sabato 30 marzo 2013

Triduo pasquale - venerdì santo - 29 marzo 2013


 



Dal libro del profeta Isaia 52, 13 - 53, 12

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.

Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.


Salmo 30 - Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

Ma io confido in te, Signore; +
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.


Dalla lettera agli Ebrei 4, 14-16; 5, 7-9

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. [ Cristo, infatti, ] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

 

Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
Per questo Dio lo ha esaltato
Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!


Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Gv 18, 1-19, 42

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, ci troviamo raccolti in questa serata livida. Anche il cielo, oscurato dalle nubi, sembra partecipare di un dolore grandissimo. Il Signore Gesù è stato messo a morte in modo ingiusto e atroce.

Il racconto del suo arresto, de processo fino alla crocifissione è come un affresco affollato di persone. E come succede sempre, quando tanti sono coinvolti in un avvenimento, sembra che nessuno ne abbia la responsabilità: di chi è la colpa della morte di Gesù?

I farisei e i capi dei Giudei? No, come loro stessi affermano non hanno il potere di mettere a morte nessuno, non sono loro i responsabili.

Pilato e i romani? No, egli stesso afferma che Gesù è innocente, ma è messo alle strette e non se la sente di non consegnarlo alla folla inferocita.

La folla? La folla è mutevole, non ha volto, fa’ quello che gli dicono, non gli si può dare colpa.

Giuda? Ma egli è solo uno strumento usato da altri, anche senza di lui potevano arrestare Gesù.

Pietro e i discepoli che lo abbandonano e rinnegano? Beh, non ci fanno una bella figura, ma nemmeno si può dire che siano i responsabili della sua morte.

Gesù muore per colpa di nessuno, e questo sembra aggiungere ancora assurdità ad una morte così ingiusta e immotivata. Egli aveva beneficato tanti, parlato di pace, predicato giustizia e amore: perché ucciderlo?

Ma, fratelli e sorelle, non è così ogni volta che il male vince? Il male non ha volto, non è in un luogo preciso, non si identifica. È pervasivo: entra dentro i cuori e nemmeno ci si accorge. Di chi è la colpa dei mali di oggi? Chi è responsabile della crisi economica che tanto fa soffrire e che in questi ultimi giorni ha spinto, ad esempio, decine di persone a uccidersi?

Chi ha colpa delle guerre che insanguinano ancora così tanti paesi?

Chi è la causa delle ingiustizie ancora così gravi che caratterizzano il nostro mondo, pensiamo all’assurdità del fatto che le10 persone più ricche d’Italia possiedono quanto 3 milioni dei più poveri e che l’80% della ricchezza del mondo è in mano a l 20 % della popolazione che ne gode.

Ma la colpa, ancora, non è di nessuno. Il mondo va così, le situazioni si presentano e stabiliscono da sé.

È il paradosso e l’assurdo di questa sera.

Anche noi, fratelli e sorelle non siamo migliori né peggiori di tutta quella folla che attornia Gesù nel grande affresco della sua passione. Ci sentiamo come spettatori impotenti del male che travolge la vita di Gesù come quella di tanti altri uomini e donne dei nostri tempi, ma allo stesso tempo non ci sentiamo responsabili. Questo proprio no.

Come uscire da questa situazione assurda: il male c’è ma nessuno è responsabile e nessuno può farci nulla.

Eppure una strada per vincere il male c’è, e, paradossalmente, proprio Gesù ce la mostra. Lui che è veramente l’unico innocente non è spettatore impotente della congiura. Non si tira indietro reclamando la propria estraneità ai fatti. Il suo modo per vincere il male è farsene carico. Ci dice il profeta Isaia, parlando della figura del servo sofferente che rappresenta in modo mirabile la figura di Gesù,: “egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.” Sì, Gesù ha vinto il male facendosene carico in prima persona, anche se non era colpa sua, anche se non era un dolore suo, anche se la croce che porta non è la sua. E dal male Gesù si è lasciato schiacciare, fino alla morte, ma non è vinto. Nel Credo affermiamo come Gesù, una volta sepolto discende agli inferi. Sì, egli vuole completare la sua missione e farsi carico del peso del dolore di tutti gli inferni del mondo, di tutti gli abissi di male e di sofferenza.

Per questo Gesù non è vinto. Sì agli occhi del mondo è vinto, sulla croce e nella tomba, ma noi sappiamo che la sua vita gli è stata restituita ancora più forte, eterna e vittoriosa, nella resurrezione.

Fratelli e sorelle, questa stessa via si apre per noi. La via di vincere il male facendocene carico. Non basta mantenersi giusti, Pilato lo era; non basta tenersi alla larga dei guai, i discepoli se ne vanno subito; non basta lamentarsi, come le donne sulla via verso il Calvario; non basta sentirsi a posto, i Giudei applicavano la legge; ecc… Tutti sono schiavi della forza del male e tutti se ne fanno partecipi e collaboratori. Solo uno lo vince e non ne diviene schiavo, perché non lo evita e non lo sfugge, ma se lo fa entrare dentro, portandone il peso sulle spalle, come la croce.

Fratelli e sorelle questa è la strada che la croce indica anche a noi: possiamo vincere il male se non lo fuggiamo. Quando incontriamo un fratello o una sorella, una situazione, un luogo, in cui il male pesa e schiaccia, non fuggiamo via sentendoci onesti e non responsabili, ma entriamo dentro quelle vite, sopportiamone il peso con amore. È la “compassione”, cioè la capacità di soffrire assieme al fratello. Sì, forse ci sembrerà all’inizio di restare schiacciati da quel peso così forte, ma in realtà è il Signore a portarlo. Ci sembrerà una croce insopportabile, ma, come dice Gesù stesso, se ce la poniamo almeno un po’ anche noi sulle nostre spalle sentiremo che il peso è Gesù a portarlo e anzi ne saremo sollevati e tirati avanti con lui: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero". (Mt 11,29-30)

È questo il mistero che siamo chiamati stasera a contemplare, un mistero di una morte senza colpevoli  e di una vittima che caricandosi di una croce non sua, perché non meritata, ha vinto il male più grande, la morte.

 

 

 

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