sabato 4 dicembre 2021

II domenica di Avvento - anno C - 5 dicembre 2021

 


 

Dal libro del profeta Baruc 5,1-9

Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà». Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

 

Salmo 125 - Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,

ci sembrava di sognare.

Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,

la nostra lingua di gioia.
 

Allora si diceva tra le genti:

«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».

Grandi cose ha fatto il Signore per noi:

eravamo pieni di gioia.
 

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte.

come i torrenti del Negheb.

Chi semina nelle lacrime

mieterà nella gioia.
 

Nell’andare, se ne va piangendo,

portando la semente da gettare,

ma nel tornare, viene con gioia,

portando i suoi covoni.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,4-6,8-11

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!
Alleluia alleluia alleluia
  

 

Dal vangelo secondo Luca 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, in questa seconda tappa del tempo di Avvento ci viene incontro la figura di Giovanni il battista che la liturgia ci propone come modello di “uomo dell’Avvento”, cioè dei “uomo che attende il Signore”. Sì perché essere in attesa del Signore è qualcosa di costitutivo del discepolo e il tempo di Avvento non è solo un momento di passaggio, piuttosto una condizione esistenziale che deve caratterizzare il credente in tutte le stagioni della sua vita. Giovanni infatti si prepara nel deserto ad incontrare il Signore, ma non smette di cercarlo anche dopo che lo ha riconosciuto, al momento del suo battesimo, e dal carcere, vicino alla morte, continua ad attendere la sua rivelazione piena e manda i suoi discepoli a interrogarlo: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19) Sì, perché Gesù non lo raggiungiamo una volta per tutte, ma ogni giorno della nostra esistenza dobbiamo incamminarci verso di lui, attenderlo, cercarlo, rivivere l’incontro con lui.

Il Signore si presenta sempre come una grande novità. È una vita nuova che nasce e che prima non c’era. Sono sentimenti, azioni, decisioni e scelte che il Signore vuole che nascano dentro di noi. Così fu per Maria, che si attendeva una tranquilla vita domestica con Giuseppe, e invece l’angelo venne a fare irrompere nella sua vita Dio che voleva venire dentro la storia degli uomini. Maria ebbe paura, ci dice il vangelo dell’annunciazione, perché era una novità troppo grande per lei, ed è lo stesso anche per noi, impreparati al Natale del Signore ci spaventiamo e fuggiamo, immergendoci in quello che si chiama il “clima natalizio”, cioè l’ubriacatura che fa dimenticare il vero motivo del festeggiamento: il Signore, per concentrarci invece su noi stessi. Per questo abbiamo bisogno del tempo dell’Avvento, per preparare uno spazio nella nostra vita a Dio che viene e ci chiede di accoglierlo. Saremo pronti a dirgli di sì, come fece Maria?

È quello che ci propone oggi Giovanni, nel deserto, parlandoci del bisogno di sottoporci ad un “battesimo di conversione”. Sì, conversione significa cambiare strada, cioè modo di vedere e giudicare, andando incontro alla nascita di Dio e alla novità di vita che egli rappresenta.

Questo cammino sembra accidentato e pieno di difficoltà. Dice Giovanni: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Chi potrà mai farcela? Non è forse un’impresa al di sopra delle nostre forze? Ma poi prosegue: “Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.” Anche il profeta Baruc nel brano che abbiamo ascoltato dice: “Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.” Cioè è Dio che che scava le montagne e riempie le valli, per permettere al suo popolo di raggiungerlo. Si tratta allora non di compiere sforzi sovraumani per colmare la distanza da Dio, ma, casomai, di percorrere la via che lui ci prepara.

Sì perché i grandi ostacoli che ci appaiono insormontabili nel cammino verso il Signore sono quelli che noi stessi poniamo sul nostro cammino: le paure di perdere qualcosa, le prudenze, le diffidenze verso il Vangelo. Ma se invece ci lasciamo trasportare dal soffio dello Spirito subito questi ostacoli vengono meno. Lo Spirito, che è l’amore, ci insegna a vincere la paura non con il coraggio, la prudenza non con l’impavidità, la diffidenza non con l’incoscienza, ma con il voler bene, che permette di superare ostacoli alti perché ci rende leggeri, veloci, con una forza che non conoscevamo. 

Il profeta Baruc continua indicando qual è la forza che ci permette di avanzare in questo cammino: “Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.” Innanzitutto il profeta sottolinea come il cammino che porta al Signore è “con gioia”. Non si tratta cioè di fare sacrifici o dolorose rinunce, ma lasciarsi andare alla gioia vera che viene, come dicevo, dal farsi sospingere con leggerezza dalla forza dello Spirito, cioè del voler bene di Dio. Esso ci permette di compiere anche cammini lunghi senza affaticarci e senza sentirci pesanti e stanchi, ma solo se accettiamo di muoversi da noi stessi e di accogliere con Giovanni il battesimo di conversione.  

Il Natale, paradossalmente, è una festa che ci ripropone ogni anno la realtà dell’inaccoglienza: porte chiuse, un potere politico pauroso e diffidente, il buio e il freddo della strada come unico luogo che Gesù trova per nascere. E purtroppo questa nostra città proprio in questi tempi di freddo e pioggia intensa sta mostrando un volto così simili alla Betlemme di 2000 anni fa. Da agosto infatti le persone che richiedono asilo alla Questura di Terni non trovano accoglienza e restano per strada in attesa che vengano collocate in un centro di accoglienza. Sono più di 20 quelli che da mesi stanno in attesa per strada. È una realtà inaccettabile, il volto di Terni è come solcato da una ferita profonda che ne sfigura i tratti.

Per questo nel giorno di Natale la nostra comunità parrocchiale imbandirà diverse mense festive, per sanare le sue piaghe più doloranti: una in carcere, dove ciascuno dei 400 detenuti e ogni persona che vi lavora il 25 dicembre riceverà un menù classico natalizio, preparato con l’aiuto dei richiedenti asilo che a Terni cercano un punto di approdo dalle terre di guerra e miseria da cui provengono; poi in piazza imbandiremo la mensa per una cinquantina di persone, come già fatto qualche settimana fa in occasione della festa dei poveri, infine porteremo a casa il pasto natalizio per altre 150 persone che durante l’anno conosciamo e aiutiamo in diverso modo.

Con queste tavole imbandite vorremmo che almeno a Natale la nostra città apra le porte dell’accoglienza e accolga i più vulnerabili con un’attenzione tutta speciale, in un abbraccio di solidarietà fraterna.

Gesù, che disse: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” troverà un posto in cui nascere a Terni, o dovrà accontentarsi ancora una volta, come 2000 anni fa, del marciapiede?

Stiamo attenti a non farci rubare il Natale cristiano per un natale ateo, cioè in cui Gesù è espulso. Non basta decorare le strade e fare presepi perché sia Natale, il vero presepio che vogliamo fare quest’anno siano mense accoglienti, cuori pronti alla compassione e alla solidarietà con chi non ha nulla, resistenza ad ogni forma di disumana intolleranza contro chi, come Gesù, ha l’unica colpa di nascere in povertà.

 

Preghiere 

 

O Signore Dio nostro, guarda con amore ai tuoi discepoli che ti attendono in questo tempo di preparazione al Natale. Fa’ che siamo pronti a riconoscerti pastore buono e guida della nostra vita, 

Noi ti preghiamo

  

Elimina o Dio ogni distrazione e il timore che ci allontanano da te. Fa’ che sappiamo aspettare la tua venuta e cercare con impazienza la salvezza che viene da te,

Noi ti preghiamo

 

O Signore Gesù vieni presto a colmare la distanza tra noi e Dio, perché il peccato e il male non ci tengano più prigionieri ma impariamo a vivere la libertà di essere tuoi figli,

Noi ti preghiamo

 

 Vieni incontro o Signore a ciascuno di quelli che ti cercano: chi ti invoca, chi spera in te e chi ti attende con impazienza. Dona la grazia di incontrarti a chi ancora non ti conosce,

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Signore Dio nostro che ogni uomo e donna che oggi sono nel dolore incontrino presto la tua consolazione. Per gli ammalati, gli anziani, chi è senza casa e sostegno, per i poveri, ti invochiamo: suscita accanto a loro fratelli pronti ad aiutarli.

Noi ti preghiamo

  

Guarisci o Dio la piaga della guerra che fa sanguinare la terra in tanti luoghi. Fa’ che le armi tacciano presto e inizi un tempo di pace.

Noi ti preghiamo.

 

Apri o Dio le porte della nostra città, perché il suo volto sia accogliente e solidale con quanti cercano un approdo sicuro. Spalanca i cuori dei tuoi discepoli ad un senso di fraternità e vicinanza a tutti,  

Noi ti preghiamo

  

Sostieni e proteggi o Padre tutti quelli che confidano in te. Proteggi chi è nel pericolo e soffre a causa della fede. Dona sapienza e amore a tutti quelli che annunciano e testimoniano il Vangelo,

Noi ti preghiamo

mercoledì 1 dicembre 2021

XXXIV domenica del tempo ordinario. Festa di Cristo re dell'universo - anno B - 21 novembre 2021

 



Dal libro del profeta Daniele 7, 13-14

Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fi­no al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

 

Salmo 92 - Il Signore regna, si riveste di splendore.
 

Il Signore regna, si riveste di maestà:

si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre, dall'eternità tu sei.
 

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti! +
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 1, 5-8

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della ter­ra si batteranno il petto. Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l'Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!

 

Alleluia, alleluia, alleluia
Benedetto colui che viene

nel nome del Signore!
Alleluia, alleluia, alleluia

Dal vangelo secondo Giovanni 18, 33b-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giu­deo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno con­segnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, con questa liturgia chiudiamo un anno liturgico e, domenica prossima, ne cominceremo un altro con l’inizio dell’Avvento. Il susseguirsi dei tempi della liturgia ci strappano da una continuità stanca e banale della nostra vita o da un esclusivo riferimento egocentrico alle proprie scadenze e ai propri ritmi che ci fanno sentire estranei alla vita degli altri: non ci sono solo i nostri tempi, ma c’è un tempo di Dio che ci invita a far posto a qualcun altro oltre noi stessi. 

In questa domenica conclusiva di un anno la liturgia ci propone l’immagine di Gesù come re della Storia e dell’Universo.

In questi anni viviamo tempi di angoscia e dramma. Mi riferisco alla grave crisi sanitaria che ha sconvolto il mondo causando così tanti morti e sofferenze, ma anche ai tanti fatti violenti e scenari di guerra che spesso costellavo la cronaca dei telegiornali e comunicano un senso di insicurezza e timore. Tanti focolai di violenza sono accesi oggi nel mondo e rischiano di accendersene altri, a conferma di quella che papa Francesco definisce una “terza guerra mondiale a pezzi”, e questo spinge tanta gente a cercare rifugio e protezione in Europa.

Tutto ciò fa aumentare in noi il senso di vulnerabilità e la reazione istintiva è la chiusura. Abbiamo negli occhi le immagini delle folle ammassate lungo il confine della Polonia, cercando disperatamente di trovare rifugio ma trovano solo muri e filo spinato, l’esercito schierato come contro un pericoloso esercito, mentre invece sono gente disarmata e disperata. Sì in tante regioni del mondo, e anche qui da noi, il senso di insicurezza e paura genera una reazione spropositata, fino a vedere nei fuggitivi dalle terre della disperazione un pericolo incombente.

Davanti a questa paura, che in alcuni momenti si riacutizza, la reazione più comune è quella di sentire bisogno di un nuovo ordine che sappia imporre sicurezza e un ordine rassicurante, anche con misure forti e disumane, se necessario, quali chiudere le porte, alzare muri.

Questa è la reazione istintiva, ma la festa di oggi viene a ricordarci che questa è in forte contrasto con la nostra fede cristiana, ma che piuttosto l’ordine mondiale tanto agognato, la pacificazione dei focolai di violenza, la vera sicurezza viene da un Regno diverso da quello che si impone con la forza delle armi e con la demarcazione di confini invalicabili e difesi dal filo spinato.

Sì, è vero, abbiamo bisogno di un regno sicuro, ordinato, in cui la vita sia serena e pacifica, e proprio per questo il profeta Daniele parla di un Regno che ha queste caratteristiche e che Dio vuole instaurare: “il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”, conferma l’apocalisse: è “il sovrano dei re della terra. …, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” Quello che noi cristiani attendiamo allora è sì un regno potente e capace di darci sicurezza, ma di che genere? Lo stesso Gesù, interrogato da Pilato, non nega di essere il Re atteso dal mondo: “Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo».”

Ma che regno è quello che ha a capo un uomo sconfitto, in catene, tradito e abbandonato da tutti? Dobbiamo chiedercelo oggi davanti alle aspirazioni di pace e di giustizia di tanti nel mondo: che risposta può dare un Signore ferito, lacero e prigioniero?

Papa Francesco ha dato una risposta a questa domanda. Parlando dell’affresco della cupola della Cattedrale di Firenze, dove si trovavano, ha detto: “Cristo è assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesù non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra mostrando i segni della passione, perché Lui «ha dato sé stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,6). «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).” Ecco qual è la risposta: la forza del suo voler bene. Dice ancora papa Francesco: “« È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza »… la misericordia divina non è affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio.” (Misericordiae vultus, 6)

Sì, cari fratelli e care sorelle, la vera forza su cui fare affidamento è quel modo speciale di Dio di voler bene, che è la misericordia. Non le armi, non la diffidenza, non le difese ci pongono al sicuro, ma il riaffermare le ragioni di un amore forte e tenace, che cancella il male vincendolo con la forza del bene. Siamo veri discepoli di quel Gesù che non giudica con la spada della giustizia ma con le mani piagate per il suo voler bene fino in fondo. Egli sa leggere nel volto di ciascuno, per quanto duro e per quanto sfigurato dal male, la luce che il creatore vi ha disegnato. Così sapremo essere vittoriosi sul male e su ogni violenza.

Che un anno che si chiude sotto l’insegna del rinvigorirsi della pandemia, con gli scoppi della violenza e i venti di guerra si apra per ciascuno con il soffio leggero e ristoratore dell’amore di Dio che suscita amore nei cuori dei suoi discepoli.

 

 Preghiere 


O Signore Gesù che hai amato noi uomini fino a vivere in mezzo a noi come nostro servo, aiutaci a non resistere al tuo amore e a lasciarci attrarre dalla tua umanità mite e benigna.

Noi ti preghiamo

 

Gesù, il tuo amore per noi ti ha portato a non desiderare di salvare te stesso ma gli altri, a non cercare ciò che conveniva a te ma a chi avevi di fronte.

Aiutaci a divenire anche noi cittadini del tuo regno in cui non c’è violenza ed egoismo, ma ognuno è amato e accolto come un fratello.

Noi ti preghiamo

 

Padre misericordioso, ti chiediamo con insistenza il dono della pace. Fa’ che cessi il rumore sinistro delle armi e il grido di dolore delle vittime della violenza e si innalzi a te l’inno di ringraziamento per la fine di ogni guerra e terrorismo,

Noi ti preghiamo

  

O Signore Gesù che dal cielo ti presenti a noi come Re dell’Universo ammantato della misericordia del Padre, aiutaci a vivere lo stesso sentimento, senza affidarci alla forza di questo mondo ma a quella ben più grande del tuo amore senza fine.

Noi ti preghiamo


Padre buono, guarda con misericordia ai tuoi figli più deboli: i malati, i prigionieri, i peccatori, chi è senza famiglia e sostegno. Ascolta la loro invocazione e dona loro il tuo aiuto misericordioso.

Noi ti preghiamo

 

Fa’ o Signore che la nostra città divenga un porto sicuro per tutti quelli che cercano accoglienza e sostegno. Fa’ che nessuno sia trattato come straniero o nemico, ma tutti viviamo come fratelli e sorelle, figli di un unico Padre.

Noi ti preghiamo.

  

Accogli o Dio tutti coloro che sono morti a causa della malattia e della violenza fratricida. Fa’ che nel tuo Regno di pace e di giustizia tutti trovino il posto che tu hai preparato per ciascuno.

Noi ti preghiamo

 

Ti invochiamo o Signore della pace per quanti armano la mano contro il fratello e la sorella e minacciano la sua vita. Fa’ che dove ora domina l’odio possa al più presto risuonare la lode al tuo nome.

Noi ti preghiamo

sabato 27 novembre 2021

I domenica di Avvento - Anno C - 28 novembre 2021

 



Dal libro del profeta Geremia 33,14-16

Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.

 

Salmo 24 - A te, Signore innalzo l’anima mia

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,

indica ai peccatori la via giusta;

guida i poveri secondo giustizia,

insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà

per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.

Il Signore si confida con chi lo teme:

gli fa conoscere la sua alleanza.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési 3,12-4,2

Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

 

Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.

 

Dal vangelo secondo Luca 21,25-28,34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nu­be con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’im­provviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Ve­gliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di com­parire davanti al Figlio dell’uomo».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, si apre oggi l’Avvento, tempo di preparazione alla nascita del Signore Gesù in mezzo a noi. Sono quattro settimane in cui la liturgia ci invita ad essere vigilanti e pronti a cogliere i segni che ci preparano alla venuta del Signore. È un tempo che, come ci ricorda la Scrittura, viviamo nell’attesa di qualcosa di nuovo che deve nascere, di qualcuno che porta con sé la novità.

E come tutte le cose nuove che avvengono nella nostra vita e in quella del mondo, la nascita di Gesù porta con sé anche la fine di un mondo vecchio. È il senso dei “segni” di cui parla Gesù nelle parole che Luca oggi ci riporta: “Vi saran­no segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le po­tenze dei cieli infatti saranno sconvolte.” Sono segni che ci turbano e incutono timore, perché ogni tempo che passa provoca rovine e macerie per fare posto a un tempo nuovo. Con il linguaggio dell’apocalittica, un genere particolare di narrare gli avvenimenti che si usava al tempo di Gesù nell’ambiente ebraico, il Signore vuole comunicarci, all’inizio di questo tempo di Avvento, che il vecchio sta per finire, ciò a cui siamo abituati o a cui ci siamo assuefatti è minato da crepe che lo stanno facendo crollare.  

Lo vediamo in questo nostro tempo, nel quale un male sconosciuto e insidioso si è fatto strada portando tante tragiche conseguenze di malattia e morte. Potremmo pensare ad una fatalità, un tragico caso, ma in realtà tutto è stato frutto di scelte sbagliate, di un modo di vita che lentamente ma inesorabilmente ci ha condotto a vivere in un mondo fragile e pieno di contraddizioni. È avvenuto quello che papa Francesco ha efficacemente descritto con la frase: “Ci siamo illusi di poter vivere sani in un mondo malato”. Sì, abbiamo pensato che il mondo così come noi e le generazioni che ci hanno preceduto abbiamo costruito potesse resistere indenne per sempre, nonostante le contraddizioni e le ingiustizie sulle quali si fonda: guerre e povertà da un lato e ricchezza e sfruttamento dall’altro e in mezzo muri di filo spinato a tenere separati quelli che, senza alcun merito e senza colpa, sono nati in uno dei due lati.

È quello che constatiamo in questi giorni al confine Polonia-Bielorussia, dove si ammassano folle di persone che provengono dai paesi della disperazione: Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan. L’Europa che si erge a baluardo della giustizia, democrazia e diritti civili chiude le porte come se tutto ciò valga solo per noi, per chi sta dentro la fortezza.

Come può reggere un mondo pensato e costruito così? Come si può pretendere che un ordine mondiale nel quale ci sono Paesi che abbiamo sfruttato da secoli, sui quali abbiamo esercitato il potere finché è stato conveniente, per poi abbandonarli alla deriva delle sue contraddizioni, possa reggere senza mostrare crepe e infine crollare?

Oggi appaiono i segni di un mondo vecchio e sbagliato che si sta sgretolando e viene giù a pezzi.

Le conseguenze non sono solo quelle economiche, di cui si parla molto, ma anche quelle che avvertiamo dentro le nostre società: un indurimento dei cuori, un imbarbarimento dei rapporti e la chiusura a quanti sono diversi da noi. L’abitudine a tenere lontani quelli che ci sembrano pericolosi per nazionalità, cultura e religione. E questo è frutto della paura perché il benessere che sembrava duraturo e stabilmente garantito dal mondo vecchio, oggi appare assai più precario.

Davanti a tutto si impone una scelta: rimpiangere il vecchio e cercare di puntellarne i muri crollanti, oppure accettare la sfida di costruire un mondo nuovo?

Il Vangelo oggi ci esorta ad alzare lo sguardo, a scrutare l’orizzonte con occhio diverso: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risol­levatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. Il Signore viene a dirci che il crollo di un mondo così deve essere l’occasione per pensare e costruire un mondo nuovo, fondato su principi di giustizia, solidarietà, fraternità universale, i soli che possono sostenere una nuova comunità mondiale solida e pacifica.

Certo, il cambiamento ci fa paura: siamo abituati e affezionati al vecchio mondo, ma il Signore ci invita a non restare schiavi della paura, a non fermarci a rimpiangere un passato sbagliato. Qualcosa di nuovo può nascere, se solo alziamo lo sguardo cogliamo i segni di un futuro diverso che vuol nascere nei cuori, nei popoli, nei luoghi più sperduti e dimenticati della terra. È il senso del grido che ci giunge soffocato dai confini sigillati dal filo spinato. Grido che invoca pace, futuro migliore, fine di divisioni ingiuste e insensate. Dio ci invita a vivere il tempo presente e i drammi che lo attraversano come un’occasione per ricostruire l’unità del genere umano infranta dal peccato, a sostenerci l’un l’altro, a lavorare insieme per un tempo migliore, con un atteggiamento di speranza e di fiducia nel bene.

Certo il mondo nuovo per nascere ha bisogno di un grembo che lo accolga e lo alimenti, lo protegga dalle minacce, lo conservi al caldo, come fece Maria con Gesù. Ci vuole cioè lavoro, tempo, amore, in sintesi, una grande speranza che diventi fiducia nell’uomo, misericordia, generosità concreta e fattiva, accoglienza.

Gesù dice: “la vostra liberazione è vicina” indica cioè una liberazione di tutti, comune e collettiva, non una liberazione “mia” o “tua” a discapito dell’altro, ma “nostra”. Un bene cercato e vissuto ignorando o a scapito dell’altro infatti porta in sé il veleno del male, ed è proprio come per troppo tempo abbiamo vissuto, e ne vediamo le conseguenze.

Prosegue infatti l’evangelista Luca: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’im­provviso.”

È facile ubriacarsi pensando di poter continuare come si è sempre vissuto, come niente potesse cambiare. Questo prepara la nostra rovina, perché ci rende antagonisti e nemici, anche se non ci sembra apparentemente. Piuttosto, prosegue Luca, bisogna essere vigilanti e coltivare nel nostro cuore una voglia di bene lungimirante, cioè che vede oltre il mio interesse personale per abbracciare quello di tutti.

Questo Avvento, con le sue tappe settimanali, ci guidi alla ricerca di un modo diverso e nuovo di guardare a se stessi e al mondo, non chiuso nel piccolo orizzonte dell’io, della mia convenienza, ma aperta ai larghi orizzonti della fraternità universale che ci chiede, a volte, di ridimensionare le mie esigenze individuali per cercare insieme un futuro migliore per tutti. Prepariamo noi stessi e la realtà attorno a noi perché sui popoli in fuga dalla guerra e dalla disperazione prevalga lo sguardo di misericordia che sa scorgere in ogni uomo, anche il più lontano, estraneo o addirittura ostile, il fratello e la sorella che vogliono nascere se trovano qualcuno che li riceva, come fece Maria, in un grembo accogliente e materno. Sappiamo in questo Avvento essere madri e padri di fratelli e sorelle che vogliono nascere ad una vita migliore, ma non sanno come e dove, padri e madri di un futuro nuovo, più umano e sereno, e come tali sappiamo alimentarlo e prendercene cura come figli.

  

Preghiere 

  

O Signore nostro Dio che vieni a visitarci, aiutaci a vivere questo tempo nell’attesa della tua venuta, perché non siamo distratti e presi da noi stessi, ma attenti ai segni che preparano il tuo Avvento.

Noi ti preghiamo

  

Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, porta la giustizia che tanti invocano e abbatti i muri di odio e di violenza che dividono gli uomini gli uni contro gli altri.

Noi ti preghiamo

 

Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, e porta la pace nei tanti luoghi dove infuria la guerra e il terrorismo. Fa’ che presto nessuno muoia più per la mano violenta di un altro uomo

Noi ti preghiamo

  

Signore, ti preghiamo, vieni presto fra di noi, fa nascere il bene dove ora il male tiene gli uomini in suo potere. Porta guarigione e salvezza agli ammalati e conforto a chi è nel dolore.

Noi ti preghiamo

 

O Signore, ti chiediamo perdono perché spesso non vediamo la necessità che tu venga presto a salvarci. Liberaci dalla cecità del cuore e degli occhi perché impariamo a sentire l’invocazione dei tanti che aspettano con impazienza la salvezza che viene da te.

Noi ti preghiamo

 

Dio Padre del cielo, che hai tanto amato gli uomini da mandare il tuo figlio unigenito per la nostra salvezza, fa’ che questo nostro mondo diviso e spaventato sappia far spazio all’Emanuele, Dio-con-noi.

Noi ti preghiamo.

 

O Signore insegnaci a fare nostre le visioni grandi de nostro papa Francesco. Fa’ che non viviamo ripiegati su noi stessi, attenti solo ai nostri piccoli drammi, ma aperti ad un abbraccio che accoglie tanti in una fraternità universale, specialmente i più poveri.

Noi ti preghiamo

 

O Cristo che sei venuto, ma i tuoi non ti hanno accolto, fa’ che noi, tuoi discepoli, sappiamo allargare lo spazio dell’accoglienza e della solidarietà, perché il mondo divenga sempre più un luogo dove ciascuno è amato e aiutato.

Noi ti preghiamo

sabato 13 novembre 2021

XXXIII domenica del tempo ordinario - Anno B - 14 novembre 2021 - festa dei poveri



 Dal libro del profeta Daniele 12, 1-3

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.  

 

Salmo 15 - Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro, +
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,+
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Dalla lettera agli Ebrei10, 11-14. 18

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Il cielo e la terra passeranno,

ma le mie parole non passeranno, dice il Signore

Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Marco 13, 24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

 

Commento

 

Cari fratelli e care sorelle, il libro di Daniele e il passo del Vangelo che abbiamo ascoltati ci descrivono grandi sconvolgimenti ed eventi apocalittici. Si tratta della narrazione degli ultimi tempi, caratterizzati da due elementi principali: il capovolgimento del senso delle cose e un giudizio definitivo sulla vita di ciascuno. Ci dice infatti l’evangelista Marco: “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo” e “Il cielo e la terra passeranno”, ad indicare che ciò che prima era la fonte di luce e vita smetterà di esserlo e che quello che rappresenta la solidità su cui si fonda il mondo, perderà importanza. Poi il profeta Daniele aggiunge: “Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna” a significare che esiste un termine ultimo dell’esistenza dell’uomo e un giudizio definitivo su ogni persona.

Questi due elementi, il capovolgimento del senso delle cose e il giudizio ultimo delle persone, sono qualcosa di estraneo al nostro modo di pensare. Noi impariamo fin da piccoli che ci sono riferimenti certi: la solidità dell’elemento materiale; la centralità dell’individuo; l’affidabilità delle tradizioni, del buon senso comune, dell’esperienza; ecc… Tutte queste certezze ci sono trasmesse come qualcosa che niente può mettere in discussione. Le immagini apocalittiche ci vengono a dire che queste realtà non sono affatto sicure, perché passano e la loro solidità è illusoria: ci sarà un tempo in cui non esisteranno più.

Ma a cosa serve minare le certezze condivise e rendere tutto più incerto e provvisorio?

Questo svelamento serve perché appaia invece quale è l’unico fondamento solido e reale della vita dell’uomo: “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. … Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” È il Signore che ci si manifesta nella sua Parola l’unico vero fondamento su cui costruire con solidità la vita. Quelle immagini sconvolgenti che abbiamo ascoltato sono un avvertimento che non è in quelle cose che possiamo fare affidamento. Rendersi conto di ciò è quello che la Scrittura chiama “sapienza”, cioè una conoscenza vera e senza inganni della realtà così come essa è, come afferma il profeta Daniele: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento”.

Oggi celebriamo in tutto il mondo la festa dei poveri, che papa Francesco ha voluto istituire 5 anni fa. Francesco ci invita a rimettere al centro della vita delle nostre comunità i poveri, a non lasciarceli dietro come qualcosa di pesante e fastidioso, da evitare. I poveri infatti ci ricordano ogni giorno la nostra stessa fragilità e debolezza e il nostro bisogno di trovare la vera solidità che non è in ciò che si possiede, che passa e può venire meno, ma nel legame solido con Dio e con i fratelli e le sorelle.

Questo significa che tutto quello che costituisce la nostra vita non vale nulla ed è da buttare via?

No, piuttosto Dio vuole insegnarci a usare delle cose di questo mondo, che oggi sono a nostra disposizione senza farne la realtà definitiva e fondamentale della nostra esistenza.

Per fare un esempio: la vita ha bisogno di cibo, ma credere che la vita sia mangiare più cibo possibile, così come il suo contrario, cioè rifiutare il cibo, rappresentano due patologie che portano entrambe alla morte. Il cibo esiste ed è utile, va usato e apprezzato, ma, alla luce del Vangelo, sappiamo che è un mezzo per vivere e non lo scopo della vita, e va usato in modo che non manchi a nessuno e non ci sia chi spreca e chi ne è privo, come invece avviene oggi. Lo stesso si può dire di tutte le dimensioni della vita umana: la ricchezza e i beni; la salute; il potere; la cultura, ecc…

Gesù, per riprendere l’esempio di prima, ama stare a tavola con gli amici e accetta volentieri gli inviti a pranzo, ed infatti è giudicato moralisticamente un “mangione e un beone”. Ma allo stesso tempo non è schiavo del cibo e, nel deserto resiste alla tentazione del demonio che vuole che riduca il suo essere Dio alla soddisfazione dei propri bisogni, come quello del mangiare, e dice: “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola del Padre”.

La sapienza del vangelo è insomma la libertà dalle certezze del mondo, perché pur sapendole usare per il bene proprio e degli altri, sappiamo che il vero bene è oltre, nel rapporto con Dio e con la sua parola che ci apre la vera felicità che non finisce assieme ai fratelli e alle sorelle.

A questa rivoluzione è collegato l’altro elemento a cui accennavo, quello del giudizio definitivo. Infatti noi il più delle volte sfuggiamo al giudizio, pensando che c’è sempre tempo per le scelte, che c’è sempre una scappatoia e un compromesso possibile, che la vita ci offre ancora mille possibilità, ecc… Viviamo così in un oggi eterno, rimandando ad un domani che non viene mai il tempo delle scelte importanti e definitive.

Le immagini apocalittiche ci mettono invece difronte alla realtà di un tempo ultimo che arriva e che fa’ un bilancio di ciò che abbiamo costruito. Da questo giudizio emerge dove siamo: se abbiamo percorso la strada verso il Regno di Dio, o se invece abbiamo divagato passeggiando qua e là dietro a noi stessi.

Per questo Dio ci concede la lunghezza degli anni, come un lungo esercizio per acquisire la vera sapienza, per capire con la sua Parola a cosa mirare, per cosa spendere la vita, cosa realizzare.

Fratelli e sorelle, cogliamo nella Parola di Dio letta oggi un invito a costruire la propria esistenza sul fondamento solido della Parola di Dio. Gli anni sono lunghi, ma non infiniti, è importante intraprendere subito una paziente azione di riforma di sé, perché fin da oggi si realizzi l’incontro con Dio nella mia vita. Il Signore ci mette in guardia: “In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. ... Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre” Il giudizio è una realtà che verrà di sicuro, ma già oggi possiamo prepararlo, seguendo le orme stesse di Gesù, via sicura alla vita che resta e non finisce mai.  

 

Preghiere 

 

O Dio, fonte e fine ultimo della nostra vita, insegnaci ciò che vale perché viviamo per esso, senza disperderci sulle vie che non portano a nulla,

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Signore Gesù per il dono della tua Parola che resta per sempre come una guida sicura e un cammino certo. Aiutaci a seguire le tue orme verso l’incontro col Padre,

Noi ti preghiamo

 


Perdonaci o Padre misericordioso per tutte le volte che abbiamo scelto di spendere la nostra vita inseguendo le certezze di questo mondo. Fa’ che affidiamo la nostra salvezza a te, roccia di speranza e porto sicuro.

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Dio che acquistiamo la sapienza del cuore che tu doni a chi ti cerca con fiducia. Fa’ che sappiamo dare il giusto valore alle cose del mondo e a usarle per il bene nostro e di tutti,

Noi ti preghiamo

 

Consola o Dio chi è nel dolore e nella disperazione, liberalo dal male e donagli la salvezza. Guida noi tuoi figli a farci vicini a chi ha bisogno del nostro aiuto,

Noi ti preghiamo

 

 Proteggi o Dio chi è nel pericolo per la guerra e la violenza. Per tutti i paesi colpiti dalla distruzione delle armi. Dona o Padre pace al mondo intero e libera noi tutti dal male,

Noi ti preghiamo.

  

O Padre nostro del cielo, ispira in noi tuoi figli il desiderio di comunicare a chi ci è accanto il tesoro della tua Parola che ci dona la sapienza e rinnova le nostre vite,

Noi ti preghiamo

  

Fa’ o Signore Gesù che i tuoi discepoli, ovunque dispersi, si raccolgano lieti nel tuo nome mostrando a tutti che la tua famiglia è più forte della dispersione e del male,

Noi ti preghiamo


sabato 6 novembre 2021

XXXII domenica del tempo ordinario - Anno B - 7 novembre 2021

 

Dal primo libro dei Re 17, 10-16

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.  

 

Salmo 145 - Loda il Signore, anima mia.

 

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. 

Dalla lettera agli Ebrei 9, 24-28

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. 

 

Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

 

Dal vangelo secondo Marco 12, 38-44

In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». 

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, le letture di questa domenica ci raccontano la storia di due vedove che vivono una situazione simile. Tutte e due sono in una condizione di estrema debolezza: per l’età avanzata, per la mancanza di una presenza maschile protettiva e per la difficoltà a lavorare per mantenersi.

Nel primo caso la vedova è presentata come colei a cui il Signore invia il profeta Elia perché riceva assistenza e sostegno. Questo fatto sembra paradossale: che aiuto gli può venire da una povera vedova?

Elia, ci racconta il libro dei re, era rimasto l’ultimo in Israele ad essere fedele a Dio. Tutti gli altri, a partire dal re Acab e la regina Gezabele, si erano sottomessi al culto degli idoli. Per questo egli è perseguitato e minacciato di morte, ed è costretto alla fuga.

Quella donna non ha forza né potenza, è alla fame a causa della lunga carestia: “ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo.” Elia insiste, ha bisogno di mangiare e la vedova gli offre tutto quello che ha. Senza discutere agisce come gli dice l’uomo di Dio, contro ogni buon senso e prudenza.

La vedova di Sarepta è il modello del credente che non resiste alla Parola di Dio che gli viene rivolta e ad essa si affida con fiducia. Tutto sembra sconsigliare quella donna: perché dare ad uno sconosciuto tutto quello che ha, rischiando di restare senza? Ha un figlio a cui pensare, sembra non tenerne conto. La Scrittura definisce il suo comportamento con un’espressione scarna: “andò e fece come aveva detto Elia.” Il “fare sulla parola”, senza prudenza né incertezza caratterizza la vedova di Sarepta. Proprio questo le garantisce nutrimento sufficiente in tempo di grave carestia, per sé e per il figlio, oltre che per Elia stesso: “mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.”

Cari fratelli e care sorelle, la fiducia di quella vedova nella Parola di Dio è veramente esemplare. Essa non si affida, come aveva fatto Israele in quel tempo, agli idoli della prudenza e del buon senso di questo mondo, ma accetta la semplicità rischiosa della Parola rivoltale da Elia a nome di Dio. Proprio per questo ella conobbe la benedizione di Dio che non le fece mancare il nutrimento e, in seguito, restituì la vita al figlio che era morto.

Nel vangelo che ascoltato oggi si parla di un’altra vedova, anch’essa povera, e generosa. La sua offerta non ha nessuna rilevanza, ma Gesù sa cogliere in quel gesto qualcosa di prezioso, e cioè l’offerta totale di sé e l’affidamento a Dio. Il Signore coglie quel gesto che, a uno sguardo mondano sarebbe passato del tutto inosservato, perché rappresenta, ancora una volta, un modello per il discepolo: la Parola di Dio infatti chiede di mettere a disposizione e rischiare tutta la propria vita, e non quello che avanza, il superfluo, lasciandosene la parte migliore per sé, come fano i ricchi donatori della parabola: “infatti hanno gettato parte del loro superfluo.”

La differenza è sostanziale e i due brani messi insieme ci offrono un’immagine a tutto tondo del discepolo del Signore: egli non solo si fida della Parola e la applica fedelmente, ma anche non indugia a mettere in gioco tutto se stesso, senza trattenere qualcosa per sé, un angolo di vita, una parte delle risorse, qualcosa su cui poter contare se le cose vanno male, ecc...

Fratelli e sorelle, confidiamo nella Parola di Dio: da essa proviene una forza che nessuna potenza di questo mondo ci può dare. Lasciarsi rivestire di questa forza che è lo Spirito di amore del Signore ci provoca a non escludere nessun angolo della nostra vita da quel rinnovamento profondo e radicale che porta l’incontro con lui. Rivestiamo ogni angolo del nostro agire, degli ambiti in cui viviamo, dei nostri sogni e ambizioni, delle nostre responsabilità della generosità “imprudente” del Vangelo. Ne riceveremo un nutrimento che non si esaurisce, perché proviene direttamente da Dio, e una giovinezza di vita che non conosce declino, tristezza e decadenza. È la promessa del Signore che si rinnova e si avvera ogni volta che “sulla Sua parola” agiamo secondo il modo di Dio e con la sua misura larga e generosa.

 

Preghiere 

  

O Signore ti preghiamo perché sappiamo essere generosi come tu sei stato con noi. Insegnaci a ricambiare i doni ricevuti con altrettanto amore e disponibilità.

Noi ti preghiamo

  

Ti ringraziamo o Padre del cielo perché l’incontro con te ci provoca ad una generosità più grande. Fa’ che con disponibilità e cuore aperto accogliamo la tua Parola,

Noi ti preghiamo

 

Senza di te o Signore Dio non possiamo fare nulla di buono. Fa’ che incontrando le domande di chi è nel bisogno impariamo ad imitare te che sei stato amico di tutti.

Noi ti preghiamo

  

Ti lodiamo o Dio perché non fai mancare nulla a chi vive la larghezza dell’amore. Benedici il poco che sappiamo donare perché si moltiplichi e dia sollievo e sostegno a chi ne ha più bisogno.

Noi ti preghiamo

 

Ti preghiamo o Signore per tutti noi, perché la grazia che riversi su di noi attraverso la tua Parola e la partecipazione al banchetto eucaristico ci doni la conversione del cuore e la salvezza della nostra vita.

Noi ti preghiamo

  

O Dio medico buono delle anime e dei corpi, fa’ che tutti coloro che soffrono siano guariti e consolati, perché riacquistando la forza e la salute sappiano lodarti ed esserti grati.

Noi ti preghiamo.