sabato 9 marzo 2019

I domenica del tempo di Quaresima - Anno C - 10 marzo 2019






Dal libro del Deuteronòmio 26,4-10

Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».

 

Salmo 90 - Resta con noi, Signore, nell'ora della prova.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

«Lo libererò, perché a me si è legato, +
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 10,8-13

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

 

Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!


Dal vangelo secondo Luca 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 
Commento
 

Cari fratelli e care sorelle, si è aperto mercoledì scorso con il rito austero e solenne delle ceneri il tempo santo di Quaresima, occasione per avviarci in un cammino di rinnovamento della nostra vita. In questa prima domenica il Vangelo ci mostra Gesù dopo che si è manifestato come il figlio di Dio a Giovanni che lo stava battezzando sul Giordano. Sono i primi passi del ministero di Gesù, dopo gli anni “nascosti” della sua esistenza ordinaria a Nazareth. Questi suoi primi due passi hanno dell’eccezionale. Ci chiediamo: Gesù essendo il Figlio di Dio che bisogno aveva di sottoporsi al battesimo di conversione di Giovanni e, come ascoltato oggi, di sottoporsi alla tentazione del diavolo nel deserto? Non sono gesti inutili per lui?

In realtà Gesù con questi, e con tanti altri gesti che compie nel corso della sua vita, vuole mostrarci che egli è veramente un uomo, in tutto e per tutto, e come tale ha attraversato tutte le esperienze che gli uomini ordinariamente fanno, fino a quella estrema del dolore e della morte. La sua vita straordinaria ci viene così proposta come un itinerario percorribile da ogni uomo e ogni donna; come tutti infatti anche Gesù ha voluto accettare di partire dalla necessità di vivere una vita onesta e giusta, come predicato da Giovanni nel deserto, ma per andare oltre e assumere la dimensione dell’amore gratuito e senza fine della misericordia di Dio, come è chiesto a ogni discepolo. Come tutti oggi abbiamo visto Gesù attraversare le difficoltà e contraddizioni delle tentazioni, per vincerle indirizzando la propria vita sulla strada dell’obbedienza alla volontà del Padre.

Oggi allora vogliamo chiederci cosa rappresentano le tentazioni che Gesù ha sperimentato e che anche noi tante volte subiamo?

Esse sono essenzialmente la via facile che ci si presenta ad ogni passo della nostra vita: Hai fame? mangia.

Non hai cibo a disposizione? Muta quello che hai a disposizione perché sazi il tuo bisogno personale.

Ti si offre la possibilità di esercitare un potere, dominio su altri? Approfittane, senza lasciarti sfuggire l’occasione.

Per questo devi fare compromessi anche con le radici del male? Beh, lo fanno tutti.

Ti si presenta una via rischiosa e incerta? Scegli quella più sicura e comoda.

E così via, si potrebbe continuare a lungo a fare esempi oltre quelli che il vangelo di oggi ci propone.

Ogni giorno siamo sottoposti alla tentazione del male, cioè a scegliere la via più facile e naturale, quella che segue le nostre convenienze e comodità. In questo siamo estremamente rassicurati dal fatto che sono le scelte più comuni che tutti fanno senza darsi troppo pena.

Ma allora, ci chiediamo, il cristiano deve scegliere sempre per le cose più difficili, pesanti, pericolose? È una sorta di eroe che rinuncia a tutto?

Cari fratelli e care sorelle, questo è l’inganno che il maligno ci propone, facendoci credere che la scelta più facile, quella che lui ci propone, è anche quella che ci farà essere più felici.

Questo è falso, perché la felicità è il traguardo di un cammino fatto di scelte ben ponderate e operate con il criterio, dicevamo domenica scorsa, di seguire l’esempio e la volontà di Dio che Gesù ci mostra apertamente nel Vangelo. Per fare questo la sapienza antica della Chiesa ci propone questo tempo di Quaresima come il tempo nel quale seguire gli stessi passi di Gesù nel deserto, per maturare, come fece lui all’inizio del suo cammino fra gli uomini, la scelta di contrapporre alle tentazioni del modo di essere apparentemente “più facile”, quello del modo di essere “secondo la volontà di Dio”. Le risposte del Signore alle tentazioni del maligno sono infatti intrise della sapienza della Scrittura e ripetono le Parole di Dio, applicandole alle scelte che gli si presentano da fare. È quello che la Quaresima vuole insegnarci a fare, e per aiutarci in questo impegno ci offre tre strumenti semplici e preziosi: il digiuno, la preghiera e la carità. Digiunare vuol dire fare spazio dentro di noi alla Parola di Dio evitando di riempire ogni angolo del nostro tempo e  preoccupazioni con le attenzioni a se stessi; pregare è accogliere in profondità le Parole che Dio ci rivolge, lasciando che provochino la nostra risposta sincera e profonda fatta di lode, ringraziamento, richiesta di aiuto e di perdono; compiere gesti di carità vuol dire far sì che la Parola accolta dentro di noi si esprima in gesti concreti di amore fraterno, specialmente per chi è più bisognoso.   

Sono tre strumenti semplici e preziosi che ci aiutano a costruire la nostra interiorità come un terreno fertile su cui coltivare le scelte del nostro quotidiano, non come piante effimere e spontanee, che seccano al primo sole, ma come alberi ben piantati, irrigati e potati che danno nella loro stagione di maturità frutti nutrienti, ombra buona per chi passa, riparo fra i rami agli uccelli. Sia questo il nostro desiderio di Quaresima per andare incontro al Signore che a Gerusalemme affronterà la prova difficile della passione e morte per donare agli uomini il frutto prezioso della sua resurrezione.

 

Preghiere

  

O Dio padre onnipotente, ti ringraziamo per il dono della Quaresima, tempo opportuno per incamminarci sulla via del Vangelo. Guidaci attraverso di essa in queste settimane perché giungiamo ad incontrarti risorto,

Noi ti preghiamo

 

 

O Signore Gesù che hai accettato di sottoporti alle tentazioni del diavolo per mostrarci la forza della Parola di Dio che ispira le risposte vere, aiutaci ad essere ascoltatori attenti della Parola e discepoli docili del tuo volere,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio perché possiamo presto uscire dal deserto di umanità e vita in cui ci troviamo. Guida i nostri passi nel cammino di Quaresima, perché seguendo il tuo esempio giungiamo alla liberazione dalla schiavitù del peccato,

Noi ti preghiamo

 

 

O Signore Gesù, sostieni il passo di chi è incerto, diffidente, pigro e orgoglioso. Fa’ che insieme possiamo tutti seguirti con passo veloce e animo sereno,

Noi ti preghiamo

 

 

Ti preghiamo o Signore per il nostro papa Francesco, accompagnalo nel cammino gioioso della riconciliazione tra i cristiani e nell’annuncio della misericordia del Signore,

Noi ti preghiamo

 

 

Guida e sostieni o Dio la tua Chiesa perché viva con impegno la Quaresima come occasione di conversione e si avvii spedita sulla via che conduce a Cristo Risorto,

Noi ti preghiamo.

 

 

 

Consola o Signore misericordioso chi è nel dolore: le vittime della guerra e della violenza, i poveri, i malati, gli anziani e i soli. Guidali alla gioia della vita con te,

Noi ti preghiamo

 

 

Rafforza o Signore Gesù i nostri propositi per una Quaresima santa e benedetta, aiutaci ad essere fedeli all’impegno di carità, preghiera e digiuno che ci accompagna verso la Pasqua di resurrezione,

Noi ti preghiamo

martedì 5 marzo 2019

Mercoledì delle Ceneri - Anno A - 6 marzo 2019







Mercoledì delle Ceneri



LITURGIA DELLA PAROLA

Dal libro del profeta Gioele 2,12-18
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio,  perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male». Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov’è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo. 

Salmo 50 - Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; +
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. 

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5,20-6,2
Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! 

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria! 

Dal vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.  E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

Commento
Cari fratelli e care sorelle, siamo giunti a questa soglia che oggi varchiamo insieme e che ci introduce nella Santa Quaresima.
La Quaresima è un tempo di Dio, cioè non ha una rilevanza sociale o mondana, ma la ha solo per chi è spiritualmente in sintonia con lui, o vuole diventarlo. Al di fuori dei cristiani, e direi fra questi quelli che sono più sensibili e scrupolosi, per gli altri cosa cambia fra la settimana scorsa e oggi? Che motivo c’è di varcare una soglia temporale, spirituale, come è questo Mercoledì delle Ceneri?
Sì, la Quaresima non ha una rilevanza esteriore perché, come tutti i tempi di Dio, ha essenzialmente un valore interiore. A questo ci richiama la seconda lettera di Paolo ai Corinzi che abbiamo ascoltato, quando afferma. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” “Ora” è il momento del cambiamento del cuore, “ora” è il momento più adatto, “ora” può affacciarsi alla tua vita la salvezza dell’incontro personale col Signore, e non domani, un altro tempo, chissà quando, forse mai… Il tempo degli uomini infatti tende a non avere scadenze, non ha momenti speciali a cui sottomettersi, perché ruota attorno a se stessi e pertanto si ripete nelle abitudini e nel seguire umori e stati d’animo individuali. Sono io a dare il ritmo, non ci si sottomette al quello degli altri, tantomeno a quello ancora più lontano dal mio che è il ritmo dei tempi di Dio. Per questo il tempo di Dio ci parla di Salvezza, perché rompe la circolarità egocentrica ripetitiva e prigioniera dell’ ”Io”. Il tempo di Dio infatti non gira in tondo perché ha fretta di raggiungere la sua meta che è il domani del Regno. È un tempo per tutti, anche per i più lenti e pigri, ma non si lascia fermare o rallentare, perché il mondo ha urgenza di essere trasformato nel suo Regno. Ne hanno urgenza i poveri, i disperati, i soli, che non possono più vivere in un oggi così come è adesso.
Ma cosa caratterizza il tempo di Dio che è la Quaresima, in cosa si differenzia da quello ordinario?
Il profeta Gioele ci propone una risposta a questa domanda: è il tempo in cui Dio si china su ciascuno di noi e ci si propone nella sua essenza più profonda, e cioè come “colui che è disposto a cambiare idea su di noi”: “egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male. Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?” Sì, in questo tempo Dio cerca motivi per ravvedersi nei miei confronti e trovare i motivi per essere misericordioso, e non giusto, con le mie colpe. Dio ci mostra il suo volto più paterno e buono, quello di colui che cerca motivi per cambiare idea nei confronti dei suoi figli che hanno scelto di andarsene lontano da lui, diamogliene motivo, viviamo il cambiamento dei nostri atteggiamenti e pensieri, dei sentimenti e dei giudizi, per tornare da lui e dargli motivo per ravvedersi e lasciarci la sua benedizione.
Come fare? Gesù ce lo dice chiaramente nel brano di Matteo ascoltato poco fa: imparando a vivere con profonda interiorità l’interesse per lui e per i fratelli, specialmente i più poveri, uscendo da quella gabbia soffocante che è l’interesse per se stessi. Questo interesse si esprime nella preghiera, che è dialogo e relazione con Dio, e nella carità fraterna, che è attenzione e sensibilità al bisogno degli altri. Ma per poter vivere questi diversi atteggiamenti c’è bisogno innanzitutto di avvertire il bisogno che abbiamo di Dio e degli altri, attraverso il digiuno dalle false idee che abbiamo di noi stessi, buoni, capaci, di valore, e che mette a nudo la nostra fragilità personale.
Fratelli e sorelle approfittiamo di questo tempo che ci è donato, nel quale Dio si china sull’umanità per ravvedersi nei nostri confronti. Egli legge nei cuori, non guarda all’esteriorità. Non c’è bisogno che tutti sappiano e tutti vedano, che le nostre scelte siano vistose e appariscenti, o fatte per trarne soddisfazione e potersi sentire a posto, degni, migliori. Dio predilige un cuore umile e pieno di amore ad un cuore soddisfatto e sazio, e ad esso accorda volentieri la sua misericordia e la grazia di cui abbiamo un così grande bisogno.

sabato 2 marzo 2019

VIII domenica del tempo ordinario - Anno C - 3 marzo 2019




Dal libro del Siracide 27,4-7

Quando si agita un vaglio, restano i rifiuti; così quando un uomo riflette, gli appaiono i suoi difetti. La fornace prova gli oggetti del vasaio, la prova dell’uomo si ha nella sua conversazione. Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela il sentimento dell’uomo. Non lodare un uomo prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini.

 

Salmo 91 - È bello cantare il tuo nome, Signore.

È bello annunziare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte,
Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,
esulto per l’opera delle tue mani.

Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano; +
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore:
mia roccia, in lui non c’è ingiustizia.


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,54-58
 
 
Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: "La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.




  
Alleluia, alleluia alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e comprenderemo le parole del Figlio tuo.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.  L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore».


Commento


Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo di Luca ci propone oggi un discorso di Gesù nel quale egli affronta il tema che oggi è molto dibattuto del “discernimento”, cioè di come trovare in ogni situazione il criterio giusto in base al quale esprimere i nostri giudizi e fare, di conseguenza, le nostre scelte. Il Signore usa tre immagini: il cieco che guida, la trave nell’occhio, il frutto dell’albero. Sono tre mezzi di esprimersi semplici ma convincenti con i quali il Signore affronta un tema così complesso e delicato.

Nel nostro tempo sappiamo come spesso attraverso i “mass media” classici, i giornali, la radio e la televisione, o ancora di più attraverso i cosiddetti “social media”, cioè i mezzi attraverso i quali ci mettiamo in comunicazione attraverso la rete, parlando di noi stessi e ricevendo le espressioni delle persone più diverse ed anche sconosciute, i giudizi delle persone possono essere influenzati. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, ma spesso avviene una vera e propria manipolazione che, attraverso tecniche comunicative, riesce ad orientare il pensiero di moltissimi, ma ciò avviene non convincendo con il ragionamento, ma instillando messaggi subdoli e falsi. È il fenomeno delle famigerate fake news che orientano i giudizi sulla base di una realtà falsata, le tecniche di alzare i toni imponendosi non per il ragionamento ma per l’arroganza, l’uso spregiudicato di spauracchi che, incutendo nuovi timori irrazionali, rendono le persone più facilmente convincibili sull’onda di emozioni superficiali e non di ragionamenti approfonditi.

Come uscire da questa vera e propria babele di informazioni che manipolano l’opinione di tanti e orientano le scelte senza aiutare a capire meglio la realtà?

Gesù con le sue parole non vuole proporre una tecnica, ma piuttosto insegna l’atteggiamento da tenere nel momento in cui scegliamo, da cosa partire per formare in noi una capacità di scegliere matura e responsabile.

Il primo elemento è rendersi conto se la persona a cui diamo ascolto ci aiuta a veder meglio la realtà, ce la fa capire più in profondità, oppure vuole solo colpirci, spaventarci, emozionarci, offuscando così la nostra vista della mente e del cuore con la nebbia della superficialità. Lasciarci guidare da chi è cieco, perché non vuole vedere e capire in profondità, rende anche noi ciechi e arroganti, cioè propensi a formulare giudizi anche senza conoscere.

Il secondo elemento presentato da Gesù è la facilità con cui si giudica gli altri senza sentire il bisogno di sottoporre prima di tutto se stessi al vaglio e correggere innanzitutto il proprio errore. Questo non vuol dire che è impossibile operare una valutazione delle persone e dei fatti, ma che nel farlo bisogna innanzitutto chiedersi se io al suo posto sarei stato migliore, se avrei avuto la forza di resistere alla tentazione di sbagliare, se in casi analoghi non abbia anche io dato una prova di me deludente. Con umiltà ammettiamo che l’errore altrui ci rende il prossimo assai più vicino e simile di quanto a prima vista avremmo pensato. È proprio nella fragilità davanti alla forza seduttrice e convincente del male che ci ritroviamo tutti più simili, uguali nel non potercela fare solo con le nostre forze, senza l’aiuto della grazia di Dio che ci rafforza nel proposito e ci consiglia di fare il bene. È questo bisogno comune che ci rende più solidali e fraterni, ci fa sentire bisogno del sostegno e della testimonianza altrui. Il maligno invece ci vuole isolare attraverso il giudizio che, facendoci sentire migliori, ci allontana dagli altri.

Infine con l’esempio del frutto che non può che essere cattivo se nasce da un albero cattivo e al contrario sarà buono se nasce da un albero buono, il Signore ripropone con forza la priorità dell’interiorità come matrice dell’agire dell’uomo. Esiste infatti una sapienza mondana, fatta di esperienza, di buon senso, di abitudini, di convenienze, ecc… che ci convince che nelle nostre scelte possiamo fidarci del nostro istinto, o semplicemente seguire quello che fanno tutti. Ma questa sapienza ci inganna assai facilmente, ed è proprio quella parte di noi che più facilmente è esposta alle manipolazioni di cui parlavo prima. Essa è superficiale, cioè riguarda l’emozionabilità, il sentimentalismo, le simpatie o antipatie, e si fa facilmente trascinare dalla corrente. La vera sapienza invece è quella che deriva dalla docilità allo Spirito di Dio che agisce in noi attraverso l’ascolto della sua Parola fatta scendere nel cuore, la grazia donata dai sacramenti, lo sforzo di costruire relazioni fraterne profonde e coinvolgenti con chi ci sta accanto. È questa sapienza che fa del nostro albero una pianta capace di produrre frutti buoni di conversione, generosità e amore.

Cari fratelli e care sorelle, mercoledì prossimo riceveremo sul capo il segno umile della cenere, porta di accesso al tempo santo della Quaresima in preparazione della Pasqua. Anche in preparazione a questa occasione che ci è offerta accogliamo l’invito che oggi il Signore ci fa a coltivare un’interiorità profonda e ricettiva del suo Santo Spirito. Non accontentiamoci dell’istintività emozionale e sentimentale ma lavoriamo dentro di noi perché sempre più i nostri pensieri, sentimenti e azioni si modellino su quelli di Gesù descritti nel Vangelo.


 
Preghiere

O Signore Gesù manda il tuo Spirito su di noi perché accogliamo con docilità l’invito a non giudicare con durezza sprezzante il prossimo, ma a sentirci solidali con lui nel bisogno del tuo aiuto,

Noi ti preghiamo


O Padre del cielo, sostieni quanti ricorrono a te chiedendo umilmente perdono dei propri peccati. Fa’ che la cenere che mercoledì riceveremo sul capo sia segno dell’impegno a convertire il nostro cuore alle tue vie

Noi ti preghiamo

 

O Dio amico degli uomini, renditi vicino a quanti ti invocano nel dolore. Ti preghiamo per tutti gli ammalati che attendono guarigione e conforto. Dona loro la tua salvezza,

Noi ti preghiamo


Vinci o Signore la durezza dei cuori violenti che minacciano chi è fragile. Per i paesi in guerra, per i popoli colpiti dal terrorismo, ti invochiamo, dona loro presto la pace.

Noi ti preghiamo

 

O Padre di eterna bontà, ti preghiamo per il nostro Paese, perché prevalgano scelte di responsabilità e solidarietà e sia vinta ogni tentazione di razzismo, xenofobia e antisemitismo

Noi ti preghiamo

Guarda con bontà o Padre del cielo ai tuoi figli nel mondo. Guida i tuoi discepoli ad una comprensione profonda del Vangelo, perché nell’unità sappiamo vivere in una sola famiglia la ricerca del tuo Regno,

Noi ti preghiamo.

 

Guida e proteggi o Signore il nostro papa Francesco e il suo sforzo di far brillare il volto della chiesa a volte offuscato e deturpato dai segni del male. Sostienilo nel suo compito con la forza dello Spirito Santo,

Noi ti preghiamo

 
Proteggi o Dio i cristiani che sono perseguitati. Fa’ che l’odio per il tuo nome venga presto tramutato nella fratellanza universale fra tutti i credenti,

Noi ti preghiamo

venerdì 22 febbraio 2019

VII domenica del tempo ordinario - anno C - 24 febbraio 2019




Dal primo libro di Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23

In quei giorni, Saul si mosse e scese al deserto di Zif conducendo con sé tremila uomini scelti di Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. Davide e Abisai scesero tra quella gente di notte ed ecco Saul giaceva nel sonno tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra a capo del suo giaciglio mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisai disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisai: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?». Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era dalla parte del capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era grande spazio tra di loro. E Davide gridò: «Ecco la lancia del re, passi qui uno degli uomini e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».
 
Salmo 102 - Il Signore è buono e grande nell'amore

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia.

Buono e pietoso è il Signore, +
lento all’ira e grande nell’amore.
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

   

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,45-49

Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.
 
Alleluia, alleluia alleluia.
Vi dò un comandamento nuovo, dice il Signore:
che vi amiate l’un l’altro, come vi ho amato io.
Alleluia, alleluia alleluia.
 
Dal vangelo secondo Luca 6,27-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio». 


Commento

Cari fratelli e care sorelle, ancora una volta abbiamo ascoltato Gesù rivolgere ai discepoli un discorso dal tono paradossale. Come già notavamo domenica scorsa, le sue parole spesso si discostano molto dal modo di pensare comune, tanto da sembrarci fuori dalla realtà.
Proviamo a comprendere meglio il senso di queste parole così impegnative che, a prima vista, non esiteremmo a definire “impossibili da vivere”.
Esse si dividono in tre sezioni. La prima elenca, appunto, i nuovi comandamenti circa la reazione da avere nei confronti di chi ci fa del male: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.” Essenzialmente essi ci chiedono non solo di non replicare al male ricevuto con altrettanto male, ma nemmeno di ignorare e tirare oltre. No, Gesù chiede di restituire l’opposto di ciò che riceviamo, cioè di rispondere col bene al male ricevuto. Che senso ha? Innanzitutto Gesù vuole metterci in guardia dal contagio del male, perché rispondere col male al male vuol dire che esso ci ha costretto a far nostra la malvagità perché determini il nostro agire. Così esso si propaga di cuore in cuore, allargando il suo dominio in cerchi concentrici che coinvolgono sempre più persone. Ma oltre a questo Gesù vuol dirci che nessuno è malvagio in modo irreparabile, che in ognuno c’è sempre del bene, nascosto o negato, che si deve far emergere, e questo non può certo avvenire contrapponendo altro male a quello ricevuto, ma aumentando la forza del bene, perché possa essere imitato e alla fine prevalere. Nel male compiuto da altri cioè è insita una domanda a cui non si può sfuggire: “come posso far sì che la realtà cambi, che la forza del male non solo trovi un argine, ma venga convertita in energia di bene?” È la domanda che Gesù ha posto a se stesso durante tutta la sua vita, con quel suo beneficare chi lo stava aggredendo, col perdonare senza alcun limite, col disarmare le mani violente anche quando queste erano rivolte contro un colpevole meritevole di condanna. È la scelta di Gesù di non sfuggire alla morte, ma di vincerla con la resurrezione.
Proprio questo afferma la seconda sezione di questo brano, nella quale Gesù fa delle ipotesi: “Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? … E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? … E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete?” Gesù afferma che è normale fare del bene a chi a sua volta ce ne fa già, anzi è un dovere e non un merito, spesso è anche una convenienza. Non è per amore del bene che si agisce così, tanto che, sottolinea Gesù, così fa anche chi accetta di collaborare col male, cioè i peccatori. Piuttosto amore del bene lo dimostra chi combatte il male a mani nude, con la forza disarmante del bene, unico potere in grado di superare ogni altra forza che gli si contrappone.
Ma non c’è un limite a questo fare del bene? un confine oltre il quale non siamo tenuti ad andare ed è meglio non arrischiarsi? A questa domanda Gesù risponde nella terza parte del suo discorso. No, non c’è un limite alla responsabilità personale di cogliere nel male che agisce nell’uomo la domanda di vincerlo con la forza del bene, perché il termine di paragone con cui siamo chiamati a confrontarci non sono le nostre capacità, ma l’amore di Dio stesso: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.” Tutti sappiamo bene che noi per primi siamo stati amati dalla misericordia di Dio quando non lo meritavamo, abbiamo ricevuto molto senza nessuna garanzia che avremmo restituito altrettanto. Proprio per questo Gesù non chiama in causa la giustizia di Dio, ma la sua misericordia, cioè il suo modo tutto speciale di andare oltre la misura del giusto premio o punizione, cioè il nostro modo di pensare, per amare oltre ogni limite. Possiamo dire che questa parte del discorso di Gesù vuole metterci in guardia: attento, dice, se Dio si comportasse con te come a te sembra giusto comportarsi saresti il primo a dover pagare un prezzo pesante per il tuo agire: “Come voi giudicate, così Dio giudicherà voi, come condannate, così egli vi condannerà, la durezza inflessibile che vi sembra la giustizia da applicare agli altri sarà applicata anche a voi senza sconti né indulgenza.” Cari fratelli e care sorelle, chi potrebbe resistere davanti alla giustizia di Dio che conosce i segreti del nostro cuore e legge nel suo profondo? L’unica nostra salvezza è sperare nella sua misericordia che sa vedere la parte migliore di noi e cerca in tutti i modi di farla prevalere. In fondo quest’ultima parte del discorso di Gesù afferma una verità tanto profonda quanto sconvolgente, e cioè che gli uomini hanno il potere di costringere Dio ad essere buono non se stessi, basta vivere beneficando i fratelli e le sorelle: “una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.” Sono le parole di un patto con il quale Gesù impegna il Padre a piegarsi alla nostra volontà, basta che agiamo secondo il suo modo di voler bene, la misura traboccante e generosa della sua misericordia senza limiti.
Cari fratelli e care sorelle, al male del quale tante volte ci facciamo complici, Dio non risponde con la vendetta infliggendoci altrettanto male. È una idea infantile e ingiusta. Egli piuttosto sa cogliere il piccolo seme del bene che è in ogni persona e situazione e sa coltivarlo con cura e pazienza finché germogli e dia frutti. A volte la nostra vista è corta, vuole subito vedere i frutti del proprio agire e per questo restiamo troppo facilmente delusi, ma fidiamoci di colui che ha accettato di limitare la propria onnipotenza sottomettendosi all’obbligo di volerci bene, e non saremo delusi. In questo modo faremo sì che non prevalga in noi l’amarezza del rimpianto o delle recriminazioni, ma si accenda la fiamma della speranza e della fiducia in lui, sentimenti, questi ultimi, che portano alla vera beatitudine.

 
Preghiere



O Signore che agisci con noi con la misericordia del tuo amore senza limiti, fa’ che impariamo da te a vivere la carità che vince il male.

Noi ti preghiamo


O Dio, rafforza in noi la speranza che, con il tuo aiuto, il bene possa prevalere e non ci siano situazione senza uscita. Insegnaci a guardare agli altri con i tuoi occhi misericordiosi.

Noi ti preghiamo


Ti invochiamo o Padre del cielo per quanti soffrono per la forza del male che li opprime. Per i poveri, gli emarginati, le vittime della violenza e della guerra. Salvali,

Noi ti preghiamo


Guarisci o Dio i cuori prigionieri della paura e dell’odio. Libera quanti sono schiavi delle logiche di vendetta e del desiderio di prevalere sugli altri. Placa in ciascuno il demone dell’inimicizia,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore Gesù per la nostra città, per quanti in essa sono soli e disprezzati, giudicati male e condannati. Fa’ che trovino in noi volti amici e fratelli pronti a divenire loro familiari.

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Dio per il nostro paese, attraversato da correnti di intolleranza che rende i cuori duri e insensibili. Fa’ che i tuoi discepoli sappiano testimoniare nella vita di tutti i giorni la bellezza di essere fratelli di tutti,

Noi ti preghiamo.


Accompagna o Signore il nostro papa Francesco nel compito difficile di testimoniare il Vangelo della pace e della fraternità universale. Proteggilo da ogni male e dai nemici del bene,

Noi ti preghiamo
 


Purifica o Dio la Chiesa da ogni desiderio di potere e dominio. Suscita in essa il tuo Santo Spirito che infiamma i cuori di amore gratuito e spinge al servizio umile per i piccoli.

Noi ti preghiamo

venerdì 15 febbraio 2019

VI domenica del tempo ordinario - Anno C - 17 febbraio 2019





Dal libro del profeta Geremia 17,5-8
Così dice il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamarisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti».

Salmo 1 - Beato l’uomo che confida nel Signore.
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, +
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,12.16-20
Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Alleluia, alleluia
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,
perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Alleluia, alleluia

Dal vangelo secondo Luca 6,17.20-26
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.  Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo
infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

 
Commento
 
Cari fratelli e care sorelle, il vangelo della liturgia di oggi riporta un discorso di Gesù nel quale emerge un tratto caratteristico del suo modo di parlare, e cioè l’uso di affermazioni paradossali che ci colpiscono proprio perché in contraddizione con il buon senso che tutti ritengono vero e giusto. Il Signore afferma che la condizione degli uomini li divide in due gruppi, senza possibilità che vi sia una mezza misura di neutralità. Egli distingue fra quelli che godono della felicità al massimo grado, cioè i beati, e quelli che causano la rovina della vita propria e altrui, ammoniti da quell’esclamazione così forte: “Guai a voi”. Come dicevo, questa affermazione suona alle nostre orecchie come paradossale, per due principali motivi.
In primo luogo perché non ammette via di mezzo. La mentalità corrente infatti giudica negativo ogni eccesso, in un senso come nell’altro, e si guarda con sospetto a chi è esagerato o radicale nelle sue scelte. Spesso si pensa che basti che nel nostro agire prevalga la giusta misura del non far niente di male, che basti contentarsi del meno peggio senza scostarsi dal pensare comune, dimenticando così che la vera questione è invece che nella nostra esistenza ci sia qualcosa di buono, e che questo sia esagerato, come lo è la misura del voler bene di Dio.
In secondo luogo perché la beatitudine è identificata con ciò che generalmente viene considerato invece fonte di infelicità (povertà, fame, pianto, persecuzione, …), e la perdizione con situazioni ritenute desiderabili (sazietà, ricchezza, riso, …).
Gesù dunque con i suoi giudizi paradossali ci obbliga oggi a interrogarci sul senso che diamo alla nostra esistenza e a cosa puntiamo per raggiungere la nostra felicità ed evitare la rovina.
Gesù non descrive moralisticamente il beato come colui che è giusto, senza peccato ed errori, neppure come colui che è più intelligente e superiore agli altri per abilità e capacità, né il più onesto e corretto e osserva scrupolosamente i comandamenti. No, per Gesù beato è il povero, l’affamato, chi è disprezzato ed escluso, il condannato. Ma che merito c’è, ci chiediamo, ad essere tali, perché chi è debole e nel bisogno è detto beato?
Noi scambiamo la beatitudine con la condizione di chi, poiché è perfetto in sé, non ha bisogno di niente e nessuno. Gesù invece riprende la sapienza antica d’Israele, espressa nel brano del profeta Geremia: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamarisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi.” Analogamente Gesù spiega perché si è beati: “perché sarà saziato, perché riderà, perché riceverà la ricompensa, ecc…” Ovvero la beatitudine è nel fatto che riconoscendo il proprio bisogno e necessità di tutto possiamo ricevere da Dio il senso e la vita piena che da soli non possiamo darci. Al contrario chi è convinto di avere già tutto, è sazio e autosufficiente, si sente buono, onesto, giusto, non ha bisogno di ricevere da Dio la benedizione di una vita ricca di amore e misericordia, anzi eviterà il rapporto con il Signore perché non sa che farsene o per paura di rimetterci, dovendo rinunciare a qualcosa di sé.
Papa Francesco proprio mercoledì scorso ha affrontato questo tema del nostro chiedere a Dio, cioè della preghiera. Egli commentando il Padre nostro, che è la preghiera come Gesù la concepisce e ce l’ha insegnata, ha detto: “Gesù insegna a pregare avendo sulle labbra anzitutto il “tu”, perché la preghiera cristiana è dialogo: “sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. Non il mio nome, il mio regno, la mia volontà. “Io” no, non va. E poi passa al “noi”. Tutta la seconda parte del “Padre nostro” è declinata alla prima persona plurale: “dacci il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, non abbandonarci alla tentazione, liberaci dal male”. Perfino le domande più elementari dell’uomo – come quella di avere del cibo per spegnere la fame – sono tutte al plurale. Nella preghiera cristiana, nessuno chiede il pane per sé: dammi il pane di oggi, no, dacci, lo supplica per tutti, per tutti i poveri del mondo. Non bisogna dimenticare questo, manca la parola “io”. Si prega con il tu e con il noi. È un buon insegnamento di Gesù, non dimenticatelo.” (udienza generale del 13 febbraio 2019).
Forse questo ci può sembrare un po’ ingenuo se non ridicolo. Nel mondo la felicità viene dal farsi strada e nell’imporre l’io con le proprie forze. Per questo il cristiano è una figura paradossale, come lo sono tante parole di Gesù. Noi non rinunciamo alla beatitudine, cioè alla ricerca di una vita felice e piena di gioia, e chi ha un’idea depressa del cristianesimo fatto di rinunce e sacrifici non ha capito il vangelo e non potrà fare a meno di cercare altrove i surrogati alla vera felicità evangelica che il mondo offre: un po’ di soddisfazione e successo che va e viene secondo i capricci della sorte o delle mode. No, noi cristiani vogliamo il massimo, il meglio, quello che troviamo solo vivendo in modo radicale il vangelo.
Come gli alberi affondiamo le nostre radici nel terreno buono del Vangelo e la nostra vita sarà nutrita e dissetata e saprà affrontare anche le difficoltà dell’esistenza umana senza perdere la beatitudine della benedizione di Dio.

 


Preghiere


Ti ringraziamo o Signore perché ci proponi la via della beatitudine che è affidarci a te con fiducia. Aiutaci a non fidare nelle nostre forze e capacità e a trovare nella tua Parola la via della felicità piena
Noi ti preghiamo


O Padre misericordioso, non guardare al peccato e alla debolezza della nostra vita, ma colma il vuoto di amore e di bontà che ci rende tristi. Fa’ che accogliamo la gioia di essere tuoi discepoli e servitori.
Noi ti preghiamo


O Gesù che hai vissuto fino in fondo la beatitudine di una vita buona e generosa, fa’ che sappiamo imitarti, senza timore di essere giudicati male o di essere eccessivi.

Noi ti preghiamo


Fa’, o Padre buono, che mai ci sentiamo sazi e appagati ma sempre sentiamo il bisogno di cercare nella tua Parola e nella mensa eucaristica il cibo capace di nutrirci e mantenerci in vita.
Noi ti preghiamo



O Signore Gesù, ti preghiamo oggi per tutti coloro che sono nel bisogno e che tu hai promesso di salvare e confortare. Suscita in noi la compassione fraterna e la generosità perché anche con il nostro aiuto chi è debole e indifeso incontri la tua salvezza.
Noi ti preghiamo


Dio di ogni bontà, ascolta l’invocazione di chi è nel bisogno e sollevalo dalla disperazione. Guarisci gli ammalati, consola i sofferenti, guida chi è disperso perché tutti possiamo un giorno incontraci nel Regno che hai preparato per chi si sottomette al tuo volere.
Noi ti preghiamo.


 
Ti preghiamo o Signore di renderci degni di ricevere l’eredità di amore che ci è testimoniata da San Valentino. Fa’ che nella città in cui visse ed operò sappiamo scegliere come lui per ciò che conta veramente nella vita, senza accontentarsi del poco che il mondo offre a chi si sottomette a lui.
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Padre tutti i cristiani nel mondo. Sostieni chi è nelle difficoltà, scalda i cuori tiepidi e incoraggia chi è sfiduciato, perché il vangelo del Regno sia annunciato a tutti gli uomini.
Noi ti preghiamo