giovedì 9 febbraio 2012

III domenica del tempo ordinario




Dal libro del profeta Giona  3, 1-5. 10

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Alzati, va' a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.



Salmo 24/25 - Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 7, 29-31

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!



Alleluia, alleluia alleluia.

Il regno di Dio è vicino; 

convertitevi e credete nel Vangelo.

Alleluia, alleluia alleluia.



Dal vangelo secondo Marco 1, 14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.



Commento

Cari fratelli e care sorelle, come anche domenica scorsa, il Vangelo ci offre oggi la visione di alcune persone che incontrano la forza di una Parola che cambia la loro vita. Vediamo infatti una città intera, Ninive, cambiare radicalmente perché ascolta l’annuncio che Giona fa circa il fatto che il suo modo di vivere porta alla propria autodistruzione. Addirittura una città intera, una importante capitale di un regno forte e potente si piega docilmente alla forza contenuta nella Parola di Dio che la mette in guardia dal pericolo di usare male la propria vita. E’ la forza delle parole che il profeta annuncia, facendosi portavoce di Dio, che li spinge a lasciare quello che stavano facendo, le occupazioni abituali per seguire un cammino diverso. Lo stesso accade, come già abbiamo visto domenica scorsa, ai primi apostoli chiamati da Gesù mentre erano intenti al loro lavoro di pescatori.

In genere ciò che persuade gli uomini ad affrontare la fatica di una svolta decisiva nella loro vita è una prospettiva di guadagno o di acquistare potere e fama. Chi, ad esempio, cambierebbe città o addirittura Paese, come fanno quei semplici pescatori, se non per l’offerta di un lavoro migliore? Per cosa altro varrebbe la pena di rischiare e faticare così tanto?

Gesù però non prospetta un miglioramento sociale o economico. Piuttosto egli parla di un tempo che si sta per compiere e di un Regno che sta per aprirsi: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Gesù cioè parla del passaggio da una fase della storia ad un’altra. È una prospettiva larga e che non interessa solo il loro individuale futuro. Anzi proprio questo Gesù afferma: è l’ora di inserire la propria storia in un orizzonte più largo, in un passaggio d’epoca che coinvolga il mondo intero. In entrambe i casi sembra una pretesa eccessiva: Dio vuole far convertire una città intera così grande che ci volevano tre giorni per attraversarla tutta, e usa un solo uomo, Giona. Ed ora vediamo Gesù che chiama quattro semplici e umili pescatori a imprimere una svolta alla storia dell’umanità. Sì, Dio ha l’ambizione di usare l’umiltà dei poveri mezzi che siamo ciascuno di noi, con tutti i nostri limiti e peccati, per compiere il suo disegno grandioso. Come potremo mai essere all’altezza? Ci chiediamo oggi. Ce lo dice lui stesso: “convertitevi e credete nel Vangelo”. Giona chiamato da Dio a farsi suo portavoce parte ed esegue fedelmente l’incarico ricevuto, e il risultato è la salvezza della grande megalopoli. Così anche Andrea, Simone, Giacomo e Giovanni si lasciano facilmente convincere e affidano a Gesù tutto il loro futuro, e non saranno delusi.

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino” afferma Gesù. Per quei tempi in cui le società erano spezzettate in tanti piccoli regni e potentati, mettersi sotto la protezione di un re forte era una garanzia contro i rischi di essere attaccati o anche uccisi da un nemico più arrogante. La restaurazione di un Regno forte e sicuro come quello di Dio dava conforto agli animi degli ebrei, esacerbati dall’oppressione del dominio dei romani che angariavano gli Ebrei.

Oggi i tempi sono cambiati. Nessuno vuole mettersi sotto il dominio di qualcuno, si proclama la propria indipendenza e ognuno pretende di essere re a se stesso. Da me so difendermi e nessuno come me stesso è capace di capirmi e volermi bene, di proteggermi e garantirmi. Eppure fratelli e sorelle, quanto è illusoria questa pretesa! Sì, in un tempo in cui si afferma l’individuo e il suo orgoglioso ergersi come unico padrone di se stesso, mai come ora si sviluppano forme di schiavitù forse più subdole, ma proprio per questo meno evidenti e più invincibili. Mi riferisco, ad esempio, alla schiavitù del materialismo che ci domina, determina ogni nostra decisione, piegandola alle logiche della convenienza e del vantaggio economico e di posizione. Tutto si valuta monetariamente, tutto si sceglie in base a questo. In questa logica siamo tutti l’uno contro l’altro, rivali e nemici. Chi che è improduttivo va soppresso, chi non ha potere d’acquisto non conta, l’individuo vale per quanto può spendere. Ma fratelli non è questa una schiavitù pesante che ci incatena a logiche disumane, ci rende ciechi e sordi alla voce dello spirito, cioè di tutto ciò che non è grettamente materiale, di ciò che è apparentemente inutile, ma rende la vita più umana, come l’amore, l’amicizia, la pietà, la solidarietà?

Pensiamo poi all’altra grande schiavitù che è l’individualismo: la cultura del nostro tempo esalta il singolo, la capacità di essere autosufficiente e senza bisogno di nessuno. Si dice che la più grande disgrazia è avere bisogno di qualcuno, si proclama che la vera felicità è poter fare a meno di tutti. Ma questa logica non ci rende forse schiavi della paura di perdere la forza, la salute, la giovinezza, fino a maledire una vita che si prolunga negli anni perché si diventerà comunque, alla fine, bisognosi degli altri?

Si potrebbe parlare di molte altre schiavitù: schiavitù dall’abitudine a non pensare e a credere solo alla televisione; schiavitù di circoscrivere i propri orizzonti umani solo a quello che riguarda me, fino a divenire gretti e ignoranti; schiavitù dell’ambizione di successo come ci è presentato dai mass media, spesso volgare, squallido, violento; ecc…

Davanti a tutte questi re che bramano di impadronirsi della nostra vita per dominarla, Gesù nel Vangelo ci propone di entrare in un tempo nuovo in cui regna una signoria diversa, quella di Dio. Noi ci sentiamo umiliati a dover chinare il capo, ci sembra una capitolazione dalla nostra autonomia individuale, ma in realtà ci conviene infinitamente. Seguire il Signore infatti non ci umilia, anzi.

Gesù parla ai due fratelli Pietro e Andrea mentre erano alle prese con le loro reti. Era la loro vita quotidiana di pescatori, ma è anche la nostra esperienza comune: essere costantemente impegnati nel districare reti ingarbugliate nelle quali alla fine restiamo impigliati anche noi: le reti delle convenienze, delle convenzioni sociali, delle abitudini, le reti delle piccole e grandi schiavitù. Gesù propone a quei due uomini la libertà da questi reti che impigliano la vita per legarsi invece agli unici legami che non imprigionano ma rendono liberi, i legami fraterni fra gli uomini: “vi farò diventare pescatori di uomini”. Sì è questa l’unica vera rete che vale la pena gettare, quella che ci lega ai fratelli, che ci raduna assieme, vincendo l’individualismo egoista che ci fa schizzare l’uno lontano dagli altri, fa superare la logica materialista per scoprire il valore vero che è dentro ogni uomo e sorella, anche il più umile, fa vincere l apaura di dipendere dall’affetto dei fratelli e dal loro aiuto.

Pietro e Andrea avvertono subito che questa è l’occasione della loro vita: “E subito lasciarono le reti e lo seguirono.” In questa adesione immediata c’è la risposta grata ed entusiasta all’amore grande di Gesù.

Quanto invece noi allo stesso invito rispondiamo con una pigra indolenza, preferendo restare impigliati nei nostri modi di fare soliti, nei rapporti sociali e familiari dettati dalla convenienza e l’abitudine. Ma come fare a liberarsene? Noi ci sentiamo impacciati e confusi: non sappiamo cosa ci è chiesto: cosa dobbiamo fare?

Gesù non ci chiede di aprire strade nuove e di fare un cammino che nessuno conosce: No, lui ci propone, molto più semplicemente, di seguire i suoi passi. Non c’è bisogno di essere grandi inventori, basta seguire i suoi passi, fedelmente, umilmente, semplicemente. Seguire i passi è l’atteggiamento del bambino, dell’umile che ripete quello che Gesù fa e dice. E’ quello che ci è proposto oggi: “essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.” Facciamo anche noi la stessa cosa, lasciamo ciò che ci è di impaccio, fosse anche rassicurante e sicuro come un padre e i suoi garzoni, e obbediamo come bambini all’unico padre buono della nostra vita, Gesù. Sì, anche noi possiamo farlo, se facciamo nostre le parole del Salmo che abbiamo cantato:

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza.”



Preghiere



O Padre misericordioso e benigno, guarda con bontà noi riuniti nel tuo nome e donaci la tua santa benedizione. Fa’ che sappiamo seguire i tuoi passi e come bambini imitare sempre il tuo esempio.

Noi ti preghiamo





Accogli o Dio onnipotente la nostra preghiera perché la pace regni in tutto il mondo. Dona un cuore umano a tutti quelli che ora percorrono le vie dell’odio e della violenza.

Noi ti preghiamo



O Gesù che hai percorso le strade del mondo perché noi potessimo seguirti, fa’ che ascoltiamo le tue parole come l’invito a lasciare le reti che ci imprigionano per legarci a te, ai fratelli e alle sorelle.

Noi ti preghiamo



O Spirito di amore, soffia nei nostri cuori, ispira le nostre azioni, perché non riconosciamo come importante solo ciò che porta vantaggi materiali ma tutto quello che ci rende più simili a te.

Noi ti preghiamo



Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che soffrono nel mondo: per i malati, i prigionieri, i disprezzati e i sofferenti. Fa’ che sappiamo essere loro fratelli e sorelle, testimoni della resurrezione di Cristo.

Noi ti preghiamo



Abbi pietà di noi o Signore perché spesso abbiamo cercato il nostro interesse e vantaggio, anche a discapito degli altri. Aiutaci a vivere un legame fraterno con tutti, perché cerchiamo il bene comune.

Noi ti preghiamo.



O Cristo Gesù, dai forza e coraggio alle comunità dei tuoi discepoli ovunque disperse nel mondo. Fa’ che la loro presenza in una città sia segno di umanità e di vita vera.

Noi ti preghiamo



O Padre buono e misericordioso, non guardare l’umiltà delle nostre vite, ma accetta l’invocazione dei tanti poveri che gridano a te. Ascolta l’invocazione di chi ha bisogno di aiuto, conforto e salvezza, perché presto si realizzi il tuo regno di pace e di giustizia.

Noi ti preghiamo






Preghiera del 18 gennaio 2012



Luca 5, 1-11

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: "Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca". Simone rispose: "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti". Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: "Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore". Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini". E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.



Il Vangelo che abbiamo ascoltato parla degli inizi della predicazione di Gesù. Sono i suoi primi passi fra la gente. L’evangelista Luca sottolinea come tutto comincia con le parole pronunciate dal Signore. Non è un programma o una dimostrazione teorica, ma parole che parlano alla vita e che per questo folle di gente ascolta attenta. La vita di Gesù si presenta subito come una parola fatta carne, cioè che assume la concretezza della vita e pretende di cambiarla con la forza della parola.

È una novità straordinaria: non la forza del potere, ma la debolezza della parola diviene forza trasformatrice della storia, così come era stata forza creatrice all’origine dell’universo.

Oggi allora siamo chiamati dalla Scrittura a interrogarci sul valore che ha la parola nella nostra vita. Spesso essa è confusa fra mille altre cose, o è casuale e svilita, depotenziata. Ma anche la nostra parola può avere il potere creatore e trasformatore che ha quella di Gesù.

Vediamo che effetto ha la parola di Gesù: la folla è attratta e gli fa ressa attorno solo per ascoltarlo. E poi è la parola che lo convince a fare quello che non vorrebbe: "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti". Infine la parola di Gesù trasforma pescatori comuni in pescatori di uomini: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini".

Ci chiediamo allora quale valora ha la parola di Dio per noi, e quale valore diamo noi alla nostra parola e a quella dei fratelli? Le due cose infatti vanno insieme. Se impariamo ad ascoltare la Parola di Dio sapremo anche dire parole vere; se ascoltiamo la Parola di Dio come qualcosa di vano, cioè vuote e inutili, anche il nostro parlare sarà vano e inutile. È un potere grande che ci è dato e che troppo spesso noi rifiutiamo. Meglio accontentarci del chiacchiericcio vano che non impegna e non trasforma, meglio confonderci nel rumore del mondo nel quale nessuna parola conta, meglio rinunciare ad ascoltare e a dire.

Simone viene coinvolto dalle parole di Gesù e mette a disposizione quello che ha: la barca. Attraverso la sua parola Gesù sale sulla barca e da lì raggiunge molti. È quello che anche a noi Gesù chiede. Ci sono folle che premono per ascoltare Gesù. Non sanno e non capiscono da dove può venire loro l’aiuto di cui hanno bisogno. Ma cercano e sono confuse. Gesù parla loro, ma ha bisogno di una barca da cui prendere il largo e raggiungere molti. La barca è la nostra vita. Siamo disposti ad ospitare Gesù, cioè le sue parole, a farle entrare e restare in noi, così che possano raggiungere molti altri?

È la domanda che il Vangelo oggi ci fa. Lasciamo entrare le parole di Gesù ed esse ci faranno prendere il largo. Un orizzonte più ampio diverrà nostro e la vita di tanti entrerà dentro di noi. Se lo faremo ci ritroveremo meno forti e sicuri di noi, come Pietro che si riconosce peccatore, ma più forti e sicuri di una forza che non è nostra, ma di Gesù. È la forza che dona la pace e la quiete che noi cerchiamo di ottenere con angoscia da quello e da quelli non ce la possono dare.

Sulla parola i primi discepoli gettarono le reti e sulla parola ottennero un frutto inaspettato. Sulla parola offrirono la barca per ospitare Gesù e sulla parola divennero suoi amici e testimoni. È la proposta che il Vangelo fa ad ognuno e oggi a noi qui presenti. È la proposta di diventare figli della forza di una parola che si è fatta carne e vita e che oggi incontriamo dentro la vita.

II domenica del tempo ordinario




Dal primo libro di Samuèle  3, 3b-10. 19

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: Samuèle, Samuèle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.



Salmo 39 - Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.


Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.  


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 6, 13c-15, 17-20

Fratelli, il corpo non è per l'impurità, ma per il Signo­re, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impu­rità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo! 



Alleluia, alleluia, alleluia.
Abbiamo trovato il Messia, 
la grazia e la verità vengono per mezzo di lui.
Alleluia, alleluia, alleluia.


Dal vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbi - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui: erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.


Commento

Cari fratelli e care sorelle, la Parola di Dio oggi ci fa vedere alcune persone che sentono di essere chiamate a qualcosa di diverso da quello che già facevano abitualmente e seguono questa indicazione. E’ il caso di Samuele che nella notte ben tre volte sente una voce che lo richiama, e poi il caso dei due discepoli di Giovanni che sentono il battista dire di Gesù che passa “Ecco l’agnello di Dio” e lo seguono, e infine il caso di Pietro, fratello di Andrea uno dei due discepoli di Giovanni, che a sua volta segue l’esempio e le parole del fratello e va anche lui da Gesù.

Il comportamento di queste quattro persone ci sembra così strano: come fanno a fidarsi? Come fanno a essere sicuri di far bene, di non sbagliare? Ci viene spontaneo chiedercelo, noi così spaventati dalle novità della vita, alle quali anche un piccolo cambiamento sembra così faticoso. Quei quattro invece non indugiarono, si lasciarono interrogare dalla presenza del Signore, dalle sue Parole e dal fatto che lo incontrarono. Diremmo con un termine un po’ abusato “sentono la vocazione”, cioè si sentirono chiamati, a seguire il Signore.

Ma vediamo come maturò questa strana decisione. In tutti e quattro i casi la chiamata gli giunse attraverso altri uomini: Samuele fu istruito da Eli, i due discepoli di Giovanni seguirono l’indicazione del loro maestro, infine Pietro fece come gli diceva Andrea. C’è sempre qualcuno che accompagna il discepolo al primo incontro con Gesù, che glielo indica e suggerisce con l’esempio, le parole e l’atteggiamento. Non ci si salva da soli, non ci si guida da soli, da soli non si è nemmeno capaci di prendere l’iniziativa e cambiare strada. Tutti abbiamo bisogno dei fratelli e delle sorelle, anche i preti, perché con la loro compagnia ed esempio ci danno coraggio e ci confermino. Per questo non convincono quelli che dicono, io ci credo, ma non ho bisogno di andare in chiesa, perché tutti noi abbiamo bisogno di un testimone che ci aiuta a seguire la volontà di Dio che da soli faremmo fatica o non sapremmo interpretare.

E poi, secondo tratto comune della chiamata, ogni volta la decisione di dare ascolto al Signore che ci parla si concretizza nel seguirlo e fare quello che lui dice: Samuele infatti risponde: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta” e poi “non lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”; i due discepoli di Giovanni invece “sentendo Giovanni parlare così, seguirono Gesù” e gli chiedono: “maestro, dove dimori? … e quel giorno rimasero con lui”. Per tutti loro, infine, l’incontro col Signore è decisivo, cambia la loro vita in un modo definitivo e radicale, tanto, ad esempio, che Pietro cambia addirittura nome: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa, che significa Pietro.”

Potremmo forse credere che, a differenza di noi, quegli uomini erano persone eccezionali, in qualche modo adatte o portate a quel tipo di scelta, e per questo ricevettero la chiamata. Noi invece no, non siamo fatti per essere chiamati. Fratelli e sorelle, se così fosse sarebbe drammatico, perché vorrebbe dire che a noi è preclusa la strada della salvezza. Sì, perché se fosse vero che solo gli altri sono adatti a seguire Gesù vorrebbe dire che egli è così cattivo di rifiutare la salvezza alla stragrande maggioranza degli uomini, per riservarla solo a pochi eletti. Noi nel Credo affermiamo solennemente: “Per noi uomini e per la nostra salvezza egli scese dal cielo…”, per tutti gli uomini, compresi noi. E la sua chiamata a seguirlo è per tutti. Ma poi, se leggiamo con attenzione le letture di oggi ci rendiamo conto che chi prese a seguirlo non era gente eccezionale: Samuele era un ragazzino che viveva con Eli, il vecchio custode del santuario in cui venivano gli israeliti a pregare davanti all’arca dell’alleanza. Pietro era un ignorante pescatore come tanti. Non gente speciale, scelta per la loro cultura o nobiltà o per lo loro doti eccezionali. Una sola cosa li rese differenti dal resto. La loro eccezionalità, se così vogliamo dire, fu solo quella che furono docili al Signore che si fece loro vicino e parlò loro. Chinarono umilmente il capo, dicevamo domenica scorsa parlando del battesimo di Gesù, e dissero “Avvenga di me quello che hai detto” come Maria all’angelo (Lc 1,38).

Potremmo dire che per noi è troppo difficile, non è alla nostra portata. Ma quanti sacrifici e quali sforzi saremmo pronti ad affrontare se qualcuno ci indicasse un modo per arricchirci, o quante fatiche si affrontano per mantenere la forma fisica o la linea, e il Vangelo ci indica una ricchezza ben più grande e duratura e una salute ben più essenziali di quella solo esteriore.

Dice la Scrittura di Samuele: “acquistò autorità perché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Questa fu l’eccezionalità di quel ragazzo, essere docile e obbediente a quello che Dio gli diceva. Così come anche di Pietro il Vangelo ci riferisce le parole: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti.” (Lc 5,5).

Davanti alle storie di queste persone ci chiediamo: Noi davanti a chi siamo docili? A che cosa obbediamo? Ai nostri umori, a quello che ci insegna l’esperienza, a quello che ci spiega la televisione? Nel nostro agire a chi facciamo riferimento, chi sono i testimoni che seguiamo e da cui impariamo a vivere? Proviamo a pensare quando fu l’ultima volta in cui abbiamo pensato: “Faccio così perché è il Signore che me lo suggerisce” e quando invece abbiamo pensato “faccio così perché lo fanno tutti, o perché mi viene più facile e istintivo, perché io sono fatto così”.

Fratelli e sorelle, l’obbedienza a quello che ci viene insegnato nel mondo ci rende disumani, la docilità alla parola del Signore ci preserva umani e vulnerabili davanti ai fratelli. A noi scegliere di chi essere discepoli, su quale parola conformare la nostra vita, i passi di chi calcare ogni giorno. Giovanni indicando Gesù che passa lo chiama “l’agnello di Dio”, lo paragona cioè all’essere più indifeso e mite che esiste, il cucciolo di una pecora. Su questa parola Andrea e l’altro discepolo decidono di seguirlo. La mitezza infinita di Gesù, la sua disarmante umiltà suggerisce a quegli uomini che vale la pena farsi discepoli e seguaci di lui. Anche a noi oggi la Scrittura, come Giovanni, indica Gesù, da questo altare, e ce lo fa vedere come un corpo ferito e sangue versato. Qual è la nostra reazione? Crediamo che valga la pena seguirlo, o  crediamo sia meglio fidarci di qualcuno che ci dia più garanzie e sicurezza del risultato? La garanzia della bontà della via del Signore non può che essere il segno del suo grande volerci bene, fino alla fine, fino all’umiliazione, fino a nascere piccolo e indifeso per stare con noi. Questo è l’unico “argomento” che Gesù conosce per convincerci: non c’è prova dimostrabile né dottrina certa. Ai discepoli che chiedono maggiori dettagli Gesù dice “Venite e vedrete”. Il Vangelo lo si capisce vivendolo, il Signore lo si impara a conoscere seguendolo, il cammino che ci porta a lui si rischiara percorrendolo. È il segreto del cristianesimo, non una dottrina fra le tante né una teoria, ma la vita in compagnia di Gesù.
Preghiere
Signore Gesù che ci chiami a seguirti per trovare la nostra salvezza, fa’ che accogliamo l’invito a percorrere i tuoi passi nella vita di ogni giorno.
Noi ti preghiamo
 
O Cristo Signore che ti sei presentato mite e umile come un agnello, aiutaci a seguirti per divenire anche noi uomini e donne vulnerabili al dolore dei fratelli.
Noi ti preghiamo
 
O Dio che non abbandoni l’umanità sui sentieri che non portano a nulla, ma li raduni sulle tue vie, guida anche noi ad amarti fedelmente e servirti nei fratelli e sorelle.
Noi ti preghiamo
 
O Dio Padre di eterna bontà, fa’ che non spendiamo la nostra vita per ciò che non vale: orgoglio, ricchezza e vani interessi. Aiutaci a seguirti nel cammino dell’umiltà che conduce ad una vita umana e mite.
Noi ti preghiamo

O Cristo pastore della nostra vita, perdona la durezza dei nostri cuori e la piccolezza dei nostri sentimenti. Donaci la forza di rifiutare la normalità delle abitudini, per compiere i gesti e pronunciare le parole del tuo amore.
Noi ti preghiamo
 
Gesù che sei mite e umile di cuore, addolcisci l’animo di chi in queste ore spara e uccide nei luoghi in cui infuriano le guerre. Dai riparo a chi è minacciato di morte, consola i feriti e i sofferenti, ispira sentimenti di perdono e riconciliazione nei cuori di tutti.
Noi ti preghiamo.
 
O Dio che ci raduni nella tua casa per ascoltare la tua Parola e nutrirci del tuo corpo, fa’ che sappiamo uscirne rinnovati. Donaci di essere un segno della tua presenza affettuosa e compassionevole in mezzo alla gente della nostra città.
Noi ti preghiamo
 
O Spirito di sapienza, scendi nella vita di tutti i cristiani del mondo, perché le loro azioni siano ovunque ispirate dal desiderio di affrettare la venuta del tuo regno di pace e di giustizia.
Noi ti preghiamo


Ultimo saluto alla nostra sorella Bianca




Dal Vangelo secondo Matteo 12, 33-42;46-50



In quel tempo Gesù disse alle folle: “Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato".

Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: "Maestro, da te vogliamo vedere un segno".  

Ed egli rispose loro: "Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone! …"

Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: "Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti". Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre".



Commento



Cari fratelli e care sorelle, alcuni uomini importanti chiedono a Gesù un segno: "Maestro, da te vogliamo vedere un segno". In questo tempo che sembra oscurato da una cappa di pessimismo e rassegnazione si sente un gran bisogno di segni di speranza che indichino una via per uscire dalla situazione attuale. La crisi infatti porta a pensare ciascuno a se stesso e a vedere chiuse le strade verso il futuro. È il male del nostro tempo: la mancanza di visione e di fiducia in un futuro migliore che si può costruire e attendere. Per questo siamo ciascuno chini a contemplare noi stessi e a cercare il proprio piccolo sbocco personale. Eppure Gesù non ci lascia senza un segno. A Natale abbiamo ascoltato l’angelo annunciare ai pastori: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". (Lc 2, 10-12)

Il segno c’è: è la presenza umile e semplice di qualcuno che è nato per salvare gli altri e non se stesso. Per questo quell’evento segna una svolta nella storia. È qualcosa di grandioso e di straordinario: il Figlio di Dio è venuto lui stesso a portare la salvezza degli uomini, ma non con il segno del comando e del potere, del successo e della ricchezza, ma nell’umiltà di una vicinanza affettuosa che cerca il bene di chi gli sta difronte.

Bianca aveva imparato nella sua vita a riconoscere questo segno e lo aveva fatto suo. La sua vita è stata quella di una donna semplice, legata alla sua famiglia. Ma noi oggi qui la ricordiamo soprattutto come l’anziana donna che girava instancabile per Terni, e che amava fermarsi in alcuni luoghi, come la Stazione, la Mensa, il bar ACI o la sala Bingo, dove portava sempre un senso di pace e di serenità. Bianca infatti non si imponeva con prepotenza, ma anzi proprio con la sua fragilità, era una donna anziana e malata, e la sua ingenua semplicità conquistava anche i cuori più induriti e scostanti. Bianca accoglieva chiunque, si interessava, si ricordava il nome di ciascuno, chiedeva notizie se non vedeva qualcuno da tempo. Apriva con immediatezza il suo cuore a chi si fermava con lei. Esponeva con semplicità la sua vita, le difficoltà delle giornate passate spesso al freddo, della casa da sistemare e di Gianluca con cui condivideva ogni momento della sua vita e al quale era legata da un amore tenero. Eppure, nonostante le tante difficoltà, non aveva rimpianti né malediceva la durezza che doveva affrontare, sempre pronta a cogliere il lato ironico e divertente della vita, con la felicità di un’esistenza senza nemici o qualcuno con cui prendersela.

Sì, Bianca aveva imparato che nella vita è importante essere un segno per molti, e la sua parola riusciva a placare i cuori e a creare un clima di serenità e speranza. Dice il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi: “La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”.

Veramente la bocca di Bianca parlava traendo le parole da un cuore pieno di disponibilità a voler bene, e la lezione che aveva tratto dalla sua lunga vita era stata che non bisogna lasciare spazio all’indurimento e alla diffidenza, ma anzi, bisogna affrontare le difficoltà sempre cogliendo il lato positivo delle persone e delle situazioni, gli aspetti divertenti, i motivi per dire bene di ciascuno, sollevando gli animi dalla tristezza e dallo sconforto. Mai le sue parole erano ostili o dette per fare male o per attrarre l’attenzione su di sé e ottenere un vantaggio. Il suo non era mai il parlare “vano” che condanna il Vangelo e del quale gli uomini “dovranno rendere conto nel giorno del giudizio”, perché aumenta il peso della divisione e dell’incomprensione fra gli uomini.

Veramente allora Bianca sapeva essere un segno, come Gesù lo fu nella mangiatoia per i pastori e per i magi. Il segno che è possibile voler bene anche dove la vita porta naturalmente a indurire il cuore, dove è facile frasi prendere dal desiderio di prevalere sugli altri e di avvantaggiarsi a loro danno. E quanto è facile vivere così per strada, e quando le risorse sono poche e bisogna condividerle con gli altri!

Anche a noi che oggi siamo qui per ricordarla Bianca indica allora un modo con cui essere un segno di pace e di speranza lì dove siamo, per le strade, nelle case, a lavoro: credere che la nostra parola può cercare il bene e trovarlo in ognuno, anche nel più disprezzato e  meno nobile, anche nello sconosciuto e in chi non ci è benevolo, anche dove il buon senso sembra dire che è impossibile trovare qualcosa di buono. È questo il “segno di Giona” che Gesù promette di dare a chi gli chiede un segno. È cioè il segno della sua resurrezione, della vita che è più forte del male e della morte, del bene che prevale anche nelle situazioni in cui sembra non esserci posto per esso. Ovunque e sempre possiamo essere ciascuno di noi quella mangiatoia in cui far nascere questo segno, cioè l’umiltà di un cuore innocente e puro, come quello di Bianca.

Così facendo lei è diventata la madre di tanti. Non solo di Gianluca a cui voleva così bene, ma di tutti quelli che si erano avvicinati a lei e ne erano rimasti colpiti dal tratto dolce e rasserenante. Tanti infatti venendo a sapere della sua morte improvvisa hanno detto: “Per me era come una madre”. Sì Bianca è stata madre per tanti perché ha saputo farsi figlia e discepola del Signore, fino a divenire come lui segno di speranza e di bene nel mondo. “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre” dice Gesù a chi vuole rivendicare il diritto di averlo per sé. Bianca ha compiuto la volontà del Padre che è voler bene, sempre e con chiunque, anche nelle situazioni più difficili, e così facendo non solo è stata madre e sorella per tanti, ma ha suscitato attorno a sé e a chi gli era legato una vera famiglia, unita non dai vincoli fragili del sangue, ma da quelli ben più saldi dell’amore di Dio. Ed oggi noi tutti che ci siamo riuniti accanto a lei ci riconosciamo parte di questa famiglia. Strana famiglia, fatta di poveri e di ricchi, di gente sola e di gruppi, di buoni e di cattivi, di sapienti e di ignoranti, di peccatori e gente semplice. È una famiglia che ci raccoglie insieme e ci rende non più soli e arrabbiati, spaventati e tristi. È una famiglia che ci fa vedere in chi è accanto un volto familiare a cui ci lega l’affetto, non un estraneo né un rivale o un nemico. Essere membri di questa famiglia ci fa essere migliori, rappacificati e pronti ad aiutarci.

È quello che ha vissuto Bianca imitando con la sua vita Gesù ed è l’eredità che lascia a ciascuno di noi. Non disperdiamoci nella solitudine ciascuno del proprio cammino individuale o, peggio, nell’aggressività e rivalità. Il Signore ci ha unito, anche attraverso il segno potente del suo amore che è stata Bianca, non disperdiamo ciò che Dio ha raccolto e restiamo uniti e amici, come lei ci ha considerati per prima. Saremo anche noi segno di speranza in un tempo buio e via per incontrare quel Signore che a Natale si è fatto piccolo e povero per restare sempre con noi.


Battesimo del Signore




Dal libro del profeta Isaia 55, 1-11

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d'Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:  non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».



Is 12,2-6 - Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

 Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime.

 Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d'Israele.
 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 5, 1-9

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. 


Alleluia, alleluia, alleluia.
Ecco l'agnello di Dio,
colui che toglie il peccato del mondo!
Alleluia, alleluia, alleluia.



Dal vangelo secondo Marco 1, 4-11

In quel tempo si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».



Commento

Cari fratelli e care sorelle, usciamo da un periodo di feste che tradizionalmente accompagna la fine di un anno e l’inizio di quello che segue. Spesso è un tempo affollato di incontri e festeggiamenti con familiari ed amici e non è difficile uscire da questo periodo un po’ frastornati e confusi. L’atmosfera di festa consumista che pervade le città fa sì che siamo assorbiti in un vortice di attività ed impegni dal quale è facile uscire disorientati. Riprende la vita di tutti i giorni con i suoi ritmi consueti, e cosa resta del Natale?

È facile infatti che, nella confusione delle feste, vada perduto proprio ciò che è il motivo della festa, e cioè la notizia della nascita di Gesù. Nella notte di Natale infatti ci è stata comunicata una notizia sconvolgente nella sua portata: Dio si è fatto così vicino a noi, tanto da poter essere incontrato, ascoltato, visto da ogni uomo!

Oggi dunque, domenica che conclude questo tempo di Natale ci vogliamo fermare un po’ per raccoglierci ed ascoltare di nuovo e con più attenzione questa notizia. È importante fermarsi ad ascoltare! La nostra è una civiltà materiale e dà il valore più grande al fare. Per questo anche il Natale da festa in cui ricevere un annuncio si è trasformata in festa del fare, piena di affanno e confusione. Molto opportunamente quindi Dio, per bocca del profeta Isaia, in apertura di questa liturgia ci invita all’ascolto: “Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” L’ascolto dà vita, ci dice Dio, l’ascolto è il cibo nutriente e buono che sostiene e fa crescere la nostra vita. Il cristiano infatti è innanzitutto il figlio di una Parola che si è fatta carne, il discepolo di una buona notizia che gli è stata comunicata, il Vangelo. L’ascolto, più che l’agire, viene prima ed è la cosa più importante. Dall’ascolto nasce la vita. Dio è accorato quando dice: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?” Sì, spesso noi rischiamo di spendere la nostra vita alla rincorsa di un nutrimento che non ci può saziare, ciò che non è pane. E non è forse questa la sensazione che ci ritroviamo in fondo al cuore alla fine di queste feste, quando si spengono le luci, si ripongono gli addobbi e ritorna la normalità quotidiana. Non sentiamo forse un senso di vuoto e di smarrimento? L’euforia è passata, la festa si è conclusa, cosa ne rimane?

La Parola di Dio invece quando viene ascoltata e conservata nel cuore lascia il segno di una vita nuova e frutti abbondanti. Prosegue infatti il profeta: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:  non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata”.

Ed ecco, a Natale la Parola di Dio è discesa fra di noi, ciascuno la può vedere e ascoltare poiché si è fatta carne, parla con voce umana e agisce con potenza. Non lascia niente come prima in chi la ascolta, nutre la vita profonda e rafforza i cuori incerti e dubbiosi. Ci rende capaci di decisioni forti e di perseverare nel fare il bene. Chi non ascolta è invece in balia del vento degli umori, si lascia trascinare dalle abitudini, è vittima del capriccio delle mode, segue la corrente senza capire e senza sapere cosa vuole, è vuoto di senso, non sa dire parole vere e profonde, rimane sgomento davanti agli ostacoli della vita, è prigioniero della paura e disorientato nel buio della vita.

Ieri, festa dell’Epifania del Signore, dicevamo che solo i magi si accorgono della stella sorta in cielo, perché sono uomini non sazi e soddisfatti di ciò che sanno e hanno, ma vivono in ricerca del senso vero della vita. Seguendo la stella lo trovano e trovano in sé i tesori preziosi della loro vita che offrono ad un bambino piccolo e indifeso. Il Vangelo è quella stella che guida anche noi ad incontrare la Parola bambina, semplice e indifesa, che si manifesta nell’umiltà. Ascoltiamola con l’ingenuità e l’entusiasmo dei magi che lasciarono tutto per lasciarsi condurre lontano e trovare il Salvatore del mondo. Non ci sentiamo già sazi e sapienti e l’ascolto della parola ci darà la vita che non finisce.

Oggi la parola di Dio ci mostra Gesù che come primo gesto pubblico si manifesta a Giovanni battista chinando il capo per farsi battezzare. La sua umiltà fa squarciare i cieli e sprigiona la potenza di Dio che esprime la sua gioia per l’inizio della vita pubblica di Gesù in mezzo agli uomini.

Accogliamo anche noi l’invito a farci servitori umili del volere di bene di Dio e il cielo denso di nubi sulla nostra terra si squarcerà lasciando passare la potenza di un Dio che esprime la sua gioia di stare in mezzo a noi. È la gioia del Natale, è la gioia che condivisero i pastori al vedere Dio umile e vicino a loro, è la gioia dei magi che tornarono a casa per una strada diversa, perché la loro vita non era più la stessa. Sia anche la nostra gioia, perché tornando dopo le feste alle nostre occupazioni di sempre viviamo pieni della gioia di avere ascoltato e visto Dio farsi piccolo per restarci vicino.

 
Preghiere

O Cristo Gesù che chinasti umilmente il capo per ricevere il battesimo da Giovanni, aiutaci a vivere senza orgoglio e vanagloria. Fa’ che la nostra vita segua il tuo esempio, tu che sei mite e umile di cuore.Noi ti preghiamo

O Signore, fa’ che sappiamo seguire Giovanni sulla via dell’umiltà. Insegnaci a non fare strada a noi stessi ma agli altri e a preparare un futuro migliore per tutti quelli che ne hanno più bisogno.
Noi ti preghiamo

Dio nostro Padre, anche se è difficile ammetterlo, abbiamo sempre bisogno del tuo perdono. Aiutaci a riconoscere il peccato della nostra vita e a tornare da te per cercare misericordia e riconciliazione. Facci dono di uno spirito sincero di conversione.
Noi ti preghiamo

Come le folle di Gerusalemme, aiutaci o Signore a riconoscere nella piccolezza i luoghi in cui tu apri il cielo e ti fai vicino. Fa’ che ti cerchiamo non nell’ orgoglio della potenza o nella grandezza delle parole, ma nella mitezza pacifica e umile.
Noi ti preghiamo

Signore Gesù che sei la Parola fatta carne, insegnaci ad ascoltarti sempre con cuore disponibile e aperto, perché sia riempito dalla potenza del tuo amore e ci dia la vita che non finisce.
Noi ti preghiamo

O Spirito santo che sei l’amore del Padre, scendi nei nostri cuori ed insegnaci  a vivere come Dio vuole. Donaci le parole e i gesti buoni, mostraci le vie della pace e del perdono, indicaci le mete di bene per cui vale la pena spendere la vita.
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Padre santo di accogliere e proteggere tutti quelli che sono nel bisogno e nel dolore. In modo particolare ti invochiamo perché scenda la pace in Nigeria e ovunque gli uomini sono colpiti per la loro fede in te.
Noi ti preghiamo

Signore Gesù, Figlio unigenito che hai accettato di nascere sulla terra e vivere per salvare tutti, insegna a ciascuno di noi a spendere energie e capacità nel mostrare la via che conduce a te. Fa’ che ogni uomo possa presto ascoltare la tua Parola e sia aiutato a metterla in pratica.
Noi ti preghiamo