che ci fanno ritenere inutile coltivare nel nostro intimo uno spazio di ascolto e di riflessione della tua Parola. Donaci un’interiorità larga e accogliente, dove il seme del Vangelo possa germogliare e crescere,
Noi ti preghiamo




Preghiere n. 4

Ti preghiamo o Signore per tutti quelli che soffrono a causa della violenza e dell’ingiustizia: per i profughi dalla guerra e dalla miseria, per i perseguitati, per chi è solo e senza aiuto. Sostieni col tuo amore tutti quelli che ti invocano,
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi, o Dio, la tua Chiesa ovunque nel mondo, specialmente dove i suoi figli sono ostacolati e perseguitati. Dona a tutti i cristiani di essere testimoni autentici del Vangelo e operatori per il bene dell’umanità intera,
Noi ti preghiamo.




Preghiere n. 2

Salva o Signore Gesù le nostre vite dall’egoismo e dalla durezza, rendici docili al Vangelo e sensibili al bisogno del povero, perché in questo anno che si apre sappiamo vivere con misericordia,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore per i doni con cui hai benedetto le nostre vite nell’anno che si è concluso: per la Parola che ci è stata annunciata, per le testimonianze di amore evangelico che abbiamo conosciuto, per l’invito che abbiamo ricevuto a seguirti nonostante la nostra indegnità,
Noi ti preghiamo


venerdì 30 dicembre 2016

Le campane di Santa Croce

 La data di costruzione del campanile


L'ombra del campanile sui tetti difronte



 La campana più antica


Decorazioni della campana


Decorazioni della campana

Messa di ringraziamento - Te Deum - 31 dicembre 2016




Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 2, 18-21
Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

Salmo 95 - Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.


Alleluia, alleluia, alleluja
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia, alleluja

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Commento

Cari fratelli e sorelle,
questa sera ci siamo raccolti attorno alla Parola di Dio per dare conclusione ad un anno di vita con essa. Sì, la Parola è la compagna fedele della nostra vita e, come ci dice il Salmo 1, il discepolo “nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte.” Come ogni conclusione di un tempo forte è la tentazione di fare bilanci, e i mezzi di comunicazione ce ne presentano molti. In qualche modo però questo modo di ragionare è diverso dal senso del tempo di Dio. Per lui non ha molto senso fare bilanci, tirare le somme, perché la storia è un continuo che punta al traguardo della realizzazione del suo Regno. Ha più senso allora chiederci a che punto siamo in questo itinerario? Dove mi trovo io in questo processo lungo e faticoso, come un parto, in vista della nascita di un tempo nuovo?
Il Vangelo oggi in questo contesto ci ripropone l’annuncio della nascita del Signore secondo il modo originale che ha Giovanni di presentarcelo, come una lotta fra le tenebre e la lice che viene a rischiarare la vita dei suoi discepoli.
Sì, nella notte profonda del mondo Dio ha acceso in modo inaspettato una luce. E questa luce, abbiamo sentito dall’evangelista Giovanni, splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno ricevuta. 
Che il mondo non l’abbia ricevuta è evidente dal fatto che ancora così forte è il male in esso; perché se l’avessimo accolta il mondo non sarebbe così com’è, non sarebbe malato com’è, ingiusto com’è, insanguinato com’è, violento com’è, crudele com’è. Allo stesso tempo però, se è vero che non l’hanno ricevuta, è altrettanto vero che non sono riuscite a spegnerla.
Giovanni usa il verbo al presente: la luce splende. Non dice: “splendeva” quando c’era Gesù. Non dice: “splenderà” quando Gesù ritornerà. Dice: splende. Ora. Ora, in questo mondo buio, splende ancora, splende sempre. Le tenebre non l’hanno ricevuta ma neppure l’hanno sopraffatta. In mezzo alle tenebre, nel cuore delle tenebre, delle tenebre di questo mondo la luce splende.
Che cos’è questa luce che splende nella notte del mondo? è la parola di Dio che era nel principio, che era con Dio, che era Dio. Essa era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lei, in lei era la vita. E la vita era la luce degli uomini. Questa parola, che era con Dio, è diventata con noi. Non è più soltanto con Dio, è anche con noi, con il nostro mondo, è diventata carne, carne umana nella persona di Gesù di Nazareth. È lei la luce del mondo.
Ma il mondo, dice ancora Giovanni non l’ha conosciuta, è venuto a casa sua ma i suoi non l’hanno ricevuta. La Parola, cioè non è qualcosa di estraneo e fuori dalla nostra portata: è connaturata alla nostra vita, al nostro essere, eppure, paradossalmente, gli è così estranea, direi, l’opposto della nostra spontaneità. In questo senso essa nella nostra vita gioca sempre il ruolo di “segno di contraddizione”, ci mette in discussione e a volte ci disturba. Perché ci vuole cambiare, e noi non vogliamo. Vuole accompagnarci nel cammino di costruzione di un altro mondo, un’altra vita, un altro amore, un’altra speranza. Per lui, un altro mondo è possibile.
Perché non è stato accolto? Perché le tenebre non hanno voluto la luce? Lo dice l’evangelista poco dopo: perché le loro opere erano malvagie e non vogliono essere scoperte, perché dove arriva la luce si scopre la verità, la nostra verità. La verità di questo mondo diventa chiara e invece le tenebre coprono la malvagità e quindi la luce non è amata. Gesù non è stato accolto. È simbolico il fatto che era appena nato e già ha dovuto scappare in Egitto come profugo; e da quando ha cominciato a predicare nella sinagoga di Nazareth, da quel momento sono cominciati i complotti di quelli che lo volevano far tacere.
Ma Gesù ha resistito. Non è indietreggiato, ha combattuto fino alla fine le potenze del male in tutte le sue forme. E quando queste potenze sono riuscite a inchiodarlo sulla croce, Dio lo ha risuscitato; ed è per questo che la luce splende. Gesù è ora la luce del mondo.
E allora ecco l’appello evangelico di questa sera: nel buio della notte, dell’odio e della violenza, resistere. Come Gesù, con Gesù. Resistere, resistere, resistere. Non lasciandoci vincere dal male, ma - come Gesù - vincendo il male col bene. 






Preghiere n. 1

Ti ringraziamo o Dio per l’anno di vita che ci hai donato. Aiutaci a rileggerlo con gli occhi del Vangelo per riconoscervi i segni del tuo amore,
Noi ti preghiamo


Concedi o Dio a ciascuno di noi di dare valore alle scelte e alle azioni e di viverle come Gesù le ha vissute,
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 2

Ti preghiamo o Padre misericordioso, perché l’anno che si apre porti pace a quanti sono in guerra, consolazione a chi è nel dolore, perdono e conversione a chi è su strade sbagliate,
Noi ti preghiamo


Guidaci o Signore sulle vie del Vangelo, perché nell’anno che viene sappiamo essere tuoi discepoli fedeli e attenti alla tua Parola,
Noi ti preghiamo




Preghiere n. 3

Ti ringraziamo o Dio del dono di un papa buono e fedele al Vangelo. Proteggilo da ogni male e fa’ che con umiltà ne seguiamo l’esempio,
Noi ti preghiamo


Dio Padre onnipotente, guida la storia del mondo perché percorra le tue vie e affretti la venuta del tuo Regno,
Noi ti preghiamo




Preghiera Te Deum




Noi ti lodiamo, o Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
 
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, *
Santo il Signore Dio dell'universo.
 
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
 
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
 
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.

 
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
 
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
 
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
 
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
 
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.






domenica 25 dicembre 2016

Natale del Signore - messa del giorno - 25 dicembre 2016




Dal libro del profeta Isaia 52,7-10
Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Salmo 97 - Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Dalla lettera agli Ebrei 1,1-6
Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

Alleluia, alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, nel cuore di questa notte con grande gioia e festa sono state proclamate le parole del Vangelo che annunciano la nascita del Signore. E ancora questa mattina risuona lo steso annuncio: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.” Sì, nell’oscurità che avvolge il mondo Gesù porta la luce, una luce, sottolinea il Vangelo di Giovanni che si irradia in ogni persona e illumina ciascuno di noi. Perché il buio non è solo del mondo, delle situazioni di guerra e violenza, delle terre dell’ingiustizia e della miseria. Il buio è quella mancanza di prospettive, l’incertezza e il disorientamento che così spesso sentiamo in noi. Il buio è la mancanza di una strada sicura, ben illuminata e certa, l’assenza di rapporti solidi sui quali poter fare affidamento, la penombra dell’indecisione sulle scelte buone da fare per il nostro futuro.
Per questo sentiamo bisogno del Natale. Forse non ci è sempre così chiaro, anche perché il mondo lo ha mascherato con così tante sovrastrutture da renderlo quasi irriconoscibile, ma nel fondo della nostra vita sentiamo il bisogno di festeggiare una buona notizia che rischiara, riscalda la vita, e questa notizia è oggi, per noi che siamo qui, l’annuncio della nascita del Signore.
Il profeta Isaia descrive la gioia che si prova nel ricevere una così buona notizia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza.” La nascita di Gesù può essere per ciascuno di noi la buona notizia che aspettiamo.
Eppure subito dopo aver rivelato la bellezza di questo grande evento lo stesso evangelista Giovanni sembra come metterci in guardia: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Sì, perché l’annuncio di questa buona notizia non sempre ci trova pronti ad accoglierla, e i motivi per gioire della gioia vera e profonda, quella che non viene solo da una soddisfazione superficiale e temporanea, dall’ubriacatura di un momento, ci trovano diffidenti, attenti a non lasciarci coinvolgere troppo.
Infatti la gioia vera che l’annuncio del Natale porta con sé, è la gioia dell’inizio di un tempo nuovo che segna la fine dell’ingiustizia, del male, della freddezza, degli egoismi, dell’ostilità. È la gioia di un annuncio che proclama che è possibile un mondo diverso, una vita diversa, che esso nasce, può realizzarsi anche nella nostra realtà personale. Ma noi facciamo fatica a gioire di questo: è troppo impegnativo. Gioire della venuta di un tempo nuovo ci fa paura, perché ci toglie quel gusto sottile del lamento vittimista, il pessimismo che giustifica il disimpegno e lo scarico di responsabilità. Un velo di insoddisfazioni lascia liberi di pensare a sé, di chiudersi nel proprio piccolo mondo e di ignorare le esigenze degli altri. È il gusto amaro della tristezza che avvolge il nostro mondo occidentale, ricco, sazio, ma vuoto di gioia. Il Natale, ci dice Giovanni, è la lotta fra l’annuncio della gioia di un mondo nuovo che vuole nascere e la tristezza di un mondo vecchio che non vuole farsi da parte. A quale apparteniamo noi? ci chiede Giovanni, quale vogliamo vedere realizzarsi, con fatica e gradualità, ma anche con la decisione di una scelta entusiasta e gioiosa?
Il vangelo di Giovanni, lo sappiamo, non ci fa la cronaca di come è avvenuto il Natale, ma ci racconta la fatica del Natale a nascere dentro di noi, quella lotta fra luce e tenebra, fra entusiasmo e rassegnazione, fra nuovo e vecchio che combatte nel nostro intimo. Quello di Giovanni è il Natale della mia vita personale.
Eppure se guardiamo nell’intimo del nostro cuore sentiamo che c’è un’aspirazione profonda, come sopita e ricacciata indietro, ma sempre viva, a gioire perché Gesù venga a dirci che sì, è possibile vivere diversamente, che la generosità, l’amore, la misericordia e il perdono possono esprimersi largamente e contagiare tanti. Che sì, come le sentinelle abituate da sopra le mura assediate a vedere l’orizzonte oscuro e denso di minacce, possiamo anche noi, come dice Isaia, “alzare la voce, insieme esultare, poiché vediamo con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.” Prosegue il profeta parlando della nascita di Gesù: “Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.
Troppo tempo il Signore è stato assente, allontanato dall’indifferenza e dalla durezza degli uomini, ma egli oggi nasce di nuovo, torna nelle nostre città, vuole contagiare di gioia quanti si erano rassegnati alla tristezza realistica del “Vangelo di questo mondo” che dice che la soddisfazione si trova nel pensare a se stessi e nel chiudere il cuore all’altro, al povero, a chi ha bisogno di cura e attenzione, al debole.
Fratelli e sorelle, dobbiamo essere come quelle sentinelle che scrutano l’orizzonte, pronte a cogliere i piccoli segni di un tempo diverso, le luci magari ancora fioche e incerte ma che preannunciano un giorno nuovo. Facciamoci anche noi portavoce della buona notizia che il Signore ha inaugurato un tempo nuovo, che veramente si può amare come lui, intenerirsi e gioire dell’incontro fraterno come un bambino, crediamo con ingenuità nella forza che viene dal farci suoi figli e non figli della delusione, del timore, dei rimpianti. È la buona notizia del Natale che torna a indicarci una via di salvezza. È ancora bambina, appena accennata, ma già forte e decisa. Facciamola crescere e fortificare in noi, lasciamo che un ascolto fedele e sensibile di quella voce ci renda giorno dopo giorno testimoni della gioia, annunciatori di speranza, operatori della pace vera.

 Preghiere 

O Signore Gesù che sei nato nel buio della notte per portare la luce del tuo amore all’umanità, illumina anche noi, perché sappiamo seguire il tuo esempio e mettere in pratica il Vangelo.
Noi ti preghiamo


Scalda il nostro cuore o Dio perché sappiamo accogliere il tuo figlio unigenito e accettiamo di farci figli di un bambino, divenendo ingenui nell’amore e vulnerabili nella compassione per chi è povero, solo, debole.
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù ti preghiamo per questo nostro mondo immerso nelle tenebre della violenza e dell’odio e oscurato da dense nubi di indifferenza e ostilità. Fa’ che la tua venuta dissipi il buio e faccia risplendere in ogni luogo la luce del Vangelo di pace e di amore. 
Noi ti preghiamo


Non guardare o Dio alla nostra tiepidezza e al poco amore, ma vieni e visita la nostra vita perché diveniamo tuoi figli e discepoli del Vangelo.
Noi ti preghiamo


Proteggi con amore o Signore Gesù tutti quelli che come te soffrono per il freddo della notte: guarda con amore a chi non ha casa e famiglia, a chi è solo e senza speranza, a chi è nel dolore per la malattia e la miseria.
Noi ti preghiamo


Libera o Padre onnipotente chi è prigioniero della violenza e schiavo dell’odio, perché la mano non si armi più contro il fratello e la sorella, ma impari ad aprirsi in gesti di pace.
Noi ti preghiamo.



Ti preghiamo o Signore per tutti coloro che il 4 gennaio saranno accolti in questa tua casa per festeggiare la tua nascita. Fa’ che chi è bisognoso di sostegno e aiuto trovi sempre un fratello generoso e una sorella pronta ad aiutarlo.
Noi ti preghiamo


Benedici o Dio del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, guida i loro passi verso la grotta di Betlemme perché tu possa nascere nella vita di ciascuno e dare calore e forza all’annuncio del Vangelo.
Noi ti preghiamo




Natale del Signore - Messa della notte - 25 dicembre 2016



Dal libro del profeta Isaia 9,1-6
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.
 
Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14
Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo usciti dal caldo delle nostre case, addobbate e illuminate delle luci della festa, abbiamo affrontato il freddo e il buio della strada per giungere qui in chiesa, e con emozione e una certa ingenuità da bambini abbiamo aspettato che risuonasse l’annuncio della nascita del Signore Gesù, avvenuta in una notte lontana, in una località remota e periferica che poco ha a che fare con la nostra realtà contemporanea. Che cosa ci ha attratto qui? Che cosa ci aspettiamo di trovare per affrontare il disagio di una uscita così inconsueta nel cuore della notte?
È la stessa domanda che Gesù pose alle folle che si erano recate in mezzo al deserto per vedere e ascoltare Giovanni battista, l’abbiamo ascoltata durante l’Avvento: “Che cosa siete andati a vedere?
Quelle folle avevano un gran desiderio di sentire da Giovanni la profezia di un tempo nuovo che attendevano, la liberazione dalle schiavitù cui erano sottomesse. Ancora oggi tante folle nel mondo attendono con ansia la fine del tempo presente e l’inizio di un tempo nuovo, tempo di liberazione. Liberazione dalla guerra, come in Siria, in Iraq e Libia, in Centrafrica e in Sud Sudan, in Terra Santa; un tempo di liberazione dalla miseria, come in Togo, in Malawi, in Sierra Leone, dove la speranza di vita arriva a 47 anni e la metà dei bambini sotto i 5 anni sono gravemente malnutriti; un tempo di liberazione dall’ingiustizia, come quel 50% della popolazione mondiale, cioè 3,6 miliardi di persone, che tutta insieme possiede quanto le 62 persone più ricche della terra (rapporto Oxfam del 18 gennaio 2016).
Ma noi, cosa abbiamo in comune con queste persone in attesa di liberazione?
È comprensibile la loro ansia per l’avvento di un tempo nuovo, per la liberazione dalla loro condizione presente, ma noi siamo già liberi. Compiamo le nostre scelte, abbiamo le nostre opportunità, siamo autonomi e indipendenti. Anche se la nostra situazione potrebbe essere sempre migliorata, certo non possiamo considerarci schiavi.
Eppure, fratelli e sorelle, c’è una schiavitù alla quale siamo tutti noi sottoposti e che ci nega la vera libertà: la schiavitù delle nostre paure. Quante cose ci fanno paura e determinano le nostre scelte!
La paura è come una lente attraverso la quale vediamo la realtà trasformata, deformata, e per questo ha il potere di determinare tante delle nostre decisioni quotidiane, senza lasciarci libertà di scelta.
Un bambino dovrebbe suscitare un senso di tenerezza e protezione, ma se è siriano, profugo, in fuga dalla guerra ci fa paura, e lo teniamo alla larga col filo spinato.
Un malato dovrebbe suscitare un istintivo desiderio di curarlo, ma se è senza casa, sporco, strano, ci fa paura e giriamo alla larga.
Un anziano dovrebbe essere al centro dell’affetto familiare, rispettato, accolto, curato, ma se perde l’autosufficienza, se ha bisogno di essere accudito tutto il giorno, se perde la memoria e fa discorsi strani fa paura, ed è meglio tenerlo alla larga, in un istituto.
Sono solo alcuni esempi, forse estremi, di quanto la paura determini i nostri comportamenti e giudizi, ma esistono anche tante paure che possiamo dire “quotidiane”, cioè con le quali ci confrontiamo ogni giorno: paura di fare brutta figura, di non essere all’altezza, di restare delusi, di rimetterci, di non avere abbastanza risorse per se stessi, ecc…
Il Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato ci racconta del tentativo di Cesare Augusto di mettere ordine facendo un censimento in un tempo caotico e disordinato che faceva paura. Spesso anche noi sentiamo il mondo caotico e disordinato e la paura ci fa cercare un ordine che ci permetta di controllare la realtà: si pongono delle priorità, si seguono delle abitudini, si cerca di seguire la sapienza che viene dall’esperienza consolidata nel tempo, fare come si è sempre fatto ci da sicurezza. Peccato che in questo ordine non c’è posto per Dio! Gesù fa esperienza fin dalla nascita del tentativo di mettere ordine nel mondo caotico e disordinato che non lascia spazio all’imprevedibilità della sua venuta. La paura della gente normale fa chiudere le porte delle loro case, per paura, per abitudine, per timore di fare brutte esperienze e di trovarsi male. Gesù per questo nasce fuori della città, dove normalmente vive la gente.
Persino i pastori, che non erano gente raffinata, ebbero timore davanti al trambusto di quella notte così fuori dal normale.      
Per tutti in quella notte, come anche in questa notte, risuona alto il richiamo dell’angelo: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» Non temete, ci dice il vangelo della nascita del Signore, siate felici, perché è nato un Salvatore! È nato chi può liberare il mondo dal flagello dalla guerra, dalla miseria, dall’ingiustizia, ma anche dalle paure che ci imprigionano e opprimono.
Per questo siamo venuti in questa notte, attraversando il buio e il freddo delle strade deserte, perché in fondo al nostro cuore sentiamo il peso di vivere schiavi delle paure, di non riuscire a guardare con occhio limpido, cioè senza la lente del timore, al fratello, alla sorella, al povero che incontriamo. Questo siamo venuti a cercare qui. Sentiamo che troppi timori ci legano le braccia impedendoci di abbracciare con affetto chi ha più bisogno di amore, ci imprigionano i piedi, impedendoci di fare il primo passo verso chi ci è acanto, ci ingabbiano il cuore rendendolo insensibile e freddo, impedendogli di battere allo stesso ritmo di misericordia e pietà del cuore di Dio. Siamo venuti per farci dire che è nato chi ci libera da tutto questo.
Fratelli e sorelle, non abbiamo paura di scoprirci paurosi, ma accogliamo quel bambino che non ha paura di nascere per strada, che si lascia prendere in braccio da gente rozza e sporca, come erano i pastori, che disarma dell’orgoglio fa cadere in ginocchio come umili ragazzini persino dei re, quei magi venuti dall’oriente.
Fratelli e sorelle il Natale del Signore ci renda liberi dalla paura e pronti a seguirlo per le vie che ci indicherà verso la libertà del vero amore e della vera pace ai quali il mondo intero aspira con grande attesa.  


 Preghiere 


O Signore Gesù che nasci povero e piccolo, non sdegnarti di nascere anche nell’umile mangiatoia della nostra vita, ma vieni e illuminaci con l’ingenuità del tuo amore senza fine.
Noi ti preghiamo


O bambino Gesù illumina e scalda la nostra vita perché troppo buio è questo mondo e oscuro il futuro. Dona a tutti il coraggio di farsi amare da te e di seguirti sulla via di una vita generosa e mite,
Noi ti preghiamo




Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché hai mandato il tuo Figlio unigenito per ricondurre a te tutta l’umanità. Fa’ che tutti si inteneriscano davanti alla debolezza di bambino con cui nel Vangelo ti presenti a noi.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che sono soli e nel bisogno e che ci prepariamo ad accogliere in questa casa per festeggiare la tua nascita. Fa’ che con generosità e calore sappiamo essere per loro amici e fratelli nel tuo nome,
Noi ti preghiamo


Benedici o Padre misericordioso tutti i tuoi figli che nel mondo si radunano in questa santa notte attorno alla tua mensa e ascolano l’annuncio del Natale, perché in ogni luogo il Vangelo della natività del Cristo porti pace e misericordia, specialmente dove ora c’è odio e violenza.
Noi ti preghiamo



Dalla culla o Signore, guida e proteggi la famiglia dei tuoi discepoli che hai radunato nel mondo intero. Suscita annunciatori del Vangelo che, come gli angeli nella notte, facciano coraggio e indichino dove incontrarti a tutti quelli che ancora non ti conoscono.
Noi ti preghiamo.




Salva o Dio misericordioso quanti vivono in guerra, oppressi dalla miseria e schiacciati dall’ingiustizia. Per tutti invochiamo o Padre la nascita di un tempo nuovo di pace e di giustizia, libero da ogni male,
Noi ti preghiamo



O Signore Gesù, libera ciascuno di noi dalla paura che blocca la vita e imprigiona il cuore, facci incamminare spediti verso il luogo della tua nascita per incontrarti come un re mite ed indifeso, capace di riscattare l’umanità intera dalla forza del male che la domina,
Noi ti preghiamo.

lunedì 19 dicembre 2016

Concerto di beneficenza - Coro dei bambini del catechismo - domenica 18 dicembre 2016


Si è svolto in p.zza della Repubblica e corso Tacito il concerto di beneficenza dei bambini del catechismo delle parrocchie di Santa Croce e del Duomo, domenica 18 dicembre sera.
Si ringraziano quanti hanno contribuito alla raccolta di fondi per la cena con i poveri del 4 gennaio 2017 a Santa Croce.
Auguri di un Santo Natale e di un felice Anno nuovo.