sabato 22 agosto 2026

XVIII domenica del tempo ordinario - Anno A - 2 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 55, 1-3

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.  Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».

 

Salmo 144 - Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 35. 37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.  Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Commento

Il profeta Isaia nel brano che abbiamo ascoltato poco fa ci presenta una situazione fuori dal comune: c’è gente che spende molto per comprare ciò che non serve a saziare e dissetare. Perché questa follia?

Se ci pensiamo bene, è la stessa frenesia consumista che spinge l’uomo e la donna moderna a spendere per comprarsi cose o per fare esperienze, per accrescere la propria influenza e area controllo, esercitata con un atteggiamento rapace di conquista.

Ma quanto dura questa felicità del consumo? La fame e sete di soddisfazione, di potere e  di benessere non riesce mai ad essere placata per quanto ci affanniamo a comprare e a consumare, proprio come dice il profeta Isaia.

Questo atteggiamento consumista e rapace non si manifesta solo nell’uso delle cose, ma è un modo di concepire i propri rapporti. Crediamo infatti che essere felici consista nel possedere persone e situazioni, per poterne ottenere la massima soddisfazione possibile. Ma poi, quando non ci danno più quello che desideriamo, siamo pronti a buttarli via come cose inutili, per rivolgerci ad altri. Infatti costa più fatica “aggiustare” un rapporto deteriorato, una situazione che ha preso una piega sbagliata, piuttosto che buttarlo via e cercarsene uno nuovo. Ed è quello che comunemente si fa, ad esempio nei rapporti familiari, o con gli amici.

Ma questo modo di vivere non ci permette di costruire qualcosa di duraturo e di solido, ma solo rapporti fragili ed effimeri, che provocano un senso di insoddisfazione e precarietà che degenera facilmente in depressione e mancanza di senso della vita.

Il profeta Isaia però annuncia che Dio offre senza alcuna spesa cibo succulento e bevande buone. Questo cibo è nientedimeno che una parola: “ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” È Dio stesso che si offre come la risposta vera a quella fame e sete di vita buona e di umanità vera che tanti cercano di soddisfare con ciò che non vale, e si fa conoscere dagli uomini come una Parola proclamata e, con Gesù, una Parola incarnata che rimane con noi per sempre.

All’uomo e alla donna consumista e rapace, Dio torna allora oggi a proporre la felicità vera, solida e duratura, che non passa e non si consuma che è contenuta in quella Parola che ci è ancora una volta annunciata e attraverso la quale possiamo incontrare Lui stesso. Essa propone un modello umano diverso che non consuma, non spreca, non conquista per sé.

Ma in un mondo dominato dall’economia, come il nostro, vale solo quello che si compra e ha un prezzo: cosa valgono le parole? Con le parole non ci si arricchisce, non si quotano in borsa né si accumulano in banca.

Quanto grande è invece il valore delle parole lo capivano invece molto bene le folle seguivano Gesù e si affollavano attorno a lui alla ricerca delle parole che salvano, che guariscono, che ridanno speranza e futuro, che liberano dalla schiavitù del consumo e della rapacità e rendono umani. Per loro quelle parole valgono più di tutto e affrontano disagi e sacrifici per ascoltarle. Sono il loro tesoro, e Gesù glielo dona abbondantemente  senza farsi pagare nulla. Il Vangelo non ci dice di cosa Gesù parlava alle folle, ma vediamo il loro atteggiamento: trovano quello di cui hanno profondo bisogno. Ce lo conferma il miracolo che Gesù compie: sfama tutta la folla moltiplicando il poco che avevano i discepoli e distribuendolo gratuitamente, come aveva appena fatto con le sue parole.

Davanti a questa scena i discepoli restano scettici. Anche loro sono vittime della mentalità calcolatrice della cultura basata sull’economia. Si fanno un po’ di conti: tante persone, tanto cibo, quanto denaro serve? Troppo per le loro possibilità! La loro risposta spontanea al bisogno manifestato dalla folla è istintivo: ciascuno pensi a se stesso: “congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Sì, la mentalità economica e calcolatrice fa ritenere che ciascuno debba cercare il proprio benessere e risolvere i propri problemi con le proprie forze.

Gesù, forse un po’ ingenuamente, prova a contraddire questa mentalità, e dice loro: “voi stessi date loro da mangiare”. Cioè: “vivete una logica diversa, fatevi carico voi stessi del bisogno degli altri, trovate la risposta nella Parola di Dio accolta e vissuta, cibo e bevanda che sfama e disseta”.

I discepoli hanno paura, perché pensano, molto banalmente, che se metteranno in comune con tanta gente il cibo che hanno per se stessi, loro resteranno senza. È quello che tutti pensiamo: se mi occupo degli altri come faccio poi a pensare a me? Se do del mio agli altri, cosa resta per me? C’è bisogno dell’insistenza di Gesù che li forza a distribuire il poco cibo che hanno per se stessi perché questo, miracolosamente, si moltiplichi e sfami tutti. È quello che accade ogni volta che ci fidiamo della Parola di Dio e la mettiamo in pratica: “voi stessi date loro da mangiare”. Date affetto, attenzione, parole, tempo, risorse, largamente e gratuitamente, e tutto questo verrà moltiplicato, basterà per loro e diventerà un tesoro anche per voi stessi. Gesù, in un altro momento, dirà: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,29). I discepoli non solo sfamano cinquemila persone, ma loro stessi si saziano e avanza molto cibo che non va sprecato. Cinque pani e due pesci non sarebbero bastati a sfamare nemmeno Gesù e i discepoli, ma condiviso e offerto diventa il centuplo e sazia tutti.

Fratelli e sorelle, non abbiamo paura ad essere controcorrente, perché la cultura consumista e rapace del mondo ci lascia sempre insoddisfatti e spaventati di non avere abbastanza per sé. Nutriamoci del cibo buono che è la Parola di Gesù che oggi ci è annunciata, doniamola e la vedremo moltiplicata. Risponderemo così al bisogno di tanti, ma anche sazieremo la nostra fame e sete di vita buona e di felicità.

 

Preghiere 

 

O Signore Gesù fa’ che non cerchiamo per la nostra vita ciò che non conta, ma a cercare la tua Parola, dono gratuito che ci offri con larghezza e sazia il nostro bisogno di vita eterna,

Noi ti preghiamo

  

O Dio che dai cibo e bevanda a chi ti ascolta e si fa tuo discepolo, liberaci dalla fame di amore e dalla sete di senso, sazia il nostro bisogno di una vita generosa e buona,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo o Signore Gesù i popoli che in questo tempo hanno fame e sete di pace: per la Terra santa, il Medio Oriente, l’Ucraina e tutti i luoghi in cui c’è guerra: dona a tutti pace e salvezza,

Noi ti preghiamo

  

Ascolta o Dio del cielo il grido di quanti sono oppressi dall’ingiustizia e dalla miseria, perché il loro desiderio di vita buona trovi nel tuo amore risposta e consolazione,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Padre del cielo a non trattenere per noi tutte le nostre risorse e talenti, perché donandole generosamente le riceviamo indietro moltiplicate per noi e per tanti che ne hanno bisogno,

Noi ti preghiamo

  

Proteggi e guida o Signore Gesù il nostro papa Leone, perché indichi la strada del Vangelo con la semplicità e l’umanità del pastore buono che dà la vita per le sue pecore,

Noi ti preghiamo.

Nessun commento:

Posta un commento