giovedì 9 febbraio 2012

Epifania del Signore



Dal libro del profeta Isaia 60,1-6

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.


Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.  

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.


Alleluia, alleluia, alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia, alleluia.

  

Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.



Commento


Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” dicono i Magi venuti da lontano quando arrivano a Gerusalemme. Cari fratelli e care sorelle, quando ascoltiamo della venuta di questi tre personaggi un po’ misteriosi ci coglie sempre un po’ di stupore. Come avranno fatto a vedere quel segno nella “confusione” del cielo affollato di stelle? Come poterono interpretarlo e intraprendere un viaggio lungo e difficile sulla base solo di quel segno?

Sono domande che ci poniamo, noi gente che, vuoi perché apparteniamo ad un’epoca più evoluta, vuoi perché abbiamo fatto una certa esperienza della vita, facciamo fatica a capire tanto ingenuo entusiasmo per una nuova stella che appare. E poi, diciamoci la verità, di questi tempi chi ha voglia di mettersi a scrutare il cielo per cercare un segno? Sono tempi difficili: i telegiornali parlano di crisi economica e di violenza, la disoccupazione aumenta, il mondo è confuso come non mai. Tutto questo si addensa sulle nostre teste come nuvole, una nebbia che rende impossibile, anche a volerlo, vedere il cielo, figuriamoci una stella! Eppure, nonostante tutto, il profeta Isaia ci esorta: “Àlzati… perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.”

In momenti come questi ci viene difficile alzare lo sguardo, è più facile che ci fissiamo sul basso, su ciò che è vicino e familiare perché ci rassicura in un tempo in cui le certezze vengono meno “ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” continua il profeta. In tempo di buio e di ristrettezze il messaggio che prevale è quello del pensare a sé, del preoccuparsi del proprio futuro e di cercare una strada per se stessi.

Ma a Natale una luce è stata accesa sopra le nostre teste. È la luce di qualcuno nato per salvare il mondo e non solo se stesso. È qualcuno di grande, Dio, che si è abbassato e si è fatto piccolo proprio per amore degli altri. È solo questo amore così grande e l’interesse per l’altro che riesce a illuminare il buio della notte. L’annuncio della nascita del Salvatore è come una stella splendente, che vince la caligine, il buio, la nebbia, se abbiamo il coraggio di alzare lo sguardo su colui che è nato per salvare gli altri e non se stesso.

Eppure, come dicevo, tante sono le stelle del cielo sopra di noi, a quale dare retta? Ognuna ci indica una via per salvare se stesso: la stella del benessere economico ci indica la via dell’arricchimento come garanzia per il futuro; la stella del consumismo ci indica la via del comprare come sicura felicità; la stella del tradizionalismo ci indica la ripetizione dei riti sociali, come quelli delle feste natalizie, sempre uguali a se stessi, come certezza di continuità; la stella del successo, della competizione, dell’emergere ci invita a farci strada per restare a galla fra le difficoltà, ecc… ognuna di queste stelle si presenta come ragionevole, normale, accattivante e sicura. Ognuna  sembra capace di garantire a se stessi sicurezza e salvezza. Ma in mezzo al coro delle tante stelle dei nostri cieli ne appare una nuova: la stella del Signore Gesù. “Abbiamo visto spuntare la sua stella” dicono i Magi come bambini, e loro l’hanno riconosciuta perché ha lo splendore di una novità: mai Dio si era fatto così vicino. Sì, a ben vedere le stelle di prima sono vecchie come l’uomo. Da sempre ci si affida a loro, anche se poi quotidianamente vediamo attorno a noi che non possono mantenere quello che promettono e non danno la salvezza.

La stella del Salvatore Gesù invece compare nuova, luminosa. Ma chi se ne accorge? Solo i Magi la scorgono perché continuano a cercare, non dimettono, nonostante l’età avanzata e la loro sapienza, la dimensione della ricerca di ciò che può farli felici veramente. Sono ingenui e credono a quella novità, rischiano un viaggio lungo, e alla fine incontrano il Signore Gesù. L’ingenuità e il rischio di un viaggio viene premiato con l’incontro con colui che non nasce per salvare se stesso, anzi viene per salvare il mondo. Loro, che nemmeno erano ebrei, si accorgono che quel bambino, piccolo e umile, porta in sé la forza più potente del mondo, l’amore di Dio, intuiscono che proprio lui realizza le promesse antiche di salvezza dell’uomo.

Anche Erode e i sapienti di Israele conoscono quelle promesse, tanto che le ripetono facilmente: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele” ma non cercano più una novità nella loro vita: pensano di possedere già cosa li salva: il ruolo, il potere, la ricchezza, e la nascita di qualcosa di nuovo li spaventa e lo vogliono eliminare: “All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.” Sì, chi non cerca più, chi crede di avere già capito e imparato tutto non vede la stella nuova che è la Parola di Dio che ci indica in questo Natale il luogo in cui incontrare la nostra salvezza.

Quante volte anche noi giudichiamo il vangelo troppo ingenuo, come erano quei magi che “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.” Giudichiamo imprudente lasciare la strada vecchia e intraprenderne una nuova dietro quella luce sorta nella notte. Pensiamo che sia tempo perso dare retta a quel Vangelo troppo semplice. Ci parla di una vita spesa per voler bene agli altri, di una salvezza che viene dal dare più che dal prendere, di una pienezza di vita che viene dal beneficare gli altri più che dal mettere al sicuro se stessi. Quei Magi hanno capito quel messaggio e lo vivono: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.” Quei tre misteriosi personaggi vedono un bambino e una madre e si prostrano adorandolo. Si fanno toccare il cuore, colgono quanto è meravigliosa l’umiltà di Dio e offrono quanto di più bello e prezioso hanno: oro, incenso e mirra. Mettono tutto ciò che hanno a disposizione del più piccolo e indifeso: un bambino.

Fratelli e sorelle imitiamo i Magi e con la stessa loro ingenuità scrutiamo il cielo della vita per cogliere la novità che viene dal Vangelo. Rispetto a loro noi siamo privilegiati e abbiamo una stella sicura: basta ascoltare la Parola di Dio e scorgere in lei la stella nuova che appare brillante. Ci parla di cose semplici, luminose, alla portata di tutti: voler bene, essere generosi, spendersi per gli altri, non pensare solo a sé, … Lasciamoci guidare da quelle parole e incontreremo Gesù in carne e ossa.

Ieri in questa chiesa si è realizzata la scena che oggi abbiamo ascoltato descritta dal Vangelo. Proprio qui la stella dell’amore per gli altri ci ha condotti a riunirci insieme a tante persone umili e bisognose, come i pastori, che cercavano la gioia della festa. Con loro abbiamo voluto aprire ciascuno i propri scrigni e offrire ciò che di più bello abbiamo: l’accoglienza, la familiarità, l’affetto, la tenerezza. Ci siamo tutti scoperti ricchi, perché ci siamo chinati davanti all’umiltà di umanità bambine. Non eravamo qui per ricevere, ma per donare gratuitamente e largamente, e ci siamo ritrovati più ricchi e sazi di bene. Sì, ieri in questo luogo, e sempre dove i poveri sono accolti ed amati, il bambino che è Gesù porta la salvezza di una gioia e di una vita che non finisce. Allora possiamo ben dire che l’immagine di ieri della festa di Natale coi poveri è, in questo tempo di buio, l’icona del natale più vera: ci si salva non pensando a se, non accumulando e rivendicando per sé, ma donando agli altri.

Sì, siamo stati condotti a vivere la festa del Natale con i poveri dalla stessa del Vangelo, e abbiamo incontrato il Signore in loro: nel fratello bisognoso, nella sorella in difficoltà, in chi è solo, in quelli che tutti scansano perché molesti, fastidiosi a guardare, umiliati dalla vita. Nel loro volto abbiamo riconosciuto i tratti di un bambino bisognoso di cure, che vuole essere protetto e voluto bene. In chi ci sembrava scontroso o ci faceva magari anche timore, abbiamo riconosciuto il bisogno di tenerezza e di affetto che ha ogni piccolo. Allora anche noi scopriremo di avere in noi cose preziose e belle da offrire e che la nostra salvezza sta nel donarle generosamente senza tenere tutto egoisticamente per sé. Ci siamo scoperti capaci di essere veri fratelli e vere sorelle, che è cosa preziosa come l’oro; ci siamo scoperti capaci di ridare fiducia e speranza, che è come un profumo di incenso; ci siamo scoperti capaci di consolare, che è un unguento che come la mirra cura tutte le ferite.

Fratelli e sorelle, i Magi dopo aver incontrato il Signore “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.” Sì, dopo aver gustato la bellezza del vangelo vissuto le strade di prima non ci sembrano più così attraenti. Forse sono più comode e dritte, ma non sono più le nostre. Hanno tante stelline ammiccanti, come le lucine dell’albero di natale, ma le scopriamo posticce e finte. Forse sono più sicure e note, ma non ci portano qui, cioè al luogo dove i fratelli le sorelle si amano e si riconoscono tali perché sanno chinarsi davanti al bambino piccolo, indifeso e bisognoso di cura e affetto che scopriamo in ogni uomo e donare ciò che di più bello e prezioso hanno: la capacità di voler bene e donare gratuitamente.

Preghiere

Ti preghiamo Signore perché come i Magi sappiamo cercare nel cielo della vita la novità del Vangelo. Aiutaci a non avere paura del buio del nostro tempo, e a seguirla con ingenuità ed entusiasmo.
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, fa’ che anche noi sappiamo donare ciò che abbiamo di più prezioso e bello a chi ne ha bisogno. Insegnaci la generosità dei Magi che offrirono i loro doni ad un bambino che non poteva dare loro niente in cambio.
Noi ti preghiamo


O Padre del cielo che hai donato il Figlio unigenito per la salvezza degli uomini, fa’ che siamo degni di incontrarlo bambino in ogni uomo e donna più piccola. Insegnaci a chinarci sui poveri e gli umili, per poterli riconoscere nostri fratelli e sorelle.
Noi ti preghiamo


Signore Gesù, non sdegnarti dell’indifferenza di tanti, e torna a nascere nei cuori di chi ti attende con fiducia. Fa’ che anche noi siamo pronti a cercarti e, seguendo la stella della tua Parola, possiamo trovarti un giorno nell’umiltà delle parole buone e semplici del Vangelo.
Noi ti preghiamo


O Padre di eterna bontà, guarda con amore a questo mondo ancora così sconvolto dalla guerra e dalla violenza. Guarisci le ferite di quanti sono colpiti, accogli chi è stato ucciso, consola chi è nel dolore, da’ rifugio a chi è profugo e senza tetto.
Noi ti preghiamo

Cristo Gesù che nascesti circondato dall’indifferenza della gente e dall’ostilità dei potenti, suscita nei cuori di chi compie il male sentimenti di umanità, perché mai nessun bambino sia più minacciato di morte. 
Noi ti preghiamo


Come i Magi cambiarono strada una volta che ti ebbero incontrato, fa’ o Signore che lasciamo le strade abituali del pensare a sé e impariamo le vie dell’umanità e dell’amore per tornare alle nostre case come uomini e donne rinnovati.
Noi ti preghiamo

O Dio che hai a cuore la salvezza del mondo intero, fa’ che tutti i cristiani ti annuncino come l’unico che può salvare la vita e testimonino la forza del tuo amore che vince ogni male.
Noi ti preghiamo

Festa di Maria Madre di Dio




Dal libro dei Numeri 6,22-27  

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.


Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,4-7

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.  E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.


Alleluia, alleluia, alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
a noi parla per mezzo del Figlio.

Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,16-21

In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ancora nelle orecchie l’annuncio dell’angelo che a Natale ci ha fatto scoprire una novità sconvolgente: Dio si è fatto uomo come noi. La grandezza infinita e la potenza di Dio si è resa umile e piccola per raggiungerci ed incontrarci. Gli angeli ci hanno dato un’indicazione: “è lì, lo troverete in fasce, adagiato in una mangiatoia” ed un invito: “andate”. Gesù infatti non entra di prepotenza nella nostra vita e non si impone a chi non lo desidera. Bisogna andare, cercarlo, imparare a riconoscerlo in mezzo alla confusione dei nostri cuori, superare la paura di uscire dall’abituale e dallo scontato, ed egli si fa trovare. È l’esperienza dei pastori, gente semplice che si fece convincere facilmente dall’angelo e seguirono la sua indicazione. Quanto è più difficile per noi! Noi siamo gente complicata, dai mille distinguo e non basta certo che ogni domenica la voce dell’angelo che è il Vangelo ci dica “andate lì, lo troverete”. Per noi tutto è più difficile, anzi impossibile. Un muro di impossibilità ci separa dal Signore. Lui supera i cieli per raggiungerci, ma è tenuto lontano dal nostro muro dell’impossibile. È impossibile cambiare il modo di pensare, impossibile cambiare abitudini, impossibile non fare come si è sempre fatto. Poi gli altri che penseranno? Cosa si dirà di me? E poi perché rischiare con l’ignoto mentre il solito è conosciuto e sicuro?

Sono le domande del Natale: perché uscire nel buio? Perché andare? Perché cercarlo, addirittura, in un posto così insolito come una mangiatoia? Sì il Natale non è una data del calendario ma è una scelta, la scelta di seguire l’indicazione dell’angelo e accogliere il suo invito. È Natale ogni volta che scegliamo di fidarci del vangelo, perché ogni volta nasce in noi una vita nuova. Chiediamoci allora oggi: sono già molti i Natali che abbiamo vissuto, ma quante volte è stata solo una data del calendario e quante la scelta di far nascere in noi una vita nuova: giudizi nuovi, sentimenti diversi, atteggiamenti, pensieri azioni nuove?

Oggi la liturgia ci fa soffermare sull’evento del Natale visto nel suo mistero della maternità di Maria, madre del Signore Gesù. Anche lei all’annuncio dell’angelo che sarebbe nata una vita nuova in lei innalzò subito il muro dell’impossibile: “Non conosco nessun uomo!”. Ma si fidò: parlò con l’angelo, lo ascoltò, gli rispose e si lasciò convincere. Maria, come i pastori è una donna semplice, senza le complicazioni e le mille obiezioni che poniamo noi. Il vangelo descrive bene come Gesù nasca in un mondo di semplici e di piccoli. Due poveri ragazzi sballottati dalla storia, Maria e Giuseppe, umili pastori, gente che ha poche obiezioni da fare, facili da convincere. Dio nasce fra di loro, il re dell’universo e Signore del monto intero si circonda di umili e piccoli, non perfetti né sapienti. Proviamo ad assomigliare a loro, e Dio nascerà anche fra di noi.

Maria una volta accettato di divenire madre di Gesù fu piena di gioia e appena incontrò Elisabetta cominciò ad esultare e a lodare Dio: “Ha fatto cose grandi, non disprezza l’umiltà, anzi la riempie della sua potenza.” Ma anche i pastori, ci dice Luca, al vedere Dio nato fra loro sono pieni di stupore e di gioia “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.” Maria si fidò, i pastori si fidarono e le loro vite rinacquero alla gioia con lo stupore di quanto possa essere bello vivere una novità grande in mezzo ad una vita vecchia. È l’esperienza di ogni cristiano che si lascia convincere dal vangelo, rompe il muro dell’impossibilità e varca i recinti della scontatezza per scopre con stupore quanto è bello vivere la novità di una vita diversa.

Come Maria fu madre anche a noi il Natale, cioè ogni volta che scegliamo di fidarci del vangelo, rende madri e padri. Dice il Vangelo come “dopo averlo visto, (i pastori) riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.” Sì anche i pastori partecipano alla maternità straordinaria di Maria. Anch’essi diventano infatti capaci di generare vita nuova attorno a loro con l’annuncio che fanno di quanto hanno visto e vissuto. Ogni cristiano è chiamato a partecipare alla maternità di Maria, a superare, come fece lei, le obiezioni del buon senso, a fidarsi dell’angelo e a far nascere in sé una vita nuova. Tutti se ne accorgeranno, tutti ne resteranno stupiti, come di un miracolo di salvezza.

Cari fratelli e care sorelle, non scegliamo per la sterilità di una vita paurosa e rinchiusa fra i muri dell’impossibile. Essere padri e madri non è solo in senso fisico. Anche chi ha figli deve imparare a rigenerarli alla vita nuova del Vangelo, anche chi è avanti nell’età deve imparare a continuare con la sua testimonianza a dare figli e figlie alla vita che non finisce. Anche chi è piccolo deve imparare a desiderare un mondo nuovo, a costruirlo fin da subito diverso da quello che conosciamo.

Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15, 9; 13) C’è un modo di dare la vita agli altri che è amare. L’amore ridà forza a chi è debole, dà speranza a chi è senza futuro, da fiducia a chi è disorientato. L’amore ridà dignità a chi è disprezzato, dà gioia a chi non sa da chi andare. Ecco allora cosa ci chiede la festa di oggi: imparare a dare la vita, come fece Maria con Gesù, come le madri sanno fare, amando chi ne ha più bisogno. Al contrario, purtroppo,  il mondo insegna principalmente come toglierla la vita, come diminuirla negli altri per il proprio vantaggio, come fare finta di niente dove essa è schiacciata e diminuita. E purtroppo sono veramente tanti i modi con cui gli uomini sanno toglierla. Lo si fa con la violenza, e pensiamo agli oltre cento morti che proprio a Natale la follia omicida ha fatto in Nigeria, inermi cristiani riuniti per celebrare nella messa la nascita del re della pace, e con loro tanti cristiani che in molti altri paesi sono perseguitati e uccisi, come in Pakistan, in India. Si uccide per dimostrare il proprio disprezzo per la vita di chi non conta nulla. Noi però sappiamo che quelle povere vite spezzate non sono perdute, anzi hanno un valore grandissimo, perché testimoniano che l’amore del vangelo è più forte della morte e non viene spento con la violenza, ma alimentato. Le loro vite sono rinate ad una vita più forte e più vera, quella che non finisce.

Anche per questo la Chiesa il primo gennaio ricorda la giornata mondiale per la pace. Sì, perché il mondo ha bisogno di pace e la vita può crescere e aumentare nella pace. Vogliamo allora oggi pensare e ricordare nella preghiera tutti i paesi in guerra, e le popolazioni sofferenti per le violenze. Ricordarne i morti, chiedere il sollievo per le sofferenze dei feriti. Un nuovo futuro di pace si apra per il mondo intero.

Fratelli e sorelle, con questi sentimenti iniziamo un nuovo anno. Preghiamo perché sappiamo viverlo all’insegna della vita che rinasce dentro e attorno a noi e soprattutto della pace, perché rifiorisca laddove ora regna la morte e la guerra.

    Preghiere
O Signore che sei nato da Maria, fa’ che anche noi sappiamo accoglierti come fece lei e portarti con noi per tutta la vita.
Noi ti preghiamo
O Cristo Gesù ti preghiamo in questo giorno per tutte le madri in difficoltà. Fa’ che ognuna sappia trovare il modo di accogliere con amore e disponibilità la vita che nasce da loro.
Noi ti preghiamo
O Signore che sei stato visitato dai pastori ai quali l’angelo aveva annunciato la nascita del Salvatore, fa’ che anche noi veniamo da te per ricevere come da una fonte inesauribile la vita e la speranza.
Noi ti preghiamo
Dio Padre onnipotente che hai tanto amato il mondo da dare il tuo figlio unigenito, guarda con bontà a noi tuoi figli, perché nonostante il nostro peccato e la fragilità delle nostre umanità sappiamo accogliere con gioia la salvezza che ci hai mandato con il Signore Gesù.
Noi ti preghiamo

Dio del cielo manda la pace in tutte le terre. Ti preghiamo per la Nigeria, il Pakistan, l’India, e tutti i Paesi in cui c’è guerra e violenza. Fa’ che Regni ovunque la pace .
Noi ti preghiamo
 
Gesù, Signore della pace, dona ad ogni uomo di poter vivere e lavorare in serenità. Fa’ che dove oggi c’è odio e divisione regni presto la concordia fra gli uomini e le donne.
Noi ti preghiamo
O Signore che ci doni la tua pace, fa’ che sappiamo scambiarcela l’un l’altro. Aiutaci a fermarci accanto a chi è solo e in difficoltà perché parlando con loro viviamo la pace vera che il mondo non conosce.
Noi ti preghiamo
O Dio proteggi dall’alto tutti coloro che hanno bisogno di aiuto: i malati, i sofferenti, i prigionieri, i senza casa, i condannati a morte, i profughi. Dona a tutti pace e salvezza.
Noi ti preghiamo

sabato 24 dicembre 2011

Natale del Signore



Dal libro del profeta Isaia 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento

La scena del Vangelo di Natale si svolge in un contesto di grande concitazione. L’evangelista Luca ci racconta che in quei giorni si svolgeva il censimento generale della Palestina e molta gente si doveva spostare da una regione all’altra per registrarsi nel paesi di provenienza. Possiamo immaginare le difficoltà, visti anche i tempi e i mezzi di trasporto di allora: tanta gente in viaggio, strade affollate, case piene di ospiti di passaggio, ecc…

Possiamo vedere in questi tratti anche il clima di queste giornate di festa in cui la città si è mostrata concitata e affannata, con le strade affollate, la gente per le strade a fare compere, un senso di agitazione collettiva. E’ normale, è così ogni anno, di che cosa stupirci?

In situazioni così è facile che chi non ha i mezzi per imporsi passi in secondo piano. Maria e Giuseppe sono due giovanissimi sposi provenienti da un paesetto di una zona di provincia, come era la Galilea. A quel tempo ci si sposava presto, possiamo immaginarci due quindicenni o sedicenni spauriti in quella grande confusione. Per Giuseppe era la prima occasione di assumersi la responsabilità di quella famiglia appena nata, di farsene carico come capofamiglia; per Maria, in più, si compivano i giorni del parto. Sono due poveri esseri sballottati nella confusione distratta della folla. Chi si accorge di loro? Chi può farci caso? Tutti avevano un gran da fare, c’era da organizzare, da preparare, da comprare e da vendere, da viaggiare, ecc… Possiamo dire: è normale, e infatti il vangelo dice che non c’era posto per loro, non che non li hanno voluti accogliere per cattiveria. Però a causa di questa normalità Gesù è nato per strada.

Quanti si saranno trovati nella stessa situazione di Giuseppe e Maria in questi scorsi giorni convulsi di preparazione del Natale nella nostra città? Quanti anche oggi sono sballottati dalla vita, sperduti, isolati, senza sostegno e aiuto? Gente alla deriva nel flusso caotico della città. E chi si accorge di loro, con tutto quello che abbiamo avuto da fare nei giorni passati: le compere, gli auguri, le visite ai parenti, la preparazione della cena e dei regali, oltre al lavoro e alle occupazioni abituali.

Qualcuno però si accorse di Maria e Giuseppe e del loro bambino appena nato. Sono i pastori, gente periferica, che allora non contava molto, come anche oggi. Gente che viveva all’aperto, in campagna, abituati alle durezze della vita. Loro sono gli unici che si accorgono che Gesù è nato perché sono gli unici che hanno dato ascolto alla voce dell’angelo che li invita ad andare a vedere. Quell’angelo tutta la gente indaffarata che stava in città non l’ha sentito. Ce ne stava molta più del solito, ma erano tutti presi dall’occupazione a sistemare le proprie cose. La grande maggioranza della gente non si è accorta nemmeno che è nato Gesù.

L’angelo anche questa sera torna ad annunciare la nascita del Signore Gesù. Chi lo starà a sentire? Ma nemmeno basta sentirlo, come facciamo noi qui stasera, ma bisogna anche andargli incontro, fuori. Infatti quei pastori stavano fuori e dopo aver udito l’angelo si avviarono e andarono verso Gesù, e solo dopo un cammino, più o meno lungo e più o meno difficile, poterono stare con lui.

L’angelo dice loro: “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. “Per voi” dice l’angelo, non per gli altri, per chi ne ha bisogno. Ma chi, onestamente, sente il bisogno di essere salvato? E poi da che cosa? Qualche anno fa si sentiva l’emergenza sicurezza: si temeva di essere sopraffatti dalla criminalità e dal terrorismo e il salvatore allora era una politica di controllo e chiusura nella fortezza assediata, con il respingimento degli immigrati. Oggi è la crisi economica ad avere la priorità nelle nostre preoccupazioni e sentiamo il bisogno che un economista risani la finanza, che le banche siano meno esose, che un politico onesto ci restituisca un certo benessere, la possibilità di spendere. Ma poi il grande salvatore oggi nella crisi economica è pensare a sé e a garantirsi un futuro migliore. Pensare agli altri, preoccuparsi di chi sta peggio, in tempo di crisi, è un lusso che non ci si può permettere. Ma poi domani chissà quale sarà quello che ci farà paura e di chi sentiremo il bisogno per essere salvati.

Ma poi in ogni tempo l’uomo, spaventato da una realtà che appare complessa e minacciosa, in fondo al suo cuore sente il bisogno di essere salvato dai cambiamenti della realtà e l’aspirazione profonda è quella che la nostra situazione resti il più a lungo così com’è, e di un salvatore che venga a mutare la situazione non ne sentiamo il bisogno.

Poniamoci seriamente la domanda su chi è il nostro salvatore e da cosa ci viene a salvare, che è la domanda del Natale, perché il vangelo ci fa vedere come solo i pastori furono felici di sentire la notizia della nascita di un salvatore della loro vita e si incamminarono e lo trovarono. Gli altri restarono con le greggi, magari imprecando contro il freddo, o recriminando perché non potevano starsene in città invece che all’aperto della campagna. Tutti questi Gesù non lo incontrarono, anche se avevano ascoltato l’angelo.

Ma cosa trovarono quelli che andarono? “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” Un bambino, come può salvarci?

Il vangelo spesso è una grande delusione: sembra infantile e ingenuo, roba da bambini. L’uomo e la donna moderni sono molto sicuri di sé, la sanno lunga e hanno le idee chiare su cosa li salva: il benessere, la fortuna, la salute fisica. A questo anche noi affidiamo la nostra felicità e in tempo di scarsità di risorse, ciascuno si tiene stretto quello che ha. Ma sono certezze che ben presto rivelano la loro debolezza: basta una ventata di crisi economica e il benessere vacilla, basta un niente, o anche solo il passare del tempo, e la salute si incrina: quello a cui affidiamo la nostra salvezza mostra prima o dopo tutta la sua debolezza. La nostra vita è troppo preziosa per affidarla a ciò che non resiste alla tempesta della vita. Se ci rendiamo conto di questo allora sì che sentiremo il bisogno di qualcuno che ci salvi, allora sì che ci incammineremo verso la meta indicata dall’angelo per incontrare il salvatore che l’angelo annuncia.

Non resteremo delusi. Sì è solo un bambino, ma ha la forza di un amore talmente grande che non verrà mai meno, fino alla morte in croce e alla resurrezione. Sì è di umile famiglia, ma la nobiltà del suo animo farà accorrere da lui folle di gente assetata di parole vere e di gesti umani. Sì è un uomo come tutti, ma ha la potenza di Dio che tutto può, a cui nulla è impossibile.

Fratelli e sorelle incontrare il bambino Gesù non è solo la commozione passeggera di una sera ma vuol dire aprire la pagina del Vangelo e farsi toccare tutti i giorni dal suo amore, dalla sua nobiltà, dal suo potere. Facciamolo a partire da questa sera, dalla domanda del Natale su chi ci salverà. Troveremo in quelle pagine che sono proclamate durante la Messa e che ciascuno può leggere un tesoro così prezioso che mai potremo più farne a meno, perché in esse scorgeremo la salvezza per la nostra vita.

Don Roberto
Preghiere

O Signore che nasci in una stalla perché nella confusione della città nessuno ti lasciava spazio, aiutaci a sgombrare il nostro cuore dagli affanni e dall’egoismo, perché ci sia posto per te.

Noi ti preghiamo

O Cristo, a noi che confidiamo nel benessere, nella salute e nella fortuna come mezzi per garantirci una salvezza sicura, insegnaci a non disprezzare la salvezza che tu ci porti. Fa’ che imparare da te l’amore che ci rende umani e ci salva dal male e dal peccato.

Noi ti preghiamo

O Padre che hai mandato il figlio unigenito perché il mondo conoscesse il tuo amore, aiutaci a trovarti quando ti fai vicino a noi e a cercare la strada che il Vangelo ci indica per restare sempre in tua compagnia.

Noi ti preghiamo

O Cristo che non ti sei vergognato di nascere nella miseria di una stalla, fa’ che tutti noi sappiamo essere umili come te nel servizio ai fratelli e premurosi come Maria e Giuseppe con chi è piccolo.

Noi ti preghiamo

O Signore che sei stato accolto solo dai pastori, e non hai trovato attenzione nella città dei benestanti, fa’ che sappiamo chinarci su chi è misero e riconoscere in lui la tua presenza che si fa vicina alla nostra vita.

Noi ti preghiamo

Cristo Gesù, aiutaci ad ascoltare l’angelo che annuncia la venuta della nostra salvezza e ad incamminarci verso di te, aprendo il nostro cuore alle tue parole e rendendo grazie per l’amore che ci insegni.

Noi ti preghiamo

O Signore che hai radunato l’umanità non attorno alla gloria del benessere e del potere ma accanto all’umiltà di una stalla, fa’ che noi tuoi discepoli siamo fedeli al Vangelo, perché con la forza al tuo amore trasformiamo il mondo intero.

Noi ti preghiamo

O Gesù che hai conosciuto la durezza della vita senza casa, proteggi tutti coloro che vivono per la strada: i poveri, gli zingari, chi è solo e disprezzato. Fa’ che noi sappiamo essere per loro casa, famiglia e protezione.

Noi ti preghiamo



martedì 20 dicembre 2011

Preghiera del 21 dicembre 2011 (IV di Avvento)



Dal libro del profeta Amos 5,4-15

Poiché così dice il Signore alla casa d'Israele:
"Cercate me e vivrete!

Cercate il Signore e vivrete,
altrimenti egli, come un fuoco,
brucerà la casa di Giuseppe,
la divorerà e nessuno spegnerà Betel!

Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione,
cambia il buio in chiarore del mattino
e il giorno nell'oscurità della notte,
colui che chiama a raccolta le acque del mare
e le riversa sulla terra,
Signore è il suo nome.
Egli fa cadere la rovina sull'uomo potente
e fa giungere la devastazione sulle fortezze.
Essi odiano chi fa giuste accuse in tribunale
e detestano chi testimonia secondo verità.
Poiché voi schiacciate l'indigente
e gli estorcete una parte del grano,
voi che avete costruito case in pietra squadrata,
non le abiterete;
voi che avete innalzato vigne deliziose,
non ne berrete il vino.
So infatti quanto numerosi sono i vostri misfatti,
quanto enormi i vostri peccati.
Essi sono ostili verso il giusto,
prendono compensi illeciti
e respingono i poveri nel tribunale.
Perciò il prudente in questo tempo tacerà,
perché sarà un tempo di calamità.
Cercate il bene e non il male,
se volete vivere,
e solo così il Signore, Dio degli eserciti,
sarà con voi, come voi dite.
Odiate il male e amate il bene
e ristabilite nei tribunali il diritto;
forse il Signore, Dio degli eserciti,
avrà pietà del resto di Giuseppe.

Commento

Siamo alla vigilia del Natale e la voce antica della Scrittura, per bocca del profeta Amos, ci esorta ancora una volta a cercare il Signore. Sì, il Natale non viene come una data qualunque del calendario. Il Natale è un appuntamento che il Signore ci dà perché noi possiamo incontrarlo. Per questo ci è stato dato un lungo tempo di preparazione, l’Avvento, per trovarci pronti all’incontro.

Infatti Gesù non viene nei luoghi ordinari della nostra vita. Gesù non viene dove sto io e non si sottomette al capriccio del mio egocentrismo. È vero, è lui a compiere la parte più grande e impegnativa del cammino verso il luogo dell’incontro, scende dal cielo e si china fino a incarnarsi nella nostra debolezza, ma chiede anche a noi di incamminarci verso di lui.

Cercate il Signore e vivrete

È necessario che ci mettiamo in ricerca di Lui affinché egli ci dia la vita. Ma che vuol dire, noi già abbiamo la vita! Cosa può darci in più quel Signore?

La nostra vita è come spenta di calore e di forza. È la vita che si ripete ed ha bisogno dell’esaltazione di un momento per trovare il suo senso, ma poi ripiomba nella tristezza. È la vita che si auto esalta nell’innalzamento di sé, che trova forza nell’imporsi con violenza sugli altri, nell’arroganza, nella sopraffazione. Ma che vita è quella che ha bisogno di schiacciare l’altro per sentirsi vera e forte? Che vita è quella che fa il vuoto attorno a sé per esaltare se stesso?

La vita che il Signore è la vita vera. Gesù non si esalta, né si impone. La sua presenza a Natale non è arrogante né sopraffazione. È piccolo e umile come un bimbo, e proprio per questo ci comunica la vita vera. È questa la sua forza più grande che sconfigge i poteri forti degli uomini di questo mondo:

Egli fa cadere la rovina sull'uomo potente
e fa giungere la devastazione sulle fortezze.
Essi odiano chi fa giuste accuse in tribunale
e detestano chi testimonia secondo verità.
Poiché voi schiacciate l'indigente
e gli estorcete una parte del grano,
voi che avete costruito case in pietra squadrata,
non le abiterete;
voi che avete innalzato vigne deliziose,
non ne berrete il vino.”

 L’uomo potente si sente come in una fortezza, poiché ha tutto: benessere, salute, vigore, successo, ecc… Si sente protetto da una casa fatta di pietre squadrate, ma quelle pietre sono macigni che pesano sugli umili e su chi è indifeso. Per questo la solidità di quella casa è un’illusione pericolosa, perché si fonda sull’umiliazione dell’altro e poggia sulla forza che passa. È l’illusione dell’uomo che accumula e si affida al proprio privilegio e si illude che questa sia la forza che lo salva. In verità non abiteranno a lungo in quelle case destinate a crollare e non gusteranno il vino di quelle vigne perché daranno aceto imbevibile o vino annacquato e insapore.

Cercate il bene e non il male,
se volete vivere”

insiste il profeta Amos: non è questa la vita vera, ma quella che ottiene chi si fa cercatore del bene.

Ma dove trovare il bene? Nella confusione dell’oggi abbiamo uno sguardo corto che vede solo attorno a sé, ed è facile scambiare il bene con la propria convenienza o la salvezza nel guadagno. Ma a Natale il Signore viene nello splendore che illumina la realtà di una luce nuova:

“Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione,
cambia il buio in chiarore del mattino
e il giorno nell'oscurità della notte.”

Il Vangelo ci narra della luce che la nascita di Gesù porto in quell’angolo di mondo. Ma chi se ne accorse? Chi era lì, chi era uscito dalla casa di pietre squadrate e finestre e porte chiuse, chi si era messo in cammino e aveva accettato di vincere la paura del buio, di quella situazione in cui si perdono i punti di riferimento abituali e tutto sembra più incerto e sconosciuto. Ma lì, in quel buio incontriamo la luce che ci fa vedere la realtà così come è veramente.

“Cercate il bene e non il male,
se volete vivere,
e solo così il Signore, Dio degli eserciti,
sarà con voi, come voi dite.
Odiate il male e amate il bene
e ristabilite nei tribunali il diritto;
forse il Signore, Dio degli eserciti,
avrà pietà del resto di Giuseppe.”

Sì, Gesù nasce fuori dalle case di pietra e dalle fortezze delle nostre vite ben corazzate e sicure. Maria e Giuseppe faticano a trovare un posto nelle case normali per far nascere Gesù ed egli sceglie per venire al mondo un tetto incerto e un giaciglio rimediato. Lì vuole che noi lo troviamo. Lì ci dà appuntamento e ci invita a recarci da lui, come fecero i pastori.

Fratelli e sorelle utilizziamo questi ultimi nostri giorni prima di Natale per uscire dalla fortezza delle abitudini, di quello che abbiamo sempre fatto e che ci sembrano proteggere dal buio dell’incertezza. Andiamo per la strada dove c’è buio, sì, ma anche dove viene la luce vera e la vita vera. Forse Dio avrà pietà di noi e, nonostante il nostro peccato e la nostra paura, ci rivolgerà il suo sguardo paterno e affettuoso, ci riempirà di quella consolazione e fiducia che ci permetterà di non cercare più la fortezza ma di restargli accanto, per le strade dove, una volta grande, incontrerà le folle, guarirà i malati, moltiplicherà il pane e annuncerà la salvezza di chi lo segue.

Sia questo il nostro Natale. Amen.