martedì 8 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Epifania - 6 gennaio 2013
Dal libro del profeta Isaia 60,1-6
Alzati,
rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra
di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i
popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno
le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi
intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli
vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e
sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del
mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di
cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba,
portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.
Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della
terra.
O
Dio, affida al re il tuo diritto,al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Dalla
lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6
Fratelli,
penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me
affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il
mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni
come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello
Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa
eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa
per mezzo del Vangelo.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia alleluia.
Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode,
ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che
è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti
ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta
Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si
informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A
Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu,
Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di
Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo,
Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con
esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo:
«Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato,
fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi
partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché
giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la
stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino
con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni
e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare
da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Commento
Cari
fratelli e care sorelle, la festa che celebriamo oggi viene a concludere la
narrazione del Natale. Nella notte in cui Gesù è nato i pastori, che vivevano
vicino al luogo della nascita del Signore, accorsero a constatare di persona
l’evento straordinario che gli angeli avevano loro annunciato. Essi furono i
primi testimoni, privilegiati dal loro vivere all’aperto, non protetti dalle
mura solide delle case, e dal loro essere persone semplici e umili, senza
quella sufficienza con la quale chi la sa lunga guarda agli eventi che non
rientrano negli schemi abituali. I pastori se ne tornarono dalla stalla di
Betlemme riferendo ciò che avevano udito e visto, furono cioè i primi
evangelizzatori e missionari della buona notizia che Dio si è fatto uomo e ci
salva.
Accanto
ad essi oggi, la Scrittura ci presenta altri testimoni della nascita di Gesù
che si stringono attorno a lui, i Magi, i quali, al contrario dei pastori,
provenivano da molto lontano, dai confini del mondo allora conosciuto. Il loro
arrivo sta cioè a dire che l’evento del Natale non è qualcosa di circoscritto
ad una piccola cerchia, ad una cultura, ad un popolo, ma è un evento che,
attraverso la loro presenza, diviene fin da subito universale. È questa infatti
la vocazione della nostra fede, abbattere ogni confine e non trovare nessun
limite per provare a vivere un’universalità capace di abbracciare popoli e
genti le più diverse. Ogni volta invece che il cristianesimo si è identificato
con una cultura, una nazione, una cerchia ristretta di gente ha tradito la
propria natura e si è trasformato in dottrina sterile e priva di vita, lo
vediamo anche oggi.
Dei
Magi il Vangelo ci dice pochissimo, solo che venivano da lontano e che ebbero
la capacità di scrutare i segni del cielo per capire da dove veniva la loro salvezza.
Essi non erano persone potenti o re, come il papa Benedetto ha ribadito nel suo
libro sull’infanzia di Gesù, ma persone sapienti, in senso profondo e vero.
La
loro sapienza, a differenza di quella del mondo, non risiedeva infatti nel riuscire
a dominare gli altri e il mondo, a mettersi al sicuro con la forza, a
proteggersi con i beni e i ruoli sociali o il potere. Essi sono sapienti perché
cercano qualcuno di cui avere fiducia e al quale valga la pena sottomettersi,
perché sanno che questa è la salvezza dell’uomo. Appena giunti davanti alla
stalla infatti non restano in piedi, ma si prostrano: la loro visita non è di
potenti ad un altro potente, ma di piccoli e umili al loro Signore.
Questa
è la grandezza dei Magi!
I Magi
non sono sazi del loro presente ma cercano: conoscono il mondo e il cielo che
lo sovrasta, ma non si accontentano e continuano a cercare; hanno il loro
sapere, probabilmente per questo sono conosciuti e rispettati nel loro
ambiente, ma non basta loro. Questo li rende modello dei credenti.
Spesso
invece il nostro modello è riuscire a raggiungere l’indipendenza e l’autonomia,
meglio ancora se riusciamo a raggiungere uno status che ci pone al di sopra
degli altri. Il nostro ideale è raggiungere la sazietà per non avere più
bisogno di niente e di nessuno. Guai ad essere sottomessi, deboli e a mostrarsi
in situazione di bisogno! Quante paure ci rendono aggressivi o scostanti,
perché temiamo di essere scoperti deboli; quanto desiderio di rivalsa, quanta
amarezza perché non riusciamo a dimostrare quanto valiamo; quanta rabbia per i
torti subiti e per tutte le situazioni in cui gli altri sembrano avere la
meglio su di noi o a nostro danno; quante volte pensiamo: “lui non sa con chi ha a che fare, glielo faccio vedere io!” Chi
teme la propria debolezza è un uomo schiavo di tutto ciò: paure, amarezze,
rabbia, che ci condannano ad una infelicità cupa.
I
Magi invece cercano colui davanti al quale sottomettersi, chinare il capo,
mostrarsi deboli e bisognosi di aiuto e protezione e ricevere così la salvezza
che è la liberazione dal male. Essi sono liberi dalla paura: non temono Erode e
i suoi sinistri disegni di morte, non temono il viaggio lungo e pericoloso, non
temono di fare brutta figura, loro anziani a prostrarsi davanti a un neonato in
una stalla. Anzi, il loro gesto rivela i tesori di cui sono custodi: oro,
incenso e mirra. È solo con il ginocchio piegato e il capo chinato che la
nostra umanità rivela la sua vera bellezza e rara preziosità. Non c’è bisogno
di molte parole né discorsi, c’è solo bisogno di chinarsi davanti a quell’umile
esserino adagiato in una mangiatoia, perché non c’era un letto per lui. Lì, in
quel misero e squallido luogo periferico brilla l’oro, si sparge il profumo
dell’incenso, si gusta la dolcezza balsamica della mirra.
I
Magi sono l’icona dell’umile, cioè dell’uomo sapiente. È l’uomo pienamente
uomo, in cui brilla la scintilla di un Dio che non ha esitato a umiliare se
stesso facendosi uomo e morendo in croce. L’arrogante, il potente, l’orgoglioso
è invece solo la caricatura sfigurata dell’uomo: il suo volto è una smorfia
disgustosa, i suoi pensieri sono ridicoli, le sue azioni abominevoli, le sue
pretese infantili.
Ma
da dove giunge la sapienza dei Magi, da chi l’hanno appresa? Ad essi non si è
rivolto un angelo, come ai pastori, ma hanno scorto un segno dal cielo, una
stella nuova capace di indicare il cammino. In qualche modo essi rappresentano
tutta l’umanità alla quale Dio parla attraverso i “segni dei tempi”. Cosa sono? Sono tutte le situazioni, le persone,
i fatti che ci rivelano la vera natura umana che viene da Dio creatore e fanno
sì che essa brilli dentro di noi nella sua bellezza semplice e pura. È la
nostra umanità il tesoro più prezioso che abbiamo!
È
il dolore dei fratelli, specialmente i più poveri, che fa scaturire in noi la
fonte della pietà e della commozione, dolce come la mirra; è l’entusiasmo dei
semplici davanti ad una buona notizia, ad un invito alla festa, ad un incontro
amichevole, che suscita in noi il desiderio di averne tante e per ciascuno,
desiderio profumato come incenso; è il bisogno di chi è solo e senza
prospettive di trovare motivi di speranza, che dà valore ai nostri gesti di
amore, brillanti come oro. Il dolore, l’entusiasmo, il bisogno di speranza sono
segni che chiunque può incontrare ogni giorno per strada, a lavoro, fra i
conoscenti e i parenti, se scruta il cielo, cioè se guarda oltre se stesso,
attorno, fuori.
I
Magi videro la stella e ne notano la novità, noi spesso rifiutiamo le novità
come qualcosa di rischioso e inutile. I Magi lasciano tutto e partono per
seguirla, per non perderla di vista, noi spesso rifiutiamo di uscire dagli
ambienti e le persone già note e chiniamo lo sguardo su noi stessi. I Magi
gioiscono nello scorgere questo segno, se ne rallegrano e ad esso si affidano,
noi ci fidiamo solo di noi stessi e ci rallegriamo solo del nostro individuale
benessere. Quella stella, vero segno dei tempi è importante non in se stessa,
ma perché conduce a Dio, e così i segni dei tempi che oggi possiamo scrutare
fuori e oltre noi stessi ci guidano a Dio.
È
quello che è accaduto solo pochi giorni fa qui in questa chiesa, quando, come
tradizione ormai, circa 200 poveri sono stati accolti per festeggiare la nascita
del Signore. Noi che li accoglievamo e li servivamo a tavola siamo stati
avvolti dalla loro felicità di aver ricevuto un invito e di aver trovato una
famiglia accogliente. Questa immagine resta per noi un segno che solca come una
stella luminosa i cieli bui di questo tempo oscurato da tanta inaccoglienza e
rifiuto per chi sta peggio. Abbiamo seguito questa stella e ci siamo ritrovati
vicini a Dio che nasce, siamo usciti dal ritmo abituale delle feste che mettono
sempre al centro se stessi per compiere un viaggio che ci ha portato lontano da
noi stessi. Abbiamo chinato il capo e il ginocchio per servire con umiltà
persone deboli e ferite, bambini, immigrati, zingari e senza casa. Abbiamo così
scoperto in noi stessi il tesoro di umanità che sgorga dal cuore di chi si fa
umile e cerca il Signore a cui sottomettersi. Facciamolo ogni giorno della
nostra vita e saremo felici, le nostre mani colme dei doni preziosi che Dio vi
mette e il nostro sguardo capace di scorgere da lontano la presenza di Dio che
nasce e resta con noi.
Preghiere
O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la
tua umile semplicità i forti e per consolare i deboli, fa’ che usciamo dalle
nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che l’angelo ci annuncia la
tua Parola,
Noi ti preghiamo
O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del
tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te
andiamo anche noi come i pastori ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto a
Betlemme,
Noi ti preghiamo
Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi
sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e
indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto.
Guida e benedici il nostro cammino verso di te,
Noi ti preghiamo
Ti ringraziamo o Signore perché hai riempito le nostre
vite dei doni preziosi di una umanità mite, di parole buone, di azioni
misericordiose. Continua a benedirci e ad aver pietà della nostra debolezza,
Noi ti preghiamo
Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini
l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato
il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,
Noi ti preghiamo
Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a
rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per
scoprire la bellezza del servizio ai fratelli,
Noi ti preghiamo.
Dona la tua pace al mondo intero, o Dio che riconcili
i cuori e li apri alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla
piaga della guerra e della violenza,
Noi ti preghiamo
Donaci o Dio la vera sapienza che ci fa cogliere i
segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettiamo mai
di cercarti,
Maria Madre di Dio - 1 gennaio 2013
Dal libro dei Numeri 6,22-27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad
Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti
benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il
suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda
pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
Salmo
66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
Dalla
lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7
Fratelli, quando venne la pienezza del
tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per
riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a
figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più
schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
Alleluia,
alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
oggi parla a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
oggi parla a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.
Dal vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, [i
pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il
bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del
bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose
dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose,
meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando
Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu
messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito
nel grembo.
Commento
Cari fratelli e care sorelle,
ancora una volta siamo invitati dal Vangelo a farci presenti a Betlemme,
davanti a quella stalla nella quale Dio si fece bambino. Siamo convocati dagli
angeli che si rivolsero ai pastori in quella notte con la voce del Buon
Annuncio della nascita di Dio, parola debole e quasi sussurrata, ma forte e
capace di imporre una svolta alla vita degli uomini. Di sicuro impose una
svolta alla vita di quei semplici e poveri pastori, i quali se ne tornarono
capaci di annunciare a tutti quella notizia che non solo avevano udito, ma che
si erano affrettati ad andare a sperimentare di persona. Così è di chiunque non
si accontenta di ascoltare il Vangelo, ma sente il bisogno di andare di persona
a viverlo nella vita di ogni giorno: chi lo fa, per questo fatto, diventa
capace di annunciare qualcosa di così straordinario da suscitare in tutti
quelli che li ascoltano stupore e gioia, così come avvenne ai pastori. Proprio
dei pastori, gente da nulla e senza cultura, ripetitivamente piegati sopra le
greggi e alle prese con le intemperie e le altre cose basse della terra
divennero capaci di suscitare stupore e meraviglia.
Chiediamoci, fratelli e sorelle,
cosa annuncia la nostra vita a chi incontriamo? Che sentimenti ispirano i
nostri gesti e le nostre parole in chi ci vede? Spesso sappiamo comunicare solo
uno stanco e ripetitivo lamento, a volte la banalità di un vivere superficiale
e piatto, a volte la conferma di quello che già tutti sanno e dicono: il male è
forte, niente si può cambiare, la storia va dove si sa che deve andare, ecc...
Eppure a noi è stato detto molto.
I pastori non dovettero inventare nulla di fantasioso o di originale essi: “riferirono ciò che del bambino era stato
detto loro” ma le loro parole erano rese più vere e ricche di senso dal
fatto di averle vissute; “glorificando e
lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto
loro”, essi possono arricchire la notizia ricevuta con lo spessore della propria
vita concreta, della novità sperimentata in quella notte davanti a Dio nato
bambino.
L’invito allora, ancora una
volta, è quello di farsi prendere, come i pastori, dalle parole che il Vangelo
ci annuncia e di lasciare senza indugio il nostro luogo abituale per sperimentare,
vivendole, la verità e la profondità di quelle parole ascoltate.
Senza indugio, sottolinea il
Vangelo. Sì, perché il nostro modo più facile di dire no a Dio è il rimandare,
il credere che ci sarà sempre un tempo migliore, più adatto e privo delle
difficoltà dell’oggi per dare ascolto al Vangelo. Invece oggi ci viene
sottolineata la prontezza immediata, un po’ ingenua e semplice, dei pastori che
non rimandano, non aspettano il mattino dopo, non trovano scuse o argomenti di
opportunità per ritenere inutile o pericoloso lasciare tutto e andare.
L’indugio è tutto ciò che ci fa
diffidare e resistere al Vangelo, l’abitudine a pensare sempre nello stesso
modo, senza fare spazio a un annuncio diverso, il rifiuto di mettere in pratica
ciò che si è udito.
Accanto ai pastori, il Vangelo di
Luca ci propone un altro modello, Maria. Anch’essa senza indugio aveva
accettato l’annuncio dell’angelo di quella nascita straordinaria. Senza indugio
aveva lasciato la casa di Nazareth per recarsi da Elisabetta e condividere la
gioia della sua straordinaria gravidanza, capace di fare sussultare le
generazioni future in attesa di incontrare Dio che stava per nascere di
persona. Ma Maria non solo, come i pastori, credette e visse le parole che le
erano state annunciate con immediatezza ingenua e disponibile. Lei fu capace di
vivere tutta la straordinarietà che Dio le faceva sperimentare senza lasciar
correre le cose, ma piuttosto “da parte
sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” Maria cioè sa
fare spazio a quello che Dio le dice e le fa vivere per conservarlo in sé.
È lo spazio dell’interiorità, che
spesso non fatichiamo ad ampliare dentro di noi. L’attitudine del nostro tempo
e l’abitudinarietà del vivere piuttosto ci fa “consumare” le parole e le
esperienze, come qualcosa che scorre senza lasciare segno. Lo dicevamo anche
ieri sera al Te Deum, viviamo spesso una dimensione del tempo che scorre senza
novità perché è reso costante dalla centralità dell’io: tutto ciò che avviene è
pensato, vissuto e apprezzato in relazione a me stesso. Per questo noi non
sentiamo l’esigenza di avere un posto per conservare dentro di noi le parole
degli altri e di Dio, i pezzi di vita vissuta con gli altri, le esperienze e i
sentimenti: tutto scorre nel vortice attorno a me stesso che è l’unico vero
valore che resta.
Maria invece lascia sedimentare
ciò che ascolta e che vede, ciò che prova e che gli altri le dicono. Il nostro
intimo si amplia e diviene profondo se ci impegniamo a dare un posto a tutto
ciò; al contrario tutto rimane superficiale e istintivo, come un susseguirsi di
idee e di sensazioni che non hanno il tempo di costruire qualcosa di nuovo e di
profondo.
Cari fratelli e care sorelle,
questo anno che si apre con questa Liturgia sia anche per noi occasione di
cominciare a crearci uno spazio di interiorità, un tesoro di esperienze vissute
mettendo in pratica la Parola ascoltata. Maria seppe farlo e per questo fu
capace di seguire il Figlio fin sotto la croce. Non sempre fu facile per lei,
anzi spesso trovò nel Signore Gesù un critico severo, ma nulla di quello che
ascoltava e vedeva cadde nel vuoto. Maria cioè non nacque discepola, non lo fu per
natura, ma lo divenne perché seppe far spazio dentro di sé e conservarvi le
parole del figlio. Viviamo anche noi così e nello spazio della nostra
interiorità germoglierà più facilmente quel seme di vita nuova che l’annuncio
del Natale è venuto a seminare. Lì troverà un terreno fertile di cui nutrirsi e
l’irrigazione abbondante di un ascolto senza interruzioni e dimenticanze. Anche
lo nostre vite allora, rese feconde dalla Parola che vi è seminata, potranno
dare frutti buoni e abbondanti di pace e amore, di fraternità e bene, quello
che oggi ci auguriamo all’aprirsi di un anno nuovo, non per scontata cortesia,
ma perché siamo usciti prontamente e abbiamo visto e sperimentato la bellezza
della vita con Dio, nato bambino per stare con tutti noi.
Preghiere
O Dio che ci inviti ad uscire con prontezza e docilità
dalle nostre vite di sempre per raggiungere il luogo dove tu nasci in mezzo a
noi, aiutaci a riconoscerti povero e piccolo, indifeso e mite per imitarti e
seguirti sempre,
Noi ti preghiamo
Come ai pastori, anche a noi l’angelo della Parola di
Dio ci ha invitato a non temere e a non rimandare l’incontro personale con te.
Fa’ che senza indugio ti restiamo vicini senza stancarci,
Noi ti preghiamo
O Signore Gesù che hai voluto nascere da Maria, donna
umile e semplice, e ce la indichi come esempio di discepola attenta alla tua
Parola e pronta a conservarla dentro di sé senza perderne una, aiutaci a
imitarla per divenire anche noi tuoi figli,
Noi ti preghiamo
Perdona o Padre clementissimo la dimenticanza e
l’orgoglio che ci fanno ritenere inutile coltivare nel nostro intimo uno spazio
di ascolto e di riflessione sulla tua Parola. Donaci un’interiorità larga e
accogliente, dove il seme del Vangelo possa germogliare e crescere,
Noi ti preghiamo
Ti preghiamo o Signore per tutti quelli che soffrono a
causa della violenza e dell’ingiustizia: per i profughi dalla guerra e dalla
miseria, per i perseguitati, per chi è malato e senza aiuto. Sostieni col tuo
amore tutti quelli che ti invocano,
Noi ti preghiamo
Guida e proteggi, o Dio, la tua Chiesa ovunque nel
mondo, specialmente dove i suoi figli sono ostacolati e perseguitati. Dona a
tutti i cristiani di essere testimoni autentici del Vangelo e operatori per il
bene dell’umanità intera,
Noi ti preghiamo.
Salva o Signore Gesù le nostre vite dall’egoismo e dalla
durezza, rendici docili al Vangelo e sensibili al bisogno del povero, perché in
questo tempo che oggi si apre sappiamo vivere sempre come tuoi discepoli,
Noi ti preghiamo
Ti ringraziamo o Signore per i doni con cui hai
benedetto le nostre vite nell’anno che si è concluso: per la Parola che ci è
stata annunciata, per le testimonianze di amore evangelico che abbiamo
conosciuto, per l’invito che abbiamo ricevuto a seguirti nonostante la nostra
indegnità,
Noi ti preghiamo
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commento alla Bibbia,
liturgia,
Maria,
omelia,
omelie anno C,
preghiere
Liturgia del Te Deum - 31 dicembre 2012
Dalla prima lettera di
san Giovanni apostolo 2, 18-21
Figlioli,
è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di
fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima
ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri,
sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti
sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la
conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la
conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.
Salmo 95 - Gloria nei cieli e gioia
sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
Alleluia, alleluia alleluia.
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia alleluia.
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia alleluia.
Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18
In
principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era,
in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui
nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce
degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come
testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo
di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel
mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è
stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra
i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato
potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali,
non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati
generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi
abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene
dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e
proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me,
perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia
su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità
vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio
unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Commento
Cari
fratelli e care sorelle, celebriamo questa sera l’ultima liturgia di questo
anno, avviandoci ad accogliere un nuovo anno che viene. Potremmo dire che in
fondo è solo una scadenza civile, che la nostra vita continuerà nello stesso
modo e che non c’è interruzione o separazione fra il 2012 e il 2013. È la
tentazione di sentire il tempo che passa come una prosecuzione più o meno
sempre uguale, perché al centro ci sono sempre io a determinare la continuità.
La liturgia di oggi invece con la lettura del Prologo del Vangelo di Giovanni
viene a dirci che il tempo non è la ripetitiva continuità del proprio esistere,
ma è la continua nascita di un tempo nuovo. Sì, Dio è entrato nella storia, non
solo come aveva fatto fin dall’inizio dell’esistenza del mondo, possiamo dire
dall’esterno, ma entrando a farne parte. È la straordinaria notizia di Natale
che ogni anno viene a interrompere la continuità e a segnare un prima e un
dopo. Niente è come prima, Dio è con noi e abita fra noi.
La
tentazione però, come dicevo, è di considerare la vita e la storia come un
continuo susseguirsi di date. Dio però nascendo ha cambiato il corso della
storia e non una volta per tutte, ma in modo definitivo che significa sempre,
ogni giorno, ogni volta che ascoltiamo l’annuncio della Parola che rende vivo e
presente Dio fra dio noi, come quella notte a Betlemme.
Allora
questa liturgia di ringraziamento non è per vivere con mestizia il senso di un
anno ormai irrimediabilmente concluso o per scambiarci un augurio generico di
un anno migliore. È piuttosto l’occasione per aumentare la coscienza della
presenza di un Dio fattosi così vicino che noi spesso nemmeno lo notiamo. È l’occasione
per pensare ad un nuovo inizio per la nostra vita, ad un tempo che si apre con
la riscoperta di nuovi motivi per essere grati a Dio e per aspettarci dalla
nostra vita molto. Non la continuità ma un capitolo nuovo, sotto il segno di un
amore reso più giovane, sbilanciato e ingenuo dalla presenza di quel Dio
bambino che nella notte di Natale abbiamo incontrato.
Preghiere
Ti preghiamo o Signore perché la tua nascita apra un
tempo nuovo per le nostre vite. Donaci la grazia di una giovinezza spirituale e
di un cuore ampliato dal tuo amore senza confini,
Noi ti preghiamo
Ti ringraziamo o Dio nostro Padre per i doni con cui
hai benedetto il tempo trascorso: per le parole che ci hai rivolto, per gli
amici che hai messo sul nostro cammino, per le occasioni di compiere il bene
che ci hai suggerito.
Noi ti preghiamo
Sostienici o Padre nel tempo che viene, perché animati
dalla certezza fiduciosa che tu sei con noi sappiamo desiderare e costruire un
nuovo mondo a partire dalla nostra esperienza quotidiano e gli incontri che
faremo,
Noi ti preghiamo
Fa’ o Dio misericordioso che il tempo che si apre si
benedetto dalla pace e dalla compassione dei cuori, perché nessun uomo debba
più soffrire per la mano del fratello, ma ciascuno metta a frutto le
opportunità di compiere il bene che tu hai preparato per noi,
Noi ti preghiamo
Te Deum
Noi
ti lodiamo, Dio
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo,
Santo
il Signore Dio dell'universo. ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo,
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.
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venerdì 28 dicembre 2012
Domenica della Santa Famiglia - 30 dicembre 2012
Dal
primo libro di Samuele 1,20-22.24-28
Al
finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché -
diceva - al Signore l'ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la
famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo
voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non
sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là
per sempre». Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre
anni, un'efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del
Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il
fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio
signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il
Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia
che gli ho richiesto. Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i
giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là
davanti al Signore.
Salmo 83 - Beato
chi abita nella tua casa, Signore.
Quanto sono amabili le tue
dimore,
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Signore degli eserciti!
L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
senza fine canta le tue lodi.
Beato l'uomo che trova in te
il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo
cuore. Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe.
Dalla
prima lettera di san Giovanni apostolo 3,1-2.21-24
Carissimi,
vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di
Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha
conosciuto lui. Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo
non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato,
noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Carissimi, se il
nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa
chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e
facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo
nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il
precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in
lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha
dato.
Alleluia, alleluia alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia, alleluia alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia, alleluia alleluia.
Dal vangelo secondo Luca 2,41-52
I
genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.
Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo
Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo
che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero
a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in
cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in
mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che
l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al
vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto
questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro:
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre
mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e
venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose
nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli
uomini.
Commento
Care sorelle e cari fratelli, abbiamo da poco ricevuto
l’annuncio del Natale, annuncio di una nuova vita che nasce per tutti gli
uomini. E’ una buona notizia di cui c’è un grande bisogno, perché va contro le
tante cattive notizie di questo tempo buio, come dicevamo nella notte di Natale.
Va contro l’idea che la nostra sicurezza e salvezza sta nell’essere ben difesi
dalle mura delle nostre case, dalle abitudini e dalla forza, perché si
manifesta prima di tutti ai pastori che vegliavano nella notte. Va contro
l’idea che i poveri siano un ingombro fastidioso per le nostre città, perché sceglie
di nascere proprio in una povera stalla, senza un posto che lo accolga. Il
Natale è insomma un annuncio che sconvolge tante idee scontate su come va il
mondo e su come va la vita e che ci chiede di scegliere di uscire dall’abitudinarietà
di una vita sempre uguale per affrontare la vita all’aperto, in mezzo alla
gente e davanti al monto vasto e problematico.
Il Natale infatti è una rivoluzione dei
pensieri e dei modi di agire abituali che però non si impone con clamore. Sì,
l’annuncio del Natale del Signore Gesù è affidato a ciascuno di noi come un
bambino appena nato, piccolo e indifeso, che non sa neanche parlare. Non si
impone, eppure ha il potere di cambiare i cuori, perché vi entra dentro, e con
la forza del suo volerci bene convince anche noi, nonostante la nostra durezza
e indifferenza. La Parola
di Dio che ascoltiamo ogni domenica è come quel bambino che cerca di nascere dentro
di noi, ci chiede spazio giorno per giorno in noi, ma non con la prepotenza, ma
con la debolezza e la semplicità di un bambino piccolo.
Il Natale del Signore non è una occasione
in più per mettere al centro se stessi, per auto-festeggiarsi nel vortice dello
stordimento consumista, ma l’occasione per avviarsi, come i pastori ad
incontrare un bambino. Gesto ingenuo ed inutile, per la logica comune, tempo
sprecato, sottratto al culto di se stessi: con tutto quello che c’è da fare a
Natale, figurarsi se abbiamo tempo da perdere a vagare nel buio per cercare un
bambino.
Ma se proviamo ad ascoltare con
disponibilità l’annuncio del Natale ci ritroviamo davanti Dio fattosi bambino,
sentiamo che a Natale quel bambino è affidato a ciascuno di noi perché cresca suscitando
in noi una vita nuova, nuova speranza, nuovi sentimenti. Con questo neonato fra
le braccia ci avviamo verso un nuovo anno che sta per aprirsi. Forse ci si può
sentire un po’ impacciati, goffi, non siamo tanto abituati a trattare con
qualcuno di così fragile e indifeso. Nella vita ci si abitua ad avere a che
fare con gente dura, ad affilare le unghie, a difendersi o aggredire: come
possiamo farlo con un neonato fra le braccia? Questo è il Natale: vivere con un
neonato fra le braccia, di cui prendersi cura, da accudire e proteggere. E’ il
bambino del voler bene di cui il mondo e noi stessi abbiamo così necessità,
bisognoso di essere protetto e custodito. E’ quel bambino che sono i deboli e i
poveri, affidati alle nostre cure perché non siano travolti dalla vita. Stiamo
attenti a non dimenticarcelo, presi dagli affanni della vita quotidiana!
È facile dimenticare Gesù dopo aver
ricevuto l’annuncio della sua nascita. Accadde anche alla famiglia di Nazareth.
Dal Vangelo non conosciamo molto della vita di Maria e Giuseppe con Gesù, non
ci sono tanti miracoli, né fatti straordinari. E’ una famiglia normale, come
noi siamo gente comune, eppure porta dentro di sé il tesoro straordinario che Dio
fattosi uomo per stare con noi. E’ lui il loro tesoro, se ne rendono conto
bene, e questo li fa vivere felici e con più affetto. Ecco perché la Famiglia di Nazareth è
Santa, non perché è migliore delle altre, né perché è unita e felice come quelle
delle pubblicità. E’ Santa perché è
incentrata su Gesù. Ogni famiglia è santa se ha al centro Gesù, anzi tutti gli
uomini formano una famiglia santa se hanno al centro Gesù. Così il Signore stesso
ci ha insegnato quando un giorno, venendo Maria e gli altri parenti a cercarlo
dice indicando quelli che gli stanno tutto intorno per ascoltarlo: “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Poi,
tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco mia madre e i miei
fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è
per me fratello, sorella e madre". (Mt 12,47-50)
Eppure, nonostante ciò, quando Maria e
Giuseppe vanno a Gerusalemme per il pellegrinaggio annuale ripartono e dimenticano
Gesù. I genitori pensavano che Gesù anche se non stava con loro era comunque
vicino, magari con qualche altro parente. Detto così ci sembra una cosa
assurda. Come può una madre e un padre non accorgersi per un giorno intero di
non avere più con sé il proprio figlio, ancora abbastanza piccolo?
Eppure
care sorelle e cari fratelli, non capita così anche a noi? Abbiamo accolto solo
pochi giorni fa, commossi e pieni di tenerezza, quel bambino in fasce che ci
viene affidato a Natale, per poi dimenticarcene solo qualche giorno dopo? Non
per rinnegarlo, solo perché pensiamo che tanto è sempre possibile ritrovarlo
con facilità, proprio come credono Maria e Giuseppe quel giorno partendo da
Gerusalemme. Pensano che qual bambino non può andare lontano, perché è piccolo
e ha bisogno di loro. Invece non si rendono conto che sono loro a non doversi
staccare da lui, perché sono loro ad aver bisogno della salvezza che viene da
lui. Anche noi pensiamo che possiamo lasciar andare Gesù, perché è lui che ci
raggiungerà, ma poi ci ritroviamo soli e disperati. L’assenza di Dio rende
quella famiglia nata attorno alla sua parola preda della paura e dell’angoscia.
Infatti quando Giuseppe e Maria si
accorgono che Gesù non è più con loro sono presi dall’angoscia.
Chi non ha più Gesù con sé perde la gioia,
la felicità, non sa più essere sereno, sente nella sua vita il vuoto di umanità
che accompagna sempre l’assenza di Dio. Per questo corrono indietro, si
affannano, cercano il centro della loro vita che ora non hanno più. Dovrebbe
essere la stessa nostra angoscia quando ci accorgiamo di avere perduto Gesù,
quando non ascoltiamo la sua Parola da tanto tempo, quando ci accorgiamo che
per la nostra distanza da lui il bambino del Natale è dimenticato e deperisce
in abbandono.
La ricerca di Giuseppe e Maria ha successo:
Gesù si fa trovare da chi lo cerca con impegno, anche se solo poco prima era
stato dimenticato in mezzo alla confusione. Alla fine i genitori lo trovano, ma
non fra i loro parenti, ma nel Tempio dove stava ad insegnare. Lì c’era gente
che lo stava ad ascoltare ed era attenta alla sua parola, lì stava la sua vera
famiglia, proprio come insegnerà un giorno, da adulto.
I genitori lo rimproverano, vorrebbero
insegnare a Gesù di chi si deve prendere cura, con chi deve stare, è
rivendicano il loro diritto a essere considerati loro la famiglia di Gesù. Il
Signore però non è prigioniero delle logiche di questo mondo, né si fa rinchiudere
nei confini angusti delle abitudini familiari. Per Gesù, e lo dice a parole e
con i suoi atteggiamenti, la propria famiglia è ben più larga di quella di
sangue. Ne fanno parte innanzitutto i tanti poveri verso i quali ha un amore e
una cura privilegiata, e poi tutti quelli che sono disposti ad ascoltarlo e a
mettere in pratica le sue parole. Sono infatti queste due categorie le uniche
che Gesù nei Vangeli apostrofa come i “miei
fratelli”.
Anche noi siamo un po’ come quei dottori
nel Tempio, figli adottati da una predicazione che il Signore vuole raggiunga
tutti, come ci ricorda l’apostolo Giovanni nel brano che abbiamo ascoltato, anche
quelli che non farebbero parte “naturalmente”
della sua cerchia familiare. Figli adottivi, resi familiari di Gesù dalla
Parola che lui ci rivolge.
Alle
soglie di un nuovo anno la Parola
di Dio ci rinnova l’invito a far parte di quella famiglia, resa Santa dalla
presenza del Signore, a prenderci cura dei suoi figli più piccoli e indifesi,
la pace, i poveri. Nazareth diviene oggi la patria di ogni discepolo, anche la
nostra, se non ci facciamo prendere dalla “carovana”
confusionaria delle nostre occupazioni ordinarie, ma conserviamo il bambino che
ci è stato affidato debole, ancora in fasce, ma capace di trasformare la nostra
vita e del mondo intero.
Preghiere
Ti preghiamo o Signore Gesù, renderci capaci di
portare sempre con noi l’annuncio della tua nascita che abbiamo ricevuto a
Natale. Fa’ che uscendo dal chiuso delle nostre abitudini ti cerchiamo per le
vie del mondo,
Noi ti preghiamo
Accordaci o Signore di tenerti con noi come un Padre
che ci guida e come un Dio bambino del quale aver cura. Rendici figli del
Vangelo e custodi gelosi di ogni tua parola,
Noi ti preghiamo
Sostieni o Dio ogni uomo e ogni donna che ti cercano.
Aiutali a trovarti non nella forza e nella potenza, ma nella debolezza di un
amore vulnerabile e generoso, tenero e fragile come un bambino,
Noi ti preghiamo
Accoglici o Signore Gesù nella famiglia dei tuoi
discepoli, rendici figli e fratelli tuoi, attenti al tuo insegnamento e desiderosi
di metterlo in pratica,
Noi ti preghiamo
Proteggi o Padre misericordioso tutti i tuoi figli
ovunque dispersi, in modo particolare coloro che sono poveri e bisognosi di
aiuto. Sostienili nelle difficoltà e proteggili da ogni pericolo,
Noi ti preghiamo
Ti preghiamo o Dio per tutti coloro che hanno
dimenticato di essere tuoi figli e per questo non sanno più voler bene ai
propri fratelli e alle proprie sorelle, ai padri e alle madri, ai figli e
figlie. Suscita il tuo Spirito che ci riunisce in una Famiglia vera, resa Santa
dalla tua presenza,
Noi ti preghiamo.
Guida e proteggi o Padre misericordioso i tuoi figli, specialmente
quelli che sono minacciati dalla violenza e dalla persecuzione. Sostienili in
ogni parte del mondo e fa’ sentire loro l’affetto della grande famiglia dei
discepoli di Cristo,
Noi ti preghiamo
Da’ forza e coraggio o Dio a quanti annunciano la tua
Parola, perché la vita di ciascuno sia un Vangelo di pace e di amore e susciti
nel cuore di chi incontrano il desiderio di conoscerti,
Noi ti preghiamo
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Sacra Famiglia
mercoledì 26 dicembre 2012
Natale del Signore
Dal libro del profeta Isaia 62,11-12
Ecco ciò che
il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: Ecco,
arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo
precede. Li chiameranno Popolo santo, Redenti del Signore. E tu sarai chiamata
Ricercata, Città non abbandonata».
Salmo 96 - Oggi la luce risplende su di noi.
Il
Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Annunciano i cieli la sua giustizia
e tutti i popoli vedono la sua gloria.
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.
gioiscano le isole tutte.
Annunciano i cieli la sua giustizia
e tutti i popoli vedono la sua gloria.
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 3,4-7
Figlio mio,
quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli
uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua
misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio
ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi
della vita eterna.
Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini, che egli ama.
Alleluia, alleluia alleluia.
Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini, che egli ama.
Alleluia, alleluia alleluia.
Dal vangelo secondo Luca 2,15-20
Appena gli
angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un
l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il
Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e
Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto,
riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano
si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva
tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono,
glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era
stato detto loro.
Commento
Abbiamo
ascoltato il profeta Isaia proclamare al popolo: “Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore”. Lo fa nel
tempo del pericolo e della paura, quando Israele era minacciato dai nemici, e
si rivolge al popolo che aveva dimenticato il loro Dio e lo aveva abbandonato, per affidare la
propria salvezza alla forza delle armi e agli idoli. In qualche modo con la sua
promessa fatta per bocca del profeta, Dio evidenzia proprio la sua assenza dal
mondo che lo ha rifiutato. Sì, il Natale ci rivela la nascita di un Dio che si
fa presente in mezzo agli uomini, ma paradossalmente, proprio per questo rivela
che senza il suo abbassamento fino a condividere la condizione umana, il mondo
è vuoto di Dio. La sua presenza infatti, lo accennavamo già domenica scorsa,
non è scontata. Dio non è uno spirito soffuso che soffia sulla terra, comunque
e dovunque, e siamo noi, facendoci caso, a rivelarne la presenza. È questo
spesso il nostro atteggiamento con il quale, con scontatezza, diamo per ovvia
la presenza e la vicinanza di Dio a noi.
“E tu sarai chiamata Ricercata, Città non
abbandonata”, prosegue il profeta Isaia. Sì, è vero, Dio ricerca gli uomini
e non li abbandona, ma noi ci facciamo trovare da lui che viene?
Nei
Vangeli della nascita di Gesù questa idea è presente nella sottolineatura che
la prima esperienza che Gesù fa dell’incontro con gli uomini è proprio il
rifiuto: “Egli venne fra la sua gente, ma
i suoi non lo hanno accolto” dice Giovanni, e Luca narra: “Maria … lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non
c’era posto nell’alloggio.”
Che
posto c’è nel mondo oggi per Dio che vuole nascere? Che posto c’è nella mia
vita?
Per
questo la Chiesa, con molta sapienza, ci dona un lungo tempo di preparazione al
Natale, il tempo di Avvento, proprio per fare spazio a Dio che viene, in vite
ingombre di ciò che non vale e non serve. Per questo abbiamo ascoltato l’invito
di Giovanni battista a riempire burroni e spianare montagne, proprio per fargli
spazio.
Il
Natale in un certo senso si avvicina in questo al Sabato santo in cui la terra
sperimenta con tragico realismo l’assenza di Dio: ucciso e sepolto egli è
assente dalla storia degli uomini che lo hanno voluto eliminare.
Che
posto c’è per Dio, ci chiediamo oggi, in una città che ha rifiutato con durezza
solo poche settimane fa’ che si aprisse un luogo di ospitalità per chi è senza
casa e dorme per strada?
Il
posto in cui Dio vuole nascere non sono le vetrine scintillanti, le strade
addobbate o il sentimentalismo melenso delle tradizioni natalizie, piene di
ubriacatura consumista. Gesù nasce, sì, anche in questo Natale, ma fuori della
città, “perché per loro non c’era posto
nell’alloggio”.
Gesù
nasce fuori dalla città e muore ed è sepolto fuori della città. Gesù piange su
Gerusalemme, la grande città “Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che
sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come
una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!”
(Mt 23,37) Quelle di Gesù sono parole dure, ma ancora più dura è l’inospitalità
della grande città.
Eppure, qualcuno ha accolto Gesù: “i pastori
dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo
avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e
trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. I pastori vivevano fuori della città, erano i più
disprezzati perché coabitavano con le bestie, e per questo, per gli ebrei,
erano impuri. Non dormono il sonno dolce e sereno dei cittadini, pieno di
rassicuranti sogni su di sé, ma vegliano, la notte, gli animali di cui hanno
cura. Lì, all’aperto, nel buio nella veglia, li coglie l’annuncio dell’angelo
che li invita ad andare a conoscere Dio che nasce. Nella loro vita c’è spazio
per Dio che nasce: non hanno ruoli né interessi da difendere, ma solo la
speranza di trovare chi li liberi dal freddo, dal buio, dalla durezza della
loro condizione servile.
Cari fratelli e care sorelle, questo viene a dirci
oggi l’annuncio del Natale: c’è bisogno di uscire dalle rassicuranti città
difese dalle mura dei nostri interessi e di intraprendere la via che ci conduce
fuori, all’aperto. Lì c’è il freddo, ma anche il calore di un bambino appena
nato; lì c’è il buio, ma anche la luce sfolgorante di Dio bambino; lì ci sono
gli odori forti, le realtà ruvide e scomode della campagna, delle stalle, ma
anche la dolcezza infinita della compagnia di Dio.
Il Natale allora non è una realtà scontata, non viene
da solo, per automatismo, ma il Natale è innanzitutto una scelta: la scelta di
uscire dalla città e di incontrare la vita vera, così come è, senza il filtro
psicologizzante delle nostre sensazioni, senza l’ammorbidimento del torpore dei
nostri cuori. Il Natale è la festa di un bimbo che pone una scelta decisiva:
buio o fulgore? Amore o indifferenza? Il freddo del vento gelato o il caldo dei
cuori?
Non temiamo le tinte forti del Natale, quelle della
vita vera. Ce le ricordano i volti dei poveri che incontriamo per strada nella
nostra città, perché non hanno un posto dove riposare, come Gesù. I loro volti
sono arrossati, pieni di rughe, le mani callose, i vestiti sgualciti, ma loro
dove nasce Gesù ci sono: per strada. La città li rifiuta e li respinge, come ha
fatto con Gesù. La loro presenza turba la città, come fece Gesù a Erode e ai
sapienti di Israele. Le loro parole appaiono ai cittadini vaneggiamenti di
ubriachi, come i discorsi di Pietro e degli apostoli pieni di Spirito Santo
dopo la Pentecoste.
Seguiamo i poveri e troveremo il posto dove Gesù è
nato, stiamo vicini a loro e riconosceremo il Dio bambino, così diverso da
quello delle illustrazioni natalizie. La loro presenza nella città è la sua
unica speranza di salvezza, altrimenti si perderà per sempre. Diffidiamo dalle
case ben spazzate e i saloni ben riscaldati e addobbati, perché oggi Dio è nato
sul marciapiede.
Preghiere
O Signore Gesù in questo giorno reso santo dalla tua
nascita aiutaci a sgombrare la nostra vita da tutto ciò che non vale e non serve
perché anche in noi tu possa trovare un posto per restare,
Noi ti preghiamo
Ti preghiamo o Dio per la nostra città, inospitale e
dura di cuore. Non abbandonarla al suo destino, ma fa’ che i poveri trovino in
essa volti accoglienti e mani generose che aiutano,
Noi ti preghiamo
Donaci o Padre
il desiderio di uscire da noi stessi e di cercare te. Riempi il vuoto
delle nostre vite, da’ senso e valore alle nostre giornate, colma del tuo amore
i nostri cuori,
Noi ti preghiamo
Sostienici o Dio nel nostro incerto cammino verso di
te, perché non ci disperdiamo per sentieri che non conducono a niente, ma,
seguendo le parole dell’angelo, giungiamo assieme ai poveri e agli umili alla
tua presenza,
Noi ti preghiamo
Guida o Signore quanti ti cercano e non sanno dove
trovarti, quanti ti invocano e non sanno come rivolgersi a te, quanti hanno
bisogno del tuo aiuto e non sanno come raggiungerti. Fatti trovare o Signore,
salvatore delle nostre vite,
Noi ti preghiamo
Raggiungi o Gesù i cuori di chi è inospitale e freddo.
Disarma l’arroganza di chi rifiuta di incontrarti in chi è povero. Sciogli la
durezza della nostra città e manda angeli di pace a suscitare una vita
rinnovata dal tuo amore,
Noi ti preghiamo.
Proteggi e sostieni o Padre quanti in questo giorno ti
pregano e si affollano in ogni parte del mondo attorno alla stalla di Betlemme.
Dona anche a noi di far parte della tua famiglia sconfinata,
Noi ti preghiamo
Guida o Signore Gesù quanti nel mondo annunciano a
tutti gli uomini che tu hai voluto eliminare la distanza che ci separa da te.
Fa’ che con le parole e la vita portino la gioia di Natale a chi ancora non ti
conosce,
Noi ti preghiamo
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