domenica 5 gennaio 2014

II domenica del tempo di Natale - 5 gennaio 2014


 

Dal libro del Siràcide 24,1-4.8-12

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti" . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».

 

Salmo 147 Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

 

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. 1, 3-6. 15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, torna a risuonare l’annuncio del Natale, come anche dicevamo ieri, e ci viene ripetuto a breve distanza dalla notte in cui il Signore Gesù è nato per la nostra salvezza. Non è inutile questa insistenza della Liturgia perché è facile che noi lo consideriamo un evento scontato e banale e lo accantoniamo con la stessa facilità con cui passiamo da un programma all’altro della televisione.

Il prologo di Giovanni che abbiamo ascoltato sottolinea fin dal suo esordio come all’inizio di tutto ci sia una Parola. Sì, la vita del mondo, di tutte le cose, nasce dal desiderio di Dio di comunicare, di non restare chiuso in se stesso, ma di aprirsi alla conoscenza. Conoscere e farsi conoscere dagli altri è presentata da Giovanni come l’essenza di Dio, il tratto caratteristico dominante di tutto il suo essere. E in fondo tutta la storia dell’umanità può essere letta come un progressivo e continuo farsi conoscere di Dio agli uomini, attraverso la storia, gli eventi, le parole, i fatti. Dio non sta nascosto, non si avvolge di mistero per rimanere sconosciuto, ma è la nostra miopia, la piccolezza della nostra prospettiva che ce lo rendono a volte lontano e inarrivabile. E il Natale in questo progressivo avvicinamento rappresenta una tappa decisiva: non solo Dio partecipa della vita degli uomini, ne ha compassione e si fa influenzare profondamente dalle sue vicende, ma ora diventa così vicino da farsi vedere, toccare, ascoltare.

Non sempre però le vicinanza di qualcuno alla nostra vita è un fatto accettato con gioia. Anzi i rapporti sempre più tendono ad escludere l’altro, accettato solo nel ruolo di comparsa sbiadita o di destinatario dei nostri sfoghi ed esibizioni di sé. Si fugge l’incontro con chi pretende di essere significativo, di avere un ruolo decisivo nel rapporto con me, di chi non si fa schiacciare nel ruolo di un oggetto da usare e gettare alla prima occasione. Ma Dio scende dal cielo e si fa uomo non certo per essere un oggetto di consumo, per confermarci nel pretendere di essere sempre al centro dell’attenzione e delle situazioni. Per questo Gesù il più delle volte è rifiutato. “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

Eppure c’è qualcuno che lo ha ascoltato riconoscendo in lui ciò che poteva dare luce e senso alla propria vita. L’apostolo Giovanni parla del battista come colui che: “venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.” Giovanni il battista seppe riconoscere di non essere lui la luce di se stesso, ma di dover indicare anche agli altri da dove aveva ricevuto la luce capace di orientare la sua vita, di darle un senso e una rilevanza non solo più per se stesso e basta, ma per folle di persone. Quella luce è Gesù, la Parola che si è fatta carne della nostra carne per essere più credibile e accettabile da tutti.

E a chi accoglie Dio nel suo sforzo di comunicare con noi, di parlarci e di significare qualcosa di importante per noi, dice l’evangelista Giovanni, riceve il potere di diventare figlio di Dio.

Ma come, ci chiediamo, non sono tutti gli uomini figli di Dio? Lo si dice come qualcosa di banale e scontato: “siamo tutti figli di Dio.” Il Vangelo però smentisce questa idea ovvia e sottolinea come si diventa figli per scelta.

L’Apostolo Paolo al proposito afferma: “il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui… per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.” Sì bisogna accogliere lo spirito di sapienza che il Vangelo ci insegna per poterci rendere conto di quale speranza grande ci dona il Natale con la sua proposta di farsi adottare da un Dio che si fa uomo. Infatti innanzitutto la scelta è di Dio che si china su di noi, come un adulto fa per parlare con un bambino piccolo, annullando distanze abissali e adottandoci come suoi figli. Ma poi anche per la scelta di chi accetta di farsi adottare e si sottomette alla paternità di un Dio buono. Egli è esigente, perché non si accontenta di coccolarci come bambini viziati che vogliono solo essere sempre al centro dell’attenzione, ma come figli che devono crescere mettendo al centro lui e i fratelli, maturando una responsabilità davanti alla speranza che ci è donata con fiducia da Dio , di divenire capaci di cambiare il mondo e realizzare il suo disegno di amore fra gli uomini.

E’ questo la dignità più grande a cui possiamo aspirare: essere figlio di Dio, per Sua scelta e per mia scelta, per un comune andarsi incontro che realizza oggi quell’incontro che all’inizio della storia, con la creazione operata dal Verbo, Dio ha desiderato e cercato.

Cari fratelli e care sorelle a Natale nasce il Signore Gesù, ma nasciamo anche noi, di nuovo, per divenire suoi figli, cioè non più figli di un modo di vedere il mondo come qualcosa che segue le sue leggi e va inesorabilmente verso un suo destino già segnato, ma come figli di una visione nuova che nasce a Natale e che sogna e spera un mondo nuovo, giusto, bello, umano. E tutto ciò è possibile a Natale, ma non è naturale né scontato, piuttosto è sempre il frutto di una scelta. La scelta di non essere figli di sangue né di carne, cioè di come siamo “naturalmente” figli della cultura e della situazione in cui nasciamo, ma figli della scelta che Dio ha fatto su di noi di amarci e farsi amare.


Preghiere


Signore che nasci per farti udire e vedere da tutti, fa’ che anche noi ti sentiamo vicino nelle parole del Vangelo e nel dono dell’Eucarestia che ogni domenica riceviamo,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre non stancare di cercarci, nonostante la nostra fuga da te. Perdona la nostra freddezza e distanza, donaci di venirti incontro ogni domenica, quando torni a farti vicino a noi,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Padre Santo per chi non ti conosce e non ha mai sperimentato la bellezza dell’incontro con te. Fa’ che presto tutti ti conoscano come un vero amico che ama e salva,

Noi ti preghiamo

 
Scalda il nostro cuore o Signore Gesù con le parole del Vangelo, perché ci facciamo figli della tua Parola e non più di noi stessi,

Noi ti preghiamo

 
Proteggi e consola Signore chi è nel dolore, guarisci gli ammalati e proteggi i deboli, perché la tua nascita apra un tempo di gioia per tutti,

Noi ti preghiamo

Aiutaci o Padre misericordioso a rinascere come tuoi figli adottivi. Colma il nostro cuore della speranza in un mondo migliore, perché possiamo divenire operatori di bene,

Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Dio per il nostro papa Francesco, perché le sue parole e il suo esempio tocchino il cuore di ogni cristiano avvicinandolo a te,

Noi ti preghiamo

Dona la tua pace o Signore dell’Universo a tutti i popoli. Per la Siria, il Centrafrica e ogni paese dove la guerra uccide e ferisce,

Noi ti preghiamo

 

 

mercoledì 1 gennaio 2014

Festa di Maria Madre di Dio - 1 gennaio 2014


 
Dal libro dei Numeri  6,22-27  

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 

Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, +
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio, +
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato in questi giorni,
per mezzo del Figlio, Cristo Signore.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ancora nelle orecchie l’annuncio dell’angelo che a Natale ci ha fatto scoprire una straordinaria novità: Dio si è fatto uomo come noi. La grandezza infinita e la potenza senza limiti di Dio si è resa umile e piccola per raggiungerci ed incontrarci personalmente. Gli angeli ci hanno dato un’indicazione: “è lì, lo troverete in fasce, adagiato in una mangiatoia” ed un invito: “andate”. Gesù infatti non entra di prepotenza nella nostra vita e non si impone a chi non lo vuole accogliere. Bisogna andare, cercarlo, imparare a riconoscerlo in mezzo alla confusione, superare la paura di uscire dall’abitudine, ed egli si fa trovare. È l’esperienza dei pastori, gente semplice che si fece convincere facilmente dall’angelo e seguirono la sua indicazione. Quanto è più difficile per noi! Noi siamo gente complicata, dai mille distinguo e non basta certo che ogni domenica la voce dell’angelo che è il Vangelo ci dica “andate lì, lo troverete”. Per noi tutto è più difficile, anzi impossibile. Un muro di impossibilità ci separa dal Signore. Lui supera i cieli per raggiungerci, ma è tenuto lontano dal nostro muro dell’impossibile. È impossibile cambiare il modo di pensare, impossibile cambiare abitudini, impossibile non fare come si è sempre fatto. Poi gli altri che penseranno? Cosa si dirà di me? E poi perché rischiare con l’ignoto mentre il solito è conosciuto e sicuro?

Sono le domande del Natale: perché uscire nel buio? Perché andare? Perché cercarlo, addirittura, in un posto così insolito come una mangiatoia? Sì il Natale non è tanto una data del calendario ma è una scelta, la scelta di seguire l’indicazione dell’angelo e accogliere il suo invito. È Natale ogni volta che scegliamo di fidarci del vangelo, perché ogni volta nasce in noi una vita nuova. Chiediamoci allora oggi: sono già molti i Natali che abbiamo vissuto, ma quante volte è stata solo una data del calendario e quante la scelta di far nascere in noi una vita nuova: giudizi nuovi, sentimenti diversi, atteggiamenti, pensieri azioni nuove?

Oggi la liturgia ci fa soffermare sull’evento del Natale attraverso la prospettiva della maternità di Maria, madre del Signore Gesù. Anche lei all’annuncio dell’angelo che sarebbe nata una vita nuova in lei innalzò subito il muro dell’impossibile: “Non conosco nessun uomo!”. Ma si fidò: parlò con l’angelo, lo ascoltò, gli rispose e si lasciò convincere. Maria, come i pastori è una donna semplice, senza le complicazioni e le mille obiezioni che poniamo noi. Il vangelo descrive bene come Gesù nasca in un mondo di semplici e di piccoli. Due poveri ragazzi sballottati dalla storia, Maria e Giuseppe, umili pastori, gente che ha poche obiezioni da fare, facili da convincere. Dio nasce fra di loro, il re dell’universo e Signore del monto intero si circonda di umili e piccoli, non di perfetti né di sapienti. Proviamo ad assomigliare a loro, e Dio nascerà anche fra di noi.

Maria una volta accettato di divenire madre di Gesù fu piena di gioia e appena incontrò Elisabetta cominciò ad esultare e a lodare Dio: “Ha fatto cose grandi, non disprezza l’umiltà, anzi la riempie della sua potenza.” Ma anche i pastori, ci dice Luca, al vedere Dio nato fra loro sono pieni di stupore e di gioia “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.” Maria si fidò, i pastori si fidarono e le loro vite rinacquero alla gioia con lo stupore di quanto possa essere bello vivere una novità grande in mezzo ad una vita vecchia. È l’esperienza di ogni cristiano che si lascia convincere dal vangelo, rompe il muro dell’impossibilità e varca i recinti della scontatezza per scopre con stupore quanto è bello vivere la novità di una vita diversa.

Come Maria fu madre anche a noi il Vangelo del Natale propone di divenire madri e padri. Dice il Vangelo come “dopo averlo visto, (i pastori) riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.” Sì anche i pastori partecipano alla maternità straordinaria di Maria. Anch’essi diventano infatti capaci di portare dentro di loro quel piccolo bambino e di farlo rinascere altrove, con l’annuncio che fanno di quanto hanno visto e vissuto. Ogni cristiano è chiamato a partecipare alla maternità di Maria, a superare, come fece lei, le obiezioni del buon senso, a fidarsi dell’angelo e a far nascere in sé e attorno a sé una vita nuova, speranza, misericordia, generosità. Tutti se ne accorgeranno, tutti ne resteranno stupiti, come di un miracolo di salvezza.

Essere padri e madri, ci dice la festa di oggi, non ha solo un senso fisico. Anche chi ha figli deve imparare a rigenerarli alla vita nuova del Vangelo, anche chi è avanti nell’età deve imparare a continuare con la sua testimonianza a generare vita nuova che non finisce. Anche chi è piccolo deve imparare a desiderare un mondo nuovo, a costruirlo fin da subito diverso da quello che conosciamo.

Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15, 9; 13) C’è un modo di dare la vita agli altri che è amare. L’amore ridà forza a chi è debole, dà speranza a chi è senza futuro, da fiducia a chi è disorientato. L’amore ridà dignità a chi è disprezzato, dà gioia a chi non sa da chi andare. Ecco allora cosa ci chiede la festa di oggi: imparare a dare la vita, come fece Maria con Gesù, come le madri sanno fare, amando chi ne ha più bisogno. Al contrario, purtroppo,  il mondo insegna principalmente come toglierla la vita, come diminuirla negli altri per il proprio vantaggio, come fare finta di niente dove essa è schiacciata e diminuita. E purtroppo sono veramente tanti i modi con cui gli uomini sanno toglierla. Lo si fa con la violenza, con la guerra con il disprezzo di un’economia che lascia in miseria popoli interi, come il papa Francesco ci ripete spesso.

Anche per questo la Chiesa il primo gennaio ricorda la giornata mondiale per la pace, perché il mondo ha bisogno di pace e la vita può crescere e aumentare nella pace. Vogliamo allora oggi pensare e ricordare nella preghiera tutti i paesi in guerra, e le popolazioni sofferenti per le violenze. Ricordarne i morti, chiedere il sollievo per le sofferenze dei feriti. Un nuovo futuro di pace si apra per il mondo intero.

Fratelli e sorelle, con questi sentimenti iniziamo un nuovo anno. Preghiamo perché sappiamo viverlo all’insegna della vita che rinasce dentro e attorno a noi e soprattutto della pace, perché rifiorisca laddove ora regna la morte e la guerra.

 

Preghiere

O Signore che sei nato da Maria, fa’ che anche noi sappiamo accoglierti come fece lei e portarti con noi per tutta la vita.

Noi ti preghiamo


O Cristo Gesù ti preghiamo in questo giorno per tutte le madri in difficoltà. Fa’ che ognuna sappia trovare il modo di accogliere con amore e disponibilità la vita che nasce da loro.

Noi ti preghiamo


O Signore che sei stato visitato dai pastori ai quali l’angelo aveva annunciato la nascita del Salvatore, fa’ che anche noi veniamo da te per ricevere come da una fonte inesauribile gioia e speranza.

Noi ti preghiamo

 
Dio Padre onnipotente che hai tanto amato il mondo da dare il tuo figlio unigenito, guarda con bontà a noi tuoi figli, perché nonostante il nostro peccato e la fragilità delle nostre umanità sappiamo accogliere con gioia la nostra salvezza che è il Signore Gesù.

Noi ti preghiamo


Dio del cielo manda la pace in tutte le terre. Ti preghiamo per la Siria, il Centrafrica, la Nigeria, il Pakistan, e tutti i Paesi in cui c’è guerra e violenza. Fa’ che regni ovunque la pace che Cristo è venuto a portare.

Noi ti preghiamo


Gesù, Signore della pace, dona ad ogni uomo di poter vivere in serenità. Fa’ che dove oggi c’è odio e divisione regni presto la concordia fra gli uomini e le donne.

Noi ti preghiamo


O Signore ti preghiamo per l’anno che oggi si apre, perché sia per ciascuno di noi un tempo felice e di serenità nel quale costruire il futuro migliore che tu ci indichi nel Vangelo.

Noi ti preghiamo


O Dio proteggi dall’alto tutti coloro che hanno bisogno di aiuto: i malati, i sofferenti, i prigionieri, i senza casa, i condannati a morte, i profughi. Dona a tutti pace e salvezza.

Noi ti preghiamo

 

giovedì 26 dicembre 2013

Festa della Santa Famiglia - 29 dicembre 2013


 

 

Dal libro di Siracide 3, 3-7.14-17

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati e li eviterà  e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno,  e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

 

Salmo 127 - Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto +
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! 


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. 

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
La pace di Cristo regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2, 13-15. 19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia odierna, dedicata alla Famiglia di Gesù, ci propone quest’anno di porre la nostra attenzione sulla figura di Giuseppe. Egli è un uomo definito dal Vangelo “giusto”, poiché, quando scoprì che sua moglie era in cinta, non la espose al rischio della condanna per adulterio, ma cercò un modo per allontanarla senza fare scalpore. La famiglia di Gesù muove i suoi primi passi, ancor prima del matrimonio, in una situazione di grande incertezza. Infatti la giustizia di Giuseppe non è sufficiente a evitare che lui, pur senza voler fare del male a nessuno, cercasse di allontanare da sé Gesù, già presente nel seno di Maria. Questo fatto, paradossale ma reale, ci fa vedere fin dall’inizio come la famiglia nella quale Gesù crebbe, con accanto la presenza amorevole di Maria e Giuseppe, ed ogni famiglia che vuole avere Gesù al suo interno, non può bastare che sia fondata sull’onestà, la correttezza nei rapporti, non è sufficiente che il marito e la moglie non vogliano farsi del male l’uno all’altro. Giuseppe accetta di prendere Gesù con sé, di accoglierlo e proteggerlo perché ascolta l’angelo che gli si presenta in sogno, cambiando la sua visione delle cose.

Nel Vangelo non è riportata nessuna parola di Giuseppe, egli infatti è uomo dell’ascolto che si fa decisione e azione. Infatti ancora una volta nel Vangelo di oggi ci viene presentato Giuseppe che riceve sempre in sogno la visione dell’angelo che gli dice di prendere Gesù e di portarlo lontano dal pericolo di Erode che voleva ucciderlo, poi di nuovo l’angelo lo avverte in sogno di tornare a casa perché il pericolo è cessato ed infine sempre un angelo in sogno gli indica il luogo in cui stabilirsi in modo definitivo: Nazareth.

L’Evangelista Matteo sottolinea come tutte queste indicazioni sono motivate dal fatto che così si sarebbe realizzata la Parola di Dio che aveva già parlato del Signore Gesù.

Giuseppe dunque viene descritto come l’uomo dei sogni, cioè capace di guardare alla realtà andando al di là dell’apparenza più evidente e scontata, quella materialità superficiale ed evidente a cui tante volte l’uomo è portato a limitarsi, per cercare di scorgere invece la realtà più profonda delle situazioni e delle vicende della vita, quel sogno di Dio che cerca di dirigere la nostra vita secondo un progetto di bene. In questa realtà profonda Giuseppe incontra l’angelo, cioè colui che esprime la voce di Dio, che lo mette a parte dei suoi disegni che spesso si discostano dai sentieri ordinari nei quali la vita sembra destinata a scorrere. Infine Giuseppe esegue questa Parola, cioè la tramuta in decisioni ed azioni, facendo sì che essa si realizzi concretamente.

Per questo nel Vangelo non c’è bisogno che Giuseppe parli, non ha importanza che egli esprima col suo discorso il suo volere, perché egli invece ha il compito ben superiore di fare spazio a Dio cha parla e a realizzare il suo volere, non il proprio. Per questo Giuseppe ci sembra un personaggio minore, con una personalità che non emerge, pallido ed evanescente, che non si impone e non esprime la sua volontà. Al contrario la sua volontà è decisiva, ed è quella che permette a Gesù di sopravvivere alla minaccia di morte, perché è volontà di aderire al progetto di Dio.

Anche Maria, come già abbiamo notato altre volte, sembra una figura remissiva e priva di volontà propria, perché si adegua al volere di Dio, senza imporre il proprio.

Ma è proprio per questo che oggi essi ci sono offerti, in questa festa della Famiglia di Gesù, come modello esemplare per tutte le famiglie. È il loro accogliere e fare propria la volontà di Dio, senza scegliere per un protagonismo esibizionista di sé, che permette loro di avere sempre al centro della propria vita Gesù, anche se per loro non è sempre facile: andranno incontro a incomprensioni e forse delusioni, rispetto all’itinerario che avevano immaginato e sperato per la propria famiglia, ma non importa, quello che interessa loro è che si realizzi non la loro, ma la volontà di Dio.

L’Apostolo Paolo mette in luce in quale modo questa volontà si può realizzare concretamente nell’ambiente familiare. Quando egli dice: “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino” ci propone un modello di famiglia in cui ciascun membro considera il bene dell’altro superiore al proprio interesse individuale. Ciascuno deve sentire la responsabilità di essere utile alla realizzazione del bene degli altri, prima e al posto di cercare la propria realizzazione. Ciascuno prima di poter rivendicare diritti deve farsi carico del dovere primario e superiore di voler bene agli altri. Questo consente, anche negli inevitabili momenti di difficoltà nei rapporti, di seguire il comando dell’amore che Gesù per primo ha vissuto, anteponendo il nostro bene a quello suo personale.

A qualcuno questo può sembrare remissività o mancanza di personalità, ma io credo che la nostra migliore personalità la esprimiamo quando cerchiamo di modellarci sull’esempio della persona di Gesù, senza far emergere incontrollati gli istinti e la naturalezza di comportamenti e atteggiamenti che sono dettati dal caso o dalle abitudini. Meglio, come Giuseppe e Maria, farsi umili ascoltatori di una Parola che indica un cammino diverso, magari non comprendendo tutto e subito, come avvenne spesso a loro due, ma fidandosi che nel sogno di una vita più umana con il quale Dio ci parla si nasconde il segreto della propria e dell’altrui felicità.

 
 
 
 
Preghiere
O Signore, fa sognare anche noi, come Giuseppe, una realtà più vera e più bella di quella che già conosciamo, perché cercando la sua realizzazione viviamo sempre in tua compagnia,
Noi ti preghiamo
 
O Dio che mandi a Giuseppe l’angelo che lo guida e lo consiglia, fatti presente anche a noi con la tua Parola che ci indica la via sulla quale incontrarti,
Noi ti preghiamo
 Con Giuseppe e Maria o Dio tu ci vuoi mostrare un modello di famiglia nella quale al centro c’è Gesù. Aiutaci a vivere anche noi così, senza perdere mai di vista la priorità di cercare la tua volontà,
Noi ti preghiamo
Sostieni e illumina o Signore Gesù i passi di quanti soffrono per le incomprensioni e i dissidi familiari. Dona la tua pace a chi oggi è in conflitto e il tuo perdono a chi compie il male,
Noi ti preghiamo
Proteggi o Padre la tua Chiesa ovunque diffusa, perché sia famiglia di chi non ha famiglia, guida dei deboli e dei disorientati, amica di chi è nelle difficoltà,
Noi ti preghiamo
Sostieni i passi di chi nel mondo costruisce la famiglia dei discepoli, radunando in unità quanti desiderano imitarti e servirti. Proteggi gli sforzi di coloro che annunciano il Vangelo e testimoniano il tuo amore,
Noi ti preghiamo.
Ti ringraziamo o Padre del dono di un papa buono e umile, che ci indica la strada del Vangelo con le sue parole e i suoi gesti. Fa’ che ottenga la conversione dei cuori di coloro ai quali annuncia la tua Parola,
Noi ti preghiamo
Raduna in unità o Dio la tua famiglia divisa. Per le Chiese e le comunità cristiane che ti invocano, perché trovino presto la comunione di quelli che si riconoscono figli dell’unico Dio,
Noi ti preghiamo
 
 
 



Natale del Signore Gesù - 25 dicembre 2013


 


Dal libro del profeta Isaia 52,7-10

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

 

Salmo 97 - Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.


Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.


Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!


Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

 

Dalla lettera agli Ebrei 1,1-6

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa notte il buio del mondo è stato squarciato da un fascio di luce che ha radunato i pastori che vegliavano le loro greggi. Nel cielo senza stelle gli angeli hanno indicato da dove veniva quella luce che indicava una prospettiva e una speranza a quegli uomini oppressi dall’oscurità. I pastori, ci dice il Vangelo, alla vista di quel chiarore e dell’angelo furono presi da timore, perché al buio si fa facilmente l’abitudine e si finisce per amarlo. Anche noi troppo spesso ci siamo abituati ad un modo di vivere al buio, dove il volto dell’altro è irriconoscibili e rende ciascuno un’ombra da cui difendersi e di cui diffidare. È la condizione normale del mondo di oggi, dove ciascuno è lontano dal fratello e dalla sorella, diviso da montagne di ostilità e vallate di paure.

D’altronde anche nel buio ciascuno di noi trova il modo per farsi un po’ di luce: qualche soddisfazione passeggera, l’esaltazione di un momento di successo, la prospettiva di un po’ di benessere. Ma, ci dice Giovanni, quella notte “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.” Sì, abbiamo bisogno non di un lampo passeggero che illumina e poi svanisce, ma della luce vera, che non passa e non si spegne. E’ il Signore Gesù che nasce, e la sua Parola resta fra di noi e nasce ogni volta che viene proclamata e annunciata e porta la luce e il calore che dissipa il buio e scalda i cuori in modo duraturo.

Ma, come dicevo, spesso noi siamo abituati al buio e ci sembra di starci più comodi. Ci siamo adattati ad esso e una luce troppo forte abbaglia gli occhi miopi di gente che vuol vedere solo vicino. E’ il rifiuto della novità, di guardare con luce nuova il volto di chi ci sta accanto, di gettare lo sguardo sull’orizzonte largo di un mondo che preferiamo ignorare.

Nel buio, si sa, i confini delle cose sono meno definiti, i contrasti si attutiscono e ciascuno può costruirsi la realtà, poco visibile, un po’ come gli fa più comodo.

I rapporti, le domande, le decisioni sono un po’ tutte modellate sulle nostre esigenze, tanto nessuno può avere da ridire. Il Vangelo invece getta un fascio di luce e rende i contorni della realtà nitidi: le persone sono persone e non sagome indefinite, i loro bisogni emergono nella loro concretezza e non sono solo generici stati d’animo, le nostre azioni risaltano nella loro cruda realtà, senza ombre a nasconderne i tratti meno nobili. Per questo la luce non ci piace. Il vangelo infatti nella sua concretezza e verità mette a nudo la nostra umanità con i suoi aspetti meno piacevoli, le durezze e i compromessi.

La nascita di Gesù dunque ci pone davanti alla necessità di scegliere: o andare come i pastori verso di lui, senza aver paura che la luce della sua Parola illumini la nostra vita, o restarcene ciascuno a casa propria e restare nella penombra di una vita giocata tutta fra sé e sé. Giovanni infatti dice: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Non è scontato accettare che a Natale anche per me nasce una domanda, una parola nuova che mi chiede di guadare con occhi nuovi al mondo e di lavorare perché sia migliore. Abbiamo mille modi per giustificare il nostro rifiuto: a Natale si è molto occupati da tanti impegni, si è occupati dai regali e concentrati sulle tradizioni da rispettare, e guai a spostare l’attenzione su qualcosa di nuovo che chiede che anche tu rinasca.

E finito il Natale, come una ubriacatura passeggera, torniamo a brancolare nel buio della vita ordinaria, a procedere a tastoni, a urtarci e farci male l’un l’altro, a non riconoscere il volto del vicino, anzi ad averne paura.

Ma oggi, Natale del Signore, la luce rischiara l’orizzonte nel quale possiamo guardare con uno sguardo nuovo, lo sguardo di un bambino.

Sì, Dio ha scelto di nascere come un bambino, ma, cosa ancora più stupefacente, anche una volta cresciuto, si è sempre mostrato col volto umile, mite del piccolo e del servo, mai arrogante e violento, ingenuamente pronto a fidarsi del fratello e ad aiutare chi ha bisogno, proprio come un bambino. Il Signore Gesù ha assunto come suo modo di essere l’umanità del bambino per essere un segno di contraddizione, Sì perché il nostro mondo è fatto di gente dall’umanità invecchiata perché non crede più nella possibilità di cambiare il mondo e alla novità del Vangelo che ci chiede un modo di essere diverso, e di adulti arroganti, che fanno della loro forza fisica, economica e del loro ruolo sociale dominante la corazza con cui nascondere la propria paura. Gesù a quest’uomo e a questa donna del nostro tempo viene a portare la salvezza che consiste nel farsi intenerire dall’umanità bambina di Dio, che si fida, è ingenua, generosa, disponibile a fare il primo passo, senza malizia né rassegnazione, aperta al futuro imprevedibile che si apre innanzi a chi rischia di voler bene al prossimo. È ciò che Gesù chiederà ai suoi discepoli quando, indicandogli un bimbo che era lì con loro, disse: “se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Mt 18,2)

Davanti alla culla del Signore bambino chiediamoci dunque se vale la pena vivere al buio, o piuttosto, una buona volta, di farsi inondare dalla luce del Vangelo e accettare di guardare sé e il mondo con gli occhi del bambino Gesù. Dice a questo proposito l’evangelista Giovanni: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.” Sì paradossalmente possiamo divenire figli di quel bimbo, della sua ingenuità fanciullesca che è fiducia in un futuro da costruire con gli altri, migliore e più umano. Per questo tradizionalmente ormai da nove anni accompagniamo la festa della Nascita del Signore con un segno concreto che ci dona un’immagine reale della visione di pace e di bene di cui gli angeli parlarono quella notte. È la cena che raccoglie quanti sono soli, non hanno casa e famiglia e per i quali vogliamo noi essere casa e famiglia. Il 3 gennaio ci raccoglieremo qui in questa chiesa e anche negli altri ambienti della parrocchia per festeggiare la nascita del Signore che porta luce e calore dove c’è ancora troppo buio e freddo.

Questo segno ci fa sperimentare che è bello vivere nella luce del Vangelo perché essa scalda e illumina i cuori, fa riconoscere nel volto dell’altro il fratello e la sorella, dona il coraggio e la fiducia per non rassegnarci al buio dell’oggi.

 

Preghiere

O Signore Gesù che sei nato nel buio della notte per portare la luce del tuo amore all’umanità, illumina anche noi, perché sappiamo seguire il tuo esempio e mettere in pratica il Vangelo.

Noi ti preghiamo

Scalda il nostro cuore o Dio perché sappiamo accogliere il tuo figlio unigenito e accettiamo di farci figli di un bambino, divenendo ingenui nell’amore e vulnerabili nella compassione per chi è povero.

Noi ti preghiamo


O Signore Gesù ti preghiamo per questo nostro mondo immerso nelle tenebre della violenza e dell’odio e oscurato da dense nubi di indifferenza e ostilità. Fa’ che la tua venuta dissipi il buio e faccia risplendere in ogni luogo la luce del Vangelo di pace e di amore. 

Noi ti preghiamo

Non guardare o Dio alla nostra tiepidezza e al poco amore, ma vieni e visita la nostra vita perché diveniamo tuoi figli e discepoli del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 
Proteggi con amore o Signore Gesù tutti quelli che come te soffrono per il freddo della notte: guarda con amore a chi non ha casa e famiglia, a chi è solo e senza speranza, a chi è nel dolore per la malattia e la miseria.

Noi ti preghiamo

Libera o Padre onnipotente chi è prigioniero della violenza e schiavo dell’odio, perché la mano non si armi più contro il fratello e la sorella, ma impari ad aprirsi in gesti di generosità.

Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Signore per tutti coloro che il 3 gennaio saranno accolti in questa tua casa per festeggiare la tua nascita. Fa’ che chi è bisognoso di sostegno e aiuto trovi sempre un fratello generoso e una sorella pronta ad aiutarlo.

Noi ti preghiamo

Benedici o Dio del cielo tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi, guida i loro passi verso la grotta di Betlemme perché tu possa nascere nella vita di ciascuno e dare calore e forza all’annuncio del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

 

 

Veglia di Natale - 24 dicembre 2013


 


Dal libro del profeta Isaia 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre  ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

 

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.
 

Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo venuti nel cuore di questa notte uscendo dal caldo delle nostre case per radunarci in questa che è un po’ la nostra seconda casa. Sì, sentiamo questo luogo familiare e non solo perché qui molti di noi vengono da molto tempo, alcuni fin dalla loro infanzia, ma soprattutto perché è un luogo in cui siamo accolti, ricordati, amati da qualcuno il cui amore fedele ci accompagna da sempre.

Ma allo stesso tempo è un luogo diverso da tutti gli altri della nostra vita, perché solo qui possiamo ascoltare una parola che non è figlia di questo mondo e ci invita ad alzare lo sguardo da noi stessi verso una visione che ci spiazza e proprio per questo, come tutte le novità, ci turba.

E’ quello che accadde ai pastori che vegliavano all’aperto, come al solito, vicino alle loro greggi. Anche loro, come noi in questa notte, erano avvolti dal buio, che era il loro normale ambiente. Anche noi spesso ci accorgiamo che c’è un buio che avvolge noi e il mondo intero. Buio che disorienta, buio che non fa vedere né capire cosa ci circonda, ma a cui siamo abituati, come i pastori. Per questo ad essi la luce che la nascita del Salvatore fece esplodere dal cielo fece una gran paura. Sì, paradossalmente, non è il buio della notte a spaventarli, ma la luce che si accende con l’annuncio dell’angelo!

In fondo lo stesso avviene anche a noi: siamo così abituati al buio del mondo e all’oscurità del suo modo di vivere che in esso ci sentiamo a nostro agio. Abbiamo preso le nostre misure, ci siamo accomodati in un angolo tranquillo, abbiamo imparato a non vedere oltre il nostro piccolo ristretto orizzonte, a renderci conto delle situazioni e a conoscere le persone a tentoni, con approssimazione e superficialità, come avviene al buio.

Ma in questa notte il Vangelo, come l’angelo ai pastori, ci annuncia che una luce è venuta a rischiarare il buio. Sì il Signore si fa presente nella nostra vita, scende nel mondo scuro e disorientato. Viene a portare una luce che illumini il nostro volto, troppo spesso rabbuiato da un senso pessimista e triste; illumina il volto del fratello, che siamo così disabituati a guardare con amore e interesse; porta la fiammata di calore della generosità gratuita che scalda il gelo della notte, apre una visione luminosa per un futuro che ridia speranza.

Ma a noi troppa luce disturba, l’abitudine al buio ce lo fa amare, e la luce del Vangelo ci suscita timore e diffidenza, anche perché troppa luce ci fa vedere così come siamo veramente, e non sempre questo ci fa piacere.

Ma l’angelo anche questa notte ci ripete: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.”

Non temere perché nella notte la luce, come la stella ai magi, ci indica una strada che porta ad un bambino. Sì, seguendo l’annuncio dell’angelo nella notte vediamo come la luce per la nostra vita viene da un bambino. Ma che può fare di importante per noi qualcuno che non è nemmeno in grado di bastare a se stesso, come un lattante?

Noi confidiamo nella forza e nel potere, siamo sicuri che chi è aggressivo e arrogante si fa strada: che affidamento possiamo fare in un bambino per uscire dal buio?

E’ il mistero del Natale: Dio per manifestarsi agli uomini ha scelto la veste fragile e indifesa del bambino, ma, cosa ancora più stupefacente, anche una volta divenuto adulto, si è sempre mostrato col volto umile, mite del piccolo e del servo, mai arrogante e violento, ingenuamente pronto a fidarsi del fratello e ad aiutare chi ha bisogno, proprio come un bambino. Il Signore Gesù ha assunto come suo modo di essere l’umanità del bambino per essere un segno di contraddizione. Sì perché il nostro mondo è fatto di gente dall’umanità invecchiata perché non crede più nella possibilità di cambiare il mondo e alla novità del Vangelo che ci chiede di essere diversi, e di adulti arroganti, che fanno della loro forza fisica, economica e del loro ruolo sociale dominante la corazza con cui nascondere la propria paura. Gesù a quest’uomo e a questa donna del nostro tempo viene a portare la salvezza che consiste nel farsi intenerire dall’umanità bambina di Dio, che si fida, è ingenua, generosa, disponibile a fare il primo passo, senza malizia né rassegnazione, aperta al futuro imprevedibile che si apre innanzi a chi rischia di voler bene al prossimo. È ciò che Gesù chiederà ai suoi discepoli quando, indicandogli un bimbo che era lì con loro, disse: “se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Mt 18,2)

Quel bambino, dice l’evangelista Luca riprendendo la profezia di Isaia, è un “segno” per noi, cioè qualcosa di concreto e rilevante. Sì il Signore vuole nascere non come un sentimento labile e passeggero, che oggi ci commuove, ma poi svanisce; né come una convinzione, un ideale o un valore, qualcosa di astratto che si impara con l’intelligenza; piuttosto vuole essere un segno concreto e tangibile, un seme che si pianta nel nostro cuore e cresce, come un albero, porta frutti e allarga i rami per accogliere tutti quelli che non hanno dove riposare.

In questa casa noi vogliamo che la nascita del Signore lasci un segno concreto, ci doni un’immagine reale della visione di pace e di bene di cui gli angeli parlarono quella notte. È la cena che raccoglie quanti sono soli, non hanno casa e famiglia e per i quali vogliamo noi essere casa e famiglia. Il 3 gennaio ci raccoglieremo qui in questa chiesa e anche negli altri ambienti della parrocchia per festeggiare la nascita del Signore che porta luce e calore dove c’è ancora troppo buio e freddo.

Vogliamo allora cogliere questo evento come un segno che porti luce nel mondo, perché dove si fa strada la preoccupazione per gli altri e l’accoglienza a chi ha bisogno il Signore è presente e il buio e il freddo del mondo è sconfitto.
 
 
 
 
 
Preghiere
 
O Signore Gesù che nasci povero e piccolo, non sdegnarti di nascere anche nell’umile mangiatoia della nostra vita, ma vieni e illuminaci con l’ingenuità del tuo amore senza fine.
Noi ti preghiamo
O bambino Gesù illumina e scalda la nostra vita perché troppo buio è questo mondo e oscuro il futuro. Dona a tutti il coraggio di farsi amare da te e di seguirti sulla via di una vita generosa e mite,
Noi ti preghiamo
Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché hai mandato il tuo Figlio unigenito per ricondurre a te tutta l’umanità. Fa’ che tutti si inteneriscano davanti alla debolezza di bambino con cui nel Vangelo ti presenti a noi.
Noi ti preghiamo
Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che sono soli e nel bisogno e che ci prepariamo ad accogliere in questa casa per festeggiare la tua nascita. Fa’ che con generosità e calore sappiamo essere per loro amici e fratelli nel tuo nome,
Noi ti preghiamo
 
Benedici o Padre misericordioso tutti i tuoi figli che nel mondo si radunano in questa santa notte attorno alla tua mensa e ascolano l’annuncio del Natale, perché in ogni luogo il Vangelo della natività del Cristo porti pace e misericordia, specialmente dove ora c’è odio e violenza.
Noi ti preghiamo
Dalla culla o Signore, guida e proteggi la famiglia dei tuoi discepoli che hai radunato nel mondo intero. Suscita annunciatori del Vangelo che, come gli angeli nella notte, facciano coraggio e indichino dove incontrarti a tutti quelli che ancora non ti conoscono.
Noi ti preghiamo.