sabato 23 dicembre 2017

III domenica del tempo di avvento - Anno B - 14 dicembre 2017




Dal libro del profeta Isaia 61, 1-2.10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.

Lc 1, 46-54 - La mia anima esulta nel mio Dio.
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5, 16-24
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, questa domenica di Avvento ci si propone come un invito alla gioia. Sono risuonate infatti le parole di Paolo ai tessalonicesi: “siate sempre lieti!”, e oggi queste stesse parole sono annunciate anche nei luoghi colpiti dal dolore, ai popoli oppressi dalla guerra e a quelli sofferenti per la fame e la miseria. Ma quale è il senso di questo invito? La gioia non è forse resa impossibile dalla durezza della vita? E poi non è un segno di debolezza, proprio quando sembra più opportuno corazzarsi con atteggiamenti più combattivi e di contrapposizione per vincere le tante forme di male che colpiscono l’umanità?
Che senso ha gioire, quando si sta male, non è un’ipocrisia?
Sono le considerazioni che ci vengono spontanee in questo tempo di crisi economica e di incertezza sul futuro. La proposta della liturgia di oggi ci sembra una pericolosa ingenuità in un tempo in cui chi è debole soccombe o, al massimo, l’invito ad un atteggiamento superficiale che non guarda alla realtà.
Sono domande che mostrano una certa idea di gioia che è quella che il mondo ci insegna. Cioè la gioia come assenza di preoccupazioni, soddisfazione di tutti i propri bisogni, assenza di difficoltà e problemi. Ma è facile rendersi conto come questa idea sia un’amara illusione, perché non è mai realizzabile, vuoi perché nella propria vita c’è sempre qualcosa che va storto, ma anche perché il mondo, da sempre, è pieno di problemi. Insomma la gioia che il mondo ci insegna sembra proprio essere fatta apposta… per renderci infelici. È la gioia del consumismo, legata al possesso delle cose, ma che genera insoddisfazione perché per quanto abbiamo manca sempre qualcosa. È la gioia della pace artificiale che viene dall’ignorare i problemi degli altri chiudendosi in un mondo piccolo e angusto, senza porte né finestre, che assomiglia piuttosto ad una prigione. È la falsa gioia di un Natale che ci viene proposto come l’occasione per distrarci, per immergerci nel consumismo, per chiudersi in famiglia e farsi gli affari propri.
Vale la pena dunque interrogare la Scrittura per comprendere a quale gioia ci invita, perché anche noi possiamo gustarla e non ubriacarci dei surrogati che il mondo ci fornisce a basso costo.
Isaia, abbiamo ascoltato, afferma: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio”, ma non lo dice in una situazione di prosperità e benessere , e aggiunge anche: “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri”. La vera gioia ci dice cioè la Scrittura non viene dall’assenza di problemi o dal tenersi alla larga da situazioni difficili, ma dalla fiducia in una forza che libera dal male. Aggiunge infatti Isaia: “come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti”. Sì, la gioia consiste nel guardare al proprio presente e al futuro con uno sguardo che non si accontenta di constatarne i limiti, ma che scorge in esso i germogli di un cambiamento, i germi di un bene che può realizzarsi, se noi facciamo nostra questa forza, che è l’amore di Dio. Non dice infatti Isaia “Dio farà questo e quello”, ma “Mi ha mandato a fare…”.  L’Apostolo, abbiamo ascoltato, associa l’idea della gioia all’invito: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie.” Questo significa accogliere e vivere la profezia, cioè la promessa di Dio di un’umanità che può essere trasformata per giungere a vivere il bene.
Giovanni Battista incarna questo vivere il bene. Egli è una figura complessa e misteriosa. Sfugge alle semplificazioni che i farisei vogliono farne per incasellarlo in una categoria del passato, già conosciuta, e così neutralizzarlo.
Egli alle domande che gli pongono: “Chi sei? ... Che cosa dici di te stesso?” si presenta come un uomo che non ha un suo messaggio da comunicare. Non ha sue ricette e soluzioni da insegnare per la felicità, né un suo progetto da realizzare. Si definisce semplicemente come colui che attende l’incontro col Signore perché sa che da lui viene la salvezza, e questo propone di vivere agli altri. Non sa come, non sa quando, ma è certo che Dio vuole farsi presente, entrare nel vissuto di ciascuno, irrompere come una novità di vita che germoglia e porta il bene dove oggi esso sembra assente. Ma questa attesa non è di qualcosa di lontano e inafferrabile: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me”. Dio non è irraggiungibile, ma è già qui fra noi, alla nostra portata, siamo noi che non lo riconosciamo. Giovanni, dopo aver incontrato Gesù, mandò i suoi a chiedergli quali fossero i segni per riconoscere in lui colui che rendeva presente Dio nella vita degli uomini, e Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista , gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia.” (Lc 7,22-23)
Cioè i segni per riconoscere la presenza di Dio che ci viene incontro sono, come aveva profetizzato Isaia, la forza di un amore che guarisce dal male. Ma questa buona notizia “è annunciata ai poveri”, cioè solo a quanti ne sentono il bisogno, l’aspettano, la cercano, sono ansiosi di ascoltarla, perché coscienti di non avere in sé la forza di salvarsi da soli dal male.
Gesù aggiunge: “beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” Sì, il pericolo più grande per l’uomo è scandalizzarsi per questo amore che Dio gli propone di vivere, per come glielo presenta, per le parole che gli rivolge, perché è qualcosa di troppo nuovo e diverso dal normale. Il Vangelo ci scandalizza, perché è la storia di un uomo troppo umano, troppo generoso, troppo fuori dal comune, tanto da mettere l’interesse dell’altro e di Dio davanti al proprio. Lo afferma Paolo: “Nessuno cerchi il proprio interesse, ma quello degli altri.” (1Cor 13,5) e: “tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo.” (Fil 2,21)
Giovanni vive così: non mette al centro se stesso, le proprie convenienze e vantaggi, ma si spende per annunciare a quelli che incontra una via da preparare per incontrare Dio.
Fratelli e sorelle, accogliamo anche noi oggi questo invito a non scandalizzarci del Vangelo, a non ritenerlo un’esagerazione adatta ad altri o, piuttosto, a ben vedere, a nessuno. Accogliamo la proposta di Giovanni di vivere con rettitudine e semplicità, senza la concentrazione solo su di sé e sulla ricerca affannosa della falsa felicità, perché quando ci si presenti l’occasione sappiamo anche noi cercare il bene di chi abbiamo difronte amandolo come ha fatto Gesù, anche a costo di rimetterci, di lottare per realizzarlo, senza stancarci, ma facendo affidamento sulla forza che Dio offre a chi, come un povero, si fida della buona notizia di una salvezza dal male che viene da lui.








Preghiere n. 1


O Signore Gesù donaci la gioia vera che viene dall’incontro con te. Fa’ che in questo tempo di Avvento ti aspettiamo e ti cerchiamo, e non ci accontentiamo della gioia artificiale di questo mondo,
Noi ti preghiamo


Aiutaci a non aver paura della profezia del Vangelo che ci parla di un bambino piccolo  e povero. Da lui riceviamo la forza vera e da lui attendiamo un tempo nuovo di pace e di giustizia per il mondo intero,
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 2



Libera o Dio, nostro Signore, il mondo dalla guerra e dalla violenza. Vieni presto, tu che sei re della pace,
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, aiuta gli uomini e le donne del nostro tempo a non vivere spaventati e chiusi in se stessi, ma apri i nostri cuori alla parola del Vangelo perché viviamo il tuo amore che in esso è descritto,
Noi ti preghiamo




Preghiere n. 3


Sostieni o Dio chi è povero e indifeso, aiuta i miseri, guarisci i malati, libera chi è oppresso dal male e dall’ingiustizia, perché tutti possano riconoscere la forza del tuo amore che cambia la realtà e salva da ogni male,
Noi ti preghiamo


Guida o Signore i passi di chi ti cerca e apri una strada nel deserto del mondo per chi vuole seguirti,
Noi ti preghiamo.




Preghiere n. 4


Sostieni o Dio gli sforzi di chi ti segue e realizza il tuo disegno di amore nel mondo. Per tutti coloro che spendono la vita per annunciare il vangelo,
Noi ti preghiamo


Ti invochiamo o Dio per i popoli oppressi dalla fame e dalla miseria, in Africa e nel mondo intero. Fa’ che trovino l’aiuto di cui hanno bisogno,
Noi ti preghiamo


IV domenica del tempo di Avvento - Anno B - 24 dicembre 2017




Dal secondo libro di Samuèle 7, 1-7.8b-12.14a.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione.7 Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?". Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Salmo 88 - Canterò per sempre l'amore del Signore.
Canterò in eterno l’amore del Signore, +
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 16, 25-27.
Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.

Alleluia, alleluia alleluia
Eccomi, sono la serva del Signore:
avvenga di me quello che hai detto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo alle soglie del Natale. Questa ultima domenica che precede di poche porte la nascita del Signore Gesù, questa notte stessa, segna il termine della fine del tempo dell’attesa. All’inizio dell’Avvento avevamo detto come il tempo è la dimensione più significativa per la fede cristiana, molto più dello spazio. Eppure nei secoli passati i cristiani hanno faticato e spesso anche combattuto per stabilire il proprio dominio sugli spazi. Stabilire che una città, una nazione, un territorio, una nazione fosse “cristiano” è sembrato a tanti una battaglia importante per far trionfare la fede. Pensiamo ad esempio alle crociate o alle altre lotte a sfondo religioso.
È questa una tentazione antica, lo abbiamo visto anche nella prima lettura di oggi: Davide una volta installatosi in un palazzo solido e benestante, ha in progetto di costruire una dimora degna anche per Dio. Per questo progetta un grande tempio al posto della tenda nella quale Dio aveva abitato in mezzo al popolo per tutto il tempo dell’Esodo e dell’installazione nella terra promessa.
Ma Dio non gradisce questa scelta. Assegnargli un luogo, fosse anche un grande tempio, uno spazio sacro, una città santa significa per lui essere rinchiuso, isolato, circoscritto. Anche Gesù non ha mai scelto un luogo come sua sede, non ha fondato una città santa, non ha detto a nessuno: “venite qui a rendermi culto”, anzi alla samaritana che gli chiedeva se il culto a Dio doveva svolgersi nel tempio di Gerusalemme, come dicevano i Giudei, o sul monte Garizìm, come facevano i samaritani, Gesù risponde che il culto a Dio non è chiuso in uno spazio, ma va’ reso “in spirito e verità”, cioè ovunque (Gv 4,24).
Al momento della creazione infatti Dio volle che fosse un giorno, cioè un tempo e non uno spazio, il luogo della sua presenza in mezzo agli uomini: il sabato. Questo tempo è stato da sempre il “santuario” della presenza di Dio, tempo speciale in cui vivere la signoria del Signore sopra tutte le altre occupazione ordinarie feriali, gli interessi, le preoccupazioni.
Così continua ad essere anche per noi. A volte ci sembra giusto consacrare a Dio uno spazio della nostra vita, fosse anche lo spazio della religiosità, dello spirito, o dell’impegno concreto. Ma così facendo lo escludiamo da tutto il resto.
Dio si fa ancora oggi presente nel mondo chiedendoci di abitare il nostro tempo, e non una parte del nostro spazio. Egli ha scelto in modo particolare il tempo dell’attesa.
Questa è la proposta che l’angelo fa a Maria: Dio vuole venire nella tua vita perché attraverso di te si faccia presente nel mondo, ed ella lo attese perché nascesse da lei. Ma questa venuta non è una volta per tutte, questa presenza non è definitiva, come avviene per chi conquista e occupa uno spazio, ma è sempre nuova, da realizzare nel tempo della vita di ciascuno.
Questa notte stessa celebreremo la venuta di Cristo. Ma non è già venuto? Che senso ha ripetere ogni anno questo evento come fosse sempre una cosa nuova?
La nascita di Gesù non è la presa di possesso di uno spazio, questa sì potrebbe essere definitiva o quanto meno stabile e chiara a tutti. È cosa sempre nuova perché, fratelli e sorelle, il tempo della nostra vita scorre, noi cambiamo, le situazioni e la vita evolvono. Dio non vi entra una volta per tutte né si accontenta di un angolo dedicato. Egli torna e torna e torna perché ogni tempo della nostra esistenza deve essere riempito della sua presenza. A noi è chiesto di attenderlo, cioè di desiderare questa presenza come qualcosa di nuovo, che ci coglie di sorpresa, senza scontatezza.
Ma che vuol dire attenderlo? Innanzitutto significa maturare la coscienza che il tempo presente deve cambiare, che è vecchio, scarico di speranza, spento di amore, vuoto di senso e di umanità. Il tempo deve camminare verso il Regno di pace e di giustizia, il traguardo del tempo di Dio, non può fermarsi per la comodità di qualcuno che si è sistemato. Troppa gente ancora è indietro, arranca faticosamente e vende ancora molto da lontano l’arrivo al tempo di Dio. I poveri attendono da tempo immemorabile un tempo nuovo, generazione dopo generazione, essi sono i depositari nel mondo dell’attesa della venuta del Regno di Dio, e la mantengono viva. I ricchi non ne hanno bisogno, perché stanno bene così come stanno, hanno smesso di attendere, e per loro la nascita di Gesù è un rito esteriore vuoto di ogni significato. Se fosse per loro sarebbe ora di farla finita con questa pagliacciata.
Fratelli e sorelle, Gesù viene sempre bambino perché vuole crescere con noi. È un bambino perché è novità, è notizia di un tempo che può rinnovarsi, cambiare, evolversi verso la maturazione del tempo di Dio che i poveri attendono.
Accogliamolo così, senza dare per scontato che uno spazio Dio già ce l’ha nella nostra vita, senza imprigionarlo in qualche vecchia abitudine, ma come un bambino riceviamolo come la promessa di un tempo nuovo che abbiamo atteso e del quale il mondo intero, come dice Paolo, attende la nascita, soffrendo intanto le doglie di un parto difficile e doloroso. Sia questo ultimo breve tempo che ci separa dal Natale attesa della nascita di qualcosa che non c’era e di cui il mondo ha un così grande bisogno: la pace, la giustizia, il bene di tutti gli uomini, e non solo di alcuni.




Preghiere n. 1

O Padre del cielo, fa’ che come Maria accogliamo anche noi con gioia la buona notizia che la nostra vita può fare spazio a te che vieni.
Noi ti preghiamo


O signore aiutaci a rivolgerci a te quando ci sembra troppo difficile seguirti e fare la tua volontà; perché, come l’angelo ha detto a Maria, anche noi riceviamo l’aiuto della potenza di Dio.
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 2

O Gesù che vieni a portarci la novità del Vangelo, fa’ che non induriamo il nostro cuore, ma lo accogliamo con gioia e disponibilità
Noi ti preghiamo



O Signore che a Maria turbata hai indicato l’esempio di Elisabetta, fa’ che anche noi
nei momenti di incertezza ci facciamo forti dell’esempio di chi, seguendo il Vangelo,
ha fatto spazio alla tua volontà.
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 3

O Signore che torni in questo mondo distratto e affannato per sé, fa’ che i nostri cuori ti accolgano e ascoltino la tua parola come una domanda seria e impegnativa per la nostra vita.
Noi ti preghiamo


Aiuta o Padre santo, tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i sofferenti, i miseri, chi è solo e nell’angoscia. Fa’ che la nascita del Signore porti salvezza e conforto a tutti.
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 4

O Cristo Gesù vieni presto in questo mondo percorso da correnti di odio e di violenza. Ti preghiamo le vittime delle guerre e del terrorismo. Consola chi è colpito nel corpo e nello spirito,
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per tutti i cristiani che vivono nel mondo, perché i loro sforzi di testimoniare il Vangelo producano buoni frutti di pace e conversione dei cuori in chi li incontra.

Noi ti preghiamo.

sabato 9 dicembre 2017

II domenica di Avvento - Anno B - 10 dicembre 2017




Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno,  perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci salvezza.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14
Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, questa seconda domenica di Avvento ci conduce avanti nel cammino di questo tempo di preparazione al Natale del Signore facendoci incontrare la persona di Giovanni il Battista.
Non sappiamo molto della sua storia personale. Tutte le sue tracce presenti nel Vangelo emergono in relazione alle vicende della vita di Gesù. La prima volta quando Maria, subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo della sua gravidanza eccezionale, va da Elisabetta e Giovanni sussulta nel seno dell’anziana madre (Lc 1,41). Oggi lo abbiamo udito proclamare nel deserto la venuta imminente del Cristo e battezzare in preparazione dello Spirito che il Messia porterà agli uomini. In seguito battezzerà Gesù stesso nel Giordano, ricevendo dalla voce che scese dal cielo l’annuncio che egli è il figlio di Dio (Mc 1,11). Poi, dal carcere, manderà i suoi discepoli da Gesù a chiedergli conferma se lui era veramente il Messia, perché potessero unirsi a lui (Lc 7,21).
Il Vangelo ci mostra cioè Giovanni come l’uomo la cui vita è intrecciata con quella di Gesù: lo attende, ne prepara la venuta, ne segue le orme. Per questo Gesù lo tenne in così alta considerazione, definendolo il più grande fra tutti i nati da donna (Lc 7,28). Eppure Giovanni non era affatto grande per nascita, né per ruolo sociale, ma lo divenne per vocazione. È stato chiamato cioè a farsi innalzare dalla grandezza di Dio di cui si fece il portatore, come già dicevamo di Maria nella liturgia della sua festa due giorni fa. È la vocazione ad essere grandi che ogni cristiano riceve, grande nel suo agire e nel suo modo di essere uomo.
Vediamo come Giovanni ha ricevuto questa vocazione e, soprattutto, come l’ha realizzata.
Innanzitutto nel Vangelo vediamo che egli è sensibile a Dio che gli si fa vicino: la prima volta nel seno di Maria, quanto si incontrò con Elisabetta incinta, e poi nella sua Parola, come dimostra il fatto che incarnò con la sua vita il passo di Isaia: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.” Dio che si fa vicino non resta esterno a Giovanni, ma viene accolto dentro la sua vita: quando è ancora nel grembo di Elisabetta, e poi con la decisione di proclamare nel deserto la venuta imminente del Messia. Dio che si fa vicino entra a far parte della sua vita.
Giovanni poi riesce a farsi riempire della grandezza di Dio perché è umile: “viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali.” (Lc 3,16). Non ritiene di poter dare rilievo alla sua missione, che pure è impegnativa e direi eroica, ma a quello che verrà dopo, a ciò che essa intende favorire e aiutare, cioè la venuta del Salvatore.
Infine Giovanni si affida a Gesù, una volta resosi conto che lui è il Figlio di Dio. A lui indirizza i suoi discepoli, riconoscendo che solo Gesù può dare la pienezza della vita, mettendo in pratica quanto aveva affermato: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire.” (Gv 3,30).
Ecco allora il messaggio che questa seconda domenica di Avvento ci fa giungere attraverso le parole e la testimonianza del Precursore, il Battista: attendiamo la nascita del Salvatore imparando la via della sensibilità alla vicinanza di Dio, dell’umiltà davanti a lui, affidandogli la realizzazione della pienezza della nostra vita, la felicità. In questo modo Giovanni ci indica come la vocazione cristiana alla grandezza non si identifichi con la rilevanza sociale o il potere economico e politico, né con la capacità di imporre il proprio volere, ma con il lasciarsi riempire dalla grandezza di Dio.
Per questo risuona ancora rivolto a noi l’invito a spianare la via per permetter a Dio di raggiungerci. Troppo nuovo e diverso dal normale, troppo imprevedibile ci appare questo Signore che viene. Noi rifuggiamo da ciò che può stupirci e spiazzarci, da quello di cui non conosciamo già le misure; meglio ripetere il passato già noto, meglio affidarci a ciò che conosciamo già e che non ci riserverà sorprese.
Fratelli e sorelle, il Natale è l’irrompere della novità più grande, di quello che non ci saremmo mai aspettati, di una imprevedibile realtà che ci spiazza, ci disorienta e destabilizza. Prepariamoci a non difenderci da essa, scavando fossati e innalzando montagne, perché possiamo incontrare Dio che viene.
  
Preghiere 

Dio del cielo che squarci le nubi per raggiungerci, fa’ che ti attendiamo, disponibili e vigilanti, dove e come non ci aspettiamo, senza difenderci dalla novità del Vangelo.
Noi ti preghiamo


O Padre benedetto, donaci la disponibilità del cuore e l’apertura della mente per ricevere la novità del Natale con gioia. Fa che la nascita del tuo Figlio non ci trovi chiusi e indifferenti.
Noi ti preghiamo




Fa’ o Dio che come Giovanni rispondiamo alla vocazione ad essere grandi facendoci riempire del tuo Spirito. Perché non rinunciamo a farci tuoi discepoli per essere pieni solo di noi stessi,
Noi ti preghiamo


O Signore onnipotente, aiutaci a rimuovere le montagne di abitudini e scontatezza che ci impediscono di incontrarti e chiudono a te la strada del nostro cuore,
Noi ti preghiamo


Consola o Dio chi oggi è nel dolore. Per i poveri, i dimenticati, gli offesi dalla vita e gli oppressi dall’ingiustizia. Dona salvezza a chi oggi è nel dolore,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché continui a visitare il mondo, a riempirlo della tua presenza, a benedirlo col tuo amore, a vivificarlo col tuo Santo Spirito. Fa’ che impariamo a riconoscerti vicino e ad accoglierti,
Noi ti preghiamo


Benedici o Dio e proteggi il nostro papa Francesco che non si stanca di rinnovarci l’invito ad andare incontro a te. Fa’ che le sue parole diano coraggio a quanti non ti attendono e non ti  cercano,
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Signore Gesù per le vittime delle guerre e della violenza. Per quanti sono uccisi e feriti invochiamo la tua misericordia e consolazione, manda presto la pace,
Noi ti preghiamo


giovedì 7 dicembre 2017

Festa dell'Immacolata Concezione di Maria - Anno B - 8 dicembre 2017





Dal libro della Gènesi 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

 

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te.

Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il vangelo di Luca ci presenta una scena allo stesso tempo personale e universale. Il Vangelo circostanzia in modo particolareggiato l’accadimento: in un luogo ben preciso, ad una persona precisa: “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”. Ogni persona, ciascuno di noi è legato alla sua storia personale, al luogo di origine, alle vicende vissute, possiamo dire che la realtà storica identifica ogni uomo nell’unicità della sua esperienza.

Questo orizzonte circoscritto viene però come squarciato dall’irrompere della volontà di Dio che apre i confini della storia personale ad una prospettiva universale: “concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Questo è il modo di agire di Dio nella vita dell’uomo, di ciascuna persona, di ognuno di noi. Egli parte sempre dalla storia personale. Ci conosce bene, sa come siamo fatti, come abbiamo vissuto, ma non si ferma lì, perché vuole immettere lo spazio di infinito del suo amore nel finito della nostra storia. Cosa vuol dire?

A Maria l’angelo annuncia che Dio la renderà portatrice di Dio nella storia. Il suo ruolo travalica i confini della sua esistenza circoscritta dai progetti e dalle consuetudini, Dio le chiede di accogliere l’infinito del suo amore, della sua misericordia, della sua presenza che salva, trasforma le persone e le realtà, perché attraverso di lei si renda presente al mondo.

Lo stesso chiede a ciascuno di noi. Dio sa che siamo peccatori, paurosi, poco capaci di voler bene, proprio per questo ci chiede di non farci forti delle nostre capacità, che sono ben poca cosa, ma di farci forti di quanto lui vorrà darci. Maria infatti risponde titubante: “come posso farcela io?” Spesso noi siamo abituati a misurare la possibilità di realizzazione di un evento sulla misura delle nostre forze e capacità, ma potremmo mai immaginarci capaci da noi stessi di portare Dio? No, l’angelo risponde a Maria e a noi tutti che la forza è la sua, il coraggio è il suo, l’amore è il suo, a noi basta farcene “portatori”: “la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.” Non bisogna essere persone eccezionali, Maria non lo era, bisogna però lasciare posto in noi ad un amore eccezionale, quello di Dio che come un’ombra avvolgente protegge e suscita una nuova vita.

Per questo l’opera di Dio nella storia non avviene mai inconsapevolmente o automaticamente, ma chiede l’adesione di ciascuno. Dio chiede il “permesso” di nascere attraverso Maria, così come Dio chiede a ciascuno di noi il “permesso” di agire attraverso di noi. Lasciamo fare a lui.

L’esempio di Maria viene a confermarci che cose grandi possono nascere anche in persone piccole, che sentimenti forti possono nascere anche in persone paurose e timide, che azioni coraggiose e decisive si possono far strada anche da cuori che non sanno come fare e cosa decidere, basta lasciare posto a Lui.

In questo tempo di Avvento Dio viene a chiederci il “permesso”: posso nascere anche in te, cioè posso farmi spazio nel mondo anche attraverso la tua vita?

Delle volte mi chiedo: chissà quante volte Dio ha dovuto mandare un angelo a chiedere a una giovane donna di far nascere Gesù dalla sua vita, prima di ricevere il “permesso” da Maria. Quanti “no” avrà ricevuto? Centinaia, migliaia, prima del “sì” di Maria? Non lo possiamo sapere. Una cosa però la sappiamo: noi cosa abbiamo risposto?

Avvento è preparazione operosa, vigilante, attenta, accorgiamoci che Dio manda anche a noi l’angelo per chiedere il permesso di farsi strada nel mondo. Chiediamoci con onestà e sincerità cosa rispondere. Ogni anno torna a bussare alla nostra vita, attraverso la domanda di un fratello, il bisogno di un povero, una situazione che ci si pone davanti. Impariamo ad ascoltarle tutte come la voce dell’angelo che ci chiede il permesso di far nascere Dio nel mondo.
 
 
 
Preghiere
 
Ti ringraziamo o Dio del cielo perché hai mandato il tuo Spirito su Maria, rendendola degna di divenire madre del tuo Figlio. Aiuta anche noi a preservare la nostra vita dal peccato e dal male.
Noi ti preghiamo
 
 
O Dio aiutaci a far posto nella nostra vita alla tua volontà di salvezza per tutti. Fa’ che sappiamo farci portatori dell’infinito tuo amore che si china su ciascuna persona che ne ha bisogno.
Noi ti preghiamo
 
Ti chiediamo o Signore Gesù di aprire il nostro cuore perché come Maria sappiamo accogliere la tua volontà per compierla.
Noi ti preghiamo
  
 
Guida la tua Chiesa, o Pastore buono, su pascoli buoni, perché nutriti dalla tua Parola sappiamo annunciare a tutti la salvezza del Natale.
Noi ti preghiamo.
 
 
Dona guarigione e salvezza, o Dio, a tutti i poveri, specialmente quelli che in questa stagione soffrono a causa del freddo del clima e dei cuori. Dona a ciascuno di essere accolto e amato come un fratello.
Noi ti preghiamo
 
 
O Medico buono delle anime e dei corpi, ti imploriamo di dare la guarigione a tutti coloro che sono malati e nel dolore. Addolcisci i cuori di chi è loro accanto e ungi con olio di misericordia la vita di chi li cura.
Noi ti preghiamo
 

 

sabato 2 dicembre 2017

I domenica del tempo di Avvento - Anno B - 3 dicembre 2017




Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7
Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balia della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

Salmo 79 - Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvati.
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1, 3-9
Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

Alleluia, alleluia, alleluia
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia, alleluia

Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, oggi si apre un nuovo anno con il tempo dell’Avvento.
Esso si può definire come il tempo dell’attesa della novità. Ma cosa significa?
Innanzitutto dobbiamo renderci conto che siamo figli di un mondo vecchio, perché stanco, privo di entusiasmo, con poca speranza e prospettive. Un tempo fatto di lamento, recriminazione, scontentezza e sfiducia. Proviamo a chiederci quante volte nel corso della giornata sentiamo qualcuno rallegrarsi, esprimere soddisfazione e fiducia? Pochissime, forse mai. Noi stessi se dobbiamo definire la nostra condizione che parole usiamo? Si tratta di un atteggiamento che il più delle volte va ben al di là della reale situazione sociale o personale e si alimenta di un senso di stanchezza per una vita spenta e opaca. Eppure, solo per fare un esempio, la vecchia Europa è una meta così desiderabile per migliaia di persone da fargli affrontare rischi e fatiche enormi per raggiungerlo. Non dimentichiamo mai il privilegio che abbiamo di vivere in pace da 70 anni, nella libertà e con ampie garanzie per il futuro. Ma ciò non basta a suscitare in noi ottimismo e fiducia, la speranza che il meglio della nostra vita debba ancora venire.
Il tempo di Avvento ci invita a non rassegnarci e a non adattarci a questa situazione. La vita vale molto, lo diciamo spesso, e non va sprecata nel lamento sterile che chiude il futuro e uccide l’entusiasmo.
Dobbiamo rimparare un senso della vita che si costruisce, passo dopo passo, con fatica e impegno, con la prospettiva e il desiderio di un tempo migliore da realizzare. La prima lettura dal profeta Isaia usa una bella immagine: “Ma tu, Signore, sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma.” Noi siamo argilla significa che la nostra vita non ha una sua forma già definita. A volte noi abbiamo un senso scontato, come se una volta avviata in gioventù la vita proceda sul suo binario con un itinerario già segnato: le stazioni le conosciamo già, sono scontate e non possono cambiare. Per questo abbiamo poco entusiasmo e desiderio di vivere, perché tutto appare scontato, e non solo il dove andare, ma anche il come, il perché e il quando. Ma invece la Scrittura ci invita ad accorgerci che la creta della nostra esistenza è tutta da modellare, e dobbiamo decidere quale forma dargli e, una volta abbozzata, raffinarla sempre di più per tutto il tempo della nostra esistenza.
Ma poi il profeta Isaia aggiunge a questo un altro messaggio: in questa opera non siamo soli! C’è una mano che ci aiuta a plasmare, ci dà la forza necessaria, ci indica la forma migliore e più utile a sé e agli altri: “tutti noi siamo opera delle tue mani.”
Questo non è scontato, ovviamente: siamo noi a doverlo desiderare e a lasciare la mano di Dio libera di modellarci dal di dentro, nei nostri sentimenti, nei modi di pensare e agire. È una decisione da prendere in questo tempo opportuno perché riscopriamo il senso dell’attesa della novità.
Io credo che ci siano alcuni punti sui quali sia necessario lasciare la mano di Dio libera di agire con forza in noi.
Innanzitutto nel renderci conto di quanto abbiamo. I doni di un tempo di pace, di benessere, di sicurezza, come mai nessun’altra generazione ha mai vissuto prima di noi.
Secondo nell’imparare a desiderare di costruire un bene più largo del mio individuale, nel quale ci sia spazio per la preoccupazione per chi non ha il privilegio di godere dei nostri stessi doni, e questo non per colpa loro né per merito nostro, ma solo per l’ingiustizia del mondo che offre opportunità diverse.
Terzo imparare a chiederci quanto facciamo noi per il bene del mondo, prima di chiederci quanto gli altri facciano per noi.
Sono tre impronte che la mano di Dio vuole imprimere nella creta della nostra vita perché essa riscopra l’entusiasmo della costruzione di un futuro migliore, più giusto, più umano e felice per tutti. Non sprechiamo gli anni della nostra vita resistendo alle dita di Dio, sfuggendo all’opera modellatrice della sua Parola. Sì c’è fretta, perché il rischio è che anno dopo anno ne sentiamo sempre meno il desiderio, il nostro cuore risulti sempre meno sensibile e attratto dalla novità di una nuova forma da assumere. La creta una volta secca non cambia più forma. Non rischiamo di restare sclerotizzati nella lamentosa insoddisfazione senza futuro, cogliamo in questo tempo di avvento l’occasione per rimparare il gusto per la sorpresa di una novità che nasce, una nuova forma del cuore, un nuovo profilo del nostro agire quotidiano, nuovi modi di fare e di giudicare. La Parola di Dio di queste domeniche è come una nuova linfa che restituisce morbidezza alla creta indurita del nostro vivere. Sia questo il dono dell’Avvento che ci conduce alla scoperta sconvolgente ed entusiasmante di un Dio amico, vicino e interessato a noi.


Preghiere

O Signore Gesù che squarci i cieli e oltrepassi ogni ostacolo per venirci incontro, aiutaci ad aspettarti con impazienza in questo tempo di Avvento perché ti riconosciamo vicino e amico in tutti i giorni della nostra vita,
Noi ti preghiamo


Aiutaci o Dio a non vivere induriti e addormentati nella nostra rassegnazione, ma fa’ che sappiamo lasciarti plasmare le nostre vite secondo il disegno del tuo amore infinito,
Noi ti preghiamo


Soccorri o Padre misericordioso noi tuoi figli ribelli e resistenti. Fa’ che scoprendoti Padre buono e affettuoso ci stringiamo a te senza sfuggire la novità imprevedibile del Vangelo,
Noi ti preghiamo



Aiutaci o Signore nostro ad essere docili come creta nelle tue mani, perché non rifiutiamo che la nostra vita prenda la forma del Vangelo,
Noi ti preghiamo


Aiuta o Dio onnipotente tutti coloro che sono nel bisogno: gli anziani, gli stranieri, i malati, coloro che sono senza casa e senza famiglia, perché tu giunga nella loro vita come liberatore dalla povertà,
Noi ti preghiamo



Fa’ cessare o Padre del cielo ogni guerra e violenza. Aiuta i popoli a trovare il modo per convivere nella pace e per costruire il loro futuro nell’armonia e nella libertà,
Noi ti preghiamo.



Soccorri o Signore tutti i nostri fratelli che sono perseguitati per la fede. Sostienili nel dolore e fa’ cessare ogni minaccia,
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Padre del cielo coloro che annunciano il vangelo e lo testimoniano con la loro vita. Fa’ che l’annuncio della tua venuta converta i cuori di chi non ti conosce e li apra all’attesa di incontrarti,
Noi ti preghiamo