sabato 22 agosto 2026

XXI domenica del tempo ordinario - Anno A - 22 agosto 2026

 

 


Dal libro del profeta Isaia 22, 19-23

Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

 

Salmo 137 - Signore, il tuo amore è per sempre.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

 

Alleluia, alleluia alleluia.

Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa
Alleluia, alleluia alleluia.

 

Dal vangelo secondo Matteo 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Commento

Gesù si trova, come spesso vediamo nel Vangelo, in viaggio con i discepoli e incontra tanta gente. Le pagine che precedono il brano appena ascoltato ci riportano le reazioni molto diverse da parte di coloro che incontravano Gesù. C’è chi si affida a lui con fiducia e gli chiede la guarigione; c’è l’atteggiamento di provocazione e sfida dei sadducei e dei farisei che vogliono giudicarlo; c’è l’indifferenza di tanti che gli passano accanto e non si lasciano turbare; c’è curiosità di chi è attratto dal sensazionale; ecc…

La Liturgia oggi ci fa soffermare proprio sull’interrogativo che Gesù pone ai discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Si legge in essa la preoccupazione di non essere compreso, e che non venga capita la missione e il vangelo che è venuto a portare. Anche noi non possiamo accontentarci di avere una vaga idea, frutto magari di nozioni apprese da bambini o del pensiero comune. Gesù non lo si può nemmeno confondere con un messaggio, per quanto alto e nobile, come altri grandi personaggi storici.

In effetti la risposta dei dodici conferma la preoccupazione di Gesù: «Alcuni dicono [che sei] Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti», cioè ciascuno lo prende per qualcun’altro, qualcuno di già conosciuto, che fa parte del passato, un po’ scontato.

Non è spesso anche la nostra risposta? «Che bisogno c’è di chiedersi chi è il Signore, è sempre il solito Gesù, quello di ieri, quello di sempre!»

Ma ecco che Gesù lancia un altro interrogativo inatteso: «Ma voi, chi dite che io sia?» Sì, per Gesù c’è bisogno di una risposta personale di ciascuno: “Chi sono per te?”.

Di tutti i dodici solo Pietro arrischia una risposta. In questo silenzio leggiamo tutta la nostra difficoltà a sentirci interpellati personalmente da Gesù che produce un’adesione anonima, di gruppo, ideale. Tante volte anche la nostra risposta alle provocazioni di Gesù è il silenzio e lo stupore per domande che ci sembrano inutili.

Gesù accoglie con gioia la risposta di Pietro innanzitutto perché lui si è sentito interpellato personalmente, non si tira indietro e arrischia una risposta. Quella dell’apostolo non è la definizione giusta perché frutto della sua intelligenza o della sua perfezione morale, ma perché nasce dalla sapienza antica della Scrittura che gli permette di leggere il suo oggi con gli occhi di Dio e di riconoscere la sua presenza e il suo agire in Gesù che lo ha scelto, amato, accompagnato: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.”

Quella di Pietro è un’intuizione affettiva di chi riconosce tutto il suo bisogno di essere salvato da Gesù che vuole entrare con prepotenza nella sua vita tutta intera.

La risposta di Pietro stringe fra lui e Gesù un legame ancora più forte. Diviene assunzione di responsabilità nei confronti di lui, di sé e del mondo: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” Infatti Gesù non riconosce a Pietro per la sua risposta privilegi o ruoli prestigiosi, una sorta di “rapporto preferenziale” con Dio, ma una ancora maggiore responsabilità davanti al mondo intero.

Sì, solo se riconosciamo che dal Signore viene la nostra salvezza e non dalla forza o dalla fortuna o dalle vicende della vita, si diventa forti abbastanza da “sciogliere e legare”, cioè da determinare, i destini della storia, delle storie degli uomini.

Davanti alla situazione complessa del mondo attuale a volte noi ci sentiamo impotenti e inutili, ma oggi Gesù viene a dirci che c’è un potere grande in chi riconosce in lui il vero salvatore e può realizzare nella propria vita i segni straordinari della sua signoria, se noi accettiamo che la eserciti sulla nostra vita.

 

Preghiere

 

O Signore Gesù, ti ringraziamo perché continui a porci la domanda, in ogni tempo della nostra vita, su chi sei per noi e come possiamo riconoscerti nostro salvatore. Fa’ che continuiamo sempre a risponderti con le stesse parole di Pietro,

Noi ti preghiamo

  

O Padre del cielo che hai mandato il tuo Figlio per farti conoscere di persona da ciascuno, aiutaci a riconoscere in lui il Dio vivente, che agisce e si fa presente ancora oggi in mezzo alle vicende travagliate di questo nostro mondo,

Noi ti preghiamo

 

O Gesù, amico e maestro di ogni uomo, fa’ che amandoti con disponibilità e docilità riconosciamo che la vita vera viene da te e che dal tuo Vangelo impariamo ad essere veramente umani,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore che non vinca in noi la rassegnazione e il senso di impotenza. Rendici operatori audaci della tua volontà che vince ogni forza del male,

Noi ti preghiamo

 

O Dio nostro Padre, mostraci il tuo amore senza fine che ci rivela che Cristo è la salvezza di tutti gli uomini e le donne.

Insegnaci a proclamare con tutta la nostra vita il vangelo della vita che vince la morte, del bene che sconfigge il male

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Signore Gesù la Chiesa intera e il papa Leone che va incontro con mitezza a tutti coloro che ti cercano. Fa’ che i passi di chi cerca la pace siano sostenuti dalla sua testimonianza che incoraggia e guida verso di Te.

Noi ti preghiamo

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