sabato 28 dicembre 2019

Festa della Santa Famiglia - Anno A - 29 dicembre 2019



Famiglia migrante, Stati Uniti 1936.
 
 
Dal libro di Siracide 3, 3-7.14-17

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati e li eviterà e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

 

Salmo 127 - Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto +
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! 


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. 

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
La pace di Cristo regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.

Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2, 13-15. 19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la liturgia odierna, dedicata alla Famiglia di Gesù, ci propone di soffermare la nostra attenzione sulla figura di Giuseppe. Egli è un uomo definito dal Vangelo “giusto”: “poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiare [Maria] in segreto.” Infatti, quando scoprì che Maria era incinta prima del matrimonio non la espose al rischio della condanna per adulterio, che per la legge giudaica prevedeva la morte dell’adultera, ma cercò un modo per allontanarla senza suscitare scalpore.

Giuseppe, senza voler fare del male a Maria, cercava di allontanarla da sé, ma paradossalmente con il suo agire da uomo giusto e moderato allontanava da sé, assieme a lei, il figlio di Dio Gesù, che era già vivo nel suo seno.

Questo fatto ci fa vedere come non ci si può accontentare di fondarsi sulla giustizia, l’onestà, la correttezza nei rapporti, non è sufficiente che non ci si faccia del male l’un l’altro se vogliamo che Gesù sia presente nella nostra famiglia, c’è bisogno di qualcosa di più, quel di più che permise a Giuseppe di cambiare idea e non allontanare da sé Maria e Gesù.

Infatti possiamo ben dire che la famiglia di Gesù diventa una vera famiglia quando Giuseppe riceve un sogno nel quale Dio gli parla con la bocca di un angelo, ma non basta, quando egli accoglie quanto gli viene detto e o mette in pratica.

Quel sogno cambia la sua visione delle cose: il suo non è più un matrimonio fallito, come tante volte purtroppo accade, ma un matrimonio con il quale Dio gli chiede di assumere una missione importantissima: accogliere, proteggere e fra crescere Gesù perché egli possa manifestarsi al mondo intero. E per aderire a questa missione a Giuseppe non basta essere un “giusto”, onesto e moderato applicatore delle leggi, senza eccessi, ma deve accetta la proposta di accogliere e far suo il disegno grandioso e mai visto di Dio, allo stesso tempo straordinario e sconvolgente: entrare nella storia degli uomini personalmente.

Ma questo, fratelli e sorelle, è quando Dio chiede a ciascuno di noi a Natale. La Natività di Gesù, rappresentata nei presepi con lo sguardo un po’ bambino e ingenuo, è la domanda di Dio di far nostro il sogno di un mondo diverso, nel quale ci sia spazio per Dio, cioè per il bene, in tutte le sue espressioni.

Questo disegno di Dio diventa la vita di Giuseppe, la sua missione, tanto che, abbiamo ascoltato oggi, quando un pericolo minaccia Gesù egli, avvertito dall’angelo, prende e parte, subito, senza indugio, lasciando tutto.

Nel Vangelo non è riportata nessuna parola di Giuseppe, a commento o in risposta ai sogni nei quali un angelo gli parla. Né dopo che l’angelo lo aveva avvertito di prendere Maria con sé, né ora che lo mette in guardia dal progetto omicida di Erode, né quando, poi, l’angelo lo avvertirà in sogno di tornare a casa perché il pericolo è cessato ed infine nemmeno quando un angelo in sogno gli indicherà Nazareth come luogo in cui stabilirsi. Giuseppe è uomo dell’ascolto che si fa decisione e azione, senza commento, mediazione, discussione.

Noi invece siamo abituati a rispondere al sogno che Dio attraverso il suo angelo, che è la Scrittura, ci propone di vivere, a commentare, cioè a trovare tutti i motivi, realistici o a volte anche inventati, per i quali è impossibile vivere in tutto e per tutto, subito, senza preparazione, quel sogno. Noi siamo gli uomini delle parole inutili che come una cortina di fumo fanno sparire e rendono evanescente la visione forte e potente del Vangelo di Dio.

Giuseppe no: vede il sogno di Dio, lo assume e lo fa proprio, agendo concretamente. E non a caso l’Evangelista Matteo aggiunge come le parole dell’angelo siano motivate dal fatto che così si sarebbe realizzata la Parola di Dio, nel brano ascoltato oggi lo dice ben due volte, proprio a sottolineare che Giuseppe non segue una sua immaginaria visione, ma applica quanto la Parola di Dio aveva sempre detto e proposto agli uomini.

Giuseppe esegue questa Parola, cioè la tramuta in decisioni ed azioni, facendo sì che essa si realizzi concretamente nella storia. In questo modo egli partecipa attivamente a quel movimento di incarnazione di Dio iniziato al momento dell’annunciazione, proseguito con la natività ed ora protetto e portato avanti con la Parola resa decisione e azione da Giuseppe.

Per questo nel Vangelo non c’è bisogno che si esprima con le sue parole, perché gli bastano quelle di Dio, e ad esse egli fa spazio per realizzare il suo volere, non il proprio. Egli ci può sembrare un personaggio minore, con una personalità che non emerge, evanescente, che non esprime una sua volontà decisa. Egli non è protagonista, ma mette al centro la Parola di Dio che riceve nel sogno e la rende vita concreta. Così facendo egli permette a Gesù di sopravvivere alla minaccia di morte, e consente il compimento del progetto di Dio annunciato dall’angelo a Maria: “colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35).

Anche Maria, sembra una figura remissiva e priva di volontà propria, perché si adegua al volere di Dio, senza imporre il proprio.

Ma è proprio per questo che oggi essi ci sono offerti, in questa festa della Famiglia di Gesù, come modello per tutte le famiglie. È il loro accogliere e fare propria la volontà di Dio, senza scegliere per un protagonismo del proprio sentire e pensare, che permette loro di avere sempre al centro della propria vita Gesù, anche se per loro non è sempre facile: andranno incontro a incomprensioni e forse delusioni, rispetto all’itinerario che avevano immaginato e sperato per la propria famiglia, ma non importa, quello che interessa loro è che si realizzino non le proprie aspettative, ma la volontà di Dio.

Io credo che il Vangelo oggi voglia dirci che la nostra migliore personalità la esprimiamo quando cerchiamo di modellarci sulle parole di Dio, senza far emergere la naturalezza di comportamenti e atteggiamenti che sono dettati dalle nostre inclinazioni e abitudini. Meglio, come Giuseppe e Maria, farsi umili ascoltatori di una Parola che indica un cammino diverso, magari non comprendendo tutto e subito, come avvenne spesso a loro due, ma fidandosi che nel sogno della vita come Dio ce la descrive si nasconde il segreto della propria e dell’altrui felicità, facendo spazio al Signore che nasce.

Preghiere




O Signore, fa sognare anche noi, come Giuseppe, il mondo come tu lo vorresti, perché cercando la sua realizzazione noi viviamo sempre in tua compagnia,

Noi ti preghiamo


O Dio che mandi a Giuseppe l’angelo che lo guida e lo consiglia, fatti presente anche a noi con la tua Parola che ci indica la via sulla quale seguirti,


Noi ti preghiamo

 Con Giuseppe e Maria o Dio tu ci vuoi mostrare un modello di famiglia nella quale al centro c’è Gesù. Aiutaci a vivere anche noi così, senza perdere mai di vista la priorità di fare la tua volontà,

Noi ti preghiamo



Sostieni e illumina o Signore Gesù i passi di quanti soffrono per le incomprensioni e i dissidi familiari. Dona la tua pace a chi oggi è in conflitto e il tuo perdono a chi compie il male,

Noi ti preghiamo
 


Proteggi o Padre la tua Chiesa ovunque diffusa, perché sia famiglia di chi non ha famiglia, guida dei deboli e dei disorientati, amica di chi è nelle difficoltà,

Noi ti preghiamo

Sostieni i passi di chi nel mondo costruisce la famiglia dei discepoli, radunando in unità quanti desiderano vivere il Vangelo e operarne la realizzazione. Proteggi la vita di coloro che annunciano il Vangelo e testimoniano, fra le difficoltà, il tuo amore,

Noi ti preghiamo.


Ti ringraziamo o Padre del dono di papa Francesco, pastore buono e umile, che ci indica la strada del Vangelo con le sue parole e i suoi gesti. Fa’ che ottenga la conversione dei cuori di tutti quelli ai quali annuncia la tua Parola,

Noi ti preghiamo


Raduna in unità o Dio la tua famiglia divisa. Per le Chiese e le comunità cristiane che ti invocano, perché trovino presto la comunione di quanti si riconoscono figli dell’unico Dio,

Noi ti preghiamo

lunedì 23 dicembre 2019

Natività del Signore - Anno A - 25 dicembre 2019





Dal libro del profeta Isaia 9,1-6
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Salmo 95 - Oggi è nato per noi il Salvatore.
 
Cantate al Signore un canto nuovo, +
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. +
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14
Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Alleluia, alleluia, alleluia.
Vi annunzio una grande gioia:
oggi vi è nato un Salvatore: Cristo Signore.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo sentito dal vangelo di Luca come nelle settimane precedenti la nascita di Gesù fosse stato indetto dall’imperatore romano Cesare Augusto un “censimento di tutta la terra”. Che progetto grandioso, degno di un sovrano abile e lungimirante! Per riuscire a governare con efficienza un impero così vasto infatti bisognava controllarlo fin nei minimi dettagli, conoscerne la popolazione per poter trarre le risorse necessarie all’enorme macchina organizzativa e militare. In fondo la storia, fin da allora, la fanno i potenti che hanno i mezzi di imporre la propria volontà, a volte un po’ capricciosa, determinati a trarre il massimo profitto dalle situazioni in termini di economia e di potere. Infatti il censimento era uno strumento necessario per poter definire la quantità di tasse che si potevano ricavare da ogni territorio dell’impero, in base al suo numero di abitanti.
Che importa se, come ci dice il Vangelo, in quei giorni per Maria era giunta l’ora del parto? Che importa se quella giovanissima famiglia doveva affrontare, per farsi censire, un viaggio impegnativo e in un territorio in cui non c’erano parenti o amici a dare sostegno e ospitalità? Che importa? La potente macchina della storia procede implacabile ed ha le sue esigenze, non fa differenze e non si sofferma sui dettagli personali di poco conto.
Ma in fondo non è così in ogni epoca? Anche oggi le leggi economiche del mercato determinano il futuro di interi popoli, che interessa se questo avviene magari a spese dei più piccoli che non ce la fanno a tenere il passo di uno sviluppo forzato all’estremo? Anche oggi le logiche militari e di polizia che devono rassicurare la gente dalle paventate minacce di invasioni non possono certo tenere conto delle singole storie di miseria, persecuzione, guerra, delle fragilità dei minori e delle donne, della disperazione di molti, piccoli dettagli che non possono certo inceppare i meccanismi ferrei delle politiche sull’immigrazione.
Insomma oggi, come al tempo di Gesù, sembra che la storia percorra binari che sono molto al di sopra della possibilità della gente comune, con logiche e meccanismi ineluttabili e definitivi, determinati da chi detiene le leve del potere globale. Cosa può fare una piccola, debole famigliola appena costituitasi, come quella di Giuseppe e Maria, se non sottoporsi al censimento, partire, nonostante tutto?
L’evangelista Luca riassume questa situazione nell’espressione: “Per loro non c’era posto.” Possibile? Una donna incinta non trova nemmeno un giaciglio dove partorire, un angolo riparato dove custodire il neonato? Sembra impossibile, storie d’altri tempi, ma oggi avviene lo stesso quando l’Europa volge lo sguardo dall’altra parte ignorando le folle di persone che cercano un porto sicuro, un angolo riparato dai venti delle guerre e della miseria, un giaciglio dove riposare le membra stanche di lunghi e pericolosi viaggi.     
Ma la storia determinata dagli interessi dei potenti può tener conto di simili dettagli insignificanti? A Betlemme un bambino fra tanti, un campagnolo periferico e di provincia può forse fermare l’ingranaggio potente dell’amministrazione imperiale?
Eppure proprio quel bambino è venuto a imporre una svolta alla storia dell’umanità. Dopo la sua nascita niente più sarà come prima. Di lui dice il profeta Isaia, come abbiamo ascoltato: “un bambino è nato per noi, ... Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Eppure quel bambino non nasce sotto insegne regali o nei palazzi del potere. Nasce come un povero migrante sballottato dalle forze di una storia implacabile e più grande di lui, ma a lui Dio ha dato il potere di cambiare la storia. Come è possibile crederci? Come è possibile oggi credere che in un bambino migrante che chiede di nascere su una terra sicura e pacifica c’è tutta la potenza di Dio che vuole imporre una svolta alla storia?
Eppure se io, tu, noi ci crediamo e lo accogliamo, gli diamo casa, protezione, futuro si sprigiona tutta la potenza di Dio che è quel suo amore inspiegabile e travolgente che dall’alto della croce getta una luce nuova sull’universo e lo trasforma. Se non abbiamo paura di andare controcorrente, di non assecondare gli ingranaggi della storia dei potenti e facciamo spazio al debole, gli offriamo protezione, lo aiutiamo a crescere e a fortificarsi, si sprigiona una forza incontenibile, una sorta di esplosione nucleare di amore che incrina i meccanismi, immette novità nella storia che non è più come prima. E non chiamiamoli con ipocrita retorica “piccoli gesti”, “gocce nel mare”, “granellini di polvere” come i potenti definiscono con disprezzo l’amore vissuto, ogni gesto di amore per un debole è un atto di grave disobbedienza al male, costruzione di un futuro diverso che devia il corso della storia.
È quello che accadde a Betlemme la notte di Natale: è un fatto piccolo e insignificante avvenuto in una periferia trascurabile dell’impero, fra gente di nessun conto, pastori, umili, ma per chi ha fede è l’inizio di un tempo nuovo in cui l’amore vero ha cominciato a divenire possibile, cittadino di questo mondo, a nascervi dentro e a scardinarne i meccanismi malvagi.

Crediamoci che ancora oggi è possibile, che il corso della storia non sia determinato irreversibilmente, ma che se mettiamo al centro chi è più povero e debole e lo amiamo scardineremo i destini segnati dal male e apriremo un nuovo futuro di pace e umanità più vera.   

Preghiere
  
O Signore Gesù che nasci povero e piccolo, non sdegnarti di nascere anche nell’umile mangiatoia della nostra vita, ma vieni e illuminaci con l’ingenuità del tuo amore senza fine.
Noi ti preghiamo


O bambino Gesù illumina e scalda la nostra vita perché troppo buio è questo mondo e oscuro il futuro. Dona a tutti il coraggio di amare come te e di seguirti sulla via di una vita generosa e mite,
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Padre del cielo, perché hai mandato il tuo Figlio unigenito per ricondurre a te tutta l’umanità. Fa’ che tutti si inteneriscano davanti alla debolezza di bambino con cui nel Vangelo ti presenti a noi.
Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che sono soli e nel bisogno e che ci prepariamo ad accogliere in questa casa per festeggiare la tua nascita. Fa’ che con generosità e calore sappiamo essere per loro amici e fratelli nel tuo nome,
Noi ti preghiamo

Benedici o Padre misericordioso tutti i tuoi figli che nel mondo si radunano in questa santa notte attorno alla tua mensa e ascolano l’annuncio del Natale, perché in ogni luogo il Vangelo della natività porti pace e concordia, specialmente dove ora c’è odio e violenza.
Noi ti preghiamo

Dalla culla o Signore, guida e proteggi la famiglia dei tuoi discepoli che hai qui radunato. Suscita annunciatori del Vangelo che, come gli angeli nella notte, facciano coraggio e indichino dove incontrarti a tutti quelli che ancora non ti conoscono.
Noi ti preghiamo.

Salva o Dio misericordioso quanti vivono in guerra, oppressi dalla miseria e schiacciati dall’ingiustizia. Per tutti invochiamo o Padre la nascita di un tempo nuovo di pace e di giustizia, libero da ogni male,
Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, libera ciascuno di noi dalla paura che blocca la vita e imprigiona il cuore, facci incamminare spediti verso il luogo della tua nascita per incontrarti come un re mite ed indifeso, capace di riscattare l’umanità intera dalla forza del male che la domina,
Noi ti preghiamo.





venerdì 13 dicembre 2019

III domenica di Avvento "Gaudete" - Anno A - 15 dicembre 2019





Dal libro del profeta Isaia 35,1-6a. 8a.10
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

Salmo 145 - Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.  

Dalla lettera di Giacomo 5,7-10
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Alleluia, alleluia alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 11,2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Commento

Cari fratelli e care sorelle, in questa terza domenica di Avvento ci viene incontro Giovanni Battista. Egli è l’uomo dell’Avvento, cioè l’uomo che prepara se stesso e il mondo accanto a lui per la venuta del Signore. Il Vangelo ce lo presenta in carcere, perché il mondo ascolta con fastidio la domanda pressante di Giovanni a prepararsi per la venuta del domani e vuole imprigionare quella voce scomoda.
Eppure, ci dice il Vangelo che una grande folla era andata a chiedere a Giovanni il battesimo nel deserto, sulle rive del Giordano. Segno che c’è una grande domanda di cambiamento, allora come anche oggi, un bisogno profondo di rinnovamento di una vita che si sente sterile ed esaurita.
Ma che cosa quella gente aveva trovato nel deserto, lungo la riva di quel torrente? Gesù pone questa domanda in modo pressante. Abbiamo ascoltato questo interrogativo ripetuto tre volte: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?»
Gesù pone anche a noi questa domanda dell’Avvento: che cosa cerchiamo nella nostra vita? Per trovare che cosa siamo disposti a metterci in cammino in mezzo al deserto di vita di questo mondo? Gesù da due risposte ipotetiche, che in qualche modo riassumono simbolicamente l’atteggiamento col quale solitamente la gente si pone davanti al proprio futuro, cosa cerca: o il fatalismo passivo di uno scorrere degli eventi così come il caso ce li presenta, la canna esposta ai venti che la piegano secondo il verso da cui soffia, oppure la ricerca di una solidità opulenta e forte del potere di questo mondo, il benessere e il potere.
Gesù però mette in guardia da entrambi questi atteggiamenti. Il proprio futuro e quello del mondo intero è troppo importante per affidarlo al fatalistico scorrere degli eventi o alla ricerca di forza e potere di questo mondo, che si rivelano facilmente una fallace illusione.  Il Signore ripete una terza volta. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?” proprio per sottolineare qual è la direzione da prendere in questo tempo di Avvento nel deserto di una vita che si presenta a volte dura e ostile: “Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via.”
Questa è dunque la risposta alla domanda del Signore: per il proprio futuro bisogna cercare una profezia. Vale la pena incamminarsi in questo tempo per seguire una visione profetica, le indicazioni di un messaggio forte che traccia una nuova via.
Sì, noi e il mondo intero abbiamo bisogno di una visione profetica, cioè che incarni il sogno di Dio per l’umanità. Non ci può bastare il realismo pessimista e con gli occhi bassi, con lo sguardo chino tutto concentrato su di sé e rassegnato che il mondo continuerà ad andare così come è adesso.
Tante volte siamo tentati di far vincere in noi la paura e a desiderare che tutto resti così com’è ora, per timore di un futuro nuovo. Tanti ci consigliano di vivere così questo Natale: “Che tutto resti così, che niente cambi, che il futuro sia come il nostro passato!”
Ma la prospettiva del discepolo di Gesù è quella dell’Apocalisse: “le cose di prima sono passate” e “Io faccio nuove tutte le cose”.
Hanno bisogno di questa profezia quanti oggi sono oppressi e umiliati, quanti soffrono, i popoli in fuga dai luoghi del dolore e in cerca di un approdo di pace; ma ne abbiamo bisogno anche noi, talvolta intristiti e col cuore indurito in una insensibilità a chi ci è accanto che ci chiude in una morsa di fredda indifferenza.
Abbiamo bisogno della visione profetica del Natale, dei cieli aperti sopra una stalla umile, del canto di angeli che prospettano pace per una umanità non più sola e dimenticata, ma così amata da Dio da essere da lui visitata e abitata, di un mondo non più immerso nel buio, ma rischiarato da colui che porta luce e calore.
Giovanni dal carcere non smette di avere questa visione negli occhi, manda i suoi discepoli da Gesù, cerca da lui una conferma che quanto atteso da tempo immemorabile dal popolo umiliato e povero possa veramente realizzarsi. Ad essi Gesù presenta i segni di un mondo nuovo che lui ha inaugurato: chi sta male è curato, chi soffre è consolato, la pace vera è donata a chi ne ha più bisogno, ma anche la beatitudine è donata a chi davanti a tutto questo non distoglie lo sguardo preferendo i segni di sciagura e il pessimismo di un falso realismo, vero scandalo davanti al Vangelo annunciato da Gesù.
Anche noi in questo tempo che ci separa dalla visione grande e maestosa del cielo che si apre per lasciare scendere Dio in mezzo a noi facciamo nostra questa visione profetica, attendiamola e cogliamo nel presente i segni che già fanno gustare la sua realizzazione.
Stiamo attenti a non disprezzarli, perché essi sono Vangelo, cioè buona notizia che salva. Stiamo attenti a non preferire il disgusto deluso e insoddisfatto di una vita in cui non riusciamo a cogliere nessun segno dell’amore di Dio.
Alcuni segni concreti oggi li possiamo vedere anche realizzarsi in questa nostra realtà parrocchiale, umile e piccola, ma resa profetica dentro Terni dalla presenza della visione di Giovanni battista. Qui i poveri sono amati e protetti, chi è debole è accolto e voluto bene, la speranza trova spazio e si rafforza in tanti, chi è in ricerca di motivi di fiducia per operare il bene è sostenuto e trova alleati. Sono segni concreti di un amore che si fa strada e che piano piano va a comporre il grande mosaico della visione profetica che Giovanni dal carcere vede nonostante il buio.
Poniamo dunque anche noi quella domanda pressante e ripetuta da Gesù alle folle: “Che cosa andiamo a vedere nel deserto?” e troviamo nel vivere il suo amore concreto la via per giungere davanti a lui a Natale.

Preghiere 

O Signore Gesù ti preghiamo: compi ogni giorno i miracoli di amore che i poveri e i piccoli ti invocano. Aiutaci a gioirne e alimentare con essi la nostra speranza nel regno di pace e di giustizia che vieni a realizzare.
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore per il dono di vedere attorno a noi i segni del tuo amore. Fa’ che guidàti da essi sappiamo anche noi gioire della tua benedizione che non dimentica nessuno e dona guarigione e salvezza a chi ti invoca.
Noi ti preghiamo


O Dio Padre onnipotente proteggi ogni uomo e ogni donna che vive per strada. Dà un tetto a chi è indifeso e fratelli a chi non ha nessuno. Fa’ che il freddo del clima e dei cuori sia riscaldato dalla fiamma del tuo Spirito di carità.
Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore perché con la tua nascita fra di noi vuoi colmare la nostra distanza da te. Fa’ che sappiamo aspettarti liberi dal nostro egoismo e dalla fissazione su noi stessi. Aiutaci ad attendere con impazienza che la tua venuta realizzi un tempo di pace e di salvezza per il mondo intero.
Noi ti preghiamo


Accogli e consola, o Dio nostro Padre, la vita di tutti coloro che soffrono. Ti preghiamo per i malati e per gli anziani, per le vittime della guerra e delle ingiustizie, per gli immigrati e gli zingari, per chi assieme a loro lavora per la realizzazione di un mondo nuovo. Benedici le loro vite e proteggili.
Noi ti preghiamo

Sostieni o Signore Gesù i piedi di chi cerca la pace. Fa’ che ogni tuo discepolo si leghi al giogo soave del Vangelo e sappia indicare Te come la fonte di ogni gioia e la tua Parola come benedizione e salvezza della vita di ciascuno.
Noi ti preghiamo.

  
In questo tempo di Avvento o Padre misericordioso, aiutaci a coltivare l’attesa impaziente per la tua venuta, perché pronti ad uscire dalle nostre case sappiamo incontrarti, piccolo e indifeso come un bambino, nelle vie del mondo.
Noi ti preghiamo


Fa’ che i tuoi discepoli ovunque dispersi sappiano scrutare il cielo e riconoscervi i segni di speranza da seguire per incontrarti, come i Magi che seguendo la stella giunsero a Betlemme.
Noi ti preghiamo

sabato 7 dicembre 2019

Festa dell'Immacolata Concezione di Maria - Anno A - 8 dicembre 2019




Dal libro della Gènesi 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».  L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

 

Salmo 97 - Cantate al Signore un canto nuovo

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1,3-6.11-12

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te.

Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, nel nostro cammino di Avvento, tempo di attesa e di preparazione, ci viene incontro questa festa nella quale ricordiamo e gioiamo perché la madre di Gesù è stata preservata dal male fin dalla sua nascita per poter degnamente accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo. È oggi dunque una festa nella quale celebriamo la volontà di Dio che il mondo, a partire da ogni uomo e ogni donna, sia libero dal male. Sì, perché possiamo leggere la storia dell’umanità come una grande lotta fra la volontà di Dio che prepara un destino di bene all’umanità, e la forza del male che si insinua nelle pieghe di questa storia per corrompere la volontà di Dio e rendere inefficace il bene.

È una lotta cosmica, cioè che coinvolge tutta l’umanità e tutto il creato, lo esprime bene l’Apostolo quando afferma: “La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità … nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.” (Rm 8,20-22).

Ma questa lotta cosmica non è esterna a noi. Infatti tanto la volontà di bene di Dio, quanto l’opera del male, per attuare i loro disegni nel mondo passano attraverso la decisione, la scelta degli uomini e delle donne. Dio infatti non ci ha creati come burattini sullo sfondo di una storia governata da forze che lo sovrastano, estranee alla sua portata. No, noi siamo i protagonisti scelti da Dio per governare la storia, quella mia personale, quella del mio ambiente di vita, quella del più largo mondo attorno a me e lontano da me. Per questo Dio si è fatto uomo, come celebriamo a Natale, per mostrare concretamente che Dio si fa presente nella vita degli uomini dal di dentro e la abita anche attraverso la nostra vita.

Abbiamo infatti ascoltato Paolo affermare: “In lui [Dio] ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà.” Siamo predestinati, cioè “progettati”, per una vita santa e immacolata, cioè governata dal bene, ma siamo noi a dover attuare questo progetto che Dio ci ha offerto, accogliendo l’adozione a figli di Gesù, cioè ad essere membri della sua famiglia dei discepoli.

In questo senso anche il Natale non è un evento circoscritto in un’epoca e un luogo lontano da noi, ma è un evento che avviene dentro di noi. Gesù, principe della pace, fonte di ogni bene, modello di quella santità secondo Dio che è umanità mite e umile di cuore, vuole farsi strada dentro di noi e nascere al mondo attraverso di noi, cioè manifestarsi le parole, le opere, le decisioni di bene per tutti di cui ciascuno di noi è reso capace proprio dal Signore.

Anche a Maria, ci racconta il Vangelo di Luca, l’angelo propose questo: ospitare nel suo seno Gesù perché nascesse nel mondo. La sua vita era stata preparata da Dio ad accoglierlo, ma anche noi, come afferma Paolo, siamo stati preparati, destinati, a riceverlo.

Come già accennavo, destinati non vuol dire che qualcuno ha deciso per noi. Nella prima lettura abbiamo visto come l’uomo, per il quale Dio aveva preparato un futuro di beatitudine e pienezza di vita in sua compagnia, ha liberamente scelto di seguire il suggerimento del male e ha fatto sua la volontà del serpente e si è allontanato da lui. Questo atto di Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità intera, è conosciuto come peccato originale, cioè come il primo caso in cui la libertà dell’uomo si è rivolta contro la felicità e il bene per il quale Dio l’aveva creata. In questo atto cioè si identifica ogni atto degli uomini che scelgono per il male e per porre distanza fra sé e Dio stesso.  

Fratelli e sorelle, accogliamo oggi l’invito a non farci sfondo anonimo e disimpegnato di una storia che procede schiava della forza del male, ma impegniamoci a fondo a realizzare il destino di bene che il Signore ci invita a far passare attraverso le nostre scelte e azioni. Maria disse di sì a questa proposta, non offuscò con la paura o la resistenza il realizzarsi del disegno di bene che le era proposto. Anche noi, facciamo brillare questa volontà di bene, portando alla luce, ben visibile e concreto, l’amore che in Gesù ci viene manifestato, partecipando all’evento del natale non come spettatori anonimi, ma come la culla dalla quale Gesù vuole manifestarsi al mondo.

 
Preghiere


Ti preghiamo o Dio, aiutaci in questo tempo di Avvento a vivere con disponibilità e fiducia l’attesa della tua venuta,


Noi ti preghiamo


Come Maria ha accolto l’invito dell’angelo a rallegrarsi, così fa’ o Signore che anche noi sappiamo gioire alla notizia della tua venuta,

Noi ti preghiamo

Dona o Signore Gesù la pace a quanti ora vivono in guerra. Per i paesi dove si combatte e si muore per la violenza e l’odio fratricida,

Noi ti preghiamo


O Signore Gesù, concedi a tutti noi di sostenere con gioiosa sollecitudine il cammino verso di te dell’Avvento, perché fiduciosi nel tuo disegno di amore siamo sempre disponibili a viverlo,

Noi ti preghiamo


Guida o Padre del cielo i passi di quanti ti cercano, aiuta quanti sono dispersi nella tristezza e nel dolore, sostieni chi è sfiduciato e senza speranza,

Noi ti preghiamo


Sostieni gli sforzi o Dio di quanti annunciano il Vangelo a chi non lo conosce ancora. Fa’ che con l’esempio e le parole siano testimoni credibili dell’amore vero,

Noi ti preghiamo.


Proteggi o Padre misericordioso il papa Francesco, perché raggiunga i cuori di tutti e diffonda la pace che viene dall’essere tuoi figli, 

Noi ti preghiamo


Benedici e guida o Dio la tua Chiesa ovunque diffusa, illumina quanti ascoltano oggi il Vangelo, dona a ciascuno la grazia di un tempo di conversione e di gioia nell’attesa,

Noi ti preghiamo

 

sabato 30 novembre 2019

I domenica di Avvento - Anno A - 1 dicembre 2019




Dal libro del profeta Isaia Is 2,1-5

Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

 

Salmo 121 - Andiamo con gioia incontro al Signore.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!


È là che salgono le tribù del Signore, +
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
 
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
 
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
donaci la tua salvezza.

Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 
Commento
 



Cari fratelli e care sorelle, si apre oggi un nuovo anno di preghiera e vita con il Signore. come già dicevamo domenica scorsa, il tempo di Dio segue ritmi e tappe diverse da quello del mondo, per questo ci forza a guardare alla nostra esistenza alla ricerca sempre di un nuovo inizio, di un segno di novità di qualcosa cha nasce nella nostra vita: è questo il senso di questo tempo benedetto di Avvento. Cogliamo allora nel tempo che viviamo i semi di novità che il Vangelo vi deposita, perché essi germoglino e crescano sempre più saldi nella lunghezza del tempo.

Ogni anno ci chiediamo: ma che bisogno c’è di novità nella nostra vita? Non va piuttosto preservata quella stratificazione di esperienze, lezioni apprese dalla vita, gioie e dolori che l’anno costituita nella lunghezza del tempo, senza traumi e scossoni pericolosi?

È la lezione del mondo che è sempre spaventato dalla novità e la rifugge. Ma il Signore è venuto a portare la novità del Vangelo. Nel libro dell’Apocalisse ci viene presentata la visione della nuova città, Gerusalemme che scende dal cielo, il luogo in cui Dio vuole vivere con gli uomini: “pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’”. (Ap 21) Ma com’è questa città di Dio con gli uomini? Ecco come la descrive sempre Ap 21: “[Dio] tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.

Le cose di prima sono passate!” dice Dio, e aggiunge: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose.” Cari fratelli e care sorelle, questo è lo spirito dell’Avvento con il quale ci vogliamo preparare al Natale: non abbiamo paura della novità del Vangelo, facciamoci rinnovare da esso, perché anche nella nostra vita le cose di prima: gli egoismi, le chiusure, la modestia dei nostri sentimenti, passino facendo strada ad una nuova dimensione della nostra vita assieme a Dio.

La prima liturgia dell’Avvento si apre con la visione del monte del Signore a cui ascendono tutti i popoli: è la realizzazione della pace di Dio per gli uomini. Le parole del brano di Isaia sono piene di commozione, esse rispondono all’aspirazione più profonda dell’umanità di tutti i tempi, e cioè quella di essere un’unica famiglia unita nell’amore.

È quello che nella nostra esperienza è sempre sembrato impossibile tanto da esserci abituati alla divisione e da avvertirla come normale e anzi connaturata all’essere umano. Divisioni di nazione, di cultura, di religioni, migliaia sono i motivi per cui ci si divide, persino nella stessa famiglia, nello stesso paese e comunità. Sì l’uomo è così abituato a vivere diviso dagli altri che sembra un dato irrinunciabile del vivere umano. E la divisione è sempre foriera di conflitto, perché da chi è diverso devo difendermi e differenziarmi affermando la mia particolarità, anche con la forza. È la storia dei conflitti che insanguinano la terra da sempre, scoppiati per un gruppo si è voluto affermare al di sopra di un altro.

A questa triste realtà gli uomini hanno saputo dare come risposta solo la forza delle armi e la paura reciproca, come ha bene messo in luce il papa nel recente viaggio in Giappone, commemorando le due città martiri delle armi nucleari: Hiroshima e Nagasaki. È assurdo, ha detto, pensare che la pace sia garantita dall’accumulo di armi di distruzione globale, come quelle nucleari che oggi sono così numerose sulla terra.

Ma oggi il profeta Isaia viene a dirci solennemente che un altro modo di vivere è possibile: i popoli possono camminare insieme, e non perché obbligati dalla forza delle armi o dalla paura reciproca, ma perché attratti dal dono della pace vera che proviene dalla casa di Dio. Sì, solo così gli uomini si incammineranno in un unico sentiero: “Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Per questo siamo qui ogni domenica per imparare da lui le strade da percorrere per camminare insieme e non da soli, non separati. Il profeta rivolge al suo popolo un richiamo accorato: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.”

Cari fratelli e care sorelle, oggi questo richiamo è rivolto a noi: il tempo di Avvento che si apre è di attesa e di speranza, facciamo che esso ci rinnovi, suscitando in noi un nuovo desiderio di unità con tutti, perché camminando sulla via del Signore impariamo a vedere gli altri più vicini e meno diversi da noi, uniti dalla stessa aspirazione ad un nuovo tempo di pace. Isaia infatti non rivolge il suo richiamo agli altri popoli, non getta la colpa dei conflitti su di loro, ma parla al proprio popolo perché è dal proprio cuore che inizia il cambiamento de mondo, dal proprio modo di vivere e guardare l’altro ceh cambia il corso della storia dell’umanità intera.

Sia questo tempo di Avvento allora un tempo benedetto in cui incamminarci verso il monte del Signore sul quale si realizza l’incontro con lui. Scopriremo così che le nostre vie si incrociano con quelle di tanti altri cercatori di pace, uomini e donne che aspirano ad un futuro migliore e con i quali costituire un nuovo popolo, senza divisioni di cultura, religione, nazionalità, uniti dalla ricerca della pace che è uno dei nomi santi di Dio. Lasciamo cadere dai nostri occhi i filtri del pregiudizio che ci fanno vedere nell’altro un nemico e un rivale, uno diverso da noi da cui distanziarci, ma vediamo in ognuno un possibile compagno del santo viaggio verso il monte di Dio da cui riceviamo la sua Parola che illumina i passi e li guida alla pace vera.


Preghiere

O Signore che vieni e visiti le nostre vite, ti preghiamo perché sappiamo accogliere con gioia questo tempo in cui prepararci all’incontro con te. Fa’ che non crediamo di salvarci da soli ma accettiamo di far parte del popolo grande di quanti ti cercano.

Noi ti preghiamo

 
Con pazienza e fedeltà, o Signore, ci guidi in questo tempo di crisi e disorientamento. Aiutaci a trovare la via che conduce all’arca di salvezza che è la Chiesa, la quale accoglie tutti coloro che amano e desiderano la pace.

Noi ti preghiamo

In questo tempo di Avvento o Signore fa’ che non viviamo presi dall’affanno per noi stessi e distratti dalle abitudini banali. Aiutaci a prepararci perché possiamo riconoscerti re e salvatore delle nostre vite.

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Dio del cielo per questo nostro mondo, attraversato da correnti di odio e di violenza. Dona la tua pace a tutti coloro che ora sono sottoposti alla durezza della guerra, guarisci i cuori induriti dall’inimicizia e aprili al tuo amore.

Noi ti preghiamo


Salva o Dio questo tuo popolo. Fa’ che le nostre invocazioni siano ascoltate e che il tuo aiuto non ci venga mai meno. Confermaci nel bene che cerchiamo di compiere e impedisci che i nostri piedi percorrano le vie del male.

Noi ti preghiamo

 Consola o Padre misericordioso chi è nel dolore: i poveri, i disperati, i senza casa e senza famiglia, i prigionieri, i malati. Guida i nostri passi sulla via della misericordia per chi è debole e dell’aiuto fraterno a chi ne ha bisogno.




Noi ti preghiamo.

 

Benedici o Padre chi nel mondo annuncia il Vangelo e testimonia la tua pace. Proteggi ovunque i tuoi discepoli, specialmente dove la loro vita è minacciata. Incoraggia chi è timido nel proclamare la salvezza che viene dal tuo Nome.

Noi ti preghiamo

 

Perdona o Dio clemente il male che compiamo e ispiraci sentimenti di bontà e fraternità. Fa’ che gli tutti uomini siano presto radunati nell’unica famiglia dei tuoi figli incamminati verso la casa dell’incontro con te.

Noi ti preghiamo

domenica 24 novembre 2019

Liturgia bizantina - XIII domenica di Luca – 24 novembre 2019




Filippesi 3,20-4,3

Fratelli, La nostra patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi!

Esorto Evòdia ed esorto anche Sìntiche ad andare d'accordo nel Signore. E prego te pure, mio fedele collaboratore, di aiutarle, poiché hanno combattuto per il vangelo insieme con me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita.


Luca 18,18-27

 Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». Costui disse: «Tutto questo l'ho osservato fin dalla mia giovinezza». Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco. Quando Gesù lo vide, disse: «Quant'è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «Allora chi potrà essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».

Commento
Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la festa che domenica scorsa ci ha riuniti in tanti luoghi assieme ai poveri di cui si celebrava la III giornata mondiale. Una memoria che la dice lunga su quanto essi siano in realtà poco presenti all’attenzione e alla preoccupazione degli uomini, e tanto spesso anche dei cristiani, tanto che papa Francesco ha avvertito l’esigenza di dedicare loro una domenica dell’anno liturgico per riportarli al centro dell’attenzione delle comunità cristiane.

Oggi abbiamo ascoltato nel vangelo il racconto di un ricco che, almeno per un po’, si fece povero davanti al Signore chiedendo a lui come vivere.

Ricco infatti, oltre ovviamente a chi ha molti beni, è chi ritiene di non dover mai chiedere, imparare, ricevere dagli altri. Perché il ricco è sempre superiore, al di sopra di chi ha davanti, e per questo si può permettere di giudicare tutti e fare a meno di tutti. Chi è povero al contrario ha bisogno di tutto, sa di non poter fare a meno dell’aiuto di nessuno, e tante volte ci colpisce la sua capacità di tessere le numerose relazioni umane da cui dipende la sua stessa sopravvivenza.

Quel ricco notabile davanti a Gesù depone i panni di chi sa tutto e chiede a Gesù cosa deve fare, come spendere una vita da cui ha ricevuto molto: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?» Certo, non può fare a meno, nel porre la sua domanda, di usare quelle formule di cortesia formale di chi vuole catturare la benevolenza dell’interlocutore, e Gesù glielo fa notare e rivela che l’ostentazione di quell’artificiosa umiltà dimostra proprio la mancanza di una vera umiltà del cuore.

Ogni pio israelita, continua Gesù, sa rispondere alla domanda del notabile: seguire scrupolosamente la Legge divina salva dal perdere la propria vita. 

Ma ecco che a questo punto quel notabile rivela la ricerca di un oltre: per trovare il senso della vita non gli è bastato fare ciò che ogni pio israelita sa di dover fare. Non gli è bastato obbedire alla legge per trovare la gioia della vita piena.

Il brano parallelo del vangelo di Marco segna questo passaggio con una notazione significativa: “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse…” (Mc 10,21). Cioè tutto cambia nel dialogo fra Gesù e quell’uomo: quello che si è detto prima diventa di poca importanza, mentre ora emerge che dietro le parole rivolte a Gesù c’è la ricerca di un senso della vita che vada oltre la giustificazione che ciascuno può darsi da sé con un’osservanza rigorosa. Solo ora, possiamo dire, avviene il vero incontro con Gesù, il quale solo ora fissa lo sguardo su di lui, ci dice Marco.



Sì, l’incontro col Signore si realizza quando il nostro cuore sente il bisogno di un oltre che non trova nell’ottemperare ai propri doveri, nel fare con scrupolo e puntualità ciò che si è già imparato a fare, ciò che si deve fare. Avviene quando realizziamo che solo nell’incontro personale con lui possiamo raggiungere quella vita piena che non ci dà nessun onesto compimento del proprio dovere.

 Il Signore allora gli rivela la via per trovare quell’oltre: “vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.” Gli dà tre indicazioni. Innanzitutto “vendi tutto quello che hai”, cioè deve farsi povero, senza quell’ossequio che rivela un senso di superiorità o, almeno, di parità, ma con una coscienza umile di sé, di chi sa che, come un vero povero, non può vivere senza chiedere, imparare, ricevere dagli altri e da Dio, che tutto ci può dare perché possiede la ricchezza dell’umanità piena. E poi, continua Gesù, “distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli”, cioè non si può prescindere da un rapporto significativo con i poveri, ai quali donare il nostro grezzo voler bene perché loro lo trasformino in qualcosa di bello e prezioso come un tesoro che trova il suo scrigno in una dimensione, appunto, ulteriore, quel cielo che è la dimora di Dio con i suoi amici: i poveri e gli umili. Solo così, è il terzo invito di Gesù, possiamo divenire suoi discepoli: “poi vieni e seguimi”. In questo andare con Gesù c’è la realizzazione di quell’oltre del quale il ricco notabile sentiva il bisogno e che lo aveva spinto a rivolgersi a lui, anche se un po’ goffamente da ricco sapiente.


Ma ecco che la risposta di Gesù pone la necessità di una scelta. L’incontro con Gesù apre una via, offre un nuovo orizzonte denso di significato, attraente, ma poi sta a ciascuno la scelta di incamminarvisi.   

Quel notabile ha trovato ciò che cercava, lo possiamo ben dire, ha sentito lo sguardo di Gesù posarsi su di sé ed essere da lui amato, ha udito le sue parole, ma non vi ha affidato il suo cuore. La sua vita è rimasta ancorata alla sua ricchezza, hanno vinto le ragioni della prudenza, del buon senso e della convenienza secondo il mondo. È rimasto un uomo onesto e corretto, ma resta anche profondamente triste. 

Gesù trae mestamente le somme da quanto accaduto, con quelle parole divenute proverbiali “È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!” parole che spaventano i discepoli che erano con lui, i quali si chiedono impauriti: “chi potrà mai intraprendere un cammino così difficile come quello proposto da Gesù al ricco notabile?”. Gesù risponde all’obiezione dei discepoli: lui per primo ha percorso quella strada per poterla indicare agli uomini come un cammino percorribile. Come sempre, Gesù non chiede agli uomini ciò che lui non abbia, per primo, già vissuto. È lui che si è fatto povero nascendo come un uomo, piccolo e umile, donando tutto se stesso ai poveri che ha incontrato, nella docile obbedienza al Padre. Sì, veramente ciò che sembra impossibile agli uomini è possibile a chi si affida a Dio che non fa mancare la forza e l’amore per vincere la tristezza di una vita spaventata di seguirlo.