martedì 14 agosto 2018

Festa dell'Assunzione di Maria Ss.ma - 15 agosto 2018





Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 11, 19a; 12, 1-6a.10ab
Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Salmo 44 - Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.
Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
Dietro a lei le vergini, sue compagne, +
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15, 20-27a
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

Alleluia, alleluia alleluia.
Maria è assunta in cielo;
esultano le schiere degli angeli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1, 39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Commento

Un segno grandioso apparve nel cielo”, così afferma l’Apostolo Giovanni nel descrivere la visione che ebbe della nascita di Cristo nel mondo. Sì, la storia degli uomini è posta sotto un segno di grandiosità se viene vista con lo sguardo visionario del discepolo che accoglie e fa sua la prospettiva del Signore Dio. Per far ciò bisogna saper alzare lo sguardo da sé e uscire dalla scontatezza della normalità. Essa porta a dire che niente è possibile che non sia già avvenuto o che esca dalla logica e dall’ordine normale delle cose. Fu questa anche la prima reazione di Maria, di cui oggi celebriamo la festa, nel momento in cui l’angelo gli annunciava l’incarnazione nel suo seno del Signore Gesù: “Come è possibile, non conosco uomo?” Ma ella cedette subito all’insistenza di Dio che attraverso le parole dell’angelo, gli proponeva una visione grandiosa perché proveniente da lui. Assumiamo anche noi questa prospettiva: a volte avere i piedi bel piantati in terra sembra una virtù, è presentata come una dote di concretezza e realismo. Ma anche se i nostri piedi sono piantati in terra il nostro sguardo e soprattutto il nostro cuore deve saper essere piantato in cielo, cioè in quella dimensione e prospettiva dalla quale le cose appaiono “grandiose” perché sono come le vede e le sente Dio.
Giovanni seppe fare ciò mentre era esule, prigioniero sull’isola di Patmos, isolato, malato, anziano, sconfitto dalla vita e dalla persecuzione degli uomini, ed ebbe la visione che gli parlava di Maria e della venuta del Salvatore sulla terra. In questa visione Maria è presentata come “l’arca dell’alleanza” conservata nel tempio del cielo.
Nella storia di Israele il tema dell’alleanza percorre tutte le fasi della sua storia. Essa è il segno che la vita degli uomini non è indifferente a Dio, anzi egli prende l’iniziativa per stringere un patto con essi. Assurdamente Dio si pone quasi sullo stesso livello degli uomini, facendo alleanza con loro, come se avesse bisogno di loro. Lo ha fatto al tempo di Noè, quando l’arco steso da Dio dopo il diluvio riunì cielo e terra in un’alleanza universale. Lo ha fatto con Abramo, al quale ha promesso una terra e una discendenza, quel popolo di Israele che mantiene il privilegio dell’inspiegabile predilezione di Dio. Lo fa con Maria, rendendola strumento per stringere un’alleanza direi “fisica” e definitiva con l’incarnazione del suo Figlio Gesù.
Noi siamo i figli di questa alleanza ultima e definitiva con la quale Dio non solo stringe un patto con l’umanità, ma si lega ad essa indissolubilmente. Dio non solo assume un corpo fisico del tutto uguale al nostro, ma, con la sua ascensione in cielo, esso rimane definitivamente legato a lui e per sempre resterà così. Con questa scelta di salire al cielo con il suo corpo Gesù ha voluto significare dunque che quell’alleanza è per sempre, definitivamente inscritta nella sua natura, ma anche che quello è il destino che Dio ha pensato per gli uomini. Egli fu il primo, ci ricorda l’Apostolo Paolo: “per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.” Maria fu la prima donna che condivise con il suo figlio la realizzazione di questo destino ed oggi ricordiamo la sua assunzione in cielo col suo corpo.
Per questo Giovanni la vede come “l’arca dell’alleanza” perché in lei si realizza il disegno di Dio per l’umanità, non solo al suo inizio, cioè la nascita di Gesù e la venuta nel mondo della salvezza definitiva, ma anche al suo futuro completamento finale, con la realizzazione di quella salvezza complessiva, anima, corpo, a cui Dio chiama ogni uomo nel suo Regno.
Cari fratelli e care sorelle, questa è la realtà che la festa di oggi ci propone come prospettiva per ciascuno di noi. Ed ecco che allora, se veramente assumiamo questa visione della realtà, la nostra vita ci appare sotto il segno di una visione grandiosa. È la visione della vita che Maria, appena dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo, comunica ad Elisabetta. Maria guarda alla sua vita, semplice e piccola, nella luce della storia della salvezza di Dio per l’umanità intera, e la vede trasfigurata, marcata dai grandi segni della presenza di Dio nella storia, la sua storia personale e quella dell’umanità che si incrociano e si fondono in un’unica prospettiva.
Facciamo anche noi nostra questa visione, accettiamo che il nostro agire ed essere sia letto e vissuto dentro un disegno grande, quello di Dio per il mondo. Il nostro agire perderà quel senso di banalità e ordinarietà che a volte ci fa credere indifferente come noi scegliamo di essere, in un modo oppure nel suo contrario. Non solo non è indifferente, è decisivo: ognuno di noi può rispondere all’angelo che è il Vangelo e che ci propone di rendere presente Gesù nella storia dell’umanità col nostro essere suoi discepoli. La risposta, come fu per Maria, può cambiare il corso della storia.
  
Preghiere 

Ti ringraziamo o Padre del cielo per la umile disponibilità di Maria che seppe farsi carico della storia di tutta l’umanità e accogliere in sé la salvezza del mondo. Dona anche a noi di essere strumento della forza del tuo amore nella lotta contro il male,
Noi ti preghiamo


O Dio nostro Padre, proteggi la debolezza delle vite minacciate, come salvasti il piccolo Gesù dalla violenza di Erode. Fa’ che chi è piccolo e indifeso sia scampato da ogni male e goda della tua benedizione,
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore Gesù perché non viviamo rinchiusi nel piccolo mondo delle nostre esistenze private, ma ci apriamo alla dimensione universale della lotta fra il bene e il male che si combatte nel mondo. Rendici in essa tuoi alleati fedeli e generosi,
Noi ti preghiamo


Scampa o Dio quanti sono minacciati dalla violenza della guerra e del terrorismo e vivono oppressi dal dolore. Liberaci tutti dalla radice di peccato che ci unisce in Adamo, per essere invece partecipi e operatori della vera pace portata da Cristo,
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio il nostro papa Francesco nel suo impegno senza sosta per la predicazione del Vangelo e per la testimonianza del tuo amore. Fa’ che ciascuno di noi sia toccato dalle sue parole e dal suo esempio per vivere una maggiore autenticità evangelica,
Noi ti preghiamo
  

Guida e proteggi o Padre del cielo tutti  i tuoi figli che oggi nel mondo intero venerano e invocano la tua Madre come protettrice e guida. Fa’ che con la sua stessa umiltà e umanità sappiamo fare spazio a Cristo nelle nostre vite,
Noi ti preghiamo.

venerdì 10 agosto 2018

XIX domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 12 agosto 2018






Dal primo libro dei Re 19, 4-8
In quei giorni, Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

Salmo 33/34 - Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 30 - 5, 2
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.

Alleluia, alleluia alleluia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 41-51
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Commento
Abbiamo ascoltato come Elia, dopo aver lottato contro gli idolatri e aver vinto su di essi con la forza del Signore attraversa un periodo di tristezza. Si trova solo, minacciato di morte, incerto sul  futuro, e per questo si rinchiude in un sonno che è fuga e rinuncia alla lotta. È una tentazione costante nella vita degli uomini, quella di fuggire la dimensione faticosa, di lotta contro il male e di conquista, giorno per giorno, di sempre nuovi spazi alla forza del bene che viene dal Signore. La vita del discepolo richiede lotta, perché non si è mai arrivato al traguardo, ma sempre si è in un continuo cammino verso quel Regno di cui parla Gesù, in cui gli uomini vivono con lui. È il traguardo che abbiamo davanti e che non dobbiamo dimenticare, perché è la compagnia con lui che dà pace, gioia vera e senso alla vita degli uomini. Ma quanti ostacoli, e quanto fatica ci separano da quel traguardo! A volte ci sembra che questa lotta sia troppo dura e gli ostacoli insormontabili per le nostre forze. Ed allora anche noi tante volte ci rifugiamo nel sonno, che è chiudere gli occhi davanti al mondo, affermare che le sfide che la vita ci pone non ci riguardano perché sono al di sopra delle nostre forze.
Ma Elia non è lasciato solo davanti alle sue difficoltà: un angelo viene a svegliarlo e a portargli il pane e l’acqua per non restare senza forze davanti al cammino da compiere. Anche noi siamo risvegliati, ogni domenica, dall’angelo di Dio che ci convoca nella casa del Signore e ci offre il nutrimento che dà forza. E noi siamo qui non perché migliori degli altri, ma perché riconosciamo il nostro bisogno di quell’aiuto che l’angelo ci offre. Infatti dove altro potremmo trovare la speranza con cui continuare a cercare il Regno, la fiducia nella possibilità di raggiungerlo con l’aiuto di Dio? Dove potremmo trovare i motivi per continuare a confidare nella forza del bene e dell’amore, e ad usarla nella lotta contro il male?
Elia, risvegliato dall’angelo mangia il pane che gli viene offerto e beve l’acqua che gli porge. Sembra normale e logico: cos’altro dovrebbe fare un uomo che si trova in mezzo al deserto, dove non può trovare cibo e bevanda?
Eppure, fratelli e sorelle, nel vuoto di senso e di valore, nel senso di impotenza e di sconfitta di fronte al male che rendono il nostro mondo come un deserto non è così scontato che si accetti volentieri di nutrirci del pane che Gesù ci offre qui alla sua mensa, cioè la sua Parola, il suo Corpo e Sangue, la fraternità della famiglia dei figli di Dio riuniti nel suo nome. Anzi spesso l’atteggiamento normale è il rifiuto che nasce dal fingere di non avere fame: “no grazie, so già cavarmela da solo, ho già conoscenze, esperienze che mi nutrono a sufficienza per andare avanti nel cammino della vita”, oppure: “non disturbatemi, sto così bene nel mio sonno tranquillo.”
Come i farisei davanti a Gesù che parlava di sé come del vero pane e della vera acqua che dà la vita. Essi sono scettici e dicono: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Cioè il loro atteggiamento è il disprezzo che nasce dal credere di conoscere già: cosa di straordinario può mai venire da un poveraccio figlio di un falegname, nato in un paesetto di provincia, umile e malmesso come si presentava?
Anche noi proviamo un senso di superiorità davanti alle parole del Vangelo che la domenica ci vengono offerte: ci sembrano troppo ingenue e semplici, oppure vere ma poco adatte a noi, pericolose, perché senza un fondamento nella realtà di oggi. Anche noi il più delle volte le guardiamo con superiorità, come i farisei. Roba da sempliciotti o per bambini. Ben altro ci vuole per la mia situazione difficile o per i grandi problemi del mondo odierno!
Gesù risponde con semplicità disarmante a quei dottori della legge. Non prova a convincerli con argomentazioni dotte per dimostrargli che sbagliano a disprezzarlo, non si mette in competizione con loro per dimostrare quanto vale. Gli richiama solo la realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che tutti rifiutano di riconoscere. Egli dice che la manna, cioè il cibo tradizionale, sembra nutrire, ma non salva la vita, dura per un po’ e poi lascia di nuovo affamati e delusi, peggio di prima; invece il pane disceso dal cielo, cioè il Vangelo e il Corpo di Gesù, ci sazia per sempre, perché è un cibo che dà la vita che non finisce. È questa la realtà, e l’unico modo per averne certezza è fidarsi di Gesù e sperimentarlo, provare a fare come Elia: nutrirsi con fiducia disarmata del vero cibo che Gesù ci offre, riconoscendo la nostra fame.
Cari fratelli e care sorelle, Elia, dopo essersi fidato e aver mangiato il pane che l’angelo gli ha offerto fu in grado di camminare quaranta giorni e quaranta notti nel deserto per giungere al’Oreb, dove incontrò Dio. Anche noi, se ci lasciamo scuotere dal torpore di una vita addormentata, rinchiusa in se stessi e indifferente al mondo e accettiamo di dissetarci del Vangelo e di nutrirci del Corpo e Sangue di Gesù avremo la forza di superare il deserto della vita, a volte veramente inospitale e arida, e di superare tutti gli ostacoli fino a giungere in sua compagnia. È la vocazione del cristiano a farsi cercatore e annunciatore del Regno che ci attende, cioè a essere “profeta”, come Elia. Non disprezziamo con senso di superiorità l’invito dell’angelo e non restiamo attaccati ai cibi tradizionali che ci sembrano buoni, ma non nutrono e non saziano, accogliamo con gioia l’invito a far parte di questo popolo dei figli di Dio a cui egli dona il privilegio grande di seguirlo e di stare con lui.


 Preghiere 
  
O Signore Gesù ti ringraziamo per il dono della tua Parola che è un cibo buono e che sazia. Fa’ che ce ne nutriamo sempre con fiducia e gratitudine,
Noi ti preghiamo


O Dio che hai mandato tuo Figlio nel mondo perché restasse sempre con noi, aiutaci ad accogliere con gioia ogni domenica il dono del suo Corpo e Sangue, cibo di salvezza e di vita eterna,
Noi ti preghiamo


O Dio, ti preghiamo per tutti quelli che si saziano di cibi che non valgono e restano deboli, fragili ed impotenti. e non conoscono. Fa’ che tutti presto gustino il cibo buono che tu doni e se ne nutrano,
Noi ti preghiamo


Aiutaci o Padre buono a restare sempre con te e col Signore Gesù, amando le sue parole come qualcosa di prezioso. Fa’ che come figli umili e fedeli ci poniamo al tuo servizio,
Noi ti preghiamo


Consola o Signore Gesù tutti coloro che sono nel bisogno e soffrono in questo tempo di caldo e solitudine: Per gli anziani e i malati, i prigionieri, per chi è senza casa; aiutali e sostienili con la forza del tuo amore,
Noi ti preghiamo


Sostieni o Dio il nostro papa Francesco e tutti quelli che annunciano e testimoniano il Vangelo in ogni parte del mondo. Dona loro di gustare il frutto del tuo amore per chi ancora non ti conosce,
Noi ti preghiamo.

sabato 4 agosto 2018

XVIII domenica del tempo ordinario - Anno B - 5 agosto 2018





Dal libro dell'Esodo 16,2-4.12-15
In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mose e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mose: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà à raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: "Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio"». La sera le quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al mattino c'era uno strato di rugiada intorno all'accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c'era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: «Che cos'è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mose disse loro: «è il pane che il Signore vi ha dato in cibo».

Salmo 77 - Donaci, Signore, il pane del cielo.
Ciò che abbiamo udito e conosciuto +
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,

racconteremo alla generazione futura  +
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Diede ordine alle nubi dall'alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo.

L'uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.
Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 17. 20-24
Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Alleluia, alleluia alleluia.
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 24-35
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?».Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mose che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Commento

I brani della Scrittura che abbiamo ascoltato oggi ci parlano della fame degli uomini. La prima lettura ci fa vedere il popolo d’Israele stremato dalla fame in mezzo al deserto. È veramente esausto e disperato, tanto che giungono a rimpiangere quando era schiavo in Egitto e a farsi minaccioso persino contro Dio. Il Signore non disprezza questo grido, conosce la durezza della fame e quanto può far soffrire l’uomo, e per questo cede al grido e non si sdegna, sfama il popolo con le quaglie e la manna. Il ricordo di questo gesto nel deserto rimarrà impresso nella mente del popolo e nella Bibbia si fa spesso riferimento ad esso come esempio del grande amore di Dio per Israele.
Domenica scorsa nel Vangelo abbiamo ascoltato come Gesù, attorniato dalla folla che lo sta ad ascoltare per tutta una giornata, si preoccupa che questi hanno fame e non hanno cibo, e moltiplica per loro il poco pane e pesce che c’è, perché basti per tutti. Da quel momento, ci dice il Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato oggi, la folla lo segue e dice Gesù,: “voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.” Gesù li rimprovera perché mentre prima lo seguivano per nutrirsi della sua parola, di cui erano veramente affamati, tanto da dimenticare la fame fisica e da restare con lui fino a tarda sera, ora invece cioè credono di aver capito Gesù e non cercano più la sua parola, ma i vantaggi che da lui possono ricavare. Lo seguono per abitudine o per convenienza. È spesso anche l’atteggiamento nostro, quando ci sentiamo “sazi” del cibo delle Parole di Gesù. Cioè crediamo di conoscerle già, di sapere già quello che ci vuol dire il Signore con il suo insistente ripeterci il Vangelo, ogni domenica. E noi, come quella gente, se qualche volta lo abbiamo ascoltato con interesse e passione, ormai non ne sentiamo più il bisogno, e lo facciamo per abitudine o per convenienza, senza che quelle parole ormai ci impensieriscano un po’ né ci stupiscano più.
Alcuni però della folla si lasciano colpire dal rimprovero di Gesù, e inizia un dialogo a botta e risposta che assomiglia un po’ a quello che Gesù ebbe con la samaritana al pozzo di Giacobbe. Incredulità, stupore, desiderio di contrapporsi spingono quella donna di Samaria, così come la gente del brano di oggi, a chiedere a Gesù il perché delle sue parole e non le lascia scorrere via invano. In tutti e due i casi è un dialogo aspro e non senza durezze, ma alla fine, in entrambi i casi, gli interlocutori di Gesù terminano con un’invocazione; dice la samaritana: “dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete” (Gv 4,16); concludono i galilei: “Signore, dacci sempre questo pane”. Il dialogo con il Signore, magari condotto male, con poco amore e senza rispetto, fa però riscoprire la fame e la sete del Vangelo, la paura di restarne senza. Chi invece crede di sapere già cosa Gesù ha da dire e cosa significhino le sue parole rimane sazio ed estraneo a lui, convinto che ne può fare a meno.
Bisogna lasciarsi interrogare, farsi allacciare dal dialogo con Gesù che è la preghiera, la riflessione sulle sue parole, perché noi, sazi e pieni delle nostre certezze e risposte pronte, ricominciamo a sentire fame delle Parole di Gesù delle quali, se lasciamo il nostro cuore aperto ad esse, non ci si sazia mai; facciamo nostre le parole dei discepoli che alla domanda di Gesù risposero: “Signore da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna.” (Gv 6,68) Sì, il discepolo del Signore è colui che non si stanca mai di ascoltarlo perché non solo ascolta con le orecchie, ma vive quelle parole e più le mette in pratica e più sente che ne ha bisogno perché sono il suo vero nutrimento. Questa è la vera differenza fra chi ascolta senza vivere e chi invece mette in pratica le Parole del Signore Gesù. Gesù non giudica male perché siamo deboli nei nostri desideri, a volte così banali che ci accontenteremmo di essere lasciati un po’ in pace. Il cibo di Dio però è molto di più, perché è il mezzo con cui noi possiamo diventare come Lui. Sì, nutrirci delle parole e dei segni del Signore ci fa crescere come suoi figli, carne della sua carne, sangue del suo sangue. 
Ma cosa significa aver fame della Parola e nutrirci di lei, cioè viverla e metterla in pratica? Si tratta di una cosa tutta spirituale, per mistici?
Gesù spiega cos'è il pane: “il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. È Gesù stesso, e nutrirci delle sue Parole e del suo Corpo eucaristico fa sì che il suo spirito ci entri dentro e costruisca la nostra vita a sua somiglianza. Dio che è l’infinitamente grande e potente è disceso dal cielo per regalarci la sua vita, come un pane che nutre e sazia. Come dicevamo domenica scorsa, non è un’impresa superiore alle nostre forze: basta mettere a sua disposizione il poco che sappiamo fare ed essere perché lui lo moltiplichi e lo renda capace di saziare molti, come fece con i pochi pani e pesci che qualcuno gli offrì.
Fratelli e sorelle, Dio sa quanto siamo deboli e schiavi del cibo, e per questo non ce ne fa mancare, ma altrettanto ci chiede di restare affamati della sua Parola e del suo corpo e di nutrircene sempre, e di divenire anche noi cibo buono che alimenta e sostiene i nostri fratelli e le nostre sorelle.


Preghiere 


Ti ringraziamo Signore perché non disprezzi la nostra debolezza e nonostante questa affidi a noi il dono della tua Parola. Fa’ che siamo capaci e degni di accoglierla e viverla,
Noi ti preghiamo


Perdona Signore la durezza del nostro cuore che ci rende sordi al Vangelo e indifferenti al bisogno dei fratelli. Donaci di essere come te capaci di donare tutto noi stessi agli altri,
Noi ti preghiamo



O Dio ti preghiamo per chi in questo tempo estivo soffre particolarmente per la durezza del clima e per la solitudine. Per gli anziani, gli ammalati, i carcerati, i poveri. Proteggili e confortali.
Noi ti preghiamo


Dona o Padre del cielo a noi tuoi discepoli di essere testimoni del Vangelo dove esso ancora non è conosciuto, perché nutrendoci della tua Parola e del tuo Corpo la possiamo proclamare con tutta la nostra vita,
Noi ti preghiamo



Accogli con amore o Signore il grido di chi soffre per la guerra e la violenza. Per la Siria, l’Iraq, la Terra Santa, La Libia e per tutti i paesi in cui le armi seminano morte e dolore,
Noi ti preghiamo


Proteggi e sostieni o Dio quanti annunciano il Vangelo e lo vivono con audacia. Per il papa Francesco e tutti i tuoi figli riuniti oggi attorno alla tavola dell’Eucarestia in ogni parte del mondo,
Noi ti preghiamo.

sabato 28 luglio 2018

XVII domenica del tempo ordinario - Anno B - 29 luglio 2018





Dal secondo libro dei Re 4, 42-44
In quei giorni, da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”». Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore. 

Salmo 144 - Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. 

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. 

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-6
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. 

Alleluia, alleluia, alleluia. 
Un grande profeta è sorto tra noi,
Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia, alleluia, alleluia. 

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, il Vangelo ci mostra Gesù attraversare i luoghi della vita degli uomini: paesi, campagne, strade e quel lago di Tiberiade sulla riva del quale aveva scelto anche i suoi più stretti amici e collaboratori, gli apostoli. L’evangelista Giovanni sottolinea come il passaggio di Gesù non restava inosservato, ma anzi, attirava tanta gente che lo segue. Soprattutto la gente lo cerca per la sua forza di guarigione.
Queste giornate estive ci vedono dispersi in tanti luoghi, ma il Signore continua a passare accanto a tutti, specialmente la domenica, e non dobbiamo lasciare che passi nell’indifferenza. Nonostante il caldo, il clima tutto concentrato su se stessi alla ricerca del proprio benessere, Gesù continua a insegnare e a guarire quelli che gli si fanno incontro, escono dalla propria casa, dalle solite cose e occupazioni per seguirlo, come faceva quella folla sul lago.
Tanto era l’interesse e la gioia di quella folla nell’ascoltare Gesù che nemmeno si preoccupavano di cosa avrebbero mangiato e bevuto. Giungeva la sera, dicono gli altri Vangeli, e la gente non andava via, ma restava ad ascoltarlo. Come credevano di fare? ci chiediamo. Potremmo rispondere che la loro è un’imprudenza irresponsabile, è colpa loro se rischiano di finire male, di non farcela. Ma io credo che quella gente aveva capito che il vero nutrimento della loro vita erano proprio le parole di Gesù, che non avevano bisogno di altro, e che queste non l’avrebbero lasciata affamata. Quella folla viveva ciò che aveva ascoltato nel libro della Sapienza: “non le diverse specie di frutti nutrono l'uomo, ma la tua parola tiene in vita coloro che credono in te.” (Sap 16,26) lo stesso che Gesù aveva risposto al diavolo quando questi gli aveva proposto di cambiare le pietre in pane: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Davanti a questa prova di fede da parte di quei tanti che sentivano il bisogno di ascoltare Gesù per essere guariti, noi ci chiediamo oggi: “Qual è il cibo che noi cerchiamo per sfamarci?” Sì, perché noi non ci lasciamo cogliere di sorpresa, come quella folla, siamo molto più prudenti. Ciascuno mette da parte delle piccole o grandi scorte di cibo per non farsi cogliere si sorpresa e non ne abbiamo a mancare. Sono quelle risorse, quei rapporti, quelle doti che ci teniamo strette, quegli angoli di vita nostra, quello spazio, quel tempo, che ci danno la sicurezza che non resteremo senza le forze per andare avanti. Tutto può essere messo da parte per se stessi: le forze fisiche, le risorse economiche, le capacità, le attenzioni e le preoccupazioni. Tutto quello insomma che ci sembra essere una garanzia per il nostro futuro e per questo teniamo stretto per noi stessi.
Quella gente che seguiva Gesù ha lasciato le case e, una volta cominciato ad ascoltarlo, non sente più il bisogno di tornare a nutrirsi del cibo di sempre, quello prudentemente messo da parte per se stessi. Sembra che questo abbia perso sapore e consistenza, non è più la cosa più importante.
È quello che succede a chiunque si mette ad ascoltare Gesù con cuore aperto e soprattutto, come dice il vangelo, si lascia attrarre dalla sua forza di guarire la nostra vita. Sì anche la nostra fame di attenzioni e concentrazione su se stessi è una malattia, mai sfamata e sempre insoddisfatta, solo Gesù e nessun altro cibo possibile, sazia quella fame, dando un nutrimento che riempie il cuore e la vita di senso e di amore.
Ma come fa Gesù a sfamare tanta gente? Il Signore parte da quello che qualcuno ha con sé. Sì le poche cose che abbiamo con noi possono sfamare una folla, se sono messe in comune con tutti, se non sono tenute solo per me ma donate largamente. La mia vita, il mio tempo, le mie capacità e doti, le forze, le preoccupazioni se sono tutte rivolte a me stesso non riescono a sfamare nemmeno me, ma se vengono messe a disposizione di Gesù perché rispondano alla fame di tanti diventano cibo per migliaia di uomini.
Questo miracolo moltiplicatore di energie di bene e forze di amore è quello a cui si riferisce l’Apostolo quando afferma che c’è una speranza a cui siamo chiamati. Sì, la vocazione ad essere discepoli di Gesù è innanzitutto a condividere una speranza, cioè a vedere possibile con gli occhi della fede quello che gli occhi del realismo o della prudenza ci fanno giudicare irrealizzabile. Quanto è diversa la visione della speranza, che noi spesso disprezziamo come ingenua e rischiosa. Eppure solo a partire da lei possiamo imparare a vivere lo spirito del Vangelo di Gesù, quella parola che attirava folle e guariva la loro vita. E se il nostro realismo ci suggerisce che non saremo mai in grado di fare nostra questa prospettiva e di compiere le opere stesse di Gesù è perché crediamo più alle nostre risorse personali che alla forza del Vangelo che Dio offre a chi gliela chiede, come afferma Paolo: “Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
È il miracolo che trasforma vite inutili, come quelle spese solo per se stessi, esistenze spente o senza prospettive in risorse capaci di sfamare il bisogno di amore e di amicizia di tanti.
Perché non provarci? Perché non fidarci della Scrittura e provare anche noi a non mettere da parte per noi stessi la nostra vita ma metterla in comune per sfamare chi ne ha bisogno? Scopriremmo la bellezza di un moltiplicazione della vita che aumenta il suo valore e la sua bellezza.


Preghiere 

O Signore Gesù, mostraci con le parole del Vangelo la visione del Regno a cui ci chiami. Fa’ che i nostri passi si facciano veloci e decisi sul cammino della fiducia in te,
Noi ti preghiamo

O Dio nostro Padre, liberaci dal dominio della preoccupazione per se stessi e delle abitudini, donaci la libertà di essere figli e costruttori di un nuovo modo di vivere, Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, riempi i nostri cuori perché non restiamo affamati di attenzione per noi stessi e di preoccupazione per il nostro benessere, saziaci per sempre con la forza delle tue Parole,
Noi ti preghiamo


O Dio manda dal cielo la tua benedizione su quanti affrontano rischi e fatica per raggiungere un approdo di pace e serenità. Proteggi quanti sono in un viaggio pericoloso, salvali dalla cattiveria degli uomini e dai pericoli della natura,
Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre buono gli uomini e le donne che vivono in guerra. Per i paesi sconvolti dalla violenza e schiacciati dal terrorismo,
Noi ti preghiamo

Dona o Signore pace e salvezza al mondo intero, specialmente dove ora regna miseria e povertà. Fa’ che la giustizia regni nel mondo, dove oggi c’è disuguaglianza e sfruttamento, Noi ti preghiamo



Ascolta o Dio l’invocazione di papa Francesco e di quanti ti chiedono il dono della conversione e del perdono. Fa’ che nessuno resti deluso,
Noi ti preghiamo


Sostieni o Signore i tuoi figli ovunque dispersi, radunali nella famiglia dei discepoli che si riuniscono per celebrarti risorto e per nutrirsi del tuo corpo e sangue.
Proteggici da ogni male,
Noi ti preghiamo



sabato 21 luglio 2018

XVI domenica del tempo ordinario - Anno B - 22 luglio 2018





Dal libro del profeta Geremia 23, 1-6
Dice il Signore: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore. Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia».

Salmo 22 - Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare, +
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2, 13-18
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Alleluia, alleluia, alleluja
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia, alleluia, alleluja

Dal vangelo secondo Marco 6, 30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, l’evangelista Marco ci racconta come Gesù con i discepoli cercassero un momento di tranquillità per riposare dopo un periodo di intenso lavoro e per raccontarsi le tante esperienze vissute. Ma ecco che, inaspettatamente, si ritrovano di fronte una folla di gente che li cerca. Davanti a questo fatto non prevale in Gesù la preoccupazione per sé e per i suoi, ma “ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.” Sì, il Signore mette prima di tutto il bene di quanti ha di fronte e che esprimono, con le parole o con il loro atteggiamento il bisogno di trovare una via e di essere guidate, dimentica la propria stanchezza o il desiderio di tranquillità e si assume il carico delle domande di quelle folle di gente disorientata.
Per noi invece quanto è difficile non dico mettere avanti a tutto, ma a volte addirittura accorgerci del bisogno degli altri! La gente per noi sono masse di estranei, il loro agitarsi un fastidio che non ci preoccupiamo di decifrare. Chi poi chiede qualcosa esplicitamente lo evitiamo o chiudiamo volentieri la porta. Pensiamo all’atteggiamento generale davanti al popolo dei migranti. Sono per noi una massa informe, fastidiosa, che suscita agitazione e allarme. Li si vuole tenere lontano: cosa hanno a che vedere con noi?
Per Gesù però nessuno è un estraneo e la domanda di ciascuno, anche se confusa in una folla, va accolta, compresa e amata, come rivolta a lui personalmente.
L’immagine che la Scrittura usa spesso per descrivere il modo di Dio di prendersi cura della gente è quella del gregge e del pastore. Noi spesso invece abbiamo un’idea individualistica del prendersi cura di noi e pensiamo che dobbiamo essere aiutati ognuno in modo diverso, ciascuno per conto suo. Ma il primo aiuto che Dio ci dà è quello di non essere individui isolati, ma un gregge, una famiglia. Il primo bisogno dell’uomo, ci fa comprendere la Scrittura, è di essere radunato, raccolto, raggruppato, cioè di non essere solo davanti al mondo e alla vita, ma anche davanti a Dio.
È quello che esprime bene Paolo con quella sua immagine: “in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli … di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia.” Noi diamo invece così poca importanza a questa realtà, è forse l’ultima delle nostre preoccupazioni!
Il profeta Geremia, abbiamo ascoltato nella prima lettura, esprime tutto il dispiacere di Dio perché coloro ai quali aveva affidato la sua gente non hanno avuto la preoccupazione di tenerli insieme, e dice:  Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati” e poi afferma che lui stesso se ne occupaerà:   Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli.”
Cari fratelli e care sorelle, oggi sentiamo forte il messaggio del mondo che invita a separarci, a costruire steccati e muri che ci tengano isolati. “Prima io!” dicono alcuni, “Via gli altri!”. Si chiudono porti, strade e soprattutto cuori all’altro. Eppure, dice Dio, siamo tutti un gregge, siamo tutti un popolo. Il maligno si chiama diavolo perché semina divisione, vuole separare il popolo di Dio in tante individualità arrabbiate e ostili l’una alle altre, così le comanda meglio e se ne impossessa.
Cari fratelli e care sorelle, non restiamo vittima dell’opera tenace e insistente del “divisore”, infatti  a forza di sentire certi messaggi gridati finiamo anche noi per crederli veri ed accettarli come giusti. Facciamo invece nostra la preoccupazione di Dio: “Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una.” Che bella espressione quest’ultima: non ne mancherà neppure una. Non solo nessuno è di troppo, ma anzi se non è uno di noi, ne sentiamo la mancanza!
Il primo frutto dell’essere un popolo unito e senza divisioni è il dono più prezioso che possa esistere, la pace: “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia.” La sua Parola è una risposta a tutti i nostri problemi, che sono sempre frutto dell’azione separatrice del diavolo che mette gli uni contro gli altri. Gesù quando torna dai suoi dopo la resurrezione annuncia il dono della pace: “Vi do la pace” ma sottolinea “vi do la mia pace” perché sa che il divisore camuffa per pace l’essere da soli, individualisti ed egoisti, ma la “sua pace” è altra cosa, deriva dal far parte del suo popolo, della sua famiglia, dove c’è un posto per tutti, nessuno escluso.
Cari fratelli e care sorelle, Gesù disse questo alle folle radunate accanto a lui e questo visse lui per primo: si fece vicino, cioè fratello; pacificò il proprio e l’altrui animo abbattendo le separazioni fisiche, psicologiche, nazionali, culturali ecc…; mise in discussione le leggi non scritte del modo consueto di agire e pensare che vogliono separare ed escludere.
La narrazione evangelica prosegue raccontando come quelle folle restarono a lungo ad ascoltare Gesù. Non si stancarono, non giudicarono quegli insegnamenti inutili o poco adatti alla propria situazione. Per questo, divenuto tardi per tornare a casa, Gesù si preoccupò anche di cosa tutta quella gente potesse mangiare e li sfamò moltiplicando i pochi pani e pesci a disposizione, come racconta Marco subito dopo.
Sì, Dio ha cura del suo popolo riunito, ed anche a noi oggi, piccolo popolo che lui ha radunato attorno a sé, offre il nutrimento delle sue Parole e del suo Corpo e Sangue, perché impariamo da lui ad essere tutti membra di un unico corpo.


Preghiere

O Signore Gesù, guidaci nelle vie che ci guidano al gregge unito dei tuoi discepoli. Aiutaci a seguirti docilmente senza disprezzare i tuoi insegnamenti,
Noi ti preghiamo


O Padre del cielo, guarda con amore a quanti sono disorientati e senza guida, divisi e isolati. Abbi compassione di loro e torna a indicare a quanti ti invocano la via della salvezza,
Noi ti preghiamo



O Signore, abbi cura di quanti sono nelle difficoltà: per i malati, i sofferenti, chi è anziano e indifeso, per i profughi, i migranti, chi è senza casa e protezione. Dona a tutti guarigione e salvezza dal male,
Noi ti preghiamo


Dona pace o Dio a tutti i popoli in guerra. Per il Medio Oriente, l’Iraq, la Siria, l’Ukraina, la Libia. Fa’ che cessi la guerra e la violenza,
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Padre il nostro papa Francesco. Dà forza alla sua parola e vigore alla testimonianza del Vangelo che annuncia a tutti gli uomini della terra un modo diverso di vivere,
Noi ti preghiamo


Guarda con amore o Signore a quanti in questi giorni soffrono per la durezza del clima. Per gli anziani, i prigionieri, coloro che sono malati. Dona a tutti loro il ristoro della tua presenza amica.
Noi ti preghiamo


sabato 14 luglio 2018

XV domenica del tempo ordinario - Anno B - 15 luglio 2018





Dal libro del profeta Amos 7, 12-15
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele».

Salmo 84 - Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: +
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-14
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Alleluia, alleluia alleluia.
Il Padre illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 6, 7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.  E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Commento

Domenica scorsa abbiamo ascoltato nel vangelo il fallimento della predicazione di Gesù nei luoghi in cui era nato. Lì dove lo avevano visto crescere la gente non è disposta ad ascoltarlo. Le sue parole infatti erano troppo diverse dal sapere comune e i suoi gesti erano troppo diversi dal modo di vivere di sempre! Subito dopo, abbiamo ascoltato oggi, Gesù va in giro per i villaggi ad annunciare il vangelo a chi non lo conosceva. Cioè il Signore non resta attaccato al mondo già conosciuto, quello che gli è più familiare”, ma esce da esso per incontrare il mondo più vasto, gli altri villaggi: è  lì che lo incontriamo anche noi! Il Signore visse un’esistenza nomade. Lo incontriamo ovunque: è senza una casa stabile, va per le campagne e le città, fino ai confini della Palestina e anche oltre, a Tiro e Sidone. Egli non si fa imprigionare da un luogo, da una famiglia, da una cultura e da un ambiente. Gesù si fa pellegrino alla ricerca degli uomini, negli angoli più nascosti ed incontra tanti. Oggi abbiamo ascoltato il suo invito, rivolto ai sui discepoli e a noi, a fare la stessa cosa: “Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli”.
Ma che significa? Che bisogna lasciare tutto e incamminarsi verso l’ignoto? A volte pensiamo al missionario che annuncia il vangelo come ad un eroe isolato nella sua eccezionalità. Sì, anche questa è un modo e molti lo hanno fatto, ma non è l’unico.
Vediamo meglio cosa significa. Innanzitutto Gesù manda i discepoli a due a due perché il loro non essere da soli sia la prima predicazione a chi li incontra: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). L’essere fratelli e non individui slegati l’uno dall’altro è infatti la prima buona notizia, un vero “vangelo”, che possiamo offrire a questo nostro mondo in cui spesso la vita è resa triste dalla solitudine, subita, ma spesso anche costruita da se stessi per il rifiuto degli altri. Il cristiano anche quando è da solo, come nella vita capita, non è mai un individuo isolato ma è sempre un figlio, un fratello, una sorella, parte di una famiglia larga, di un “noi” plurale, e come nelle famiglie, deve saper dire il nome di ciascuno dei membri della famiglia, chi sono, cosa fanno, come vivono. Questa deve essere la nostra prima testimonianza. Il primo passo che Gesù fa compiere ai suoi discepoli è l’uscita dall’ ”io” individuale, dall’abitudine a pensarsi come una persona che persegue i suo scopi, compie il suo itinerario come su un binario che non ne incrocia altri.
Poi, come secondo elemento, Gesù invita a non portarsi dietro un bagaglio pesante: vestiti, cibo, proprietà, suppellettili, ma solo un bastone, sandali e tunica. Ciò significa che spesso il nostro passo è lento e pesante perché siamo ingombri di giudizi, abitudini, modi di fare e di essere, pensieri che sono un pesante bagaglio che ci frena. Anzi, avere un bagaglio così ingombrante ci convince che è meglio non partire per niente, per non rischiare di perdere qualcosa nel viaggio, per la paura di sentire la mancanza di qualcosa durante il cammino. Lasciamoci dietro tutto questo inutile ciarpame, lasciamoci stupire dall’incontro con altri, senza credere sempre si sapere già chi è colui che abbiamo difronte. Lasciamoci toccare e magari anche ferire dal bisogno del fratello, senza doverci coprire di corazze dure e pesanti per difenderci, di avere già spiegazioni e soluzioni pronte. Lasciamoci trascinare dove non pensavamo e non sapevamo, senza dover per forza fare solo strade conosciute e scontate. Solo una cosa ci serve, dice Gesù: un bastone. Questo era il segno dell’essere pellegrino, come era Gesù, che sicuramente ne usava uno nel suo viaggiare. Sì, il bastone su cui possiamo poggiare con sicurezza nel nostro pellegrinaggio alla sequela di Gesù è la Bibbia, appoggio solido e infallibile. Poggiamoci ad essa e non alla sapienza del mondo per prendere le nostre decisioni, per fermarci davanti a chi chiede, per alzare lo sguardo su un orizzonte più vasto del nostro piccolo mondo. Esso ci sostiene nei momenti difficili e ci evita di inciampare.
Gesù poi invita ad entrare nelle case, cioè a non sfuggire dal rapporto personale, intimo con gli altri. Questo ci fa paura, perché ci scopre vulnerabili e ci fa scoprire la vulnerabilità degli altri. Noi restiamo sempre un po’ sulla soglia della casa, da dove possiamo gettare uno sguardo, ma senza entrare dentro. C’è bisogno di sedersi accanto, parlare, restare a lungo con il fratello e la sorella, nel luogo della propria e della loro vita ordinaria, cioè la casa di ciascuno, perché possiamo trasmettere la bellezza della vita con il Vangelo. L’incontro fugace e superficiale, sulla porta, non comunica nulla e conferma agli altri che vogliamo stare alla larga da loro.
Infine Gesù raccomanda di non arrabbiarsi e non deprimersi per l’insuccesso: lui ne ha conosciuti tanti! Allo stesso tempo non ha perso mai la speranza che in futuro qualcosa potesse cambiare. Lo dimostra quell’ultimo gesto di scuotersi la polvere dai piedi, con cui lasciarsi con chi non ha voluto accogliere il Vangelo, almeno per adesso. Anche questo estremo gesto non è un segno di rabbia e di definitiva rinuncia, ma è “come testimonianza per loro” per lanciare un segnale, un ricordo che possa lasciare comunque un segno.
Insomma essere discepoli che annunciano il Vangelo non è un compito per gente speciale. È alla portata di tutti, anche nostra. Basta accettare di uscire da sé e farsi pellegrini, compagni dei fratelli, senza troppe sicurezze e pesanti pregiudizi, pronti a poggiarsi sulla Parola di Dio. Quante volte, chiediamoci ad esempio, parliamo del Vangelo con altre persone, o raccontiamo del nostro incontro col Signore? Siamo avari e timorosi di farlo, come fosse scortese e inopportuno, ma se siamo convinti che questo è veramente il cuore e il bello della nostra vita, come evitare di dirlo nelle situazioni “opportune e inopportune”, come ci invita a fare l’Apostolo.
Il racconto evangelico di oggi si conclude con la descrizione dei frutti dell’annuncio: cambiamento di vita, liberazione dal male, guarigione. Quei discepoli riuscirono a compiere genti straordinari perché erano portatori non di sé stessi, ma, come dice Paolo, si sono lasciati adottare da Dio e ne hanno ricevuto in eredità la potenza di una parola forte che cambia la realtà.
A noi, fratelli e sorelle, prendere sul serio l’invito di Gesù, uscire da noi stessi e compiere i miracoli di bene e di misericordia di cui quelli che incontriamo hanno spesso un bisogno grande.


Preghiere 


O Signore Gesù, accompagnaci sulle vie della vita perché possiamo seguire te e non la sapienza di questo mondo,
Noi ti preghiamo


O Dio fa’ che usciamo da noi stessi per farci pellegrini come Gesù. Aiutaci ad incontrare i fratelli e  le sorelle con il desiderio di essere assieme a loro la tua famiglia,
Noi ti preghiamo



Aiutaci o Gesù a non disprezzare nessuna persona, per quanto umile o peccatore sia, ma ad operare perché per ognuno si realizzi l’incontro con te che cambia e salva la vita, 
Noi ti preghiamo


Aiutaci o Dio ad essere testimoni credibili e autentici del vangelo, capaci di viverlo con semplicità e fiducia. Fa’ che vedendo come ci amiamo tutti comprendano che siamo tuoi discepoli,
Noi ti preghiamo

Aiuta o Signore chi è povero e indifeso: le vittime della guerra e della violenza, specialmente in Africa, Medio Oriente, Europa Orientale, chi è malato o anziano, chi è senza casa, prigioniero debole. Dona a tutti la tua pace,
Noi ti preghiamo


Proteggi i cristiani ovunque nel mondo, specialmente in Nigeria, Pakistan, Iraq, Siria, e ovunque sono perseguitati e uccisi. Fa’ che il loro martirio sia come un seme da cui nasca un futuro di pace per tutti,
Noi ti preghiamo.