domenica 12 maggio 2013

Ascensione - 12 maggio 2013


Dagli atti degli apostoli 1,1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

 

Salmo 46 - Ascende il Signore tra canti di gioia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché temibile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.


Dalla lettera agli Ebrei 9,24-28; 10,19-23

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza. Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo gior­no, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la festa di oggi ha del paradossale, festeggiamo infatti il fatto che Gesù ha lasciato la terra ascendendo al cielo. Da quel giorno la terra ci appare infatti “vuota di Dio”. E’  quell’assenza, cui abbiamo già fatto cenno altre volte, che caratterizza l’esistenza umana da quel giorno di cui ci racconta il Vangelo di Luca: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Sì, la presenza di Dio fra gli uomini non è qualcosa di scontato o naturale. Dio Padre non si presenta come uno spirito che aleggia un po’ qui e un po’ là, ma come una persona, sempre disponibile a incontrare l’uomo, anzi desideroso che quell’incontro si verifichi, tanto da provocarci incessantemente ad incontrarlo e a stare con lui, ma non sempre presente, lo vogliamo o meno, in mezzo a noi. L’ascensione di Gesù ci indica proprio questa realtà fondamentale, e cioè che Dio si fa presente a chi lo invoca, lo cerca, persino a chi lo forza e in qualche modo lo “obbliga” a venire a sé, ma non è presente per natura. D’altronde era così anche nella Palestina di Gesù: quanti, pur vivendo accanto a lui, non lo hanno incontrato e lo hanno volutamente ignorato? Addirittura molti lo hanno voluto togliere di mezzo fisicamente e definitivamente, crocifiggendolo.

Ma il mondo, senza Dio, è destinato a crollare su se stesso. Il vangelo di Matteo infatti ci narra come, alla morte di Gesù, “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono” (Mt 27,51-52). È questa l’esperienza che facciamo anche noi: quando una società, un gruppo o anche un individuo si chiude a Dio e lo elimina dalla propria vita, il suo mondo vacilla e crolla. Per questo ci si affanna a cercare certezze che ci diano un senso di solidità: ruoli sociali, beni materiali, forza e piacevolezza fisica, ecc… in un mondo che vacilla ci si affida alla forza illusoria delle certezze per trovare un appiglio a cui aggrapparsi per non cadere giù. Ma serve? Fino a quando dura e poi, sono vere certezze?

Ci chiediamo allora cosa possiamo fare e a cosa possiamo affidarci per avere un terreno solido su cui poggiare.

Il brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato ci aiuta a comprenderlo. Innanzitutto: “Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.” Cioè il Signore, come abbiamo ripetuto spesso in queste domeniche dopo la Pasqua, non è vinto dalla forza di chi vuole eliminarlo. Il suo amore non è sconfitto, anzi vince la morte, scardina la tomba in cui lo si voleva circoscrivere e limitare. Il modo con  cui gli uomini hanno sempre cercato di far fuori Dio dal mondo è quello di dimostrare l’impotenza del suo amore. Paradossalmente l’uomo ha sempre cercato, e ancora lo fa, di dimostrare che l’amore di Dio non c’è perché egli non eliminerebbe le situazioni in cui l’uomo è chiamato a viverlo. Cioè si accusa Dio di non voler bene all’uomo perché lo lascia in balia del male e del dolore, mentre in realtà sono proprio le situazioni di male e di dolore che provocano l’uomo a desiderare e invocare la presenza di Dio e a chiedergli di essere aiutato a vivere il suo amore. Dio stesso infatti non ha evitato il dolore, ma lo ha vinto. Gesù non ha scansato la morte, ma l’ha resa impotente con la forza del suo voler bene fino in fondo, sempre e comunque. È questa la via che indica anche a noi: il suo amore che si fa presente accanto a noi non consiste nel porci al riparo del male, ma nel darci la forza di vincerlo col bene e con l’amore. In ciò si manifesta la sua presenza potente e gloriosa. Si tratta di quel “battesimo in Spirito Santo” che Gesù promette, cioè l’immersione nella forza travolgente del suo amore, non per renderci invulnerabili e insensibili al male, come supereroi mitologici, ma sensibili e pronti a farsi carico del male, come Gesù, perché certi che la presenza di Dio nel suo Spirito ci rende vittoriosi e ci dona la vita vera che non finisce.

Questo, fratelli e sorelle, è il modo con cui possiamo vincere il “vuoto di Dio” cui facevo cenno e che a volte ci sgomenta davanti al mondo. Gesù infatti, prima di ascendere e lasciare i suoi col suo corpo, presenta loro la prospettiva larga del Regno di Dio e l’esigenza di coinvolgere nella sua costruzione tutti gli uomini della terra. È quel traguardo di vita eterna e piena in cui Dio si fa compagno e abita con gli uomini, come dice Giovanni descrivendo la Gerusalemme celeste che vede scendere dal cielo. Potremmo dire, schematicamente, che Gesù sale al cielo perché il cielo possa scendere sulla terra, perché tutto il mondo sia trasfigurato in un luogo di pace e gioia piena.

Come giungere a questo traguardo? Domenica prossima celebreremo la Pentecoste, cioè l’invasione dello Spirito che riempie il vuoto e colma ogni assenza di amore. C’è bisogno però di prepararci a questa irruzione potente dell’amore di Dio, non guardando impotenti il cielo, come fecero gli apostoli dopo l’ascensione di Gesù, sgomenti del vuoto lasciato; non restando nel villaggio dei propri pensieri e preoccupazioni, nell’orizzonte circoscritto dell’io; piuttosto, guardando al fratello e  alla sorella, restando dentro la città, mescolati alla vita degli uomini, cioè proprio lì dove più forte si fa sentire il bisogno di quell’amore che sconfigge il male e la morte con la forza del bene. La passione con cui lavoreremo perché il bene si affermi è il modo con cui invocare lo Spirito, ed egli non si rifiuta a chi lo cerca con sincerità d’animo e amore appassionato. Sia questo anche il nostro modo di vivere in questo tempo che ci prepara alla Pentecoste, perché incontriamo anche noi Dio nel suo Spirito che illumina, scalda e dà forza agli uomini.

Preghiere

O signore ti ringraziamo perché desìderi vivere con noi uomini, nonostante il nostro tradimento e peccato. Aiutaci ad accoglierti sempre con gioia,

Noi ti preghiamo


O Dio Padre del cielo e della terra, riempi del tuo Spirito la terra, perché venga presto il tuo Regno di pace, giustizia e gioia senza fine,

Noi ti preghiamo

Donaci o Signore un cuore aperto al soffio dello Spirito e disponibile ad accogliere il Vangelo, perché ovunque noi viviamo possiamo portare consolazione, pace e concordia,

Noi ti preghiamo

Ti invochiamo o Dio aiutaci a vivere la passione per il fratello e la sorella, perché nessuno sia per noi estraneo o nemico, ma ogni incontro sia occasione per vivere e testimoniare il tuo amore per gli uomini,

Noi ti preghiamo


Consola o Padre del cielo chi è nel dolore. Per i malati, gli anziani, per chi è senza casa e famiglia, per le vittime della guerra e della violenza, per i prigionieri. Ti preghiamo dona guarigione e salvezza a tutti,

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo i Dio per noi tuoi figli, apri, illumina e scalda le nostre vite, perché ripieni del tuo amore sappiamo farci vicini a chi è nel bisogno e soccorrere chi è povero e solo,

Noi ti preghiamo.

Ti invochiamo o Signore, manda il tuo Spirito sulla chiesa dei tuoi discepoli, perché la vita di chi segue la tua via sia sempre conforme al Vangelo e fonte di bene per il mondo,

Noi ti preghiamo

Sostieni o Padre misericordioso papa Francesco e tutti coloro che guidano il gregge dei tuoi discepoli. Dona ad essi fede ed amore, perché con le parole e le azioni indichino in te la fonte della vita vera e il traguardo della felicità senza fine,

Noi ti preghiamo

 

giovedì 9 maggio 2013

VI domenica del tempo di Pasqua - 5 maggio 2013


Dagli Atti degli Apostoli 15, 1-2. 22-29

In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl’idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

 

Salmo 66 - Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

 

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.


Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 10-14. 22-23

L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Se uno mi ama, osserva la mia parola

e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Giovanni 14, 23-29

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Commento

Cari fratelli e  care sorelle, la liturgia oggi ci riporta all’ultima cena propo­nendoci un brano tratto dal grande discorso fatto da Gesù ai suoi nel cenacolo. Quelle parole furono pronunciate da Gesù per confortare quella prima piccola comunità di discepoli che di lì a poco sarebbero passati attraverso la grande prova della sua passione e morte.

Gesù, che sa che lascerà col suo corpo il mondo e parla della presenza di Dio nella vita del credente e della comunità, perché sa quanto è facile che i suoi discepoli, una volta da soli, si dimentichino di lui e siano come riassorbiti dalla vita di prima. Questo è sen­za dubbio uno dei rischi della nostra stessa vita e di ogni esperienza religiosa. Il rapporto con Dio è il cuore della vita di ogni uomo, ma spesso esso non trova posto nelle nostre giornate, perché preferiamo riempirle di tutt’altro.

Alcuni dicono: Dio è ovunque, non c’è bisogno di andare in chiesa per pregare. Certo, ma noi rischiamo così di dimenticare che Dio è una persona e che si è incarnato e che i luoghi non sono indifferenti. Esiste una dimensione fisica che è rilevante, come lo è per i nostri rapporti personali. Non è lo stesso se una persona la incontro al bar, per la strada, in mezzo al caos e al frastuono, oppure in casa, in un luogo tranquillo e in cui è piacevole stare. Lo stesso è per il nostro incontro con Dio. Infatti fin dall’inizio della storia dell’umanità, Dio si è sempre preoccupato di indicare il luogo della sua presenza in mezzo agli uomini. Nel tempo difficile del viaggio del popolo di Israele nel deserto, quei lunghi 40 anni di cammino, Dio è sempre stato presente in mezzo al suo popolo e il luogo della sua presenza era l’arca dell’alleanza racchiusa nella tenda. Poi una volta arrivati nella terra promessa Dio abitò nel tempio nella città santa di Gerusa­lemme. Con la nascita di Gesù è lui stesso che diventa il luogo in cui Dio è presente fra gli uomini, in modo pieno, e tale resta per tutti i tempi. 

Ma come facciamo, a tanti secoli di distanza, a sentire vicina e reale questa presenza di Gesù in mezzo a noi? Il vangelo che abbiamo ascoltato oggi ci offre una risposta a tale domanda: «Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Dio cioè abita non più in una tenda accanto al popolo o nel tempio al centro della città ma direttamente “presso” di noi. E’ voler bene a Gesù che ci fa essere assieme a Dio. Ma come facciamo ad amare uno che non si vede? È sempre il vangelo che ci indica come: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”. Voler bene a Dio si esprime dunque principalmente nell’ascoltare e nel vivere la sua Parola.

Ma allora quanto sono preziose le occasioni in cui possiamo accostarci alla Parola di Dio! Prima fra tutte la Liturgia. La domenica a Messa infatti tutto ruota attorno alla Parola di Dio: le preghiere stesse della Liturgia sono intessute di Parola di Dio, la Scrittura viene letta e commentata, perché tutti possano farla scendere e restare nel proprio cuore, e infine quelle stesse parole ripetute rendono presente tra di noi il corpo e sangue di Gesù. Se noi partecipiamo alla Messa Dio starà con noi, e non solo la domenica, ma per sempre.

E’ una indicazione semplice e concreta che ci rende tutti in grado di vivere assieme a Dio, perché oggi, a differenza dell’antico Israele, il luogo della presenza di Dio (qui risiede la straordina­rietà del cristianesimo!) è la vita stessa di chi ascolta e met­te in pratica il Vangelo. Chi ascolta e mette in pratica il Vangelo infatti rende presente Dio in ogni momento e in ogni luogo in cui si vive.

È l’esperienza che facevano le prime comunità cristiane, di cui abbiamo sentito nella prima lettura: Paolo, Barnaba, Sila, Barsabba, sono tutti discepoli che hanno dato ascolto alla Parola del Signore Gesù e l’hanno vissuta. Per questo le loro parole e la loro stessa presenza suscita la fede delle comunità presso le quali si recano e sana i dissidi e le divisioni che il male vuole suscitare nel loro seno. Così possiamo essere anche noi. La presenza di cristiani che ascoltano e vivono il vangelo cambia non solo la loro vita personale, ma le persone che incontrano e i luoghi in cui vivono.  

E’ questa la forza di cambiamento e di novità che la resurrezione di Gesù ci comunica. Ma quanto sono forti le obiezioni che ci vengono spontanee davanti alle parole del Vangelo! Pensiamo che sono parole troppo difficili ed esigenti, che non sono per noi gente comune, che non ci conviene viverle perché ci si rimette e rischiamo di finire male. Eppure proprio da quelle parole ci viene la salvezza della nostra vita che è godere della compagnia del Signore che veglia su di noi e ci preserva da ogni male.

Noi spesso ci lamentiamo della nostra vita e del male in cui sembra sprofondare sempre più il mondo: tutto è confuso e senza prospettive di bene. Ma l’Apocalisse di Giovanni ci offre una visone diversa: “L’angelo mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, … Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

È la prospettiva in cui vive il cristiano dopo la Resurrezione di Gesù. C’è una luce che illumina il buio e guida i nostri passi. È l’amore vissuto concretamente e profondamente a farci essere non solo vicini o alla presenza di Dio, ma addirittura una famiglia con lui, concittadini e coabitanti.

Cari fratelli e sorelle, siamo alle soglie della grande festa di Pentecoste che ricorda il dono dello Spirito ai discepoli e che ci richiama la necessità di aprirci anche noi al dono dello Spirito che è l’amore di Dio. Lo Spirito è Dio, perché, come dice Giovanni, “Dio è amore”. Facciamo spazio dentro di noi allo Spirito di amore. Esso è concreto, fatto di gesti, preoccupazioni, decisioni, lavoro, impegno. Voler bene a un figlio, lo sanno bene le madri e i padri, è un gran lavoro, non solo sentimento. Così, vivere l’amore non è solo un sentimento o una ispirazione, ma è lavoro, impegno, azione concreta. Ricevere il dono dello Spirito non significa allora mettersi in estatica attesa di ispirazione ma darsi da fare. Lo Spirito viene in chi ne ha bisogno per sostenere il suo sforzo di amore per gli altri. Chi non fa nulla che bisogno ne ha?

Accogliamo allora l’invito che oggi la Scrittura ci fa e diveniamo anche noi il luogo in cui Dio abita volentieri, in maniera stabile e manifesta. Ascoltiamo l’invito della sua Parola a farci operatori del suo voler bene, senza limiti né resistenze, a tutti ed in ogni momento, e Dio abiterà con noi con la forza del suo Spirito, il calore e la luce della sua intelligenza d’amore.

 

Preghiere

O Signore nostro Dio ti ringraziamo perché torni ogni domenica a visitarci e resti assieme a noi. Aiutaci ad accoglierti con cuore aperto e disponibilità.

Noi ti preghiamo

O Padre del cielo che hai accompagnato con il tuo amore senza fine la vita degli uomini fin dal primo giorno, resta con noi anche in questo tempo difficile in cui tanti uomini e tante donne hanno bisogno della tua guida e del tuo sostegno.

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore Gesù per i ragazzi che oggi ricevono per la prima volta il tuo corpo e sangue. Dona loro di restare sempre tuoi figli docili e discepoli fedeli.

Noi ti preghiamo


Perdona o Dio la durezza del nostro cuore ogni volta che rifiutiamo di seguire il tuo insegnamento. Aiutaci ad ascoltare il Vangelo con attenzione e a viverlo con docilità.

Noi ti preghiamo

 
Aiuta o Padre misericordioso tutti gli uomini che ti invocano nel momento del bisogno: per gli ammalati, gli anziani, per chi è senza casa e famiglia, per chi è prigioniero e vittima della guerra e della violenza. Sostienili nella difficoltà,

Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Signore quanti annunciano e vivono il Vangelo. Fa’ che presto ogni uomo e ogni donna della terra possa ascoltare l’annuncio della salvezza che sei venuto a portare al mondo.

Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti i nostri cari, per chi ci è a cuore. Guida chi è disperso, incoraggia chi è confuso e incerto, sostieni chi è nel bisogno,

Noi ti preghiamo

Sostieni o Spirito di Dio il Santo Padre Francesco, perché con l’umiltà e la semplicità delle sue parole e azioni ispiri in tutti i cristiani il desiderio di esserti più vicini,

Noi ti preghiamo

 

 

 

giovedì 25 aprile 2013

V domenica del Tempo di Pasqua - 28 aprile 2013





 

Dagli Atti degli Apostoli 14, 21b-27

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto. Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

 

Salmo 144 - Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.


Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 1-5

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 13, 31-33a. 34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa dicevamo che il tempo di pasqua è un’occasione importante per fermarsi a capire come la resurrezione del Signore Gesù può portare una novità decisiva nella nostra vita. Anche oggi infatti abbiamo ascoltato dall’Apocalisse di Giovanni apostolo che la venuta del Signore risorto non lascia niente come era prima: “Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose.” Non è una cosa banale né scontata, perché noi siamo abituati dalla cultura consumista del nostro tempo a vivere le esperienze forti come emozioni brevi, che lasciano una traccia debole, protesi a quello che avverrà dopo, alla prossima occasione. Il Vangelo però ci invita a vivere un ritmo diverso, scandito non dai nostri stati d’animo passeggeri ma dal susseguirsi dei fatti della vita di Gesù e, soprattutto, nella prospettiva di un traguardo finale, del tempo del regno di Dio in cui tutto sarà definitivamente reso nuovo. Ogni Pasqua allora è nella nostra vita un passo che ci avvicina a quel giorno definitivo e  non una ripetitiva e scontata scadenza del calendario.

Tutto però sembra contraddire questa realtà. Il mondo sembra andare in direzione opposta e tirarci indietro dal traguardo della realizzazione del Regno in cui il bene troverà il suo compimento definitivo.

Pensiamo a quanto il mondo attorno a noi ci sembra invischiato nelle spire della forza di un male che si fa strada e possiede le vite. Dai drammi della disoccupazione e della crisi economica che coinvolge tanti attorno a noi fino allo scoppio della violenza cieca nelle guerre e nel terrorismo mondiale. Anche gli apostoli nel tempo dopo la resurrezione vivevano in un mondo difficile, tanto che se ne stavano a porte chiuse al riparo dalla durezza della vita.

Abbiamo ascoltato nella seconda lettura le parole della visione che Giovanni ebbe nell’isola di Patmos: era esiliato, perseguitato, segregato in una isola dispersa nel mare, provato dalla durezza di una vita difficile. Eppure ha una visione larga: la nuova Gerusalemme che scende dal cielo. Giovanni è il modello del cristiano che non è prigioniero della difficoltà del presente ma sa posare lo sguardo sul futuro che Dio prepara per l’uomo. La Gerusalemme celeste è infatti il luogo della convivenza con Dio (Dio è detto infatti “Dio con noi”) e il luogo della fine di ogni sofferenza: “non ci sarà più lutto né lamento né affanno”.

Ma come possiamo noi avere una visione? siamo gente concreta e poco portata al misticismo.

Non si tratta di una visione mistica, bensì di qualcosa di già reale: Il regno di Dio infatti entra nelle porte chiuse di una esistenza spaventata delle difficoltà della vita, come Gesù nel cenacolo che dice ai discepoli spaventati: “Pace a voi”, e lo fa regalandoci uno spazio di pace che è la liturgia della domenica. 

Sì, la liturgia domenicale è la pregustazione di un angolo di quel Regno verso cui siamo indirizzati. Alla liturgia viviamo la visione di Giovanni: Un cielo e una terra nuova scende e ci abbraccia.

E’ infatti il luogo concreto nel quale siamo convocati assieme per stare alla presenza del Signore che ci parla e sta con noi. Ma la messa non è una parentesi chiusa: è l’inaugurazione di un tempo nuovo che vogliamo realizzare durante tutta la settimana. Quello che qui pregustiamo possiamo continuare a viverlo. Quella realtà nuova che qui intravediamo e Gesù ci fa sperimentare, possiamo anche realizzarla ogni giorno. Possiamo dire che la Liturgia ogni domenica ci rende uomini e donne nuovi, non più gente qualunque, ma  discepoli del Signore e fratelli l’uno degli altri.

Uscendo dalla Messa infatti non possiamo ripetere la vita di prima: siamo diventati qualcosa di nuovo.

Chi ci guarda non può non accorgersi che viviamo una realtà diversa, che il nostro traguardo è un mondo rinnovato dall’amore di Dio, libero dalla tristezza di un’esistenza meschina.

Ma quali sono i segni che permetto di riconoscerci come uomini nuovi? Non restiamo sempre noi stessi, anche dopo la messa?

Nella sua semplicità concreta Gesù ci indica quale è questa differenza. Egli infatti non prescrisse di portare un abito particolare o un segno distintivo per i suoi discepoli. Nemmeno disse di portare una crocetta al collo, perché la vera novità del cristiano è l’obbedienza ad una nuova legge: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri

E’ una legge nuova non perché non sia mai stata promulgata in passato. Questo Vangelo infatti è proclamato da quasi duemila anni, ma è una legge sempre nuova perché ad ogni uomo essa dona la possibilità di diventare un uomo nuovo, una donna nuova capace di rendere nuovo anche il mondo attorno a sé.

E’ questa la nostra forza, ciò che ci rende invincibili da ogni difficoltà e paura. E’ questo che ci da la forza di trasformare noi e il mondo. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”, non c’è bisogno di essere potenti o ricchi, non si tratta di avere influenza politica per decidere le sorti del mondo. La forza dell’amore basta a imprimere una svolta alla storia. E’ questa la nostra vocazione, ma è questa anche la nostra esperienza, quando abbiamo preso sul serio la volontà del Signore e l’abbiamo vissuta.

Approfittiamo allora di questo angolo di regno di Dio che settimanalmente ci è donato per imparare, come ad una scuola di umanità rinnovata, ad essere padroni e non schiavi del mondo e a cambiarlo con la forza del nostro voler bene a tutti, senza limiti né esclusioni. Non basta infatti volere “un po’ di bene”, ma bisogna divenire capaci di volere bene come Lui, cioè sempre e comunque.

E’ quello che ci chiede di vivere questo tempo di Pasqua: accogliere in noi la forza di una vita che non finisce, che è risorta per inaugurare il tempo nuovo in cui, come dice Giovanni: “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.

 
Preghiere

O Signore nostro Dio che torni ogni domenica a visitarci nella Santa Liturgia, trasforma i nostri cuori perché, riempiti del tuo amore, sappiamo rendere nuova la nostra vita e quella del mondo attorno a noi.

Noi ti preghiamo


Padre del cielo che hai amato così tanto il mondo da dare il tuo figlio unigenito per la sua salvezza, fa’ che sappiamo accogliere il Vangelo come una parola che fa vivere una vita piena di senso e di gioia e fa vincere ogni paura.

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Dio di ammorbidire la durezza dei nostri cuori, perché sappiamo contemplare la bellezza della visione di pace che ci fai sperimentare la domenica, quando ci riuniamo attorno al tuo altare. Fa’ che sappiamo realizzare ogni giorno della settimana quello che qui ci doni di vivere.

Noi ti preghiamo

O Signore rendi le nostre vite capaci di accogliere e sostenere ogni persona debole e in difficoltà. Fa’ che sappiamo aprire il nostro cuore alle domande di amore del prossimo e alla necessità di farci vicini a chi ha bisogno.

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo oggi o Dio in modo particolare per tutti coloro che in questo tempo hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. Proteggili, e apri i cuori di chi può determinare il loro futuro.

Noi ti preghiamo


O Dio del cielo proteggi quanti soffrono per la persecuzione e la violenza. Sostieni i cristiani in Siria, colpiti dalla guerra, in Pakistan, in Nigeria. Dona la libertà a chi è prigioniero e la guarigione ai feriti,

Noi ti preghiamo.


Ti invochiamo o Signore, manda presto il tuo Spirito Santo, perché la forza della tua resurrezione che fa nuove tutte le cose si imprima nelle nostre vite come il marchio indelebile di tutte le nostre azioni.

Noi ti preghiamo


Proteggi e guida ogni cristiano che nel mondo si riunisce attorno al tuo altare. Fa’ che tutti traggano da qui la loro forza e siano capaci di un amore che li fa riconoscere da tutti come tuoi figli e discepoli del Vangelo.

Noi ti preghiamo

 

IV domenica del Tempo di Pasqua - 21 aprile 2013


 
Dagli Atti degli Apostoli 13, 14. 43-52

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

 

Salmo 99 - Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.


Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 7, 9. 14-17

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me.
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il brano degli Atti degli Apostoli ci mostra la vita dei discepoli dopo la resurrezione di Gesù. Domenica scorsa abbiamo visto la tentazione vissuta dagli undici, i quali, dopo aver incontrato il Signore risorto, tornano alla vita di sempre e mettono da parte quell’evento straordinario che ha rimesso in discussione tutte le certezze scontate e le credenze su cui si basava il vivere ordinario.

La resurrezione infatti viene a dimostrare come esista una forza più forte del male e della morte e che di essa si possono rivestire quanti, confidando in Gesù e prendendo sul serio il suo insegnamento, vivono come lui l’amore “fino alla fine” per gli altri, quello che lui ha dimostrato con tutta la sua vita e, soprattutto, con la sua passione e morte. Proprio l’evento della resurrezione ci mette di fronte all’essenza della fede cristiana, così diversa da tutte le altre credenze. Infatti “credere” per noi cristiani non significa aderire a una dottrina e adattarsi ad un codice normativo. Non è questione di fare o non fare alcune cose. Si tratta di vivere lo stesso sbilanciamento affettivo di Gesù, tutto proteso verso gli altri, interessato ad essi, disposto a tutto, anche a rimetterci, perché sia loro garantito il bene supremo che è la salvezza. E questa salvezza consiste proprio nel vivere come lui: volendo bene e anteponendo al proprio l’interesse dell’altro. 

All’inizio i discepoli non l’hanno capito. Hanno visto Gesù risorto e non rifiutano di riconoscerlo tale, ma è come se questo fatto non avesse per loro importanza. Una volta superata questa fase però, ecco che vediamo i discepoli vivere l’interesse per gli altri che li spinge a viaggiare per comunicare a tutti la buona notizia del Vangelo: l’amore è più forte della morte e vince il male!

Il brano degli Atti ci mostra proprio questo andare degli apostoli verso la gente e ci colpisce subito la risposta entusiasta di tutta la città: “cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore.” Li hanno visti, li hanno ascoltati e tutti sono attratti. Possiamo leggere in questi fatti anche quello che sta avvenendo ai nostri giorni con l’elezione di papa Francesco. Siamo tutti rimasti colpiti dalle manifestazioni di gioia e dall’interesse di tanti, anche di chi non vive un’esperienza di fede intensa o addirittura la rifiuta del tutto. Tutti, anche questi ultimi, sono colpiti dalla semplicità umile e dalla profondità umana di un uomo buono che parla di Gesù e ne vive lo stesso atteggiamento di amore per gli altri. Lo dimostra la scelta di uno stile di vita sobrio e semplice, senza fasto; la vicinanza particolare ai più deboli, poveri, malati, umili; il gesto di lavare i piedi a giovani carcerati, stranieri, musulmani, ecc… La sua vita parla di un amore per gli altri che raggiunge il cuore di tutti e lo scalda. Per usare le parole degli Atti potremmo dire che “Tutto il mondo si raduna attorno al papa per ascoltare la Parola del Signore”.

Questo non può non interrogarci. Innanzitutto perché vediamo come la vita concreta si specchia nelle pagine della Scrittura e che è possibile rivivere quello che essa ci tramanda. Non è il racconto di cose passate e sepolte, ormai fuori dal tempo, ma è la storia di un Vangelo che in ogni tempo ha bisogno di essere rivissuto e riannunciato perché sia in ogni epoca realizzato. Oggi, come duemila anni fa, il mondo ha fame della buona notizia che esiste un amore che riesce a vincere il male. Tanto più oggi, quando la crisi economica e spirituale sembra invece dimostrare che non c’è spazio per la speranza di un tempo diverso, di rapporti umani non improntati all’utilitarismo e di una visione sulla vita non solo di tipo economico. Il mondo oggi ha una grande fame di qualcosa che affermi che non è tutto mercato e di qualcuno che dimostri con la sua vita concreta che è possibile realizzarlo.

A ciascuno di noi la Pasqua affida questo messaggio e ci dona la forza di viverlo e realizzarlo nella vita concreta. Ma noi ci crediamo? A parole sì, ma il nostro modo di vivere ripercorre quei passi di Gesù verso la croce senza maledire e senza fuggire, ma capace di perdonare e voler bene fino alla fine? Gesù è risorto perché una tomba non poteva trattenere una forza d’amore così straordinaria, e lo stesso avviene ogni volta che un uomo, anche piccolo, umile e insignificante, come anche noi siamo, rivive quella stessa forza d’amore. Non c’è tomba che lo possa imprigionare, non c’è male che lo possa vincere, non c’è odio, invidia, cattiveria che lo possa raffreddare e congelare.

Papa Francesco lo ha creduto e vissuto. Non c’è consuetudine, abitudine, regola di opportunità, paura che lo abbia trattenuto dal vivere con semplicità e umiltà l’insegnamento di Gesù. Per questo le sue parole sono così credibili e trascinano ogni uomo verso Gesù.

Certo esistono difficoltà e resistenze: “i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo.” Sì esiste una resistenza forte che sgorga dal profondo di noi stessi. Quante volte anche le nostre parole, apparentemente innocue perché non fanno che ripetere quello che tutti dicono e pensano, suonano invece come una contraddizione ingiuriosa del vangelo. Tutti i nostri consigli alla prudenza, a limitare il nostro voler bene, a non lasciarsi andare oltre certi limiti, a pensare prima a sé e solo dopo, se si può, agli altri, ecc… Non sono altrettanti insulti a Gesù crocifisso e al suo voler bene a tutti, anche a chi lo stava uccidendo?

Come fare allora, ci chiediamo oggi, per vincere questa resistenza sorda e profonda che da dentro ci trattiene dal lasciarci andare alla forza invincibile della resurrezione?

Bisogna farci pecore dell’unico buon pastore che è Gesù: ascoltarlo e seguirlo: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.” La sua voce è il Vangelo che ci guida come un pastore buono. Il libro dell’Apocalisse ci mostra l’immagine di una moltitudine che si è fidata di quel buon pastore. Egli si propone sotto forma di un agnello, cioè con mitezza e debolezza, e guida chi si affida a lui a passare attraverso la sua stessa esperienza di un amore per gli altri senza limiti né riserve: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” Vivere la mitezza e debolezza dell’amore di Dio ci mette al sicuro da ogni pericolo. Paradossalmente proprio chi si fida di lui e si fa guidare dal suo esempio è protetto da fame e sete, da ogni pericolo e difficoltà, è consolato e sostenuto.

Fratelli e sorelle, fidiamoci di seguire il pastore umile che è il Vangelo, seguiamo le orme del Signore Gesù e imitiamo il suo voler bene. È il modo con cui possiamo rivestirci della forza invincibile del Vangelo che ci fa superare ogni ostacolo e ci rende capaci di attrarre tanti alla salvezza  che Gesù è venuto a portarci.

  

Preghiere

 
O Signore, ti ringraziamo perché torni ad annunciarci la resurrezione di Cristo, potente forza di cambiamento della vita e unica salvezza per l’umanità. Aiutaci ad accoglierla nella nostra vita con fede e disponibilità.

Noi ti preghiamo

 

O Dio fa’ che crediamo con convinzione che la resurrezione possa cambiare la vita del mondo, abbattendo le montagne di male che tengono in schiavitù troppi uomini. Dona loro la salvezza che libera e dona la vita che non finisce.

Noi ti preghiamo

 
Ti preghiamo o Signore, per chi è vittima del potere del male che schiaccia e umilia tanti uomini. Salva chi è vittima della violenza e della guerra, i malati, i poveri, i disprezzati, i prigionieri, fa’ che trovino la salvezza dal male.

Noi ti preghiamo

Dona o Signore a tutti i tuoi discepoli il coraggio e l’audacia della fede. Perché la loro testimonianza di una vita rinnovata dal vangelo comunichi a tanti la forza della resurrezione.

Noi ti preghiamo

Fa’ o Signore che siamo liberati dai vincoli del peccato che ci tengono in schiavitù. Aiutaci a chiederti il perdono che riconcilia i fratelli e le sorelle fra loro e con Dio

Noi ti preghiamo
 

Ti preghiamo o Dio del cielo di consolare tutti coloro che sono stati colpiti dai disastri naturali: le vittime dei terremoti in Iran e Pakistan.

Noi ti preghiamo.


Guarda con amore o Dio questa città. Aiuta tutti i suoi abitanti a vivere con senso umano e solidale l’accoglienza a chi è straniero e senza casa. Fa’ che nessuno sia escluso e viva nell’incertezza per il domani.

Noi ti preghiamo

Sostieni o Padre di misericordia il papa Francesco e tutti coloro che guidano le comunità di credenti nel mondo. Dona loro la capacità di indicare nel vangelo la risposta alle grandi domande di senso e di futuro delle società di oggi.

Noi ti preghiamo

III domenica del Tempo di Pasqua - 13 aprile 2013


 




Dagli Atti degli Apostoli 5, 27b-32. 40b-41

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».  Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». Fecero flagellare gli apostoli e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.

 

Salmo 29 - Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.


Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, +

della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita. +

Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.


Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.


Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo 5, 11-14

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione». Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano: lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli». E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Giovanni 21, 1-19

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, dopo la resurrezione di Gesù la vita riprende i suoi ritmi normali. E’ l’esperienza che facciamo tutti noi e che anche i discepoli fanno, quelli che in vita lo hanno conosciuto meglio di tutti e lo hanno seguito nel suo peregrinare per città e villaggi. L’evangelista Giovanni ci dice che era apparso ai dodici già due volte, eppure la novità sconvolgente della resurrezione del loro Signore si dissolve nella routine del lavoro quotidiano.

La resurrezione avrebbe dovuto riempire di un senso di gioia la vita dei discepoli e dargli il desiderio di proseguire la missione di annunciare il Vangelo che Gesù stesso aveva iniziato con loro. Ma invece ecco che Pietro e poi gli altri tornano stancamente ad una pesca abitudinaria. C’è come un rifiuto della gioia e un attaccamento ai motivi della propria tristezza, quello stesso atteggiamento che anche noi spesso vediamo prevalere accanto e dentro di noi. Sì, si fa fatica a scorgere motivi di gioia, ma anche quando essi ci sono dati, come nel caso della resurrezione del Signore, essi non sembrano mai abbastanza forti da costringerci a cambiare atteggiamento e modo di vivere. Si potrebbe dire: ma come, c’è la crisi, tanti stanno male, si vedono attorno solo segnali negativi, dove troviamo segnali di gioia? Sì, è vero c’è la crisi, ma proprio essa ci darebbe occasione per vivere una più generosa solidarietà e trovare mille occasioni in più per voler bene e preoccuparci degli altri, di chi sta peggio. Questa è la vera gioia che Gesù testimonia: la sua resurrezione, piena di gloria, un vero  e proprio scoppio di gioia, è il frutto proprio del fatto che Gesù davanti alla “crisi” della  persecuzione non fugge lamentandosi vittimisticamente e evitando rischi, ma li ha affrontati vivendo un amore “fino alla fine” e per questo più forte della morte stessa. Non è forse quello che la Pasqua chiede di vivere anche a noi oggi, in questo nostro tempo segnato da così tante difficoltà?

Gesù sa come siamo fatti e come ragioniamo, la nostra paura della gioia e l’attaccamento alle tristezze che fanno chiudere in sé, e per questo torna una terza volta. Per questo oggi noi stiamo qui, perché sentiamo il peso della tristezza che ci lascia dentro un vuoto di senso e di pace, e sappiamo che solo qui, incontrando Gesù risorto, riusciamo a provare la gioia della resurrezione, che è gioia di voler bene agli altri prima di tutto e al di sopra di tutti i motivi di tristezza. A volte noi siamo talmente abituati a venire a messa la domenica che nemmeno lo riconosciamo presente fra noi: “Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù”. Potremmo dire anche noi lo stesso: “Gesù sta qui fra di noi, ma noi non ci accorgiamo che è Gesù”. Ma quello sconosciuto pone loro una domanda: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” cioè: “Di che vi nutrite, come sostenete la vostra vita? Avete un cibo che vi sfami?” E’ la domanda che ci sentiamo porre ogni domenica da Gesù, a messa, poco prima che lui stesso prepari la tavola dell’Eucarestia. Domanda che scava dentro di noi per mettere a nudo su cosa ci fondiamo e come costruiamo la nostra esistenza quotidiana. Gesù si preoccupa che non ci manchi quel cibo buono che è la gioia di vivere, che è il suo Vangelo.

Gesù paradossalmente chiede ai discepoli il cibo buono che è lui che dona agli uomini, perché sa che anche noi, se viviamo il vangelo, possiamo essere una fonte inesauribile di cibo che sazia a nutre, cibo che è la gioia, che è l’amore. Anzi Gesù fa ancora di più: non solo ci chiede di essere capaci noi di essere motivo di gioia per altri, ma ci dice lui come fare: “gettate la rete dalla parte destra…”

I discepoli si fidano, anche senza riconoscerlo. Realizzano la parola di Gesù: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). Sono beati perché credono all’invito di Gesù a cercare nella sua parola il cibo che nutre, la gioia che fa vivere una vita piena, l’amore che dà senso e pienezza al nostro esistere, e obbediscono al Signore gettando la rete non dove capita o come sono abituati a fare sempre, ma dove lui dice e come lui insegna.

Quante volte anche noi abbiamo sentito la gioia dell’aver messo in pratica la Parola di Dio, ma come è difficile ricordarcelo e fidarci di nuovo all’invito di Gesù dopo Pasqua. Gettiamo “la rete sulla parola”, come dice Pietro, con l’estroversione che viene dal vivere la gioia della Pasqua. Chi è triste si tiene tutto per sé, è avaro e non rischia, non ascolta inviti che possono esporre a ulteriori fatiche e pericoli inutili. Ma chi invece è felice si fida, si lascia andare e rischia, generosamente si mette a servizio di quello che Gesù propone di fare. I discepoli non resteremo delusi, ma anzi, una volta a terra non gli mancherà il cibo sostanzioso e nutriente, che non delude ma sfama.

Ci chiediamo: ma cosa vuol dire per noi gettare la rete nella parola di Dio? Subito dopo Gesù ce lo spiega. Pietro infatti, riconosciuto che è Gesù quello che li ha mandati a pescare si precipita da lui e lo saluta felice. A questo punto però Gesù lo interroga un’altra volta. Questa volta però chiede a lui di volergli bene: “Mi ami?”. Glielo chiede tre volte, come tre volte Pietro aveva rinnegato Gesù. Il numero tre nel mondo ebraico indicava la pienezza: tre volte significa “sempre”, “fino in fondo”, “generosamente e senza risparmio”. Gesù insiste con Pietro e gli chiede di voler bene “sempre”. Non solo quando gli conviene, quando gli è facile o gli viene spontaneo, ma anche quando sembra impossibile, quando è difficile, quando gli sembra eccessivo e fuori luogo, quando è pericoloso e costa. Così si riesce a vivere la gioia di Pasqua, frutto di una generosa fiducia nell’amore di Dio che vince la morte, il male, le difficoltà.

Cari fratelli e care sorelle, non lasciamo scorrere il tempo come se niente interrompesse la normalità banale. La pasqua è venuta a segnare un nuovo inizio della nostra vita. Affondiamo le reti nel profondo del Vangelo per trovare le vie di un amore che non si arrende e non si ferma davanti a nulla. Questo amore ci sazia e ci dona la pace, ci rende felici e ci riempie la vita di senso, a meno che non ci accontentiamo del poco che il mondo ci offre a buon mercato.


Preghiere
 
O Signore Gesù che torni ancora una volta a parlare con noi, perdona la nostra durezza di cuore nell’ascoltarti e aiutaci a fidarci delle tue parole.

Noi ti preghiamo

 

La fatica di una vita spesa male talvolta o Signore ci pesa e ci rende tristi. Fa’ che impariamo a gettare le reti nella tua Parola per imparare da te a vivere e amare come tu hai fatto perché la nostra vita sia piena di gioia,.

Noi ti preghiamo

 

Guarda con misericordia o Signore a noi tuoi figli perché non ci accontentiamo del poco che sappiamo darci da soli ma accogliamo l’invito a cercare la gioia vera che la tua resurrezione ha portato al mondo.

Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, tu ci proponi di diventare pescatori di uomini: fa’ che sappiamo attrarre a te i tanti che cercano senso e gioia, perché trovino nel vangelo ciò che nutre la loro vita e li conduce a voler bene ai fratelli e alle sorelle con generosità e sincerità.

Noi ti preghiamo

 

O Dio soccorri tutti quelli che sono nel bisogno: i poveri, i sofferenti, i malati, i prigionieri,le vittime del male. Fa’ che con la tua resurrezione si apra per tutti un tempo nuovo di pace e consolazione.

Noi ti preghiamo

 

Dona alla tua chiesa in ogni parte del mondo coraggio e protezione, perché l’annuncio della pasqua risuoni forte ovunque e porti frutti di conversione e riconciliazione.

Noi ti preghiamo.

 

O Dio fa’ che impariamo ad amare sempre i nostri fratelli, come tu ci hai insegnato, e vinciamo l’istinto di allontanarli da noi.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per il papa e i pastori della chiesa universale, perché in questo tempo difficile non manchi loro l’audacia del vangelo che rese credibili gli apostoli e piena di gioiosa attrattiva la loro comunità.

Noi ti preghiamo