sabato 17 settembre 2022

Festa dell'esaltazione della S. Croce - Anno C - 18 settembre 2022

 



Dal libro dei Numeri 21, 4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.  Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.  Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

 

Salmo 77 - Non dimenticate le opere del Signore! 

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. 

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. 

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira 
e non scatenò il suo furore.

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 2, 6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
perché con la tua croce hai redento il mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.  Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, celebriamo oggi una festa antica e solenne, quella dell’Esaltazione della Santa Croce. Questa festa viene a riproporci, lontano dai giorni della Passione del Signore, di soffermarci sulla croce, simbolo della morte di Gesù. In modo particolare per noi questa festa è ancora più solenne perché ricorda il titolo a cui la nostra chiesa è dedicata e che costituisce, per così dire, la santa “protettrice” della nostra comunità cristiana.

Il brano del libro dei Numeri appena ascoltato ci presenta gli ebrei mentre compivano il loro cammino nel deserto che li portava dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà nella terra promessa da Dio. Il cammino verso la libertà è sempre difficile e irto di ostacoli, e gli ebrei se ne lamentano, tanto da far loro rimpiangere il tempo della schiavitù: “Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto?

Sì, cari fratelli e care sorelle, la vera libertà dell’uomo e della donna è diventare capaci di voler bene a tutti, in ogni occasione, senza attendersi nulla in cambio, senza che l’altro se lo meriti, senza guadagnarci. Poiché così è l’amore di Dio nei nostri confronti: gratuito e che ci precede. Un amore così è liberante: dal calcolo, dalle recriminazioni, dall’avarizia, dall’essere incapaci di trovare i motivi per amare qualcuno. Il maligno agisce con forza per dissuaderci da un amore così perché ci rende simili a Dio, per farci preferire la schiavitù dai pensieri e modi di agire che giungono tutti sempre alla stessa conclusione: “non vale la pena voler bene!”

Gesù compì l’esodo dalla schiavitù della natura umana, che gli apparteneva tutta, che lo consigliava di risparmiare il suo amore: perché sprecarlo con chi non lo meritava o, addirittura, nemmeno lo accettava? Perché offrirlo anche a chi non lo chiedeva o non era in grado di apprezzarne il valore immenso? Della folla alla quale aveva parlato lungamente e che, fattosi tardi, aveva sfamato una sera nei pressi del Lago di Tiberiade nessuno lo seguì, tanto che Gesù chiese ai dodici: “Volete andarvene anche voi?” la loro risposta fu audace: “Signore da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna!”, ma poi il loro agire, davanti alla croce fu il contrario, e tutti lo abbandonarono e fuggirono dal crocifisso.

Ma nonostante tutto, Gesù scelse dì non rinunciare alla libertà più grande, quella dalla forza del male, continuando a voler bene, fino alla fine, sempre e comunque. Gesù ha voluto bene a quegli uomini che hanno pensato, costruito, messo in opera la sua croce. Gesù vuole bene a ciascuno di noi che lasciamo con noncuranza crescere le tante croci del mondo di oggi, le accettiamo come normali, addirittura a volte le consolidiamo con il nostro agire: le innumerevoli guerre, la miseria di interi popoli, il rifiuto per chi è diverso da noi, come gli stranieri, il disprezzo per la debolezza di chi è anziano, malato, fragile, perdente, sconfitto, umiliato e offeso. Perché dovremmo voler bene a gente così, perché non abbandonarli al loro destino di croce a cui sono ineluttabilmente votati?

Cari fratelli e care sorelle, noi tante volte siamo schiavi dei pregiudizi e delle abitudini a pensare che non valga la pena voler bene a chiunque, indipendentemente da chi è e da come agisce. La croce è l’invito esplicito a scegliere per la libertà del voler bene. Accogliamo da essa il messaggio che rivolge ad un mondo di schiavi dell’avarizia del voler bene, perché raggiungiamo, pur con le difficoltà di un deserto da attraversare, la terra promessa della libertà di voler bene.

 

 

Preghiere

 

O Signore Gesù, dalla croce a cui sei stato inchiodato ci provochi ad un amore per tutti senza limiti né condizioni. Fa’ che rispondiamo con disponibilità al tuo invito, Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, dona con abbondanza a tutti gli uomini l’amore che fa mettere al primo posto il bene degli altri e che fa riconoscere in ognuno il proprio fratello e la propria sorella, Noi ti preghiamo

 

O Spirito di amore, riempi i nostri cuori perché non vinca la paura e la rassegnazione, ma prevalga il desiderio di restare accanto alle croci piantate nel mondo per aiutare quanti oggi ne sopportano il peso,

Noi ti preghiamo

  

O Dio manda dal cielo la tua benedizione su quanti affrontano viaggi rischiosi e faticosi per raggiungere un approdo di pace e un futuro felice. Proteggi quanti fuggono per mare e per terra, salvali dalla cattiveria degli uomini e dai pericoli mortali del viaggio,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre buono gli uomini e le donne che vivono in guerra. Dona pace ai paesi sconvolti dalla violenza e schiacciati dal terrorismo,

Noi ti preghiamo

 

Dona o Signore salvezza al mondo intero, specialmente dove ora regna ingiustizia e povertà. Fa’ che il bene regni nel mondo, dove oggi c’è disuguaglianza e sfruttamento,

Noi ti preghiamo

 

Ascolta o Dio l’invito di papa Francesco di prenderci cura della casa comune naturale e umana. Fa’ che ogni uomo e ogni donna sappia imitare te, uomo della fraternità universale e Dio della misericordia,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore i tuoi figli ovunque dispersi, radunali nella famiglia dei discepoli che si riuniscono ai piedi della tua croce per celebrarti risorto e nutrirsi del tuo corpo e sangue. Proteggili da ogni pericolo e dalla tentazione di fuggire dalla croce,

Noi ti preghiamo

venerdì 9 settembre 2022

XXIV domenica del tempo ordinario - Anno C - 11 settembre 2022


 


Dal libro dell'Esodo 32, 7-11. 13-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

 

Salmo 50 - Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; +
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 12-17

Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;

non son più degno di essere chiamato tuo figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 15, 1-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Il Vangelo di oggi ci riporta un lungo discorso di Gesù rivolto a farisei e scribi. È un discorso articolato, composto da tre parabole, una dietro l’altra; si capisce da questo che Gesù voleva essere molto chiaro su un argomento che, evidentemente, gli stava molto a cuore. Questo argomento è: a chi si rivolge l’insegnamento di Gesù?

Infatti le parole di Gesù prendono le mosse dal fatto che gli scribi e i farisei, cioè gente perbene e religiosa, osservano come Gesù perda molto tempo assieme a gente poco raccomandabile e poco religiosa, i “peccatori”. In questa categoria rientrano, secondo la mentalità ebraica, ma anche dai cenni che spesso il Vangelo riporta, le prostitute, gli esattori delle tasse, i pagani, gente di dubbia moralità come gli adulteri. Come mai Gesù non pensa che questo getti discredito su di lui? Non pensa sia meglio rafforzare e confermare la fede di chi è perbene?

L’evangelista Luca in qualche modo offre già una prima risposta a questa critica, dicendo: “si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.” Cioè è la gente poco raccomandabile che va da Gesù, vuole ascoltarlo e farsi da lui ammaestrare; sono soprattutto loro che lo cercano, a differenza degli scribi e dei farisei che sembrano invece starsene in disparte a osservare e criticare.

Ecco allora una prima risposta alla domanda da cui siamo partiti: Gesù si rivolge a chi lo cerca, a chi sente il bisogno di una parola diversa da quella che invece basta a chi si sente già sufficientemente religioso e “a posto”. Gli scribi e i farisei infatti conoscono bene la legge e le prescrizioni della fede ebraica, e questo li fa sentire sicuri di sé. Quelli che invece cercano Gesù, ci dice l’evangelista Luca, sono quelli che pur conoscendo la legge, sanno pure che non sempre riescono ad osservarla, che nel loro vivere spesso sbagliano, compiono il male, si lasciano sedurre dalla tentazione di metter da parte il loro dovere e peccano. Per questo vanno da Gesù: sanno di essere fragili e di sbagliare, ma vogliono sapere se Dio li ama ancora, se c’è un modo per essere accettati da lui nonostante tutto, se alla condanna della legge corrisponde anche una via per ricevere il perdono di Dio.

La risposta di Gesù è chiarissima: non solo è possibile tornare alla piena amicizia con Dio anche per chi è peccatore, ma anzi questi è privilegiato da un amore tutto speciale di Dio che lo cerca affannosamente, come fa il pastore con la pecora e la massaia con la moneta delle parabole. Non sono né la pecora né la moneta che tornano indietro, è Dio che fa tutto; loro solo devono lasciarsi trovare. Nel caso del peccatore questo non è scontato. Infatti il male non solo allontana da Dio al momento che lo compiamo, ma illude che di lui non abbiamo più bisogno.

È quello che manifestano tutti e due i figli della parabola del padre misericordioso.

Il primo lo fa vedere andandosene via, il secondo restando testardamente fuori dalla casa del padre in festa. Non gliene importa niente di lui, eppure da lui sono stati cresciuti e accuditi amorevolmente e hanno ricevuto tanto! Il padre aveva dato ai due figli tutto: “divise tra loro le sue sostanze.” È più di quello che doveva fare, perché dare i propri beni essendo ancora in vita? Quel padre si vede che fa di tutto per stringere a sé i due figli, per far loro capire che contano per lui più di tutto. Come fa il pastore lasciando le 99 pecore e la massaia lavorando fino a notte fonda per ritrovare una moneta, dimostrando così quanto è preziosa per lei.  

Cari fratelli e care sorelle, Gesù oggi ci vuol dire: “lasciatevi trovare, non fuggite lontano, non evitate lo sguardo del padre, non lo scansate.”

Dio non giudica per condannare e punire, ma per salvare. La nostra coscienza non ci fa sentire il peso del nostro peccato per farci star male e schiacciarci con un carico insopportabile. Noi a volte pensiamo che è meglio non pensarci, passare sopra al nostro peccato facendo finta che non esista. Così crediamo di liberarcene, invece no: per usare l’immagine della parabola, ci ritroviamo nella fame di amore, a elemosinarne i surrogati e a invidiare i porci che mangiano spazzatura, noi ai quali il Padre offre il banchetto succulento del suo amore vero.

La felicità del figlio comincia dal momento nel quale si rende conto di quanto il padre lo ha amato e lo attende, e per questo riparte per tornare da lui.

Lasciamoci voler bene da Gesù che non aspetta altro che liberarci dal peso del peccato, attraverso il sacramento della penitenza, attraverso il pentimento e l’umiltà, attraverso la decisione di cambiare la nostra vita concreta. La parabola del padre misericordioso non si conclude, rimane aperta la possibilità che il figlio accetti di entrare nella casa del padre in festa. Ciascuno di noi è come lui: Dio ci attende e ci desidera per fare festa con lui. È la festa del perdono e della libertà dal peso e dalla forza del male. Desiderare e ricevere il perdono di Dio infatti non è solo una cosa morale o spirituale, significa avere la possibilità di cambiare vita, di passare dalla fame e dalla miseria alla festa e al banchetto abbondante. Una vita migliore ci aspetta, non lasciamo scorrere invano il tempo senza la compagnia di Dio. Cediamo volentieri ad un amore che ci cerca e vuole vincere ogni nostra resistenza.

 

Preghiere

 

O Signore ti ringraziamo perché non ci fai mancare mai la tua misericordia. Aiutaci a renderci sempre conto del nostro bisogno e della bellezza di viverla nei confronti dei fratelli e delle sorelle che incontriamo,

Noi ti preghiamo

 

O Padre del cielo, perdona quando ci riteniamo giusti e nella ragione, quando accampiamo diritti e vediamo negli altri torti e colpe. Donaci di essere capaci di vivere la misericordia con tutti.

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Signore a trovare sempre con umiltà la via del ravvedimento e della richiesta di perdono, perché sappiamo tornare a Te quando ci allontaniamo orgogliosi e pieni di noi stessi.

Noi ti preghiamo

  

Insegna anche a noi o Padre misericordioso a fare grande festa ogni volta che il bene vince sul male, che il perdono cancella il peccato e che la misericordia supera il desiderio di rivalsa.

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Dio per le parole e i gesti di papa Francesco che ci invitano a convertire il nostro cuore al Vangelo e a seguire la via della misericordia. Sostieni il suo ministero e proteggilo dal male.

Noi ti preghiamo

  

Guida o Dio la Chiesa perché sia sempre famiglia feconda che genera tuoi figli. Fa’ che ciascuno di noi cresca in essa e partecipi alla sua missione di vivere ovunque nel mondo l’amore del Vangelo.

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Padre del cielo ogni popolo che è vittima della violenza: per l’Ukraina, la Siria, l’Afghanistan, il Libano, l’Iraq e ogni Paese dove vince la forza della guerra e del terrorismo.

Noi ti preghiamo

  

Suscita in noi, o Signore Gesù, sentimenti di pace e gesti di riconciliazione, perché diveniamo operatori di bene capaci di sostenere con affetto tutti quelli che hanno bisogno di aiuto e consolazione.

Noi ti preghiamo

domenica 4 settembre 2022

XXIII domenica del tempo ordinario - Anno C - 4 settembre 2022

 



Dal libro della Sapienza 9, 13-18

Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza». 

 

Salmo 89 - Signore, per noi sei un rifugio sicuro.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi, +
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia; +
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: +
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. 

Dalla lettera a Filemone. 9b-10. 12-17

Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onesimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

 

Dal vangelo secondo Luca 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il libro della Sapienza apre oggi questa nostra Liturgia mettendo bene in chiaro una cosa: quello che salva la nostra vita è fare la volontà di Dio.

Alla nostra sensibilità di uomini e donne moderne questa affermazione dà molto fastidio: perché devo seguire la volontà di un altro? Non posso fare ciò che io desidero?

Ma se guardiamo con attenzione e onestà alla nostra vita, quanto di quello che crediamo di fare per nostra libera scelta non è invece frutto di volontà altrui, cioè di una cultura che permea le mentalità e le decisioni di tutti? Scelte di altri, più o meno consapevoli che diventano modo di essere al quale aderiamo spontaneamente.

Ecco che allora la questione della nostra libertà di scegliere veramente ciò che è bene per noi e per tutti si pone ben prima della proposta del libro della Sapienza di essere fedeli esecutori della volontà di Dio. Aderire alla sua volontà non significa rinunciare ad esercitare la propria libertà, anzi, il più delle volte significa proprio il contrario, cioè smettere di seguire acriticamente la volontà della mentalità corrente e scegliere per fidarsi di qualcuno più affidabile.

Fare la volontà di Dio poi, in realtà, richiede l’esercizio di molta più libertà e creatività di fare la volontà del mondo. Essa infatti non è una ricetta precompilata da eseguire alla lettera. È piuttosto uno spirito, una volontà di bene, un modo di voler bene che esige da ognuno lo sforzo di incarnarlo in una realtà personale per ciascuno diversa, nell’imprevedibilità di cammini e situazioni che sono diversi per ognuno.

Ecco allora che quel rifiuto istintivo di mettersi “al servizio” della volontà di Dio che la cultura del nostro tempo giudica una rinuncia all’esercizio della libertà e creatività individuale è in realtà un falso problema. Fare la volontà di Dio vuol dire assumersi fino in fondo e personalmente la responsabilità di costruire un mondo buono, in cui il bene di tutti sia l’interesse comune, in cui odio, violenza, prevaricazione ed egoismi non siano le pietre miliari di cammini precostituiti dei quali ci si illude di essere i creatori originali.

Ma come conoscere questa volontà? Il libro della Sapienza offre una risposta: “Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?” La volontà di Dio ci viene rivelata come “uno spirito” e “una sapienza”. Cioè, come dicevo, non sono ricette preordinate, ma significa modellare le proprie scelte, che continuano ad essere libere e affidate unicamente alla nostra responsabilità, sulla forma di uno spirito sapiente, cioè che conosce il vero bene e non si inganna dietro illusioni o lusinghe di un bene finto.

Le parole di Gesù riportate dal Vangelo di oggi danno delle indicazioni concrete su come riconoscere questo vero bene da cercare per noi e per il mondo.

Gesù vuole mettere in guardia la folla che lo segue da un modo falso di essere suo seguace, e propone il modello del vero discepolo che fa la sua volontà. Questi è essenzialmente colui che cerca di vivere un amore che non ricalca i modelli mondani, anche i migliori, ma ambisce a vivere una perfezione del bene che si manifesta in alcuni caratteri basilari: la gratuità totale e il non essere a discapito di quello degli altri.

Questi due caratteri sono il DNA di un amore genuino e forte, vissuto da Gesù fino in fondo e senza riserve. Questo modo di voler bene è la volontà di Dio e la sua venuta fra noi nella persona di Gesù è stato il tentativo di dimostrare che non solo può essere vissuto da tutti gli uomini e le donne, ma anche che è in assoluto il modo migliore di vivere. Esso ci dà il potere di realizzare le felicità personale e degli altri perché toglie alla morte quel potere sugli uomini che li rende schiavi della paura e per questo pronti al compromesso e alla moderazione.

Cari fratelli e care sorelle, Gesù fa due esempi concreti: la costruzione di una torre e una spedizione militare; sono opere ambiziose che richiedono impegno, determinazione e forza, così come la scelta di vivere l’amore del Signore richiede una costanza e una dedizione totale. Non lo si può volere a metà, o facendo compromessi, sennò la torre non regge o la spedizione risulta fallimentare. La forza infatti e le risorse su cui dobbiamo contare per vivere l’amore unico di Dio non sono le nostre ma quelle della volontà di Dio, che non le fa mancare a chi scegli di vivere il suo Spirito sapiente che permette di realizzarlo.

 

Preghiere 

 

O Dio del cielo donaci il desiderio e la tenacia di compiere la tua volontà, perché sappiamo imparare da te la forza trascinante dell’amore vero.

Noi ti preghiamo

  

Insegnaci o Signore a vivere come te, dando ad ogni nostro gesto e parola il contenuto profondo della vicinanza del Padre celeste ai suoi figli.

Noi ti preghiamo

 

Sostieni, o Dio di misericordia, i nostri passi incerti nel cammino dietro a te. Fa’ che usciamo dalla folla confusa per incontrarti come un vero amico.

Noi ti preghiamo

  

Apri i nostri occhi e i nostri cuori perché sappiamo sempre riconoscere in chi incontriamo un fratello da amare e una sorella da sostenere.

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo Signore per la vita e l’esempio di tanti santi che hanno deciso di seguirti sulla strada di un amore grande per tutti. Aiutaci a seguirne i passi senza paura.

Noi ti preghiamo

  

Accogli o Padre misericordioso tutti quelli che oggi si rivolgono a te per implorare aiuto e sostegno. Guarisci i malati, sostieni i deboli, guida tutti verso la salvezza dal male.

Noi ti preghiamo.

  

Concedi o Dio al mondo il dono della pace, e specialmente all’ Ukarina, la Siria, l’Afghanistan, la Libia martoriate da anni di guerra. Consola le vittime dei conflitti e fa’ che al posto del frastuono delle armi risuoni il ringraziamento dei tuoi figli per la concordia ritrovata.

Noi ti preghiamo

  

Guida o Padre buono il nostro papa Francesco testimone autentico del Vangelo, perché con le sue parole e il suo esempio accompagni l’umanità sulla via della vera pace.

Noi ti preghiamo

sabato 27 agosto 2022

XXII domenica del t5empo ordinario - Anno C - 28 agosto 2022




Dal libro del Siràcide 3, 19-21.30-31

Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato. Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male. Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio.

 

Salmo 67 - Hai preparato, o Dio, una casa per il povero.
I giusti si rallegrano,
esultano davanti a Dio e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome.

Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.

Pioggia abbondante hai riversato, o Dio, +
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio. 

Dalla lettera agli Ebrei 12, 18-19.22-24

Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore,
e imparate da me, che sono mite e umile di cuore.
Alleluia, alleluia alleluia.
  

Dal vangelo secondo Luca 14, 1. 7-14

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Nel Vangelo appena ascoltato vediamo Gesù che partecipa ad un pranzo, probabilmente tenuto da quel personaggio importante proprio in suo onore. Gesù però, è un invitato un po’ speciale: non gli basta essere messo al centro dell’attenzione, cosa che avrebbe soddisfatto qualunque personaggio pubblico; lui non può fare a meno di notare come la gente a quel banchetto si comporta e ha pure la faccia tosta di dirlo apertamente: tutti cercano di avere i posti migliori, cioè quelli più vicini al padrone di casa, per ricevere un trattamento migliore, essere serviti prima e meglio, ma anche, lo intuiamo da come Gesù parla, per vedere riconosciuta da tutti la propria rilevanza sociale.

Certo, così come Gesù descrive la scena, con gli ospiti a sgomitare per sedersi davanti agli altri, la situazione ci appare ridicola. Noi non lo faremmo mai. Anzi piuttosto ci teniamo ad apparire defilati in queste situazioni sociali, a stare “al nostro posto” senza voler apparire eccessivamente.

Ma Gesù non parla solo di come si comportano gli ospiti, ma anche del padrone di casa. Eh sì, anche a lui Gesù ha qualcosa da dire: “Disse poi a colui che l’aveva invitato: Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.”

Ecco che qui le cose ci riguardano un po’ più da vicino. Sì, chiediamoci: chi sono quelli che invitiamo al banchetto della nostra vita? Cioè con chi ci fa piacere condividere i momenti di gioia e di serenità, chi vogliamo fare partecipi della nostra ospitalità, confidenza, amicizia? Chi sono, più in generale, quelli che frequentiamo più volentieri?

Beh la risposta è facile: “gli amici, i fratelli, i parenti, i ricchi vicini (cioè quelli che ci sembrano degni di più attenzioni e riguardi)”. Il perché lo capiamo bene: sono quelli con cui stiamo a nostro agio: con loro è più facile conversare perché abbiamo interessi e gusti in comune, sono quelli dai quali ci aspettiamo comprensione, confidenza, uno stare insieme senza ostacoli e imbarazzi, tutto fila liscio perché seguiamo le stesse regole sociali, abbiamo usi e costumi uguali. È quello che Gesù chiama: “il contraccambio”, cioè la risposta di cordialità, amichevole e serena che noi stessi siamo pronti a offrire loro.

Ma Gesù aggiunge: “Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi…” A noi questo non viene in mente, perché sono quelli più diversi da noi, che non hanno i nostri stessi gusti e interessi, hanno esigenze e bisogni diversi dai nostri, la presenza dei quali è essa stessa una domanda che ci interroga: “Tu cosa puoi fare per me?” I poveri creano imbarazzo perché la loro presenza mette in luce il nostro privilegio.

E noi, quando è l’ultima volta che abbiamo invitato al banchetto della nostra vita, cioè alla nostra confidenza, amicizia, convivialità i poveri?

A tale proposito vorrei raccontarvi quello che avviene regolarmente in questa nostra parrocchia ogni volta che si tiene un pranzo o un momento conviviale a cui partecipano persone in difficoltà (ad esempio la cena di Natale). Ebbene molti si offrono di dare una mano, ma al momento di dividersi i compiti pochissimi accettano volentieri di sedersi a tavola con loro, tutti vogliono portare il cibo a tavola o fare altri servizi, ma non stare fianco a fianco con un povero.

Questo perché i poveri ci mettono a disagio, come dicevo prima, li sentiamo estranei e troppo diversi, forse anche minacciosi in qualche modo.

Gesù conclude queste sue osservazioni affermando che chi sta a tavola con i poveri “sarà beato perché (i poveri) non hanno da ricambiarti” e perché “Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Cioè, dice Gesù, chi non sta a suo agio con i poveri, chi non vive la confidenza con loro, chi non sente la bellezza di stare a tu per tu con loro, non sta a suo agio nemmeno con Gesù, nel banchetto del suo Regno, alla resurrezione dei giusti. Lo sentirà estraneo, lontano, un po’ invadente, capace di porre domande inopportune, insistente e poco educato, come giudichiamo per lo più i poveri quando li incontriamo.

Cari fratelli e care sorelle, forse noi non siamo come gli sgomitatori alla caccia di visibilità sociale della prima parte del brano del Vangelo, o almeno non tutti noi, ma tutti noi siamo molto selettivi nello scegliere chi invitare al banchetto della nostra vita, e a forza di scartare chi non ci sembra opportuno o conveniente o meritevole lasciamo fuori proprio Gesù che si confonde con i “poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi…” e non è un caso che Gesù usi l’immagine del banchetto per descrivere lo stare insieme ai poveri, perché non è un momento fugace e occasionale, ma un invito a stare a lungo in compagnia, e poi perché è occasione felice di allegria.

Gesù ci offre il tempo della nostra vita proprio per imparare a stare a nostro agio con lui che si fa presente nelle nostre giornate sotto le spoglie dei “poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi…” perché alla fine dei nostri giorni stiamo a nostro agio nel banchetto del cielo dove proprio “i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi…” sono gli ospiti d’onore, anzi i padroni di casa.

 


Preghiere  

O Signore Gesù aiutaci a non cercare di occupare tutta la nostra vita con noi stessi, le nostre preoccupazioni e affanni, ma di lasciare spazio alla tua Parola per ascoltarla e viverla,

Noi ti preghiamo

  

O Dio plasma le nostre esistenze a immagine tua, perché non prevalga in noi la ricerca del primo posto, ma sappiamo con umiltà e semplicità riconoscerci bisognosi del tuo aiuto ed essere pronti a voler bene a tutti, specialmente i poveri

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore Gesù per le vittime delle guerre, per chi è morto, per chi è ferito, per chi ha perso tutto e vede il futuro incerto e pieno di minacce. Sostieni quanti oggi sono nel dolore, dona loro speranza e fiducia nel tuo aiuto,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Signore quanti con generosità si dedicano al soccorso di chi è debole e indifeso. Perché il loro impegno a sostegno della vita sia un esempio per tutti,

Noi ti preghiamo

  

Ti invochiamo o Signore, proteggi e libera dal male gli ammalati, chi è anziano, senza casa, prigioniero, profugo e migrante, per chi è vittima degli odi e delle persecuzioni. Dona a tutti pace e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Benedici o Padre santo, la tua famiglia che si raduna attorno al Vangelo e all’Eucarestia, rendila vigilante nell’attesa della tua venuta. Ti preghiamo per il papa Francesco e per tutti i pastori del tuo gregge. Dona ad essi coraggio e speranza perché portino a tutti l’annuncio della salvezza che viene da te,

Noi ti preghiamo 

sabato 20 agosto 2022

XXI domenica del tempo ordinario - Anno C - 21 agosto 2022

 


Dal libro del profeta Isaia 66, 18-21

Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore».

 

Salmo 116 - Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.

Dalla lettera degli Ebrei 12, 5-7.11-13

Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio». È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia, alleluia alleluia

 

Dal vangelo secondo Luca 13, 22-30

In quel tempo Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

 

Commento

 

Il brano del Vangelo appena ascoltato si apre con una domanda: “Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»   

È un interrogativo strano, perché quel tale chiede “quanti” si salvano, tradendo o un fastidio per una grazia troppo larga, donata con abbondanza, con quella libertà che Gesù aveva dimostrato poco prima con la guarigione fatta in giorno di sabato, o la paura per un eccessivo rigore del giudizio di Dio. Cioè vuole chiarezza sul “quanto” dell’amore di Dio. Cioè Dio è uno che ama, e quindi perdona, molti, oppure pochi?

Gesù non soddisfa quella curiosità, perché per Dio il “quanto” dell’amore non ha limiti: la perdita anche di uno solo per lui è già “troppo”, e non ci sono pochi o molti per una salvezza che lui vuole che sia per tutti. Gesù con la sua risposta sposta invece l’attenzione sul “come” Dio salva. Questo è quello che conta e l’unica cosa che deve interessarci.

L’ingresso al Regno è definito da Gesù una “porta stretta”, e questo a prima vista sembrerebbe confermare che pochi possono entrarvi, per usare il criterio di chi gli aveva posto la domanda. Ma poi Gesù più oltre aggiunge che, riprendendo l’immagine di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura, “verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.” Cioè, con questa seconda affermazione dice che il Regno è fatto per accogliere tanti, provenienti da ovunque senza distinzioni, non è un luogo “per i pochi eletti” di Israele, ma per tutte le genti, con un allargamento di prospettiva inimmaginabile per un giudeo del tempo. Quella porta allora è stretta non per impedire l’ingresso a qualcuno, ma perché è la porta dell’incontro, che si fa sempre uno ad uno. Non si entra nel Regno in gruppo, confusi nella massa, perché non si può incontrare Dio nella folla, anonimamente. Solo l’amicizia personale con Dio, costruita nel tempo, ci rende ospiti graditi del banchetto del Regno, come afferma quel padrone di casa a chi vuole entrare, ma gli è sconosciuto. Ad essi, rimasti fuori, non dice: “voi non siete degni, non vi meritate di entrare”, ma dice: “Non so di dove siete” cioè non vi ho mai visto, non ci siamo mai conosciuti. Cioè Dio accetta di far passare per la porta stretta anche chi è peccatore, ma ha accettato di essere da lui amato, corretto, perdonato. Ma chi invece credendo di essere nel giusto o pensando di non avere bisogno di farsi amare da lui misericordioso, non lo hanno mai cercato ecco che restano estranei fuori del banchetto del Regno.

Possiamo immaginare che sulla soglia di quella porta stretta il Signore accolga ciascuno con un abbraccio, riconoscendolo e chiamandolo per nome. Anzi lui stesso è la porta dell’ovile nel quale Gesù, pastore buono, raduna le sue pecore chiamandole ognuna con il suo nome, perché appunto: “io sono la porta delle pecore. … se uno entra attraverso di me, sarà salvato; … conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me (Gv 10).

Ma come si fa a “conoscere” e “farsi conoscere” da Dio, ad essere suoi amici, a farsi chiamare da lui per nome mentre lo si incontra sulla soglia di quella porta stretta? Gesù nel respingere quelli che non si sono fatti conoscere da lui dice: “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!” Eppure quelle persone non sembra che abbiano compiuto chissà quali delitti, affermano infatti di aver udito i suoi insegnamenti (“tu hai insegnato nelle nostre piazze”), e addirittura di aver mangiato con lui. Come non leggere in questa affermazione la partecipazione alla S. Messa, nella quale riceviamo l’insegnamento del Vangelo e mangiamo il banchetto della sua Eucarestia! Gesù, nonostante la loro pretesa di essere fra quelli che lo hanno frequentato assiduamente, li accusa del fatto che non hanno imparato da lui la sua giustizia, ma applicano quella del mondo.

Poco prima infatti, nel brano immediatamente precedente, Luca presenta una guarigione operata da Gesù in giorno di sabato. Questo suscita negli spettatori più osservanti una reazione scandalizzata: perché quella persona si è presentata da Gesù proprio di sabato, quando sa che è vietato? E implicitamente condannano anche Gesù perché ha operato una guarigione proprio nel giorno in cui il riposo sabbatico glielo impediva.

Allora c’è una giustizia degli uomini, scrupolosa osservanza formale, e una giustizia di Dio, che è il prevalere sempre e comunque della sua misericordia. Da questo sgorga quel giudizio: “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!

Paradossalmente, infatti, proprio quelli che si sentono nel giusto perché osservanti e irreprensibili, sono quelli che conoscono meno come pensa e agisce Dio. Ecco allora il senso di quell’osservazione: “vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.” Il giudizio di Dio guarda nel profondo e non si accontenta della superficialità della giustizia degli uomini, che è una ingiustizia ai suoi occhi.

Cari fratelli e care sorelle, essere cristiani, veri discepoli, ci dice il Vangelo oggi, non significa identificarsi con un gruppo, assistere ai suoi riti, credendo così di non fare niente di male. Dio si aspetta da noi che diveniamo operatori della “vera giustizia”, cioè la sua giustizia, che si realizza quando le sue parole passano dentro la nostra vita, lasciando un segno indelebile, incidendo in profondità sulla realtà attorno a noi permeata di ingiustizia.

Allora, prepariamoci da subito ad entrare per la porta stretta di un rapporto intimo con Dio, abituiamoci ad assomigliargli il più possibile nel nostro agire, così da essere riconosciuti da lui, facciamoci plasmare dentro dal Vangelo, quelle parole così vere e umane, capaci di trasformare delle persone apparentemente sane e già a posto, in uomini e donne bisognosi di essere guariti e salvati da Lui.

 

Preghiere 

  

O Signore Dio nostro, aiutaci a non sfuggire dall’incontro con te, ma fa’ invece che ascoltiamo le tue parole e seguiamo il tuo esempio,

Noi ti preghiamo

  

Plasma o Dio il nostro cuore, perché tu ci riconosca come tuoi figli e discepoli. Fa’ che la porta stretta dell’amore personale con cui ci vuoi bene si apra per accoglierci nella tua infinita misericordia,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per quanti non ti conoscono, anche se pensano di sapere già chi sei e cosa vuoi. Aiutali ad ascoltare con umiltà il vangelo e a farlo scendere dentro di sé perché trasformi le loro vite,

Noi ti preghiamo

  

Aiuta o Dio tutti quelli che ti invocano, affidandosi a te. In modo particolare quanti sono oppressi dalla violenza della guerra e del terrorismo. Mostra loro il tuo volto che salva e dona pace al mondo intero,

Noi ti preghiamo

 

Guida i tuoi figli ovunque incamminati sui sentieri del Vangelo o Dio nostro Padre, perché uniformando ad esso il proprio agire portino pace e riconciliazione dove oggi c’è odio e contesa,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Signore i tuoi figli, specialmente quelli che sono nel dolore e nella difficoltà. Guarda ad ognuno con il tuo volto misericordioso, perdona e guarisci ciascuno,

Noi ti preghiamo.

sabato 6 agosto 2022

XIX domenica del tempo ordinario - Anno C - 7 agosto 2022

 



Dal libro della Sapienza 18, 6-9                                                                     

La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà. Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli, intonando subito le sacre lodi dei padri.

 

Salmo 32 - Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Dalla lettera agli Ebrei 11, 1-2.8-19

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città. Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 12, 32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».  Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, l’autore della lettera agli Ebrei ci propone oggi alcune persone della storia di Israele come esempi di fede vissuta.

Innanzitutto Abramo. Egli, ci dice questo testo, “partì senza sapere dove andava” abbandonando un luogo e una vita già costruita, era infatti anziano e benestante, anche se senza figli, per inseguire la promessa ricevuta da Dio di una discendenza numerosa come le stelle del cielo e una terra felice in cui essa potesse vivere.

Poi sua moglie Sara, “ricevette la possibilità di diventare madre” e l’accolse, dice il testo, “sebbene fuori dell’età” cioè in una situazione che lo avrebbe sconsigliato, per molti motivi, sempre perché “ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso”, cioè Dio.

Di nuovo “Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio” in quel sacrificio che i nostri fratelli musulmani ricordano e celebrano solennemente nella festa dell’Aid-al-Adha.

Da quanto detto sembra che l’autore della lettera voglia dirci che la fede consiste nel compiere azioni assurde, rischiose e fuori dalla logica. Ma non è questa l’essenza del messaggio, questa ne è la percezione superficiale che noi, paurosi e attaccati al nostro presente, avvertiamo davanti a simili esempi. In realtà le scelte di Abramo e sua moglie Sara non furono decisioni avventate e prese per un capriccio eccentrico, ma la docilità al disegno di Dio, del quale hanno avvertito l’attrazione, anche se, allo stesso tempo, si rendevano conto della sua incomprensibilità secondo le logiche umane. Ma sulla paura e sull’attaccamento al normale modo di pensare e giudicare prevalse la fiducia in un Dio di cui si fidavano, perché buono e capace di realizzare quello che prometteva e di aprire, attraverso di loro, un futuro diverso per un popolo imprevedibilmente largo.

Spesso anche noi siamo messi davanti a scelte difficili, nelle quali tutto sembra consigliarci di seguire la logica del metterci al sicuro, di allontanare ogni rischio, di seguire l’esempio della maggioranza e fare come tutti, di obbedire alle abitudini, alle consuetudini del “si è sempre fatto così”. Quante volte, forse, così facendo abbiamo rifiutato la proposta di Dio di divenire anche noi benedizione per un popolo grande e padri e madri di un futuro diverso, come furono Abramo e Sara?

Spesso le nostre scelte danno ragione alle nostre paure perché si fondano sullo sguardo miope che cerca nell’immediato i frutti e i risultati del proprio agire. La lettera agli Ebrei infatti sottolinea come Abramo e Sara “Nella fede morirono … senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. ... Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.” Essi infatti, ci narra il libro della Genesi, non videro realizzata pienamente la promessa, ma poterono solo scorgerla da lontano. Eppure per quella promessa essi avevano speso la loro esistenza, ma, dice la Scrittura, morirono “sazi di giorni” cioè felici e soddisfatti di aver aperto una via nuova attraverso la quale le generazioni future poterono abitare quella terra, fino ai giorni nostri, come terra della promessa di Dio di un futuro con lui. Preferirono questo a veder magari realizzati i loro piccoli sogni di un po’ di soddisfazione personale, la “patria” di sempre, conosciuta e senza pericoli, ma anche senza futuro e spenta di vita. Essi rischiarono, faticarono e gioirono perché videro che era possibile raggiungere la terra della promessa di Dio di un futuro con lui.

Per questo, conclude l’autore della lettera, “Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.” Questo possa essere vero anche per noi: che Dio non debba provare vergogna per uomini e donne tiepidi, dallo sguardo ripiegato solo sulla propria convenienza e sulla realizzazione immediata dei propri progetti, lamentosi per ciò che non li soddisfa, incapaci a farsi canali attraverso i quali si apre un futuro nuovo per le generazioni a venire, ascoltatori delle promesse di Dio e docili a realizzarle nella propria vita, audaci apritori di nuove strade che conducono alla terra della promessa di Dio di un futuro con lui.

 

Preghiere 

 

Ti ringraziamo o Signore perché ci raduni nel tuo piccolo gregge a cui prometti in eredità il Regno dei cieli, vera patria di ogni uomo. Fa’ che restiamo uniti a te ed ai fratelli per non perdere il privilegio di far parte di essa.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo anche, o Signore Gesù, per tutti coloro che non ti conoscono e non ti amano. Fa’ che il nostro esempio li attragga verso di te e faccia loro scoprire la bellezza della vita evangelica.

Noi ti preghiamo

 

O Padre misericordioso, aiuta in questo tempo difficile tutti coloro che sono messi a dura prova dal clima e dalla dimenticanza: gli anziani, i malati, i prigionieri, i profughi, coloro che sono senza casa. Sostienili e proteggili da ogni male.

Noi ti preghiamo

 

Non far mancare il tuo aiuto, o Dio del cielo, a tutti coloro che in questi giorni sono stati colpiti dalla violenza, dalla guerra e dal terrorismo. Dona al mondo intero pace e salvezza.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con amore, o Padre Misericordioso, tutti i tuoi discepoli ovunque dispersi. Fa’ che ogni comunità riunita nel tuo nome sia un segno di pace e riconciliazione, un piccolo gregge che anticipa il Regno di amore che erediteranno.

Noi ti preghiamo

 

Benedici o Dio i nostri fratelli e sorelle di fede musulmana e di fede ebraica. Fa’ che tutti noi, ebrei cristiani e musulmani, che siamo uniti nella discendenza di Abramo nella fede, sappiamo costruire assieme un futuro di pace e amore reciproco.

Noi ti preghiamo.