giovedì 15 marzo 2012

III domenica del tempo di Quaresima




Dal libro dell'Esodo 20, 1-17

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».



Salmo 18 - Signore, tu hai parole di vita eterna.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.


Dalla prima lettera di Paolo apostolo ai Corinzi 1,22-25

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.



Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!


Dal vangelo secondo Giovanni 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.



Commento

Cari fratelli e care sorelle, dice l’evangelista Giovanni che “Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”. Anche noi ci troviamo nel tempo che precede immediatamente la Pasqua, in questa Quaresima tempo benedetto, e in compagnia di Gesù ci avviamo verso Gerusalemme per essere testimoni degli avvenimenti straordinari che vi accadranno: la passione, la morte e la resurrezione di Gesù. C’è bisogno di camminare per arrivare a Gerusalemme: non è casa nostra né la nostra vita di sempre. Per questo siamo qui, per farci indicare la via da Gesù, per seguirlo. E non basta essere venuti fino a qui, in chiesa: questo è il punto di partenza verso Gerusalemme, non di arrivo. Da qui, dopo aver ascoltato la Parola di Dio ogni domenica, partiamo per incamminarci durante la settimana verso la Gerusalemme che è la vita nuova in compagnia di Cristo.

Questa settimana la liturgia ci fa riascoltare le dieci parole che Dio comunicò agli uomini come i comandamenti essenziali da rispettare. Sono leggi che ci chiedono di “non” fare qualcosa:  Non avere altri dèi … Non farsi idoli … Non pronunciare invano il nome del Signore … Non uccidere … Non commettere adulterio … Non rubare ... Non pronunciare falsa testimonianza …  Non desiderare la casa del tuo prossimo … Non desiderare la moglie del prossimo”. Sono il tentativo di Dio di ripulire la vita degli uomini dai cumuli di inimicizia, di violenza, di egoismo, di falsità, ecc… che la ingombrano. Sgombrare la propria vita dal male che la occupa è infatti il primo passo per far sì che Dio trovi un posto libero in cui entrare e fermarsi. E’ quello che vollero fare a Gerusalemme Salomone e i padri di Israele costruendo al centro della città un Tempio, spazio in cui Dio potesse risiedere e far sì che gli uomini potessero vivere in sua compagnia, in uno spazio pulito, libero dai cumuli dal male.

E’ quello che, onestamente, anche noi cerchiamo di fare nella nostra vita: non compiere azioni malvagie, non mentire, non uccidere, ecc…

Ma oggi, davanti all’episodio di Gesù che caccia i mercanti dal tempio, ci chiediamo: basta non compiere azioni malvagie per tenere sgombra la vita dal male?

Il Signore, abbiamo ascoltato, giungendo nel Tempio di Gerusalemme lo trovò invaso di mercanti e cambiavalute, gente che compiva piccoli commerci. Non erano ladri né truffatori, non andavano contro i comandamenti di Dio, erano persone che cercavano di guadagnarsi la vita onestamente. Non avevano messo su traffici disonesti, non facevano cose scandalose, semplicemente commerciavano. Anzi potremmo dire che facevano cose utili, offrendo a chi veniva da lontano la possibilità di acquistare sul posto ciò che serviva per presentare le offerte ai sacerdoti del tempio.

Che male c’era?

Gesù però scaccia quei piccoli commercianti perché non tollera che lo spazio tenuto sgombro proprio per far posto all’incontro con Dio venga occupato dal mercato. Ma cosa c’è di male nel mercato? È un modo onesto di guadagnarsi da vivere. Sì certo, Gesù non nega in assoluto la possibilità di commerciare e fare mercato, ma vuole affermare che c’è bisogno nella vita di ogni uomo di uno spazio libero per incontrare Dio e restare con lui, e questo posto è lo spazio della gratuità. L’amore di Dio è gratuito, donato senza chiedere nulla in cambio, niente da parte nostra lo potrà mai ripagare o meritare, e Dio lo incontriamo solo se viviamo questa stessa gratuità, il dono senza chiedere in cambio, la generosità che non cerca il guadagno ed è disposta anche a rimetterci del proprio.

Fratelli e sorelle, quello che accadde al Tempio non avviene forse abitualmente anche nella nostra vita? Lo spazio che ci preoccupiamo di tenere sgombero dalle azioni malvagie, osservando i precetti del decalogo, viene occupato dal commercio. Sì, noi commerciamo, dando la nostra attenzione in cambio del ricevere altrettanto, valutando se c’è convenienza a essere amici di qualcuno, facendo qualcosa per qualcuno purché questo ci procuri non dico un guadagno, ma almeno un contraccambio. Se non c’è un’utilità per me perché dovrei darmi da fare? Se non siamo in obbligo o in debito, perché dovremmo concedere qualcosa a qualcuno? Se il prezzo da pagare per un’azione non è ragionevole, perché dovremmo rischiare?

È la logica del mercato, il commercio che quotidianamente facciamo della nostra vita. Anche i nostri commerci, come quelli del tempio, sono onesti: chiediamo il giusto prezzo in cambio senza pretendere più di ciò che è corretto, valutiamo ragionevolmente se vale la pena uno scambio per non rimetterci. Non siamo speculatori o profittatori, ma solo oculati e onesti commercianti.

Gesù proprio questo contesta: lo spazio della nostra vita, è così occupato dal commercio e dallo scambio che non c’è più posto per la gratuità che è l’amore di Dio. Anzi, tanta generosità disinteressata suscita sospetti e diffidenze: che non nasconda un inganno? Sì a volte l’amore di Dio ci suscita diffidenza e paura e lo rifiutiamo, come qualcosa di eccessivo e per questo rischioso.

Cari fratelli e care sorelle chiediamoci oggi, davanti a questo vangelo, Gesù che viene oggi come trova la nostra vita? C’è spazio per qualcosa di gratuito, o è tutto ingombro di onesti scambi per guadagnare?

La gratuità ci fa paura: temiamo di perdere tutto e di restare, alla fine, senza niente. Per questo fin da piccoli siamo stati abituati a impostare i nostri rapporti e affetti ad un sano e onesto senso del commercio: io ti sono amico, se tu fai altrettanto; io ti do il mio aiuto, se tu mi assicuri il tuo; che male c’è, è un’onesta preoccupazione, meglio far bene il proprio interesse, per non rischiare di fare la fine di Gesù: solo, abbandonato, tradito, lui che aveva beneficato tanti; messo a morte, lui che aveva ridato la vita a tanti senza chiedere niente in cambio.

Gesù oggi sferza la nostra vita con le cordicelle della sua frusta. Il suo amore gratuito è infatti dolorosa e penetrante come una frusta sulle spalle di chi fa commercio e fa andare a gambe all’aria le bancarelle dei nostri onesti scambi meschini. La sua generosità che nulla chiede in cambio rovescia le monetine con cui teniamo il conto dei nostri meritati crediti nei confronti degli altri. La passione del suo volerci bene per primo fa cadere a terra la mercanzia che noi cercavamo di piazzare convenientemente.

A noi oggi decidere cosa fare: chinarci a raccogliere le monetine, a raccattare le mercanzia e riaprire la bancarella più in là, al sicuro, oppure lasciar perdere questo modo di ragionare, farsi prendere dalla passione di Gesù, goderci la libertà di quell’amore donato gratuitamente in quel bel tempio liberato dalla logica del mercato?

Tanti a vedere Gesù fare così si scandalizzano, lo deridono come un pazzo. E’ quello che facciamo noi quando vediamo qualcuno dare senza chiedere nulla in cambio, lo indichiamo come uno sciocco e un imprudente. Quelli chiedono a Gesù: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” Non sanno fare altro che mercanteggiare uno scambio: perché noi ti diamo ragione cosa ci dai in cambio? La loro vita è deformata, non capiscono ormai più altro che ciò che risponde alla logica del commercio.

Anche a noi resta difficile uscire dalla logica del commercio e abbracciare la gratuità di Gesù. In questo tempo benedetto di Quaresima sforziamoci però di impararla. Il Signore ci aiuterà, a Pasqua, a rafforzare questo nuovo modo di vivere, se oggi cominciamo a farlo nostro. Così avvenne ai discepoli, i quali: “Quando poi fu risuscitato dai morti, … si ricordarono … e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”. Come pellegrini verso Gerusalemme prepariamo il nostro cuore perché anche noi a Pasqua ci ricordiamo delle sue parole e crediamo alla Scrittura che ci indica la gratuità dell’amore di Gesù.

Riceveremo così il dono senza prezzo della vita che non finisce. Nessun commercio infatti, anche il più vantaggioso, potrà mai farcela guadagnare.

 

Preghiere

O Dio che doni tutto te stesso senza chiedere nulla in cambio, aiutaci a uscire dalla logica del mercato per abbracciare la gratuità del voler bene a tutti senza interesse .
Noi ti preghiamo

Padre buono, aiutaci a tenere la nostra vita sgombra dalle rivendicazioni, dal conto dei crediti e dei debiti, dalla recriminazione, per essere liberi di voler bene sempre e a tutti, come Gesù ha fatto con noi.
Noi ti preghiamo

O Cristo Gesù sostienici in questo tempo di Quaresima perché ci prepariamo fin da adesso a seguirti fino all’ora difficile della passione. Fa’ che non prevalgano le nostre paure e i vani interessi ma sappiamo accompagnarti con fedeltà fin sotto la croce.
Noi ti preghiamo

Ti ringraziamo Signore per la forza che ci doni per vincere il male, ogni volta che ci si presenta l’occasione di compierlo. Guida i nostri passi sulle vie della generosità e dell’amore per compiere il bene che tu prepari per ciascuno.
Noi ti preghiamo

O Padre di eterna bontà, dona la pace al mondo intero. Per tutti i Paesi del mondo, perché nessuno muoia e soffra più per la guerra e la violenza.
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo, o Signore, accompagna l’umanità a riscoprire in questo tempo di crisi economica la solidarietà generosa che guarisce dall’ingiustizia.
Noi ti preghiamo.

Signore ti preghiamo per tutti i malati, per i tribolati, per chi è nel dolore. Sostienili nel tuo amore e dona sollievo nella sofferenza. Suscita accanto a chi sta male un angelo di consolazione.
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Signore per tutte le comunità cristiane disperse nel mondo che vivono e annunciano il vangelo. Dona loro la forza del tuo Spirito perché le loro parole e azioni conducano tanti ad incontrarti risorto.
Noi ti preghiamo





martedì 6 marzo 2012

Preghiera nel tempo di Quaresima


Baruc 2, 11-32

Ora, Signore, Dio d'Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo dall'Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome, qual è oggi, noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. Allontana da noi la tua collera, perché siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi. Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati, perché tutta la terra sappia che tu sei il Signore, nostro Dio, e che il tuo nome è stato invocato su Israele e sulla sua stirpe. Apri, Signore, i tuoi occhi e guarda: perché non i morti che sono negli inferi, il cui spirito se n'è andato dalle loro viscere, daranno gloria e giustizia al Signore, ma l'anima colma di afflizione, chi cammina curvo e spossato, e gli occhi languenti e l'anima affamata, ti renderanno gloria e giustizia, Signore. … Noi non abbiamo dato ascolto al tuo invito a servire il re di Babilonia, perciò tu hai eseguito le parole che avevi detto per mezzo dei tuoi servi, i profeti, e cioè che le ossa dei nostri re e dei nostri padri sarebbero state rimosse dal loro posto. Ed eccole abbandonate al calore del giorno e al gelo della notte. Essi sono morti fra atroci dolori, di fame, di spada e di peste; la casa su cui è stato invocato il tuo nome, tu l'hai ridotta nello stato in cui oggi si trova, per la malvagità della casa d'Israele e di Giuda. Tuttavia tu hai agito verso di noi, Signore, nostro Dio, secondo tutta la tua bontà e secondo tutta la tua grande misericordia, come avevi detto per mezzo del tuo servo Mosè, quando gli ordinasti di scrivere la tua legge davanti ai figli d'Israele, dicendo: "Se voi non darete ascolto alla mia voce, certo, questa moltitudine grande e numerosa sarà resa piccola tra le nazioni fra le quali io la disperderò; poiché io so che non mi ascolteranno, perché è un popolo di dura cervìce. Però nella terra del loro esilio rientreranno in se stessi e riconosceranno che io sono il Signore, loro Dio. Darò loro un cuore e orecchi che ascoltino; nella terra del loro esilio mi loderanno e si ricorderanno del mio nome”.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, in questo tempo di Quaresima camminiamo in compagnia della Scrittura che ci guida a riflettere su di noi e su cosa vogliamo fare della nostra vita. Non è inutile fermarsi a riflettere, come facciamo abitualmente nel nostro appuntamento di preghiera. Molti infatti ritengono che sia più importante agire, darsi da fare, essere impegnati e la sosta in compagnia della Scrittura sembra loro tempo perso. Ma quante ore ogni giorno perdiamo senza problemi in cose inutili! Ma la compagnia del Signore che parla ci crea imbarazzo, fastidio, perché mette a nudo alcuni aspetti della nostra vita che non vogliamo riconoscere o ci invita ad assumere atteggiamenti e modi di fare che non siamo disposti ad accogliere.

In modo particolare oggi la Parola del profeta Baruc ci suggerisce, attraverso l’esperienza del popolo di Israele, il cammino del ritorno a Dio. La vita infatti facilmente ci porta ad allontanarci ciascuno sulla propria strada. Pensieri, recriminazioni, l’orgoglio, un senso altro di se stessi ci fanno infatti spesso ritenere che non ci serve di restare fedeli alla strada che il Signore traccia e che abbiamo le capacità e le risorse per camminare per conto nostro.

È quando rifiutiamo di lottare per plasmare la nostra umanità scontrosa o antipatica perché possa incontrare con simpatia il fratello e vivere con gioia l’accoglienza a chi ci si fa incontro.

Oppure è la durezza di cuore che si ammanta di senso pratico, realismo per cui l’indifferenza e la mancanza di pietà si giustificano come atteggiamenti di chi la sa lunga.

A volte ci riteniamo non all’altezza, come se dovesse essere sempre qualcun altro a fare, a dire, a prendere l’iniziativa e noi siamo sempre giustificati per la nostra poca attenzione e il nostro poco tenerci.

Insomma spesso i nostri passi si incamminano in strade che ci facciamo da soli scegliendo alla luce della sapienza del mondo che ci troviamo naturalmente dentro. Ma dove conducono questi cammini? “siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi”dice Baruc.  Sì, ci siamo dispersi ciascuno seguendo il proprio cammino!

Ma Israele ascolta il grido della voce di Dio che si fa strada nei cuori pentiti e si rivolge a lui con animo umile e pentito: “noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. Allontana da noi la tua collera, ... Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati”. È un grido accorato di chi si rende conto che il cammino del seguire se stessi ci allontana da Dio e dai fratelli e mette in pericolo il nostro futuro.

È la domanda della Quaresima: non posso giocare con la mia vita, è troppo importante per affidarne il destino al caso del mio istinto naturale, al capriccio del mio carattere, o all’indurimento del cuore. All’uomo che si pone con sincerità questa domanda la Quaresima insegna l’atteggiamento giusto: “l'anima colma di afflizione, chi cammina curvo e spossato, e gli occhi languenti e l'anima affamata, ti renderanno gloria e giustizia, Signore.

È l’afflizione di chi si fa colpire dal dolore altrui e non indurisce il cuore chiudendolo alle domande di chi è nel bisogno.

È l’umiltà di chi non sta davanti a Dio con l’atteggiamento dell’orgoglioso, pieno di sé e appagato dalla sapienza accumulata, ma sa abbassarsi per ricolmarsi della sapienza nuova e vera del Vangelo.

È la visione di chi ha occhi desiderosi di contemplare la bellezza della vita del Vangelo, la realizzazione di quel sogno che la Parola di Dio ci fa sperare di umanità pacifiche e miti, di cuori inteneriti e sensibili, di mani generose e pronte ad aiutare senza giudicare e condannare.

È la fame di bene per gli altri, di pace per chi è nel conflitto, di misericordia per sciogliere i grumi di peccato nei petti di chi fa il male, di giustizia, come ricordano le Beatitudini, di vita eterna e non effimera e inutile.

Sono gli atteggiamenti che la Quaresima ci invita a fare nostri, facendoci ascoltatori docili della Parola di Dio. Così saremo in grado di contemplare la gloria di Dio che è la Resurrezione del Signore.

Fratelli e sorelle, se non accettiamo di incamminarci in questo tempo di Quaresima sulla via del cambiamento della vita e del pentimento non giungeremo mai a incontrare Cristo Risorto. Ci sembrerà un fantasma, come agli apostoli sul mar di Galilea, o un contadino qualunque, come a Maddalena nell’alba della Resurrezione.

Viviamo stranieri a noi stessi in questo tempo di Quaresima, viviamo come esiliati dalla terra del nostro solito modo di essere e di fare, e riscopriremo la bellezza di affidarci ad una sapienza non nostra ma che Dio stesso ci dona dalla sua bocca. Dice Baruc “nella terra del loro esilio rientreranno in se stessi e riconosceranno che io sono il Signore, loro Dio. Darò loro un cuore e orecchi che ascoltino; nella terra del loro esilio mi loderanno e si ricorderanno del mio nome”.

Sì, nella terra del nostro esilio da noi stessi rientriamo in noi stessi, riconosciamo la vacuità dei nostri cammini dispersi verso il nulla, riconosciamo la signoria di un Dio buono che ci guida e incammina verso la vita piena e avremo un cuore e orecchi capaci di ascoltare la Parola e viverla salvando se stessi e tanti attorno a noi.

lunedì 5 marzo 2012

II domenica di Quaresima


Dal libro della Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».



Salmo 115 - Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,31b-34

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!



Lode a te, o Signore, Re di eterna gloria
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode a te, o Signore, Re di eterna gloria



Dal vangelo secondo Marco 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Commento

Il libro della Genesi ci presenta la figura di Abramo, un pastore che vagava per le steppe e i deserti del Medio oriente con la sua famiglia e il gregge da cui traeva sostentamento per sé e per i suoi.  Con difficoltà riusciamo ad immaginare cosa poteva significare una tale esistenza, nomade in mezzo a terre inospitali e straniere. Possiamo forse fare un parallelo pensando ai senza casa che vagano per le vie delle città, o ai migranti che affrontano viaggi pericolosi per sfuggire alla morte. La sua vita era legata alla possibilità di trovare pascoli per il suo gregge, e mille pericoli erano sempre in agguato a minacciarlo: la malattia, oppure la carestia significavano morte sicura, ma anche semplicemente incontrare sulla strada qualcuno più forte di lui voleva dire essere ucciso assieme alla sua famiglia o essere derubato di tutti i suoi averi.

Abramo ha ben chiara la precarietà della sua esistenza tanto che afferma, rivolgendosi al Signore: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere...” (Gn 18, 27). Queste parole potrebbero essere le parole di ogni uomo. Siamo tutti cenere e polvere, e il rito del mercoledì delle ceneri che apre la Quaresima ce lo ricorda bene, anche se oggi ben maggiori sicurezze ci garantiscono un futuro meno incerto. Sì, è questa la coscienza che il tempo di Quaresima vuole aiutarci ad assumere come nostra, perché è la più vera, ma noi facciamo tanta fatica ad accettarla. Anzi spesso la rifiutiamo, preferendo l’illusione di una forza e un’autosufficienza che talvolta non si arrende nemmeno di fronte all’evidenza del contrario.  

In questa situazione di precarietà estrema, abbiamo sentito come l’angelo stende su Abramo la benedizione di Dio che gli promette un futuro di sicurezza e di prosperità: “ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra”.

E’ per Abramo la garanzia di un futuro felice, senza preoccupazioni per l’esistenza sua e della sua famiglia, senza dover dipendere dal caso e dalla fortuna, senza dover temere  minacce e pericoli. E’ la benedizione che vorremmo Dio facesse scendere su ciascuno di noi: non doverci preoccupare degli assalti della vita, non dover fronteggiare le onde del male che come una marea sembrano salire minacciose contro di noi, sotto l’aspetto della malattia, della precarietà e della crisi economica, delle delusioni affettive, della depressione, della solitudine, della violenza diffusa, dei rischi per i nostri cari.

Ci chiediamo: come ha fatto Abramo a meritare una tale benedizione?

Come possiamo anche noi far parte della discendenza di Abramo ed essere eredi con lui della benedizione di Dio?

L’angelo dice chiaramente la ragione del compiacimento di Dio e della benedizione: “perché tu hai obbedito alla mia voce”. Sì, Abramo non ha avuto dubbi quando Dio gli ha chiesto di compiere un gesto così estremo ed incomprensibile come offrire in sacrificio il suo unico figlio. Sicuramente avrà ritenuto assurda questa richiesta, non ne capiva il senso e avrà avvertito un moto di rifiuto istintivo; eppure ha accolto la volontà di Dio come la cosa da fare, anche senza capire e senza sapere perché, per fiducia in lui.

Quante volte le richieste del Signore ci appaiono insensate, Pensiamo al famoso detto: “io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra” (Mt 5,39); ci sembra un pericolosa dimostrazione di debolezza davanti alla violenza altrui; “C’è più gioia nel dare che ne ricevere  (At 20,35); la nostra esperienza quotidiana ci dimostra sempre il contrario; “Beati i miti…; beati i misericordiosi…; beati gli afflitti…; beati i poveri…” (Mt 5); chi di noi in fondo al cuore non crede fermamente il contrario, che è beato chi prevale e non chi soccombe, chi emerge e non chi resta indietro, chi gode e non chi è nella privazione, ecc…? E così via, si potrebbero fare altri mille esempi.

Molti degli inviti di Dio ci sembrano cose insensate, anzi ancora di più: cose che ci chiedono di rinnegare ciò che di più vero e sacrosanto abbiamo nella vita. Il nostro figlio primogenito è il nostro modo di pensare e di essere, le nostre certezze, ciò che abbiamo di più vero e fondamentale: le nostre convinzioni più radicate, quello che ci sembra più intimamente nostro, la nostra indole e carattere, le nostre abitudini e reazioni istintive.

Eppure Abramo non esitò a sacrificare il suo figlio, ed ebbe fiducia che obbedire ad una richiesta del Signore, per quanto incomprensibile, non poteva che essere una scelta per il suo bene.

Così è di noi, ogni volta che accettiamo di sacrificare ciò che ci sembra essere carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, come un figlio per obbedire ad un volere che non capiamo: riceviamo il centuplo in vita benedetta, sicurezza e pace per noi e per chi ci sta a cuore.

Infatti la storia ci dimostra come la richiesta di Dio ad Abramo non era certo per avere la vita del figlio, ma per rafforzare la fiducia del patriarca in lui.

Il male ci tenta offrendoci cose apparentemente molto sensate, e chiedendoci in cambio sacrifici anche pesanti, ma che ci rendono peggiori e ci ingannano.

Dio ci mette alla prova chiedendoci cose che apparentemente ci sembrano assurde, ma che in realtà si rivelano per essere una benedizione.

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo noi la fiducia di fare la volontà di Dio, anche senza comprenderne immediatamente il senso?

Abramo possiamo dire che quasi non aveva scelta: nella precarietà della sua vita assicurarsi la protezione di Dio gli era indispensabile per la sopravvivenza, pensare di potersi permettere di fare a meno di un alleato cosi potente sarebbe stato folle. Ma noi abbiamo tutto, non abbiamo bisogno di niente e di nessuno, è  facile credere che non abbiamo bisogno nemmeno della benedizione di Dio.

La Quaresima ci invita a riscoprire la precarietà di una vita in balia del male. Tanto spesso noi la affidiamo alla ripetizione delle abitudini che rassicurano o alla forza dell’imporsi con arroganza, come queste fossero le certezze più sicure.

Se riscopriamo la nostra fragilità umana sentiremo il bisogno di invocare la benedizione che Dio ci manifesti la sua volontà per la nostra vita, affinché noi possiamo compierla. E’ questa la roccia della nostra vita, la sicurezza di ogni esistenza.

Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” disse lo Spirito al momento della trasfigurazione di Gesù sulla montagna. La Quaresima ci da lo stesso consiglio: ascolta l’invito del Signore, figlio di Dio, cerca la sua volontà per poterla seguire, perché la sua benedizione ci accompagni ogni giorno della nostra vita.





Preghiere


O Signore manifestaci la tua volontà perché possiamo compierla. Aiutaci a non disprezzarla come qualcosa di insensato o troppo difficile, e ad accoglierla come il consiglio di un padre buono.
Noi ti preghiamo

O Padre misericordioso perdona quando le nostre vie si allontanano da te. Accoglici pentiti in questa Quaresima in cui scopriamo il nostro bisogno di essere guidati e amati dalla tua bontà
Noi ti preghiamo

Padre ti preghiamo per quanti operano il male e agiscono con violenza e ingiustizia. Fa’ che il loro cuore possa tornare umano e riscoprano la bellezza di essere figli della pace che ci doni.
Noi ti preghiamo

Accogli o Dio nel tuo amore tutti coloro che muoiono invocando la tua misericordia, consola chi è solo e dimenticato nel momento del dolore, sostieni chi è disperso nei pensieri del proprio cuore, perché trovi presto la via che conduce  a te.
Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Signore, trasfigura le nostre esistenze rendendole simili alla bellezza della tua gloria. Donaci la grazia di non dimenticare mai la gioia dello stare in tua compagnia.
Noi ti preghiamo

O Cristo che ti prepari col digiuno e la penitenza ad affrontare la prova della passione e della morte, fa’ che sappiamo restarti vicini in questo tempo di Quaresima, meditando la tua Parola e vivendo la carità con i fratelli, specialmente i più bisognosi.
Noi ti preghiamo.

Proteggi o Dio onnipotente tutti i tuoi figli che sono nel pericolo. Dona la grazia del perdono a quanti ti invocano, guarisci i malati, salva i perseguitati, dai ristoro a chi soffre per l’ingiustizia e la violenza.
Noi ti preghiamo

O Signore ti ringraziamo ancora una volta per il dono della fede che ci fa gustare la gioia di essere tuoi figli. Fa che per nessun motivo dimentichiamo il nostro bisogno di restarti vicino e di legarci ai nostri fratelli e sorelle.
Noi ti preghiamo

domenica 26 febbraio 2012

I domenica di Quaresima



Dal libro della Gènesi 9,8-15

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».


Salmo 24 - Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

 
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3,18-22

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.


Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Signore, re di eterna gloria!

Dal vangelo secondo Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».


Commento

Cari fratelli e care sorelle, si è aperto mercoledì con il segno delle ceneri il tempo di Quaresima di cui oggi celebriamo la prima liturgia domenicale. In queste settimane che ci preparano alla Pasqua siamo chiamati a riflettere con serietà su cosa vogliamo fare della nostra vita. Infatti questo è il significato di questo tempo. Non è, di per sé, un tempo triste, perché si avvia ad incontrare la gioia della Resurrezione di Cristo, ma è un tempo utile a considerare qual è la situazione del nostro vivere e verso chi e che cosa vogliamo indirizzarlo. Questo è il significato di ciò che la tradizione consiglia, circa il lasciare meno spazio ad una spensieratezza sciocca o alla leggerezza di un agire che non prende sul serio il valore di ciò che si fa e di cosa si vuole costruire. E proprio per meglio fare questo la liturgia di oggi, subito dopo aver varcato la soglia della Quaresima, ci chiede di considerare la proposta di Dio che vuole stabilire un’alleanza con noi: “Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi”.

Queste parole innanzitutto ci aiutano a renderci meglio conto di qualcosa di importante, e cioè che la vita dell’uomo ha, fondamentalmente, una dimensione di lotta. In essa infatti si volge continuamente lo scontro fra le forze del bene che vogliono imporre le loro ragioni suggerendoci le azioni buone, i sentimenti umani e le scelte in favore del prossimo e di noi stessi, e quelle del male, che vogliono resistere alla realizzazione di tutto ciò e ci suggeriscono mille ostacoli e impedimenti, un senso di impossibilità e di sfiducia, l’idea dell’inutilità e dell’inopportunità di lottare perché il bene si affermi. Sono i mille pensieri giustificatori che ci fanno rimandare a domani le scelte o cedere con arrendevolezza a quello che ci viene più facile e istintivo. È quel regno della naturalezza a cui siamo così legati, che domenica scorsa chiamavamo il “carattere” o l’ “indole”. Esso ci fa ritenere accettabile la rinuncia a lottare e la resa alle forze del male che, nel mondo, sembrano sempre le più forti e largamente prevalenti. Sì, la dimensione della lotta è qualcosa che sentiamo “innaturale”, perché ci chiede di non arrenderci a ciò che sentiamo connaturato alla nostra vita, per costruire la nostra umanità non con la prima cosa che ci capita tra le mani e nei modi che troviamo più facilmente, ma piuttosto con i materiali e secondo i disegni scelti alla luce di una decisione presa responsabilmente e con fatica. Chi di noi, infatti, volendosi costruire la casa in cui abitare non sceglierebbe con attenzione i materiali giusti e il progetto migliore? Ben più di una casa vale la nostra vita e non possiamo affidare la sua costruzione al caso o all’istinto.

I materiali necessari a costruire la vita sono le nostre scelte, il cemento che li fa stare insieme è lo spirito con cui le decisioni sono prese, e il progetto di costruzione sono gli scopi per cui spendiamo la nostra esistenza. La Quaresima proprio tutte queste cose ci chiede di soffermarci a considerare, soppesando la validità del materiale, se non valga la pena trovarne di migliore, più solido e resistente alle intemperie; la qualità del cemento che lo lega, perché non si sgretoli alle prime scosse e ci crolli tutto in testa; la bellezza del disegno, perché non ci renda impossibile e infelice la nostra vita futura.

Davanti alla serietà di questo impegno di Quaresima, come dicevo prima, non siamo lasciati soli. Il Signore ci propone un’alleanza. Sì, la lotta fra bene e male infatti non si svolge solo sugli scenari drammatici e lontani di cui veniamo a sapere attraverso i mass media, ma passa dentro ciascuno di noi. E noi il più delle volte non abbiamo le armi giuste o la forza sufficiente per non soccombere a questa lotta e cedere al male. Per questo Dio si propone a noi come alleato nella lotta perché vincano le decisioni di bene in ogni momento della nostra vita. Sono decisioni a volte difficili e impegnative, ma che danno materiale solido al nostro edificio. Questa alleanza, dice Dio a Noè, è rappresentata da un arco che unisce la terra al cielo, cioè la fragilità della nostra decisione e forza all’onnipotenza invincibile di Dio: “Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.” Questo arco che unisce terra e cielo è la Parola di Dio che realizza l’alleanza del Signore con noi. È come un ponte gettato sotto i nostri piedi perché non vacillino nel cammino incerto, è come un fascio di luce che ci rischiara il passo a volte malfermo, è come il consiglio buono che incoraggia e scalda il cuore di chi è indeciso e insicuro, se ne sta fermo e non sa che strada prendere. La Parola di Dio è tutto ciò e ci viene gettata incontro perché noi camminando nel suo sentiero ci avviamo verso di lui, per incontrarlo al termine di questa Quaresima Risorto e vincitore sul male e sulla morte. È la sua alleanza che ci ispira uno Spirito buono, il suo Spirito santo, con cui cementare l’una all’altra le scelte della vita fatte alla luce della sua Parola. E allora diverrà più facile farlo, ne avremo la forza e il coraggio. Non vinceranno più le tentazioni di ritenere inutile o impossibile scegliere per il bene e spendere per esso le nostre energie.

Il Vangelo di oggi ci racconta come anche Gesù fu sottoposto alla tentazione di dare ragione allo spirito del mondo che gli suggeriva di costruire con i materiali che tutti hanno sottomano: il potere del ruolo, la forza della ricchezza, la soddisfazione dei bisogni immediati come unico e ultimo scopo della vita. Gesù però resistette alla forza della tentazione e scelse per la costruzione di una vita buona nello Spirito del Padre. Lo fece, ci dice il Vangelo di Matteo nei passi paralleli (Mt 4,1-11), rispondendo al diavolo con le parole della Scrittura. Cioè Gesù accolse l’alleanza col Padre e mosse i suoi passi con sicurezza sul terreno solido di quel ponte gettato da Dio per unire la terra al cielo. Così facendo egli vinse la forza della tentazione, così frequente anche per noi, e dimostrò, una volta per sempre, che chi accoglie la proposta di alleanza di Dio ha una forza di bene che la forza del male non potrà mai vincere.

È la proposta che ci viene fatta in questo inizio di Quaresima: usiamo questi giorni per ricordare e meditare sulla Parola di Dio, usiamo il foglio che abbiamo tra le mani per rileggere a casa la Scrittura ascoltata qui in chiesa e la sua spiegazione. È un modo concreto per allearci a Dio e indirizzare il cammino della nostra vita sul terreno solido e sicuro del suo santo Spirito.


Preghiere


O Dio che sei nostro Padre, unisci la forza del tuo amore alla fragilità della nostra decisione con l’arco pieno di colori della tua Parola. Fa’ che ricevendola nel cuore la viviamo fiduciosamente,

Noi ti preghiamo


Suggerisci o Signore a ciascuno di noi le scelte buone nella vita di ogni giorno. Manda il tuo santo Spirito a illuminarci il cammino e a scaldarci il cuore,

Noi ti preghiamo


Non lasciare o Dio che costruiamo la nostra esistenza con il materiale che non vale e secondo il disegno di questo mondo. Fa’ che ci fondiamo sulla roccia del Vangelo per innalzare un edificio solido e duraturo,

Noi ti preghiamo


Perdona o Padre misericordioso tutti quelli che assecondano nella propria vita le decisioni del male, chiamandole carattere o indole. Aiutali a resistere alla tentazione e a decidere per il bene,

Noi ti preghiamo


Proteggi o Padre chi è più debole. Aiuta chi è maggiormente esposto alla durezza della vita e ne subisce le ingiurie. Guarisci chi è malato,

Noi ti preghiamo



In questo tempo di Quaresima suscita sentimenti di carità e solidarietà nei cuori dei tuoi discepoli, perché nell’amore per i fratelli troviamo tutti la strada che conduce all’incontro con te risorto,

Noi ti preghiamo.


Proteggi o Padre i tuoi figli ovunque dispersi. Dona coraggio e tenacia a chi è incerto e raccogli attorno alla tua mensa tutta la famiglia umana,

Noi ti preghiamo


Dona coraggio e amore a chi annuncia il vangelo a chi non ti conosce. Fa’ che la vita dei tuoi discepoli sia sempre una buona notizia di pace e salvezza per tutti,

Noi ti preghiamo

mercoledì 22 febbraio 2012

Preghiera del Mercoledì delle ceneri



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5,20-6,2

Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Commento

Cari fratelli e care sorelle, siamo giunti alle soglie di questo tempo di Quaresima che si apre oggi con il gesto solenne e austero delle ceneri. È Dio stesso che ci invita ad ascoltarlo; dice Paolo infatti: “per mezzo nostro è Dio stesso che esorta.” L’uomo moderno si caratterizza per il suo fare. Ci si definisce per quello che si fa, e anche nella fede noi ci definiamo per quello che facciamo: vengo a Messa, partecipo a questa attività, mi occupo di quello, ecc… Questo ci dà l’impressione di fare già molto, di sforzarci, di impegnarci. In realtà Paolo sottolinea come sia Dio che prende l’iniziativa e si rivolge a noi con insistenza e fedeltà. Ci parla attraverso la Scrittura, ci si fa vicino attraverso i poveri che incontriamo, i fratelli che frequentiamo e tutte le situazioni della vita nelle quali ci chiede di scegliere come comportarci. Tutto ciò lo diamo per scontato, come “dovuto”, mentre in realtà è proprio nella gratuità di questo interesse di Dio per noi, così grande e immeritato, che si trova la straordinarietà di amore dal quale siamo interpellati. Dio si occupa di noi, si preoccupa del nostro stare bene, che la nostra vita non sia sprecata per ciò che non vale o, addirittura, per favorire il male che cerca di farvisi strada. Questo è qualcosa di straordinario: la sua grandezza immensa si fa piccola tanto da occuparsi di un niente che io sono! È questo il punto di partenza di tutto nella nostra fede, ma noi abbiamo sotto gli occhi solo quanto io mi sforzo, quanto io faccio, quanto io mi impegno, e dalla lente di questo egocentrismo leggiamo la realtà per scoprirci trascurati, poco capiti e assecondati. Ci meravigliamo di non ottenere tutto quello che chiediamo o che i nostri progetti e desideri non sono realizzati così come noi vorremmo.

È questo, fratelli e sorelle il modo con cui noi allontaniamo Dio dalla nostra vita. Non perché lo odiamo o gli chiudiamo esplicitamente la porta in faccia, ma semplicemente perché un “io” cresciuto a dismisura ci nasconde Dio dagli occhi, quello che fa per noi, quello che dice, come e quanto cerca di stare con noi.

Per questo oggi l’Apostolo, rivendica con forza di parlare per conto di Dio. Ci sembra quasi una pretesa eccessiva, di chi vuole farsi più grande di quello che è. In realtà Paolo ha capito bene come siamo fatti e ci esorta, anzi dice “Vi supplichiamo in nome di Cristo”, proprio perché lui ha sperimentato per primo la grandezza e profondità dell’iniziativa di amore di Dio, un amore che lo ha fatto cadere dalla sua vita di prima ed ha accecato la visione di sé come uomo autorevole e forte, per fargli conoscere la sua fragilità e il suo bisogno di incontrare veramente Dio. È questo il senso della cenere che riceviamo sul capo oggi. Infatti Paolo era un autorevole giudeo, sapiente e pieno di iniziative: faceva molto, si dava da fare con zelo e scrupolo. Ma in questo attivismo aveva perso di vista per chi faceva tutto ciò, e cioè Dio. Egli era sicuro che il suo fare fosse buono e lo mettesse dalla parte giusta, ma in realtà rifiutava di incontrare proprio quello per il quale credeva di darsi da fare così tanto.

Paolo ci chiede proprio questo: anche noi, tanto presi dal nostro fare e pieni di orgoglio per quanto ci sforziamo, non vediamo più colui per il quale pretendiamo di essere impegnati, cioè il Signore Gesù. Viviamo come un divorzio pratico della nostra vita da quella del Signore Gesù. Per questo Paolo ci scongiura di lasciarci “riconciliare” con lui. Cioè riconoscere la sua iniziativa di amore e di attenzione per noi, farci toccare dalla sua preoccupazione per il nostro bene e seguirne i consigli perché la nostra vita sia piena di senso. Insiste Paolo: non lasciamo che l’iniziativa di amore di Dio sia resa inutile dalla nostra cecità, incapaci di riconoscerla.

Conclude l’Apostolo: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” Sì, la Quaresima è un momento favorevole e un tempo di salvezza. Siamo favoriti ad accostarci a Dio con umiltà e senza sentirci a posto per il nostro fare, tanto o poco che sia, perché nel tempo che viene giungiamo alla meta di incontrare il Signore risorto, cioè vivo e pieno di misericordia per noi, lasciando da parte almeno un po’ quello che ci allontana da lui e ci rinchiude in un piccolo universo di abitudini e cose da fare. È l’impegno che ci è chiesto per la Quaresima, dono di un tempo utile in cui cadere giù, come Paolo, dal nostro ordinario agire abituale, che tanto ci gratifica e ci fa sentire così impegnati e buoni, per imparare a guardare con occhi nuovi la vita, noi stessi, il mondo. Scopriremo che poca cosa è il nostro fare e grande è invece l’amore di Dio che ci interpella.

VII domenica del tempo ordinario




Dal libro del profeta Isaia 43,18-19.21-22.24b-25

Così dice il Signore: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi. Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele. Tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati».



Salmo 40 - Rinnovaci, Signore, col tuo perdono
Beato l'uomo che ha cura del debole: +
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Il Signore veglierà su di lui,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà in preda ai nemici.

Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
tu lo assisti quando giace ammalato.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore,
guariscimi: contro di te ho peccato».

Per la mia integrità tu mi sostieni
e mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 18-22

Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.



Alleluia Alleluia Alleluia

Il Signore mi ha mandato
a portare ai poveri il lieto annuncio,
Alleluia Alleluia Alleluia.



Dal vangelo secondo Marco 2, 1-12

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».



Commento



Cari fratelli e care sorelle, con questa liturgia si conclude il tempo ordinario e si apre la settimana che ci prepara all’inizio del tempo di Quaresima. Mercoledì prossimo riceveremo il segno della cenere con cui si segna il capo e il cuore di chi inizia a prepararsi a ricevere l’annuncio della Resurrezione del Signore Gesù. Sì, questa notizia è talmente decisiva che bisogna prepararsi a riceverla, per non rischiare di lasciarla cadere nella confusione della vita ordinaria e di non dargli l’importanza che invece ha. Per questo c’è bisogno di un tempo di preparazione, la Quaresima, che ci guida a passare attraverso la vita di tutti i giorni riscoprendo il bisogno che abbiamo noi e il mondo intero di riascoltare l’annuncio della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, del perdono sul peccato, della gioia sulla tristezza. Le letture di oggi in un certo senso ci accompagnano alla soglia della Quaresima che sono le ceneri mostrandoci la situazione in cui ci troviamo. 

Il profeta Isaia alza un grido: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” Con queste parole egli smaschera la radice dalla quale si nutre e si sviluppa nella nostra vita la pianta del male a cui spesso diamo benevola ospitalità: la tenacia con cui conserviamo noi stessi rifuggendo dal cambiamento che è fare nostra la novità del vangelo. Sì, siamo attaccati alle nostre abitudini, ai nostri modi di pensare e agire che ci sono così spontaneamente connaturati. Ci sembra impossibile rinunciarci, siamo convinti di avere sempre agito così, tanto da non poterne ormai più fare a meno, e lo chiamiamo “carattere” o “personalità” pretendendo che siano qualcosa di genetico, come il colore dei nostri occhi o dei capelli, invece di riconoscere che sono modi di fare e di pensare che abbiamo appreso nel corso della nostra vita, che ci sono stati trasmessi e ai quali ci siamo abituati sentendoli irrinunciabilmente nostri.

Ma Dio, per bocca del profeta, ci richiama alla vera natura di questo nostro modo di essere gelosi “conservatori” di sé, che non è semplice naturalezza o spontaneità innocua, ma peccato: “tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele. Tu mi hai dato molestia con i peccati, mi hai stancato con le tue iniquità” prosegue infatti Isaia. Per questo ci invita a disfarcene, perché rendono la nostra vita come una terra arida, un deserto di umanità. Sì, il Signore smaschera il nostro atteggiamento conservatore e di rifiuto a cambiare, e non solo ci “dice” o ci “comanda” di vivere qualcosa di nuovo, ma lo plasma lui stesso e lo fa germogliare nella nostra vita. Ma un germoglio è delicato e basta il freddo o l’aridità per farlo seccare definitivamente. Tante volte crediamo che la nostra vita non è più nella stagione dei germogli, oppure che questo nostro tempo non è adatto per dare nuovi getti così delicati e vulnerabili. Per questo ci rattrappiamo nella conservazione di noi così come siamo, nella ripetizione di un passato sempre più ingrigito e stanco. Il Signore ci vuole liberare da questo deserto in cui ci costringiamo da soli: “Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” è la sua promessa, ed è la strada nella quale la Quaresima ci vuole condurre. Il suo inizio però è in questa coscienza che a volerci conservare così come siamo ci si perde. Se non partiamo da questo non potremo mai percorrere la via che conduce alla libertà dal male e dalla morte che è la Resurrezione, la Pasqua.

Cari fratelli e care sorelle, come è facile difronte a questo invito reagire con un naturale atteggiamento di scetticismo furbo, di distacco che ci fa ritenere impossibile cambiare qualcosa del modo di vivere. È questo l’atteggiamento degli scribi che assistono alla scena di Gesù che libera dal peccato con la forza delle sue parole. Quei sapienti sono seccati dalla pretesa del Signore di rompere la schiavitù del male da cui è imprigionato quel malato e aprirgli una nuova strada perché la sua vita potesse cambiare. Tante volte anche a noi viene spontaneo provare fastidio per le parole di Gesù che ci invitano a guardare alla vita con uno sguardo nuovo, libero dall’egoismo e dall’individualismo che ci fa interessare solo di noi stessi. È una novità fastidiosa, che pretende di cambiare atteggiamenti, pensieri, modi di agire consolidati nel tempo e accettati da tutti come normali. In nome di chi e di cosa il vangelo pretende di farlo? Scetticismo e senso di superiorità sono il nostro modo con cui rivendichiamo l’impossibilità a cambiare anche il più piccolo dettaglio del nostro modo di vivere. Gesù non si fa intimidire e non cede davanti a questo atteggiamento falsamente realistico: col miracolo della guarigione del corpo Gesù dimostra che è possibile vincere il male, anche se è sempre stato presente, come può esserlo una malattia fin dalla nascita.

Fratelli e sorelle, il Signore nel deserto apre una strada, a noi imboccarla e lasciarci guidare fino ad incontrarlo risorto, vivo e più forte del male e della morte. È questa la vera salvezza a cui il Vangelo ci chiama, la buona notizia che vuole far giungere a ciascuno noi. Diamo ascolto all’invito del profeta e proteggiamo con cura il germoglio di vita nuova che Dio vuole far nascere in questa Quaresima dal nostro tronco. Si svilupperà e porterà frutti se lo proteggeremo dal gelo dell’indifferenza e dall’aridità dell’incredulità scettica. Il mondo ha bisogno di gente che porti frutti generosi di bene e di pace e non possiamo rifiutarci restando sterili ed inutili.



Preghiere



O Signore Gesù, ti ringraziamo perché fai nascere nelle nostre vite un germoglio nuovo di bene e di generosità. Fa’ che lo proteggiamo dal freddo e dall’aridità perché cresca e dia frutti buoni per molti,

Noi ti preghiamo



Aiutaci o Dio a non avere paura di cambiare atteggiamenti e giudizi, perché seguendo il tuo esempio sappiamo essere misericordiosi e benevoli con tutti,

Noi ti preghiamo



Ti ringraziamo o Signore per il dono del tempo di Quaresima che si sta per aprire. Fa’ che lo viviamo ricercando in noi la novità del vangelo che vieni a portarci,

Noi ti preghiamo



Sostieni, o Padre misericordioso, lo sforzo di quanti ti cercano con fatica e impegno. Fa’ che non ci scoraggiamo per la fragilità e la debolezza della nostra volontà ma cerchiamo sempre la tua compagnia,

Noi ti preghiamo



Proteggi o Padre di eterna bontà quanti soffrono per la malattia del corpo e la schiavitù del peccato. Fa’ che il tuo amore li liberi e li guarisca,

Noi ti preghiamo



Offri riparo o Signore Gesù a chi è indifeso e debole: agli anziani, ai malati, a chi è senza casa e famiglia, a chi è disoccupato, ai prigionieri. Dona a tutti salvezza e pace,

Noi ti preghiamo.







Guida tutti i cristiani del mondo che si accingono a vivere il tempo di Quaresima. Perché sia per tutti occasione di conversione e rinnovamento della vita,

Noi ti preghiamo



Proteggi dal male quanti sono nel pericolo, minacciati dalla violenza e dalla guerra. Dona la pace a tutti i popoli del mondo,

Noi ti preghiamo