sabato 5 dicembre 2020

II domenica di avvento - Anno B - 6 dicembre 2020

 



Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». 

 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, questa seconda domenica del tempo di avvento segna un ulteriore avvicinamento alla nascita del Signore.

La Scrittura ci parla oggi di un lavoro da compiere in vista della sua venuta: “Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata” ci dice Isaia È un progetto audace e ambizioso, si tratta non di qualche piccolo aggiustamento ma di cambiare la faccia della terra: montagne, vallate, terreni accidentati e scoscesi. In un mondo fatto così come è, sembra dire Dio, tutto serve a dividere, nascondere e allontanare gli uni dagli altri. Profondi crepacci fanno inabissare tante persone, popoli interi, nei drammi delle guerre e della miseria, sono inghiottiti dalla violenza, avvolti nelle tenebre, cancellati dalla vista di tutti. Chi se li ricorda?

Il terreno della vita ci appare spesso accidentato e scosceso, tanto da sconsigliarci di andare incontro all’altro. È rischioso uscire allo scoperto e giocarsi in un rapporto aperto e senza difese, cioè pronto a lasciarsi interrogare dalle domande degli altri, dai loro drammi, dalle solitudini, dalle disperazioni. Meglio starsene a casa propria.

Il realismo e il buon senso ci consigliano di stare attenti e non sfidare le asprezze di un terreno infido e irto di pericoli, accidentato.

Ma Dio no, non accetta che il mondo sia un luogo invivibile per così tanti uomini e donne, per questo viene!

Questo è essenzialmente il Natale: la festa di un Dio stufo di un mondo solcato da valli, monti, terreni accidentati e scoscesi, ovvero segnato da divisioni, ingiustizie, violenze, privilegi egoistici e miserie drammatiche. Per questo decide che è giunto il momento di venire, lui di persona, a mettere in discussione quello che tanti, troppi, dicono e pensano: “il mondo è sempre stato così, non ci si può fare niente, è inutile, l’importante è che io non me la passi troppo male, …ecc. 

Il Figlio di Dio viene e spera che il suo irrompere nella vita degli uomini inneschi una reazione a catena, un incendio che si propaga, un terremoto interiore ed esterno che faccia vacillare le fondamenta del pensiero realista e rassegnato.

Ma oggi ci chiediamo: questo avverrà? Ci sarà incendio, terremoto, rivoluzione al suo arrivo? La faccia della terra sarà cambiata dall’azione audace e tenace dei discepoli del Signore, come Isaia ci chiede? O non prevarrà, allora come oggi, un senso di mediocre aggiustamento e passivo realismo rassegnato?

Papa Francesco recentemente a questo proposito ha detto: “C’è un sonno pericoloso: il sonno della mediocrità. Viene quando dimentichiamo il primo amore e andiamo avanti per inerzia, badando solo al quieto vivere. Ma senza slanci d’amore per Dio, senza attendere la sua novità, si diventa mediocri, tiepidi, mondani. E questo corrode la fede, perché la fede è il contrario della mediocrità: è desiderio ardente di Dio, è audacia continua di convertirsi, è coraggio di amare, è andare sempre avanti. La fede non è acqua che spegne, è fuoco che brucia; non è un calmante per chi è stressato, è una storia d’amore per chi è innamorato! Per questo Gesù detesta più di ogni cosa la tiepidezza (cfr Ap 3,16).

Davanti all’invito del profeta ad abbattere monti e riempire crepacci, ad appianare i colli e rimuovere ostacoli, a far sì cioè che la sua venuta raggiunga proprio tutti, noi ci facciamo prendere dal timore: non sarà troppo per me? La fatica ci spaventa, l’audacia di un progetto così ambizioso ci fa tirare indietro; non sarà esagerato tutto ciò?

Cari fratelli e care sorelle, non so se la richiesta di Dio sia troppo faticosa o troppo ambiziosa per noi, so solo che in un mondo così come è ora non c’è posto per lui. Lo dice l’evangelista Giovanni nel prologo al Vangelo: “è venuto nel mondo, ma non c’era alcun posto per lui”. Lui viene, ma siamo noi che non lo incontriamo. Il problema è nostro, non di Dio.

La mediocrità, di cui parla papa Francesco, ci culla nel tepore del pensare a se stessi, ma poi ci ricorda Pietro nella sua lettera che abbiamo ascoltato: “Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.” Cioè tutto passa, finisce, che resterà della nostra vita, un po’ di cenere spenta ed inerte? Sempre papa Francesco ha detto: “Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? …, per portare luce a quel sonno della mediocrità, della tiepidezza, c’è la vigilanza della preghiera. Per ridestarci da questo sonno dell’indifferenza c’è la vigilanza della carità. La carità è il cuore pulsante del cristiano: come non si può vivere senza battito, così non si può essere cristiani senza carità. A qualcuno sembra che provare compassione, aiutare, servire sia cosa da perdenti! In realtà è l’unica cosa vincente, perché è già proiettata al futuro, al giorno del Signore, quando tutto passerà e rimarrà solo l’amore. È con le opere di misericordia che ci avviciniamo al Signore. La volontà di andare incontro a Cristo con le buone opere. Gesù viene e la strada per andargli incontro è segnata: sono le opere di carità.

Care sorelle e cari fratelli, cambiamo la faccia di un mondo così brutto, fidiamoci dell’invito del profeta Isaia, come fece Giovanni nel deserto. Bisogna cominciare da segni concreti. Come sapete ogni Natale invitiamo qui in chiesa le famiglie e tante persone in difficoltà che durante l’anno aiutiamo in vario modo. Quest’anno non sarà possibile essere qui in tanti, ed allora abbiamo pensato di portare loro, a casa, il cenone di Natale ed un regalo ciascuno. Saremo così virtualmente a tavola insieme e nessuno sarà solo o dimenticato. Abbiamo voluto, come già accennavo nella giornata dei poveri, che anche i detenuti di Terni in questo Natale ricevessero un segno che qualcuno li ama e li pensa. I bambini del catechismo stanno preparando un biglietto di auguri personalizzato che sarà consegnato a ciascuno degli oltre 500 detenuti.

Sono dei gesti che vogliono spianare barriere e divisioni e raggiungere tutti per dire che l’amore di Dio li ricorda, li accompagna e non lascia nessuno solo. Gesù trova così un posto, cioè mani pronte a lavorare e cuori pronti a voler bene, perché la faccia della terra sia più umana e fraterna libera dalle montagne di indifferenza e i crepacci di distanza.


Preghiere 

 

Dio del cielo fa’ che in questo tempo ti attendiamo, disponibili e vigilanti, dove e come non ci aspettiamo, senza difenderci dalla novità del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

O Padre benedetto, donaci la disponibilità del cuore e l’apertura della mente per ricevere la novità del Natale con gioia. Fa che la nascita del tuo Figlio non ci trovi chiusi e indifferenti.

Noi ti preghiamo


Fa’ o Dio che come Giovanni rispondiamo alla vocazione ad aprire strade e cambiare il volto della terra. Perché non rinunciamo a farci tuoi discepoli per essere pieni solo di noi stessi,

Noi ti preghiamo

 

O Signore onnipotente, aiutaci a rimuovere le montagne di indifferenza e le valli di distanza che ci impediscono di incontrare te e i fratelli e sorelle e chiudono a te la strada del nostro cuore,

Noi ti preghiamo

  

Consola o Dio chi oggi è nel dolore. Per i poveri, i dimenticati, gli offesi dalla vita e gli oppressi dall’ingiustizia. Dona salvezza a chi oggi è nel dolore,

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché continui a visitare il mondo, a riempirlo della tua presenza, a benedirlo col tuo amore, a vivificarlo col tuo Santo Spirito. Fa’ che impariamo a riconoscerti vicino e ad accoglierti,

Noi ti preghiamo

 

Benedici o Dio e proteggi il nostro papa Francesco che non si stanca di rinnovarci l’invito ad andare incontro a te. Fa’ che le sue parole diano coraggio a quanti non ti attendono e non ti cercano,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore Gesù per le vittime delle guerre e della violenza. Per quanti sono uccisi e feriti invochiamo la tua misericordia e consolazione, manda presto la pace,

Noi ti preghiamo

sabato 28 novembre 2020

I domenica di Avvento - Anno B - 29 novembre 2020

 



 

Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balia della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

 

Salmo 79 - Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvati.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1, 3-9

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi si apre un nuovo anno liturgico con il tempo dell’Avvento e lo inauguriamo anche con la novità della nuova versione del messale che in qualche modo ci aiuta a pregare in modo meno scontato, con una maggiore aderenza del linguaggio alla realtà contemporanea e maggiore fedeltà al Vangelo.

Il brano evangelico che ci introduce quest’anno all’Avvento si apre con tre verbi: fare attenzione, vegliare, non sapere. Sono i verbi con i quali vengono caratterizzati l’uomo e la donna dell’Avvento.

Essi sono innanzitutto persone attente, perché sanno cogliere i segni dei tempi. Cioè non ritengono scontato il proprio modo di vivere ma vogliono modellarlo sul Vangelo. Già altre volte lo dicevamo, i cambiamenti rapidi e, ultimamente, le novità inattese che ci turbano profondamente chiedono di interrogarci come reagire alla realtà che ci si fa innanzi, come comportarci per essere portatori, con la nostra vita, della novità del Vangelo che sempre, in ogni epoca e situazione, si pone come un’alternativa alla normalità.

Poi, in secondo luogo, sono persone sveglie, che rifiutano la confusione della penombra, dell’incertezza del “tanto che fa’” o del “che male c’è”. Se osserviamo Gesù nel suo agire non è uno che lascia correre, approssimativo e pronto a fare compromessi. Sa dove vuole arrivare: alla comunicazione a tutti che il Regno di Dio si può realizzare e che dipende da noi, e perciò percorre la via più breve che porta al suo scopo. Le sue parole sono franche e chiare, non ambigue. A volte il sonno ci fa dimenticare la meta alla quale puntare con decisione, ci fa girare intorno a noi stessi, disorientati e accomodanti con se stessi. Bisogna invece mantenersi svegli per sapere sempre la direzione verso la quale incamminarci e prenderla con decisione.

Infine la donna e l’uomo dell’Avvento sono persone che non sanno già tutto. Intuiscono un traguardo, si arrischiano a fare un cammino, ma da soli “non sanno” bene come fare. Hanno cioè bisogno di una guida, di indicazioni sicure, che solo nella Parola di Dio riescono a trovare. Ma le indicazioni della Parola non sono un decalogo di leggi da seguire, ma una persona da conoscere sempre meglio, Dio, dal quale lasciarsi voler bene e al quale affezionarsi, imparando a far proprio il bene che lui per primo vuole a tutti e al mondo intero.   

Ebbene tutti questi atteggiamenti, contenuti nei tre verbi che dicevamo, si riassumono in una donna e un uomo aperti alla novità. Il Natale infatti è innanzitutto la festa della novità. Il mondo per disinnescare questo potere dirompente ne vuole fare la festa della tradizione, intesa come la ripetizione di riti sociali vecchi e scontati, della ripetizione e conservazione del passato. Ma a Natale noi festeggiamo una vita nuova che nasce, Dio che per la prima volta irrompe nella realtà storica del mondo e nella vicenda personale di ciascuno di noi con la forza dirompente di Dio che si fa un uomo come noi. È una novità che per generazioni gli israeliti hanno atteso e invocato, come le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato ci testimoniano: “Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.” Noi abbiamo il privilegio di vedere realizzarsi questa invocazione: i cieli si squarciano e Dio scende fra di noi!

Anche sotto il cielo chiuso e nero di questo tempo di pandemia prepariamoci come donne e uomini attenti, svegli e che non sanno per poter scorgere i segni di novità e desiderare che si realizzino nel mondo e nella nostra vita. Il Signore Gesù viene per indicarci con decisione una direzione, quella che porta alla realizzazione del suo Regno di pace, amore, giustizia per tutti. Nel mondo purtroppo domina una logica contraria che fa dire a molti: “la mia pace la cerco armandomi contro gli altri; il mio amore lo scambio con le quotazioni di un mercato che compra e vende tutto, secondo la mia convenienza e il mio vantaggio; la mia giustizia è quella che garantisce il mio privilegio contro la disperazione della maggioranza.” Il Natale viene a dire che questo mondo vecchio può cambiare e nascerne uno nuovo. Crediamoci, fidiamoci, viviamolo e Gesù troverà un luogo in cui nascere, in me e per il mondo intero.   


Preghiere 

O Signore Gesù che squarci i cieli e oltrepassi ogni ostacolo per venirci incontro, aiutaci ad aspettarti con impazienza in questo tempo di Avvento perché ti riconosciamo vicino e amico in tutti i giorni della nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Dio a non vivere induriti e addormentati nella nostra rassegnazione, ma fa’ che sappiamo lasciarci plasmare la vita secondo il disegno del tuo amore infinito,

Noi ti preghiamo

 


Soccorri o Padre misericordioso noi tuoi figli ribelli e resistenti. Fa’ che scoprendoti Padre buono e affettuoso ci stringiamo a te senza fuggire la novità imprevedibile del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

 

Aiutaci o Signore nostro ad essere docili come creta nelle tue mani, perché facciamo sì che la nostra vita prenda la forma del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Dio onnipotente tutti coloro che sono nel bisogno: gli anziani, gli stranieri, i malati, coloro che sono senza casa e senza famiglia, perché tu giunga nella loro vita come liberatore dalla povertà,

Noi ti preghiamo

 

 Fa’ cessare o Padre del cielo ogni guerra e violenza. Aiuta i popoli a trovare il modo per convivere nella pace e per costruire il loro futuro nell’armonia e nella libertà,

Noi ti preghiamo.

  

Soccorri o Signore tutti i nostri fratelli che sono perseguitati per la fede. Sostienili nel dolore e fa’ cessare ogni minaccia,

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Padre del cielo coloro che annunciano il vangelo e lo testimoniano con la loro vita. Fa’ che l’annuncio della tua venuta converta i cuori di chi non ti conosce e li apra all’attesa di incontrarti,

Noi ti preghiamo

venerdì 20 novembre 2020

XXXIV domenica del tempo ordinario, festa di Cristo Re dell'universo - Anno A - 22 novembre 2020

 

 


Dal libro del profeta Ezechiele 34,11-12.15-17

Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.  

 

Salmo 22 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare.
Ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia, +
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,20-26a.28

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

 

Alleluia, alleluia alleluia

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia, alleluia alleluia

   

Dal vangelo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Commento

La domenica odierna conclude un anno liturgico e ci avvia all’inizio di un nuovo anno che si apre con l’Avvento. Infatti il tempo della vita con il Signore non è un susseguirsi di momenti tutti uguali e dello stesso valore, la cui importanza è data dai nostri stati d’animo o dalle nostre vicende personali. C’è un tempo di Dio che è fatto di un cammino, personale e comune, che ci conduce verso di lui. È come l’esodo che ha condotto Israele dall’Egitto fino alla terra promessa.

Anche noi partiamo da una condizione di schiavitù, come Israele in Egitto, che è la nostra naturale sottomissione al potere di un mondo in cui il male esercita il suo dominio. L’anno liturgico è un itinerario, fatto di tappe, che ci indica un cammino di liberazione per seguire il Signore come discepoli e figli.

Se facciamo nostro questo ritmo, il tempo della vita è il cammino di avvicinamento al Signore che porta la nostra liberazione dall’essere servi obbedienti del male di questo mondo per arrivare fino alla sua signoria sulla nostra vita come unico e incontrastato re. Anno dopo anno avanziamo verso di lui e gustiamo in modo sempre più pieno la vicinanza a lui.

Per questo il passare del tempo non deve farci paura, perché avanziamo verso la meta della signoria di Dio che giorno dopo giorno si realizza se noi ascoltiamo la sua Parola.

Il battesimo infatti ci inserisce nel cammino comune di un popolo largo, tutti i discepoli del Signore, e nella lunghezza di un tempo che non parte da me e non finisce con me.

La festa di oggi dunque ci aiuta a mettere meglio a fuoco il traguardo verso il quale siamo in cammino per affrettarci verso di esso: la signoria di Cristo re del mondo.

Nella prima lettura Dio si presenta come un pastore che raduna il gregge disperso e preda dei lupi, ferito, malato, senza un buon pascolo e acqua pulita da bere. È la condizione in cui Dio ci trova, smarriti, senza una strada chiara, e lui si fa nostra guida per trovare la strada giusta: “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.” Il Signore ci cerca lì dove ci siamo incamminati, spesso in strade che non portano a un pascolo buono o sottomessi ai padroni cattivi che ci tiranneggiano: le idee false di felicità, l’egoismo, l’orgoglio, la paura. Sta a noi riconoscerlo e affidarci a lui.

Le parole del profeta Ezechiele si concludono con la promessa di un giudizio: “Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.” Proprio per dire che una scelta non è come l’altra e le strade non sono tutte uguali. Il giudizio mette a nudo il tipo di vita che ciascuno ha condotto.

Il giudizio non è una punizione, ma sta a significare che la vita di ognuno ha un grande valore per Dio. Infatti il giudizio, come descrive Gesù nel vangelo di Matteo, rivela la nostra somiglianza con lui, misurata sulla capacità di voler bene agli altri: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto…” Coloro che hanno speso male la loro vita restano stupiti: “quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?” Non si sono mai accorti di come vivevano e delle conseguenze del loro agire. Ma proprio questo è il problema. Non hanno capito perché sono rimasti sottomessi alla signoria della mentalità di questo mondo, senza chiedersi perché, senza capire, senza scegliere con consapevolezza. Ma la vita è troppo preziosa per sprecarla senza chiedersi come sia meglio usarla. Impariamo a farla giudicare ogni domenica dalla Parola di Dio, perché accogliamo giorno per giorno la sua piena signoria su di essa, di metterci al servizio di un Signore buono e attento a quello che è bene per ciascuno. 

Accogliamo allora con gioia l’immagine che la liturgia oggi ci propone: Gesù come Signore e re della nostra vita e dell’universo intero. Il vangelo dice che egli giudica dal trono. Esso è la sua croce, cioè il bene che lui per primo ha voluto a noi uomini è il posto elevato dal quale osserva l’umanità intera. Giudica assiso sulla croce dalla quale ha perdonato quelli stessi che lo stavano uccidendo e ha restituito a ogni uomo la libertà dal peccato. È il trono di un Signore che ci cerca come un pastore buono, ci accompagna, ci indica la strada del nostro bene. Il suo giudizio è prezioso, perché è carico della forza di salvezza, non lo sfuggiamo spaventati o insofferenti. Le sue parole sono vere, e per questo a volte le sentiamo taglienti nella carne della nostra vita, ma proprio per questo ci permettono di camminare verso di lui sulla strada del bene, senza rischiare di perderci nei vicoli bui, aridi e senza vita del male.


Preghiere 

 

O Signore Gesù guidaci come un pastore buono sulle strade del bene e nutrici nei pascoli in cui nulla ci manca. Fa’ che affidandoci a te impariamo il modo migliore di vivere,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù ti chiediamo perdono perché abbiamo accettato troppo facilmente la signorìa dei padroni malvagi di questo mondo: l’egoismo, la paura, l’arroganza e l’orgoglio. Fa’ che seguendo il tuo esempio diveniamo miti e umili come te,

Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Dio del cielo perché sei un Signore che perdona e aiuta, pronto a sostenerci nei momenti di difficoltà e attento alla nostra debolezza. Divieni re e Signore della nostra vita perché essa sia salvata dal male,

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Padre misericordioso, libera il mondo dai padroni violenti che seminano odio e divisione. Fa’ cessare ogni guerra e placa l’istinto di dominio e aggressività, dona la pace a tutti i popoli,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore quelli che lavorano per il bene degli altri e non cercano il proprio interesse individuale. Suscita servitori della giustizia e operatori di pace perché in tutti i popoli regni la concordia,

Noi ti preghiamo

 

Ascolta o Signore il grido del povero che ti invoca ed esaudisci la sua preghiera. Perché tutti abbiano il necessario per vivere,

Noi ti preghiamo.

 

Guida e proteggi, o Padre misericordioso, tutti coloro che annunciano la tua Parola e la vivono, perché il loro esempio sia di modello per tanti,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Signore papa Francesco. Fa’ che la sua predicazione sia un segno visibile dell’amore di Dio per tutti i popoli e li guidi verso di lui,

Noi ti preghiamo

sabato 14 novembre 2020

XXXIII domenica del tempo ordinario. Giornata mondiale dei poveri - Anno A - 15 novembre 2020

 

 


Dal libro dei Proverbi 31,10-13.19-20.30-31

Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.

 

Salmo 127 - Beato chi teme il Signore.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto +
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5,1-6

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, In una lettera del giugno 2017 papa Francesco ha scritto: “Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi.”

Oggi celebrando questa giornata ci vogliamo soffermare sulla realtà che stiamo vivendo per trovare, alla luce delle Scritture, una via umana per vivere il nostro tempo.

In ogni tempo, situazione ed età della vita dobbiamo infatti chiederci come possiamo vivere in modo pienamente cristiana, cioè secondo la vocazione che abbiamo ricevuto a essere figli di Dio, fratelli e sorelle del Signore Gesù. Non esiste infatti un tempo, un’età o una situazione in cui non sia possibile esserlo, e nemmeno in cui sia più facile. Anche quando le nostre giornate sono ingombre di impegni o di preoccupazioni, o quando siamo distratti da altro il nostro cuore può sempre rimanere rivolto a Dio e conservare il pensiero di come fare quello che facciamo senza perdere il volto del figlio che ricorda, ama e imita il Padre.

Ecco che allora anche in questo tempo di pandemia è possibile trovare la propria via evangelica e seguirla con determinazione, e in questo compito i poveri ci sono compagni.

Infatti la crisi sanitaria e le conseguenti restrizioni della vita sociale ci portano ad un restringimento anche del nostro orizzonte umano dal quale gli altri tendono a scomparire. Ecco che allora balzano prepotenti le mie personali esigenze, malesseri, lamentele, sofferenze, a volte esagerate, per la rinuncia al superfluo. La vita così resa piccina e angusta porta a vivere in modo piccino e angusto, porta a sentimenti “stretti” che vogliono bene solo all’unico che vedo: me stesso. A questo vero e proprio “soffocamento” ciascuno di noi reagisce a modo suo: o con la depressione che getta nella paura e nella disperazione, o con l’euforia di un senso di vitalismo spavaldo e incosciente che fa trascurare le precauzioni necessarie. Ma fra depressione ed euforia esiste una terza via che è quella del discepolo di Gesù: quella della responsabilità.

Infatti, se ci pensiamo, non siamo noi a subire le conseguenze più pesanti della crisi sanitaria e delle restrizioni. I poveri, vicini e lontani, ne pagano il costo in termini di vivibilità e, spesso, di sopravvivenza. Tutti sappiamo bene cosa è voluto dire questo tempo di pandemia per gli anziani soli: a casa o in istituto hanno visto eliminata ogni forma di contatto con amici e parenti che costituivano per molti di essi l’unico legame con la vita, l’unico motivo di speranza, e per questo tanti si sono lasciati morire. Ma pensiamo anche ai detenuti che non hanno più potuto vedere i loro familiari, hanno perso le attività possibili in carcere: la scuola, le visite dei volontari, lo sport, ecc… quanti poi vivono per strada hanno perso molti dei sostegni che rendevano meno dura la loro vita. Chiuse molte mense e distribuzioni di alimentari e vestiti, chiusi dormitori e centri per lavarsi e curarsi. L’isolamento sociale per i poveri è significato ritrovarsi naufraghi in un mare tempestoso e senza soccorsi ai quali aggrapparsi.

Questa realtà ci insegna molto: per prima cosa il confronto con la nostra situazione relativizza tanti nostri drammi e vittimismi. In secondo luogo i poveri proprio in tempo di crisi rappresentano una domanda di cura e di attenzione che ci interroga.  

Papa Francesco nel suo messaggio per questa giornata mondiale dei poveri ha scritto: “Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. La distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Lett. enc. Laudato si’, 229). Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona.” In modo particolare i più poveri.

Avere a cuore la sorte dei più poveri squarcia i limiti angusti dell’orizzonte chiuso e fa entrare il soffio pulito dell’amore in stanze dall’aria stantia. Pensare con affetto e cura a chi sta peggio di noi ci libera dalle depressioni e dalle euforie, restituendoci l’equilibrio di un senso di responsabilità verso gli altri, a cominciare dagli ultimi.

Per dare un seguito concreto a questo discorso vorrei proporvi oggi due possibilità per “guarire” dall’angustia di una vita dagli orizzonti chiusi. La prima è inviare un messaggio di auguri per le feste di Natale ai detenuti che non hanno familiari e il secondo è offrire un pasto a quanti vivono per strada. All’uscita vi verrà dato un volantino che spiega come poter partecipare a queste due iniziative.

Vorrei concludere con le parole del papa: “In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri. La Vergine Maria conosce da vicino le difficoltà e le sofferenze di quanti sono emarginati, perché lei stessa si è trovata a dare alla luce il Figlio di Dio in una stalla. Per la minaccia di Erode, con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù è fuggita in un altro paese, e la condizione di profughi ha segnato per alcuni anni la santa Famiglia. Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata.”

 

Preghiere 

 

O Dio ti ringraziamo per il dono prezioso del tuo amore. Fa’ che l’accogliamo con gioia come un tesoro dal valore inestimabile,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre ad apprendere la vera sapienza contenuta nel Vangelo, affinché come tuoi discepoli diveniamo ricchi di umanità e liberi di amare tutti, e in modo particolare i più poveri

Noi ti preghiamo

 


Rendici, o Dio onnipotente, forti della gioia del Vangelo, perché non restiamo schiavi dell’impotenza e sottomessi al male, ma come uomini e donne sapienti trasformiamo il mondo e il suo modo di vivere,

Noi ti preghiamo

 

Ti chiediamo perdono o Dio per quando rifiutiamo il talento del tuo amore, accontentandoci del poco che sappiamo darci da soli. Apri il nostro cuore al Vangelo perché diveniamo sapienti e forti,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre misericordioso i passi di coloro che cercano il bene e operano per la pace. Fa’ che presto nel mondo intero cessino le guerre e ogni forma di violenza,

Noi ti preghiamo

 

Suscita in ogni luogo o Padre misericordioso amici dei poveri e soccorritori di chi è in difficoltà. Guarda con amore chi ti invoca ed esaudisci la preghiera del misero,

Noi ti preghiamo.

 

 


Preghiere n. 4

 

 

O Signore Gesù che hai donato tutto te stesso per la nostra salvezza, perdona la nostra avarizia nel voler bene ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno.

Noi ti preghiamo

 

 

Guida e proteggi o Dio tutti quelli che camminano sulla via del Vangelo: i testimoni dell’amore, i costruttori di pace, coloro che perdonano, i miti di cuore. Fa’ che la loro forza d’amore trasformi il mondo intero,

Noi ti preghiamo

venerdì 6 novembre 2020

XXXII domenica del tempo ordinario - Anno A - 8 novembre 2020




Dal libro della Sapienza 6,12-16

La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

Salmo 62 – Solo in Dio riposa l’anima mia

Solo in Dio riposa l’anima amia

Da lui viene la mia salvezza.

Lui solo è mia roccia e mia salvezza

Mia difesa: mai potrò vacillare.

 

Fino a quando vi scaglierete contro un uomo

Per abbatterlo tutti insieme

Come un muro cadente

Come un recinto che crolla.

 

Lui solo è mia roccia e mia salvezza,

mia difesa: non potrò vacillare.

In Dio è la mia salvezza e la mia gloria,

il mio riparo sicuro, il mio rifugio.

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi 4,13-18

Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Alleluja alleluia, alleluia

Vegliate dunque fratelli miei

perché il Regno di Dio è vicino

Alleluja alleluia, alleluia

 

Dal vangelo di Matteo 25,1-13

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, il Vangelo appena ascoltato ci racconta le vicende di una festa di nozze e, a ben guardare, tutto il racconto si svolge attorno ad una porta. Davanti ad essa le dieci vergini attendono l’arrivo dello sposo, egli al suo arrivo la apre e accoglie le cinque presenti, e poi la lascia chiusa per le altre cinque che erano assenti.

Questa porta è centrale, è essa che dà accesso alla festa di nozze, cioè alla vita felice alla quale tutti noi aspiriamo. Essa, se si apre, permette di stare in compagnia dello sposo, cioè del Signore Gesù, ma se resta chiusa lo rende inaccessibile per quanto ci sforziamo di raggiungerlo e ci esclude dalla gioia della festa.

Mi sembra di poter dire che questa porta rappresenta la Parola di Dio. Essa infatti è il mezzo più diretto attraverso il quale siamo messi in comunicazione con Dio che parla a noi, ci si rivela, si fa incontrare a tu per tu, personalmente. Ma, proprio come una porta, essa può avere una doppia valenza: permettere l’ingresso o precluderlo. Per comprendere meglio come la Parola di Dio “funziona” come porta d’accesso a Dio seguiamo il racconto della parabola del Vangelo di Matteo.

Innanzitutto le dieci vergini passano molto tempo davanti alla porta. È un tempo di attesa non passiva che rappresenta bene il necessario lavorìo attorno alla Scrittura. C’è bisogno di conoscerla: leggerla, ricordarla, comprenderla. Come tutti i testi scritti rispecchiano il mondo, l’epoca, la mentalità di quando sono stati composti. Per questo vanno approfonditi con un tempo di lavoro che ci permette la familiarità con essi.

Ma la parabola ci presenta un altro elemento decisivo: le lampade che illuminano il cammino. Per giungere alla porta e per restare accanto ad essa c’è bisogno di lampade e, soprattutto, di olio che le alimenti. E questo olio è la Sapienza, della quale ci parla approfonditamente la prima lettura, che è l’impegno a far diventare quella Parola, incontrata nell’ascolto e nello sforzo di comprenderla meglio, vita vissuta. Il sapiente infatti, per la Scrittura, è innanzitutto chi fa del messaggio contenuto in essa il nutrimento del suo pensare, scegliere e agire quotidiano. Sapienza è questa sintesi fra quello che la Parola vuole comunicarci e il nostro vissuto. È essa che illumina la strada, ci fa vedere il volto dei fratelli e delle sorelle con chiarezza, ci fa riconoscere il volto di Dio e ci rende da lui riconoscibili, come avviene con lo sposo della parabola.

Tutte e dieci le vergini hanno l’olio nella lampada e tutte e dieci illuminano il loro cammino nel buio della notte e giungono alla porta della festa per l’incontro con Dio. Ma ad alcune finisce presto, ad altre l’olio dura perché ne hanno una scorta sufficiente.

Questo ci dice che non basta un entusiasmo iniziale, quello che al primo approccio ci fa pensare: “Veramente questa Parola è bella, piena di fascino e ricca di significato!” C’è bisogno che questo entusiasmo e stupore iniziale continui a essere illuminato con l’impegno a viverlo, anche quando ci si fanno incontro ostacoli e dubbi, la stanchezza e la delusione. C’è bisogno di “una scorta” di impegno a vivere la Parola con Sapienza anche quando questo sembra troppo difficile o inutile o addirittura controproducente, quando le nostre forze vengono meno e siamo confusi, quando la porta tarda ad aprirsi.

È allora, con un supplemento di luce che non viene meno anche nel buio fitto che ci circonda, che la porta si spalanca e giungiamo veramente in compagnia del Signore.

Fratelli e sorelle, questo secondo tempo di pandemia è come una notte buia che ci avvolge e confonde. Anche però nel buio del tempo presente possiamo procedere senza rischiare di cadere in terreni pericolosi e scivolosi, se abbiamo una lampada che ci fa luce. Non serve maledire o inveire contro il destino o contro qualcuno, serve andare avanti con una luce che illumini per non cadere nella disperazione. Questa luce è la Sapienza, cioè lo sforzo quotidiano di mettere la Scrittura in pratica, anche quando è difficile. E in questo tempo la Parola ci indica la strada di una partecipazione alle difficoltà degli altri, di una vicinanza, di una solidarietà ed empatia con chi sta peggio che all’inizio, a marzo-aprile, avevamo imparato a vivere ma che oggi sembra essere inacidita in un rabbioso prendersela con tutti. Se perseveriamo ad illuminare il mondo e noi stessi con la luce della Sapienza la porta della parola di Dio ci farà entrare in un rapporto stretto col Signore. La sua compagnia guarisce dalle ferite di una conflittualità esasperata e inconcludente che oggi sembra prevalere nel clima delle nostre giornate, dal buio della disperazione, dal ripiegamento depresso su se stessi, dal senso di impotenza triste. La festa dell’amore di Dio ci rende capaci di vincere il buio e di diffondere attorno a noi il calore di una presenza che continua a dare senso a una vita che non sia una sterile introversione del pensare a se stessi e basta.

Cari fratelli e care sorelle conserviamo in queste giornate che ci attendono, difficili e piene di ostacoli, la luce accesa che è vivere col Signore, in compagnia della sua Parola che ci accompagna a vivere con la pace nel cuore.

 


 

Preghiere 

 

O Signore ti ringraziamo perché ogni domenica ci doni parole buone che scaldano la nostra vita. Aiutaci a conservarle con cura nel nostro cuore e a viverle perché illuminino sempre il nostro cammino,

Noi ti preghiamo

 

 

Fa’ o Padre buono che non seguiamo i maestri di questo mondo che insegnano a farsi strada con furbizia e a discapito degli altri, ma ascoltando la tua Parola apprendiamo la sapienza del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 


Guida o Signore tutti coloro che sono disorientati. Illumina i loro passi perché giungano a conoscerti e seguirti,

Noi ti preghiamo

 

 

Concedi anche o noi o Padre misericordioso di partecipare alla festa della vita del Vangelo. Fa’ che seguendo il tuo esempio sappiamo camminare sempre sulla via della giustizia e del bene,

Noi ti preghiamo

 

 

Insegnaci o Signore Gesù a riconoscere nel volto di chi abbiamo accanto il fratello e la sorella da amare, perché tu per primo li hai amati e ce li doni,

Noi ti preghiamo

 

 

Accogli nel tuo amore, o Signore, tutti coloro che sono morti. Fa’ che riuniti nel tuo regno possiamo un giorno con loro godere della gioia della tua presenza,

Noi ti preghiamo.

 

 

Sostieni o Padre del cielo tutti coloro che in questo tempo di pandemia soffrono e sono nel bisogno. Aiutali a superare le difficoltà e a mantenere viva la speranza in un futuro migliore,

Noi ti preghiamo

 

 

Guida e sostieni o Signore chi annuncia il Vangelo in situazioni difficili, proteggili dal pericolo e benedici i loro sforzi,

Noi ti preghiamo