martedì 15 gennaio 2013

preghiera del 16 gennaio 2013


Mc 1, 14-20

 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

Passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini". E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Commento

Il vangelo di Marco che abbiamo ascoltato ci presenta gli inizi della vita pubblica di Gesù.

Dopo la sua manifestazione sul Giordano nella quale il cielo si aprì e la voce del Padre lo presentò come il suo figlio prediletto, Gesù inizia a realizzare la missione per la quale era nato. Il suo primo gesto è radunare attorno a sé un gruppo di amici con i quali condividere tutto della sua vita. Con questa scelta Gesù sembra voler dire come la vita dell’uomo non è l’opera di un singolo isolato, persino se questo è il Signore stesso, ma richiede di vivere una dimensione allargata, di comunità, di gruppo. La presenza degli altri nella mia vita è condizione indispensabile per vivere la fede, e quindi per comunicarla ad altri, per divenire suo testimone credibile.

Questo ci interroga profondamente e interroga le idee che abbiamo di noi stessi e della vita. Noi infatti in genere a fatica ci accorgiamo che gli altri hanno bisogno di noi, e ancora più difficilmente ci facciamo forzare a dare il nostro aiuto, e già questo è un livello alto di coscienza, visto che in genere l’idea normalmente condivisa è che non siamo tenuti a fare qualcosa per gli altri e possiamo farne a meno anche di accorgercene. Ma ancora più difficilmente riusciamo a credere che siamo noi i primi ad aver bisogno degli altri.

Eppure Dio stesso non si vergogna a mostrarsi desideroso dell’incontro con l’uomo, tanto da suscitare lo stupore del salmista: “che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,5) e addirittura da proporre ad alcuni di farsi suoi compagni stabili. A quante seccature, delusioni, problemi andava incontro? Non sarebbe stato più tranquillo e più libero di dedicarsi alla missione senza quei dodici, così litigiosi, ingrati, paurosi e poco generosi?

La sua chiamata dei primi discepoli, che abbiamo letto poco fa, ha qualcosa di incredibile: perché quei pescatori dovevano credere opportuno lasciare tutto per divenire “pescatori di uomini”? Che cosa c’è di tanto attraente nel divenire pescatori di uomini. Noi onestamente non ne sentiamo il bisogno. Non ci sembra una prospettiva allettante, tanto da lasciare qualcosa della nostra vita, ma anzi andare incontro a grane e difficoltà a non finire.

Quale fu la differenza per quei pescatori colti nel pieno della loro abituale attività? La differenza è sintetizzata proprio in quella semplice ed essenziale prima predicazione che Gesù indirizzò a chi lo ascoltava: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

Sì, un tempo è finito, dice Gesù, e se ne apre un altro. C’è una frattura, un prima e un dopo nella mia vita, e questo passaggio non è un piccolo aggiustamento o una semplice evoluzione, ma una “conversione”, cioè un rivoluzionamento dei modi di pensare e di vivere, che viene dal credere, cioè fidarsi, dare credito, ad una buona notizia che ci viene proposta: la vita ha valore se donata agli altri. È questa la buona notizia, Vangelo, che Gesù non solo è venuto a dire, ma ha incarnato, fin da quel primo momento in cui decise che valeva la pena lasciare il cielo per assumere la natura umana, con tutto il peso e la durezza di questa condizione. E l’ha incarnato quando ha chinato il capo per ricevere il battesimo da Giovanni, lui che era senza peccato e senza bisogno di perdono, per mostrare a tutti che Dio è umile e disposto a umiliarsi per farsi vicino a noi e conquistarsi la nostra fiducia. Ma poi ha incarnato il Vangelo quando mostrò che non era sconveniente abbassarsi a chiedere ad altri uomini di stare con lui ed aiutarlo, chiamando i dodici.

Insomma quei pescatori capirono che la buona notizia che quel giovane Maestro era venuto a portare era innanzitutto se stesso, la sua vita, il suo modo di essere e di voler bene, che si sintetizzava in quel suo radicale mettere sopra a tutto gli altri e il loro bene, nel suo far di tutto perché gli altri stessero bene e fossero felici.   

Per questo accolgono con gioia la prospettiva di raccogliere tanti, come erano abituati a fare con i pesci nelle reti. Cioè a gettare la rete del proprio voler bene cercando così di raggiungere più persone possibile e di attrarle a far parte di quella strana e affascinante famiglia di discepoli e amici del Signore Gesù.

Noi conosciamo molto di Gesù, sicuramente più dei pescatori raggiunti dalla sua predicazione in riva la lago di Galilea. Abbiamo ascoltato tante sue parole, abbiamo riflettuto sui suoi gesti, fino a quello estremo del dono della vita sulla croce e alla sua resurrezione. Abbiamo ricevuto tante volte quello stesso invito: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Ma abbiamo eretto come un muro nel nostro cuore che ci impedisce di credere che è ora di chiudere un tempo passato, di aprirne un altro, di cambiare radicalmente e sovvertire i nostri modi di pensare e vivere, di credere che il modo di vivere di Gesù è anche per noi la buona notizia, Vangelo, che la nostra vita non è condannata a perdersi nel nulla, ma si può salvare.

Fratelli e sorelle, dopo che Gesù ci si è manifestato come figlio di Dio, cominciamo anche noi come cominciò Gesù, e cioè facendoci pescatori di uomini e vivendo con passione il desiderio di radunarne tanti attorno e dentro di noi, nelle nostre preoccupazioni, nelle nostre preghiere, nei nostri impegni. Di stringere le maglie del nostro voler bene perché nemmeno i piccoli, che non si notano, come i poveri, sfuggano dalla rete del nostro affetto. Di non sentire eccessivo, esagerato il bisogno di nessuno, ma casomai troppo angusto e limitato il nostro desiderio di rispondervi. Di non cercare la nostra pace e la nostra soddisfazione nel dedicarci a noi stessi, ma nel lasciarci spossessare da tutto ciò che ci rinchiude nell’orizzonte angusto della nostra piccola vita che esclude gli altri.

Se vivremo così, cominciando dall’imparare a dare nuove priorità e a sentire gli altri decisivi per la nostra salvezza, scopriremo la pesantezza di quelle reti a cui oggi siamo legati e che ci rendono ricurvi su noi stessi nella fatica e proveremo il sollievo di caricarci di quel giogo soave a cui Gesù ci invita a legare la nostra vita.

Battesimo del Signore - 13 gennaio 2013


Dal libro del profeta Isaia 40,1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio. - Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

 

Salmo Responsoriale Dal Salmo 103 - Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda.

Costruisci sulle acque le tue alte dimore, +
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.

Quante sono le tue opere, Signore! +
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto: +
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi.

 

Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14; 3,4-7

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta sal­vezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'em­pietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli ap­partenga, pieno di zelo per le opere buone. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore no­stro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua mise­ricordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spi­rito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella spe­ranza, eredi della vita eterna.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Viene colui che è più forte di me, disse Giovanni;
egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

Commento

Cari fratelli e care sorelle, viviamo un tempo di grande incertezza ed è forte l’attesa di qualcosa o qualcuno che cambi  con decisione il corso degli avvenimenti. Nel campo socio-politico ciò si fa particolarmente evidente: chi avrà la ricetta giusta per farci uscire dalla crisi e ridare prospettive alla nostra società? In piena campagna elettorale riceviamo numerose sollecitazioni ad aver fiducia in questo o quell’orientamento, in uno o nell’altro candidato, in una o nell’altra proposta politica. Ma anche a livello personale il clima di crisi che viviamo ci porta, soprattutto i più giovani, a sentire decisivo riuscire a cogliere l’occasione buona, l’opportunità che possa garantirci un presente meno angosciato e un futuro più sereno. 

Le parole del Vangelo di Luca che riferiscono lo stato d’animo delle folle che andavano da Giovanni sembra un po’ descrivere anche questa nostra situazione odierna: “il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo” cioè colui che avrebbe salvato il popolo restaurando un tempo di libertà, pace e benessere generale, come era stato profetizzato. La gente riconosce nel battista un uomo retto, austero e giusto, le sue parole propongono di scegliere per la giustizia e il bene, di abbandonare la sopraffazione, il malcostume, le ipocrisie: "Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto", "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato", "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe" (Lc 3,10-14).

Giovanni il retto, Giovanni il giusto, Giovanni il saggio sembra il modello di uomo che ci voleva a quel tempo per riscattare la condizione umiliata del popolo, ma incarna forse un po’ anche le nostre aspirazioni, o almeno di coloro che non sopportano il degrado umano che spesso vediamo, attorno a noi, caratterizzare i comportamenti.

Giovanni però rifiuta questa identificazione. “Non sono io colui che salva” afferma con umiltà, “viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali”. Egli presenta se stesso come colui che ha solamente il compito di preparare la strada alla venuta del vero salvatore. La rettitudine, l’onestà, il rispetto per il bene altrui che Giovanni predica impartendo il “battesimo di acqua”, come lo chiama, sono cioè quel lavoro di apertura di una strada, di abbassamento dei colli e di riempimento di vallate, di raddrizzamento delle tortuosità e di spianamento di asperità di cui aveva già parlato in antichità il profeta Isaia, come abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato».

Ma il battista afferma che questo esercizio onesto e corretto delle virtù umane non basta. È quello che afferma l’apostolo a Tito: “egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua mise­ricordia”. Certo, essere giusti è la premessa perché il vero Salvatore che è il Signore Gesù Cristo possa giungere a noi, sennò le montagne di iniquità gli sbarreranno la strada, ma c’è bisogno che avvenga quell’incontro personale con lui, che si rompa l’ultimo diaframma che ci divide da lui e che diveniamo suoi amici e discepoli.

È quanto accadde quel giorno sul Giordano, quando Gesù si presentò da Giovanni per ricevere il battesimo. Egli era lì in mezzo alla folla, aveva compiuto quell’ultimo tratto di strada che lo divideva dall’uomo, nascendo come noi e annullando ogni distanza, ma non bastava. Rimaneva una distanza che non era geografica o temporale, ma passava dentro il cuore dell’uomo. La vera distanza che separa Dio da noi non è che Gesù è nato tanto tempo fa, o che Dio non lo possiamo vedere e toccare, ma è la sordità a quella manifestazione che aprì il cielo per far scendere lo Spirito di Dio e la voce del Padre. Dio ha rotto il diaframma, è nato fra di noi, ci ha parlato, ci ha donato uno spirito di amore che non è quello di questo mondo. È quel “battesimo di Spirito Santo e fuoco” di cui parla Giovanni. ma Dio non ci potrà mai raggiungere, nonostante tutto il suo sforzo, se non siamo noi ad abbattere quell’ultimo muro che divide ciò che sappiamo di lui, ed è molto, da ciò che viviamo. È un muro che solo noi possiamo abbattere perché si trova dentro il nostro cuore. In questo Giovanni ci è di esempio: egli riconobbe in Gesù il Cristo di Dio e chiese da lui il battesimo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te” (Mt 3,13).

Ma in cosa consiste questo “battesimo di Spirito Santo e fuoco”?

Significa lasciarsi sommergere dallo Spirito che è l’amore di Dio, fidarsi che egli ci vuol bene  attraverso la voce della sua Parola che ci indica la strada mediante la quale salvarci. Ma l’unico modo per capirlo e sperimentarlo è abbattere il muro che dentro di noi separa la nostra vita dallo Spirito che soffia in noi attraverso la sua Parola. Da questa fonte inesauribile del voler bene scaturisce la possibilità per noi di voler bene e di trasfigurare la nostra umile e fragile umanità, così incapace di amare. In qualche modo questa è la vera prova che Dio esiste e agisce nel mondo, quella che i filosofi cercano nelle dimostrazioni astratte: se uno come me, così meschino e freddo riesce a compiere gesti di amore, a provare pietà davanti a chi sta male, a farsi umile e piccolo nel servizio gratuito ad un fratello che ne ha bisogno, a fare qualcosa per un altro non perché mi conviene o sperando di ricevere altrettanto, vuol dire che lo Spirito di Dio soffia ed ha trovato anche in me uno spiraglio aperto per farsi strada.

Fratelli e sorelle, il cielo si è aperto, Dio si è fatto uomo, il suo Spirito che è l’amore è stato mandato a noi, la sua voce parla con forza e autorità: accogliamolo. Rompiamo il muro di diffidenza e di sordità, non accontentiamoci di essere solo onesti e giusti, ma viviamo l’amore che Dio vuole suscitare in noi, immergendoci nel battesimo di fuoco che con il calore del suo amore brucia ogni nostra resistenza a divenire simili a lui, cioè capaci di voler bene.

 

Preghiere
 
O Dio che hai aperto il cielo sopra di noi perché potessimo vederti e incontrarti, aiutaci a non chiudere noi stessi al soffio dello Spirito, perché l’amore che ci doni entri nei nostri cuori e trasformi le nostre vite,

Noi ti preghiamo

Signore Gesù che ti chini umilmente davanti a  Giovanni per ricevere il suo battesimo di acqua, effondi su di noi il battesimo di fuoco, manda il tuo Spirito Santo a scaldarci i cuori e ad illuminarci la via che conduce verso i fratelli e verso di te,

Noi ti preghiamo

 

O Padre misericordioso che hai guardato con gioia il tuo Figlio sul fiume Giordano e hai fatto udire con forza la tua voce, fa’ che noi ascoltiamo con attenzione le Parole che ci rivolgi, perché divengano la nostra vita,

Noi ti preghiamo


Aiutaci o Signore a non perdere nessuna occasione per mettere in pratica e aderire agli inviti che ci rivolgi nel Vangelo. Aiutaci ad essere tuoi discepoli docili,

Noi ti preghiamo

Ti preghiamo o Signore per il nostro paese, disorientato e confuso, fa’ che troviamo tutti la strada per vivere la giustizia e la solidarietà ed aprire un tempo nuovo migliore e più sereno,

Noi ti preghiamo
 

Sostieni o Dio gli sforzi di quanti, nell’incertezza attuale, annunciano e testimoniano il Vangelo, unica via di salvezza dell’uomo. Fa’ che le parole e le azioni dei discepoli di Cristo trovino cuori aperti pronti a riconoscerti,

Noi ti preghiamo.

 
Sostieni, o Padre misericordioso, quanti sono nel bisogno e invocano il tuo aiuto: i poveri, i malati, gli anziani, chi è straniero e oppresso dal dolore. Dona a tutti guarigione e salvezza,

Noi ti preghiamo

Proteggi o Dio la tua Chiesa ovunque diffusa, specialmente dove è perseguitata e ostacolata. Fa’ che l’annuncio della nascita di Cristo risuoni presto in ogni luogo e raggiunga ogni popolo,

Noi ti preghiamo

 

martedì 8 gennaio 2013

Preghiera del 9 gennaio 2013


Lc 9,10-17


Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: "Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta". Gesù disse loro: "Voi stessi date loro da mangiare". Ma essi risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente". C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: "Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa". Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo ascoltato un brano del Vangelo che ci è molto noto. Esso parla del miracolo che Gesù fece moltiplicando pane e pesce per la folla affamata. Il fatto che ci è noto però, come purtroppo capita spesso con la Scrittura, non ci aiuta ad andare in profondità nella comprensione di queste parole evangeliche. È infatti facile subire la tentazione, in questo come in altri casi, di ritenere scontato e  già noto quanto il Vangelo vuole dirci. Ma esso, dimentichiamo, è parola di Dio, e in quanto tale non è un testo letterario  che appartiene al passato, ma qualcosa di vivo, che vive con noi e interpreta la nostra vita mentre essa si svolge. È quello che dice il papa Gregorio Magno: “La Bibbia cresce assieme a chi la legge”.

In questo senso mi sembra particolarmente significativo leggere questo brano a pochi giorni di distanza dalla celebrazione della grande festa di Natale con i poveri che ci ha visti partecipi, in modi diversi, qui in una chiesa inconsuetamente imbandita a festa.

Il miracolo di Gesù infatti nasce dalla compassione per la folla desiderosa di ascoltarlo al punto da trascurare persino la preoccupazione per sé di mangiare e riposare. Il bisogno di ascoltare di quella gente è davvero grande! Non si parla nel Vangelo di richieste di guarigioni, come in altre pagine evangeliche, o di altre domande concrete. La folla ha desiderio di sentire da Gesù l’annuncio della buona notizia per il quale egli è nato fra di noi. Così, allo stesso modo, le tante persone venute giovedì scorso erano desiderose di ricevere un invito, di essere desiderati e considerati in un tempo, quello delle festività natalizie, nel quale paradossalmente chi è fuori dai normali circuiti sociali sente ancora più forte l’esclusione e la mancanza di un ambiente familiare che li accolga.

A questa piccola folla che abbiamo incontrato noi abbiamo riferito la buona notizia di un invito non nostro, ma di Gesù a farsi adottare come figli da Dio. Sì, le folle dei poveri sono come folle di orfani in cerca di adozione, di qualcuno che li chiami per nome, che ricordi il loro volto, che  gli voglia bene come figli, e noi siamo chiamati a riferire loro la buona notizia che c’è un Dio così desideroso di adottarli da nascere e farsi piccolo come un bambino, pur di stare loro accanto. È il Vangelo del Natale che diviene carne e vita vissuta e raggiunge gli umili e i poveri prima di tutti, come avvenne con i pastori nella notte di Betlemme.

Ma non solo questa festa rivela il gran bisogno dei poveri di un invito e un annuncio gioioso, ma, in qualche modo, mette a nudo anche un nostro bisogno. Sì, perché di quegli stessi pani e pesci moltiplicati si nutrirono anche i discepoli. Cinque pani e due pesci non sono grande cosa per saziare nemmeno i soli discepoli, e anche loro furono beneficati dello stesso miracolo e della stessa misericordia compassionevole di Gesù. Anche noi siamo stati nutriti alla mensa del servizio, che ci ha restituito la dignità di una umanità che, come dicevamo domenica scorsa riferendoci ai magi, rivela tutta la sua preziosità e bellezza solo quando si china il ginocchio e il capo in atteggiamento dell’umile servo. Sì, la festa con i poveri ci ha resi partecipi della stessa gioia e ha ridato anche a noi la dignità che spesso nella vita quotidiana risulta appannata e come messa da parte, e cioè quella di far parte della famiglia dei figli adottivi di Dio.

Troppo facilmente infatti noi cerchiamo di recidere questo legame che ci unisce a Dio, rivendicando autonomia e autosufficienza. Il vestito del figlio adottivo ci sta stretto, preferiamo quello del figlio cresciuto che guarda con un po’ di superiorità, se non commiserazione, un padre invecchiato e ormai privo di autorità su di noi.  

Fratelli e sorelle, non dimentichiamo quello che abbiamo vissuto in quell’occasione privilegiata, non facciamoci rirendere dalla consueta routine della normalità quotidiana. Ricordiamo la gioia di essere stati servi e portavoce dell’invito di Dio a far parte della sua famiglia. È l’invito che riceviamo ogni domenica, seduti alla mensa dell’eucarestia sulla quale il Signore Gesù ci offre tutto se stesso perché noi impariamo a fare lo stesso. Da quella mensa impariamo il valore e la bellezza di essere servi umili dei poveri e familiari di Dio, la dignità più alta a cui un uomo possa aspirare.  

Ringraziamento


Bilancio consuntivo Parrocchia - anno 2012


sabato 5 gennaio 2013

Epifania - 6 gennaio 2013


 Battesimo della croce nella festa dell'Epifania, Salonicco - Grecia

Dal libro del profeta Isaia 60,1-6
Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Salmo 71 - Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.


Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

 Alleluia, alleluia alleluia.
Abbiamo visto la tua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore
Alleluia, alleluia alleluia.


Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento

Cari fratelli e care sorelle, la festa che celebriamo oggi viene a concludere la narrazione del Natale. Nella notte in cui Gesù è nato i pastori, che vivevano vicino al luogo della nascita del Signore, accorsero a constatare di persona l’evento straordinario che gli angeli avevano loro annunciato. Essi furono i primi testimoni, privilegiati dal loro vivere all’aperto, non protetti dalle mura solide delle case, e dal loro essere persone semplici e umili, senza quella sufficienza con la quale chi la sa lunga guarda agli eventi che non rientrano negli schemi abituali. I pastori se ne tornarono dalla stalla di Betlemme riferendo ciò che avevano udito e visto, furono cioè i primi evangelizzatori e missionari della buona notizia che Dio si è fatto uomo e ci salva.

Accanto ad essi oggi, la Scrittura ci presenta altri testimoni della nascita di Gesù che si stringono attorno a lui, i Magi, i quali, al contrario dei pastori, provenivano da molto lontano, dai confini del mondo allora conosciuto. Il loro arrivo sta cioè a dire che l’evento del Natale non è qualcosa di circoscritto ad una piccola cerchia, ad una cultura, ad un popolo, ma è un evento che, attraverso la loro presenza, diviene fin da subito universale. È questa infatti la vocazione della nostra fede, abbattere ogni confine e non trovare nessun limite per provare a vivere un’universalità capace di abbracciare popoli e genti le più diverse. Ogni volta invece che il cristianesimo si è identificato con una cultura, una nazione, una cerchia ristretta di gente ha tradito la propria natura e si è trasformato in dottrina sterile e priva di vita, lo vediamo anche oggi.

Dei Magi il Vangelo ci dice pochissimo, solo che venivano da lontano e che ebbero la capacità di scrutare i segni del cielo per capire da dove veniva la loro salvezza. Essi non erano persone potenti o re, come il papa Benedetto ha ribadito nel suo libro sull’infanzia di Gesù, ma persone sapienti, in senso profondo e vero.

La loro sapienza, a differenza di quella del mondo, non risiedeva infatti nel riuscire a dominare gli altri e il mondo, a mettersi al sicuro con la forza, a proteggersi con i beni e i ruoli sociali o il potere. Essi sono sapienti perché cercano qualcuno di cui avere fiducia e al quale valga la pena sottomettersi, perché sanno che questa è la salvezza dell’uomo. Appena giunti davanti alla stalla infatti non restano in piedi, ma si prostrano: la loro visita non è di potenti ad un altro potente, ma di piccoli e umili al loro Signore.

Questa è la grandezza dei Magi!

I Magi non sono sazi del loro presente ma cercano: conoscono il mondo e il cielo che lo sovrasta, ma non si accontentano e continuano a cercare; hanno il loro sapere, probabilmente per questo sono conosciuti e rispettati nel loro ambiente, ma non basta loro. Questo li rende modello dei credenti.

Spesso invece il nostro modello è riuscire a raggiungere l’indipendenza e l’autonomia, meglio ancora se riusciamo a raggiungere uno status che ci pone al di sopra degli altri. Il nostro ideale è raggiungere la sazietà per non avere più bisogno di niente e di nessuno. Guai ad essere sottomessi, deboli e a mostrarsi in situazione di bisogno! Quante paure ci rendono aggressivi o scostanti, perché temiamo di essere scoperti deboli; quanto desiderio di rivalsa, quanta amarezza perché non riusciamo a dimostrare quanto valiamo; quanta rabbia per i torti subiti e per tutte le situazioni in cui gli altri sembrano avere la meglio su di noi o a nostro danno; quante volte pensiamo: “lui non sa con chi ha a che fare, glielo faccio vedere io!” Chi teme la propria debolezza è un uomo schiavo di tutto ciò: paure, amarezze, rabbia, che ci condannano ad una infelicità cupa.

I Magi invece cercano colui davanti al quale sottomettersi, chinare il capo, mostrarsi deboli e bisognosi di aiuto e protezione e ricevere così la salvezza che è la liberazione dal male. Essi sono liberi dalla paura: non temono Erode e i suoi sinistri disegni di morte, non temono il viaggio lungo e pericoloso, non temono di fare brutta figura, loro anziani a prostrarsi davanti a un neonato in una stalla. Anzi, il loro gesto rivela i tesori di cui sono custodi: oro, incenso e mirra. È solo con il ginocchio piegato e il capo chinato che la nostra umanità rivela la sua vera bellezza e rara preziosità. Non c’è bisogno di molte parole né discorsi, c’è solo bisogno di chinarsi davanti a quell’umile esserino adagiato in una mangiatoia, perché non c’era un letto per lui. Lì, in quel misero e squallido luogo periferico brilla l’oro, si sparge il profumo dell’incenso, si gusta la dolcezza balsamica della mirra.

I Magi sono l’icona dell’umile, cioè dell’uomo sapiente. È l’uomo pienamente uomo, in cui brilla la scintilla di un Dio che non ha esitato a umiliare se stesso facendosi uomo e morendo in croce. L’arrogante, il potente, l’orgoglioso è invece solo la caricatura sfigurata dell’uomo: il suo volto è una smorfia disgustosa, i suoi pensieri sono ridicoli, le sue azioni abominevoli, le sue pretese infantili.

Ma da dove giunge la sapienza dei Magi, da chi l’hanno appresa? Ad essi non si è rivolto un angelo, come ai pastori, ma hanno scorto un segno dal cielo, una stella nuova capace di indicare il cammino. In qualche modo essi rappresentano tutta l’umanità alla quale Dio parla attraverso i “segni dei tempi”. Cosa sono? Sono tutte le situazioni, le persone, i fatti che ci rivelano la vera natura umana che viene da Dio creatore e fanno sì che essa brilli dentro di noi nella sua bellezza semplice e pura. È la nostra umanità il tesoro più prezioso che abbiamo! 

È il dolore dei fratelli, specialmente i più poveri, che fa scaturire in noi la fonte della pietà e della commozione, dolce come la mirra; è l’entusiasmo dei semplici davanti ad una buona notizia, ad un invito alla festa, ad un incontro amichevole, che suscita in noi il desiderio di averne tante e per ciascuno, desiderio profumato come incenso; è il bisogno di chi è solo e senza prospettive di trovare motivi di speranza, che dà valore ai nostri gesti di amore, brillanti come oro. Il dolore, l’entusiasmo, il bisogno di speranza sono segni che chiunque può incontrare ogni giorno per strada, a lavoro, fra i conoscenti e i parenti, se scruta il cielo, cioè se guarda oltre se stesso, attorno, fuori.

I Magi videro la stella e ne notano la novità, noi spesso rifiutiamo le novità come qualcosa di rischioso e inutile. I Magi lasciano tutto e partono per seguirla, per non perderla di vista, noi spesso rifiutiamo di uscire dagli ambienti e le persone già note e chiniamo lo sguardo su noi stessi. I Magi gioiscono nello scorgere questo segno, se ne rallegrano e ad esso si affidano, noi ci fidiamo solo di noi stessi e ci rallegriamo solo del nostro individuale benessere. Quella stella, vero segno dei tempi è importante non in se stessa, ma perché conduce a Dio, e così i segni dei tempi che oggi possiamo scrutare fuori e oltre noi stessi ci guidano a Dio.

È quello che è accaduto solo pochi giorni fa qui in questa chiesa, quando, come tradizione ormai, circa 200 poveri sono stati accolti per festeggiare la nascita del Signore. Noi che li accoglievamo e li servivamo a tavola siamo stati avvolti dalla loro felicità di aver ricevuto un invito e di aver trovato una famiglia accogliente. Questa immagine resta per noi un segno che solca come una stella luminosa i cieli bui di questo tempo oscurato da tanta inaccoglienza e rifiuto per chi sta peggio. Abbiamo seguito questa stella e ci siamo ritrovati vicini a Dio che nasce, siamo usciti dal ritmo abituale delle feste che mettono sempre al centro se stessi per compiere un viaggio che ci ha portato lontano da noi stessi. Abbiamo chinato il capo e il ginocchio per servire con umiltà persone deboli e ferite, bambini, immigrati, zingari e senza casa. Abbiamo così scoperto in noi stessi il tesoro di umanità che sgorga dal cuore di chi si fa umile e cerca il Signore a cui sottomettersi. Facciamolo ogni giorno della nostra vita e saremo felici, le nostre mani colme dei doni preziosi che Dio vi mette e il nostro sguardo capace di scorgere da lontano la presenza di Dio che nasce e resta con noi.


Preghiere

O Dio che ti sei fatto bambino per confondere con la tua umile semplicità i forti e per consolare i deboli, fa’ che usciamo dalle nostre vite per venire a contemplarti ogni volta che l’angelo ci annuncia la tua Parola,

Noi ti preghiamo


O Cristo, re e Signore umile, riempi della forza del tuo amore le nostre vite, perché animati dalla gioia dell’incontro con te andiamo anche noi come i pastori ad annunciare ciò che abbiamo udito e visto a Betlemme,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore perché come i Magi anche noi sappiamo piegare il ginocchio e chinare il capo per adorarti piccolo e indifeso, nei poveri, nei deboli, in chi ha bisogno di sostegno e conforto. Guida e benedici il nostro cammino verso di te,

Noi ti preghiamo


Ti ringraziamo o Signore perché hai riempito le nostre vite dei doni preziosi di una umanità mite, di parole buone, di azioni misericordiose. Continua a benedirci e ad aver pietà della nostra debolezza,

Noi ti preghiamo


Fa’ giungere o Padre misericordioso a tutti gli uomini l’annuncio gioioso del Natale perché in ogni popolo e in ogni lingua sia lodato il Dio bambino che è nato per la nostra salvezza,

Noi ti preghiamo

Senza di Te o Dio non possiamo nulla. Aiutaci a rinunciare all’orgoglio arrogante e al desiderio di imporci sugli altri per scoprire la bellezza del servizio ai fratelli,

Noi ti preghiamo.


Dona la tua pace al mondo intero, o Dio che riconcili i cuori e li apri alla fiducia. Fa’ che il tempo che viene sia guarito dalla piaga della guerra e della violenza,

Noi ti preghiamo


Donaci o Dio la vera sapienza che ci fa cogliere i segni della tua presenza e la via per raggiungerti. Fa’ che non smettiamo mai di cercarti,


Noi ti preghiamo

Maria Madre di Dio - 1 gennaio 2013


 

Dal libro dei Numeri 6,22-27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

 

Salmo 66 - Dio abbia pietà di noi e ci benedica.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino, +
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 4,4-7
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

 

Alleluia, alleluia alleluia.
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;

oggi parla a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 
Commento

Cari fratelli e care sorelle, ancora una volta siamo invitati dal Vangelo a farci presenti a Betlemme, davanti a quella stalla nella quale Dio si fece bambino. Siamo convocati dagli angeli che si rivolsero ai pastori in quella notte con la voce del Buon Annuncio della nascita di Dio, parola debole e quasi sussurrata, ma forte e capace di imporre una svolta alla vita degli uomini. Di sicuro impose una svolta alla vita di quei semplici e poveri pastori, i quali se ne tornarono capaci di annunciare a tutti quella notizia che non solo avevano udito, ma che si erano affrettati ad andare a sperimentare di persona. Così è di chiunque non si accontenta di ascoltare il Vangelo, ma sente il bisogno di andare di persona a viverlo nella vita di ogni giorno: chi lo fa, per questo fatto, diventa capace di annunciare qualcosa di così straordinario da suscitare in tutti quelli che li ascoltano stupore e gioia, così come avvenne ai pastori. Proprio dei pastori, gente da nulla e senza cultura, ripetitivamente piegati sopra le greggi e alle prese con le intemperie e le altre cose basse della terra divennero capaci di suscitare stupore e meraviglia.

Chiediamoci, fratelli e sorelle, cosa annuncia la nostra vita a chi incontriamo? Che sentimenti ispirano i nostri gesti e le nostre parole in chi ci vede? Spesso sappiamo comunicare solo uno stanco e ripetitivo lamento, a volte la banalità di un vivere superficiale e piatto, a volte la conferma di quello che già tutti sanno e dicono: il male è forte, niente si può cambiare, la storia va dove si sa che deve andare, ecc...

Eppure a noi è stato detto molto. I pastori non dovettero inventare nulla di fantasioso o di originale essi: “riferirono ciò che del bambino era stato detto loro” ma le loro parole erano rese più vere e ricche di senso dal fatto di averle vissute; “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”, essi possono arricchire la notizia ricevuta con lo spessore della propria vita concreta, della novità sperimentata in quella notte davanti a Dio nato bambino.

L’invito allora, ancora una volta, è quello di farsi prendere, come i pastori, dalle parole che il Vangelo ci annuncia e di lasciare senza indugio il nostro luogo abituale per sperimentare, vivendole, la verità e la profondità di quelle parole ascoltate.

Senza indugio, sottolinea il Vangelo. Sì, perché il nostro modo più facile di dire no a Dio è il rimandare, il credere che ci sarà sempre un tempo migliore, più adatto e privo delle difficoltà dell’oggi per dare ascolto al Vangelo. Invece oggi ci viene sottolineata la prontezza immediata, un po’ ingenua e semplice, dei pastori che non rimandano, non aspettano il mattino dopo, non trovano scuse o argomenti di opportunità per ritenere inutile o pericoloso lasciare tutto e andare.

L’indugio è tutto ciò che ci fa diffidare e resistere al Vangelo, l’abitudine a pensare sempre nello stesso modo, senza fare spazio a un annuncio diverso, il rifiuto di mettere in pratica ciò che si è udito.

Accanto ai pastori, il Vangelo di Luca ci propone un altro modello, Maria. Anch’essa senza indugio aveva accettato l’annuncio dell’angelo di quella nascita straordinaria. Senza indugio aveva lasciato la casa di Nazareth per recarsi da Elisabetta e condividere la gioia della sua straordinaria gravidanza, capace di fare sussultare le generazioni future in attesa di incontrare Dio che stava per nascere di persona. Ma Maria non solo, come i pastori, credette e visse le parole che le erano state annunciate con immediatezza ingenua e disponibile. Lei fu capace di vivere tutta la straordinarietà che Dio le faceva sperimentare senza lasciar correre le cose, ma piuttosto “da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” Maria cioè sa fare spazio a quello che Dio le dice e le fa vivere per conservarlo in sé.

È lo spazio dell’interiorità, che spesso non fatichiamo ad ampliare dentro di noi. L’attitudine del nostro tempo e l’abitudinarietà del vivere piuttosto ci fa “consumare” le parole e le esperienze, come qualcosa che scorre senza lasciare segno. Lo dicevamo anche ieri sera al Te Deum, viviamo spesso una dimensione del tempo che scorre senza novità perché è reso costante dalla centralità dell’io: tutto ciò che avviene è pensato, vissuto e apprezzato in relazione a me stesso. Per questo noi non sentiamo l’esigenza di avere un posto per conservare dentro di noi le parole degli altri e di Dio, i pezzi di vita vissuta con gli altri, le esperienze e i sentimenti: tutto scorre nel vortice attorno a me stesso che è l’unico vero valore che resta.

Maria invece lascia sedimentare ciò che ascolta e che vede, ciò che prova e che gli altri le dicono. Il nostro intimo si amplia e diviene profondo se ci impegniamo a dare un posto a tutto ciò; al contrario tutto rimane superficiale e istintivo, come un susseguirsi di idee e di sensazioni che non hanno il tempo di costruire qualcosa di nuovo e di profondo.

Cari fratelli e care sorelle, questo anno che si apre con questa Liturgia sia anche per noi occasione di cominciare a crearci uno spazio di interiorità, un tesoro di esperienze vissute mettendo in pratica la Parola ascoltata. Maria seppe farlo e per questo fu capace di seguire il Figlio fin sotto la croce. Non sempre fu facile per lei, anzi spesso trovò nel Signore Gesù un critico severo, ma nulla di quello che ascoltava e vedeva cadde nel vuoto. Maria cioè non nacque discepola, non lo fu per natura, ma lo divenne perché seppe far spazio dentro di sé e conservarvi le parole del figlio. Viviamo anche noi così e nello spazio della nostra interiorità germoglierà più facilmente quel seme di vita nuova che l’annuncio del Natale è venuto a seminare. Lì troverà un terreno fertile di cui nutrirsi e l’irrigazione abbondante di un ascolto senza interruzioni e dimenticanze. Anche lo nostre vite allora, rese feconde dalla Parola che vi è seminata, potranno dare frutti buoni e abbondanti di pace e amore, di fraternità e bene, quello che oggi ci auguriamo all’aprirsi di un anno nuovo, non per scontata cortesia, ma perché siamo usciti prontamente e abbiamo visto e sperimentato la bellezza della vita con Dio, nato bambino per stare con tutti noi.   

 
Preghiere  

O Dio che ci inviti ad uscire con prontezza e docilità dalle nostre vite di sempre per raggiungere il luogo dove tu nasci in mezzo a noi, aiutaci a riconoscerti povero e piccolo, indifeso e mite per imitarti e seguirti sempre,

Noi ti preghiamo

Come ai pastori, anche a noi l’angelo della Parola di Dio ci ha invitato a non temere e a non rimandare l’incontro personale con te. Fa’ che senza indugio ti restiamo vicini senza stancarci,

Noi ti preghiamo

 
O Signore Gesù che hai voluto nascere da Maria, donna umile e semplice, e ce la indichi come esempio di discepola attenta alla tua Parola e pronta a conservarla dentro di sé senza perderne una, aiutaci a imitarla per divenire anche noi tuoi figli,

Noi ti preghiamo


Perdona o Padre clementissimo la dimenticanza e l’orgoglio che ci fanno ritenere inutile coltivare nel nostro intimo uno spazio di ascolto e di riflessione sulla tua Parola. Donaci un’interiorità larga e accogliente, dove il seme del Vangelo possa germogliare e crescere,

Noi ti preghiamo


Ti preghiamo o Signore per tutti quelli che soffrono a causa della violenza e dell’ingiustizia: per i profughi dalla guerra e dalla miseria, per i perseguitati, per chi è malato e senza aiuto. Sostieni col tuo amore tutti quelli che ti invocano,

Noi ti preghiamo

Guida e proteggi, o Dio, la tua Chiesa ovunque nel mondo, specialmente dove i suoi figli sono ostacolati e perseguitati. Dona a tutti i cristiani di essere testimoni autentici del Vangelo e operatori per il bene dell’umanità intera,

Noi ti preghiamo.

Salva o Signore Gesù le nostre vite dall’egoismo e dalla durezza, rendici docili al Vangelo e sensibili al bisogno del povero, perché in questo tempo che oggi si apre sappiamo vivere sempre  come tuoi discepoli,

Noi ti preghiamo

Ti ringraziamo o Signore per i doni con cui hai benedetto le nostre vite nell’anno che si è concluso: per la Parola che ci è stata annunciata, per le testimonianze di amore evangelico che abbiamo conosciuto, per l’invito che abbiamo ricevuto a seguirti nonostante la nostra indegnità,

Noi ti preghiamo

 

 

Liturgia del Te Deum - 31 dicembre 2012


 
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 2, 18-21
Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.
 
Salmo 95 - Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Alleluia, alleluia alleluia.
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
Alleluia, alleluia alleluia.

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
 
Commento
 
Cari fratelli e care sorelle, celebriamo questa sera l’ultima liturgia di questo anno, avviandoci ad accogliere un nuovo anno che viene. Potremmo dire che in fondo è solo una scadenza civile, che la nostra vita continuerà nello stesso modo e che non c’è interruzione o separazione fra il 2012 e il 2013. È la tentazione di sentire il tempo che passa come una prosecuzione più o meno sempre uguale, perché al centro ci sono sempre io a determinare la continuità. La liturgia di oggi invece con la lettura del Prologo del Vangelo di Giovanni viene a dirci che il tempo non è la ripetitiva continuità del proprio esistere, ma è la continua nascita di un tempo nuovo. Sì, Dio è entrato nella storia, non solo come aveva fatto fin dall’inizio dell’esistenza del mondo, possiamo dire dall’esterno, ma entrando a farne parte. È la straordinaria notizia di Natale che ogni anno viene a interrompere la continuità e a segnare un prima e un dopo. Niente è come prima, Dio è con noi e abita fra noi.
La tentazione però, come dicevo, è di considerare la vita e la storia come un continuo susseguirsi di date. Dio però nascendo ha cambiato il corso della storia e non una volta per tutte, ma in modo definitivo che significa sempre, ogni giorno, ogni volta che ascoltiamo l’annuncio della Parola che rende vivo e presente Dio fra dio noi, come quella notte a Betlemme.
Allora questa liturgia di ringraziamento non è per vivere con mestizia il senso di un anno ormai irrimediabilmente concluso o per scambiarci un augurio generico di un anno migliore. È piuttosto l’occasione per aumentare la coscienza della presenza di un Dio fattosi così vicino che noi spesso nemmeno lo notiamo. È l’occasione per pensare ad un nuovo inizio per la nostra vita, ad un tempo che si apre con la riscoperta di nuovi motivi per essere grati a Dio e per aspettarci dalla nostra vita molto. Non la continuità ma un capitolo nuovo, sotto il segno di un amore reso più giovane, sbilanciato e ingenuo dalla presenza di quel Dio bambino che nella notte di Natale abbiamo incontrato.
   
Preghiere  
 
Ti preghiamo o Signore perché la tua nascita apra un tempo nuovo per le nostre vite. Donaci la grazia di una giovinezza spirituale e di un cuore ampliato dal tuo amore senza confini,
Noi ti preghiamo
 
 
Ti ringraziamo o Dio nostro Padre per i doni con cui hai benedetto il tempo trascorso: per le parole che ci hai rivolto, per gli amici che hai messo sul nostro cammino, per le occasioni di compiere il bene che ci hai suggerito. 
Noi ti preghiamo
  
 
Sostienici o Padre nel tempo che viene, perché animati dalla certezza fiduciosa che tu sei con noi sappiamo desiderare e costruire un nuovo mondo a partire dalla nostra esperienza quotidiano e gli incontri che faremo,
Noi ti preghiamo
 
 
Fa’ o Dio misericordioso che il tempo che si apre si benedetto dalla pace e dalla compassione dei cuori, perché nessun uomo debba più soffrire per la mano del fratello, ma ciascuno metta a frutto le opportunità di compiere il bene che tu hai preparato per noi,
Noi ti preghiamo
 

Te Deum
Noi ti lodiamo, Dio 
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, 
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli 
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo,
Santo il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra 
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli 
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; 
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, 
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, 
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre 
per la salvezza dell'uomo.

Vincitore della morte, 
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. 
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, 
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria 
nell'assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, 
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, 
lodiamo il tuo nome per sempre.


Degnati oggi, Signore, 
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: 
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, 
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, 
non saremo confusi in eterno.