sabato 17 ottobre 2026

XXIX domenica del tempo ordinario - Anno A - 18 ottobre 2026

 


Dal libro del profeta Isaia 45,1.4-6

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri».

 

Salmo 95 - Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1,1-5b

Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.  Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Risplendete come astri nel mondo,
tenendo alta la parola di vita.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?» Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci mostra Gesù che insegna a Gerusalemme, mentre le autorità religiose non nascondono il loro fastidio per quell’uomo che insegnava la fede antica di Israele in un modo nuovo.

Quelle persone colte e autorevoli cercano di cogliere Gesù in contraddizione su di un tema spinoso, quello del tributo imposto dagli odiati romani, i potenti colonizzatori di quei tempi. Ogni possibile risposta conteneva un tranello: se avesse detto che non bisognava dare il tributo si sarebbe proposto come un rivoluzionario che istigava alla ribellione contro il potere costituito; se invece diceva che era giusto darlo avrebbe offeso il desiderio di libertà dei giudei.

Quante volte anche noi ci sentiamo stretti fra scelte opposte e inconciliabili? È giusto fare qualcosa per gli altri, ma ci sono le responsabilità nei confronti dei miei. È giusto essere generosi, ma bisogna anche essere prudenti e limitarsi. Sappiamo cioè che bisognerebbe agire in un certo modo, ma motivi altrettanto seri ci consigliano di non farlo. È l’eterno dilemma che conduce alla conclusione che non si può vivere a pieno il Vangelo, che è qualcosa di impossibile da realizzare nella vita concreta e bisogna accontentarsi di compromessi e aggiustamenti.

Gesù davanti al dilemma che gli viene proposto risponde non con un compromesso che non scontenti nessuno, piuttosto, parte dall’immagine di Cesare che è impressa sulla moneta, simbolo del potere politico di allora. Essa ci spinge a competere con il potere di questo mondo su ciò che lui stesso ha inventato per rafforzare il proprio dominio. La moneta, infatti, altro non è che uno straordinario strumento di potere. Attraverso di essa si esercitano il dominio, il possesso, l’asservimento, lo sfruttamento delle cose e delle persone. Grazie ad essa l’uomo ha la pretesa di affermare che tutto ha un prezzo, e che la vita è un mercato nel quale tutto si può comprare o vendere e che lo scopo primario dell’esistenza è guadagnare. Gesù afferma che non vale la pena sottomettersi a questo potere di compravendita e passare la vita a cercare di contenderselo: lasciate a chi crede che la felicità sia nel conquistare questo potere la falsa soddisfazione di esercitarlo mercanteggiando su tutto.

Aggiunge poi di rendere invece “a Dio quel che è di Dio.” Ma che cosa è “di Dio”?

Nel sentire moderno tutto è dell’uomo: i suoi pensieri, le sue azioni, i suoi beni, le sue doti, le sue conquiste, le sue opere, ecc… Possediamo persino i processi vitali, dato che la tecnologia li sta sempre più efficacemente controllando e surrogando. Anche l’intelligenza, cioè ciò che distingue l’uomo dalle altre creature, può essere artificiale. Tutto è in nostro possesso perché è sotto il nostro controllo, in nostro potere! Cosa resta “di Dio”?

Il libro della Genesi esprime una diversa visione del mondo e dell’uomo. Nel suo racconto l’uomo e tutto quello che ha a sua disposizione non è propria opera o possesso, ma è una creazione di Dio che gratuitamente gliela affida in custodia. Dio ha impresso sul creato la propria immagine, come Cesare ha fatto sul denaro. L’immagine di Dio impressa sull’uomo e sulla natura è la bellezza, l’armonia, la bontà, e, dopo averla fatta esistere, Dio ce l’ha offerta. Attraverso questo dono Dio dimostra che non esercita un possesso geloso sul creato, ma il potere generoso del dono e dell’amore gratuito per esso.

Per questo di niente della nostra vita e del creato l’uomo può vantarsi di essere padrone assoluto, nemmeno dei beni acquisiti, insegna la dottrina cattolica, perché tutto ha impresso l’immagine di Dio e l’uomo ne è solo il custode e l’amministratore per il bene di tutti. La vita di nessuno si compra e si vende, neppure con la somma più grande del mondo. Su di essa ciascuno esercita un potere relativo, è a propria disposizione, possiamo usarla per il bene o per il male, ma non la possediamo. Dice Gesù: “chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?” (Mt 6,27)

Non possiamo acquistare la nostra vita e non possiamo venderla, l’unica cosa che possiamo fare della nostra vita è donarla. Per questo Gesù dice “rendete a Dio”, cioè restituite a lui quello che vi ha donato.

È quello che ha fatto Gesù con la sua vita: l’ha donata, ricevendola indietro rafforzata e resa eterna con la resurrezione.

Rendere a Dio la vita significa dunque non risparmiarla ma rischiare nel regalarla. La vita regalata si moltiplica e ritorna a Dio. La vita gelosamente conservata e messa al sicuro dentro la cassaforte di un cuore chiuso deperisce e muore.

Della nostra vita, ricevuta in dono, dobbiamo rendere conto ogni giorno su come la spendo, se l’ho umiliata, oppure l’ho esaltata nella sua bellezza più profonda e autentica, come una fiamma che se comunicata aumenta la sua luce e il suo calore.

Il giudizio è quotidiano. Non sfuggiamolo con l’illusione del potere di comprare e vendere tutto, riconosciamoci invece forti solo dell’unico grande potere che abbiamo, quello di donare la vita e, così facendo, di salvarla rendendola duratura per l’eternità.


Preghiere 

 

O Signore nostro, Dio onnipotente, ti ringraziamo per il dono della vita e di tutto quello che abbiamo a disposizione per mantenerla. Fa’ che non la sprechiamo conservando questo tesoro solo per noi stessi,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù, insegnaci a far fruttare il dono della vita spendendola per il bene di tutti e a moltiplicarla rendendola utile a molti,

Noi ti preghiamo

 

Salva o Signore i popoli della terra umiliati in una condizione di oppressione dal potere economico, politico e militare. Fa’ che la libertà dell’amore e della fede riscatti quanto oggi sono in amara schiavitù,

Noi ti preghiamo

  

Ti preghiamo, o Padre onnipotente, aiutaci ad ascoltare con disponibilità il Vangelo perché facendolo entrare nei nostri cuori e mettendolo in pratica salviamo la nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

Ascolta o Dio la preghiera di chi è nel bisogno. Libera tutti quelli che sono colpiti dalla violenza della guerra. Dona a tutti una prospettiva serena di un futuro di pace e sicurezza.

Noi ti preghiamo

  

Soccorri o Padre del cielo quanti fuggono da guerra e miseria cercando un approdo sicuro nei Paesi dove c’è pace e benessere. Perché ovunque nel mondo le comunità dei credenti divengano casa e famiglia dei senza casa e senza famiglia,

Noi ti preghiamo.

 

Guida o Signore gli uomini di buona volontà perché la casa comune del creato sia amata e rispettata da tutti e le sue risorse utilizzate con rispetto e lungimiranza,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Signore Gesù il papa Leone dal male e donagli una piena guarigione, perché torni presto a guidare con sapienza e generosità il gregge dei tuoi figli,

Noi ti preghiamo

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