sabato 10 marzo 2018

IV domenica di Quaresima - Anno B - 11 marzo 2018





Dal secondo libro delle Cronache 36,14-16.19-23
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldei] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

Salmo 136 - Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Lungo i fiumi di Babilonia, +
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!».

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra.

Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 2,4-10
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Lode a te o Signore, re di eterna gloria
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Lode a te o Signore, re di eterna gloria

Dal vangelo secondo Giovanni 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, continuiamo il nostro cammino di Quaresima seguendo il Signore che va verso Gerusalemme. Egli sa cosa lo attende, ma non evita di andare incontro alla sua passione e morte, perché per questo è stato mandato dal Padre sulla terra: far conoscere a tutti gli uomini che l’amore di Dio non si tira indietro davanti a nulla e non lascia mai l’uomo da solo, neppure nel momento della difficoltà e del dolore. Questa quarta domenica di Quaresima prende il nome di “laetare”, cioè “rallegratevi”, per sottolineare che questa strada che ci avvicina alla Pasqua non è per deprimere e togliere speranza, al contrario è per giungere a gustare con ancora più pienezza la gioia della resurrezione di Cristo, proprio perché durante questo tempo abbiamo maggiormente maturato la coscienza del nostro bisogno di essa.
Le letture di oggi sottolineano come Dio non ha mai abbandonato il suo popolo, quello che ha scelto, amato e a cui si è offerto come padre e amico, anche quando questo gli ha voltato le spalle. Abbiamo ascoltato nel secondo libro delle Cronache come Israele abbia abbandonato il Signore, affidandosi agli idoli. Questo li portò in rovina, alla distruzione di Gerusalemme e alla deportazione a Babilonia come schiavi. Alla fine però Dio suscita Ciro e ne fa il liberatore del suo popolo e il restauratore di Gerusalemme e del suo tempio.
Come è facile anche per noi seguire questo stesso itinerario! Il Signore ci chiama alla vita e si offre di essere nostra guida e protettore nel cammino verso il bene. Egli ci ha scelti per primo, come dice la lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato: “Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.” Dio prepara le opere buone perché noi le possiamo compiere: cioè predispone le situazioni, ci mette in condizione di compierle, ma poi sta a noi la scelta di realizzarle. È nel momento della decisione di compierle che tante volte preferiamo seguire degli idoli, così ricchi di illusioni. Questi ci si presentano come gli unici che ci garantiscono che quello che compiamo è a nostro vantaggio. Le opere buone sembrano farci rimettere perché non ci rendiamo conto che fare il bene “arricchisce” tanto chi riceve quando chi offre; gli idoli invece promettono di “arricchire” chi compie l’azione e nessun altro, mediante il guadagno, la forza, il potere, ecc...
Qual è il destino di chi offre il proprio culto agli idoli, invece di seguire il consiglio di Dio? I risultati sono davanti agli occhi di tutti. Sì è vero, dapprima il vantaggio sembra grande: successo, arricchimento, potere, rafforzamento del proprio io, gloria mondana, sicurezza, ma tutto ciò alla lunga corrode la nostra umanità, ci rende incapaci di riconoscere nell’altro un fratello e una sorella, ci isolano nella paura di perdere e rimetterci, ci rende vulnerabili agli istinti violenti, arroganti, orgogliosi che pian piano si fanno inesorabilmente strada nei nostri cuori. Ne vale la pena? Il culto agli idoli non è mai senza prezzo, e, come avvenne ad Israele, dopo l’euforia iniziale ci si ritrova schiavi: delle paure, delle abitudini, degli egoismi, della logica del profitto che elimina la radice del bene, cioè la gratuità, come dicevamo già domenica scorsa.
Così ci ritroviamo oggi, e la Quaresima è il tempo propizio per interrogarci ciascuno per sé su quali sono gli idoli a cui sacrifichiamo volentieri tanto della nostra vita.
Ma il Signore Gesù, abbiamo ascoltato, ci ricorda la storia di amore di Dio per gli uomini, cui facevo cenno: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.” L’amore di Gesù, che tanto ci fa paura, perché ci chiede di rinunciare a quegli idoli a cui ci sentiamo così legati, torna a donarsi a noi per salvarci, e ci chiede di “credere il lui” cioè di fidarci della sua Parola e della storia di quanti prima di noi sono stati da lui salvati, più che delle illusioni degli idoli. È vero essi promettono molto, ma non possono mantenere, o, se mantengono, il prezzo da pagare è più alto del vantaggio ottenuto.
La Parola di Dio che ogni domenica ci è annunciata è come un fascio di luce che mette a nudo questa realtà. Non nascondiamoci dalla luce del Vangelo, guardiamo al suo chiarore come siamo fatti, come ragioniamo e agiamo, e la forza dell’amore di Dio ci verrà donata per compiere il suo volere, e non quello degli idoli tiranni e dispotici. Dio è umile e rispettoso della nostra libertà, tanto quanto gli idoli sono pieni di pretese di esclusività. Ma proprio in questo dobbiamo riconoscere la autenticità di un amore che si offre senza pretendere di guadagnarci.
Dice Gesù a Nicodemo: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.” Cari fratelli e care sorelle: la Quaresima è il tempo in cui gettare luce sul nostro operato. Questo ci ferisce, perché scopre quanto siamo succubi degli idoli, ma anche ci indica una strada, quella del Vangelo. Noi abbiamo tanti modi per esprimere la nostra preferenza del buio, che lascia in ombra gli spigoli più taglienti e antipatici del nostro essere e gli egoismi più ruvidi e induriti del nostro cuore; diciamo: “ci penserò in un altro momento, non è questo quello adatto”, “in fondo che male c’è, lo fanno tutti”, “altri fanno di peggio”, ecc… Nell’ombra ci sentiamo protetti e rassicurati, ma nell’ombra si vive male, senza vedere e riconoscere il volto dei fratelli, senza gioire del calore della luce, senza poter vedere fiorire l’albero della nostra vita e maturare i suoi frutti più gustosi. Scegliamo in questo tempo di Quaresima la luce del Vangelo, ed essa, mentre ci illumina, ci indica la via da percorrere per ritrovarsi a Pasqua a  gioire della resurrezione del Signore.


Preghiere 

O Signore che vai a Gerusalemme per offrire tutto te stesso per la nostra salvezza, ti preghiamo aiutaci ad accompagnarti senza far vincere la nostra indifferenza e paura,
Noi ti preghiamo



O Gesù, tu che non hai pensato a salvare te stesso, ma hai lottato fino all’ultimo per salvare i nostri cuori dalla violenza e dal male, aiutaci nei momenti di prova a vincere il maligno che ci vuole prigionieri della paura,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Signore per le tante vittime innocenti della violenza e della guerra le cui vite sono spezzate quotidianamente. Accoglili nel tuo seno e consola quanti oggi sono nel dolore,
Noi ti preghiamo


Sostieni, consola e salva o Dio quanti oggi nel mondo sono prigionieri della morsa della povertà: fa che trovino presto consolazione e sostegno,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio per quanti non hanno mai conosciuto il tuo amore e percorrono cammini lontani dalla luce del Vangelo. Illumina le loro menti e scalda i loro cuori perché scoprano la bellezza della vita in tua compagnia,
Noi ti preghiamo


Suscita o Dio ovunque nel mondo operatori di pace, perché nutriti dal Vangelo i cristiani siano in ogni luogo capaci di accogliere e comunicarla,
Noi ti preghiamo.


Sostieni o Signore i gesti e le parole del papa Francesco, perché comunichino sempre il tesoro prezioso dell’umanità evangelica e misericordiosa di cui il mondo ha così bisogno,
Noi ti preghiamo


Custodisci e proteggi le tue comunità nel mondo o Cristo, perché in ogni luogo siano testimoni di una vita spesa per il bene di tutti,
Noi ti preghiamo

domenica 4 marzo 2018

III domenica di Quaresima - Anno B - 4 marzo 2018





Dal libro dell'Esodo 20, 1-17
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Salmo 18 - Signore, tu hai parole di vita eterna.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.

Dalla prima lettera di Paolo apostolo ai Corinzi 1,22-25
Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!

Dal vangelo secondo Giovanni 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, dice l’evangelista Giovanni che “Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”. Anche noi ci troviamo nel tempo di Quaresima che precede la Pasqua, e in compagnia di Gesù ci avviamo verso Gerusalemme per essere testimoni degli avvenimenti straordinari che vi accadranno: la passione, la morte e la resurrezione di Gesù. C’è bisogno di camminare, e per di più in salita, per arrivare a Gerusalemme: non è casa nostra né la nostra vita di sempre. Dobbiamo farci indicare la via da Gesù, seguirlo. E non basta essere venuti fino in chiesa: questo è il punto di partenza verso Gerusalemme, non di arrivo. Da qui, dopo aver ascoltato la Parola di Dio ogni domenica, partiamo per incamminarci durante la settimana verso la Gerusalemme che è la vita in compagnia di Cristo.
Questa settimana la liturgia ci fa riascoltare i dieci comandamenti che Dio diede agli uomini come leggi fondamentali da rispettare. Sono norme che obbligano a “non” fare qualcosa:  Non avere altri dèi … Non farti idoli … Non pronunciare invano il nome del Signore … Non uccidere … Non commettere adulterio … Non rubare ... Non pronunciare falsa testimonianza …  Non desiderare la casa del tuo prossimo … Non desiderare la moglie del prossimo”. Sono la proposta di Dio di ripulire la vita degli uomini dai cumuli di inimicizia, di violenza, di egoismo, di falsità, ecc… che la ingombrano per far sì che Dio trovi un posto libero in cui restare in compagnia dell’uomo. È quello che Salomone volle fare a Gerusalemme costruendo al centro della città un Tempio in cui Dio potesse risiedere e far sì che gli uomini lì stessero in sua compagnia, in uno spazio liberato dal male.
Il Signore, abbiamo ascoltato, giungendo nel Tempio di Gerusalemme lo trovò invaso di mercanti e cambiavalute, gente che compiva piccoli commerci. Non erano ladri né truffatori, non andavano contro i comandamenti di Dio, erano persone che cercavano di guadagnarsi la vita onestamente. Anzi potremmo dire che erano utili, offrendo a chi veniva da lontano la possibilità di acquistare sul posto ciò che serviva per presentare le offerte rituali al tempio. Cosa c’era di male
Gesù scaccia quei piccoli commercianti perché non tollera che lo spazio che era stato pensato e costruito per l’incontro con Dio venga occupato da altro. Gesù non nega la possibilità di fare mercato, ma non lì, perché c’è bisogno nella vita di ogni uomo di uno spazio libero per incontrare Dio e stare con lui, e questo posto è lo spazio della carità, cioè dell’amore gratuito. L’amore di Dio è gratuito, donato senza chiedere nulla in cambio, e Dio lo incontriamo se viviamo questa stessa gratuità, cioè se accogliamo il dono del suo amore, e a nostra volta lo offriamo agli altri uomini, senza chiedere nulla in cambio.
Fratelli e sorelle, quello che accadeva al Tempio non avviene forse anche nella nostra vita? Lo spazio che ci preoccupiamo di tenere sgombero dalle azioni malvagie, osservando i precetti del decalogo, viene occupato dal commercio di un amore che non offriamo gratuitamente, ma che noi vendiamo. Sì, vendiamo, ogni volta che diamo la nostra attenzione in cambio di altrettanto, valutiamo se c’è convenienza a essere amici di qualcuno, facciamo qualcosa per qualcuno purché questo ci procuri almeno un contraccambio. Se non c’è un’utilità per me perché dovrei darmi da fare? Se non siamo in obbligo o in debito, perché dovremmo fare qualcosa a qualcuno? Se il prezzo da pagare per un’azione non è ragionevole, perché dovremmo rischiare e magari rimetterci?
È la logica del commercio, del comprare e vendere per guadagnare. Anche i nostri commerci, come quelli del tempio, sono onesti: chiediamo il giusto prezzo, senza pretendere più di ciò che è corretto. Non siamo speculatori o profittatori, ma solo oculati e onesti commercianti.
Gesù proprio questo contesta: lo spazio della nostra vita, è così occupato dal commercio e dallo scambio che non c’è più posto per la carità, cioè la gratuità dell’amore di Dio. Anzi, la generosità disinteressata suscita sospetti e diffidenze.
La gratuità ci fa paura: temiamo di perdere tutto e di restare, alla fine, senza niente. Per questo fin da piccoli siamo stati abituati a impostare i nostri rapporti e affetti ad un sano e onesto senso del commercio, per non rischiare di fare la fine di Gesù: solo, abbandonato, tradito, lui che aveva beneficato tanti; messo a morte, lui che aveva ridato la vita a tanti senza chiedere niente in cambio.
Gesù oggi sferza la nostra vita con la sua frusta. Il suo amore gratuito infatti se lo accogliamo è doloroso e colpisce come una frusta sulle spalle di chi fa commercio, fa andare a gambe all’aria le bancarelle dei nostri onesti scambi meschini. La sua generosità che nulla chiede in cambio rovescia le monete con cui teniamo il conto dei nostri meriti e crediti nei confronti degli altri, ma anche, persino di Dio stesso.
A noi oggi decidere cosa fare: chinarci a raccogliere le mercanzia e riaprire la bancarella più in là, oppure lasciar perdere questo modo di ragionare, farsi prendere dalla passione di Gesù, goderci la libertà di quell’amore donato gratuitamente in quel bel tempio liberato dalla logica del mercato?
A questo proposito papa Francesco ha scritto nel suo messaggio sulla Quaresima: “L’esercizio della carità ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa. … come vorrei che anche nei nostri rapporti quotidiani, davanti a ogni fratello che ci chiede un aiuto, noi pensassimo che lì c’è un appello della divina Provvidenza: ogni elemosina è un’occasione per prendere parte alla Provvidenza di Dio verso i suoi figli; e se Egli oggi si serve di me per aiutare un fratello, come domani non provvederà anche alle mie necessità, Lui che non si lascia vincere in generosità?”
A vedere Gesù fare così tanti si scandalizzano e gli chiedono: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” Non sanno fare altro che mercanteggiare uno scambio: che prova ci dai perché noi in cambio ti diamo ragione? La loro vita è deformata, non capiscono ormai più altro che la logica del commercio, ed anche a noi spesso resta difficile abbracciare la gratuità di Gesù. In questo tempo benedetto di Quaresima sforziamoci di impararla. Come i discepoli, i quali: “Quando poi fu risuscitato dai morti, … si ricordarono … e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù” anche noi, pellegrini verso Gerusalemme, prepariamo il nostro cuore perché la Pasqua ci ricordi le sue parole e crediamo alla Scrittura che ci indica la carità, cioè l’amore gratuito di Gesù.





Preghiere n. 1

O Dio che doni tutto te stesso senza chiedere nulla in cambio, aiutaci a uscire dalla logica del mercato per abbracciare la gratuità del voler bene a tutti senza interesse .
Noi ti preghiamo


Padre buono, aiutaci a tenere la nostra vita sgombra dalle rivendicazioni, dal conto dei crediti e dei debiti, dalla recriminazione, per essere liberi di voler bene sempre e a tutti, come Gesù ha fatto con noi.
Noi ti preghiamo


Preghiere n. 2

O Cristo Gesù sostienici in questo tempo di Quaresima perché ci prepariamo fin da adesso a seguirti fino all’ora difficile della passione. Fa’ che non prevalgano le nostre paure e i vani interessi ma sappiamo accompagnarti con fedeltà fin sotto la croce.
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo Signore per la forza che ci doni per vincere il male, ogni volta che ci si presenta l’occasione di compierlo. Guida i nostri passi sulle vie della generosità e dell’amore per compiere il bene che tu prepari per ciascuno.
Noi ti preghiamo



Preghiere n. 3

O Padre di eterna bontà, dona la pace al mondo intero. Per tutti i Paesi in guerra, perché nessuno muoia e soffra più per la violenza.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo, o Signore, accompagna tutti noi a riscoprire la solidarietà generosa dell’elemosina che cura le ferite dell’indifferenza e guarisce il mondo dall’ingiustizia.
Noi ti preghiamo.



Preghiere n. 4


Signore ti preghiamo per tutti i malati, per i tribolati, per chi è nel dolore. Sostienili nel tuo amore e dona sollievo nella sofferenza. Suscita accanto a chi sta male un angelo di consolazione.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per tutte le comunità cristiane disperse nel mondo che vivono e annunciano il vangelo. Dona loro la forza del tuo Spirito perché le loro parole e azioni conducano tanti ad incontrarti risorto.
Noi ti preghiamo

sabato 24 febbraio 2018

II domenica del tempo di Quaresima - Anno B - 25 febbraio 2018




Dal libro della Gènesi 22,1-2.9a.10-13.15-18
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Salmo 115 - Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,31b-34
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Lode a te, o Signore, Re di eterna gloria
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode a te, o Signore, Re di eterna gloria

Dal vangelo secondo Marco 9,2-10
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, Il racconto del sacrificio di Isacco che abbiamo appena ascoltato ci rimanda alle origini della fede di Israele. È un episodio fondante della fede di un popolo che affrontò prove e tentazioni, ma alla fine, pur cadendo più volte nel tradimento, seppe sempre mantenere la propria fiducia nel Signore e conservare nei secoli, fino ad oggi, una “fede nonostante tutto”. Pensiamo all’olocausto durante la seconda guerra mondiale, quando gli ebrei furono tragicamente perseguitati; Dio dov’era, si chiese qualche ebreo, ha dimenticato, ha abbandonato il suo popolo? Eppure la fede di Israele ha saputo superare anche quella tragica prova.
Ad Abramo il Signore aveva detto: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gen 12,1), chiedendogli di rinunciare alla sua storia, al suo passato, per incamminarsi in un viaggio verso una meta sconosciuta. Oggi abbiamo ascoltato come Dio gli chiese anche di sacrificare il suo futuro, il figlio unigenito avuto in vecchiaia, unica speranza della continuazione della propria esistenza nella sua discendenza.
In entrambi i casi Abramo non discute, obbedisce alla richiesta di Dio che sembra voglia ridurlo al suo solo presente, senza passato e senza futuro.
È la domanda che Dio pone ad ogni credente: di lasciare il proprio passato, cioè come ci si è costruiti fino ad allora, come il mondo ci ha plasmato e cresciuto, con quali idee e giudizi, e allo stesso tempo di lasciare le aspettative che ci siamo costruiti per il nostro futuro. Dio ci chiede di incontrarlo nel presente di un oggi che non è figlio di noi stessi e del nostro mondo e nemmeno gravido di attese già costituite, ma un oggi che accetta di farsi figlio solo ed esclusivamente della volontà di Dio.
A volte davanti al Vangelo noi sentiamo il peso del nostro passato, le scelte fatte che ormai ci incastrano: non possiamo mica fare come se non le avessimo fatte, ormai abbiamo le nostre responsabilità, il nostro ambito umano ed esistenziale, un carattere definito, dei gusti e delle preferenze, diremmo, in una parola, la nostra “personalità” e identità.
Allo stesso tempo davanti al Vangelo che ci propone un itinerario così diverso da quello che noi ci siamo costruiti vince la paura di un futuro incognito, diverso da quello che noi ci siamo pianificati.
Ecco che allora Dio ci incontra così: già costituiti del nostro passato e delle nostre aspettative per il futuro; ma in queste nostre condizioni egli che spazio può avere?
Ad Abramo il Signore chiede proprio questo, di lasciare il proprio passato e futuro per inventarsi una nuova vita con lui, come lui l’ha pensata e gliela propone. È come se dicesse: tutto può essere secondo un disegno diverso, che non appartiene né al passato che hai già vissuto né al futuro come è normale che tu te lo immagini.
Abramo accetta questa prospettiva e per questo è indicato nella Scrittura come il modello della fede: “Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio” dice la lettera agli Ebrei (Eb 11,17). La fede è questo: lasciarsi incontrare da Dio in un presente che non è già determinato dalla propria storia e dal proprio futuro, ma che si apre con disponibilità al suo volere.
Cari fratelli e care sorelle, quanto ci fa paura questo? Dobbiamo forse lasciare tutto e ricominciare da zero come se non avessimo vissuto per niente? Non è questo che Dio ci chiede. Abramo rimase a capo della sua grande famiglia, costituita dalla moglie Sara e di un numero di servi, col suo bestiame ecc… però ciò non gli impedì di cambiare strada, di andare altrove. E anche quando sembrava realizzarsi il sogno che Dio stesso gli aveva affidato di una discendenza numerosa, a lui che era sterile e senza figli, ebbene non esita a far suo un altro sogno, se è Dio a chiederglielo.
Questo tempo di Quaresima ci è donato per chiederci qual è il nostro oggi nel quale Dio ci vuole incontrare. Non facciamoci imprigionare dal nostro passato, le abitudini, i soliti modi di pensare e di fare, ma facciamoci sorprendere, spiazzare, meravigliare dalla Parola di Dio e siamo docili ad essa.

Il Vangelo ascoltato oggi ci descrive un momento in cui gli apostoli sono posti davanti ad una realtà che li supera e va oltre ogni loro esperienza e immaginazione. Gesù trasfigurato appare nella sua gloria, cioè come sarà dopo la resurrezione. Gli apostoli non sanno cosa pensare, ma restano attratti da quella visione e vogliono renderla una condizione permanente della propria vita, dicono: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». È una frase ingenua, ma Gesù rimanda questa possibilità a quando, una volta risorto, resterà con loro per sempre, fino alla fine del mondo: “ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.” Per giungere alla pienezza della vita col Signore risorto infatti c’è bisogno per i discepoli che passino attraverso l’angoscia della passione e morte del Signore. Che cioè le loro attese di successo e tutto quello che credevano di avere capito e saputo venisse spiazzato da un evento così inatteso e impensabile come la passione e morte del loro Maestro e amico. Nella resurrezione gli apostoli finalmente capiscono che quel fallimento è gravido di futuro, che la morte è stata vinta da una vita più forte. Essi incontrando il Risorto imparano a fare a meno del loro passato e del futuro come se l’erano immaginato, per iniziare a vivere i loro oggi con lui, un tempo nuovo della loro esistenza.

Preghiere 

O Signore manifestaci la tua volontà perché possiamo compierla.
Aiutaci a non rifiutarla come insensata o troppo difficile, e di accoglierla come il consiglio di un padre buono.
Noi ti preghiamo


O Padre misericordioso perdona quando le nostre vie si allontanano da te. Accoglici pentiti in questa Quaresima in cui scopriamo il nostro bisogno di essere guidati e sostenuti dalla tua bontà
Noi ti preghiamo


  
Padre onnipotente ti preghiamo per quanti operano il male e agiscono con violenza e ingiustizia.
Fa’ che il loro cuore possa tornare umano
e riscoprano la bellezza di essere figli della pace.
Noi ti preghiamo


Accogli o Dio nel tuo amore tutti coloro
che invocano la tua misericordia,
consola chi è solo nel dolore, sostieni chi è disorientato, perché trovino presto la via che conduce a te.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Signore, trasfigura le nostre esistenze e rendile simili alla bellezza della tua gloria. Donaci la grazia di non dimenticare mai la gioia dello stare in tua compagnia.
Noi ti preghiamo


O Cristo che ti prepari con la preghiera, il digiuno e la penitenza ad affrontare la passione e la morte, fa’ che sappiamo restarti vicini in questo tempo di Quaresima, meditando la tua Parola e vivendo la carità con i fratelli, specialmente i più bisognosi.
Noi ti preghiamo.


Proteggi o Dio onnipotente tutti i tuoi figli che sono in guerra, in Ucraina, in Siria, in Congo, in Sudan. Dona la pace a quanti ti invocano, salva le vittime della violenza, sostieni chi soffre per la mancanza di tutto.
Noi ti preghiamo


O Signore ti ringraziamo ancora una volta per il dono della fede che ci fa gustare la gioia di essere tuoi figli. Fa’ che per nessun motivo dimentichiamo il nostro bisogno di restarti vicino e di restare uniti ai nostri fratelli e sorelle.
Noi ti preghiamo





venerdì 16 febbraio 2018

I domenica del tempo di Quaresima - Anno B - 18 febbraio 2018




Dal libro della Gènesi 9,8-15
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».

Salmo 24 - Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3,18-22
Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!

Dal vangelo secondo Marco 1,12-15
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, Inizia oggi il tempo della Quaresima che ci invita a vivere un periodo pensoso e meditativo, cioè teso a comprendere meglio a che punto della nostra vita siamo. Sì, perché una vita affrettata e frenetica, oppure semplicemente distratta, ci fa andare avanti senza renderci più conto di quale è la meta del nostro avanzare. A volte infatti ci basta mettere un passo dopo l’altro, tanto per avanzare nel cammino della vita. Ma non è sufficiente, bisogna anche, ogni tanto, chiedersi quale sia la meta del nostro andare, verso quale traguardo ci incamminiamo, qual è lo scopo del nostro agire quotidiano. Sennò rischiamo di trovarci un giorno perduti, dove non sappiamo e, magari, nemmeno volevamo.
La Quaresima viene proprio per dirci: fermati un po’ guardati intorno, dove sei, verso dove vai? qual è il traguardo che vuoi raggiungere? è quello per cui vale la pena darsi da fare o bisogna piuttosto fare una correzione di rotta?
Sono domande serie, ma non tristi, importanti, e per questo anche serene, perché ci evitano di correre invano verso traguardi sbagliati.
Mercoledì scorso abbiamo varcato la soglia di questo tempo con il rito semplice e austero delle ceneri. In quella occasione abbiamo ascoltato Gesù invitare i suoi discepoli a  “praticare la giustizia”, ma cosa vuol dire? Il Signore lo esplicita nel seguito del suo discorso, e possiamo così capire che la giustizia di cui egli parla non è rettitudine e onestà, quanto piuttosto vivere tre importanti modi di essere: carità, preghiera e digiuno. Sono i tre atteggiamenti che tradizionalmente la chiesa propone ai cristiani di vivere nel tempo di Quaresima. È un esercizio utile ad aprire il nostro cuore e a renderlo più sensibile e pronto a partecipare al dolore del Signore nella sua Passione e alla gioia della sua Resurrezione. Chi non vive la carità, la preghiera e il digiuno è condannato a restare freddo ed estraneo davanti alla croce e insensibile alla buona notizia della sua resurrezione.
Carità. Ognuno deve pensare nel proprio vissuto quotidiano come aumentare la propria carità verso i fratelli e le sorelle, specialmente i più bisognosi e trovare i modi con cui viverla concretamente. Ma non solo. L’invito alla carità è prima di tutto a non abituarci mai al dolore presente nel mondo. Sì, perché è facile ritenere normale che le cose vadano in un certo modo: che ci sia la guerra in tanti paesi, che una parte dell’umanità soffra fame e miseria, che alcuni stiano peggio e altri meglio. È facile pensare che è normale, dal momento che è sempre stato così.
Vivere l’abitudine al male lo rende accettabile. La normalità del male è il contrario della carità. Essa non tollera che il male sia libero di esercitare il suo potere, fosse anche nell’ordinarietà della vita quotidiana, quando sembra meno grave e più tollerabile o, ancora di più, quando noi non ne abbiamo una responsabilità diretta. Ma la nostra complicità col male è nell’accettarlo come normale, mentre la carità è il desiderio di combatterlo sempre e comunque.
Digiuno. Sembra qualcosa di antiquato e superato, come anche la preghiera, il terzo elemento che Gesù richiama per rendere giusta la nostra vita. Uno spirituale orientale ha detto che “il digiuno è la preghiera del corpo, e la preghiera è il digiuno dello spirito.” Sì, la preghiera è fare spazio nel proprio spirito ad un dialogo con Dio “digiunando”, cioè imparando a fare a meno di tutto ciò che è distrazione, i riempitivi che non hanno consistenza. Spesso la nostra mente e le nostre preoccupazioni sono riempite da mille cose che non valgono niente, o anzi che fanno male a sé e agli altri, come l’egoismo, l’orgoglio, l’antipatia, l’arroganza, l’aggressività, ecc… Pregare ci chiede di digiunare da tutto ciò per fare spazio a ciò che veramente vale e che ora non trova spazio in noi, cioè ciò che il vangelo vi vuole depositare, come l’amore, l’amicizia, la misericordia, la benignità, ecc…
Ma è anche necessario che il corpo impari a pregare, poiché la preghiera non è solo spiritualità o emozione, ma è anche carne, azione. Il corpo prega digiunando dalle azioni inutili e dannose, dal superfluo, da ciò che va contro l’altro e ci allontana anche fisicamente da lui.
Cari fratelli e care sorelle, viviamo la carità, il digiuno e la preghiera in questo tempo di Quaresima e la Passione morte e resurrezione di Gesù non saranno solo una stanca ripetizione di qualcosa di scontato, ma una rinascita ad una vita nuova, quella del Vangelo.
Nel Vangelo di oggi abbiamo visto Gesù che va’ nel deserto e si sottomette alla tentazione del demonio. Questi cerca di allontanarlo dal Padre e dagli uomini, distogliendolo dalla missione che il Padre gli aveva affidato di comunicare la sua salvezza agli uomini. Nel deserto Gesù vive la sua Quaresima, come sarà poi nell’orto degli ulivi. Sappiamo dal Vangelo di Matteo (cap. 4) che il diavolo propose a Gesù cose di buon senso, cioè di preoccuparsi innanzitutto di sé: del proprio bisogno di mangiare (le pietre trasformate in pane), alla propria posizione sociale ed economica (il dominio sui regni del mondo e l’invulnerabilità). In fondo non erano proposte così esagerate e fuori luogo, ma accettarle voleva dire fare la propria strada nel mondo come se il Padre non ci fosse e gli uomini restassero solo come comparse sullo sfondo. In fondo sono le stesse cose che ognuno di noi si sente proporre come priorità: preoccupati prima di tutto di te stesso, che non ti manchi nulla, che posa essere garantito e sicuro.
Gesù rifiutò le proposte del demonio e scelse di restare col Padre e con gli uomini. Non fu facile per lui, gli ci vollero quaranta giorni di preghiera, digiuno e carità. È quello che anche a noi questa quaresima propone. Seguendo l’esempio di Gesù scegliamo come lui di restare col Padre e con gli uomini, perché la nostra vita sia salvata.


Preghiere 

O Dio che sei nostro Padre, unisci la forza del tuo amore alla nostra fragilità con l’arco dell’Alleanza fra cielo e terra. Fa’ che accogliendola la viviamo fiduciosamente,
Noi ti preghiamo


In questo tempo di Quaresima suggerisci a ciascuno di noi o Signore le scelte buone nella vita di ogni giorno. Manda il tuo santo Spirito a illuminarci il cammino e a scaldarci il cuore, perché procediamo alla luce della Parola
Noi ti preghiamo




Non lasciare o Dio che costruiamo la nostra esistenza secondo il disegno del maligno, alleandoci con la sua forza malvagia. Fa’ che ci fondiamo sulla roccia del Vangelo per rafforzare l’unità di tutto il genere umano,
Noi ti preghiamo



Perdona o Padre misericordioso tutti quelli che assecondano nella propria vita le decisioni del male, dando spazio all’odio e alla violenza contro il fratello e la sorella. Aiutali a resistere alla tentazione e a decidere per il bene. Dona a tutti la tua pace
Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre chi è più debole. Aiuta chi è maggiormente esposto alla durezza della vita e ne subisce le ingiurie. Guarisci chi è malato, sostieni chi è nel dolore, salva chi è minacciato dalla violenza e dalla guerra,
Noi ti preghiamo
  

In questo tempo di Quaresima, o Dio, suscita carità, preghiera e digiuno nella vita dei tuoi discepoli, perché nell’amore per i fratelli troviamo la strada che conduce all’incontro con te,
Noi ti preghiamo.



Proteggi o Padre i tuoi figli ovunque dispersi. Dona coraggio e tenacia a chi è incerto e raccogli attorno alla tua mensa tutta la famiglia umana,
Noi ti preghiamo



Dona coraggio e amore a papa Francesco e a tutti quelli che annunciano il vangelo a chi non ti conosce. Fa’ che la vita dei tuoi discepoli sia sempre una buona notizia di pace e riconciliazione,
Noi ti preghiamo


mercoledì 14 febbraio 2018

Mercoledì delle ceneri - 14 febbraio 2018


 
 
Dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».  

Commento

Abbiamo ascoltato Gesù invitare i suoi discepoli a non praticare la giustizia per essere visti e ammirati dagli altri. Non è scontato: in una società in cui è privilegiato l’apparire anche la giustizia diventa facilmente un atteggiamento esteriore e superficiale, più per sembrare in un certo modo che per esserlo. Ecco allora la prima indicazione che ci viene dal Vangelo in questo inizio di Quaresima: cercare l’autenticità che viene dalla profondità interiore piuttosto che dalla superficialità esteriore. Non possiamo accontentarci di una semplice adesione formale al messaggio del Vangelo, ma cercare sempre la profondità, la quale consiste in una stretta corrispondenza fra la vita e la parola ascoltata e detta, fra la vita e i propri pensieri, fra la vita e il Vangelo.

Gesù utilizza l’espressione “praticare la giustizia”, in che cosa consiste? Il Signore lo esplicita nel seguito del suo discorso ai discepoli, proprio perché ciascuno non dia ad essa il contenuto che più gli piace. Possiamo così capire che la giustizia di cui parla non è rettitudine e onestà, quanto piuttosto vivere la carità, la preghiera e il digiuno. Sono i tre atteggiamenti che tradizionalmente la chiesa propone ai cristiani di vivere in Quaresima. È un esercizio buono e utile ad aprire il nostro cuore e renderlo più sensibile e pronto a partecipare al dolore del Signore nella sua Passione e alla gioia della sua Resurrezione. Chi non vive la carità, la preghiera e il digiuno è condannato a restare freddo ed estraneo davanti alla croce e insensibile alla buona notizia della sua resurrezione.

Carità. Ognuno può pensare nel proprio vissuto quotidiano come aumentare la propria carità verso i fratelli e le sorelle, specialmente i più bisognosi e trovare i modi con cui viverla concretamente. Ma non solo. Per raggiungere, come dicevo prima, una maggiore profondità interiore l’invito alla carità è a non abituarci mai al dolore presente nel mondo. Sì, perché è facile ritenere normale che le cose vadano in un certo modo: che ci sia la guerra in tanti paesi, che una parte dell’umanità soffra fame e miseria, che alcuni stiano peggio e altri meglio. È facile pensare che è normale, dal momento che è sempre stato così.

Vivere l’abitudine al male lo rende accettabile. La normalità del male è il contrario della carità. Essa non tollera che il male sia libero di esercitare il suo potere, fosse anche nell’ordinarietà della vita quotidiana, quando sembra meno grave e più tollerabile o, ancora di più, quando noi non ne abbiamo una responsabilità diretta. Ma la responsabilità è nell’accettare il male come normale, mentre la carità è il desiderio di combatterlo sempre e comunque.

Digiuno. Sembra qualcosa di antiquato e superato, come anche la preghiera, il terzo elemento che Gesù richiama per rendere giusta la nostra vita. Uno spirituale orientale ha detto che “il digiuno è la preghiera del corpo, e la preghiera è il digiuno dello spirito.” Sì, la preghiera è fare spazio nel proprio spirito ad un dialogo con Dio “digiunando”, cioè imparando a fare a meno di tutto ciò che è distrazione, un riempitivo che non ha consistenza. Spesso la nostra mente e le nostre preoccupazioni sono riempite da mille cose che non valgono niente, o anzi che fanno male a sé e agli altri, come l’egoismo, l’orgoglio, l’antipatia, l’arroganza, l’aggressività, ecc… Pregare ci chiede di digiunare da tutto ciò per fare spazio a ciò che veramente vale e che ora non trova spazio in noi, cioè ciò che il vangelo vi vuole depositare, come l’amore, l’amicizia, la misericordia, la benignità, ecc…

Ma anche il corpo deve imparare a pregare. La preghiera non è solo spiritualità o emozione, ma è anche carne, azione. Il corpo prega digiunando dalle azioni inutili e dannose, dal superfluo, da ciò che va contro l’altro e ci allontana anche fisicamente da lui.

Cari fratelli e care sorelle, viviamo la carità, il digiuno e la preghiera in questo tempo di Quaresima e la Passione morte e resurrezione di Gesù non sarà solo una stanca ripetizione di qualcosa di scontato, ma una rinascita ad una vita nuova, quella del Vangelo.

sabato 3 febbraio 2018

V domenica del tempo ordinario - Anno B - 4 febbraio 2018




Dal libro di Giobbe b 7, 1-4. 6-7
Giobbe parlò e disse: «L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario? Come lo schiavo sospira l’ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”. La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. I miei giorni scorrono più veloci d’una spola, svaniscono senza un filo di speranza. Ricordati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».

Salmo 146 - Risanaci, Signore, Dio della vita.
È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro, +
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi  9, 16-19.22-23
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Alleluia, alleluia alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco  1, 29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato dalla lettera ai Corinzi il grido di Paolo: “guai a me se non annuncio il Vangelo!” L’Apostolo afferma un’esigenza divenuta realtà profonda della sua vita, fino a costituire la propria identità: egli è essenzialmente e principalmente l’annunciatore del Vangelo. Altrove, rivolgendosi a Timoteo, afferma l’esigenza di vivere anch’egli questa necessità, scrivendogli: “annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno” (2Tm 4,2).
Ma che vuol dire tutto ciò, non è una forma di fanatismo?
Cari fratelle care sorelle, in verità questa affermazione di Paolo rivela una realtà di cui spesso non abbiamo piena coscienza, e cioè che la nostra vita comunque, in ogni caso comunica un messaggio. Nelle nostre relazioni, nel nostro modo di comportarci, nel come agiamo e come parliamo è contenuto un messaggio che, sia che lo facciamo volontariamente, sia che avvenga inconsapevolmente, dice a tutti cosa conta veramente per noi. Tutti siamo in fondo predicatori di qualcosa e annunciamo con le nostre scelte quello che per noi è lo scopo per il quale vale la pena spendere la ricchezza più preziosa che abbiamo: la nostra vita.
È una grande responsabilità, perché non è senza peso il “messaggio” della nostra vita. Esso rafforza un sentire comune che definisce la realtà, indirizza gli orientamenti della società, contribuisce a costruire la storia del nostro tempo. Nessuno è ininfluente e senza importanza! Anche chi pensa di non avere nessun messaggio da comunicare, non prende posizione e lascia correre, rafforza il “messaggio” prevalente e lo fa suo.
Paolo con la sua affermazione: “guai a me se non annuncio il Vangelo!” vuole dire proprio questo: il mio messaggio è il Vangelo di Gesù, esso è ciò che più conta e vale per me.
Per essere come Paolo annunciatori del Vangelo bisogna dunque innanzitutto far sì che la nostra vita ne sia imbevuta, che il nostro agire e parlare cioè lascino trasparire quella volontà di bene che Gesù è venuto a comunicarci come una buona notizia. Ciò non significa che dobbiamo parlare solo di religione o frequentare solo ambienti religiosi. Assolutamente no, anzi. Qualunque cosa diciamo o qualunque cosa facciamo, ovunque ci troviamo, se abbiamo accolto e fatto nostro il Vangelo di Gesù esso parlerà in noi e tramite noi. Esso trabocca come da un vaso pieno e si spande come un profumo buono che non può essere trattenuto e riempie l’ambiente in cui siamo, e non solo la profumeria.
Da cosa si riconosce l’uomo e la donna che hanno accolto e vivono il Vangelo?
Paolo ne tratteggia la fisionomia quando afferma: “pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.” Paoli rivendica di essere libero, nessuno lo obbliga, ma proprio per vivere questa libertà non come la schiavitù del proprio capriccio passeggero ha scelto di fare lo scopo della propria vita essere come un servo, cioè utile agli altri. Da questo si riconosce il discepolo del Vangelo: quando incontra qualcuno la domanda che si pone è: “Cosa posso fare per lui, per il suo bene?” e non “come posso trarre vantaggio da lui, cosa ci guadagno?” Questo atteggiamento ci fa entrare nella vita degli altri con rispetto e umiltà, ma anche come una persona autorevole e importante, perché possiamo giocare un ruolo significativo di comunicatori dell’aiuto, della liberazione, della consolazione, della guarigione, ecc… che Gesù, anche tramite noi, vuole far giungere a tutti.
Farsi “debole con i deboli” e “tutto a tutti” significa dunque questa profonda identificazione con la storia e il bisogno di ciascuno, che diventa così anche la mia storia e il mio bisogno, affinché essi possano entrare il dialogo col Signore che salva.
Il Vangelo di Marco ci fa vedere Gesù vivere lui per primo questo atteggiamento. La sua predicazione non è una sapienza calata dall’alto ed estranea alla vita di chi la riceve. Essa diventa guarigione per chi è malato, liberazione dal demonio per l’indemoniato, perdono per il peccatore, consolazione per chi è affranto dal dolore, invito alla generosità per chi è ricco, perché Gesù stesso si è fatto malato, indemoniato, peccatore, affranto e ricco, ha rivelato cioè la sua umanità piena nella quale ciascuno può riconoscersi, nel momento stesso in cui offriva la sua salvezza dal male che voleva imprigionarla.
Il brano del Vangelo si conclude con Gesù che, appena compiute le opere del Vangelo che annunciano la salvezza, parte per recarsi in altri villaggi e incontrare altra gente. Sì, il Signore non cerca successo e riconoscimenti, non vuole godersi la buona fama appena guadagnatasi, lo spinge invece piuttosto l’ansia di raggiungere tutti e permettere a tutti di ascoltare e sperimentare l’efficacia salvifica della sua Parola. Anche noi facciamo nostra questa ansia, l’ansia di Gesù e di Paolo perché chiunque ci incontri trovi la sua via per incontrare il Signore anche con l’aiuto delle nostre parole e della testimonianza di una vita che parla di Vangelo.

Preghiere 

O Signore ti preghiamo oggi per tutti noi, perché impariamo a mettere la nostra vita al servizio del Vangelo per costruire un futuro per tutti,
Noi ti preghiamo


Perdona o Signore l’egoismo con cui spesso viviamo, cercando solo il nostro personale vantaggio. Aiutaci a vivere con un orizzonte più largo, dove ci sia posto per il bisogno di tanti,
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per questa nostra città, perché viva una nuova stagione libera dall’incertezza e dal vuoto di prospettive ed impari ad essere un luogo accogliente e solidale con tutti, a partire dai più deboli.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Signore tutti quei poveri che non trovano un riparo nelle nostre città, affannate dalla ricerca del proprio benessere. Apri i cuori perché si allarghino all’amicizia con chi è nel bisogno, 
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per i Paesi in cui infuria la guerra. Dona pace e salvezza dove oggi si impongono morte e violenza.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio tutti quelli che fuggono da miseria e violenza per cercare altrove pace e sicurezza. Ti preghiamo per i migranti che affrontano viaggi pericolosi, per chi è vittima del traffico delle mafie, per chi muore in mare,
Noi ti preghiamo.


Guida e sostieni o Dio Padre onnipotente tutti coloro che annunciano il Vangelo e conquistano, giorno per giorno, spazio al tuo amore misericordioso. Fa’ che presto tutti gli uomini della terra ti conoscano e possano invocare il tuo nome,
Noi ti preghiamo


Fa’ o Signore che la tua Chiesa sia sempre più il luogo in cui la presenza del tuo amore diventa buona notizia per tanti. Indica a ciascuno di noi la via per restarti più vicini,
Noi ti preghiamo