sabato 30 marzo 2013

Triduo pasquale - giovedì santo - 28 marzo 2013

 



Dal libro dell’Esodo 12, 1-8. 11-14

«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

 

Salmo  - Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.


Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 11, 23-26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

Gloria e lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Dice il Signore: Vi do un comandamento nuovo,
amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.
Gloria e lode a te, o Signore, re di eterna gloria!


Dal vangelo secondo Giovanni 13, 1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  

 

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il libro dell’Esodo che abbiamo ascoltato nella prima lettura ci descrive come avvenne la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto e l’inizio del suo cammino verso la terra promessa. Anche noi abbiamo ripetuto spesso durante il tempo di Quaresima, in preparazione di questa Santa Settimana di passione, morte e resurrezione del Signore Gesù, che era necessario intraprendere un cammino verso la Pasqua per non restare inermi, se non compiaciuti, nella schiavitù del male al quale spontaneamente così facilmente ci sottomettiamo per conformismo, pigrizia, abitudine.

Sì, anche noi siamo chiamati a compiere un Esodo da noi stessi, le abitudini di sempre, la normalità per giungere alla vera liberazione dal male che è la resurrezione, vittoria definitiva della vita sulla morte.

Questi ultimi giorni del nostro Esodo, giorni di passione, ci ricordano, attraverso le memorie di cui sono carichi, che per raggiungere la vita vera non si può evitare di passare attraverso la croce. Domenica scorsa dicevamo come la croce di Gesù è l’accettazione di una condanna e di un dolore non propri, non meritati, e la conseguente umiliazione accolta, fino alla morte, pur di non lasciare nessun o solo e schiacciato dal male. Ogni famiglia, ci dice il libro dell’Esodo, per fuggire dalla schiavitù dell’Egitto e giungere alla salvezza della terra promessa dovette sacrificare un agnello inerme e segnare col suo sangue lo stipite della porta di casa. Chi non aveva il sigillo di questo sangue non si salvò, e fu destinato a vedere la morte entrare e colpire il primogenito, cioè il futuro che si proiettava avanti a sé. Sì, c’è bisogno che ciascuno si lasci macchiare dal segno del sangue della croce per salvarsi, da quel segno insanguinato che libera dal male e dona la vita vera che non finisce.

Nel libro dell’Apocalisse leggiamo: “Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: "Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?" … "Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; ... Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l'Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi".

Il popolo che Gesù vuole radunare, il gregge di cui vuole essere pastore buono è composto di coloro che lavano le proprie vesti nel sangue dell’agnello, cioè di quel Cristo mite e inerme come un agnello che si è lasciato crocifiggere assumendo su di sé la condanna di colpe non sue. Da questo gesto deriva per ciascuno di noi la vicinanza a Dio, la consolazione e la liberazione da ogni male.

Ma cosa vuol dire lavare le vesti nel sangue dell’agnello? Significa entrare nelle storie di dolore dei poveri e dei disperati che grondano sangue. Dio non parla di un lavaggio attraverso il proprio sangue, cioè la purezza e salvezza di ciascuno non deriva dalla propria sofferenza, della quale tante volte ci compiacciamo, facendone motivo per accampare crediti e sentirci in diritto, davanti a Dio, di essere amati e ricompensati. No, ciò che rende candidi e immacolati è macchiarsi del dolore altrui, delle ferite sanguinanti e a volte purulente di peccato e di male incancrenito delle situazioni che appaiono disperate, di chi è inerme come un agnello ed è schiacciato dalla forza del male.

Il più delle volte invece noi crediamo che le nostre vesti restino immacolate se noi ci asteniamo dal mischiarci col dolore del mondo, con lo sporco dell’umanità dolente e contraddittoria. Gesù, lui per primo, volle sporcarsi le mani e le vesti con la sporcizia dei piedi dei suoi amici, dopo aver accettato di toccare i lebbrosi, di avvicinarsi ai malati scansati da tutti, di parlare con gli indemoniati pericolosi, con le persone poco raccomandabili, di lasciarsi lavare i piedi da una prostituta, di accettare l’invito a pranzo a casa di un poco di buono, truffatore e ladro. Quanto sporco ha toccato Gesù in tutta la sua vita! I suoi vestiti grondano immondizia e sudiciume. Addirittura si macchia con lo sporco di Giuda, al quale lava i piedi, colui che ha già in animo di tradirlo e di facilitare chi voleva toglierlo di mezzo.

Ripetendo questo gesto di Gesù abbiamo voluto anche noi cercare una purezza che non viene dal tenerci alla larga dal male ma anzi, dal comprometterci con la parte peggiore del nostro prossimo, con lo sporco delle loro vite, con le ferite che sanguinano, col dolore. Quelle parti che istintivamente rifuggiamo e che ci sembrano un motivo in più per scansarli. Gesù non evita nemmeno Giuda, anche se sa che lo tradirà, ma nemmeno cede al rifiuto di Pietro che si ritrae, per paura, vergogna, orgoglio. Gesù insite fino alla fine, fino a riuscire a lavare lo sporco di piedi affaticati e feriti dalle pietre delle strade percorse.

Sì fratelli e sorelle, anche i nostri piedi spesso sono feriti dal cammino accidentato della vita e si sporcano facilmente nel percorrere le strade della vita. Ma anche noi, spesso, preferiamo nasconderlo, fare finta di niente o, come Pietro, orgogliosamente negare di aver bisogno che Gesù ce li lavi. È questo il peccato peggiore perché, dice Gesù a Pietro: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Se non ci riconosciamo bisognosi di farci lavare le ferite e lo sporco della parte meno nobile e pubblica di noi stessi, come sono i piedi, vuol dire rifiutare di avere a che fare con lui. Il Vangelo della Passione mette a nudo questo che forse è il paradosso più tragico, e cioè il rifiuto dell’uomo di farsi amare da Dio, ed è questa la condanna peggiore che possiamo infliggerci da noi stessi.

Ma Gesù insiste, e ogni domenica torna, come in quell’ultima cena con i suoi, e si offre corpo e sangue anche a tutti noi, perché accettiamo di farci lavare da lui dal male di cui durante tutta la settimana ci sporchiamo. Non rifuggiamo come Pietro, orgogliosamente convinti che sappiamo già come fare a nascondere lo sporco, a lavarcelo da soli, a fare come sappiamo noi. Accettiamo di lasciarci lavare da colui che ci offre il suo sangue innocente, che come un agnello si lascia prendere e immolare pur di non lasciare i suoi senza pastore. In questo giovedì santo di passione continuiamo allora il nostro esodo, usciamo dall’orgoglio del nostro sentirci a posto, dalla paure del riconoscerci bisognosi di essere lavati e dalla paura di infangarci e sporcarci con le vite di chi non merita la nostra attenzione. È l’unica strada possibile per restare con Gesù, per non allontanarsi da lui e per farci condurre da lui verso la terra promessa della vita vera.

Preghiere

O Signore Gesù che ti chini sui piedi dei tuoi discepoli, insegnaci la tua umiltà

Noi ti preghiamo

O Cristo che ami i tuoi fino alla fine, aiutaci a voler bene in modo gratuito e senza condizioni

Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore perché ci inviti a nutrirci del tuo corpo e sangue per ottenere la salvezza, fa’ che ci accostiamo al tuo altare con animo puro

Noi ti preghiamo

Sostienici nella nostra debolezza o Dio , fa’ che ti restiamo accanto come discepoli desiderosi di imparare da te ad amare anche chi non lo merita,

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Dio del cielo per tutti gli uomini, perché in questi giorni di passione e morte attendano la tua resurrezione con speranza

Noi ti preghiamo


Guarisci o Signore chi è malato, sostieni chi è debole e indifeso, salva l’oppresso,

Noi ti preghiamo.

Proteggi o Dio del cielo tutti i tuoi figli ovunque dispersi, in modo particolare chi è minacciato dalla violenza e dalla guerra,

Noi ti preghiamo


Donaci o Signore il tuo amore, perché come figli affettuosi ti restiamo vicini fin sotto la croce e non fuggiamo impauriti

Noi ti preghiamo

 

 

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