sabato 3 dicembre 2022

II domenica del tempo di Avvento - Anno A - 4 dicembre 2022

 


 

Dal libro del profeta Isaia 11,1-10

In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

 

Salmo 71 - Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E domini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15,4-9

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». 

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia di oggi ci propone la persona di Giovanni Battista come compagno di cammini in questo tempo di Avvento. Egli è un personaggio strano, fuori dal comune. Il suo aspetto e il suo modo di vivere non è di quelli accattivanti, dice il Vangelo: “predicava nel deserto della Giudea … portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.” Giovanni si presenta come un predicatore apocalittico, come ce ne erano diversi a quel tempo, che proponevano visioni di sconvolgimenti futuri per la rigenerazione del mondo.

Ancora oggi ce ne sono. Pensiamo alla figura del capo della potenza russa che propone al suo popolo la carneficina di una guerra fratricida come via necessaria per la rigenerazione della nazione a un futuro di nuova gloria. Ma pensiamo anche, più in generale, al pensiero e allo stile di vita proposta dalle attuali culture capitalistiche che predicano di fatto la distruzione delle risorse naturali e la rottura degli equilibri del pianeta con la promessa di un futuro di benessere duraturo. Ma pensiamo anche al passato non recente, quando l’Europa fu infiammata dalle ideologie folli di uomini forti che la portarono nel baratro della II guerra mondiale con la promessa del predominio universale del proprio popolo.

Che importa che muoiano migliaia di persone, affermano questi predicatori apocalittici, se poi a me è garantito il bene futuro?

È facile restare affascinati da questi predicatori apocalittici, anche se si presentano con dei tratti non accattivanti, perché essi sanno convogliare le attese e i desideri di molti contro un nemico esterno: un altro popolo, un’altra nazione, coloro che vogliono porre un limite allo sfruttamento della natura.

Giovanni dunque è uno dei tanti che predicano un futuro glorioso raggiungibile attraverso un tempo di tribolazione?

Sì, se vogliamo anche lui propone una lotta dura, e ha toni aspri e violenti: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?” afferma rivolgendosi alle élite intellettuali e religiose del tempo, i farisei e i sadducei, ma la battaglia che propone non è contro un nemico esterno, contro altri che impediscono le nostre aspirazioni, ma contro se stessi: “Fate dunque un frutto degno della conversione.” Ecco dove si trova l’originalità unica della predicazione apocalittica di Giovanni: egli è sì un combattente e il suo messaggio prevede uno sconvolgimento radicale, ma è una battaglia contro di sé, dentro di sé. Il nemico contro cui chiede di combattere è quello spirito egoistico e malvagio che suscita dal di dentro l’impulso ad aggredire e rivaleggiare, ad opprimere e maltrattare gli altri. Ci dice l’evangelista Luca che alla gente che veniva da lui nel deserto per interrogarlo: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». … «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». … «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe»” (3, 10-14)

Diceva il patriarca di Costantinopoli Athenagoras: “L’unica guerra ammissibile è quella contro se stesso”, cioè contro lo spirito egoistico, per la conversione ad una vita buona.

Cari fratelli e care sorelle, Giovanni predicava nel deserto di preparare una via perché si realizzasse l’incontro con il Signore che deve venire. È una via che si prepara non facendo spazio all’ego, a discapito dell’altro, non preparando un posto per sé, attraverso azioni di dominio e di oppressione dell’altro, ma attraverso una lotta paziente e costante dentro di sé, perché il nemico che vuole isolarci dagli altri e da Dio, quel demonio che rivaleggia con Dio, lavora dal di dentro, ci persuade a lasciare spazio alle proprie inclinazioni e desideri, eliminando dall’orizzonte della propria vita tutto il resto da sé.

Ed allora sì, Giovanni era uno dei tanti predicatori apocalittici del suo tempo, ma l’unico che metteva la propria visione e la propria battaglia al servizio non della lotta contro l’altro, per individuare il nemico e combatterlo, ma contro le schiavitù del male che imprigionano e umiliano l’uomo, per renderlo capace di riconoscere in chi gli sta accanto il volto di quel Signore che si è fatto uomo perché sappiamo riconoscerlo in ciascuno dei nostri fratelli e sorelle.  

  

Preghiere 

 

O Signore Gesù fa’ che ascoltiamo l’annuncio gridato da Giovanni e raddrizziamo le strade tortuose della nostra vita per incamminarci speditamente verso di te e i nostri fratelli.

Noi ti preghiamo

  

Ispira i nostri cuori, O Dio del cielo, a sentimenti di amore e di misericordia, perché facciamo nostro il sogno di un mondo nuovo che la tua venuta potrà finalmente realizzare.

Noi ti preghiamo

 

Perdonaci o Dio perché ci accontentiamo del nostro presente e non attendiamo più che si realizzi il tempo di pace e di giustizia che i profeti hanno annunciato. Donaci un cuore caldo e occhi nuovi per accogliere con gioia le visioni e i sogni che tu ci ispiri.

Noi ti preghiamo

  

Sostieni o Padre misericordioso tutti coloro che nel mondo lottano per affrettare la realizzazione del tuo Regno. Per gli operatori di pace e di giustizia, per gli annunciatori del vangelo, per gli amici dei poveri. Proteggili e sostieni il loro operato

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti quei cristiani che soffrono nel mondo a causa della violenza e della persecuzione. Proteggi le comunità dei tuoi discepoli ovunque le loro vite sono minacciate.

Noi ti preghiamo

 

Consola o Signore le vittime della guerra e della violenza. Dona pace e salvezza a tutti coloro che oggi sono oppressi dall’ingiustizia.

Noi ti preghiamo.


 Ti preghiamo o Signore, per tutti coloro che bussano alle porte della nostra vita e invocano consolazione e aiuto. Fa’ che aprendo loro il nostro cuore diveniamo capaci di riconoscere in loro te che ci vieni incontro, povero e indifeso.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo Gesù, fa’ che con la tua nascita nel mondo si aprano gli occhi di quanti ancora non ti conoscono e che la tua parola tocchi i loro cuori. Fa’ che sappiamo accompagnarli verso di te che ti fai uomo per farti trovare da chi ti cerca.

Noi ti preghiamo

sabato 26 novembre 2022

I domenica del Tempo di Avvento - Anno A - 27 novembre 2022

 



Dal libro del profeta Isaia Is 2,1-5

Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

 

Salmo 121 - Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».

Già sono fermi i nostri piedi

alle tue porte, Gerusalemme!

 

È là che salgono le tribù del Signore, +

secondo la legge d’Israele,

per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,

i troni della casa di Davide.

 

Chiedete pace per Gerusalemme:

vivano sicuri quelli che ti amano;

sia pace nelle tue mura,

sicurezza nei tuoi palazzi.

 

Per i miei fratelli e i miei amici

io dirò: «Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio,

chiederò per te il bene.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
donaci la tua salvezza.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, questa prima liturgia di Avvento si apre con la visione del monte del Signore a cui ascendono tutti i popoli: è l’immagine plastica che rappresenta la realizzazione della pace di Dio per tutti gli uomini. Le parole di Isaia sono piene di commozione, esse rispondono all’aspirazione profonda dell’umanità di tutti i tempi, e cioè quella di essere un’unica famiglia unita nell’amore.

È quello che nella nostra esperienza è sempre sembrato impossibile tanto da esserci abituati alla divisione e da avvertirla come normale e anzi connaturata all’essere umano. Divisioni di nazione, di cultura, di religione, innumerevoli sono i motivi per cui ci si divide, persino nella stessa famiglia, nello stesso paese e comunità. Sì l’uomo è così abituato a vivere diviso dagli altri che sembra un dato irrinunciabile del vivere umano. E la divisione è sempre foriera di conflitto, perché da chi è lontano e sconosciuto, dietro le barriere dei pregiudizi e delle facili generalizzazioni, da chi è avvertito come irriducibilmente diverso da me viene spontaneo credere di doversi difendere, riaffermando con forza la mia particolarità, anche solo con la violenza sottile che è l’indifferenza al dolore altrui o il voltarmi dall’altra parte per non vedere, oppure con l’aggressività armata. È la storia dei conflitti che insanguinano la terra da sempre, scoppiati perché un gruppo si è voluto affermare al di sopra di un altro e dei tanti altri che restano a guardare.

A questa triste realtà gli uomini hanno saputo dare come risposta solo la forza delle armi e la paura reciproca. È assurdo pensare che la pace possa essere garantita dall’accumulo di armi di distruzione globale, come quelle nucleari che oggi sono così numerose sulla terra e la cui minaccia torna a farsi sentire in questi mesi.

Ma oggi il profeta Isaia viene a dirci solennemente che un’altra è la strada ceh porta all’unità del genere umano: i popoli e le genti possono camminare insieme anche se sono diverse, e non perché obbligati dalla forza delle armi o dalla paura reciproca, ma perché attratti dal dono della pace vera che proviene dalla casa di Dio. Sì, solo così gli uomini si incammineranno in un unico sentiero: “Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Per questo siamo qui ogni domenica: per imparare da lui le strade da percorrere per camminare insieme e non da soli, non separati, lontani, nemici. E solo qui impariamo queste vie. Tanti credono che possono trovarsele da soli, a casa propria. Ma le vie del successo individuale o della tranquillità anestetizzata non sono le vie della pace e dell’unità dei popoli, sono un’illusione pericolosa, sotto la quale cova talvolta la brace dell’insoddisfazione e delle rivendicazioni, del vittimismo, degli orgogli nazionalistici o individuali.

Il tempo di Avvento che si apre è di attesa e di speranza, ma non attesa che qualcun’altro faccia qualcosa. È vero abbiamo bisogno del Signore, ma non perché agisca lui al nostro posto, ma perché ci dia la forza di agire contro il male e ci insegni come non farcene servi. Attenderlo, ci dice Isaia, significa andargli incontro, incamminarsi sulla via del Signore imparando a sentirci parte attiva del popolo di tutti quelli che sentono il bisogno impellente della pace e del cambiamento, cioè innanzitutto quelli che ne hanno più bisogno, cioè i poveri, gli oppressi, coloro che vivono in guerra.

Isaia infatti non rivolge il suo richiamo agli altri, ma parla al proprio popolo perché è dal proprio cuore che inizia il cambiamento de mondo, dal proprio modo di vivere e guardare l’altro che cambia il corso della storia dell’umanità intera.

Sia questo tempo di Avvento allora un tempo benedetto in cui incamminarci verso il monte del Signore sul quale si realizza l’incontro con lui. Scopriremo così che le nostre vie si incrociano con quelle di tanti altri cercatori di pace, uomini e donne che aspirano ad un futuro migliore e con i quali diventare un nuovo popolo, senza divisioni di cultura, religione, nazionalità, uniti dalla ricerca della pace che è uno dei nomi santi di Dio. Lasciamo cadere dai nostri occhi i filtri del pregiudizio che ci fanno vedere nell’altro un nemico e un rivale, uno diverso da noi da cui distanziarci, ma vediamo in ognuno un compagno del santo viaggio verso il monte di Dio da cui riceviamo la sua Parola che illumina i passi e li guida alla pace vera.

  

Preghiere n. 1

 

O Signore che vieni e visiti le nostre vite, fa che sappiamo prepararci con gioia all’incontro con te. Fa’ che non crediamo di salvarci da soli ma accettiamo di far parte del popolo grande di quanti ti cercano, percorrono le tue vie e aspirano al santo dono della tua pace.

Noi ti preghiamo

  

Con pazienza e fedeltà, o Signore, ci guidi in questo tempo di crisi e disorientamento. Aiutaci a trovare la via che conduce all’arca di salvezza che è il tuo popolo santo, la quale accoglie tutti coloro che amano e desiderano la pace.

Noi ti preghiamo

 

In questo tempo di Avvento o Signore fa’ che non viviamo presi dall’affanno per noi stessi e distratti dalle abitudini banali. Aiutaci a prepararci perché possiamo riconoscerti re e salvatore delle nostre vite.

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio del cielo per questo nostro mondo, attraversato da correnti di odio e di violenza. Dona la tua pace a tutti coloro che ora sono sottoposti alla durezza della guerra, guarisci i cuori induriti dall’inimicizia e aprili al tuo amore.

Noi ti preghiamo

 

Salva o Dio questo tuo popolo. Fa’ che le nostre invocazioni siano ascoltate e che il tuo aiuto non ci venga mai meno. Confermaci nel bene che cerchiamo di compiere e impedisci che i nostri piedi percorrano le vie del male.

Noi ti preghiamo

  

Consola o Padre misericordioso chi è nel dolore: i poveri, i disperati, i senza casa e senza famiglia, i prigionieri, i malati. Guida i nostri passi sulla via della solidarietà con chi è debole e dell’aiuto fraterno a chi ne ha bisogno. Accogli nel tuo Regno il nostro fratello Burkard, morto nella notte di ieri per strada vicino S. Pietro a Roma.

Noi ti preghiamo.

 

Benedici o Padre chi nel mondo annuncia il Vangelo e testimonia la tua pace. Proteggi ovunque i tuoi discepoli, specialmente dove la loro vita è minacciata. Incoraggia chi è timido nel proclamare la salvezza che viene dal tuo Vangelo.

Noi ti preghiamo

  

Perdona o Dio clemente il male che compiamo e ispiraci sentimenti di bontà e fraternità. Fa’ che gli tutti uomini siano presto radunati nell’unica famiglia dei tuoi figli incamminati verso la casa dell’incontro con te.

Noi ti preghiamo

sabato 19 novembre 2022

XXXIV domenica del tempo ordinario - Anno C - Festa di Cristo Re dell'Universo -20 novembre 2022


 


Dal secondo libro di Samuele 5, 1-3

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha det­to: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

                                 

Salmo 121 - Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

 

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12-20

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 23, 35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio. tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi si conclude un anno con il Signore. Il tempo di Dio, cioè della nostra vita con lui, non segue il calendario degli eventi mondani, né il ritmo delle nostre vicende personali, ma ha una sua cadenza perché noi ci adeguiamo ad essa. La nostra tendenza infatti è far ruotare tutto attorno a noi stessi, imprimere alla nostra vita il ritmo delle nostre personali vicende. Oggi la Liturgia ci richiama ad un tempo diverso che chiude con questa domenica un anno e, la domenica prossima, ne apre un altro con l’inizio dell’Avvento.

Questa domenica, come sappiamo, è dedicata alla commemorazione del Signore Gesù come re dell’universo. Sì, Gesù è venuto ad inaugurare la Signoria di Dio sull’universo intero, che sarà completa e definitiva alla fine dei tempi, quando avranno termine tutti i regni rivali con a capo i signori di questo mondo, Essi si rivestono del potere della ricchezza, del dominio politico, della supremazia della forza nelle tante forme che assume. Di Cristo Re una certa iconografia passata ci offre l’immagine trionfante di un Gesù glorioso sulle nubi, vestito con le insegne imperiali, con lo sguardo severo da dominatore.

Ma la liturgia di oggi per rappresentarci la Signoria di Gesù ce lo mostra non nei momenti di successo e gloria, acclamato e circondato da folle osannanti, ma solo, crocefisso, sofferente e sconfitto. Che re è mai questo? Quale potere esercita? Come può ergersi a dominatore addirittura dell’universo, se non ha saputo nemmeno mettere in salvo se stesso?

È il rimprovero della gente che gli passa davanti e lo vede umiliato e condannato a morte, in fin di vita: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto.» Ma in fondo, se ci pensiamo bene, è lo stesso rimprovero che a volte muoviamo a Gesù quando, davanti ai drammi e alle tragedie di questo mondo, come le guerre o le catastrofi naturali, accusiamo Dio di essere troppo debole davanti alla sofferenza e alla morte di innocenti o addirittura giusti. Perché non ferma la mano violenta degli aggressori? Perché non salva i tanti poveri Cristi crocefissi nei luoghi dell’ingiustizia di oggi?

Ma la vittoria di Gesù sui poteri del mondo non passa attraverso il loro annientamento, o attraverso le stesse loro armi. All’arroganza del forte Gesù non contrappone un’arroganza ancora più grande, alla violenza non contrappone altra violenza, ecc.. Il vangelo ci mostra che sulla croce Gesù vince il male che subisce con la mitezza del perdono evitando così che esso si impadronisca anche di lui: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” e con la forza mite del perdono conquista anche il ladro crocefisso accanto a lui, liberandolo dalla forza della disperazione e del desiderio di vendetta che vediamo, invece, impadronirsi dell’altro ladro.

Sì, accanto a Gesù crocifisso che domina la forza del male vincendola con il bene del suo amore infinito, vediamo rappresentate le due possibili reazioni umane: uno che si fa vincere dal male e maledice perché schiacciato da una forza più grande di lui, e l’altro invece che si libera dal gioco tragico della vendetta e del contraccambio, che non ambisce a superare con la violenza il male subito, ma si affida alla forza superiore del bene, chiedendo a Gesù la vera salvezza che è il perdono.

Il ladro perdonato si sottomette alla signoria di Dio, non si affida al potere del mondo, e ciò lo rende cittadino di un Regno che non finisce.

Ecco, fratelli e sorelle ciò che oggi vene proposto a ciascuno di noi: non illudiamoci di vincere la violenza con una violenza più grande, il male con un male più forte, il dolore con un dolore più intenso. Affidiamoci piuttosto alla forza del bene che sembra una sconfitta ma risulta essere invece la vera vittoria, perché è la via che ci conduce a divenire cittadini di un Regno in cui la vita è senza fine e la gioia e la pace liberano gli animi schiavi del male.

 

Preghiere 

  O Signore nostro Gesù, ti ringraziamo per la misericordia che doni a chi ti cerca e con la quale continui ad amare ogni uomo. Fa’ che ci rendiamo sempre conto di quanto riceviamo da te, per poter ricambiare con generosità,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Signore Gesù a sconfiggere la forza del male con il bene, a neutralizzare l’odio con la benevolenza, a vincere la violenza con la mitezza, come tu hai fatto sulla croce,

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Dio per un anno passato in tua compagnia che oggi si conclude. Fa’ che il nuovo tempo che si apre sia un tempo di conversione e di ascolto del Vangelo,

Noi ti preghiamo

  

Accogli con benevolenza Dio quanti ti cercano, anche se non sanno come trovarti. Mostra il tuo volto misericordioso e benigno che attira ognuno verso di te,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio ogni uomo e donna debole e colpito dalla forza del male. Ti preghiamo per i tanti che a causa della guerra sono colpiti nel corpo e nello spirito; dona loro pace, consolazione e speranza,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che fuggono dal loro paese in cerca di un porto sicuro e un futuro migliore, concedi loro di trovare sempre l’accoglienza dei tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Padre buono ogni uomo che si affida a te per trovare sostegno nel dolore e salvezza nel pericolo. Per chi è prigioniero e oppresso, per chi è anziano e malato, salva tutti o vero amico degli uomini,

Noi ti preghiamo

  

Guida e proteggi o Dio il papa Francesco, perché sia sempre pieno del tuo Spirito di amore e di misericordia e indichi ad un mondo disorientato la via della salvezza,

Noi ti preghiamo

sabato 5 novembre 2022

XXXII domenica del tempo ordinario - Anno C - 6 novembre 2022

 


Dal secondo libro dei Maccabei 7, 1-2. 9-14

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». E il secondo, giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita». 

 

Salmo 16 - Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2, 16 - 3, 5

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno. Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù Cristo è il primogenito dei morti:
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 20, 27-38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la prima lettura che abbiamo ascoltato dal secondo libro dei Maccabei ci mostra sette fratelli ebrei che davanti alla minaccia di essere maltrattati e messi morte se non rinnegavano la loro fede in Dio preferiscono affrontare le conseguenze più gravi pur di non voltare le spalle al loro Signore.

La prima cosa da notare è che il re pagano Atioco Epifane non chiede ai fratelli l’abiura verbale, ma di compiere un gesto, cioè di mangiare maiale, cibo vietato dalla Legge ebraica. Ma per i sette compiere un gesto così apertamente proibito da Dio equivaleva a negare la sua esistenza o, almeno, affermare che per essi Dio non aveva importanza.

Questo ci deve far riflettere, perché ci fa comprendere che l’ateismo o il rinnegamento di Dio non è solo un’affermazione teorica, ma è il comportamento diverso dai suoi insegnamenti.

Al contrario noi tante volte pensiamo che la nostra adesione a Cristo e alla fede non è messa in discussione dal nostro comportamento, come se queste due dimensioni della vita, cioè il credere e l’agire, fossero l’una indipendente dall’altra. Il primo dei fratelli infatti afferma: “Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri.

La loro fermezza costò loro la vita, perché con il loro rifiuto si assunsero una grandissima responsabilità davanti al re e alla sua corte, dalle conseguenze molto gravi. Ma essi credevano che ben più grave sarebbe stata la responsabilità che si sarebbero assunti trasgredendo la legge divina, perché in questo caso essa era difronte a Dio e per l’eternità della loro vita. Affermò infatti uno di loro: “È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati.

Queste affermazioni e ancora di più la loro testimonianza di martirio deve farci riflettere: noi temiamo molto di più il giudizio degli uomini, la loro disapprovazione o il loro scherno, il fare brutta figura davanti a chi abbiamo intorno, piuttosto che essere disapprovati o fare brutta figura davanti a Dio.

Quante volte infatti abbiamo considerato irrinunciabile essere irreprensibili davanti agli uomini o apprezzati e lodati da loro tralasciando di chiederci cosa il Signore farebbe al nostro posto o cosa penserebbe di noi.

Oppure quante volte abbiamo creduto che non fare nulla, non prendere posizione, non compiere le azioni che le situazioni ci richiedevano era un modo di evitare di assumersi una responsabilità anche grave davanti agli uomini, senza considerare che così facendo ci assumevamo davanti a Dio una responsabilità ben più grande e duratura: quella di rinnegarlo e affermare, col nostro comportamento, la sua irrilevanza per noi. Una responsabilità quest’ultima ben più grave, non fosse altro che perché il giudizio degli uomini passa, quello di Dio dura e le sue conseguenze restano per l’eternità.

Pensiamo allo stupore di quelli che, messi dal giudice eterno a sinistra, dicono: “ma quando mai ti abbiamo visto povero, straniero, malato e bisognoso?” cioè: “quando mai abbiamo fatto qualcosa contro di te?” e il Signore Gesù risponde “ogni volta che non avete fatto questo a uno dei miei fratelli più piccoli non l’avete fatta a me” cioè, anche il non fare quello che si sarebbe dovuto e potuto fare è una colpa, forse ancora maggiore di chi, facendo qualcosa, sbaglia. E per il non aver fatto quello che potavano quelli sono condannati all’eterna infelicità.

Cari fratelli e care sorelle, quante volte ci sembra che Dio non ci dia troppe possibilità di fargli vedere quanto valiamo, che noi vorremmo fargli capire quanto ci teniamo a lui. Ma in verità ogni volta che incontriamo un povero, uno straniero senza casa e famiglia, un anziano solo, un malato, ecc… è lui che ci viene incontro ed è lui che sperimenta sulla sua carne come lo trattiamo.

Per ricordarci questo forse, fratelli e sorelle, papa Francesco ha voluto istituire la giornata dei poveri, per dare rilievo alla presenza del Signore in persona che attraverso di essi ci si fa vicino e ci interroga.

Come tradizione vogliamo celebrare questa giornata invitando i nostri amici poveri ad un pranzo che si terrà qui da noi per farci commensali di Cristo e godere della sua benedizione. È una occasione opportuna alla quale tutti siamo invitati a festeggiare la presenza di Dio fra noi, alle soglie del tempo di avvento che ci prepara ad incontrarlo piccolo e umile nella mangiatoia di Betlemme.


 

Preghiere 

 

O Dio che sei fedele al patto di amore che hai stretto con gli uomini, rendici capaci di accogliere con gioia e gratitudine i segni della tua vicinanza e accoglierti sempre nei tuoi figli più piccoli,

Noi ti preghiamo

  

Rendici, o Signore, fin da ora cercatori della vita che non finisce e operai del tuo Regno. Fa’ che guidati dalla tua Parola giungiamo al porto sicuro nel quale ci attendi,

Noi ti preghiamo

 

Ascolta o Signore l’invocazione di chi ti cerca. Mostrati misericordioso e benigno a chi desidera affidare a te il proprio destino: fa’ che sappiamo restarti fedeli,

Noi ti preghiamo

  

Non guardare o Dio ai segni del nostro poco amore, ma alla speranza che poniamo nella tua misericordia. Sii benevolo con chi ha fiducia nel tuo perdono,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci, o Dio, a non temere il giudizio degli uomini, ma il tuo  e a seguire sempre i consigli che ci doni perché la nostra vita sia piena e felice,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Padre buono chi è debole e povero. Guarisci i malati e salva tutti i bisognosi di consolazione e aiuto,

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Dio tutti i tuoi figli ovunque diffusi. Raduna la famiglia umana nell’unica casa della tua famiglia, perché la guerra non ci divida e l’odio non vinca sull’amore,

Noi ti preghiamo

 

Salva o Dio chi è morto confidando in te, raccogli i dispersi che non hanno saputo o potuto cercarti sulle vie della vita, radunali nel tuo amore misericordioso nella casa dove hai preparato un posto per ciascuno,

Noi ti preghiamo

 

mercoledì 2 novembre 2022

Commemorazione dei defunti - 2 novembre 2022

 



Dal libro di Giobbe 19,1.23-27a

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

 

Salmo 26 - Contempleremo il Signore nella terra dei viventi

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: +
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,5-11

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Chiunque vede il Figlio e crede in lui

avrà la vita eterna;

Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6,37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, la memoria dei defunti che oggi facciamo insieme è un’occasione che ogni anno ci viene offerta per pregare per i nostri cari che ricordiamo con affetto, ma anche per tutti quelli che nessuno ricorda, che sono scomparsi nell’anonimato e che solo Dio nel suo amore fedele ricorda e accoglie con amore.

Ma questa ricorrenza è anche l’occasione per soffermarci, almeno una volta l’anno, sulla della morte e di cosa ci attende dopo di essa, che in genere rifuggiamo perché ci turba. I brani della Scrittura che oggi abbiamo ascoltato ci aiutano a orizzontarci su di un tema così spinoso.

Ieri, nella celebrazione della festa di tutti i santi, abbiamo ricordato chi ci ha preceduto e vive ora nella compagnia di Dio, cioè in una dimensione in cui non esistono quelle mezze misure nelle quali noi siamo abituati a vivere. Ma se esse in qualche modo ci sono possibili qui nella nostra vita terrena, la dimensione che ci attende e nella quale già si trovano coloro che sono defunti è la realtà della chiarezza e della decisione: o salvezza o perdizione, o bene o male.

Ma che vuol dire questo, che la salvezza è solo per chi ha meriti straordinari?

I santi, di cui abbiamo fatto memoria ieri, ci ricordano che non è così. La salvezza non è frutto delle nostre capacità, ma di quanto ci fidiamo della misericordia di Dio. Sì, solo questa è capace di ridare la chiarezza del bene nelle vite in cui esso si confonde spesso col male.

La fiducia nel perdono del Signore è l’unico antidoto al nostro peccato. Questo vuol dire fidarci di lui, nel riconoscerci veramente bisognosi del suo aiuto e delle preziose indicazioni che egli ci offre nella Scrittura.

Ammetterlo non è facile, ni preferiamo orgogliosamente credere che da soli ne sappiamo già abbastanza e possiamo con le nostre forze barcamenarci fra il bene e il male, senza eccedere né nell’uno né nell’altro.

San Paolo nel brano della lettera ai Romani afferma a questo proposito che la certezza con cui possiamo affidarci a Dio non è tanto frutto di uno sforzo di volontà dell’uomo, ma è il risultato della constatazione di un amore così grande che non si è curato che fosse da noi ricambiato o meritato, ma si è donato senza aspettarsi nulla in cambio. Egli scrive: “Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” È questa misura larga di amore che ci spinge a confidare in lui. Un amore così gratuito non ha limiti, nemmeno quelli della morte. Non accetta compromessi e non delude mai perché è fedele fino alla fine. Questo è il secondo elemento: possiamo fidarci di Dio perché lui si è fidato e ci ha amati per primo e senza condizioni e la sua fedeltà è senza limiti.

Infine l’evangelista Giovanni ci riporta alcune parole di Gesù dalle quali possiamo trarre, ancora una volta, il fondamento sul quale basare la nostra fiducia nella fedeltà di Dio. Gesù infatti ci spiega che non sarà la decisione dell’uomo, la sua forza di volontà, le sue capacità o la sua integrità a salvarlo, ma la fedeltà di Dio, nonostante tutto e contro ogni evidenza, pur di salvarlo: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.” Unica condizione che ci è posta è quella di non rifiutare questa volontà e lasciarci da lei determinare per il bene.

Con questa stessa speranza oggi preghiamo per tutti coloro che sono morti e già hanno potuto sperimentare la forza della misericordia di Dio. Preghiamo per loro il Signore perché esalti sempre nella vita di ciascuno le tracce del bene che egli stesso vi ha seminato, senza misurare la scarsità del frutto ma accogliendolo con paterna bontà.

 

 Preghiere 


Ti preghiamo o Signore per tutti i nostri cari, amici e parenti i cui nomi ti presentiamo. Accoglili nella tua infinita bontà e misericordia, perché possano godere in eterno della vita che non finisce,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo, o Padre tutte le persone defunte che non sono ricordate da nessuno. Perché la solitudine e l’abbandono in vita vengano riempite dal tuo amore in cielo,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, vinci la forza del male che semina odio e divisione sulla terra. Fa’ che noi seguiamo sempre il tuo volere e scegliamo in ogni occasione per il bene che abbiamo la possibilità di compiere,

Noi ti preghiamo

  

Sostienici o Signore nel nostro cammino, fra gli ostacoli e le tentazioni del vivere quotidiano. Fa’ che la luce del Vangelo ci illumini sempre nelle nostre scelte,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi e consola o Padre del cielo tutti i poveri che vivono con durezza la loro vita. Per chi è senza casa, senza lavoro, per chi è colpito dalla malattia, per gli anziani, per chi è vittima dell’ingiustizia, profugo e straniero,

Noi ti preghiamo

  

Libera, o Padre onnipotente, il mondo dalla piaga della guerra. Dona pace e salvezza a quanti oggi soffrono e muoiono per la violenza,

Noi ti preghiamo.

  

Proteggi o Dio la tua Chiesa da ogni male. Guidala nel suo cammino perché sia sempre e ovunque annunciatrice audace del vangelo e porto sicuro per chi cerca salvezza dal male,

Noi ti preghiamo

  

Accompagna, o Signore, il papa Francesco nel suo impegno di padre e pastore del tuo gregge. Fa’ che la franchezza delle sue parole e l’autenticità della sua testimonianza siano una luce che guida i passi di tutti i credenti,

Noi ti preghiamo