lunedì 25 dicembre 2023

Natale del Signore - 25 dicembre 2023

 


 

Dal libro del profeta Isaia 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

 

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.

 

Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, ci siamo riuniti in chiesa oggi per ascoltare l’annuncio di una notizia straordinaria: Dio ha infranto ogni barriera, la più grande divisione che esistesse, quella che divideva il mondo di Dio da quello degli uomini. Sì, Dio si è fatto uomo.

È una realtà che noi conosciamo bene, non è per noi una novità. Fin da bambini abbiamo ascoltato il racconto del Vangelo che ancora una volta è stato proclamato questo Natale. Eppure siamo venuti fin qui per ricevere di nuovo questo annuncio, perché è dall’ascolto che nasce la fede. Infatti la nostra fede non è un fatto statico, acquisito una volta per tutte, che resta per sempre, ma è una realtà dinamica che cresce e si modifica con l’andare avanti della nostra storia personale e della storia del mondo, con il modificarsi delle vicende e delle situazioni personali e storiche, e deve sempre incontrare il momento della sua nascita.

Ben cosa triste sarebbe infatti se un evento così straordinario, la nascita di Dio nell’umanità, fosse avvenuta una sola volta, solo per quelli che hanno avuto il privilegio di essere presenti. Invece, per amore di Dio, questa realtà si realizza non una sola volta, ma ogni volta che la nostra vita si apre alla sua presenza, la accoglie, la rende parte del proprio vivere.

Anche per questa sua ripetitività annuale il Natale è una ricorrenza che ricorda le nostre feste di compleanno. Ogni anno lo stesso giorno ricordiamo Gesù, come anche ricordiamo il giorno dell’anno in cui siamo nati, e lo facciamo con lo scambio dei doni, riunendo amici e parenti. Ma c’è una differenza significativa. Mentre nei nostri compleanni ricordiamo la persona festeggiata così come è oggi, giovane, adulto o anziano che sia, nella ricorrenza della nascita di Gesù lo ricordiamo sempre bambino, come era il primo giorno della sua vita fra di noi. Sì, perché abbiamo bisogno di ricordare come Gesù è venuto nella nostra vita, in che modo è entrato nella storia del mondo: come un bambino indifeso, disarmato, inoffensivo e capace di suscitare tenerezza.

Il primo manifestarsi agli uomini di Gesù infatti non è stato nel vigore della gioventù, né nella forza di una posizione consolidata e stabile di adulto. Gesù ci si presenta come un bambino, e nonostante sia poi cresciuto e abbia agito nel mondo come un adulto e abbia mostrato sia la forza giovanile che la solidità della persona matura, egli rimane sempre colui che si è presentato alla nostra esistenza come un bambino appena nato, disarmato e fragile, vulnerabile e scoperto, indifeso. In questa stessa condizione è nato ciascuno di noi, ed abbiamo avuto bisogno del calore di qualcuno che si prendesse cura di noi, della protezione di qualcuno che ci difendesse e seguisse con attenzione e partecipazione le fasi della nostra crescita.

Gesù ci si presenta bambino, a Natale, proprio per chiederci di avere con lui le attenzioni e cure delle quali abbiamo avuto bisogno noi da piccoli.

Ed allora oggi davanti al presepio quel bambino ci chiede se siamo disposti a seguire con partecipazione il suo crescere nella nostra esistenza, o ci dimenticheremo di lui, come di una presenza inutile e forse anche molesta?

Siamo pronti a farci modificare la vita dalla sua presenza, come avviene per ogni famiglia nella quale nasce un bambino, con la necessità di imparare ad avere ritmi e orari diversi da quelli di prima, a lasciarci scombussolare l’ordinarietà abituale per lasciar spazio alle esigenze di un altro, oppure resteremo presi solo dalle nostre occupazioni e interessi di sempre?

Non abbiamo timore a rispondere a questa domanda: la presenza di Gesù non è un impaccio, ma anzi è un aiuto, perché ci aiuta a maturare e migliorare, come avviene in ogni famiglia nella quale la venuta dei figli fa crescere il senso di responsabilità, la capacità di prendersi cura di altri, fa divenire più adulti.

Soprattutto Gesù, come tutti i bambini, ci permette di non perdere la capacità di intenerirci, di stupirci e di voler bene in modo ingenuo, senza diventare vecchi cinici e freddi di cuore.

Cari fratelli e care sorelle il Natale è una cosa da bambini, nel senso che, come ci ha detto Gesù, “ se non diverremo come bambini non entreremo nel Regno dei cieli” (Mt 18,3). Gesù appena nato ha dovuto subito incontrare le difficoltà della vita: l’inaccoglienza, la durezza della precarietà, le minacce di morte da parte di Erode, la necessità di fuggire come profugo in Egitto. Anche Gesù che nasce nella nostra vita affronta le stesse difficoltà: il rifiuto, il rischio di essere dimenticato e messo da parte, la freddezza di cuore. Sapremo custodire il bambino che oggi chiede di nascere in noi aprendo la porta del nostro cuore e lasciandoci scombussolare almeno un po’ dalla sua presenza? È la domanda del Natale che ci portiamo dentro e che, se rispondiamo affermativamente, ci permetterà di non invecchiare nell’amarezza del lamento e della delusione, ma di crescere con lui nella gioia che dà la pace al proprio cuore e a chi ci è accanto.

E infine, care sorelle e cari fratelli, il Natale è il miglior antidoto alla guerra. Perché tenendo un bambino in braccio non si può combattere. Chi tiene un bambino in braccio non impugna un fucile o una pistola, non lancia bombe o droni. Tenere un bambino in braccio, come ci è chiesto di fare a Natale, vuol dire restare capaci di intenerirci per la debolezza dell’altro, non infierire, provare tenerezza, sentirsi responsabili, e tutto ciò è il contrario dello spirito bellicoso.

 Preghiere

 

O Signore che nasci in una stalla perché nella confusione della città nessuno ti lasciava spazio, aiutaci a sgombrare il nostro cuore dagli affanni e dall’egoismo, perché ci sia spazio per te.

Noi ti preghiamo

 

 

O Cristo, a noi che confidiamo in noi stessi per garantirci sicurezza, insegnaci a non disprezzare la salvezza che tu ci porti. Fa’ che impariamo da te l’amore che ci salva dal male e dal peccato.

Noi ti preghiamo


 

O Padre che hai mandato il figlio unigenito perché il mondo conoscesse il tuo amore, aiutaci a trovarti quando ti fai vicino a noi e a seguire la strada che il Vangelo ci indica per restare sempre in tua compagnia.

Noi ti preghiamo

 

 

O Cristo che non ti sei vergognato di nascere nella miseria di una stalla, fa’ che tutti noi sappiamo essere umili come te nel servizio ai fratelli e premurosi come Maria e Giuseppe con chi è piccolo e indifeso.

Noi ti preghiamo

 

 

O Signore che sei stato accolto solo dai pastori, e non hai trovato attenzione nella città dei benestanti, fa’ che sappiamo chinarci su chi è misero e riconoscere in lui la tua presenza che si fa vicina alla nostra vita.

Noi ti preghiamo

 

 

Cristo Gesù, aiutaci ad ascoltare l’angelo che annuncia la venuta della nostra salvezza e ad incamminarci verso di te, aprendo il nostro cuore alle tue parole e rendendo grazie per l’amore che ci insegni.

Noi ti preghiamo

 


O Signore che hai radunato l’umanità non attorno allo splendore del benessere e del potere ma accanto al buio umile di una stalla, fa’ che noi tuoi discepoli restiamo fedeli al Vangelo e, con la forza al tuo amore, trasformiamo il mondo intero.

Noi ti preghiamo

 

 

O Gesù che hai conosciuto la durezza della vita senza casa, proteggi tutti coloro che vivono per la strada: i poveri, gli zingari, chi è solo e disprezzato. Fa’ che noi sappiamo essere per loro casa, famiglia e protezione.

Noi ti preghiamo

 

venerdì 22 dicembre 2023

IV domenica del tempo di avvento - Anno B - 24 dicembre 2023

 


 

Dal secondo libro di Samuèle 7, 1-7.8b-12.14a.16

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?". Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

 

Salmo 88 - Canterò per sempre l'amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore, +
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele».

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 16, 25-27.

Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia
Eccomi, sono la serva del Signore:
avvenga di me quello che hai detto.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, siamo alle soglie del Natale. Questa ultima domenica che precede di poche ore la nascita del Signore Gesù, segna l’ultima tappa e indica che siamo quasi giunti al momento tanto atteso.

Il vangelo ascoltato ci parla dell’annuncio che Maria ricevette di una nuova vita che avrebbe arricchito la sua vita e quella del mondo. Una vita che Maria non si aspettava, anzi che riteneva impossibile, ed infatti la sua prima reazione è di sgomento e stupore: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Forse proprio per questo l'angelo mette in relazione la maternità di Maria con quella di Elisabetta, sua parente.

In quel caso i genitori avevano ormai perso la speranza che un futuro nuovo si aprisse nella loro vita e vivevano ripiegati su se stessi, pensando che ormai non avrebbero più potuto gioire della nascita di un figlio. Sono anziani, non è possibile! Per motivi diversi condividono lo stesso sgomento di Maria all’annuncio di una angelo che parla di una vita nuova che sta per nascere proprio da loro.

Questa condizione di timore, stupore e sgomento caratterizza anche il nostro tempo. Viviamo in un tempo in cui la guerra esercita con forza il proprio dominio in tanti Paesi del mondo, segnando duramente le sorti di interi popoli e chiudendo il loro futuro alla speranza che possa nascere una vita nuova. Ma sono chiuse anche le prospettive dei popoli che assistono impotenti e rinunciatari al dramma dei conflitti, vicini o lontani, accettando come normale, scontato, naturale che si combatta e si muoia per mano di altri uomini e di armi sempre più spaventose.

Chi coltiva ancora il sogno che da un oggi di guerra possa nascere un domani di pace?

Chi lavora e si impegna per aprire cammini di incontro e dialogo per porre il prima possibile fine ai conflitti?

Sembra che l’unico modo per uscire fuori dalle tante crisi politiche e sociali sia che una parte vinca sull’altra imponendo la propria forza con l’uso delle armi, e intanto molti muoiono, sono feriti, case, ospedali, scuole vengono distrutti, segnando un futuro pieno di dolore e di morte.

Ma dalla liturgia di oggi giunge un invito alla speranza: sì, una vita nuova può nascere anche dal seno di uomini e donne che sono rassegnati alla loro sterilità, anche dal seno di una donna che come Maria non pensa sia possibile, e quella nuova vita che nasce oggi si chiama pace. La parola pace infatti vuol dire vita, vuol dire futuro, nascita di una nuova speranza. Ed è solo l’angelo di Dio, cioè la sua Parola, che in tempo di scetticismo e rassegnazione riesce a pronunciare una profezia di vita nuova e di pace.

Non è una nascita facile: Gesù che nasce incontrerà le difficoltà dell’inaccoglienza, l’ostilità dei potenti, come Erode, che vorrebbero toglierlo di mezzo, la necessità di fuggire profugo in Egitto. Eppure la fiducia di Maria nella parola dell’angelo rende possibile alla profezia di realizzarsi.

Il Natale che si avvicina rivolge anche a noi questa profezia: l’angelo Gabriele ci dice, assieme a Maria, che “sta per nascere il re della pace!” Siamo chiamati a decidere cosa fare di questa profezia che la liturgia oggi ci ripropone con forza.

Saremo capaci di vincere innanzitutto in noi e poi anche in chi ci sta accanto il senso dell’impossibilità di un futuro diverso, la rassegnazione spaventata e timida al prevalere della forza della guerra? Ci rivestiremo della profezia del Natale per divenire anche noi parte attiva di un tempo nuovo di pace che il Signore vuole inaugurare venendo e restando in mezzo a noi?

La risposta non è scontata e dobbiamo pregare che anche noi, come fece Maria, sappiamo vincere il primo turbamento e paura ed accogliamo la grazia di fare nostra la profezia di pace del Natale.

Oggi, in attesa della imminente nascita del Signore Gesù vogliamo pregare per la pace in ciascuno dei paesi dove oggi infuria la guerra. La nostra invocazione è come l’eco del grido dei tanti che nei luoghi di morte e dolore innalzano a Dio la domanda di salvezza dalla violenza. Facciamoci sempre eco del grido di dolore dei poveri e operatori di pace e consolazione, costruttori di un mondo nuovo che oggi il Vangelo ci dice che è possibile edificare se, come Maria, siamo docili alla profezia di un tempo nuovo che Gesù viene ad inaugurare per noi e per il mondo intero.

 

Preghiere 

 

O Padre del cielo, fa’ che come Maria accogliamo anche noi con gioia la buona notizia che la nostra vita può fare spazio a te che vieni.

Noi ti preghiamo

  

O signore aiutaci ad accogliere la profezia di pace che l’angelo rivolge agli uomini a Natale. Fa’ che sappiamo credere ed operare perché la pace si realizzi in ogni luogo e che la guerra non sia mai accettata come normale e giusta.

Noi ti preghiamo

 

O Gesù che vieni a portarci la novità del Vangelo, fa’ che non induriamo il nostro cuore, ma ti accogliamo con gioia e disponibilità

Noi ti preghiamo

  

O Signore che a Maria turbata hai indicato l’esempio di Elisabetta, fa’ che anche noi nei momenti di incertezza ci facciamo forti dell’esempio di chi, seguendo il Vangelo, ha fatto spazio alla tua volontà.

Noi ti preghiamo

 

O Signore che torni in questo mondo distratto e affannato per sé, fa’ che i nostri cuori ti accolgano e ascoltino la tua parola come una domanda seria e impegnativa per la nostra vita.

Noi ti preghiamo

  

Aiuta o Padre santo, tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i sofferenti, i poveri, chi è solo e nell’angoscia. Fa’ che la nascita del Signore porti salvezza e conforto a tutti.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo Gesù vieni presto in questo mondo percorso da correnti di odio e di violenza. Ti preghiamo per le vittime delle guerre e del terrorismo. Consola chi è colpito nel corpo e nello spirito,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore per tutti i cristiani che vivono nel mondo, perché i loro sforzi di testimoniare il Vangelo producano buoni frutti di pace e conversione nei cuori di chi li incontra.

Noi ti preghiamo.

sabato 16 dicembre 2023

III domenica del tempo di Avvento - Anno B - 17 dicembre 2023

 


Dal libro del profeta Isaia 61, 1-2.10-11

Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.

 

Lc 1, 46-54 - La mia anima esulta nel mio Dio.

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5, 16-24

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 19-28

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa domenica di Avvento ci propone un invito alla gioia. Sono risuonate le parole del profeta Isaia: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio” a cui risponde l’apostolo Paolo che scrive ai tessalonicesi: “siate sempre lieti!” Oggi queste stesse parole sono annunciate ovunque nel mondo, e ci suggeriscono di cominciare a gustare la letizia del Natale, ma anche ci pongono la domanda su che tipo di gioia sia quella del Vangelo.

Mentre ci invita alla gioia, la liturgia odierna ci propone come modello dell’uomo e della donna dell’Avvento proprio Giovanni Battista, esempio di austera sobrietà e semplicità di vita, considerato da Gesù un modello ineguagliabile, tanto che di lui dice: “tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni” (Lc 7,28). In cosa sta la sua grandezza e la gioia di cui oggi la liturgia ne fa il modello?

Giovanni possiamo dire che incontra Gesù solo fugacemente, quando si presenta sul Giordano per essere battezzato, e poi dopo, ma non lo segue come i dodici e come le folle, non vive con lui. Non ascolta di persona i suoi discorsi, non vede i suoi miracoli. Eppure il vangelo definisce Giovanni il battista un “testimone”: “Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.” Possiamo dire che il Battista condivide in questo la nostra stessa condizione. Anche noi non abbiamo incontrato Gesù di persona, non lo abbiamo visto e ascoltato con i nostri sensi. Ma anche noi siamo chiamati, come Giovanni, a farci suoi testimoni. Come è possibile?

Abbiamo ascoltato dal Vangelo che alcuni lo interrogavano insistentemente: vogliono capire bene chi lui sia, ed egli per presentarsi usa le parole della Scrittura che abbiamo ascoltato domenica scorsa dal libro del profeta Isaia: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia.” Giovanni, cioè l’uomo e la donna dell’Avvento che sono in attesa del Signore, sono persone che “attualizzano” la Parola di Dio, cioè la prendono sul serio e si assumono la responsabilità di cercare le vie per realizzarla, e per questo ne divengono “i testimoni”, come dice il vangelo.

Il brano della lettera di Paolo ai Tessalonicesi ce ne offre un esempio concreto. Egli invita ad assumere un atteggiamento nuovo, diverso da quello di tutti. Per dirla con le parole della liturgia di domenica scorsa, li invita ad aprire una via nuova per la loro vita: “siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie … Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie.”

Essere sempre lieti, com’è possibile? Sembra un’affermazione fuori luogo in questo tempo di guerre e drammi diffusi. Che significa?

Paolo ne spiega il perché: Possiamo gioire sempre, cioè anche nelle situazioni difficili, perché abbiamo un Padre al quale rivolgere la nostra preghiera, e che sappiamo esserci vicino e non abbandonarci mai. La felicità di cui ci parla il Vangelo allora non è uno stato di beatitudine fuori dalla realtà, di assenza di problemi. Dicevamo sempre domenica scorsa che l’invito del Signore è a costruire la strada nuova della propria vita dentro il deserto, cioè fra le asprezze di un mondo non facile. Possiamo farlo perché Dio ci è vicino ed è attento alla nostra preghiera, e proprio quando ci rivolgiamo a Dio ci accorgiamo, continua Paolo, di quanto lui ha fatto e continua a fare per noi. Ci preserva dall’aridità interiore donandoci sentimenti di amore e atteggiamenti di solidarietà concreta, ci protegge dal cadere nella tentazione di sprecare la nostra vita per ciò che non vale niente, ci suggerisce le azioni con le quali edificare un tempo nuovo migliore, ci dona la forza di imporre le ragioni del bene dove sembra sempre vincere la normalità del male. Potremmo continuare a lungo ad elencare i modi innumerevoli con i quali il Padre ci sostiene e accompagna. Se preghiamo, cioè se teniamo aperto il canale di dialogo con lui, ci accorgiamo dei tanti motivi che abbiamo per “rendere grazie in ogni cosa”, come afferma Paolo.

Al contrario, se pensiamo che dobbiamo cavarcela con le nostre forze, utilizzando i mezzi che il modo di vivere normale ci suggerisce (la via vecchia di cui parlavamo domenica scorsa) resteremo in balia delle forze avverse che travolgono la vita minando la fiducia nell’aiuto del Signore, rendendoci per questo tristi e pronti a lamentarci.

È facile infatti, ci mette in guardia sempre l’apostolo Paolo, cedere alla tentazione di “spegnere lo Spirito, e disprezzare le profezie” rivestendoci di quel realismo pessimista che ha la pretesa di vedere le cose così come stanno, ma in realtà è la rinuncia a vedere operare nel mondo la forza di amore di Dio che trasforma anche le situazioni più dure ed aspre. 

Chiediamoci, fratelli e sorelle, se sia più realista vedere operare nel mondo la sola forza del male e per questo arrenderci alla sua vittoria, oppure scorgere più in profondità nella storia la corrente dello Spirito che agisce alla radice degli avvenimenti e attraverso il dono della forza del bene rende gli uomini capaci di trasformarla?

Giovanni battista, uomo dell’avvento, con il suo impegno nel vivere il cantiere di costruzione di una via nuova incarna la felicità del Vangelo che viene dal prendere sul serio la parola del Signore, dal vivificare la profezia di un tempo nuovo che viene e dall’accogliere lo Spirito di Dio. Seguiamo anche noi il suo esempio e diveniamo “attualizzatori” della profezia che la Parola proclama su di noi, vivendo la gratitudine per la vicinanza del Signore alla nostra vita e a quella del mondo intero.


Preghiere

 O Signore Gesù donaci la gioia vera che viene dall’incontro con te. Fa’ che in questo tempo di Avvento ti aspettiamo e ti cerchiamo, e non ci accontentiamo della gioia artificiale di questo mondo,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci a non aver paura della profezia del Vangelo che ci parla di un bambino piccolo e povero. Da lui riceviamo la forza vera e da lui attendiamo un tempo nuovo di pace e di giustizia per il mondo intero,

Noi ti preghiamo

 

Libera o Dio, nostro Signore, il mondo dalla guerra e dalla violenza. Vieni presto, tu che sei il re della pace,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù, aiuta gli uomini e le donne del nostro tempo a non vivere spaventati e chiusi in se stessi, ma apri i nostri cuori alla parola del Vangelo perché viviamo il tuo amore,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio chi è povero e indifeso, aiuta i miseri, guarisci i malati, libera chi è oppresso dal male e dall’ingiustizia, perché tutti possano riconoscere la forza del tuo amore che cambia la realtà e salva da ogni male,

Noi ti preghiamo

  

Guida o Signore i passi di chi ti cerca e apri una strada nel deserto del mondo per chi vuole incontrarti,

Noi ti preghiamo.

 

Sostieni o Dio gli sforzi dei discepoli che realizzano il tuo disegno di amore nel mondo. Per tutti coloro che spendono la vita per annunciare il vangelo,

Noi ti preghiamo

  

Ti invochiamo o Dio per i popoli oppressi dalla guerra, dalla fame e dalla miseria nel mondo intero. Fa’ che trovino l’aiuto di cui hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

 

sabato 9 dicembre 2023

II domenia di Avvento - Anno B - 10 dicembre 2023

 


 

Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». 

 

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

Commento

 

Care sorelle e cari fratelli, questa seconda domenica del tempo di Avvento segna un ulteriore avvicinamento alla nascita del Signore, è una tappa segnata dalla persona di Giovanni battista. Egli è l’uomo dell’Avvento, colui che nella storia ha saputo per primo e meglio incarnare lo spirito di questo tempo che ci troviamo a vivere.

Lo fa richiamando a se stesso, e a quanti lo venivano ad incontrare, l’invito dei profeti antichi Malachia e Isaia che abbiamo ascoltato: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.”

Cosa significa questo invito?

Essenzialmente Dio manifesta la volontà di incontrare gli uomini, di stare con loro, ma si chiede: “qual è la via per raggiungere ciascuno di loro?” La via, lo sappiamo, significa la vita, è il tracciato attraverso il quale percorriamo il cammino che ci separa alla meta. Di vie, cioè di modi di vivere, ce ne sono tante, potremmo dire che nella lunghezza dei secoli gli uomini ne hanno tracciate tante diverse. Grandi strade battute e agevoli, sentieri tortuosi e impervi, infinite sono le vie che l’uomo ha costruito e che solcano la storia. Ma Dio per venire nella nostra vita chiede che apriamo una via nuova. Non basta ripetere la vita di sempre, riproporre cioè ciò che la tradizione e la ripetizione suggeriscono come sicuro e perciò rassicurante. Se ci guardiamo intorno ci rendiamo conto che le vie di sempre hanno portato ad un mondo che non possiamo accettare. Troppo spesso le vie già aperte sono state utilizzate per spostare correnti di inimicizia, di odi e divisioni. Oppure sono strade riparate, nascoste, dalle quali il mondo scompare perché è lontano e confuso: sono le vie dell’indifferenza e della deresponsabilizzazione. Sono strade sulle quali solo pochi vanno avanti, e lasciano indietro, sul ciglio, chi è più debole, fragile, isolato.

Dio non accetta di percorrere queste strade per giungere a noi!

C’è bisogno di intraprendere un lavoro di costruzione di una via, cioè un modo di vivere, nuovo. Esso non può che essere frutto dello sforzo di ciascuno, perché l’incontro con Dio è personale e parte dal nostro cuore, dalla nostra storia e attraversa il nostro essere. Le vie “preconfezionate” non funzionano. Abbiamo tempo per farlo: il tempo dell’Avvento ci è donato proprio per compiere questa opera di nuova edificazione.

Ma quali sono le caratteristiche di una via o modo di vita che possa renderci capaci di accogliere il Signore che viene?

Innanzitutto, come abbiamo ascoltato nella prima lettura dal profeta Isaia, è una via spianata delle asperità che caratterizzano tanta parte della vita nel mondo: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.” La via da tracciare non evita i deserti del mondo, i luoghi impervi e scoscesi, ma li attraversa umanizzandoli, rendendoli cioè non ostacoli ma opportunità, non impedimenti ma occasioni da cogliere di costruire il bene.

Poi bisogna rimuovere tutto ciò che blocca il passaggio e impedisce a Dio di avvicinarci: le diffidenze, le paure, le scontrosità, il formalismo che non permette di andare oltre la superficie esterna della nostra vita. Se la nostra è una via percorribile e permette a Dio di percorrerla fino a noi lo possiamo vedere dal fatto che essa fa avvicinare i fratelli e le sorelle, se cioè siamo attrattivi e capaci di far giungere l’altro fino al nostro cuore, senza escludere nessuno.

Infine il modo di vivere che permette a Dio di raggiungerci è sì personale, come dicevo prima, ma è anche una via che incrocia quella del popolo degli altri cercatori, non è isolata ed eremitica. Dice infatti Isaia: “Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno.”

Sì il Signore cerca la via da percorrere per giungere alla vita di ciascuno, via personale e unica, ma vuole allo stesso tempo che una volta giunto a noi la sua presenza sia manifesta e attragga tanti.

Care sorelle e cari fratelli, in questo tempo che ci separa dal Natale viviamo con attenzione ed entusiasmo l’opera di apertura di una nuova via, via di fraternità e di condivisione, via di apertura e generosità, via di mitezza e di bontà. Il Signore ci cerca, troverà lo spazio aperto, la strada giusta per restare con noi?

È la domanda dell’Avvento, tempo opportuno per la costruzione di vie e di vite nuove.

 

Preghiere 

 

Dio del cielo fa’ che in questo tempo ti attendiamo, disponibili e vigilanti, dove e come non ci aspettiamo, senza difenderci dalla novità del Vangelo.

Noi ti preghiamo

  

O Padre benedetto, donaci la disponibilità del cuore e l’apertura della mente per ricevere la novità del Natale con gioia. Fa che la nascita del tuo Figlio trovi la via aperta per la sua venuta nelle nostre vite.

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Dio che come Giovanni rispondiamo alla vocazione ad aprire strade e cambiare il volto della terra. Perché non rinunciamo a farci tuoi discepoli per essere pieni solo di noi stessi,

Noi ti preghiamo

  

O Signore onnipotente, aiutaci a rimuovere le montagne di indifferenza e le valli di distanza che ci impediscono di incontrare te, i fratelli e le sorelle e chiudono la strada del nostro cuore,

Noi ti preghiamo

 

Consola o Dio chi oggi è nel dolore. Ti preghiamo per i poveri, i dimenticati, gli offesi dalla vita e gli oppressi dall’ingiustizia, per le vittime delle guerre. Dona salvezza a chi oggi è nel dolore,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché continui a visitare il mondo, a riempirlo della tua presenza, a benedirlo col tuo amore, a vivificarlo col tuo Santo Spirito. Fa’ che impariamo a riconoscerti vicino e ad accoglierti,

Noi ti preghiamo

 

Benedici o Dio e proteggi il nostro papa Francesco che non si stanca di rinnovarci l’invito ad accoglierti. Fa’ che le sue parole diano coraggio a quanti non ti attendono e non ti cercano,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore Gesù per le vittime delle guerre e della violenza. Per quanti sono uccisi e feriti invochiamo la tua misericordia e consolazione, manda presto la pace,

Noi ti preghiamo

venerdì 8 dicembre 2023

Festa dell'immacolata concezione di Maria - 8 dicembre 2023

 


Dal libro della Genesi 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

 

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallegrati, piena di grazia,
il Signore è con te.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, nel nostro cammino di Avvento ci viene incontro questa festa nella quale ricordiamo e gioiamo perché la madre di Gesù è stata preservata dal male del peccato fin dalla sua nascita per poter degnamente accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo. È oggi dunque una festa nella quale celebriamo la volontà di Dio che il mondo, a partire da ogni uomo e ogni donna, sia libero dal potere del male che si esprime nelle azioni malvage, cioè il peccato.

Il brano della Genesi racconta la vicenda di Adamo ed Eva che preferiscono seguire la voce del serpente rispetto a quella di Dio. L’esperienza del peccato, che è essenzialmente allontanarsi dal bene proprio voluto da Dio, è radicato nelle origini dell’esistenza umana e questo drammatico racconto svela il mistero di quel peccato, detto appunto originale, perché sta all’origine del male, anche del male di questo tempo. È il peccato di un orgoglio prometeico: “Sarete come Dio”.

Sì, il male continua da sempre a spingere uomini e donne all’esaltazione di sé. Ed ecco nascere tra gli uomini divisioni, ingiustizie, odi, distruzioni, conflitti, guerre. Il tentatore continua a insinuarsi nelle pieghe più profonde dei cuori degli uomini: si sciolgono i legami e si moltiplicano le divisioni.

Ma questa realtà di peccato che la scrittura vuole metterci difronte perché non sfuggiamo davanti ad essa, non è un destino inevitabile. Spesso questa è l’idea che ci portiamo dentro, e cioè che il male in fondo è ineluttabile, una realtà che poiché è radicata nel profondo dell’animo umano ne è parte integrante. Invece la storia di Maria e il suo mistero che oggi contempliamo già nel suo concepimento viene a contraddire questa idea. Questa giovane donna, colei che avrebbe schiacciato la testa di quel serpente che aveva spinto Eva al peccato, è preservata dalla colpa originale, da quell’istinto dell’amore per sé che ferisce ogni persona. Con Maria la tragica catena che porta uomini e donne alla violenza e alla morte viene interrotta.

Concepita senza questa colpa originaria, Maria inizia una nuova pagina nella storia umana, quella dell’amicizia con Dio, che nega il dominio del male inaugurato dalla disobbedienza a Dio.

Maria è stata graziata, lei doveva accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo e accompagnarlo sin sotto la croce. Sì, l’amore del Figlio ha protetto la madre e le ha consentito di non perdere la fiducia nel Padre anche nel momento più duro della prova. La sua fede le permette di non maledire la volontà che stava portando il suo figlio alla morte, ma di vedere nel compimento di quella volontà il vero bene proprio e dell’umanità intera. Questo mistero di Maria, protetta dal male - e che oggi la Chiesa ci fa contemplare -, non è estraneo al mistero stesso della Chiesa, della comunità dei credenti. È il mistero dell’amore di Dio per la sua Chiesa sparsa ovunque nel mondo. Oggi, nell’amore di Dio per Maria, contempliamo quello per la Chiesa, per la comunità dei credenti. Anche se i suoi membri sono peccatori, la Chiesa, come Maria, è chiamata ancora ogni giorno ad ascoltare la voce dell’angelo che gli manifesta la volontà di Dio  e a dire il suo sì perché essa attraverso di sé si realizzi ancora una volta dentro la storia degli uomini. E sentiamo rivolte anche a noi le parole dell’angelo: “Non temere, Maria... nulla è impossibile a Dio”.

 

Preghiere 

 

Ti preghiamo o Dio, aiutaci in questo tempo di Avvento a vivere con disponibilità e fiducia l’attesa della tua venuta,

Noi ti preghiamo

  

Come Maria ha accolto l’invito dell’angelo a rallegrarsi, così fa’ o Signore che anche noi sappiamo gioire alla notizia della tua venuta,

Noi ti preghiamo

  

Dona o Signore Gesù la pace a quanti ora vivono in guerra. Per i paesi dove si combatte e si muore per la violenza e l’odio fratricida,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù, concedi a tutti noi di compiere con gioiosa sollecitudine il cammino verso di te dell’Avvento, perché fiduciosi nel tuo disegno di amore siamo sempre disponibili a farlo nostro e viverlo,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Padre del cielo i passi di quanti ti cercano, aiuta quanti sono dispersi nella tristezza, sostieni chi è sfiduciato e senza speranza, perché tu nasca presto nella vita di ognuno di loro,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni gli sforzi o Dio di quanti annunciano il Vangelo a chi non lo conosce ancora. Fa’ che con l’esempio e le parole siano testimoni credibili dell’amore vero,

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Padre misericordioso il papa Francesco, perché raggiunga i cuori di tutti e diffonda la pace che viene dall’essere tuoi figli,  tutti fratelli e membri di un’unica famiglia

Noi ti preghiamo

  

Benedici e guida o Dio la tua Chiesa ovunque diffusa, illumina quanti ascoltano oggi il Vangelo, dona a ciascuno la grazia di un tempo di conversione e di gioia nell’attesa,

Noi ti preghiamo

sabato 2 dicembre 2023

I domenica del tempo di Avvento - Anno B - 3 dicembre 2023

 


Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balia della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

 

Salmo 79 - Signore, fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvati.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1, 3-9

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi si apre un nuovo anno con il tempo dell’Avvento.

L’evangelista Marco ci esorta a vivere questo tempo con uno spirito particolare: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.” È il tempo dell’attesa, e si attende quello che non c’è già, quello che deve arrivare, e nel nostro caso, lo sappiamo bene, è l’attesa per la nascita di una nuova vita, quella di Gesù. Sì, per accorgersi della novità che nasce c’è bisogno che l’aspettiamo, che facciamo attenzione.

Potremo dire: che senso ha dopo 2023 anni ancora aspettare una novità che non è più una novità? Abbiamo già visto, udito, conosciuto un evento che ormai ha un sapore di vecchio e di scontato. Tanto questo è vero che, per dargli ancora una patina di emozione, è stato necessario sovraccaricarlo di un cumulo enorme di tradizioni che ormai fanno a malapena intravedere in Gesù che nasce il vero motivo del Natale, per dargli invece il sapore del consumismo, degli addobbi e delle luci.

Che senso ha celebrare ogni anno Gesù che nasce? Non è già nato una volta per tutte?

Questo è il messaggio che ci fa giungere il mondo che vede con fastidio la venuta di Gesù. Che bisogno abbiamo di questo intruso? Qualcuno che ancora ha la pretesa di dire che così le cose non vanno, che c’è troppo da cambiare. È una voce controcorrente che in un tempo di guerra diffusa e più che accettata ha la pretesa di farsi chiamare “il re della pace”. È uno che non si arrende alla ragionevolezza delle leggi dell’economia che governano ormai la politica del mondo, con una parte nell’abbondanza eccessiva, la nostra, e una che manca pure del necessario. Gesù è uno che ambisce a instaurare un regno diverso, non più basato sulla supremazia e l’oppressione, l’arbitrio della forza e le ragioni dell’arroganza. Il mondo non lo sopporta! È scomodo, fastidioso, fuori moda, inutile, anche un po’ pericoloso perché sovversivo.

Ed ecco che allora il mondo ha sostituito la festa della nascita di un altro, Gesù, con la celebrazione dell’io, delle mie esigenze, della ricerca delle mie soddisfazioni, del mio stare bene, comodo e confortato. Ma questo non è Natale!

Care sorelle e cari fratelli, ci chiediamo: allora che fare? Non possiamo fare finta che il mondo attorno a noi non esista, certamente. C’è bisogno però di ricordarci il motivo e il senso del Natale che aspettiamo a partire da oggi.

Per scoprirlo vi propongo una via antica e sicura. Per “fare attenzione e vigilare” come ci suggerisce il Vangelo e accorgerci che una vita nuova sta per nascere, prepariamogli un posto. Facciamo nascere nella vita di un fratello, di una sorella che è nella tristezza la bellezza della novità di una gioia che prima non c’era. Coltiviamo e prepariamo cioè la nascita di qualcosa di nuovo, dove la novità non la si aspetta neppure, e tristezza e rassegnazione hanno ormai spento l’attesa di un cambiamento positivo. È il contrario di quello che in genere si fa, cioè dare gioia dove già ci sono tutti i motivi di gioia, anche se poi spesso  a questi non si da importanza e si preferisce una finta mestizia di insoddisfazione per il di più che manca. È il dare in attesa del contraccambio: io faccio un dono a te così poi tu lo fai a me, o io ti invito a pranzo e poi tu inviti me. Cerchiamo invece la gioia del dono senza poterci aspettare nessun contraccambio.

Forse nemmeno ce ne accorgiamo più, ma attorno a noi ci sono tanti volti tristi di chi motivi di gioia non ne ha ed ha perso la speranza che qualcosa di nuovo nasca nella sua vita. Facciamocene carico, accorgiamocene e non restiamo indifferenti, possiamo essere noi il motivo della nuova speranza, con amicizia, vicinanza, affetto e cura.

Può sembraci difficile e forse all’inizio nemmeno riusciremo, ma anche la gestazione di Maria è stata lunga e il parto travagliato, ma non è un motivo per rinunciare a riscoprire il vero motivo del Natale.

Care sorelle e cari fratelli, abbiamo alcune settimane davanti a noi, il tempo dell’Avvento, per prepararci all’incontro con la gioia di una nuova nascita. Non perdiamo questa occasione, non sprechiamo le occasioni di favorire la nascita inattesa della gioia in chi oggi è triste e senza speranza. A Natale sapremo così riconoscere Gesù che nasce, dove magari non ce l’aspettavamo, sotto i cumuli di tradizioni e addobbi che nascondono con il loro bagliore la luce flebile di una nuova vita. In avvento facciamo nascere qualcosa di nuovo, di vero, di controcorrente e rivoluzionario: la gioia di voler bene a qualcuno a cui nessuno vuole bene.

  

Preghiere 

 

O Signore Gesù che squarci i cieli e oltrepassi ogni ostacolo per venirci incontro, aiutaci ad aspettarti con impazienza in questo tempo di Avvento perché ti riconosciamo vicino e amico in tutti i giorni della nostra vita,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Dio a non vivere induriti e addormentati nella nostra rassegnazione, ma fa’ che sappiamo lasciarti plasmare le nostre vite secondo il disegno del tuo amore infinito,

Noi ti preghiamo

 

Soccorri o Padre misericordioso noi tuoi figli ribelli e resistenti. Fa’ che scoprendoti Padre buono e affettuoso ci stringiamo a te senza sfuggire la novità imprevedibile del Vangelo,

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Signore nostro a far nascere nella vita di chi è nella tristezza e nel dolore la gioia di una nuova speranza che nasce, segno del tempo nuovo che tu inauguri nascendo nel mondo.

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Dio onnipotente tutti coloro che sono nel bisogno: gli anziani, gli stranieri, i malati, coloro che sono senza casa e senza famiglia, perché tu giunga nella loro vita come liberatore dalla povertà,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ cessare o Padre del cielo ogni guerra e violenza. Aiuta i popoli a trovare il modo per convivere nella pace e per costruire il loro futuro nell’armonia e nella libertà,

Noi ti preghiamo.

 

Soccorri o Signore tutti i nostri fratelli che sono perseguitati per la fede. Sostienili nel dolore e fa’ cessare ogni minaccia,

Noi ti preghiamo

  

Guida e proteggi o Padre del cielo coloro che annunciano il vangelo e lo testimoniano con la loro vita. Fa’ che l’annuncio della tua venuta converta i cuori di chi non ti conosce e li apra all’attesa di incontrarti,

Noi ti preghiamo