venerdì 1 novembre 2024

Festa di Ognissanti - Anno B - 1 novembre 2024

 


Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 7,2-4.9-14

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

 

Salmo 23 - Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Dalla lettera prima lettera di san Giovanni apostolo Gv 3,1-3

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Venite a me,
voi tutti che siete affaticati e oppressi,
e io vi darò ristoro.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi commemoriamo tutti i santi che ci hanno preceduto nella lunghezza del tempo, dalle origini dell’umanità fino ad oggi. La santità infatti non è prerogativa di pochi, ma è la vita a cui sono chiamati tutti. L’umanità, ci dice il libro della Genesi, ha impresso in sé il segno della somiglianza con Dio e realizzare questa somiglianza è il traguardo delle nostre esistenze, cioè la santità.

È un traguardo possibile, alla portata di tutti, nonostante la nostra natura fragile e limitata, proprio perché Dio ci ha impresso dentro il marchio indelebile della sua santità, cioè del suo modo tutto speciale di vivere amando.

Il brano dell’Apocalisse che abbiamo appena ascoltato ci aiuta a capirlo meglio.

L’Apocalisse è un libro della Scrittura che ci offre una visione di noi e del mondo invertita, cioè vista dalla parte di Dio. Giovanni ci rivela il mondo come lo vede Dio, e le sue parole di oggi iniziano con una visione: “Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».” La visione parla di due forze: angeli che devastano e un altro angelo che imprime negli uomini il sigillo dei servi di Dio. È la rappresentazione della eterna lotta del male contro il bene. Ne vediamo anche nel nostro i segni nelle profonde ferite che tanti uomini e donne e la natura stessa portano nel corpo e nello spirito. Questa lotta ci coinvolge, anche se noi magari cerchiamo di sottrarci, spaventati, in un angolo tranquillo e riparato. Ma non dobbiamo temere la lotta, perché il sigillo di Dio ci viene donato, attraverso l’angelo che è la Scrittura e i Sacramenti. Possiamo essere sicuri, ci dice l’Apocalisse, che l’azione devastatrice del male non sarà lasciata libero di agire, prima che tutti i figli di Dio non siano segnati dal sigillo del suo amore che li rende vittoriosi sulla forza del male.

Infatti vittoria sul male non significa scampare da esso, ma riuscire a non esserne vinti, cioè imprigionati in logiche di odio, violenza, vendetta. È quello che Gesù visse nella sua passione. In questo tempo di guerra forse lo possiamo capire meglio. La pace non è solo assenza di guerra e non bisogna attendere la fine del conflitto per poter dire: la mia vita è in pace. La pace la può vivere anche chi è immerso nel conflitto, basta che non lascia entrare nella sua vita le logiche della guerra, cioè aggressività, desiderio di vendetta, odio, ecc.. Così come, parallelamente, può vivere senza pace anche chi non vive in una zona di conflitto, se lascia entrare in sé le logiche della guerra, ed è proprio quello che vediamo accadere in tanti attorno a noi.

L’immagine dell’Apocalisse è quindi piena di speranza e ci consola: la devastazione del male ha un argine potente in Dio che vuole che nessuno ne sia vinto, prima che il suo sigillo, cioè il suo modo di vivere volendo bene, non lo renda vittorioso su di esso.

È una vittoria che coinvolge tutti, senza distinzione: “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.” Non è il destino di una élite di pochi perfetti, è il popolo di Dio tutto intero ad essere chiamato a restare immune dalla macchia della sottomissione al male. Può accadere che esso lasci un segno profondo, fino alla morte, ma non saremo da lui vinti, cioè resi suoi strumenti. È il senso di quelle vesti candide, mentre la palma nella mano ci ricorda coloro che accolsero Gesù some il loro Signore e re al suo ingresso a Gerusalemme. Sì, per essere immuni dalla schiavitù del male bisogna aver accolto Gesù, il suo Vangelo come il proprio Signore e maestro, come colui che ci guida nella vita di tutti i giorni.

Al termine del brano dell’Apocalisse Giovanni chiede chi siano questi uomini vestiti di bianco e la risposta è: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”.

È una frase che ci rivela l’identità del santo. Egli è innanzitutto uomo e donna della “tribolazione”, cioè della fatica di vivere il Vangelo, nonostante le difficoltà, gli ostacoli, le tentazioni.

Poi hanno un abito bianco, perché lavato nell’amore di Gesù fino al sangue.

Infine hanno assunto le fattezze dell’Agnello: mitezza, vulnerabilità, docilità al pastore buono che li guida.

È il senso anche delle parole di Gesù che indicando la via della felicità ai suoi, cioè le beatitudini, richiama la fatica, la lotta e la sofferenza di chi, pur di non farsi strumento del male, tribola per mantenere il sigillo impresso in lui da Dio, con la palma in mano con la quale acclama che Gesù è il suo Signore e maestro, l’amico che non tradisce e non dimentica. È quello che i santi hanno vissuto nel tempo passato ed è quello a cui ciascuno di noi è chiamato.

 

Preghiere 

 

O Signore nostro Gesù Cristo, aiutaci a tornare da te per essere lavati dal tuo amore infinito e per riempire la nostra vita di esso,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Dio chi si allontana da te e cerca con orgoglio l’illusione della forza di questo mondo. Aiuta ciascuno a ritrovare la via dell’umiltà e della docilità al tuo volere,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio quanti annunciano e testimoniano il Vangelo che rende liberi di amare e di operare il bene,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore quanti ti cercano nella via umile del servizio ai fratelli e alle sorelle più piccoli. Fa’ che ti incontrino come Signore della consolazione e Padre della speranza,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Dio le comunità dei discepoli che si riuniscono nel tuo nome. Perché nessuno sia più perseguitato a causa del Vangelo e si realizzi l’incontro e l’amore fra i popoli,

Noi ti preghiamo

  

Consola o Padre misericordioso chi oggi è nel dolore: i profughi, i migranti, gli anziani, i malati, i senza casa e senza famiglia. Dona a tutti la salvezza,

Noi ti preghiamo.

 

Dona ad ogni popolo o Dio pace e prosperità. Perché cessino le guerre e la miseria non affligga più nessuno,

Noi ti preghiamo

  

O Dio, Proteggi e accompagna papa Francesco, perché con la parola e l’esempio sia guida e sostegno a chi ti cerca,

Noi ti preghiamo

sabato 26 ottobre 2024

XXX domenica del tempo ordinario - Anno B - 27 ottobre 2024

 


Dal libro del profeta Geremia 31, 7-9

Così dice il Signore: «Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: “Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”. Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla. Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito».

 

Salmo 125 - Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Négheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. 

Dalla lettera agli Ebrei 5, 1-6

Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek».

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 10, 46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo ci descrive Gesù mentre cammina. È in partenza dopo una sosta a Gerico e lo accompagnano diverse persone che il Vangelo definisce con precisione: i discepoli e molta folla. Sono due gruppi diversi, come due cerchi che si stringono attorno a Gesù. Uno, quello più interno, è costituito da quanti seguono Gesù ovunque lui vada; l’altro, quello più esterno, è la folla radunatasi per l’occasione. Sono i curiosi, gente di passaggio, persone attratte dall’eccezionalità dell’incontro con quel Maestro così fuori dal comune, ma non lo seguono ovunque lui vada. Di lì a poco lo perderanno di vista e, forse, non sentiranno mai più parlare di lui, la loro vita si svolge su altri orizzonti.

Questa descrizione, sommaria ma efficace, dei diversi tipi di persone che incontrano e seguono Gesù descrive anche noi. Di quale cerchia facciamo parte, ci interroga oggi il Vangelo? Di quelli che seguono Gesù ovunque lui vada, ovunque lui li voglia condurre con sé, o di quelli che stanno a guardare lui che passa, magari con simpatia, anche con ammirazione, ma restano fermi lì dove si trovano e restano senza Gesù dopo che lui ha preso un’altra strada?

A volte dobbiamo interrogarci su questa differenza, profonda e significativa, fra il discepolo e lo spettatore che osserva Gesù, ma da lontano.

A questi si aggiunge una terza persona che non fa parte di nessuno dei due gruppi: Bartimeo. Anche lui sta fermo per strada, ma, racconta il Vangelo, appena si accorge che Gesù passa comincia a gridare e a invocare il suo aiuto. È un cieco mendicante che avverte la sua presenza e grida per attirare la sua attenzione, fa tutto quello che può per farsi notare. Anche gli altri attorno a lui vedono Gesù che passa, ma non esprimono il desiderio di incontrarlo personalmente.

Questo brano evidenzia una realtà paradossale: non sempre “vedere”, cioè conoscere una persona, sapere, essere informati di lui, capire chi è, non significa automaticamente farsi toccare da lui in profondità. Così è anche per la è fede in Gesù. Conoscere, sapere, essere informati ed esperti a che serve, se questo non ci porta a voler stare sempre con lui, a seguirlo ovunque lui vada? Il cieco non può avere una conoscenza piena, ma sente la voce e fa di tutto per poter stare con lui.

Da dove nasce questo diverso atteggiamento del cieco e della folla? Il primo non nasconde il suo bisogno, anzi ne fa il motivo per attrarre l’attenzione di Gesù. Strano! La folla, e noi con lei, crediamo che dobbiamo mostrare il nostro lato migliore, attraente, e nascondere il lato debole, le fragilità, se mai ammettiamo di averne. Invece Bartimeo urla a Gesù il proprio bisogno, la debolezza della sua condizione di cieco e mendicante, e invoca la salvezza. Bartimeo si fa forte della sua debolezza, noi ci sentiamo forti della nostra presunta forza. Il cieco fa’ quello che dice L’Apostolo Paolo, uno che ha capito in profondità Gesù: “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10).

Ma ecco che avviene qualcosa di inatteso: la folla dei curiosi e dei simpatizzanti si frappone fra lui e Gesù, come una barriera. Non è gente che pensa male di Gesù e non vuole ostacolarlo, solo disprezza queste espressioni eccessive e non sopporta che qualcuno mostri il proprio bisogno. È la reazione normale che abbiamo davanti ai poveri che infastidiscono, sono molesti, senza dignità, ma in realtà la loro colpa principale è quella di metterci davanti alla realtà del bisogno materiale e spirituale, cosa che ci fa così paura che preferiamo alzare un muro pur di non vederli.

Ma Gesù lo sente e vuole anche vederlo. Non resta indifferente, anzi raccoglie quel grido soffocato dalla folla come una cosa a cui dare importanza. Dice il libro del Siracide: “La preghiera del povero attraversa le nubi” (Sir 35,21) e pure la muraglia umana dei benpensanti.

Con umiltà Gesù chiede a Bartimeo: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” e obbedisce alla sua richiesta, lo guarisce dalla cecità. Cos’è che rende Gesù così docile ad un cieco mendicante ed estraneo? La fede di quello: “Va’, la tua fede ti ha salvato.” Ma come, non è Gesù che compie i miracoli e che salva? Con questa espressione Gesù intende che lui non può “imporre” il bene a chi non lo chiede e non si fida di lui. D’altronde lo dice Gesù: la fede in lui può spostare una montagna (Lc 17,6), potrà allora anche guarire la cecità.

Cari fratelli e care sorelle, presentiamoci al Signore come siamo, poveri e malandati, carenti di tutto e pieni di difetti, ma soprattutto fidiamoci che l’incontro con lui ci cambia radicalmente. Una volta guarito il cieco, dice il Vangelo, “lo seguiva lungo la strada.” Ora anche lui è un discepolo e da Gesù si lascia condurre e lo segue, senza restare fermo a guardare dal bordo della strada lo spettacolo della vita che scorre.

  

Preghiere

  

O Signore Gesù, aiutaci a mantenere viva la speranza che il male possa essere vinto dal bene. Fa’ che non prevalga in noi il pessimismo realista di chi accetta come normale la forza del dolore.

Noi ti preghiamo

  

Come il cieco Bartimeo, o Dio nostro salvatore, anche noi spesso siamo incapaci di vedere un futuro migliore. Aiutaci ad avere come lui speranza in te e di invocarti con fiducia come fece lui,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Signore Gesù che siamo pronti a riconoscerti quando passi accanto alla nostra vita. Aiutaci a restarti vicino nonostante il timore e l’incertezza, per obbedire con prontezza all’invito a vivere il Vangelo.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Dio la rassegnazione dei nostri cuori quando non ti riconosciamo vicino al dolore degli uomini e pronto a fermarti davanti a chi ti grida il proprio bisogno. Guarisci la nostra cecità che non ci consente di riconoscerti,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Padre misericordioso quanti sono nel bisogno: i malati, chi è senza casa e famiglia, gli anziani, gli stranieri e i profughi. Fa’ che sappiano trovare conforto da chi, imitandoti, si fa loro vicino,

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Dio del cielo quando ci abituiamo al male e lo viviamo come normale. Fa’ che non cessiamo di invocarti per trovare la forza di combatterlo operando il bene.

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Signore quanti affrontano prove e pericoli per la loro fede in te, chi si affatica per testimoniare il vangelo e chi rischia per costruire la pace fra i nemici.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Dio il papa Francesco che riunisce tutti i tuoi figli dispersi per formare la famiglia dei discepoli. Aiutalo a farsi annunciatore audace e instancabile della Parola che salva,

Noi ti preghiamo

sabato 19 ottobre 2024

XXIX domenica del tempo ordinario - Anno B - 20 ottobre 2024

 


Dal libro del profeta Isaia 53,10-11

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.

 Salmo 32 - Donaci, Signore, il tuo amore

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. 

Dalla lettera agli Ebrei 4, 14-16

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.  

 Alleluia, alleluia alleluia.

Il Figlio dell’uomo è venuto a servire
e dare la vita in riscatto per molti.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 10, 35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo appena ascoltato un passo del Vangelo di Marco in cui si descrive una scena assai comune: Gesù che cammina attorniato dai dodici. È la “normalità” della vita del gruppo degli amici del Signore e rappresenta bene la vita dei discepoli: seguendo il Signore assieme ai fratelli e alle sorelle. L’uno e gli altri sono, nel Vangelo, i compagni inseparabili del discepolo, il quale solo eccezionalmente è descritto da solo o, al massimo, in coppia, come quando sono inviati a predicare nei villaggi. Il discepolo è, per definizione, colui che vive sempre nella compagnia del Signore e dei fratelli. È quello che sperimentiamo anche noi: il cristiano non può vivere lontano dalla compagnia del Signore, che si fa più concreta e reale proprio la domenica, da cui il “precetto” di partecipare alla Santa Liturgia, cioè il momento nel quale Gesù parla attraverso il Vangelo proclamato e si offre come nutrimento nel suo Corpo e Sangue che diventa la forza e il sostegno della nostra vita intera. E sempre la domenica sperimentiamo anche la compagni dei fratelli e delle sorelle: la Liturgia infatti è un evento comunitario, mai individuale, e la presenza degli altri si fa ancora più concreta e direi travolge il nostro isolamento e infrange la nostra solitudine.

Nel racconto dei Vangeli c’è un momento in cui i discepoli sono ciascuno da solo, senza il Signore e senza i fratelli e le sorelle: durante la Passione, e non è un caso che proprio quello è il momento del tradimento e della dispersione: tutti fuggono, ciascuno pensa a se stesso e a mettersi al riparo. Giuda è da solo a vendere Gesù e da solo va incontro a lui per consegnarlo ai soldati; Pietro da solo va nel cortile della casa del sommo sacerdote e rinnega Gesù per tre volte. Tommaso rimane incredulo perché era da solo, mentre gli altri che erano insieme incontrarono Gesù risorto nel cenacolo.

Questa deve essere anche la nostra esperienza: anche nella separazione “forzata” della quotidianità, quando siamo dispersi ciascuno per le proprie occupazioni, cerchiamo di vivere sempre assieme al Signore e ai fratelli, ricordiamone le parole, e facciamoci vicini a quanti incontriamo, restiamo con loro nell’affetto e nella preoccupazione.

Camminando con i dodici, come avviene durante la Messa, Gesù parla, ed è il momento in cui l’intimità che si realizza gli consente di rivolgersi ai suoi a cuore aperto e di manifestare i suoi sentimenti più profondi. In questo clima, come ci racconta l’evangelista Marco nei versetti appena precedenti il brano che abbiamo ascoltato oggi, Gesù confida il destino che lo attende a Gerusalemme: persecuzione, arresto, morte e infine, dopo tre giorni, la resurrezione. Davanti a questo squarcio sul futuro che attende Gesù, Giacomo e Giovanni fanno a Gesù una richiesta: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra.” È una domanda ambigua e piena di insidie. Infatti da un lato manifesta il loro attaccamento al Signore, tanto da voler essere quelli che, in futuro, gli staranno più vicini, dall’altro però manifestano l’ambizione di primeggiare sugli altri e di garantirsi una posizione di privilegio.

Gesù davanti a questa richiesta non si scandalizza eccessivamente. Non reagisce come davanti a Pietro che gli aveva detto di non pensare nemmeno a cose così tragiche, al quale dice: “Vai dietro a me, Satana!” In qualche modo Gesù sembra apprezzare che Giacomo e Giovanni ambiscano a restargli per sempre vicino, nella gloria, ma nega che ciò possa realizzarsi attraverso quella che i due intendono come la concessione di un privilegio per i pretesi propri meriti. Piuttosto spiega come ciò possa realizzarsi, e cioè esclusivamente passando attraverso “il calice” e “il battesimo” che lui stesso sta per accogliere, cioè il dono di tutto se stesso.

In secondo luogo Gesù precisa che non è sbagliato voler stare nel posto più vicino a lui, ma questo significa farsi ultimi, umili servitori degli altri, perché è lì che lui si trova: “chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”, cioè esattamente come ha fatto lui: “il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire.” Vivere nel servizio degli altri, ecco il modo di restare per sempre vicini al Signore, facendosi imitatori di lui, tanto da divenire uguali a lui, pur in tempi, situazioni e modi diversi. È la storia della santità che ha visto in ogni luogo e in ogni tempo una folla di uomini e donne vivere così e, in questo modo, ritrovarsi nella gloria accanto al Signore Gesù, come noi li pensiamo.

Cari fratelli e care sorelle, come è facile anche per noi sentirci i primi, i più grandi, facendo il confronto con gli altri, i loro peccati ed errori, vantando meriti da premiare. Ma non dimentichiamo mai che il modello con cui confrontarsi è il Signore. Lui dobbiamo guardare ed imitare, non accontentandosi di non essere proprio i peggiori, bisogna piuttosto assumere il suo modo di vivere, a costo di faticare e subire insuccessi, essere giudicati male o anche ostacolati, restare delusi o doversi umiliare pur di servire gli altri, specialmente i più piccoli.

 

Preghiere 

  

O Signore Gesù donaci un cuore pieno di compassione per te che vai a morire e per ogni uomo e donna che si trova nel dolore, perché vincendo la paura e l’istinto di fuggire saremo rivestiti della forza della tua resurrezione,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Signore Gesù a restarti vicino e a non allontanarci mai da te. Fa’ che non vincano nel nostro cuore le preoccupazioni per noi stessi che chiudono il cuore all’ascolto del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio perché riconosciamo nella storia i segni potenti del tuo amore e proclamiamo con le parole e la vita la potenza irresistibile della tua resurrezione,

Noi ti preghiamo

  

Vinci o Padre misericordioso i legacci che tengono avvinti i cuori di chi è nel peccato e collabora con il male. Fa’ che, liberi dalla schiavitù, tutti noi possiamo divenire operatori di bene e costruttori di pace,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Signore Gesù coloro che sono minacciati dalla violenza e dalla guerra. Fa’ tacere le armi e concedi a tutti di vivere in un mondo di pace,

Noi ti preghiamo

  

Guarisci, o Dio medico buono, le malattie del corpo e della mente che colpiscono i nostri fratelli e sorelle. Dona a tutti i malati guarigione, sollievo nel dolore e consolazione, apri i loro cuori alla speranza,

Noi ti preghiamo.


 

Dona forza e coraggio a chi annuncia e testimonia il vangelo. Per tutti i cristiani dal cuore tiepido e le mani chiuse, perché il tuo santo Spirito li scaldi e li apra al tuo amore,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore per papa Francesco e tutti i pastori della chiesa, perché siano testimoni fedeli e annunciatori audaci del tuo vangelo di pace e misericordia nel mondo intero,

Noi ti preghiamo

sabato 12 ottobre 2024

XXVIII domenica del tempo ordinario - Anno B - 13 ottobre 2024

 


 Dal libro della Sapienza 7, 7-11

Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

 

Salmo 89 - Saziaci, Signore, con il tuo amore

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.

Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: +
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

Dalla lettera agli Ebrei 4, 12-13

La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 10, 17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, un uomo corre incontro a Gesù e gli si getta in ginocchio davanti. Nei racconti evangelici questa è una scena comune, tante persone hanno chiesto aiuto per sé o per i propri cari in questo stesso modo. In questo caso però la richiesta di quella persona è diversa. Non è malato né ha parenti indemoniati o bisognosi di essere liberati da una grave infermità, ma ugualmente sente un bisogno di salvezza per la propria vita. Chiede una vita più piena di senso, proprio lui che nel brano parallelo di Matteo viene descritto come un giovane ricco. Gioventù, salute e ricchezza non gli garantiscono la felicità, la pace del cuore, il senso della vita.

In questo uomo possiamo identificare tanti giovani di oggi, ai quali una condizione di generale benessere, di pace e di sicurezza non offre risposte alla ricerca di senso della vita. Diversi fenomeni sociali ne sono una riprova: l’uso di stupefacenti e alcool, la fuga da scelte che impegnano responsabilmente, come la famiglia, la ricerca di esperienze “estreme”, le sfide pericolose, come la velocità, gli sport estremi, la violenza, ecc…, un abuso dei social compulsivo, ossessionante ed estraniante dalla realtà.

La vita appare loro come un contenitore sempre vuoto di felicità e affannosamente lo si cerca di riempire, ma non si sa con che cosa.

Lo stesso problema pone quell’uomo a Gesù gettandoglisi in ginocchio davanti.

La prima cosa che notiamo è la reazione di Gesù: “Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse…” Gesù si ferma, cioè non passa oltre, e gli vuole bene, e gli fa una proposta concreta. Spesso invece il nostro modo di giudicare coloro che dimostrano un forte disagio, fino all’estremo di compiere gesti folli, è il disprezzo. Giudichiamo i giovani irresponsabili, immaturi, devianti, e il giudizio spesso criminalizzante è un modo per prendere le distanze, non voler bene e non perdere tempo a cercare soluzioni concrete, esattamente il contrario di quello che fece Gesù.

Il Signore gli parla lungamente, perde tempo con lui. Le prime parole sono per capire che tipo di vita il giovane faccia. Diremmo oggi se la sua vita è dissoluta, viziosa, malvagia. Ma il giovane rassicura Gesù: non fa niente di male, anzi, segue scrupolosamente le regole di una vita onesta e religiosa, eppure questo non basta a farlo sentire felice. E in effetti non sono i cosiddetti “valori” a rendere la vita piena di senso. Non basta essere onesti, corretti, giudiziosi, lavoratori, ecc… questo è come dire “il minimo”, non fare niente di male per sé e per gli altri.

A questo punto Gesù gli apre un orizzonte nuovo, quello che il mondo, il senso comune non sa immaginare. Non basta non fare niente di male, c’è bisogno di fare il bene per essere felici. Le parole di Gesù delineano un itinerario: spendere del proprio, capacità, risorse, tempo, per il bene degli altri, partendo non da quelli che sono più simili a me o con i quali mi trovo bene, ma con quelli che ne hanno più bisogno. Questa è la porta, prosegue Gesù, che fa entrare in un rapporto intimo con lui, farsi come un discepolo, un figlio, uno che segue da vicino il Signore sulla strada che porta alla vita piena, e non come uno spettatore distratto.

È un programma ambizioso e audace, ma è l’unico, dice Gesù, che riempie il vuoto della vita con un contenuto duraturo e traboccante.

Care sorelle e cari fratelli, davanti a questa prospettiva la reazione naturale è lo sgomento. Davvero non basta non far niente di male nella vita? Davvero non basta far propri i tanto decantati “valori” di onestà, correttezza, laboriosità, ecc…? Ed infatti quel giovane nonostante abbia implorato in ginocchio Gesù di dirgli cosa poteva fare per essere felice pienamente, poi non seguì il suo consiglio, e se ne andò triste. La scelta nel suo caso non era fra la vita e la morte, ma fra una vita felice e una vita triste.

È la stessa scelta che viene proposta a noi dal Vangelo di oggi, a ciascun uomo e donna del nostro mondo occidentale benestante e in pace da tantissimi anni. Siamo disposti a desiderare e costruire una vita piena di senso, traboccante e felice, seguendo l’invito di Gesù a farsi suoi discepoli ed imitatori, o ci accontentiamo di una normalità  che ci lascia la coscienza a posto e la tristezza nel cuore?

La via c’è, Gesù la indica e la percorre lui per primo assieme agli apostoli, lasciamoci attrarre dall’audacia di un programma ambizioso vincendo la paura che ci fa accontentare di poco.

 

Preghiere 

 

O Padre di eterna bontà, ascolta l’invocazione dei tuoi figli che cercano con fiducia la vita vera. Dona a ciascuno di noi la possibilità di vivere fin da ora la gioia moltiplicata dal tuo amore e, nel tempo che verrà, la vita eterna.

Noi ti preghiamo

  

Signore Gesù fa’ che cerchiamo il senso della nostra esistenza nel vivere cercando il bene degli altri. Come tu stesso hai fatto con noi, fa’ che le nostre risorse e talenti siano usati per il bene di tutti.

Noi ti preghiamo

 

O Gesù amico degli uomini, vieni in nostro aiuto quando siamo tristi e sfiduciati, torna a parlarci, perché rafforzati dal tuo esempio sappiamo aprirci agli altri e confidare in Dio.

Noi ti preghiamo

  

Signore misericordioso perdonaci per quando chiudiamo il cuore e le mani al fratello. Fa’ che non viviamo tristi e preoccupati solo di noi stessi, ma sappiamo donare agli altri per ricevere il centuplo fin da ora e la vita eterna in futuro.

Noi ti preghiamo

 

Padre del cielo accogli le invocazioni di aiuto di tutti coloro che vivono nella guerra. Aiuta i malati, i sofferenti e i poveri, perché ottengano pace, consolazione e sostegno.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio buono per tutti quelli che sono in ricerca: per gli incerti, i dubbiosi, per chi non trova la strada da percorrere per la propria vita. Fa che nel loro cammino incontrino te e accogliendo l’invito del Vangelo seguano il tuo esempio e ottengano la vera vita.

Noi ti preghiamo.


Dio misericordioso sostieni tutti coloro che si affaticano per il vangelo, gli annunciatori della buona novella, chi vive la pace. Sostieni gli sforzi degli uomini di buona volontà che cercano il bene, ovunque nel mondo.

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo ti preghiamo per questa nostra città, perché sia accogliente con chi ha bisogno, attenta a chi soffre, umana con tutti. Rendi ciascuno di noi fin da ora cittadini del regno di pace e giustizia che tu prepari per gli uomini.

Noi ti preghiamo

sabato 5 ottobre 2024

XXVII domenica del tempo ordinario - Anno B - 6 ottobre 2024

 



Dal libro della Genesi 2, 18-24

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno de­gli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

 

Salmo 127 - Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele! 

Dalla lettera agli Ebrei 2, 9-11

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio - per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria - rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Se ci amiamo gli uni gli altri,
Dio rimane in noi e l’amore è perfetto
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Marco 10, 2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.  

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia di oggi ci fa incontrare Gesù mentre un gruppo di farisei gli fanno domande su come devono essere gestiti i rapporti umani. Lo fanno a partire dal caso del matrimonio e della possibilità che dava la legge di Mosè di ripudiare la propria moglie. Dietro quella domanda, fatta per mettere in difficoltà Gesù, si legge una certa idea dei rapporti umani, e quindi anche di quelli coniugali, che anche oggi è molto diffusa. È l’idea che un rapporto se non risponde più al nostro desiderio di soddisfazioni perde ogni significato. Non conta più la storia vissuta in comune, le realtà che ha determinato o fatto nascere, le altre persone coinvolte. È un modello consumistico applicato alle relazioni: quello che non mi serve più lo getto via, così compro un’altra cosa che ora mi dà più soddisfazione, poi domani si vedrà. Il rapporto, si pensa, vale per quello che serve a me, quindi, se non mi serve più che me ne faccio? Diventa un peso inutile, che mi impedisce la libertà di passare ad altri rapporti che sul momento mi sembrano più attraenti. Ed ecco allora che l’interesse di quei farisei si concentra su quali norme possono liberare l’uomo da questi obblighi e fornire una via di uscita, come ad esempio l’atto di ripudio della moglie.

La risposta di Gesù a questa domanda, così attuale, si compone di due parti. Prima infatti afferma come il rapporto coniugale, analogamente a ogni rapporto umano, nasce dalla constatazione originaria di Dio al momento della creazione che “non è buono che l’uomo sia da solo”. È questa l’idea fondamentale di uomo sulla quale si fonda la concezione cristiana dei rapporti umani. Essi cioè si basano sulla natura stessa dell’uomo che se è da solo non è pienamente umano, rimane privo di una parte importante: gli altri. L’uomo, dice Dio, è pienamente tale solo nell’essere con altri, nell’avere assieme a sé altri uomini e donne che lo completano. Per questo nella natura umana come Dio l’ha creata è scritto anche il rapporto coniugale, come l’unione intima di un uomo e una donna nel matrimonio. Dio chiama quella parte “mancante” di sé “un aiuto” perché permette che non prevalga la tentazione malvagia di fare a meno degli altri.

Accanto a questa spiegazione teorica, Gesù compie anche un gesto esemplificatore. Alcuni bambini gli si avvicinano, in quel gesto ingenuo e spontaneo possiamo leggere l’innato desiderio dell’essere umano di stare con gli altri, senza essere spinti da calcoli di convenienza. Ma intervengono i discepoli e vogliono allontanare quei piccoli con argomenti di opportunità: danno fastidio, sono antipatici, fanno perdere tempo, ecc…, essi vorrebbero impedire quell’ingenuo correre di bambini verso Gesù.

Il Signore rimprovera i discepoli, perché con quel loro modo di fare confermano quella mentalità mondana a cui facevo cenno, cioè che il rapporto con altri ha senso e valore solo quando mi serve o mi conviene, se non è d’impaccio. I bambini certamente non portano nessun guadagno e possono essere facilmente considerati un inutile fastidio. Gesù insiste: non allontanate nessuno, a partire da quelli che non contano niente come i bambini, perché in quel loro spontaneo “andare incontro” agli altri c’è il segreto della natura umana a cui tutti dobbiamo assomigliare.

Davanti a queste parole e gesti di Gesù potremmo dire che esse sono belle, ma nella realtà agisce la forza del male che divide gli uomini e li mette gli uni contro gli altri. Tutti ne abbiamo fatto esperienza, a volte anche dolorosamente. Come contrastare questa forza?

Gesù ne parla, affermando che esiste una forza più forte della divisione ed è forza di unione: il perdono. Sì, quello che comunemente si considera un gesto di debolezza, è in realtà una grande forza. Il perdono infatti crea un legame proprio dove il male ha provocato una frattura. Il perdono non significa dimenticare e fare finta di niente, ma assumersi la responsabilità di combattere il male quando questo si fa presente nella vita di un altro e siamo noi a subirne le conseguenze. È questa la grandezza del perdono, perché ci rende capaci di farci carico di un impegno che, apparentemente, non ci spetta, ma che può avere la forza dirompente di liberazione per l’altro ma anche per noi. Subire un torto infatti, spesso significa coltivare desiderio di rivalsa, antipatia, odio, fino a giungere a sentirci giustificati anche noi a comportarci in modo ingiusto. Perdonare significa combattere con le armi del bene perché sia sradicata la radice del male dal cuore del fratello, e così facendo, la sradichiamo anche dal nostro.

Ecco allora la grande forza che Dio ci affida perché la divisione dagli altri, amici parenti o coniugi che siano, non venga accettata con fatalismo come un destino ineluttabile o come normale espressione dell’animo umano. È una sfida che dobbiamo far nostra.

A questo proposito oggi vogliamo ricordare una persona cara alla nostra terra e chiesa: S. Francesco di Assisi, del quale venerdì abbiamo celebrato la festa. Egli iniziò la sua esperienza di fede proprio partendo dalla coscienza del proprio peccato e dalla necessità di ricevere e offrire il perdono. Il suo movimento infatti entrò a far parte del più vasto fenomeno dei “penitenti”, cioè di quei cristiani che facevano del riconoscimento del proprio peccato e della richiesta di perdono la chiave del proprio vivere cristiano.

I primi compagni di Francesco si presentano come uomini felici di vivere il vangelo e, proprio per questo, suscitavano in chi li incontrava una domanda di cambiamento di vita.

Francesco, uomo pronto a riconoscersi bisognoso del perdono, ci insegna che chi non sa perdonare gli altri chi non conosce il pentimento per il proprio peccato.

Dio vuole la salvezza di ciascuno, perciò ci invita a riconoscere il nostro peccato, a chiederne umilmente perdono e a prendersi la responsabilità, paradossalmente, anche del male che si manifesta negli altri.

  

Preghiere 

  

O Signore Gesù, aiutaci a legare la nostra vita ai fratelli e alle sorelle con il vincolo dell’amore invincibile della tua carità. Fa’ che nulla possa dividerci e allontanare dagli altri,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni e rafforza o Dio del cielo l’amore che lega le famiglie, uniscile nel tuo nome da una generosità reciproca e dall’affetto che vince ogni male,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù che dalla croce hai perdonato chi ti stava uccidendo, raduna anche noi ai tuoi piedi perché diveniamo la famiglia indissolubile dei tuoi figli,

Noi ti preghiamo

  

Solleva, o Padre buono, ogni uomo che ti invoca dal peso del suo peccato, perché ciascuno sia liberato dal male che lo divide da tutti e sia riaccolto con affetto nella famiglia dei tuoi figli,

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore o Dio tutti coloro che sono colpiti dalla povertà, dall’incertezza del futuro e dalla precarietà dei mezzi di sussistenza. Apri alla speranza i cuori sfiduciati e fa’ che ciascuno abbia l’opportunità di un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

  

Libera dal male o Signore tutti quelli che sono schiacciati dalla malattina e dal dolore. Dona guarigione, pace e salvezza al mondo intero,

Noi ti preghiamo.

 

O Signore benedici il lavoro di chi vive e testimonia la forza del tuo amore, come il nostro papa Francesco. Fa’ che grazie al loro impegno vinca sempre nel mondo il bene sul male.

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Padre buono chi si affatica per l’annuncio del Vangelo, chi serve i poveri, chi opera per la pace e la giustizia. Dona ad essi il coraggio dell’amore e la forza del perdono,

Noi ti preghiamo

sabato 21 settembre 2024

XXV domenica del tempo ordinario - Anno B - 22 settembre 2024

 


Dal libro della Sapienza 2, 12.17-20

Dissero gli empi: «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

 

Salmo 53 - Il Signore sostiene la mia vita.
Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio alle parole della mia bocca.

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo 3,16-4,3

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo,
a possedere la gloria di Cristo.
Alleluia alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Marco 9, 30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, Gesù attraversava la Galilea assieme ai suoi discepoli e nel corso di quel viaggio, forse spinto dall’intimità di quel momento, apre il suo cuore ai dodici e rivela loro quello che accadrà a Gerusalemme. Il Signore però non lo fa in modo vittimista, per farsi compatire o per suscitare nei dodici una reazione bellicosa. Infatti egli sì, parla della sua passione e morte, ma non tace il fatto che dopo tre giorni sarebbe risorto. Che prospettiva straordinaria! Infatti, se da un lato il fatto che Gesù avrebbe subito una persecuzione da parte dei suoi avversari era abbastanza prevedibile, l’annuncio della sua vittoria sulla morte dopo tre giorni era veramente qualcosa di inaspettato e straordinario. I discepoli però sembrano non rendersi conto di quanto Gesù dice loro, non capiscono e non chiedono spiegazioni: “non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo”. I loro cuori sono spaventati dalla novità di un annuncio così straordinario e preferiscono chiudersi in se stessi, tanto che nemmeno riescono ad avere parole di pietà o di consolazione per le sofferenze che Gesù si aspetta di subire o di stupore e gioia per la resurrezione annunciata.

Questa reazione ci meraviglia: che amici sono? Eppure, se ci pensiamo bene, questo non è forse anche il nostro modo normale di reagire? Il Vangelo che ascoltiamo ogni domenica infatti da un lato ci chiede di aprire bene gli occhi sul dolore del mondo, e dall’altro contiene in sé un annuncio di resurrezione, perché indica una prospettiva di vita che vince la morte, di bene che vince il male, di amore che vince l’odio, di perdono che vince il peccato. È l’annuncio che oltre il male, il dolore, la malattia e l’ingiustizia che sembrano incombere sull’uomo senza lasciargli via di scampo c’è una forza più forte e una vita che non finisce, se ci fidiamo di Gesù. Come reagiamo noi? Ci spaventiamo di crederci veramente, e pensiamo dentro di noi: “sarebbe bello se fosse possibile, ma vivere così è pericoloso”. Pensiamo, solo per fare un esempio, alle Beatitudini, o alla proposta di perdonare settanta volte sette, o di porgere l’altra guancia. Donare tutto, certi che riceveremo il centuplo, non è una rischiosa imprudenza? E così via. Lo spavento che ci suscitano simili prospettive ci fa’ chiudere il cuore, e i cuori spaventati rendono le persone disumane e incapaci di compatire il dolore altrui e di gioire per la gioia altrui, come avvenne ai discepoli alle parole di Gesù.

Ma cuori spaventati e induriti non solo sono insensibili al dolore e sordi alla speranza del Vangelo, ma innescano anche il desiderio, così spontaneo, di prevalere sugli altri. Chi ha paura cerca posizioni di forza da cui dominare gli altri e mettersi al sicuro. I discepoli infatti dopo essersi spaventati per quelle parole di Gesù si misero a fare la gara su chi di loro era più importante e più grande, dimostrando di aver preso una strada diametralmente opposta a quella del loro maestro.

Stiamo attenti dunque a vivere col cuore spaventato, sordo all’annuncio della resurrezione che il Vangelo ci fa udire così spesso, perché è una scelta dalle conseguenze gravi, ci rende schiavi delle mentalità competitive e di sopraffazione del mondo.

Ci chiediamo allora, come vincere la paura istintiva di vivere il Vangelo? Come non chiudere il cuore all’annuncio della resurrezione?

Si potrebbe pensare che la risposta è diventare più coraggiosi, disprezzare il pericolo con un animo eroico.

Gesù però non esorta i suoi discepoli ad essere così, ma invece propone loro di vincere la paura rivestendosi di una forza diversa da quella del mondo: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. All’alternativa che il mondo pone: “o essere deboli e soccombere o essere forti e dominare” risponde con una terza possibilità: essere forti sì, ma della forza dell’amore, che il mondo non conosce perché non la possiede ma che Dio invece può donarci. Mentre Gesù dice queste parole chiama un bambino e lo abbraccia, cioè indica la strada della  tenerezza per chi è debole, come un bimbo, e dell’affetto protettivo per la sua fragilità, e questo non come un’astratta teoria, ma nella pratica di un caloroso abbraccio. Cioè per vincere la paura che rende disumani e sordi al Vangelo, dice il Signore, non bisogna rivestirsi della corazza e rinchiudersi in sé, piuttosto bisogna imparare a voler bene, partendo dai più piccoli e deboli, in concreto e con gesti di tenerezza e affetto protettivo.

Fratelli e sorelle, in questo nostro tempo sempre più voci propongono come risposta ai problemi del mondo la chiusura e l’indurimento del cuore, fino ad accettare la guerra come normale.

Ma invece, come ci invita Gesù, rivestiamoci della vera forza che è fermarsi davanti al povero e al debole, abbracciarlo teneramente, ascoltare quell’annuncio di speranza e di fiducia di una vita più forte della morte, di un bene che supera e sconfigge ogni male, di un futuro di felicità che Dio prepara per chi si ferma davanti al male ed è pronto a farsene carico, lottando e vincendo con la forza del voler bene.

 

Preghiere

  

O Signore Gesù che con la tua resurrezione ci hai donato la possibilità di essere partecipi della forza invincibile del voler bene, aiutaci a non rifiutare spaventati di accoglierla, facendoci tuoi discepoli e imitatori,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Signore ad imparare l’amore per i piccoli che vince la paura di essere sopraffatti e di perderci. Fa’ che seguendo il tuo esempio abbracciamo col calore del nostro affetto chi è debole e nel bisogno,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio del cielo tutti coloro che operano per la pace e la giustizia, perché nel mondo prevalga la riconciliazione sull’odio, il perdono sulla vendetta e il bene sul male,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni e proteggi o Padre misericordioso tutti quelli che sono nel bisogno: i poveri, i malati, gli anziani, chi è senza casa, chi vive nel pericolo ed è minacciato dalla violenza e dalla guerra. Fa’ che la vicinanza dei fratelli e l’azione del tuo Spirito vincano ogni male,

Noi ti preghiamo

 

Dona o Signore Gesù anche a noi tuoi discepoli uno spirito mite e umile, perché non cerchiamo di imporre noi stessi e di dominare sugli altri, ma con spirito di servizio ci preoccupiamo che ciascuno sia amato e aiutato,

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Padre tutti coloro che sono schiavi del male e operano ingiustizie, chi è indifferente al dolore degli altri. Guarisci la piaga del vivere solo per sé che avvelena la nostra società e rende meschini ed infelici gli uomini,

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Dio il papa Francesco da ogni male e sostienilo nell’impegno di annunciare e testimoniare il Vangelo in ogni luogo del mondo.

Noi ti preghiamo

  

Ti chiediamo o Signore perché tutti i cristiani del mondo cooperino per la costruzione di un mondo più giusto e umano. Perché uniti dal tuo amore troviamo presto le vie della piena concordia.

Noi ti preghiamo