sabato 3 ottobre 2026

Festa di San Francesco - 4 ottobre 2026

 


Dal libro del Siracide 50, 1.3-7

Ecco chi nella sua vita riparò il tempio, e nei suoi giorni fortificò il santuario. Ai suoi tempi fu scavato il deposito per le acque, un serbatoio ampio come il mare. Premuroso di impedire la caduta del suo popolo, fortificò la città contro un assedio. Come era stupendo quando si aggirava fra il popolo, quando usciva dal santuario dietro il velo. Come un astro mattutino fra le nubi, come la luna nei giorni in cui è piena, come il sole sfolgorante così egli rifulse nel tempio di Dio.

 

Dal Salmo 15 - Tu sei, Signore, mia parte di eredità.

 Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.

 

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,

sta alla mia destra, non potrò vacillare.

 

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati i6,14-18

Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.  

 

Alleluia, alleluia, alleluia.

Francesco, povero e umile,

entra ricco nel cielo,

onorato con inni celesti.

Alleluia, alleluia, alleluia.

  

Dal vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, oggi festeggiamo la memoria di S. Francesco d’Assisi. La nostra città, ed anche la nostra parrocchia, è stata visitata da Francesco e oggi celebriamo questo figlio della terra umbra che ci è caro, tanto umile e piccolo agli occhi del mondo, quanto grande a quelli di Dio.

Il Vangelo di Luca ci riporta le parole di Gesù: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.” Sì, le cose di Dio restano nascoste a chi le cerca con uno sguardo “esperto” e “sapiente”, anche se la nostra ricerca è sincera, poiché le “cose di Dio” non sono una conoscenza ma innanzitutto un’esperienza. Non si conosce il Signore, se non lo incontriamo, non si capisce il Vangelo se non lo viviamo, non riconosciamo nell’altro un fratello o una sorella se non lo/la guardiamo negli occhi e non l’amiamo così come è.  È la via della “minorità”, come la chiamò Francesco quando la intraprese da giovane di Assisi, lui che era abituato a guardare gli altri e il mondo dall’altezza della sua sfarzosa cavalcatura e con gli occhi della sua cultura borghese medievale, elitaria e fondata su un solido senso della sua ricchezza e del suo ruolo sociale.

Lui che conosceva come andava il mondo, come comportarsi per primeggiare ed emergere nella cerchia di quelli che contavano nella città, si fece piccolo e umile, sbarazzandosi del peso ingombrante delle “sapienze” del mondo.

Ma come avvenne questo cambiamento così netto nel modo di vivere di Francesco?

I biografi ci riportano alcune tappe fondamentali.

La prima fu quando Francesco dopo essere partito a cavallo con gli altri giovani di Assisi per una delle tante campagne militari che contrapponevano le principali città umbre per il predominio sul territorio, usci dalla battaglia disarcionato, ferito, umiliato, sconfitto, in pericolo di vita, carcerato. Cioè lui che della guerra aveva una concezione eroica ed esaltante ne conobbe il lato oscuro e spaventoso, quello delle vittime. Questo cambiò radicalmente il modo di vedere la realtà, assumendo quello della vittima di guerra. Questo fu forse il primo radicale cambiamento di “punto di vista” dal quale Francesco iniziò a guardare la vita con occhi diversi.

Questa nuova visuale emerse con forza, dopo che fu tornato ad Assisi, quando incontrò alcuni lebbrosi: “il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo.” (Testamento, Fonti Francescane 110) Francesco, sulla spinta del Signore, cioè seguendo il suo esempio e insegnamento, non sfugge lo sguardo di quelli che all’epoca erano gli ultimi degli ultimi, i lebbrosi, e avvicinandosi ad essi sperimenta la “dolcezza” del volergli bene, una dolcezza spirituale ma anche concreta, una felicità diversa. Quelli che dall’alto della cavalcatura o dalla finestra di casa apparivano come qualcosa di spregevole, più simile ad un animale che ad una persona, incontrati a tu per tu mettendo il proprio sguardo nel loro, il proprio cuore accanto al loro, manifestavano tutta la loro umanità sofferente e umiliata, desiderosa di cura, consolazione, compagnia e affetto.

Infine, vagando per le campagne di Assisi, Francesco si imbatté nella chiesetta di S. Damiano e lì ebbe un incontro con Gesù crocefisso che gli parlò. Quel Gesù maltrattato e ferito con crudeltà assomigliava così tanto ai lebbrosi di cui era diventato amico, tanto che da immagine abituale e scontata (chissà quante volte aveva visto un crocefisso!) diventa una persona che gli parla. Il Vangelo di Gesù ascoltato attraverso l’esperienza dell’essere vittima di guerra, della prigionia e del dolore, dell’incontro con i poveri parla alla sua vita e al suo mondo, non è più una lettera muta e sepolta nel passato.

Care sorelle e cari fratelli, Francesco è un uomo grande e un esempio anche per noi. Come dicevo all’inizio, i suoi occhi seppero leggere e capire il messaggio del Vangelo in profondità, ma non per la sua cultura o intelligenza, ma perché lo ascoltò e lo lesse con occhi da piccolo e da povero. Sembra strano ma, come fu per Francesco, anche noi non riusciremo mai a sentire parlare il nostro Dio, ferito e maltrattato sulla croce, se non dopo averlo incontrato nelle persone umiliate e sconfitte dal male. Non esistono altre vie alternative.

Care sorelle e cari fratelli. Nel nostro tempo si diffonde una cultura della forza che c’insegna a guardare la realtà con occhi da vincitori. Da italiani ci insegna a guardare con disprezzo chi è straniero; da sani ci insegna a guardare con superiorità chi è malato, fino a dire che per essi è meglio morire; da riusciti ci insegna a giudicare meritevoli di fare una brutta fine chi sbaglia, chi fallisce, chi non ha la forza di competere, chi è caduto in basso. Cresce la smania di liberarci di tutti quelli che ci ricordano la fragilità, la debolezza, la piccolezza, la smania di imporre la propria volontà di potenza e di sopraffazione.

La nostra tentazione è fare nostro questo sguardo da vincitore e non essere quindi più capaci di incrociare quello dei vinti. Ma lo sguardo di Gesù è quello di un vinto: crocifisso, umiliato, ucciso. La sua vittoria è sempre stata sul male, mai su una persona, sulla malattia e sul peccato, mai su un uomo o su una donna.

Se non assumiamo lo sguardo di Francesco, che è quello di Gesù, avremo perso la nostra umanità e con essa la possibilità di salvarci. Seguiamo allora la sua via umile e felice: scendiamo dal cavallo dei nostri pregiudizi e paure, facciamo nostro lo sguardo dei vinti, delle vittime delle guerre, dei malati, degli umiliati della terra, rifiutiamo la cultura e l’atteggiamento da vincitore e scopriremo la grandezza e la bellezza delle “cose di Dio” che egli nasconde ai sapienti e ai dotti e rivela ai piccoli.

 

 

Preghiere 

 

O Signore ti ringraziamo per la testimonianza che ci giunge dalla vita di Francesco di Assisi. Aiutaci ad essere come lui umili servitori dei fratelli e delle sorelle e amici dei poveri.

Noi ti preghiamo

  

Aiutaci o Dio del cielo a vivere con gratitudine il dono della tua Parola. Fa’ che ascoltandola e vivendola fedelmente sappiamo vincere il senso di superiorità e lo sguardo da vincitore che ci allontana da te,

Noi ti preghiamo

 

Aiuta o Signore quanti vivono con sofferenza schiacciati dal peso della povertà. Per le famiglie in difficoltà, i disoccupati, per chi è straniero, senza casa e sostegno,

Noi ti preghiamo

  

Soccorri o Padre del cielo i popoli che sono in guerra e sconvolti dalla violenza fratricida. Fa’ che non manchi loro il tuo sostegno nel pericolo e il dono prezioso della pace,

Noi ti preghiamo

 

Guida o Dio e illumina i passi di coloro che annunciano il Vangelo con le loro parole e azioni. Fa’ che l’esempio di chi è tuo discepolo indichi a tanti la via verso la vita piena del tuo Regno,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore Gesù perché quanti fuggono da violenza e miseria trovino accoglienza nelle nostre città. Tu che, appena nato, sei dovuto fuggire in terra straniera dalla persecuzione di Erode, proteggi chi oggi compie viaggi rischiosi per terra e per mare.

Noi ti preghiamo.

 

Proteggi o Dio tutti i cristiani che vivono in difficoltà per la persecuzione o la durezza della vita. Fa’ che il conforto del tuo amore li incoraggi a restare fedeli al tuo nome e li sostenga nelle prove,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo o Signore Gesù per il nostro papa Leone che alla guida del tuo gregge ti celebra risorto e vicino alle nostre vite. Aiutalo ad essere un padre buono e un testimone credibile del Vangelo,

Noi ti preghiamo