giovedì 15 dicembre 2016

"Morire di speranza" Veglia di preghiera ecumenica per i migranti in pericolo e in memoria delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo - 14 dicembre 2016



Introduzione

Fratelli e sorelle, questa sera, cristiani di diverse confessioni, insieme e in comunione, ci raccogliamo in preghiera per chiedere al Signore di donarci la sua stessa compassione. Ringrazio per la loro presenza il pastore Pawel Gajewski, della Chiesa Evangelica Metodista e Valdese, padre Vasile Andreca, parroco della Chiesa ortodosso romena, il Reverendo Matthew Idinoba, pastore della Comunità Pentecostale.
Facciamo oggi memoria di tutte le donne, gli uomini, i bambini che, fuggendo dalla guerra, dal terrorismo e dalla miseria hanno abbandonato la loro terra e sono morti mentre cercavano un porto di salvezza in Europa.
Tanti ancora oggi, in questo stesso momento, vivono il dramma di un viaggio della speranza che purtroppo, troppo spesso, si infrange sugli scogli della disperazione e trova chiusi i cuori di molti.
Che la nostra preghiera, illuminata dalla forza del Vangelo, vinca in Cristo ogni durezza e chiusura dei cuori, perché, sostenuti dallo Spirito, ciascuno di noi possa ricevere dal Signore il dono del suo amore, da ora e per sempre.


I meditazione
Dalla Lettera dell’Apostolo Giacomo 2,1-6;14-17;24-26
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: "Tu siediti qui, comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti là, in piedi", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", Non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero!
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un'altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

Meditazione di padre Vasile Andreca (Chiesa Ortodossa romena)

Cari fratelli e care sorelle, questa nostra veglia di preghiera giunge in questo tempo che nella Chiesa ortodossa chiamiamo “Quaresima in preparazione del Natale”, un tempo di riflessione e di attesa che il Signore Gesù porti al mondo quella pace che gli angeli proclamarono nella notte sopra la grotta di Betlemme.
Sì, troppe guerre e violenze bagnano di sangue innocente questo nostro mondo e l’invocazione del dono della pace sale a Dio da tante terre a noi vicine o più lontane, quali la Siria, la Libia, l’Iraq, il Sudan, eccetera…
Queste guerre e la miseria che ne consegue fa sì che gruppi sempre più numerosi di profughi cerchino scampo e rifugio nella nostra Europa benedetta da Dio con la pace e la prosperità. Abbiamo negli occhi le immagini dei tanti migranti ammassati sui confini, in fuga sulle barche, alla ricerca disperata di un porto sicuro e accogliente.
Purtroppo tante volte questi nostri fratelli e sorelle, adulti, bambini e persino anziani trovano chiuse le porte dei cuori dei cittadini europei, induriti dal benessere e dall’egoismo. Si ripete la scena descritta dall’Apostolo Giacomo: “Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: "Tu siediti qui, comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti là, in piedi", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", Non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?” Purtroppo spesso per il migrante in fuga non c’è nemmeno posto sullo sgabello o in piedi, ma solo fuori dalla porta.
Eppure i nostri Paesi Europei possono vantare così tanti secoli di storia cristiana e la loro cultura è impastata di fede e di Vangelo. Ma oggi quel Vangelo appare un libro chiuso e dimenticato, la fede una abitudine stanca e invecchiata. Si arriva al paradosso di Paesi che pretendono di difendere la loro identità cristiana chiudendo le porte a chi fugge dalla guerra e dalla miseria, senza rendersi conto che così lasciano fuori proprio il Signore che disse: “ero forestiero e mi avete accolto, affamato e mi avete dato da mangiare, assetato e mi avete dato da bere” (Mt 25,35-ss.).
Troppi hanno dimenticato che la fede nel Signore Gesù non è solo una denominazione culturale o un’identità etnica, ma si deve tradurre in opere, sennò muore. Lo ricordava già nel quinto secolo il nostro Padre Giovanni Crisostomo quando affermava: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. ... Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. ... Dio non ha bisogno di vasi d'oro, ma di anime d'oro.”[1]
Cari fratelli e care sorelle, a volte la paura ci spinge a chiudere le porte dei cuori, ma diamo ascolto all’Apostolo chi ci esorta: “Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un'altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.” In questo tempo che attendiamo la nascita del re della pace, preghiamo perché conceda consolazione e salvezza a quanti cercano rifugio in Europa e conceda ad ogni uomo e donna che si gloria del nome di Cristo di divenire un operatore di pace, un porto sicuro e accogliente di quanti sono nel bisogno e cercano riparo.


[1] Omelie sul vangelo di Matteo, Om. 50, 3-4; PG 58, 508-509.



O Signore nostro Dio, ti preghiamo per tutti i profughi, per chi fugge dalla propria terra a causa della violenza, le guerre e la persecuzione. Dona a ciascuno di trovare un rifugio sicuro in cui trovare pace e serenità. Noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison

Padre nostro misericordioso, proteggi quanti in queste ore si trovano in viaggio e affrontano pericoli e disagi. Fa’ che tutti abbiano salva la loro vita e possano trovare l’approdo sicuro e un futuro migliore, noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison

Ti preghiamo o Dio per chi è morto nel viaggio. Per i bambini, le donne, i giovani che cercavano una terra in cui realizzare i loro sogni ma ai quali è stato strappato il futuro. Accoglili nella pace del tuo abbraccio e consola il dolore di chi li piange, noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison


II meditazione

Dal Vangelo secondo Giovanni, 1,1-13
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

Meditazione di don Roberto Cherubini (Chiesa cattolica)

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato il Vangelo che fra pochi giorni annuncerà in tutte le comunità cristiane del mondo la nascita del Signore Gesù Cristo. Ma davanti alle stragi dei tanti, troppi migranti in cerca di pace e sicurezza, morti nei viaggi disperati nel Mediterraneo non possiamo non chiederci: Gesù oggi trova un luogo in cui nascere? “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” dice l’evangelista Giovanni, e dipinge perfettamente la realtà di oggi.
Quella vita debole di Gesù, bisognosa di protezione, straniera e minacciata, espulsa dalla città e rifiutata trova oggi un posto in cui essere accolta?
Ce lo chiediamo davanti a Jasmina, piccola profuga di 7 mesi, morta nel Mare Egeo il 7 ottobre scorso, in fuga dalla Siria con i suoi genitori. Loro si sono salvati, ma lei non ce l’ha fatta ad attendere i soccorsi.
Ce lo chiediamo davanti a Ghebre e Tesfa, giovani eritrei di 17 e 20 anni, morti nel giugno 2014 in un luogo imprecisato del deserto, durante il loro viaggio verso il Nord Africa per imbarcarsi alla volta di Lampedusa, vittima di rapinatori che li hanno spogliati dei loro pochi averi e della loro giovane vita piena di speranze.
Ce lo chiediamo con Konaté del Mali, con Martin, sudanese, con George, ghanese, che hanno atteso per mesi a Tripoli un passaggio su una barca verso l’Europa, ma hanno trovato solo una tomba senza croce in quel grande cimitero liquido che è divenuto il Mediterraneo.
Eppure ciascuno di loro era “uno dei nostri”, come dice il Vangelo di Giovanni, una bambina, ragazzi, uomini come noi, con le nostre stesse paure e speranze, il dolore della miseria e l’orrore della guerra negli occhi, i sogni di un futuro di pace, di diventare un ponte per far giungere un giorno in salvezza anche le loro famiglie lasciate nelle terre della disperazione.
Qualcuno ha detto che per loro non c’era posto in Europa, eppure non pretendevano molto; qualcuno ha detto che ci sono problemi di sicurezza, di sostenibilità, ma si capisce subito che chi lo ha detto non ha mai visto i luoghi da cui loro erano partiti, dove si muore per un caso, per una pallottola vagante, per mancanza di medicine, di acqua pulita da bere, per il capriccio di un signore della guerra o di un rapinatore, per il grilletto facile di un bambino soldato imbottito di cocaina.
Quante croci galleggiano nel Mediterraneo, rottami di barche naufragate, assieme ai sogni, alle speranze di pace, ai desideri di vita migliore.
Quante croci neanche trovano un lembo di terra per piantarsi e ricordare un volto, un nome, una storia, inghiottite nell’anonimato dell’acqua che cancella ogni memoria.
Eppure il Vangelo, nel buio di morte, getta un fascio di luce: “Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Sì, in questo tempo di Avvento ancora una volta Dio manda Giovanni, quella parola austera, scarna, semplice, che ci ricorda che nel deserto che inghiotte nel buio le vite di tanti deboli deve venire una luce, quella che illumina ogni uomo. Perché quanti cercano la salvezza dalla guerra e dalla miseria sono come una luce nuova, gettata sul nostro mondo opulento e sicuro, mettono a nudo gli egoismi dei muri e dei fili spinati, alzati in tutta fretta per difendersi dal popolo straccione dei profughi, ma anche indicano che c’è qualcuno che ancora sogna un futuro diverso, cerca disperatamente la pace, ha fame e sete di giustizia. È il popolo dei beati del Vangelo che getta una luce nuova sul nostro mondo sazio, reso cieco dal benessere e dalla paura di perderlo, e ci indica una visione, la profezia di un nuovo Regno di pace e di bene per tutti.
Non lasciamo cadere nel vuoto queste parole, gridate da Giovani nei deserti di umanità, accogliamo la piccola ma forte luce che tanti uomini, donne, bambini, gettano sul nostro mondo, alla ricerca di un posto in cui far nascere vita nuova, speranza, fiducia, futuro. Non chiudiamo gli occhi e i cuori a questa luce, ma accogliamola con gratitudine, perché: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.”
Lasciamoci rigenerare dal Dio bambino che vuole nascere nelle nostre vite, diventiamo figli del suo sguardo umano e pieno di misericordia, restituiamo futuro e prospettiva ad un mondo prigioniero della paura.


Ti preghiamo o Signore per quanti chiudono la porta dei loro cuori e alzano muri per non incontrare i fratelli e le sorelle in cerca di rifugio. Fa’ che la loro vita sia toccata dal tuo Spirito che scioglie le durezze e rende tutti figli dell’unico Padre, noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison

O Padre clemente e misericordioso, fa’ che nessuno sia rifiutato per la sua lingua, religione o etnia. Suscita in ogni uomo accoglienza e solidarietà, ispira in tutti noi una nuova cultura dell’amore nella quale nessuno è straniero ma tutti membri dell’unica famiglia di Dio, noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison

O Dio che hai donato all’umanità i beni della terra perché tutti ne possano godere secondo il loro bisogno, fa’ che nessuno si trovi più senza cibo e acqua per colpa di chi accumula e spreca, ma ciascuno abbia quanto gli è necessario per vivere dignitosamente, noi ti preghiamo
Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison


martedì 13 dicembre 2016

IV domenica del tempo di Avvento - Anno A - 18 dicembre 2016




Dal libro del profeta Isaia 7, 10-14
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

Salmo 23 - Viene il Signore, re della gloria.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1, 1-7
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo-, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

Alleluia, alleluia alleluia.
La vergine darà alla luce un figlio:
sarà chiamato: «Dio con noi ».
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 1, 18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Commento
Cari fratelli e care sorelle, siamo alle porte del Natale. In queste settimane ci siamo preparati a questo evento e ci siamo come  nella nostra vita ci siano tanta resistenza a desiderare che nasca qualcosa di nuovo. Eppure attorno a noi e anche dentro di noi tanti sono i motivi per cui invece ci sarebbe bisogno, con ansia e con fretta, di vedere finalmente la realizzazione delle visioni che i profeti, Giovanni battista e gli altri uomini spirituali e dal cuore largo nel corso della storia hanno coltivato, interpretando i segni dei tempi per il bene del mondo.
Nella prima lettura abbiamo visto Acaz, re d’Israele, mentre gli eserciti nemici minacciavano Gerusalemme. Dice Isaia poco prima del brano che abbiamo ascoltato: “il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.” Sì, il timore agita i cuori perché cresce attorno a noi un clima di ostilità e aggressività: la violenza esplode in modo incontrollato in guerre e conflitti, negli scoppi del terrorismo come recentemente al Cairo dove 25 persone hanno trovato la morte mentre partecipavano alla liturgia in chiesa, ma anche i rapporti umani sembrano sempre più sfilacciarsi in un clima di ostilità e antipatia: il Nord contro il Sud, gli italiani contro gli immigrati, chi è precario contro chi si è sistemato, chi è più forte contro il debole, come le tante donne vittima di violenza da parte dei loro stessi compagni, e così via. Basta a volte veramente poco, futili motivi, ad accendere la miccia che  scatena correnti di violenza. Viviamo in un mondo agitato, come foglie per il vento.
Di fronte a questa situazione il profeta Isaia invita Acaz a chiedere a Dio un segno che indichi la strada per uscire da questa situazione di paura: il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, …». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò». Il timore infatti ci spinge a fidarci solo di noi stessi, di far conto sulle proprie forze, e fa credere inutile o inopportuno chiedere aiuto persino a Dio. “Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».”
Nonostante la sfiducia degli uomini Dio manda un segno che è un segno di contraddizione, cioè esattamente il contrario di quello che ci aspetteremmo. Cosa può fare un bambino davanti all’esercito nemico? A cosa serve la debolezza per vincere le correnti di odio, l’ingenuità e la fragilità per fronteggiare l’arroganza violenta?
Anche Giuseppe, come abbiamo ascoltato dal Vangelo, visse una situazione simile. Trovandosi in un momento difficile, dopo la gravidanza fuori dal normale di Maria, cercava la soluzione a questo suo dramma familiare. Voleva trovare quella con meno conseguenze, per passare inosservati e non dovere subire critiche o, peggio, causare la condanna di Maria come adultera. Ma in fondo la scelta di Giuseppe, pur onesta e pacata, senza scandali e clamore, era quella, di nuovo, come per Acaz, di lasciar fuori Dio, di escluderlo dall’orizzonte della propria vita, e di agire secondo le consuetudini o il buon senso. È questa la tentazione che viviamo costantemente anche noi. Davanti alle difficoltà, ai pericoli, o semplicemente alle scelte impegnative della vita, l’atteggiamento che ci viene istintivo, anche agendo onestamente, non è forse quello di prendere le nostre decisioni escludendo Dio e i segni che Egli ci mette innanzi per trovare la via giusta da intraprendere?
Chiediamoci onestamente: quante volte ci è capitato di decidere qualcosa di importante cercando da Dio, dal Vangelo le indicazioni per il nostro agire?
Ma l’angelo viene da Giuseppe e gli parla. La Parola di Dio continua ad essere rivolta anche a noi e ci suggerisce innanzitutto di “non temere”, lo stesso incoraggiamento che l’angelo Gabriele aveva rivolto a Maria al momento dell’annuncio della sua gravidanza straordinaria: “Non temere” ed è lo stesso invito che gli angeli rivolgono ai pastori stupiti del coro notturno che li invitava ad andare verso la grotta di Betlemme: “Non abbiate timore!
Sì, c’è bisogno di vincere la paura di fare scelte buone, secondo la volontà di Dio, anche se sono controcorrente e ci sembrano pericolose, ma questo coraggio non ci viene dal contrapporre durezza e sprezzo del pericolo alle durezze della vita. L’agitazione del timore non lo vinciamo indossando corazze resistenti. La paura è dentro di noi, non la vinciamo difendendoci dall’esterno. Il coraggio di Dio, quello vero, viene dall’ascolto delle parole dell’angelo che ci dice: “Non temere!” non aver paura degli altri, come fossero pericolosi. Non aver paura di incontrare e essere amico dei poveri, degli immigrati, dei deboli, come se fossero una minaccia. Non aver paura di scoprirti con sentimenti di tenerezza, di misericordia, di pietà per gli altri, anche chi sbaglia e magari ci ha nuociuto, temendo che questa sia una debolezza rischiosa.
Il motivo che l’angelo invita Giuseppe ad accogliere per affrontare coraggiosamente la situazione difficile che gli si presenta è infatti qualcosa di piccolo e fragile: “il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. E’ lo stesso segno inviato ad Acaz, impaurito dagli eserciti nemici, è lo stesso segno mandato a noi, spaventati e agitati da mille preoccupazioni e paure. Facciamo spazio dentro di noi al bambino che lo Spirito santo suscita. E’ il bambino della tenerezza per chi sta male, è il bambino che ha fiducia nel Padre buono che ci guida, è il bambino che è felice di stare con gli altri e non è diffidente e scontroso. Sì, lo Spirito vuole scendere su di noi e in questa ultima domenica di Avvento ci invita ad attendere il Natale tornando bambini, cioè a non far vincere un senso di sé da adulto che la sa lunga, è pessimista e disilluso, che crede impossibile ogni cambiamento e giudica le grandi visioni di pace e giustizia sul mondo come delle pericolose utopie da ingenui. Se accogliamo il bambino generato dallo Spirito in noi incontreremo l’Emanuele, cioè Dio che sta con noi, è dalla nostra parte, ci guida e ci protegge. E questa è l’unica forza che ci mette al riparo da ogni paura e ci comunica il coraggio della fiducia in un futuro pieno di benedizioni.



Preghiere 

O Signore che vieni a visitare la nostra vita, ti preghiamo oggi di sconfiggere ogni nostra paura e di vincere la chiusura dei cuori. Fa’ che come bambini sappiamo stupirci dell’amore ci dimostri venendo a vivere in mezzo a noi.
Noi ti preghiamo


O Dio Padre onnipotente, guarda con amore al nostro mondo, ancora così diviso dagli odi e segnato dalla violenza. Fa’ che la nascita del tuo Figlio unigenito porti in ogni luogo pace fra gli uomini e riconciliazione fra i nemici.
Noi ti preghiamo



Come Giuseppe o Signore, anche noi siamo presi tante volte dal dubbio e dal timore che ci fa’ allontanare da te. Ti preghiamo, manda l’angelo della tua Parola a suggerirci la via giusta per prenderti con noi e restare sempre con te.
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio del cielo, tutte le vite che nascono deboli e indifese, liberale da ogni minaccia e fa’ che crescano con qualcuno accanto che si prende cura di loro con amore.
Noi ti preghiamo



Guarda con amore o Dio questa famiglia riunita nel tuo nome, perché accogliamo sempre con gioia l’invito a radunarci attorno alla tua mensa per ascoltarti e nutrirci del tuo corpo e sangue.
Noi ti preghiamo


Benedici e libera da ogni male i nostri fratelli che vivono nella guerra. Per i cristiani d’Egitto colpiti così duramente dal terrorismo violento e tutti i paesi nei quali infuria la violenza fratricida, manda presto o Dio la pace,
Noi ti preghiamo


Consola o Dio tutti coloro che sono nel dolore e in modo particolare proteggi la vita di chi non ha casa e soffre in questi giorni per la durezza del clima. Fa’ che trovino il calore della vicinanza dei fratelli e delle sorelle.
Noi ti preghiamo


Guida e proteggi o Signore il nostro papa Francesco; fa’ che attraverso la sua parola e il suo esempio la forza del Vangelo prevalga su ogni male e susciti nei cuori sentimenti di benevolenza e pace.

Noi ti preghiamo 

domenica 11 dicembre 2016

III domenica del tempo di Avvento - Anno A - 11 dicembre 2016



Dal libro del profeta Isaia 35,1-6a. 8a.10
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

Salmo 145 - Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.  

Dalla lettera di Giacomo  5,7-10
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 11,2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, in  questa terza domenica di Avvento ci viene incontro Giovanni Battista. Egli è l’uomo dell’Avvento, cioè l’uomo che prepara se stesso e il mondo accanto a lui per la venuta del Signore. Il Vangelo ce lo presenta in carcere, perché il mondo ascolta con fastidio la domanda pressante di Giovanni a prepararsi per la venuta del domani e vuole imprigionare quella voce scomoda.
Eppure, ci dice il Vangelo che una grande folla era andata a chiedere a Giovanni il battesimo nel deserto, sulle rive del Giordano. Segno che c’è una grande domanda di cambiamento, allora come anche oggi, un bisogno profondo di rinnovamento di una vita che si sente sterile ed esaurita.
Ma che cosa quella gente aveva trovato nel deserto, lungo la riva di quel torrente? Gesù pone questa domanda in modo pressante. Abbiamo ascoltato questo interrogativo ripetuto tre volte: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»
Gesù pone anche a noi questa domanda dell’Avvento: che cosa cerchiamo nella nostra vita? Per trovare che cosa siamo disposti a metterci in cammino in mezzo al deserto di vita di questo mondo? Gesù da due risposte ipotetiche, che in qualche modo riassumono simbolicamente l’atteggiamento col quale solitamente la gente si pone davanti al proprio futuro, cosa cerca: o il fatalismo passivo di uno scorrere degli eventi così come il caso ce li presenta, la canna esposta ai venti che la piegano secondo il verso da cui soffia, oppure la ricerca di una solidità opulenta e forte del potere di questo mondo, il benessere e il potere.
Gesù però mette in guardia da entrambi questi atteggiamenti. Il proprio futuro e quello del mondo intero è troppo importante per affidarlo al fatalistico scorrere degli eventi o alla ricerca di forza e potere di questo mondo, che si rivelano facilmente una fallace illusione.  Il Signore ripete una terza volta. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?” proprio per sottolineare qual è la direzione da prendere in questo tempo di Avvento nel deserto di una vita che si presenta a volte dura e ostile: “Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.”
Questa è dunque la risposta alla domanda del Signore: per il proprio futuro bisogna cercare una profezia. Vale la pena incamminarsi in questo tempo per seguire una visione profetica, le indicazioni di un messaggio forte che tracciano una nuova via.
Sì, la nostra vita e il mondo intero ha bisogno di una visione profetica, cioè che presenti il sogno di Dio per l’umanità. Non si può continuare con il realismo pessimista e con gli occhi bassi, con lo sguardo chino tutto concentrato su di sé e rassegnato che il mondo continuerà ad andare così come è adesso. Hanno bisogno di questa profezia quanti oggi sono oppressi e umiliati, quanti soffrono, i popoli in fuga dai luoghi del dolore e in cerca di un approdo di pace; ma ne abbiamo bisogno anche noi, talvolta intristiti per l’assenza di una prospettiva più larga del proprio piccolo angolo modesto e impaurito da una realtà che ci sfugge, oppure induriti in una insensibilità a chi ci è accanto che ci chiude il cuore in una morsa di freddo.
Abbiamo bisogno della visione profetica del Natale, dei cieli aperti sopra una stalla umile, del canto di angeli che prospettano pace per una umanità non più sola e dimenticata, ma così amata da Dio da essere da lui visitata e abitata, di un mondo non più immerso nel buio, ma rischiarato da colui che porta chiarezza e calore.
Giovanni dal carcere non smette di avere questa visione negli occhi, manda i suoi discepoli da Gesù, cerca da lui una conferma che quanto profetizzato possa veramente realizzarsi. Ad essi Gesù presenta i segni di un mondo diverso che lui ha inaugurato: chi sta male è curato, chi soffre è consolato, la pace vera è donata a chi ne ha più bisogno, ma anche la beatitudine è donata a chi davanti a tutto questo non distoglie lo sguardo preferendo i segni di sciagura e il pessimismo di un falso realismo, vero scandalo davanti al Vangelo annunciato da Gesù.
Anche noi in questo tempo che ci separa dalla visione grande e maestosa del cielo che si apre per lasciare scendere Dio in mezzo a noi facciamo nostra questa visione profetica, attendiamola e cogliamo nel presente i segni che già fanno gustare la sua realizzazione.
Stiamo attenti a non disprezzarli, perché essi sono Vangelo, cioè la buona notizia che salva. Stiamo attenti a non preferire il disgusto deluso e insoddisfatto di una vita in cui non riusciamo a cogliere nessun segno dell’amore di Dio.
Alcuni segni concreti oggi li possiamo vedere anche realizzarsi in questa nostra realtà parrocchiale, umile e piccola, ma resa profetica dentro Terni dalla presenza della visione di Giovanni battista. Qui i poveri sono amati e protetti, chi è debole è accolto e voluto bene, la speranza trova albergo e si rafforza, chi è in ricerca di motivi di fiducia per operare il bene è sostenuto e trova alleati. Sono segni concreti di un amore che si fa strada e che piano piano va a comporre il grande mosaico della visione profetica che Giovanni dal carcere vede nonostante il buio.
Poniamo dunque anche noi quella domanda pressante e ripetuta che Gesù fa alle folle: “Che cosa andiamo a vedere nel deserto?” e troviamo nel vivere il suo amore concreto la via per giungere fino al Natale.


Preghiere 


O Signore Gesù ti preghiamo: compi ogni giorno i miracoli di amore per i quali i poveri e i piccoli ti invocano. Aiutaci a rendercene conto perché sappiamo gioirne e alimentare con essi la nostra speranza nel regno di pace e di giustizia che vieni  a realizzare.
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore per il dono di vedere attorno a noi i segni del tuo amore. Fa’ che guidàti da essi sappiamo anche noi gioire della tua benedizione che non dimentica nessuno e dona guarigione e salvezza a chi ti invoca.
Noi ti preghiamo


O Dio Padre onnipotente proteggi ogni uomo e ogni donna che vive per strada. Da’ un tetto a chi è indifeso e fratelli a chi non ha nessuno. Fa’ che il freddo del clima e dei cuori sia riscaldato dalla fiamma del tuo santo Spirito di carità.
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore perché con la tua nascita fra di noi vuoi colmare la nostra distanza da te. Fa’ che sappiamo aspettarti liberi dall’impaccio del nostro egoismo e dalla fissazione su noi stessi. Aiutaci ad attendere con impazienza che la tua venuta realizzi un tempo di pace e di salvezza per il mondo intero.
Noi ti preghiamo


Accogli e consola, o Dio nostro Padre, la vita di tutti coloro che soffrono nella solitudine. Ti preghiamo per i malati e per gli anziani, per le vittime della guerra e delle ingiustizie, per gli immigrati e gli i zingari, per chi assieme a loro attende un tempo nuovo e lavora per la giustizia. Benedici le loro vite e proteggili.
Noi ti preghiamo

Sostieni o Signore Gesù la mano di chi opera per il bene altrui e guida i piedi di chi cerca la pace. Fa’ che ogni tuo discepolo si leghi al giogo soave del Vangelo e sappia indicare Te come la fonte di ogni gioia e la tua Parola come benedizione e salvezza della vita di ciascuno.
Noi ti preghiamo.



In questo tempo di Avvento o Padre misericordioso, aiutaci a coltivare l’attesa impaziente per la tua venuta, perché pronti ad uscire dalle nostre case sappiamo incontrarti, piccolo e indifeso come un bambino, nelle vie del mondo.
Noi ti preghiamo


Fa’ che i tuoi discepoli ovunque dispersi sappiano scrutare il cielo e riconoscervi i segni di speranza da seguire per incontrarti, come i Magi che seguendo la stella giunsero a Betlemme.
Noi ti preghiamo



venerdì 9 dicembre 2016

Incontro di Avvento con i genitori dei bambini del catechismo - mercoledì 7 dicembre 2016




Cari amici mi fa molto piacere poter vivere questo momento di incontro con voi e vi ringrazio di avere accolto il nostro invito.


Ci troviamo a vivere nel tempo di Avvento che è preparazione e attesa della nascita di Gesù, a Natale. La nostra cultura contemporanea ci spinge a vivere una vita dai “tempi corti”. Cioè tutto si misura sulla lunghezza breve, sull’oggi, sul subito, e vale solo quanto si realizza nell’immediato, quanto dà frutti visibili e tangibili presto, a portata di mano. I “tempi lunghi” invece non piacciono: ci vuole troppa attesa, pazienza ad aspettare risultati di azioni che non possiamo godere subito, perché i frutti saranno in un domani lontano. Costruire con costanza, lentezza, giorno dopo giorno ci rende impazienti e scettici su quanto valga la pena aspettare così tanto per giungere a vedere risultati concreti, se tutto va bene. 


Eppure il vostro ruolo di genitori, e quello nostro di educatori, non può fare a meno di misurarsi con i “tempi lunghi”. A volte è facile provare un senso di insoddisfazione perché ci sembra che i risultati dei nostri sforzi con i nostri figli non arrivino mai o tardino a farsi vedere. Vorremmo piuttosto gustare subito i frutti del nostro impegno e notare i cambiamenti in modo evidente e immediato, così da trarne soddisfazione. La Scrittura nella sua sapienza ci invita a vivere la saggezza dei “tempi lunghi”. Dice il libro dei Proverbi: “È meglio la pazienza che la forza di un eroe, chi domina se stesso vale più di chi conquista una città.” (12,32). 


Ebbene l’Avvento è un tempo che ci vuole educare all’attesa, cioè a preparare noi stessi e la realtà attorno a noi per consentire la realizzazione di una novità che è preannunciata ma ancora non attuata, la nascita di Gesù. Paradossalmente infatti il Natale, la nascita del Signore, non avviene da sé, non è legata ad una data del calendario, ma è il frutto di una preparazione. Diceva un antico mistico tedesco del XVII secolo: “Anche se Cristo nascesse mille volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore.”[1]


Che significa questo?


Lo scrittore fiorentino Giovanni Papini scriveva a questo proposito nel giorno di Natale del 1955: “Ma come potrà accadere questa nascita interiore? … Eppure questo miracolo nuovo non è impossibile purché sia desiderato e aspettato. 


Il giorno nel quale non sentirai amarezza e gelosia dinanzi alla gioia del nemico o dell’amico, rallegrati perché è segno che quella nascita è prossima. 


Il giorno nel quale non sentirai piacere dinanzi alla sventura e alla caduta altrui, consolati perché la nascita è vicina. 


Il giorno nel quale sentirai il bisogno di portare un po’ di letizia a chi è triste e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria anche di una sola creatura, sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente.


E se un giorno sarai percosso e perseguitato dalla sventura e perderai salute e forza, figli e amici e dovrai sopportare l’ottusità, la malignità e la gelidità dei vicini e dei lontani, ma nonostante tutto non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie e accetterai con animo sereno il tuo destino, esulta e trionfa perché il portento che pareva impossibile è avvenuto e il Salvatore è già nato nel tuo cuore. 


Non sei più solo, non sarai più solo. Il buio della tua notte fiammeggerà come se mille stelle chiomate giungessero da ogni punto del cielo a festeggiare l’incontro della tua breve giornata umana con la divina eternità”.


Cioè, in altre parole, il Natale, più che una data del calendario, è un evento che avviene dentro di noi ed è una vita nuova che nasce. Sì una nuova vita vuole nascere dentro di noi portando un soffio di novità nella tua vita e in questo nostro mondo.


Il mondo di oggi ha molto bisogno di un soffio di vita nuova. Senza prolungarci nel lungo elenco di quanto oggi non va’ bene vorrei solo accennare a una cosa che pesa come una grande ipoteca sul futuro di tutti noi: la violenza.


Innanzitutto la violenza che si manifesta nella guerra. Mai come in questo nostro tempo la guerra si è fatta vicina. Ben tre conflitti divampano alle porte di casa nostra: in Libia, in Siria, in Iraq. Ce ne accorgiamo in modo ancora più forte perché un gran numero di profughi che fuggono da quelle terre giungono sulle nostre coste, suscitando così tanti timori, come sappiamo bene dalle cronache quotidiane. Infatti un paio di decenni fa’ altri conflitti ci avevano “sfiorato”, in ex-Yugoslavia, Bosnia, Serbia, Kosovo, ma ci giungevano solo delle immagini rubate dalle televisioni, si sapeva poco e, soprattutto, non si incontravano persone che venivano da lì. Oggi invece le guerre vicine le leggiamo negli occhi dei migranti che giungono fino a noi con il loro carico di dolore e di paura. Per questo ci fanno ancora più paura.


E poi le sentiamo più vicine perché il terrorismo colpisce in modo cieco e imprevedibile gente innocente che vive nelle città europee che fino a poco fa credevamo sicure e invulnerabili: Parigi, Bruxelles, Monaco, Nizza, Londra, Madrid. Il terrorismo è come una goccia di guerra che trabocca dai luoghi lontani (il Medioriente, i Paesi del Golfo, l’Afghanistan, ecc…) e viene a cadere fuori della propria area, facendo provare l’orrore della guerra in terra di pace.


La reazione a tutto ciò è la paura, che fa chiudere a riccio, alzare i muri, vivere con la mentalità della fortezza assediata che alza i ponti levatoi, come sta avvenendo in tanti paesi europei. Ma vediamo che tutto ciò è inutile. I processi storici in atto sono epocali, veri e propri “segni dei tempi” e non si fermano con un muro o un filo spinato.


C’è bisogno di una risposta più profonda e realistica.


Io credo che l’unica risposta efficace a questo mondo troppo pieno di violenza, guerra, terrorismo non possa che essere preparare il Natale del Signore, colui che Isaia chiama il “Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (9,5), quello che gli angeli, al momento della nascita acclamarono con le parole: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). Gesù con la sua nascita porta la pace nel mondo pieno di violenza. Ma non come una magia, c’è bisogno di fare spazio al principe della pace perché nasca innanzitutto dentro di noi. Sì perché spesso davanti all’esplosione della volenza il sentimento che proviamo è l’impotenza e l’estraneità: “Che posso farci? Che c’entro io?” sono le domande implicite. Ma ogni grande violenza nasce dalla somma di tante piccole violenze. 


Gli studi storici hanno dimostrato come la nascita e l’ascesa del nazismo in Germania negli anni ’20 non fu un’imposizione dall’alto, ma la somma di una rabbia diffusa per l’umiliazione subita nella I guerra mondiale, la ricerca di nemici cui attribuire la grave crisi economica che era seguita. Tanti piccoli cumuli di volenza coltivata nei cuori della gente aveva contribuito a sollevare quella montagna di violenza che si sarebbe scatenata con la II guerra mondiale, l’olocausto di sei milioni di ebrei, la morte di 50 milioni di persone, distruzioni mai viste, ecc… 


La somma di tante piccole violenze crea anche oggi la grande violenza della guerra, del terrorismo e degli odi che sempre più dividono l’Europa in tante Nazioni divise e una contro l’altra. 


Anche dentro di noi rischiamo di accumulare piccole collinette di violenza, i cui frutti malvagi si vedono in giro: l’ostilità diffusa, la competitività sfrenata, l’arroganza e la corruzione, gli egoismo individuali o di gruppo, la difesa degli ingiusti privilegi di casta, la mancanza del senso del bene comune, la ricerca del profitto a tutti i costi, l’insofferenza per chi è misero e portatore di problemi, ecc…


Davanti a tutto ciò non esiste una risposta facile e veloce, e spesso le ideologie nel recente passato hanno proposto delle soluzioni rapide per la realizzazioni di “paradisi terrestri” che si sono rivelati piuttosto degli inferni, pensiamo al comunismo, al fascismo, allo stesso nazismo: poche chiare e semplici parole d’ordine e tutto sarebbe cambiato in breve tempo, ma abbiamo visto come invece è andata a finire.


L’unica risposta è costruire un mondo nuovo con i “tempi lunghi” del Natale. Far nascere infatti richiede una lunga gestazione, lo sanno bene le mamme. Ma poi la pazienza e fatica dello svezzamento, la fase delicata dell’apprendimento, a camminare, a parlare, e poi la scuola, ecc… Quanto è lungo il tempo della nascita di una nuova vita, perché essa giunga alla maturità!


Eppure chi di noi direbbe che è tempo sprecato? Che non vale la pena attendere seguendo passo passo le fasi della crescita naturale di un bambino, senza bruciare le tappe?


Noi davanti ai nostri bambini, come genitori e come educatori, abbiamo la responsabilità di domandarci: “che mondo lasciamo loro in eredità?” Noi vogliamo loro bene e vorremmo che domani vivessero in un mondo buono, ma questo va costruito con tempi lunghi di preparazione di noi stessi e della realtà attorno a noi. E badiamo bene che non ci sono scorciatoie. A volte pensiamo che basti costruire attorno a loro un angolo riparato e preservato dal male, imbottito perché non subiscano colpi e coperto perché non abbiamo freddo, ma non basta: così prepariamo loro una prigione, e non vogliamo crescere i nostri figli come prigionieri di un angolo riparato, da cui poi, tanto, dovranno uscire. Vogliamo che vivano in un mondo tutto buono.


Per questo dobbiamo cominciare da noi stessi. 


I bambini, lo sappiamo bene, imparano da come vedono comportarci noi adulti molto più che da quello che diciamo loro. Essi assorbono come spugne i nostri atteggiamenti, più che i nostri insegnamenti. Ci imitano più che obbedirci. Per questo abbiamo una grande responsabilità circa il futuro che costruiamo concretamente per loro col nostro agire. 


Dobbiamo fin da subito insegnare loro, non a parole ma con i fatti, cosa vuol dire vivere una vita senza violenza, disarmata, non aggressiva, solidale e giusta, generosa e mite, cioè buona e vivibile


A volte si pensa che vivere così rende deboli ed espone i nostri figli ai pericoli di soccombere davanti a chi è più forte. Ma non è vero: c’è una forza più forte della violenza, che è quella di una umanità piena, bella, ricca, che non si piega davanti ai soprusi e alle ingiustizie, che gioisce del bene che può fare e non si tira indietro davanti alle occasioni di farlo.


Vivere questo in noi e insegnarlo col nostro esempio ai nostri figli significa preparare un mondo meno violento per il loro futuro e aiutarli fan da subito a gustare la bellezza della pace. Chi gusta la bellezza profonda della pace domani non potrà mai apprezzare la guerra e la violenza. Cresciamo una generazione di pacifici e costruiremo un mondo di domani in pace. 


Questo vuol dire prepararsi alla nascita del Signore, vivere l’Avvento come attesa fattiva della nascita della vera pace che è Gesù.


Vorrei concludere dicendovi che noi qui a Santa Croce sentiamo questa responsabilità nei confronti dei vostri figli. Per questo gli proporremo, nei giorni che vengono, alcune attività per vivere un impegno per la generosità e per la pace, sapendo che chi ne gusta la bellezza da piccolo non lo dimentica più per tutta la vita e ne sentirà il desiderio per sempre. Vi chiediamo di aiutarci in questo impegno, di sobbarcarvi magari un piccolo sforzo di pazienza per aiutarci, ma per uno scopo grande, seminare semi di bene che germoglieranno e cresceranno per il futuro, nei “tempi lunghi”, appunto.


Ecco alcuni di questi appuntamenti verso il Natale: 


Domenica prossima 11 dicembre ospiteremo a pranzo nel salone alcune persone che vivono per strada e che conosciamo da tanti anni perché ogni sabato andiamo ad incontrarli e portargli un pasto caldo il sabato sera. Chiederemo ai bambini, dopo la messa, di aiutarci a preparare la tavola per loro e se volete potrete fermarvi a pranzo con noi.


Mercoledì 14 dicembre alle ore 18.00 avremo una veglia di preghiera ecumenica per ricordare quanti sono in viaggio esposti ai pericoli, per fuggire dalle guerre e dalla miseria, e quelli che sono morti in mare. È un gesto di solidarietà e condivisione con quanti soffrono per la guerra e la miseria e per questo fuggono affrontando pericoli e sofferenze.


Domenica 18 dicembre dalle 17.30 alle 19.00 faremo un concerto itinerante di beneficenza dei bambini in Corso Tacito, piazza Europa, Largo Villa Glori, raccogliendo le offerte per la cena con i poveri del 4 gennaio.


Venerdì 16 dicembre alle ore 17.00 circa faremo un concerto del coro dei bambini dei canti di Natale alla moschea di via Vollusiano, come segno di amicizia per i musulmani immigrati che lì pregano. 


Mercoledì 4 gennaio avremo la tombolata e cena di Natale con i poveri, dalle 17.30 in poi.


Sabato 14 gennaio faremo un concerto del coro dei bambini dei canti di Natale nell’istituto degli anziani, girando nelle stanze per incontrare i più soli e malati.


Sono tanti impegni a cui potrete liberamente partecipare, secondo le vostre possibilità, come tante piccole culle da preparare a Gesù perché nasca nei cuori nostri e dei nostri figli. Grazie.











[1] Angelus Silesius, Pellegrino cherubico, I,61.

Festa Immacolata Concezione di Maria - Anno A - 8 dicembre 2016


Dal libro della Gènesi 3,9-15.20
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai  per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 1,26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Commento
Cari fratelli e care sorelle, nel nostro cammino di Avvento, tempo di attesa e di preparazione, ci viene incontro questa festa nella quale ricordiamo e gioiamo perché la madre di Gesù è stata preservata dal male fin dalla sua nascita per poter degnamente accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo. È oggi dunque una festa nella quale celebriamo la volontà di Dio che il mondo, a partire da ogni uomo e ogni donna, sia libero dal male. Sì, perché possiamo leggere la storia dell’umanità come una grande lotta fra la volontà di Dio che prepara un destino di bene all’umanità, e la forza del male che si insinua nelle pieghe di questa storia per corrompere la volontà di Dio e rendere inefficace il bene.
È una lotta cosmica, cioè che coinvolge tutta l’umanità e tutto il creato, lo esprime bene l’Apostolo quando afferma: “La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità … nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.” (Rm 8,20-22).
Ma questa lotta cosmica non è esterna a noi. Infatti tanto la volontà di bene di Dio, quanto l’opera del male, per attuare i loro disegni nel mondo devono passare attraverso la decisione, la scelta degli uomini e delle donne. Dio infatti non ci ha creati come burattini sullo sfondo di una storia governata da forze che lo sovrastano estranee alla sua portata, volontà e decisione. No, noi siamo i protagonisti scelti da Dio per governare la storia, quella mia personale, quella del mio ambiente di vita, quella del più largo mondo attorno a me e lontano da me. Per questo Dio si è fatto uomo, come celebriamo a Natale, per mostrare concretamente che la vita di Dio passa attraverso la vita degli uomini e la abita dal di dentro.
Abbiamo infatti ascoltato Paolo affermare: “In lui [Dio] ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà.” Siamo predestinati, cioè “progettati”, per una vita santa e immacolata, cioè governata dal bene, ma siamo noi a dover attuare questo progetto che Dio ci ha offerto, accogliendo l’adozione a figli di Gesù, membri della sua famiglia dei discepoli.
In questo senso anche il Natale non è un evento circoscritto in un’epoca e un luogo del passato esterno a noi, ma è un evento che avviene dentro di noi. Gesù, principe della pace, fonte di ogni bene, modello di quella santità secondo Dio che è umanità mite e umile di cuore, vuole farsi strada dentro di noi e nascere al mondo, cioè manifestarsi in parole, opere, decisioni di bene per tutti.
Anche a Maria, ci racconta il Vangelo di Luca, l’angelo propose questo: ospitare nel suo seno Gesù perché nascesse nel mondo. La sua vita era stata preparata da Dio ad accoglierlo, ma anche noi, come afferma Paolo, siamo stati preparati, destinati, a riceverlo.
Fratelli e sorelle, accogliamo oggi questo invito a non farci sfondo anonimo e disimpegnato di una storia che procede schiava della forza del male, ma impegniamoci a fondo a realizzare il destino di bene che il Signore ci invita a far passare attraverso le nostre scelte e azioni. Maria disse di sì a questa proposta, e per questo la festeggiamo oggi, perché non offuscò con la paura o la resistenza il realizzarsi del disegno di bene che le era proposto. Anche noi, facciamo brillare questa volontà di bene, portando alla luce, ben visibile e concreto, l’amore che in Gesù ci viene manifestato, partecipando all’evento del natale non come spettatori anonimi, ma come la culla dalla quale Gesù vuole manifestarsi al mondo.


Preghiere 


Ti preghiamo o Dio, aiutaci in questo tempo di Avvento a vivere con disponibilità e fiducia l’attesa della tua venuta,
Noi ti preghiamo


Come Maria ha accolto l’invito dell’angelo a rallegrarsi, così fa’ o Signore che anche noi sappiamo gioire alla notizia della tua venuta,
Noi ti preghiamo


Dona o Signore Gesù la pace a quanti ora vivono in guerra. Per i paesi dove si combatte e si muore per la violenza e l’odio fratricida,
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, concedi a tutti noi di sostenere con gioiosa sollecitudine la fatica dell’Avvento, perché fiduciosi nel tuo disegno di amore siamo sempre disponibili a viverlo,
Noi ti preghiamo


Guida o Padre del cielo i passi di quanti ti cercano, aiuta quanti sono dispersi nella tristezza e nel dolore, sostieni chi è sfiduciato e senza speranza,
Noi ti preghiamo


Sostieni gli sforzi o Dio di quanti annunciano il Vangelo a chi non lo conosce ancora. Fa’ che con l’esempio e le parole siano testimoni credibili dell’amore vero,
Noi ti preghiamo.
  

Proteggi o Padre misericordioso il papa Francesco, perché raggiunga i cuori di tutti e diffonda la pace che viene dall’essere tuoi figli, 
Noi ti preghiamo


Benedici e guida o Dio la tua Chiesa ovunque diffusa, illumina quanti ascoltano oggi il Vangelo, dona a ciascuno la grazia di un tempo di conversione e di gioia nell’attesa,
Noi ti preghiamo


sabato 3 dicembre 2016

II domenica del tempo di Avvento - Anno A - 4 dicembre 2016




Dal libro del profeta Isaia 11,1-10
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

Salmo 71 - Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15,4-9
Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Matteo 3,1-12
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, già domenica scorsa la Scrittura ci parlava della necessità di attendere vigilanti la venuta del Signore. “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà”, ci ammoniva il Vangelo di Matteo, ma che cosa dobbiamo aspettarci? Nell’incertezza del tempo odierno le novità spaventano, sono piuttosto fonte di inquietudine e incertezza. La nostra esperienza ci insegna che ciò che di buono posso sperare nel mio futuro posso solo ottenerlo con la mia fatica, a costo di sacrifici e di rinunce, facendomi strada da me stesso. Nessuno oggi regala niente.
Questi ed altri analoghi pensieri ci portano a sentire come fuori luogo ed inattuale questo tempo di Avvento, meglio non crearsi false attese. Il mondo di oggi propone piuttosto di vivere la soddisfazione del presente, senza farsi troppe illusioni sul futuro; di dare valore solo a ciò che vedo e tocco, al resto non ci si può permettere di dare importanza.
Ma l’Avvento proprio per questo ci è offerto: per uscire dalla cultura del nostro tempo e vivere l’attesa della realizzazione di un mondo nuovo che deve venire. Sì, ogni anno esso contraddice la chiusura dei cieli e la miopia dello sguardo per invitarci ancora una volta a sollevare gli occhi sull’orizzonte largo del sogno di un mondo nuovo che deve realizzarsi.
Il brano del profeta Isaia che abbiamo ascoltato descrive questo mondo nuovo: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. ... Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte.” E’ il sogno ad occhi aperti del profeta, ma è anche il sogno di tutti coloro che non accettano come normale che il forte prevalga e il debole soccomba, che la legge apparentemente normale della forza si imponga su tutti, che l’uno sia contro l’altro. E’ il sogno dei popoli che vivono il dramma della guerra, dei poveri oppressi, delle vittime dell’ingiustizia. Ma è anche il sogno di quanti si fanno toccare dal loro grido di invocazione e fanno proprio quel sogno, aspettandone con ansia la realizzazione promessa dal profeta. È quello che oggi l’Avvento ci propone di fare: lasciamo spazio nel nostro vivere quotidiano all’ansia di un mondo migliore che proviene da chi oggi soffre ed è nel dolore. L’attesa del Natale non può essere un tempo narcotizzato dalla concentrazione su di sé.
Se sentiamo anche noi l’attesa delle moltitudini sofferenti non possiamo non chiederci: quando si avvererà la visione del profeta?
A questa domanda risponde il grido di Giovanni battista nel deserto: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” Giovanni nel deserto di speranze per il futuro e di visioni di un mondo nuovo alza la voce e invita a fare propria la visione profetica, perché la sua realizzazione finalmente è a portata di mano. Egli viene per far entrare nella vita degli uomini colui che può realizzare quel sogno, il Signore Gesù. Sì, Giovanni sa che le vie degli uomini sono tortuose, come i loro pensieri; che si avvitano su se stessi, girando solo attorno alle proprie insoddisfazioni e paure, senza mai uscirne fuori. Per questo invita a raddrizzare le proprie vie per incamminarsi verso gli altri e verso Dio.
Per questo la gente è attratta da Giovanni e viene da lui sul Giordano, perché le sue parole sono piene di futuro e aprono alla speranza di un tempo nuovo. Sì, ci siamo troppo abituati a non sperare più un futuro diverso, accontentandoci di un po’ di soddisfazioni effimere, ma oggi lasciamoci svegliare dal grido di Giovanni, lasciamoci attrarre anche noi dal sogno di Isaia e dalla visione del battista di un mondo giusto e migliore, di una realtà  felice per tutti, di una vita senza le radici amare dell’odio e della violenza. La loro grandezza sta proprio in questo saper alzare lo sguardo e non restare disorientati e soffocati nella nebbia inquinata che copre il mondo giù in basso. C’è un orizzonte alto possibile, c’è una prospettiva diversa che possiamo veder realizzata, se sappiamo, come Giovanni e Isaia, innalzarci all’altezza dello Spirito e lavorare fattivamente per la sua realizzazione. Non è un sogno irrealizzabile, non sono utopie di gente illusa! C’è un tempo nuovo che aspetta chi non si accontenta e continua a cercare. Non lo trova però chi china il capo e vive con scontatezza questo tempo di Avvento, così come i sadducei e i farisei i quali si sottomettono al battesimo di Giovanni, ma senza vivere la conversione dal loro modo di essere. Anche noi tante volte ci sottomettiamo alle pratiche della fede, ma senza aspettare più che da essa nasca la novità di un futuro diverso. Il Battista smaschera la falsità di un atteggiamento falsamente religioso, ma che rifiuta la novità del vangelo e l’altezza della sua visione: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”
Fratelli e sorelle, accogliamo con docilità l’invito che ci proviene da questa seconda tappa di Avvento, perché ci prepariamo in questo tempo alla venuta del Signore. Usciamo dalle vie contorte e dallo sguardo basso chino su di sé, per imparare ad attendere il mondo nuovo di giustizia e di pace che il Signore è venuto per realizzare. Solo così anche noi entreremo a farne parte.


 Preghiere

O Signore Gesù fa’ che ascoltiamo l’annuncio gridato da Giovanni e raddrizziamo le strade tortuose della nostra vita per incamminarci speditamente verso di te e i nostri fratelli.
Noi ti preghiamo


Ispira i nostri cuori, O Dio del cielo, a sentimenti di amore e di misericordia, perché facciamo nostro il sogno di un mondo nuovo che la tua venuta potrà finalmente realizzare.
Noi ti preghiamo


Perdonaci o Dio perché ci accontentiamo del nostro presente e non attendiamo più che si realizzi il tempo di pace e di giustizia che i profeti hanno annunciato. Donaci un cuore caldo e occhi nuovi per accogliere con gioia le visioni e i sogni che tu ci ispirerai.
Noi ti preghiamo


Sostieni o Padre misericordioso tutti coloro che nel mondo lottano per affrettare la realizzazione del tuo regno. Per gli operatori di pace e di giustizia, per gli annunciatori del vangelo, per gli amici dei poveri. Proteggili e sostieni il loro operato
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Padre del cielo per tutti quei cristiani che soffrono nel mondo a causa della violenza e della persecuzione. Proteggi le comunità dei tuoi discepoli ovunque le loro vite sono minacciate.
Noi ti preghiamo

Consola o Signore le vittime della guerra e della violenza. Dona pace e salvezza a tutti coloro che oggi sono oppressi dall’ingiustizia.
Noi ti preghiamo.


Ti preghiamo o Signore, per tutti coloro che bussano alle porte della nostra vita e invocano consolazione e aiuto. Fa’ che aprendo loro il nostro cuore diveniamo capaci di riconoscere in loro te che ci vieni incontro, povero e indifeso.
Noi ti preghiamo


O Cristo Gesù, fa’ che con la tua nascita nel mondo si aprano gli occhi di quanti ancora non ti conoscono e che la tua parola tocchi i loro cuori. Fa’ che sappiamo accompagnarli verso di te che ti fai uomo per farti trovare da chi ti cerca.
Noi ti preghiamo