sabato 11 gennaio 2020

Festa del Battesimo del Signore - Anno A - 12 gennaio 2020


 

 
 
Dal libro del profeta Isaia 42, 1-4. 6-7
Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
 
Salmo 28 - Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.
Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. 


Dagli Atti degli Apostoli 10, 34-38
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».
 
Alleluia, alleluia alleluia.
Si aprirono i cieli e il Padre disse:
«Questi è il mio Figlio amato: ascoltatelo».

Alleluia alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3, 13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Commento
 
Cari fratelli e care sorelle, il vangelo di Matteo appena ascoltato ci parla dei primi passi della vita pubblica di Gesù. Lo abbiamo visto bambino, in una mangiatoia, dove tanti, dagli umili pastori ai sapienti Magi, chinano il capo e si sottomettono a lui come al loro Signore. E oggi troviamo lui che china il capo davanti a Giovanni per ricevere il battesimo.
Dice il vangelo che Gesù “dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”. È Gesù che intraprende un viaggio verso Giovanni. È la storia del Natale: Dio si fa vicino di sua iniziativa, accorcia le distanze, si incammina dal cielo per giungere fino a noi. È questo lo straordinario che si cela dietro l’ordinarietà dei luoghi, delle persone e dei fatti di Betlemme. Il vangelo infatti non è riservato a gente straordinaria, eroi dello spirito o grandi per nascita o virtù. La straordinarietà non è nelle persone, ma viene dalla presenza di Dio che si fa piccolo proprio per entrare nelle nostre umili vite. A volte si pensa il contrario, e cioè che è possibile che il Vangelo si realizzi solo in figure eccezionali, dalla volontà di ferro, le virtù straordinarie, il coraggio e la tenacia non comuni. Ma i cristiani non sono diversi dagli altri per nascita o per indole naturale, ma lo divengono se così come sono, gente comune, accolgono Gesù che vuole nascere nella loro vita, realizzare attraverso le loro azioni il Vangelo di un mondo nuovo che egli, e non noi, viene a realizzare.
Non conta ciò che siamo prima, ma lo Spirito che porta la vita del cristiano su strade diverse dall’ordinario. A noi chiede solo di sottometterci e accoglierlo come Signore, come fecero i pastori e i Magi, come fa Giovanni al Giordano.
Giovanni davanti a Gesù che gli si presenta per chiedere il battesimo ha una reazione istintiva: “Giovanni però voleva impedirglielo”. Lo fa per umiltà, ma comunque istintivamente vuole impedire a Gesù di inaugurare la sua vita di predicazione e annuncio del Vangelo a tutti. A volte anche noi scegliamo una dimensione modesta di noi stessi, ci consideriamo troppo piccoli per poter vivere ciò che il Signore ci prospetta. Ci sentiamo inadeguati per l’ambizioso progetto di divenire luce e sale della terra, e anche noi, come Giovanni, vogliamo impedire a Gesù di compiere anche attraverso di noi la missione per cui è venuto al mondo.
Gesù risponde a Giovanni invitandolo a “Lasciar fare”, perché si compia ciò per cui lui è venuto sulla terra. Gesù non chiede che lui compia azioni grandiose, ma di lasciar agire lui, di dargli lo spazio necessario perché si esprima e manifesti. Sì, noi siamo cedevoli con il mondo che ci impone modelli e comportamenti che egli decide, e invece resistiamo a Gesù.
Infatti spesso ci vantiamo di vivere con indipendenza e autonomia e di non sottometterci a nessuno se non a me stesso, ma poi ecco che ci ritroviamo schiavi di mille paure e pronti a fare mille compromessi per salvaguardare il proprio benessere e tranquillità. Il mondo lo sa e ci propone di rinunciare alla nostra libertà in cambio della sicurezza di un angoletto tranquillo nel quale essere lasciati in pace.
Davanti a questo Gesù ci invita a non lasciar decidere al mondo, ma di “Lasciar fare” a lui. Ogni volta che abbiamo accettato questo invito abbiamo sperimentato la forza di un amore che vince la paura e libera dalla schiavitù della tristezza e della rassegnazione.
Giovanni lascia fare a Gesù, e il risultato di questa docilità è che una volta che egli riceve il battesimo i cieli si aprono. Come nel Natale il cielo si è aperto a Betlemme sopra i pastori facendo vedere le moltitudini degli angeli salire e scendere, cioè mettere in comunicazione il mondo degli uomini con quello di Dio, così, di nuovo, il cielo si apre sulle rive del Giordano. Il cielo non è più impenetrabile e chiuso. Il futuro si apre alla speranza e una nuova prospettiva si profila all’orizzonte dell’umanità. Infatti ogni volta che non resistiamo e “Lasciamo fare” a Dio egli parla con gli uomini, il suo volere non è più nascosto dalle nubi, il mistero è svelato, il volto divino assume i tratti miti di Gesù, che tutti possono conoscere come un amico alla propria portata.
Spesso siamo noi a chiudere il cielo che Gesù ha aperto e a dire che il nostro futuro è segnato, bloccato dalle scelte già fatte in modo irreversibile. Da adulti cosa possiamo cambiare? La nostra vita ormai è fatta! Ma anche a diciotto, venti anni, i giovani vedono il loro futuro bloccato dalla crisi economica, e hanno paura dei rapporti umani importanti perché hanno visto che troppo spesso essi portano alla delusione e al fallimento.
Il vangelo del battesimo di Gesù vene oggi a dirci che no, il futuro non è bloccato e il cielo è aperto sopra di noi. Ed infatti lo Spirito scese su Gesù e inondò il Giordano e tutti quelli che vi si trovavano. A Natale lo Spirito si è diffuso nel mondo. Lo abbiamo avvertito pochi giorni fa qui a Santa Croce quando quasi 150 poveri si sono riuniti per festeggiare la nascita del Signore Gesù. Uno spirito che spazza le paure e le incertezze di chi si lascia inondare da lui.
Dio si compiace quando qualcuno si sottomette a Gesù che vuole visitare la sua vita, non resiste e lascia fare a lui. Una voce forte scende dal cielo e sovrasta il chiacchiericcio confuso e banale, il vuoto di significato di troppe parole inutili ed esprime la soddisfazione di Dio che vede raggiunto lo scopo della sua lunga storia di compagnia all’umanità: riuscire a stare con l’uomo, essere accolto come suo compagno e Signore.
Dopo le feste che oggi concludiamo questa è la prospettiva che si apre per il tempo che viene: far spazio nella nostra vita a Dio che è venuto per stare con noi e aprire il cielo chiuso dell’incomunicabilità con lui. Se lo faremo nella quotidianità della vita gusteremo anche noi quel compiacimento di Dio, gioia autentica e non passeggera, felicità di una vita libera dalle paure e riempita dall’amore di Dio.


Preghiere
 

O Signore Gesù che ti sei manifestato sulle rive del Giordano come il Figlio amato di Dio aiutaci ad accoglierti come Signore della nostra vita,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Signore che siano vinti il nostro orgoglio e le resistenze del nostro cuore, perché con docilità accogliamo la tua parola e la mettiamo in pratica.

Noi ti preghiamo


O Signore, fa’ che i cieli si aprano sul capo dei tanti popoli che soffrono per la guerra e la violenza e l’angelo della pace annunci presto la fine di ogni conflitto.

Noi ti preghiamo

 

O Gesù che sei venuto per incontrare ognuno di noi da vicino, aiutaci a non fuggire le occasioni che tu ci dai di riconoscerti amico e fratello quando ci parli nel Vangelo e ci suggerisci il bene da compiere.

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Signore ogni uomo che rinuncia a fare il proprio interesse per cercare il vantaggio degli altri. Ispiraci azioni buone perché le possiamo compiere.

Noi ti preghiamo

 

Consola o Padre di eterna bontà tutti coloro che sono nel dolore: i malati, i sofferenti, chi è senza casa e famiglia, i prigionieri, gli afflitti dalla violenza e dalla guerra. Dona guarigione e salvezza al mondo intero.

Noi ti preghiamo.

 

Fa’ o Padre buono che ogni uomo sia raggiunto dalla notizia della tua nascita. Perché il Vangelo del Natale sia annunciato a tutti e susciti in ciascuno la gioia dell’incontro col Salvatore della propria vita.

Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio tutti i cristiani che ovunque nel mondo sono perseguitati e soffrono per la violenza: in Nigeria, Irak, Siria, Pakistan. Fa’ che presto il tuo nome sia ovunque amato e rispettato.

Noi ti preghiamo

lunedì 6 gennaio 2020

Epifania del Signore - Anno A - 6 gennaio 2020


 


Dal libro del profeta Isaia 60,1-6

Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

 

Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore

Alleluia, alleluia alleluia.



Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il vangelo di oggi ci narra come i segni straordinari della natività del Signore, fatti di una periferia sperduta del mondo di allora, raggiunsero i confini più lontani della terra, quell’ “oriente” da cui vennero alcuni personaggi un po’ misteriosi, i Magi: forse dei re, o piuttosto dei sapienti, capaci di scrutare i segni del cielo. L’evangelista Matteo ci tiene a riportare come quella nascita porta con sé entrambi i segni, apparentemente contradittori, di un evento periferico, marginale, quasi anonimo quanto a collocazione geografica e sociale, e la sua portata universale, tanto da essere colto da chi non aveva niente a che fare con il contesto sociale, religioso e culturale in cui essa si è realizzata.

Apparente contraddizione, sì, perché con quel paradosso in realtà il Vangelo vuole farci vedere come la partecipazione a quell’evento non è determinata dalla prossimità geografica o dalla familiarità culturale con esso, ma dalla disponibilità a farsi interrogare e provocare dai segni che ci vengono posti dinanzi. Infatti la stella così come il coro degli angeli non furono indirizzati solo ad alcuni, in segreto, di nascosto. Essi erano segni chiari e ben visibili, in pieno cielo, tanto che li percepirono sia gente rozza ed ignorante come i pastori quanto sapienti raffinati e di origine remota, come i Magi. Addirittura il vangelo mette in luce un altro paradosso: quando i Magi ingenuamente si rivolgono a Erode e ai sapienti di Gerusalemme essi non si stupiscono di niente, sanno già tutto: il come e il dove deve realizzarsi quella promessa antica della venuta del Salvatore. Essi avevano tutte le coordinate per rendersi conto di cosa stava accadendo, ma non le tennero in nessun conto.

Fratelli e sorelle, questo racconto dicevo è paradossale, perché vuole mettere in luce le contraddizioni che sono nel nostro modo di vivere. Ci dice come per vivere l’incontro con Gesù che nasce di nuovo per stare con noi non basta saperlo, avere coscienza del fatto e del modo con cui la sua venuta si è realizzata. A tanti quella stella, quel coro degli angeli sono ben noti, li conoscono con dovizia di particolari, ma non dicono nulla. Anzi suscitano un certo fastidio, perché vengono a disturbare. Sì ci disturbano, perché sia la stella, come anche gli angeli, invitano a seguirli, a uscire dal conosciuto e dallo scontato per andare allo scoperto e addentrarsi in un terreno nuovo, in cui non siamo padroni a casa nostra, ma dove è re qualcun altro, Gesù.

Io penso, fratelli e sorelle, alla provocazione di un fenomeno come quello migratorio: esso è una grande novità del nostro tempo, ma chi lo coglie come un segno, una stella, che deve condurci a pensare un nuovo ordine sociale, una nuova cultura, una giustizia che tenga conto di realtà lontane ma non estranee all’organizzazione economica globale del nostro tempo. Eppure chi esce allo scoperto? Chi segue questa stella con disponibilità a capire, a conoscere, ad amare? Quanti invece vorrebbero che fosse oscurata, eliminata e spenta definitivamente, come una novità fastidiosa!

Sì questa è la cosa che fa la differenza: la disponibilità a mettersi in cammino. Erode ha paura, sente minacciato il suo potere; i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo sono contrariati; la gente di Gerusalemme è turbata, e per questo nessuno di loro sente il bisogno di uscire di casa e fare i pochi chilometri che separano la città dalla borgata di pastori di Betlemme. Nessuno di loro trova motivi sufficienti per uscire dal proprio piccolo regno in cui è signore per scoprire chi è quel nuovo re che viene a instaurare un nuovo regno di pace, giustizia, amore, felicità.

Fratelli e sorelle, questo è il nostro stesso problema: non basta sapere, bisogna decidere di uscire da mentalità e culture consolidate e seguire i segni di un nuovo tempo che nasce e chiede di essere vissuto alla luce del Vangelo portata da Gesù.

Cari fratelli e care sorelle, quei magi invece scoprirono con gioia quel segno nel loro cielo spento. Si presero la briga di seguirlo, senza sapere dove sarebbero arrivati. Si portarono appresso poche cose, come chi fa un viaggio impegnativo, ma di valore, lasciandosi dietro tutto quello che è inutile, superficiale, posticcio. Credettero con ingenuità infantile che il loro atteggiamento sarebbe stato quello di tutti: stupore, gioia, curiosità, interesse, attesa, e invece trovarono solo fastidio, paura. Alla fine quello che per loro ha contato è che trovarono Gesù. “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.” La loro vita si riempie di felicità, di tenerezza, quel bambino gli fa scoprire la loro vera dimensione, non più grandi uomini sapienti, ma umili figli, pronti a chinarsi davanti al vero re del mondo, e fa emergere da loro le cose più belle e le fa brillare come doni preziosi da offrire agli altri.

La loro vita da quel momento non è più la stessa, cambiano strada. Tornare a casa non è più lo scontato ripercorrere le vie di sempre, ma aprire nuovi sentieri, scoprire nuovi luoghi e nuove persone alle quali comunicare la gioia dell’incontro col Signore.

Cari fratelli e care sorelle, sia anche per noi il Natale dei magi, non il Natale di chi guarda dalla finestra annoiato, ma la novità di un’uscita da sé, di un nuovo modo di vivere la vita di sempre, uno sguardo diverso sugli altri e sulle situazioni, pieno di infantile stupore e curiosità, pronto a intenerirsi, attento a non ritenere niente scontato e vecchio, capace di scoprire in ogni momento la bellezza della compagnia del Signore e di farne il vero re della nostra vita.



Preghiere

O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la tua umile semplicità i forti e i sicuri di sé, fa’ che usciamo dalle nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che ascoltiamo la tua Parola,

Noi ti preghiamo

 
Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto. Guida e benedici il nostro cammino verso di te,

Noi ti preghiamo

 

Donaci o Dio la vera sapienza che ci fa cogliere i segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettiamo mai di cercarti,

Noi ti preghiamo

 Ti ringraziamo o Signore perché hai riempito le nostre vite dei doni preziosi di una umanità mite, di parole buone, di azioni misericordiose da offrire a chi incontriamo. Continua a benedirci e ad aver pietà della nostra debolezza,



Noi ti preghiamo

 

O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te andiamo anche noi come i pastori ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto a Betlemme,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,

Noi ti preghiamo

 

Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per scoprire la bellezza del servizio ai fratelli,

Noi ti preghiamo.

  

O Dio, dona al mondo intero la tua pace che riconcilia i cuori e li apre alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla piaga della guerra e della violenza,

Noi ti preghiamo

sabato 4 gennaio 2020

II domenica dopo Natale - Anno A - 5 gennaio 2020




Dal libro del Siràcide 24,1-4.8-12

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti" . Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».

 Salmo 147 Il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
 
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
 
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini. 1, 3-6. 15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.

Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.


Commento

Cari fratelli e care sorelle, torna a risuonare l’annuncio del Natale, e ci viene ripetuto a breve distanza dalla notte in cui il Signore Gesù è nato per la nostra salvezza. Non è inutile questa insistenza della Liturgia perché è facile che noi consideriamo la nascita di Gesù con scontatezza un evento ormai del passato e lo accantoniamo con la stessa facilità con cui passiamo da un programma all’altro della televisione.
Sappiamo bene come l’Evangelista Giovanni racconta il Natale non come una cronaca dei fatti, ma come qualcosa di interiore. Oggi siamo allora invitati a leggere anche noi la storia del Natale di Gesù come una nostra storia interiore.
Egli sottolinea fin dal suo esordio come all’inizio di tutto ci sia il Verbo, cioè una Parola. Sì, la vita del mondo, l’esistenza di tutte le cose, noi, tutto nasce dal desiderio di Dio di comunicare, di non restare chiuso in se stesso, ma di aprirsi e farsi conoscere. Conoscere e farsi conoscere dagli altri è presentata da Giovanni come l’essenza di Dio, il tratto caratteristico dominante di tutto il suo essere. L’Evangelista cioè ci invita a rileggere la storia del mondo, ma anche la nostra storia personale, come un progressivo e continuo rivelarsi di Dio, attraverso gli eventi, le parole, le persone. Per capire in profondità la nostra esistenza e quella del mondo cioè, dobbiamo imparare a leggerle con una grammatica diversa, che vede in profondità e comprende i significati che esse esprimono non in superficie ma nel loro essere parte del disegno di Dio. Le esperienze positive, quelle negative, le persone stesse assumono un significato e un valore diverso, sono parte della manifestazione di un Dio che vuole farsi conoscere, che non è sopra la storia ma dentro la storia, nostra e del mondo.
Tante volte noi, al contrario abbiamo un’idea “misteriosa” di Dio, come se giocasse con gli uomini a tener nascosto il suo volere, a muovere le vicende della nostra vita come le pedine di un gioco a noi inconoscibile. Ma invece Dio non sta nascosto, non si avvolge di mistero, è la nostra miopia, la piccolezza della nostra prospettiva che ce lo rendono a volte lontano e incomprensibile. E il Natale in questo progressivo avvicinamento rappresenta una tappa decisiva: non solo Dio è vicino alla vita degli uomini, se ne interessa e ne ha compassione, ma ora diventa così prossimo da farsi vedere, toccare, ascoltare.
Non sempre però la prossimità di qualcuno alla nostra vita è un fatto accettato con gioia. Anzi i rapporti spesso tendono a tenere l’altro ad una certa distanza, senza permettergli più di tanto di avere un ruolo decisivo per noi. Si fugge l’incontro proprio con chi pretende di essere significativo, di influire sulle mie scelte e desideri. Paradossalmente accettiamo più volentieri che le nostre scelte siano determinate dai cosiddetti “persuasori occulti”, cioè i media, la pubblicità, le notizie più o meno tendenziose veicolate dai social, piuttosto che avere un amico che “pretenda” di influire su di noi.
Ma Dio ci conosce meglio di noi, sa le nostre difficoltà e capacità, conosce di cosa abbiamo bisogno e se scende dal cielo e si fa uomo non è certo per passare inosservato, ma per offrirci la possibilità di vivere meglio e più felici. Eppure, ci dice Giovanni, “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.” Stiamo attenti allora a non coltivare atteggiamenti diffidenti e scontrosi, perché rischiamo di allontanare da noi proprio colui che viene per salvarci!
L’evangelista ci propone l’esempio opposto di Giovanni il Battista, come colui che, al contrario, riconosce e accoglie Dio che viene per stare con noi. Innanzitutto ci dice il vangelo, egli lo riconobbe perché non credeva di vederci già bene da solo, di avere già tutto chiaro. A me spesso colpisce l’atteggiamento di quanti non si stupiscono mai delle realtà o delle persone che incontrano: già sanno, hanno capito, conoscono cosa c’è dietro e cosa significa. Incasellano subito ogni cosa nella categoria nota, definiscono e catalogano senza provare mai lo stupore di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, che li spiazza e li colpisce, lasciandoli senza una risposta immediata e già pronta. Hanno paura di essere colti impreparati, senza già aver capito e spiegato tutto. Ma in realtà non bisogna aver paura di restare stupiti di qualcosa di nuovo, ed ogni persona e ogni fatto sono una novità che ci si presenta, di cogliere in esso una domanda nuova alla quale dobbiamo prepararci per poter rispondere. Non si stupisce solo chi vede solo se stesso e non riesce a cogliere nell’altro un messaggio di Dio, una sua domanda o una sua risposta al nostro bisogno di voler bene, di capire, di essere in un certo modo.
Ecco allora che il Battista: “venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.” Giovanni il battista seppe riconoscere di non essere lui la luce di se stesso, ma di dover indicare anche agli altri da dove aveva ricevuto la luce capace di orientare la sua vita, di darle un senso e una rilevanza non solo più per se stesso e basta, ma per folle di persone. Quella luce è Gesù, la Parola che si è fatta carne della nostra carne per essere più credibile e accettabile da tutti.
Lasciamoci stupire da questa novità che quotidianamente vuole farsi strada in noi, da questo messaggio che in ogni momento vuole raggiungerci e interrogarci. Lo stupore fa interrogarsi, la scontatezza fa dimenticare subito e non lascia traccia in sé.
E allora cerchiamo sempre la luce di Dio per capire noi stessi, gli altri, il mondo, la realtà, senza pregiudizi e precomprensioni. Lasciamoci stupire da ogni incontro, perché possiamo interrogarci cosa significa e cosa ci chiede. Impareremo così quella grammatica che permette di comprendere nella storia la lingua con cui Dio cerca di manifestarsi e di farci capire quanto ci ama e quanto desidera stare con noi.
 
Preghiere

Signore che nasci per farti udire e vedere da tutti, fa’ che anche noi ti sentiamo vicino nelle parole del Vangelo e nel dono dell’Eucarestia che ogni domenica riceviamo,

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Padre non stancare di cercarci, nonostante la nostra chiusura. Perdona la nostra freddezza e distanza, donaci di venirti incontro ogni domenica, quando torni a farti vicino a noi,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Padre Santo per chi non ti conosce e non ha mai sperimentato la bellezza dell’incontro con te. Fa’ che presto tutti ti conoscano come un vero amico che ama e salva,

Noi ti preghiamo

 Scalda il nostro cuore o Signore Gesù con le parole del Vangelo, perché ci facciamo figli della tua Parola e non più di noi stessi,
 

 
Noi ti preghiamo


Proteggi e consola Signore chi è nel dolore, guarisci gli ammalati e proteggi i deboli, perché la tua nascita apra un tempo di gioia per tutti,

Noi ti preghiamo

 Aiutaci o Padre misericordioso a rinascere come tuoi figli adottivi. Colma il nostro cuore della speranza in un mondo migliore, perché possiamo divenire operatori di bene,

Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Dio per il nostro papa Francesco, perché le sue parole e il suo esempio tocchino il cuore di ogni cristiano avvicinandolo a te,

Noi ti preghiamo

Dona la tua pace o Signore dell’Universo a tutti i popoli. Fa’ che torni presto concordia e giustizia in ogni paese dove la guerra uccide e distrugge,

Noi ti preghiamo

mercoledì 1 gennaio 2020

Festa di Maria Madre di Dio - 53° Giornata mondiale della pace - 1 gennaio 2020


 



Dal libro dei Numeri 6,22-27

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 

Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
oggi parla a noi per mezzo del Figlio.

Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
 

Commento


Cari fratelli e care sorelle, iniziamo oggi un nuovo anno celebrando con la Chiesa la festa di Maria Madre di Dio e la giornata mondiale della pace, istituita 53 anni fa da Paolo VI. Le due memorie concordano felicemente, perché Maria con la sua maternità ha permesso l’ingresso nel mondo della pace vera, non quella del mondo, ma quella che Dio dona, della quale Gesù è principe, portatore e suscitatore. Infatti possiamo constatare con evidenza come dove il Signore è di casa, dove egli è accolto e invocato la pace regna con lui; dove al contrario egli è respinto e ignorato la pace non resiste e regna l’aggressività e l’ostilità. Per questo ogni chiesa, anche la più umile e periferica è una casa di pace, la comunità che vi si raduna è un ambito di pace, cioè di accoglienza e di benevolenza, nel quale ciascuno è aiutato a maturare uno spirito di pace con tutti. Anche noi qui lo sperimentiamo, apprendiamo la pace come un alfabeto e una grammatica della vita.

La pace infatti non è un sentimento sorgivo. La pace non è solo assenza di guerra, passività remissiva. Non vive la pace di Cristo chi si limita a non aggredire gli altri; certo questo è un buon inizio, ma bisogna andare oltre e costruire la pace poiché è qualcosa che non c’è già dentro di noi e attorno a noi. Papa Francesco nel messaggio che ha scritto per questa 53° giornata mondiale della pace afferma che per costruire la pace bisogna rimuovere il primo e più grande ostacolo che è la paura dell’altro diverso da noi: “La guerra si nutre di … paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo”.

Ecco dunque la prima pietra da porre per costruire l’edificio della pace: guardare all’altro come qualcuno da cui possiamo ricevere molto, in termini di conoscenze ed esperienze. L’altro che incontriamo, sempre diverso da noi, ci apre un mondo sconosciuto nel quale siamo invitati a inoltrarci nell’amicizia, con rispetto e misericordia, scoprendo sempre nuove cose. Ma c’è anche una seconda pietra da collocare: guardare all’altro come una persona verso la quale abbiamo delle responsabilità, in termini di risposta umana alla provocazione che è l’incontro, di debito di amore e di comunicazione del Vangelo vissuto da noi.

Sono queste le due pietre fondamentali necessarie per edificare la pace mondiale, a partire da me.

Ma come è possibile averle e collocarle? Non siamo noi troppo piccoli o deboli o incapaci?

Abbiamo ascoltato che furono i pastori, gente poco abituata ai rapporti con la gente, lontana dai luoghi della vita ordinaria e ignorante, a recarsi per primi nella stalla di Betlemme dove era appena nato Gesù. Era buio, notte e freddo. Tutto sconsigliava di uscire allo scoperto, esporsi al rischio per incontrare qualcosa di nuovo e sconosciuto, qualcuno che non aveva niente a che fare con la loro vita. In fondo cosa avevano da guadagnarci? Anzi uscire metteva a rischio anche il loro bene più grande e da cui dipendeva la loro esistenza: il gregge che dovevano sorvegliare. Era più sicuro starsene al riparo, al chiuso dei loro ricoveri. È questo quello che anche noi pensiamo davanti a chi ci è sconosciuto: io che c’entro, perché interessarmi, immischiarmi in fatti non miei?

Ma i pastori vinsero la loro paura ad uscire attratti dalla straordinarietà del luogo nel quale erano invitati a recarsi dagli angeli per trovarvi il segno sotto il quale mettere al sicuro la propria vita, la fonte della pace, la salvezza da ogni male. Essi vi furono attratti perché era un luogo straordinario. Il luogo dell’incontro con l’altro, lo sconosciuto, chi è diverso da noi, è un luogo straordinario, perché è benedetto e illuminato dalla presenza di Gesù che nasce. In ogni nuovo rapporto che rompe l’estraneità e la paura nasce una scintilla dell’amore di Gesù che vuole farsi strada in noi e nell’altro. Dove incontriamo l’altro nel nome della pace di Gesù da costruire egli è presente in mezzo a noi, ce lo ha detto lui. Per questo l’incontro fiducioso e simpatico con l’altro è anche incontro con Dio, è la stalla di Betlemme, è la chiesa.

I pastori, continua il vangelo di oggi, una volta usciti da quell’esperienza di incontro con Dio non poterono fare a meno di riferire quello che avevano vissuto a quanti incontravano. Proprio i pastori, gente fuori della società, diventano comunicativi e capaci di annunciare che Gesù nasce nella nostra vita portando pace e gioia, se noi usciamo nel buio incontro all’altro, incontro a lui. Hanno vissuto una nuova e felice esperienza, perché incontrare Gesù porta ad incontrare gli altri, ma anche vincere la paura dell’incontro con l’altro, fa nascere Gesù che trova così ospitalità in noi. Quell’incontro suscita nei loro cuori una grande gioia che è la pace, e li rende comunicativi. Chi è nella gioia dell’incontro non può essere violento e aggressivo, chi è vinto dalle paure è triste e deve difendersi dall’altro, magari aggredendo.

Quante volte anche noi siamo tristi e scontrosi, senza nulla da comunicare agli altri, perché non siamo pieni di gioia che dà pace. Ma questo, cari fratelli e care sorelle, significa che non abbiamo incontrato il Signore!

Dall’incontro con lui infatti si esce trasfigurati, la gioia infatti è forza che ci trasforma interiormente, ma anche che è capace di trasformare le persone che incontriamo e la realtà in cui viviamo suscitando anche negli altri il desiderio di pace. Se tutto resta uguale o peggiora è perché gli uomini e le donne non incontrano il Signore e la gioia è spenta nei loro cuori. Diveniamo portatori della gioia che nasce dall’incontro con il Signore e con gli uomini e la pace si diffonderà attorno a noi e nel mondo intero.

Cari fratelli e care sorelle, diveniamo come Maria anche noi una “chiesa” nella quale il Signore è accolto e custodito perché altri lo possano incontrare. Veniamo qui come i pastori, attratti dalla straordinarietà di questo luogo e non solo per banale abitudine. Viviamo il sogno di costruire la pace nell’incontro con gli altri e con il Signore Gesù e il mondo, attraverso di noi, conoscerà la pace vera che lui è venuto a portare.

Preghiere

O Dio che ci inviti ad uscire per raggiungere il luogo dove tu nasci in mezzo a noi, aiutaci a riconoscerti povero e piccolo, indifeso e mite per imitarti e seguirti sempre,

Noi ti preghiamo


Come ai pastori, anche a noi l’angelo della Parola di Dio ci ha invitato a non temere e a non rimandare l’incontro personale con te. Fa’ che senza indugio ti veniamo vicino e restiamo con te,

Noi ti preghiamo


O Signore Gesù che hai voluto nascere da Maria, donna umile e semplice, e ce la indichi come esempio di discepola attenta alla tua Parola e pronta a conservarla dentro di sé, aiutaci ad imitarla per divenire anche noi tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Padre la dimenticanza e l’orgoglio che ci fanno ritenere inutile ascoltare e  meditare la tua Parola. Donaci un’interiorità larga e accogliente, dove il seme del Vangelo possa germogliare e crescere,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per tutti quelli che soffrono a causa della violenza e dell’ingiustizia: per i profughi dalla guerra e dalla miseria, per i perseguitati, per chi è solo e senza aiuto. Sostieni col tuo amore tutti quelli che ti invocano,

Noi ti preghiamo


Guida e proteggi, o Dio, la tua Chiesa ovunque nel mondo, specialmente dove i suoi figli sono ostacolati e perseguitati. Dona a tutti i cristiani di essere testimoni autentici del Vangelo e operatori per il bene dell’umanità intera,

Noi ti preghiamo.


Salva o Signore Gesù le nostre vite dalla chiusura e dalla paura che ci chiudono all’altro. Fa’ che sappiamo gioire dell’incontro, gustando la bellezza di scoprire in ognuno un fratello e una sorella da amare,

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Signore per i doni con cui hai benedetto le nostre vite nell’anno che si è concluso: per la Parola che ci è stata annunciata, per le testimonianze di amore evangelico che abbiamo incontrato, per l’invito che abbiamo ricevuto a seguirti, nonostante la nostra indegnità,

Noi ti preghiamo

martedì 31 dicembre 2019

Te Deum di ringraziamento - Anno A - 31 dicembre 2019





Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 2, 18-21

Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

 

Salmo 95 - Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.



Alleluia, alleluia, alleluja
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia, alleluja


Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Commento

 

Cari fratelli e sorelle, questa sera ci siamo raccolti attorno alla Parola di Dio per dare conclusione ad un anno di vita con essa. Sì, perché la Parola è la compagna fedele della nostra vita e, come ci dice il Salmo 1, il discepolo “nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte.

Il Vangelo oggi ci ripropone l’annuncio della nascita del Signore secondo il modo originale che ha Giovanni di presentarcelo, come una lotta fra le tenebre e la luce che Dio manda per rischiarare la vita dei suoi figli.

Sì, nella notte profonda del mondo Dio ha acceso in modo inaspettato una luce. E questa luce, abbiamo sentito dall’evangelista Giovanni, splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno ricevuta. 

Infatti nel mondo ci sono ancora tanti “angoli bui” nei quali la sofferenza è grande e il grido di dolore di chi li abita resta soffocato nel buio.

Eppure potremmo dire che mai come in questa epoca il mondo appare inondato di luce. La scienza ha raggiunto traguardi ieri inimmaginabili, e tante cose hanno trovato una spiegazione razionale, tanti problemi una soluzione. Nel mondo “rimpiccolito” dalla globalizzazione il nostro sguardo sembra arrivare in ogni angolo che è ormai visibile e raggiungibile con facilità, illuminato dai media.

Ma forse è proprio questo il nostro problema oggi: infatti, a cosa serve la luce di Cristo a chi pensa di avere già sufficiente luce? Il buio degli “angoli bui” del mondo sembrano allora funzionali a far sembrare ancora più splendente la luce che i potenti mezzi umani gettano in ogni luogo inondandolo e abbagliandoci con il suo fascino. Negli “angoli bui” del mondo si rinchiudono tutte quelle situazioni che sembrano mettere in pericolo lo splendore della luce di questo mondo. L’angolo buio del mondo degli anziani, messi da parte o rinchiusi negli istituti, perché la loro presenza ci ricorda la realtà della debolezza e della morte; l’angolo buio di quanti fuggono dalla miseria e dalla guerra, che mettono in discussione la giustizia di un ordine mondiale nel quale l’abbondanza di pochi è pagata a caro prezzo dalla miseria di moltissimi; i mondi chiusi delle carceri, degli istituti psichiatrici, dei bracci della morte, dove tante vite sono umiliate, fatte soffrire, nell’ignoranza di tutti.

Eppure è proprio in questi angoli bui che la luce di Cristo, la luce che è il suo Vangelo di consolazione, di amore, di pace, di misericordia e umanità brilla e non viene soffocata. Basta pochissimo: una visita, un sorriso, una parola buona, il ricordo, un abbraccio, il mettere i propri occhi in quelli dell’altro, ed ecco che la presenza del Signore sparge una luce di vita nuova, di speranza, di futuro che è negazione del buio di morte.

Ma, al contrario, dove la luce del mondo è abbagliante nell’enfasi del successo e del benessere, la luce di Cristo sembra spenta, scialba, inutile e viene soffocata.

Ci chiediamo allora ha senso, è possibile essere cristiani fuori dagli angoli bui del mondo, dove la luce di Cristo brilla e illumina? È possibile essere cristiani dove lo splendore artificiale del mondo del successo acceca e rende le pupille opache e incapaci di sentire bisogno di una luce calda, umana e piena di tenerezza, come quella della notte di Natale? Non temiamo di entrare con il nostro cuore, con il nostro interesse affettuoso nei tanti angoli bui che ancora punteggiano ogni parte della terra, e lì riconosceremo e potremo accogliere il Cristo che viene. È vero, lì il buio ci fa paura, di primo istinto ci fa fuggire via, ma se resistiamo alla prima reazione spaventata, scopriamo la bellezza di quella luce santa, benedetta, ricca di calore e di amore che lì brilla con una luminosità che altrove non ha. È in questi angoli bui che si svolge la lotta fra la vita e la morte, fra il bene e il male che vuole soffocarlo e lì c’è Cristo che combatte, come in un sabato santo prolungato, e noi possiamo farlo con lui.

L’Evangelista Giovanni ci offre motivi di speranza: egli usa il verbo al presente: la luce “splende”. Non dice: “splendeva” quando c’era Gesù. Non dice: “splenderà” quando Gesù verrà. Dice: splende. Ora. Ora, in questo mondo buio, splende ancora, splende sempre. Le tenebre non l’hanno ricevuta ma neppure l’hanno sopraffatta. In mezzo alle tenebre, nel cuore delle tenebre, delle tenebre di questo mondo è possibile che la luce splenda.

Dice ancora Giovanni che il Verbo, la Parola, è venuto “a casa sua” ma i suoi non l’hanno ricevuta. La Parola, cioè non è qualcosa di estraneo e fuori dalla nostra portata: è di casa nella nostra vita, eppure, paradossalmente, vi rimane come un’estranea. In questo senso essa nella nostra vita gioca sempre il ruolo di “segno di contraddizione”, ci mette in discussione e a volte ci disturba. Perché ci vuole cambiare, e noi non vogliamo. Vuole accompagnarci nel cammino di costruzione di un altro mondo, un’altra vita, un altro amore, un’altra speranza. Per lui, il sogno di cui parlavamo a Natale di un mondo diverso è possibile.

Ed allora l’augurio che questa sera ci scambiamo per un anno che sia vissuto bene e benedetto dal Signore si sostanzia nell’augurio di non fuggire dagli angoli bui del mondo, di non preferire lo sfavillare di un fulgore artificiale che acceca ma non da’ calore, di affiancarci al Signore Gesù che nasce perché la luce si faccia strada dove essa è più invocata e desiderata, dove l’assenza di essa si fa condanna e dolore, dove possiamo essere alleati della lotta del Signore e, assieme a lui, intonare l’Alleluja della vittoria.

 
 

Preghiere

 

Ti ringraziamo o Dio per l’anno di vita che ci hai donato. Aiutaci a rileggerlo con gli occhi del Vangelo per riconoscervi i segni del tuo amore,

Noi ti preghiamo

 

 

Concedi o Dio a ciascuno di noi di dare valore alle scelte e alle azioni e di viverle come Gesù le ha vissute,

Noi ti preghiamo

 


Ti preghiamo o Padre misericordioso, perché l’anno che si apre porti pace a quanti sono in guerra, consolazione a chi è nel dolore, perdono e conversione a chi è su strade sbagliate,

Noi ti preghiamo

 

 

Guidaci o Signore sulle vie del Vangelo, perché nell’anno che viene sappiamo alimentare la luce del tuo amore negli angoli bui di questo mondo e portare speranza dove le tenebre oggi sembrano regnare,

Noi ti preghiamo

 

Ti ringraziamo o Dio del dono di un papa buono e fedele al Vangelo come Francesco. Proteggilo da ogni male e fa’ che con umiltà ne seguiamo l’esempio,

Noi ti preghiamo

 

 

Dio Padre onnipotente, guida la storia del mondo perché percorra le tue vie e affretti la venuta del tuo Regno,

Noi ti preghiamo


 

 

Preghiera Te Deum

 

 



Noi ti lodiamo, o Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
 
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, *
Santo il Signore Dio dell'universo.
 
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
 
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
 
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.


 
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
 
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
 
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
 
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
 
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.