sabato 30 settembre 2023

XXVI domenica del tempo ordinario - Anno A - 1 ottobre 2023

 

 


Dal libro del profeta Ezechiele 18, 25-28

Così dice il Signore: «Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

 

Salmo 23 - Ricordati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, +
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare

 

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2, 1-11

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce,
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia, alleluia, alleluia

 

Dal vangelo secondo Matteo 21, 28-32

In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».


Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, a volte incontriamo nella Scrittura alcune parole che sembrano presentare una sintesi essenziale di cosa vuol dire essere cristiani, cioè discepoli di Gesù. Nel brano della lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato c’è una di queste espressioni che, da sola, basta ad offrire un quadro completo della nostra vocazione, riascoltiamole: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.”

Paolo enuncia tre regole semplici e concrete: non fare nulla contro qualcuno (per rivalità) o per sentirsi migliore di qualcuno (vanagloria), e questo vale tanto per gli uomini che nei confronti di o Dio. E poi considerare il bene degli altri la cosa più importante di tutte, e quando parla di altri, lo fa in generale, non si riferisce cioè solo a chi è meritevole di ammirazione e giusto, ma anche a quelli che sono cattivi o peggiori di me.

Possiamo dire che applicare queste tre semplici regole vuol dire vivere cristianamente, e infatti Paolo aggiunge che questo è quello che fece Gesù: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo.

Cari fratelli e care sorelle, il cristianesimo non è un complesso di regole a cui attenersi ma un nuovo modo di vedere le cose che non solo ci fa scoprire le vere priorità ma anche, e direi soprattutto, ci da il desiderio di vivere secondo questo ordine rinnovato di importanza. Infatti sapere le presunte regole del vivere cristianamente non basta per avere la forza e il desiderio di applicarle. Quante volte abbiamo pensato: “dovrei fare questo, ma quanta fatica, come è difficile, e, in fondo, chi me lo fa fare?”

Avere invece il modo di vedere le cose della vita secondo l’ordine di importanza che Paolo ci suggerisce ci fa desiderare innanzitutto ciò che è buono per gli altri, e questo ci permette di trovare anche il nostro di bene.

Anche il brano evangelico di Matteo ci conferma su queste priorità da assumere a fondamento della nostra vita.

La parabola inizia con una chiamata: “Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. ... Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso.” Gesù sta parlando della vocazione alla vita cristiana, e non solo per l’invito rivolto a lavorare da parte del padre, ma ancor prima perché non si è figli per propria scelta, ma perché qualcuno ci ha chiamati alla vita: la madre e il padre. Siamo infatti generati alla vita di fede da Gesù, così come siamo stati generati alla vita fisica dai nostri genitori. Questa chiamata alla fede vede tutti gli uomini uguali: non c’è colto o ignorante, né capo o servo, ma tutti riceviamo la nostra dignità di figli di Dio da un’unica medesima chiamata.

La parabola racconta come questa paternità nella fede si esprime nell’invito a “lavorare nella vigna”. Essa cioè consiste nell’essere messi a parte di un compito, una missione: trasformare la terra attraverso il lavoro paziente e costante da campo incolto a terreno fruttifero.

Il mondo che Dio ha creato è una vigna, dice Gesù, e forse non a caso egli sceglie questa e non un’altra similitudine, peraltro già presente nell’antico Testamento, perché la vigna è piantata una volta, ma poi va coltivata in ogni stagione per una lunghezza lunghissima di anni. Ogni tempo richiede l’intervento del contadino perché cresca, si fortifichi e dia frutto. E anche il suo frutto è speciale: il vino. Un nutrimento cioè che non è per la pura sussistenza della vita materiale, ma aggiunge quel di più di gioia conviviale, di ebbrezza dello spirito in una dimensione diversa dalla realtà così come è, una dimensione onirica, di sogno.

Davanti a questo invito siamo costretti a scegliere, ma non tanto con un “sì” o un “no” verbale, ma con il “sì” o il “no” della nostra vita. Sarà il nostro agire a dirlo, più che le nostre parole.

Non basta un’adesione sincera, come dare un riconoscimento che il messaggio cristiano è il migliore, che anche noi stiamo dalla parte della fede in Gesù, la nostra vita parla, e dice quello in cui crediamo.

Cari fratelli e care sorelle, a volte le contorsioni dei nostri ragionamenti ci portano lontani dalla semplicità che Gesù, altrove, definisce “sì, sì; no, no”, cioè un agire che è conseguente al nostro pensiero. È il senso del paradosso con il quale Gesù conclude la parabola: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.” Essi apparentemente, formalmente, sono condannabili, ma il loro bisogno di una vita migliore li spinge verso Gesù e il suo Vangelo. Facciamo nostra la missione di contadini della viga e il suo frutto ci darà quella pienezza di vita a cui ogni uomo e donna aspirano e che solo il Signore può darci.


Preghiere 

  

Aiutaci o Dio ad essere tuoi figli obbedienti, prendendo sul serio le parole del Vangelo e vivendole docilmente,

Noi ti preghiamo

  

Elimina da noi o Signore Gesù, ogni istinto arrogante e ribelle, che crede di conoscere già il proprio bene e di poterlo ottenere contro gli altri. Aiutaci ad essere sempre tuoi imitatori,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Dio che non guardiamo all’esteriorità, ma cerchiamo di incontrare Te, i fratelli e le sorelle nella profondità del cuore e con uno spirito di servizio e amicizia,

Noi ti preghiamo

  

Concedi o Dio di essere capaci di pentirci del male fatto e di cambiare strada quando questa è sbagliata. Donaci la conversione del cuore,

Noi ti preghiamo

 

O Dio aiuta chi è povero e consola chi è nel dolore. Perché nessun uomo sia umiliato dall’ingiustizia e schiacciato dalla forza opprimente del male,

Noi ti preghiamo

  

Solleva o padre misericordioso chi è precipitato nella voragine della violenza. Dona pace vera e duratura ai popoli colpiti dalla guerra e dal terrorismo, salva chi è in pericolo di vita,

Noi ti preghiamo.

 

Guida la tua chiesa con la pazienza e la tenacia del padre buono. Perdona se non siamo sempre all’altezza delle necessità del Vangelo e tiepidi nel viverlo,

Noi ti preghiamo

  

O Dio, proteggi e benedici il nostro papa Francesco, perché sia una buona guida del tuo gregge verso i pascoli di un mondo migliore,

Noi ti preghiamo

sabato 23 settembre 2023

XXV domenica del tempo ordinario – Anno A - 24 settembre 2023

 


Dal libro del profeta Isaia 55, 6-9

Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

 

Salmo 144 - Il Signore è vicino a chi lo invoca

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,20c-24.27a

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.  Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.  Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e comprenderemo le parole del tuo Figlio
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 20, 1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.  Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, le letture di questa liturgia si aprono con un invito accorato che Dio rivolge all’uomo per bocca del profeta Isaia: “Cercate il Signore”! Tante volte lo abbiamo detto, Dio è in cerca dell’uomo e della donna, gli si fa vicino, vorrebbe essergli sempre accanto. Non c’è esempio più grande di questo desiderio del fatto che si è fatto uomo per stare con noi, anche fisicamente, assumendo la nostra stessa vita umana terrena.

Eppure, la storia e la nostra stessa esperienza ce lo dimostrano: spesso siamo noi a sfuggire da questa vicinanza, a nasconderci da lui, come Adamo subito dopo aver mangiato il frutto dell’albero proibito fuggì dallo sguardo amico di Dio, suo creatore.

Dio c’invita ancora oggi a non sfuggirlo, ma anzi a cercarlo, ad accettare con gioia l’incontro con lui, fonte sempre di benedizione, pace e felicità. Allo stesso tempo Dio sottolinea come l’incontro con lui non va cercato in chissà quali eroismi o stranezze, perché è lui che ci si fa vicino, accessibile a tutti più di quanto pensiamo: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.” È quello che Gesù afferma anche nella parabola che abbiamo ascoltato dal Vangelo di Matteo: un vignaiolo, che è il Signore stesso, si reca a cercare operai che vadano a lavorare nella sua vigna. Non aspetta che essi vadano a lui a chiedergli di essere presi, ma prende lui stesso l’iniziativa, e lo fa più volte nella giornata, e ogni volta si rivolge a tutti quelli che trova pronti ad esser presi a lavorare, fino a sera: tutti possono andare a lavorare nella sua vigna.

È da notare che l’invito rivolto da Gesù, ai primi come agli ultimi, è a produrre frutti buoni in un terreno che non è il loro, seminare semente non loro, curare viti, olivi, ortaggi non piantanti da loro. Gesù cioè per descrivere il Regno dei Cieli non usa l’immagine di tanti che coltivano ciascuno il proprio pezzetto di terra per ottenerne il massimo per sé. Questa è la logica del mondo che ci invita a darci da fare ciascuno con i propri mezzi per il proprio vantaggio. Gesù nella parabola invece offre a ognuno un posto in una grande opera comune che è coltivare pazientemente e con fatica qualcosa di buono per tutti. Ciascuno come sa, come può e per il tempo da vivere che ha.

In quella vigna possiamo godere della presenza del Signore. Nel lavoro per far crescere il bene per tutti sperimentiamo la sua vicinanza, la sua preoccupazione perché ciascuno sia messo in grado di essere utile alla grande causa comune.

Non è lo stesso per chi, invece di aspettare che il Signore lo prendesse a giornata, si è dedicato a produrre per sé, a coltivare il proprio campicello. Quelli Dio non lo hanno incontrato, ma solo se stessi e la propria fatica di vivere.

Così è per ciascuno di noi. Quante volte gli affanni e le preoccupazioni per i propri impegni e responsabilità ci fanno dimenticare la chiamata di Dio a vivere con generosità lo sforzo di produrre frutti buoni anche per gli altri? Cioè ad allargare lo spazio della solidarietà; a moltiplicare le occasioni di vivere la fraternità concreta, l’amicizia, la misericordia; a mettere a frutto con disponibilità le proprie capacità e risorse per il bene comune.

Questo vuol dire accogliere l’invito a lavorare a giornata per la vigna di Dio!

Ma se preferiremo andarcene a lavorare da soli nel nostro campicello, come potremo trovare Dio accanto a noi nei momenti di difficoltà? Come potrà gioire con noi per i frutti del nostro impegno e benedirli?

È facile accusare Dio di non preoccuparsi di noi; domandiamoci piuttosto se noi ci preoccupiamo di lui e dei fratelli, se condividiamo la responsabilità che lui sente di produrre frutti di bene per tutti, e specialmente per chi è in difficoltà.

L’invito del Signore può sembrare fuori luogo, perché la logica del mondo ci insegna a dar valore alle cose in modo esattamente contrario a quello che dice il vignaiolo Gesù. Ma questo accade spesso nel Vangelo. Spesso quello che per l’uomo è guadagno, per Dio è perdita; e quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo. La Parola di Dio, il suo giudizio comportano un radicale rovesciamento di valori: i primi sono gli ultimi afferma Gesù (Mc 10,31); i beati sono quelli che piangono (Mt 5,4); i veri ricchi sono quelli che abbandonano ogni cosa (Mc 10,29-30); chi vuoi salvare la propria vita la perde... (Lc 9,24; 27,33) La legge del suo Regno sembra essere il paradosso, l’inedito, l’inatteso. Dio sceglie le cose deboli e disprezzabili di questo mondo per confondere le forti e le stimabili (1Cor 1,27). Non sceglie il primo ma l’ultimo, non il giusto ma il peccatore (Mt 21,31), non il sano ma l’ammalato (Mc 2,17). Fa più festa per la pecorella smarrita e ritrovata che non per le novantanove al sicuro nel chiuso (Mt 18,13).

Sì, la via per incontrare il Signore ci appare spesso paradossale e, diciamolo, inaffidabile. Ma, ci dice Isaia, “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. ... Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.” Accogliamo dunque fratelli e sorelle, l’invito di Dio a sollevare il proprio sguardo da ciò che appare consueto e scontato, dalla banalità del normale, e incontreremo la via che conduce al Signore, in modo magari inatteso e imprevedibile, ma che alla fine ci rende degni di godere di quella ricompensa comune e uguale per tutti che è lo stare in sua compagnia e raccogliere frutti abbondanti per tutti.

 

Preghiere 

  

O Dio, ti ringraziamo per l’invito rivolto a noi di coltivare con gioia la terra del mondo per produrre frutti di amore, pace e felicità per tutti. Fa’ che con disponibilità ci poniamo al servizio del Regno,

Noi ti preghiamo

  

Perdonaci o Signore se a volte ti accusiamo di non esserci abbastanza vicino, quando invece siamo noi a scegliere strade diverse da quelle che conducono a te. Fa’ che sempre ti cerchiamo,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per la pace nel mondo. Dona ai popoli sconvolti dalla violenza di trovare vie di riconciliazione, ai feriti di guarire, a chi è morto di vivere la pace nel tuo Regno,

Noi ti preghiamo

  

Sostieni tutti gli operatori di pace che, con fatica e rischio, affermano le ragioni dell’amore dove oggi regna l’odio. Sostienili con la tua forza e donagli di ottenere i frutti sperati,

Noi ti preghiamo

 

Solleva o Dio l’indigente dalla polvere e il misero dal fango. Consola chi è nel dolore, sfama gli affamati, perdona quanti accettano che il male imponga la sua durezza sulla vita di tanti,

Noi ti preghiamo

  

Accogli nel tuo amore o Signore quanti sono defunti in questo tempo. Dona loro di essere accolti dal tuo amore misericordioso che perdona e riscatta ogni uomo,

Noi ti preghiamo.

 

Accompagna sempre o Signore il papa Francesco nel suo impegno di evangelizzazione e testimonianza di amore. Fa’ che le sue parole cambino i cuori dei tuoi discepoli e li conducano alla conversione del cuore,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi o Dio e sostieni le comunità dei tuoi figli ovunque nel mondo, specialmente dove soffrono per la povertà e la persecuzione. Fa’ che il Vangelo trovi sempre spazio nei cuori di chi lo ascolta,

Noi ti preghiamo

lunedì 18 settembre 2023

Festa dell'Esaltazione della Croce - 14 settembre 2023

 



Dal libro dei Numeri 21, 4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

 

Salmo 77 - Non dimenticate le opere del Signore! 

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. 

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. 

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira 
e non scatenò il suo furore.

Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 2, 6-11

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
perché con la tua croce hai redento il mondo.
Alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.  Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». 

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, celebriamo oggi la festa antica e solenne dell’Esaltazione della Santa Croce. Essa viene a riproporci, lontano dai giorni della Passione del Signore, di soffermarci sul simbolo della morte di Gesù. In modo particolare per noi questa festa è ancora più solenne perché è il titolo a cui la nostra chiesa è dedicata e che costituisce, per così dire, la “santa protettrice” della nostra comunità.

Quest’anno questa festa ha un sapore e un colore diverso, perché si colloca in un tempo fortemente segnato dalla presenza vicina, direi incombente, della guerra. Una presenza che accompagna le nostre giornate da un anno e mezzo e che rischia di divenire come una compagna abituale, normale delle nostre giornate. Non suscita più stupore, sdegno, dolore, diviene una presenza normale del nostro tempo.

Così è anche della croce. È un simbolo ormai antico e siamo abituati alla sua presenza come un elemento ornamentale e privo di significato. La festa di oggi ricorda il momento quando fu ritrovato il legno della croce che era stato seppellito in basso, in un luogo nascosto e inaccessibile.

Sì il mondo cerca sempre di allontanare dal nostro sguardo la croce, come fa con la guerra e il dolore degli uomini di oggi, e, non potendo nasconderla fisicamente, il modo migliore per farlo è renderla insignificante, come qualcosa a cui si è abituati.

Oggi questa festa viene innanzitutto a dirci che non ci si può abituare alla croce, non ci si può abituare alla guerra, non ci si può abituare al dolore delle persone.

Il mondo nasconde la croce perché ne ha paura, ma non solo perché ricorda una morte dolorosa, piuttosto, e direi soprattutto, perché ci dice che la morte è stata vinta e che essa non deve più farci paura. Essa non è l’ultima parola e non è nemmeno una condanna irrevocabile. La Resurrezione del Signore l’ha vinta e dalla croce Gesù ha “soffiato lo Spirito” su tutti gli uomini della terra, quello Spirito che è vita, pace e resurrezione.

Care sorelle e cari fratelli oggi abbiamo voluto intronizzare la Bibbia proprio sull’altare delle croci per dire che dalla croce ci viene il messaggio del Vangelo che proclama la resurrezione. La croce non è muta, non è silenzio di morte, ma è proclamazione potente della voce di Dio che da quella croce, dalle guerre del mondo, dai dolori che provano duramente tante persone ci fa giungere l’annuncio che la vita vince, la pace è possibile, il dolore può essere consolato e superato.

Come è possibile questo?

Abbiamo ascoltato dal libro dei Numeri che la salvezza per gli Israeliti morsi dal veleno di morte fu alzare lo sguardo verso l’alto, e anche il Vangelo di Giovanni ci riporta le parole di Gesù: “bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.” Finché teniamo gli occhi bassi vediamo solo il presente desolante della guerra e dei dolori, un presente che sembra senza scampo e definitivo, tanto da essere considerato “normale”. Ma se alziamo lo sguardo verso Gesù vediamo sì la croce, cioè non dimentichiamo il dolore, ma riceviamo da essa la visione del sogno di Dio, fatto di pace, consolazione, vita e pienezza di gioia.

Non pensiamo che siamo troppo giovani o troppo anziani, troppo impegnati o senza niente da fare, troppo tristi o troppo spensierati: ognuno può ricevere dalla Croce lo Spirito della pace che è una visione diversa che diventa gesti, decisioni, sentimenti e atteggiamenti nuovi. Ognuno ha la possibilità di vivere la pace nei rapporti e nelle situazioni in cui vive. E questa pace non è inattività o remissività, piuttosto è un atteggiamento attivo e tenace di realizzazione del bene dove il male sembra prevalere. Ogni gesto, ogni decisione di bene si riverbera sul mondo intero e allarga i confini della pace, include pezzi di vita, persone, luoghi sotto il segno della pace vera.

A quel sogno dobbiamo guardare per impegnarci a realizzarlo fin da ora. Se restiamo con lo sguardo basso sul presente non troveremo una via di uscita, la guerra ci sembrerà normale, il dolore degli altri accettabile.

Cari amici, non facciamoci rubare la vista della croce, rivolgiamo ad essa il nostro sguardo fiducioso e pieno di speranza. Da essa riceviamo il Vangelo della pace e del voler bene, vera risposta ad ogni male odierno. Solleviamo il nostro sguardo e il nostro cuore ad un livello più alto del chiacchiericcio confuso e stordente per far risuonare forti le parole del Signore che abbiamo appena ascoltato: “Dio … ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.  Dio, …, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.


 

Preghiere 

 

O Signore Gesù, dalla croce a cui sei stato inchiodato ci provochi ad un amore per tutti senza limiti né condizioni. Fa’ che rispondiamo con disponibilità al tuo invito, Noi ti preghiamo

 

O Gesù, dalla croce dona con abbondanza a tutti gli uomini il tuo Spirito che fa mettere al primo posto il bene degli altri e che fa riconoscere in ognuno il proprio fratello e la propria sorella, Noi ti preghiamo

 

O Spirito di amore, riempi i nostri cuori perché non vinca la paura e la rassegnazione, ma prevalga il desiderio di restare accanto alle croci piantate nel mondo per aiutare quanti oggi ne sopportano il peso,

Noi ti preghiamo

  

O Dio manda dal cielo la tua benedizione su quanti affrontano viaggi rischiosi e faticosi per raggiungere un approdo di pace e un futuro felice. Proteggi quanti fuggono per mare e per terra, salvali dalla cattiveria degli uomini e dai pericoli mortali del viaggio,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Padre buono gli uomini e le donne che vivono in guerra. Dona pace ai paesi sconvolti dalla violenza e schiacciati dal terrorismo,

Noi ti preghiamo

 

Dona o Signore salvezza al mondo intero, specialmente dove ora regna ingiustizia e povertà. Fa’ che il bene regni ovunque, dove oggi c’è disuguaglianza e sfruttamento,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci, o Dio, a sollevare il nostro sguardo verso la tua croce e i dolori di questo mondo. Fa’ che sentiamo sempre il bisogno di realizzare il bene della pace che tu ci doni,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore i tuoi figli ovunque dispersi, radunali nella famiglia dei discepoli ai piedi della tua croce, per celebrarti risorto e nutrirsi del tuo corpo e sangue. Proteggili da ogni male e dalla tentazione di fuggire dalla croce,

Noi ti preghiamo

sabato 2 settembre 2023

XXII domenica del tempo ordinario - Anno A - 3 settembre 2023

 

 


Dal libro del profeta Geremia 20, 7-9

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 

 

Salmo 62 - Ha sete di te, Signore, l'anima mia.
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco.
Ha sete di te l’anima mia, +
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 12, 1-2

Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Il Padre illumini il nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 16, 21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, domenica scorsa abbiamo ascoltato i versetti del Vangelo che precedono immediatamente quelli di oggi. In essi abbiamo visto Gesù porre ai discepoli la domanda: “Voi chi dite che io sono?” Pietro risponde che egli è il Messia e il Figlio di Dio, e per questo Gesù lo aveva esaltato come l’unico che, fra tanti, aveva accolto i segni con i quali il Signore aveva voluto comunicare la sua natura.

Ma ecco che oggi vediamo che, immediatamente dopo, Pietro dimostra invece di essere ancora molto legato al modo di vedere di questo mondo.

È rivelata in lui la realtà contraddittoria e fragile della nostra fede umana, che è sempre messa alla prova, perché l’adesione alla prospettiva di Dio è da ricercare e costruire, e non può mai essere data per scontata. Anzi, è proprio la convinzione di aver ormai capito come Dio vede le cose che provoca l’allontanamento da Lui, ed è forse proprio quello cha accadde a Pietro.

Gesù rivela ai suoi il futuro che l’attende, la necessità della sua passione e morte per giungere alla resurrezione finale. Egli cerca di far loro intuire la prospettiva di Dio con la quale dobbiamo imparare a guardare la storia non valutando caso per caso gli eventi in se stessi, ma in una prospettiva lunga, direi rovesciata, cioè dando la priorità al traguardo finale che il Signore vuole raggiungere.

Per lui la cosa più importante è la resurrezione, la vita vera che vince la morte. È questo traguardo che dà senso a tutto ciò che precede, persino la passione e morte, persino la croce. Gesù vuole preparare i dodici a vivere i momenti difficili che li aspettano con questa prospettiva, come un passaggio necessario in vista della resurrezione, e non giudicando ogni singolo evento in termini di successo o fallimento personale.

Noi, come Pietro, siamo portati a giudicare i fatti con lo sguardo corto del mio personale fallimento o successo, della realizzazione immediata dei miei obiettivi personali. Ma questo fa dimenticare che c’è un oltre a cui Gesù invece tende e che è la vittoria sul male.

Lo pensiamo ad esempio davanti ai fatti di guerra e terrorismo che insanguinano il mondo, o alle devastazioni causate dalla forza della natura. Non sono prova del fallimento di Dio, della sua impotenza davanti al male? O peggio, non sono la prova dell’indifferenza di Dio che non fa nulla per impedire tutto ciò, lui che potrebbe?

Certo, se guardiamo a tutto ciò come fatti che si concludono in se stessi le cose sembrano proprio stare così, e con Pietro non possiamo che augurarci di non dover mai affrontare simili difficoltà, ma forse dobbiamo imparare a vederli in una prospettiva diversa.

Il libro dell’Apocalisse, costituisce il tentativo di Dio di dare ai primi cristiani la chiave di lettura della storia come Egli la vede. In quei tempi essi sperimentavano le persecuzioni, e infatti il libro è scritto da Giovanni mentre si trova condannato all’esilio, e tanti altri fratelli erano stati perseguitati fino alla morte per la loro fede. Non era questo un segno che i primi discepoli non incontravano il favore e la protezione di Dio?

Ma nell’Apocalisse la storia va oltre l’oggi e si dispiega in uno scenario grandioso, che raccoglie davanti a sé tutto il corso dei secoli. In essa si manifesta con forza il male: le persecuzioni dei martiri, il tentativo del drago di distruggere l’universo e di annientare il bambino che nasce dalla vergine. C’è poi la rappresentazione dei cristiani con tutte le loro fragilità, ma anche la forza, le incertezze e la gloria. Ma la visione dell’Apocalisse non è fatta di avvenimenti chiusi in se stessi, essi trovano un traguardo e un compimento nella discesa dal cielo della nuova Gerusalemme, la città nella quale Dio vivrà con gli uomini.

È questa la prospettiva di Dio! La nuova Gerusalemme raccoglie le lacrime e il sangue versati, i dolori patiti e li trasfigura nella gloria della vittoria di Dio definitiva sul male. E la vittoria c’è proprio perché c’è stata battaglia, perché tanti hanno combattuto il male, anche subendone i colpi. Cioè la realizzazione della nuova Gerusalemme non passa sopra le teste degli uomini, ma è il frutto della lotta di ciascuno vissuta nella prospettiva dell’edificazione di una città diversa. Ogni colpo del male a cui si risponde con la forza dell’amore, della mitezza e della misericordia è una pietra che viene aggiunta alle mura di quella città santa. Al contrario, ogni volta che il male vince provocando una reazione altrettanto malvagia, di vendetta, di odio o di sopraffazione, una pietra viene sbriciolata e l’edificazione della nuova Gerusalemme è ritardata.

Così la morte di Gesù sulla croce per Pietro è una disgrazia da evitare, per Gesù è una tappa necessaria della lotta col male, perché la morte sia vinta.

Questo modo di vedere ci rende forti anche davanti alle nostre vicende personali o agli eventi storici che incontriamo: sappiamo che essi nella loro drammaticità non sono l’ultima parola, ma solo un passaggio verso la vittoria definitiva.

Per questo Gesù è così duro con Pietro: è diabolico giudicare le vicende della vita con lo sguardo corto, perché attribuisce al male una forza che esso non ha, se visto nella prospettiva della Gerusalemme che deve scendere dal cielo.

Per questo Gesù conclude con l’invito: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” Se vogliamo fare nostra la visuale di Dio sulla storia e contribuire alla costruzione della nuova Gerusalemme siamo chiamati ad andare dietro a lui, rinnegare il nostro modo di vedere la vita e lottare contro il male come fece Gesù sulla croce, non con le armi della forza e della violenza, ma con quelle della mitezza, del perdono del voler bene. Questa è la vittoria sul male che edifica la nuova Gerusalemme.


 

Preghiere 

 

O Dio, nostro Padre, fa’ che seguiamo sempre la via che tu ci indichi. Rendici docili agli insegnamenti del Vangelo e pronti a seguire l’esempio del tuo Figlio Gesù,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che hai scelto di percorrere con umiltà e pazienza la via del nostro cuore per insegnarci la volontà del Padre, fa’ che diamo ascolto alla tua Parola, come l’unica che insegna ciò che è buono per vita nostra e del mondo,

Noi ti preghiamo

 

Signore, aiutaci a non vedere la storia con lo sguardo corto dell’interesse egoistico, ma ad assumere la prospettiva di Dio e ad attendere la discesa della Gerusalemme celeste, città di pace e fraternità che tu hai promesso,

Noi ti preghiamo

  

O Gesù, tu ci hai indicato nella croce la via per salvarci. Sostienici nella fatica di abbandonare i falsi modelli di felicità. Fa’ che non rinunciamo a vincere il male con la forza irresistibile del bene,

Noi ti preghiamo

 

Senza il tuo aiuto, o Signore nostro Gesù Cristo, non possiamo fare nulla di buono. Aiutaci ad essere fedeli al tuo esempio, perché quello che hai insegnato lo hai vissuto tu per primo,

Noi ti preghiamo

 

Solleva, o Dio del cielo, l’indigente dalla polvere e innalza il misero dall’umiliazione e dal dolore. Proteggi chi ti invoca e salva chi non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Dona consolazione e guarigione a chi soffre,

Noi ti preghiamo.

  

Ti invochiamo o Dio del cielo, manda la pace nelle terre in cui infuriano guerra e violenza: in Siria, in Ukraina, in Sudan, in Libia e ovunque la guerra e la violenza mietono vittime. Apri per ogni popolo l’orizzonte di un futuro di pace,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio per i popoli del Nord del mondo, ricco e sazio di beni. Apri i loro occhi sul bisogno dei tanti che non hanno di che vivere, perché il loro grido di aiuto sia ascoltato,

Noi ti preghiamo

sabato 19 agosto 2023

XX domenica del tempo ordinario - anno A - 20 agosto 2023

 

 

Dal libro del profeta Isaia 56, 1.6-7

Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

 

Salmo 66 - Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1, 13-15.29-32

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti? Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù predicava la buona novella del Regno
e curava ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 15, 21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, Paolo nel brano che abbiamo ascoltato della lettera scritta ai Romani si presenta come “apostolo delle genti”. Questo titolo che si autoattribuisce a noi non dice molto, ma per un ebreo doveva suscitare scandalo. Che senso aveva definirsi “apostolo”, cioè “inviato da Dio”, a coloro che non sono credenti e non fanno parte del popolo che Dio stesso aveva scelto, cioè Israele? Nel sentire degli israeliti era forte infatti il senso di essere un popolo prescelto da Dio fra tanti per essere l’unico protagonista della storia di salvezza. Per questo Dio aveva loro trasmesso la legge, perché si mantenessero nettamente distinti dagli altri popoli, e non assumessero i culti idolatrici che tutti gli altri condividevano.

Ma questa appartenenza, che era un privilegio elargito del tutto gratuitamente da Dio, col tempo aveva portato gran parte degli ebrei a considerarsi superiori agli altri e ad usare la legge come una sorta di garanzia che faceva loro sentire esclusivo il rapporto privilegiato con Dio. In questo modo essi avevano come imprigionato Dio nel proprio piccolo ambito escludendo tutti gli altri. Così facendo però gli israeliti non si resero conto che assieme alle “genti” essi chiusero fuori dalla propria vita Dio stesso, quando, paradossalmente, in nome della fede in Dio respinsero, condannarono e uccisero Dio stesso nella persona di Gesù!

Oggi abbiamo ascoltato un episodio della vita di Gesù nel quale emerge con chiarezza l’atteggiamento del Signore verso i non-giudei. Trovandosi in una zona abitata da pagani Gesù viene fermato da una donna che chiede una guarigione, in modo eclatante, gridando. I discepoli vorrebbero che Gesù assecondasse quella richiesta, perché la sua insistenza è fastidiosa e imbarazzante. Il Signore risponde loro che non è il clamore e l’insistenza a motivare un suo intervento, ma solo la fede in Dio opera miracoli.

Ed ecco che allora quella donna mostra a Gesù la sua fede, chiedendo la guarigione della figlia non in nome dei suoi meriti o diritti, ma del fatto che Dio apprezza l’umiltà di chi sa farsi piccolo davanti a lui. La donna addirittura si paragona ad un cagnolino che racimola le briciole di attenzione di Dio, cadute dalla tavola che lui ha imbandito per coloro che ritiene degni di essere suoi commensali. Non chiede un invito speciale, non pretende di sedersi a tavola, ma resta umilmente e tenacemente ai piedi di Gesù, in attesa che una briciola della sua attenzione sfami il bisogno di guarigione di sua figlia.

Gesù giudica questa umiltà un segno di fede grande. Il suo grande bisogno infatti non la porta a inveire contro Dio o il destino, non è motivo per rivendicare il diritto alla sua attenzione, ma è portato davanti a Gesù fidandosi che lui possa e voglia intervenire.

Per Gesù è questo a fare la differenza e non solo accoglie la richiesta di guarigione (ma non per le motivazioni puerili accampate dai discepoli) ma loda la donna per la sua fede. Gesù loda una non ebrea, pagana, e donna, due condizioni di inferiorità che per la mentalità dell’epoca costituiscono motivi per non darsene cura.

Con il suo agire Gesù opera un rivoluzione culturale e religiosa, mettendo al centro il cuore e non l’identità religiosa, il bisogno e non i diritti, l’umiltà e non la capacità di attrarre attenzioni e imporsi all’attenzione degli altri.

Questo e gli altri episodi della vita di Gesù a contatto con persone non ebree o considerate eretiche e non perbene, come ad esempio la samaritana, sono per noi importanti perché capovolgono l’edificio che noi a volte costruiamo a testa in giù, pretendendo che il nostro comportamento sia sufficiente ad attestare la nostra fede, mentre per Dio è vero il contrario, e cioè che solo la fede dà valore al comportamento e gli dà contenuto e pienezza. Inoltre scardinano la nostra tentazione a delimitare confini e steccati per sentirci dalla parte giusta, mentre per Gesù non c’è frontiera che possa tenere una persona fuori dal suo interesse e attenzione se non la sua libera scelta di non essere amata da lui, e questo finché la sua insistenza e tenacia non vinca anche le ultime resistenze.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù, aiutaci ad aderire con sincerità all’ordine del mondo secondo il piano del tuo Regno, così diverso da quelli degli uomini. Fa’ che cooperiamo con generosa disponibilità alla sua realizzazione,

Noi ti preghiamo

  

Donaci, o Dio Padre nostro, la fede semplice e profonda di chi confida in te e si affida alla tua bontà. Fa’ che non resistiamo al tuo invito a cambiare il nostro cuore e le nostre azioni, per la realizzazione del tuo Regno di pace, giustizia e fratellanza universale,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, dona la pace ai popoli colpiti dalla guerra e dal terrorismo. Suscita la conversione di chi oggi colpisce il fratello con mano violenta, perché cessino ovunque le morti e le distruzioni,

Noi ti preghiamo

 

 Solleva dalla sofferenza, o Signore, il popolo degli umiliati e degli oppressi, dei poveri e dei rifiutati. Suscita sentimenti di solidarietà e compassione perché a tutti sia data la possibilità di vivere in un tempo migliore,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti coloro che non ti conoscono e non hanno mai udito il Vangelo. Fa’ che li raggiunga presto l’annuncio della tua salvezza e del Regno promesso agli umili e ai retti di cuore,

Noi ti preghiamo

  

Guida, o Signore, i passi di papa Francesco. Fa che le sue parole e il suo esempio suscitino in tanti il desiderio di amarti con fede sincera e appassionata,

Noi ti preghiamo.

martedì 15 agosto 2023

Festa dell'Assunzione di Maria Ss.ma - 15 agosto 2023

 



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 11, 19a; 12, 1-6a.10ab

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

 

Salmo 44 - Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.

Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
Dietro a lei le vergini, sue compagne, +
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15, 20-27°

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Maria è assunta in cielo;
esultano le schiere degli angeli.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1, 39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la prima lettura dal libro dell’Apocalisse ci introduce alla festa di oggi descrivendo in termini grandiosi la nascita del Signore. Questo racconto è molto diverso dalla descrizione contenuta nei Vangeli. In essi tutto è umile e piccolo, tanto da passare inosservato ai più: due giovani sposi, l’inospitalità abituale della città, una stalla, la mancanza del superfluo e anche del necessario, i pastori. Piccoli fatti di piccola gente, piccola storia. L’Apocalisse invece narra con grandiosità lo stesso evento: una donna deve partorire un figlio, ma un drago vuole distruggerlo. La protezione di Dio salva però sia il bimbo che la madre, perché quel piccolo è destinato a divenire re della terra. In qualche modo l’Apocalisse ci insegna a guardare la storia apparentemente banale e ordinaria con uno sguardo diverso, che ne coglie sotto l’apparenza di piccolezza la grandezza della lotta fra bene e male, la decisività degli eventi apparentemente banali, e soprattutto la presenza di Dio che imprime alla storia un corso diverso. Sotto un velo di banalità si cela la grandiosità della storia, di ogni storia umana, perché è unica agli occhi di Dio e perché si inserisce nel quadro cosmico della perenne lotta fra bene e male.

Anche noi siamo abituati a vedere con occhi scontati la nostra storia, a giudicarla ininfluente e a credere che le scelte da fare riguardino solo il mio bene, tranquillità e benessere. Quanta fatica facciamo a cogliere anche nella nostra esistenza i segni della necessità di compiere scelte importanti, perché utili e necessarie nella prospettiva della lotta universale, cosmica, fra bene e male! Anche nella piccola storia della nostra piccola vita si cela il mistero di quella lotta alla quale Dio stesso prende parte, e l’incarnazione ne è appunto il momento più significativo. Anche noi possiamo essere decisivi e imporre una svolta alla storia. La vicenda di Maria narrata dal Vangelo torna a ricordarcelo in questa festa di oggi a lei dedicata. Anch’essa aveva una piccola storia fatta di piccole aspirazioni e piccole soddisfazioni, ma seppe cogliere l’occasione dell’incontro con l’angelo per accettare di guardare ad essa con occhi diversi, sotto quella luce di grandiosità che assume la vita di ognuno quando la guardiamo nella prospettiva di Dio. Impariamo anche noi ad assumere per la nostra vita lo sguardo di Dio, sogniamo il suo sogno, accogliamo il disegno di bene che lui concepisce, e niente più sarà banale, piccolo e senza significato. Sì, la forza dell’amore che Dio ci comunica e la disponibilità ad esercitarla ogni volta che se ne presenta l’occasione cambia la vita e ci rende cooperatori dell’opera di salvezza universale di Dio. In questa prospettiva non è indifferente se noi accogliamo o respingiamo il fratello e la sorella, se aiutiamo o ignoriamo chi ha bisogno del nostro aiuto, se viviamo con gratuità o con una logica di guadagno e convenienza, se guardiamo al prossimo con ostilità o con simpatia, se preghiamo o se facciamo come se Dio non esistesse, ecc…     

L’Apostolo Paolo ci aiuta a capire che ciascuno di noi è destinato ad essere parte di una storia di salvezza, se resta unito a Cristo: “Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.” A noi scegliere se restare confinati nella prospettiva di Adamo, cioè del prevalere delle logiche del mondo, o fare nostra quella di Cristo, cioè farci discepoli dei suoi insegnamenti e con essi ricevere la forza della vita vera.

Maria una volta accolto il disegno di Dio diviene Teofora, cioè porta Dio dentro di sé. Per questo è capace di suscitare anche in chi incontra il sussulto di gioia e di vita che suscitò in Elisabetta. Se accettiamo di vedere dietro la banalità dei fatti che accadono lo straordinario del disegno di Dio la nostra presenza è apportatrice di bene e di felicità, Quell’esultanza di Elisabetta, quel sussulto nel suo grembo. Altrimenti saremo solo una triste conferma della forza del male e accetteremo senza lottare la sua vittoria sulla vita.

Cari fratelli e care sorelle, la tradizione della Chiesa ci ricorda oggi come Maria, dopo aver partorito, protetto e accompagnato Gesù come sua discepola, fu assunta in cielo con il suo corpo. Proprio per dire che tutto della vita di Maria è stato accolto da Dio come parte del suo disegno di bene. Niente è stato inutile o banale, tutto ha partecipato fin dalla prima scelta di accogliere l’annuncio dell’angelo con disponibilità piena alla battaglia per affermare la vittoria del bene. Sappiamo che la vittoria finale sarà riportata da Cristo, che con la sua resurrezione ha posto le basi, ma vogliamo fin da ora, come Maria, collaborare in questa sua lotta e far sì che il bene si affermi definitivamente. Lo facciamo ogni volta che, accogliendo l’invito del Signore Gesù, diveniamo suoi discepoli fedeli. Anche noi possiamo divenire, come Maria, un corpo, un’anima, una vita tutta intera salvata e protetta, destinata ad un futuro grandioso di partecipazione alla vita divina.

 

Preghiere 

 

Ti ringraziamo o Padre del cielo per l’umile disponibilità di Maria che seppe farsi carico del bisogno di salvezza di tutta l’umanità e accogliere in sé il Figlio di Dio. Dona anche a noi di essere strumento del tuo amore nella lotta contro il male,

Noi ti preghiamo

 

 O Dio nostro Padre, proteggi la debolezza delle vite minacciate, offese e oppresse dalla forza del male. Fa’ che chi è piccolo e indifeso sia scampato da ogni male e goda della tua benedizione,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore Gesù perché apriamo il nostro sguardo alla dimensione universale della lotta fra il bene e il male che si combatte nel mondo. Rendici in essa tuoi alleati fedeli e generosi, capaci di scegliere, ogni volta, di restare dalla tua parte

Noi ti preghiamo

 

 Scampa o Dio quanti sono minacciati dalla violenza della guerra e del terrorismo e vivono oppressi dal dolore. Liberaci tutti dalla radice di peccato che ci unisce in Adamo, per essere invece partecipi e operatori della vera pace portata da Cristo,

Noi ti preghiamo

 

Proteggi o Dio il nostro papa Francesco nel suo impegno senza sosta per la predicazione del Vangelo e per la testimonianza del tuo amore. Fa’ che ciascuno di noi sia toccato dalle sue parole e dal suo esempio per vivere con autenticità evangelica,

Noi ti preghiamo

  

Guida e proteggi o Padre del cielo tutti  i tuoi figli che oggi nel mondo intero venerano e invocano la tua Madre come protettrice e guida. Fa’ che con la sua stessa umiltà e umanità sappiamo fare spazio a Cristo nelle nostre vite,

Noi ti preghiamo.