sabato 15 luglio 2017

XV domenica del tempo ordinario - Anno A - 16 luglio 2017




Dal libro del profeta Isaia 55, 10-11
Così dice il Signore: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,  senza averla fecondata e fatta germogliare,  perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto,  senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata». 

Salmo 64 - Visita la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
Tu visiti la terra e la disseti:
la ricolmi delle sue ricchezze. 
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu fai crescere il frumento per gli uomini. 

Così prepari la terra:
ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, 
la bagni con le piogge
e benedici i suoi germogli. 
                                                                                                                                              
I prati si coprono di greggi, +
di frumento si ammantano le valli;
tutto canta e grida di gioia. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 18-23
Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa — e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 

Alleluia, alleluia alleluia.
Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca; si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda».  (…)  Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà  frutto. Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà  frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, le letture della liturgia di questa domenica ci parlano del modo più immediato e comune con cui Dio ci si fa vicino, cioè attraverso la sua Parola.
Tante volte si accusa Dio di essere lontano, indifferente ai drammi, o lo si cerca nelle esperienze originali, nelle emozioni forti. Oppure, e questo forse è il caso più frequente, non lo si cerca affatto, perché non se ne sente il bisogno. Agli uni e agli altri oggi la Scrittura dice che Dio ci sta vicino, più di quanto ci rendiamo conto e nel modo più semplice e diretto, cioè parlandoci, rivolgendoci la sua Parola. È questo infatti il modo più umano che esiste per conoscersi, essere amici, volersi bene. È il modo con cui anche noi costruiamo i nostri rapporti, proprio a partire dalla parola, affettuosa, interessata, comunicativa dei nostri sentimenti. È ascoltando le parole di una persona che ci rendiamo conto se ci ama, e ciascuno di noi può trovare molti esempi nella sua storia personale, di quando una frase, un discorso ci hanno colpito il cuore e ci hanno fatto sentire quanto qualcuno ci amava. Esse irrorano la nostra vita, come una benefica pioggia, ci dice nella prima lettura il profeta Isaia, e sono donate a tutti indistintamente. Dio non ha paura di essere rifiutato né pretende che sia l’altro a compiere il primo passo per accettare di avere un rapporto con lui. È Dio a rivolgersi a noi per primo, anche quando siamo sordi perché arrabbiati, delusi, spaventati. Sta a noi prestare ascolto e rispondergli, lui c’è.
Ma poi Isaia continua e ci dice che non solo questa Parola è abbondante e offerta a tutti, proprio come la pioggia che Gesù altrove dice, “cade sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45), ma che è anche efficace. Sì, perché di parole inutili ne ascoltiamo e ne diciamo molte. Se facessimo un conto delle parole che pronunciamo e ascoltiamo in una giornata quante sono vere e piene di significato? Tante sono solo formali e non significano niente, oppure sono false, e nascondono sentimenti d’inimicizia. Invece la Parola di Dio è sempre buona. Egli ci ha dimostrato che è pronto a pagare di persona per le sue parole, fino alla morte. Se le ascoltiamo, come dice Isaia, sentiamo che sono parole che dissetano le nostre vite spesso aride, riarse dal sole cocente della vita: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra … così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto.” Se dopo aver ascoltato la Parola restiamo uguali a prima, è perché non l’abbiamo fatta scendere sul terreno della nostra vita, ma ci siamo riparati da essa con l’ombrello dei nostri pregiudizi o di un ascolto che dà per scontato. Quante volte accusiamo Dio di non ascoltarci, quando siamo noi a non ascoltare lui che ci parla!
Il più delle volte non ascoltiamo la Parola di Dio semplicemente perché pensiamo di conoscerla già. Sì, forse l’abbiamo già udita altre volte, ma ogni volta essa è diversa, perché la comprendiamo meglio, o semplicemente perché cambiamo noi, la vita, il mondo. Così facendo però la rendiamo inefficace, come lettera morta. Oppure l’ascoltiamo ma la vita prende il sopravvento, come racconta la parabola, e diamo più ragione ai nostri affanni o semplicemente a quello che da’ una soddisfazione passeggera, e la parola si secca e muore dentro di noi.
Ne vediamo un esempio nel brano della lettera ai Romani che abbiamo ascoltato Paolo ci parla delle “sofferenze del momento presente”. Anche oggi vediamo attorno a noi tanto dolore, che talvolta ci tocca o di cui siamo solo spettatori. Pensiamo, ad esempio, ai venti di guerra che soffiano in tanti paesi mietendo vittime innocenti. Paolo spiega come il dolore sia sì sempre un male, ma vada anche considerato come le doglie che accompagnano la nascita di una vita nuova. Pur nell’assurdità del male, esso deve essere colto come l’occasione per far nascere qualcosa di nuovo: un sentimento di solidarietà, un aiuto concreto, consolazione, compagnia, perdono, ecc… Ma questo può avvenire solo se il terreno della nostra vita viene irrigato dalla Parola di Dio che ci cambia modo di vedere, sentire e pensare. Allora il male subìto può essere occasione per rafforzare il bene che è in noi. Il dolore che vediamo attorno a noi può essere occasione per far nascere un nuovo impegno di solidarietà.
Questo vuol dire che se facciamo irrigare la nostra vita dalla Parola di Dio anche sul terreno del dolore germoglierà il seme della speranza, perché ogni nascita è sempre accompagnata dal dolore delle doglie. Vorrei dire di più: se non si prova il dolore delle doglie è difficile che nasca qualcosa di buono nella vita. Questo non significa che bisogna cercare le sofferenze, ma che esse fanno parte della vita, nostra personale o di chi ci sta accanto, ma noi le fuggiamo spaventati quando le vediamo, o malediciamo Dio quando si abbattono su di noi. Anche Gesù ha subito il dolore della passione e crocifissione, ma non ha maledetto Dio né è fuggito via, e poteva farlo, ma dalle doglie del suo dolore personale ha fatto nascere la vita nuova della resurrezione per donarcela. Anche noi se ci fermiamo davanti a chi soffre e ci facciamo carico del suo dolore, consolandolo, scopriamo che la sofferenza che condividiamo fa nascere in noi un’umanità nuova, più vera, più profonda e umana. Il cristiano nasce dalle doglie, nel senso che è alla prova del dolore, proprio o altrui, irrigato e fecondato dall’ascolto della sua Parola, che matura sentimenti di pietà, misericordia e solidarietà e la speranza che si fa lotta per il bene. Tutti noi dobbiamo rinascere ogni giorno nella nostra fede non fuggendo il dolore e non vivendolo con rassegnazione, ma alla luce della Parola di Dio, perché così il Signore ci insegna a guardarlo con i suoi occhi, cioè come ciò che accompagna la nascita di qualcosa di nuovo e migliore.
Fratelli e sorelle, accogliamo la parola di Dio come un seme prezioso che germoglia e fruttifica, se custodito e coltivato con cura. Quanto ne facciamo cadere a vuoto, quanto ne facciamo seccare per la nostra aridità o soffocato dalle spine del nostro pensare solo a noi stessi. Allarghiamo il cuore invece per accogliere quanto più pioggia possibile, perché ogni goccia spenga la nostra sete e renda la nostra vita terreno fertile capace di dare frutti buoni.


Preghiere 


O Signore Gesù che parli alla nostra vita con amore e vicinanza, fa’ che ascoltando l’annuncio del vangelo diveniamo esecutori fedeli della tua volontà di salvezza.
Noi ti preghiamo


Guidaci sempre o Dio Padre del cielo perché camminiamo sulla tua strada, affrontando le difficoltà che incontriamo senza scoraggiarci.
Noi ti preghiamo




Illumina le nostre menti e apri i cuori dei tuoi discepoli, perché ogni volta che sentiamo la difficoltà di mettere in pratica il Vangelo ti invochiamo e chiediamo il tuo aiuto per esservi fedeli.
Noi ti preghiamo


O Dio nostro aiuto e sostegno, non lasciarci accontentare di una vita spesa male e con poco senso. Indicaci la via per la quale anche nella fatica e nella sofferenza possiamo far nascere una vita rinnovata dal vangelo.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre del cielo tutti coloro che hanno bisogno del tuo sostegno. Guarisci i malati, libera i prigionieri, proteggi chi è solo, consola i sofferenti. Libera tutti dal male,
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio chi, nel tuo nome, annuncia e testimonia il Vangelo. Fa’ che liberi da impacci e pericoli possiamo accompagnare verso di te chi ancora non ti conosce.
Noi ti preghiamo.


Illumina o Santo Spirito la mente e il cuore di papa Francesco che accompagna il gregge dei discepoli e lo guida verso di te. Dai coraggio e profondità al suo cuore
Noi ti preghiamo


Fa scendere il dono della tua Pace in ogni luogo, o Dio nostro Padre, specialmente il Terra Santa. Perché cessi la violenza e la guerra,
Noi ti preghiamo


sabato 8 luglio 2017

XIV domenica del tempo ordinario - Anno A - 9 luglio 2017




Dal libro del profeta Zaccaria 9, 9-10.
«Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».

Salmo 144 - Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 9. 11-13
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Alleluia, alleluia alleluia.
Ti rendo lode o Padre,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 11, 25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo udito il Vangelo parlare di una rivelazione di Dio fatta ai piccoli che permette loro di conoscere in modo diretto e personale Dio Padre stesso. Di cosa si tratta?  La liturgia ci pone oggi questo interrogativo mentre si apre davanti a noi un tempo nel quale si è portati a dare più spazio a se stessi, senza che i doveri, le responsabilità e le occupazioni usuali delle altre stagioni intralcino questo nostro desiderio, e a ridurre quello che, normalmente, si è soliti dedicare agli altri e a Dio
Si esprime cioè quella che potremmo definire la piena signoria dell’individuo su sé stesso, che si esprime nella possibilità di soddisfare i propri desideri, mettendo fra parentesi il resto del mondo. Si usa definisce questo uno spazio di “libertà”, espressione autentica di sé .  
Nel vangelo che abbiamo ascoltato Gesù si rivolge a chi si sente infelice e schiacciato da un peso: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.” Ad essi però il Signore non offre la parentesi di un periodo di esaltazione del proprio io, della soddisfazione delle proprie aspirazioni individuali, ma piuttosto la libertà totale dall’oppressione e la felicità di un ristoro duraturo. E queste non consistono nel dimettere la preoccupazione per gli altri o dal dedicarsi solo a se stessi, ma, paradossalmente, dal legarci ancora più strettamente ad un giogo che non è la spasmodica ricerca della nostra soddisfazione individuale. Egli dice infatti: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero
La vera libertà e la felicità piena, e non momentanea, viene cioè dal legarsi ancora più strettamente al Signore Gesù e al suo modo di vivere mite e umile, disponibile ad aiutare e pronto a farsi carico del perso della vita degli altri. Questo ci permette di essere sollevati dal peso della propria vita per farsi letteralmente “portare” da lui.
Sembra assurdo: come si fa a essere liberi e felici se si è legati e non si può andare dove ci pare? Usando le parole di S. Paolo nella sua lettera ai Romani, potremmo dire: come posso essere felice se non posso essere me stesso, come il mio carattere mi impone, come l’istinto mi fa essere, come il gusto, la passione, l’umore del momento mi suggerisce? Paolo chiama tutto ciò “il dominio della carne” cioè di quello che ci sembra più nostro e di cui pensiamo di non poter fare a meno, come della carne che ricopre le nostre ossa.
Ma noi, continua Paolo, non siamo stati concepiti da Dio come figli della carne, ma di uno Spirito diverso, quello di Dio. Ed essere figli non vuol dire uno stato temporaneo, una stagione passeggera, ma uno stato permanente. Allora non siamo figli della leggerezza di una espressione di sé senza costrizioni, delle reazioni istintive che chiamiamo “carattere” o “indole”, ma siamo figli di un destino ben più grande e bello, che non è legato ad un breve spazio di tempo, come le vacanze, e non va fuori moda, costringendoci a continue rincorse dei modelli di successo.
Spesso si crede che questo è troppo difficile e pesante ed è una triste  rinuncia, che non ci sentiamo pronti ai sacrifici, ecc… ci sono mille motivi, ma in realtà così finiamo per preferire una vita piccola e misera invece della grandezza della vocazione a cui il Vangelo ci chiama, che è partecipare della Signoria del Signore che ci rende padroni e non schiavi del mondo e della carne.
Oggi, provocati dal Vangelo, chiediamoci: cosa vale più la pena ottenere per il nostro futuro? l’esaltazione di una pretesa “espressione del sé”, oppure la libertà vera e la felicità che ci viene dal ristoro del Vangelo, cioè dal prendere sul serio la figliolanza da Dio?
Sì è vero, non ci viene naturale legarci ad un giogo e accettare con umiltà la diminuzione della nostra autonomia e indipendenza, a cui teniamo così tanto, ma poi una volta legati alla signoria di Gesù sarà a lui a portare il peso e a sollevarci dalla fatica di un vivere falsamente libero. Il vangelo oggi, alle soglie del tempo delle vacanze, ce ne indica la via, ma bisogna sapersi fare piccoli e umili. Esclama infatti il Signore: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.” Fintanto che saremo sicuri che ci conviene seguire il flusso della corrente delle mode e delle abitudini, delle nostre convinzioni e dell’istinto a seguire “la carne” il vangelo rimane per noi una pretesa troppo esigente: sì, ne udiamo le parole, ma non parla al cuore e non cambia la vita. Ma se, al contrario, abbiamo l’umiltà di farci piccoli, sottomessi alla signoria di Dio, diverremo figli di una sapienza ben più grande che suscita la benevolenza di Dio e il dono del suo Spirito.
Fratelli e sorelle, non contentiamoci in questo tempo delle piccole soddisfazioni della falsa libertà di chi si dedica a se stesso, ma ambiamo a fare nostri i doni dello Spirito. Scopriremo così che il giogo soave del Vangelo non è qualcosa per pochi o per gente che non sa godersi la vita, ma la vera felicità che non passa e non finisce.


Preghiere 

O Signore che sei mite e umile di cuore, indicaci la via per uscire dalla schiavitù per essere figli dello Spirito e liberi di voler bene come te.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo, o Dio nostro Padre, perché accettiamo con gioia la proposta che tu ci fai di non vivere per noi stessi e scegliamo di seguirti ogni giorno della nostra vita.
Noi ti preghiamo



Aiutaci, o Signore Gesù, a non dubitare del fondamento buono che è la tua Parola e il tuo esempio, ma di edificare su di esso la nostra vita, perché sia di testimonianza e sostegno a molti.
Noi ti preghiamo


Insegnaci, o Padre buono, ad essere annunciatori efficaci del Vangelo, perché senza timore parliamo di te e con coraggio indichiamo a tutti la tua Parola come via sicura per raggiungerti.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo, o Dio del cielo, vieni in soccorso di tutti quelli che ti invocano e chiedono il tuo aiuto. Per i malati, i sofferenti, i prigionieri, gli anziani e gli stranieri, per tutti quelli che sono senza riparo e nel dolore; giunga presto loro consolazione e salvezza,
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per il papa Francesco che non teme di indicare con decisione la via del Vangelo per essere felici e liberi. Fa’ che il suo esempio ci insegni ad essere figli dello Spirito e discepoli del Vangelo.

Noi ti preghiamo.

domenica 2 luglio 2017

XIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 2 luglio 2017




Dal secondo libro del Re 4,8-11.14-16
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa, che l’invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare». Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e vi si coricò. Eliseo chiese a Giezi suo servo: «Che cosa si può fare per questa donna?». Il servo disse: «Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: «L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio».

Salmo 88 - Canterò per sempre la tua misericordia.
Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre» ;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d'Israele. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6, 3-4. 8-11
Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Alleluia, alleluia alleluia.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le grandezze di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 10, 37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Commento

Abbiamo ascoltato le parole che Gesù rivolse ai suoi e con le quali delineò una specie di identikit del discepolo: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.” Gli elementi principali sono tre:
il primo è amarlo più di ogni altra cosa e persona, persino quelle che sono per definizione le più care che un uomo possa avere.
Il secondo dice che cosa bisogna intendere per amore, ovvero essere pronto a dare tutto sé stesso, senza fuggire davanti alle difficoltà, anche quelle più dure, senza fare i conti se conviene, se quell’amore è meritato, ricambiato, come fece Gesù sulla croce.
Infine non bisogna cercare la realizzazione dei propri progetti, ma innanzitutto di quelli di Dio.  
Queste tre cose permettono al discepolo di “trovare la vita”, come dice Gesù, cioè di non vivacchiare più ma di raggiungere quella pienezza di senso, sapidità e peso specifico che la rende “vera vita” perché piena dell’amore di Dio.
Chi vive così, prosegue Gesù, diviene “teoforo”, cioè portatore di Dio, capace di comunicarlo agli altri, perché tutto il suo modo di essere diverrà eloquente di una sapienza e un amore che è evidente che non appartiene a questo mondo. Gesù afferma infatti: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.” Avviene come una sovrapposizione fra il discepolo e Dio stesso, perché tutto di lui è come riempito di un senso e di un valore che parla di Dio.
Quanto è rivoluzionaria questa affermazione! Infatti a volte pensiamo che per incontrare e accogliere Dio ci sia bisogno di chissà quali forme di elevazione mistica, così al di fuori della portata di gente come noi. Ma qui Gesù ci rassicura: possiamo incontrare e accogliere Dio incontrando e accogliendo i suoi discepoli, chi cioè si è fatto plasmare la vita dalla sua Parola e ha fatto sua la volontà di bene che in essa ci viene manifestata. La fede cioè si comunica di persona in persona, di cuore in cuore, è sì un dono, ma ci è offerto da Dio attraverso la testimonianza, le parole, i gesti di uomini come noi che hanno scelto di vivere la straordinarietà del suo amore, il suo Vangelo.
Con queste poche semplici parole Gesù ci chiede di cosa vogliamo essere portatori agli altri: della sapienza di questo mondo, che a nostra volta abbiamo ricevuto, per la quale lo scopo dell’esistenza è realizzare se stessi secondo le proprie possibilità e piani, lasciando gli altri e Dio stesso a complemento degli spazi rimasti vuoti, oppure lasciare tutto lo spazio a Dio, così da divenire comunicatori della sua sapienza, del suo modo di voler bene, appassionato, tenace e sincero come quello della croce? Allo stesso tempo ci chiede di essere pronti a riconoscere il discepolo che ci si fa vicino, a non giudicare con superficialità o peggio con malizia chi ascolta e vive il Vangelo, ma anzi di ospitare la sua testimonianza in noi perché generi vita nuova.
La prima lettura dal libro dei Re ci propone l’esperienza di chi incontra l’”uomo di Dio”. Si tratta di una coppia benestante, la cui vita, nonostante la ricchezza, sembra senza prospettive, esaurita di energie e spenta: sono infatti anziani e sterili. Essi però hanno il privilegio di incontrare Eliseo, cioè un vero discepolo del Signore secondo le indicazioni che abbiamo visto, e non si lasciano sfuggire questa opportunità. La vita di Eliseo è stata plasmata dall’obbedienza alla volontà di Dio e i due anziani coniugi se ne accorgono. Accogliendolo in casa propria anche loro operano una trasformazione della loro vita, si fanno ospiti e luogo di riposo dell’uomo di Dio, e questo fa sì che la sapienza di Eliseo, quel suo modo così diverso di vivere e ragionare non più per se stesso ma al servizio dei disegni di Dio, si comunichi ad essi. Per questo non sono più sterili, ma fecondi e attendono un figlio, cioè anche loro sono ora capaci di comunicare il dono della vita ad altri, di allargare oltre se stessi l’orizzonte di un amore nuovo e fuori da ogni aspettativa e regola normale, per due della loro età.
Cari fratelli e care sorelle, la proposta del Signore può sembrarci troppo difficile e non alla nostra altezza: saremmo mai capaci di una rivoluzione così grande dei nostri modi di essere?
Gesù sembra voler tranquillizzare i suoi ai quali si rivolge. Egli sembra dire loro: cominciate a farlo concretamente e vi renderete conto che non è cosa al di sopra delle vostre possibilità: “chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.” Offrire un bicchiere d’acqua fresca non è troppo per noi, eppure questo ci permetterà di entrare in contatto con quella dimensione diversa che è la vita con Dio.

Cari fratelli e care sorelle, quei due anziani avrebbero avuto tutte le ragioni per maledire una vita avara di soddisfazioni, che li aveva privati del futuro, senza più nulla da attendersi di buono e di bello. Eppure essi seppero restare disponibili ad accogliere un uomo umile, a offrirgli sostegno e ospitalità, così come ne avevano la possibilità. Non si girarono dall’altra parte al passaggio dell’uomo di Dio, non ragionarono con diffidenza verso quell’estraneo, non ebbero paura di invitarlo fra di loro. Fecero insomma azioni semplici, alla loro portata, come offrire un bicchiere di acqua, non gli fu richiesto l’eroismo. Eppure bastò questo per ricevere il dono della vita vera, che non finisce, che si apre al futuro con uno spirito e una visione nuova. Le nostre giornate sono costellate di occasioni simili, non lasciamole correre via senza coglierne il vero valore, offriamo il bicchiere d’acqua della nostra accoglienza benevola e fraterna, perché Dio si faccia strada nei nostri cuori e ci trasformi sempre più in suoi discepoli veri.



Preghiere 


O Signore ti preghiamo, aiutaci a vincere paure e chiusure, perché sappiamo accogliere e ospitare con amore quanti ci testimoniano il tuo amore,
Noi ti preghiamo


Sostienici o Padre buono perché sappiamo annunciare la tua Parola e testimoniarne l’azione trasformatrice sulla nostra vita. Fa’ che chi incontriamo resti attratto dal dono del tuo amore che ci hai fatto,
Noi ti preghiamo



Proteggi e salva o Dio quanti sono nella sofferenza e nel dolore. Guarisci gli ammalati e consola i sofferenti,
Noi ti preghiamo


Ascolta o Padre buono il grido di quanti sono vittima della guerra e della violenza. Fa’ che la pace regni presto in ogni terra,
Noi ti preghiamo




Aiuta o Signore le comunità cristiane ad essere testimoni di quell’amore e fraternità che lega i figli dell’unico Padre del cielo. Rendici accoglienti e solleciti verso i più piccoli,
Noi ti preghiamo


Perdona o Padre il nostro peccato che ci spinge a temere di seguire il Vangelo e viverlo pienamente. Donaci il coraggio dell’amore e la forza della misericordia

Noi ti preghiamo.

domenica 25 giugno 2017

XII domenica del tempo ordinario - Anno A - 25 giugno 2017




Dal libro del profeta Geremia 20, 10-13
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori. 

Salmo 68 -Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.
Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.

Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.
Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.

A lui cantino lode i cieli e la terra, 
i mari e quanto brùlica in essi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 12-15
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 10, 26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo appena ascoltato parla delle nostre paure. Sì, fin dall’antichità gli uomini sono stati accompagnati da tante paure. Persino le religioni antiche sono nate innanzitutto come risposta alle paure degli uomini. I culti agli idoli e agli dei avevano come primo scopo quello di mettere l’uomo al sicuro  dalle forze nascoste e irrefrenabili della natura, come i fulmini, le alluvioni, la siccità, i terremoti, ecc.. ed infatti idoli e divinità erano spesso descritti come i Signori di questi elementi. Oppure l’altra grande paura era quella della morte, ed allora gli dei offrivano una prospettiva di immortalità possibile.
Il fatto che anche Gesù parli delle paure degli uomini non significa che vuole anche egli porsi come garante di salvezza dalle forze oscure che l’uomo non sa come controllare e vincere. Egli infatti parla di qualcosa di più profondo, meno superficiale. Il cristianesimo infatti non è la garanzia, per chi segue i suoi precetti, della sicurezza dalle disgrazie, come a volte si intende erroneamente, trasformando la fede in Dio in una superstizione. Gesù sa che non esistono solo queste grandi paure delle forze della natura, che restano sullo sfondo come nuvoloni minacciosi, ma anche lontani e eccezionali, ma esiste anche una nebbia più frequente e familiare, che sono le tante piccole paure che influiscono e determinano il nostro comportamento quotidiano e avvolgono la nostra vita: paura di non essere accettati, paura di scostarsi dalla normalità, paura di apparire diverso, di non seguire i canoni di giudizio e comportamento vigenti. Quante paure nascono da questa nebbia che ci avvolge: paura di sbagliare, paura di restare delusi e isolati, paura di non avere successo e approvazione, ecc…
Queste paure hanno fatto sì che in ogni società si creasse come un codice di comportamento, una cultura che costituisce la norma accettata come necessaria e tramandata da tutti, e che noi impariamo fin da bambini piccoli. Questo si fa, quello no, certe cose si fanno in un determinato modo, altre in un altro, ecc… è quella che il Vangelo chiama spesso la “sapienza di questo mondo”, norme, usanze e tradizioni consolidate. Ad essa Gesù contrappone una nuova sapienza, il Vangelo, cioè un diverso modo di giudicare e nuove norme di comportamento che scaturiscono non dalla paura, ma dall’amore. Sono sue fondamenta infatti la generosità gratuita e senza calcolo, l’assenza di giudizio e la disponibilità a perdonare e ad essere misericordiosi, un senso di fraternità che lega ciascuno a ogni uomo e donna, senza fare distinzione alcuna di età, sesso, cultura e nazione.
Per questo Gesù dice: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.” Cioè la cultura di questo mondo rende sempre più schiavi delle paure, perché mentre da una parte sembra vincerle, dall’altra le rafforza e le conferma come vero criterio di giudizio su tutto e tutti, e questa cultura è superata dal Vangelo che Gesù è venuto a rivelare a tutti con le sue parole e i suoi comportamenti. La sapienza de Vangelo infatti libera da ogni paura, perché ne sconfessa l’essere fondamento delle scelte e lo sostituisce con quello buono e santo dell’amore.
Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” dice Gesù, perché ci chiama a vivere e rendere evidente e comprensibile a tutti la bellezza di questa nuova sapienza capace di donare la vera felicità. Prosegue Gesù: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.” Egli vuole metterci in guardia dal non avere timore di andare controcorrente, di apparire diversi e difformi dalla normalità, perché se questo può farci provare talvolta qualche disagio o contrarietà, ed anche incomprensioni, ci mette però al sicuro da quella morte dell’anima che viene corrosa dalla cultura di questo mondo che piano piano sostituisce la schiavitù della paura alla libertà dell’amore a cui Dio invece chiama ogni uomo fin dalla creazione di Adamo ed Eva.
Ma come si può far vincere in noi la sapienza del Vangelo sulla sapienza di questo mondo? Quest’ultima ci appare così naturale e innata che ci risulta assai difficile scostarcene. Eppure, a ben vedere, è assurdo sentirsi affezionati ai ceppi e alle sbarre della nostra prigionia della paura e rifiutarsi di uscire dalla cella che il Vangelo ci spalanca innanzi. È vero la strada che si apre dietro quella porta rimasta così a lungo chiusa ci è sconosciuta, e per questo ci fa paura, ma la vera vita è lì, fuori, fra la gente conosciuta per quello che è veramente e non per quello che possiamo capirne attraverso il filtro delle sbarre o il suono distorto che ce ne giunge da dietro la porta chiusa.
Pensiamo alla realtà di quanti giungono da altri continenti per cercare da noi pace e vita migliore. Da dentro la prigione della paura la cultura di questo mondo ce li presenta, senza che li abbiamo mai incontrati, come persone minacciose e foriere di problemi, ma se usciamo dalla cella e li incontriamo personalmente scopriamo che essi sono una risorsa di speranza nel futuro, di desiderio di costruire qualcosa di buono per le nostre società europee stanche e invecchiate, spente di speranza e che faticano a vedere una prospettiva di futuro, così litigiose e divise.
Fidiamoci dell’invito di Gesù ad abbracciare con entusiasmo la nuova cultura dell’amore che ci offre la sapienza del Vangelo, anche perché essa ci mette sotto la sua protezione. Egli dice infatti: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. … Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Il Signore Gesù cioè non chiede atti di temerarietà al di sopra delle nostre forze. Non si tratta di essere degli eroi, ma di affidarci a lui, confrontare le nostre scelte, anche quelle quotidiane e apparentemente insignificanti o neutre, col tesoro della sapienza del Vangelo e confidare che le scelte che faremo saranno sostenute da Dio e da lui benedette col dono della pace interiore e di quella felicità comunicativa che deve caratterizzare sempre la vita di noi cristiani.


Preghiere 

O Signore donaci lo sguardo del Vangelo che illumina il volto di ogni uomo e ce lo fa vedere fratello e sorella. Insegnaci ad amare ciascuno come tu ami noi.
Noi ti preghiamo


O Dio padre buono, vinci in noi la paura che ci imprigiona nella cella dell’egocentrismo. Dona anche a noi la libertà del Vangelo che ci rende tutti fratelli e sorelle, figli di un unico padre.
Noi ti preghiamo




O Signore Gesù dona la pace al mondo intero, specialmente a quelle terre dove infuria la violenza e la guerra. Suscita energie di riconciliazione nei cuori oggi sopraffatti dall’odio e dall’inimicizia.
Noi ti preghiamo
  

Sostieni e consola o Padre buono quanti sono nel dolore. Aiuta chi è povero e suscita sentimenti di solidarietà e amicizia in quanti passano accanto a loro.
Noi ti preghiamo



Guida e proteggi o Dio il nostro papa Francesco, perché le sue parole e il suo esempio siano di guida e incoraggiamento per tutti quelli che cercano una vita migliore.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio tutte le famiglie dei tuoi discepoli oggi radunate attorno alla mensa dell’Eucarestia. Fa’ che animate dal dono della tua Parola e del Corpo e Sangue di Cristo siano segno evidente del tuo amore nella vita di quanti incontrano.

Noi ti preghiamo

venerdì 16 giugno 2017

Festa del Corpus Domini - Anno A - 18 giugno 2017




Dal libro del Deuteronomio 8, 2-3. 14b-16
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Salmo 147 - Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10, 16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?  Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
chi ne mangia vivrà in eterno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Commento

Dal libro del Deuteronomio abbiamo ascoltato quanto Mosè riferì al popolo da parte di Dio, circa il suo esodo nel deserto, dall’Egitto verso la terra promessa. I Padri della Chiesa, specialmente Origene, interpretavano questo viaggio come l’itinerario che l’anima compie dalla sua condizione naturalmente impastata con il male del mondo, per giungere alla purezza dell’incontro con Dio. Più semplicemente mi sembra che questo viaggio possa essere preso come l’immagine della vita dell’uomo. Mosè fa cenno alla durezza del passaggio per terre desertiche e inospitali, piene di insidie. Si può forse dire altrettanto della vita, spesso arida di amore e insidiosamente piena di occasioni in cui siamo tentati di compiere il male e mordere come scorpioni i nostri fratelli e sorelle e ricevere anche noi punture velenose. La vita però è un viaggio durante il quale, ci ricorda Mosè, Dio non lascia mai soli.
Questa è la grande fortuna di noi cristiani, e cioè la possibilità che abbiamo di renderci conto con chiarezza e lucidità che nel cammino della vita non siamo come un branco di animali inselvatichiti, alla deriva per terre inospitali. In natura i branchi di animali selvatici si radunano per la necessità di difendersi dagli altri e di aggredire le prede insieme, per sopravvivere; essi vivono raminghi e senza meta, se non quella del soddisfacimento delle necessità primarie per la sopravvivenza. Per noi non è così: non siamo un “branco”, ma un “gregge”; Dio stesso ci guida, è per noi come un pastore che sa di cosa abbiamo bisogno e non ce lo fa mancare, ci protegge ed evita che incorriamo nei pericoli più gravi. Certo sta a noi unirci a quel gregge, uscire dal branco selvatico e immetterci nella vita che conduce alla salvezza. È una nostra scelta libera alla quale Dio non può e non vuole obbligarci.
Come sanno bene i pastori, la cosa più importante per la sopravvivenza e il benessere del gregge è poter sempre contare su da mangiare e (nel deserto specialmente) da bere sufficiente.
Per questo Dio nel ricordare il tempo del viaggio di quel gregge scelto e radunato da Dio che era il popolo d’Israele nel suo esodo dall’Egitto verso la terra promessa fa riferimento soprattutto al fatto che egli non l’ha mai lasciato privo del nutrimento e dell’acqua necessari: “ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.” Oggi celebriamo la festa di questo cibo prezioso con cui Dio continua a nutrire noi, suo gregge radunato amorevolmente e guidato fedelmente, nel viaggio pieno di difficoltà che è la vita: il Corpo e Sangue di Cristo.
Se non avessimo questo nutrimento infatti saremmo spinti come animali selvatici ad azzannarci a vicenda, a sbranarci l’un l’altro, come avviene in natura. Il cibo che il Signore ci dà sazia la fame, quella bramosia di possedere, di stringere fra i denti facendo proprio il fratello e la sorella, le sue cose, la sua vita. Fame che se non trova il nutrimento vero e buono non si sazia mai, anzi aumenta sempre, e porta a quella insaziabilità per la quale più si ha cibo e si mangia e più se ne desidera ancora. Lo vediamo, ad esempio, nell’insaziabile fame di ricchezza che caratterizza il sistema economico attuale e nella smisurata voracità di un sistema che “mangia” lo spazio vitale di chi è più debole e povero, consuma risorse e beni oltre ogni necessità reale togliendone a chi non ha più affatto.
Ma come è questo nutrimento buono che sazia, il Corpo e il Sangue di Cristo?
Innanzitutto è qualcosa che non ci possiamo dare da noi o conquistarci con le nostre forze e meriti. L’Eucarestia è donata e non si vende, ed è per tutti, non solo per i meritevoli. Quanto insiste papa Francesco nell’invitare a considerare i sacramenti non come una proprietà privata della Chiesa, di cui si può decidere a chi concederla e a chi no, ponendo ostacoli e divieti. Gesù ha offerto il suo Corpo e Sangue soprattutto per i peccatori, non per i santi!
Poi è un cibo che non si possiede e non si accumula, come la manna del deserto che durava un giorno e ciascuno ne prendeva per la propria necessità quotidiana. Così l’Eucarestia: c’è bisogno di tornare ogni domenica a riceverla in dono, non basta farlo una volta o occasionalmente.
Infine la Scrittura oggi ci dice chiaramente come questo cibo è strettamente legato alla Parola di Dio, fin quasi a dire che l’uno senza l’altro non nutre, non basta alla vita: “l’uomo non vive soltanto di pane, ma l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.” È quello che viviamo durante la Messa: il pane e il vino che offriamo sono infatti trasformati dalla Parola di Dio ripetuta, durante la consacrazione, e divengono Corpo e Sangue di Cristo grazie alla forza trasformatrice di quella Parola: “Prese il pane, rese grazie e disse: prendete e mangiatene tutti …”. Così è avvenuto all’origine di tutto, quando la Parola ha operato la creazione di tutto dal nulla. La Parola non sono concetti, insegnamenti morali, leggi, come tutte le parole scritte. La Parola è forza di Dio, energia che trasforma e dà vita, fondamento roccioso su cui tutto poggia e cresce.
Confidiamo allora in questa forza e non nelle forze inefficaci e illusorie del mondo, e non ci mancherà mai il nutrimento che sazia e libera dalla brama sempre insoddisfatta di possesso. Accostiamoci fiduciosi e pieni di fede al Corpo e Sangue di Cristo perché esso ci riempia di quell’energia di bene, salvezza duratura e forza di vita che non finisce. Dice Mosè nel Deuteronomio che Dio ha voluto “umiliare” il popolo, cioè ha voluto fargli fare esperienza della sua reale dimensione, umile e bisognosa di Dio. Anche noi lasciamoci “umiliare” da Dio e nel cammino della vita non crediamoci autosufficienti e privi di bisogno, ma riconosciamo con semplicità e realismo che da Dio riceviamo il nutrimento per vivere e da lui siamo colmati della pienezza di vita che non finisce.
  
Preghiere 

O Signore Gesù che hai scelto di restare sempre con noi con il tuo Corpo e Sangue fa’ che ti accogliamo sempre con fede e amore, facendone nutrimento della nostra vita e bevanda di salvezza,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Gesù per il dono inestimabile dell’Eucarestia che ogni domenica ci nutre e ci sostiene. Aiutaci ad accoglierla come la cosa più preziosa che possiamo ricevere,
Noi ti preghiamo


O Dio Padre del cielo, aiutaci a tenere gli occhi e il cuore aperto per riconoscere il deserto di vita e di amore che c’è in questo mondo. Fa’ che diveniamo tuoi alleati nel combattere il male e liberatori dalla sua schiavitù,
Noi ti preghiamo


È facile o Signore, accontentarsi di poco e rinunciare a lottare perché il deserto divenga un giardino irrigato dal Vangelo. Aiutaci a farci audaci combattenti con la forza mite dell’amore,
Noi ti preghiamo



Sostieni con il tuo Corpo e Sangue o Signore Gesù tutti i cristiani perseguitati e in difficoltà. Fa’ che al più presto cessi la violenza e regni un tempo di pace e sicurezza per tutti,
Noi ti preghiamo


Accogli nell’amore o Dio tutti i poveri che invocano aiuto. Ti ricordiamo coloro che cercano riparo e futuro nel nord ricco fuggendo la guerra e la miseria del Sud. Dona loro protezione e salvezza,
Noi ti preghiamo.


Guida con la forza del tuo Spirito il papa Francesco e la Chiesa dei discepoli diffusa in tutto il mondo. Illumina i cuori e rafforza la loro testimonianza, perché sempre più persone entrino nella famiglia dei figli di Dio,
Noi ti preghiamo


Proteggici o Padre buono dalla tentazione e dal peccato. Fa’ che sappiamo resistere al male e, sostenuti dal nutrimento prezioso del tuo Corpo e Sangue, operiamo sempre il bene che tu ci proponi,
Noi ti preghiamo


giovedì 8 giugno 2017

Festa della Ss.ma Trinità - Anno A - 11 giugno 2017




Dal libro dell’Esodo 34, 4b-6. 8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Dn 3,52.56 - A te la lode o Dio e la gloria nei secoli.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi +
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 13, 11-13
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
a Dio, che è, che era e che viene.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato con solennità la discesa dello Spirito santo sui discepoli e abbiamo invocato che continui a colmare la vita di noi tutti. La festa di Pentecoste ci ripropone un evento che fu cruciale nella storia dei discepoli del Signore. Infatti dopo la sua morte e resurrezione essi ancora facevano fatica a capire il messaggio che il Signore aveva loro affidato. Non si rendevano conto di come fossero accaduti tutti quei fatti straordinari, dal giorno della cattura di Gesù, fino alla croce, la resurrezione e infine l’ascensione al cielo del Signore. Che significato aveva tutto ciò? Era una confitta, la fine di tutto?
Anche noi tante volte facciamo fatica a comprendere la volontà del Signore per la nostra vita e per quella del mondo. I suoi segni ci appaiono contraddittori e difficili da interpretare.
Infatti finché i discepoli cercarono di capire, tutto restò oscuro per loro. Fu necessario che lo Spirito li riempisse di amore perché tutto apparisse loro chiaro. Lo si vede dal fatto che subito uscirono fuori ad incontrare la gente, persone di tutto il mondo, riuscendo a comunicare con tutti, superando ogni barriera linguistica, culturale, umana. Lo Spirito dona la chiarezza affettiva e l’intelligenza dell’amore che ci fa sentire che il Vangelo ha un messaggio di salvezza per tutti, indica la via migliore, percorribile e liberante dalla prigione dell’io, dal cercare la propria salvezza solo in sé stessi e nel proprio benessere. Finché i discepoli cercavano spiegazioni e ragionamenti convincenti restavano prigionieri della paura e del dubbio. Appena si lasciarono andare al soffio dello Spirito ebbero subito chiaro per cosa valeva la pena vivere, chi seguire, verso dove indirizzare i propri passi: avevano ricevuto dallo Spirito la chiarezza affettiva e l’intelligenza dell’amore.
Eppure noi facciamo fatica a sentire la presenza dello Spirito nella nostra vita. Mentre Gesù e anche il Padre sono persone con le quali, bene o male, riusciamo a intavolare un dialogo di preghiera, lode e ringraziamento, lo stesso non è con lo Spirito. Egli ci sembra una figura evanescente, dai contorni indefiniti e sfuggenti. Nella scrittura non parla, agisce in modo silenzioso e stentiamo a coglierne la forza di rinnovamento e vivificamento.
Invece lo Spirito se vogliamo è il modo con cui Dio resta più stabilmente dentro di noi, se lo invochiamo e lo accogliamo. Ogni volta che proviamo un sentimento di affetto, ogni volta che l’istinto che ci spinge verso l’egoismo innato e spontaneo viene bloccato, ogni volta che intuiamo nel fratello e nella sorella l’amico da cui lasciarsi voler bene e a cui voler bene, ogni volta che restiamo spiazzati e stupiti dalla bellezza di un gesto di generosità, di una dimostrazione di benevolenza e di generosità, ebbene è lo Spirito che ci guida e ci sostiene, ci fa “comprendere” secondo il modo di comprendere di Dio e non quello del mondo.
Oggi, una settimana dopo la Pentecoste, la Chiesa ci propone di soffermarci sulla realtà trinitaria di Dio. A Pasqua abbiamo seguito gli ultimi passi di Gesù, lo abbiamo visto resuscitato dal Padre e poi assunto in cielo per tornare a Lui, A pentecoste, come dicevo, abbiamo incontrato lo Spirito. Ecco che dunque ora ci si presenta la Trinità. Essa ripropone la realtà non individualistica di Dio. Egli non è solo “uno”, nel senso umano della parola, ma indubitabilmente trino: Padre Figlio e Spirito santo. Questo spiega perché il nostro non è un Dio a cui si può credere “da soli”, come spiega Paolo nel brano della lettera a i Corinzi che abbiamo ascoltato. Egli dice come Dio è con noi se ci amiamo l’un l’altro: “siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo.” La Trinità si specchia in chi, come lei, vive il legame dell’amore come un vincolo essenziale e indispensabile. Questo è l’invito che ci giunge oggi da questa festa: impariamo l’obbedienza del Figlio al Padre, la sollecitudine di questo per il Figlio, la presenza pervasiva e costante dello Spirito.
Sì, possiamo dire che lo Spirito come agisce nell’uomo e nella storia, agisce anche nella vita di Dio, con lo stesso effetto vivificante dell’amore. Lo vediamo nel brano dell’Esodo presentato nella prima lettura. Il popolo ha pesantemente disobbedito a  Dio, si è fatto un vitello d’oro, ha rotto il patto col Signore, lo ha tradito. Dapprima Dio promette a Mosè che per questo motivo distruggerà il popolo: “Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.” (Es 32,9-10) Ma poi Mosè intercede e lo Spirito fa letteralmente “cambiare idea” a Dio: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.” (Es 32,14) tanto che poco dopo egli rinnova il patto col popolo, gli consegna le tavole della legge, e afferma di sé: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.” (Es 34,6)
Cari fratelli e care sorelle, questo è il volto di Dio come egli si manifesta a noi: misericordioso e lento all’ira, desideroso di salvare e restio a condannare. È il volto di un Dio che è morto per gli uomini sulla croce (il Figlio), ha fatto trionfare la vita sulla morte (il Padre), rimane sempre con noi per comunicarci il suo amore e la misericordia di cui è fonte inesauribile (lo Spirito Santo).




Preghiere n. 1

O Signore Dio Padre vieni e cammina con noi nelle vie buie della vita nel mondo. Apri squarci di luce, dona la pace, consola chi è nel dolore e non condannare nessuno a perdere la vita,
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio e nostro salvatore, ti ringraziamo per il Vangelo che hai annunciato e vissuto come via alla portata di tutti per giungere alla vita eterna,
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 2


O Spirito Santo, consolatore e guida, vieni e scalda i cuori, illumina le menti e riempi in tutti il vuoto di amore, perché il mondo sia trasformato dalla tua presenza in noi,
Noi ti preghiamo


O Trinità santa comunicaci l’amore che ti unisce nel Padre, Figlio e Spirito santo, e fa che nel tuo nome ogni uomo ti conosca e impari a specchiarsi in te, amando gli altri uomini,
Noi ti preghiamo.




Preghiere n. 3


Ti invochiamo o Dio per ogni uomo che soffre, in modo particolare per i popoli in guerra in Siria, in Iraq, in Libia, in Ukraina. Dona la pace che gli uomini non sanno darsi,
Noi ti preghiamo


Ascolta il lamento o Padre misericordioso di quanti invocano il tuo soccorso. Per i poveri, i malati, i disperati, gli abbandonati: manda loro angeli di consolazione e salvezza,
Noi ti preghiamo




Preghiere n. 4


Sostieni o Dio il papa Francesco, tuo servitore e testimone, perché col tuo aiuto percorra con coraggio e serenità le vie del cuore degli uomini contemporanei indicando in te l’unica salvezza dal male, 
Noi ti preghiamo


Benedici e proteggi o Signore Gesù, questa comunità che convochi ogni domenica al tuo banchetto eucaristico. Perché l’incontro con la tua Parola e il tuo Corpo sia il fulcro della vita di ogni discepolo,

Noi ti preghiamo