venerdì 14 giugno 2019

Festa della Ss.ma Trinità - anno C - 16 giugno 2019





Dal libro dei Proverbi 8, 22-31
Così parla la Sapienza di Dio: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; pri­ma che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo. Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Salmo 8 - O Dio, mirabile è il tuo nome su tutta la terra!
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.

Tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5, 1-5
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a que­sta grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.  

Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a Dio che è, che era e che viene.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 16, 12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, siamo ad una settimana dal giorno in cui lo Spirito Santo è stato effuso su di noi a Pentecoste.  Un tempo di grazia si è aperto, benedetto dal dono dello Spirito che è l’amore di Dio. È un dono di cui c’è un grande bisogno. Ed oggi ricordiamo lo Spirito assieme al Padre e al Figlio contemplando la realtà del nostro unico Dio in tre persone distinte. Il Dio dei cristiani lo sappiamo, non è un’unica persona, ma tre diverse, con caratteristiche diverse, storia diversa, tanto che addirittura una di esse, il Figlio, ha condiviso la vita degli uomini e dopo la sua incarnazione vive con il Padre e lo Spirito assieme al suo corpo terreno.
Ma, ci chiediamo, non era più semplice che Dio si manifestasse a noi come un essere unico e sempre uguale a sé? No fratelli e sorelle, perché Dio, come ci dice l’apostolo Giovanni, non è innanzitutto potenza e forza, ma amore, e l’amore non può esistere senza l’atro. È questa la sua caratteristica essenziale: essere con l’altro e vivere per l’altro. Per questo le persone della trinità sono tre: diverse ma insieme, unite da un vincolo di amore così grande da renderle un’unica cosa. La trinità allora non è un concetto difficile, come una formula matematica che non si capisce, ma piuttosto è la realtà dell’amore vero, quello che realizza l’unità vera, basata non su interessi comuni o convenienza ma sul volersi bene autentico.
Questa caratteristica di Dio è fondamentale, ne costituisce la “sapienza”, cioè il modo di essere e manifestarsi come qualcosa che è evidentemente giusta e buona, e viene prima di tutto il resto, come dice il libro dei Proverbi: “Così parla la Sapienza di Dio: Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine.” Dio infatti ha mostrato sempre nella storia un amore per l’uomo che non trova altro motivo se non questa sua “sapienza”. E non a caso il male che contrasta Dio si chiama “diavolo” che in greco significa “divisione”. Sì, non essere uniti, come lo sono le persone della Trinità, è negazione di Dio, è il male più grande e la vittoria del re del male, è il contrario della sapienza, cioè la stoltezza.
La Trinità è “pontefice”, cioè costruisce ponti di collegamento fra mondi e persone che il male vuole definitivamente isolati, e per costruirli usa la sapienza dell’amore e non ha bisogno di altre conoscenze e abilità. Chi invece abbatte i ponti ed esalta l’isolamento è stolto perché si imprigiona nell’isola dell’io che porta alla follia.
Noi uomini siamo stati creati ad immagine di questa sapienza e non possiamo vivere per questo senza l’altro: Dio dopo aver creato Adamo disse “Non è buono che l’uomo sia solo” (Gen 2,18). Eppure, sembra che l’impegno più grande degli uomini sia proprio affermare il contrario, senza rendersi conto della pericolosità di una tale stoltezza. Lo fa quando si dice che per stare bene si deva starsene da soli, che si debba essere autosufficienti e autonomi, che gli altri siano un fastidio, che si basta a se stessi e meno abbiamo a che fare con altri e meglio è. È questa forse la più grande bestemmia, perché nega che nell’uomo rispecchi l’immagine di Dio che è amore fra tre persone, assumendo invece le fattezze del diavolo, principio di divisione che esalta l’essere soli e autosufficienti, separato da tutti.
Anche noi tante volte pronunciamo con la nostra vita questa bestemmia. Lo diciamo, ad esempio, quando affermiamo che non si può vivere assieme con chi è diverso da sé. Pensiamo al rifiuto di chi è straniero, al pregiudizio contro chi è di cultura o religione diversa. Sembra una cosa così naturale, eppure anche il Pare e il Figlio sono diversissimi, il loro essere insieme non è perché sono uguali ma perché l’amore che è la loro essenza è più forte di qualunque differenza e diversità. E lo stesso possiamo dire di quelli che accampano la diversità del carattere o dei gusti per dire che con quello o con quella non posso vivere, che quell’altro è troppo diverso da me perché io possa capirlo e accettarlo, eccetera.
L’apostolo Paolo ci ha ricordato oggi che: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Sì a Pentecoste abbiamo sperimentato che noi possiamo vivere l’amore vero rivolto all’altro. Ce ne danno esempio gli apostoli che appena ricevuto lo Spirito Santo si riversano sulla strada per annunciare il Vangelo, il gesto di amore più alto che ci sia. Dobbiamo chiederci; cosa abbiamo fatto di questo dono?
Questo rifiuto dello Spirito per lasciare spazio allo spirito del maligno sta la radice della tanta violenza che segna il mondo di oggi. La radice della guerra, dell’odio, della divisione nella società, dell’essere gli uni contro gli altri.
Sì, perché, fratelli e sorelle, ogni gesto che esclude e allontana un fratello o una sorella, perché disprezzato, antipatico, nemico e semplicemente perché estraneo è una bestemmia contro lo Spirito Santo e un rafforzamento del potere del male sul mondo. I tanti piccoli gesti che quotidianamente rafforzano questo potere, anche se non sono eclatanti e magari ci sembrano trascurabili, in realtà offuscano e umiliano l’immagine di Dio che il creatore ha voluto mettere in noi.
Per questo l’amore più bello, ci dice Gesù, è l’amore per i poveri perché è gratuito e disinteressato, non è legato a interessi o convenienze e non è nemmeno spontaneo, ma nasce ogni volta che lo Spirito è accolto con gratitudine e lasciato operare dentro di noi perché operi la trasformazione di noi in persone “sapienti” dell’amore.
Ci sembra troppo difficile per noi? Lasciamo agire lo Spirito in noi: “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera” dice Gesù nel vangelo di Giovanni, accogliamo dunque lo Spirito di amore che ci viene dal Vangelo ed egli, con naturalezza ci guiderà alla verità tutta intera che è la vera sapienza dell’amore di Dio Trinità.

Preghiere 


O Signore Gesù che sei unito al Padre e allo Spirito col vincolo santo di un amore che non finisce, insegnaci a voler bene come te e a non poter fare a meno del fratello e della sorella che ci metti accanto,
Noi ti preghiamo


O Padre del cielo, re di misericordia, tu che hai così amato il Figlio da resuscitarlo alla vita, aiutaci ad amare la vita di chi è più debole come fosse la nostra,
Noi ti preghiamo



O Spirito di amore che unisci il Padre e il Figlio come un’unica persona, vieni in noi e fa’ che sappiamo essere uniti ai nostri fratelli e sorelle da sentimenti di solidarietà e comunione,
Noi ti preghiamo


Ad una settimana dalla festa di Pentecoste, ti invochiamo ancora con forza: o Spirito Santo che sei Dio, scendi su di noi e rendici discepoli del vangelo e suoi audaci annunciatori,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Santa Trinità, veglia con amore su questo mondo, ancora troppo pervaso dalla stoltezza della divisione: cancella gli odi che dividono l’umanità, fa’ che prevalga in ogni situazione la sapienza dell’amore che porta pace e concordia,
Noi ti preghiamo


T’invochiamo con insistenza o Signore della pace, perché cessi ogni violenza in Libia, in Siria, in Terra Santa e in ogni paese insanguinato da odi fratricidi.
Noi ti preghiamo.



Per tutti noi ti invochiamo o Signore, fa’ che non viviamo nei nostri cuori la stoltezza che è lo spirito di divisione che ci allontana dagli altri, ma vinciamo ogni tentazione del maligno restando uniti a te ed ai fratelli,
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio dona alla Chiesa in tutto il mondo la misericordia e la bontà che tu hai vissuta, perché ovunque sia maestra di mitezza e operatrice di pace.
Noi ti preghiamo


sabato 1 giugno 2019

Festa dell'Ascensone del Signore - Anno C - 1 giugno 2019

 
 
Dal libro degli Atti 1,1-11
Nel mio primo libro ho già trattato, o Teofilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre “quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni”. Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.
 
Salmo 46 - Ascende il Signore tra canti di gioia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. 
 
Dalla lettera agli Ebrei 9,24-28; 10,19-23
Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui. In questo caso, infatti, avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo. Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne; avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso.
 
Alleluia, alleluia alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo di Luca 24,46-53
“Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
 
Commento

Cari fratelli e care sorelle, festeggiamo oggi l’Ascensione del Signore Gesù al cielo, festa alche la tradizione orientale pone in relazione stretta con il Natale, per sottolineare che con essa si sancisce il compimento perfetto dell’incarnazione di Dio. Egli infatti non ha disdegnato la carne umana accettandola come parte della sua vita. Egli non l’ha solo “usata”, come si fa con uno strumento esterno, per essere in mezzo a noi, ma l’ha assunta definitivamente come un proprio attributo costitutivo. Da quel giorno Gesù è diventato non più solo il Figlio di Dio, ma anche il Figlio dell’uomo, pienamente divino e pienamente umano allo stesso tempo. Questa grande novità ha imposto una svolta nella storia e ogni Natale ci commuove perché dimostra l’amore così grande di Dio nei nostri confronti, tale da non disdegnare un così grande abbassamento. Con l’Ascensione questo processo, inaugurato con il Natale, raggiunge il suo compimento. Sì, perché Gesù una volta risorto non abbandona sulla terra il suo corpo, come fosse uno strumento che ormai è diventato inutile al momento di lasciare la terra, ma vuole che esso rimanga con lui in maniera definitiva come una parte essenziale di sé. La fisicità materiale del corpo per il Signore non è un accidente da cui liberarsi appena possibile, una parte pesante e inutile di sé trascurabile e passeggera. Il corpo di Gesù è e sarà per sempre con lui e condivide la gloria attuale del Risorto tornato al Padre dopo il suo tempo terreno.
Questo ci insegna che se da un lato Gesù ha voluto umiliare se stesso fino ad assumere la nostra stessa natura umana, così fortemente caratterizzata dalla sua fisicità limitata e limitante, allo stesso tempo proprio con essa egli ci precede e ci attende perché noi siamo a nostra volta elevati fino alla sua altezza, e non solo spiritualmente, ma, alla fine dei tempi, con tutto il nostro corpo. A questo siamo destinati, ci ricorda l’apostolo Paolo, come abbiamo ascoltato: “per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne … accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” Pertanto la vita cristiana non ha solo lo scopo di purificare il nostro cuore, percorrendo la via del Vangelo che Gesù ci ha aperto davanti, ma anche il nostro corpo va vivificato con quella forza di resurrezione che Gesù ha ricevuto e donato a noi suoi discepoli. Troppe volte invece la spiritualità cristiana ha svilito la dimensione materiale della nostra esistenza, dando importanza solo alla parte spirituale.
Questo, fratelli e sorelle, ha implicazioni di grande rilevanza, perché sta a significare che nessuna realtà storica, materiale, fisica è disprezzabile, perché essa è rappresentata in cielo da quel corpo che ha vissuto qui con noi e che porta ancora in sé i segni della passione. Il Vangelo infatti sottolinea come la resurrezione non ha cancellato i segni della sua fatica dell’amore per gli uomini, tanto che Tommaso può toccarli con mano, ma ne ha eliminati gli effetti di morte. Per questo quando papa Francesco afferma che nei poveri tocchiamo la carne di Cristo, non utilizza una metafora simbolica per indicare una realtà spirituale e spingerci a perfezionare i nostri sentimenti. L’identificazione di Gesù nei più piccoli, l’affamato, l’assetato, il nudo, ecc… non è solo morale e non richiede a noi solo uno sforzo morale. Il suo corpo fisicamente rimasto con sé oggi è affamato, assetato, nudo e sofferente assieme a quello di tutti i poveri della terra. Allo stesso modo il nostro corpo, per quanto imperfetto e fonte di sofferenza, non è un peso inutile, ma è chiamato ad essere usato, nella sua fisicità di fatica, azione, lavoro, energie ed anche sofferenza come Gesù ha fatto con il suo, tanto da mantenerne, come dicevo, i segni profondamente impressi nella carne. Non solo il nostro spirito deve assomigliare a quello di Gesù, ma anche il nostro corpo, come il suo, deve portare i segni della fatica dell’amore per gli altri.
Nel libro degli Atti Luca ci riporta la domanda che i discepoli rivolgono a Gesù durante l’ultimo loro incontro con lui, poco prima che lui li lasciasse definitivamente col suo corpo. Essi si aspettano che ora che egli è risorto l’ordine del mondo venga ristabilito definitivamente come Dio lo ha progettato, riportando la giustizia, la pace e il bene. Gesù non nega che questo sia il traguardo verso il quale tende la storia dell’umanità, ma consegna tutta intera agli apostoli la responsabilità di condurla alla meta: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra.” Ancora una volta è la fatica dei discepoli che porta alla realizzazione del Regno, che non prescinde né è al di là della dimensione storica personale e collettiva, sostenuta e fortificata dallo Spirito.
Cari fratelli e care sorelle, oggi anche a noi è di nuovo consegnata questa responsabilità che è innanzitutto di tenere lo sguardo fisso verso la meta, nutrendo quella speranza fiduciosa di cui ci parla la Lettera agli Ebrei: “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso.” Questa speranza non delude perché è fondata sulla promessa di colui che non viene meno al suo impegno di donarci la forza di trasformazione e rinnovamento della vita che attendiamo a Pentecoste. Ma poi la nostra responsabilità consiste anche nel lavorare concretamente per la realizzazione del Regno di pace attraverso la guarigione delle piaghe e il ristabilimento della giustizia. Nell’attesa invochiamo fin da ora il dono dello Spirito perché con potenza venga a rafforzare non solo il nostro spirito ma anche a vivificare di energie rinnovate il nostro corpo con il quale siamo chiamati ad agire nella storia e a portare con decisione la forza della resurrezione negli inferni della terra.

Preghiere
O Signore Gesù ti invochiamo: resta con noi, affinché il tuo amore ci unisca in un unico corpo, fratelli e sorelle figli di un unico Padre,
Noi ti preghiamo
 
 
Aiutaci o Dio a colmare quella distanza che troppo spesso ci separa da te vivendo con fiducia e fedeltà il vangelo,
Noi ti preghiamo
 
Manda o Dio il tuo Spirito a illuminare e scaldare i cuori, perché tu sia sempre compagno e guida della nostra vita,
 

Noi ti preghiamo


 
Fa’ o Signore che ti riconosciamo ogni giorno vivo e presente nel mondo, dove il tuo nome è amato e invocato, dove l’amore dei fratelli li unisce e il tuo aiuto è concesso con abbondanza,
Noi ti preghiamo
 

Ti invochiamo o Dio, fa’ che presto tutti gli uomini ascoltino l’annuncio del Vangelo, perché nessuno sia escluso dalla possibilità di conoscerti e amarti,
Noi ti preghiamo
 
Sostieni, o Padre buono, tutti coloro che sono in difficoltà: i malati, i sofferenti, i prigionieri, chi è solo, senza casa e sostegno. Fa’ che il tuo amore li raggiunga presto,
Noi ti preghiamo.
 
Ti preghiamo o Dio, fa’ cessare la violenza che uccide e semina terrore. Ti preghiamo per le vittime delle guerre e del terrorismo, per i loro cari, per chi è vinto dal dolore. Donaci o Dio la tua pace, perché ovunque torni a regnare presto umanità e concordia
Noi ti preghiamo
 
O Signore nostro Dio, sostieni e proteggi il nostro papa Francesco perché il suo impegno ad annunciare e testimoniare il Vangelo porti un nuovo spirito di solidarietà e accoglienza in Europa e nel mondo intero,
Noi ti preghiamo
 

 

 

venerdì 24 maggio 2019

VI domenica del tempo di Pasqua - Anno C - 26 maggio 2019





Dagli Atti degli Apostoli 15, 1-2. 22-29
In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl’idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Salmo 66 - Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 10-14. 22-23
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserva la mia parola
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 23-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Commento

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia oggi ci riporta all’ultima cena propo­nendoci un brano tratto dal grande discorso fatto da Gesù ai suoi nel cenacolo. Gesù dice ai suoi amici alcune parole semplici e concrete che fa bene anche a noi capire e ricordare sempre.
La prima è: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola.
Sappiamo che per vivere cristianamente dobbiamo prima di tutto ascoltare e vivere il Vangelo, Parola di Dio che ci indica il cammino da percorrere. Tante volte noi pensiamo che sia una grande fatica, addirittura a volte crediamo che sia impossibile! Come si fa a essere sempre generosi, disponibili, a voler bene a tutti, a perdonare ogni volta che qualcuno ci fa qualcosa di male? Sì, veramente ci sembra qualcosa di impossibile. E allora ci viene di pensare ai Santi, cioè quelli che hanno vissuto come Gesù, non come esempi da seguire ma come supereroi, persone dai poteri straordinari che non erano certo gente normale come noi. In realtà se vediamo le loro storie erano in tutto come noi, con le loro debolezze, le paure, solo avevano capito una cosa importantissima, e cioè che per vivere quello che ha detto e fatto Gesù bisogna voler bene ai fratelli e fidarsi di Dio. Sì perché amare Dio significa innanzitutto fidarci di lui, avere fede che veramente quello che ci dice può essere vissuto e questo ci permette di amare i fratelli in un modo tutto speciale, non come gli uomini sanno fare, ma con una forza del tutto straordinaria, la sua. Allo stesso tempo amare i fratelli ci apre la porta della fiducia in Dio, perché vediamo nelle sue parole non più solo un traguardo irrealizzabile, ma l’espressione più vera e profonda di cosa veramente vuol dire essere veri uomini e vere donne e un sostegno e aiuto a farlo con sempre più convinzione e impegno.
E più lo facciamo e più diventa possibile per ciascuno di noi “osservare la sua parola”, come ci dice oggi il Vangelo. Pensiamo ad una madre, a un padre che per amore di un figlio compie i più grandi sacrifici e, se necessario, perfino gesta eroiche. Sì, non ci stupiamo troppo, perché sappiamo che l’amore di un genitore per il proprio figlio porta a fare cose incredibili, e lo stesso avviene se anche noi vogliamo bene agli altri come nostri veri fratelli e sorelle: anche noi diventiamo capaci di fare quello che ci sembrava impossibile. Il problema è che il più delle volte, pensandolo troppo difficile, nemmeno ci proviamo, e per questo diciamo che è impossibile. Ma non è vero, solo non abbiamo creduto.
Seconda cosa importante che abbiamo ascoltato è che se lo amiamo e osserviamo la sua parola il Padre ci amerà e assieme a Gesù verrà da ciascuno di noi e prenderà dimora presso di noi.
Gesù, come sappiamo bene, è venuto nel mondo circa 2000 anni fa e ha parlato e incontrato tanti, ma poi è tornato al Padre. Noi potremmo pensare: “che peccato che non siamo nati al suo tempo, magari lo incontravamo!” Certo, questo è vero, sarebbe stato bello ascoltarlo e vederlo, ma oggi possiamo fare la stessa cosa: ascoltarlo dal Vangelo e vederlo, anzi possiamo fare ancora di più: nutrirci del suo corpo e sangue. Non tutti quelli che lo incontrarono ebbero questa possibilità, anzi solo pochi: i dodici nell’ultima cena. Tutte le folle e i singoli che lo incontrarono non ricevettero come nutrimento il suo corpo e sangue! Allora a noi è dato un regalo ancora più grande di quello che ricevettero la gente che lo incontrò di persona in Palestina 2000 anni fa.
Ma ancora di più: Gesù offrendoci tutto se stesso come nutrimento fisico e spirituale promette non solo di stare accanto a noi, che già è molto, ma di abitare dentro di noi, di divenire parte di noi stessi. Cioè se lo accogliamo il nostro amore sarà il suo amore, il nostro coraggio e forza saranno i suoi, le nostre parole saranno le sue parole. Cioè agiremo e vivremo come lui, la nostra vita parlerà con la sua voce. Allora viviamo sempre così, con Gesù dentro di noi, capace di parlare con la nostra bocca e andare incontro a tutti con le nostre gambe, di abbracciare con le nostre braccia, di voler bene con il nostro cuore.
Per fare questo continuiamo sempre ad ascoltare il Vangelo, a viverlo e a credere che lui resta per sempre dentro di chi lo accoglie con fiducia e vuol bene ai fratelli e alle sorelle. Come già accennavo, tutto questo ci sembra troppo alto, troppo difficile per gente come noi. Ma non cediamo alla tentazione di ripararci dietro queste motivazioni apparentemente nobili per nascondere la nostra indisponibilità ad accoglierlo. Gesù continua dicendo: “lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” Affidiamoci allo Spirito e tutto diverrà possibile. Lo Spirito ci insegna il come e il quando agire, ci dà le parole giuste e i sentimenti migliori, fa di noi creature rinnovate dalla forza del suo amore. Non c’è tecnica da imparare o dottrina da studiare, ma amore da vivere, e noi resi forti da esso vivremo quella pace vera che lui ci dona e che non è un pigro farci da parte ma la certezza profonda che docili al soffio dello Spirito saremo resi capaci di quello che da soli non saremmo mai in grado di compiere e di vivere.


Preghiere 

O Signore nostro Dio ti ringraziamo perché torni ogni domenica a visitarci e resti assieme a noi. Aiutaci ad accoglierti con cuore aperto e disponibilità ascoltando la tua Parola e nutrendoci del tuo Corpo e Sangue.
Noi ti preghiamo


O Padre del cielo che hai accompagnato con il tuo Spirito la vita degli uomini fin dal primo giorno, mandalo su di noi in questo tempo difficile affinché possiamo vivere la forza del tuo amore.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Signore Gesù per i nostri ragazzi che hanno ricevuto la cresima domenica scorsa e per quelli che riceveranno per la prima volta il tuo Corpo e Sangue la prossima settimana. Dona loro di essere sempre tuoi figli docili e discepoli fedeli.
Noi ti preghiamo


Perdona o Dio la durezza del nostro cuore ogni volta che rifiutiamo di seguire il tuo insegnamento. Aiutaci ad ascoltare il Vangelo con attenzione e a viverlo con umiltà.
Noi ti preghiamo



Aiuta o Padre misericordioso tutti gli uomini che ti invocano nel momento del bisogno: per gli ammalati, gli anziani, per chi è senza casa e famiglia, per chi è prigioniero e vittima della guerra e della violenza. Sostienili nella difficoltà,
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Signore quanti annunciano e vivono il Vangelo. Fa’ che presto ogni uomo e ogni donna della terra possa ascoltare l’annuncio della salvezza che sei venuto a portare al mondo.
Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti i tuoi figli. Guida chi è disperso, incoraggia chi è confuso e incerto, sostieni chi ha bisogno del tuo conforto,
Noi ti preghiamo


Sostieni o Spirito di Dio il Santo Padre Francesco, perché con l’umiltà e la semplicità delle sue parole e azioni ispiri in tutti i cristiani il desiderio di esserti più vicini,
Noi ti preghiamo




venerdì 17 maggio 2019

V domenica del tempo di Pasqua - Anno C - 19 maggio 2019





Dagli Atti degli Apostoli 14, 21b-27
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto. Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Salmo 144 - Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 1-5
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Alleluia, alleluia alleluia.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 13, 31-33a. 34-35
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il tempo di Pasqua che stiamo vivendo è un’occasione importante in cui continuare a chiederci in che modo la resurrezione di Gesù porta una novità importante nella nostra vita. Abbiamo ascoltato dall’Apocalisse che la venuta del Signore risorto non lascia niente come prima: “Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.” Non è una cosa banale, perché noi siamo abituati dalla cultura consumista del nostro tempo a vivere le nostre esperienze come emozioni brevi, che lasciano una traccia debole, sempre protesi a quello che avverrà dopo e che cancella il precedente. Il Vangelo però ci invita a vivere un senso diverso della novità della vita, legato alla prospettiva di un traguardo finale che la realizzerà in pienezza, in quel tempo del Regno di Dio in cui tutto sarà reso definitivamente nuovo e che sempre l’Apocalisse così descrive, come abbiamo ascoltato: “Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”. È la realizzazione completa della Pasqua del Signore, cioè della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, e ogni Pasqua della nostra vita è un passo che ci avvicina a quel giorno definitivo e ce lo fa pregustare.
Le parole che descrivono questa visione che Giovanni ebbe sono state scritte mentre l’Apostolo si trovava esiliato, perseguitato, segregato nell’isola di Patmos dispersa nel mare, provato dalla durezza di una vita difficile. Eppure in mezzo al dramma della sua vita personale e della persecuzione delle comunità cristiane ha una visione larga: la nuova Gerusalemme che scende dal cielo. Giovanni è il modello del cristiano che non è prigioniero della difficoltà del presente ma sa posare lo sguardo sul futuro che Dio prepara per l’uomo, quella promessa di novità che la Pasqua ci indica e invita a contemplare ogni anno. La Gerusalemme celeste è infatti il luogo della convivenza con Dio e della fine di ogni sofferenza, è la pasqua pienamente realizzata.
Ma come possiamo anche noi avere questa visione? siamo gente concreta e poco portata ad andare con lo sguardo oltre il contingente che si presenta spesso così pieno della forza che il male ancora esercita sull’umanità intera.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato vediamo questa stessa contraddizione: Giuda è appena uscito dal cenacolo per andare a consegnare Gesù a quelli che lo vogliono uccidere, eppure il Signore dice: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.” Che gloria è quella di chi sta per essere tradito, abbandonato dai suoi, imprigionato e condotto a morte? Che senso hanno quelle parole?
La gloria sta nel fatto che nonostante le incomprensioni, i tradimenti, le vigliaccherie egli continua a voler bene a tutti, non si pente di aver speso tutta la vita per testimoniare e insegnare un tale amore. Non si scorge in lui un senso di amara delusione, né il rimpianto per aver esagerato nel suo voler bene. Eppure tutto sta lì a dimostrare questo. Il maligno agisce spesso su di noi proprio così, dimostrandoci che voler bene non ha senso, è inutile e senza risultati. Ma Gesù mostra un amore che non si lascia raffreddare dalla mancanza di risultati immediati e dai segni della sua apparente inefficacia. Il suo è un amore diverso e che proprio per questo lo porterà alla vittoria definitiva sulla morte nella resurrezione.
Per questo raccomanda ai suoi: “amatevi gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” Chiede loro di amarsi, sì, ma non come sanno fare già, ma come lui vuol bene loro, cioè in quel modo paradossale ed eccessivo cui facevo cenno prima.
Cari fratelli e care sorelle, proviamo a fidarci di lui e a non lasciarci frenare dalla mancanza di risultati, dalla difficoltà a farci capire, dall’apparente inutilità del nostro voler bene. Esso ha una forza che va al di là degli argini e delle barriere che troppo spesso le persone sembrano voler opporre contro di esso. Il voler bene gratuito e senza ricambio, quello di Gesù che sa cosa lo aspetta ma non smette di amare, è una forza capace di fare “nuove tutte le cose”, come e quando noi non sappiamo, ma abbiamo fede in lui che è risorto. Di certo la prima cosa rinnovata fin da subito siamo noi, lo dice Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.
 La forza dell’amore è in grado d’imprimere una svolta alla storia. È questa la nostra vocazione, ma è questa anche la nostra esperienza, quando abbiamo preso sul serio la volontà del Signore e abbiamo vissuto il suo amore, non il nostro. Ed allora la Pasqua di quest’anno sia per ciascuno di noi una tappa ulteriore che ci conduce alla realizzazione della Pasqua eterna nella Gerusalemme del cielo della quale tutti noi siamo invitati a farci fin da subito cittadini volendo bene come lui.


Preghiere 

O Signore nostro Dio che torni ogni domenica a visitarci nella Santa Liturgia, trasforma i nostri cuori perché, riempiti del tuo amore, sappiamo rendere nuova la nostra vita e quella del mondo attorno a noi.
Noi ti preghiamo
  

Padre del cielo che hai amato così tanto il mondo da dare il tuo figlio unigenito per la nostra salvezza, fa’ che sappiamo accogliere il Vangelo come una parola che fa vivere una vita piena di senso e di gioia e vince ogni paura.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio perché sappiamo contemplare la visione di pace che ci fai sperimentare la domenica, quando ci riuniamo attorno al tuo altare. Fa’ che sappiamo realizzare ogni giorno della settimana quello che qui ci doni di vivere.
Noi ti preghiamo


O Signore rendi le nostre vite capaci di accogliere e sostenere ogni persona debole e in difficoltà. Fa’ che sappiamo aprire il nostro cuore alle domande di amore del prossimo e alle necessità di chi ha bisogno.
Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio in modo particolare per tutti coloro che in questo tempo hanno perso la vita nei viaggi pericolosi in mare. Accoglili nel tuo abbraccio misericordioso e dona ad essi la vita che non finisce,
Noi ti preghiamo



O Dio del cielo proteggi quanti soffrono per la persecuzione e la violenza. Sostieni i cristiani in Siria, in Burkina Faso e Sri Lanka. Dona la libertà a chi è prigioniero e la guarigione ai feriti,
Noi ti preghiamo.



Ti invochiamo o Signore, manda presto il tuo Spirito Santo, perché la forza della tua resurrezione che fa nuove tutte le cose si imprima nelle nostre vite come il marchio indelebile di tutte le nostre azioni.
Noi ti preghiamo


Proteggi e guida ogni cristiano che nel mondo si riunisce attorno al tuo altare. Fa’ che traggano da qui la loro forza e siano capaci di un amore che li fa riconoscere da tutti come tuoi figli e discepoli del Vangelo.
Noi ti preghiamo

giovedì 9 maggio 2019

IV domenica del tempo di Pasqua - Anno C - 12 maggio 2019





Dagli Atti degli Apostoli 13, 14. 43-52
In quei giorni, Paolo e Barnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiochia in Presidia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. Molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Iconio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Salmo 99 - Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 7, 9. 14-17
Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 10, 27-30
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, le letture che abbiamo appena ascoltato convergono tutte e tre su di un tema comune che è il “dono della vita eterna”. Ne parla il brano degli Atti nel quale viene descritta la predicazione degli Apostoli ad Antiochia, e le difficoltà incontrate, e a questo proposito si dice: “tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.” Poi, nella seconda lettura, dall’Apocalisse di S. Giovanni, si descrive la visione di una moltitudine in vesti bianche, dei quali viene detto: “Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.” Infine nel Vangelo di Giovanni Gesù parla di sé come il buon pastore: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Gli Atti parlano dunque di un “destino di vita eterna” per coloro che credono al Vangelo. Ma cosa vuol dire vita eterna? La vita dell’uomo, lo sappiamo, ha una durata limitata, e questo è naturale, e spesso gli uomini sono stati ossessionati dal desiderio di rendere duraturo il ricordo del proprio passaggio attraverso azioni straordinarie, nell’aspirazione di rendere eterna la propria memoria. A volte questo sforzo ha avuto un risultato riuscito, altre volte è stato illusorio. Ci si è affidati a realizzazioni grandiose e straordinarie, se non, addirittura, a volte, purtroppo, ad eventi drammatici. Ma è a questo che si riferisce il libro degli Atti?
La vita eterna di cui ci parla Luca è qualcosa di diverso dalla gloria eterna cercata dagli uomini. Innanzitutto non è qualcosa di riservato a personaggi eccezionali di cui resta traccia nella storia ufficiale, ma piuttosto è comune, dicono gli Atti, a tutti quanti credono nel Signore, cioè si fidano del suo Vangelo, in modo particolare di quell’annuncio della resurrezione che proclama la vittoria della vita sulla morte. È questo che permette a ciascuno di acquisire una prospettiva di vita che non si esaurisce nel breve volgere di una piccola esistenza ma da’ avvio a un processo lungo e duraturo nel tempo, perché si fonda sulla forza del voler bene. Questa, se è autentica, è l’unica che non conosce erosione e usura, e non solo si mantiene efficace nella lunghezza del tempo, ma suscita a catena reazioni di amore che ne ampliano la portata. Tanto che questa “ondata” suscitata supera persino la barriera della morte e straripa in un tempo futuro nel quale, confluendo nel mare infinito dell’amore di Dio, essa è preservata e resa eterna.
È quello che afferma papa Francesco quando dice che lo scopo della vita cristiana non è tanto quello di conquistare degli spazi alla fede e impossessarsene difendendoli strenuamente, quanto piuttosto di avviare processi di realizzazione del bene che aprono prospettive future che magari non subito producono i frutti sperati, ma ne pongono le radici e si tramandano alle generazioni future. È quello che anche un altro papa santo, Giovanni XXIII, intendeva quando parlava di  segni dei tempi da imparare a leggere nella storia, come le correnti profonde dello Spirito che animano la storia e ne determinano il corso, alimentate anche dall’amore dei cristiani che le “abitano”.
Il brano dell’Apocalisse aggiunge un altro elemento a questa nostra riflessione, e cioè che a questa vita eterna si giunge sotto la guida di un pastore che porta alle fonti di acqua buona. Sì, c’è bisogno di sottomettersi alla guida del Signore per giungere all’acqua che disseta l’aspirazione, cui facevo cenno all’inizio, di immortalità dissetando con un “destino di vita eterna”. Solo lui infatti ci può condurre ad apprendere quel modo di voler bene disinteressato e paziente, non smanioso di risultati immediati, ma tenace e intenso che disseta l’arsura di amore altrimenti mai spenta dai pallidi surrogati del mondo. Spesso, ci ricorda l’Apocalisse ma anche il libro degli Atti, il cammino verso questa fonte è piena di ostacoli e faticosa, e per questo bisogna combattere contro le tentazioni della ricerca di comodità, del conformismo e dell’abitudine, della sottomissione al volere della mentalità mondana, imparando ad avere presente il traguardo più che fissarci sul percorso.
Infine, l’evangelista Giovanni aggiunge che la sequela delle pecore al loro pastore è dovuta al fatto che lui le conosce, ed anche esse lo conoscono. Per esprimere ciò l’apostolo usa lo stesso verbo che Maria aveva usato al momento dell’annunciazione della nascita di Gesù: “Non conosco nessun uomo.” La conoscenza di cui parla Giovanni pertanto non è intellettuale e astratta, o l’abitudine a qualcuno che ci fa credere di conoscerlo per una lunga frequenza. No, conoscere vuol dire entrare in un rapporto di intimità profonda che ci rende fertili e capaci di portare alla luce nuova vita. È questo il rapporto che Gesù, buon pastore, vuole avere con ciascuno di noi, conoscerci e farsi conoscere perché possiamo divenire, da sterili, a fecondi di un voler bene che non finisce e apre un processo che non conosce fine né si lascia imbrigliare da argini e barriere. L’amore dei cristiani è così, capace di travolgere gli ostacoli, di sommergere ogni persona che incontra e di trascinarla in una corrente di amore verso il Signore, unico vero e buon pastore della vita degli uomini.
Sia dunque questa la nostra aspirazione in questo tempo dopo Pasqua, ad una vita cioè capace di suscitare una ondata di amore che non si esaurisce ma, andando avanti aumenta e travolge tutto.

Preghiere
  
O Signore, ti ringraziamo perché torni ad annunciarci la resurrezione di Cristo, potente forza di cambiamento della vita e di salvezza per l’umanità. Aiutaci ad accoglierla nella nostra vita con fede e disponibilità.
Noi ti preghiamo


O Dio fa’ che crediamo con convinzione che la resurrezione possa cambiare la vita del mondo, abbattendo le montagne di male che tengono in schiavitù troppi uomini. Dona loro la salvezza che libera e dona a tutti la vita che non finisce.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore, per chi è oppresso dal male che schiaccia e umilia tanti uomini. Salva chi è vittima della violenza e della guerra, i malati, i poveri, i disprezzati, i prigionieri, fa’ che tutti trovino salvezza.
Noi ti preghiamo


Dona o Signore a tutti i tuoi discepoli il coraggio e l’audacia della fede. Perché la loro testimonianza di una vita rinnovata dal vangelo comunichi a tanti la forza della resurrezione.
Noi ti preghiamo


Fa’ o Signore che siamo liberati dai vincoli del peccato che ci tengono in schiavitù. Aiutaci a chiederti il perdono che riconcilia i fratelli e le sorelle fra loro e con Dio,
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Dio del cielo di consolare tutti coloro che affrontano un viaggio difficile e pericoloso per fuggire da guerre e miseria. Fa’ che trovino accoglienza e aiuto dove la paura fa erigere muri. Aiuta l’Europa ad essere porto accogliente e sicuro per tanti disperati,
Noi ti preghiamo.


Guarda con amore o Dio questa città. Aiuta tutti i suoi abitanti a vivere con senso umano e solidale l’accoglienza a chi è straniero e senza casa. Fa’ che nessuno sia escluso e viva nell’incertezza per il domani.
Noi ti preghiamo


Sostieni o Padre di misericordia il papa Francesco e tutti coloro che guidano le comunità di credenti nel mondo. Dona loro la capacità di indicare nel vangelo la risposta alle grandi domande di senso e di futuro delle società di oggi.
Noi ti preghiamo