sabato 23 novembre 2019

XXXIV domenica del tempo ordinario - festa di Cristo Re - Anno C - 24 novembre 2019




Dal secondo libro di Samuele 5, 1-3

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha det­to: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

 

Salmo 121 - Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

 

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12-20

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 23, 35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio. tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, oggi si conclude un anno con il Signore. Il tempo di Dio, cioè della nostra vita con lui, non segue il calendario degli eventi mondani, né il ritmo delle nostre vicende personali, ma ha una sua cadenza perché noi ci adeguiamo ad essa. La nostra tendenza infatti è far ruotare tutto attorno a noi stessi, imprimere alla nostra vita il ritmo delle nostre personali vicende. Oggi la Liturgia ci richiama ad un tempo diverso che chiude con questa domenica un anno e, la domenica prossima, ne apre un altro con l’inizio dell’Avvento. È una liberazione dalla schiavitù dei propri ritmi, gli alti e i bassi, i motivi di amarezza e insoddisfazione, le recriminazioni o le esaltazioni passeggere, per assumere invece una dimensione più matura e sapiente che è quella di un cammino con Dio dentro una storia ampia come l’umanità tutta intera. Non più i piccoli orizzonti agitati o depressi del sé, ma le grandi visioni che donano alla nostra esistenza la vera dimensione nella quale Dio opera, la dimensione cioè del suo Regno.
È la visione contenuta nella lettera ai Colossesi che abbiamo ascoltato, quella di una signoria di Dio sulla vita dell’uomo e dell’universo intero, proprio perché tutti possano vivere il destino di salvezza che lui ha preparato: Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.” È questo il messaggio che oggi ci giunge da questa festa nella quale ricordiamo che fine e pienezza della storia, del mondo e mia personale, è nella salvezza che Gesù è venuto ad indicarci con le sue parole e la sua stessa vita.

Ma in cosa consiste questa salvezza?

“Salvezza e sicurezza” nel linguaggio di questo mondo si coniugano con “forza e potenza”. Le politiche europee così giustificano la chiusura di porti e confini, per mettere in salvo la società europea sempre più invecchiata e ripiegata su di sé. Spesso si giustifica con la necessità di garantire la sicurezza perfino la guerra aggressiva contro certi stati sentiti come minacciosi. In Italia oggi serpeggia in certi ambienti persino il desiderio di un uomo forte che garantisca salvezza e sicurezza, giustificando a tale scopo anche una certa rozzezza di linguaggio, aggressivo e violento, e un agire spiccio e senza troppi distinguo. Ma può essere salvezza quella garantita a discapito degli altri, se non a danno degli altri? Non è forse una falsa sicurezza quella che si fonda su ingiustizie e squilibri?

La salvezza e sicurezza che Gesù promette nel suo Regno si fonda su un simbolo forte, possiamo dire il “trono” sul quale è assiso Gesù nell’esercizio della sua signoria sull’Universo: la croce. Essa infatti, paradossalmente, è il simbolo che rappresenta meglio come Dio esercita il suo potere che salva. Ma come può manifestarsi la signoria del Signore nel momento della sua umiliazione massima, nell’ora della sconfitta e della sottomissione alla forza del male, sulla croce?

La manifesta attraverso quel modo tutto particolare di voler bene di Dio che è la misericordia, il perdono.

Da un lato infatti la croce mette in luce l’assenza di misericordia che regna nel mondo di ogni tempo. I poteri della terra, Erode, Pilato, hanno condannato colui che non ha mai giudicato, ma ha sempre amato, senza colpa. Sulla croce Gesù si è fatto volontariamente colpevole per mostrare al mondo in modo crudo e tragico com’è il mondo senza misericordia: spietato, violento, ingiusto, disumano.

Ma la croce ci mostra anche la vera fonte inesauribile della misericordia. Infatti Gesù dalla croce non maledice, piuttosto invoca la misericordia del Padre per chi lo stava uccidendo: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34), e invoca per sé la misericordia degli uomini implorando, fra le sue ultime parole, “Ho sete” (Gv 19,28). Invita Maria e Giovanni ad accogliersi l’un l’altra con la misericordia di un figlio e di una madre (Gv 19,26-27). Guarda con occhio misericordioso al suo compagno di sventura, un criminale pentito: “oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43). Per questo la croce è per i cristiani non tanto il simbolo della vittoria del male sull’uomo, ma un simbolo che il male può essere vinto con la misericordia invocata da Dio per gli altri, chiesta agli altri per sé, sollecitata agli uomini per gli altri uomini.

Don Primo Mazzolari fa rivolgere da Dio Padre queste parole davanti al Figlio crocifisso: “Mio Figlio m’ha legato le braccia. Egli ha legato per sempre le braccia della mia giustizia, per sciogliere eternamente le braccia della mia misericordia” ed aggiunge: “L’uomo visto dall’alto della croce … è quella povera creatura che prima di essere colui che ci fa morire, è colui per il quale moriamo.”

Fratelli e sorelle, non a caso noi cominciamo ogni domenica la nostra liturgia con l’invocazione “Kyrie eleison, Christe eleison! Signore abbi misericordia!” Invochiamo la misericordia di Dio, perché sappiamo che essa è la porta che ci introduce alla sua presenza e dona la sua compagnia, che ci consente cioè di ascoltare e conoscere la sua volontà di salvezza per noi. Non rivendichiamo i nostri diritti o non ci vantiamo dei nostri meriti; non chiediamo a Dio di essere “giusto” con noi, ma misericordioso, perché solo così siamo introdotti all’incontro con lui. Invocando la sua misericordia noi ci sottomettiamo alla sua signoria ed entriamo a far parte del suo regno. Non è allora un gesto scontato e ripetitivo, ma una richiesta di cuore di ricevere la sua visita che salva, di accogliere il suo amore che trasforma le vite.

Accettare anche noi la sua signoria significa allora essenzialmente far nostra la sua passione di amore e di misericordia che trasforma il mondo dal di dentro e lo avvicina sempre più alla gioia senza fine del Regno. Ne riceveremo una grande libertà, da un orizzonte angusto e dalla schiavitù del male che vorrebbe legarci sempre più tenacemente al suo desiderio di morte, alla spietatezza della disumanità.




 
Preghiere



O Signore nostro Gesù, ti ringraziamo per la misericordia che doni a chi ti cerca e con la quale continui ad amare ogni uomo. Fa’ che ci rendiamo sempre conto di quanto ne riceviamo da te, per poterlo ricambiare con generosità,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Signore Gesù a sconfiggere la forza del male con il bene, a neutralizzare l’odio con la benevolenza, a vincere la violenza con la mitezza, come tu hai fatto sulla croce,

Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Dio per un anno passato in tua compagnia che oggi si conclude. Fa’ che il nuovo tempo che si apre sia un tempo di conversione e di ascolto del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 
Accogli con benevolenza Dio quanti ti cercano, anche se non sanno bene come fare a trovarti. Mostra il tuo volto misericordioso e benigno che attira ognuno verso di te,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio ogni uomo e donna debole e colpito dalla forza del male. Ti preghiamo per i tanti che a causa della guerra sono colpiti nel corpo e nello spirito; dona loro consolazione e speranza,

Noi ti preghiamo

 
Ti preghiamo anche o Dio per tutti coloro che fuggono dal loro paese in cerca di un porto sicuro e un futuro migliore, concedi loro di trovare sempre l’accoglienza dei tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo.

 
Proteggi o Padre buono ogni uomo che si affida a te per trovare consolazione nel dolore e salvezza nel pericolo. Per chi è prigioniero e oppresso, per chi è anziano e malato, salva tutti o vero amico degli uomini,

Noi ti preghiamo

 

Guida e proteggi o Dio il papa Francesco che si è fatto pellegrino in Asia, perché sia sempre pieno del tuo Spirito di amore e di misericordia e indichi ad un mondo disorientato la via della salvezza,

Noi ti preghiamo

giovedì 14 novembre 2019

XXXIII domenica del tempo ordinario - Anno C - Giornata mondiale dei poveri - 17 novembre 2019




Dal libro del profeta Malachìa 3, 19-20
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Salmo 97 - Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani, +
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra.

Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3, 7-12
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Alleluia, alleluia alleluia.
Risollevatevi e alzate il capo,
perché la vostra liberazione è vicina.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 21, 5-19
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, oggi la Chiesa celebra in tutto il mondo la III giornata mondiale dei poveri che papa Francesco ha voluto istituire per mettere al centro della nostra attenzione la realtà di quanti sono “scartati” nella nostra società e non attraggono pertanto la nostra attenzione. Sì, il papa ha sentito il bisogno di un richiamo esplicito al ruolo che i poveri hanno nel piano di salvezza annunciato da Gesù, cioè quella “buona notizia – vangelo” che è venuto a portare, perché non basta il costante richiamo che il Signore ne ha fatto con le sue parole e i suoi gesti.
I poveri sono gli unici infatti con i quali egli si è identificato (“quello che avete fatto ad uno di questi piccoli lo avete fatto a me”); gli unici che ha dichiarato beati (“beati i pover, i perseguitati”), assieme a quanti sono loro amici; gli unici che ha esplicitamente indicato come i primi destinatari del suo Vangelo (“i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”); quelli ai quali promette la sua vicinanza speciale che dona conforto e salvezza (“venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò”); quelli che più facilmente hanno accesso al Regno di Dio (“è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli”).
Ebbene questa è la prima cosa sulla quale l’odierna giornata mondiale dei poveri vuole farci soffermare: i poveri non sono una realtà trascurabile per chi si dice cristiano. Eppure non sempre noi ne teniamo conto, sia come interesse, sia come solidarietà concreta.
Eppure in essi è svelato il segreto della salvezza che la nostra fede ci vuole proporre. Troppo spesso infatti noi crediamo che la salvezza sia una sorta di premio per chi riesce a superare un difficilissimo percorso a ostacoli, fatto di rinunce, sacrifici, mortificazioni. Ma che Dio sarebbe quello che premia chi sceglie per ciò che rende infelici? La salvezza non è nel togliere delle cose dalla nostra vita, ma nell’aggiungere ad essa quello che è ancora più prezioso e bello, che è la capacità di voler bene agli altri, a Dio e a se stessi con un amore veramente traboccante, quello di Dio stesso. E il suo è un amore appassionato e fedele che rende felice chi lo vive. I poveri sono quelli che lo capiscono meglio, e per questo ce lo testimoniano in modo più credibile.
Non lo capisce invece chi si ritiene ricco, ed esserlo non significa solo avere molti beni, ma anche credersi pieno di risorse, esperienze, capacità, intelligenza e furbizia, successo, ecc... Ricco è chi non deve chiedere mai, non ha bisogno di aiuto, può fare a meno di tutti, ha già capito, è sicuro di sé, sa sempre come comportarsi ed è all’altezza della situazione qualunque essa sia. È ricco chi crede di avere sempre qualcosa in più degli altri, tanto da poterli guardare con un senso di superiorità e da poter giudicare ciascuno dall’alto della sua sapienza. Il vangelo ci presenta diversi tipi di ricchi: c’è il ricco epulone che vive nel lusso e disprezza il povero lazzaro moribondo alla sua porta; c’è il fariseo che disprezza nel tempio il pubblicano peccatore, perché si sente più onesto; sono ricchi i sapienti che mettono alla prova Gesù cercando di trarlo in inganno, perché si sentono più furbi e sapienti di lui.
Ebbene il ricco è chi ha un cuore e una mente abituati a non sentire mai bisogno di chiedere, imparare, ricevere. Nemmeno da Dio pensa di poter imparare e ricevere, e per questo nemmeno sa cosa sia il suo amore.
Il povero invece è abituato ad aver bisogno di tutto, a chiedere e a mostrare la propria inferiorità. È mendicante di denaro e di attenzioni e il suo cuore e la sua mente sono abituati a chiedere per sopravvivere.
Ecco che allora si capisce la predilezione di Gesù per i poveri e perché da essi egli era cercato e invocato: malati, indemoniati, mendicanti, peccatori, gente disorientata e spaurita dalla vita. Persino un ricco per un momento si fece povero e per una volta fu tentato di chiedere a Gesù come doveva vivere: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” ma quando Gesù glielo disse: “va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!” prevalse in lui l’essere ricco e il vangelo conclude tristemente: “Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.” Ad essi infatti voleva più bene e rinunciò ad arricchirsi di Gesù.
Cari fratelli e care sorelle, noi tante volte siamo come quelli di cui ci parla il vangelo oggi: “alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi”, cioè sentiamo bisogno di poter fare affidamento su qualcosa di solido e duraturo, e cosa è più rassicurante delle nostre ricchezze, nel senso che dicevo prima? Senza di esse ci sentiamo perduti, ma Gesù li mette in guardia: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” ed infatti una quarantina di anni dopo i romani invasero Gerusalemme e rasero al suolo il tempio, nonostante la bellezza e solidità delle sue pietre, ed esso non sarà mai più riedificato.
La risposta di Gesù non era la minaccia di una punizione, come forse pensarono i suoi ascoltatori, né una forma di disprezzo, ma la sapienza di chi sa che la solidità delle pietre di questo mondo inganna e passa col tempo: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, … sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.” Gesù invita i suoi discepoli a perseverare, cioè a continuare a costruire l’edificio della propria vita con pietre più durature, quelle del suo amore, generoso e senza limite, perché solo così la vita sarà duratura e niente andrà perduto.
Ed ecco che allora i poveri ci si presentano ancora come realtà salvifica; pensiamo ad essi come i padri della chiesa li definivano: i nostri avvocati. Essi davanti a Dio nel momento in cui saremo chiamati a tirare le somme della nostra vita, gli ricorderanno i nostri gesti di amore sollecitati proprio dalla loro indigenza, e questi gesti saranno raccolti da Dio onnipotente come pietre durature e solide mentre tutto il resto impallidisce e scompare. La nostra posizione sociale, la gloria effimera dei nostri successi, le furbizie, i giudizi malevoli, ecc… crolleranno come le pietre del tempio: belle, sontuose, ma passeggere.

Ringraziamo allora il Signore perché il suo vangelo non rincorre i ricchi nei loro vani sogni ingannevoli di autosufficienza e superiorità, ma mette al centro chi è povero e non lo nasconde, non fa finta di non esserlo e non rifugge da questa condizione, perché Dio, come dice il Salmo 113: “solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo.
  
Preghiere
  
Donaci o Signore la sapienza di vivere come tuoi figli poveri e piccoli, bisognosi del tuo sostegno e di edificare una vita buona nutrita del tuo amore,
Noi ti preghiamo


Sostieni o Dio Padre misericordioso i nostri sforzi di essere tuoi discepoli fedeli, ascoltatori della Parola e docili esecutori dei tuoi comandi,
Noi ti preghiamo


Perdona la durezza dei nostri cuori o Dio, che ci fanno cercare la sicurezza in ciò che non vale e non dura. Aiutaci a far affidamento su di te per imparare la vita del vangelo che non  si consuma,
Noi ti preghiamo


Guida o Signore Gesù chi ti cerca e non sa come incontrarti; stai accanto a chi si è perduto nelle vie che non conducono a nulla. Indica a tutti la via del voler bene generoso e gratuito come il modo migliore e più appagante di vivere,
Noi ti preghiamo


Accogli o Padre del cielo tutte le vittime della violenza, consola i feriti e chi ha perso tutto. Raduna i dispersi e ridona speranza e coraggio a chi deve affrontare la durezza di un futuro incerto,
Noi ti preghiamo


Fa’ o Signore che la sensibilità e la generosità dei tuoi discepoli soccorra chi è nel dolore a causa della forza del male che schiaccia chi è povero e debole. Apri i cuori di tutti noi alla compassione per chi sta male,
Noi ti preghiamo.


Guida e proteggi o Padre il nostro papa Francesco, perché mantenga fisso lo sguardo a te nell’indicare alla Chiesa e agli uomini di buona volontà il cammino del Vangelo verso la nostra salvezza,
Noi ti preghiamo


Proteggi o Dio tutti i cristiani nel mondo, specialmente i più deboli e i perseguitati. Fa’ che il vangelo sia per loro un sostegno capace di renderli operatori di pace in un mondo diviso da odi e rivalità,
Noi ti preghiamo



venerdì 8 novembre 2019

XXXII domenica del tempo ordinario - Anno C - 10 novembre 2019




Dal secondo libro dei Maccabei 7, 1-2. 9-14

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». E il secondo, giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita». 

 

Salmo 16 - Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. 



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2, 16 - 3, 5

Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno. Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Gesù Cristo è il primogenito dei morti:
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 20, 27-38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo celebrato la scorsa settimana la festa dei santi e il ricordo di coloro che sono morti. Si tratta, possiamo dire, di due aspetti della stessa realtà, quella che raccoglie assieme in un’unica larga famiglia tutti i discepoli oggi sparsi sulla terra e quanti ci hanno preceduto nella lunghezza del tempo passato. Sì, siamo e continuiamo ad essere un’unica grande famiglia. La morte, espressione suprema del male, vuole separare in due la nostra famiglia dei viventi con quella dei defunti, come fossero due realtà non comunicanti, ma nella nostra fede nella resurrezione e nell’amore di Dio che non abbandona nessuno questa grande divisione viene annientata. O meglio sì, essa è visibile e la sperimentiamo in tutta la sua drammaticità nel momento della scomparsa di qualcuno a cui siamo legati, ma allo stesso tempo gli occhi della fede ci fanno andare oltre e ci permettono di ritrovare l’unità della famiglia i cui membri sono accomunati prima di tutto dal fatto di essere stati amati da Dio, sia che stiamo in terra che in cielo. Anzi, proprio perché il fondamento dell’appartenenza a questa unica grande famiglia non è in noi o nei legami di sangue ma nell’adozione a figli da parte di Dio che ci ha così tanto amati, abbiamo la certezza che in essa nessuno è dimenticato, anzi solo in essa l’esistenza del più umile e piccolo è raccolta amorevolmente dal Padre, trasfigurata dalla sua misericordia e resa eterna in attesa della resurrezione finale dei nostri corpi.

La Liturgia di questa domenica insiste ancora sulla realtà della vita oltre la morte.

Non c’è dubbio che la domanda sull’aldilà è una di quelle questioni che attraversa nel profondo tutta la vicenda umana. I sadducei, un movimento religioso di intellettuali, negavano la resurrezione dai morti. Del resto, su questo tema, La fede ebraica aveva raggiunto solo molto tardi una certezza. Nella Bibbia essa sarà espressa chiaramente solo nel libro dei Maccabei, come leggiamo nella prima lettura, cioè alla fine del II secolo avanti Cristo.

In esso viene narrata l’eroica resistenza dei giovani Maccabei la cui fede veniva insidiata dal re Antioco IV. Ad essi il re voleva imporre con la violenza di rompere l’alleanza con il loro Signore e di fare un compromesso col paganesimo accettando di relativizzare la loro fiducia in Dio: in fondo che male c’era nel mangiare un tipo di carne invece di un’altro, come facevano tutti? Ma proprio qui è il motivo della resistenza dei giovani, fino a morire: fare come tutti, e non come Dio aveva chiesto loro, significava uscire dalla storia di amore che aveva legato Dio al suo popolo, scelto e amato da Lui nella lunghezza di una storia di liberazione dalla schiavitù e di fedeltà anche nei momenti più bui del tradimento. Quello che Antioco voleva imporre loro non era un piccolo compromesso insignificante, ma piuttosto voleva dire rinnegare la storia di amore di cui erano figli, per farsi figli dell’amore per se stessi, mettendosi al sicuro.

In fondo è la stessa tentazione che viviamo tante volte anche noi davanti a scelte difficili nelle quali siamo tentati di prendere la via più facile, diversa da quella indicata da Dio. Ci giustifichiamo dicendo che in fondo tante cose si equivalgono, non c’è poi così grande differenza. Ma il problema non è tanto e solo la gravità dell’atto in sé, ma il fatto che compiendolo ci estraniamo dalla famiglia grande dei figli di Dio, da lui adottati mediante il suo amore, e scegliamo di diventare figli di noi stessi nell’amore per se stessi. È questa la gravità della scelta più facile o più “normale” che tante volte ci sembra un compromesso accettabile e senza conseguenze.

I Maccabei giustificano la loro scelta, dalle conseguenze così tragiche, proprio nel fatto che restando fedeli a quell’amore che li ha resi figli di Dio egli salva la loro vita facendo sì che non si perda nel nulla, ma venga raccolta e resa eterna anche dopo la morte, come eterno e fedele è il suo amore, facendola risorgere. Al contrario Antioco e quelli come lui che vivono scegliendo per l’amore per se stessi si tirano fuori da quella famiglia grande e numerosa dei figli di Dio.

Il re e la sua corte si stupiscono della fermezza dei giovani, ma non se ne lasciano interrogare, non colgono in quel gesto un segno della fedeltà ad un amore più grande ma lo interpretano come una bizzarria, una forma ingenua di stupidità.

Così anche oggi tante volte la scelta della fedeltà al Vangelo sopra ogni altro interesse viene giudicata ingenua e sciocca dal mondo, che non la capisce e non l’apprezza, eppure essa non solo riempie di senso l’esistenza di chi la vive perché, appunto, fa vivere come figli di un Dio buono e misericordioso, ma offre la prospettiva di un senso che va oltre la morte e scioglie quella paura dell’ignoto e del mistero che l’accompagna e la rende spaventosa. Possiamo dire che là dove attecchisce il Vangelo e spunta un segno di amore, anche piccolo, sboccia la vita che non finisce. Per questo, nella professione di fede, noi diciamo “credo la vita eterna”, ossia la vita che non finisce, e non “credo nell’aldilà”. Il paradiso infatti possiamo viverlo sin da oggi nella famiglia larga che riunisce tutti i figli amati da Dio.


Preghiere


O Dio che sei fedele al patto di amore che hai stretto con gli uomini, rendici capaci di accogliere con gioia e gratitudine i segni della tua predilezione e vivere come tuoi figli fedeli,

Noi ti preghiamo

Rendici, o Signore, fin da ora cercatori della vita che non finisce e operatori del tuo Regno dove nessuno è dimenticato. Fa’ che guidati dalla tua Parola giungiamo al porto sicuro nel quale ci attendi,

Noi ti preghiamo


Ascolta o Signore l’invocazione di chi ti cerca. Mostrati misericordioso e benigno a chi desidera affidare a te il proprio destino: fa’ che sappia restarti fedele,

Noi ti preghiamo


Non guardare o Dio ai segni del nostro poco amore, ma alla speranza che poniamo nella tua misericordia. Sii benevolo con chi ha fiducia nel tuo perdono,

Noi ti preghiamo


Guida e proteggi chi ti cerca, o Dio; accompagnalo col tuo amore perché trovi la forza di riconoscerti Signore e re della propria vita,

Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre buono chi è debole e povero. Guarisci i malati e salva tutti i bisognosi di consolazione e aiuto,

Noi ti preghiamo.

Proteggi o Dio tutti i tuoi figli ovunque diffusi. Raduna la famiglia umana nell’ovile dei tuoi discepoli perché nessun odio e guerra li divida mai,

Noi ti preghiamo
 
Salva o Dio chi è morto confidando in te, raccogli i dispersi che non hanno saputo o potuto cercarti sulle vie della vita, radunali nel tuo amore misericordioso nella casa dove hai preparato un posto per ciascuno,

Noi ti preghiamo

domenica 3 novembre 2019

XXXI domenica del tempo ordinario - Anno C - 3 novembre 2019



 
 
Dal libro della Sapienza 11,22-12,2

Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita. Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.

 

Salmo 144 - Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. 

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1,11 - 2,2

Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo. Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. 

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha tanto amato il mondo

da dare il Figlio unigenito
Alleluia, alleluia alleluia.
  

Dal vangelo secondo Luca 19, 1-10

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, l’evangelista Luca ci propone oggi il racconto di un episodio della vita di Gesù in cui si vede in modo esemplare il valore salvifico della visita del Signore. Sì, Gesù passa, attraversa molti luoghi e vicende umane, ma il suo scopo ultimo è sempre visitare ciascuno, fermarsi a parlare faccia a faccia, conoscerci entrando nelle pieghe, anche quelle più nascoste, delle nostre vite. Nel libro dell’Apocalisse il Signore dice al discepolo: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.” Questa frase sottolinea il gusto reciproco dell’incontro col Signore: cenerò con lui ed egli con me. Dio e l’uomo godono tutti e due della gioia dell’incontro, se si apre la porta e si accoglie la sua visita.

Il racconto della visita di Gesù a Zaccheo ci si presenta dunque come il paradigma dell’incontro di Dio con l’uomo e ci aiuta a comprendere meglio come far sì che esso si realizzi anche nella nostra vita.

Tutto inizia con la curiosità di un pubblicano basso di statura. Il vangelo non specifica le vere motivazioni di quell’uomo dalla fama molto discutibile. Egli è un poco di buono, un trafficante disprezzato da tutti, però è attratto da Gesù e non si risparmia per “vedere chi era Gesù”. Egli non solo vuole “vedere” Gesù, ma con lo sguardo capire “chi era Gesù”. Zaccheo sa che quella molto probabilmente è l’unica occasione che ha di vederlo e non vuole in nessun modo perderla. Cioè ha coscienza che ogni momento di incontro è unico e che le situazioni non si ripeteranno uguali, e non vuole che quel momento per lui unico passi invano.

Ma in fondo non è così per ogni momento della nostra vita? Ogni occasione d’incontro è irripetibile e ogni persona unica, ma tante volte noi banalizziamo tutto perché siamo concentrati solo su noi stessi, che siamo sempre uguali, e per questo nemmeno ci accorgiamo quando Gesù ci passa vicino.

Per questo Zaccheo non esita a compiere quel gesto ridicolo di salire sull’albero, lui uomo adulto e di rango, pur di incrociare il proprio sguardo con quello di Gesù: nemmeno ambisce a toccarlo, né a parlargli, gli basta vederlo. Si gioca il tutto per tutto: ora o mai più.

Gesù è attratto da quell’atteggiamento e intuisce cosa vuol dire in profondità: è un segno del desiderio di incontrarlo, anche solo nello sguardo. Per questo prende lui l’iniziativa: si ferma e si rivolge proprio a lui dicendo: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». L’incontro si è realizzato e Gesù dicendo “subito” sottolinea come quella sia l’ora giusta e non ce n’è un’altra, possibile, non c’è un “dopo”.

Per il pubblicano c’è stato bisogno di salire in alto per vedere Gesù: lo dicevamo anche domenica scorsa, il luogo della preghiera e dell’incontro con Dio è elevato, al di sopra della confusione brulicante del quotidiano, e bisogna uscire dal clima della ferialità scontata e caotica per guardare a sé e al mondo con uno sguardo non distratto né concitato. È quello che siamo chiamati a fare ogni domenica alla Liturgia, sul monte santo della casa di Dio. Però allo stesso tempo Gesù invita Zaccheo a scendere subito da lassù, per entrare nel luogo più intimo della sua vita, a casa sua. Sì, perché l’incontro con Dio inizia sul luogo elevato, ma ha bisogno poi di reimmergersi nella concretezza della vita ordinaria per orientarla e trasfigurarla, così come avvenne per Zaccheo.

All’udire l’autoinvito di Gesù il pubblicano è felice: tutto è cominciato con una semplice curiosità, ma Gesù sa rendere decisivo e profondo anche lo sfiorarsi casuale delle nostre vite fra noi e a renderlo il luogo santo della visita divina: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Mt 18,20) Potremmo dire che in ogni rapporto, in ogni “vedere qualcuno” si cela un’occasione d’incontro col Signore, se noi sappiamo viverlo con quell’interesse che fece salire Zaccheo sul sicomoro, se non lo lasciamo passare invano, con scontatezza, con lo sguardo chino solo su se stesso.

Quella folla si chiedeva perché Gesù vuole andare proprio in casa di un peccatore, con tanta gente perbene a disposizione. Credono forse che sia un ingenuo che si lascia ingannare dalle apparenze, in realtà è il contrario, sono loro a giudicare con superficialità. Non capiscono che Gesù non è venuto per chi è a posto, ma è irresistibilmente attratto dalla necessità di colmare il vuoto di amore dove esso è più grande, e Zaccheo non fa nulla per nasconderlo, anzi lo mette così bene in vista, fra i rami più alti del sicomoro: “Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.” È la legge della misericordia che fa sovrabbondare l’amore di Dio proprio nei confronti di chi è vinto dalla forza del male.

Ma in cosa consiste la salvezza che la misericordia di Gesù realizza in Zaccheo?

Lo vediamo nelle sue parole: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Per il pubblicano gli altri avevano valore per quanto possedevano, perché più erano ricchi e più da essi poteva esigere tasse e guadagno per sé, ed ecco che ora il suo interesse si rivolge ai poveri; il suo scopo era trarre guadagno dal rapporto con gli altri, ora si fa generoso con chi non ha niente da dargli, i più poveri; la sua prassi era cercare il proprio vantaggio, traendone guadagno, ma ora prevale la logica del debito nei confronti degli altri e del restituire in modo sovrabbondante. Insomma, la salvezza che il Signore porta è la conversione, un capovolgimento a 180 gradi del modo di vedere gli altri e di agire nei loro confronti.

Cari fratelli e care sorelle, Dio è alla ricerca di ciascuno di noi: “Ecco sto alla porta e busso”, ci passa accanto e vuole cenare con noi. Quanto è difficile però per noi volgerci a lui, sollevarci dal basso del nostro trafficare e lasciarlo entrare in casa nostra. Sì, forse noi abbiamo paura che egli trasformi radicalmente il nostro modo di vivere, che vi porti dentro il suo modo di essere e di agire. Preferiamo conservare i nostri spazi di autonomia e lasciare che le logiche di guadagno e convenienza esercitino il loro perverso potere su noi e chi incontriamo. Zaccheo uscì trasformato radicalmente da un incontro solo apparentemente casuale, ma che invece fu cercato e voluto da Gesù. Apriamo anche noi la porta a cui il Signore insistentemente bussa perché porti la salvezza frutto della sua misericordia.


Preghiere
 
O Signore Gesù, ti ringraziamo perché entri nelle nostre vite e non ti scandalizzi della loro pochezza. Fa’ che ti accogliamo sempre con gioia e disponibilità a cambiare,

Noi ti preghiamo

 

Aiutaci o Signore a salire sul luogo alto della S. Messa per conoscere chi sei veramente. Liberaci il cuore e la mente da ogni idea banale e scontata che ci allontana da te,

Noi ti preghiamo

 

Posa il tuo sguardo o Signore Gesù sulle nostre vite e cambiale dal di dentro, perché siamo purificati da ogni peccato e lavati da ogni colpa, e possiamo così seguirti come discepoli fedeli,

Noi ti preghiamo

 

Insegnaci o Padre misericordioso a guardare senza malizia al fratello e alla sorella, perché scopriamo il debito di amore che ci lega ad essi e la necessità di restituire con generosità il molto che abbiamo ricevuto,

Noi ti preghiamo


 

Proteggi o Padre del cielo i tuoi figli più piccoli, i poveri, i soli, i disperati, chi è senza consolazione. Aiutali a incontrarti come il vero liberatore dal male,

Noi ti preghiamo


Sostieni o Dio tutti quelli che hanno subito i colpi del recente terremoto, per chi è provato nello spirito e nel corpo. Aiutali a mantenere lo sguardo fisso su di te che doni consolazione e aiuto a quanti lo invocano,

Noi ti preghiamo.

 

Fa’ o Signore che la tua Chiesa nel mondo sia ovunque segno di riconciliazione fra gli uomini e invito a vivere la pace vera. Dona a ciascuno dei tuoi discepoli il coraggio dell’amore e l’audacia del perdono,

Noi ti preghiamo

 

Sostieni o Dio il papa Francesco che guida gli uomini di buona volontà sulla via della pace. Donagli salute e forza per condurre il tuo gregge nel pascolo del Vangelo,

Noi ti preghiamo

 

 

venerdì 1 novembre 2019

Commemorazione dei defunti - Anno C - 2 novembre 2019


 
 
Dal libro di Giobbe 19,1.23-27a

Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

 

Salmo 26 - Contempleremo il Signore nella terra dei viventi

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?


Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: +
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.


Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.


Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,5-11
 
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
 
Alleluia, alleluia alleluia.
Chiunque vede il Figlio e crede in lui
avrà la vita eterna;
Alleluia, alleluia alleluia.



Dal vangelo secondo Giovanni 6,37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, oggi facciamo memoria dei defunti. È un’occasione che ogni anno ci viene offerta per pregare per i nostri cari che ricordiamo con affetto, ma anche per tutti quelli che nessuno ricorda, che sono scomparsi nell’anonimato e che solo Dio nel suo amore fedele ricorda e accoglie con amore. Ma questa ricorrenza è anche l’occasione per soffermarci, almeno una volta l’anno, sulla della morte e di cosa ci attende dopo di essa, che in genere rifuggiamo perché ci turba. I brani della Scrittura che oggi abbiamo ascoltato ci aiutano a orizzontarci su di un tema così spinoso.

Ieri, nella celebrazione della festa di tutti i santi, ricordavamo chi ci ha preceduto e vive ora nella compagnia di Dio, cioè in una dimensione in cui non esistono quelle mezze misure nelle quali noi siamo abituati a vivere. Noi infatti per lo più cerchiamo sempre di barcamenarci fra le difficoltà del vivere quotidiano accontentandoci di un compromesso onorevole fra le esigenze del bene e la difficoltà a realizzarlo, fra i pericoli del male e il fascino che egli esercita con le sue illusioni. Ma se tutto questo in qualche modo ci è possibile qui nella nostra vita terrena, la dimensione che ci attende e nella quale già si trovano coloro che sono defunti è la realtà della chiarezza e della decisione: o salvezza o perdizione, o bene o male. Non esiste un bene che è anche un po’ male o un male che si stempera nel bene. Non a caso in tutte le grandi tradizioni religiose non c’è via di mezzo: inferno o paradiso.

Davanti a questa radicalità della realtà dopo la morte si può essere tentati di fuggire in due modi: uno è negare che esista un oltre dopo l’esistenza terrena; l’altro è evitare in tutti i modi di farsi interrogare da quella dimensione così diversa dalla nostra e che non lascia compromessi di comodo. La scelta della Chiesa di farci fermare, almeno una volta l’anno, sulla realtà di quanti sono già entrati nella presenza di Dio ci aiuta a non fuggire, ma a farci loro vicini, non solo nella preghiera e nel ricordo affettuoso, ma anche nel farci loro compagni nella riflessione sul senso della vita che la Scrittura ci propone.

Sì, è necessario farci illuminare fin da subito dalla luce dell’eternità che è l’assenza di compromesso fra bene e male che caratterizza la vita dopo la morte, per poter scegliere con decisione fin da subito di vivere il bene, come il Vangelo ci invita a fare.

È la scelta che fa’ il profeta Giobbe con quelle sue parole così decise: “vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Questa certezza, affermata in modo così deciso, è maturata da Giobbe dopo che è stato messo alla prova assai duramente, da lutti, malattie e abbandoni. Tutto questo dovrebbe spingere Giobbe a ridimensionare la sua fiducia in Dio e nella possibilità di vivere il bene, e a rassegnarsi alla forza invincibile del male con la quale bisogna scendere a patti. È la tentazione che viviamo anche noi. Ma Giobbe sceglie invece per la certezza della presenza di Dio nella sua vita, al cui cospetto egli si mette per farne suo il giudizio e la logica, così diversi da quelli normali.

Il primo elemento dunque che questa nostra memoria dei defunti ci pone davanti è la necessità di maturare, come Giobbe, una fiducia in Dio che va al di là delle difficoltà presenti. Ben modesto sarebbe infatti un rapporto che regge solo nella buona sorte e si rompe invece nei momenti di difficoltà.

San Paolo nel brano della lettera ai Romani fa sua la scelta di fiducia di Giobbe, e va oltre. L’Apostolo aggiunge che la certezza con cui, assieme a Giobbe, possiamo affidarci a Dio non è tanto frutto di uno sforzo di volontà dell’uomo, ma è il risultato della constatazione di un amore così grande che non si è curato che fosse da noi ricambiato o meritato, ma si è donato senza aspettarsi nulla in cambio. Egli scrive: “Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” È questa misura larga di amore che ci spinge a confidare in lui. Un amore così gratuito non ha limiti, nemmeno quelli della morte. Non accetta compromessi e non delude mai perché è fedele fino alla fine. Questo è il secondo elemento: possiamo fidarci di Dio perché lui si è fidato e ci ha amati per primo e senza condizioni e la sua fedeltà è senza limiti.

Infine l’evangelista Giovanni ci riporta alcune parole di Gesù dalle quali possiamo trarre, ancora una volta, il fondamento sul quale basare la nostra fiducia nella fedeltà di Dio. Gesù infatti ci spiega che non sarà la decisione dell’uomo, la sua forza di volontà, le sue capacità o la sua integrità a salvarlo, ma la fedeltà di Dio, nonostante tutto e contro ogni evidenza, pur di salvarlo: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.” Unica condizione che ci è posta è quella di non rifiutare questa volontà e lasciarci da lei determinare per il bene.

Tutte queste ragioni ci rafforzano nella scelta di fidarci del Signore e di trovare in lui motivi di speranza per un futuro che non è destinato al nulla o abbandonato a se stesso. Questa stessa speranza ci spinge a credere che anche i nostri cari e tutti coloro che, passando da questa vita, si sono affidati a lui non hanno creduto invano, ma hanno continuato a trovare in Dio il Padre sollecito e amorevole che sempre li ha accompagnati.

 

Preghiere  


Ti preghiamo o Signore per tutti i nostri cari, amici e parenti i cui nomi ti presentiamo. Accoglili nella tua infinita bontà e misericordia, perché possano godere in eterno della vita che non finisce,

Noi ti preghiamo

 

Ti ricordiamo, o Padre tutte le persone defunte che non sono ricordate da nessuno. Perché la solitudine e l’abbandono in vita vengano riempite dal tuo amore in cielo,

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Dio, vinci la forza del male che semina odio e divisione sulla terra. Fa’ che noi decidiamo di seguire sempre il tuo volere e scegliamo in ogni occasione per il bene che abbiamo la possibilità di compiere,

Noi ti preghiamo


 

Sostienici o Signore nel nostro cammino, fra gli ostacoli e le tentazioni del vivere quotidiano. Fa’ che la luce del Vangelo ci illumini sempre nelle nostre scelte,

Noi ti preghiamo

 
Proteggi e consola o Padre del cielo tutti i poveri che vivono con durezza la loro vita. Per chi è senza casa, senza lavoro, per chi è colpito dalla malattia, per gli anziani, per chi è vittima dell’ingiustizia,

Noi ti preghiamo

 

Libera, o Padre onnipotente, il mondo dalla piaga della guerra. Dona pace e salvezza a quanti oggi soffrono e muoiono per la violenza,

Noi ti preghiamo.


Proteggi o Dio la tua Chiesa da ogni male. Guidala nel suo cammino perché sia sempre e ovunque annunciatrice audace del vangelo e porto sicuro per chi cerca salvezza dal male,

Noi ti preghiamo

 

Accompagna, o Signore, il papa Francesco nel suo impegno di padre e pastore del tuo gregge. Fa’ che la franchezza delle sue parole e l’autenticità della sua testimonianza siano una luce che guida i passi di tutti i credenti,

Noi ti preghiamo