sabato 22 dicembre 2018

IV domenica di Avvento - Anno C - 23 dicembre 2018





Dal libro del profeta Michea 5,1-4a
Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!».

Salmo 79 - Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dalla lettera agli Ebrei 10,5-10
Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà"». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

Alleluia, alleluia alleluia.
Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Ap­pena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bam­bino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orec­chi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il vangelo di Luca subito dopo la narrazione dell’annuncio dell’angelo a Maria dell’imminente nascita del Signore ci presenta Maria che in fretta esce e va da Elisabetta: “si alzò e andò di fretta verso la regione montuosa.
Ma qual è il motivo di tanta fretta? Maria ha fretta di comunicare all’anziana Elisabetta l’annuncio straordinario che ha appena ricevuto: Dio nasce per stare con noi e ha chiesto a lei di portarlo in sé e donarlo agli uomini. È una cosa troppo importante e significativa per restare celata, anzi c’è fretta di dirlo!
È la fretta della missione, l’urgenza dell’annuncio a quanti possibile della buona notizia del Natale, perché attendano Gesù e lo riconoscano quando egli nascerà. È la fretta di Gesù stesso che vuole venire fra noi ed ha urgenza di venire nel mondo.
Anche oggi per tanti è un tempo in cui si va di fretta. Questi sono giorni di frenesia: per gli acquisti, per la preparazione delle feste, per scambiarsi gli auguri. Ma c’è una differenza fra la fretta di Maria, e quella degli uomini. Per noi infatti essere di fretta vuol dire essere assorbiti da noi stessi, dal proprio da fare e impegni; questo fa scomparire gli altri dal nostro orizzonte che è tutto ingombro del nostro fare.
La fretta di Maria invece è l’impazienza di realizzare un incontro e un annuncio, la fretta di Dio è per il compimento di un tempo nuovo in cui si realizzi l’incontro di Dio con gli uomini, cioè il Natale. Anche noi allora oggi in questa ultima domenica di avvento, ormai in prossimità della nascita del Signore, siamo invitati a lasciar cadere la fretta egocentrica e affannata su di sé e ad assumere invece la fretta dell’impazienza di vedere Gesù nascere e di farlo conoscere a molti.
Maria va incontro ad Elisabetta, una donna anziana che, come lei, era incinta di un figlio inaspettato. Entrambe sono accomunate da una gravidanza imprevedibile, anzi impossibile. Maria all’inizio della sua vita, ancora inesperta giovinetta, neanche sposata, ed Elisabetta da vecchia, dopo una lunga vita di sterilità. Sì, il Signore suscita una vita nuova proprio dove non ce lo si aspetterebbe. In chi sembra troppo giovane per assumersi responsabilità così grandi, in un’età in cui si ritiene spesso si debba vivere spensierati e un po’ con la testa fra le nuvole, e in un’anziana, da cui la vita scivola via verso l’inutilità. Invece no, proprio Maria ed Elisabetta, diremmo le meno “adatte”, le meno “naturalmente portate” accolgono in sé una vita nuova che chiede di nascere.
È quello che questa ultima domenica di Avvento viene a dirci: il Natale è una novità che si affaccia alla nostra vita, anche se noi facciamo fatica a rendercene conto e a gioirne o siamo restii ad accoglierla. Non ci sentiamo portati, o sentiamo che il momento non è adatto, l’ora, il luogo, la situazione non sono opportuni.
Il Natale, fratelli e sorelle, ci coglie così come siamo, col nostro carico di peccato e di inadeguatezza, “inadatti”, come lo erano Maria ed Elisabetta, ed allora noi lasciamoci stupire, lasciamoci forzare da una vita diversa che vuole nascere anche da noi.
Ma in cosa consiste questa novità?
La disponibilità a vivere un cambiamento decisivo in un tempo non facile della propria vita accomunano dunque Maria ed Elisabetta e realizzano un incontro umano affettuoso e pieno di gioia. È quello che anche noi possiamo sperimentare quando cediamo all’insistenza del Vangelo e lasciamo spazio alla sua novità: scopriamo la gioia dell’incontro con i fratelli le sorelle, non più guardati con diffidenza e distacco, li riscopriamo illuminati da una luce nuova che ce ne mostra i tratti umani e ce li rende attraenti. Non perché divengano all’improvviso senza difetti, ma perché questi sono relativizzati dalla gioia dell’essere insieme assieme al Signore. È la grazia del Natale che rende gli uomini più vicini e fratelli. La venuta di Gesù nella nostra vita infatti realizza quello che lui ha detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” (Gv 13,34) e Gesù non ci ha amato per le nostre grandi virtù e qualità. Ci ha amati perché ha voluto tirare fuori da noi il meglio di cui siamo capaci, il nostro volto più umano e generoso, in una parola ci ha amati con misericordia.
Con fretta allora accostiamoci a lui che viene e gustiamo la gioia di accogliere in noi quella misericordia che vuole nascere e che ci fa vedere con occhi nuovi il volto degli altri che incontriamo.


Preghiere 


O Signore vieni presto in mezzo a noi, con impazienza ti attendiamo perché regni fra gli uomini il tuo amore,
Noi ti preghiamo


Fa’, o Signore Gesù, che, scrutando nel nostro cuore, sappiamo leggere il nostro bisogno che tu nasca presto e viva insieme a noi, aiutaci ad accoglierti e a proteggere la tua presenza nella nostra vita
Noi ti preghiamo



Aiutaci o Dio ad essere ascoltatori attenti della tua Parola, fiduciosi che essa compie cose straordinarie e fa nuove tutte le cose. Rendici degni discepoli del Vangelo di Natale e pronti ad incamminarci verso il luogo della tua venuta nel mondo,
Noi ti preghiamo


Perdona, o Padre misericordioso, la durezza dei nostri cuori, sordi all’annuncio dell’angelo e distratti alla tua Parola. Fa’ che sappiamo vincere il timore, rinunciare alla ripetitività abitudinaria, scegliere per l’ascolto docile del Vangelo,
Noi ti preghiamo


Aiuta o Padre clementissimo tutti coloro che si trovano nel bisogno: i poveri, gli affamati, chi soffre per la violenza e l’ingiustizia, i malati, i prigionieri, chi è senza casa e protezione. La tua venuta porti consolazione e aiuto a chi ti invoca,
Noi ti preghiamo



Sostieni o Signore Gesù tutti quelli che ti cercano. Aiutali a trovare la via che porta a te e ad incontrare nei tuoi discepoli compagni di strada premurosi e attenti,
Noi ti preghiamo.

  
Proteggi o Dio il papa Francesco che annuncia il vangelo e lo testimonia con la sua vita. Fa’ che le sue parole trovino la via che giunge al cuore degli uomini, perché il tuo nome sia amato e invocato ovunque,
Noi ti preghiamo


Sostieni o Padre del cielo tutti coloro che sono nel pericolo e affrontano disagi e rischi nel tuo nome. Fa’ che chi oggi disprezza i tuoi figli e li ostacola possa scoprire la bellezza del vangelo e l’umanità piena del tuo volto,
Noi ti preghiamo

sabato 15 dicembre 2018

III domenica del tempo di Avvento "Gaudete" - Anno C - 16 dicembre 2018





Dal libro del profeta Sofonìa 3,14-18a
Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Is 12,2-6 - Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, +
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,4-7
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 3,10-18
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, ci inoltriamo con questa terza domenica nel tempo di avvento e già pregustiamo la bellezza della nascita del Signore, come ci esorta a fare la seconda lettura con il suo invito insistente: “siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti.” È veramente il caso di essere lieti, perché ci troviamo in un tempo benedetto nel quale un dono viene fatto a ciascuno, e cioè la nascita del bambino Gesù.
Come tute le nascite, il Natale è un evento felice, ma non facile. Lo sanno bene le madri che hanno portato in seno un figlio per nove mesi, lo hanno dato alla luce e poi accudito. La nascita di un bambino è un evento che rallegra in profondità, ma che è anche molto impegnativo, perché viene a cambiare i ritmi della vita ordinaria, impone di rimodulare le abitudini, a cambiare tante cose concrete, grandi e piccole, ad assumersi nuove responsabilità. Questo deve essere il Natale per noi: la nascita dopo lunga gestazion\e di un nostro nuovo modo di essere. Prendiamo sul serio il significato della nascita di Gesù, non può restare tutto come prima!
Purtroppo un certo modo di fare festa a Natale, egocentrico e superficiale, tutto incentrato su una soddisfazione materiale e spesso egoistica, fa sì che ci abituiamo ad una idea di gioia consumistica: concentrata in un tempo breve, perché poi svanisce e tutto torna come prima. È l’esperienza delle Feste di Natale che tante volte anche noi facciamo: un po’ nevrotica e affannata prima, durante i preparativi, depressa e stanca dopo, quando tutto torna come prima.
Per questo il profeta Sofonia, alle soglie del Natale, viene oggi a ricordarci che la  gioia vera è quella che viene dalla coscienza della compagnia affettuosa e sollecita del Signore che non passa via, non si consuma, non finisce con la data del calendario, ma nasce per restare per sempre, per essere con noi ogni giorno della nostra vita: “Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! … Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.” Sì, il Signore che nasce viene a stabilire la sua signoria che allontana ogni sventura.
Come dicevo, è esperienza di tutti come la nascita di un bambino venga a scombussolare il corso abituale e normale della vita, non solo dobbiamo fare cose nuove, ma anche quelle vecchie ci appaiono sotto un’altra luce. È un po’ la stessa sensazione che l’evangelista Luca ci vuole comunicare nel brano che abbiamo ascoltato oggi. Egli racconta infatti come il popolo che accorreva numeroso da Giovanni era pervaso dal senso di attesa di una grande novità che si doveva realizzare, e per questo tutta quella gente ripete la domanda: «Che cosa dobbiamo fare?» Ben tre volte risuona in poche righe, rivolta a Giovanni da persone diverse. Il Battista risponde a questa domanda, indicando a ciascuno la sua via personale per prepararsi a quello che chiama il “battesimo in Spirito Santo e fuoco” cioè la venuta del Salvatore Gesù.
“Che cosa dobbiamo fare?” ci chiediamo allora anche noi oggi.  
Io vi invito a porvi questa domanda, seriamente, come fece la folla a Giovanni.
Ciascuno di noi trovi un impegno concreto, di generosità, di altruismo, un nuovo modo di fare attenzione al bisogno degli altri. Sì perché spesso noi prestiamo poco attenzione al bisogno degli altri, fosse il bisogno di un aiuto concreto o di amicizia e calore umano, di essere ricordato, di essere visitato, di ricevere attenzioni. Abbiamo mille modi per dimostrare a chi incontriamo che per noi lui o lei conta e il suo bisogno lo prendiamo sul serio, e anche se non possiamo risolvere tutti i problemi essi ci stanno comunque a cuore e ce li ricordiamo.
All’inizio ci sembrerà difficile, quasi impossibile, perché siamo così poco abituati a dare importanza agli altri, specialmente quando esprimono un bisogno, ma ricordiamoci che viene il Signore e sarà lui a donarci quello Spirito Santo che è fuoco di amore, capacità di voler bene, ricordare e dimostrare interesse e attenzione. In questo modo il Signore che nasce resterà con noi, crescerà nella nostra vita e renderà stabile la gioia della sua venuta. Allora sì che le feste di Natale saranno segnate da una vera gioia, quella dell’inizio di un nuovo capitolo della nostra vita, la nascita di qualcosa che non finisce subito, non si consuma in poche giornate affannate, ma lascia un segno indelebile dentro di noi, quella di una vita nuova che è nata e cresce portando senso e gioia autentica.


Preghiere 


O Signore che vieni e visiti la nostra vita, aiutaci a vivere l’attesa di un tempo nuovo che la tua nascita inaugura nella nostra vita. Fa’ che come le folle ci chiediamo cosa dobbiamo fare perché la novità del Natale nasca in noi,
Noi ti preghiamo


Dio Padre buono e misericordioso, manda il tuo Spirito perché inondi la nostra vita con la forza del tuo amore. Fa’ che purificati da ciò che è effimero e posticcio raccogliamo abbondanti e duraturi frutti di amore e solidarietà,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio Padre nostro per quanti ancora affrontano i pericolosi viaggi dai paesi della guerra e della miseria. Per quanti sono morti in questi mesi e per i tanti che soffrono lontano dalla loro casa,
Noi ti preghiamo


Aiuta o Signore tutti i tuoi figli ad entrare con vera gioia nel tempo del Natale per vivere con impegno e responsabilità la novità del Vangelo,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio del cielo per tutti coloro che sono nel dolore. Per i malati, per gli anziani, per chi è senza casa e famiglia, per le vittime della guerra e della violenza, per i prigionieri, per i disprezzati, per chi è solo e senza speranza. Aiutali e perdona chi è causa del loro dolore.
Noi ti preghiamo


Trasforma o Dio il cuore degli uomini di questa città, perché nessuno sia escluso e disprezzato, ma ognuno trovi un porto sicuro e accoglienza amichevole per la loro vita.
Noi ti preghiamo.


O Padre che hai preparato un padre e una madre che si prendesse cura del Verbo fatto carne, fa’ che tutti noi siamo pronti a farci padri e madri, fratelli e sorelle, amici e compagni di chi incontriamo, perché il bisogno di nessuno sia senza attenzione e cura da parte nostra.
Noi ti preghiamo


O Dio ti preghiamo per tutti i poveri che celebreranno il Natale in questa Chiesa nella festa che prepariamo per loro. Fa’ che sappiamo accoglierli con amore e generosità.
Noi ti preghiamo

sabato 8 dicembre 2018

II domenica di Avvento - Anno C - 9 dicembre 2018





Dal libro del profeta Baruc 5,1-9
Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà». Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

Salmo 125 - Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.
 
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.
 
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte.
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.
 
Nell'andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,4-6,8-11
Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Alleluia alleluia alleluia
  

Dal vangelo secondo Luca 3,1-6
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, in questa seconda tappa del tempo di Avvento ci viene incontro la figura di Giovanni il battista che la liturgia ci propone come modello dell’ ”uomo dell’Avvento”, cioè dell’ “uomo che attende il Signore”. Sì perché essere in attesa del Signore è qualcosa di costitutivo del discepolo e il tempo di Avvento non è solo un momento passeggero, piuttosto esso ci insegna una condizione esistenziale che deve caratterizzare il credente in tutte le stagioni della sua vita. Giovanni infatti si prepara nel deserto ad incontrare il Signore, ma non smette di cercarlo anche dopo che lo ha riconosciuto, al momento del suo battesimo, e dal carcere, vicino alla morte, continua ad attendere la rivelazione piena del Signore e manda i suoi discepoli a interrogarlo: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19) Sì, perché Gesù non lo raggiungiamo una volta per tutte, ma ogni giorno della nostra esistenza dobbiamo incamminarci verso di lui, attenderlo, cercarlo, per rivivere l’incontro quotidiano con lui.
Ma come si realizza questo incontro, come avviene il Natale nella nostra vita?
Ieri, festa dell’Immacolata, dicevamo che il Signore si presenta sempre come una grande novità. È una vita nuova che nasce e che prima non c’era. Sono sentimenti, azioni, decisioni e scelte che prima non avevamo e che il Signore vuole che nascano dentro di noi. Così fu per Maria, che si attendeva una tranquilla vita domestica, un sereno matrimonio con Giuseppe, e invece l’angelo venne a rompere tutti questi disegni per fare irrompere nella sua vita Dio che voleva venire nel suo corpo e poi dentro la storia di tutti gli uomini. Maria ebbe paura, ci dice il vangelo dell’annunciazione che abbiamo ascoltato ieri, perché era una novità troppo grande per lei, non era pronta. È lo stesso anche per noi, impreparati al Natale del Signore ci spaventiamo e fuggiamo lontano, immergendoci in quello che si chiama il “clima natalizio”, cioè l’ubriacatura che fa dimenticare il vero motivo del festeggiamento: il Signore, per concentrarci invece soprattutto attorno a noi stessi. Per questo abbiamo bisogno del tempo dell’Avvento, per preparare uno spazio nella nostra vita a Dio che viene e ci chiede di accoglierlo. Saremo pronti a dirgli di sì, come alla fine fece Maria?
È quello che ci propone oggi Giovanni, nel deserto, parlandoci del bisogno di sottoporci ad un “battesimo di conversione” e di percorrere una strada. Sì, conversione significa cambiare strada, cioè modo di vedere e giudicare, dando la vera importanza alla nascita di Dio e alla novità di vita che egli rappresenta. E poi andare avanti su questo cammino fino a trovarci, a Natale, davanti alla stalla, assieme ai pastori, nel buio squarciato dalla luce di quella gioia così grande.
Questo cammino sembra richiedere un grande sforzo. Dice Giovanni: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Chi potrà mai farcela? Non è forse un’impresa al di sopra delle nostre forze? Ma poi prosegue: “Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.” Anche il profeta Baruc nel brano che abbiamo ascoltato dice: “Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.” Cioè in realtà è Dio che compie lo sforzo più grande, che scava le montagne e riempie le valli, per permettere al suo popolo di raggiungere la sua gloria. Si tratta allora non di compiere sforzi sovraumani per poter riempire la distanza da Dio, ma, casomai, di percorrere con speditezza il cammino agevole che lui ci prepara.
Sì perché i grandi ostacoli che ci appaiono insormontabili nel cammino verso il Signore sono quelli che noi stessi poniamo sul nostro cammino: le paure di perdere qualcosa, le prudenze, le diffidenze verso il Vangelo. Ma se invece ci lasciamo trasportare dal soffio dello Spirito facilmente questo ostacoli vengono meno. Lo Spirito, che è l’amore, ci insegna a vincere la paura non con il coraggio, la prudenza non con l’impavidità, la diffidenza non con l’incoscienza, ma con il voler bene, che permette di superare ostacoli alti perché ci rende leggeri. 
Non resistiamo al Signore che viene: è lui che compie il cammino più arduo e faticoso, dal cielo fin qui da noi. Non fuggiamo spaventati di perdere qualcosa, ma avviamoci leggeri verso il luogo dell’incontro.
Il profeta Baruc continua indicando qual è la forza che ci permette di avanzare in questo cammino: “Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.” Innanzitutto il profeta sottolinea come il cammino che porta al Signore è “con gioia”. Non si tratta cioè di fare sacrifici o dolorose rinunce, ma lasciarsi andare alla gioia vera che viene, come dicevo, dal farsi sospingere con leggerezza dalla forza dello Spirito, cioè del voler bene di Dio. Esso ci permette di compiere anche cammini lunghi senza affaticarci e senza sentirci pesanti e stanchi, ma solo se accettiamo di muoversi da noi stessi e di accogliere con Giovanni il battesimo di conversione, cioè cambiare le nostre idee, e di andare spediti e felici verso il Signore che viene.  

In riferimento alle recenti disposizioni nazionali e comunali sulla sicurezza il vescovo Padre Giuseppe Piemontese propone all’attenzione dei cittadini alcune sue considerazioni.
“Anche noi siamo preoccupati per la sicurezza delle persone e delle nostre città e apprezziamo chi con saggezza e lungimiranza protegge i cittadini. Però siamo anche preoccupati per tanta umanità che vive pacificamente tra noi, anche se in stato di indigenza.
I recenti provvedimenti interessano in particolare gli ultimi anelli del contesto sociale, ritenuti la causa del disagio percepito. Tra le conseguenze, forse non volute, avremo il rischio di rendere disperate persone che in qualche modo finora erano aiutate, seguite in un percorso di integrazione civile e quindi controllate. Se dietro a certe forme di accattonaggio si pensa vi siano organizzazioni criminali, forse sono queste che dovrebbero essere perseguite.
… si ricorda che da anni viene data accoglienza, da parte delle parrocchie e della diocesi, attraverso la Caritas e l’associazione di volontariato San Martino, alle persone che si trovano in difficoltà e senza fissa dimora, nelle proprie strutture, alle quali tutti possono accedere….
La Chiesa ha offerto sempre accoglienza di emergenza negli anni passati e, anche nei prossimi mesi, ha messo a disposizione delle persone senza fissa dimora degli alloggi e pasti caldi presso la mensa San Valentino che è aperta in orario prolungato durante i mesi invernali.
I cittadini di Terni, provenienti essi stessi da varie regioni italiane e beneficiari di generosa accoglienza, hanno sempre praticato accoglienza e ospitalità. Non comprendiamo le ragioni di tanto repentino rinchiudersi in un fortino di disposizioni, che non risolveranno i problemi delle persone, non procureranno la sicurezza auspicata, ma ulteriore incertezza e la mortificazione dell’umanità, altrui e propria”.
Vorrei solo aggiungere che fra le motivazioni dell’ordinanza del Sindaco c’è la necessità che la gente non venga disturbata nel periodo natalizio dalla presenza molesta di accattoni e senza dimora: è paradossale che si vuole scacciare dalla città proprio colui del quale dovremmo prepararci a festeggiare la nascita, Gesù, che si identifica proprio nei più piccoli e poveri, ricordiamo infatti che: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me … tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me.”

Stiamo attenti a non farci rubare il Natale cristiano per un natale ateo, cioè in cui Gesù è espulso. Non basta decorare le strade e fare presepi perché sia Natale, il vero presepio che vogliamo fare quest’anno siano strade accoglienti, cuori pronti alla compassione e alla solidarietà con chi non ha nulla, resistenza ad ogni forma di disumana intolleranza contro chi  ha l’unica colpa di essere povero.

Preghiere 

O Signore Dio nostro, guarda con amore ai tuoi discepoli che ti attendono in questo tempo di preparazione al Natale. Fa’ che noi siamo pronti a riconoscerci bisognosi del tuo aiuto per scoprirti pastore buono e guida della nostra vita, 
Noi ti preghiamo


Elimina o Dio ogni distrazione e il timore di incontrarti che ci allontanano da te. Fa’ che sappiamo aspettare la tua venuta e sperare con impazienza la tua salvezza,
Noi ti preghiamo




O Signore Gesù vieni presto a colmare la distanza tra noi e Dio, perché il peccato e il male non ci tengano più prigionieri ma impariamo a vivere la libertà di essere tuoi figli,
Noi ti preghiamo


Vieni incontro o Signore a ciascuno di quelli che ti cercano: chi ti invoca, chi spera in te e chi ti attende con impazienza. Dona la grazia di incontrarti a chi ancora non ti conosce,
Noi ti preghiamo


Fa’ o Signore Dio nostro che ogni uomo e donna che oggi sono nel dolore incontrino presto la tua consolazione. Per gli ammalati, gli anziani, chi è senza casa e sostegno, per i poveri, ti invochiamo: suscita accanto a loro fratelli pronti ad aiutarli.
Noi ti preghiamo


Guarisci o Dio la piaga della guerra che fa sanguinare la terra in tanti luoghi. Fa’ che le armi tacciano presto e inizi un nuovo tempo di pace.
Noi ti preghiamo.



Guida con amore la famiglia di tuoi discepoli o Padre, ovunque nel mondo. Fa’ che attendano con gioia la tua venuta per incontrarti vicino a loro,  
Noi ti preghiamo


Sostieni e proteggi o Padre tutti quelli che confidano in te. Proteggi chi è nel pericolo e soffre a causa della fede. Dona sapienza e amore a tutti quelli che annunciano e testimoniano il Vangelo,
Noi ti preghiamo

Festa dell'Immacolata Concezione di Maria - 8 dicembre 2018




Dal libro della Gènesi 3,9-15.20
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?» Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai  per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1,26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo convocati oggi per celebrare la festa di Maria Ss.ma Immacolata, cioè di colei che Dio ha prescelto per essere la madre di suo Figlio. Questa festa cade in questo tempo di Avvento nel quale, come dicevamo domenica scorsa, siamo chiamati a prepararci per far spazio a Gesù che vuole nascere nella nostra vita. Maria ci è dunque proposta oggi come esempio di persona che seppe fare questo spazio in sé. Sì, perché non è scontato che nella nostra vita ci sia posto per Dio, e questo per vari motivi.
Soprattutto perché Dio ci si presenta sempre sotto l’aspetto della novità, e questo ci spaventa e ci spinge a voltarci dall’altra parte intimoriti, a fare finta di niente.
Eppure, nonostante tutto, Dio cerca ancora una volta di tornare a guadagnarsi un po’ di spazio, attenzione, considerazione nel tempo e negli interessi della nostra vita.
Il suo Avvento, il suo Natale che ogni anno celebriamo, ci ricorda che Dio non guarda al nostro rifiuto pauroso, ma vuole a tutti i costi conquistarsi uno spazio nella nostra vita e salvarla dalla dimensione ripiegata su di sé, triste, a volte anche angosciata, per la mancanza di prospettive. E questo spazio che Dio vuole conquistarsi nella nostra vita non è lo spazio del padrone, o di chi si impone con la forza. Potrebbe farlo. No, Dio si vuole fare spazio dentro di noi come il misericordioso, cioè colui che ci ama in modo gratuito e appassionato. È il senso di questo tempo di Avvento, preparazione al Natale.
Dicevo poco fa che la novità del Natale di Gesù ci spaventa. Sembra un paradosso, ma la prova principale di questa paura è proprio il fatto che abbiamo voluto nascondere il ricordo della nascita di Gesù facendone l’occasione per festeggiare noi stessi. Sì il Natale da festa in cui fare spazio al totalmente altro da sé, cioè a Dio che si fa vicino a accessibile da noi, diventa la festa per fare spazio a se stessi e a quelli che ci sono più vicini: i parenti e gli amici stretti. Basta fare un conto concreto di quanto tempo e quante risorse e preoccupazioni sono spese in queste giornate per chi è totalmente altro da noi rispetto a chi è vicino a noi, come noi, sempre insieme a noi.
Per Maria non era differente. Ci dice il vangelo che era “promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe”. Avrà avuto il cuore pieno di preoccupazione e di gioia per la festa che riguardava sé, la propria famiglia e il suo sposo. Una festa intima, di gente conosciuta e amata, a cui era legata da antichi vincoli di parentela e amicizia stretta. Così era ed è tuttora la festa del matrimonio.
Ma Dio non “rispetta” queste lecite aspettative di Maria circa il suo imminente matrimonio e gli propone, in modo inatteso e sconvolgente, di fare spazio invece che ai “suoi” al “totalmente altro”, cioè a se stesso. È una bella differenza, e Maria, ci fa notare il Vangelo, reagì con spavento “A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.” La novità sconvolgente del Natale fa paura a Maria, ed è del tutto comprensibile che sia così.
Ma a noi il Natale ci turba almeno un po’? Ci spaventa, almeno un poco, la prospettiva di lasciare da parte la “festa dei tuoi” per festeggiare invece il totalmente estraneo e altro che è Dio, come l’angelo viene a proporre anche a noi oggi?
No, non ci spaventa, perché la nostra abitudine e scontatezza ci rende sordi alle parole dell’angelo. Non ci riguardano, non sono per noi, nemmeno le sentiamo. Deve nascere Dio? va bene purché ci lasci in pace la nostra festa. Deve venire Gesù, va bene, purché non turbi le tante cose che abbiamo da fare in questo tempo, magari lo faccia più in là, in un altro momento e luogo.
Ecco il messaggio che comunica il nostro modo di fare festa a Natale: no, non ora; no, ti prego non qui da me. A Dio che propone di nascere diciamo: no.
Dio ci conosce e sa che pensiamo così. Per questo oggi, come preparazione della sua nascita, per darci tempo di accorgercene e di lasciarci modellare da questa novità ci rivolge un invito a vincere la paura e il turbamento per farci invece prendere dalla gioia della notizia della sua venuta fra noi e dalla pace che egli porta nei cuori di chi lo accoglie. Per questo l’angelo risponde al turbamento di Maria: “Rallegrati, … Non temere.” E a lei che al principio vuole ritrarsi difronte all’invito a fare spazio a Dio dentro di sé, egli risponde con un dialogo paziente, dolce, che conosce e tiene conto della situazione di lei, dello sconvolgimento che tutto ciò porta nella sua vita.
Così Dio fa anche con noi. Egli tiene conto di quello che siamo, delle nostre paure e resistenze, a volte tenaci, ma non si arrende ad esse. Egli insiste e cerca di instaurare un dialogo con noi, che è la sua Parola che ci viene rivolta e la preghiera che essa suscita. In questo dialogo Dio non rivendica offeso il torto subito per il nostro rifiuto, non fa il conto dei nostri peccati, ma cerca di mostrarci la bellezza di vivere un Natale come festa per lui e non per se stessi, un festeggiare pieno del suo Spirito, profondo, ricco di senso, pieno di gioia e pace: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Maria cedette all’insistenza piena di amore di Dio, e noi ne saremo capaci?
Maria accettò l’invito di Dio a sconvolgere i suoi piani e a festeggiare non se stessa nel matrimonio in compagni dai suoi, ma piuttosto a festeggiare quell’evento unico e irripetibile nella storia dell’umanità: Dio che viene per stare con noi.
Questa festa oggi viene a porci queste domande, nel tempo di Avvento che è preparazione e attesa. Lasciamoci scalfire dall’insistenza di Dio, entriamo in dialogo con lui attraverso l’ascolto della Parola e la preghiera, perché sulle nostre resistenze vinca la misericordia senza fine di Dio.
  
Preghiere  

Ti ringraziamo o Dio del cielo perché hai mandato il tuo Spirito su Maria, rendendola degna di divenire madre del tuo Figlio. Aiuta anche noi ad accogliere con gioia e senza timore la buona notizia che tu vuoi nascere in noi.
Noi ti preghiamo


O Dio che stai per venire nel mondo, fa’ che cediamo all’insistenza con la quale ci inviti a prepararci ad incontrarti. Aiutaci a farti spazio nei nostri pensieri e preoccupazioni
Noi ti preghiamo



Ti supplichiamo Signore Gesù di preservarci dall’orgoglio e dall’autosufficienza perché, sull’esempio di Maria, sappiamo accogliere la tua volontà per compierla.
Noi ti preghiamo


Proteggi e accompagna o Padre nostro tutti quelli che nel mondo sono in pericolo a causa della loro fede in te. Fa’ che coloro che oggi nutrono sentimenti di odio e avversione possano scoprire la vera natura del Vangelo che è annuncio di pace e salvezza per tutti. 
Noi ti preghiamo



Custodisci o Signore Dio il mondo intero, così disorientato e attraversato da correnti di violenza e di guerra. Fa’ che i tuoi discepoli sappiano mostrare con la loro vita che l’unico fondamento certo di ogni società è l’amore e la solidarietà che nascono dal Vangelo.
Noi ti preghiamo


Guida la tua Chiesa, o Pastore buono, su pascoli buoni, perché nutriti dalla tua Parola sappiamo annunciare a tutti la buona notizia del Signore che nasce e porta la sua misericordia a chi lo invoca.
Noi ti preghiamo.

  
O Dio ti preghiamo per il nostro papa Francesco che ti annuncia come Padre misericordioso. Fa’ che seguendo il suo esempio sappiamo anche noi essere testimoni del tuo amore.
Noi ti preghiamo

  
O Medico buono delle anime e dei corpi, ti preghiamo perché questo anno giubilare che oggi si apre sia tempo di conversione e salvezza per tutti i tuoi discepoli. Fa’ che ciascuno di noi, sospinti dal soffio dello Spirito, diveniamo operatori di pace e testimoni della tua misericordia.
Noi ti preghiamo

sabato 1 dicembre 2018

I domenica del tempo di Avvento - Anno C - 2 dicembre 2018





Dal libro del profeta Geremia 33,14-16
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

Salmo 24 - A te, Signore innalzo l'anima mia
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési 3,12-4,2
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 21,25-28,34-36
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'im­provviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Ve­gliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di com­parire davanti al Figlio dell'uomo».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, si apre oggi l’Avvento che, come tutti sappiamo, è il tempo di preparazione e attesa che il Signore Gesù nasca in mezzo a noi. Sono le quattro settimane in cui la liturgia ci invita, attraverso le parole dalla Scrittura, a essere vigilanti e pronti a cogliere i segni che ci preparano alla venuta del Signore.
L’evangelista Luca nel brano che abbiamo ascoltato insiste che non ci lasciamo sopraffare dalla forza del male: “Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte.” Sono segni di realtà che vediamo presenti attorno a noi, ma anche i segni che indicano come il male si fa strada anche dentro di noi
Oggi nel mondo sembrano realizzarsi sconvolgimenti imprevisti e repentini: il terrorismo suscita ondate di paura e, per reazione, sinistri venti di guerra. Anche nel seno delle nostre società europee avvertiamo un indurimento dei cuori, un imbarbarimento dei rapporti e la chiusura a quanti sono diversi da noi per ricchezza, nazionalità, cultura e religione. E questo è frutto della paura perché un benessere che sembrava duraturo e stabilmente garantito, grazie ad un processo di crescita economica e di miglioramento delle condizioni di vita, oggi appare assai più precario.
Davanti a tutto ciò però il Vangelo esorta ad alzare lo sguardo, cioè a scrutare l’orizzonte con occhio diverso, quello del Signore, per intuire nelle pieghe della storia il bisogno degli uomini di essere amati in modo diverso, come Dio sa fare: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Infatti il Signore proprio perché sa amare, sempre e comunque, non è schiavo della paura dell’oggi, non si ferma a considerare solo il presente e il male che sembra imporsi con forza, ma si libera, e ci libera, da questa cappa asfissiante e indica i segni di un futuro diverso che vuol nascere nei cuori, nei popoli, nei luoghi più sperduti e dimenticati della terra, Dio vive, cioè, con atteggiamento di speranza. Questo atteggiamento non ha nulla di fatalistico e illusorio, perché egli sa che il bene per nascere ha bisogno di un grembo che lo accolga e lo alimenti, lo protegga dalle minacce, lo conservi al caldo, come fece Maria con Gesù. Ci vuole cioè lavoro, tempo, amore, in sintesi, una grande speranza che diventa fiducia nell’uomo, misericordia, generosità concreta e fattiva, accoglienza.
È così facile invece cedere alla tentazione di imboccare la strada più facile e, apparentemente, più efficace, che è quella di rispondere al male con il male, alla durezza con altrettanta durezza, all’odio con la vendetta. Prosegue infatti l’evangelista Luca: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'im­provviso.
È facile ubriacarsi di un senso di potenza che viene dalla forza di questo mondo: le armi, la chiusura a chi è diverso da sé, l’egoismo. Così come è facile dissipare quel poco di bene che abbiamo dentro facendolo sopraffare dalla forza del male. Questo prepara la nostra rovina, perché ci rende facilmente trascinabili lontano dalle vie del Signore. Piuttosto, prosegue Luca, bisogna essere vigilanti e coltivare nel nostro cuore la misericordia lungimirante e benigna di Dio, pregandolo perché non prevalga la forza del mondo e nasca presto dentro di noi, in ogni persona e in ogni angolo della terra il re della pace che porti al suo affermarsi duraturo e stabile in mezzo a noi. È questa la nostra speranza, la speranza  che permette al mondo di non soccombere alla forza del male.
Questo Avvento, con le sue tappe settimanali, ci guidi alla ricerca del Signore che sta per nascere. Prepariamo noi stessi e la realtà attorno a noi perché sui venti di guerra prevalga lo sguardo di misericordia che sa scorgere in ogni volto, anche il più duro, che ci appare estraneo o addirittura ostile e nemico il fratello e la sorella che vogliono nascere se trovano qualcuno che li riceva, come fece Maria, in un grembo accogliente e materno. Sappiamo in questo Avvento essere madri e padri di fratelli e sorelle che vogliono nascere, ma non sanno come e dove, padri e madri di un futuro nuovo, più umano e sereno, e come tali sappiamo alimentarlo e prendercene cura come figli.




Preghiere n. 1


O Signore nostro Dio che vieni a visitarci, aiutaci a vivere questo tempo nell’attesa della tua venuta, perché non siamo distratti e presi da noi stessi, ma attenti ai segni che preparano il tuo Avvento.
Noi ti preghiamo


Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, porta la giustizia che tanti invocano e abbatti i muri di odio e di violenza che dividono gli uomini gli uni contro gli altri.
Noi ti preghiamo


Preghiere n. 2



Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, e porta la pace nei tanti luoghi dove ora infuria la guerra e il terrorismo. Fa’ che presto nessuno muoia più per la mano violenta di un altro uomo
Noi ti preghiamo


Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, fa’ nascere il bene dove ora il male tiene gli uomini in suo potere. Porta guarigione e salvezza agli ammalati e conforto a chi è nel dolore.
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 3


O Signore, ti chiediamo perdono perché spesso non vediamo la necessità che tu venga presto a salvarci. Liberaci dalla cecità del cuore e degli occhi perché impariamo a sentire l’invocazione dei tanti che sono nel dolore e aspettano con impazienza la salvezza che viene da te.
Noi ti preghiamo


Dio Padre del cielo, che hai tanto amato gli uomini da mandare il tuo figlio unigenito per la nostra salvezza, fa’ che questo nostro mondo diviso e spaventato sappia far spazio all’Emanuele, Dio-con-noi.
Noi ti preghiamo.



Preghiere n. 4



O Signore insegnaci a fare nostre le visioni grandi degli uomini di Dio come il nostro papa Francesco. Fa’ che non viviamo ripiegati su noi stessi, attenti solo ai nostri piccoli drammi, ma aperti ad un abbraccio che accoglie tanti, specialmente i più poveri.
Noi ti preghiamo



O Cristo che sei venuto, ma i tuoi non ti hanno accolto, fa’ che noi, tuoi discepoli, sappiamo allargare lo spazio dell’accoglienza e della solidarietà, perché il mondo divenga sempre più un luogo dove ciascuno è amato e aiutato.
Noi ti preghiamo